sabato 14 maggio 2011
Missione popolare, tocca ai ragazzi
Domenica 15 maggio le parrocchie e i Vicariati della diocesi ospiteranno la Missione popolare dei ragazzi il cui slogan riprende il tema generale della Missione: “Coraggio sono io. Non abbiate paura!” (Mt 14, 22-33). Ogni Vicariato seguirà un proprio programma; in alcuni casi l’incontro inizia nelle unità pastorali e si conclude nel Vicariato, in altri si svolge direttamente a livello di Vicariato.
Vicariato Piacenza: la Missione popolare dei ragazzi si apre nel pomeriggio con un primo momento di attività legata al tema della cittadinanza, vissuto nell’Unità pastorale o in parrocchia. Dopo la cena al sacco verrà vissuto il secondo momento con il ritrovo alle ore 19.45 per i ragazzi di tutto il Vicariato al santuario di S. Maria di Campagna dove è prevista l’accoglienza e la veglia missionaria con il Vescovo.
Vicariato Val d’Arda: il vicariato si da appuntamento dalle 15 alle 19 all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, qui verranno svolte le varie attività, si farà merenda insieme e seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Val Nure: il vicariato si da appuntamento dalle 15.30 alle 19.30 all’Oratorio di San Giorgio Piacentino, qui verranno svolte le varie attività, si farà merenda insieme e seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Media Bassa Val Trebbia e Val Luretta: appuntamento alle 16.30 nelle varie Unità Pastorali per la prima parte di attività; ritrovo di tutto il Vicariato a Pieve Dugliara dalle 19: qui si incontreranno per vivere il momento della cena e della veglia missionaria.
Vicariato Val Tidone: il vicariato si da appuntamento dalle 16 alle 20 all’istituto Don Orione di Borgonovo; qui verranno svolte le varie attività, si cenerà insieme; seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Alta Val Trebbia Bobbio, Oltrepenice: il Vicariato si incontra dalle 16 alle 20 all’oratorio di Bobbio, qui verranno svolte le varie attività, la veglia missionaria e si concluderà poi con la cena.
Vicariato Val Ceno Val Taro: l’appuntamento con la Missione dei ragazzi è stato spostato all’11 giugno nel pomeriggio al Seminario di Bedonia.
Sono in programma diversi momenti. Si lavorerà in primo luogo per imparare a “edificare collaborando” sul tema della cittadinanza. Dopo la visione di un video di presentazione del brano del Vangelo di Matteo (Mt 14, 22-33), su cui è incentrato l’incontro, verrà proposto a bambini e ragazzi un gioco ispirato al concetto di cittadinanza. Attraverso l’analisi di parole chiave quali accoglienza, dialogo, cooperazione, rispetto, solidarietà e bene comune, saranno guidati alla costruzione di un oggetto-segno. Insieme ragioneranno su ogni parola e la useranno per realizzare pezzo per pezzo, come si fa nei puzzle, la figura di una grande barca.
Le barche saranno anche simbolo delle varie Unità Pastorali, collocate sul palco a significare la composizione del Vicariato, concetto ancora molto distante dai ragazzi.
Le barche, spinte dal vento dello spirito, saranno segno, insieme al cartellone con la scritta “sei tu?” e alle lanterne di “io sono la luce del mondo” del cammino percorso quest’anno dai ragazzi tra affettività, fragilità e cittadinanza.
Dopo la cena al sacco (o la merenda, in altri casi, a seconda degli orari) avrà inizio nei diversi luoghi la Veglia missionaria, nella quale i ragazzi ripercorreranno, attraverso il brano di Matteo 14, 22-33, le tappe della preparazione.
Il momento conclusivo prevede il saluto e l’invio missionario ai ragazzi da parte del vescovo mons. Gianni Ambrosio, che sarà presente nel Vicariato cittadino e giungerà a tutti gli altri attraverso un videomessaggio.
Al termine dell’incontro sarà fatto dono ai partecipanti di un segnalibro su cui è riprodotta la preghiera del Padre Nostro, al centro del cammino della Missione in questo anno, accompagnato dalla Benedizione di Aronne.
martedì 11 gennaio 2011
La Missione Popolare regge il colpo
Carissimi confratelli nel sacerdozio, carissimi fratelli e sorelle,
1. Il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano è un avvenimento grande e carico di profondo significato, un’ulteriore manifestazione – epifania – di Gesù che suscita anch’essa sorpresa, stupore e grande gioia.
Gesù si reca al Giordano per ricevere il battesimo da Giovanni Battista che, nella sua predicazione, invita alla conversione e annuncia che “il regno dei cieli è vicino” (Mt 3, 2). Il primo gesto di Gesù sulla scena pubblica non è un gesto di guarigione e neppure di insegnamento, ma di piena solidarietà con gli uomini peccatori. Gesù è “l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29), “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 10), fino ad immergersi nelle acque del Giordano, manifestando in questo modo l’amore di Dio che non lascia gli uomini in balìa del peccato e della morte. In Gesù, solidale con l’umanità bisognosa di vita nuova, si mostra il volto del Dio vicino, il volto del Dio che ci fa dono della sua stessa vita.
