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giovedì 10 marzo 2011

Doveva diventare vescovo, andrà parroco a Castelsangiovanni

Don Lino Ferrari dunque lascia il suo incarico da vicario generale e si appresta a ricoprire quello di parroco di Castelsangiovanni. In tanti lo hanno festeggiato nella sala delle Colonne della Curia, dopo la messa di commiato nella cripta del Duomo. Segno di un grande affetto per il sacerdote che poteva tranquillamente essere scelto come vescovo di una diocesi. Si era parlato di Pontremoli ma non se ne fece poi nulla. Ancora prima, una volta sceso da Bedonia ed arrivato in Nostra Signora di Lourdes, c'è chi dice che rifiutò una nomina a presule. I suoi ex parrocchiani ancora oggi sarebbero disposti a metterci una mano sul fuoco. Lui non ha mai confermato.


«Si chiude un capitolo della mia vita. Sono momenti per certi aspetti faticosi, per altri belli, perché si passano in rassegna volti e incontri. Posso dire di aver trovato in questi sette anni amicizia e collaborazione». Così monsignor Lino Ferrari ha celebrato ieri mattina la sua ultima messa da vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Tra le colonne della cripta del Duomo, scelta come luogo della messa di commiato, tanti amici, il personale degli uffici di Curia in testa. A concelebrare ben 14 sacerdoti, in gran parte direttori degli uffici diocesani. Monsignor Ferrari si emoziona: «Non mi aspettavo così tanta gente». Poi inizia l'omelia nel segno della gratitudine. «Dire grazie - osserva - è riconoscere di aver ricevuto tanto; ciò rende più positivi, anche nei confronti degli altri, meno pieni di pretese, capaci di riconoscere il bene che c'è in ciascuno di noi». «Anche Gesù ha mostrato questo atteggiamento - continua -, innanzi tutto nei confronti del Padre: dice grazie al Padre prima da lasciare sè stesso in dono ai discepoli; l'offerta della sua vita è il suo grazie più grande». «Gesù ha anche gradito il ringraziamento del lebbroso guarito - prosegue - che da solo ha sentito l'esigenza di ringraziare. Perché è un'esigenza nei confronti di Dio e degli altri. Ringraziare fa bene».
Passa in rapida rassegna i sette anni appena terminati. «Non cancello i problemi che pure ci sono stati - ammette -. Posso però affermare che il mio desiderio è sempre stato quello di contribuire a creare un clima sereno. Ho sempre ripetuto che il lavoro non mi fa paura, sono le tensioni che pesano, le tensioni dovute, a volte, a chiusura e a mancanze di comunicazione. D'altronde l'efficienza non è l'unico criterio di organizzazione in qualsiasi ambito, neppure per un'impresa, come afferma il Papa nell'enciclica Caritas in veritate. Se non siamo noi a testimoniare come cristiani che l'atteggiamento del dono e dell'accoglienza reciproca e dell'amicizia deve permeare ogni attività... »
«Gli uffici di Curia e gli altri collegati - ci tiene ad evidenziare - sono collaboratori della missione della Chiesa. Tutti rappresentiamo il volto della nostra Chiesa, anzi per molti siamo noi il volto della Chiesa in quanto tale, perchè è attraverso di noi che la incontrano, quella Chiesa, che è comunione e che ha la carità come legge fondamentale».
«Il nostro è un servizio innannzi tutto al Signore e alla Chiesa - ribadisce don Lino -. Ha un sapore diverso anche l'impiego, la fatica, quando l'atteggiamento di fondo è questo. Dobbiamo saper dare agli impegni piccoli di ogni giorno un grande orizzonte». Infine la preghiera per il suo successore, monsignor Giuseppe Illica e per il suo nuovo incarico pastorale, quello di parroco a Castelsangiovanni.
Al termine della celebrazione l'omaggio del personale della Curia a monsignor Ferrari nella sala delle Colonne. Don Lino entrerà nella sua nuova parrocchia domenica 3 aprile accompagnato dal vescovo Gianni Ambrosio. Lunedì prossimo, alle 12 e 30, sarà la volta di don Illica a fare il suo ingresso ufficiale nella Curia di Piacenza-Bobbio.
Federico Frighi


08/03/2011 Libertà

domenica 6 febbraio 2011

Grazie don Lino!

Per un vicario generale che arriva ce n'è un altro che se ne va. E' monsignor Lino Ferrari, che lascia dopo sette anni passati al fianco del vescovo Luciano Monari prima, Gianni Ambrosio poi. Don Lino andrà a fare il parroco della prestigiosa parrocchia di Castelsangiovanni, la terza della diocesi come numero di fedeli. A don Lino va il nostro grazie anche personale per il grande aiuto - diretto e indiretto - che ci ha dato in questi anni passati a raccontare la Chiesa di Piacenza-Bobbio.

«A don Giuseppe ho detto che ci sono anche delle cose belle nel ruolo di vicario generale; è un servizio fatto nel cuore della diocesi, al fianco del vescovo, per far crescere la comunione, il compito del vicario è proprio questo». Monsignor Lino Ferrari è sereno e anche contento. Per la nomina a parroco di Castelsangiovanni e per i suoi anni da vicario generale. «Proprio ieri (il 2 febbario, ndr.) ho compiuto i sette anni. E' stata un'esperienza difficile e arricchente allo stesso tempo. Voglio ringraziare monsignor Luciano Monari e monsignor Gianni Ambrosio che mi hanno chiamato accanto a loro, dico grazie a tutti i vicari episcopali a partire da monsignor Giuseppe Busani, ai collaboratori di Curia, ai confratelli sacerdoti per la comprensione e collaborazione. Non sono mancate alcune situazioni difficili che abbiamo superato».
«Torno a fare il parroco, con un poco di trepidazione ma con tanta gioia. Noi siamo diventati preti per fare i parroci». Non è stata ancora definita la data in cui monsignor Ferrari entrerà nella sua nuova parrocchia, così come quella in cui monsignor Giuseppe Illica prenderà possesso degli uffici di curia. Nella migliore delle ipotesi sarà tra un mesetto, possibilmente prima dell'inizio della Quaresima. Monsignor Lino Ferrari, lo ricordiamo, è nato ad Albareto il 18 dicembre 1947, è stato ordinato sacerdote a Bedonia l'11 luglio 1971 ed ha iniziato il servizio pastorale nel 1972 come curato al Preziossimo Sangue per diventare il 1° ottobre 1977 direttore spirituale al Seminario di Bedonia e curato nella parrocchia di Bedonia. Nel 1981 è pro-rettore del seminario di Bedonia. Il 16 giugno 1994 gli viene conferito il titolo di Cappellano di S. S. con il conseguente titolo di monsignore. Il 30 giugno 1997 viene nominato "parroco in solido moderatore" della parrocchia di N. S. di Lourdes. Nel 1999 si aggiunge l'incarico di direttore dell'ufficio diocesano vocazionale; il 23 gennaio 2004 il vescovo mons. Monari lo nomina suo vicario generale, incarico che gli verrà confermato dal nuovo vescovo, Gianni Ambrosio. Il 21 dicembre 2004 diventa anche canonico della cattedrale di Piacenza, mentre il 23 ottobre 2007 viene designato amministratore diocesano, titolo con il quale guida la diocesi tra l'episcopato di Monari e quello di Ambrosio.
fed. fri


04/02/2011 Libertà

venerdì 1 ottobre 2010

Monsignor Ferrari: nella lotta contro il male non ci si dimentichi dell'uomo

Non è per piaggeria ma ecco l'esempio di un'omelia che lascia il segno. E' quella del vicario generale monsignor Lino Ferrari per la festa di Sant'Arcangelo, patrono della polizia di Stato. Di fronte ai poliziotti e agli allievi poliziotti, al questore, prefetto e vertici delle forze dell'ordine monsignor Ferrari ha evidenziato come, lottando contro il male, non ci si dimentichi mai il valore della persona. Di seguito l'articolo pubblicato su Libertà.

