«Libertà ha avuto la fortuna di avere un gruppo di giornalisti formidabile che nei momenti difficili ha saputo rispondere mettendo davanti a tutto il bene dei lettori. Ecco perchè questo giornale è entrato nella storia di Piacenza».
Il cardinale Ersilio Tonini ne è profondamente convinto. L'arcivescovo piacentino, il grande comunicatore della Chiesa italiana nominato cardinale dal Beato Giovanni Paolo II, il prossimo 20 luglio toccherà il traguardo dei 99 anni. Con Libertà ha sempre avuto un rapporto particolare ma la memoria di oggi va all'immediato Dopoguerra e al grande regalo dei fratelli Ernesto e Marcello Prati. Allora il giovane don Ersilio era direttore del settimanale cattolico della diocesi di Piacenza, il Nuovo Giornale.
Che rapporto c'era con il quotidiano cittadino?
«Eravamo in difficoltà, terminata la guerra, e non riuscivamo a stampare. Libertà ci offrì la sua redazione e potevamo chiedere ai giornalisti il loro tempo per comporre il nostro giornale. Non dimenticherò mai Ernesto e Marcello Prati che mi hanno offerto questo grande aiuto con un affetto e una libertà interiore splendida. Ernesto era più composto e più riservato, un giornalista autentico; Marcello più giocoso, un grande amministratore. Tutti e due avevano un cuore grande. Bloccavano la trasmissione degli articoli dei loro giornalisti per ricevere le nostre. Quando era finita la guerra c'era chi si voleva appropriare di Libertà. Ernesto Prati si battè con grande coraggio per tenere il giornale. E ci riuscì».
Erano anni difficili in Italia e a Piacenza ma la solidarietà non si risparmiava. Anche verso la stampa, è così?
«Certamente, tra l'altro devo ringraziare anche la libreria Stucchi (si commuove, ndr.). Lo faccia sapere: nei confronti miei furono di una grandezza infinita».
Che ricordo ha di quei tempi?
«Un grande fermento. Andavamo in piazza e nei teatri a fare i grandi dibattiti sui temi della politica, ma abbiamo sempre cercato il rispetto della libertà».
Difficile fare i giornalisti con quel fermento?
«No perchè c'era la partecipazione della gente. Si dibatteva nei teatri, nei cinema; il compito del giornalista era agevolato da questa grande vivacità. Piacenza ha vissuto un momento di grande partecipazione civile. Il giornalismo del Dopoguerra aveva una sua libertà interiore; sarò un po' passionale, ma hanno avuto il coraggio di presentarsi, sia Libertà sia il Nuovo Giornale, con una libertà totale, pensando al bene dei lettori e alla solennità del momento storico che si stava vivendo».
La redazione della Libertà di allora oggi è diventata un museo, il Museo della stampa. Che ne dice?
«E' stata una grande idea, hanno fatto bene: la storia non si fa solo con i grandi racconti, la storia si fa anche richiamando la memoria dei testimoni del passato con fatti concreti».
Che cosa augura per il 2013 e gli anni futuri?
«Spero che Libertà continui ricordandosi della sua tradizione. Libertà ha sempre avuto dei riguardi e delle attenzioni nei confronti dei piacentini. Quando torno a Piacenza? Eh mi muovo meno, ho compiuto 98 anni e vado per i 99. Ma, stia a sentire, il cuore è il cuore e il mio è piacentino. Io devo tanto al mio seminario, alla mia città. Piacenza ha saputo rispettare se stessa e Libertà ha avuto la capacità di entrare nella storia di Piacenza».
Libertà, 28/01/2013
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domenica 10 febbraio 2013
domenica 31 luglio 2011
Una suora trascrive i diari del cardinal Tonini
Su Libertà abbiamo dato la notizia, lo scorso 21 luglio, dei diari segreti del cardinale Ersilio Tonini. Ecco l'articolo in cui spieghiamo che cosa sono e chi li sta trascrivendo.
Grande festa ieri a Ravenna per i 97 anni del cardinale Ersilio Tonini. Nell'Opera Santa Teresa, dove risiede dal 1975, ha celebrato la messa nella cripta ed ha ricevuto l'affetto degli ospiti della casa di riposo ma anche della città di Ravenna. Le Acli lo hanno poi festeggiato con una torta sulla quale campeggiavano 2 candeline. Ma per questo 97esimo compleanno il regalo più bello è stato lo stesso cardinale a farlo. Ha infatti dato disposizione che i suoi diari personali vengano trascritti e salvati sul computer.
In futuro, con il benestare di Tonini, potrebbero anche venire pubblicati. Al momento il diario rimane nella disponibilità del porporato piacentino. Con il benestare della direzione dell'Opera Santa Teresa di Ravenna è stata distaccata una suora che, giorno dopo giorno, ha il compito di leggere le varie pagine e di trascriverle su computer. La delicata mansione è stata affidata a suor Paola Pasini, di Portomaggiore (provincia di Ferrara ma diocesi di Ravenna), fino a poco tempo fa "angelo custode" del cardinale. Fin dal suo arrivo a Ravenna dal 1975, gli è sempre stata vicino e gli ha fatto da segretaria personale e da "semaforo" per le centinaia di giornalisti che chiedevano interviste.
«Sono quaderni personali strettamente privati che sua eminenza ha sempre tenuto con sé e di cui è l'unico a conoscere i contenuti - precisa suor Paola -. Ha voluto che venissero salvati e per questo c'era bisogno di qualcuno che li trascrivesse. Sua eminenza mi perdonerà, ma ha una calligrafia non proprio facile da interpretare, un po' da medico, medico dell'anima s'intende... così la scelta è caduta su di me che conosco la sua scrittura». Il lavoro è lungo e suor Paola è solo all'inizio. «Non è un vero e proprio diario - l'unica rivelazione che concede - ma una serie di pensieri messi per iscritto. Si era prefisso di appuntarsi le cose che più gli facevano bene e pensava che, quando sarebbe diventato vecchio, gli sarebbe stato più difficile pregare il Signore e ringraziarlo senza aver la possibilità di ricordare».
