sabato 23 marzo 2013
Don Cattadori canonico della cattedrale
Con Atto proprio di S.E. mons. Vescovo in data 9 marzo 2013 il M. R. Tagliaferri don Carlo, attuale parroco moderatore di Strà PC, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Antonino martire in Corano, Comune di Borgonovo Val Tidone, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S.E. mons. Vescovo in data 14 marzo 2013 il M.R. Cattadori don Francesco, attuale parroco di Rivalta PC, è stato nominato Canonico del Capitolo della Cattedrale di Piacenza.
venerdì 1 febbraio 2013
Viaggi per ritemprare lo spirito
L’Ufficio pellegrinaggi della diocesi (Piazza Duomo 33, tel. 0523.337150; ufficiopellegrinaggi@curia,pc.it, aperto al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12,30) organizza nei prossimi mesi diversi pellegrinaggi di cui diamo le indicazioni principali; maggiori informazioni gli interessati possono avere rivolgendosi all’ufficio citato.
Pellegrinaggio a Roma per l’anno della fede il 26 e il 27 febbraio 2013 presieduto dal vescovo mons. Gianni Ambrosio. Partenza in pullman il giorno 26 da Piacenza, nel pomeriggio visita guidata di alcune basiliche. Il giorno seguente Messa in San Pietro sulla tomba di Giovanni Paolo II, udienza col Santo Padre nella Sala Nervi, rientro a Piacenza in tarda serata. Quota di partecipazione 160 euro. Iscrizione presso l’Ufficio pellegrinaggi. Finora hanno aderito le parrocchie di Sant’Antonino, S.Nicolò, Duomo, Sant’Antonio, Fiorenzuola, Bacedasco. Vi sono alcuni posti disponibili.
Per questo pellegrinaggio la Congregazione per la dottrina della fede ha suggerito alcuni itinerari, tutti convergenti in San Pietro. L’Ufficio pellegrinaggio di Piacenza, nella propria scelta, ha tenuto presente l’attuale momento di crisi economica e si è mosso nell’ottica del contenimento delle spese condensando i vari appuntamenti in soli due giorni e con la maggiore sobrietà possibile. Questo al fine di consentire la massima partecipazione dei fedeli.
Oltre a questa iniziativa, che vede la partecipazione del Vescovo, l’Ufficio diocesano si riserva di organizzare nell’Anno della fede anche altri pellegrinaggi, eventualmente con percorsi e modalità differenti.
Inoltre nel mese di ottobre è previsto un pellegrinaggio in Terra Santa a conclusione dell’Anno della fede. Sarà presieduto dal vescovo mons. Gianni Ambrosio e si terrà dal 17 al 24 ottobre.
E’ inoltre in programma un pellegrinaggio a Lourdes l’11 febbraio, anniversario dell’apparizione (quota di partecipazione 350 euro per persona). Questo pellegrinaggio si svolgerà in giornata; un altro, sempre a Lourdes, è in programma nei giorni 8 e 10 maggio (due notti e tre giorni) a partire da 475 euro a persona.
L’Ufficio diocesano ha inoltre intenzione di proporre in giugno la visita ai santuari della Sicilia.
martedì 29 gennaio 2013
Morto don Ziliani
Il 1° settembre 1972 è stato nominato parroco di Obolo, il 1° agosto 1980 di Niviano e, in data 1° gennaio 1996, ha rinunciato alla parrocchia. Residente presso la parrocchia di Roveleto di Cadeo e poi dal 1997 alla Casa del Clero di Piacenza, nel maggio 2000 è stato nominato direttore spirituale dell’istituto Madonna della Bomba-Scalabrini e dal 20 settembre 2008 assistente spirituale del Movimento apostolico ciechi.
Questa sera, martedì 29 gennaio, alle ore 20,30, verrà recitato un Rosario nella cappella della Madonna della Bomba; i funerali saranno celebrati giovedì prossimo 31 gennaio nella parrocchiale di Fontana Fredda, alle ore 15. Presiederà il vicario generale mons. Giuseppe Illica essendo il vescovo mons. Gianni Ambrosio impegnato a Roma nella riunione del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana.
lunedì 28 gennaio 2013
Ambrosio sulla Gaudium et Spes: la storia umana ha come fine Cristo
L’eredità del Concilio. Incontro giornalisti, 26 gennaio 2013
Intervento del vescovo di Piacenza-Bobbio mons. Gianni Ambrosio all’incontro dei giornalisti
Sarebbe necessario avere assai più tempo a disposizione per cercare di affrontare il tema che mi è stato proposto. Ma pur con molto tempo a disposizione, risulterebbe sempre difficile, forse impossibile, esprimere in modo sintetico l’eredità dell’evento conciliare. Piuttosto che tentare una sintesi, preferisco soffermarmi solo su un documento del Concilio, e precisamente sulla Costituzione pastorale Gaudium et Spes.
