mercoledì 16 marzo 2011
Il Papa a Piacenza? Se Dio vorrà
«Se Dio vorrà, molto volentieri». Papa Benedetto XVI affida alla volontà dei cieli la sua visita a Piacenza e risponde così al cortese invito del sindaco Roberto Reggi. Siamo nella Sala Clementina del Vaticano, dove, ieri mattina, papa Ratzinger ha ricevuto personalmente i primi cittadini rappresentanti dell'Anci, l'Associazione nazionale comuni d'Italia. Il colloquio tra Reggi e il capo della Chiesa cattolica è durato una manciata di secondi. «L'ho ringraziato per le sue parole che suonano come un sostegno grande per i sindaci e le loro fatiche in questo particolare momento storico» racconta Reggi che è anche riuscito, nel poco tempo a disposizione, a spiegare al Papa come Piacenza sia all'avanguardia nello sviluppo civico dei concetti di solidarietà e sussidiarietà. Temi sottolineati da Ratzinger nel suo intervento. Infine il saluto e l'invito: «Santità, Piacenza l'aspetta».
Prima di Reggi, sono sfilati davanti a Benedetto XVI il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, di Firenze Matteo Renzi, di Padova Flavio Zanonato, di Reggio Calabria Giuseppe Raffa. Durante l'incontro di ieri mattina con il pontefice i sindaci hanno sottolineato che con la crisi economica sono in forte aumento le nuove povertà e i bisogni primari delle persone, bisogni che chiedono soluzioni. I sindaci e le amministrazioni locali si trovano a dovere fare a meno di risorse che sono indispensabili. «Nonostante tutto ciò renda particolarmente difficile la nostra opera quotidiana - ha detto Reggi - siamo consapevoli del nostro ruolo e dei nostri doveri. Abbiamo il compito di portare avanti quotidianamente il nostro lavoro e la nostra azione con sacrificio, dedizione e amore per il nostro Paese, operando con fiducia e speranza, con lo stesso spirito di Giorgio La Pira». Il pontefice ha esaltato il ruolo della solidarietà come principio per la convivenza tra diverse espressioni dell'umanità all'interno di uno stesso paese. Parlando dell'immigrazione, ha sottolineato l'importanza dell'elemento di solidarietà. «Oggi la cittadinanza si colloca nel contesto della globalizzazione, che si caratterizza anche per i grandi flussi migratori. Di fronte a questa realtà bisogna saper coniugare solidarietà e rispetto delle leggi - ha detto Benedetto XVI - affinché non venga stravolta la convivenza sociale». Il Santo Padre ha anche ricordato «che le realtà ecclesiali, quali parrocchie, oratori, case religiose, istituti cattolici di educazione e di assistenza si collocano tra "le formazioni intermedie presenti nel territorio che svolgono attività di rilevante utilità sociale, essendo fautrici di umanizzazione e di socializzazione, particolarmente dedite alle fasce emarginate e bisognose. Desidero ribadire che la Chiesa non domanda privilegi, ma di poter svolgere liberamente la sua missione, come richiede un effettivo rispetto della libertà religiosa, che consente in Italia la collaborazione fra la comunità civile e quella ecclesiale».
Federico Frighi
13/03/2011 Libertà
mercoledì 22 ottobre 2008
PIACENZA/Solidarietà dell'Associazione stampa Emilia-Romagna ai giornalisti di Libertà dopo le affermazioni del sindaco Reggi in consiglio comunale
L’Associazione stampa dell’Emila-Romagna (Aser) esprime piena solidarietà ai colleghi di “Libertà” di Piacenza che hanno subito, in consiglio comunale, un gratuito e immotivato attacco dal sindaco Roberto Reggi che non ha gradito un pezzo di approfondimento al resoconto dell’inaugurazione dell’Agenzia di Sviluppo del quartiere Roma (zona di Piacenza con un’alta concentrazione di immigrati), defiendolo “un esempio di pessimo giornalismo”. L’Aser respinge le accuse di “scorrettezza” lanciate dal sindaco, sottolineando che l’autore dell’articolo ha fatto il suo dovere di cronista: accortosi che al taglio del nastro non erano presenti cittadini delle comunità straniere, ha intervistato negozianti e abitanti extracomunitari della via. Tutti, indicati con nome e cognome, hanno risposto di non sapere nulla dell’iniziativa e di non aver ricevuto inviti. E la giustificazione del sindaco che “tutti gli abitanti di via Roma” erano invitati alla manifestazione si commenta da sola.
