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mercoledì 10 ottobre 2012
Scaraffia: la Chiesa dalla parte della donna
La Chiesa un ostacolo all'emancipazione femminile? E' un falso storico. Anzi. E' grazie al Cristianesimo se la donna si è emancipata. A rovinare tutto è stata la rivoluzione sessuale degli anni Sessanta.
Sono i passaggi più significativi della relazione di Lucetta Scaraffia, giornalista, ordinaria di storia moderna a La Sapienza. «Viviamo in un mondo - esordisce - in cui la Chiesa viene vista come ostacolo all'emancipazione femminile: no agli anticoncezionionali, all'aborto, al sacerdozio della donna». La realtà, per Scaraffia, è un altra. «Solo la tradizione cristiana - osserva - non pone differenza tra donne e uomini, diversamente dalla cultura ebraica in cui la donna vive nell'impurità. Gesù nega che esista impurità del corpo, ammette solo quella spirituale. E' una rivoluzione. Guardiamo alla santità femminile, ad esempio. Le donne, con la possibilità della vita ascetica, hanno potuto affrancarsi dal ruolo biologico della riproduzione. Per le donne poter scegliere la castità è stata una novità stravolgente nella tradizione cristiana. Poi la novità assoluta del mattimonio cristiano dove non si ripudiava la donna sterile. Tutte rivoluzioni enormi».
Il Cristianesimo è stato fondamentale per creare l'emancipazione femminile. Il problema è arrivato dopo: «L'emancipazione richiesta dalle suffragette nell'800 era diversa. Sostenevano che le donne devono avere diritto alla cultura e a guadagnarsi la vita, garantendo di continuare ad essere madri e mogli. Le suffragette pensavano che l'ingresso delle donne potesse portare moralità alla vita pubblica».
Tutto è cambiato con l'intreccio della rivoluzione sessuale e il femminismo negli anni Sessanta. «La rivoluzione sessuale - evidenzia Scaraffia - ha portato i contraccettivi come la pillola affinchè le donne potessero avere gli stessi comportamenti dell'uomo. Questo non è avvenuto e la rivoluzione sessuale è stata poi un inganno».
«Le leggi per la maternità - sottolinea - oggi sono insufficienti. Alle donne piace occuparsi dei bambini piccoli. Normalmente sarebbero molto contente per qualche anno occuparsi dei loro bambin e poi tornare al loro lavoro. Oggi c è invece una società che crea l'alternativa: o lavoro o maternità. Così è talmente forte la pressione della libertà sessuale nella carriera e nel profitto che si abbandona il resto. Siamo in una società in cui ideologia e utopia superano tutto».
Scaraffia si dice sicura «che le ragazze di oggi, una volta nel mondo del lavoro, faranno più carriera degli uomini, ci vuole tempo. Spero che possano anche coltivare il loro desiderio di maternità».
Il problema della denatalità in Italia non è legato - secondo Scaraffia - alla mancanza di asili nido, di sovvenzioni statali, è un problema culturale. Oggi parte della società chiede che l'uomo faccia la madre al posto della donna». Parità a tutti i costi. «Ma guardate - prosegue - che non sono intercambiabili i rapporti con i bambini. Nei primi anni di vita sono le mamme che hanno un ruolo fondamentale. Questo è diritto naturale, il resto è ideologia e utopia. In Francia, dove i sussidi alle madri sono forti, sono aumentati i figli, ma di madri single».
«Oggi i giovani vivono nel paese del Bengodi, dove i rapporti sessuali iniziano prestissimo. Arrivati a trent'anni suona l'orologio biologico per le ragazze che desiderano avere un figlio, ma dai ragazzi si preferisce attendere. Il risultato della rivoluzione sessuale è anche questo».
Allora? «Non dobbiamo fare fughe all'indietro. La società è cambiata. Il cristianesimo ha insegnato che la parità uomo-donna è un valore che va riconosciuto. La rivoluzione sessuale deve essere messa in discussione, come il comunismo. Tutti sanno che il comunismo è fallito. La rivoluzione sessuale viene ancora proposta come valore e simbolo di civiltà e di progresso. Chi può fare qualche cosa sono solo le donne».
fed. fri.
07/10/2012 Libertà
Sono i passaggi più significativi della relazione di Lucetta Scaraffia, giornalista, ordinaria di storia moderna a La Sapienza. «Viviamo in un mondo - esordisce - in cui la Chiesa viene vista come ostacolo all'emancipazione femminile: no agli anticoncezionionali, all'aborto, al sacerdozio della donna». La realtà, per Scaraffia, è un altra. «Solo la tradizione cristiana - osserva - non pone differenza tra donne e uomini, diversamente dalla cultura ebraica in cui la donna vive nell'impurità. Gesù nega che esista impurità del corpo, ammette solo quella spirituale. E' una rivoluzione. Guardiamo alla santità femminile, ad esempio. Le donne, con la possibilità della vita ascetica, hanno potuto affrancarsi dal ruolo biologico della riproduzione. Per le donne poter scegliere la castità è stata una novità stravolgente nella tradizione cristiana. Poi la novità assoluta del mattimonio cristiano dove non si ripudiava la donna sterile. Tutte rivoluzioni enormi».
Il Cristianesimo è stato fondamentale per creare l'emancipazione femminile. Il problema è arrivato dopo: «L'emancipazione richiesta dalle suffragette nell'800 era diversa. Sostenevano che le donne devono avere diritto alla cultura e a guadagnarsi la vita, garantendo di continuare ad essere madri e mogli. Le suffragette pensavano che l'ingresso delle donne potesse portare moralità alla vita pubblica».
