La torre del Duomo sta bene e la sua cuspide è stata messa in completa sicurezza. A rassicurarlo è don Giuseppe Lusignani, direttore dell'ufficio Beni Culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio. Sulla scrivania ha la relazione della ditta Gasparoli di Milano che ha effettuato i controlli.
"... tutta la copertura è stata puntualmente indagata e controllata rimuovendo le porzioni più degradate. Rispetto alla superficie totale è stata rimossa una limitata quantità di materiale, indice di un generale stato di benessere della superficie". Così scrivono i tecnici nel loro report. Il primo effettuato sulla cuspide intera dal 1300 ad oggi. Hanno anche verificato che la cuspide misura 16 metri con una superficie di più 150 metri quadrati. Misurazioni effettuate per la prima volta nel 2012.
«Sono stati tolti i laterizi che erano in condizioni precarie, anche se si tratta di una piccolissima parte - spiega don Lusignani -. C'è stato un distacco di un pezzo di mattone, non lo definirei un crollo. Bisogna tenere conto che sono gli stessi da seicento anni. Sono cambiate le condizioni climatiche, vi sono state alcune scosse di terremoto. Oggi l'allarme è rientrato e quello che bisognava fare è stato fatto. Oggi il campanile della cattedrale è in sicurezza». «Naturalmente noi non possiamo sapere che cosa potrà accadere in futuro - prosegue - dunque sarà necessario trovare una soluzione definitiva, da adottare in termini abbastanza urgenti ma in maniera lucida con gli organi competenti. Potrebbe essere un rivestimento o anche una singola protezione, ma allo stato attuale qualsiasi situazione di pericolo è stata rimossa».
Il problema rimane quello della cattedrale nel suo complesso: «La questione è che il duomo è completamente rivestito di un'arenaria (tranne la facciata di marmo) che per sua natura si sfalda. Ciclicamente, ogni 40-50 anni, occorre consolidare tutto e il consolidamento terminato due anni fa con il lato sud non ci può far stare tranquilli. Dobbiamo completare tutto il lavoro del parato murario esterno. Quando avremo finito, la situazione rimarrà tranquilla per qualche decennio, poi dovremo ricominciare. Bisogna insomma considerare che questa è una manutenzione continua». «Che cosa occorre? Serve un check up completo di ogni parte del Duomo - dice don Lusignani - e una programmazione ordinaria e straordinaria continuativa che oggi ancora non esiste. Altro elemento da restaurare, oggi in condizioni critiche, è il sagrato».
Il problema sono i fondi: «L'ente ecclesiastico da solo non ce la può fare. Occorre chiedere aiuto alla società civile. Il valore del Duomo non è intrinsecamente religioso, è un monumento unico. Una volta che si perde manca la cattedrale e insieme siamo tutti più poveri di un qualche cosa che appartiene a tutti, visto che il duomo è una casa in cui tutti possono sentirsi a casa. Se ha poi queste dimensioni, questa importanza nella storia dell'architettura è perchè è frutto di una città intera che si è mossa per realizzarla».
fed. fri.
14/11/2012 Libertà
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venerdì 23 novembre 2012
venerdì 16 novembre 2012
Duomo, serve una nuova Fabbrica
«Per poter provvedere a un edificio dallo straordinario valore storico-artistico è necessario superare gli interventi fatti per correre ai ripari ed entrare nell'ottica della manutenzione ordinaria della basilica. Per questo non è più possibile pensare che una struttura come la Cattedrale di Piacenza ricada sulle spalle di una parrocchia, è giunto il momento di pensare ad un organismo che si occupi 365 giorni all'anno di questo monumento». A pensarla così è Tiziano Fermi, presidente dell'associazione Domus Justinae, che riunisce i volontari del Duomo. «Come ci insegna la storia dall'esempio dei Paratici (le corporazioni medioevali dei mestieri, ndr.) in avanti c'è bisogno di un ampio consorzio di forze della città per creare una nuova struttura: c'è bisogno di una Fabbrica del Duomo di Piacenza, sulla scorta degli esempi virtuosi di Parma e Reggio Emilia». «Nei convegni tutti sostengono che beni come la Cattedrale sono da valorizzare e conservare a beneficio di tutta la città - evidenzia Fermi -, adesso è il momento di concretizzare tali propositi, con la diocesi alla guida di questo processo costitutivo».
