Una bella iniziativa quella di premiare i bollettini parrocchiali della diocesi di Piacenza-Bobbio! The winner is ... Camminiamo Insieme, storica voce di San Giuseppe Operaio.
(fri) Il vincitore dell'Oscar 2011 dei bollettini parrocchiali è... Camminiamo Insieme della parrocchia di San Giuseppe Operaio. Questa la motivazione della giuria composta dal vicario generale, monsignor Lino Ferrari, da don Davide Maloberti, da Fausto Fiorentini e due lettori: «Con puntualità, numero dopo numero, Camminiamo Insieme ha seguito il cammino della Missione Popolare in tutti i suoi aspetti, spaziando dagli avvenimenti diocesani a quelli di unità pastorale rivolti alle diverse età, senza trascurare riflessioni e contributi di approfondimento sul tema al centro dell'anno pastorale». A ritirare il premio ieri mattina durante la festa di San Francesco di Sales il parroco, don Giancarlo Conte che ha anche annunciato un prossimo prestigioso traguardo per il bollettino di San Giuseppe Operaio: «Quello del prossimo mese sarà il numero 400. E' frutto di sacrifici, fatica, ma noi siamo convinti che sia importante entrare in tutte le case dei parrocchiani e continueremo ad andare avanti».
Nella categoria bollettini ha avuto una menzione speciale Montagna Nostra, notiziario delle valli dell'Aveto e del Nure. La motivazione: «In una fase in cui, anche grazie alla Missione Popolare diocesana, si evidenzia sempre più il tema della collaborazione e comunione tra unità pastorali, Montagna Nostra rappresenta un prezioso strumento di collegamento tra le realtà del territorio. Attraverso il suo servizio di informazione-formazione su eventi diocesani come parrocchiali, contribuisce a tener vivi i legami con la comunità anche in coloro che risiedono nelle zone montane solo nei mesi estivi». Al primo posto della categoria autori Maria Luisa Rapaccioli con l'articolo "Il nostro sì alla chiamata di Gesù" pubblicato proprio su Camminiamo Insieme. La motivazione: «L'articolo sviluppa il tema oggetto del concorso con uno stile scorrevole e familiare. L'evento della Missione Ragazzi è raccontato attraverso una lettura partecipata, esperienzale, che mette in luce la capacità dei bambini e dei ragazzi di coinvolgere nell'avventura della Missione anche il mondo adulto, vincendone i dubbi e le resistenze».
Seconda classificata categoria autori Annalisa Puppo con l'articolo "Oremus; ritiro spirituale al santuario di Caravaggio" pubblicato su La Collegiata, giornalino della parrocchia Santa Maria Assunta a Borgonovo. La motivazione: «L'articolo sa rendere uno spaccato di vita interparrocchiale maturato nel cammino della Missione Popolare, soffermandosi tanto sui contenuti spirituali della giornata quanto su quelle "note di colore" utili ad illustrare i legami che un ritiro può contribuire a creare tra le persone, di età e realtà differenti».
23/01/2011 Libertà
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lunedì 24 gennaio 2011
sabato 26 giugno 2010
Gli 80 anni di don Conte: ringrazio il Signore che mi sopporta sul suo altare
San Giuseppe Operaio ieri mattina era piena come mai. Duemila
persone, forse di più. Applausi, doni, preghiere per don Giancarlo Conte,
storico parroco fondatore, che festeggia due numeri importanti: 80, gli
anni di età; 55, quelli di sacerdozio. Ci sono il coetaneo monsignor Eliseo
Segalini, i curati don Stefano Segalini e don Jonas Mlewa, poi tanti bambini
del catechismo, una schiera di chierichetti, giovani dei gruppi parrocchiali,
adulti, anziani, le comunità neocatecumenali.
«Ringrazio il Signore che mi sopporta da 55 anni sul suo altare - dice don Giancarlo -, poi tutti quelli che mi hanno accompagnato dall'inizio della mia vita: papà e mamma,
i sette fratelli che ho in Paradiso e gli altri che sono qui. Gli educatori,
i parroci, tutti voi che mi siete stati e mi siete ancora di valido aiuto
nel mio ministero, i tanti che hanno collaborato e collaborano con la nostra
comunità per portare sempre più Gesù in mezzo a noi. Perché se siamo qui
è per fare festa un poco anche al vostro parroco, ma soprattutto a Gesù».
