Il vescovo Gianni Ambrosio, il vicario generale monsignor Giuseppe Illica, il teologo padre Giuseppe Testa, l'ex vicario generale monsignor Lino Ferrari commentano le dimissioni del Papa.
«Con grande stupore ho appreso la notizia della rinuncia di Benedetto XVI. Un annuncio che mi ha molto sorpreso e che ha sorpreso tutti». Il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, ieri mattina, non appena arrivata la voce in Curia, si è messo subito al telefono per saperne di più. «Anche tra i cardinali c'era sorpresa e qualcuno non presente in San Pietro dubitava perfino della veridicità della notizia» ammette il vescovo.
«Ho avuto la gioia di incontrare Benedetto XVI qualche giorno fa, sabato 2 febbraio, nella Visita ad limina - ricorda il vescovo -. Era a fine mattinata, certamente era affaticato ma molto vigile, con domande precise sulla nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio. Ora, dopo la comprensibile sorpresa del primo annuncio di agenzia, ammiro il coraggio e l'umiltà di questa decisione. È un atto coraggioso e umile, nel senso che il Papa ha tenuto fede a quanto aveva dichiarato soprattutto all'inizio del suo Pontificato, quando disse queste prime parole: "Dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori Cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore". Quando si è reso conto che "il vigore del corpo e dello spirito" stava diminuendo e gli impediva di "amministrare bene il ministero" a lui affidato, non ha esitato a rassegnare le dimissioni, assicurando che "anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio". E' una lezione di fede nell'Anno della Fede».
Da tempo era programmato il pellegrinaggio diocesano a Roma, alla sede di Pietro, con l'udienza papale prevista proprio per il 27 febbraio, il giorno prima della formalizzazione delle dimissioni papali: «Saremo là con il nostro gruppo di duecento piacentini ad esprimere al Santo Padre il nostro affetto filiale e la nostra grande riconoscenza».
Anche in seminario, al Collegio Alberoni, stupore tra seminaristi e docenti al momento dell'annuncio. «Penso che vada dato onore al Papa - osserva il teologo padre Giuseppe Testa - che è stato consapevole della responsabilità del suo ruolo e delle forze che vengono meno. Ha appreso qualche cosa dall'esperienza di Giovanni Paolo II. Penso anche che in qualche misura possa avere influito l'esperienza anglicana con l'incarico a tempo e le dimissioni, dopo dieci anni, dell'arcivescovo di Canterbury».
«E' stato un grande gesto - è convinto il vicario generale monsignor Giuseppe Illica - una cosa bella che ci fa vedere che non smettiamo di essere uomini. Quando uno non ce la fa più è giusto che si ritiri. E' un segno bello per la Chiesa e per il mondo. Lo imparassero anche i nostri politici, da Berlusconi a Napolitano». «Un gesto anche profetico - dice monsignor Lino Ferrari - nel far sentire che il bene della Chiesa va messo al di sopra di ogni bene personale».
12/02/2013 Libertà
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mercoledì 20 febbraio 2013
martedì 19 febbraio 2013
Verso il Conclave/ Il testimone oculare
Ci abbiamo messo un po' per riprenderci dalla notizia. Da oggi per Sacricorridoi, tempo permettendo, inizia il periodo di avvicinamento al conclave. Come primo articolo le reazioni del vescovo Giorgio Corbellini in Vaticano alla notizia dell'abdicazione del Papa. Articolo pubblicato su Libertà.
«Quando il Papa ha cominciato a parlare in latino spiegando che avrebbe lasciato il Soglio Pontificio, i cardinali si sono guardati increduli l'un con l'altro. Nessuno si aspettava un gesto come questo». Il vescovo piacentino Giorgio Corbellini, originario di Travo, a capo dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, è stato testimone oculare delle dimissioni del Papa in diretta, ieri mattina, quando mancava un quarto d'ora al mezzogiorno. Era stato invitato al Concistoro per le canonizzazioni in Vaticano. «Nessuno, a parte lo stretto entourage di Benedetto XVI, immaginava una notizia del genere - ammette Corbellini - anche se, tuttavia, già al mattino, prima della cerimonia, in Vaticano girava voce di un annuncio importante». A sapere di che cosa si trattasse solo il cardinale decano, Angelo Sodano, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il segretario di papa Ratzinger, monsignor Georg Gaenswein che Benedetto XVI ha recentemente nominato arcivescovo, tutti presenti all'annuncio del Papa.
«Di solito i concistori sono pubblici per i membri della Curia romana, mentre quello di stamattina era ad invito - dice Corbellini -; l'abbiamo saputo sabato e subito ci è suonato un poco strano. Ma mai avremmo immaginato». «Un cardinale dopo l'annuncio in latino era stupefatto - racconta -. Alla fine delle cerimonia mi ha confessato: "Pensavo di non sapere più tradurre dal latino"».