Così il regno dei cieli si è fatto vicino, anzi è sceso in mezzo a noi, è dentro di noi. Lo sconcerto, anzi lo scandalo, del Battista è grande e netto è il suo rifiuto: “Giovanni voleva impedirglielo, dicendo: io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Il Battista non comprende quella presenza di Gesù in mezzo ai peccatori che fanno la fila in attesa del battesimo di penitenza: come può essere Messia e Salvatore chi si confonde con coloro che hanno bisogno di conversione? Il Battista allora propone il rovesciamento delle parti: “io ho bisogno di essere battezzato da te”. Ma Gesù risponde: “lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
La difficile risposta di Gesù si basa sulla parola “giustizia”. Ma nel gesto dell’immersione nell’acqua possiamo subito coglierne il senso. Quel gesto è il segno della disponibilità di Gesù ad essere il servo obbediente di Dio che carica su di sé “le nostre sofferenze e iniquità” (cf Is 53, 4-5). Così annunciava il profeta Isaia e l’evangelista Matteo vede compiersi questo annuncio in Gesù, venuto a prendere su di sé tutto il peccato del mondo per liberare l’uomo e rigenerarlo alla vita nuova. “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia, (…), e ti ho stabilito come alleanza” (Is 42, 6): è la missione del servo su cui il Signore “ha posto il suo spirito”. Ma questo servo “non griderà né alzerà il tono, (…) non spezzerà una canna incrinata” (Is 42, 1-2). È lo stile della missione del servo “chiamato per la giustizia” (Is 42, 6). Una missione grande, ma attuata con uno stile umile, povero, debole: “non spegnerà (neppure) uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42, 3).
2. Quando Gesù risale da quell’acqua, “si aprono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come colomba su di lui. Ed ecco una voce dal cielo:“Questi è il Figlio mio, l’amato” (Mt 3, 16-17). Sulle rive del Giordano avviene l’incontro tra il cielo e la terra, tra Dio e gli uomini: l’amore di Dio è più forte del peccato e nella solidarietà di Gesù con il popolo bisognoso di perdono si manifesta la giustizia misericordiosa di Dio. Nella visione dello Spirito che scende su di lui e nella voce del Padre che trova il suo compiacimento e la sua gioia nel Figlio, Gesù è rivelato nella sua identità e confermato nel suo ministero.
Anche noi, insieme all’apostolo Pietro, siamo invitati a renderci conto che Gesù di Nazaret, “consacrato nello Spirito e potenza”, “è il Signore di tutti” (At 10, 34-38). E in Lui, nel Figlio, anche ciascuno di noi diventa, mediante il battesimo, figlio del Padre: quella voce dal cielo è rivolta a ciascuno di noi. In comunione con Gesù che accoglie su di sé lo Spirito Santo, anche su ciascuno di noi scende e dimora lo Spirito Santo. È grazie allo Spirito che possiamo gridare: “Abba, Padre” (cf Rom 8,15).
3. Carissimi fratelli e sorelle, lo scorso anno in questa festa del battesimo di Gesù abbiamo iniziato l’avventura della Missione Popolare fidandoci di Gesù e del suo invito: “Prendi il largo”. Vogliamo oggi ringraziare il Signore perché, pur nella fatica, ci siamo resi conto di essere un popolo in cammino, una Chiesa in pellegrinaggio verso Gerusalemme. Ci sono stati fratelli ed amici che hanno condiviso la speranza del nostro viaggio missionario. Contemplando l’icona della visita di Maria ad Elisabetta, ci siamo presi cura della fede gli uni degli altri, abbiamo gioito condividendo il Vangelo e ravvivato il desiderio di renderlo vivo, attuale, parlante per noi e per i fratelli.
Anche la nostra ripartenza in questo secondo anno può apparire faticosa: i timori non mancano. Ma ascoltiamo con fiducia il nuovo invito di Gesù: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Ascoltiamolo come rivolto a ciascuno di noi e all’intera nostra comunità ecclesiale, invitata a ricuperare la sua dignità battesimale, a valorizzare la corresponsabilità, a promuovere vocazioni e ministeri nella comunità. Ed ascoltando l’invito, accogliamo l’esempio di Gesù: seguiamo lui che non ha paura di immergersi nelle acque del Giordano insieme agli uomini bisognosi di senso, di perdono e di amore. Così possiamo scoprire che Lui è la “parola” che dà senso alle nostre parole e alle nostre esperienze umane fondamentali. Così possiamo ascoltare la parola di Dio e la parola dell’uomo, e possiamo invocare insieme, nell’ospitalità e nell’amicizia, la benedizione di Dio che illumina, conforta, rianima, ben sapendo per esperienza che il Vangelo di Gesù abbraccia tutto l’umano e porta a verità i desideri più veri del cuore dell’uomo.
Lasciamoci condurre dallo Spirito. Il suo soffio è libero, i suoi doni sono molteplici e arrivano a noi in forme inaspettate. Ma riconosciamo che lo Spirito Santo ci precede con la sua azione nel cuore degli uomini, in quanto è già presente e operante nelle più diverse esperienze e realtà. Vale la pena di ricordare la felice espressione adottata da alcuni padri della Chiesa per parlare della verità che si manifesta in forme diverse: “semina Verbi”, i semi o i germi di verità del Verbo, riflessi della luce di Cristo “che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). Cerchiamo insieme queste tracce del Verbo che lo Spirito ha già impresso nelle storie e nel cuore degli uomini. Così, seguendo il Signore Gesù, benedetti dal Padre, animati e illuminati dallo Spirito, troviamo nelle esperienze della vita umana l’alfabeto per comporre le parole con le quali dire a noi e al mondo l’amore di Dio e la bellezza di essere suoi figli, battezzati in Cristo Gesù.
4. “Coraggio, sono io. Non abbiate paura”. Iniziamo con questo invito di Gesù e con la consegna della sua e nostra preghiera, il Padre Nostro, il secondo anno della Missione Popolare. Così possiamo sentirci figli amati e possiamo aiutarci a vivere come figli di Dio. Lo Spirito Santo ci assicuri la luce per vedere sempre quel cielo aperto su di noi e su tutti gli uomini e ci doni il coraggio per rispondere alla nostra vocazione di discepoli di Gesù e di missionari del suo Vangelo.
La Vergine Maria, umile serva del Signore, docile alla voce dello Spirito, dolce madre di tutti noi, accolga l’offerta della vostra diaconia, la metta nelle mani del suo Figlio Gesù, perché diventi piena di umile gratuità per rendere al Vangelo il servizio missionario dell’annuncio gioioso. Amen.