Tutto è cambiato con l'intreccio della rivoluzione sessuale e il femminismo negli anni Sessanta. «La rivoluzione sessuale - evidenzia Scaraffia - ha portato i contraccettivi come la pillola affinchè le donne potessero avere gli stessi comportamenti dell'uomo. Questo non è avvenuto e la rivoluzione sessuale è stata poi un inganno».
«Le leggi per la maternità - sottolinea - oggi sono insufficienti. Alle donne piace occuparsi dei bambini piccoli. Normalmente sarebbero molto contente per qualche anno occuparsi dei loro bambin e poi tornare al loro lavoro. Oggi c è invece una società che crea l'alternativa: o lavoro o maternità. Così è talmente forte la pressione della libertà sessuale nella carriera e nel profitto che si abbandona il resto. Siamo in una società in cui ideologia e utopia superano tutto».
Scaraffia si dice sicura «che le ragazze di oggi, una volta nel mondo del lavoro, faranno più carriera degli uomini, ci vuole tempo. Spero che possano anche coltivare il loro desiderio di maternità».
Il problema della denatalità in Italia non è legato - secondo Scaraffia - alla mancanza di asili nido, di sovvenzioni statali, è un problema culturale. Oggi parte della società chiede che l'uomo faccia la madre al posto della donna». Parità a tutti i costi. «Ma guardate - prosegue - che non sono intercambiabili i rapporti con i bambini. Nei primi anni di vita sono le mamme che hanno un ruolo fondamentale. Questo è diritto naturale, il resto è ideologia e utopia. In Francia, dove i sussidi alle madri sono forti, sono aumentati i figli, ma di madri single».
«Oggi i giovani vivono nel paese del Bengodi, dove i rapporti sessuali iniziano prestissimo. Arrivati a trent'anni suona l'orologio biologico per le ragazze che desiderano avere un figlio, ma dai ragazzi si preferisce attendere. Il risultato della rivoluzione sessuale è anche questo».
Allora? «Non dobbiamo fare fughe all'indietro. La società è cambiata. Il cristianesimo ha insegnato che la parità uomo-donna è un valore che va riconosciuto. La rivoluzione sessuale deve essere messa in discussione, come il comunismo. Tutti sanno che il comunismo è fallito. La rivoluzione sessuale viene ancora proposta come valore e simbolo di civiltà e di progresso. Chi può fare qualche cosa sono solo le donne».
fed. fri.
07/10/2012 Libertà
Argomenti
Giuristi Cattolici
martedì 9 ottobre 2012
Il Genio femminile illumina la società
Come il genio costretto nella lampada, una volta liberato, riempie il liberatore di doni, così il genio femminile, costretto nell'oscurità, una volta emerso, offre alla società un contributo fondamentale. Uno su tutti: portare la società di oggi fuori dalla crisi economica. Perchè il genio femminile è capace, è onesto, non si indebita ed è naturalmente coscienzioso. La sintesi è giornalistica ma tra il primo e l'ultimo intervento del convegno dell'Unione giuristi cattolici "Nel grembo di tua madre", tra l'apertura del presidente nazionale Francesco D'Agostino e la chiusura dell'economista Ettore Gotti Tedeschi c'è un sottile filo rosso che unisce.
«Il genio femminile fa venire in mente la definizione di genio nella favolistica orientale: costretto in una lampada, in cambio della libertà, ti ripaga con grandi doni. Come l'identità femminile, racchiusa e limitata da anni, nella storia». D'Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all'università di Tor Vergata e presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica ha il compito di moderare il convegno e di tracciare la strada. Lo fa, nel Salone degli arazzi del Collegio Alberoni, dopo l'introduzione del presidente dei Giuristi Cattolici di Piacenza, l'avvocato Livio Podrecca, e i saluti del sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, e del presidente della Provincia, Massimo Trespidi.
D'Agostino cita il teologo von Balthasar quando scrisse, nel Novecento, che la questione femminile «è una piaga tuttora aperta che probabilmente ancora oggi non sappiamo come risanare». «Tutto ciò che è attribuito al genio femminile tuttavia - osserva D'Agostino - non può ripagare quanto ha subito la donna».
«Nella Bibbia stessa le donne sono personaggi non proprio positive - continua -. Nel Nuovo Testamento però, appare la figura di Maria e qui davvero accade qualche cosa straordinario. L' annunciazione è fatta ad una donna, poi a Giuseppe ma in sogno. È una donna che, a nome del genere umano, dichiara la propria disponibilità alla salvezza».
Balthasar afferma che nella tradizione cristiana esistono due principi: «Quello "petrino", del pastore, che si pone al servizio del gregge. Il principio maschile è qualificabile nella logica del servizio». «Il principio "mariano" - continua - che si condensa nel sì. La Madonna non è da pensare come colei che serve ma come colei che ama. I due principi devono restare paralleli. Se io non ho un orientamento, l'auto (un servizio) non potrei mai utilizzarla». «Il dramma della nostra storia - evidenzia -, inspiegabile se non introduciamo la categoria del peccato originale, è che il principio dell'amore, affidato al genio femminile, è stato umiliato e soffocato in mille modi diversi. Abbiamo, nei suoi confronti, un immenso debito».
Ettore Gotti Tedeschi, economista, ex presidente dello Ior, non si stanca di citare la sua tesi: «Ogni scelta morale produce effetti economici; ogni scelta economica produce scelte morali. E in economia guai a chi parla di morale! ». Lo dice quasi sbottando e non si capisce se pensi o meno alla propria esperienza personale. «La crisi attuale è frutto di scelte economiche sbagliate» è sicuro. Ma che c'entra la donna con la crisi?
