Piacenza - A 80 anni suonati non solo è stato l’angelo custode di Giampiero Steccato per tutto il viaggio da San Damiano in Vaticano e ritorno. Ha anche salvato la vita a un pellegrino americano privo di sensi a pochi metri dal Santo Padre. Il dottor Ugo Gazzola, medico veterano della Croce Rossa di Piacenza, già primario di cardiologia nell’ospedale cittadino, racconta la sua avventura appena toccato il suolo di San Damiano. «Ero seduto sul sagrato - dice - quando ho visto un signore di mezza età accasciarsi al suolo». «Era due posti più in là del mio - continua il dottor Gazzola - e per questo sono stato il primo ad intervenire». «Dapprima ho pensato subito ad un episodio epilettico - racconta -. Poi ho compreso che si trattava di un arresto cardiocircolatorio e mi sono messo a praticargli il massaggio cardiaco». Un pellegrino importante: «Si trattava di un cittadino statunitense parente di un vescovo americano. Il presule mi ha rincorso ben due volte nella folla per ringraziarmi».
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Il testo integrale su Libertà del 12 marzo 2009
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venerdì 13 marzo 2009
Papa Ratzinger devoto di San Colombano
Piacenza - Un minuto di colloquio a tu per tu con il Santo Padre in piazza San Pietro. Il vescovo Gianni Ambrosio è stato tra i primi ad omaggiare Benedetto XVI alla conclusione dell’udienza generale del mercoledì. Dopo un cardinale e tre o quattro vescovi. Al suo turno, si è tolto lo zucchetto in segno di rispetto (qualche altro presule se ne è dimenticato) e ha baciato l’anello papale (il cosiddetto “anello del pescatore” che identifica colui che è il successore di Pietro). Poi, rimesso al suo posto il tradizionale copricapo viola, si è presentato: «Sono il vescovo di Piacenza-Bobbio». Papa Ratzinger, come già in gennaio in occasione del pellegrinaggio diocesano, lo ha simpaticamente interrotto: «Ah, Bobbio - ha esclamato - la città di San Colombano». Una sorta di chiodo fisso di Benedetto XVI, chissà, magari di buon auspicio, alla fine di tutti questi incontri, per una visita apostolica in Alta Valtrebbia (al momento solo una lontanissima ipotesi giornalistica). Poi, quando ha saputo che monsignor Ambrosio stava guidando un pellegrinaggio di trentacinque tra sindaci e amministratori piacentini, si è stupito. «Così tanti?» ha domandato al vescovo. «Gli ho detto che con noi c’era una persona molto malata - spiega il vescovo - che era venuta da Piacenza per omaggiarlo». Il Santo Padre, una volta ricevuti cardinali e vescovi, si recherà proprio da Giampiero Steccato (come raccontiamo nella pagina precedente) e la sua famiglia per incoraggiarli. Accompagnato dal vescovo Gianni Ambrosio. «Lo ha accarezzato e abbracciato - racconta il presule - poi lo ha benedetto per due volte. Ho visto il Santo Padre commosso».
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Il testo integrale su Libertà del 12 marzo 2009
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Il testo integrale su Libertà del 12 marzo 2009
Argomenti
Giampiero Steccato,
Gianni Ambrosio
Steccato, dal Papa una tenerezza che non ti aspetti
Piacenza - «È una tenerezza che forse non ti aspetti. Invece papa Ratzinger ha dimostrato di essere una persona vicino alla gente: ha accarezzato e baciato mio padre». Silvia Steccato ha appena riabbracciato la propria bimba Margherita (3 anni) nell’hangar della base di San Damiano dopo il viaggio della vita. Racconta così quella manciata di secondi. «Quando si stava avvicinando a noi ho detto a papà stava che arrivando il Santo Padre». Steccato, infatti, non può vedere. «È il Papa, ti giuro che è vero» gli ha sussurrato emozionata. Non c’è stato bisogno di crederci. Papa Benedetto gli ha parlato con il suo inconfondibile accento tedesco, lo ha abbracciato e baciato.