+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
Parte domenica in Duomo il secondo anno della Missione Popolare della diocesi di Piacenza-Bobbio. La solenne celebrazione (inizio ore 16) sarà officiata dal vescovo Gianni Ambrosio e avrà nella consegna del libro del Padre Nostro ai delegati delle Unità pastorali uno dei suoi momenti più suggestivi. A spiegare le peculiarità di questa seconda fase di quello che il vescovo Ambrosio ha più volte definito il "cantiere dello spirito" è il vicario espiscopale per la pastorale, monsignor Giuseppe Busani, da poco anche parroco di San Sisto. «La caratteristica del secondo anno di Missione è quella di far percepire il Vangelo - spiega - come una risorsa buona per tutti gli ambiti di vita che noi sperimentiamo come i più decisivi: dalle affettività alle relazioni interpersonali, dalla fragilità al dolore, alla malattia, dalla cittadinanza alle relazioni civili e sociali». «Sono gli ambiti sui quali porremo l'attenzione perchè ci sembrano gli ambiti di vita decisivi - continua monsignor Busani -. Se il primo anno di Missione ha visto come tema quello della familiarità orante con il Vangelo, oggi il secondo anno vede la vicinanza del Vangelo alla vita umana e avremo come riferimento la preghiera del Padre Nostro, uno degli elementi costitutivi della vita cristiana».
Se lo scorso anno venne donato ai rappresentanti delle 39 Unità pastorali in cui è divisa la diocesi l'evangeliario della Missione, quest'anno verrà consegnato il libro del Padre Nostro. Il Pater, così come è chiamato, sarà un oggetto artisticamente prezioso con la copertina curata dal piacentino Giorgio Milani. «Un libro con preghiere in cui invochiamo benedizione di Dio sulle situazioni umane di sofferenza e dolore - sottolinea Busani - ma un libro in cui troveremo anche motivo di benedire Dio per le situazioni in cui il bene c'è già, benedizioni discendendi e ascendenti insomma». La suddivisione del libro del Padre Nostro in tre parti viene a spiegare ancora meglio i punti toccati dalla Missione Popolare: Padre Nostro (le relazioni), Venga il tuo Regno (la cittadinanza), Liberaci dal male (la sofferenza e il dolore). Ogni sezione sarà divisa in sei preghiere per un totale di 18 benedizioni, nove ascendenti e nove discendenti. Nelle settimane successive alla cerimonia di domenica il libro sarà distribuito sotto forma di sussidio a tutte le famiglie della diocesi che lo vorranno.
Durante la Quaresima quattro saranno i momenti forti (i cosiddetti "quaresimali") con altrettanti testimoni del Vangelo. Incontri pubblici in Duomo il 17 marzo con madre Ignazia Angelini (badessa del monastero di Viboldone), il 24 marzo con la pedagogista Paola Bignardi, il 31 marzo con il teologo Pierangelo Sequeri, il 7 aprile con Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.
Federico Frighi
04/01/2011
giovedì 9 settembre 2010
La lettera del vescovo per il convegno pastorale: non abbiate paura
1. All’origine del pellegrinaggio, sta un invito: “Andiamo a Gerusalemme!”. Non sempre la prima reazione è di gioia, come afferma il salmo 122: “Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore!”(122, 1). Spesso prevale l’esitazione davanti alla prospettiva di mettersi in cammino: vengono in mente molti interrogativi, ci assalgono anche molti dubbi. D’altronde il pellegrinaggio è sempre una scommessa che interpella la nostra fede e mette a prova le nostre forze davanti alle fatiche, prevedibili e imprevedibili. Poi, finalmente, arriva la gioia, quando il cammino è ormai intrapreso e, più ancora, quando si sta per concludere: “Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte, Gerusalemme!”(versetto 2). Gli antichi pellegrini che si recavano – e si recano numerosi anche oggi – a Santiago di Compostela hanno chiamato ‘monte del gozo’, monte della gioia, la collina che, a cinque chilometri da Santiago, consente di intravedere i campanili della grande basilica di san Giacomo apostolo.
Noi non siamo giunti al monte della gioia, ma abbiamo intrapreso il pellegrinaggio della Missione popolare nonostante le perplessità e le esitazioni. Un cammino iniziato e proseguito nella fiducia in Gesù che ci invita dicendo: “Prendi il largo”. L’avventura della Missione, anche se appena iniziata, ci consente di avere in noi un po’ di quella gioia espressa dall’orante del salmo 122. Dopo un anno di cammino, a tratti anche faticoso ma sempre avvincente, possiamo riconoscere con cuore grato che lo Spirito Santo ha soffiato: molti hanno accolto l’invito e così abbiamo camminato insieme. Ne valeva la pena: è stata un’esperienza bella, motivo di speranza per il futuro delle nostre comunità. C’è un popolo in cammino, c’è una Chiesa in pellegrinaggio verso Gerusalemme, ci sono fratelli ed amici che condividono la fatica e la bellezza del viaggio missionario. Altri potrebbero essere invitati e unirsi al cammino: Gerusalemme è la casa del Signore, è la casa di tutti.
2. Per il secondo anno della Missione, ascoltiamo con rinnovata fiducia l’invito di Gesù: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.
La Missione passa da qui: è un compito che supera le nostre scarse capacità e tuttavia possiamo andare avanti, riconoscendo che non siamo soli ma accompagnati da Colui che è presente e ci invita a vincere la paura. Se i primi passi della Missione sono stati una gioiosa sorpresa, proseguiamo il nostro cammino riconoscendo che lo Spirito del Signore Gesù ci precede, ci accompagna, ci sostiene. La Missione rinnova il mistero della Pentecoste che continua nella storia della Chiesa: per vivere e operare la Chiesa ha sempre bisogno del soffio Spirito Santo, come una barca a vela ha bisogno del soffio del vento per navigare.