«Il professor D'Agostino mi ha fatto riflettere su quale sia l'impatto economico della non leadership femminile negli ultimi anni. Forse la donna avrebbe creato e non distrutto il risparmio, non si sarebbe indebitata e non avrebbe sprecato le risorse. E' innegabile come la donna abbia una visione più morale della vita».
«La causa della crisi in Occidente è la denatalità - ribadisce il suo concetto principe -; come facciamo a crescere il Pil se non nascono figli? Crescono solo i consumi individuali e questi provocano un dissesto dell'economia. E i figli, se ci sono, non sono il frutto dell'impegno della famiglia». Un esempio del genio femminile? Madre Cabrini: «Quando fonda gli ospedali senza avere soldi riesce a creare un interesse per un progetto, valorizzando i denari di chi è ricco, andando a santificare il frutto del suo lavoro».
Federico Frighi
07/10/2012 Libertà
«Il genio femminile fa venire in mente la definizione di genio nella favolistica orientale: costretto in una lampada, in cambio della libertà, ti ripaga con grandi doni. Come l'identità femminile, racchiusa e limitata da anni, nella storia». D'Agostino, ordinario di Filosofia del diritto all'università di Tor Vergata e presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica ha il compito di moderare il convegno e di tracciare la strada. Lo fa, nel Salone degli arazzi del Collegio Alberoni, dopo l'introduzione del presidente dei Giuristi Cattolici di Piacenza, l'avvocato Livio Podrecca, e i saluti del sindaco di Piacenza, Paolo Dosi, e del presidente della Provincia, Massimo Trespidi.
D'Agostino cita il teologo von Balthasar quando scrisse, nel Novecento, che la questione femminile «è una piaga tuttora aperta che probabilmente ancora oggi non sappiamo come risanare». «Tutto ciò che è attribuito al genio femminile tuttavia - osserva D'Agostino - non può ripagare quanto ha subito la donna».
«Nella Bibbia stessa le donne sono personaggi non proprio positive - continua -. Nel Nuovo Testamento però, appare la figura di Maria e qui davvero accade qualche cosa straordinario. L' annunciazione è fatta ad una donna, poi a Giuseppe ma in sogno. È una donna che, a nome del genere umano, dichiara la propria disponibilità alla salvezza».
Balthasar afferma che nella tradizione cristiana esistono due principi: «Quello "petrino", del pastore, che si pone al servizio del gregge. Il principio maschile è qualificabile nella logica del servizio». «Il principio "mariano" - continua - che si condensa nel sì. La Madonna non è da pensare come colei che serve ma come colei che ama. I due principi devono restare paralleli. Se io non ho un orientamento, l'auto (un servizio) non potrei mai utilizzarla». «Il dramma della nostra storia - evidenzia -, inspiegabile se non introduciamo la categoria del peccato originale, è che il principio dell'amore, affidato al genio femminile, è stato umiliato e soffocato in mille modi diversi. Abbiamo, nei suoi confronti, un immenso debito».
Ettore Gotti Tedeschi, economista, ex presidente dello Ior, non si stanca di citare la sua tesi: «Ogni scelta morale produce effetti economici; ogni scelta economica produce scelte morali. E in economia guai a chi parla di morale! ». Lo dice quasi sbottando e non si capisce se pensi o meno alla propria esperienza personale. «La crisi attuale è frutto di scelte economiche sbagliate» è sicuro. Ma che c'entra la donna con la crisi?
«Il professor D'Agostino mi ha fatto riflettere su quale sia l'impatto economico della non leadership femminile negli ultimi anni. Forse la donna avrebbe creato e non distrutto il risparmio, non si sarebbe indebitata e non avrebbe sprecato le risorse. E' innegabile come la donna abbia una visione più morale della vita».
«La causa della crisi in Occidente è la denatalità - ribadisce il suo concetto principe -; come facciamo a crescere il Pil se non nascono figli? Crescono solo i consumi individuali e questi provocano un dissesto dell'economia. E i figli, se ci sono, non sono il frutto dell'impegno della famiglia». Un esempio del genio femminile? Madre Cabrini: «Quando fonda gli ospedali senza avere soldi riesce a creare un interesse per un progetto, valorizzando i denari di chi è ricco, andando a santificare il frutto del suo lavoro».
Federico Frighi
07/10/2012 Libertà
venerdì 14 ottobre 2011
Gotti Tedeschi: fare più figli per uscire dalla crisi
Argomenti
Ettore Gotti Tedeschi,
Giuristi Cattolici
martedì 6 settembre 2011
Il convegno: maschio e femmina li creò
Anche se si può non essere d'accordo su certi aspetti, è un convegno da seguire: per la serietà e la competenza di relatori e organizzatori. Di grande attualità.