Si sofferma sul traguardo anagrafico: «Non illudiamoci, 80 anni sono tanti;
me ne restano ancora pochi e non si può vivere di ricordi; ma guardate
che non lo dico con tristezza». Poi alza il tono della voce e scandisce
un concetto che gli sta a cuore: «San Giuseppe Operaio avrà presto bisogno
di un parroco giovane che spero e prego voglia tanto lavorare con tutti
voi, perchè Gesù sia presente almeno in una minoranza forte, luminosa,
decisa, convinta in mezzo al nostro quartiere dove ci sono anche tanti
non credenti». Ancora: «Io resto finché il vescovo mi vorrà come vostro
parroco e sempre con quella particolare qualità che mi ha sempe fatto definire
"parroco felice di stare con voi", di camminare insieme con voi per incontrare,
insieme a voi, Gesù». All'offertorio arrivano i doni dei bambini: un vincastro
colorato, le letterine, un libro con i pensieri dei giovani e degli adulti,
un altro libro con i pensieri dei bambini. Anche il "don", di libri, ne
ha scritto uno che viene presentato a fine messa: "Profeti del XX secolo"
(Berti editrice). C'è il tempo per le sublimi note di un coro ucraino portato
in Italia da don Giorgio Bosini, poi la festa di popolo nel cortile della
parrocchia.
Federico Frighi
da Libertà, 7 giugno 2010
persone, forse di più. Applausi, doni, preghiere per don Giancarlo Conte,
storico parroco fondatore, che festeggia due numeri importanti: 80, gli
anni di età; 55, quelli di sacerdozio. Ci sono il coetaneo monsignor Eliseo
Segalini, i curati don Stefano Segalini e don Jonas Mlewa, poi tanti bambini
del catechismo, una schiera di chierichetti, giovani dei gruppi parrocchiali,
adulti, anziani, le comunità neocatecumenali.
«Ringrazio il Signore che mi sopporta da 55 anni sul suo altare - dice don Giancarlo -, poi tutti quelli che mi hanno accompagnato dall'inizio della mia vita: papà e mamma,
i sette fratelli che ho in Paradiso e gli altri che sono qui. Gli educatori,
i parroci, tutti voi che mi siete stati e mi siete ancora di valido aiuto
nel mio ministero, i tanti che hanno collaborato e collaborano con la nostra
comunità per portare sempre più Gesù in mezzo a noi. Perché se siamo qui
è per fare festa un poco anche al vostro parroco, ma soprattutto a Gesù».
Si sofferma sul traguardo anagrafico: «Non illudiamoci, 80 anni sono tanti;
me ne restano ancora pochi e non si può vivere di ricordi; ma guardate
che non lo dico con tristezza». Poi alza il tono della voce e scandisce
un concetto che gli sta a cuore: «San Giuseppe Operaio avrà presto bisogno
di un parroco giovane che spero e prego voglia tanto lavorare con tutti
voi, perchè Gesù sia presente almeno in una minoranza forte, luminosa,
decisa, convinta in mezzo al nostro quartiere dove ci sono anche tanti
non credenti». Ancora: «Io resto finché il vescovo mi vorrà come vostro
parroco e sempre con quella particolare qualità che mi ha sempe fatto definire
"parroco felice di stare con voi", di camminare insieme con voi per incontrare,
insieme a voi, Gesù». All'offertorio arrivano i doni dei bambini: un vincastro
colorato, le letterine, un libro con i pensieri dei giovani e degli adulti,
un altro libro con i pensieri dei bambini. Anche il "don", di libri, ne
ha scritto uno che viene presentato a fine messa: "Profeti del XX secolo"
(Berti editrice). C'è il tempo per le sublimi note di un coro ucraino portato
in Italia da don Giorgio Bosini, poi la festa di popolo nel cortile della
parrocchia.
Federico Frighi
da Libertà, 7 giugno 2010
martedì 20 gennaio 2009
Tutti gli editoriali di don Conte
Piacenza - Da questa settimana nei Sacri corridoi esordisce un nuovo appuntamento. Di volta in volta pubblicheremo gli editoriali di don Giancarlo Conte (è monsignore ma guai a chiamarlo così) scritti per Libertà e Avvenire. Ringraziamo don Giancarlo per la possibilità che ci ha dato di ospitare i suoi scritti, citandone naturalmente la fonte. Don Giancarlo Conte, 78 anni, dal 1971 è parroco di San Giuseppe Operaio a Piacenza. Giornalista, editorialista di Libertà e Avvenire, nel 2007 è stato nominato monsignore dal vescovo Luciano Monari. Partiamo dall'attualità, con la strage degli innocenti nella striscia di Gaza e in Israele.