Camillo Galba
Presidente Aser
martedì 11 marzo 2008
Ambrosio in visita al sindaco
sabato 16 febbraio 2008
Il saluto del vescovo Ambrosio al sindaco Reggi
giunto in questa suggestiva piazza, ho il cuore pieno di meraviglia e di gioia. Di meraviglia innanzi tutto, per la bellezza di questa Cattedrale, davvero maestosa, costruita dal popolo di Piacenza, in particolare dalle Corporazioni di Arti e Mestieri. Di gioia poi – e di gioia davvero grande - perché nel disegno della Provvidenza questo popolo operoso, che ha voluto contribuire all’edificazione della propria Cattedrale, è il popolo che il Signore mi ha affidato.
Sono lieto e onorato, Signor Sindaco, di venire a far parte di questa comunità. Vengo come un pellegrino che trova qui la terra ospitale, la sua casa, la sua famiglia. Vengo come un cittadino che desidera inserirsi in questa civitas ricca di storia e protesa al futuro, come Lei ha molto bene evidenziato.
Come membro di questa comunità civica, mi sento impegnato a lavorare con tutti per il bene della città, dei suoi cittadini, di tutti gli abitanti di questa terra.
Come Pastore di questa Chiesa, assicuro la collaborazione mia personale e di tutta la comunità ecclesiale. Nel dialogo sereno e rispettoso si cercano insieme le strade per realizzare quel bene comune che favorisce la crescita civile, etica e culturale della nostra popolazione, con particolare attenzione ai nostri giovani e alla questione educativa e con particolare solidarietà nei confronti delle persone più deboli.
Mi sia concesso ricordare qui, in questo primo incontro cui seguiranno tanti altri, la sapienza antica espressa nel salmo 127 e attribuita a Davide, il re-pastore di Israele: “Se il Signore non costruisce la casa, invano faticano i costruttori. Se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode” (Sal 127,1). Sapienza antica e profonda, dicevo, e, mi permetto di aggiungere, sapienza quanto mai attuale.
Il saluto e l’augurio che Lei, signor Sindaco, mi ha cortesemente rivolto a nome di tutta la città, sono di grande conforto e di stimolo per il mio ministero, e gliene sono sinceramente grato.
Saluto e ringrazio tutti i sindaci dei comuni della nostra vasta diocesi.
E ringrazio di cuore il Sindaco di Santhià, mia città natale, come quello di Carisio ove risiede la mia famiglia.
Saluto e ringrazio il Signor Prefetto, il presidente della Provincia di Piacenza e il presidente della Provincia di Parma, tutte le autorità civili e militari che con la loro presenza onorano questo mio primo contatto con la gente piacentina.
Rendendo omaggio al nuovo Pastore, voi onorate, al di là della mia persona, la Chiesa di Piacenza-Bobbio che tanta parte ha avuto nella storia del popolo piacentino-bobbiese. E questa comunità ecclesiale continuerà il suo impegno per essere forza vitale della società, come ‘sale della terra’ e ‘anima del mondo’ (cf. Lettera a Diogneto).
Incamminiamoci ora verso la Cattedrale ove, dinanzi all’altare, ci rivolgeremo al Padre perché venga incontro alle nostre giuste aspirazioni.
Il saluto del sindaco Reggi al vescovo Ambrosio
è con profonda emozione che, anche a nome della collettività piacentina, sono lieto di porgerLe il benvenuto nella nostra città, che oggi La accoglie con sincera e gioiosa partecipazione. Oggi festeggiamo il Suo ingresso nella nostra Diocesi e desidero quindi esprimere con queste parole la vicinanza, l’affetto, l’abbraccio ideale di tutti i piacentini, sottolineando, nel contempo, la storia e le eccellenze di una realtà bimillenaria quale è Piacenza.
Terra di papi, come Gregorio X, guelfa per vocazione, nel Cinquecento visse il dominio dei Farnese. Qui crearono il loro avamposto militare proprio come avevano fatto i legionari romani nel 218 a.C., quando fondarono la città per contrastare le truppe di Annibale. Una città dove i mercanti, nel Medioevo, si fecero conoscere in tutta Europa per la loro intraprendenza commerciale ed economica. Piacenza batteva addirittura moneta e teneva un’università.
Nei secoli, questa città è stata crocevia di razzie spagnolesche, francesi e asburgiche, ma anche luogo di transito di pellegrini ansiosi di conoscere il messaggio di Cristo: perché da queste parti la via Francigena ha avuto un ruolo importante per la storia e la cultura cristiana. Il suo patrono, S. Antonino, è un martire cristiano che difende gli ideali della fede e proprio per questo viene ucciso.