In tutto sono circa 200 quaderni che iniziano dal suo periodo trascorso come parroco a Salsomaggiore nel 1954. Auguri sono arrivati ieri da ogni parte d'Italia: tra gli altri dalla diocesi di Piacenza-Bobbio, con il vescovo Gianni Ambrosio, un telegramma del sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, del presidente della Provincia, Massimo Trespidi. «Volersi bene, - scrive Trespidi - un pezzo di pane, e la coscienza netta. Le sue parole, eminenza sono un costante richiamo alla fede e una grande motivazione sulla via della verità. In questo suo 97esimo compleanno Le giungano i nostri più sentiti auguri». Tonini, una vita iniziata il 20 luglio 1914 a Centovera di San Giorgio Piacentino, terzo di cinque figli, è il più anziano porporato del Sacro Collegio che attualmente è formato da 197 cardinali.
Federico Frighi
21/07/2011 Libertà
Grande festa ieri a Ravenna per i 97 anni del cardinale Ersilio Tonini. Nell'Opera Santa Teresa, dove risiede dal 1975, ha celebrato la messa nella cripta ed ha ricevuto l'affetto degli ospiti della casa di riposo ma anche della città di Ravenna. Le Acli lo hanno poi festeggiato con una torta sulla quale campeggiavano 2 candeline. Ma per questo 97esimo compleanno il regalo più bello è stato lo stesso cardinale a farlo. Ha infatti dato disposizione che i suoi diari personali vengano trascritti e salvati sul computer.
In futuro, con il benestare di Tonini, potrebbero anche venire pubblicati. Al momento il diario rimane nella disponibilità del porporato piacentino. Con il benestare della direzione dell'Opera Santa Teresa di Ravenna è stata distaccata una suora che, giorno dopo giorno, ha il compito di leggere le varie pagine e di trascriverle su computer. La delicata mansione è stata affidata a suor Paola Pasini, di Portomaggiore (provincia di Ferrara ma diocesi di Ravenna), fino a poco tempo fa "angelo custode" del cardinale. Fin dal suo arrivo a Ravenna dal 1975, gli è sempre stata vicino e gli ha fatto da segretaria personale e da "semaforo" per le centinaia di giornalisti che chiedevano interviste.
«Sono quaderni personali strettamente privati che sua eminenza ha sempre tenuto con sé e di cui è l'unico a conoscere i contenuti - precisa suor Paola -. Ha voluto che venissero salvati e per questo c'era bisogno di qualcuno che li trascrivesse. Sua eminenza mi perdonerà, ma ha una calligrafia non proprio facile da interpretare, un po' da medico, medico dell'anima s'intende... così la scelta è caduta su di me che conosco la sua scrittura». Il lavoro è lungo e suor Paola è solo all'inizio. «Non è un vero e proprio diario - l'unica rivelazione che concede - ma una serie di pensieri messi per iscritto. Si era prefisso di appuntarsi le cose che più gli facevano bene e pensava che, quando sarebbe diventato vecchio, gli sarebbe stato più difficile pregare il Signore e ringraziarlo senza aver la possibilità di ricordare».
In tutto sono circa 200 quaderni che iniziano dal suo periodo trascorso come parroco a Salsomaggiore nel 1954. Auguri sono arrivati ieri da ogni parte d'Italia: tra gli altri dalla diocesi di Piacenza-Bobbio, con il vescovo Gianni Ambrosio, un telegramma del sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, del presidente della Provincia, Massimo Trespidi. «Volersi bene, - scrive Trespidi - un pezzo di pane, e la coscienza netta. Le sue parole, eminenza sono un costante richiamo alla fede e una grande motivazione sulla via della verità. In questo suo 97esimo compleanno Le giungano i nostri più sentiti auguri». Tonini, una vita iniziata il 20 luglio 1914 a Centovera di San Giorgio Piacentino, terzo di cinque figli, è il più anziano porporato del Sacro Collegio che attualmente è formato da 197 cardinali.
Federico Frighi
21/07/2011 Libertà
Tonini, 97 anni e non sentirli
Il 21 luglio il cardinale Ersilio Tonini ha compiuto 97 anni. L'abbiamo intervistato il giorno prima in questo articolo di Libertà.
Non me ne accorgo neanche di avere 97 anni. Io sto benissimo, sono sereno, sono tranquillo, quando ci si vuol bene la vita è più bella». Parola di Ersilio Tonini, cardinale di Santa Romana Chiesa, unico porporato piacentino vivente. Oggi il cardinale Tonini compie 97 anni. Li festeggia a Ravenna, presso l'Opera Santa Teresa, dove vive dal novembre del 1975, celebrando la messa nella chiesa principale con i preti anziani, ospiti della struttura.
Ce lo passa al telefono suor Virginia, la nuova "custode" del cardinale, che da poco si è trasferito al piano superiore, il reparto sacerdoti, dotato di guardia medica 24 ore su 24. Ha appena preso il the delle cinque del pomeriggio ed ha tanta voglia di parlare con la sua Piacenza. «Non me ne accorgo neppure di avere 97 anni - dice convinto - qui sto bene, sono circondato da tanto amore e da tanto affetto». Parla dell'Opera Santa Teresa dove risiede con i preti anziani e dove sono ospitati anche bambini disabili: «C'è una grande carità in giro, qui a Ravenna la gente ha proprio il gusto del voler bene, dell'aiutare, dell'incoraggiare». Risponde pronto anche ad una domanda consumistico-profana: «Che regalo vorrei ricevere per i 97 anni? Vorrei che venisse da me qualcuno che mi dicesse che nella sua famiglia sono tornati pace e serenità, invece spesso purtroppo la famiglia, la casa, è il luogo in cui mettiamo il muso, è il posto delle divisioni». «A Piacenza no - ricorda -, la gente piacentina ha la caratteristica di fare della casa il luogo più bello».