(fri) Un'occasione per riflettere sul diritto naturale e sul ruolo che ha e che dovrebbe avere nella società di oggi. Anche quest'anno l'Unione giuristi cattolici italiani dedica attenzione al padre di tutti i diritti organizzando una giornata di studi nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni. Il tema scelto è "Maschio e femmina li creò" (Non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio dare un aiuto che gli sia simile, Genesi 2,18). Il convegno si terrà sabato primo ottobre - quest'anno a Festival del Diritto terminato - ed avrà relatori di prestigio internazionale: il piacentino Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, Francesco D'Agostino, presidente nazionale Unione giuristi cattolici e presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica, Mauro Ronco, presidente dell'Ordine degli avvocati di Torino, Giuseppe Della Torre, rettore Lumsa e presidente del Tribunale Vaticano, padre Josè Granados, del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul patrimonio e sulla famiglia. Madrina dell'evento sarà Costanza Miriano, autrice del libro "Sposati e sii sottomessa" (edizioni Vallecchi). Il convegno si innesta del ciclo Dio, la Natura, il Diritto promosso dall'Ugci di Piacenza. Inizia alle ore 9 con l'introduzione dell'avvocato Livio Podrecca, presidente piacentino dell'Unione giuristi cattolici italiani. Dopo il saluto delle autorità, tra cui quello del vescovo Gianni Ambrosio, la relazione di Gotti Tedeschi su "L'economia dell'amore umano". Alle 9 e 30 la prima sessione, moderata dall'avvocato Marco Sgroi, vice presidente piacentino dell'Unione giuristi cattolici italiani. Parleranno Francesco D'Agostino su "Sessualità e amore umano: una prospettiva di filosofia del diritto", Mauro Ronco su "Orientamenti sessuali, discriminazione e omofobia: aspetti penalistici e libertà di pensiero e di opinione". Dopo la pausa, la seconda sessione, moderata dall'avvocato Gianguido Guidotti (presidente emerito Ugci Piacenza), con gli interventi di Giuseppe Dalla Torre su "Sessualità e bene umano nel diritto canonico" e di padre Josè Granados su "Amore, sessualità e matrimonio nella teologia del corpo del Beato Giovanni Paolo II". Alle 12 e 45, prima delle conclusioni dell'avvocato Livio Podrecca, l'intervento di Costanza Miriano "Storia di un evento editoriale". Il convegno, organizzato dall'Unione giuristi cattolici di Piacenza, ha il patrocinio del Comune di Piacenza, della Provincia di Piacenza, della diocesi di Piacenza-Bobbio, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, della Camera di Commercio di Piacenza e di Confindustria Piacenza ed è stato realizzato con il contributo di Camera di Commercio, Confindustria, Collegio Alberoni e Fondazione di Piacenza e Vigevano, nonchè col sostegno di Media srl.
01/09/2011 Libertà
(fri) Un'occasione per riflettere sul diritto naturale e sul ruolo che ha e che dovrebbe avere nella società di oggi. Anche quest'anno l'Unione giuristi cattolici italiani dedica attenzione al padre di tutti i diritti organizzando una giornata di studi nella Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni. Il tema scelto è "Maschio e femmina li creò" (Non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio dare un aiuto che gli sia simile, Genesi 2,18). Il convegno si terrà sabato primo ottobre - quest'anno a Festival del Diritto terminato - ed avrà relatori di prestigio internazionale: il piacentino Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, Francesco D'Agostino, presidente nazionale Unione giuristi cattolici e presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica, Mauro Ronco, presidente dell'Ordine degli avvocati di Torino, Giuseppe Della Torre, rettore Lumsa e presidente del Tribunale Vaticano, padre Josè Granados, del Pontificio istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul patrimonio e sulla famiglia. Madrina dell'evento sarà Costanza Miriano, autrice del libro "Sposati e sii sottomessa" (edizioni Vallecchi). Il convegno si innesta del ciclo Dio, la Natura, il Diritto promosso dall'Ugci di Piacenza. Inizia alle ore 9 con l'introduzione dell'avvocato Livio Podrecca, presidente piacentino dell'Unione giuristi cattolici italiani. Dopo il saluto delle autorità, tra cui quello del vescovo Gianni Ambrosio, la relazione di Gotti Tedeschi su "L'economia dell'amore umano". Alle 9 e 30 la prima sessione, moderata dall'avvocato Marco Sgroi, vice presidente piacentino dell'Unione giuristi cattolici italiani. Parleranno Francesco D'Agostino su "Sessualità e amore umano: una prospettiva di filosofia del diritto", Mauro Ronco su "Orientamenti sessuali, discriminazione e omofobia: aspetti penalistici e libertà di pensiero e di opinione". Dopo la pausa, la seconda sessione, moderata dall'avvocato Gianguido Guidotti (presidente emerito Ugci Piacenza), con gli interventi di Giuseppe Dalla Torre su "Sessualità e bene umano nel diritto canonico" e di padre Josè Granados su "Amore, sessualità e matrimonio nella teologia del corpo del Beato Giovanni Paolo II". Alle 12 e 45, prima delle conclusioni dell'avvocato Livio Podrecca, l'intervento di Costanza Miriano "Storia di un evento editoriale". Il convegno, organizzato dall'Unione giuristi cattolici di Piacenza, ha il patrocinio del Comune di Piacenza, della Provincia di Piacenza, della diocesi di Piacenza-Bobbio, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, della Camera di Commercio di Piacenza e di Confindustria Piacenza ed è stato realizzato con il contributo di Camera di Commercio, Confindustria, Collegio Alberoni e Fondazione di Piacenza e Vigevano, nonchè col sostegno di Media srl.
01/09/2011 Libertà
Argomenti
Giuristi Cattolici
lunedì 27 settembre 2010
Fisichella: il diritto naturale non l'ha inventato la Chiesa
Monsignor Rino Fisichella, alla giornata di studi piacentina du "Dio, la natura, il diritto", è stato chiaro. Il diritto naturale non è invenzione dei cattolici ma qualche cosa che sta nel cuore e nella mente. La religione cattolica offre gli strumenti per comprenderla. Ecco l'articolo sul suo intervento al Collegio Alberoni.