«Come l'arcangelo San Michele, nella lotta contro il male della nostra società tenete sempre in considerazione il valore della persona». E' il messaggio che il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Lino Ferrari, ha voluto lasciare ai ragazzi e alle ragazze del 177° corso allievi di polizia di Stato che tra pochi giorni termineranno gli studi e verranno assegnati alle questure di tutta Italia.
«L'immagine dell'arcangelo San Michele che duella e vince il drago è il simbolo della vittoria finale - osserva il sacerdote -, il simbolo del primato di Dio contro le idolatrie». Ma Michele è un patrono originale perchè «non solo è un santo ma anche un angelo e insegna che non si lotta contro il male con gesti non buoni». «Il mestiere degli angeli - continua monsignor Ferrari - è quello di portare l'invisibile nel visibile e il linguaggio che essi usano è quello della benedizione; tutto il contrario del linguaggio della maldicenza che spesso contraddistingue la nostra società». «Anche voi come San Michele - si rivolge agli allievi poliziotti - siete chiamati a combattere contro le forze del male, della malavita organizzata, dei soprusi nei confronti dei più deboli».
«Tuttavia ricordate che nella lotta contro il male davanti a voi avrete delle persone - sottolinea -. La Chiesa dice che contro il peccato grave si deve agire con fermezza, contro il peccatore con misericordia. Il poliziotto non è il prete confessore, è vero, e non dà l'assoluzione. Può però tenere un atteggiamento di misericordia nei confronti dell'uomo. E' importante che anche colui che ha sbagliato senta di essere avvicinato da una persona». Infine un pensiero sul corso frequentato a Piacenza: «Sia per voi occasione di formazione e di crescita in umanità ed anche in spiritualità. Perché chi è lontano da casa si fa più domande ed è più portato a riflettere». Al termine della messa - concelebrata con il cappellano della polizia, don Francesco Gandolfi - monsignor Ferrari ha portato i saluti del vescovo Gianni Ambrosio, impegnato a Roma con i lavori della Conferenza episcopale italiana.
fed. fri.


Libertà, 30-09-2010

martedì 2 marzo 2010

Hospice, esistono malati inguaribili non incurabili

L'altro giorno è stato presentato il progetto dell'Hospice di Piacenza (la struttura dedicata ai pazienti terminali) che sarà pronto tra circa un anno. Ecco alcuni passi dell'intervento del vicario generale monsignor Lino Ferrari.
"Mi ha fatto bene far parte, in rappresentanza della diocesi, del Consiglio
dell'Associazione hospice. Ho respirato il desiderio e la volontà della
comunità piacentina di essere accanto a chi vive una delle situazioni più
difficili: la fase terminale della vita. La presenza della diocesi sta a sottolineare l'attenzione che la Chiesa ha sempre avuto per il mondo della sofferenza, ma soprattutto il riconoscimento
della dimensione spirituale come una delle dimensioni essenziali
dell'esperienza umana, da non ignorare specialmente nel momento in cui si
fanno più forti le domande sul senso della vita, della sofferenza e della
morte. L'Hospice si prende cura della persona nella sua totalità: esistono malati
inguaribili, ma non malati incurabili. L'incaricato dell'assistenza
spirituale agirà in sintonia con tutti i componenti dell'équipe e nel
rispetto delle scelte religiose delle persone. Il nostro riferimento è
Borgonovo".

martedì 14 aprile 2009

Nuovo vicario, Ambrosio consulta il clero

Cari lettori, per la nomina del nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio si fa sempre più probabile il ricorso, da parte del vescovo Gianni Ambrosio, ad una consultazione tra il clero. A quasi 14 mesi dall’entrata di monsignor Ambrosio si fanno sempre più insistenti le voci di un avvicendamento nel ruolo di vicario generale, attualmente coperto da monsignor Lino Ferrari. In questi giorni nei sacri palazzi si parla con molta insistenza di monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa, vicario dell'urbe ed esponente di Comunione e Liberazione. A quanto si apprende, tuttavia, pare proprio che la voce, al momento, sia priva di qualsiasi fondamento.
Anche il vescovo Monari, per designare il successore di monsignor Eliseo Segalini, un annetto dopo il suo insediamento, ricorse ad una consultazione. Allora, il più votato fu monsignor Giovanni Vincini, attuale parroco di Fiorenzuola. Per un disegno più alto, al ruolo di vicario generale venne però chiamato monsignor Antonio Lanfranchi, di ritorno dal Vaticano.

domenica 29 marzo 2009

La diocesi: va bene la moschea ma solo come luogo di preghiera

Piacenza - La posizione della Chiesa cattolica diocesana su una eventuale moschea a Piacenza è molto chiara. A parlarne è il vicario generale monsignor Lino Ferrari: «Come diocesi nessuna opposizione ad un luogo di preghiera, tuttavia sappiamo che le moschee non sono solo un luogo di culto; sta all’autorità civile vigilare affinché non si creino problemi di ordine pubblico come avvenuto in altre città vicine, si veda a Milano». Favorevoli dunque al discorso dell’incontro tra religioni: «Il Papa ha ricercato un punto di contatto con l’Islam ricevendo i musulmani anche in Vaticano; noi, in diocesi, abbiamo momenti di incontro con alcuni gruppi attraverso la commissione per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso»; ma legittime anche le preoccupazioni espresse - precisa monsignor Ferrari - come cittadini. «Il nostro desiderio tuttavia - ribadisce il vicario generale - è che ci sia un clima di dialogo sereno e costruttivo con tutti». Favorevole alla moschea, ma sempre sotto condizione, suor Lina Guzzo, superiora provinciale delle Scalabriniane: «Tutti hanno diritto ad un luogo di culto, ma questo vale anche per i fedeli cristiani negli altri paesi del mondo».
fed.fri.

Il testo integrale su Libertà del 29 marzo 2009

martedì 17 marzo 2009

Diocesi, solidarietà ai romeni di Piacenza

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa

Solidarietà della Chiesa di Piacenza-Bobbio
alla Comunità ortodossa romena di Piacenza