Da "grande vecchio" si permette un consiglio ai giovani di oggi: «Ragazzi, rendetevi conto che la vita è un grande dono, bisogna però viverla, senza lasciarsi prendere dalle paure, dagli smarrimenti, dalle incertezze». Anche se le paure oggi sono tante, come la perdita del lavoro, o la precarietà: «E' vero, è vero, però guardate che oggi la società va molto meglio di un tempo. Bisognerebbe aver vissuto la vita come l'abbiamo vissuta quando io ero a Piacenza negli anni Cinquanta. Anche se però allora c'era un grande fermento civile».
Il cardinale Tonini si augura che la scuola si riappropri del suo grande valore educativo. «Dobbiamo aiutare i nostri ragazzi a far sì che la scuola ti dia il gusto delle cose - e sottolinea "gusto" -. Una frase che non ti viene all'improvviso, finalmente, riesci a farla uscire, una pagina che non andava bene poi ti accorgi che ce l'hai fatta. Questo è il gusto che è capace di dare la scuola».
Come sta di salute la Chiesa di oggi? «Molto bene. Anche perchè ha aperto i suoi confini che vanno al di là dei mari, anche papa Ratzinger è andato nelle zone più lontane del mondo». La chiusura - anche se in realtà è stato l'argomento con cui ha iniziato la lunga telefonata - per Libertà. «Ho vissuto a Libertà parte della mia giovinezza perchè venivamo in via Benedettine a stampare il Nuovo Giornale. Ero molto amico dei due Prati, Marcello sempre giocoso, un po' vivace, Ernesto più riservato, ma ugualmente affettuoso. Mi ricordo i tipografi, le linotype, il piombo. Mi piacerebbe tanto tornarci per visitare il museo della stampa. Ho vissuto momenti molto belli tra giornalisti e tipografi.
Grazie di esservi ricordati di me, abbraccio tutti voi e idealmente tutti i lettori, pregate per me».
Federico Frighi
20/07/2011 Libertà
Non me ne accorgo neanche di avere 97 anni. Io sto benissimo, sono sereno, sono tranquillo, quando ci si vuol bene la vita è più bella». Parola di Ersilio Tonini, cardinale di Santa Romana Chiesa, unico porporato piacentino vivente. Oggi il cardinale Tonini compie 97 anni. Li festeggia a Ravenna, presso l'Opera Santa Teresa, dove vive dal novembre del 1975, celebrando la messa nella chiesa principale con i preti anziani, ospiti della struttura.
Ce lo passa al telefono suor Virginia, la nuova "custode" del cardinale, che da poco si è trasferito al piano superiore, il reparto sacerdoti, dotato di guardia medica 24 ore su 24. Ha appena preso il the delle cinque del pomeriggio ed ha tanta voglia di parlare con la sua Piacenza. «Non me ne accorgo neppure di avere 97 anni - dice convinto - qui sto bene, sono circondato da tanto amore e da tanto affetto». Parla dell'Opera Santa Teresa dove risiede con i preti anziani e dove sono ospitati anche bambini disabili: «C'è una grande carità in giro, qui a Ravenna la gente ha proprio il gusto del voler bene, dell'aiutare, dell'incoraggiare». Risponde pronto anche ad una domanda consumistico-profana: «Che regalo vorrei ricevere per i 97 anni? Vorrei che venisse da me qualcuno che mi dicesse che nella sua famiglia sono tornati pace e serenità, invece spesso purtroppo la famiglia, la casa, è il luogo in cui mettiamo il muso, è il posto delle divisioni». «A Piacenza no - ricorda -, la gente piacentina ha la caratteristica di fare della casa il luogo più bello».
Da "grande vecchio" si permette un consiglio ai giovani di oggi: «Ragazzi, rendetevi conto che la vita è un grande dono, bisogna però viverla, senza lasciarsi prendere dalle paure, dagli smarrimenti, dalle incertezze». Anche se le paure oggi sono tante, come la perdita del lavoro, o la precarietà: «E' vero, è vero, però guardate che oggi la società va molto meglio di un tempo. Bisognerebbe aver vissuto la vita come l'abbiamo vissuta quando io ero a Piacenza negli anni Cinquanta. Anche se però allora c'era un grande fermento civile».
Il cardinale Tonini si augura che la scuola si riappropri del suo grande valore educativo. «Dobbiamo aiutare i nostri ragazzi a far sì che la scuola ti dia il gusto delle cose - e sottolinea "gusto" -. Una frase che non ti viene all'improvviso, finalmente, riesci a farla uscire, una pagina che non andava bene poi ti accorgi che ce l'hai fatta. Questo è il gusto che è capace di dare la scuola».
Come sta di salute la Chiesa di oggi? «Molto bene. Anche perchè ha aperto i suoi confini che vanno al di là dei mari, anche papa Ratzinger è andato nelle zone più lontane del mondo». La chiusura - anche se in realtà è stato l'argomento con cui ha iniziato la lunga telefonata - per Libertà. «Ho vissuto a Libertà parte della mia giovinezza perchè venivamo in via Benedettine a stampare il Nuovo Giornale. Ero molto amico dei due Prati, Marcello sempre giocoso, un po' vivace, Ernesto più riservato, ma ugualmente affettuoso. Mi ricordo i tipografi, le linotype, il piombo. Mi piacerebbe tanto tornarci per visitare il museo della stampa. Ho vissuto momenti molto belli tra giornalisti e tipografi.
Grazie di esservi ricordati di me, abbraccio tutti voi e idealmente tutti i lettori, pregate per me».