04/11/2012 Libertà
04/11/2012 Libertà
giovedì 15 novembre 2012
Che Guevara assieme all'Angil
(fri) Chi l'ha posata lassù lo ha probabilmente fatto sapendo che nessuno, tranne l'Angilon e il Padreterno, se ne sarebbe mai accorto. Anche se, sotto sotto, in cuor suo, probabilmente sghignazzava al solo pensiero. Ed è proprio andata così. Nessuno lo conferma ufficialmente, ma chi è salito lassù in alto, dopo il crollo degli ultimi giorni, ha trovato, nascosta tra i coppi, ai piedi dell'Angelo, una piccola fotografia di Ernesto Che Guevara, rivoluzionario, guerrigliero, scrittore, medico. Una "querida presencia", almeno per lo scalatore nostalgico, a 73 metri d'altezza nel punto più alto della città (grattacielo dei Mille escluso). E sulle vette - gli alpinisti lo sanno bene - si lasciano le tracce dell'emozionante traguardo: un gagliardetto, una fotografia, una bandiera. La bandiera, ai piedi dell'angelo, c'è: è quella tricolore, portata lassù lo scorso anno, in occasione del Centocinquantesimo dell'Unità d'Italia. Oggi è ridotta in brandelli, ma è giusto così perchè è volutamente realizzata in materiale biodegradabile. Col tempo scomparirà. Fino al 2004 c'erano anche i fiori, che durante la festa dell'Angil dal Dom, ogni mese di settembre, i rocciatori del Cai portavano in vetta; scendendo poi in cordata dalla parete della torre campanaria per prendersi l'applauso dei presenti con il naso all'insù. La foto, consunta dal tempo, potrebbe appartenere a quell'epoca. Una piccola sfida, una soddisfazione del cuore più che un dispetto vero e proprio. Ora, il comandante Che Guevara è ritornato a terra, rinchiuso in un cassetto di qualche ufficio della Curia.
04/11/2012 Libertà
04/11/2012 Libertà
lunedì 12 novembre 2012
Duomo, problemi al fronte nord
Hanno fatto passare la cuspide del Duomo mattone per mattone; hanno toccato con mano tutte le parti sporgenti per vedere se si muovessero e costituissero un pericolo. Entro una settimana verrà redatto un report con la diagnosi esatta. Dalle prime osservazioni, tuttavia, sembra che la salute della torre campanaria non sia così malmessa, tanto che le transenne che delimitano la cattedrale potrebbero venire tolte già oggi.
E' durata otto ore la "visita medica" del gigante malato resasi necessaria dopo il crollo dei giorni scorsi. Dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio di ieri i tre tecnici-rocciatori della ditta Gasparoli di Milano hanno lavorato a 74 metri d'altezza appesi alle corde da scalata, sfidando i venti che, in quota, soffiavano forte spazzando via ogni nube. «Ancorati alla base dell'angelo, hanno diviso idealmente il cono in quattro quadranti - spiega l'architetto Manuel Ferrari, a capo dell'ufficio tecnico della diocesi - e si sono calati toccando con mano ogni mattone dei 160 metri quadrati totali di superficie. A breve avremo un report definitivo».
«Con questi controlli - osserva don Giuseppe Lusignani, direttore dell'Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio - avremo la certezza sullo stato di salute della cuspide del campanile. Dopo aver valutato il report si deciderà come procedere. Certamente, se risulterà la necessità di provvedere con interventi d'urgenza, quelli verranno effettuati subito per la messa in sicurezza della torre».
Dalle prime impressioni la situazione sembra abbastanza rincuorante. «Ci aspettavamo delle condizioni peggiori - ammette l'architetto - in realtà i problemi sono soprattutto relativi al fronte nord, quello che si affaccia sul palazzo vescovile, situazione che già conoscevamo». Le porzioni di laterizio in fase di distacco sarebbero veramente poche e non significative. Si attende ora il report della ditta Gasparoli che dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. Poi si aprono due strade. Un primo intervento di messa in sicurezza della torre, se sarà necessario, con un'ipotesi di rete contenitiva per bloccare l'eventuale caduta di calcinacci e detriti. Ma non è detto, viene ribadito, che tale operazione si renda necessaria. La seconda strada invece, obbligatoria, prevede un primo confronto con la Soprintendenza per individuare un possibile intervento al fine di mettere in totale sicurezza l'intero cono della torre campanaria. Il secondo confronto sarà poi con i costi di tale progetto. Occorrerà vedere di quale entità saranno e soprattutto come recuperare le risorse necessarie. L'obiettivo sarà evitare che si formino ristagni di acqua sulle superfici piane dei mattoni, una situazione che a lungo andare porta alla disgregazione dei mattoni stessi con il conseguente crollo di detriti.
Federico Frighi
06/11/2012 Libertà
E' durata otto ore la "visita medica" del gigante malato resasi necessaria dopo il crollo dei giorni scorsi. Dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio di ieri i tre tecnici-rocciatori della ditta Gasparoli di Milano hanno lavorato a 74 metri d'altezza appesi alle corde da scalata, sfidando i venti che, in quota, soffiavano forte spazzando via ogni nube. «Ancorati alla base dell'angelo, hanno diviso idealmente il cono in quattro quadranti - spiega l'architetto Manuel Ferrari, a capo dell'ufficio tecnico della diocesi - e si sono calati toccando con mano ogni mattone dei 160 metri quadrati totali di superficie. A breve avremo un report definitivo».
«Con questi controlli - osserva don Giuseppe Lusignani, direttore dell'Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio - avremo la certezza sullo stato di salute della cuspide del campanile. Dopo aver valutato il report si deciderà come procedere. Certamente, se risulterà la necessità di provvedere con interventi d'urgenza, quelli verranno effettuati subito per la messa in sicurezza della torre».