(fri) Parte dal mito di Antigone, con il re Creonte che condanna la stessa Antigone chiedendole prima per quale ragione abbia osato violare le sue leggi. «"Perchè sei un mortale e non ritengo che tu possa passare oltre le leggi non scritte degli dei - risponde -. Essi esistono non da oggi ma da sempre". Antigone aveva preferito seguire la legge della pietas». Potrebbe fermarsi a Sofocle, monsignor Rino Fisichella, a questo testo che dice già tutto 442 anni prima di Cristo. «Anticipa riflessioni che i filosofi faranno negli anni successivi - evidenzia l'arcivescovo -. Pur non opponendo la legge naturale e quella positiva, si insegnava che la positiva era il riflesso di quella naturale». Poi Aristotele, che scrive nella Retorica che «le leggi degli uomini hanno un carattere di convenzione e non sono eterne». Cicerone farà da eco nel De Republica: «La legge naturale con i sui ordini invita al dovere e con i divieti distoglie dal male. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica». «La concezione biblica poi - prosegue Fisichella - dice che la giustizia non consiste solo nel rispettare una norma, fosse la più perfetta; la giustizia che si coniuga con il diritto deve essere capace di fare emergere il vero bene della persona. Il vero fondamento del diritto è la giustizia della dignità dell'uomo».
«Da ogni parte si voglia guardare ci si incontra con la realtà di una legge che non ha l'uomo come autore. Un concetto originario mai mutato, anzi progredito - prosegue Fisichella -. Nell'uomo esiste un contenuto etico che rinasce da sè in modo quasi istintivo. L'apostolo Paolo, nella sua lettera ai Romani, lascia trasparire che anche i pagani sono guidati da una legge che il creatore ha scritto nella loro natura. E le loro coscienze e i loro ragionamenti dimostrano che la legge è scritta nei loro cuori».
Alla fine del medioevo arriva il volontarismo, con Scoto e Ockham: «Il primato della volontà che porta l'eclissi sull'intelletto. Qui c'è il grande equivoco che la legge naturale risieda nella coscienza cristiana, che senza rivelazione non sia possibile comprendere la legge naturale. Oggi siamo a questo punto. La legge naturale non è un'invenzione cattolica».
Fisichella osserva come il contesto contemporaneo non sia meno complesso:
«Per diversi decenni il tema della legge naturale è stato dimenticato. Soprattutto per il modificarsi del concetto di natura in ambito filosofico. L'indifferenza verso la legge naturale ha impoverito non solo la scienza, priva di criteri di giudizio. La ricerca sembra monopolizzata dalla sperimentazione sulla natura che tratta come materia manipolabile. Alla stessa stregua, i comportamenti delle generazioni, quando sono orientati dal desiderio effimero, sono meno liberi e divengono preda dell'arbitrio. Di fronte a ciò non si sono salvati neppure diversi parlamenti». Oggi le diverse forme di secolarizzazione hanno emarginato la legge naturale: «Si corre il rischio di cadere in un primato della cultura che tutto domina e tutto condiziona». A Londra Benedetto XVI ha osservato che «se il processo democratico è basato solo sul consenso, allora la fragilità si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia. La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione prescindendo dal contenuto della rivelazione. Il ruolo della religione nel dibattito politico non è quello di fornire tali norme o soluzioni politiche concrete, bensì di aiutare nel purificare e gettare luce sull'applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi».
26/09/2010 Libertà
(fri) Parte dal mito di Antigone, con il re Creonte che condanna la stessa Antigone chiedendole prima per quale ragione abbia osato violare le sue leggi. «"Perchè sei un mortale e non ritengo che tu possa passare oltre le leggi non scritte degli dei - risponde -. Essi esistono non da oggi ma da sempre". Antigone aveva preferito seguire la legge della pietas». Potrebbe fermarsi a Sofocle, monsignor Rino Fisichella, a questo testo che dice già tutto 442 anni prima di Cristo. «Anticipa riflessioni che i filosofi faranno negli anni successivi - evidenzia l'arcivescovo -. Pur non opponendo la legge naturale e quella positiva, si insegnava che la positiva era il riflesso di quella naturale». Poi Aristotele, che scrive nella Retorica che «le leggi degli uomini hanno un carattere di convenzione e non sono eterne». Cicerone farà da eco nel De Republica: «La legge naturale con i sui ordini invita al dovere e con i divieti distoglie dal male. A questa legge non è lecito fare alcuna modifica». «La concezione biblica poi - prosegue Fisichella - dice che la giustizia non consiste solo nel rispettare una norma, fosse la più perfetta; la giustizia che si coniuga con il diritto deve essere capace di fare emergere il vero bene della persona. Il vero fondamento del diritto è la giustizia della dignità dell'uomo».
«Da ogni parte si voglia guardare ci si incontra con la realtà di una legge che non ha l'uomo come autore. Un concetto originario mai mutato, anzi progredito - prosegue Fisichella -. Nell'uomo esiste un contenuto etico che rinasce da sè in modo quasi istintivo. L'apostolo Paolo, nella sua lettera ai Romani, lascia trasparire che anche i pagani sono guidati da una legge che il creatore ha scritto nella loro natura. E le loro coscienze e i loro ragionamenti dimostrano che la legge è scritta nei loro cuori».
Alla fine del medioevo arriva il volontarismo, con Scoto e Ockham: «Il primato della volontà che porta l'eclissi sull'intelletto. Qui c'è il grande equivoco che la legge naturale risieda nella coscienza cristiana, che senza rivelazione non sia possibile comprendere la legge naturale. Oggi siamo a questo punto. La legge naturale non è un'invenzione cattolica».
