«Quelle serate di studio a casa del cardinale... eravamo in sette-otto, io insegnavo alla Facoltà Teologica. Ci chiamava per affrontare varie questioni, ad esempio prima di scrivere una lettera pastorale». Monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, ricorda così il cardinale Carlo Maria Martini. Erano i primi anni Ottanta e Martini era appena stato nominato arcivescovo di Milano. Ambrosio era docente alla Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, con sede a Milano. «Ci chiamava a cena - ricorda - e stavamo con lui fino al massimo alle dieci meno cinque. Martini su questo era inflessibile: diceva che dalle 10 di sera in poi scattava il tempo del diavolo e a quell'ora si metteva a pregare».
La conoscenza tra il cardinale Martini e il vescovo di Piacenza-Bobbio risale tuttavia a diversi anni prima, quando Ambrosio era giovane seminarista a Roma e Martini giovane prete laureando con una tesi sul papiro Bodmer e il Vangelo di Giovanni. «Martini era di Torino, io di Vercelli, ci trovavamo agli incontri regionali» ricorda Ambrosio che in seguito dovette leggersi un discreto numero di pubblicazioni in tedesco sulla New Age, invitato proprio da Martini. «Mi chiamò - racconta - e mi disse che in una libreria in Germania aveva visto il tal libro sulla New Age. Sapeva che mi stavo occupando del fenomeno e volle egli stesso approfondire l'argomento». «E' questo un piccolo esempio - sottolinea - di quello che era Martini: un uomo attento all'ascolto, attento ai problemi del mondo e aperto al dialogo».
Una persona anche molto timida e schiva. «Riuscii tuttavia a fargli accettare la laurea honoris causa in Scienze della comunicazione - ricorda con soddisfazione il vescovo -. Mi confidò che ne aveva rifiutate tante di lauree, ma questa era della Cattolica».
Anche dopo il ritiro a Gerusalemme l'amicizia tra Martini e Ambrosio è proseguita a distanza. «Era finita l'Intifada - evidenzia il presule - e Martini voleva che riprendessero i pellegrinaggi in Terra Santa. Mi scrisse un biglietto di pugno che affissi alla bacheca della Cattolica di cui intanto ero diventato assistente generale. Di lì a poco partimmo con un bel gruppo verso la Terra Santa suggellando la ripresa dei pellegrinaggi. Martini ci accolse a Gerusalemme e stette con noi oltre un'ora e mezza». L'ultimo contatto diretto con il cardinale fu nel dicembre del 2007 quando Martini scrisse un biglietto di auguri per la nomina di Ambrosio a vescovo di Piacenza-Bobbio. «Con la morte del cardinale Martini - si dice convinto Ambrosio - la Chiesa perde un grande uomo di Dio, un maestro di spiritualità».
Federico Frighi
03/09/2012 Libertà
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martedì 4 settembre 2012
lunedì 3 settembre 2012
Martini, quegli incontri segreti a Podenzano con Casaroli
La scomparsa del cardinale Carlo Maria Martini ha suscitato commozione e cordoglio anche a Piacenza, a partire dalle Pianazze, dove il porporato è stato ricordato nelle preghiere durante il convegno pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio. L'ultima presenza piacentina del cardinale Martini risale al febbraio del 2003 a Castelsangiovanni per il quinquennale della morte del cardinale Agostino Casaroli. Martini e Casaroli erano legati da una profonda amicizia tanto che in passato quando il cardinale Segretario di Stato si trovava nel Piacentino, veniva raggiunto da Martini in quel di Podenzano, dove Casaroli era ospitato, per colloqui privatissimi. In Piacenza città il cardinale Martini venne nel 1992, quando tenne una lezione e celebrò una messa all'Università Cattolica di San Lazzaro.
A Castelsangiovanni Martini venne invitato nel 2003 dal vescovo Luciano Monari e dall'allora parroco don Giuseppe Illica, oggi vicario generale. Il cardinale, facendo sue le parole di Casaroli - "credere nel dialogo" -, ruppe a Castelsangiovanni il suo silenzio "sabbatico", per lanciare un messaggio di pace. Lo fece di fronte a numerose autorità castellane e piacentine nel foyer del Teatro Verdi. «Credendo contro ogni evidenza nel dialogo - disse - sentiamo Casaroli presente anche oggi, in un momento in cui bisogna credere nel dialogo contro ogni evidenza e paura».
Casaroli, proseguì il cardinal Martini «soffrirebbe di questo vicolo cieco in cui ci troviamo ma sono certo che lui si rallegrerebbe per l'immenso anelito di pace che sta pervadendo il mondo intero». Ancora: «Col suo acume storico e politico Casaroli coglierebbe le possibili ambiguità e andrebbe a fondo di tutta questa situazione, confusa, pericolosa nella quale ci troviamo. Apprezzo ancora di più tutto questo, perché vivendo a Gerusalemme sono in un luogo particolarmente caldo e sensibile».
Proprio in considerazione della sua stima per Casaroli, Martini aveva deciso di interrompere il silenzio che si era imposto da quando lasciò l'arcidiocesi di Milano. «Rompo il mio silenzio sabbatico - precisò - mi sono ritirato e non ho più fatto interventi pubblici ma, su invito del vescovo Luciano Monari, che da tanto conosco perché è stato mio allievo, mi sembrava giusto rendere omaggio a questa figura che ho tanto stimato e che ho potuto incontrare in tante occasioni. Anche in momenti difficilissimi nella storia della chiesa e per lui, ha agito con grande nobiltà d'animo».
fed. fri.
1/9/2012 Libertà
A Castelsangiovanni Martini venne invitato nel 2003 dal vescovo Luciano Monari e dall'allora parroco don Giuseppe Illica, oggi vicario generale. Il cardinale, facendo sue le parole di Casaroli - "credere nel dialogo" -, ruppe a Castelsangiovanni il suo silenzio "sabbatico", per lanciare un messaggio di pace. Lo fece di fronte a numerose autorità castellane e piacentine nel foyer del Teatro Verdi. «Credendo contro ogni evidenza nel dialogo - disse - sentiamo Casaroli presente anche oggi, in un momento in cui bisogna credere nel dialogo contro ogni evidenza e paura».
Casaroli, proseguì il cardinal Martini «soffrirebbe di questo vicolo cieco in cui ci troviamo ma sono certo che lui si rallegrerebbe per l'immenso anelito di pace che sta pervadendo il mondo intero». Ancora: «Col suo acume storico e politico Casaroli coglierebbe le possibili ambiguità e andrebbe a fondo di tutta questa situazione, confusa, pericolosa nella quale ci troviamo. Apprezzo ancora di più tutto questo, perché vivendo a Gerusalemme sono in un luogo particolarmente caldo e sensibile».
Proprio in considerazione della sua stima per Casaroli, Martini aveva deciso di interrompere il silenzio che si era imposto da quando lasciò l'arcidiocesi di Milano. «Rompo il mio silenzio sabbatico - precisò - mi sono ritirato e non ho più fatto interventi pubblici ma, su invito del vescovo Luciano Monari, che da tanto conosco perché è stato mio allievo, mi sembrava giusto rendere omaggio a questa figura che ho tanto stimato e che ho potuto incontrare in tante occasioni. Anche in momenti difficilissimi nella storia della chiesa e per lui, ha agito con grande nobiltà d'animo».
fed. fri.
1/9/2012 Libertà
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