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Il testo integrale su Libertà del 12 marzo 2009
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giovedì 12 marzo 2009
La carezza del Papa a Gian Piero Steccato
Piacenza - Giampiero Steccato, ieri mattina, poco dopo le 12, ha consegnato a Benedetto XVI un messaggio con tutta la sua voglia di vivere. Il 58 enne piacentino, ex impiegato delle ferrovie, vive paralizzato da oltre 10 anni affetto dalla “sindrome di Locked-in”: un male terribile che lo rinchiude nel suo corpo, pienamente cosciente ma incapace di comunicare se non con il leggero battito di una palpebra. Ieri mattina al termine dell’udienza del mercoledì, in una piazza San Pietro gremita, papa Benedetto XVI gli si è avvicinato, gli ha parlato, lo ha accarezzato e baciato, ha avuto parole di conforto, ha pregato invocando l’intercessione della Vergine Maria. Un mese e undici giorni fa (quando è partita la lettera della moglie di Steccato alla Presidenza del Consiglio dei ministri) tutto questo sembrava solo un sogno. Anzi, nemmeno. Invece ieri mattina, accompagnato dalla moglie Lucia, dai due figli Daniele e Silvia e dall’amico, Giovanni Badini (ex insegnante di educazione fisica al “Respighi”), e assistito dall’ex primario di cardiologia e medico della Croce Rossa, Ugo Gazzola, Giampiero Steccato è entrato nel ventre di un C-27J della 46esima brigata aviostraportata di Pisa, atterrato poco prima alla base aerea di S. Damiano.
Per Steccato è una festa. «Provate a pensare che cosa può provare una persona che riteneva fosse finito tutto e improvvisamente si accorge che non è finito niente» dice raggiante la figlia Silvia. L’ingresso “trionfale” con la carrozzina fin sotto la postazione di Benedetto XVI, le visite dei vescovi Gianni Ambrosio e Luciano Monari - l’ex presule di Piacenza-Bobbio, neanche a farlo apposta, era proprio lì, proprio quel giorno, in pellegrinaggio diocesano con i suoi nuovi fedeli di Brescia -, quelle degli amministratori piacentini di Valtrebbia e Valluretta (anch’essi in pellegrinaggio). Poi le cure e le attenzioni della Croce Rossa, del personale del Vaticano.
Il trasferimento “straordinario” a bordo di un aereo militare si è concretizzato grazie all’interessamento del vescovo di A dieci anni esatti dalla malattia, manifestatasi proprio a Roma dove Giampiero e la moglie Lucia festeggiavano i 25 anni di matrimonio, a dieci anni esatti dunque, il viaggio a Roma torna ad essere una festa.
Capitan Uncino, come si definisce lo stesso Steccato, dopo l’odissea di Eluana, voleva dare pubblica testimonianza a favore del diritto alla vita di «tutti quelli che non possono dire la loro» perchè colpiti da gravi disabilità. Ecco il motivo del suo scritto al Santo Padre.
«Non vede ma sente tutto» avverte la moglie Lucia il Santo Padre. Benedetto XVI si sofferma per alcuni istanti con la mano sul viso di Steccato, lo accarezza e lo abbraccia, ha parole di conforto anche per i familiari. Invitato a pregare la Madonna. È la moglie Lucia a consegnare nelle mani del Pontefice la lettera del marito, ma anche una copia del libro di Massimo Pandolfi “L’inguaribile voglia di vivere” (in cui, tra le varie storie, c’è proprio quella di Steccato).
Anche il viaggio in aereo è una festa per Giampiero Steccato. «Non ha paura di nulla, quando stava bene è stato anche su una mongolfiera» confidava la figlia poco prima del decollo da San Damiano. «Nessun problema, gode di una salute di ferro» assicurava il cardiologo Gazzola all’equipaggio del C 27. Così è stato. Anche quando l’aereo militare, nel viaggio di ritorno, balla non poco, spinto su e giù dal forte vento. Il vecchio professore di educazione fisica Giovanni Badini scende barcollando dalla scaletta posteriore: «Problemi per Steccato? Assolutamente no. Con le turbolenze si è divertito da matti.
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Il testo integrale su Libertà del 12 marzo 2009
Per Steccato è una festa. «Provate a pensare che cosa può provare una persona che riteneva fosse finito tutto e improvvisamente si accorge che non è finito niente» dice raggiante la figlia Silvia. L’ingresso “trionfale” con la carrozzina fin sotto la postazione di Benedetto XVI, le visite dei vescovi Gianni Ambrosio e Luciano Monari - l’ex presule di Piacenza-Bobbio, neanche a farlo apposta, era proprio lì, proprio quel giorno, in pellegrinaggio diocesano con i suoi nuovi fedeli di Brescia -, quelle degli amministratori piacentini di Valtrebbia e Valluretta (anch’essi in pellegrinaggio). Poi le cure e le attenzioni della Croce Rossa, del personale del Vaticano.
Il trasferimento “straordinario” a bordo di un aereo militare si è concretizzato grazie all’interessamento del vescovo di A dieci anni esatti dalla malattia, manifestatasi proprio a Roma dove Giampiero e la moglie Lucia festeggiavano i 25 anni di matrimonio, a dieci anni esatti dunque, il viaggio a Roma torna ad essere una festa.