Dalle prime impressioni la situazione sembra abbastanza rincuorante. «Ci aspettavamo delle condizioni peggiori - ammette l'architetto - in realtà i problemi sono soprattutto relativi al fronte nord, quello che si affaccia sul palazzo vescovile, situazione che già conoscevamo». Le porzioni di laterizio in fase di distacco sarebbero veramente poche e non significative. Si attende ora il report della ditta Gasparoli che dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. Poi si aprono due strade. Un primo intervento di messa in sicurezza della torre, se sarà necessario, con un'ipotesi di rete contenitiva per bloccare l'eventuale caduta di calcinacci e detriti. Ma non è detto, viene ribadito, che tale operazione si renda necessaria. La seconda strada invece, obbligatoria, prevede un primo confronto con la Soprintendenza per individuare un possibile intervento al fine di mettere in totale sicurezza l'intero cono della torre campanaria. Il secondo confronto sarà poi con i costi di tale progetto. Occorrerà vedere di quale entità saranno e soprattutto come recuperare le risorse necessarie. L'obiettivo sarà evitare che si formino ristagni di acqua sulle superfici piane dei mattoni, una situazione che a lungo andare porta alla disgregazione dei mattoni stessi con il conseguente crollo di detriti.
Federico Frighi
06/11/2012 Libertà
domenica 11 novembre 2012
Duomo, il gigante malato
La cattedrale di Piacenza è ufficialmente malata e forse già domani sera si potrà avere una prima prognosi. Domani in mattinata i tecnici rocciatori della ditta Gasparoli di Milano, assieme all'ufficio tecnico della diocesi di Piacenza-Bobbio, saliranno sulla sommità del campanile e, meteo permettendo, esamineranno i coppi del cono, la sommità della torre.
Un'operazione complessa: si tratta di abbandonare la scaletta protetta che porta all'angelo per visionare anche le parti della cuspide lontane dalla "strada ferrata". Nei giorni scorsi la caduta di alcuni frammenti di laterizi dalla sommità del campanile aveva fatto lanciare l'allarme e subito si era provveduto a transennare parte della piazza: il selciato davanti all'ala destra del palazzo della Curia (dove sono ospitati i locali dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero e dell'Ufficio Pellegrinaggi), il sagrato della cattedrale davanti al portale maggiore e a quello di sinistra. L'unico accesso libero in facciata rimane ora il portale di destra. Un'area tutto sommato vasta che ieri ha provocato il trasloco di alcuni banchi del mercato spostati in via Sopramuro.
Osservati speciali sono i mattoni con cui è realizzata la copertura della cuspide del campanile. «Non abbiamo alcuna memoria di restauri effettuati su questa parte della torre - spiega l'architetto Manuel Ferrari (Ufficio tecnico della diocesi) -, i materiali, a parte forse qualche rattoppo, sono quelli storici del 1333, epoca a cui risale la costruzione del campanile». Dante Alighieri aveva da poco terminata la Divina Commedia che qui a Piacenza esperti capomastri posavano coppo dopo coppo la vetta della cattedrale. Da allora, nessuno, quei coppi, li ha più toccati. I mattoni sono messi di piatto su doppia fila e danno al cono uno spessore di circa 50 centimetri; cono che ha un'altezza di 13 metri, ai quali va aggiunta la statua dell'Angil dal Dom. In totale il campanile è alto 72,96 metri compreso l'angelo (2,34 metri). Dalla base fino alla cornice sopra le campane sono 50,46 metri, mentre la cuspide intera è alta 20,16 metri.
«I mattoni di piatto a rastremare fino in cima al cono - viene spiegato - hanno una parte scoperta di un centimetro o due che è soggetta agli agenti atmosferici. E' proprio questa parte che tende a staccarsi e che può precipitare». Domani se ne saprà di più. La ditta scelta per la diagnosi della torre è una delle più blasonate non solo in Italia. La "Gasparoli restauri e manutenzioni" ha al suo attivo cantieri del calibro del Cenacolo Vinciano (realizzazione delle coloriture del refettorio), della Mole Antonelliana (restauro degli stucchi e delle decorazioni interne), della facciata dell'Università Cattolica di Milano, solo per fare alcuni esempi.
Due anni fa il consolidamento della parete esterna verso i Chiostri, all'inizio degli anni Duemila il consolidamento dell'abside, alla fine degli anni Ottanta il consolidamento e la pulizia della facciata, nei primi anni Sessanta l'Angil dal Dom, sono questi i principali interventi esterni sulla cattedrale di Piacenza che hanno seguito i grandi lavori del beato Giovanni Battista Scalabrini a cavallo tra Ottocento e Novecento. «Della necessità di intervenire in maniera decisiva sulla cuspide del campanile si è sempre parlato ma non è mai stato deciso alcun restauro» spiega monsignor Domenico Ponzini, decano dei canonici della cattedrale e già responsabile dei beni culturali della diocesi.