Fisichella osserva come il contesto contemporaneo non sia meno complesso:
«Per diversi decenni il tema della legge naturale è stato dimenticato. Soprattutto per il modificarsi del concetto di natura in ambito filosofico. L'indifferenza verso la legge naturale ha impoverito non solo la scienza, priva di criteri di giudizio. La ricerca sembra monopolizzata dalla sperimentazione sulla natura che tratta come materia manipolabile. Alla stessa stregua, i comportamenti delle generazioni, quando sono orientati dal desiderio effimero, sono meno liberi e divengono preda dell'arbitrio. Di fronte a ciò non si sono salvati neppure diversi parlamenti». Oggi le diverse forme di secolarizzazione hanno emarginato la legge naturale: «Si corre il rischio di cadere in un primato della cultura che tutto domina e tutto condiziona». A Londra Benedetto XVI ha osservato che «se il processo democratico è basato solo sul consenso, allora la fragilità si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia. La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione prescindendo dal contenuto della rivelazione. Il ruolo della religione nel dibattito politico non è quello di fornire tali norme o soluzioni politiche concrete, bensì di aiutare nel purificare e gettare luce sull'applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi».
26/09/2010 Libertà
Argomenti
Giuristi Cattolici,
Rino Fisichella
Gotti Tedeschi: ci aspettano cinque anni di austerità
Dove ha fallito l'economia, perchè ha fallito, che cosa ci aspetta? Ecco che cosa ha detto Ettore Gotti Tedeschi (presidente dello Ior) alla giornata dei Giuristi Cattolici, "Dio, la natura, il diritto".
(fri) L'economia naturale ha fallito, deformata dalle eresie protestanti. I principi fondamentali non sono stati applicati e ci aspettano cinque anni di grandi rinunce. E' molto crudo l'intervento di Ettore Gotti Tedeschi che non ci mette nulla neppure a dare la colpa del calo delle nascite - per il presidente dello Ior strettamente legato all'andamento dell'economia - alla mancanza dell'insegnamento della dottrina. Un problema che vede da vicino la responsabilità della Chiesa cattolica. «Se è vero che il diritto positivo deve nascere dal diritto naturale - parte da qui Gotti Tedeschi - la stessa cosa vale per le leggi economiche. Non è così».
«Nonostante tre fatti - puntualizza -. Uno: non è vero che l'uomo è stato creato perchè facesse economia. E' stato creato perchè pensasse. Due: la nascita del capitalismo è di origine cattolica, non protestante. L'elaborazione delle prime leggi economiche nasce dai frati francescani. Tre: il capitalismo è stato poi deformato dai protestanti. Marx scrive contro l'eresia del protestantesimo».
«Perchè dunque l'economia naturale - si chiede -non sviluppa leggi economiche adeguate? Perchè le eresie le deformano».
Oggi, secondo Gotti Tedeschi, non sappiamo più distinguere tra fini e mezzi: «Non c'è politica etica, banca etica, finanza etica. E' chi ci lavora che rende etico o no uno strumento».
Tre sono gli obiettivi dell'economia: non sprecare le risorse, sostenere lo sviluppo economico integrale per l'uomo, la sua distribuzione a tutti. «Il Papa nella Caritas in veritate si domanda se questi obiettivi siano stati raggiunti - ricorda l'economista -. La risposta è no. L'economia ha fallito nei suoi tre grandi principi. Ha snaturato il principio delle nascite ingnorando la crescita della popolazione».
Perché tutto questo? «Perchè non ci hanno più insegnato bene la dottrina. Chi ha concorso a far sì che noi dimenticassimo che la vita ha un senso? I preti». Siamo all'Alberoni e in sala di avverte un brusio: «Non preoccupatevi, anche il vescovo è d'accordo. Due mesi fa ero ad un incontro con il cardinale Angelo Scola e don Massimo Camisasca. I preti ci saranno ancora? Chiesi. "Non lo so", rispose Camisasca. "Se non insegnamo dottrina ci estinguiamo"».
Nel frattempo «abbiamo fatto trent'anni di crescita economica falsificata. Oggi i paesi ricchi sono diventati poveri e quelli poveri sono diventati ricchi. E noi non abbiamo fatto figli». «Guardate - mette in guardia - che la crescita zero della popolazione (due figli a coppia) comincia quest'anno in 65 paesi del mondo occidentale. Finiremo per aumentare i costi fissi e dunque le tasse. Il debito dei sistemi economici è aumentato del 50 per cento. E nel debito non c'è solo il pubblico ma ci sono anche imprese, famiglie e banche. Il debito del sistema italiano era due volte il Pil, oggi è tre. lo stiamo sostenendo con i tassi di interesse zero. Si può fare, ma solo per 4-5 anni, sennò si distrugge il risparmio».
Cosa bisogna fare? «Abbattere il nichilismo e ricostruire l'uomo. Occorre seguire Jean Guitton: l'uomo possiede veramente solo quelle cose di cui può fare a meno. Quindi quelle cose possiedono lui e l'uomo non è libero. Nei prossimi tempi prepariamoci a possedere meno cose. Una crisi come questa si risolve in quattro modi. O per default come Argentina e Greci (nel senso che non si pagano i debiti) o si accelera l'inflazione come abbiamo già fatto ottenenndo poca tranquillità o si fanno bolle come gli ameicani, o si sceglie l'austerità. Ci aspettano cinque sani anni di austerità subita e non voluta».
26/09/2010 Libertà
(fri) L'economia naturale ha fallito, deformata dalle eresie protestanti. I principi fondamentali non sono stati applicati e ci aspettano cinque anni di grandi rinunce. E' molto crudo l'intervento di Ettore Gotti Tedeschi che non ci mette nulla neppure a dare la colpa del calo delle nascite - per il presidente dello Ior strettamente legato all'andamento dell'economia - alla mancanza dell'insegnamento della dottrina. Un problema che vede da vicino la responsabilità della Chiesa cattolica. «Se è vero che il diritto positivo deve nascere dal diritto naturale - parte da qui Gotti Tedeschi - la stessa cosa vale per le leggi economiche. Non è così».