I romeni, che a Piacenza si riconoscono nella parrocchia ortodossa di San Daniele Solitario, hanno espresso recentemente il disagio, che stanno vivendo in questo particolare momento, con una lettera del parroco J. Ursachi agli esponenti della comunità piacentina. Tra gli altri si sono rivolti anche al vescovo mons. Ambrosio e alla Chiesa di Piacenza-Bobbio.
“Noi, romeni ortodossi della parrocchia San Daniele Solitario di Piacenza, - scrive tra l’altro il parroco Ursachi - in questi momenti difficili che stiamo attraversando, anche se non ci riteniamo santi, testimoniamo pubblicamente di sentirci molto rattristati ed indignati constatando che il nostro nome di cristiani e di romeni è macchiato e calpestato per colpa di alcuni nostri connazionali e chiediamo a tutti coloro che ben conoscono la nostra fede, umanità e laboriosità, di unirsi a noi per promuovere la vera immagine che ci caratterizza e ci rappresenta”.
Il parroco Ursachi invoca il perdono per questi suoi connazionali, ringrazia il Vescovo, il clero ed i cattolici piacentini per “il supporto fraterno dimostrato finora”, ringrazia le autorità civili ed esprime “la sua solidarietà con i fratelli e le sorelle che in silenzio soffrono...”.
“Preghiamo Dio di rafforzarli e incoraggiarli... Esprimiamo – conclude il parroco romeno - la nostra speranza di ritrovare prossimamente l’armonia che ha sempre caratterizzato le relazioni tra i nostri popoli...”
A nome della Chiesa di Piacenza-Bobbio ha risposto, con una lettera, il vicario generale mons. Lino Ferrari. “Desidero esprimere, a nome della Diocesi, solidarietà e stima alla Comunità Romena, che vive a Piacenza.
“Gravi fatti di cronaca, che hanno coinvolto cittadini immigrati dalla Romania, non devono alimentare- scrive mons. Ferrari – atteggiamenti ostili verso un intero popolo. Mentre assicuro l’impegno della nostra Chiesa per favorire il dialogo e l’inserimento dei cittadini romeni, mi unisco alla Comunità Ortodossa nel chiedere al Signore l’aiuto per far crescere la fraternità e la reciproca collaborazione”.

Fin qui la lettera di mons. Ferrari; ricordiamo che a Piacenza vi sono ben tre comunità ortodosse che, per i loro riti, utilizzano chiese messe a disposizione, direttamente o indirettamente, dalla Diocesi: sono appunto gli ortodossi romeni che si incontrano nella chiesa delle Gianelline in via Scalabrini 25; gli ortodossi mecedoni nella chiesa di San Fermo di via Cittadella e gli ortodossi legati al Patriarcato di Mosca nella chiesa di San Raimondo in Corso Vittorio Emanuele (delle Monache benedettine).

giovedì 9 ottobre 2008

OFFERTE AL CLERO/Monsignor Ferrari: un esempio di corresponsabilità

Piacenza - Il calo delle offerte per i sacerdoti preoccupa i vertici della Chiesa cattolica piacentina. «Non tanto per la somma totale raccolta - ci tiene ad evidenziare il vicario generale monsignor Lino Ferrari - quanto per il numero delle offerte. Se nel 2006 erano poche, nel 2007 si sono ridotte ulteriormente superando di poco le 900 all’anno». «Coinvolgere i fedeli nel sostegno ai propri sacerdoti sarebbe un segno bello di corresponsabilità - osserva monsignor Ferrari -. Invece di troviamo di fronte ad una situazione perchè evidentemente manca questa consapevolezza». È vero che la situazione economica generale incide sui portafogli dei fedeli e i soldi sono meno per tutti. «Ma qui c’è anche dell’altro - continua il vicario generale -. Il numero esiguo delle offerte è significativo». Più che alla raccolta, insomma, si guarda al segno di condivisione e di apprezzamento verso i propri sacerdoti. Più cala il numero delle donazioni, più si potrebbe pensare ad un’insoddisfazione o ad un disinteresse. Per questo la diocesi punta alla massima trasparenza. «È anche un desiderio del vescovo Ambrosio - evidenzia il vicario generale - che più volte ha sottolineato l’importanza di questo impegno». Ma quanto guadagnano i sacerdoti?
Le mensilità sono inderogabilmente dodici e gli scatti di anzianità quasi un miraggio. Dopo trent’anni di anzianità la busta paga è quella di una commessa part time: 1.205,65 euro al mese lordi (circa 800 netti). Lo stipendio è uguale per tutti, dal vicario generale al parroco di campagna. Solo il vescovo percepisce uno stipendio più alto. Di poco, però. Un presule al limite della pensione (75 anni) riceve una diaria mensile pari a 1.308,57 euro lordi, sempre per 12 mensilità.
fri

Il testo integrale su Libertà dell'8 ottobre 2008

giovedì 18 settembre 2008

2° ANNIVERSARIO/Suor Leonella ci insegna il perdono

Piacenza - (fri) «Perdono, perdono, perdono». Ormai in tanti conoscono le ultime parole di suor Leonella Sgorbati, pronunciate prima di morire in un agguato in Somalia due anni fa per mano ignota. Ieri sera, nella cripta della cattedrale, è iniziata con quelle parole la santa messa in ricordo della religiosa piacentina. Ad officiarla, il vicario generale monsignor Lino Ferrari. «Suor Leonella, con la sua vita e il suo sacrificio - ha osservato il vicario - ci ha insegnato molto: prima di tutto a fare le cose per amore. Non è l’opera in sé, pur grande che sia, ad aver valore davanti a Dio, ma l’amore che la permea». Poi il perdono: «Le suore della sua congregazione, in memoria di suor Leonella, hanno voluto fare il voto di perdono e non violenza. Un atteggiamento di cui c’è tanto bisogno nella nostra società a cominciare dalle famiglie». Ancora: «Suor Leonella ci ha insegnato a confrontarci con il martirio; il Signore ci chiede un sì totale anche con il dono della morte». Poi i grandi orizzonti: «Erano quelli che viveva suor Leonella in missione. Diversamente da quelli che viviamo noi, chiusi magari in nome della sicurezza personale». Infine il richiamo all’ecumenismo: «In Somalia viveva assieme ai musulmani. Musulmana era la sua guardia del corpo morta nell’agguato mentre con il suo corpo ha cercato fino all’ultimo di proteggerla. È importante che nelle nostre comunità ci si accorga del dono della fede che ci può essere negli altri».

Il testo integrale su Libertà di oggi, 18 settembre 2008

mercoledì 19 marzo 2008

Diocesi, a Piacenza-Bobbio un milione e mezzo di euro dall'8 per mille

Piacenza - Un milione e mezzo di euro. È quanto la diocesi di Piacenza-Bobbio ha ricevuto dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica nell’anno 2007. A renderlo noto è un documento che sta girando tra i parroci alla vigilia della Pasqua ma anche di importanti appuntamenti fiscali. La cifra assegnata a Piacenza-Bobbio è stata ripartita in tre grandi aree di intervento: 774.357,58 euro sono stati destinati ad opere di culto e pastorale. «Abbiamo potuto aiutare - spiega Romolo Artemi, incaricato diocesano - grazie alla firma dell’8 per mille, molte parrocchie in tutti i vicariati per le opere di manutenzione degli immobili. Abbiamo potuto sostenere le iniziative pastorali, aiutare la diffusione del Vangelo tramite i giornali, radio e televisione».
Altri 419.661,47 euro sono andati per interventi caritativi: sono stati aiutati enti come Caritas diocesana, Assofa, Ceis-La Ricerca, La piccola casa della carità di Fiorenzuola, i gruppi Vicenziani, la casa famiglia di Metti, alcune parrocchie dove operano realtà collegate alla Caritas, e molte altre organizzazioni. Con i rimanenti 327.214,25 euro, sempre provenienti dall’8 per mille, è stato assicurato il sostentamento ai sacerdoti diocesani.
La somma assegnata a Piacenza-Bobbio, si riferisce alle dichiarazioni dei redditi presentate nell’anno 2004-2005. La diocesi subito riceve un acconto pari alla cifra dell’anno precedente - l’8 per mille è stato introdotto nel 1989-1990 -, poi, una volta contate le firme, riceve la differenza. «La linea adottata dalla Cei e dalla diocesi di Piacenza-Bobbio in questi anni - osserva il vicario generale monsignor Lino Ferrari - è quella della massima trasparenza. È giusto che la gente sappia dove vanno a finire i fondi e per quali attività vengono utilizzati».
«La firma dell’8 per mille - continua Artemi - è segno di corresponsabilità e di comunione nella condivisione di una Parola, quella del Vangelo, che edifica e completa la personalità di ogni persona». Artemi, 64 anni, bancario in pensione, presta la sua opera di volontario come incaricato diocesano per la promozione al sostegno economico della Chiesa. «Sarebbe bello - auspica - che ogni parroco che utilizza i fondi per la realizzazione di opere parrocchiali, in un angolo della chiesa, mettesse un manifesto, un cartello in cui spiegare ai fedeli che quello che si è realizzato è stato grazie alla loro firma». Ogni parrocchia, in queste settimane, si trasforma in una sorta di Centro di assistenza fiscale: «Noi invitiamo i sacerdoti a delegare una persona con il compito di ritirare il modello Cud con la firma per l’8 per mille. Tutti i modelli verranno poi consegnati alla diocesi che provvederà ad inoltrarli all’autorità competente tramite la posta in una sola spedizione».
Federico Frighi