Nel primo anno della Missione popolare abbiamo potuto gustare, attraverso i ritiri di zona, la bella, buona e gioiosa notizia che è il Vangelo di Gesù. Una notizia che è vita e luce, una parola che è speranza e salvezza. La gioiosa riscoperta di questa notizia sempre nuova e affascinante ci sospinge a non trattenerla per noi, ma a trasmetterla, a condividerla, a donarla. Non in modo astratto ma esistenziale: la parola di Gesù offre scorci stupendi di altri orizzonti, restituisce a ogni persona la sua libertà ed integrità, assicura il perdono che rinnova l’esistenza, aiuta a vivere con senso pieno quelle esperienze umane fondamentali che segnano la vita di ogni persona. Sentiamo perciò urgente il compito di rendere accessibile a tutti la buona notizia, partendo proprio da ciò che tutti viviamo.
3. Sappiamo di avere un Padre che non abbandona i suoi figli e che ci ama come siamo: ma non vuole lasciarci come siamo, perché desidera donarci un cuore nuovo, un cuore capace di abbracciare la vita stessa nella sua vastità e bellezza.
Sappiamo che lo Spirito non cessa di soffiare e di gridare nel cuore di tutti: “Abbà, Padre” (Rm 8, 15). Vogliamo ascoltare questo grido del nostro cuore e del cuore dei nostri compagni di viaggio.
Il Vangelo di Gesù abbraccia tutto l’umano, porta a verità il desiderio del cuore dell’uomo, libera la vita da quelle paure che la comprimono e la distolgono dalla verità, dalla pienezza. Quando il Vangelo incontra l’uomo, il cuore è trasformato in cuore di figlio. Quando la vita incontra il Vangelo, la vita diventa più grande, capace di accogliere il Dio che si è fatto vicino. Quando si fa esperienza della parola di verità i legami profondi e vitali diventano luminosi, veri. Allora scopriamo la grandezza del dono del Vangelo: l’aiuto gratuito di Gesù viene riconosciuto come insostituibile, la fede è percepita come cammino praticabile, la vita è vissuta come dono.
Da questi atti di fiducia riceve senso e slancio la Missione popolare come movimento di testimonianza e di proposta. Ma anche di ospitalità e di accoglienza di ogni persona. Le diverse esperienze rendono unica, in un certo senso, la storia di ognuno di noi. Ma tutti ci ritroviamo compagni di strada, con il medesimo carico di domande e con il bisogno di luce quando affrontiamo la sofferenza, quando viviamo l’esperienza dell’amore, quando ci impegniamo per una vita civile più autentica.
4. Le relazioni interpersonali, il dolore, l’impegno di cittadini nella comunità sono dimensioni costitutive del vivere umano e rivelatrici di senso. Eppure, paradossalmente, molte persone, proprio nel contatto vivo, e a volte anche drammatico, con queste realtà, si sono smarrite, hanno perso la luce del Vangelo, si sono sentite distanti dalla comunità cristiana. Queste esperienze non possono essere lasciate a se stesse, perché significherebbe abbandonare l’uomo a se stesso, con il rischio che sopprima quel suo desiderio di cose grandi. Prestiamo attenzione a queste dimensioni perché sono vissute da tutti e perché coinvolgono la persona nella sua realtà quotidiana, come ha recentemente indicato il Convegno ecclesiale di Verona e come mostra anche la scelta dei Vescovi italiani di dedicare gli Orientamenti pastorali del prossimo decennio al tema dell’educazione. Senza trascurare le dimensioni fondamentali dell’esperienza ecclesiale (liturgia, Vangelo e carità), vogliamo mettere l’accento sugli snodi fondamentali della vita umana, sottolineando quei passaggi di vita che chiamano in causa la fede con maggiore forza ed intensità. Il Vangelo trova nel cuore della vita la sua casa e il suo dinamismo e la vita trova nel Vangelo la luce e la salvezza. In linea con tale scelta di stile pastorale, la nostra Diocesi in questo secondo anno di Missione concentrerà la sua attenzione sui legami affettivi, sull’esperienza del limite e sulla questione della cittadinanza. Questo comporta un passaggio dalla proposta organica del contenuto della fede all’accoglienza dell’esistenza umana, colta nei suoi passaggi fondamentali e illuminata dalla luce del Vangelo. Proprio questo passaggio caratterizza il cammino della Missione che vuole aprire la nostra pastorale ordinaria alla dimensione missionaria. Le nostre comunità ecclesiali si dispongono ad un esercizio concreto di ascolto sia della parola di Dio sia delle parole dell’uomo. Così, con l’aiuto dello Spirito, intendiamo realizzare il secondo anno della nostra Missione, che trova proprio nelle esperienze della vita umana l’alfabeto per comporre le parole con le quali dire a noi e al mondo l’amore di Dio e la bellezza del nostro essere figli di questo Padre che ci ama.
+ Gianni Ambrosio, vescovo
Piacenza, 9 settembre 2010
giovedì 22 aprile 2010
Missione Popolare due, verso il secondo anno
MISSIONE POPOLARE DIOCESANA:
VERSO IL SECONDO ANNO
‘HO CREDUTO, PERCIÒ HO PARLATO’
1. LE TAPPE DEL CAMMINO
Nel Consiglio Pastorale diocesano del 20 marzo si sono raccolti i primi suggerimenti in vista del secondo anno della MPD. Oggi, 22 aprile, il confronto avviene nel Consiglio presbiterale. Nei prossimi mesi si continuerà il confronto con i responsabili degli uffici pastorali e con altri organismi per elaborare insieme contenuti, forme e iniziative del cammino del secondo anno.
