sabato 17 maggio 2008
VIDEO/Ambrosio introduce il Festival della teologia
venerdì 16 maggio 2008
Ambrosio: l'ospedale metta al centro l'uomo
Piacenza - Competenza, formazione e dedizione. Sono i tre pilastri che dovrebbero sorreggere un intero ospedale. Li ha evidenziati il vescovo Gianni Ambrosio ieri pomeriggio nella sala delle Colonne dell’ospedale Guglielmo da Saliceto per la sua prima visita ufficiale. Ad accoglierlo il direttore generale dell’Azienda Usl, Andrea Bianchi, il cappellano don Virgilio Zuffada e alcune decine operatori dell’ospedale tra primari, medici, infermieri e volontari. La riflessione del vescovo è partita proprio da qui. Dai volontari che Ambrosio ha definito una «rotella fondamentale dell’ingranaggio». Un ingranaggio formato in gran parte da persone che all’ospedale ci lavorano e il cui lavoro dovrebbe essere visto come una missione. Formazione come competenza tecnica ma, prima di tutto, educazione: «Perché l’educazione ha uno sguardo d’insieme. La persona non è solo il cuore, il fegato o una malattia, ma va vista nel suo insieme». «Educare - ha proseguito il vescovo - vuol dire crescere insieme. Curando l’altro anch’io ricevo un insegnamento. Il malato insegna a noi l’essere umano». Ambrosio, prima di parlare in sala delle Colonne, ha visitato il reparto di geriatria rimanendo colpito dai nomi dei pazienti al posto dei numeri: «È bello sapere che quel malato è qualcuno e che attende non solo la cura ma anche che si condivida la sua storia. Non è romanticismo, ma un segno di speranza. Se vogliamo che nelle strutture ospedaliere l’uomo sia al centro, allora credo sia essenziale una comunione tra l’operatore ed il paziente. Così l’ospedale può essere un esempio per la società».
fed.fri.
Il testo integrale su Libertà di oggi, 16 maggio 2008
giovedì 15 maggio 2008
Nuove nomine, don Lisoni in Santa Brigida
Con decreto vescovile in data 13 maggio 2008 il M. R. Lisoni don Riccardo è stato nominato parroco della parrocchia di Santa Brigida in Piacenza. Mantiene i precedenti incarichi eccettuato quello di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di Santa Franca in Piacenza.
Con decreto vescovile in data 14 maggio 2008 il M. R. Cassinari don Giampiero è stato nominato parroco della parrocchia di San Severo vescovo in Sariano, Comune di Gropparello, Provincia di Piacenza, resasi vacante in seguito alla rinuncia dell’ultimo titolare il M. R. Gazzola don Alberto, legittimamente accettata in data propria.
Con atto proprio dell’ordinario diocesano in data 14 maggio 2008 il M. R. Cassinari don Giampiero è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Germano Vescovo in Gusano, Comune di Gropparello, Provincia di Piacenza. Inoltre al medesimo sacerdote sono stati conferiti i seguenti incarichi:
°collaboratore dell’Ufficio Pellegrinaggi per l’assistenza spirituale;
°delegato diocesano del Collegamento dei Santuari.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 14 maggio 2008 il M. R. Oddi don Pietro, presbitero della diocesi di Palestrina, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Santa Maria Assunta in Morfasso, Provincia di Piacenza, resasi vacante in seguito alla rinuncia dell’ultimo titolare il M. R. Marchi don Gianfranco, legittimamente accettata in data propria.
Dalla Curia Vescovile,
Piacenza 14 maggio 2008, Il Cancelliere Vescovile
Don Mario Poggi
mercoledì 14 maggio 2008
martedì 13 maggio 2008
Azione Cattolica, 140 anni di storia sempre attuali
PIACENZA - (f.fr.) Un collage con i nomi ed i volti delle presidenze diocesane da 40 anni fa (dal nuovo statuto) ad oggi. È la prima immagine che accoglie aderenti e simpatizzanti dell’Azione Cattolica di Piacenza e Bobbio nel cortile della parrocchia di San Savino. L’AC piacentina ha scelto quella che per la Chiesa è la vigilia di Pentecoste per celebrare i 140 anni dalla fondazione. Domenica scorsa erano a Roma dal Papa. Ieri, prima nella basilica di San Savino assieme al vicario generale monsignor Lino Ferrari, poi nel cortile della parrocchia e nel salone dell’oratorio, dedicato a don Bosco. “Di vita in vita - Sorrisi, sguardi e passioni” il tema che ha condotto la festa alla quale è intervenuto anche il vescovo Gianni Ambrosio. In serata, la processione da San Savino alla cattedrale dove, alle 21, gli aderenti all’AC piacentina hanno preso parte alla veglia di Pentecoste, presieduta sempre dal vescovo. «È stata una festa che ha permesso di constatare ancora oggi - ha osservato il presidente Pierpaolo Triani - la ricchezza della storia dell’Azione Cattolica e, pur in tempi diversi, la sua vivacità e la significatività delle esperienze per le persone che la vivono». In tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio sono 1.300, tra adulti, giovani e ragazzi, gli aderenti all’AC. Una realtà che è ricchezza per la Chiesa cattolica. A sottolinearlo è stato il vescovo Ambrosio nel corso del suo intervento nel quale ha incoraggiato gli aderenti a proseguire nell’impegno della vita associativa.