Condivido infatti il parere del beato Giovanni Paolo II: “Devo confessare che la Gaudium et Spes mi è particolarmente cara, non solo per le tematiche che sviluppa, ma anche per la diretta partecipazione che mi è stato dato di avere alla sua elaborazione. Quale giovane vescovo di Cracovia, infatti, fui membro della sottocommissione centrale, incaricata di provvedere alla redazione del testo. Proprio l’intima conoscenza della genesi della GS mi ha consentito di apprezzarne a fondo il valore profetico e di assumerne ampiamente i contenuti nel mio magistero, fin dalla prima enciclica Redemptor Hominis. In essa, raccogliendo l’eredità della Costituzione Conciliare, volli ribadire che il destino e la natura della umanità e del mondo non possono essere definitivamente svelati se non alla luce del Cristo crocifisso e risorto” (Giovanni Paolo II, Discorso nel XXX anniversario della promulgazione della Costituzione pastorale Gaudium et Spes, 8.11.1995).
Anche a me è particolarmente cara la GS, perché è soprattutto grazie a questa Costituzione che la Chiesa si presenta all’uomo di oggi come il popolo di Dio che annuncia e testimonia l’amore di Dio per il mondo. È un grande “annuncio di vita e di speranza”, come disse Giovani Paolo II nel suo discorso commemorativo. Questa Costituzione evidenzia il carattere ministeriale della Chiesa, cioè la Chiesa vuole essere sempre più a servizio di Dio e del suo Regno e, precisamente per questo, a servizio del mondo. Così pure è molto rilevante l’influsso della Gaudium et Spes nel favorire la partecipazione attiva del laicato cattolico alla vita della Chiesa e all’animazione evangelica delle realtà temporali.
Indico innanzi tutto la novità della GS e poi mi soffermo rapidamente sui suoi contenuti di fondo. Concludo proponendo una chiave di lettura di tutto il documento.
La novità
Vorrei far notare in primo luogo che questa Costituzione è una novità per la storia della Chiesa. Nel corso dei duemila anni di storia della Chiesa, nei ventuno Concili ecumenici, mai è stata promulgata una Costituzione pastorale. Abbinare il termine Costituzione – cioè che fonda la Chiesa – all’aggettivo ‘pastorale’ è sorprendente. La dicitura è totalmente nuova. I Padri conciliari hanno pensato di introdurre prima del testo una lunga nota, in cui si spiega cos’è una Costituzione pastorale e quale è il valore del suo insegnamento. È “pastorale” nel senso che la Costituzione è “basata sui principi dottrinali”, ma intende esporre l’atteggiamento della Chiesa verso il mondo e gli uomini d’oggi: occorre dunque tener conto “delle mutevoli circostanze con le quali sono connessi, per loro natura, gli argomenti di cui si tratta”. Quindi vi è l’aspetto dottrinale ma “consta di elementi non solo immutabili, ma anche contingenti”.
Ma la novità del titolo dice la novità del contenuto. Questa Costituzione, a differenza di ogni altra, non espone soltanto principi generali di fede, ma si esprime anche in merito a questioni concrete del mondo contemporaneo. Entra nella storia, così mutevole, per esaminare i “segni dei tempi”. Parla della pace e della guerra, fino ad evocare la guerra nucleare. Tratta del lavoro e dell’economia, si sofferma sulla scienza e sulla cultura, sul matrimonio e sulla famiglia. Affronta le questioni del mondo, i problemi della vita odierna per aiutare gli uomini a capire ciò che è in gioco in quell’ambito della vita.
Non solo. Questo documento non si rivolge soltanto ai fedeli, ma a tutta la famiglia umana. All’inizio del Concilio, vi era il desiderio di rivolgersi alle questioni degli uomini di oggi, ma non era stato previsto un documento di questi tipo. Soltanto nel corso della riflessione e delle discussioni, si evidenziò la necessità di chiarire questo atteggiamento rispetto alla situazione del mondo odierno.
Però bisogna fare attenzione. Alcuni dicono che questo documento tratta del rapporto tra la Chiesa e il mondo. Non è esatto. Nel titolo non è scritto “messaggio della Chiesa al mondo contemporaneo”, ma è scritto “la Chiesa nel mondo contemporaneo”. La Chiesa non si pone davanti al mondo, ma comprende se stessa come una realtà facente parte del mondo, in solidarietà con gli uomini. Tra la Chiesa e il genere umano vi è intima unione e la Costituzione si rivolge a tutti gli uomini per aiutare gli uomini a entrare in questa intima unione con Cristo.
Anche questa è una novità significativa. La Chiesa non solo non si considera accanto o sopra il mondo, ma si dichiara inserita in esso. E quindi si sottolinea il rapporto di mutualità (GS 40) e reciprocità con il mondo, si indica l’aiuto che la Chiesa può dare al mondo (GS 41-43) ma anche quello che può ricevere dal mondo, compreso da chi ostacola o avversa la Chiesa (GS 44).
È davvero significativa la frase diventata molto nota con cui inizia il documento: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d'oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo” (n. 1).
La Costituzione rappresenta una novità indiscussa, e ancor più nuovo è il modo in cui essa affronta i temi, con un atteggiamento di dialogo. Qui troviamo esplicitata una delle caratteristiche fondamentali del Concilio Vaticano II, e cioè il dialogo.
I contenuti
Indico molto rapidamente i contenuti di fondo della Costituzione GS.