Ora nessuno più le chiama 'bombe intelligenti'. Dopo la bomba che fa strage in una scuola gestita dall’Onu. La guerra in corso tra i palestinesi di Hamas e gli israeliani è una delle più crudeli contro i bambini. I missili palestinesi Qassam uccidono o feriscono bimbi ebrei, mentre le bombe di cannone o di aereo israeliane massacrano bambini palestinesi. «Siamo governati da pazzi», diceva una scritta murale a Piacenza, negli anni bui del terrorismo. La si potrebbe ripetere in questa situazione di guerra senza fine. Finché il mondo sarà governato dalla legge del taglione «occhio per occhio, dente per dente», assisteremo di continuo a stragi di questo genere. I pazzi di Hamas dicono: gli ebrei uccidono i nostri figli, noi uccideremo i loro. I bambini trasformati volutamente in oggetti di vendette assurde. Perché muoiono tanti bambini palestinesi (sono già più di 350) a Gaza? Non certo perché sono presi di mira appositamente, ma perché nella Striscia con un milione e mezzo di abitanti i minori di 15 anni sono il 45%, cioè circa 700mila.
Davvero si può dire che «Gaza è la tomba dell’infanzia». Alcune famiglie muoiono per intero. Un solo esempio: in un edificio colpito da una bomba sono morti 5 adulti e 7 fratelli piccoli, l’ultimo dei quali non aveva ancora un anno. Tutti bambini che da quando sono nati hanno visto soltanto la guerra. Non va meglio nelle città israeliane colpite dai razzi Qassam.
Una bimba di 3 mesi nei giorni scorsi è scampata per miracolo alla morte, grazie a una sorellina di 7 anni che ha fatto appena in tempo a portarla nei pressi del rifugio, quando un missile è scoppiato ferendola alla fronte. C’è un cimitero ebraico pieno di piccole lapidi di bambini uccisi dai missili di Hamas.
A Gaza gli ospedali sono stracolmi all’inverosimile e nell’impossibilità di curare tutti i feriti. Addirittura alcune ambulanze (talvolta vigliaccamente usate da Hamas per spostare soldati) vengono colpite da proiettili e i feriti trasportati muoiono dissanguati perché il conducente è morto o fuggito. Le case di Gaza sono senza luce e con il forte rischio di epidemie per mancanza di acqua pulita. Il parroco dei cattolici palestinesi di Gaza dice che i bambini arabi vedono tutto, sentono la guerra e impazziscono di dolore. Molti hanno smesso di mangiare, sono passivi, non giocano più, parlano a stento e si aggrappano ai genitori. Gli stessi sintomi dei bambini ebrei che vivono al confine di Gaza.
Una psicologa israeliana afferma: «I bambini hanno ansie, attacchi di panico, vogliono dormire coi genitori, riprendono a fare la pipì a letto anche se già grandicelli». In passato si parlava di «danni collaterali alla guerra», cioè di morti e feriti accidentali tra i civili. Oggi non lo si può più dire perché – quando la guerra si combatte in un centro abitato – si sa che muoiono sempre e soprattutto civili e bambini. Possiamo – di fronte a queste guerre infinite – noi adulti di tutto il mondo assistere alle stragi di bambini (ebrei, palestinesi, congolesi...) senza reagire attivamente o almeno con lo sdegno delle parole o la preghiera? Perché ci devono essere nel mondo bambini che non fanno a tempo a gustare l’affetto dei genitori, le cose belle della vita e la gioia di vivere?
Davvero l’umanità di oggi non sa più difendere i propri bambini, speranza del domani?