da Libertà, 12 maggio 2008
domenica 11 maggio 2008
Ambrosio: i giornalisti siano educatori
Piacenza- Un giornalista appassionato ed educatore. Così lo vorrebbe il vescovo Gianni Ambrosio se potesse crearlo “a sua immagine e somiglianza”. E così ha provato a dirlo agli operatori dei media piacentini ieri mattina nella Sala delle Colonne della Curia per la 43esima giornata mondiale delle comunicazioni voluta da papa Benedetto XVI con un titolo «bello e significativo» come sottolinea lo stesso Ambrosio: “I mezzi di comunicazione sociale al bivio tra protagonismo e servizio, cercare la verità per condividerla”. Breve ma intensa la riflessione del vescovo, a partire dalla constatazione di come «la vita pubblica trovi la sua immagine nei media». «Noi erroneamente parliamo di mezzi di comunicazione sociale. Non sono più solo mezzi, ma artefici - osserva -. Costruttori di un mondo con le sue leggi, con i suoi codici, con il suo spazio sociale. Il mondo attuale è costituito da mondi diversi che non collaborano più. Quello delle comunicazioni sociali è un mondo a parte, molto slegato dalla realtà». «Questo mondo impressionistico la cui rappresentazione è decisa da trenta secondi di intervista non è il nostro mondo» prosegue il vescovo che vede la notizia come «un bene prezioso della comunità, a rischio dell’economia usa e getta». La distanza tra l’esperienza del mercato e quella dell’uomo - osserva il vescovo Ambrosio - è troppo grande: «Il rischio è di considerare il lettore spettatore e consumatore e non cittadino. Alla fine questo sistema mediale, se non sta attento, preferirà un fiore di plastica al fiore vero». L’invito è di collocarsi nell’ottica del servizio: «Non credo sia possibile fare buona comunicazione senza una dimensione educativa, senza cercare il dibattito pubblico. I media informano con quel bene prezioso che è la notizia ma nello stesso termpo formano la comunità, con il rischio di deformarla».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, 11 maggio 2008
giovedì 8 maggio 2008
Missione popolare, il senato del vescovo dice sì
Si è riunito questa mattina, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il Consiglio Presbiterale Diocesano chiamato a pronunciarsi sulla Missione popolare diocesana e sulla formazione del clero. Ha presieduto i lavori il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato mons. Aldo Maggi.
La diocesi di Piacenza-Bobbio, com’è noto, nell’anno 2000 ha tenuto una missione popolare che ha mobilitato tutte le parrocchie. Lo scorso anno il vescovo mons. Luciano Monari, in occasione della festa del Sacro Cuore, ha proposto al clero diocesano di rinnovare la missione nel 2010 per far rivivere nella società, con nuova forza, il vangelo e per ampliare la sfera delle relazioni. In seguito nelle varie circoscrizioni diocesane il tema è stato discusso a livello di presbiteri e di organismi rappresentativi; ultimamente, parlando ai Moderatori delle Unità pastorali, è tornato sull’argomento anche il nuovo vescovo, mons. Gianni Ambrosio, che ha ribadito l’opportunità di una “interruzione speciale” nell’ambito della pastorale ordinaria per approfondire il tema missionario.
In vista di una possibile missione popolare lo scorso anno era stato chiesto a don Luigi Mosconi, decano dei missionari diocesani in Brasile e da tempo impegnato nel Paese sudamericano proprio nelle missioni popolari, di stendere un progetto di massima di una Missione popolare in diocesi. Don Mosconi ha realizzato un ampio documento sulla cui base questa mattina mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la pastorale, ha presentato al Consiglio presbiterale una relazione di sintesi per avere in merito un primo pronunciamento. Secondo le linee propositive di don Mosconi la missione dovrebbe coinvolgere tutta la Chiesa locale, dovrebbe avere il compito di scuotere le coscienze, quasi come un grande ritiro spirituale popolare, dovrebbero essere impegnate tutte le forze vive della comunità chiamate a muoversi in sintonia con la vita del mondo. Viene ipotizzata una scansione temporale di tre anni con diverse fasi: preparazione del clero e dei laici, formazione dei missionari e poi l’anno celebrativo.