Nell’introduzione (nn. 4-10), viene descritta la condizione dell'uomo nel mondo contemporaneo (speranze e angosce, profonde trasformazioni delle condizioni di vita, mutamenti nell’ordine sociale, mutamenti psicologici, morali e religiosi, squilibri per questi cambiamenti, aspirazioni a una vita piena, interrogativi profondi del genere umano).
La Parte prima (nn. 11-45) è intitolata La Chiesa e la vocazione dell'uomo. Si compone di quattro capitoli che delineano l’antropologia cristiana. In particolare viene posta in luce la ricerca umana del significato: la questione della nostra origine, lo scopo della nostra vita, la presenza del peccato e della sofferenza, l’inevitabilità della morte, il mistero dell’esistenza al di là della morte. Sono tutte domande che non si possono eludere (nn. 4. 10. 21. 41). Questi interrogativi sollecitano il cuore umano e lo spingono a cercare una risposta piena e definitiva. La GS sottolinea con forza che tale risposta si trova soltanto in Gesù Cristo, il quale è “la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana” (n. 10). Connessa al problema del significato è anche l’attenzione che il documento conciliare dedica alla sfida dell’ateismo contemporaneo (nn. 19-21). Questa prima parte si conclude proprio con La missione della chiesa nel mondo contemporaneo: mutua relazione tra chiesa e mondo, chiesa a servizio degli uomini, della società e dell’attività umana, l’aiuto che la Chiesa riceve dal mondo.
Nella Parte seconda (nn.46-90) vengono affrontati alcuni problemi umani più urgenti. È composta da 5 capitoli. Il primo riguarda la Dignità del matrimonio e della famiglia e sua valorizzazione, il secondo la cultura, la sua promozione, il terzo la Vita economico-sociale, il quarto La vita della comunità, il quinto La promozione della pace e la comunità delle nazioni. La conclusione si sofferma sui compiti dei singoli fedeli e delle Chiese locali per costruire un mondo giusto e per condurre il mondo al suo fine. “Così facendo, risveglieremo in tutti gli uomini della terra una viva speranza, dono dello Spirito Santo, affinché alla fine essi vengano ammessi nella pace e felicità somma, nella patria che risplende della gloria del Signore”.
La chiave di lettura
Per me il cuore pulsante del documento è il n. 22, intitolato Cristo, l'uomo nuovo.
Inizia così: “In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo”. Poi troviamo questa affermazione fondamentale: “Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l'uomo a se stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione”. Occorrerebbe leggere con calma tutto il numero. Ma vengo subito alla fine, ove è scritto: “Tale e così grande è il mistero dell'uomo, questo mistero che la Rivelazione cristiana fa brillare agli occhi dei credenti. Per Cristo e in Cristo riceve luce quell'enigma del dolore e della morte, che al di fuori del suo Vangelo ci opprime. Con la sua morte egli ha distrutto la morte, con la sua risurrezione ci ha fatto dono della vita, perché anche noi, diventando figli col Figlio, possiamo pregare esclamando nello Spirito: Abba, Padre!”.
Tutta la storia umana ha come fine Cristo, è la ragion d'essere del cosmo e del mondo. Cristo è il centro della Chiesa e la missione della Chiesa è annunciare e testimoniare questa verità, che solo nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo.
Questo legame tra Cristo e l’uomo è il cuore del messaggio della GS: “Con l’incarnazione, il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con cuore d’uomo (…) ; in lui Dio ci ha riconciliati con se stesso e tra noi e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l’Apostolo: il Figlio di Dio «mi ha amato e ha sacrificato se stesso per me» (Gal 2,20). Quindi al centro del documento conciliare sta il mistero di Cristo/il mistero dell’uomo, l’uomo visto nella luce pasquale, l’uomo unito a Cristo. La Chiesa è chiamata a servire Dio e l’uomo, perché si realizzi compiutamente il progetto di Dio e del suo amore a favore dell’umanità.
Ho iniziato citando Giovanni Paolo II e concludo con una sua affermazione: “Bastano questi rapidi cenni per sottolineare l’amplissimo orizzonte nel quale si muove la GS. Con essa la Chiesa ha voluto davvero abbracciare il mondo. Guardando agli uomini nella luce di Cristo, essa ha saputo coglierne gli aneliti profondi e i bisogni concreti. Ne è risultata una specie di “magna charta” dell’umana dignità da difendere e da promuovere”.
+Gianni Ambrosio
domenica 14 ottobre 2012
Morto don Giuseppe Ferrari, ex parroco di Podenzano
Don Giuseppe Ferrari è nato a San Vincenzo di Borgotaro il 15 settembre 1933 ed ha ricevuto l’ordinazione presbiterale il 30 maggio 1956. Ha iniziato il proprio servizio pastorale come curato a Bedonia, quindi il 1° maggio 1974 è stato nominato parroco di Farini d’Olmo; il 14 luglio 1994 ha ricevuto la nomina di parroco in solido moderatore della parrocchia di Podenzano, incarico a cui ha rinunciato per motivi di salute il 15 settembre2008 per ritirarsi alla Casa del clero di Piacenza.
sabato 13 ottobre 2012
Don Barbattini in Santa Teresa
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 10 ottobre 2012 il M.R. Vincini mons. Gianni, vicario episcopale territoriale e parroco di Fiorenzuola d’Arda PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia dei S.S. Gervaso e Protaso in San Protaso, Comune di Fiorenzuola, Provincia di Piacenza, in seguito a decreto di inabilità nei confronti dell’ultimo titolare il M.R. Carini don Antonio.
