lunedì 27 febbraio 2012

Morto don Giuseppe Porcari

E' deceduto ieri domenica 26 febbraio 2012 don Giuseppe Porcari.
Era nato a Tuna di Gazzola il 29 luglio 1925, ed era stato ordinato sacerdote il 2 aprile 1949.
Aveva svolto il primo incarico pastorale come curato a Pieve Dugliara.
Successivamente è stato trasferito, sempre come curato, a Podenzano. Poi nel
1956 è stato nominato economo spirituale a Groppo Ducale, incarico che ha mentenuto per un anno, per passare come parroco a Mezzano Scotti fino al 1980.
Da allora gli è stato affidato l'ufficio di parroco di Centovera, al quale si sono aggiunte successivamente le parrochie di Ronco e Corneliano come amministratore parrocchiale. Dopo aver rinunciato alla parrocchia nel 2007, per motivi di salute, si è ritirato presso la casa di riposo di Calendasco.
I funerali si svolgeranno nella parrocchia di Tuna di Gazzola domani, martedì 28 febbraio alle ore 15.30.
La celebrazione sarà presieduta dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.

Ufficio Stampa
Diocesi di Piacenza Bobbio

martedì 21 febbraio 2012

Morto il parroco di Besenzone

E' deceduto ieri notte don Francesco Pallastrelli, Parroco di Besenzone e amministratore parrocchiale di Bersano e Mercore.
Don Francesco Pallastrelli era nato a Fiorenzuola il 15 dicembre 1932 ed era stato ordinato sacerdote il 04 giugno 1955.
Aveva svolto il primo incarico pastorale quale curato a Metti di Bore . Successivamente aveva assunto l’ufficio di parroco a Santa Giustina Val Lecca in comune di Bardi, passando poi nel 1960 a Leggio comune di Bettola fino al 1968 quando è stato nominato parroco di Vicomarino, dove è rimasto fino al 1984. In seguito gli è stata affidata la cura pastorale della parrocchia di Calendasco. Nel 1996 è diventato parroco di S. Nazzaro d’Ongina passando poi a Besenzone nel 2003.
I funerali si terranno mercoledì prossimo 22 febbraio, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Besenzone. Saranno presieduti dal Vescovo Mons. Gianni Ambrosio.

domenica 19 febbraio 2012

Ambrosio terzo per Venezia, era vero

Chi parlava del vescovo Gianni Ambrosio come possibile nuovo patriarca di Venezia (Libertà ne riferì già il 21 settembre 2011) non ci è andato poi così lontano. Il giornale Il Fatto ha pubblicato, nell'edizione di domenica scorsa, la lettera che il cardinale Angelo Scola, già Patriarca di Venezia e neo arcivescovo di Milano, scriveva alla nunziatura apostolica (e dunque al Papa), suggerendo tre nomi per il suo successore nella Serenissima. Ebbene, tra questi tre nomi c'era anche quello dell'attuale vescovo di Piacenza-Bobbio. La lettera porta la data del 31 ottobre 2011 ed è indirizzata a monsignor Luca Lorusso, che il Fatto indica come nunzio apostolico in Italia. In realtà monsignor Lorusso è il diplomatico, già consigliere di prima classe nella nunziatura apostolica in Canada, che si è occupato delle consultazioni in un periodo di interregno fra il nunzio Giuseppe Bertello, dal 3 settembre 2011 presidente del Governatorato vaticano, e monsignor Adriano Bernardini, nominato nunzio in Italia il 15 novembre 2011. Monsignor Lorusso, secondo quanto riportato da Il Fatto, aveva chiesto al neo arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, di indicare tre nomi per la sua vecchia diocesi, Venezia appunto. Richiesta che suona come un'eccezione, visto che la prassi vuole che non si chieda ad un presule di indicare il nome del suo successore. Ma tant'è.
Il cardinale Scola così rispondeva: «... mi sento di indicare... i seguenti nomi: S. E. Mons. Andrea Bruno Mazzoccato; S. E. Mons. Francesco Moraglia; S. E. Mons. Gianni Ambrosio. Salvo miglior giudizio del Signore... ». Il primo della lista era il vescovo di Udine, il secondo di La Spezia, il terzo di Piacenza-Bobbio. Il Papa, o chi per lui, scelse il vescovo Francesco Moraglia che oggi è il nuovo Patriarca eletto di Venezia. L'episodio, in attesa di ulteriori riscontri, confermerebbe tuttavia il buon nome nelle stanze vaticane sia della cattedra di Piacenza-Bobbio sia del vescovo Gianni Ambrosio. Non è un caso che i presuli provenienti dalla diocesi di Sant'Antonino siano stati tenuti sempre in grande considerazione. Monsignor Enrico Manfredini approdò a Bologna, sede cardinalizia; monsignor Luciano Monari era nella terna per Milano quando venne poi scelto Dionigi Tettamanzi, in quella per Bologna quando venne scelto Carlo Caffarra ed oggi è a capo della prestigiosa diocesi di Brescia. Infine è da evidenziare il buon rapporto tra il vescovo Ambrosio e il cardinale Scola. L'arcivescovo di Milano, come già annunciato, sarà ospite nel Duomo di Piacenza, nel mese di maggio, per una lectio divina. Un sacerdote diocesano, don Massimo Cassola, già nel 2010 è stato inviato a studiare al Marcianum di Venezia, il polo pedagogico voluto proprio dall'ex patriarca Angelo Scola.
Federico Frighi
Liberta' 14/02/2012


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martedì 14 febbraio 2012

Chiesa ed elezioni, il prete non indichi ma illumini

I Vescovi della Regione Emilia-Romagna hanno indirizzato ai fedeli delle loro comunità una comunicazione in vista delle elezioni regionali del 2010. Ritengo che questa comunicazione meriti di essere ripresa e proposta in occasione delle elezioni comunali a Piacenza.

“1. Come Vescovi, la nostra prima inderogabile missione è di annunciare il Vangelo proponendo ad ogni uomo la via della fede, come via della libertà, come via della responsabilità e della salvezza.
Ma il Vangelo che dobbiamo annunciare contiene anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, personale e sociale, che risponde in modo adeguato alle fondamentali esigenze della sua persona.
È questa concezione il nucleo portante della Dottrina Sociale che la Chiesa ha sempre proclamato e testimoniato, e che l’attuale pontefice Benedetto XVI ha mirabilmente sintetizzato nell’espressione «valori non negoziabili».

2. Essi costituiscono patrimonio di ogni persona, perché inscritti nella coscienza morale di ciascuno.
A questi valori anche ogni cristiano deve riferirsi come criterio ineludibile per i suoi giudizi e le sue scelte nell’ordine temporale e sociale.
Eccoli sinteticamente: la dignità della persona umana, costituita ad immagine e somiglianza di Dio, e perciò irriducibile a qualsiasi condizione e condizionamento di carattere personale e sociale; la sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, inviolabile ed indisponibile a tutte le strutture ed a tutti i poteri; i diritti e le libertà fondamentali della persona: la libertà religiosa, la libertà della cultura e dell’educazione; la sacralità della famiglia naturale, fondata sul matrimonio, sulla legittima unione cioè fra un uomo e una donna, responsabilmente aperta alla paternità e alla maternità; la libertà di intrapresa culturale, sociale, e anche economica in funzione del bene della persona e del bene comune; il diritto ad un lavoro dignitoso e giustamente retribuito, come espressione sintetica della persona umana; l’accoglienza ai migranti nel rispetto della dignità della loro persona e delle esigenze del bene comune; lo sviluppo della giustizia e la promozione della pace; il rispetto del creato.

3. È questo complesso di beni che costituisce l’orizzonte immutabile di ogni giudizio e di ogni impegno cristiano nella società. Persone, raggruppamenti partitici e programmi devono pertanto essere valutati a partire dalla verifica obiettiva del rispetto di quei beni.
Perciò la coscienza cristiana rettamente formata non permette di favorire col proprio voto l’attuazione di un programma politico o la promulgazione di leggi che non siano coerenti coi valori sopraddetti, esprimendo questi le fondamentali esigenze della dignità umana.