Il Consiglio presbiterale si è pronunciato per il sì: la Chiesa di Piacenza-Bobbio farà la missione popolare secondo un programma le cui linee operative (compresa la scansione temporale) verranno presentate al clero nel corso della prossima festa del Sacro Cuore, prevista per il 12 giugno in seminario.
Il “Senato del Vescovo” è giunto a questa decisione dopo un ampio e articolato dibattito i cui contributi dovranno ora essere utilizzati nella stesura del progetto definitivo. E’ stata sottolineata la necessità che la Chiesa si metta in ascolto, soprattutto dei disagi dell’uomo del nostro tempo; dovrà esserci apertura verso tutti con molta attenzione alle relazioni. Sulla missione del 2000 non sono mancate le riserve, ma in genere il giudizio è stato positivo: ad esempio da più parti si è sottolineato che proprio in quel periodo sono nati i gruppi del vangelo che hanno continuato il lavoro impostato nel periodo della missione. Il “dopo” è stato uno dei tempi che ha interessato in modo particolare diversi presbiteri, mentre tra le novità, rispetto alla precedente edizione, è stata posta in rilievo la presenza, ora significativa, degli immigrati.
Sui diversi momenti, dalla preparazione alla celebrazione, molti hanno invitato a porre una particolare attenzione al primo: occorre soprattutto porsi in ascolto e verificare la disponibilità del clero. Ribadito anche che la missione non deve interrompere l’abituale lavoro di evangelizzazione; non dev’essere un lavoro in più da fare, ma un momento di unità (aspetto richiamato da diversi presbiteri) in cui recuperare l’essenziale. Su questa linea si è pronunciato anche il vescovo mons. Ambrosio che ha sottolineato come non siano di suo gradimento i termini “vicini” e “lontani”: le persone vanno ascoltate tutte e per quello che sono. “Noi dobbiamo offrire a tutti indistintamente il buon seme”.
Il Consiglio presbiterale si è interessato anche di formazione del clero. Su questo tema i presbiteri hanno lavorato per diversi mesi e lo scorso settembre hanno approvato in forma definitiva un documento che regola la formazione permanente. L’apposita commissione ha ora presentato al Consiglio un progetto che fissa i vari appuntamenti concepiti nella linea della formazione permanente e la cui novità “consiste nella mutata attenzione a tenere presente il contesto culturale e far sì che le proposte formative tengano conto della sensibilità e più in generale della dimensione umana che è parte integrante del ministero”.
Esercizi spirituali sono stati programmati a Pianazze dal 29 giugno al 2 luglio prossimi, mentre altri si terranno dal 6 al 9 del prossimo ottobre alla Bellotta.
Al tema dell’aggiornamento teologico – pastorale verranno dedicati i tre giorni di settembre in occasione della festa di San Vincenzo a cui si aggiungerà un altro corso in gennaio alla Bellotta. E’ ipotizzabile un percorso durante l’anno su una tematica specifica (incontro una volta al mese) da realizzare presso i vicariati.
La proposta prevede anche ritiri mensili e una “lectio divina”, il martedì, eventualmente per la preparazione delle letture della domenica successiva.
Da sottolineare che in apertura il Vescovo ha sottolineato l’importanza della partecipazione dei sacerdoti a questi momenti di spiritualità. Da parte sua il vicario generale mons. Lino Ferrari ha illustrato diversi appuntamenti diocesani:
dal 16 al 18 maggio si terrà a Piacenza la prima edizione del Festival della Teologia (è stata raccomandata la partecipazione anche se non è organizzato direttamente dalla diocesi);
il 22 maggio, giovedì, si terrà in città la processione del Corpus Domini che quest’anno raggiungerà anche Piazza Cittadella;
il 31 maggio gli ex allievi del seminario ricordano il rettore mons. Agostino Pallaroni (nato il 20 aprile 1878, ordinato il 28 ottobre 1900, segretario di mons. Bruni, arcivescovo di Modena, professore e vicerettore in seminario, arciprete di San Giorgio e dal 1923 rettore del seminario vescovile; morto il 3 settembre 1960);
il 9 giugno viene ricordato il decimo anniversario della morte del cardinale Agostino Casaroli (celebrazioni sono previste a Roma, Castel San Giovanni e a Bedonia);
il 12giugno è in programma la festa del Sacro Cuore per il clero diocesano; l’incontro si terrà presso il seminario vescovile di via Scalabrini;
il 17 giugno è previsto l’incontro delle parrocchie che anche quest’estate saranno impegnate nel Grest;
il 14 giugno, in cattedrale, alle ore 16,30, verrà ordinato sacerdote il diacono don Paolo Inzani;
in luglio Piacenza accoglierà la statua della Madonna di Lourdes che sta “visitando” le diocesi italiane. Il 19 e il 20 sarà in città (in cattedrale, nel santuario di Santa Maria in Campagna e nella chiesa cittadina di N.S. di Lourdes), mentre il 21 sarà a Borgotaro e a Bedonia;
dal 23 al 30 agosto a Bedonia, presso il seminario, è in programma un corso per operatori della comunicazione, quest’anno impostato con un taglio professionale (l’invito alla partecipazione è rivolto soprattutto alle parrocchie che hanno un bollettino).