«Nonostante tre fatti - puntualizza -. Uno: non è vero che l'uomo è stato creato perchè facesse economia. E' stato creato perchè pensasse. Due: la nascita del capitalismo è di origine cattolica, non protestante. L'elaborazione delle prime leggi economiche nasce dai frati francescani. Tre: il capitalismo è stato poi deformato dai protestanti. Marx scrive contro l'eresia del protestantesimo».
«Perchè dunque l'economia naturale - si chiede -non sviluppa leggi economiche adeguate? Perchè le eresie le deformano».
Oggi, secondo Gotti Tedeschi, non sappiamo più distinguere tra fini e mezzi: «Non c'è politica etica, banca etica, finanza etica. E' chi ci lavora che rende etico o no uno strumento».
Tre sono gli obiettivi dell'economia: non sprecare le risorse, sostenere lo sviluppo economico integrale per l'uomo, la sua distribuzione a tutti. «Il Papa nella Caritas in veritate si domanda se questi obiettivi siano stati raggiunti - ricorda l'economista -. La risposta è no. L'economia ha fallito nei suoi tre grandi principi. Ha snaturato il principio delle nascite ingnorando la crescita della popolazione».
Perché tutto questo? «Perchè non ci hanno più insegnato bene la dottrina. Chi ha concorso a far sì che noi dimenticassimo che la vita ha un senso? I preti». Siamo all'Alberoni e in sala di avverte un brusio: «Non preoccupatevi, anche il vescovo è d'accordo. Due mesi fa ero ad un incontro con il cardinale Angelo Scola e don Massimo Camisasca. I preti ci saranno ancora? Chiesi. "Non lo so", rispose Camisasca. "Se non insegnamo dottrina ci estinguiamo"».
Nel frattempo «abbiamo fatto trent'anni di crescita economica falsificata. Oggi i paesi ricchi sono diventati poveri e quelli poveri sono diventati ricchi. E noi non abbiamo fatto figli». «Guardate - mette in guardia - che la crescita zero della popolazione (due figli a coppia) comincia quest'anno in 65 paesi del mondo occidentale. Finiremo per aumentare i costi fissi e dunque le tasse. Il debito dei sistemi economici è aumentato del 50 per cento. E nel debito non c'è solo il pubblico ma ci sono anche imprese, famiglie e banche. Il debito del sistema italiano era due volte il Pil, oggi è tre. lo stiamo sostenendo con i tassi di interesse zero. Si può fare, ma solo per 4-5 anni, sennò si distrugge il risparmio».
Cosa bisogna fare? «Abbattere il nichilismo e ricostruire l'uomo. Occorre seguire Jean Guitton: l'uomo possiede veramente solo quelle cose di cui può fare a meno. Quindi quelle cose possiedono lui e l'uomo non è libero. Nei prossimi tempi prepariamoci a possedere meno cose. Una crisi come questa si risolve in quattro modi. O per default come Argentina e Greci (nel senso che non si pagano i debiti) o si accelera l'inflazione come abbiamo già fatto ottenenndo poca tranquillità o si fanno bolle come gli ameicani, o si sceglie l'austerità. Ci aspettano cinque sani anni di austerità subita e non voluta».
26/09/2010 Libertà
Argomenti
Ettore Gotti Tedeschi,
Giuristi Cattolici
La sfida del diritto naturale
Dio, la natura, il ditto. Mentre a Piacenza in quattro giorni il Festival del Diritto analizzava il problema delle diseguaglianze, sempre a Piacenza, dalla Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni si levava la voce dei cattolici, la voce di papa Ratzinger, sulla necessità che la società odierna fondi la sua etica su qualche cosa di chiaro, certo, universale: il diritto naturale. Non invenzione cattolica, bensì tesoro nel cuore e nel cervello di ogni uomo. Libertà ha seguito anche questo evento. Qui sotto pubblico il mio contributo sul bilancio della giornata. Seguiranno gli articoli su Ettore Gotti Tedeschi e su monsignor Rino Fisichella.
L'idea di Livio Podrecca e dei suoi giuristi cattolici poteva sembrare ardita: sfidare i diritti della società contemporanea proponendo il messaggio alternativo di un diritto naturale custodito nel cuore e nel cervello di ogni uomo. In realtà ieri la Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni non aveva nulla da invidiare ad una delle grandi platee del Festival piacentino in corso in questi giorni. Anzi. La giornata di studi "Dio, la natura, il diritto" - divisa in due sezioni moderate dal direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto, e dall'avvocato Gianguido Guidotti - è riuscita ad attirare studiosi, magistrati, legali, giovani universitari, sacerdoti, semplici appassionati, forse in numero oltre le più rosee aspettative.
«Desideriamo che questa giornata sia uno stimolo per incentivare una riflessione sul fondamento etico del nostro vivere insieme - dice l'avvocato Podrecca, presidente provinciale dell'Unione Giuristi Cattolici -. E che questo possa dare frutti di fronte alla sfida del relativismo etico che sta assumendo toni drammatici e ci pone seri interrogativi su quale società daremo ai nostri figli».
«L'iniziativa è stata un successo, sia sotto il profilo del richiamo del pubblico, sia per i contenuti sul piano culturale - è convinto l'avvocato -. In questi giorni stiamo parlando di diritto con visioni diverse. Abbiamo voluto far presente una realtà, quella del diritto naturale, che deve governare, secondo noi, l'attività legislativa, l'applicazione delle leggi, guidare anche chi opera nel mondo del diritto per realizzare una vera giustizia». «Crediamo che il convegno sia un piccolo seme - auspica - perchè questa cultura possa rifiorire. E' urgente per questa società recuperare il fondamento perchè viviamo in un mondo senza certezze, valori e una direzione certa, che non può che portare all'implosione di questa nostra società». Il messaggio viene rilanciato nella sua relazione da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. «Qui a Piacenza, in questi giorni, c'è qualcuno che semplicisticamente liquida il diritto naturale come invenzione dei cattolici - osserva l'arcivescovo -. Forse per ignoranza o forse per non affrontare l'importanza e l'attualità di questo tema». Parla Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica e presidente nazionale dell'Unione Giuristi Cattolici. Parla il sociologo Sergio Belardinelli, docente di sociologia a Bologna.