Nella Veglia di pentecoste di sabato 22 maggio, ci riuniremo in cattedrale per invocare insieme lo Spirito santo sul cammino della Missione popolare
Nei mesi di Settembre-ottobre sono in programma alcuni giorni dedicati specificamente alla formazione e all’approfondimento :
- Con gli operatori pastorali nel Convegno pastorale di Pianazze (venerdì 10-sabato11settembre)
- Con il clero nelle giornate di fine settembre all’Alberoni
- Con gli animatori della MPD nei tre sabati di ottobre (9,16,23)
2. PRIMI ORIENTAMENTI PER IL SECONDO ANNO
Abbiamo immaginato la MPD come un processo aperto, come ‘cantiere aperto’. Non abbiamo scelto la strada di una ‘progettazione lineare’, che prevede a monte la pianificazione di tutti i passaggi, ma di operare con una logica progettuale più dialogica. La progettazione lineare si basa un programma dettagliato che deve essere pronto fin dall’inizio, la ‘progettazione dialogica’ si basa su orientamenti di fondo e progressive costruzioni e adattamenti.
Iniziamo perciò a preparare il secondo anno: a immaginare contenuti, ipotizzare iniziative e percorsi nella speranza che siano generativi e fecondi. E lo facciamo alla luce di una ripresa critico-propositiva del percorso del primo anno. Il secondo anno deve essere in chiara continuità con il primo anno.
1.1 In continuità con il primo anno: ‘Una Chiesa che si radica’
La missione mira a dare nuova energia ed ‘entusiasmo evangelico’ alla vita ordinaria delle nostre comunità:
riscoprendo e rivitalizzando ‘le esperienze fondamentali-costitutive dell’esperienza cristiana’,
mantenendo accesa la sensibilità e l’apertura all’altro che in noi e attorno a noi cerca il Signore.
La missione è popolare, ossia esercitata da tutti; gli animatori svolgono la funzione di ‘punti di riferimento’ e di ‘facilitatori”. Tutti sono missionari e perciò invitati a mettersi in gioco sulla strada della collaborazione-corresponsabilità.
Nei prossimi due ritiri si continua l’esercizio di ‘familiarità orante’ con la parola di Dio: quali correzioni-miglioramenti in base all’esperienza vissuta? (ad esempio maggiore cura degli inviti e di alcuni momenti della ‘lectio’, silenzio, confronto, preghiera…)
- Per l’estate sarà stampato il ‘sussidio’ per continuare l’esercizio della lettura orante del Vangelo di Luca, perché sia a disposizione di tutti.
Per vivere il secondo anno in continuità, ma senza inutili ripetizioni: in quale forma si potrebbe mantenere l’esercizio di familiarità orante con la Parola di Dio?
(Es. sono proponibili ‘tre sere’di lectio-esercizi spirituali nei grandi centri della Diocesi?...)
1.2 Secondo anno: Il Vangelo come risorsa per la vita delle persone.
Se la dinamica di fondo del primo anno è in un certo senso ‘l’andare in profondità’, ‘il radicarsi’; la dinamica di fondo del secondo anno potrebbe essere quella ‘dell’apertura’, ‘dell’invito’. La chiesa è consapevole di avere nel vangelo un dono e una risorsa insostituibili per la vita buona del mondo e di ogni persona, una parola unica sul nascere, sull’amare, sul soffrire, sul morire… Il Vangelo infatti è la notizia di una bontà radicale, sempre nuova, di cui solo Dio può essere soggetto e garante. Per questo la Chiesa invita e invitando ascolta e accoglie, si fa ospitale”. Invita non perché si senta sola, ma perché ha un dono grande da condividere, che non appartiene solo a lei.
- Una chiesa che invita a condividere il Vangelo (accolto, annunciato e pregato) come Parola Buona
- sulla fragilità (felicità e sofferenza / sofferenza e fragilità)
- sulle relazioni (vita affettiva)
- sul modo di vivere il tempo (festa, lavoro)
- sulla cittadinanza
- Potrebbe risultare utile riprendere quattro delle dieci ‘corde’ richiamate nella Lettera pastorale del Vescovo che tentavano di delineare l’immagine di Chiesa missionaria: Chiesa ospitale, coinvolgente, affettiva, aperta.
- La Missione a lo scopo di far giungere il Vangelo a tutti: occorre insieme costruire le modalità e le forme e lo stile per allargare le relazioni.
3. LE POSSIBILI PISTE DI LAVORO
- Accrescere-allargare gli inviti alla condivisione del Vangelo.
- Proporre momenti di dialogo e incontro nel territorio
- Programmare appuntamenti ‘specifici’ con attenzione a particolari ambiti della vita umana. (il Vangelo come parola buona per chi vivere nella fragilità; il vangelo parola per chi lavora; ecc…)
- Favorire l’accesso - ospitalità nei luoghi di preghiera: chiese aperte in orari vicini alle esigenze delle persone
- Luoghi e opportunità di dialogo là dove si incontrano le persone: Agorà, cortile dei gentili
- Offrire momenti di dialogo e apertura con il territorio e la città attraverso forme e linguaggi differenziati.
- Vivere la Chiesa nelle vie, nelle piazze, nei luoghi di vita perché anche lì c’è Vangelo da ascoltare e portare alla luce.
mercoledì 14 aprile 2010
La Missione Popolare dei ragazzi
Domenica prossima, 18 aprile, si terrà a Piacenza la Missione popolare ragazzi. Di seguito riportiamo una scheda predisposta dall’Ufficio per la pastorale con la quale viene presentata l’iniziativa con un cenno al percorso che sta compiendo la Missione.
MISSIONE POPOLARE RAGAZZI
18 aprile 2010
Gennaio – marzo: i primi tre mesi di Missione Popolare Diocesana
Si è conclusa positivamente la prima fase degli esercizi spirituali nelle Unità pastorali della Diocesi. In ogni Unità si è svolto, entro
Ad ogni Unità pastorale è stato chiesto di continuare a proporre, nella quotidianità, la lettura e il confronto con il Vangelo di Luca con la forma ritenuta più opportuna (lettura personale, incontri comunitari mensili o settimanali, gruppi di Vangelo nelle case,…).
Nei mesi di settembre ottobre, in coincidenza con l’avvio delle attività del nuovo anno pastorale, si terrà il secondo ritiro, mentre in Avvento il terzo ritiro del primo anno di Missione Popolare.