Ciclone in Birmania, appello della Caritas
Emergenza ciclone in Myanmar
La Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio lancia un appello alla popolazione piacentina a favore del Myanmar (ex Birmania), uno tra i Paesi più poveri dell'Asia, dove si è abbattuto nei giorni scorsi il ciclone Nargis. Colpite in particolare le diocesi di Yangon e di Pathein e l'intera zona del delta dell'Irrawaddy. La Caritas affianca Caritas Italiana, impegnata accanto alla Chiesa e alla società civile locale già da tempo per le fasce più deboli della popolazione con interventi pari a 1,5 milioni di euro, e intensifica ora il suo impegno nel Paese e mettendo a disposizione nuovi fondi.
“La situazione è grave. Gli alberi, che a Yangon erano tanti, sono quasi tutti caduti, distruggendo la rete elettrica. Manca l’acqua e comincia a scarseggiare la benzina, l'unica che permette di azionare i generatori. I prezzi stanno aumentando vertiginosamente”. Le notizie che arrivano dal Myanmar delineano sempre più i contorni di una vera e propria catastrofe. Sarebbero già decine di migliaia i morti e i dispersi.
Rinnovando la vicinanza alla popolazione colpita, Caritas Italiana, per l’emergenza ciclone ha già messo a disposizione un primo contributo di 50.000 euro per le esigenze immediate e confida in un’ampia risposta di solidarietà, perché, come auspicato dal Santo Padre, gli aiuti possano essere “generosi ed efficaci”.
Piacenza, 9 maggio 2008
Per sostenere gli interventi si possono utilizzare le seguenti modalità:
- portare le offerte direttamente agli Uffici della Caritas Diocesana a Piacenza in Via San Giovanni, 12
- inviarle tramite c/c bancario n° 32157, ABI 5156, CAB 12600, Banca di Piacenza, intestato a Fondazione Caritas Diocesana (causale “EMERGENZA MYANMAR”)
- versare con CartaSi (anche online) e Diners, telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)
martedì 6 maggio 2008
LA STORIA/Miracolata nell'incidente, ora cerca la sua salvatrice
Piacenza - Un “angelo”, nel cuore della notte, l’ha fatta uscire dall’auto appena incidentata, le ha dato da bere, l’ha rincuorata, le ha dato da baciare un crocifisso, l’ha assistita fino al ricovero in ospedale. Le ha anche detto il nome di battesimo che però oggi non ricorda più; poi è scomparso nel buio, così come è arrivato. Oggi la signora Lina Di Donna, piacentina d’adozione, sta facendo di tutto per ritrovare quella persona. «La voglio ringraziare - racconta - per tutto quello che ha fatto per me senza neppure conoscermi». Lina è una delle tre persone coinvolte in un pauroso incidente avvenuto la notte del primo maggio all’incrocio tra lo Stradone Farnese e via Giordani. «Ero in auto con mio marito Stefano Olcese (ex responsabile del soccorso alpino, ed oggi nella protezione civile) - racconta -, stavamo tornando a casa dopo il cinema». All’improvviso il botto tremendo, l’auto che gira su se stessa, l’altra che si ribalta. «Ero frastornata e terrorizzata, paralizzata dallo spavento - continua -. È arrivata una donna che mi ha aperto la portiera e mi ha fatto uscire. Mi ha poi fatto sedere sulla sua auto parcheggiata vicino. Con lei c’era il marito. Mi ha dato da bere e mi ha detto che abitava lì vicino; sul cruscotto aveva un crocifisso di metallo: mi ha chiesto se volevo baciarlo per ringraziare il Signore se tutto, alla fine, era andato comunque bene. Continuava a tranquillizzarmi anche sulla salute di mio marito che, nel frattempo, si era allontanato per soccorrere il conducente dell’altra vettura. Finché l’ambulanza non mi ha portato via è stata sempre con me». Oggi Lina la sta cercando per ringraziarla. Ha tappezzato via San Siro e via Giordani di bigliettini ma al momento Grazia, o Maria Grazia (come ha detto di chiamarsi) non si è vista.