il testo integrale su Libertà di oggi 19 marzo 2008

lunedì 18 febbraio 2008

Monsignor Lino Ferrari confermato vicario generale

Monsignor Lino Ferrari nominato vicario generale

Con decreto vescovile in data 16 febbraio 2008, il M.R. Ferrari mons. Lino è stato nominato Vicario Generale della Diocesi di Piacenza-Bobbio, conferendogli tutte le potestà e facoltà sancite dalle vigenti disposizioni canoniche.Con decreto vescovile in data 16 febbraio 2008, mons. Gianni Ambrosio ha stabilito:
* di confermare i Vicari episcopali di settore e i Vicari Episcopali territoriali “donec aliter provideatur”.
* di confermare nel suo ufficio il Vicario Giudiziale, mons. Renzo Rizzi, ai sensi del can. 1420 § 5 CJC.
* di lasciare invariati fino alla scadenza del mandato in corso, per quelli “ad tempus” e “ad nutum Episcopi”, fatta salva ogni mia differente futura decisione, gli uffici, gli incarichi e le deleghe conferiti dal mio Predecessore.
* di stabilire che i Consigli Presbiterale e Pastorale Diocesano, cessati a norma del diritto, riprendano ad esercitare il loro compito fino alla scadenza naturale del mandato, secondo la rispettiva conformazione al momento della vacanza della Diocesi.Piacenza, dalla Curia Vescovile 18 febbraio 2008

il Cancelliere Vescovile
Don Mario Poggi

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Monsignor Ferrari, 118 giorni da reggente

Piacenza - Termina il mandato di amministratore diocesano di monsignor Lino Ferrari. Centodiciotto giorni in cui don Lino, su investitura del collegio dei consultori, ha fatto le veci del vescovo Luciano Monari non più da vicario generale ma da capo della diocesi di Piacenza-Bobbio. Dalla prossima settimana monsignor Ferrari verrà riconfermato vicario generale per decreto vescovile che monsignor Ambrosio dovrebbe firmare già nella mattinata di lunedì. «Sono contento perchè sono stati mesi positivi e sereni - dice monsignor Ferrari -, non ci sono stati grandi momenti di difficoltà; se qualche anno fa mi avessero detto che per quattro mesi avrei dovuto fare l’amministratore diocesano mi sarei preoccupato molto. Il timore c’era e devo ammettere che qualche volta ho chiesto al Signore che mi aiutasse a non fare danni. La realtà poi è stata diversa, l’ho affrontata serenamente anche perché avevo attorno dei collaboratori validi, da monsignor Giuseppe Busani al collegio dei consultori, ai vari sacerdoti, a tutti gli operatori degli uffici di curia che voglio ringraziare». Dopo 12 anni di monsignor Monari abituarsi alla “sede vacante” non è stato facile. «Abbiamo sofferto un po’ tutti la partenza del vescovo Luciano, specialmente noi suoi collaboratori più stretti» ammette monsignor Ferrari. «Monari stesso però - continua - ci ha aiutato a metterci nello stato d’animo adatto ad accogliere al meglio il successore: quando ci ha salutato ci ha ricordato che è importante amare il proprio vescovo, non quello di prima o quello della diocesi vicina».
Da oggi è un nuovo inizio. Ferrari è d’accordo: «In un certo senso sì, anche se monsignor Ambrosio, diverse volte, ha messo in evidenza come sia arrivato per inserirsi nel cammino di questa chiesa».
Quattro mesi da reggente della diocesi. Anche momenti dolorosi: «Tre funerali di sacerdoti: don Vincenzo Calda a Bettola (un momento che mi ha colpito, compresa la presenza del ministro Pierluigi Bersani); monsignor Silvio Losini a Pontenure, con una partecipazione corale pur a distanza di anni dalla sua presenza in parrocchia; infine l’ultimo, pochi giorni fa: monsignor Luigi Molinari a Pianello. Tre figure significative di parroci. Tre momenti tristi che fanno riflettere sul calo del clero ma anche sulla ricchezza che ha avuto la nostra chiesa in passato con queste persone che hanno segnato la vita dei paesi in cui erano inserite».
L’annuncio, inaspettato, del nuovo pastore, proprio sotto Natale, ed altri piccoli segni: sono il bagaglio che monsignor Ferrari si porta dietro dopo la sua esperienza: «Porto con me una consapevolezza più grande che le responsabilità che ti vengono affidate vanno accolte con fede. Ti reputavi non adatto per fare certe cose, poi, un po’ con l’aiuto di chi ti sta vicino, un po’ con l’aiuto che viene dall’alto e che si sente davvero, quel tratto di strada sei riuscito a farlo. Porto con me un irrobustimento della mia fede, e questa gratitudine nei confronti delle persone che anche in questo periodo, direi in maniera molto forte, hanno manifestato l’amore per la nostra Chiesa».
Ferrari oggi dirà ad Ambrosio che qui «trova una bella chiesa. Credo di poterlo affermare con sincerità anche se non mancano i problemi, primo fra tutti il numero dei sacerdoti che è in fortissimo calo. Una bella Chiesa non solo per la sua storia, che è una storia di santità, ma anche perché attualmente sono tante le forze vive che hanno a cuore l’annuncio del Vangelo e la vita fraterna nelle nostre comunità». Non che tutto sia rose e fiori - conferma lo stesso monsignor Ferrari - «ci sono anche dei segni di divisione, ma fondamentalmente penso che la nostra chiesa si presenti come una Chiesa unita e bella».
Piacenza non è comunque un’isola felice: «Le contraddizioni del nostro mondo ci sono anche qui. Da un altro punto di vista Piacenza ha però ancora una radice cristiana evidente, non solo per le tante chiese che incontriamo per le strade della città, ma anche perché una percentuale notevole di persone fa riferimento alla comunità parrocchiale, a gruppi in cui sente di trovare un alimento importante per la vita». Un riconoscimento alle autorità: «Credo di aver vissuto un’esperienza bella di unità anche con le istituzioni cittadine. Durante le celebrazioni ufficiali, ad esempio, il modo di salutarsi è cordiale e sincero. Nei confronti della Chiesa diocesana c’è grande rispetto e considerazione. Senz’altro sarà merito della storia della nostra Chiesa, della presenza di un vescovo come Monari per dodici anni, ma è una base di partenza ottima anche per monsignor Ambrosio e glielo dirò».
Il problema maggiore di Piacenza? «La famiglia in crisi, se si riuscisse a puntare tutti sulla famiglia, rendendola più solida, aiutandola a svolgere il suo ruolo educativo, si farebbe il bene della Chiesa e di tutta la società>.
Federico Frighi

