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giovedì 3 marzo 2011

Oratori nuovi, prima un progetto educativo

Si è tenuta questa mattina, giovedì 3 marzo, la penultima seduta del decimo Consiglio presbiterale diocesano che ha parlato della Missione popolare diocesana, della formazione permanente del clero e delle norme per i nuovi oratori. Essendo in scadenza (questo organismo consultivo, detto anche “senato del Vescovo”, è quinquennale e tornerà a riunirsi ancora il 5 maggio) ha dato indicazioni per il proprio rinnovo (entro il 5 maggio dovrebbero essere indicati già i sette rappresentanti dei vicariati a cui si aggiungeranno i cinque membri che verranno eletti in giugno nella giornata del Sacro Cuore) ed ha preso congedo dal vicario generale mons. Lino Ferrari. Come ha lui stesso precisato, con il 14 marzo prossimo lascerà l’incarico al Vicario generale eletto mons. Giuseppe Illica ed il 3 aprile farà il proprio ingresso nella sua nuova parrocchia di Castel San Giovanni.

La seduta di questa mattina è stata presieduta dal vescovo mons. Gianni Ambrosio ed è stata coordinata da don Federico Tagliaferri.

In apertura vi sono state le abituali comunicazioni di vita diocesana del vicario generale mons. Ferrari; al termine mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la pastorale, ha aggiornato i presbiteri sulla Missione popolare, facendo riferimento soprattutto all’ultima seduta del Consiglio pastorale diocesano. In tale occasione in vescovo mons. Ambrosio ha presentato la propria “nota pastorale”, sono stati distribuiti i sussidi per i tre ambiti (relazioni, fragilità e cittadinanza) ed è stato distribuito il libro delle “preghiere per benedire e invocare benedizione”, pubblicazione che potrà accompagnare anche le prossime benedizioni delle famiglie nelle singole parrocchie. A questo proposito mons. Busani ha illustrato le diverse note tecniche che gli interessati possono trovare nello specifico sito della Missione popolare, sito che può essere raggiunto partendo dal portale della diocesi: www.diocesipiacenzabobbio.org.

E’ stata poi la volta dell’intervento del Vescovo che ha esaminato un tema, già altre volte affrontato dal Consiglio presbiterale: la formazione del clero. Dopo aver sottolineato che la formazione permanente del presbitero è indispensabile, che non è isolata dal suo ministero, ma è in rapporto al ministero stesso, mons. Ambrosio ha poi citato alcuni documenti pontifici.

La formazione del clero è una questione che sta molto a cuore al Vescovo, per questo ha coinvolto il Consiglio Presbiterale perché occorre trovare insieme anche qualche buon suggerimento pratico per aiutarci a trovare forme e modi che favoriscano l'attuazione di questo preciso dovere di ogni presbitero”.

Mons. Ambrosio ha posto alcune domande: quale cura è in atto oggi per la formazione dei presbiteri nella nostra Chiesa? cosa si potrebbe fare per rilanciare la formazione? visto che la nostra diocesi è vasta - risulta molto difficile incontrarci -, si può pensare a qualche `mezzo' per ovviare a questa (e ad altre) difficoltà: due/tre/quattro giorni residenziali con alcune tematiche da approfondire, collegamento via internet là ove è possibile, ecc.)?

“Le opportunità che abbiamo a disposizione – ha aggiunto il Vescovo - sono: il ritiro quasi mensile (a cui partecipa un buon numero di sacerdoti, anche per il fatto che si svolgono nel vicariato; la durata del ritiro è ristretta a due ore circa, più - ed è cosa buona - l'agape fraterna); gli incontri di formazione previsti (circa tre all'anno, con una relazione e il successivo dibattito): la partecipazione è più limitata, la durata è di due ore circa (più pranzo); gli esercizi spirituali (in versione ridotta): lo scorso anno sono stati tenuti a Bedonia e alla Bellotta (spero che si possa proseguire anche quest'anno); la festa del Sacro Cuore; la festa di san Vincenzo; il Convegno pastorale; la celebrazione del sacramento della riconciliazione”.