Federico Frighi
lunedì 5 maggio 2008
Tre nuovi diaconi per la Chiesa piacentina
Piacenza- Un ex carabiniere in prima linea contro il banditismo sardo e oggi operatore di pompe funebri, un perito industriale che lavora come metalmeccanico, un ingeniere in pensione. Sono la nuova linfa vitale della chiesa piacentina, tre fedeli che hanno deciso di consacrare la propria vita dedicandola al Signore pur non scegliendo la via del sacerdozio. Sono Costantino Dassa, 43 anni, celibe, originario di Codogno e residente a Perino; Ciro Andolfo, di Torre del Greco, 35 anni, da nove residente a Rottofreno dove è sposato con Adriana ed ha una bambina; Pierluigi Nocilli, 65 anni, di Este ma oggi residente a Piacenza, sposato e con due figli, impegnato nel cammino neocatecumenale alla parrocchia della Santissima Trinità. I tre diaconi sono stati ordinati ieri pomeriggio in duomo dal vescovo Gianni Ambrosio nel corso di una solenne cerimonia davanti a circa trecento persone. Con i nuovi arrivati, salgono a 39 gli appartenenti alla comunità diaconale di Piacenza-Bobbio.
Il testo integrale su Libertà di oggi, 5 maggio 2008
Don Ciotti a Piacenza: attenzione, la mafia è dappertutto
«Sono contento che anche a Piacenza nasca Libera. È nelle realtà dove tutto è a posto, dove tutto è perfettissimo che la mafia e la n’drangheta si nascondono meglio». Don Luigi Ciotti (fondatore del gruppo Abele e di Libera) arriva a Piacenza - nel rinnovato teatro della Sacra Famiglia, pieno zeppo come non mai - per il battesimo locale di Libera, la rete formata da singoli ed associazioni che si batte contro tutte le mafie per la cultura della legalità. Il suo è un intervento fiume, appassionato, che parte dagli attentati a Falcone e Borsellino e arriva a ieri con l’uccisione del padre di un collaboratore di giustizia. Quello di don Ciotti è un richiamo alla responsabilità dei cittadini, alle scelte in prima persona e all’impegno educativo. Uno schiaffo alla mafia, che si trova a fare i conti con una società più responsabile. Dappertutto, anche a Piacenza.
«Quando parliamo di mafia occorre che ognuno nel suo territorio faccia delle connessioni - osserva il sacerdote -. Mafia e n’drangheta hanno in mano il mercato della droga, la prostituzione, le forme di caporalato e lavoro nero, l’usura, le piccole espressioni di pizzo, il traffico delle sostanze dopanti; quando qualcuno dice che nel suo territorio certe cose non ci sono deve tener conto dei fili di connessione». «L’Emilia, Piacenza, è una terra che ha avuto presenze criminali mafiose - continua - ma ha saputo avere anche degli anticorpi. L’Emilia ha sempre reagito, ha risposto, ha fatto la sua parte, però attenzione; aveva ragione Paolo Borsellino quando di fronte al maxi processo, alla grande esaltazione per i risultati ottenuti, lui andava controcorrente e parlava di “perniciose illusioni”. Non dobbiamo dare nulla per scontato, soprattutto oggi che le mafie hanno una grande capacità di penetrazione dove ci sono il benessere e le apparenti sicurezze». «Il pregio di Libera - evidenzia - è di non aver lasciato soli i territori, da Corleone ad Aosta, da Locri a Trieste, per far prendere coscienza che il problema sono le varie forme di illegalità, di corruzione, di mafie. È un’Italia che ha voglia di sporcarsi le mani». Il timore più grande? «La rassegnazione mortale, la delega delle persone. Se la gente prende coscienza che il cambiamento ha bisogno del contributo di tutti, allora si può veramente voltare pagina».