Guardiamoli, noi adulti, quei piccoli volti in lacrime e disperati che tv e giornali ci mostrano ogni giorno. E diciamo ai nostri bambini che – un giorno, forse – di guerre non ce ne saranno più.
don Giancarlo Conte
- Avvenire - 18 gennaio 2009
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
Ora nessuno più le chiama 'bombe intelligenti'. Dopo la bomba che fa strage in una scuola gestita dall’Onu. La guerra in corso tra i palestinesi di Hamas e gli israeliani è una delle più crudeli contro i bambini. I missili palestinesi Qassam uccidono o feriscono bimbi ebrei, mentre le bombe di cannone o di aereo israeliane massacrano bambini palestinesi. «Siamo governati da pazzi», diceva una scritta murale a Piacenza, negli anni bui del terrorismo. La si potrebbe ripetere in questa situazione di guerra senza fine. Finché il mondo sarà governato dalla legge del taglione «occhio per occhio, dente per dente», assisteremo di continuo a stragi di questo genere. I pazzi di Hamas dicono: gli ebrei uccidono i nostri figli, noi uccideremo i loro. I bambini trasformati volutamente in oggetti di vendette assurde. Perché muoiono tanti bambini palestinesi (sono già più di 350) a Gaza? Non certo perché sono presi di mira appositamente, ma perché nella Striscia con un milione e mezzo di abitanti i minori di 15 anni sono il 45%, cioè circa 700mila.
Davvero si può dire che «Gaza è la tomba dell’infanzia». Alcune famiglie muoiono per intero. Un solo esempio: in un edificio colpito da una bomba sono morti 5 adulti e 7 fratelli piccoli, l’ultimo dei quali non aveva ancora un anno. Tutti bambini che da quando sono nati hanno visto soltanto la guerra. Non va meglio nelle città israeliane colpite dai razzi Qassam.
Una bimba di 3 mesi nei giorni scorsi è scampata per miracolo alla morte, grazie a una sorellina di 7 anni che ha fatto appena in tempo a portarla nei pressi del rifugio, quando un missile è scoppiato ferendola alla fronte. C’è un cimitero ebraico pieno di piccole lapidi di bambini uccisi dai missili di Hamas.
A Gaza gli ospedali sono stracolmi all’inverosimile e nell’impossibilità di curare tutti i feriti. Addirittura alcune ambulanze (talvolta vigliaccamente usate da Hamas per spostare soldati) vengono colpite da proiettili e i feriti trasportati muoiono dissanguati perché il conducente è morto o fuggito. Le case di Gaza sono senza luce e con il forte rischio di epidemie per mancanza di acqua pulita. Il parroco dei cattolici palestinesi di Gaza dice che i bambini arabi vedono tutto, sentono la guerra e impazziscono di dolore. Molti hanno smesso di mangiare, sono passivi, non giocano più, parlano a stento e si aggrappano ai genitori. Gli stessi sintomi dei bambini ebrei che vivono al confine di Gaza.
Una psicologa israeliana afferma: «I bambini hanno ansie, attacchi di panico, vogliono dormire coi genitori, riprendono a fare la pipì a letto anche se già grandicelli». In passato si parlava di «danni collaterali alla guerra», cioè di morti e feriti accidentali tra i civili. Oggi non lo si può più dire perché – quando la guerra si combatte in un centro abitato – si sa che muoiono sempre e soprattutto civili e bambini. Possiamo – di fronte a queste guerre infinite – noi adulti di tutto il mondo assistere alle stragi di bambini (ebrei, palestinesi, congolesi...) senza reagire attivamente o almeno con lo sdegno delle parole o la preghiera? Perché ci devono essere nel mondo bambini che non fanno a tempo a gustare l’affetto dei genitori, le cose belle della vita e la gioia di vivere?
Davvero l’umanità di oggi non sa più difendere i propri bambini, speranza del domani?
Guardiamoli, noi adulti, quei piccoli volti in lacrime e disperati che tv e giornali ci mostrano ogni giorno. E diciamo ai nostri bambini che – un giorno, forse – di guerre non ce ne saranno più.