Mons. Ambrosio ha riconosciuto che le opportunità di formazione in diocesi sono molte e nella sua analisi ha fatto riferimento anche al ruolo dei documenti del Magistero strumento opportuno per la formazione del clero ed in particolare ne ha richiamati tre: “L'Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini, datata 30 settembre 2010 ma resa pubblica il successivo 11 novembre; il Congresso eucaristico nazionale che si terrà ad Ancona ai primi di settembre; Gli Orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo. È il programma pastorale della Chiesa italiana in questo decennio”.

Su queste indicazioni del Vescovo, ovviamente espresse in modo molto più articolato e documentato, si è sviluppato un ampio dibattito i cui contributi hanno sottolineato come sia importante che, accanto a momenti diocesani, siano curati anche quelli di vicariato.

E’ stata poi la volta dei criteri per la realizzazione di nuovi oratori: il Consiglio Presbiterale si era già interessato di questo problema ed aveva chiesto un supplemento di dibattito sul rapporto tra oratorio, come struttura fisica, progetto educativo ed educatori. Questi due aspetti del problema sono stati richiamati dal don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio per i beni culturali e quindi competente per il finanziamento e la progettazione degli edifici, e da don Paolo Cignatta, delegato per la pastorale giovanile, quindi coinvolto nell’attività degli oratori. Entrambi hanno richiamato i termini principali del problema: per i finanziamenti sono da evitare gli interventi a pioggia e l’intera questione, sia per i contributi Cei come per quelli di istituzioni private o esterne alla diocesi, devono passare attraverso un’unica visione diocesana. Come ha ricordato don Paolo Cignatta (il problema era stato richiamato anche da mons. Ferrari) un progetto di un oratorio deve sempre mettere sullo stesso piano sia la costruzione dell’edificio sia il progetto educativo (per molti quest’ultimo ha la precedenza). Nel dibattito è emerso che, accanto all’oratorio, struttura destinata alla formazione degli adulti alla fede, deve essere tenuta presente anche la necessità di aule per il catechismo (e questo chiama in causa anche parrocchie medio-piccole).

Al termine il Consiglio ha approvato all’unanimità che, nel richiedere la realizzazione di un nuovo oratorio, il progetto di un nuovo edificio sia sempre integrato da quello educativo; inoltre è stato chiesto agli uffici competenti di verificare se esiste la possibilità di destinare parte dei fondi dell’otto per mille anche alla costruzione di quegli oratori che abbiano particolari necessità per il catechismo e quindi riguardino anche parrocchie di dimensioni limitate.

martedì 22 febbraio 2011

Il ritorno alle chiese domestiche

La svolta missionaria per la Chiesa di Piacenza-Bobbio passa anche per le relazioni domestiche. Ecco perchè il vescovo Gianni Ambrosio ha auspicato, nell'ultimo consiglio pastorale diocesano, il ritorno alle Chiesa di quartiere, ai cenacoli di condominio o semplicemente alla preghiera in famiglia. Sotto l'articolo di sintesi dell'ultimo consiglio.