Federico Frighi
20/07/2011 Libertà
martedì 11 marzo 2008
Tonini sta meglio, dimissioni mercoledì
Piacenza - Il cardinale Ersilio Tonini sta meglio e verrà dimesso dall’ospedale di Ravenna molto probabilmente nella giornata di domani. Il porporato piacentino era stato ricoverato d’urgenza venerdì sera dopo aver avvertito forti dolori al ventre. I medici, dopo una serie di esami, gli hanno diagnosticato una subocclusione intestinale giudicandolo fuori pericolo. «Tutto è iniziato venerdì sera - spiega suor Paola, la religiosa che gli fa da segretaria -. Il cardinale era appena tornato da una lezione pomeridiana ai ragazzi del liceo classico e del liceo pedagogico di Ravenna. Mi ha chiamato e mi ha detto che avvertiva un forte dolore al ventre. Se stava fermo non sentiva invece nulla. Abbiamo chiamato il suo medico personale e, non trovandolo subito, il suo sostituto che ci ha consigliato di avvisare il 118». Tonini è giunto all’ospedale di Ravenna verso poco dopo le 7 di venerdì sera. Subito gli sono stati fatti gli esami necessari che hanno scongiurato problematiche connesse agli organi vitali. Tant’è che il cardinale piacentino è stato subito giudicato fuori pericolo. Secondo le prime informazioni sarebbe dovuto uscire dall’ospedale ieri mattina o al massimo oggi. Ieri mattina, ad esempio, ha concesso tranquillamente un’intervista al telefonino sul suo nuovo libro “Profezie per l’ottimismo” (Piemme). Vista l’avanzata età di Tonini - ha 93 anni - i medici gli hanno consigliato di rimanere in osservazione qualche giorno in più al fine di sottoporlo a nuovi esami. Preoccupazione prima e sollievo poi nella casa di Ravenna dove vive il porporato. «L’ho sentito questa mattina (ieri, per chi legge, ndr) al telefono - racconta suor Paola -. “Forza, sempre avanti, siamo giovani” mi ha detto. È sempre il solito». «Alla sua età dovrebbe riguardarsi di più - si lascia scappare - e invece ...». Invece il cardinale piacentino, prima del malore, mercoledì pomeriggio, era partito per Milano dove, il giorno successivo, aveva presenziato, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, all’inaugurazione di una mostra di disegni in tema biblico.
Il testo integrale su Libertà di oggi, martedì 11 marzo 2008
Il testo integrale su Libertà di oggi, martedì 11 marzo 2008
domenica 9 marzo 2008
Il cardinale Tonini all'ospedale. Non è grave.
Il cardinale Ersilio Tonini è stato ricoverato d'urgenza venerdì sera nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Ravenna a causa di alcuni dolori addominali. Venerdì mattina era intervenuto all'Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Le sue condizioni, a quanto si è appreso dall'Azienda sanitaria locale di Ravenna, sono definite "non preoccupanti". Tonini, che ha 93 anni, è rimasto in osservazione nella giornata di oggi. Tutti gli esami avrebbero dato esito negativo e non ci sarebbero state complicanze. Secondo i medici, si è trattato di una subocclusione intestinale. Il cardinale piacentino potrebbe essere già dimesso domani o martedì.
lunedì 26 novembre 2007
Tonini, il nuovo vescovo di Piacenza già nominato

Il cardinale Tonini:
"Il nuovo vescovo c'è già"
"Il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio è stato nominato ed ha già accettato l'incarico". Lo ha detto ieri pomeriggio il cardinale Ersilio Tonini durante la messa di congedo di don Giuseppe Porcari, parroco di Centovera, andato in pensione dopo 27 anni alla guida della chiesa della frazione di San Giorgio Piacentino. Il porporato 93enne, durante l'omelia, ha assicurato che all'arrivo del nuovo vescovo Centovera riavrà un nuovo parroco. Vescovo, ha detto, "che è stato nominato ed ha accettato l'incarico".
Per il testo integrale dell'articolo su don Porcari si veda Libertà di oggi 26 novembre 2007
Argomenti
Ersilio Tonini,
pillole
domenica 28 ottobre 2007
Tonini prete da 70 anni
Il cardinale piacentino, oggi 92enne, venne ordinato
a Santimento dal vescovo Menzani il 18 aprile del 1937
"Tonini, prete da settant'anni"
Per l'anniversario gli auguri di Ratzinger e un convegno di bioetica
da Libertà, 18 aprile 2007
Oggi interviene a Melegnano ad un convegno di bioetica, domani presenterà
un libro a Cinisello Balsamo, ieri mattina, a Ravenna, ha parlato per oltre
un'ora ai microfoni di una troupe Rai. È la vita frenetica di un arzillo
92enne che da settant'anni esatti veste la talare e ne va fiero. Mai un
ripensamento, mai un “rospo ingoiato” o un “obbedisco” uscito tra i denti.
Il cardinale Ersilio Tonini non ha difficoltà a dire: «Sono nato prete
e nella mia vita sono stato fortunato: ho fatto quello che avevo sempre
desiderato sin da quando avevo sei anni». Questa mattina ricorrono i 70
anni esatti dal giorno dell'ordinazione di Tonini; due giorni fa, Benedetto
XVI° ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno. Il cardinal Tonini e
papa Ratzinger non hanno mancato di scambiarsi vicendevolmente gli auguri per questi due eventi da celebrare.
un libro a Cinisello Balsamo, ieri mattina, a Ravenna, ha parlato per oltre
un'ora ai microfoni di una troupe Rai. È la vita frenetica di un arzillo
92enne che da settant'anni esatti veste la talare e ne va fiero. Mai un
ripensamento, mai un “rospo ingoiato” o un “obbedisco” uscito tra i denti.