Eccellenza, chi non ha memoria del proprio passato non può essere padrone del proprio futuro, perché, come diceva Enzo Biagi “la vita è memoria”.
Durante il Risorgimento, Piacenza si distinse per l'annessione al nascente Regno d'Italia, con un plebiscito in cui la quasi totalità dei votanti scelse di seguire le sorti del Piemonte, tant’è che per questa ragione fu nominata la Primogenita. Spettò alla cultura, un ruolo fondamentale nel rimarcare e diffondere lo spirito volto, nell’Ottocento, all’unità nazionale, e, nel secolo scorso, alla ricerca di un’identità comune europea.
E anche la Chiesa piacentina ha confermato, con la sua storia, quello stesso legame profondo e inscindibile tra cultura e società. In questa città è nato il cardinale Giulio Alberoni, il quale decise di lasciare in dono a Piacenza il collegio a lui dedicato; un’istituzione che nel tempo ha formato prelati e porporati, alcuni dei quali hanno poi prestato il loro servizio a Sua Santità.
Negli anni, il confronto tra Chiesa e mondo laico ha prodotto fermenti culturali e sociali di rilevante importanza. Non a caso, questa terra, per tradizione e per vocazione, ha visto affermarsi grandi personalità ecclesiastiche: dal Beato Giambattista Scalabrini, che ha dedicato la sua opera ai migranti del secolo scorso, al cardinale Agostino Casaroli, uomo del dialogo tra la Chiesa e l’Est europeo prima della caduta del Muro di Berlino, fino al cardinale Ersilio Tonini, che con la sua spiccata capacità comunicativa porta le parole del Vangelo ai giovani, anche attraverso i media.
Discreta e sfuggente alle classificazioni, Piacenza è stata definita “terra di passo”, anche da Leonardo Da Vinci, per la sua posizione strategica, crocevia tra regioni diverse. Ciò, tuttavia, non ha impedito ai piacentini di esprimere una propria identità, fondata sui valori della libertà, della giustizia sociale, della solidarietà, della tolleranza e della pace.
Piacenza, nel rispetto dei ruoli che ciascuno occupa a livello istituzionale, indossa un abito intessuto di quella generosità silenziosa e concreta che caratterizza il volontariato, con le sue numerose associazioni pronte a intervenire in favore degli ultimi e dei deboli, sia sul nostro territorio che nei Paesi più lontani e bisognosi d’aiuto. La solidarietà nei confronti di popolazioni dilaniate dalla povertà e dalla guerra ci ha condotto a rafforzare, in particolare, il legame con l’Unicef e con altre organizzazioni umanitarie, che si concretizza nel sostegno diretto ed esclusivo a strutture di accoglienza rivolta alle ragazze e ai ragazzi di strada in Congo e in altre parti del mondo.
Un’attenzione, quella rivolta ai più piccoli, che si riflette anche in ambito locale, innanzitutto attraverso progetti mirati a restituire loro quegli spazi di socializzazione che l’evoluzione del territorio urbano rischia di cancellare. Una politica che considera i bambini al primo posto, e insieme a loro gli anziani, che rappresentano un quarto della nostra popolazione e ai quali vogliamo essere particolarmente vicini. Sia a coloro che sono indipendenti e attivi, ma soprattutto ai non autosufficienti, a quanti vivono situazioni di solitudine.
Piacenza sta cambiando volto: se è vero che è stata città di chiese e caserme, in questi ultimi anni è emersa una forte volontà di recupero agli usi civili delle aree militari e industriali dismesse, che potranno diventare spazi di aggregazione, accoglienza ed elementi di riqualificazione urbana.
Quanto alle chiese, voglio ricordare ciò che disse a proposito della basilica di S. Antonino lo scrittore Giorgio Manganelli: “E’ una meraviglia. E’ forse una delle meraviglie di Piacenza. Una chiesa di gran classe, nasce carolingia, si imparenta col Gotico… Qui si discusse della pace di Costanza tra gente teologica ed irta”. E non posso non citare la maestosità della Cattedrale, che oggi ci accoglie per questo evento di particolare importanza. In queste due chiese si impastano storia e cultura, romanico medio padano e rinascimento, vita e morte, mercanti senza tempo di un Medioevo lontano e gente comune, che ancora oggi fa di questi tesori il centro dei momenti di raccoglimento e di preghiera.