«Le nostre piccole risorse diocesane non sono mai state sufficienti per affrontare un restauro completo del Duomo come quello di Scalabrini - osserva il monsignore -, la diocesi non è in grado di affrontare da sola questo intervento». C'è chi propone di ripristinare una Fabbrica del Duomo, di dare una nuova vita a quell'alleanza civica-religiosa alla base della costruzione della cattedrale. «Se guardiamo la storia piacentina - è perplesso Ponzini - vediamo che i fondi per la cattedrale sono arrivati non tanto da mecenati, quanto dal popolo. Oggi a chi chiediamo un contributo per la cattedrale? Alla gente oberata dalla crisi economica? La diocesi è impegnata in prima linea con la Caritas. Stiamo pensando più alle persone che ai muri». Come se ne esce? «O interviene lo Stato, visto che il Duomo è un monumento di portata nazionale, o noi possiamo solo tamponare le emergenze».
Federico Frighi
04/11/2012 Libertà
Un'operazione complessa: si tratta di abbandonare la scaletta protetta che porta all'angelo per visionare anche le parti della cuspide lontane dalla "strada ferrata". Nei giorni scorsi la caduta di alcuni frammenti di laterizi dalla sommità del campanile aveva fatto lanciare l'allarme e subito si era provveduto a transennare parte della piazza: il selciato davanti all'ala destra del palazzo della Curia (dove sono ospitati i locali dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero e dell'Ufficio Pellegrinaggi), il sagrato della cattedrale davanti al portale maggiore e a quello di sinistra. L'unico accesso libero in facciata rimane ora il portale di destra. Un'area tutto sommato vasta che ieri ha provocato il trasloco di alcuni banchi del mercato spostati in via Sopramuro.
Osservati speciali sono i mattoni con cui è realizzata la copertura della cuspide del campanile. «Non abbiamo alcuna memoria di restauri effettuati su questa parte della torre - spiega l'architetto Manuel Ferrari (Ufficio tecnico della diocesi) -, i materiali, a parte forse qualche rattoppo, sono quelli storici del 1333, epoca a cui risale la costruzione del campanile». Dante Alighieri aveva da poco terminata la Divina Commedia che qui a Piacenza esperti capomastri posavano coppo dopo coppo la vetta della cattedrale. Da allora, nessuno, quei coppi, li ha più toccati. I mattoni sono messi di piatto su doppia fila e danno al cono uno spessore di circa 50 centimetri; cono che ha un'altezza di 13 metri, ai quali va aggiunta la statua dell'Angil dal Dom. In totale il campanile è alto 72,96 metri compreso l'angelo (2,34 metri). Dalla base fino alla cornice sopra le campane sono 50,46 metri, mentre la cuspide intera è alta 20,16 metri.
«I mattoni di piatto a rastremare fino in cima al cono - viene spiegato - hanno una parte scoperta di un centimetro o due che è soggetta agli agenti atmosferici. E' proprio questa parte che tende a staccarsi e che può precipitare». Domani se ne saprà di più. La ditta scelta per la diagnosi della torre è una delle più blasonate non solo in Italia. La "Gasparoli restauri e manutenzioni" ha al suo attivo cantieri del calibro del Cenacolo Vinciano (realizzazione delle coloriture del refettorio), della Mole Antonelliana (restauro degli stucchi e delle decorazioni interne), della facciata dell'Università Cattolica di Milano, solo per fare alcuni esempi.
Due anni fa il consolidamento della parete esterna verso i Chiostri, all'inizio degli anni Duemila il consolidamento dell'abside, alla fine degli anni Ottanta il consolidamento e la pulizia della facciata, nei primi anni Sessanta l'Angil dal Dom, sono questi i principali interventi esterni sulla cattedrale di Piacenza che hanno seguito i grandi lavori del beato Giovanni Battista Scalabrini a cavallo tra Ottocento e Novecento. «Della necessità di intervenire in maniera decisiva sulla cuspide del campanile si è sempre parlato ma non è mai stato deciso alcun restauro» spiega monsignor Domenico Ponzini, decano dei canonici della cattedrale e già responsabile dei beni culturali della diocesi.
«Le nostre piccole risorse diocesane non sono mai state sufficienti per affrontare un restauro completo del Duomo come quello di Scalabrini - osserva il monsignore -, la diocesi non è in grado di affrontare da sola questo intervento». C'è chi propone di ripristinare una Fabbrica del Duomo, di dare una nuova vita a quell'alleanza civica-religiosa alla base della costruzione della cattedrale. «Se guardiamo la storia piacentina - è perplesso Ponzini - vediamo che i fondi per la cattedrale sono arrivati non tanto da mecenati, quanto dal popolo. Oggi a chi chiediamo un contributo per la cattedrale? Alla gente oberata dalla crisi economica? La diocesi è impegnata in prima linea con la Caritas. Stiamo pensando più alle persone che ai muri». Come se ne esce? «O interviene lo Stato, visto che il Duomo è un monumento di portata nazionale, o noi possiamo solo tamponare le emergenze».