Il cardinale Ersilio Tonini non ha difficoltà a dire: «Sono nato prete
e nella mia vita sono stato fortunato: ho fatto quello che avevo sempre
desiderato sin da quando avevo sei anni». Questa mattina ricorrono i 70
anni esatti dal giorno dell'ordinazione di Tonini; due giorni fa, Benedetto
XVI° ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno. Il cardinal Tonini e
papa Ratzinger non hanno mancato di scambiarsi vicendevolmente gli auguri per questi due eventi da celebrare.
In realtà il cardinale piacentino, a quanto racconta la suora sua assistente,
non ha dato troppa pubblicità ai suoi settant'anni di sacerdozio che, a
Ravenna, sono stati celebrati ieri mattina con una cerimonia molto sobria
all'interno della comunità in cui Tonini vive. È tuttavia sufficiente una
telefonata da Piacenza perché la macchina dei ricordi del cardinale si
metta in moto e continui inesauribile con incredibile dovizia di particolari.
«Nel 1937 siamo stati ordinati sacerdoti in 24 dal vescovo Menzani - esordisce
il cardinale -, in 4 a Santimento il 18 aprile. Il vescovo, in quel periodo,
stava facendo la visita pastorale ed è stato per questo motivo che l'ordinazione
non si tenne in cattedrale. Di quei 24 siamo rimasti in due: io e monsignor
Luigi Molinari, che fece il parroco a Pianello».
«Di quella data ho un
ricordo splendido - dice Tonini - era il giorno in cui si arriva allo scopo
di tutta una vita, un sogno che si corona». Già, perché Ersilio Tonini
ha cominciato presto ad avere le idee chiare: «Ho iniziato a rendermene
conto a 6 anni: mio padre stava menando la polenta sul fuoco la sera, io,
che ero piccolino, mi infilai sotto il camino e gli chiesi, in dialetto,
se ci volevano molti soldi per studiare da prete. Mi rispose che ce ne
volevano tanti. Poi si confidò con mia madre la quale, un giorno, mi chiamò
e mi disse: “Sono desideri belli, però ora sei piccolo, poi si vedrà, adesso
pensa a fare il bravo a stare vicino al Signore, ma non rivelare a nessuno
il tuo desiderio sennò non saresti più libero». «Fu un suggerimento ottimo
- continua il cardinale -, se avessi cambiato parere sarei stato segnato
per la vita, se avessi reso pubblico il mio desiderio, qualcuno avrebbe
potuto tentare di convincermi a desistere». Tonini è un fiume in piena:
«Un giorno un contadino che aveva intuito qualche cosa mi disse: “Ragazzo
non vorrai mica fare il prete?! Perché, devi sapere, sono tutte favole
e i preti servono solo a mantenere la santa bottega”. Io non dissi nulla
e mi tenni tutto per me, con una gran voglia di guardarci dentro. Quando
arrivai al liceo mi buttai sulla filosofia e gli studi supportarono il
mio convincimento».
Settant'anni con la medesima “casacca” sono un primato
invidiabile: «I momenti belli sono stati tanti. Non mi sono mai pentito,
assolutamente. Quando ero chierichetto a Centovera e il parroco parlava
a messa mi chiedevo perché non potessi farlo anch'io». Siccome a San Damiano
era già tutto esaurito, tutte le domenica il piccolo Tonini andava a piedi
fino a Centovera per fare il chierichetto. «Rifarei la stessa scelta anche
ora, a distanza di settant'anni: era un desiderio per il quale sono nato,
non ho sognato altro che fare il prete».
«Nel mio paese - prosegue - quando
hanno saputo che il figlio di un contadino andava a fare la quarta elementare
a San Giorgio e la quinta a Carpaneto si sono meravigliati tutti, quando
hanno capito che volevo andare in seminario erano molto sorpresi. Nel mio
paese non era mai accaduta una cosa del genere». La scelta di fare il prete
sorprenderebbe oggi come allora, ma oggi, come allora, Tonini direbbe di
sì: «Oggi il problema è un altro: il clima familiare. A casa mia c'era
una grande serenità, mio padre non ha mai alzato la voce con mia madre.
Oggi c'è una tensione verso lo star bene, mia madre, invece, mi comunicò
lo stupore per essere al mondo». «Sono stato molto fortunato come uomo
e come sacerdote. Ho fatto tanto: lo studio a Roma, poi Piacenza e la guerra,
a Salsomaggiore, il Nuovo Giornale, la nomina a vescovo, insomma ti rendi
conto che c'è un'attenzione di Dio su di te».
Federico Frighi
non ha dato troppa pubblicità ai suoi settant'anni di sacerdozio che, a
Ravenna, sono stati celebrati ieri mattina con una cerimonia molto sobria
all'interno della comunità in cui Tonini vive. È tuttavia sufficiente una
telefonata da Piacenza perché la macchina dei ricordi del cardinale si
metta in moto e continui inesauribile con incredibile dovizia di particolari.
«Nel 1937 siamo stati ordinati sacerdoti in 24 dal vescovo Menzani - esordisce
il cardinale -, in 4 a Santimento il 18 aprile. Il vescovo, in quel periodo,
stava facendo la visita pastorale ed è stato per questo motivo che l'ordinazione
non si tenne in cattedrale. Di quei 24 siamo rimasti in due: io e monsignor
Luigi Molinari, che fece il parroco a Pianello».