Poco distante dalla basilica patronale c’è il nostro teatro, il Municipale, che nel 2004 ha celebrato i duecento anni dalla nascita. Sul palco del teatro piacentino si sono esibiti i grandi nomi della lirica, della prosa e della concertistica, e ancora oggi si alternano grandi maestri capaci di attrarre, oltre agli appassionati di sempre, un pubblico giovane in forte crescita.
Una città è fatta di tante presenze più o meno evidenti, ma tutte ugualmente importanti. Tra queste realtà preziose c’è il 2° Reggimento del Genio Pontieri – presente da più di 120 anni a Piacenza – impegnato in missioni di pace in Kosovo e in Afghanistan, dove abbiamo pianto, recentemente, la scomparsa del maresciallo capo Daniele Paladini, brutalmente ucciso da quel fondamentalismo che ognuno di noi respinge con forza. I Pontieri ricostruiscono, ripristinano arterie stradali e nuovi ponti, e allora parlare di ricostruzione, in questo caso, significa guardare con fiducia al domani ma anche, inevitabilmente, ritornare con la memoria all’epoca in cui fu il nostro Paese a conoscere la devastazione della guerra. In quegli anni, il territorio piacentino poté contare sull’impegno e sul coraggio di oltre seimila partigiani. Al termine del secondo conflitto mondiale, la città pianse 926 caduti – molti dei quali giovani – e altrettanti feriti, in una strenua battaglia per la Resistenza contro il nazi-fascismo che le è valsa la Medaglia d’Oro al Valore Militare. E, prima ancora, la consapevolezza del sacrificio in nome della libertà e della democrazia.
Ideali altissimi, questi, già rivendicati nelle prime lotte operaie tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, in una Piacenza che nel 1891 aveva visto sorgere la prima Camera del Lavoro d’Italia.
La svolta del XX secolo comportò un fervido impulso allo sviluppo economico: fiorivano, in città, le industrie manifatturiere, meccaniche e i bottonifici, dove venne impiegata anche e soprattutto la manodopera femminile. Gli archivi fotografici del tempo ci restituiscono profili di donne chine nei campi, su distese di pomodori o in fabbrica. La fatica quotidiana si rivelò un passo fondamentale nell’acquisizione di autonomia, e il lavoro fu, per quelle donne e ragazze fiere e forti, una conquista dura, ma essenziale, nel lungo cammino verso il riconoscimento della parità di diritti che conduce sino ad oggi: il mondo femminile è alla ricerca, con successo, di una propria dimensione professionale e politica, destinata a crescere e ad essere sempre più qualificata.
Nella nostra città, nei primi anni Cinquanta, sorse, come Ella ben sa, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, avviata da Padre Agostino Gemelli. Una realtà accademica che ben presto assunse dimensioni importanti. Gli studenti provenivano e provengono da tutta Italia. La Cattolica è da sempre un centro di eccellenza a supporto dell’industria agricola, che nel territorio piacentino ha avuto e ha tuttora un ruolo fondamentale, soprattutto nell’agroalimentare.
Un ulteriore elemento di pregio, per Piacenza, è costituito dalla presenza del Politecnico di Milano, che valorizza la nostra tradizione imprenditoriale nei settori della meccanica, dei trasporti e dell’energia.
L’economia del nostro territorio risente delle sofferenze esistenti a livello nazionale, ma la qualità delle aziende, soprattutto di piccole e medie dimensioni, che Ella avrà modo di conoscere, è all’avanguardia e ci consente di guardare con fiducia al futuro. Inoltre, si sta ampliando una rete di infrastrutture moderne, adeguate alle esigenze delle realtà che portano lavoro e occupazione in questo contesto in espansione. Non possiamo però dimenticare che anche qui, come in ogni città italiana, esistono sacche di povertà e di emarginazione. La qualità della vita è buona, è vero, ma di questi tempi la crisi coinvolge soprattutto i più deboli e i meno abbienti, che dobbiamo mettere in condizione di migliorare la loro situazione sociale.
Favorire la coesione sociale significa anche procurare un ambiente sicuro ai propri concittadini, attraverso la riqualificazione e la ricostruzione urbana, e servizi basilari in campo educativo, sociale e culturale.
Mi rivolgo dunque a Lei, Eccellenza, chiedendoLe di accompagnarci in questo difficile percorso, nel tentativo di dare conforto a chi ne ha realmente bisogno e di far sì che coloro che vivono in situazioni di privilegio abbiano la giusta sensibilità per una città più solidale, più equa e meno rintanata in quell’individualismo che è il male del nostro tempo.