Grande attesa per Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior. La banca vaticana in questi giorni è di nuovo nei fascicoli dei magistrati, per il reato riciclaggio, con il coinvolgimento in prima persona del suo presidente in quanto legale rappresentante. Gotti Tedeschi è alla sua prima uscita ufficiale dopo lo scandalo e, all'Alberoni, fa il pieno di solidarietà da parte dei cattolici piacentini. A cominciare dal vescovo Gianni Ambrosio fino all'avvocato Guidotti. «Questi attestati mi hanno fatto molto piacere - dirà l'economista al termine del convegno - anzi colgo l'occasione per ringraziare tutti. E' un'esperienza che avrei voluto evitare, ma mi è servita per confermare che se si viene responsabilizzati di una cosa importante, ci si deve sempre aspettare che ci sia qualcuno che possa non essere d'accordo con te». In platea, oltre al presidente della Provincia, Massimo Trespidi, e al parlamentare leghista, Massimo Polledri, anche il vescovo Gianni Ambrosio. «Il tema del diritto naturale è di grande attualità - osserva il presule - anche se spesso non gli viene riconosciuta a livello di dibattito pubblico. Invece io ritengo che sia strategico per il bene della vita personale, collettiva e il buon funzionamento della vita democratica. Benedetto XVI ha infatti chiesto, a Londra, di dare un fondamento alle decisioni economiche e politiche».
Federico Frighi
26/09/2010 Libertà
L'idea di Livio Podrecca e dei suoi giuristi cattolici poteva sembrare ardita: sfidare i diritti della società contemporanea proponendo il messaggio alternativo di un diritto naturale custodito nel cuore e nel cervello di ogni uomo. In realtà ieri la Sala degli Arazzi del Collegio Alberoni non aveva nulla da invidiare ad una delle grandi platee del Festival piacentino in corso in questi giorni. Anzi. La giornata di studi "Dio, la natura, il diritto" - divisa in due sezioni moderate dal direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto, e dall'avvocato Gianguido Guidotti - è riuscita ad attirare studiosi, magistrati, legali, giovani universitari, sacerdoti, semplici appassionati, forse in numero oltre le più rosee aspettative.
«Desideriamo che questa giornata sia uno stimolo per incentivare una riflessione sul fondamento etico del nostro vivere insieme - dice l'avvocato Podrecca, presidente provinciale dell'Unione Giuristi Cattolici -. E che questo possa dare frutti di fronte alla sfida del relativismo etico che sta assumendo toni drammatici e ci pone seri interrogativi su quale società daremo ai nostri figli».
«L'iniziativa è stata un successo, sia sotto il profilo del richiamo del pubblico, sia per i contenuti sul piano culturale - è convinto l'avvocato -. In questi giorni stiamo parlando di diritto con visioni diverse. Abbiamo voluto far presente una realtà, quella del diritto naturale, che deve governare, secondo noi, l'attività legislativa, l'applicazione delle leggi, guidare anche chi opera nel mondo del diritto per realizzare una vera giustizia». «Crediamo che il convegno sia un piccolo seme - auspica - perchè questa cultura possa rifiorire. E' urgente per questa società recuperare il fondamento perchè viviamo in un mondo senza certezze, valori e una direzione certa, che non può che portare all'implosione di questa nostra società». Il messaggio viene rilanciato nella sua relazione da monsignor Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. «Qui a Piacenza, in questi giorni, c'è qualcuno che semplicisticamente liquida il diritto naturale come invenzione dei cattolici - osserva l'arcivescovo -. Forse per ignoranza o forse per non affrontare l'importanza e l'attualità di questo tema». Parla Francesco D'Agostino, presidente emerito del Comitato nazionale di bioetica e presidente nazionale dell'Unione Giuristi Cattolici. Parla il sociologo Sergio Belardinelli, docente di sociologia a Bologna.
Grande attesa per Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior. La banca vaticana in questi giorni è di nuovo nei fascicoli dei magistrati, per il reato riciclaggio, con il coinvolgimento in prima persona del suo presidente in quanto legale rappresentante. Gotti Tedeschi è alla sua prima uscita ufficiale dopo lo scandalo e, all'Alberoni, fa il pieno di solidarietà da parte dei cattolici piacentini. A cominciare dal vescovo Gianni Ambrosio fino all'avvocato Guidotti. «Questi attestati mi hanno fatto molto piacere - dirà l'economista al termine del convegno - anzi colgo l'occasione per ringraziare tutti. E' un'esperienza che avrei voluto evitare, ma mi è servita per confermare che se si viene responsabilizzati di una cosa importante, ci si deve sempre aspettare che ci sia qualcuno che possa non essere d'accordo con te». In platea, oltre al presidente della Provincia, Massimo Trespidi, e al parlamentare leghista, Massimo Polledri, anche il vescovo Gianni Ambrosio. «Il tema del diritto naturale è di grande attualità - osserva il presule - anche se spesso non gli viene riconosciuta a livello di dibattito pubblico. Invece io ritengo che sia strategico per il bene della vita personale, collettiva e il buon funzionamento della vita democratica. Benedetto XVI ha infatti chiesto, a Londra, di dare un fondamento alle decisioni economiche e politiche».
Federico Frighi
26/09/2010 Libertà
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