«Di quella data ho un
ricordo splendido - dice Tonini - era il giorno in cui si arriva allo scopo
di tutta una vita, un sogno che si corona». Già, perché Ersilio Tonini
ha cominciato presto ad avere le idee chiare: «Ho iniziato a rendermene
conto a 6 anni: mio padre stava menando la polenta sul fuoco la sera, io,
che ero piccolino, mi infilai sotto il camino e gli chiesi, in dialetto,
se ci volevano molti soldi per studiare da prete. Mi rispose che ce ne
volevano tanti. Poi si confidò con mia madre la quale, un giorno, mi chiamò
e mi disse: “Sono desideri belli, però ora sei piccolo, poi si vedrà, adesso
pensa a fare il bravo a stare vicino al Signore, ma non rivelare a nessuno
il tuo desiderio sennò non saresti più libero». «Fu un suggerimento ottimo
- continua il cardinale -, se avessi cambiato parere sarei stato segnato
per la vita, se avessi reso pubblico il mio desiderio, qualcuno avrebbe
potuto tentare di convincermi a desistere». Tonini è un fiume in piena:
«Un giorno un contadino che aveva intuito qualche cosa mi disse: “Ragazzo
non vorrai mica fare il prete?! Perché, devi sapere, sono tutte favole
e i preti servono solo a mantenere la santa bottega”. Io non dissi nulla
e mi tenni tutto per me, con una gran voglia di guardarci dentro. Quando
arrivai al liceo mi buttai sulla filosofia e gli studi supportarono il
mio convincimento».
Settant'anni con la medesima “casacca” sono un primato
invidiabile: «I momenti belli sono stati tanti. Non mi sono mai pentito,
assolutamente. Quando ero chierichetto a Centovera e il parroco parlava
a messa mi chiedevo perché non potessi farlo anch'io». Siccome a San Damiano
era già tutto esaurito, tutte le domenica il piccolo Tonini andava a piedi
fino a Centovera per fare il chierichetto. «Rifarei la stessa scelta anche
ora, a distanza di settant'anni: era un desiderio per il quale sono nato,
non ho sognato altro che fare il prete».
«Nel mio paese - prosegue - quando
hanno saputo che il figlio di un contadino andava a fare la quarta elementare
a San Giorgio e la quinta a Carpaneto si sono meravigliati tutti, quando
hanno capito che volevo andare in seminario erano molto sorpresi. Nel mio
paese non era mai accaduta una cosa del genere». La scelta di fare il prete
sorprenderebbe oggi come allora, ma oggi, come allora, Tonini direbbe di
sì: «Oggi il problema è un altro: il clima familiare. A casa mia c'era
una grande serenità, mio padre non ha mai alzato la voce con mia madre.
Oggi c'è una tensione verso lo star bene, mia madre, invece, mi comunicò
lo stupore per essere al mondo». «Sono stato molto fortunato come uomo
e come sacerdote. Ho fatto tanto: lo studio a Roma, poi Piacenza e la guerra,
a Salsomaggiore, il Nuovo Giornale, la nomina a vescovo, insomma ti rendi
conto che c'è un'attenzione di Dio su di te».
Federico Frighi
Tonini, mangerei una mela transgenica
Il cardinale piacentino protagonista
di un convegno sugli organismi geneticamente modificati
"Mangerei una mela transgenica"
Tonini: la ricerca scientifica è un dovere e un dono
da Libertà, 18 marzo 2001
«Una mela transgenica? Se ho la garanzia degli scienziati che non ci
sono elementi inquinanti la mangerei volentieri». Il cardinale Ersilio
Tonini prende le difese degli organismi geneticamente modificati, chiama
applausi per gli scienziati ed i ricercatori, invita la gente ad informarsi
di più senza lasciarsi prendere dai pregiudizi. Nei giorni il cui il “popolo
di Seattle”, le divisioni anti globalizzazione manifestano, al Global Forum
di Napoli, l'ennesimo no a tutto ciò che sembra portare il pianeta Terra
fuori dalla sua natura, il cardinale interviene al fianco degli scienziati
per difendere i “cibi Frankestein”.
Lo fa dal pulpito profano del Teatro dei Filodrammatici, dove è stato
invitato dalla Famiglia Piasinteina a portare la sua opinione e quella
della Chiesa sui cosiddetti “ogm”: gli organismi geneticamente modificati.
Assieme al porporato anche due esperti del mondo scientifico: il professor
Gianfranco Piva, preside della facoltà di Agraria della Cattolica di Piacenza,
nonché direttore dell'istituto di Scienze degli Alimenti e della Nutrizione,
ed il professor Francesco Salamini, direttore generale del Max-Planck Institut
di Colonia. A fare gli onori di casa il presidente della Famiglia, Danilo
Anelli, ed il coordinatore della serata Mauro Tagliaferri. «La ricerca
scientifica è un dono ed un dovere sacrosanto», non ha dubbi il cardinale
Tonini. «Non possiamo dimenticare - spiega - che nella visione cristiana
la conoscenza è un dono di Dio, un dovere ed una responsabilità. Nella
Bibbia sta scritto che l'uomo deve utilizzare la natura per scoprirne i
tesori, dunque ecco che ogni scoperta scientifica è un'esaltazione della
vita umana, della grandezza del dono di Dio». Tonini porta le parole di
Giovanni Paolo II: «Il Papa, nel discorso ai genetisti del 5 marzo 1984,
li invitava a procedere con il massimo fervore nella ricerca sul genoma
umano». Il perché, secondo il porporato, è semplice: «Un domani sarà possibile
eliminare per sempre quei morbi impietosi come l'Alzheimer ed il Parkinson
ed altre malattie oggi ritenute incurabili». Occorreranno però delle misure,
delle regolamentazioni della ricerca. «Questo non spetta agli scienziati
- dice il porporato - ma alle istituzioni. Il potere politico ha il dovere
sacrosanto di tutelare l'essere umano» sottolinea con forza. «L'uomo non
potrà mai utilizzare un suo simile come strumento di ricerca» mette bene
in chiaro, ed osserva che la ricerca deve avere dei significati e degli
scopi terapeutici. Può l'intelligenza umana modificare gli alimenti? Può
trasformare i cibi? «Se questo volesse dire garantire all'uomo una facilità
di accesso al necessario per vivere ed una cura più razionale dell'alimentazione
non ci vedrei nessun contrasto» fa sapere il cardinale. «Gli scontri nascono
quando la paura prende il sopravvento. Non condivido la sfiducia totale,
il gridare all'allarme, come se i prodotti della terra fossero i soli a
dare garanzie all'uomo». Nel campo dei cibi transgenici, secondo Tonini,
la Chiesa non dirà mai di no. «Chiederà, questo sì, molta serietà agli
scienziati; pretenderà che diano serie e precise garanzie all'essere umano.