4. Siamo consapevoli di avere proposto ai nostri fedeli non solo orientamenti doverosi per l’oggi, ma anche un costante cammino educativo, mediante cui l’assimilazione dei valori della Dottrina Sociale della Chiesa porta a giudizi e a scelte responsabili e coerenti, sottratte ai ricatti dei poteri ideologici e massmediatici o avvilite da interessi particolaristici.
Vorremmo che crescesse, anche in forza di un rinnovato e quotidiano impegno educativo delle nostre Chiese, un laicato che proprio a causa della sua appartenenza ecclesiale, fosse dedito al bene comune della società.

5. La Chiesa non deve prendere «nelle sue mani la battaglia politica» [cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, 28]. Pertanto clero ed organismi ecclesiali devono rimanere completamente fuori dal dibattito e dall’impegno politico pre-elettorale, mantenendosi assolutamente estranei a qualsiasi partito o schieramento politico. Per i sacerdoti questa esigenza è fondata sulla natura stessa del loro ministero (cfr. Congregazione per il Clero, Direttorio per il ministero e la vita dei Presbiteri 33, cpv.1°: EV 14/798).

6. Ma è un diritto dei fedeli essere illuminati dai propri pastori quando devono prendere decisioni importanti. Se un fedele chiedesse al sacerdote come orientarsi nella situazione attuale, il sacerdote tenga presente quanto segue.
Ogni elettore è chiamato ad elaborare un giudizio prudenziale che per definizione non è mai dotato di certezza incontrovertibile. Ma un giudizio è prudente quando è elaborato alla luce sia dei valori (cfr. § 2) umani fondamentali che sono concretamente in questione sia delle circostanze rilevanti in cui siamo chiamati ad agire.
Ciò premesso in linea generale, ogni elettore che voglia prendere una decisione prudente, deve discernere nell’attuale situazione quali valori umani fondamentali sono in questione, e giudicare quale parte politica – per i programmi che dichiara e per i candidati che indica per attuarli – dia maggiore affidamento per la loro difesa e promozione.
L’aiuto che i sacerdoti devono dare quindi consiste nell’illuminare il fedele perché individui quei valori umani fondamentali che oggi in Regione (in Comune) meritano di essere preferibilmente e maggiormente difesi e promossi, perché maggiormente misconosciuti o calpestati. Il Magistero della Chiesa è riferimento obbligante in questo aiuto al discernimento del fedele.
Ma il sacerdote deve astenersi completamente dall’indicare quale parte politica ritenga a suo giudizio che dia maggior sicurezza in ordine alla difesa e promozione dei valori umani in questione. Questa indicazione infatti sarebbe in realtà un’indicazione di voto.

La nostra Regione (il nostro Comune di Piacenza), così come l’intera nostra nazione, sta attraversando un momento difficile. Pensiamo in primo luogo e siamo vicini alle famiglie colpite da gravi difficoltà economiche; e a chi ha perduto o rischia di perdere il lavoro.
La consultazione elettorale è una occasione nella quale ogni fedele è invitato ad esercitare mediante il voto una parte attiva nella doverosa edificazione della comunità civile.
In questo modo «la carità diventa carità sociale e politica: la carità sociale ci fa amare il bene comune e fa cercare effettivamente il bene di tutte le persone, considerate non solo individualmente, ma anche nella dimensione sociale che le unisce» [Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa n. 207]”.

Sono certo che questa comunicazione dei Vescovi della nostra Regione sarà di aiuto a ogni ‘fedele laico’ per partecipare in modo responsabile alla vita pubblica, promuovendo il bene comune e operando per un giusto ordine nella società (cfr. Benedetto XVI, Deus caritas est, 29) e nella nostra città di Piacenza. Con la mia Benedizione.

+ Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio

venerdì 10 febbraio 2012

Il cardinale Scola nel duomo di Piacenza

Si è riunito ieri mattina, giovedì 9 febbraio, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il Consiglio Presbiterale Diocesano: ha presieduto i lavori il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato i lavori mons. Aldo Maggi.
In apertura il vicario generale mons. Giuseppe Illica, nel quadro delle comunicazioni sulla vita diocesana, ha ricordato le prossime scadenze tra cui: il 23 febbraio ritiro del clero nella parrocchia cittadina di Santa Franca; sabato 25 febbraio riunione del Consiglio Pastorale Diocesano; 1° marzo riunione del Consiglio Presbiterale Diocesano; in cattedrale lectio divina con il teologo p. Sequeri; dal 2 al 4 marzo esercizi spirituali dei giovani a Bose; 11 marzo giornata diocesana dei Catechisti; 16 marzo veglia di Quaresima dei giovani nei vicariati; sabato 31 marzo consegna delle palme ai giovani; 15 – 22 aprile settimana eucaristica nelle zone con conclusione domenica 22 aprile con una festa dei ragazzi a Piacenza al Campo Daturi; 28 – 30 aprile Tour de vie dei giovani ad Assisi; 3 maggio in cattedrale lectio divina con il cardinale di Milano Angelo Scola.
Alcuni appuntamenti sono stati illustrati dal vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani che, in particolare, ha poi presentato la scheda predisposta in vista del rinnovo degli organi di partecipazione.
Com’è noto in tutta la diocesi i vari organismi di partecipazione (Consigli pastorali parrocchiali, di unità pastorale e diocesano) stanno vivendo una pausa, durante la quale sono stati esaminati i motivi delle difficoltà che il settore sta attraversando; questo in vista della ripresa dei lavori con il rinnovo dei vari organismi.
Il documento illustrato da mons. Busani ai presbiteri riassume quanto è emerso nel lavoro di verifica a livello centrale e periferico. “Abbiamo dedicato gli ultimi incontri del Consiglio Presbiterale e del Consiglio Pastorale ad una verifica della situazione degli organismi di partecipazione. Dal confronto - si legge nel documento - sono emersi principalmente tre aspetti: i momenti formalmente costituiti hanno il grande valore di educare alla corresponsabilità e di far vivere l’esperienza della Chiesa comunione. Nella realtà si constata una certa disaffezione. Collaborare, ascoltare l’altro, lavorare insieme richiedono fatica e pazienza; non è sufficiente convocare un organismo, è necessario che si presti la dovuta attenzione al modo di operare (stile e metodo); le persone che partecipano hanno bisogno di essere formate e di essere sostenute nelle motivazioni.
“Questi tre aspetti - il valore formativo per la comunità ecclesiale degli organismi di partecipazione, la cura del loro funzionamento, il sostegno formativo dei partecipanti - valgono a prescindere dalle forme concrete e dal numero dei partecipanti che vanno declinati a seconda del contesto.
“Le riflessioni svolte hanno inoltre messo chiaramente in evidenza due esigenze operative: la semplificazione delle modalità elettive e della composizione; il maggior raccordo tra i diversi livelli: parrocchia, unità pastorale, diocesi”.
Vengono poi ricordati i dati tecnici tra cui la composizione e il funzionamento degli organismi; ci si sofferma ad analizzare un organismo che ha mostrato maggiori difficoltà, il Consiglio di Unità pastorale; si ricorda che tutte le parrocchie sono tenute ad avere un Consiglio per gli affari economici e poi si indicano i tempi per il rinnovo.
Quest’ultimo è un settore su cui il Consiglio Presbiterale ha dato proprie indicazioni: con l’inizio del prossimo anno pastorale vi sarà un periodo per la preparazione e la costituzione dei Comitati parrocchiali per le elezioni che poi si terranno all’inizio del 2013 per non interferire con la normale attività pastorale delle parrocchie. Ci si è soffermati anche sui temi: il prossimo anno sarà ancora dedicato alla Fede e vedrà la ricorrenza del cinquantesimo del Concilio Ecumenico Vaticano II; inoltre – hanno indicato alcuni membri del Presbiterale – sarà opportuno valutare i contributi, quali il ruolo dei laici, emersi durante gli anni della Missione popolare.
Un’attenzione particolare è stata rivolta anche ai Consigli di Unità Pastorale che costituiscono l’anello debole nel settore della partecipazione: ciò dipende, hanno osservato alcuni, che l’Unità Pastorale non è ancora entrata nella cultura della comunità diocesana. La scheda, rivista dopo i contributi emersi dalla discussione, verrà resa nota in tempi brevi. L’analisi di questo tema ha dato modo al Consiglio di analizzare l’attuale crisi della partecipazione: vi sono state voci che hanno richiamato le difficoltà che sta vivendo la stessa comunità ecclesiale, ma non sono mancate note di speranza che hanno richiamato l’importanza che sta rivestendo, in un momento di individualismo come il nostro, l’apporto positivo dei giovani. “Cerchiamo di cogliere – è stato detto – la speranza che è nei giovani”.
Lo stesso vescovo mons. Gianni Ambrosio ha sottolineato la necessità di fare leva sui giovani; ha invitato a cogliere l’occasione del cinquantesimo del Concilio per ritrovare la freschezza del Magistero della Chiesa insito nei lavori conciliari; ha pure invitato tutti a stimolare la vita di partecipazione nelle Unità pastorali, organismo giovane che manca di una tradizione.
Il Vescovo in precedenza aveva parlato del suo recente viaggio missionario in Uganda in occasione del quarantesimo di fondazione di Africa Mission. La storia e la situazione attuale di Africa Mission stanno ad indicare – ha commentato il Vescovo - la grande sensibilità missionaria della Chiesa piacentina. Altamente positivo il giudizio espresso sull’attività del movimento.
Mons. Ambrosio è poi intervenuto sul tema delle prossime elezioni amministrative. Era infatti all’ordine del giorno un contributo dell’Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro sui rapporti Chiesa locale e istituzioni e realtà della comunità civile; tale argomento non è stato affrontato per mancanza di tempo; il Consiglio ne parlerà in una prossima riunione.
Sempre in questo contesto il Vescovo ha dato lettura di un suo documento in vista delle prossime elezioni amministrative. Data l’importanza di tale testo, e per non cadere in eccessive semplificazioni che rischierebbero di falsare il contenuto, si pensa di fare cosa opportuna trasmettere in allegato l’intero documento.
Durante la seduta il Consiglio ha preso atto (vi sono stati anche alcuni contributi, ma l’argomento non era all’ordine del giorno) delle indicazioni secondo cui, in via si un prossimo regolamento, le Unità pastorali entro giugno dovranno segnalare i progetti da privilegiare nell’assegnazione dei fondi per l’edilizia di culto (della CEI e della Fondazione). A questo proposito è stata consegnata ai Presbiteri anche una recente nota della CEI.