Capitan Uncino, come si definisce lo stesso Steccato, dopo l’odissea di Eluana, voleva dare pubblica testimonianza a favore del diritto alla vita di «tutti quelli che non possono dire la loro» perchè colpiti da gravi disabilità. Ecco il motivo del suo scritto al Santo Padre.
«Non vede ma sente tutto» avverte la moglie Lucia il Santo Padre. Benedetto XVI si sofferma per alcuni istanti con la mano sul viso di Steccato, lo accarezza e lo abbraccia, ha parole di conforto anche per i familiari. Invitato a pregare la Madonna. È la moglie Lucia a consegnare nelle mani del Pontefice la lettera del marito, ma anche una copia del libro di Massimo Pandolfi “L’inguaribile voglia di vivere” (in cui, tra le varie storie, c’è proprio quella di Steccato).
Anche il viaggio in aereo è una festa per Giampiero Steccato. «Non ha paura di nulla, quando stava bene è stato anche su una mongolfiera» confidava la figlia poco prima del decollo da San Damiano. «Nessun problema, gode di una salute di ferro» assicurava il cardiologo Gazzola all’equipaggio del C 27. Così è stato. Anche quando l’aereo militare, nel viaggio di ritorno, balla non poco, spinto su e giù dal forte vento. Il vecchio professore di educazione fisica Giovanni Badini scende barcollando dalla scaletta posteriore: «Problemi per Steccato? Assolutamente no. Con le turbolenze si è divertito da matti.
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Il testo integrale su Libertà del 12 marzo 2009
mercoledì 11 marzo 2009
Il vescovo Ambrosio presenta Steccato al Papa
Piacenza - Sarà molto probabilmente il vescovo Gianni Ambrosio questa mattina in Vaticano a presentare Giampiero Steccato al santo padre Benedetto XVI al termine dell’udienza del mercoledì. Il piacentino Giampiero Steccato, 59 anni, ex ferroviere, sposato e con due figli, da dieci anni versa uno stato detto di Locked-in (letteralmente chiuso dentro): non muove che una palpebra e un dito mignolo. Un corpo paralizzato ma una mente perfettamente lucida che vuole vivere.
Grazie ad un volo umanitario organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, Steccato oggi arriverà prima a Ciampino, poi in Vaticano ed assisterà all’udienza del mercoledì assieme ad altre tremila persone. Tra queste i sindaci piacentini e gli amministratori della Valtidone guidati dal vescovo Gianni Ambrosio nel loro pellegrinaggio romano. L’arrivo di Steccato in Vaticano corona un sogno che il tenace Capitan Uncino non ha mai abbandonato: poter consegnare al Papa un messaggio di speranza, un messaggio in cui è racchiusa tutta la sua voglia di vivere, un messaggio che assume un’importanza particolare a poche settimane dalla morte di Eluana Englaro. Non solo: in un anniversario particolare, il decimo della comparsa della terribile malattia che ha tentato di impossessarsene. Proprio dieci anni fa Steccato e la moglie Lucia erano a Roma a festeggiare il 25esimo anniversario di matrimonio. Proprio in quell’occasione Capitan Uncino cominciò a sentirsi male e fece i primi due mesi in rianimazione all’ospedale San Giovanni. Questa mattina, con un’emozione grandissima, Steccato ritorna a Roma e in Vaticano. Grazie ad un’organizzazione complessa e che ha messo insieme decine di persone.
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Il testo integrale su Libertà dell'11 marzo 2009
Grazie ad un volo umanitario organizzato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, Steccato oggi arriverà prima a Ciampino, poi in Vaticano ed assisterà all’udienza del mercoledì assieme ad altre tremila persone. Tra queste i sindaci piacentini e gli amministratori della Valtidone guidati dal vescovo Gianni Ambrosio nel loro pellegrinaggio romano. L’arrivo di Steccato in Vaticano corona un sogno che il tenace Capitan Uncino non ha mai abbandonato: poter consegnare al Papa un messaggio di speranza, un messaggio in cui è racchiusa tutta la sua voglia di vivere, un messaggio che assume un’importanza particolare a poche settimane dalla morte di Eluana Englaro. Non solo: in un anniversario particolare, il decimo della comparsa della terribile malattia che ha tentato di impossessarsene. Proprio dieci anni fa Steccato e la moglie Lucia erano a Roma a festeggiare il 25esimo anniversario di matrimonio. Proprio in quell’occasione Capitan Uncino cominciò a sentirsi male e fece i primi due mesi in rianimazione all’ospedale San Giovanni. Questa mattina, con un’emozione grandissima, Steccato ritorna a Roma e in Vaticano. Grazie ad un’organizzazione complessa e che ha messo insieme decine di persone.
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Il testo integrale su Libertà dell'11 marzo 2009
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