don Giancarlo Conte
- Avvenire - 18 gennaio 2009
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
sabato 3 gennaio 2009
La domenica a messa 17 persone su cento
Piacenza - Un censimento per capire quanta gente va a messa. È l’idea venuta al parroco di San Giuseppe Operaio, don Giancarlo Conte, che ha pubblicato il risultato sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale, Camminiamo insieme che ogni mese, dal 1971 ad oggi, giunge a casa di oltre 3mila famiglie della Galleana.Nel quartiere della zona stadio si contano circa 8.500 abitanti. La media dei presenti alla messa della domenica si aggira intorno al 17 per cento. «È una cifra che, vista così, va venire il mal di cuore - osserva don Conte -, ma siamo in tempi di “fede difficile”. Se ci mettiamo dentro coloro che vengono a messa saltuariamente, coloro che vanno nei loro paesi d’origine o che mi dicono di andare in altre parrocchie della città, io penso che la percentuale possa salire al 25 per cento». L’ultima rilevazione nella parrocchia della Galleana era stata effettuata sei anni fa: allora i fedeli - nelle cinque messe festive - erano circa 90 in più. «Il calo c’è stato ma penso sia fisiologico - è convinto il sacerdote -. È avvenuto soprattutto nel mondo adulto e non ci stupisce: quante vecchiette e quanti vecchietti religiosissimi sono mancati in questi sei anni e il loro posto non è stato preso da nessuno!» «È poi crollata la religiosità femminile - osserva -. Una volta le chiese erano piene di donne; oggi, in proporzione, sono più gli uomini».La messa più seguita, in San Giuseppe Operaio, risulta quella della domenica mattina alle 10 (523 fedeli), seguita dalla prefestiva delle 18 (408). In quella meno partecipata - alle 8 di domenica mattina - il censimento ha contato 67 persone. In totale, alle messe festive nella parrocchia dello stadio partecipano 1.414 persone: il doppio dei paganti allo stadio Garilli per Piacenza-Sassuolo (erano 722) lo scorso autunno. Il metodo di rilevazione è scientifico e allo stesso tempo discreto. La gente non sa di essere contata. All’ingresso della chiesa vengono consegnate delle immaginette sacre legate al tempo liturgico ad ogni categoria: uomini, donne, giovani, bambini. Dopo ogni messa i 18 volontari utilizzati per la distribuzione vanno dal parroco e si fa il conto delle immaginette distribuite. Un’operazione che si tiene “in gran segreto” di solito ogni 3 o 4 anni per aggiornare le statistiche parrocchiali. «Stavolta abbiamo lasciato passare ben 6 anni dall’ultima rilevazione, datata domenica 20 ottobre 2002. Allora, il totale delle cinque messe festive aveva fatto registrare 1.506 presenze».
fri
Il testo integrale su Libertà del 3 gennaio 2009
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Il testo integrale su Libertà del 3 gennaio 2009
venerdì 12 settembre 2008
All'ombra di San Giuseppe torna la Festa da Steimbar
Piacenza- Anche quest’anno, come di consueto, si terrà nel popoloso quartiere della Parrocchia di San Giuseppe Operaio (nei giorni 13-14-15-16 settembre) la “Festa da Steimbar” giunta al traguardo della 32^ edizione.
Nata per creare un momento di incontro e di identità per gli abitanti di un quartiere allora “giovane”, è ormai diventato un appuntamento fisso che, negli anni, si è fatto simpaticamente conoscere ed apprezzare dall’intera città.
Così, ancora una volta, l’area tra le vie Arata e Ottolenghi si trasformerà in una sorta di “piazza” centrale del quartiere in cui le persone avranno l’occasione di ritrovarsi portando con sé un’unica cosa: la voglia di stare insieme. E’ questo il segreto di una manifestazione che vuol essere di tutti e per tutti.
La S. Messa al campo (sabato alle ore 18.30) segnerà l’apertura della Festa il cui programma risulta, come sempre, ricco di appuntamenti.
La giornata di domenica sarà caratterizzata dai giochi sul campo: bambini e ragazzi daranno luogo ad appassionanti sfide per l’assegnazione del Palio dei Rioni (“Forti”, “Galli” e “Puma”) in cui il quartiere è diviso. Nel tardo pomeriggio poi (ore 18.30) l’appuntamento con la scalata al palo della cuccagna.
Da sottolineare, in particolare, la rassegna del teatro dei burattini: quattro spettacoli (uno per ogni serata) saranno portati in scena da compagnie che stanno girando con successo in tutta Italia, con il coordinamento della Compagnia “Centro Teatrale Corniani” di Cremona.
La scelta di organizzare i giochi nel campo e di dare ampio spazio all’esperienza del Teatro di figura significa valorizzare la nostra storia e le nostre tradizioni e volerne preservare il ricco patrimonio.
Inoltre, stands gastronomici (tutte le sere e la domenica a pranzo), danze con le orchestre “Marcolino e Marco Biolchi” – “Renzo e i Menestrelli” – “Colori e Musica”– “Fabrizio Chicchi”, banco di beneficenza e la ludoteca (spazio in cui saranno a disposizione dei bambini, gratuitamente, giochi gonfiabili).