Piacenza,
dalla Curia di Piacenza,
12 ottobre 2012
mercoledì 10 ottobre 2012
Morto l'ex parroco di Fossadello
Aveva iniziato il proprio servizio pastorale come curato a Gazzo (parrocchia ora soppressa) e nel 1954 aveva assunto la guida della parrocchia di Denavolo, nel Comune di Travo.
Il 1° novembre 1973 era stato nominato parroco di Fossadello trasferendo ultimamente la propria residenza nella Casa del Clero in città.
giovedì 27 settembre 2012
Dallo Zaire a Vernasca
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Brito Da Silva don Josuè, lasciando il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie di:
*Cattedra di San Pietro in Paderna, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3;
*Santa Maria Assunta in Valconasso, Comune di Pontenure, Provincia di Piacenza, nell’Unità pastorale 5 del Vicariato 3. Al medesimo sacerdote è stato affidato l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di San Pietro Apostolo in Pontenure PC.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Bergomi don Giovanni, mantenendo il precedente incarico, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Savino in Turro, Comune di Podenzano, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. don Gianrcalo Plessi, parroco nominato di Besenzone PC, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie:
*SS.Salvatore in Bersano, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza;
*San Pietro di Verona in Mercore, Comune di Besenzone, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 17 settembre 2012 il M. R. Campisi don Andrea, attuale parroco in solido di Borgonovo Val Tidone PC, è stato nominato direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute per il quinquennio 2012-2017.
lunedì 25 giugno 2012
Morto don Ludovico Fiorentini
Dal 1° gennaio ’91 era assistente dell’Apostolato della preghiera e del Movimento di spiritualità vedovile; dall’aprile dello stesso anno era canonico di S. Antonino.
Grande appassionato e cultore di musica sacra, era diplomato in composizione musicale al Conservatorio Nicolini; ha compiuto studi specifici nel settore della musica gregoriana. Era l’organista della chiesa di San Francesco.
La salma resterà all’Hospice di Piacenza fino a martedì 26 giugno alle ore 15, quando verrà traslata nella chiesa di san Donnino, dove dalle ore 15.30 si potrà accedere per la preghiera fino alle ore 23. Alle ore 20.30 sempre di martedì 26 nella vicina chiesa di San Francesco è in programma il rosario in suffragio di don Fiorentini.
Mercoledì 27 alle ore 8.30 la salma sarà traslata in San Francesco dove alle ore 10 verrà celebrato il funerale che sarà presieduto dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
sabato 24 marzo 2012
Nomine, amministratori in Valtidone
Bertuzzi don Giuseppe, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato
amministratore parrocchiale della parrocchia di San Martino Vescovo in Pieve
Stadera, Comune di Nibbiano, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 19 marzo 2012 il M. R.
Lazzarini don Luigi, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato
amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Anna in Tassara, Comune
di Nibbiano, Provincia di Piacenza.
venerdì 16 marzo 2012
Berti, si apre il processo di beatificazione
Uomo politico, deputato al Parlamento nella prima legislatura della Repubblica, docente al liceo Manin di Cremona, presidente dell’Azione Cattolica e delle Acli, ha lasciato un’eredità preziosa alla Chiesa e alla società piacentina.
A coordinare le iniziative legate all'avvio dell'iter di beatificazione è un comitato guidato da don Luigi Fornari, parroco di Sant’Anna a Piacenza, la comunità in cui ha vissuto Giuseppe Berti.
Alla parrocchia di via Scalabrini si deve anche il libro “Giuseppe Berti. Missionario della Carità di Cristo” che presenta diverse testimonianze sulla figura di Berti. L’opera viene così ad aggiungersi alla biografia a cura del prof. Fausto Fiorentini “Giuseppe Berti. Un laico a servizio della Chiesa” pubblicata nel 1999 dall’editrice che porta il nome dello stesso Berti.
Il libro “Giuseppe Berti. Missionario della Carità di Cristo” verrà dato in omaggio a chi partecipa alla celebrazione del 18 marzo in Cattedrale.
Postulatore della causa di beatificazione è don Luciano Ravetti, vicepostulatore è don Sergio Ziliani.
lunedì 27 febbraio 2012
Morto don Giuseppe Porcari
Era nato a Tuna di Gazzola il 29 luglio 1925, ed era stato ordinato sacerdote il 2 aprile 1949.
Aveva svolto il primo incarico pastorale come curato a Pieve Dugliara.
Successivamente è stato trasferito, sempre come curato, a Podenzano. Poi nel
1956 è stato nominato economo spirituale a Groppo Ducale, incarico che ha mentenuto per un anno, per passare come parroco a Mezzano Scotti fino al 1980.