da Libertà, 16 febbraio 2008

sabato 16 febbraio 2008

Il saluto di monsignor Ferrari al vescovo Ambrosio

Carissimo Vescovo Gianni,

a nome di tutta la Chiesa di Piacenza – Bobbio Le porgo il più grande e affettuoso benvenuto.
Oggi siamo in festa e ci stringiamo attorno a Lei: nella storia della nostra cattedrale è la seconda volta che la comunità diocesana ha la gioia di partecipare all’ Ordinazione del proprio Vescovo.
Con Lei vogliamo innanzitutto ringraziare il Signore. E’ la sua Grazia che alimenta la vita della nostra Chiesa, è la sua Grazia che ha compiuto in Lei meraviglie e che La sosterrà nel servizio che sta per iniziare.
Tra poco con l’ Ordinazione episcopale sarà inserito nella lunga e feconda catena della successione apostolica. Al successore di Pietro, Sua Santità Benedetto XVI, va la nostra sincera e profonda gratitudine per averLa scelta come Vescovo della Chiesa di Piacenza- Bobbio. Di fronte alla chiamata che, tramite il Santo Padre, il Signore Le ha fatto, Lei ha pronunciato nuovamente il sì come quando ha iniziato il Suo ministero sacerdotale. Grazie per questa disponibilità, grazie per la Sua venuta tra noi e per il servizio di Maestro e di Pastore che ha accettato di svolgere.
Un grazie sincero a Sua Eminenza il Card. Tarcisio Bertone, che presiede questa celebrazione e a tutti i Vescovi concelebranti; un saluto particolare ai Cardinali e ai Vescovi piacentini, a Mons. Enrico Masseroni, Arcivescovo di Vercelli e a Mons. Monari, che per dodici anni ha guidato la nostra Diocesi: con la loro presenza esprimono vicinanza ed amicizia a Lei e alla nostra comunità e rendono visibile l’unità e la cattolicità della Chiesa. Grazie alla Sua famiglia, in particolare alla Sua mamma, che ha deciso di accompagnarLa nella nuova missione affidataLe.
In questa cattedrale oggi sono raccolte molte persone di una Chiesa e di un territorio che Lei, Eccellenza, ha già cominciato a conoscere ed amare nelle settimane scorse e che da oggi sarà la Sua nuova casa e la Sua nuova famiglia. Ci auguriamo, con l’aiuto del Signore, di essere capaci di mostrarLe concretamente il nostro legame, il nostro affetto, la nostra grata collaborazione.
Nella preghiera si uniscono a Lei anche coloro che non possono essere presenti: i piccoli, i sofferenti, gli ammalati. Molti di loro ci stanno seguendo attraverso i mezzi di comunicazione.
Abbiamo una Chiesa bella da presentarLe, fecondata dal sangue dei Martiri Antonino e Giustina, illuminata dalla predicazione di San Colombano e dei suoi monaci, guidata da esemplari Pastori, tra i quali S. Antonio Gianelli e il Beato Giovanni Battista Scalabrini, animata da una schiera di Santi religiosi e laici.
Questa preziosa eredità è per noi invito ad essere una comunità cristiana, che vive il tempo presente nella consapevolezza delle difficoltà ma anche cosciente dei doni che la caratterizzano. Attraverso l’azione dei presbiteri, dei diaconi, dei religiosi e delle religiose, dei singoli laici e delle aggregazioni laicali, degli uffici diocesani, delle diverse opere missionarie, caritative, catechistiche, contemplative, ci impegniamo a testimoniare il Signore Risorto, nostra unica speranza, agli uomini di oggi.
Vogliamo, con entusiasmo, camminare insieme con Lei sulle orme di Cristo; vogliamo, attraverso la Sua guida, crescere come Chiesa capace di comunione, collaborazione, corresponsabilità a livello parrocchiale, di unità pastorale e di diocesi, crescere nella capacità di discernimento, e nello stile di servizio, per una testimonianza coraggiosa e amorevole.
Da Lei guidati vogliamo continuare a seguire, come discepoli gioiosi, il Signore Gesù, il Figlio amato del Padre. La vita del credente, come ci ricorda nel Suo stemma episcopale, è sequela di Cristo, che chiede apertura del cuore, capacità di amare, coraggio di muoversi e di vivere come pellegrini.
Affidiamo al Signore, invocando l’ intercessione di Maria, venerata come Madonna del nostro popolo, il Suo servizio e il Suo magistero episcopale, certi che la grazia divina ci sosterrà nel cammino che ci attende.

domenica 27 gennaio 2008

Monsignor Ferrari con i vescovi dell'Emilia-Romagna

Piacenza (fed.fri) Verrà decisa presumibilmente domani la partecipazione del cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, alla terna di alti prelati che il prossimo 16 febbraio, in duomo, ordinerà il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio. Il consacrante principale sarà, com’è noto, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, in virtù dell’amicizia di lunga data con monsignor Ambrosio. Conterranei, Bertone è stato vescovo di Ambrosio, a Vercelli, per quattro anni. Co-consacrante sarà, come anticipato nell’edizione di venerdì, il vescovo di Brescia Luciano Monari. Monari non sarà in duomo come ex vescovo di Piacenza-Bobbio, come si aspetterebbero i più, bensì come vice presidente della Conferenza episcopale italiana. Rappresentante ufficiale della Cei, insomma. Il terzo consacrante potrebbe essere appunto Caffarra, come rappresentante dei vescovi dell’Emilia-Romagna, in ballottaggio con l’attuale arcivescovo di Vercelli, Enrico Masseroni, alla cui chiesa Ambrosio appartiene. Outsider, se dovesse passare l’obbligatorietà della presenza di un emiliano-romagnolo, il metropolita di Modena, Benito Cocchi. Se ne saprà di più domani, dopo che l’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari avrà partecipato all’assemblea ordinaria della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna. Intanto fervono i preparativi per la doppia cerimonia del 16 febbraio. Saranno probabilmente i giovani ad accogliere il presule in Sant’Antonino e ad accompagnarlo in duomo con canti e slogan lungo via Chiapponi. Verrà deciso martedì, nella seconda riunione del comitato creato dalla diocesi.