Federico Frighi
da Libertà, 3 maggio 2008
sabato 3 maggio 2008
VIDEO/Don Luigi Ciotti tiene a battesimo Libera a Piacenza nel teatro della Sacra Famiglia (seconda ed ultima parte)
VIDEO/Don Ciotti tiene a battesimo Libera a Piacenza (prima parte)
venerdì 2 maggio 2008
Nominati due amministratori parrocchiali
NOMINE NEL CLERO: ATTI DELLA CANCELLERIA VESCOVILE
Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 23 aprile 2008 il M.R. Ferrari don Angelo, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di san Biagio vescovo e martire in Montezago, Comune di Lugagnano, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio dell’ordinario diocesano in data 23 aprile 2008 il M.R. Pozzi don Romano è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Santo Stefano protomartire in Fabbiano, Comune di Borgonovo Val Tidone, Provincia di Piacenza.
Piacenza, dalla Curia Vescovile, mercoledì 30 aprile 2008,
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio
giovedì 1 maggio 2008
Ambrosio: nel lavoro si metta al primo posto l'uomo
Piacenza - Un patto di solidarietà per il lavoro basato sui valori fondamentali della dignità umana anche nei periodi di profondo mutamento della realtà sociale. È quanto ha chiesto il vescovo Gianni Ambrosio ieri sera durante l’omelia nella messa dedicata ai lavoratori: «Coloro che hanno responsabilità non si dimentichino dei disoccupati, dei precari, di chi è schiavo del profitto anche la domenica e mettano invece sempre al centro il capitale umano». Una celebrazione promossa, come ogni anno, dall’Ufficio diocesano per la pastorale del lavoro in occasione della solennità di San Giuseppe Lavoratore e che ha visto la partecipazione in cattedrale di numerosi esponenti del mondo produttivo locale. Monsignor Ambrosio parte dalla prima lettura, dal libro della Genesi, ed osserva come il progetto di Dio preveda il lavoro dell’uomo e il primato della sua valenza etica. È da qui, da questo fondamento biblico inderogabile che «il lavoro non può essere considerato come uno dei tanti elementi impersonali dell’organizzazione produttiva». Il vescovo cita Giovanni Paolo II quando afferma il primato dell’uomo e dei suoi diritti in qualsiasi tipologia di mansione (anche la più umile e monotona) esso svolga, Benedetto XVI quando ammonisce a non far sì che la domenica venga omologata agli altri giorni della settimana. Traccia infine una carta di valori irrinunciabili «così come insegna la parola di Dio». Una sorta di vademecum per i vari esponenti delle categorie produttive, della scuola, per i rappresentanti dei manager che all’offertorio portano al vescovo una somma di denaro per la Casa della Carità. «Ogni ordinamento sociale deve fare in modo che il lavoro sia un bene umano fondamentale e sia accessibile a tutti - osserva Ambrosio -. È necessario che tutti siano in grado di cogliere le opportunità offerte». Poi «l’organizzazione e lo svolgimento del lavoro nel pieno rispetto della dignità umana e al servizio del bene comune». Ancora «il monito a non lasciarsi asservire da un lavoro, da un’organizzazione che disattende la centralità del capitale umano». Infine «il settimo giorno benedetto da Dio». «Da qui - evidenzia il vescovo - ha origine il riposo festivo che conferisce il senso al lavoro stesso affinché l’uomo non diventi schiavo della produzione e del consumo».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, primo maggio 2008
martedì 29 aprile 2008
Ambrosio all'Apl: anche la malattia insegna il senso della vita
"Ho avuto modo di conoscere un’associazione simile all’Apl quando, qualche anno fa, un bimbo di un carissimo amico ebbe bisogno di un trapianto di midollo. Quella giovane coppia venne davvero aiutata da quell’associazione che gravitava intonto all'ospedale di Torino. Erano riusciti a ricreare una nuova realtà familiare che si prendeva cura dei malati e delle loro famiglie".
"Desidero ringraziare questa vostra associazione, l'Apl, perché, oltre alla cura della malattia c’è anche il prendersi cura della persona. Il malato chiede ovviamente la guarigione, ma insieme il malato chiede anche qualche cosa d’altro, ha bisogno di una mano amica per andare oltre. La malattia è una lezione, spesso triste, ma è una lezione circa il senso della nostra vita.
Ecco che dobbiamo lasciarci istruire dalla malattia nella sue diverse forme, perchè attraverso la malattia - come attraverso altre esperienze, speriamo più gioiose - noi scopriamo in tal modo il senso della nostra vita. La malattia è un’esperienza che ci introduce in qualche modo a quel mistero della vita in cui dobbiamo però saper scorgere, anche se magari in lontananza, un bagliore di luce. Se noi creiamo una mano amica, un contesto in cui umanizzare quegli aspetti enormemente sofisticati e tecnologici che la medicina di oggi comporta, ebbene davvero svolgiamo un compito grande. Magari senza saperlo, ma stiamo camminando davvero su quelle orme di Cristo che alla fin fine sono quelle che ci conducono al senso pieno della vita anche passando attraverso la sofferenza e il calvario.