Da allora gli è stato affidato l'ufficio di parroco di Centovera, al quale si sono aggiunte successivamente le parrochie di Ronco e Corneliano come amministratore parrocchiale. Dopo aver rinunciato alla parrocchia nel 2007, per motivi di salute, si è ritirato presso la casa di riposo di Calendasco.
I funerali si svolgeranno nella parrocchia di Tuna di Gazzola domani, martedì 28 febbraio alle ore 15.30.
La celebrazione sarà presieduta dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Ufficio Stampa
Diocesi di Piacenza Bobbio
martedì 21 febbraio 2012
Morto il parroco di Besenzone
Don Francesco Pallastrelli era nato a Fiorenzuola il 15 dicembre 1932 ed era stato ordinato sacerdote il 04 giugno 1955.
Aveva svolto il primo incarico pastorale quale curato a Metti di Bore . Successivamente aveva assunto l’ufficio di parroco a Santa Giustina Val Lecca in comune di Bardi, passando poi nel 1960 a Leggio comune di Bettola fino al 1968 quando è stato nominato parroco di Vicomarino, dove è rimasto fino al 1984. In seguito gli è stata affidata la cura pastorale della parrocchia di Calendasco. Nel 1996 è diventato parroco di S. Nazzaro d’Ongina passando poi a Besenzone nel 2003.
I funerali si terranno mercoledì prossimo 22 febbraio, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Besenzone. Saranno presieduti dal Vescovo Mons. Gianni Ambrosio.
domenica 1 gennaio 2012
Addio a don Alessandro Cavallini
Aveva iniziato il servizio pastorale come vicario nella parrocchia cittadina di San Giuseppe Operaio; con la stessa qualifica era passato nella parrocchia di San Savino il 15 settembre 1993; il 4 ottobre 1994 il Vescovo lo ha nominato parroco di Farini. Il 3 ottobre 2000 lascia la parrocchia per recarsi in Inghilterra a servizio degli immigrati. Partito il 5 novembre 2000, rientra in diocesi nel dicembre 2001: il 28 novembre 2001 era stato nominato parroco di Caorso. Il 1° ottobre 2003 viene nominato parroco di Vicomarino (Ziano) e amministratore parrocchiale di Albareto. Mi sento di aggiungere solo una cosa. L'avevo conosciuto in San Giuseppe Operaio. Mi aveva fatto una bella impressione.
martedì 27 dicembre 2011
Ambrosio: l'uomo non si rinchiuda nella solitudine
1. “E il Verbo si fece carne” (Gv 1, 14). Con queste parole, collocate al centro del primo capitolo del suo Vangelo, il cosiddetto prologo, l’evangelista san Giovanni ci introduce nel mistero del Natale, la festa dell’Incarnazione. Il fatto decisivo della storia umana è presentato con questo sobrio annuncio: “E il Verbo si fece carne”. Nella contemplazione del mistero di Dio e dell’uomo con cui Giovanni apre il suo Vangelo, vengono richiamate le prime parole del libro della Genesi: Dio si rivela nella sua grande opera, la creazione del mondo e soprattutto dell’uomo. Questo è il prologo assoluto della storia che è storia di salvezza fin dall’inizio, perché fondata su Dio che si rivela e si dona: Egli è all’origine della vita e pone il suo sigillo creatore sull’uomo e sulla donna, fatti “a sua immagine” e chiamati a vivere nella sua amicizia. Ora la lunga storia della salvezza arriva al suo culmine. Dopo aver parlato in vari modi per mezzo dei profeti, come ricorda la lettera agli Ebrei, ora Dio “ha parlato a noi per mezzo del Figlio” (Eb 1, 2): egli nasce da una donna e pone la sua tenda tra noi. Con parole che richiamano la normalità dell’esperienza umana del nascere, il Verbo eterno, che “era, in principio, presso Dio”, assume la nostra natura umana. Egli che è luce e vita, viene alla luce e alla vita su questa nostra terra.
2. “Veniva nel mondo la luce vera, (…) eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne ne fra i suoi, e i suoi non l’hanno accolto” (Gv1,11). Anche in questo caso l’evangelista Giovanni è scarno ma molto efficace nel descrivere il dramma dell’umanità. Già a Betlemme Gesù nasce in una stalla perché nell’albergo non c’è posto per lui. Poi è il suo popolo, preparato dalla predicazione profetica, a non accogliere il Verbo di Dio. Infine è l’intera umanità che attende la Parola ma è poca disposta ad ascoltarla.
Nel profondo del cuore l’uomo cerca Dio e attende la sua benevolenza, la sua vicinanza, il suo amore. Ma quando arriva il momento, quando Dio si manifesta e viene ad abitare tra la sua gente, non c’è posto per Lui. Tutto lo spazio e tutto il tempo sono per altre cose, sono per le proprie cose: non rimane nulla per Dio.
Forse l’uomo del terzo millennio, l’uomo del nostro Occidente, ha pensato di fare un passo in più: rinunciare persino a ogni attesa e costruire un mondo in cui Dio è superfluo. Tanto più di un Dio che si china su di noi e vuole manifestarci il suo amore e donarci la sua salvezza. Questo è il dramma dell’uomo, in particolare dell’uomo di oggi che arriva a rinchiudersi nella sua solitudine, nel suo ristretto orizzonte, nel buio della sua stanza e del suo cuore. Non è questa – lo sappiamo e lo sperimentiamo ogni giorno – la strada della vita e della luce.