Ma non ostacolerà mai la ricerca». Il porporato piacentino ricorda la nascita
della facoltà di Agraria, realizzata da padre Gemelli con i soldi del calmiere
del latte: «Nacque per la ricerca, con la benedizione della Chiesa e degli
agricoltori del posto». Ma anche la situazione drammatica che sta vivendo
l'Africa, «dove di fame si muore ed i bambini mangiano le formiche». «Io
sono vescovo - si mette una mano sul cuore - e questa gente, come tutte
le creature, ho il dovere di proteggerle. Con gli organismi geneticamente
modificati si potrà dare finalmente da mangiare a tutti e si potranno portare
cure a chi prima non ne ha mai assunte perché la sua dieta è sempre stata
poverissima, quasi inesistente».
Federico Frighi
Tonini su Marta e Milagros
Sulla vicenda delle gemelline siamesi peruviane
Tonini, i giornalisti hanno agito bene
da Libertà, 30 maggio 2000
L'obiettivo dell'opinione pubblica mondiale puntato sulle gemelline Marta
e Milagros sancisce la vittoria dell'uomo sui falsi idoli dello sport e
dello spettacolo. Con questa riflessione il cardinale Ersilio Tonini, a
margine del convegno alla Cattolica, è intervenuto in difesa dei mezzi
di comunicazione che «hanno illuminato a giorno» la vicenda delle gemelline
siamesi peruviane. Fallito il tentativo di salvare una delle piccole, il
dramma consumatosi all'ospedale di Palermo ha messo sotto accusa tv e giornalismo
per l'eccessiva pubblicità con cui, secondo alcuni (anche tra le alte sfere
della Chiesa cattolica), sarebbe stato trattato il caso di Marta e Milagros.
Diversamente ha dimostrato di pensarla il porporato: «Che il mondo intero
abbia trepidato per queste due creature e si sia intenerito di fronte al
loro caso significa che finalmente la nostra attenzione non si è fermata
solo su Schumacher, la formula uno o i prossimi campionati europei di calcio;
ma che c'è qualche cosa di più grande: il mondo intero che si ferma ad
ascoltare la storia di due bambini». «I bambini - ha continuato il porporato
- sono stati da sempre il tesoro e la misura del valore della società».
Tonini ha portato ad esempio le popolazioni latine: «I romani, che non
erano stupidi, avevano tradotto nel loro linguaggio questo grande valore:
i figli li hanno chiamati necessarii». « A prima vista sembrerebbe il contrario
- ha proseguito -: che i genitori siano necessari ai figli. Invece i romani
erano già arrivati alla conclusione che i figli erano irrinunciabili da
un punto di vista affettivo». Monsignor Tonini, da giornalista qual'è
(in passato è stato direttore del settimanale della diocesi piacentina
«Il nuovo Giornale» ed oggi scrive le sue riflessioni sul «Corriere della
sera"), ha difeso la categoria, vittima, secondo il porporato di un abbaglio
pilotato. «Il mondo giornalistico è stato deviato - ha detto Tonini -:
non ci hanno fatto sapere quale era la percentuale di riuscita dell'intervento
chirurgico sulle gemelline. Se ci avessero rivelato che c'era soltanto
il dieci per cento di probabilità che l'intervento riuscisse, allora sì
che c'era da chiedersi se fosse veramente valsa la pena di porre questa
sfida». Il dito è puntato verso gli uomini della scienza: «Gli scienziati
devono essere più precisi, sono loro che devono aiutare l'opinione pubblica
a dare un giudizio morale». E ancora: «Il fatto diventa valore quando l'intelligenza
lo misura». Un esempio: «Dell'animale si giudica solo il risultato di un'azione:
il cane che sbrana non ha consapevolezza di sbranare». Diverso è per l'uomo:
«Dell'azione umana non si riportano soltanto i dati di fatto: ci si interroga
se una data cosa era giusta o non era giusta». «E quale è la misura per
giudicare» si è chiesto Tonini «se non la dignità della persona umana».
La conclusione: «Se la risposta, anche della morale, è stata incerta è
perché non ci sono state date indicazioni scientifiche abbastanza sicure».
Montanelli ha altre opinioni Indro Montanelli non la pensa come il cardinale
Tonini, a proposito dell'interesse dei media sulla vicenda delle gemelline
siamesi. «Una storia sfruttata come uno spettacolo, quando non c'era nulla
da spettacolarizzare": non ha dubbi Montanelli nel bollare con un secco
«non mi è piaciuta per niente» la vicenda delle due gemelline siamesi Marta
e Milagros, morte durate l'operazione per tentare di separarle e consentire
a una di loro di sopravvivere. Montanelli, che esprime dubbi sulla decisione
di fare l' operazione, a margine di un convegno per ricordare il ventennale
dell' uccisione del giornalista Walter Tobagi, afferma che «aver messo
l'intervento sotto gli occhi di tutti puzza di esibizionismo», e dice di
essere «dalla parte del chirurgo che non ha voluto partecipare: i fatti
gli hanno dato ragione, anche se l'intervento fosse riuscito e si fosse
salvata una vita, mi domando che vita sarebbe stata». Per Montanelli infatti,
a prescindere dagli aspetti fisiologici dell' intervento, non si è pensato
a quelli morali e psicologici, perchè se Marta fosse sopravvissuta «avrebbe
sempre saputo che era viva grazie alla morte della sorella».
