Martedì 12 gennaio alla stazione di Piacenza si è tenuta la tredicesima commemorazione della tragedia del Pendolino. E' passato qualche giorno ma pensiamo sia utile riproporre su Sacricorridoi la bella omelia con cui don Giuseppe Basini, parroco di Sant'Antonino, ha voluto ricordare quel giorno. Eccola qui di seguito:
Domenica 12 gennaio 1997. Sono trascorsi tredici anni da quella terribile giornata che ha aperto una ferita profonda, difficilmente rimarginabile, nel cuore di tutti i familiari delle vittime e di molte altre persone che hanno partecipato con intensità e verità al loro dolore. Personalmente, porto ancora nel cuore lo sconcerto sperimentato in quella triste e fredda giornata. Certamente sono stato tra i primi ad essere informato dell’accaduto perché in quel periodo svolgevo l’incarico di segretario particolare del vescovo di Piacenza monsignor Luciano Monari. Quel giorno, pur non conoscendo personalmente nessuna delle persone coinvolte nell’incidente, da subito mi è venuto spontaneo invocare l’aiuto di Dio per i familiari che, improvvisamente, erano stati chiamati a portare il gravoso peso dell’assenza di una persona cara e familiare. Umanamente la morte è una sentenza senza appello; è possibile scalfirla unicamente facendo memoria della persona amata. Vorrei quindi che in questo momento tutti noi potessimo rivolgere un pensiero grato e carico di affetto a Pasquale Sorbo, Lidio De Santis, Francesco Ardito, Gaetano Morgese, Cinzia Assetta, Lorella Santone, Carmela Landi e Agatina Carbonaro. E’ doveroso e motivo di fecondità spirituale, civile e religiosa, fare memoria delle loro persone e, per chi ha avuto la grazia di conoscerli e di amarli, della loro testimonianza. Perché senza memoria non c’è futuro e possibilità di costruire un mondo migliore, più umano e più giusto.
Come disse il vescovo Luciano durante la celebrazione eucaristica un anno dopo l’incidente, “occasioni dolorose come questa, non possono che richiedere parole di speranza. Ne abbiamo bisogno, perché senza il sostegno della speranza non si riesce a vivere, non si possono affrontare le sfide difficili del tempo. Ma le parole di speranza, pur belle, rischiano di rimanere soltanto parole; possono esprimere una sincera solidarietà umana, la vicinanza del cuore e dei sentimenti, ma sembrano destinate a infrangersi contro il muro impenetrabile della morte. Ecco perché è importante che le parole umane, necessarie ma deboli, si appoggino sulla parola di Dio, potente nella sua misericordia”. Abbiamo bisogno della Parola di Dio che ci può aiutare a interpretare nella direzione giusta il lutto che tredici anni fa ha colpito otto famiglie e l’intera città di Piacenza.
Punto di partenza è il riconoscimento della nativa fragilità della condizione umana. L’uomo è grande nella sua intelligenza creativa, nella sua forza morale, nella sua capacità di amore e di sacrificio. Ma tutta questa ricchezza, è contenuta in un involucro debole e fragile. Basta un microscopico virus a bloccare la nostra esistenza; basta poco per porre fine all’avventura umana di una persona. E allora? Diremo che l’esistenza umana è uno scherzo dal momento che basta così poco per vincerla? O ci abbandoneremo alla disperazione o al fatalismo, dal momento che non riusiamo a proteggerla sempre dai rischi?
Questo significherebbe cedere alla potenza della morte. Ma il vangelo ci chiede piuttosto di affermare la nostra fede nella vita nonostante tutto e contro tutto. Dice Gesù: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati voi che ora piangete, perché riderete”. Queste parole, non vogliono essere una facile e illusoria consolazione. Come diceva il poeta francese Paul Claudel: “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza: è venuto a riempirla della sua presenza”. Le spiegazioni filosofiche della realtà del dolore sono spesso sterili. Cristo non è venuto a giustificare lo scandalo del male inquadrandolo in un sistema di pensiero convincente. Egli è venuto a condividere il nostro limite, assumendolo in sé. L’amore di Dio non ci protegge da ogni sofferenza, ma ci sostiene in ogni sofferenza. L’esperienza del dolore può essere disperante e angosciante, anche perché è come essere in una prigione che ci stringe e ci soffoca. L’ingresso del Figlio di Dio in quel carcere segna una svolta: egli non elimina la nostra condizione di creature fragili e limitate, ma apre la porta e ci prende per mano, per condurci oltre quel carcere, cioè oltre la sofferenza e la morte. La fede ha il compito di svelarci ciò che attende il nostro soffrire e morire: non è il gorgo oscuro del nulla e del non senso, ma la liberazione definitiva verso quella pienezza cantata dall’Apocalisse: nella città di Dio “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4).