Grazie per il bene che state facendo".
Così il vescovo Gianni Ambrosio è intervenuto questo pomeriggio al ventennale dell'Associazione Piacentina per lo studio e la cura delle leucemie e altre malattie del sangue (l'Apl) celebrato nella sala delle colonne dell'ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza.
lunedì 28 aprile 2008
Monari su Rai Uno per la messa della domenica
"Leggiamo la realtà alla luce dell'amore di Gesù"
In Gesù uomo Dio si è fatto vicino agli uomini e si è manifestato come amore; per questo Gesù ha allietato una festa di nozze, ha sfamato le folle, ha aperto gli occhi a un cieco, ha ridato la vita a Lazzaro. È venuto, Gesù, perchè gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, perchè siano liberi nella verità e vivano la pienezza della gioia. Abbiamo così conosciuto, attraverso Gesù, il volto di amore del Padre. O meglio: i discepoli hanno visto il volto del Padre; per il mondo, invece, e cioè per tutto quello che nel mondo e nella storia pretende di affermarsi come autonomo, come assoluto... per il mondo Dio è rimasto ignoto.
Il mondo ha sì visto le opere di Gesù; ma non le ha né capite né accettate. Per questo la morte di Gesù lo sottrae definitivamente agli occhi del mondo; il mondo non lo vedrà più. Lo vedranno, invece, i discepoli perchè la loro vita si è aperta a Lui nella fede; lo amano, e non solo a parole ma con l’osservanza concreta dei suoi comandamenti.
Amare Gesù, infatti, equivale a osservare i suoi comandamenti. Questi non sono prescrizioni arbitrarie e capricciose che Gesù impone ai suoi discepoli; al contrario, essi esprimono semplicemente la forma di Gesù, il suo stile, i pensieri e i desideri del suo cuore, la logica delle sue scelte. Ai discepoli non viene chiesta l’obbedienza a una legge esterna ed estranea, ma piuttosto la comunione di amicizia con Gesù, la condivisione della sua anima: «Voi in me e io in voi» (Gv 14, 20). Voi in me attraverso l’amore e la conformità di vita; io in voi donandovi la vita e la gioia che mi vengono dal Padre nel quale sempre dimoro. Anche i discepoli dovranno conoscere l’amarezza del distacco da Gesù.
La sua morte non è apparente ma reale e la sua risurrezione non è tornare indietro a riprendere la vita di prima; è invece ingresso in una condizione di vita nuova e definitiva. E tuttavia Gesù può promettere: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14, 18). E spiega: «Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito, un difensore, perchè rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16). Gesù è stato, nel corso della sua vita terrena, un difensore per i discepoli: li ha protetti dalle paure e dalle seduzioni del mondo, li ha condotti a credere e conoscere l’amore del Padre, li ha fatti entrare in uno spazio alternativo di vita, uno spazio che è libero dai condizionamenti del mondo e riceve la sua forma invece dall’amore creativo di Dio. Di questo Paraclito Gesù dice che è lo «Spirito di verità» (Gv 14, 17) e poco prima aveva detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6): in lui e attraverso di lui si compie la rivelazione del Padre e quindi la rivelazione del suo amore per gli uomini. È questa rivelazione che dissipa le tenebre della paura e dell’errore e apre il cuore dell’uomo alla libertà e all’amore.
“Lo Spirito di verità” è quindi lo Spirito che opera in Gesù e fa sì che le parole di Gesù siano parole del Padre e le opere di Gesù siano opere del Padre. La perfetta corrispondenza del Padre e del Figlio nell’amore è frutto proprio dello Spirito che ora viene promesso da Gesù ai discepoli. Questo Spirito aprirà il loro cuore alla rivelazione dell’amore del Padre e trasformerà in questo modo pensieri, sentimenti, desideri dei discepoli perché tutto prenda la forma prodotta in essi dall’amore di Dio. Credere nell’amore, vivere dell’amore di Dio, lasciare che la propria vita prenda forma da questo amore, vivere l’amore fraterno fino al dono della propria vita come anche Gesù ha donato la sua vita per noi: tutto questo è l’opera che lo Spirito compie nella vita del discepolo; questa è la trasformazione che fa di fragili persone umane dei figli di Dio a immagine del Figlio Unigenito.