3. “A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12). Cari fratelli, riconosciamo la grazia che proviene dall’accogliere Cristo: con Lui e grazie a Lui diventiamo figli di Dio e possiamo vivere come suoi figli. Per questo Cristo è venuto e questo è il senso ultimo della nostra storia umana: diventare in Cristo figli di Dio.
Celebriamo allora la sua nascita, ma riconosciamo che nell’accogliere Lui, noi festeggiamo anche il nostro natale, la nostra nascita come figli di Dio, partecipiamo della vita stessa di Cristo che ha in sé la vita e la luce. Accogliere è il grande verbo della fede cristiana, è il verbo che genera la vita vera, abitata dalla presenza in noi di Colui che è la vita.
Nel Credo professiamo la fede con queste parole: “Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. L’incarnazione è “per noi uomini e per la nostra salvezza”, per riconciliarci con Dio e farci conoscere la sua benevolenza di Padre, per ridonarci la gioia dell’autentico progetto di umanità che ci conduce a diventare “partecipi della natura divina” (2 Pt 1,4).
La gioia del Natale è destinata a tutto il popolo: “Vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo” (Lc 2, 10). Tutti noi siamo i destinatari della benevolenza del nostro Dio, tutti abbiamo bisogno di luce e di speranza, tutti dobbiamo poter confidare nell’amore di un Dio che è Padre che ci ama. Sono tante le persone, vicine e lontane, che vengono in mente in quanto più bisognose dell’annuncio natalizio: penso a chi fatica e soffre, a chi ha perso il lavoro, ha chi non ha più fiducia, ha chi si è lasciato ingannare dalle cose che luccicano, a chi è solo e disperato. Preghiamo perché la nascita di Gesù Cristo possa portare a tutti la gioia della vita dei figli di Dio, la gioia di una vita nuova, una vita che dalla fede attinge la forza e l’entusiasmo. Preghiamo perché ogni persona che ha accolto e riconosciuto Gesù Cristo, sappia offrire a ogni uomo che incontra ragioni per vivere e per sperare. Amen.
+Gianni Ambrosio, vescovo
Messa di Natale 2011
Ambrosio: il Natale illumini la nostra vita
(Is 9, 2-4.6-7; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14)
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Siamo qui perché Qualcuno ci ha chiamati e noi abbiamo risposto, in modo più o meno consapevole. Questo Qualcuno ha un nome, un volto, un cuore. Si chiama Gesù, Dio che salva, il suo volto è il volto del Figlio di Dio, il suo cuore è ricolmo di amore. Egli, il Signore Gesù, ci ha invitati qui perché noi potessimo gioire nel vedere l’amore di Dio per noi ed accogliere la sua benevolenza verso tutti noi. Questa è la grazia e la bellezza del Natale cristiano che ancora una volta ci è dato di celebrare e di vivere facendo memoria della nascita di Gesù a Betlemme. È lui che ci ha chiamati per “porre la sua tenda tra noi” e nei nostri cuori ed invitarci ad accogliere la sua salvezza. Celebriamo allora la memoria della nascita di Gesù a duemila anni di distanza, ma quell’evento non è solo una memoria significativa ma è una presenza viva e attuale: riviviamo con stupore in questa notte santa il mistero della nascita di Gesù e insieme viviamo con gioia il mistero della nostra rinascita. Il Figlio eterno di Dio, fatto uomo nel grembo di una donna, è il nostro salvatore: è venuto per liberarci dall’oscurità, dalle tenebre, dal male e donarci la luce, la grazia e la forza di una vita nuova, una vita redenta, la vita dei figli di Dio. Ci mettiamo ancora una volta in ascolto della Parola di Dio che è stata proclamata con l’atteggiamento di meraviglia, di lode e di preghiera di Maria, di Giuseppe e dei pastori.
2. Il profeta Isaia ci parla di un “popolo che camminava nelle tenebre”. La difficile situazione storica del popolo di Israele descritta dal profeta vale anche per noi oggi: le difficoltà, l’incertezza, l’oscurità segnano la nostra vita odierna. Isaia annuncia che “il popolo vide una grande luce” e questa luce viene dalla nascita di un figlio che ha titoli regali ed è portatore di pace: “Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (…), il suo nome sarà Principe della pace”.
L’annuncio di Isaia si compie nella nascita di Gesù: egli è la speranza dell’umanità e di ciascuno di noi. Siamo chiamati a fare nostra la gioiosa professione di fede dell’apostolo Paolo: “è apparsa la grazia (la benevolenza) di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini”. È apparsa e si è manifestata la benevolenza di Dio nella fragilità del Bambino che nasce a Betlemme. “Egli – prosegue Paolo – ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità”. Guardando il volto di quel Bambino, diciamo anche noi con gratitudine: “ha dato se stesso per noi”. Il Figlio di Dio si fa uno di noi per donare se stesso per noi come nostro salvatore.