Federico Frighi
Tonini, salviamo la montagna
Due giorni di festa per Ersilio Tonini a Farini
Il cardinale: "Non isoliamo la montagna"
da Libertà, 20 giugno 2002
Eminenza, lo sa che se qualcuno si rompe una gamba a Farini lo si deve
portare in ambulanza sino a Piacenza dove c'è il posto di pronto soccorso
più vicino? «O perbacco! Neanche a Pontedellolio?» No, si deve fare un'ora
di strada sino a raggiungere la città. Il cardinale ci pensa un attimo
e ripete: «Quello che potrò fare per Farini lo farò certamente». Poi ricorda
un episodio in cui si trovava dall'altra parte: «La prima volta che venne
Alcide De Gasperi a Piacenza ebbi modo di accostarlo e gli consegnai un
articolo firmato da me ed intitolato “Ferriere, Comune mulattiera”». Anche
allora ci si lamentava dell'isolamento della montagna. «De Gasperi mi incitò
a continuare a denunciare la situazione. “Parlano dell'Italia come il giadino
d'Europa - disse - in realtà siamo la montagna d'Europa. Bisogna che se
ne parli perché è necessario che i parlamentari ne siano persuasi”». Fu
proprio da un incidente occorso ad una domestica di Ferriere, mentre accompagnava
il padrone in Liguria, che Tonini lanciò la campagna, assieme alle Acli,
per la mutua alle domestiche. Ebbene, se oggi le domestiche hanno la mutua,
lo si deve all'Alta Valnure. Per monsignor Tonini l'Alta Valnure non è
una scoperta. Piuttosto un ritorno. «Ho frequentato queste zone, Gambaro
in particolare, quando ero a Piacenza insegnante in seminario e direttore
de Il Nuovo Giornale. Ancora prima, studente a Roma, andavo a Cogno San
Bassano per un po' di vacanza presso il parroco. In quegli anni - era il
1948 - ci si trovava spesso con i sacerdoti della zona per incontri comunitari,
per passare un po' di tempo assieme». Nei ricordi del cardinale c'è una
gita alla sorgente del Nure assieme ai compagni di tonaca in cui Tonini
tenne scherzosamente una sorta di orazione solenne dedicata alle meraviglie
della natura ed alla nascita del torrente. In Alta Valnure ci si andava
anche per rilassarsi dalle quotidiane fatiche della cura d'anime. «In quei
tempi ci si preparava alle elezioni del '48 e c'era un grande fermento
che impegnava anche noi al settimanale diocesano». Erano i tempi degli
scambi vivaci tra comunisti e cattolici che vedevano l'allora don Tonini
paladino, ovviamente, dei secondi. «Lo stile, il linguaggio che si usava
tra me ed i comunisti era molto schietto ma molto sereno» ci tiene comunque
a precisare il porporato. Altra meta praticata era Brugneto «anche se lì
ero giovanissimo (andavo al ginnasio)». Ancora: «Era un posto ideale per
distrarsi, andavo nel Nure a pescare le trote, una mia grande passione».
L'Alta Valnure insomma è sempre stata per Ersilio Tonini, in quegli anni,
quello che oggi è la Valle d'Aosta per Carol Wojtyla: un piccolo angolo
di paradiso in terra. Il cardinale arriva a Farini ad un anno di distanza
dopo che per un malore dovette rinunciare all'invito di dodici mesi fa.
«Adesso, grazie a Dio, sto bene e ritorno in questi posti molto volentieri»
dice Tonini. Inaugurerà una via dedicata a don Anacleto Mazzoni. «Lo conoscevo
bene: quando entrai in seminario lui era agli ultimi anni. Ricordo i discorsetti
che faceva durante le feste, le poesie che componeva. Era stato parroco
a Rivergaro dove aveva fatto un gran bene. Era un prete dal cuore largo,
senza grandi fronzoli, concreto, intelligente ma vicino alle persone che
conosceva ad una ad una, sempre di buon umore, con quel senso dello humor
moderato che hanno tradizionalmente i piacentini».
Federico Frighi
lunedì 22 ottobre 2007
Tonini, oggi mi sento rinato

Il cardinale Ersilio Tonini a Piacenza
nel giorno del congedo del vescovo Luciano Monari
da Libertà, 22 ottobre 2007
Piacenza - (f.fr.) Nella lista degli alti prelati Ersilio Tonini non era annunciato. «Ma il cardinal Tonini è imprevedibile, compare da un momento all’altro» aveva detto l’ex segretario di Monari, don Giuseppe Basini. E infatti il 93enne porporato di Centovera si è presentato all’appuntamento all’improvviso - accompagnato da don Gianluca Barocelli - arzillo e desideroso più che mai di esserci in uno dei momenti più importanti della chiesa piacentino-bobbiese. «Per me quella odierna è come una nuova creazione - ha detto al termine della celebrazione -. Mi sono accorto che il Signore sta lavorando in questa comunità piacentina che è stata la mia chiesa e la mia madre. Mi congratulo con il Signore perché dicono che sia bravino, che sappia fare miracoli dove nessuno di noi direbbe. I nostri papà e le nostre mamme, ad esempio, sono le nostre grandi meraviglie». È uno dei cavalli di battaglia del cardinale e Tonini lo ammette - «Lo dico sempre in tv» - e non si stanca di ripeterlo, questa volta al vescovo Monari. «Se questa chiesa piacentina esiste - dice - è perché ha generato delle mamme e dei papà santi». Poi, rivolto alla gente, «genitori sentitevi padri e madri della Chiesa, sappiate che veder nascere un figlio è assistere alla creazione del mondo. Quando sarà davanti al Signore la prima cosa che gli chiederò sarà di lasciarmi vedere mia padre e mia madre e li ringrazierò per avermi donato la vita e il gusto di Dio».
Argomenti
Ersilio Tonini,
Luciano Monari
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