Nella seduta del 20 marzo il Consiglio pastorale diocesano ha iniziato ad impostare il programma del secondo anno di missione che sarà presentato nel tradizionale convegno pastorale alle Pianazze nei giorni 10 e 11 settembre.
Domenica
Nell’ambito delle iniziative del primo anno di Missione Popolare
I ragazzi, insieme ai giovani ed agli adulti, sono infatti missionari, soggetti e non solo destinatari della Missione. Anzi, sono una risorsa per la comunità, perché aiutano tutti a dire con freschezza e semplicità la perenne novità del Vangelo.
La giornata ha come motivo ispiratore il testo del Vangelo di Giovanni 21,1-19 proposto dalla liturgia della domenica, la terza del tempo di Pasqua. La segreteria della Missione Popolare ha elaborato un sussidio (scaricabile dal sito missionepiacenzabobbio.org) contenente le proposte per l’animazione per la giornata (riflessioni, attività, canti) e informazioni utili.
La mattinata nelle Unità Pastorali
Le attività della mattinata avverranno in contemporanea nelle 38 Unità Pastorali della Diocesi. La traccia comune (che verte sul brano di vangelo della domenica, riletto in chiave missionaria) sarà personalizzata dalle locali equipe di catechisti ed educatori.
Il pomeriggio a Piacenza
Per facilitare l’affluenza sono stati individuati sei luoghi della città in cui far arrivare i ragazzi dei vari vicariati della Diocesi.
Vicariato Piacenza e Gossolengo: Piazza Cavalli
Vicariato Val d’Arda: Piazza Cittadella
Vicariato Val Nure: Giardini Merluzzo
Vicariato Bassa e Media Val Trebbia e Val Luretta: Piazza Borgo
Vicariato Val Tidone: via IV Novembre (Cheope)
Vicariato Bobbio, Alta Val Trebbia, Aveto, Oltre Penice: via Croce (S. Giovanni in Canale)
Vicariato Val Taro e Val Ceno: Piazza Sant’Antonino
Per tutti coloro che arrivano in treno il luogo di accoglienza è ai giardini Merluzzo
Alle ore
Sono previsti i saluti di esponenti delle istituzioni. Interverrà il sindaco di Piacenza Roberto Reggi.
Alle ore
Accogliendo i ragazzi mons. Ambrosio apporrà lui stesso la firma sul rotolo dell’Exultet.
Durante la celebrazione eucaristica il Vescovo consegnerà ad un ragazzo e ad un catechista di ogni Unità Pastorale una lampada. Il significato di questo gesto è espresso chiaramente nella formula di consegna: “Ricevete questa lampada accesa alla fiamma viva del cero pasquale, portatela nelle vostre comunità, mantenetela accesa con l’olio della vostra sincera amicizia con Gesù e della vostra gioiosa fraternità.”
lunedì 11 gennaio 2010
Ambrosio: nessuno è escluso dalla Missione Popolare
Ufficio stampa
Rito inizio Missione Popolare Diocesana
Cattedrale di Piacenza – 10 gennaio 2010
Omelia del vescovo mons. Gianni Ambrosio
Festa del Battesimo del Signore, inizio della Missione Popolare Diocesana.
(Isaia 42, 1-4.6-7; Atti 10, 34-38; Luca 3, 15-16.21-22)
Carissimi fratelli e carissime sorelle,
è bello e profondo il nesso tra la festa del battesimo di Gesù che stiamo celebrando e l’inizio della missione popolare nella nostra Chiesa. Non si tratta solo di una felice coincidenza, ma di un provvidenziale legame.
1. Nella celebrazione del battesimo di Gesù, viene svelato a tutti gli uomini il mistero della misericordia di Dio che, in Cristo Gesù, scende fino a raggiungere l’uomo nel più profondo del suo cuore. Sulle rive del Giordano Gesù manifesta la sua sorprendente solidarietà con tutti gli uomini. Egli è lì, in fila, con tutti coloro che sono accorsi per ricevere il battesimo di Giovanni, il profeta inviato da Dio. Giovanni annuncia la conversione in vista del Regno che sta per venire e chiama tutti a un deciso cambiamento di vita nel segno dell’immersione nelle acque del Giordano. Il battesimo di Giovanni è un “battesimo di conversione per la remissione dei peccati” (Lc 3,3): “anche i pubblicani” si recano da Giovanni per farsi battezzare (Lc 3,12). Gesù si mescola con quella folla che confessa i propri peccati e riceve il segno del battesimo di penitenza. Egli è, dice il Vangelo, con “tutto il popolo”, ne fa parte, ne condivide il desiderio di liberazione dal male, di perdono, di vita nuova.
L’evangelista Luca sembra voler solo accennare al battesimo di Gesù per subito portare l’attenzione su ciò che accade dopo il battesimo, la teofania. Ma è opportuno sostare: nel battesimo al Giordano, Gesù rivela lo stile e il contenuto della missione. Colui che è il Verbo eterno per il quale “tutto è stato fatto”, si trova a condividere il gesto di “tutto il popolo”, del popolo che si riconosce peccatore. Colui che è “la vita e la luce”, condivide il bisogno umano di luce e di vita, di grazia e di misericordia che si esprime nel gesto di invocazione e di purificazione. Il mistero dell’incarnazione è mistero di abbassamento, di condivisione, di solidarietà. Gesù, nel battesimo condiviso con tutto il popolo, assume su di sé tutta l’umanità peccatrice. Egli è l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo, prendendolo sulle proprie spalle nella logica dell’amore, della solidarietà, della sostituzione.
2. Carissimi fratelli, l’immersione battesimale è il primo atto pubblico di Gesù, il primo gesto della sua missione. Questa è la prima immagine pubblica che Gesù offre di sé: egli è in mezzo al popolo nelle acque del Giordano per ricevere il battesimo di Giovanni. Un atto, un gesto, un’immagine che anticipano il dono totale della sua vita fino alla morte in croce.