Da Libertà, 27 gennaio 2008

venerdì 25 gennaio 2008

Bertone, Monari e, forse, Caffarra i consacranti di Ambrosio

Piacenza - Il vescovo Luciano Monari sarà uno dei tre alti prelati che ordineranno monsignor Gianni Ambrosio il prossimo 16 febbraio nella cattedrale di Piacenza. Il consacrante (o ordinante) principale sarà il cardinale Tarcisio Bertone. La terna dovrebbe essere completata dall’arcivescovo di Bologna, il cardinale fidentino Carlo Caffarra (nella foto). La sua presenza sarà confermata in questo fine settimana. Non ci sarà invece, per impegni concomitanti, il cardinale Camillo Ruini. Monari sarà presente come rappresentante della Conferenza episcopale italiana.
Monsignor Ambrosio, intanto, anche ieri mattina ha effettuato una visita lampo nel vescovado di Piacenza per prendere visione dello stato dei lavori dell’appartamento che lo ospiterà dal prossimo 16 febbraio. Tramite l’amministratore diocesano Lino Ferrari, ha portato il suo saluto ai giornalisti riuniti nella cappellina dell’episcopio per festeggiare il patrono San Francesco di Sales. Assieme a monsignor Ferrari, don Davide Maloberti (direttore de il Nuovo Giornale) e don Giancarlo Conte (parroco di San Giuseppe operaio). Una cerimonia semplice ma partecipata, la messa di ieri mattina, in cui monsignor Ferrari ha offerto agli operatori della comunicazione più di uno spunto di riflessione. «Non guardate a ciò che dice la Chiesa, con gli occhi della destra o della sinistra - l’invito di Ferrari -, la Chiesa si guardi nell’ottica del Vangelo». Ha chiuso con la figura di Igino Giordani, giornalista, deputato, direttore della Biblioteca Apostolica Vaticana e, insieme a Chiara Lubich, co-fondatore del Movimento dei Focolari. Così scriveva Giordani nel 1924 in un articolo intitolato La Magna Carta del giornalismo: «La responsabilità del giornalista, davanti a Dio e davanti agli uomini è formidabile: egli ha in mano, talora, la vita e la morte. Il giornalista ha, in un certo senso, la funzione del profeta, è un mediatore tra la verità e il pubblico. La stampa è un servizio sociale... È stata definita il quarto potere, ma più volte è il primo e talora l’unico: il giornalista ... se ha un’idea in testa, una fiamma nel cuore, vale sul mercato più di un finanziere. Il compito dello scrittore svolto in tale maniera può costare persino il martirio, l’emarginazione, il sacrificio».
Federico Frighi

Per il testo integrale dell'articolo si veda Libertà di oggi, 25 gennaio 2008

domenica 20 gennaio 2008

"Vigili, fate multe ma per il bene comune"

L'amministratore diocesano di Piacenza-Bobbio, monsignor Lino Ferrari,
ha celebrato San Sebastiano, patrono delle polizie municipali

Piacenza -
«Come San Sebastiano rinunciò alla carriera ed alla gloria per la fedeltà a Cristo, così anche voi vigili mettete davanti a tutto valori non effimeri ma il bene dei cittadini». Questo, in estrema sintesi, l’auspicio dell’amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari, rivolto alle polizie municipali che ieri, nel duomo di Piacenza, hanno celebrato il loro patrono. L’amministratore diocesano Ferrari, nella sua omelia, si è soffermato sul significato di avere come patrono un santo martire citando un precedente intervento del vescovo Luciano Monari. Poi, rivolto ai vigili, li ha esortati a seguire sempre il bene comune: «Anche il vigile cristiano fa le multe (purtroppo), ma se l’atteggiamento è quello di perseguire il bene comune allora fa un servizio di amore».
fed.fri.

Per il testo integrale dell'articolo si veda Libertà di oggi, 20 gennaio 2008

lunedì 14 gennaio 2008

A Parma un vescovo piacentino?

Piacenza Sarà un piacentino il prossimo vescovo della diocesi di Parma? I “rumors”, piuttosto insistenti, provengono da oltre Taro, e parlano di un monsignore non ancora presule, con esperienze in parrocchia ma anche con incarichi di una certa responsabilità a livello diocesano. I nomi che più ricorrono sono gli stessi che già si erano fatti lo scorso autunno: i due monsignori piacentini Lino Ferrari e Giuseppe Busani. Il primo amministratore diocesano in carica, il secondo ex vicario episcopale ed oggi membro del collegio dei consultori... Di certo si sa che l’annuncio della nomina del nuovo vescovo di Parma verrà dato sabato prossimo 19 gennaio, nel duomo della città, alle ore 12 in punto... L’annuncio è stato dato venerdì scorso dal settimanale diocesano di Parma. Altra cosa certa è il giorno della nomina del nuovo vescovo di Parma: prima di Natale, in concomitanza con quella di monsignor Gianni Ambrosio. I conti sono presto fatti. Dopo la plenaria della Congregazione per i vescovi che si riunisce in Vaticano per ufficializzare la terna, il prefetto della Congregazione, cardinale Giovanni Battista Re, deve portare al Papa i tre nomi dai quali il Santo Padre sceglie il nuovo vescovo; la pratica passa poi alla nunziatura apostolica in Italia dove il nunzio chiama il sacerdote scelto e gli comunica la decisione del Papa; il sacerdote ha 24 ore di tempo per accettare, dopo di che (in caso positivo) il nunzio comunica la decisione a colui che regge la diocesi vacante imponendogli il segreto pontificio fino al giorno dell’annuncio. Un iter che dura dai 12 ai 15 giorni. Impossibile dunque che il nuovo vescovo di Parma sia stato deciso nel 2008. Tenendo conto delle festività natalizie ecco che si arriva, a ritroso, sino ai giorni della nomina di monsignor Ambrosio, confermando le voci dei sacri corridoi che davano contemporanea la scelta di Piacenza e Parma. Il fatto che per l’annuncio di Parma si sia aspettato così tanto (quasi un mese) potrebbe effettivamente essere collegato alla necessità (per l’eventuale sacerdote piacentino) di accompagnare il vescovo eletto Ambrosio il più possibile verso la sua presa di possesso.
Federico Frighi

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, 14 gennaio 2008

lunedì 7 gennaio 2008

"L'epifania ci aiuti ad annunciare Gesù Cristo"

L'omelia di monsignor Lino Ferrari, amministratore diocesano
di Piacenza-Bobbio, nella messa dell'Epifania.

L’universalità della salvezza, profetizzata da Isaia, comincia a realizzarsi.
L’Epifania manifesta di Gesù come salvatore, dell’amore di Dio per tutti i popoli. Ai pastori l’angelo aveva detto: «Oggi nella città di Davide è nato per voi il Salvatore».
Poteva sembrare l’Annuncio riservato al popolo eletto, preparato per tanto tempo alla venuta del Messia. I Magi arrivato dal lontano Oriente rappresentano i “gentili”, i popoli pagani di ogni lingua e cultura. L’universalità della salvezza, profetizzata da Isaia, comincia a realizzarsi.
Abbiamo ascoltato nella prima lettura quelle immagini di “Gerusalemme rivestita di luce verso cui vanno i figli venuti da lontano”, dice Isaia; e ancora: «(…) verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore».
La festa dell’Epifania è anche preannuncio della Pentecoste, dove il dono dello Spirito manifesterà la chiamata di tutti i popoli all’unità: lingue diverse si comprendono.
In un mondo segnato da fratture come il nostro può sembrare utopia, ma questo è il disegno di Dio, è in fondo l’aspirazione di ogni uomo, perché tutti avvertiamo il desiderio di pace, di unità, di fraternità.

Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.
Il Vangelo di oggi ci presenta due categorie di persone.
Innanzitutto “pacifici”, potremmo dire, apparentemente soddisfatti ripiegati su se stessi, rappresentati dai sommi sacerdoti e dagli scribi, conoscono la parola di Dio, non hanno più nulla da imparare, sono “vecchi nel cuore”.
E la seconda categoria i “ricercatori”, rappresentati dai Magi, sanno di non possedere tutta la verità, desiderano crescere e non soffocare quel desiderio di pienezza che sentono dentro, e che è già una chiamata all’incontro con l’unico che può saziare la sete di infinito.
Torna alla mente l’affermazione di Sant’Agostino, “ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
Il Papa oggi all’”Angelus” ricordava che quella “stella” ‑ di cui parla il Vangelo, quella stella che ha guidato i Magi ‑ è immagine anzitutto della Chiesa.
Ma i Magi nella loro ricerca non sono andati a casaccio, si sono lasciati guidare dalla “stella”. Sono tanti oggi quelli che sentono il bisogno di superare il materialismo e l’edonismo e di trovare una risposta al desiderio di senso della propria vita, ma si affidano spesso al primo maestro che incontrano. E vediamo un pullulare di sette, di esperienze, che sembrano rispondere ai bisogni dello spirito e che spesso creano squilibri e danni nelle persone.
Il Papa oggi all’”Angelus” ricordava che quella “stella” ‑ di cui parla il Vangelo, quella stella che ha guidato i Magi ‑ è immagine anzitutto della Chiesa. Sappiamo bene che la Chiesa esiste per questo: per annunciare Cristo e portare all’incontro con Lui.