(fri) Partire dalle relazioni domestiche, prestare attenzione all'ambiente in cui si trova l'altro, riprendere la dottrina sociale della Chiesa con rinnovata attenzione al mondo del lavoro, promuovere il confronto tra i cristiani impegnati in politica. Sono alcune nelle note operative che il Consiglio pastorale diocesano si è dato ieri alla Bellotta per il secondo anno della Missione Popolare. L'assemblea diocesana formata da sacerdoti, religiosi, laici, associazioni e movimenti ecclesiali si è riunita per la presentazione della Nota pastorale del vescovo Gianni Ambrosio "Coraggio sono io, non abbiate paura", documento che prosegue la lettera pastorale dello scorso anno, e dei sussidi per il secondo anno della Missione popolare diocesana su tre ambiti: relazioni, fragilità e cittadinanza. E' stato anche distribuito il libro delle benedizioni, versione popolare del libro del "Pater" consegnato alle Unità pastorali.
Introdotto dal vicario episcopale per la pastorale monsignor Giuseppe Busani, in apertura il vescovo Gianni Ambrosio ha sintetizzato la propria Nota pastorale. «Occorre procedere - ha commentato il vescovo - con lo sguardo rivolto a Cristo, ma nello stesso tempo anche all'uomo nella luce dello Spirito. I primi passi, in verità, - scrive Ambrosio facendo riferimento all'inizio della Missione popolare - sono stati piuttosto incerti, quasi timorosi. Tuttavia, nonostante le difficoltà, sono diventati più sicuri... Molta strada resta ancora da percorrere, ma il più ampio e profondo respiro missionario delle nostre comunità consente di allargare gli spazi per sperimentare insieme la gioia della fede, per sostenerci nella speranza, per vivere la carità».
«La coscienza missionaria - ha proseguito - aiuta la nostra Chiesa ad essere più fraterna: possiamo sostenerci reciprocamente, accettarci nella diversità, coltivare la comunione nella preghiera condivisa e nell'amicizia». La parte centrale della Nota è dedicata ad un'ampia citazione del Vangelo, che fa da riferimento per l'intero documento, per soffermarsi poi sui tre ambiti oggetto di specifici documenti: vivere le relazioni, la fragilità e la cittadinanza. Quindi la conclusione: «Mi preme richiamare due gesti in questo secondo anno di Missione Popolare Diocesana: il primo, che abbiamo vissuto nella festa del Battesimo di Gesù con la consegna del Pater ai delegati delle Unità Pastorali; il secondo, che sarà compiuto dai parroci e dagli animatori della Missione, con la consegna del Libro delle benedizioni a tutte le famiglie e ai diversi componenti della comunità cristiana».
Ancora: «"La preghiera del Pater, con le invocazioni "Padre nostro", "Venga il Tuo Regno"e "Liberaci dal male", ci permette di comprendere e di vivere i desideri e i bisogni che emergono dalla vita, con particolare riferimento agli ambiti delle relazioni, della fragilità e della cittadinanza».
«Se l'esercizio di cristianesimo del primo anno - ha poi osservato il presule - ci ha introdotti ad uno stile di familiarità orante con il Vangelo, il cammino del secondo anno ci farà sperimentare la prossimità benedicente del Padre alle esperienze quotidiane di ogni persona. La nostra Chiesa in missione è chiamata a trasformare ogni condizione in un luogo di fraternità». Il vescovo ha poi invocato il ritorno di piccoli spazi comunitari nelle case, nei condomini, nei quartieri: «Queste piccole comunità, come chiese domestiche, possono essere come il lievito che fa fermentare tutta la pasta (cf 1 Cor 5,6) e imprimere una svolta missionaria alla pastorale della nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio».


20/02/2011 Libertà

domenica 20 febbraio 2011

A tutte le famiglie il libro delle Benedizioni

Si è riunito ieri mattina, 19 febbraio, al centro pastorale della Bellotta di Pontenure, il Consiglio pastorale diocesano con un ordine del giorno di particolare importanza: la presentazione della Nota pastorale del vescovo mons. Gianni Ambrosio "Coraggio sono io, non abbiate paura", che continua la Lettera pastorale dello scorso anno, e dei sussidi per il secondo anno della Missione popolare diocesana su tre ambiti: relazioni, fragilità e cittadinanza. Si tratta di documenti di grande importanza in quanto il primo, la Nota pastorale del Vescovo, fa da premessa teorica e metodologica ai tre sussidi, di impostazione più operativa.

E' stato pure presentato e distribuito il libro delle benedizioni, “Benedictus Benedicat – Preghiere per benedire e invocare benedizione”, versione graficamente popolare del libro del "Pater" che il 9 gennaio scorso, in cattedrale, al termine della cerimonia di apertura del secondo anno della missione, è stato consegnato in forma ufficiale alle Unità pastorali.