Possiamo dire che nelle acque del Giordano, davvero “è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini", come afferma l’apostolo Paolo (seconda lettura). Così “il cielo si aprì” appena Gesù ha ricevuto il battesimo e sosta in preghiera: é il frutto immediato del primo gesto della missione di Gesù, un gesto di amore per noi. E l’amore apre il cielo, perché il cielo è abitato dall’amore. Come ricorda l’evangelista Giovanni: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).
Si apre il cielo su Gesù e “scese su di lui lo Spirito santo…e venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l’amato”. Cristo riceve lo Spirito Santo per comunicarlo a noi: “ha dato se stesso per noi”, dona anche lo Spirito Santo. E con il dono dello Spirito, diventa possibile la vita nuova dei figli, salvati, giustificati per grazia, eredi della vita eterna. Il cielo si aprì su Gesù e si apre su tutti noi: siamo resi figli nel battesimo in Cristo Gesù, “con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo” (seconda lettura).
La voce scende sul Verbo fatto uomo immerso nelle acque del Giordano. È la voce del Padre per il suo Figlio. Ma la voce del Padre risuona ormai per tutti i figli. Vi è ormai, a partire da quelle acque del Giordano, un’unica storia: è la storia degli uomini che si mescola con la storia del Figlio del Padre.
La voce del Padre sul suo Figlio, l’amato, raggiunge tutti coloro che il Figlio ha amato e ha voluto unire a sé, nel gesto condiviso del battesimo. Uniti a Cristo, abitati e santificati dal suo Spirito, siamo diventati in Lui figli del Padre. Per sempre, in attesa della pienezza della vita, quella vita che chiamiamo eterna. Immersi in Cristo nel suo santo battesimo, sentiamo rivolta a ciascuno di noi la voce del Padre: “tu sei il figlio mio”.
3. Carissimi sacerdoti, carissime fratelli e sorelle, la celebrazione del battesimo di Gesù offre un preciso orientamento alla nostra missione popolare. La gioiosa celebrazione del battesimo di Gesù è il punto di riferimento per tutti noi cristiani, immersi nella sua morte e resurrezione con il battesimo che abbiamo ricevuto. Da lì prende inizio la nostra nuova vita.
Per questo la nostra celebrazione è iniziata al fonte battesimale. La grande vasca battesimale della nostra Cattedrale, come sappiamo, risale al IV secolo: è molto significativo nella nostra Chiesa il più antico ‘segno’ liturgico della vita nuova in Cristo sia proprio la vasca del battesimo. Da lì accogliamo l’invito semplice e concreto che sgorga dal nostro cuore riconoscente e si fonda sul comando stesso di Gesù: raccontiamo l’amore misericordioso di Dio che si rivela in Cristo Gesù, testimoniamo la gioia di non essere soli ma uniti, uniti al Padre in Cristo Gesù e uniti ai fratelli e alle sorelle, viviamo la vita nuova che ci è donata, la vita liberata dal peso del peccato e resa vita filiale dallo Spirito Santo sceso su di noi.
4. Desidero sottolineare tre aspetti presenti nel brano evangelico che segnano la nostra missione.
Il primo aspetto è il popolo. Nei pochi versetti del brano evangelico, Luca parla del popolo per due volte, la prima volta dicendo che “il popolo era in attesa”, la seconda che “tutto il popolo veniva battezzato”.
Anche la nostra missione mette il popolo in primo piano, perché è missione popolare, perché è missione del popolo, con il popolo e per il popolo.
Luca afferma che “il popolo era in attesa”. Sorprende questa affermazione, perché Luca sa bene che quel popolo inquieto non accoglierà prontamente l’annuncio di Gesù. E tuttavia Luca dice: “il popolo era in attesa”. Sa riconoscere nel cuore inquieto e fragile degli uomini e delle donne del suo tempo una segreta invocazione, il desiderio di un cambiamento. Luca riconosce poi in Gesù colui che si immerge in questa attesa del popolo, la fa sua e la orienta, per non lasciarla nella sua indeterminatezza.
È questo il modo con cui anche noi siamo invitati ad avvicinarci gli uni gli altri nel tempo della missione: attenti a riconoscere e ad accompagnare l’attesa dell’altro, che nasconde sempre un desiderio di cielo, che è sempre un’invocazione rivolta a Dio, che lascia trasparire la speranza dell’incontro con Lui. Riconoscere e affermare con convinzione interiore che il popolo è in attesa è il compito fondamentale dei discepoli di Gesù nella storia. Perché, proprio in quanto discepoli, sappiamo di non conoscere fino in fondo il cuore dell’uomo e sappiamo pure che il regno che Gesù annuncia ha caratteri di novità che richiedono un modo sempre nuovo di pensare Dio e la sua presenza salvifica nel mondo.
Con questa sapienza che viene dall’alto, possiamo comprendere che i fatti del mondo non solo l’ultima parola e allora possiamo riconoscere che il popolo è in attesa di consolazione: “consolate il mio popolo, parlate al cuore di Gerusalemme, alza la voce tu che annunci liete notizie a Gerusalemme”. L’invito del profeta Isaia, ascoltato nella prima lettura, è sempre di viva attualità. Anche l’uomo del nostro tempo è inquieto e bisognoso, ferito dalle molte infedeltà, incerto per le molte fragilità, deluso per aver messo mano all’aratro e aver poi rivolto indietro lo sguardo (cf Lc 9,62): con quest’uomo possiamo cercare insieme la verità e condividere insieme la speranza, a quest’uomo possiamo comunicare la consolante notizia del Vangelo.
Il popolo è in attesa di Dio: “Ecco, il Signore Dio viene, come un pastore egli fa pascolare il gregge” (prima lettura). Il quaerere Deum, il cercare Dio, fa parte dell’humanum, anche se variano i modi di questa ricerca, anche se in particolari epoche della storia la ricerca avviene a tentoni, anche se il senso religioso sembra affievolito. Ma se sappiamo che la ricerca di Dio non è esaurita, sappiamo soprattutto non è venuta meno la ricerca di Dio per noi, per ciascuno di noi: è innanzi tutto l’uomo ad essere cercato da Dio che, per amore, “non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi” (Rm 8,32).