In tutte le serate ingresso libero senza offerta.
La festa non ha fini di lucro ed il ricavato sarà devoluto in beneficenza.
Nata per creare un momento di incontro e di identità per gli abitanti di un quartiere allora “giovane”, è ormai diventato un appuntamento fisso che, negli anni, si è fatto simpaticamente conoscere ed apprezzare dall’intera città.
Così, ancora una volta, l’area tra le vie Arata e Ottolenghi si trasformerà in una sorta di “piazza” centrale del quartiere in cui le persone avranno l’occasione di ritrovarsi portando con sé un’unica cosa: la voglia di stare insieme. E’ questo il segreto di una manifestazione che vuol essere di tutti e per tutti.
La S. Messa al campo (sabato alle ore 18.30) segnerà l’apertura della Festa il cui programma risulta, come sempre, ricco di appuntamenti.
La giornata di domenica sarà caratterizzata dai giochi sul campo: bambini e ragazzi daranno luogo ad appassionanti sfide per l’assegnazione del Palio dei Rioni (“Forti”, “Galli” e “Puma”) in cui il quartiere è diviso. Nel tardo pomeriggio poi (ore 18.30) l’appuntamento con la scalata al palo della cuccagna.
Da sottolineare, in particolare, la rassegna del teatro dei burattini: quattro spettacoli (uno per ogni serata) saranno portati in scena da compagnie che stanno girando con successo in tutta Italia, con il coordinamento della Compagnia “Centro Teatrale Corniani” di Cremona.
La scelta di organizzare i giochi nel campo e di dare ampio spazio all’esperienza del Teatro di figura significa valorizzare la nostra storia e le nostre tradizioni e volerne preservare il ricco patrimonio.
Inoltre, stands gastronomici (tutte le sere e la domenica a pranzo), danze con le orchestre “Marcolino e Marco Biolchi” – “Renzo e i Menestrelli” – “Colori e Musica”– “Fabrizio Chicchi”, banco di beneficenza e la ludoteca (spazio in cui saranno a disposizione dei bambini, gratuitamente, giochi gonfiabili).
In tutte le serate ingresso libero senza offerta.
La festa non ha fini di lucro ed il ricavato sarà devoluto in beneficenza.
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don Giancarlo Conte
lunedì 4 febbraio 2008
Sei battesimi per difendere la vita
Piacenza- Sei battesimi per festeggiare la giornata della vita. È l’iniziativa pensata dal parroco di San Giuseppe Operaio, don Giancarlo Conte, che ieri mattina in chiesa ha impartito il sacramento a sei piccoli, benedetti con l’acqua del fiume Giordano: due neonati (Federico e Simone), una bimba di 9 anni (Jessica) e i tre figli (Diamanta di 2 anni, Francesca di 13 e Armando di 14) di genitori albanesi. Papà e mamma, non ancora cattolici, verranno a loro volta battezzati la notte di Pasqua. In San Giuseppe, inoltre, erano stati invitati tutti i genitori di piccoli neo battezzati nati negli ultimi anni. Una piacevole armonia di pianti e gridolini attorno all’altare che don Conte ha diretto assieme a don Stefano Segalini nella messa delle 10. «Tutti gli anni nella giornata della vita battezziamo bambini - spiega il parroco -. Da metà novembre in poi invito chi vuole battezzare il proprio figlio ad attendere questa giornata. In molti accettano». «È importante dare un segnale concreto che la vita è un dono di Dio - è convinto don Conte -. Questa giornata è stata introdotta in Italia l’anno dopo in cui passò l’aborto. Noi cristiani vogliamo dare un messaggio alle mamme e ai papà. Ogni bimbo che nasce è un segno che Dio non si è ancora stancato del mondo, è un segno che la gente ama ancora la vita, è un segno di speranza per il futuro». Iniziative per la giornata della vita ieri si sono celebrate in tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio e nei comuni piacentini appartenenti alla diocesi di Fidenza. Palloncini colorati sono stati lanciati a Cortemaggiore e a Castelvetro davanti alle parrocchie, mentre a Piacenza, nella parrocchia di San Vittore, sabato sera si è tenuta la veglia per la vita presieduta da monsignor Giuseppe Busani.
fed.fri.
fed.fri.
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, 4 febbraio 2008
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