In questa terra di confine, crocevia di culture e tradizioni, che oggi si interroga sulla crescente complessità del mondo e della società contemporanea, il dialogo tra laicità e spiritualità rappresenta da sempre uno stimolo prezioso alla riflessione e al dibattito pubblico. Sono certo che a Piacenza potrà trovare una comunità aperta all’ascolto e desiderosa di condividere, insieme a Lei, un percorso di crescita interiore e riscoperta di valori essenziali quali la carità cristiana, l’incontro con la diversità, l’attenzione alle necessità di chi vive situazioni di disagio, solitudine e povertà.
Eccellenza, un’ultima considerazione. Ella è un viaggiatore, porta tra la gente la parola di Dio e, come diceva William Shakespeare, “quelle dei viaggiatori non furono mai frottole, anche se qualche pazzo sedentario non è disposto a crederle”. Ecco, insieme possiamo dare un senso a questo viaggio continuo, in una Piacenza che deve crescere e far sì che i “sedentari”, intesi come coloro che rifiutano il cambiamento e si richiudono nel loro immobilismo, siano sempre meno.
Anche con questo intento, farò il possibile, come sindaco, affinché la collaborazione tra mondo laico e cattolico prosegua proficuamente, come è avvenuto in passato. Perché anch’io sono convinto, come Ella ha affermato in un suo intervento che ho avuto il piacere di leggere, che “il segreto è guardare la realtà sapendo vedere, nelle piccole trasformazioni di ogni giorno, il fondamento di una speranza grande”.
Grazie.
mercoledì 13 febbraio 2008
Per Monari uno scritto di Giorgio La Pira
Ancora: «Oggi siamo qui per ribadire che la cittadinanza non è mera questione anagrafica o residenziale, ma espressione di impegno civile, di sentimenti di condivisione, di volontà di crescita della collettività: per tutte queste ragioni. eccellenza, Piacenza è onorata di annoverarla tra i propri cittadini». Tocca al presidente Ernesto Carini consegnare la pergamena. Reggi invece, regala, a Monari un’opera dello storico sindaco di Firenze, il servo di Dio Giorgio La Pira. Il titolo: “La preghiera forza motrice della storia”. Monari ringrazia, saluta, e dopo il rinfresco al Ranuccio, se ne va. Lo rivedremo sabato pomeriggio, alla consacrazione del nuovo vescovo Gianni Ambrosio, fatta da pastore della Chiesa ma anche da cittadino onorario di Piacenza. Affiancherà il cardinale Tarcisio Bertone che di cittadinanze ad honorem ne può vantare almeno due: quella di Vercelli e quella di Alassio, entrambe conferitegli lo scorso anno.
fed.fri.
Il testo integrale su Libertà del 12 febbraio 2008
martedì 12 febbraio 2008
Monari cittadino di Piacenza, il discorso di Reggi
Eccellenza, è con la stima più sincera, in questa occasione così prestigiosa per la città di Piacenza, che anche a nome della Giunta, del Consiglio comunale e di tutta la comunità locale, Le porto il saluto della città, carico di quell’affetto e di quella riconoscenza su cui si fonda il Suo legame con il nostro territorio.
Piacenza vive oggi una giornata importante, una giornata storica: per la prima volta, a seguito di una decisione assunta dall’assemblea consiliare, viene conferita la cittadinanza onoraria a un vescovo. Non solo, ma occorre ricordare che da queste parti l’istituto dell’onoreficenza cittadina non è certo abusato. Rappresenta infatti un elemento di considerazione autentica, di grande attenzione e riveste un grande significato per ognuno di noi.
Da oggi, Lei è un cittadino di Piacenza a tutti gli effetti. Questo è per tutti noi motivo di orgoglio e di viva soddisfazione. Nei dodici anni in cui Lei ha guidato la nostra Diocesi, ha saputo coinvolgerci con la Sua profonda umanità e con la Sua grande ricchezza culturale, interpretando in modo esemplare il ruolo che Le era stato assegnato.