domenica 29 gennaio 2012

Ambrosio in Africa: grazie alla chiesa missionaria

Un viaggio pastorale in Uganda per vedere da vicino la realtà fondata da monsignor Enrico Manfredini e da don Vittorio Pastori. Lo sta affrontando il vescovo Gianni ambrosio che si è recato prima a Kampala, poi a Moroto, nei luoghi di Africa Mission e del suo braccio operativo, l'ong Cooperazione e Sviluppo. E' la prima volta che un vescovo di Piacenza-Bobbio visita l'Uganda dopo la fondazione del movimento missionario da parte del vescovo Enrico Manfredini e dell'allora Vittorio Pastori nel 1972. Nè il vescovo Antonio Mazza, nè il vescovo Luciano Monari ebbero mai l'occasione di scendere nella terra dei Karimojong in visita pastorale. Vi riesce monsignor ambrosio in un momento importante per Africa Mission: il suo quarantesimo anniversario dalla fondazione.
«Vado volentieri a vedere che cosa si sta facendo in Uganda» aveva detto Ambrosio prima di partire. «Penso che sia importante - evidenzia il vescovo - avere questo sguardo missionario verso terre come ad esempio Brasile e Africa affinchè si possa respirare uno stile di vita diverso, di dedizione, di volontariato, che deve segnare in qualche modo la vita del pastore di una chiesa e della chiesa stessa» «Tutto questo - osserva Ambrosio - assume un significato particolare in una terra in cui opera una realtà fondata da don Vittorione e dal vescovo Manfredini. Nonostante Africa Mission sia ramificata in gran parte d'Italia, il suo cuore batte sempre a Piacenza ed è bene che rimanga qui». Infine l'Africa, un continente dalle grandi potenzialità che non deve essere lasciato solo. «E' la prima volta che mi reco nell'Africa sub-sahariana ma nella mia mia esperienza di assistente dell'Università Cattolica del Sacro Cuore ho più volte accompagnato alla laurea studenti provenienti da quelle zone. Studenti che una volta inseritisi nel mondo della ricerca hanno mantenuto con me i contatti e mi hanno fatto avere le loro pubblicazioni. Lo sviluppo, anche di quelle terre, passa proprio da qui: dall'educazione».

giovedì 26 gennaio 2012

La lezione de Gli Intoccabili

Abbiamo visto la puntata de Gli Intoccabili sul Vaticano. Il giorno successivo la Santa Sede ha emesso il comunicato che sotto riportiamo. Penso che sia utile perché ognuno si possa fare un'idea. Magari anche di come sia difficile fare il mestiere di giornalisti in certi ambienti e dei rischi che gli stessi giornalisti corrono quando la notizia prende il sopravvento sulla ragione.


CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2012 (VIS). A mezzogiorno di oggi, è stato reso
pubblico un comunicato di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore
dell'Ufficio Stampa della Santa Sede, riguardo al programma televisivo "Gli
Intoccabili", trasmesso ieri sera dall'emittente italiana "La7". Padre
Lombardi fa notare "i metodi giornalistici discutibili" con i quali è stato
realizzato il programma e "l'amarezza per la diffusione di documenti
riservati", che spesso fanno parte di uno "stile di informazione faziosa nei
confronti del Vaticano e della Chiesa cattolica".

Inoltre, il Direttore dell'Ufficio Stampa della Santa Sede fa due
considerazioni "che non hanno trovato spazio nel dibattito". In primo luogo,
"l'azione svolta da mons. Viganò come Segretario Generale del Governatorato
ha certamente avuto aspetti molto positivi, contribuendo ad una gestione
caratterizzata dalla ricerca del rigore amministrativo, del risparmio e del
raddrizzamento di una situazione economica complessiva difficile. (...) Una
valutazione più adeguata richiederebbe tuttavia di tener conto
dell'andamento dei mercati e dei criteri degli investimenti nel corso degli
ultimi anni, ricordare anche altre circostanze importanti. (...)Alcune
accuse poi - anche molto gravi - fatte nel corso della trasmissione, in
particolare quelle nei confronti dei membri del Comitato Finanza e Gestione
del Governatorato e della Segreteria di Stato di Sua Santità, impegnano la
Segreteria di Stato stessa e il Governatorato a perseguire tutte le vie
opportune, se necessario legali, per garantire l'onorabilità di persone
moralmente integre e di riconosciuta professionalità, che servono lealmente
la Chiesa, il Papa e il bene comune. In ogni caso, i criteri positivi e
chiari di corretta e sana amministrazione e di trasparenza a cui si è
ispirato mons. Viganò continuano certamente ad essere quelli che guidano
anche gli attuali responsabili del Governatorato (...). Ciò è coerente con
la linea di sempre maggiore trasparenza e affidabilità e di attento
controllo sulle attività economiche su cui la Santa Sede è chiaramente
impegnata".

In secondo luogo, "un procedimento di discernimento difficile sui diversi
aspetti dell'esercizio del governo di un'istituzione complessa e articolata
come il Governatorato - che non si limitano a quelli del giusto rigore
amministrativo - è stato invece presentato in modo parziale e banale,
esaltando evidentemente gli aspetti negativi, con il facile risultato di
presentare le strutture del governo della Chiesa non tanto come toccate
anch'esse dalle fragilità umane - ciò che sarebbe facilmente comprensibile -
quanto come caratterizzate in profondità da liti, divisioni e lotte di
interessi. (...) Tanta disinformazione non può certamente occultare il
quotidiano e sereno lavoro in vista di una sempre maggiore trasparenza di
tutte le istituzioni vaticane. (...) In questa prospettiva va riaffermato
decisamente che l'affidamento del compito di nunzio negli Stati Uniti a
mons. Viganò, uno dei compiti più importanti di tutta la diplomazia
vaticana, data l'importanza del Paese e della Chiesa cattolica negli Stati
Uniti, è prova di indubitabile stima e fiducia".