3. Il racconto evangelico della nascita di quel bambino appare scarno, ma l’evento è inaudito. Ci troviamo sconcertati di fronte al modo con cui Dio manifesta il suo amore e guida la storia dell’umanità. Nel cuore della notte, Dio si fa vicino a noi e nel dono dell’Emmanuele fa risplendere la luce per tutta l’umanità. “Non temete”, dice l’angelo del Signore ai pastori: “ecco vi annunzio una grande gioia (…), oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Sono convinto che l’invito a “non temere” è oggi particolarmente prezioso per tutti noi, pieni di paura non solo di fronte alle sofferenze e alle difficoltà, ma anche di fronte a Dio e alla sua benevolenza. Questa paura ci rende sospettosi e diffidenti. Pensiamo con molta presunzione di salvarci da soli, con la forza delle nostri mani e delle nostre opere. Pensiamo di poter riporre ogni fiducia nelle cose che passano, che difendiamo a denti stretti. Ma Dio non vuole incuterci timore, vuole invece donarci fiducia e speranza. Egli viene in nostro aiuto donandoci il Salvatore che ci libera dal male e ci rende capaci di vivere come suoi figli.
4. Cari fedeli, anche noi, come i pastori, affrettiamoci verso quel “bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”. Nel segno fragile di quel Bambino, Dio ci assicura il suo amore, la sua presenza. Possiamo allora riprendere il nostro cammino con l’entusiasmo della fede, con la luce della speranza, con la forza dell’amore: grazie a quel Bambino, ci riconosciamo figli nel rapporto con il Padre che ci ama e ci riconosciamo fratelli di ogni essere umano, tutti amati da Dio. Questa è la prospettiva luminosa in cui tutta la storia, personale e sociale, può essere vissuta come storia di vita e di speranza, anche nella svolta epocale cui ci sta costringendo l’attuale crisi economico-finanziaria ed etica. Nel mistero del Natale, troviamo le ragioni per vivere e per sperare, troviamo la luce per illuminare il nostro cammino. Accogliamo questo mistero con la semplicità dei pastori e con la fede disponibile di Maria, la Madre. Sia proprio Lei a prenderci per mano e ad accompagnarci a Cristo per farci incontrare personalmente con lui e trovare in lui la nostra unica salvezza e il principio della nostra gioia e della nostra speranza. Sia questo, carissimi fedeli, per tutti noi e per le nostre famiglie l'augurio più bello per il nostro Natale cristiano. Amen.
+Gianni Ambrosio, vescovo
Messa della notte di Natale 2011
sabato 24 dicembre 2011
Sia un Natale di buone relazioni
A tutti i piacentini esprimo il mio augurio natalizio con il canto degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama”. Aggiungendo subito che Dio ama tutti gli uomini. Quel bimbo che nasce a Betlemme viene a condividere la nostra vita umana per farci condividere la vita di Dio. Un dono offerto a tutti, un dono che apre la strada della vita e della salvezza. L’angelo annuncia: “Vi annuncio una grande gioia: oggi è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Quel bambino che è nato ci assicura che Dio ci ama. Allora la gloria dei cieli e la pace sulla terra si intrecciano, si fondono: vi è ormai un’unica storia, una storia aperta che ha una direzione di marcia, una destinazione precisa, un compimento in colui che è disceso dal cielo per noi.
Per questo auguro di saper accogliere il mistero che si rivela attraverso il segno fragile di un bimbo che viene alla luce per condurci alla pienezza della luce. Lasciamoci coinvolgere dalla sorprendente iniziativa di Dio che vuole donarsi a noi accogliendoci come figli amati e benedetti. E la serenità quasi spontanea che sgorga dal cuore accolga quella pace che viene dall’alto e porti speranza e fiducia.
Abbiamo bisogno di luce, di coraggio, di speranza in questi tempi difficili. Non è il caso di ricordare ciò che viene continuamente ripetuto e ciò che quotidianamente sperimentiamo: difficoltà, crisi, mancanza di fondi, precarietà del lavoro, futuro incerto. Quanti volti preoccupati, quante situazioni difficili, quanti cuori stanchi. Per molte famiglie e per molti giovani il lavoro che è venuto meno non offre garanzie per il futuro. Per la condizione di solitudine e di malattia tanti anziani sono in difficoltà. La lista è lunga: ciascuno mette in risalto la propria situazione e le proprie ragioni che sembrano tarpare le ali della speranza.