Da rilevare, infine, che la riunione di questa mattina ha visto anche la partecipazione degli animatori della Missione diocesana popolare.

Per avere questi documenti gli interessati possono rivolgersi all'Ufficio per la pastorale della Curia vescovile negli orari di ufficio (fare riferimento a Dario Carini).

Veniamo alla cronaca della seduta

LA CRONACA DELL’ASSEMBLEA

Introdotto dal vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani, in apertura il vescovo mons. Gianni Ambrosio ha sintetizzato la propria Nota pastorale, “Coraggio sono io. Non abbiate paura”, documento che si collega alla lettera pastorale dello scorso anno e che introduce il secondo anno della Missione popolare diocesana.

LA NOTA PASTORALE DEL VESCOVO. Occorre procedere – ha commentato il Vescovo – con lo sguardo rivolto a Cristo, ma nello stesso tempo anche all’uomo nella luce dello Spirito. “Abbiamo accolto l’invito del Signore Gesù e confidato in Lui: così abbiamo preso il largo. I primi passi, in verità, - scrive mons. Ambrosio facendo riferimento all’inizio della Missione popolare - - sono stati piuttosto incerti, quasi timorosi. Tuttavia, nonostante le difficoltà, sono diventati più sicuri. Possiamo riconoscere che abbiamo fatto insieme un bel tratto di strada. (...) Molta strada resta ancora da percorrere, ma il più ampio e profondo respiro missionario delle nostre comunità consente di allargare gli spazi per sperimentare insieme la gioia della fede, per sostenerci nella speranza, per vivere la carità.

“La coscienza missionaria aiuta la nostra Chiesa ad essere più fraterna: possiamo sostenerci reciprocamente, accettarci nella diversità, coltivare la comunione nella preghiera condivisa e nell’amicizia”.

La parte centrale della Nota è dedicata ad un’ampia citazione del Vangelo, testo ovviamente che fa da riferimento per l’intero documento, per soffermarsi poi sui tre ambiti oggetto di specifici documenti: vivere le relazioni, la fragilità e la cittadinanza.

Quindi la conclusione: “Mi preme richiamare, a conclusione di queste riflessioni, due gesti che accompagnano il cammino della nostra Chiesa in questo secondo anno di Missione Popolare Diocesana: il primo, che abbiamo vissuto nella festa del Battesimo di Gesù con la consegna del Pater ai delegati delle Unità Pastorali; il secondo, che sarà compiuto dai parroci e dagli animatori della Missione, con la consegna del Libro delle benedizioni a tutte le famiglie e ai diversi componenti della comunità cristiana.

“La preghiera del Pater, con le invocazioni “Padre nostro”, “Venga il Tuo Regno”e “Liberaci dal male”, ci permette di comprendere e di vivere i desideri e i bisogni che emergono dalla vita, con particolare riferimento agli ambiti delle relazioni, della fragilità e della cittadinanza. L’atto d’invocazione ci ricorda che solo il dono di Dio può colmare la distanza tra il nostro desiderio e la nostra realtà. L’invocazione, accompagnata dall’ascolto dell’umano e illuminata dal Vangelo, ci spronerà a intraprendere uno stile di condivisione della vita con i fratelli nella fede e con tutti gli uomini di buona volontà, in un percorso che ci aiuterà a individuare anche nuove forme di servizio.

“Se l’esercizio di cristianesimo del primo anno ci ha introdotti ad uno stile di familiarità orante con il Vangelo, il cammino del secondo anno ci farà sperimentare la prossimità benedicente del Padre alle esperienze quotidiane di ogni persona. Il Libro delle benedizioni mi auguro che possa giungere in tutte le famiglie favorirà la pratica di una lettura riconoscente della vita e ci condurrà a condividere con i fratelli l’inno di ringraziamento al Padre per quello che continuamente ci dona.