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Don Romano Pozzi in San Giorgino

Con Atto proprio dell'Ordinario diocesano in data 23 gennaio 2012 il M. R. Pozzi don Romano, è stato nominato, "ad quinquennium", cappellano della Confraternita della Beata Vergine del Suffragio in San Giorgio in Sopramuro-Piacenza e Rettore del medesimo oratorio, sede della Confraternita stessa. Inoltre, con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 18 gennaio 2012, è stato nominato cappellano della:

*Casa di Cura privata "Piacenza" in Piacenza:

*Casa San Giuseppe in Piacenza. Lascia l'incarico di amministratore parrocchiale di Trebecco.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 gennaio 2012 il M. R. Bertuzzi don Giuseppe, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Giacomo Apostolo in Trebecco, Comune di Nibbiano, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 gennaio 2012 il M. R. Plessi don Giancarlo, parroco di Vernasca, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato Amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant'Andrea Apostolo in Castelletto Val Tolla, Comune di Vernasca, provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 gennaio 2012 il M. R. Maloberti don Davide, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale di San Biagio Vescovo in Groppoducale, Comune di Bettola, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 19 gennaio 2012, il M. R. Malinverni don Michele, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato Responsabile del servizio per la pastorale vocazionale "ad quinquennium".

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 19- gennaio 2012 il M. R. Dosi don Celso, segretario vescovile, è stato nominato direttore dell'Ufficio per l'Ecumenismo, il rapporto con l'Ebraismo e il dialogo interreligioso, "ad quinquennium", ed inoltre in pari data è stato nominato Consulente ecclesiastico UCID (Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti) sezione di Piacenza per il quinquennio 2012-2017.

Dalla Curia Vescovile


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mercoledì 25 gennaio 2012

Il vescovo Ambrosio in Uganda

Prenderà il via nelle primissime ore di domani, giovedì 26 gennaio, il viaggio missionario del vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Gianni Ambrosio, in Uganda in occasione del 40° anniversario di fondazione di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo. Il vescovo partirà da Roma e raggiungerà nel primo pomeriggio, insieme al presidente di Africa Mission, don Maurizio Noberini, e al presidente di Cooperazione e Sviluppo, Carlo Antonello, l'aeroporto ugandese di Entebbe.
Ad attenderlo in Uganda il direttore di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, Carlo Ruspantini, e l'assistente spirituale nazionale, mons. Sandro De Angeli, che già da qualche giorno hanno raggiunto il Paese africano per preparare la visita.
"Qui a Kampala e a Moroto - dichiara il direttore Ruspantini, contattato telefonicamente - è tutto pronto per l'arrivo di mons. Ambrosio. I nostri collaboratori ugandesi e italiani sono molto felici di poter incontrare il Vescovo di Piacenza-Bobbio e grati per questa visita che ci consentirà di aprire l'anno del 40° anniversario, momento importantissimo per la nostra associazione, anche qui in Uganda, dove operiamo dal 1972 a servizio della popolazione attraverso il sostegno alle realtà locali e numerosi progetti di promozione allo sviluppo".
Durante il suo viaggio in Uganda, che si concluderà martedì 31 gennaio, mons. Ambrosio visiterà le opere e i progetti realizzati da Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, la realtà missionaria fondata 40 anni fa a Piacenza dall'allora vescovo mons. Enrico Manfredini e da don Vittorio Pastori. Il viaggio lo porterà all'incontro con tutti i progetti che vengono promossi a partire da entrambe le sedi di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo in Uganda, quella presente nella capitale Kampala e quella di Moroto, nell'arida regione del Karamoja, nel nord-est del Paese.
Durante la visita il Vescovo incontrerà le autorità civili e religiose ugandesi, i collaboratori espatriati in Uganda e i missionari che Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo sostiene da anni attraverso l'invio di aiuti. Verrà accompagnato anche presso la missione comboniana di Matany per incontrare il piacentino Roberto Gandolfi, da anni impegnato come missionario in Karamoja.

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lunedì 23 gennaio 2012

Il vescovo in Uganda

Il vescovo mons. Gianni Ambrosio, da giovedì 26 a martedì 31 gennaio, partecipa al viaggio missionario in Uganda in occasione del quarantesimo anniversario di Fondazione di Africa Mission. Ad accompagnare il vescovo nella visita saranno il presidente di Africa Mission, don Maurizio Noberini, e il presidente di Cooperazione e Sviluppo, Carlo Antonello. Ad attenderlo in Uganda ci saranno anche il direttore Carlo Ruspantini e l'assistente spirituale nazionale mons. Sandro De Angeli, che raggiungeranno il Paese africano qualche giorno prima.
Quello che oggi è il movimento Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo è stato fondato nel 1972 da Vittorio Pastori e da mons. Enrico Manfredini. Dopo mons. Manfredini è la prima volta che un vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio visita in Uganda le opere di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo.
Il programma del viaggio prevede l'incontro con le realtà che si sviluppano a partire da entrambe le sedi del nostro Movimento in Uganda, quella nella capitale Kampala, da dove viene portata avanti tutta la parte amministrativa e logistica dell'opera di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, e quella di Moroto, da dove sono coordinati tutti i progetti di cooperazione allo sviluppo realizzati in molteplici settori: da quello idrico, con la perforazione e manutenzione di pozzi per l'acqua potabile, a quello agro-forestale; dai progetti educativi e di protezione dell'infanzia a quelli in ambito sanitario; dagli interventi nelle situazioni di emergenza al supporto alla Chiesa e alle realtà locali.
Durante il viaggio il Vescovo incontrerà le autorità civili e religiose ugandesi, i nostri collaboratori espatriati in Uganda e i missionari che il Movimento sostiene da anni attraverso l'invio di aiuti. Verrà accompagnato anche presso la missione di Matany, dove opera il laico comboniano Roberto Gandolfi, da anni impegnato in Karamoja e altro importante testimone della vocazione alla missionarietà dei piacentini. Gandolfi attualmente sta prestando la sua opera a Kotido, centro dipendente dalla missione di Matany.
"Per il nostro Movimento – hanno dichiarato i dirigenti di Africa Misison - la visita di mons. Ambrosio in Uganda è un dono grande e un'occasione per ribadire il proprio legame con la Chiesa piacentina, da sempre fortemente impegnata in campo missionario e dalla quale anche l'esperienza di Africa Mission è partita 40 anni fa".
Da parte sua il nostro Vescovo ha giudicato importante il lavoro che i missionari piacentini stanno facendo in Uganda. Tra i loro obiettivi vi è quello di aiutare queste popolazioni attraverso interventi come quello del reperimento dell'acqua. Vi è una sete, però, ancora più importante da soddisfare – continua mons. Ambrosio - ed è quella spirituale, dell'annuncio del Vangelo. La missione in Uganda si inserisce nel contesto generale dell'impegno missionario della Diocesi e si aggiunge a quanto si sta facendo in Brasile: sono due punti di riferimento importanti che sollecitano la Chiesa piacentina a perseverare nella comunicazione del Vangelo.


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venerdì 20 gennaio 2012

E se cani e gatti andassero in Paradiso?

Una tradizione che si ripete nel tempo quella della benedizione degli animali. Fanno parte del Creato e se l'uomo va in Paradiso perche' non potrebbero andarci anche gli animali che più gli sono stati vicini? Si domandava un amico frate. Già, perché no?