Ma non stona l’augurio di Natale, anzi. Quel bimbo che nasce a Betlemme non ha trovato posto nell’alloggio. C’è un drammatico realismo in quella nascita che non offusca la gioia del sentirci amati e non interrompe il cammino della storia verso la luce e la salvezza. Un realismo salutare per noi immersi nel nostro oggi, nel travaglio del nostro tempo. Ci spinge a non chiuderci in noi stessi: dobbiamo invece aprirci e aiutarci perché tutti possano trovare un posto. Ma dobbiamo anche convincerci che sono molte le illusioni da abbandonare. Va smascherata l’idea che più si ha e più si è felici. Non è vero che più si consuma e più si è appagati. Riscopriamo altre verità degne dell’uomo, alla luce di quel bambino che non ha trovato posto. I beni relazionali, la qualità delle relazioni interpersonali in famiglia, nei luoghi di lavoro, nella società civile, sono assai più preziosi di altri beni e concorrono decisamente ad aumentare la nostra felicità. Forse varrebbe la pena, contemplando quel bambino che nasce in una mangiatoia, osservare i nostri bambini che non cercano solo i giocattoli ma anche – e soprattutto – le buone relazioni, con i propri genitori, con i fratelli, con i compagni. La preferenza del bene di tutti al lusso di pochi, la sostenibilità del tenore di vita, la solidarietà creativa, la gestione dei nostri bilanci personali e comunitari, lo stile con cui vengono organizzati eventi di diverso genere: anche qui la lista è lunga e ognuno può trovare qualcosa da rivedere perché tutti possano sentirsi accolti e amati, perché ciascuno di noi sappia contribuire ad una società capace di amare.
Per questo l’augurio che desidero rivolgere a tutti è che la nascita di Gesù – è lui il festeggiato, ma con lui siamo tutti noi – porti nei vostri cuori, in ogni casa e in ogni comunità, la volontà e la forza di superare la tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, dell’indifferenza. Susciti in ognuno l’impegno a unire le forze per aprire vie nuove in ogni ambiente di vita: in famiglia, in parrocchia, nel mondo del lavoro, nella società. Sapendo che non siamo mai soli: Gesù è l’Emanuele, il Dio con noi. Buon Natale a tutti!
vescovo Gianni Ambrosio
mercoledì 21 dicembre 2011
Morto don Giovanni Carpanese
Nato a Santo Stefano d’Aveto (località in provincia di Genova e in diocesi di Piacenza-Bobbio) il 12 giugno 1928. Ordinato sacerdote a Bobbio dal vescovo mons. Zuccarino il 12 giugno 1954, ha svolto per un paio d’anni il servizio pastorale come curato a Romagnese per assumere poi la guida, come parroco, della parrocchia di Cerreto. Nel 1959 è stato nominato parroco di Zerba dove è rimasto fino al 1996, quando si è ritirato nel suo paese d’origine per motivi di salute.
venerdì 9 dicembre 2011
Nomine, Santimento ad un prete brasiliano
Busi don Angelo, parroco di Borgo Val di Taro, provincia di Parma, mantenendo i precenti incarichi, è stato nominato Vicario episcopale territoriale del Vicariato 7 Val Taro-Val Ceno.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, al M. R.
Figuredo Mendes don Luiz Carlos, vicario parrocchiale di Gragnano, è stato affidato l¹incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso la parrocchia di Santimento, Comune di Rottofreno, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, il M. R.
Cattivelli don Franco, vice rettore del Seminario Vescovile di Bedonia PR è stato nominato moderatore dell¹Unità pastorale 1 del Vicariato 7 Val Taro-Val Ceno.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, il M. R.
Ferraglio don Giacomo, parroco di Ottone e Rovegno, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti
parrocchie:
*Santi Antonio abate e Giacomo Apostolo in Fontanigorda, Provincia di Genova, resasi vacante in seguito al decesso dell¹ultimo titolare il M. R.
Cavatorta don Giuseppe;
*San Bartolomeo apostolo in Casoni, Comune di Fontanigorda, Provincia di Genova;
*Santa Giustina in Canale, Comune di Fontanigorda, Provincia di Genova;
*San Pietro Apostolo in Casanova, Comune di Rovegno, Provincia di Genova;
*San Giuseppe e Sant¹Antonio di Padova in Pietranera, Comune di Rovegno, Provincia di Genova.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 24 Novembre 2011, il M. R.
Musso don Emanuele Massimo, parroco di Tornolo PR, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato assistente ecclesiastico dell¹ U.N.I.T.A.L.S.I., sottosezione di Borgotaro-Bedonia PR.
Dalla Curia vescovile
Piacenza 9 dicembre 2011
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
mercoledì 7 dicembre 2011
Morto don Zorzi. maestro di preghiera
E’ morto questa mattina, nella sua abitazione di via Poggiali 27, don Diego Zorzi; i funerali verranno celebrati venerdì prossimo, 9 dicembre, alle ore 10, nella basilica di San Giovanni in Canale; saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio. Don Diego Zorzi, anche se non incardinato nella diocesi di Piacenza-Bobbio, faceva parte a tutti gli effetti del clero piacentino. Nato a Merano il 18 agosto 1921, aveva fatto parte della diocesi di Trento. In un primo tempo aveva insegnato all’Università Cattolica: era stato assistente del prof. Franceschini e poi era stato titolare della cattedra di filologia romanza. Negli anni Settanta fonda la Comunità di preghiera contemplativa “Doce nos orare” da cui deriva un’associazione col compito specifico di insegnare a pregare. Trasferitosi a Piacenza, don Zorzi dà anche la propria collaborazione al parroco di San Giovanni In Canale, don Cesare Ceruti, e nel frattempo segue la sua Comunità che stabilisce la propria sede in via Nova 23. Questa comunità avrà l’approvazione nel 1997 dal vescovo mons. Luciano Monari.