Federico Frighi
04/11/2012 Libertà
venerdì 18 marzo 2011
Campanili tricolori
La bandiera tricolore sul punto più alto della città, i 74 metri dell'Angil dal Dom, la statua dorata dell'angelo che sormonta il campanile della cattedrale. L'ha fatta mettere il parroco del Duomo, il vescovo Gianni Ambrosio l'ha benedetta, in tante altre chiese della diocesi hanno fatto lo stesso, anche dalle canoniche. Perchè essere buoni cristiani vuol dire anche essere buoni cittadini.
«E' un gesto di amore all'angelo e di amore all'Italia». Spiega così, il parroco del Duomo, monsignor Anselmo Galvani, il significato della bandiera tricolore che da ieri sera sventola dai 73 metri della guglia, sotto la protezione e lo sguardo vigile dell'Angil dal Dom. Ci sono il vescovo Gianni Ambrosio, il prefetto Antonino Puglisi, il questore Calogero Germanà, il sindaco Roberto Reggi (in fascia tricolore), il presidente della Provincia, Massimo Trespidi (in fascia azzurra). Poi i canonici della cattedrale e un gruppuscolo di fedeli piacentini. Tutti, poco dopo, con il naso all'insù, verso gli elettricisti Sergio Paraboschi (70 anni) e il figlio Andrea (40), intenti a fissare la bandiera sotto l'ala dell'angelo. Duplice il significato del gesto. «ll vescovo Sanvitale, il 21 marzo del 1848, benedì il tricolore - spiega monsignor Galvani - e un piacentino, scalando la guglia del Duomo, lo issò tra le braccia dell'angelo. Da quel giorno l'angelo del Duomo non fu più solo un metereologo ma anche un segno di appartenenza di tutti i piacentini ad una comunità non solo religiosa come la diocesi, ma anche civile, Piacenza appunto, che per prima diede l'adesione all'amata patria».
Non solo: «Dal 1141, l'angelo vigila notte e giorno sulla cattedrale, sulla città, sui piacentini sparsi nel mondo che hanno fatto onore, non solo a Piacenza, ma a tutta l'Italia». Prima di venire portato in alto, il tricolore viene benedetto. Lo fa il vescovo Ambrosio che ringrazia il parroco della cattedrale e i canonici del Duomo per aver pensato all'iniziativa. Nessun dubbio. Anzi. «In tutte le chiese degli Stati Uniti la bandiera nazionale è ben presente - osserva -, lo stesso dicasi per l'Irlanda ed altri Paesi». Si pone poi nel naturale solco tracciato dal vescovo Sanvitale: «Nel 1848 il vescovo di allora benedisse la bandiera italiana, il vescovo di oggi è contento di compiere il medesimo gesto».
Per l'occasione è stata inaugurata la nuova illuminazione notturna dell'angelo. Enelsole ha donato le nuove lampade a led a luce calda e a basso consumo, che per i prossimi dieci anni non avranno bisogno di manutenzione; la ditta Paraboschi le ha fisicamente installate al posto del vecchio impianto formato da quattro fari da trattore.
Anche il tricolore si inserisce in un contesto eco-compatibile. Il vessillo è infatti in materiale biodegradabile. Rimarrà lassù fino a che non verrà "sciolto" da sole e intemperie.
Federico Frighi
17/03/2011 Libertà
«E' un gesto di amore all'angelo e di amore all'Italia». Spiega così, il parroco del Duomo, monsignor Anselmo Galvani, il significato della bandiera tricolore che da ieri sera sventola dai 73 metri della guglia, sotto la protezione e lo sguardo vigile dell'Angil dal Dom. Ci sono il vescovo Gianni Ambrosio, il prefetto Antonino Puglisi, il questore Calogero Germanà, il sindaco Roberto Reggi (in fascia tricolore), il presidente della Provincia, Massimo Trespidi (in fascia azzurra). Poi i canonici della cattedrale e un gruppuscolo di fedeli piacentini. Tutti, poco dopo, con il naso all'insù, verso gli elettricisti Sergio Paraboschi (70 anni) e il figlio Andrea (40), intenti a fissare la bandiera sotto l'ala dell'angelo. Duplice il significato del gesto. «ll vescovo Sanvitale, il 21 marzo del 1848, benedì il tricolore - spiega monsignor Galvani - e un piacentino, scalando la guglia del Duomo, lo issò tra le braccia dell'angelo. Da quel giorno l'angelo del Duomo non fu più solo un metereologo ma anche un segno di appartenenza di tutti i piacentini ad una comunità non solo religiosa come la diocesi, ma anche civile, Piacenza appunto, che per prima diede l'adesione all'amata patria».
Non solo: «Dal 1141, l'angelo vigila notte e giorno sulla cattedrale, sulla città, sui piacentini sparsi nel mondo che hanno fatto onore, non solo a Piacenza, ma a tutta l'Italia». Prima di venire portato in alto, il tricolore viene benedetto. Lo fa il vescovo Ambrosio che ringrazia il parroco della cattedrale e i canonici del Duomo per aver pensato all'iniziativa. Nessun dubbio. Anzi. «In tutte le chiese degli Stati Uniti la bandiera nazionale è ben presente - osserva -, lo stesso dicasi per l'Irlanda ed altri Paesi». Si pone poi nel naturale solco tracciato dal vescovo Sanvitale: «Nel 1848 il vescovo di allora benedisse la bandiera italiana, il vescovo di oggi è contento di compiere il medesimo gesto».