L’Epifania è una festa che, parlandomi dell’universale chiamata alla salvezza, deve scuotermi. La Chiesa anzitutto deve annunciare Cristo con la Parola e con la testimonianza della vita.
Ma le nostre comunità sono davvero “luce”, stimolo, a camminare? O talvolta sono oasi che sembrano invitare al quieto vivere, ad accontentarsi di quello che si conosce, come è capitato agli scribi di Gerusalemme? E che atteggiamento abbiamo come cristiani nei confronti di chi cristiano non è?
Il Vangelo sottolinea che Gesù è stato rifiutato soprattutto dai suoi, dal popolo preparato per lunghi secoli alla venuta del Messia.
L’evangelista Giovanni nel prologo del suo Vangelo afferma: «Il Verbo venne nella sua casa, ma i suoi non l’hanno accolto».
Il Vangelo di Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico e sempre attento ad evidenziare che in Gesù hanno trovato compimento le Sacre Scritture, vuole rendere conto ai primi cristiani di questo fatto strano: le comunità cristiane erano sempre meno giudaiche e sempre più formate da pagani convertiti; i “lontani” diventavano sempre più numerosi.
Una realtà che cominciamo a vivere anche noi: quanti si avvicinano per chiedere il Battesimo, per chiedere di conoscere più a fondo il Vangelo. È un segno su cui riflettere e da accogliere con gratitudine. L’Epifania è una festa che, parlandomi dell’universale chiamata alla salvezza deve scuotermi, per due motivi.
Non sono un privilegiato con la salvezza assicurata, anche se conosco la Bibbia e ricevuto il Battesimo, posso fare la fine degli scribi.
E ancora, siccome Dio affida alla Chiesa il compito di essere la “stella che conduce a Cristo” è indispensabile una revisione di vita per le nostre comunità e per ciascuno di noi.
La dimensione missionaria è costitutiva della Chiesa, non è un optional, non basta certo organizzare feste ben riuscite o celebrazioni solenni. La Chiesa anzitutto deve annunciare Cristo con la Parola e con la testimonianza della vita.
Ci aiuti il Signore a non essere pigri e soddisfatti, ma ricercatori in cammino, cristiani e testimoni di Cristo, termini che se non sono parole vuote indicano un incontro e un cambiamento di vita, che come per i pastori e per i Magi spingono ad essere annunciatori sulle strade del mondo.


Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

mercoledì 2 gennaio 2008

Nel Te Deum il grazie per il volontariato

Pubblichiamo l'omelia dell'amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari, nell'ultimo giorno del 2007, in occasione della messa per il Te Deum. Monsignor Ferrari traccia un breve bilancio dell'anno che si è chiuso sottolineando, tra l'altro, la grande ricchezza del volontariato.


Il Te Deum, che canteremo al termine della celebrazione, da il là per così dire al nostro ritrovarci e alla nostra preghiera.
Per tanti queste sono ore frenetiche, di preparazione al cenone e ai vari riti connessi allo scoccare della mezzanotte e all’ingresso nel nuovo anno.
Noi siamo convinti che questa ora passata in compagnia del Signore sia preziosa, ci aiuta a ripercorrere, nel 2007 che si chiude, momenti significativi per la nostra città, per la nostra Chiesa, per la nostra vita; e ci permette di dire un grazie motivato e non generico al Signore.
Sono tante le sintesi degli avvenimenti dell’anno che in questi giorni ci vengono proposte - da giornali, radio, tv… -, il mio è solo un cenno al territorio e alla vita diocesana.
Inizio con una sottolineatura positiva.
Il volontariato ha trovato ampio risalto nelle cronache e in pubbliche manifestazioni. Sono state proposte ai ragazzi iniziative sulla cultura del dono, e si sino moltiplicati i segni di apprezzamento per associazioni e singoli che si sono distinti nell’aiuto al prossimo, soprattutto ai più deboli. È un segnale incoraggiante e da far crescere perché la solidarietà - che per noi cristiani porta il nome "Carità" – è garanzia di sviluppo autentico, soprattutto in umanità; e manifesta che il Vangelo è ancora "lievito che fermenta la pasta" della nostra società.
Troviamo anche in questo anno motivi di preghiera e di riflessione.
Penso alle tante, troppe, giovani vittime di incidenti stradali, anche negli ultimi giorni. Un invito per i giovani soprattutto a riflettere sul valore dell’esistenza, che va difesa e custodita con amore.
Penso all’uccisione in Afghanistan del maresciallo capo Daniele Paladini, un fatto che la nostra città ha vissuto intensamente. Un invito a pregare per la pace, per la pace nel mondo che è sempre così minacciata. Domani, come ogni primo giorno dell’anno, celebreremo la "Giornata della pace" per ricordare che questo valore grande per la vita dell’uomo è anzitutto dono da invocare dal Signore.
Penso alla tragedia di Natale che ha scosso Piacenza… e che fa pensare all’emergenza della famiglia. La famiglia che va difesa nella sua unità, nel suo impegno educativo.
È aumentato in questo anno anche il numero dei minori seguiti da strutture pubbliche, perché nella famiglia non trovano un supporto sufficiente.
Dicevo, questi sono alcuni dei motivi di preghiera e anche di riflessione per ciascuno di noi e per la nostra Chiesa.
A questo aggiungo alcuni riferimenti alla vita diocesana.
Un anno significativo per la partenza di mons. Monari, un vescovo tanto amato che ci ha guidato per dodici anni.
E nei giorni scorsi l’annuncio del nuovo pastore della nostra Chiesa, nella persona di mons. Gianni Ambrosio. Abbiamo gioito, abbiamo ringraziato il Signore, ci prepariamo ad accoglierlo tra noi.
Nella preghiera vogliamo ricordare anche i sacerdoti defunti di questo anno, dal primo mons. Ciatti, all’ultimo mons. Losini.
Ma pensiamo anche al dono di un nuovo sacerdote alla nostra Chiesa don Giuseppe Perotti, di un diacono don Paolo Inzani.
Pensiamo alla celebrazione del 40° della missione diocesana in Brasile, che ci ha richiamato quella dimensione della missionarietà che fa parte costitutiva della Chiesa, e che anche la nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio ha vissuto in modo significativo, e rimane ancora per noi un richiamo e uno stimolo a crescere in questo atteggiamento.
L’Eucaristia di questa sera sottolinea in particolare la dimensione del "grazie". C’è anche certamente la richiesta di perdono per le nostre manchevolezze - le infedeltà, le fragilità di questo anno. Ma prevale il grazie, per i tanti segni che il Signore ci ha inviato della sua presenza e della sua bontà, e che ognuno di noi è chiamato a rileggere in questo momento.
Un frammento di vita è passato. Ma il tempo per noi cristiani non è il dio cronos dei pagani che divora i suoi figli . E non è neppure uno scorrere ineluttabile della vita verso il nulla, pensiamo ad esempio a quelle parole di Leopardi, nel "Canto notturno di un pastore errante dell’Asia": "Abisso orrido, immenso, Ov'ei precipitando, il tutto obblia"; quello è il punto di arrivo della vita dell’uomo.
E invece per noi credenti, la vita e il tempo, lo spazio dove esprimo me stesso e dove Dio mi incontra. La mia risposta a Lui che mi ha chiamato all’esistenza e mi ha affidato una missione da compiere la do giorno per giorno.
Romano Guardini, in una sua riflessione nel primo giorno dell’anno sottolinea che "ciò che passa è l’immediatezza dell’atto, ma il suo orientamento - se è legato al bene, a ciò che vale - è legato all’Eternità, a Dio stesso". Dunque, nel tempo che passa avviene l’incontro con il Signore, e quanto viviamo di positivo con amore rimane legato a Dio, acquista un raggio di eternità. Il mio destino, e il mio compito, si realizzano nel tempo che passa.
Dire grazie mi aiuta ad avere lo sguardo sereno e benevolo verso la mia vita, verso gli altri, verso gli avvenimenti. Ed è lo sguardo che troviamo in Maria, ricordata nel Vangelo che è stata proclamata da quelle poche parole:
«Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Maria sapeva leggere ogni avvenimento della vita guidata dalla fede, riconoscendo i segni della presenza e dell’amore di Dio.
Allora nonostante le nubi che si addensano all’orizzonte della storia, come sempre d'altronde, guardiamo con più fiducia al nuovo anno che stiamo per iniziare.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