“In sintonia con la preghiera del “Padre nostro” che ci è stata consegnata, desidero richiamare ancora un passo del Vangelo secondo Matteo che può aiutarci a vivere la Missione Popolare. Ecco il testo:

«Gesù entrò nel tempio e scacciò tutti quelli che nel tempio vendevano e compravano; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e disse loro: “Sta scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera. Voi invece ne fate un covo di ladri”. Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì. Ma i capi dei sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che aveva fatto e i fanciulli che acclamavano nel tempio: “Osanna al figlio di Davide!”, si sdegnarono, e gli dissero: “Non senti quello che dicono costoro?”. Gesù rispose loro: “Sì! Non avete mai letto: Dalla bocca di bambini e di lattanti hai tratto per te una lode?”. Li lasciò, uscì fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la notte» (Mt 21,12-17).

“Il brano fa riferimento a due luoghi: all’inizio il luogo solenne del tempio e, alla fine, l’umile casa di Betania. L’azione di Gesù nel tempio e la visita alla casa di Betania sono uniti da un medesimo intento: creare in ogni luogo, tempio e casa, l’esperienza della fraternità ospitale. La nostra Chiesa in missione è chiamata a trasformare ogni condizione in un luogo di fraternità.

“Il tempio ha bisogno innanzi tutto di essere liberato dai commerci e da tutto ciò che intralcia la buona relazione con il Padre. Così diventa la casa del Padre, la casa della preghiera. E dunque diventa anche la casa dei figli, una casa aperta in particolare per coloro che sono nel bisogno e che vivono nella sofferenza: “gli si avvicinarono nel tempio ciechi e zoppi”. Il tempio è la casa di Dio che ospita l’umanità segnata dalla sofferenza, dal limite, dal male e bisognosa di luce, di speranza, di guarigione, di salvezza. È il segno dell’accoglienza che il Padre fa ad ognuno dei figli che arrivano a Lui, stanchi e affaticati dal pellegrinaggio della vita. È il segno dell’accoglienza della Chiesa, comunità dei figli di Dio che cantano nella speranza gioiosa la vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte e sanno ascoltare e condividere il pianto dei sofferenti e di tutto coloro che hanno bisogno di ritrovare la luce della speranza.

“Accanto al tempio, purificato ed ospitale per essere casa di preghiera, vi è la necessità di un’altra casa. Ma bisogna uscire fuori dalla città: Gesù “uscì fuori dalla città, verso Betania, e là trascorse la notte”. Possiamo dire che Betania è la casa dell’amicizia, delle relazioni immediate che scaldano il cuore e favoriscono il riposo dalle fatiche del cammino. Questa casa ci permette di vivere l’accoglienza reciproca e di abitare le fragilità, ed impedisce di venire travolti dalle paure sperimentate nella traversata della vita, quando le onde scuotono la barca.

“Non dimentichiamo che il messaggio cristiano dei primi secoli si diffuse grazie a case simili a quella di Betania, attraverso l’incontro di persone in ambiti comunitari fortemente motivati dall’amicizia, dall’aiuto fraterno, dalla condivisione della Parola e della preghiera. Si tratta delle cosiddette domus ecclesiae, casa dell’assemblea o chiesa domestica. Gli Atti degli apostoli e le Lettere di san Paolo offrono una preziosa testimonianza di questi spazi familiari ed ecclesiali in cui si condividevano sia l’esperienza della fede in Cristo sia le esperienze della vita nella relazione fraterna, nel dialogo, nella riflessione, nella preghiera. La domus ecclesiae dei primi cristiani teneva unite tre mense, quella del pane della Parola, quella del pane dell’Eucaristia, quella del pane dell’amicizia e della carità. Ma i tre pani non sono che un pane solo: Cristo che si dona a noi per essere “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6). Proprio in queste chiese domestiche si inaugurò un modo nuovo di essere uomini e di essere società umana, sentendosi cioè tutti fratelli liberi perché figli dello stesso Padre e membri a pieno diritto della stessa famiglia di Dio chiamata Chiesa. Venne inaugurato, in tal modo, un nuovo stile di vita familiare, sociale e morale, una vita nuova basata nella “fede nel Dio dal volto umano”, che, una volta accolto ed accettato, portò “la gioia nel mondo” (Benedetto XVI, Discorso al Convegno di Verona, in Una speranza per l’Italia)