Tutti noi abbiamo perduto persone care alle quali la nostra vita era attaccata con un filo di affetto solido e consolante; e tutti noi – seppure in modi diversi – abbiamo dovuto misurare la nostra debolezza di fronte alla morte. Io prego perché il ricordo delle persone care, del loro volto, del loro sorriso, delle loro parole, non diventi motivo di tristezza infinita ma produca un amore ancora più grande e più maturo per la vita. È il modo giusto, credo, per onorare i nostri cari e dare valore al loro stesso sacrificio. Non vorrei che in noi venisse meno la capacità di reagire e di sperare. Per questo prego il Dio della vita per me e per voi.
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domenica 17 gennaio 2010
mercoledì 24 giugno 2009
S.Antonino 2009/ Niente pisarei e liscio ma un'occasione per riflettere
Ci sono feste parrocchiali che non offrono solo pisarei, tortelli, palo della cuccagna e ballo liscio. Sant'Antonino, che è la festa parrocchiale per eccellenza celebrando la devozione al santo patrono della diocesi, è una di queste rarissime eccezioni. "Vogliamo rilanciare la sacralità della festa del patrono" evidenzia il giovane parroco don Giuseppe Basini. Così, pur nel rispetto della tradizione, in questa anticipazione ecco che cosa si troverà accanto alla fiera più importante della provincia. Si inizia con la devozione a Sant'Antonino di coloro che soffrono. Poi le occasioni per fermarsi a riflettere, infine, prima della solenne celebrazione del 4 luglio, la musica ricercata - non urlata - che parla all'anima. "Avremmo senz'altro ottenuto più gente chiamando i Pfm - dice don Giuseppe -, invece abbiamo voluto caratterizzare questa festa in un altro modo".
Lunedì 29 giugno
Sant'Antonino patrono dei malati
Martedì 30 giugno,
Alle 21, in Sant’Ilario, il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, uno dei padri conciliari, ricorderà la figura di Helder Camara, l’arcivescovo brasiliano delle favelas. Un incontro che si inserisce sulla scia della missione popolare diocesana.
Venerdì 3 luglio
In Sant’Ilario alle 21, fede e scienza con lo scienziato piacentino Lucio Rossi, il costruttore dell’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra che dovrebbe spiegare l’origine dell’universo.
La musica che parla all’anima: Massimo Berzolla, il 29 giugno alle 21 in S. Antonino,
Coro Farnesiano, il primo luglio alle 21 sempre in basilica
Orchestra giovanile di Taiwan, il 2 luglio alle 21 ancora in basilica.
Lunedì 29 giugno
Sant'Antonino patrono dei malati
Martedì 30 giugno,
Alle 21, in Sant’Ilario, il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, uno dei padri conciliari, ricorderà la figura di Helder Camara, l’arcivescovo brasiliano delle favelas. Un incontro che si inserisce sulla scia della missione popolare diocesana.
Venerdì 3 luglio
In Sant’Ilario alle 21, fede e scienza con lo scienziato piacentino Lucio Rossi, il costruttore dell’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra che dovrebbe spiegare l’origine dell’universo.
La musica che parla all’anima: Massimo Berzolla, il 29 giugno alle 21 in S. Antonino,
Coro Farnesiano, il primo luglio alle 21 sempre in basilica
Orchestra giovanile di Taiwan, il 2 luglio alle 21 ancora in basilica.
Argomenti
don Giuseppe Basini,
Sant'Antonino
venerdì 7 novembre 2008
Don Basini: la segreteria del vescovo punto d'ascolto per la città
Piacenza - Dodici anni con Monari, otto mesi con Ambrosio. Per don Giuseppe Basini si chiude ufficialmente, con la pubblicazione della nomina su il Nuovo Giornale (l’organo ufficiale della diocesi di Piacenza-Bobbio), l’esperienza di segretario vescovile. Da oggi l’ex braccio destro di due vescovi regge la parrocchia di Sant’Antonino come parroco. Farà il suo ingresso ufficiale nella basilica domenica 16 novembre alle ore 10 e 30. «Lascio un’esperienza bella per tanti motivi - ricorda don Basini -: è stata l’occasione per apprezzare una persona (il vescovo Luciano) che ha realizzato, a mio parere in modo pieno, il suo ministero episcopale, sia nella capacità di dialogo con Piacenza, sia nella relazione con i sacerdoti e con un occhio di speciale attenzione per chi vive una situazione di difficoltà». Giovane (nato a Parma il 5 maggio di 43 anni fa), dal volto buono, con il suo metro e novanta e passa di altezza ha il classico physique du rôle da segretario particolare di vescovi e cardinali. La segreteria di Monari, negli anni, è diventata una sorta di segreteria aperta, un punto di incontro tra la diocesi e la società. Il segretario, dunque, non un portaborse ma l’operatore principale di questo sportello a diretto contatto con i cittadini. «Abbiamo cercato di accogliere tutti senza nessun filtro - racconta -. Le richieste sono sempre tantissime: per appuntamenti di carattere culturale, sociale, di evangelizzazione, o anche solo per esprimere gratitudine al vescovo, stringendogli semplicemente la mano; una gratitudine di persone anche molto semplici, colpite da una relazione, da un’omelia. Sono queste le esperienze più belle e sorprendenti che porto nel cuore».