Per l'occasione è stata inaugurata la nuova illuminazione notturna dell'angelo. Enelsole ha donato le nuove lampade a led a luce calda e a basso consumo, che per i prossimi dieci anni non avranno bisogno di manutenzione; la ditta Paraboschi le ha fisicamente installate al posto del vecchio impianto formato da quattro fari da trattore.
Anche il tricolore si inserisce in un contesto eco-compatibile. Il vessillo è infatti in materiale biodegradabile. Rimarrà lassù fino a che non verrà "sciolto" da sole e intemperie.
Federico Frighi
17/03/2011 Libertà
sabato 4 dicembre 2010
Se le rapine avvengono in Duomo
Neanche in chiesa si può stare tranquilli. La rapina avvenuta nel Duomo di Piacenza ai danni di una fedele riporta alla luce la questione della sicurezza nei luoghi sacri. Servono volontari che, a turno, vigilino negli orari di apertura. Magari con tanto di pettorina segnalatrice come punto di riferimento e come deterrente. Tipo: Domus Justinae, volontario della cattedrale. Andrebbe benissimo.
Segue la messa un po' distrattamente, fa addirittura la comunione, poi coglie di sorpresa una fedele e le strappa di mano la borsetta. La sacrilega ipocrisia viene però punita - forse dall'alto - e, poche ore dopo, finisce in manette ad opera della polizia di Stato. Accade nel Duomo di Piacenza la prima parte di questo triste episodio di cronaca nera. Come ogni mattina, nella cattedrale, si celebra la messa delle 10 e 30. C'è poca gente, dunque la chiesa superiore viene lasciata libera e si opta per la più raccolta cripta. I portali sono due, ma un solo ingresso viene solitamente aperto al pubblico: quello della navata sinistra. Si scendono le scale poi ci si accomoda nelle panche sistemate tra le colonne. All'altare c'è il parroco, monsignor Anselmo Galvani; di fronte una ventina di fedeli, per lo più donne. C'è anche un giovane in jeans, scarpe da ginnastica con tacco alto, giubbotto scuro, capelli corti e neri. Segue la messa un po' per conto suo: sta seduto quando ci si deve alzare, si stiracchia, sembra addirittura che faccia stretching allungando e scaldando i muscoli come gli atleti prima di una gara. Recita regolarmente la preghiera del Padre Nostro, poi si mette in fila davanti al sacerdote per fare la comunione. Monsignor Galvani lo scruta da cima a fondo perchè conosce i suoi polli - non è il primo tipo strano che vede in cattedrale - ma alla fine decide di dargli l'ostia consacrata; anche se forse gli rimangono dei dubbi. Termina la messa e il nostro risale nella chiesa superiore assieme alle donne. Si ferma nella zona del penitenziere e comincia a chiedere l'elemosina a chi è in attesa di confessarsi. Qualcuno tira fuori una moneta; una signora apre la borsetta per prendere il portafogli ma non fa in tempo a girarsi che il giovane gliela strappa di mano e corre verso l'uscita. Viene chiamata la polizia che arriva subito sul posto e prende la dettagliata descrizione del rapinatore da una vittima e da alcune testimoni. E' il labbro leporino a tradire il deliquente. Lo hanno notato tutti. Gli investigatori fanno una cernita nel book dei soliti noti e mostrano alcune foto alla vittima che riconosce il suo aggressore: un italiano pluripregiudicato per reati vari. Preso quasi subito, una volante lo porta in questura.
Federico Frighi
04/12/2010 Libertà
Segue la messa un po' distrattamente, fa addirittura la comunione, poi coglie di sorpresa una fedele e le strappa di mano la borsetta. La sacrilega ipocrisia viene però punita - forse dall'alto - e, poche ore dopo, finisce in manette ad opera della polizia di Stato. Accade nel Duomo di Piacenza la prima parte di questo triste episodio di cronaca nera. Come ogni mattina, nella cattedrale, si celebra la messa delle 10 e 30. C'è poca gente, dunque la chiesa superiore viene lasciata libera e si opta per la più raccolta cripta. I portali sono due, ma un solo ingresso viene solitamente aperto al pubblico: quello della navata sinistra. Si scendono le scale poi ci si accomoda nelle panche sistemate tra le colonne. All'altare c'è il parroco, monsignor Anselmo Galvani; di fronte una ventina di fedeli, per lo più donne. C'è anche un giovane in jeans, scarpe da ginnastica con tacco alto, giubbotto scuro, capelli corti e neri. Segue la messa un po' per conto suo: sta seduto quando ci si deve alzare, si stiracchia, sembra addirittura che faccia stretching allungando e scaldando i muscoli come gli atleti prima di una gara. Recita regolarmente la preghiera del Padre Nostro, poi si mette in fila davanti al sacerdote per fare la comunione. Monsignor Galvani lo scruta da cima a fondo perchè conosce i suoi polli - non è il primo tipo strano che vede in cattedrale - ma alla fine decide di dargli l'ostia consacrata; anche se forse gli rimangono dei dubbi. Termina la messa e il nostro risale nella chiesa superiore assieme alle donne. Si ferma nella zona del penitenziere e comincia a chiedere l'elemosina a chi è in attesa di confessarsi. Qualcuno tira fuori una moneta; una signora apre la borsetta per prendere il portafogli ma non fa in tempo a girarsi che il giovane gliela strappa di mano e corre verso l'uscita. Viene chiamata la polizia che arriva subito sul posto e prende la dettagliata descrizione del rapinatore da una vittima e da alcune testimoni. E' il labbro leporino a tradire il deliquente. Lo hanno notato tutti. Gli investigatori fanno una cernita nel book dei soliti noti e mostrano alcune foto alla vittima che riconosce il suo aggressore: un italiano pluripregiudicato per reati vari. Preso quasi subito, una volante lo porta in questura.