L'oratorio di San Dalmazio si trasforma una volta all'anno in una sorta di arca di Noè cittadina. Quando il calendario segna Sant'Antonio, non quello di Padova, ma l'eremita di Alessandria (d'Egitto), raffigurato col porcellino tra i piedi, tanto per intendersi. Così gatti persiani, chihuahua, labrador, carlini, bastardini, bassotti, pappagalli e persino conigli hanno vissuto un'ora d'aria speciale, condotti, invece che nel giardino sotto casa, nel piccolo tempio di via Mandelli. Il cane Lola e il pappagallino Pepe, ad esempio, arrivano con i signori Rossi, Sergio e Rina. «Per noi questo è un appuntamento fisso da dodici anni a questa parte - rivelano i padroni -. Gli animali per noi sono la vita. Danno tanto amore e noi lo ricambiamo». C'è il carlino Axel, tutto infagottato contro il freddo pungente, con la signora Olga per la quale il suo piccolo amico è quasi «come un essere umano», confessa. Aspetta che si raduni un poco di creato a quattro zampe don Gigi Bavagnoli che, dopo il via dato da don Mario Tambini, impartisce benedizioni collettive sotto la statua di Sant'Antonio, nella nicchia a destra dell'ingresso. «Sant'Antonio, vivendo nel deserto, si circondò di animali - spiega il sacerdote -. E' una tradizione molto sentita in città come in campagna e in diverse chiese della diocesi. La benedizione vera in realtà riguarda solo gli uomini, ma siccome gli animali sono amici dell'uomo, per una sorta di estensione, la diamo anche a loro». Benedetti sono anche i panini del santo, il sale e l'olio. «Gli animali sono un po' lo specchio del proprietario - prosegue don Bavagnoli - e per molti sono la loro compagnia. L'affezione e l'affetto con cui si vive con l'animale è un segno a volte di un bisogno di vincere la solitudine».
Così anche Potter, labrador di 8 anni, da 7 per Sant'Antonio si fa una passeggiata fino in San Dalmazio. «Fa ormai parte della famiglia» afferma la signora Daniela. Lo shih-tzu Mozart, il barboncino Tequila e il gatto Brutus aspettano pazienti che la loro padrona termini di snocciolare il rosario. «E' una tradizione bella che non si deve lasciar andare - dice, finita la preghiera, la signora Giovanna - io in chiesa ci vado sempre e per Sant'Antonio ci porto i miei animali». «Gli animali danno molto senza chiedere nulla e non ti tradiscono mai - continua -; dopo Dio e la famiglia ci sono loro». C'è pure Roky cocker di tre anni, sempre presente. «E' una tradizione importante - confessa la signora Giannina -, non è solo il mio cagnolino, è qualche cosa di più. Don Bosco diceva ai suoi orfanelli: se avete solo un pezzo di pane e incontrate un cagnolino dividetelo con lui». Al servizio del rito la Confraternita dello Spirito Santo che dal 1600 custodisce il piccolo tempio di via Mandelli.
Federico Frighi


18/01/2012 Liberta'

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martedì 10 gennaio 2012

Case di riposo cattoliche, un valore aggiunto

Se esistono come esistono delle case di riposo di ispirazione cattolica e legate comunque al mondo ecclesiale, ebbene, queste devono fare di più delle altre, devono offrire un servizio diverso da quelle cosiddette laiche. Lo ha detto l'economo diocesano, don Giorgio Bosini, che ha spiegato come verranno utilizzati i diecimila euro donati dai nobili di Parma e Piacenza.

Le case di riposo cattoliche facenti parte della diocesi di Piacenza-Bobbio, in tutto una quindicina sull'intero territorio, saranno presto messe in rete per garantire un servizio migliore alla comunità locale. Ad annunciarlo è stato il vescovo Gianni Ambrosio ieri mattina in Curia ospitando una delegazione dell'Associazione Cavalieri della Reale e Ducale Casa di Borbone Parma, guidata dal suo presidente, il conte Orazio Zanardi Landi di Veano. L'occasione la consegna di un assegno di 10mila euro da parte dell'associazione al vescovo Ambrosio, quale ricavato della iniziativa benefica, realizzata dalla Associazione Cavalieri, a favore dell'Istituto Madonna della Bomba - Scalabrini, lo scorso 30 settembre nel castello di San Pietro in Cerro.
Ad accompagnare il conte Orazio Zanardi Landi, il nobiluomo Emilio Villa Castiglioni, rappresentante del Duca di Parma e Piacenza, il nobiluomo Guido Agosti, segretario della Associazioni Cavalieri, il nobiluomo Carlo Emanuele dei Conti Manfredi, il marchese Manfredi Landi di Chiavenna.
«Noi tutti gli anni organizziamo una serata benefica destinata alternativamente ad opere di Parma o di Piacenza - ha spiegato Orazio Zanardi Landi -. L'anno scorso, su indicazione del vescovo di Parma, abbiamo destinato il nostro aiuto alla mensa di padre Lino, quest'anno, su indicazione del vescovo Ambrosio, alla Madonna della Bomba». «Tra l'anno scorso e quest'anno - ha proseguito il conte Zanardi Landi - inoltre, abbiamo raccolto 105mila euro per Haiti. Promuoviamo anche restauri, come ad esempio diversi quadri della Galleria Ricci Oddi. Nella prossima primavera avremo poi la nascita dell'erede del Duca di Parma e Piacenza con manifestazioni benefiche a Parma e a Piacenza». «In questi 10 anni di attività dell'associazione abbiamo donato, oltre alla somma per Haiti - ha ricordato Carlo Emanuele Manfredi -, una cifra che in totale ammonta a 250mila euro. Pensiamo siamo sia dunque una presenza significativa la nostra, cresciuta attorno ad un'antica dinastia che ha cessato di regnare nel 1859». Il vescovo Ambrosio ha ringraziato la delegazione, nonchè il duca di Parma e Piacenza per l'impegno verso chi ha più bisogno. «Anche nei momenti di difficoltà - ha detto il presule - occorre avere coraggio e lanciarsi un po' per superare gli ostacoli e noi italiani nei momenti difficili veniamo fuori con il meglio di noi stessi. Questo aiuto dell'associazione è un altro segno della Provvidenza». Ad anticipare per grandi linee il progetto delle case di riposo in rete l'economo diocesano don Giorgio Bosini. Un progetto che parte della Madonna della Bomba e coinvolgerà tutte le altre realtà ecclesiali del settore.
Federico Frighi


05/01/2012 Libertà

mercoledì 4 gennaio 2012

Musulmani donano una statua ai cattolici

Ecco un esempio di buona convivenza tra popolazioni diverse che, per vari motivi, si ritrovano sotto uno stesso tetto. Stiamo parlando della popolazione piacentina che si trova, a Piacenza, a tu per tu con gli immigrati dalla Bosnia-Erzegovina. Una popolazione in prevalenza musulmana che dona una statua di un beato cattolico alla Chiesa cattolica non si era ancora vista.


Per i musulmani di Bosnia-Erzegovina la notte di Natale non è quella santa ma una notte come tante. Eppure la comunità bosniaca (in prevalenza musulmana) ieri ha voluto fare ufficialmente gli auguri di Natale ai cattolici piacentini. «Abbiamo scelto la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes perchè tanti di noi vivono nel suo territorio, dove sono accolti e integrati come se fossero piacentini e dove diversi dei nostri ragazzi prestano servizio nei gruppi estivi. Per questo abbiamo voluto ringraziare il parroco». A parlare è Medaga Hodzic, presidente dell'associazione piacentina "Bosnia Erzegovina oltre i confini" che, assieme a quattro suoi connazionali, ha donato una statua in plexiglass rappresentante il beato Ivan Merz alla parrocchia. Presenti, oltre al parroco don Serafino Coppellotti, il vicario generale monsignor Giuseppe Illica e il consigliere comunale Claudio Ferrari. A Piacenza vivono circa 600 cittadini della Bosnia-Erzegovina. In prevalenza sono musulmani, di un Islam moderato e aperto al confronto; famiglie di lavoratori, soprattutto nel settore dell'edilizia e della meccanica.
«Il 2011 è stato caratterizzato da importanti scosse economiche, politiche ma soprattutto sociali - evidenzia Hodzic -. Anche alla luce degli spregevoli e recenti avvenimenti di Firenze contro la comunità senegalese, appare chiaro come, ora più che mai, le parole quali integrazione, condivisione, conoscenza, rispetto, debbano essere comprese e seriamente divulgate per promuovere un solido tessuto sociale. Solo in questo modo si può seriamente creare una società priva di barriere religiose, culturali e politiche».
«Così l'associazione BiH "Oltre i Confini" di Piacenza - prosegue il suo presidente - ha voluto dare il suo personale contributo a questo progetto di fratellanza profonda donando a N. S. di Lourdes una scultura dell'artista bosniaca Ruza Gagulic rappresentante il Beato Ivan Merzun, fulgido esempio di educatore radicato nella fede in Cristo, impegnato per il progresso della società. Questo gesto vuole prima di tutto essere un omaggio alla città di Piacenza da parte della comunità bosniaca-erzegovese da sempre ben integrata ed accolta dal tessuto piacentino». Tale donazione acquista ancor più valore alla luce delle diverse correnti culturali e religiose che vivono in Bosnia Erzegovina (musulmani, cattolici, ortodossi, ebrei) e che l'associazione tutte rappresenta. Dal parroco e dal vicario generale è arrivato il grazie per il gesto sincero. «Aprite una strada prima di noi - ammette il vicario monsignor Illica - sarebbe bello che anche i cattolici facessero gli auguri ai musulmani in occasione della fine del Ramadan».
Federico Frighi


24/12/2011 Libertà

domenica 1 gennaio 2012

In memoria di don Alessandro, missionario a Nottingham

Il 6 luglio del 2001, l'amico don Davide Maloberti, pubblicò su il Nuovo Giornale questa intervista a don Alessandro Cavallini - scomparso lo scorso 30 dicembre a soli 59 anni - in cui il sacerdote parlava della sua missione a Nottingham. La prendiamo in prestito perchè ci sembra un modo bello per ricordare una persona che non c'è più.