Cito, a questo proposito, un intellettuale laico piacentino, Piergiorgio Bellocchio: il suo ultimo libro si intitola "Al di sotto della mischia" e ammonisce, come dice lui stesso, "contro tutto ciò in cui può annidarsi un sintomo, una minaccia di imbarbarimento, una sparizione, una perdita di umanità". Lei ha fatto proprio questo, Eccellenza, nei dodici anni trascorsi a Piacenza: le Sue parole sono state un prezioso ed incessante monito contro l’aridità di questi tempi, il Suo comportamento umile un esempio contro l’arroganza imperante. II Suo carisma e la Sua presenza, sempre rispettosa dei rispettivi ruoli, hanno rivelato una partecipazione volutamente discreta ma incisiva, costante e coerente, alla vita della nostra città. Lei ha rappresentato la Chiesa che ognuno di noi vorrebbe, portatrice di valori universali quali la solidarietà e la pace, il rispetto della dignità umana e l’attenzione verso le fasce più deboli della cittadinanza, pronta all’ascolto e al dialogo, che sono sempre stati elementi prioritari nel Suo episcopato.
Penso spesso, in questi giorni tormentati da incertezza e da confusione istituzionale e politica, alle Sue parole sul mandato di chi governa, inteso come servizio alla persona basato "sulla magnanimità (che è il contrario della meschinità e della piccineria), la lucidità (che è il contrario dell’ideologia e del pressapochismo) e la carità", senza trascurare la necessità di una partecipazione consapevole dei cittadini.
Lo diceva anche Giorgio La Pira, prestigioso intellettuale cattolico e sindaco di Firenze nell’immediato Dopoguerra: "Il pieno adempimento del nostro dovere avverrà solo quando noi avremo collaborato, direttamente o indirettamente, a dare alla società una struttura giuridica, economica e politica adeguata al comandamento principale della carità". Questo voleva dire, come spiegava lui stesso rifacendosi al Vangelo, "lavoro per chi ne manca, casa per chi ne è privo, assistenza per chi ne necessita, libertà spirituale e politica per tutti".
In questi anni, Eccellenza, Lei ci ha insegnato che il cammino da percorrere è la rinuncia agli egoismi, l’apertura dei propri orizzonti al di là della sfera privata, perché l’ambizione fine a se stessa e la contrapposizione senza confronto non possono avere alcuna efficacia. Più volte, nei Suoi discorsi, ci ha invitato a stare
dalla parte degli ultimi, ad essere generosi nel rispondere alle richieste di aiuto. Un’esortazione che richiama il discorso che Giovanni Paolo II fece al Parlamento italiano nel 2002, in cui il Pontefice sostenne che "al centro di ogni giusto ordine civile deve esserci il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e i suoi inalienabili diritti". In quella circostanza, Papa Wojtyla disse che "le sfide che stanno davanti a uno Stato democratico esigono, da tutti gli uomini e le donne di buona volontà, indipendentemente dall’appartenenza politica di ciascuno, una cooperazione solidale e generosa all’edificazione del bene comune".
A nome di tutti i presenti e della comunità piacentina, mons. Luciano, vorrei ringraziarLa ancora una volta per aver portato questo stesso messaggio anche nella nostra realtà, chiedendoci una riflessione concreta e tutt’altro che superficiale sui grandi temi del nostro tempo. Oggi siamo qui per ribadire che la cittadinanza non è mera questione anagrafica o residenziale, ma espressione di impegno civile, di sentimenti di condivisione, di volontà di crescita della collettività: per tutte queste ragioni, Eccellenza, Piacenza è onorata di annoverarLa tra i propri cittadini.
Grazie.
sabato 22 dicembre 2007
Il saluto del sindaco Reggi al vescovo Ambrosio
“Eccellenza, Le porgo il mio più sentito benvenuto, anche a nome della Giunta, del Consiglio comunale e della comunità piacentina, che si prepara ad accorglieLa con sincera partecipazione e profonda devozione.
Piacenza, sono certo, saprà esprimere nei Suoi confronti tutta l’attenzione e tutta la sensibilità che questa città racchiude. Non a caso, questa terra, per tradizione e per vocazione, ha visto affermarsi grandi personalità ecclesiastiche, che hanno prestato il loro servizio a Sua Santità: da monsignor Giambattista Scalabrini, che ha dedicato la sua opera ai migranti del secolo scorso, al cardinale Agostino Casaroli, uomo del dialogo tra la Chiesa e l’Est europeo prima della caduta del Muro di Berlino, fino al cardinale Ersilio Tonini, che con la sua spiccata capacità comunicativa porta le parole del Vangelo ai giovani, anche attraverso i media.
Come sindaco, farò il possibile affinché la collaborazione tra mondo laico e cattolico prosegua proficuamente, come è avvenuto in passato. Sarò lieto e onorato di incontrarLa e di portarLe il saluto di tutti i piacentini”.