Il secondo aspetto è la frase di Luca: “il cielo si aprì”.
La missione di Cristo può essere riassunta in questo “aprirsi del cielo”: in Cristo Gesù il cielo si apre, come si aprono le braccia di un padre e di una madre che accolgono i figli. È un’espressione familiare che indica il comunicarsi di Dio all’uomo, l’apertura, la speranza. Con Gesù battezzato nel Giordano, il cielo è aperto e il cielo è per l’uomo, la comunicazione si è stabilita tra cielo e terra, tra il nostro quotidiano e il nostro destino ultimo.
Nell’avventura della missione popolare siamo invitati a ricordare che il cielo è aperto per tutti, senza differenza, senza distinzioni. Siamo “un popolo chiamato a guardare in alto”, secondo la stupenda espressione che troviamo nel profeta Osea 11,7, siamo un popolo in cammino verso l’alto, in pellegrinaggio verso quel cielo aperto ove siamo attesi.
Il terzo aspetto riguarda la preghiera di Gesù: “Gesù stava in preghiera”, dice Luca, l’evangelista che sottolinea sempre il valore fondamentale della preghiera. Sulle rive del Giordano, Gesù vive nella preghiera la comunione con il Padre. Ma appare anche come un figlio che attende la voce del Padre, quasi indugiando in preghiera che esprime il desiderio che il Padre stesso aggiunga ciò che il battesimo con acqua non può dare, invocando ciò a cui quel segno rinvia: lo Spirito Santo. Perché solo lo Spirito di Dio può liberare dal male e donare la vita nuova.
E’ davvero singolare che Gesù inizi la sua missione di inviato del Padre con un atto di preghiera e di ascolto della voce del Padre. Un atto che non consiste nel fare o nell’insegnare, ma nell’ascoltare e nell’invocare: è l’atto tipico del Figlio, di colui che sa di non poter fare nulla da sé, ma solo in comunione.
Anche la nostra Chiesa inizia la sua attività missionaria ‘fermandosi’, cioè ponendosi in ascolto della voce del Padre in preghiera. Iniziamo la missione invocando e accogliendo, come Gesù sulle rive del Giordano. Iniziamo la missione come ‘Chiesa del Signore’, come comunità di figli e di fratelli. Non mettiamo avanti noi stessi e i nostri progetti, ma lasciamo l’iniziativa a Dio e al soffio dello suo Spirito.
Per lasciarci educare da Dio e diventare suo popolo, per diventare discepoli di Gesù e mandati da lui in missione, siamo invitati alla grande scuola della Parola da accogliere nella preghiera. Anche noi, come Gesù, dobbiamo indugiare nella preghiera e arrivare ad rapporto di familiarità con la Parola di Dio. Per questo ho appena consegnato ai rappresentanti dei sacerdoti e dei laici di tutte le Unità Pastorali della diocesi l’Evangeliario della Missione. Lo scopo del primo anno della missione, come ho detto nell’atto della consegna, è questo: “il Vangelo sia accolto con animo libero e grato, sia annunciato a tutti e giunga al cuore dei cercatori di Dio”. Solo nella ‘familiarità orante’ con il Vangelo comprendiamo che l’uomo è fatto per Dio e che lo Spirito Santo abita nel più profondo del nostro cuore e ci rende capaci di servire nell’amore i fratelli.
5. Concludo dicendo a tutti che l’avventura della missione comincia da qui, dalla preghiera. Nessuno è escluso dalla missione, perché nessuno può dire di non aver tempo di pregare: sarebbe come dire di non aver il tempo di respirare.
Ma allora, nella preghiera, sarà facile renderci conto che siamo tutti in attesa, perché tutti vogliamo vivere, e non solo sopravvivere, sarà facile scoprire che tutti desideriamo guardare verso l’alto, perché abbiamo bisogno di speranza e di cielo aperto su di noi. Nella preghiera sarà soprattutto facile riconoscere che Gesù Cristo è il sì di Dio per noi: il suo amore trasforma la nostra esistenza.
So bene, lo dico soprattutto ai carissimi sacerdoti, che non mancano le difficoltà. Per questo desidero ringraziarvi molto, perché insieme abbiamo cercato di superare il piano delle obiezioni, pur legittime e comprensibili. E cercheremo di proseguire, confidando nel soffio dello Spirito ed anche nella buona volontà. Così come ringrazio i laici, e in particolare i giovani, che generosamente hanno accettato l’invito di prendere il largo. Ringrazio le religiose e i religiosi, gli ammalati e gli anziani, ringrazio tutti coloro che da tempo sono sul fronte della missione perché da tempo sostano in preghiera, anche con la particolare intenzione per la nostra missione popolare. Ringrazio infine i nostri missionari che sono in Brasile: sono uniti a noi nella preghiera e noi siamo in comunione con loro e li ringraziamo perché, con l’entusiasmo, ci hanno aiutato a preparare la missione come proposta di evangelizzazione da parte di una Chiesa che ascolta e annuncia, che prega e si converte, che educa e si lascia educare, che dialoga e propone.
In questa nostra Cattedrale, carissimi fedeli, si venera la Vergine Maria con il bel titolo di Madonna del popolo. La invochiamo con fiducia filiale, così come invochiamo la lunga schiera dei Santi di questa nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio: ci accompagnino nel nostro cammino di popolo credente, lieto di vivere e di testimoniare la fede in Gesù Cristo e di donarla ai fratelli come vita, luce, gioia, speranza. Amen
+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
domenica 10 gennaio 2010
La Missione Popolare che non ti aspetti
E' un'occasione nuova e forse unica, in questi tempi, per riscoprire perché vale la pena vivere. La Chiesa non se la lasci scappare.