“Ma al di là dell’esperienza della domus ecclesiae del passato, in parte connessa alla difficoltà di espressione pubblica della fede cristiana, la situazione odierna – con l’anonimato di massa, e con la frammentazione della vita, con l’esasperato individualismo – invoca il ritorno di piccoli spazi comunitari nelle case, nelle famiglie, nei quartieri, nei condomini ove la gente vive: proprio lì è possibile condividere la Parola del Signore e le esperienze della vita. Queste piccole comunità, come chiese domestiche, possono essere come il lievito che fa fermentare tutta la pasta (cf 1 Cor 5,6) e imprimere una svolta missionaria alla pastorale della nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio (...)”.

I TRE SUSSIDI. Abbiamo già ricordato che nel secondo anno della Missione popolare diocesana sono stati individuati tre ambiti per verificare e sperimentare la vita cristiana sulle indicazioni date dal Vescovo. Questi tre documenti sono stati illustrati nell’ordine da don Paolo Camminati (relazioni e affettività), da don Gigi Bavagnoli (fragilità) e da Enrico Corti (la cittadinanza).

Su questi tre testi l’assemblea, divisa in gruppi di lavoro, ha formulato indicazioni pratiche: occorre partire dalle relazioni domestiche, la prima fase dell’analisi deve prendere l’avvio dai Consigli pastorali parrocchiali e di unità pastorale, prestare attenzione all’ambiente in cui si trova l’altro, partire dalla benedizione delle famiglie, impegno continua per riscoprire la realtà delle cose, organizzare un grande evento solo se è la conclusione di un percorso, riprendere la dottrina sociale della Chiesa con rinnovata attenzione al mondo del lavoro, promuovere il confronto tra i cristiani impegnati in politica... Queste alcune indicazioni emerse dai lavori di gruppo la cui sintesi è stata coordinata da Pierpaolo Triani, segretario del Consiglio pastorale.

LE CONCLUSIONI DEL VESCOVO. In chiusura mons. Ambrosio ha ricordato che gli strumenti, presentati all’assemblea, anche se non sono esaustivi dei molti problemi di oggi, sono utili per costruire l’impegno della comunità piacentina; accanto agli strumenti è però necessario avere una visione che dev’essere profetica e attenta alla quotidianità e alla storia entro cui ci muoviamo. Infine le persone: a questo proposito il Vescovo ha avuto parole di ringraziamento per tutti gli operatori partendo dagli addetti dell’Ufficio per la pastorale.

Mons. Ambrosio in precedenza aveva espresso la sua gratitudine, di fronte all’assemblea, anche a mons. Lino Ferrari e a mons. Giuseppe Illica per i nuovi incarichi a cui sono chiamati.

Il Vescovo ha pure sottolineato il ruolo dei laici, ma sul tema ha preannunciato di tornare domani, domenica 20 febbraio, giornata in cui l’Azione cattolica diocesana tiene la propria assemblea elettiva ( mons. Ambrosio presiederà la Messa in cattedrale alle 12,15).

ALTRE INFORMAZIONI.

Durante l’assemblea sono state date alcune importanti informazioni. Don Francesco Cattadori, direttore dell’Ufficio diocesano per la famiglia, ha annunciato che il 10 aprile prossimo si terrà alla Bellotta la festa della famiglia con l’intervento dell’vescovo ausiliare di Milano mons. Brambilla.