"Vivo nella missione cattolica di Nottingham, in un vecchio quartiere residenziale della città. A Nottingham su 500 mila abitanti, il 4% è cattolico. In tutta la Gran Bretagna la media dei cattolici è l'8-10% della popolazione: sono inglesi, polacchi, italiani, irlandesi, ucraini". Don Alessandro Cavallini, 48 anni, dai primi di novembre lavora Oltre Manica tra gli emigrati italiani. Questa settimana è rientrato a Piacenza per alcuni giorni.
"La figura dell'emigrato - precisa don Cavallini - non esiste più. Molte famiglie hanno lasciato l'Italia prima e dopo la seconda guerra mondiale. Molti provengono dal Sud. Lavorano in campagna, nelle fonderie, gestivano vecchi negozi. Oggi la realtà è ben diversa. I figli di questi emigranti non hanno più molti rapporti col nostro Paese. Chi va all'estero oggi lo fa per studiare la lingua o per occupare posti di lavoro qualificato".
"La nostra missione - aggiunge - ospita l'Italian Community Centre, con una sala di ritrovo, un bar e la sede delle ACLI. La messa la celebro in italiano in due chiese di Nottingham e in alcuni altri centri dentro e fuori la diocesi: Chesterfield, Derby, Lincoln, Leichester, Loughborough. Qui ci sono comunità italiane. Oltre alle messe, c'è tutta l'attività pastorale ordinaria: preparazione ai sacramenti, confessioni, visite ad anziani e ammalati, incontri di catechesi. I bambini frequentano il catechismo in genere nelle parrocchie inglesi".
"Alla missione - dice don Cavallini - collabora una piccola comunità di tre suore Dorotee. Fino a pochi anni fa gestivano un asilo. Ora i bambini vanno alle scuole materne locali. Quando c'è bisogno, aiuto nelle parrocchie inglesi. I preti sono persone molto disponibili, motivati, ben preparati. Il vescovo Malcolm McMahon, ordinato lo scorso dicembre, è un domenicano. Supera di poco i 50 anni. È una persona affabile e cordiale".
"Tra gli italiani - precisa - la missione è frequentata per lo più dagli anziani. I giovani, quelli che praticano, vanno nelle parrocchie inglesi. Tra gli inglesi cattolici chi pratica abbraccia tutte le categorie sociali. Molte parrocchie hanno la propria scuola. Gli istituti cattolici in Inghilterra sono molto stimati. Le liturgie sono molto curate, soprattutto per quel che riguarda i canti. Usanza singolare: si beve il the e il caffè con i pasticcini dopo la messa. È un modo per raccogliere fondi per la parrocchia. L'età media del clero è meno alta che in Italia. Fino a pochi anni fa, arrivavano molti sacerdoti dall'Irlanda. Oggi anche lì la Chiesa sta attraversando un momento di crisi. Perciò, l'emigrazione dei preti è terminata".
"La Gran Bretagna - prosegue don Cavallini - si sta trasformando in un supermercato di religioni: oltre agli anglicani, che sono la maggioranza, ci sono ortodossi, metodisti, battisti, evangelici, gli ebrei per Cristo, musulmani e altre realtà importate dalle colonie inglesi orientali: induisti e buddisti. A Nottingham c'è un centro islamico".
"Per molti la religione è un fatto formale, e quando trovano qualcuno che fa una proposta convincente, lo seguono. Fino a prima del Concilio, si registravano ogni anno alcune migliaia di conversioni dalla Chiesa anglicana a quella Cattolica. Oggi questo numero è molto diminuito. Diversi preti vorrebbero passare alla Chiesa di Roma. Vivono nelle canoniche con i sacerdoti cattolici per un paio d'anni, e poi vengono riordinati. Se sono sposati, portano avanti anche il loro matrimonio".
"Il fascino dell'Inghilterra? Il modo di vivere pratico. È una cosa che ho sempre apprezzato fin dai tempi del mio lavoro nella Kraft quando avevo contatti con gli americani. Ma è anche vero che le nuove generazioni si assomigliano un po' tutte. I giovani inglesi e italiani sembrano uguali per modi di vestire, gusti musicali, stesso modo di mangiare".

Addio a don Alessandro Cavallini

Si tengono domani a Vicomarino i funerali di don Alessandro Cavallini, improvvisamente scomparso lo scorso 30 dicembre. Era nato a Piacenza il 20 luglio 1952 ed era stato ordinato sacerdote il 30 maggio 1992.
Aveva iniziato il servizio pastorale come vicario nella parrocchia cittadina di San Giuseppe Operaio; con la stessa qualifica era passato nella parrocchia di San Savino il 15 settembre 1993; il 4 ottobre 1994 il Vescovo lo ha nominato parroco di Farini. Il 3 ottobre 2000 lascia la parrocchia per recarsi in Inghilterra a servizio degli immigrati. Partito il 5 novembre 2000, rientra in diocesi nel dicembre 2001: il 28 novembre 2001 era stato nominato parroco di Caorso. Il 1° ottobre 2003 viene nominato parroco di Vicomarino (Ziano) e amministratore parrocchiale di Albareto. Mi sento di aggiungere solo una cosa. L'avevo conosciuto in San Giuseppe Operaio. Mi aveva fatto una bella impressione.

giovedì 29 dicembre 2011

Africa Mission, emergenza alluvioni

È emergenza alluvione a Namalu, centro situato nella parte meridionale della regione ugandese del Karamoja. L'emergenza, seguita alle forti piogge che nelle ultime settimane hanno colpito, in modo anomalo per la stagione, l'intera area, ha messo in difficoltà in particolare 800 famiglie, tutte provenienti dal villaggio di Okudud. L'Ong piacentina Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, che opera in Karamoja attraverso un progetto di protezione dell'infanzia più vulnerabile finanziato da Unicef, sta intervenendo attraverso il Distretto competente, quello di Nakapiripirit, per garantire la distribuzione degli aiuti alle famiglie alluvionate.
Gli 800 nuclei familiari colpiti dall'alluvione verranno trasferiti nel "Kyerwata resettlement centre", un centro in cui gli sfollati verranno accolti. Altre 430 famiglie, residenti nei villaggi di Nakiloro e Komojoj e nel centro di Namalu, raggiunte in modo meno grave dalla calamità, potranno rimanere invece nelle loro abitazioni, ma saranno aiutate attraverso la distribuzione di cibo, sapone, taniche d'acqua potabile e coperte. Nelle prossime settimane, i volontari dell'Ong piacentina saranno impegnati a garantire che gli aiuti previsti raggiungano tutte le famiglie colpite dall'emergenza.