"Costruiamo la pace dalla famiglia"

Pubblichiamo il testo dell'omelia dell'amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari, pronunciata nel duomo di Piacenza-Bobbio per il primo giorno del 2008.

Buon anno! È l’augurio che ci siamo scambiati con le persone più care allo scoccare della mezzanotte, ed è l’augurio che in questi giorni viene spontaneo incontrando amici e conoscenti. Vorrei dare peso e significato a quell’augurio, partendo dai tre contenuti della festa odierna: primo giorno dell’anno, giornata della pace, solennità di Maria madre di Dio.
È il primo giorno dell’anno, viene spontaneo riflettere sul tempo che passa, che dona e rapisce, che porta delusioni e speranze.
Come credente sento il bisogno di dire grazie a Dio, che è Signore del tempo, e che in un tempo preciso si è fatto mio fratello nella carne per mostrarmi con la sua vita come valorizzare il tempo.
All’inizio di un nuovo anno vogliamo dirgli che desideriamo riempire i giorni non senza di Lui ma in sua compagnia. Possiamo contare sulla sua benedizione; quelle parole bellissime che abbiamo ascoltato dalla prima lettura, un brano del Libro dei Numeri:
«[24]Ti benedica il Signore e ti custodisca. [25]Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti faccia grazia. [26]Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6, 24-26).
E celebriamo oggi primo giorno dell’anno la "Giornata della pace". "Pace" è una parola magica e usurata, può fare vibrare il cuore e spingere all’azione, o può lasciare indifferenti e inerti.
Shalom è anche un concetto chiave nella Bibbia: il disegno del Creatore sull’umanità e sulla terra è lo Shalom; e la pace è la sintesi dei beni messianici, è pienezza di benessere e di gioia e di sicurezza.
«Pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2, 14), hanno cantato gli angeli sulla grotta di Betlemme.
«Beati gli operatori di pace» (Mt 5, 9), ha proclamato Gesù.
«Vi do la mia pace» (Gv 14, 27), ha detto il Risorto agli Apostoli.
La Pasqua di Gesù ha gettato le basi di una nuova pace che è superamento di ogni lacerazione degli uomini con Dio e fra loro. Per questo la Chiesa sa che fa parte della missione affidatele: annunciare e impegnarsi a costruire la pace.
Sono passati quarant’anni da quando Paolo VI ha voluto che il primo giorno dell’anno fosse una giornata mondiale di riflessione sulla pace, e per i credenti anche di preghiera per invocare da Dio il dono della Pace.
Quest’anno il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto come tema "Famiglia umana, comunità di pace". Il Papa applica l’espressione "famiglia umana" sia alla famiglia naturale che alla umanità come famiglia dei popoli.
Mi limito a citare qualche frase della prima parte del messaggio, invitandovi a leggerlo integralmente – è reperibile su qualche rivista, ad esempio "Famiglia Cristiana", o Internet.
Dice il Papa: "(…) Di fatto, la prima forma di comunione tra persone è quella che l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia (…) La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce «il luogo primario dell'"umanizzazione" della persona e della società» la «culla della vita e dell'amore». A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, «un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale». In effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace".
Naturalmente il Papa sa che tante volte non è così la vita delle nostre famiglie, anch’esse si ammalano, la divisione entra anche alla radice della vita della famiglia.
Ma il Papa continua: "(…) quando si afferma che la famiglia è «la prima e vitale cellula della società», si dice qualcosa di essenziale. La famiglia è fondamento della società anche per questo: perché permette di fare determinanti esperienze di pace. Ne consegue che la comunità umana non può fare a meno del servizio che la famiglia svolge. Dove mai l'essere umano in formazione potrebbe imparare a gustare il «sapore» genuino della pace meglio che nel «nido» originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella «grammatica» che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole".
C’è bisogno naturalmente di "famiglie testimoni di pace", che contribuiscono a creare quella cultura di pace di cui le stesse istituzioni hanno bisogno per non diventare prigioniere della logica di una quotidiana e sterile conflittualità, che sembra avvolgerci nei rapporti di vicinato come nella vita politica.
Invece di gridare allo sfascio il Papa vuole stimolarci a ricostruire dalla base la pace.
Mi torna alla mente un paragone eloquente. Se in un salone buio invoco la luce ma ho cento candele spente, la luce non arriva. Ma se in quella sala entra uno con una candela accesa, è in grado di accendere le cento candele spente, e si fa luce per tutti.
Così se parliamo di pace continuando a combattere le nostre piccole guerre, non saremo in grado di costruire una società pacifica. Se invece le nostre famiglie convinte del valore della pace e disponibili ad accogliere quei doni di cui Dio le ha riempite, allora la pace potrà diffondersi.
Celebriamo oggi la solennità della Madre di Dio. Al termine dell’ottava di Natale siamo invitati a fissare lo sguardo su colei che si è resa disponibile perché l’amore di Dio entrasse nella storia per riscattare la nostra vita dal dominio del tempo e della morte.
In Lei all’inizio dell’anno guardiamo anche come Madre che ci tiene per mano, e come modello per non camminare distrattamente, e affrontando gli avvenimenti quotidiani con superficialità.
Ci ha detto il Vangelo: «[19]Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Maria non era superficiale, non era distratta, ma sapeva cogliere negli avvenimenti di ogni giorno la presenza di Dio nei segni del suo amore.
Ora l’augurio, "buon anno", ha dei contenuti rasserenanti e stimolanti insieme. "Nello scorrere dei giorni il volto di Dio si mostri benevolo a te, tu possa gustare la pace ed esserne generoso costruttore a partire dalla tua famiglia. Maria come Madre cammini al tuo fianco e renda più forte la tua amicizia con Gesù il Salvatore che è nato per noi".

Si ringrazia Vittorio Ciani per la preziosa collaborazione.