«Nessuno era preparato ad una cosa simile - continua - perchè in Vaticano si è abituati a pensare ad un nuovo papa dopo la morte del predecessore. Anche se, devo dire, tutti hanno accolto bene questo gesto, un gesto di grande semplicità e di umiltà, secondo lo stile di papa Ratzinger che è di estrema discrezione».
«Si ritira perchè dice di non avere più la forza fisica di affrontare i problemi enormi della Chiesa universale - è convinto il vescovo piacentino -. Sono motivi di salute, ultimamente faceva fatica a camminare». Un gesto che apre una nuova era: «Certo! Ma teniamo conto che anche Paolo VI lo voleva fare. Lo dissuasero. Ci aveva pensato Giovanni Paolo II ma anch'egli fu convinto a rimanere e disse che sarebbe stato sulla croce fino alla fine, come Gesù Cristo».
In Vaticano Benedetto XVI dopo la nomina del nuovo pontefice soggiornerà in una struttura fatta creare da Leone XIII per il Corpo di Guardia. Sotto Giovanni Paolo II è stata ampliata per ospitare delle monache di clausura con il compito di pregare per il Papa. Le congregazioni cambiavano ogni 5 anni. «Le ultime suore erano andate via alcuni mesi fa - rivela Corbellini - e qui in Vaticano tutti si chiedevano come mai non fosse arrivata nessuna nuova congregazione a prendere il posto. Adesso abbiamo la risposta».
Federico Frighi
12/02/2013 Libertà
«Quando il Papa ha cominciato a parlare in latino spiegando che avrebbe lasciato il Soglio Pontificio, i cardinali si sono guardati increduli l'un con l'altro. Nessuno si aspettava un gesto come questo». Il vescovo piacentino Giorgio Corbellini, originario di Travo, a capo dell'Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, è stato testimone oculare delle dimissioni del Papa in diretta, ieri mattina, quando mancava un quarto d'ora al mezzogiorno. Era stato invitato al Concistoro per le canonizzazioni in Vaticano. «Nessuno, a parte lo stretto entourage di Benedetto XVI, immaginava una notizia del genere - ammette Corbellini - anche se, tuttavia, già al mattino, prima della cerimonia, in Vaticano girava voce di un annuncio importante». A sapere di che cosa si trattasse solo il cardinale decano, Angelo Sodano, il segretario di Stato Tarcisio Bertone, il segretario di papa Ratzinger, monsignor Georg Gaenswein che Benedetto XVI ha recentemente nominato arcivescovo, tutti presenti all'annuncio del Papa.
«Di solito i concistori sono pubblici per i membri della Curia romana, mentre quello di stamattina era ad invito - dice Corbellini -; l'abbiamo saputo sabato e subito ci è suonato un poco strano. Ma mai avremmo immaginato». «Un cardinale dopo l'annuncio in latino era stupefatto - racconta -. Alla fine delle cerimonia mi ha confessato: "Pensavo di non sapere più tradurre dal latino"».
«Nessuno era preparato ad una cosa simile - continua - perchè in Vaticano si è abituati a pensare ad un nuovo papa dopo la morte del predecessore. Anche se, devo dire, tutti hanno accolto bene questo gesto, un gesto di grande semplicità e di umiltà, secondo lo stile di papa Ratzinger che è di estrema discrezione».
«Si ritira perchè dice di non avere più la forza fisica di affrontare i problemi enormi della Chiesa universale - è convinto il vescovo piacentino -. Sono motivi di salute, ultimamente faceva fatica a camminare». Un gesto che apre una nuova era: «Certo! Ma teniamo conto che anche Paolo VI lo voleva fare. Lo dissuasero. Ci aveva pensato Giovanni Paolo II ma anch'egli fu convinto a rimanere e disse che sarebbe stato sulla croce fino alla fine, come Gesù Cristo».
In Vaticano Benedetto XVI dopo la nomina del nuovo pontefice soggiornerà in una struttura fatta creare da Leone XIII per il Corpo di Guardia. Sotto Giovanni Paolo II è stata ampliata per ospitare delle monache di clausura con il compito di pregare per il Papa. Le congregazioni cambiavano ogni 5 anni. «Le ultime suore erano andate via alcuni mesi fa - rivela Corbellini - e qui in Vaticano tutti si chiedevano come mai non fosse arrivata nessuna nuova congregazione a prendere il posto. Adesso abbiamo la risposta».
Federico Frighi
12/02/2013 Libertà
Argomenti
conclave 2013,
monsignor Giorgio Corbellini
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