"Anche per questo Natale - dichiara il direttore di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, Carlo Ruspantini - una situazione di emergenza in una delle aree più povere dell'Uganda ci richiama a un impegno concreto di solidarietà. Chiediamo a tutte le persone di buon cuore di sostenerci in questo intervento urgente. Chi vuole, può fare un'offerta effettuando un versamento sul conto corrente postale intestato a Cooperazione e Sviluppo Ong Onlus n° 14048292, specificando nella causale «Emergenza Namalu». Qualsiasi donazione, anche piccola, contribuirà a ridare fiducia a una popolazione, come quella karimojong, che vive difficoltà enormi, ma che sa offrire anche segni di grande speranza, come hanno testimoniato anche recentemente le centinaia di giovani ugandesi che hanno partecipato alla settimana della pace che abbiamo organizzato, come ogni anno, presso il nostro Centro giovanile di Moroto, in preparazione del Natale. Sono proprio momenti come questo che ci incoraggiano a continuare a lavorare per un futuro migliore per il Karamoja".
Alcuni giorni fa, infatti, quasi 350 ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 25 anni, provenienti da tutti i 7 distretti del Karamoja, oltre che da Lira, Gulu e Soroti e anche dal Kenya, hanno preso parte a una manifestazione dedicata alla pace. L'evento, sul tema "Il dialogo è chiave di pace alla riconciliazione", è stato caratterizzato da un programma molto vario di attività, incentrate sulla tolleranza e messe in atto attraverso dibattiti ma anche momenti di preghiera, svago, sport, musica, danze e teatro. L'iniziativa ha offerto l'opportunità ai giovani di tutta la regione di potersi incontrare, dialogare, stare insieme, pregare e giocare in un clima di pace e fratellanza.


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martedì 27 dicembre 2011

Ambrosio: l'uomo non si rinchiuda nella solitudine

(Is 52, 7-10; Eb 1, 1-6;Gv 1, 1-18)
1. “E il Verbo si fece carne” (Gv 1, 14). Con queste parole, collocate al centro del primo capitolo del suo Vangelo, il cosiddetto prologo, l’evangelista san Giovanni ci introduce nel mistero del Natale, la festa dell’Incarnazione. Il fatto decisivo della storia umana è presentato con questo sobrio annuncio: “E il Verbo si fece carne”. Nella contemplazione del mistero di Dio e dell’uomo con cui Giovanni apre il suo Vangelo, vengono richiamate le prime parole del libro della Genesi: Dio si rivela nella sua grande opera, la creazione del mondo e soprattutto dell’uomo. Questo è il prologo assoluto della storia che è storia di salvezza fin dall’inizio, perché fondata su Dio che si rivela e si dona: Egli è all’origine della vita e pone il suo sigillo creatore sull’uomo e sulla donna, fatti “a sua immagine” e chiamati a vivere nella sua amicizia. Ora la lunga storia della salvezza arriva al suo culmine. Dopo aver parlato in vari modi per mezzo dei profeti, come ricorda la lettera agli Ebrei, ora Dio “ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 2): egli nasce da una donna e pone la sua tenda tra noi. Con parole che richiamano la normalità dell’esperienza umana del nascere, il Verbo eterno, che “era, in principio, presso Dio”, assume la nostra natura umana. Egli che è luce e vita, viene alla luce e alla vita su questa nostra terra.
2. “Veniva nel mondo la luce vera, (…) eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne ne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto” (Gv1,11). Anche in questo caso l’evangelista Giovanni è scarno ma molto efficace nel descrivere il dramma dell’umanità. Già a Betlemme Gesù nasce in una stalla perché nell’albergo non c’è posto per lui. Poi è il suo popolo, preparato dalla predicazione profetica, a non accogliere il Verbo di Dio. Infine è l’intera umanità che attende la Parola ma è poca disposta ad ascoltarla.
Nel profondo del cuore l’uomo cerca Dio e attende la sua benevolenza, la sua vicinanza, il suo amore. Ma quando arriva il momento, quando Dio si manifesta e viene ad abitare tra la sua gente, non c’è posto per Lui. Tutto lo spazio e tutto il tempo sono per altre cose, sono per le proprie cose: non rimane nulla per Dio.
Forse l’uomo del terzo millennio, l’uomo del nostro Occidente, ha pensato di fare un passo in più: rinunciare persino a ogni attesa e costruire un mondo in cui Dio è superfluo. Tanto più di un Dio che si china su di noi e vuole manifestarci il suo amore e donarci la sua salvezza. Questo è il dramma dell’uomo, in particolare dell’uomo di oggi che arriva a rinchiudersi nella sua solitudine, nel suo ristretto orizzonte, nel buio della sua stanza e del suo cuore. Non è questa – lo sappiamo e lo sperimentiamo ogni giorno – la strada della vita e della luce.

3. “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Cari fratelli, riconosciamo la grazia che proviene dall’accogliere Cristo: con Lui e grazie a Lui diventiamo figli di Dio e possiamo vivere come suoi figli. Per questo Cristo è venuto e questo è il senso ultimo della nostra storia umana: diventare in Cristo figli di Dio.
Celebriamo allora la sua nascita, ma riconosciamo che nell’accogliere Lui, noi festeggiamo anche il nostro natale, la nostra nascita come figli di Dio, partecipiamo della vita stessa di Cristo che ha in sé la vita e la luce. Accogliere è il grande verbo della fede cristiana, è il verbo che genera la vita vera, abitata dalla presenza in noi di Colui che è la vita.
Nel Credo professiamo la fede con queste parole: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. L’incarnazione è “per noi uomini e per la nostra salvezza”, per riconciliarci con Dio e farci conoscere la sua benevolenza di Padre, per ridonarci la gioia dell’autentico progetto di umanità che ci conduce a diventare “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4).
La gioia del Natale è destinata a tutto il popolo: “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10). Tutti noi siamo i destinatari della benevolenza del nostro Dio, tutti abbiamo bisogno di luce e di speranza, tutti dobbiamo poter confidare nell’amore di un Dio che è Padre che ci ama. Sono tante le persone, vicine e lontane, che vengono in mente in quanto più bisognose dell’annuncio natalizio: penso a chi fatica e soffre, a chi ha perso il lavoro, ha chi non ha più fiducia, ha chi si è lasciato ingannare dalle cose che luccicano, a chi è solo e disperato. Preghiamo perché la nascita di Gesù Cristo possa portare a tutti la gioia della vita dei figli di Dio, la gioia di una vita nuova, una vita che dalla fede attinge la forza e l’entusiasmo. Preghiamo perché ogni persona che ha accolto e riconosciuto Gesù Cristo, sappia offrire a ogni uomo che incontra ragioni per vivere e per sperare. Amen.

+Gianni Ambrosio, vescovo

Messa di Natale 2011

Ambrosio: il Natale illumini la nostra vita

NATALE DEL SIGNORE, MESSA DELLA NOTTE
(Is 9, 2-4.6-7; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14)

Carissimi fratelli, carissime sorelle

1. Siamo qui perché Qualcuno ci ha chiamati e noi abbiamo risposto, in modo più o meno consapevole. Questo Qualcuno ha un nome, un volto, un cuore. Si chiama Gesù, Dio che salva, il suo volto è il volto del Figlio di Dio, il suo cuore è ricolmo di amore. Egli, il Signore Gesù, ci ha invitati qui perché noi potessimo gioire nel vedere l’amore di Dio per noi ed accogliere la sua benevolenza verso tutti noi. Questa è la grazia e la bellezza del Natale cristiano che ancora una volta ci è dato di celebrare e di vivere facendo memoria della nascita di Gesù a Betlemme. È lui che ci ha chiamati per “porre la sua tenda tra noi” e nei nostri cuori ed invitarci ad accogliere la sua salvezza. Celebriamo allora la memoria della nascita di Gesù a duemila anni di distanza, ma quell’evento non è solo una memoria significativa ma è una presenza viva e attuale: riviviamo con stupore in questa notte santa il mistero della nascita di Gesù e insieme viviamo con gioia il mistero della nostra rinascita. Il Figlio eterno di Dio, fatto uomo nel grembo di una donna, è il nostro salvatore: è venuto per liberarci dall’oscurità, dalle tenebre, dal male e donarci la luce, la grazia e la forza di una vita nuova, una vita redenta, la vita dei figli di Dio. Ci mettiamo ancora una volta in ascolto della Parola di Dio che è stata proclamata con l’atteggiamento di meraviglia, di lode e di preghiera di Maria, di Giuseppe e dei pastori.