Federico Frighi
04/12/2010 Libertà
sabato 21 agosto 2010
In Duomo tornano i turisti d'agosto
Nel Duomo di Piacenza sono tornati i turisti d'agosto. Singoli, coppie, famigliole con la guida spianata, alla ricerca delle opere d'arte contenute nella bella cattedrale romanica. Un'apparizione miracolosa o un segnale che forse vale la pena di investire nella cultura riprendendo in mano il progetto del museo diocesano aggiornandolo ai tempi odierni? Sicuramente materia per una riflessione pacata e costruttiva. Sotto riportiamo l'articolo scritto su Libertà.
(fri) In Duomo tornano i turisti d'agosto. In particolare per Ferragosto, nella chiesa madre della diocesi, è stato notato un aumento di visite come non si è visto, ad esempio, lo scorso anno nel medesimo periodo. A confermarlo è Tiziano Fermi, presidente di Domus Justinae, l'associazione che raggruppa i volontari della cattedrale. «Gli anni scorsi il Ferragosto era quasi deserto e, nonostante il Duomo fosse aperto, non abbiamo visto praticamente nessuno - spiega Fermi -. Quest'anno il panorama è cambiato. Soprattutto nel pomeriggio di Ferragosto, in Duomo si sono viste diverse persone. Non gruppi organizzati, bensì singoli, coppie, famiglie; molti con le guide verdi del Touring Club Italiano sotto braccio». Si tratta, dunque, di turisti in gran parte italiani, che arrivano a Piacenza per una visita mordi e fuggi e tra le bellezze della città includono, appunto, la cattedrale. «Sono autonomi e non hanno bisogno di assistenza o di guide - continua il presidente di Domus Justinae - utilizzano per lo più il percorso didascalico che c'è all'interno della chiesa». C'è chi rimane soddisfatto tanto da portarsi a casa un ricordo del monumento. «Ci sono state chieste diverse guide della cattedrale, soprattutto quelle grandi, con le foto - rivela Fermi -. E' sempre molto richiesta anche la serie delle otto cartoline in bianco e nero che riproduce le formelle del Duomo. Sono quasi in esaurimento e presto dovremo rifarle. Hanno ormai una decina d'anni. A disposizione dei turisti ci sono anche le riproduzioni in terracotta delle formelle, realizzate dalla cooperativa il Faro». Del tutto inutilizzate le due vecchie postazioni audio che funzionano a monetine: «Sono ormai obsolete e stiamo pensando di sostituirle con strumenti adeguati tipo i monitor presenti nella cattedrale di Firenze. Il problema, come sempre, è il prezzo. Costano intorno ai 7mila euro, una cifra per noi impensabile».
Libertà, 20 agosto 2010
(fri) In Duomo tornano i turisti d'agosto. In particolare per Ferragosto, nella chiesa madre della diocesi, è stato notato un aumento di visite come non si è visto, ad esempio, lo scorso anno nel medesimo periodo. A confermarlo è Tiziano Fermi, presidente di Domus Justinae, l'associazione che raggruppa i volontari della cattedrale. «Gli anni scorsi il Ferragosto era quasi deserto e, nonostante il Duomo fosse aperto, non abbiamo visto praticamente nessuno - spiega Fermi -. Quest'anno il panorama è cambiato. Soprattutto nel pomeriggio di Ferragosto, in Duomo si sono viste diverse persone. Non gruppi organizzati, bensì singoli, coppie, famiglie; molti con le guide verdi del Touring Club Italiano sotto braccio». Si tratta, dunque, di turisti in gran parte italiani, che arrivano a Piacenza per una visita mordi e fuggi e tra le bellezze della città includono, appunto, la cattedrale. «Sono autonomi e non hanno bisogno di assistenza o di guide - continua il presidente di Domus Justinae - utilizzano per lo più il percorso didascalico che c'è all'interno della chiesa». C'è chi rimane soddisfatto tanto da portarsi a casa un ricordo del monumento. «Ci sono state chieste diverse guide della cattedrale, soprattutto quelle grandi, con le foto - rivela Fermi -. E' sempre molto richiesta anche la serie delle otto cartoline in bianco e nero che riproduce le formelle del Duomo. Sono quasi in esaurimento e presto dovremo rifarle. Hanno ormai una decina d'anni. A disposizione dei turisti ci sono anche le riproduzioni in terracotta delle formelle, realizzate dalla cooperativa il Faro». Del tutto inutilizzate le due vecchie postazioni audio che funzionano a monetine: «Sono ormai obsolete e stiamo pensando di sostituirle con strumenti adeguati tipo i monitor presenti nella cattedrale di Firenze. Il problema, come sempre, è il prezzo. Costano intorno ai 7mila euro, una cifra per noi impensabile».