Mons. Carlo Tarli ha richiamato l’appuntamento del Congresso eucaristico nazionale in programma ad Ancona dal 3 all’11 settembre prossimo. Prevista anche la partecipazione della diocesi di Piacenza-Bobbio; le parrocchie sono invitate a ritirare presso l’ufficio per la pastorale della Curia lo stendardo (è gratuito). Tutte le informazioni sul sito www.congressoeucaristico.it.

domenica 23 novembre 2008

Consiglio pastorale diocesano, nella Pentecoste del 2009 il via alla missione popolare

Diocesi di Piacenza-Bobbio Ufficio stampa

Riunione del Consiglio Pastorale Diocesano


Piacenza - Sotto la presidenza del vescovo mons. Gianni Ambrosio si è riunito questa mattina alla Bellotta di Pontenure il Consiglio Pastorale Diocesano chiamato a fare il punto sul cammino fatto finora nell’anno pastorale, che ha come tema l’educazione, e a prendere visione del programma di massima della missione popolare diocesana che, dai prossimi mesi, impegnerà, per tre anni, tutta la comunità piacentina - bobbiese. I lavori sono stati coordinati da mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la pastorale, e dal prof. Pierpaolo Triani, segretario del Consiglio. E’ stato lo stesso Triani a fare una sintesi dei documenti con i quali Benedetto XVI entra nel merito del tema dell’educazione, analisi che hanno fatto parlare il Papa di “urgenza educativa”. Vi sono stati poi interventi di direttori di uffici e di singoli consiglieri su singole iniziative programmate in diocesi: don Paolo Mascilongo, direttore dell’ufficio catechistico, ha parlato della prossima mostra su San Paolo in programma dall’8 al 30 gennaio nell’oratorio di San Cristoforo (previste diverse iniziative collaterali); don Paolo Camminati ha illustrato i programmi della pastorale giovanile tra cui la decima edizione del “Tour de vie” previsto dal 29 luglio al 5 agosto del prossimo anno in Terrasanta; don Virgilio Zuffada ha richiamato l’attenzione sulle iniziative per la pastorale della salute; il diacono Giuseppe Chiodaroli ha ricordato che il 14 dicembre si terrà una giornata per la carità; don Francesco Cattadori ha preannunciato un incontro dedicato alle famiglie mentre altri consiglieri hanno spostato l’attenzione su singole parrocchie.
Un altro tema all’ordine del giorno era la prossima missione popolare diocesana: mons. Busani ha richiamato in breve il programma: dal 16 aprile al 31 maggio 2009 si terranno incontri con il clero e con gli organi rappresentativi nei vari vicariati (con la presenza di don Luigi Mosconi); nello stesso periodo incontro con gli organismi diocesani di partecipazione (Consigli Pastorale e Presbiterale, aggregazioni laicali,...); veglia di Pentecoste del 2009 annuncio ufficiale della missione; settembre 2009 convegno pastorale di preparazione: ottobre 2009 chiamata dei missionari; gennaio – giugno 2010 periodo di formazione dei missionari; settembre 2010 – Pentecoste 2011 celebrazione della missione.
In chiusura il vescovo mons. Ambrosio, ricollegandosi a quanto dibattuto in precedenza, ha sottolineato che sul tema dell’educazione i cattolici si trovano a compiere un cammino che viene da lontano. Occorre solo riprendere e verificare i punti di riferimenti e le finalità. Ha ammesso che oggi vi sono difficoltà oggettive, ma non si deve cedere al pessimismo; occorre avere sempre presente che il cuore dell’educazione è lo stesso Cristo; nel processo educativo sono opportune tutte le distinzioni, ma non si può cadere nella separazione: educare alla vita vuol dire accogliere la vita come dono, pertanto l’educazione è sempre un fatto religioso, senza distinzioni. Tre i settori che meritano una particolare attenzione: giovani, famiglia, malati e sofferenti. Mons. Ambrosio si è soffermato anche sulla prossima missione che deve partire non tanto da documenti ufficiali, ma da un convincimento sentito. Missione rivolta agli stessi credenti o ai lontani, secondo una terminologia del passato? Per mons. Ambrosio tutti noi abbiamo bisogno di essere evangelizzati e fondamentale è l’ascolto. Occorre dissodare il terreno perché possa accogliere il seme. Il Consiglio pastorale tornerà a riunirsi il 21 febbraio prossimo e probabilmente il tema sarà la missione popolare.
Piacenza 22 novembre 2008