2. Il profeta Isaia ci parla di un “popolo che camminava nelle tenebre”. La difficile situazione storica del popolo di Israele descritta dal profeta vale anche per noi oggi: le difficoltà, l’incertezza, l’oscurità segnano la nostra vita odierna. Isaia annuncia che “il popolo vide una grande luce” e questa luce viene dalla nascita di un figlio che ha titoli regali ed è portatore di pace: “Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (…), il suo nome sarà Principe della pace”.
L’annuncio di Isaia si compie nella nascita di Gesù: egli è la speranza dell’umanità e di ciascuno di noi. Siamo chiamati a fare nostra la gioiosa professione di fede dell’apostolo Paolo: “è apparsa la grazia (la benevolenza) di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini”. È apparsa e si è manifestata la benevolenza di Dio nella fragilità del Bambino che nasce a Betlemme. “Egli – prosegue Paolo – ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità”. Guardando il volto di quel Bambino, diciamo anche noi con gratitudine: “ha dato se stesso per noi”. Il Figlio di Dio si fa uno di noi per donare se stesso per noi come nostro salvatore.

3. Il racconto evangelico della nascita di quel bambino appare scarno, ma l’evento è inaudito. Ci troviamo sconcertati di fronte al modo con cui Dio manifesta il suo amore e guida la storia dell’umanità. Nel cuore della notte, Dio si fa vicino a noi e nel dono dell’Emmanuele fa risplendere la luce per tutta l’umanità. “Non temete”, dice l’angelo del Signore ai pastori: “ecco vi annunzio una grande gioia (…), oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Sono convinto che l’invito a “non temere” è oggi particolarmente prezioso per tutti noi, pieni di paura non solo di fronte alle sofferenze e alle difficoltà, ma anche di fronte a Dio e alla sua benevolenza. Questa paura ci rende sospettosi e diffidenti. Pensiamo con molta presunzione di salvarci da soli, con la forza delle nostri mani e delle nostre opere. Pensiamo di poter riporre ogni fiducia nelle cose che passano, che difendiamo a denti stretti. Ma Dio non vuole incuterci timore, vuole invece donarci fiducia e speranza. Egli viene in nostro aiuto donandoci il Salvatore che ci libera dal male e ci rende capaci di vivere come suoi figli.

4. Cari fedeli, anche noi, come i pastori, affrettiamoci verso quel “bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. Nel segno fragile di quel Bambino, Dio ci assicura il suo amore, la sua presenza. Possiamo allora riprendere il nostro cammino con l’entusiasmo della fede, con la luce della speranza, con la forza dell’amore: grazie a quel Bambino, ci riconosciamo figli nel rapporto con il Padre che ci ama e ci riconosciamo fratelli di ogni essere umano, tutti amati da Dio. Questa è la prospettiva luminosa in cui tutta la storia, personale e sociale, può essere vissuta come storia di vita e di speranza, anche nella svolta epocale cui ci sta costringendo l’attuale crisi economico-finanziaria ed etica. Nel mistero del Natale, troviamo le ragioni per vivere e per sperare, troviamo la luce per illuminare il nostro cammino. Accogliamo questo mistero con la semplicità dei pastori e con la fede disponibile di Maria, la Madre. Sia proprio Lei a prenderci per mano e ad accompagnarci a Cristo per farci incontrare personalmente con lui e trovare in lui la nostra unica salvezza e il principio della nostra gioia e della nostra speranza. Sia questo, carissimi fedeli, per tutti noi e per le nostre famiglie l'augurio più bello per il nostro Natale cristiano. Amen.

+Gianni Ambrosio, vescovo

Messa della notte di Natale 2011

sabato 24 dicembre 2011

Sia un Natale di buone relazioni

A tutti i piacentini esprimo il mio augurio natalizio con il canto degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”. Aggiungendo subito che Dio ama tutti gli uomini. Quel bimbo che nasce a Betlemme viene a condividere la nostra vita umana per farci condividere la vita di Dio. Un dono offerto a tutti, un dono che apre la strada della vita e della salvezza. L’angelo annuncia: “Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Quel bambino che è nato ci assicura che Dio ci ama. Allora la gloria dei cieli e la pace sulla terra si intrecciano, si fondono: vi è ormai un’unica storia, una storia aperta che ha una direzione di marcia, una destinazione precisa, un compimento in colui che è disceso dal cielo per noi.

Per questo auguro di saper accogliere il mistero che si rivela attraverso il segno fragile di un bimbo che viene alla luce per condurci alla pienezza della luce. Lasciamoci coinvolgere dalla sorprendente iniziativa di Dio che vuole donarsi a noi accogliendoci come figli amati e benedetti. E la serenità quasi spontanea che sgorga dal cuore accolga quella pace che viene dall’alto e porti speranza e fiducia.

Abbiamo bisogno di luce, di coraggio, di speranza in questi tempi difficili. Non è il caso di ricordare ciò che viene continuamente ripetuto e ciò che quotidianamente sperimentiamo: difficoltà, crisi, mancanza di fondi, precarietà del lavoro, futuro incerto. Quanti volti preoccupati, quante situazioni difficili, quanti cuori stanchi. Per molte famiglie e per molti giovani il lavoro che è venuto meno non offre garanzie per il futuro. Per la condizione di solitudine e di malattia tanti anziani sono in difficoltà. La lista è lunga: ciascuno mette in risalto la propria situazione e le proprie ragioni che sembrano tarpare le ali della speranza.

Ma non stona l’augurio di Natale, anzi. Quel bimbo che nasce a Betlemme non ha trovato posto nell’alloggio. C’è un drammatico realismo in quella nascita che non offusca la gioia del sentirci amati e non interrompe il cammino della storia verso la luce e la salvezza. Un realismo salutare per noi immersi nel nostro oggi, nel travaglio del nostro tempo. Ci spinge a non chiuderci in noi stessi: dobbiamo invece aprirci e aiutarci perché tutti possano trovare un posto. Ma dobbiamo anche convincerci che sono molte le illusioni da abbandonare. Va smascherata l’idea che più si ha e più si è felici. Non è vero che più si consuma e più si è appagati. Riscopriamo altre verità degne dell’uomo, alla luce di quel bambino che non ha trovato posto. I beni relazionali, la qualità delle relazioni interpersonali in famiglia, nei luoghi di lavoro, nella società civile, sono assai più preziosi di altri beni e concorrono decisamente ad aumentare la nostra felicità. Forse varrebbe la pena, contemplando quel bambino che nasce in una mangiatoia, osservare i nostri bambini che non cercano solo i giocattoli ma anche – e soprattutto – le buone relazioni, con i propri genitori, con i fratelli, con i compagni. La preferenza del bene di tutti al lusso di pochi, la sostenibilità del tenore di vita, la solidarietà creativa, la gestione dei nostri bilanci personali e comunitari, lo stile con cui vengono organizzati eventi di diverso genere: anche qui la lista è lunga e ognuno può trovare qualcosa da rivedere perché tutti possano sentirsi accolti e amati, perché ciascuno di noi sappia contribuire ad una società capace di amare.

Per questo l’augurio che desidero rivolgere a tutti è che la nascita di Gesù – è lui il festeggiato, ma con lui siamo tutti noi – porti nei vostri cuori, in ogni casa e in ogni comunità, la volontà e la forza di superare la tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, dell’indifferenza. Susciti in ognuno l’impegno a unire le forze per aprire vie nuove in ogni ambiente di vita: in famiglia, in parrocchia, nel mondo del lavoro, nella società. Sapendo che non siamo mai soli: Gesù è l’Emanuele, il Dio con noi. Buon Natale a tutti!

vescovo Gianni Ambrosio

mercoledì 21 dicembre 2011

Morto don Giovanni Carpanese

E’ morto questa mattina a Chiavari don Giovanni Carpanese.
Nato a Santo Stefano d’Aveto (località in provincia di Genova e in diocesi di Piacenza-Bobbio) il 12 giugno 1928. Ordinato sacerdote a Bobbio dal vescovo mons. Zuccarino il 12 giugno 1954, ha svolto per un paio d’anni il servizio pastorale come curato a Romagnese per assumere poi la guida, come parroco, della parrocchia di Cerreto. Nel 1959 è stato nominato parroco di Zerba dove è rimasto fino al 1996, quando si è ritirato nel suo paese d’origine per motivi di salute.