Libertà, 20 agosto 2010
mercoledì 15 luglio 2009
Il duomo sotto le stelle
L'Associazione "Domus Justinae" VENERDì 17 LUGLIO con ritrovo sul SAGRATO DELLA CATTEDRALE di Piacenza-Bobbio, (ORE 21.30) organizza "Il duomo sotto le stelle 2009".
Durante la visita guidata, resa più attraente da alcune illuminazioni predisposte per l'occasione, si analizzeranno alcuni aspetti della simbologia presenti all'esterno della Cattedrale, con un occhio di riguardo alla struttura architettonica, partendo dalla facciata di Piazza Duomo, passando per gli antichi Chiostri del Duomo e giungendo sino all'abside di via Prevostura.
Durante la visita guidata, resa più attraente da alcune illuminazioni predisposte per l'occasione, si analizzeranno alcuni aspetti della simbologia presenti all'esterno della Cattedrale, con un occhio di riguardo alla struttura architettonica, partendo dalla facciata di Piazza Duomo, passando per gli antichi Chiostri del Duomo e giungendo sino all'abside di via Prevostura.
giovedì 12 febbraio 2009
Duomo, cordata popolare per restaurare due cappelle
Piacenza - Dopo cento anni stanno tornando a nuova vita le due cappelle principali del Duomo di Piacenza: quella del Santissmo Sacramento e quella della Madonna del Popolo. L’aspetto più confortante, per la Chiesa piacentina, è che tutto questo è stato reso possibile grazie a contributi di singoli benefattori. Niente banche, fondazioni, Cei, ma cordate popolari come era avvenuto mille anni fa quando si decise di iniziare il cantiere della cattedrale. Poco più di 20mila euro il denaro raccolto sotto il coordinamento di Domus Justianae, l’associazione - presieduta da Tiziano Fermi - che raggruppa i volontari del Duomo e si occupa del mantenimento e della promozione della cattedrale.I lavori - eseguiti dalla ditta Spelta (con i restauratori Elisa Sfolcini, Raffaele Guasconi, Giuseppe Borlotti) - sono già terminati per la cappella del Santissimo Sacramento, nel transetto di destra. È stato un benefattore a donare, in memoria di un parente defunto, i 10mila euro necessari. Sono stati restaurati gli affreschi di Eugenio Cisterna, datati inizio Novecento e commissionati dal beato Giovanni Battista Scalabrini. Leggermente più impegnativo dal punto di vista finanziario, qui i fondi sono stati trovati grazie ad una cordata popolare a cui hanno partecipato anche il Capitolo della Cattedrale, il Movimento della Speranza, i commercianti e gli ambulanti di Piazza Duomo e delle vie limitrofe, la Corale Santa Giustina, l’Anspi Domus, l’Associazione Eranos. Utilizzati per il restauro anche i fondi raccolti dalle offerte del calendario 2009 della cattedrale, presentato lo scorso Natale, e la munifica offerta di una famiglia della parrocchia.
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Il testo integrale su Libertà del 12 febbraio 2009
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Il testo integrale su Libertà del 12 febbraio 2009
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Domus Justinae,
Duomo
lunedì 13 ottobre 2008
DUOMO/La giornata della dedicazione
PIACENZA - Ricorre in questa settimana una delle solennità più importanti della Cattedrale di Piacenza-Bobbio: la dedicazione. Verrà celebrata, come giorno liturgico, martedì 14 in tutta la diocesi; mentre con tutto il popolo solo in Cattedrale, domenica 19 Ottobre. La dedicazione fa rivivere il giorno in cui il Duomo di Piacenza venne consacrato nel lontano 1132, il 14 ottobre, da Papa Innocenzo II. Intanto, in Duomo, continuano i lavori di conservazione delle tante opere d’arte. La cappella del Santissimo Sacramento, grazie ad un munifico benefattore che vuole ricordare una cara persona deceduta, da questa settimana fino a Natale sarà in restauro; per cui la custodia del Santissimo per l’adorazione resterà solo all’altare della cripta. Proprio in Duomo, sabato prossimo il vescovo Gianni Ambrosio presiederà la Veglia missionaria alle ore 21. Al termine, dalle ore 22 e 30 si terrà l’adorazione eucaristica notturna sino alle 7 del mattino alla Casa della Carità. E’ possibile prenotarsi per un turno, al numero di telefono 0523.327300.
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