Nello studio di monsignor Monari sono passati in tanti: dal clochard al giornalista Enzo Biagi, dal cardinale Camillo Ruini all’attrice Claudia Koll, da Ernesto Olivero a don Luigi Ciotti. In media don Basini doveva fare da “semaforo” ad una cinquantina di persone alla settimana; all’inizio il lunedì, poi quando c’era tempo.
«Fare il segretario di un vescovo è un’esperienza che ti porta a conoscere la realtà della chiesa diocesana e delle istituzioni provinciali» prosegue Basini. Con l’arrivo di monsignor Ambrosio, poco o nulla sembra essere cambiato: «Il vescovo Gianni ha avuto da subito un profondo rispetto dello stile maturato in questi dodici anni». Qualcuno azzarda dei confronti: c’è chi dice che le udienze di Ambrosio sono più lunghe perché all’attuale presule piace molto chiacchierare. Sorride don Basini e, da buon segretario, se la cava con vaticana diplomazia: «Diciamo che, nel desiderio di conoscere la nostra realtà, dà maggiore spazio ai suoi interlocutori. Il compito del segretario è anche un po’, antipatico dovendo dare un ritmo alla scansione delle udienze».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi 7 novembre 2008
Nello studio di monsignor Monari sono passati in tanti: dal clochard al giornalista Enzo Biagi, dal cardinale Camillo Ruini all’attrice Claudia Koll, da Ernesto Olivero a don Luigi Ciotti. In media don Basini doveva fare da “semaforo” ad una cinquantina di persone alla settimana; all’inizio il lunedì, poi quando c’era tempo.
«Fare il segretario di un vescovo è un’esperienza che ti porta a conoscere la realtà della chiesa diocesana e delle istituzioni provinciali» prosegue Basini. Con l’arrivo di monsignor Ambrosio, poco o nulla sembra essere cambiato: «Il vescovo Gianni ha avuto da subito un profondo rispetto dello stile maturato in questi dodici anni». Qualcuno azzarda dei confronti: c’è chi dice che le udienze di Ambrosio sono più lunghe perché all’attuale presule piace molto chiacchierare. Sorride don Basini e, da buon segretario, se la cava con vaticana diplomazia: «Diciamo che, nel desiderio di conoscere la nostra realtà, dà maggiore spazio ai suoi interlocutori. Il compito del segretario è anche un po’, antipatico dovendo dare un ritmo alla scansione delle udienze».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi 7 novembre 2008
Argomenti
don Giuseppe Basini
domenica 2 novembre 2008
Sant'Antonino, don Basini parroco il 16 novembre
Piacenza - Don Giuseppe Basini, il nuovo parroco della basilica di Sant’Antonino, farà il suo ingresso solenne domenica 16 novembre (alle ore 11) in occasione della festa della traslazione delle reliquie del santo. Lo ha reso noto il foglio informativo settimanale della parrocchia della cattedrale, Domus notizie, diffuso ieri. La nomina di don Basini - si legge sempre nel foglio - arriva contemporaneamente alla rinuncia di monsignor Gabriele Zancani per motivi di salute. Il decreto di nomina firmato dal vescovo dovrebbe essere reso pubblico - dopo una lunga attesa - alla volta di giovedì prossimo. Contestualmente sarà resa nota anche la nomina del nuovo segretario vescovile, don Celso Dosi, che andrà dunque a prendere il posto di don Giuseppe Basini. La lunga attesa per la pubblicazione dei relativi decreti vescovili potrebbe essere legata al fatto di voler raggruppare in una sola “infornata” un certo numero di nomine: quelle appena citate e, probabilmente, alcune altre.
Il testo su Libertà del 2 novembre 2008
Il testo su Libertà del 2 novembre 2008
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don Giuseppe Basini,
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