Questo il messaggio, difficile forse ma certo illuminante, del Vangelo di oggi. Le conseguenze? Che ogni cosa e ogni avvenimento può e deve essere interpretato alla luce della rivelazione di Cristo: amicizia e amore, lavoro e politica, cultura e ricerca, scienza e tecnica... cambiano significato secondo che siano interpretati in chiave di egoismo individualista che cerca solo di massimizzare il proprio vantaggio, o secondo che siano interpretate alla luce di un amore che tende a una reciprocità sempre più ampia e feconda tra le persone. Anche cultura e comunicazione possono lasciarsi illuminare da questo messaggio; ci verrebbero risparmiati i messaggi confezionati dalla volontà di stupire, di colpire emotivamente e ci verrebbe aperta la strada al riconoscimento di quell’amore che abita ogni parola e ogni gesto umano e che cerca faticosamente di venire alla luce.
† Mons. Luciano Monari,
Vescovo di Brescia
domenica 27 aprile 2008
"Don Narciso testimone di pace"
Pubblichiamo l'omelia del vescovo di Piacenza-Bobbio Gianni Ambrosio tenuta lo scorso 22 aprile a Bacedasco Basso per i funerali di don Narciso Acuti.
siamo qui radunati attorno all’altare del Signore per invocare la pace eterna per il nostro fratello don Narciso Acuti. La nostra preghiera è piena di fiducia, perché poggia sulla Parola di Gesù che ci assicura il dono della sua pace (cfr. Gv 14, 27).
Gesù promette il dono della pace nel discorso di addio ai suoi discepoli. Prendendo congedo dai suoi durante l’ultima cena, Gesù li saluta nella forma del saluto abituale – l’augurio di pace ‑, ma sulle sue labbra questo saluto assume un significato più autentico e soprattutto un significato di totalità, di pienezza. Non si tratta solo di un augurio di pace, ma si tratta del dono della sua pace: Gesù dona la sua pace, la comunica realmente. La pace che Gesù dona è il compimento delle speranze e delle benedizioni messianiche. Anzi, il dono della pace di Gesù va oltre le più alte aspirazioni messianiche. Donando la sua pace, Gesù dona la pienezza della vita nella comunione definitiva e senza fine con Dio. Egli, mandato dal Padre, sta ora per tornare al Padre ma solo dopo aver donato la sua vita per i suoi, per la loro vita, per la loro riconciliazione, per la loro salvezza. La pace di Gesù nasce dalla sua vita donata e si nutre del suo amore. Così egli porta a compimento la missione che il Padre gli ha affidato. È questa la sua pace, la pace di Gesù, dono del suo amore. È questa la pace che Gesù ci dona con la sua morte e la sua risurrezione. Accettando ‑ e non subendo ‑ la passione e la morte, Gesù dimostra tutto il suo amore verso il Padre e tutto il suo amore per noi.
Proprio perché la pace di Cristo è il dono del suo amore totale e completo, l’apostolo Paolo può giustamente esclamare che «Cristo è la nostra pace». (Ef 2, 14).
Invocando la pienezza della pace per il nostro fratello don Narciso, vogliamo anche rendere grazie al Signore per il ministero svolto da questo sacerdote. Possiamo dire: rendiamo grazie al Signore per il ministero di pace attuato da don Narciso nei molti anni del suo servizio presbiterale. “Ministero di pace”: il Signore è stato mandato dal Padre a portare "pace agli uomini" amati da Dio, e ha poi mandato i discepoli a recare la lieta notizia che è pace. Portare ai fratelli la pace del Signore ‑ anelito insopprimibile presente nel cuore di ogni persona ‑, è la grande missione dei discepoli di Gesù: di tutti i discepoli, di tutti i battezzati, di tutti coloro che vivono la vita nuova della Pasqua del Signore. E in modo particolare questa missione è affidata a coloro che sono chiamati al ministero presbiterale, associati a Cristo sacerdote, e dunque orientati all’Eucaristia non solo celebrata ma vissuta in prima persona.
Il nostro don Narciso possa rendere grazie in eterno al Signore contemplando il suo amore e godendo della sua pace.
Possiamo ancora aggiungere un pensiero in riferimento alla prima lettura. Quando Paolo e Barnaba ritornano ad Antiochia, riuniscono la comunità – così come è riunita oggi la vostra comunità ‑ e riferiscono «tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede» (At 14, 27a). Don Narciso possa rendere grazie al Signore anche osservando dall’alto “tutto quello che Dio ha compiuto” per mezzo del suo ministero, svolto per molti anni qui in questa sua parrocchia, aprendo a molti «la porta della fede» (At 14, 27b) e donando a tutti la pace del Signore.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione