Monsignor Eliseo Segalini, all'incontro tra i politici e il vescovo per gli auguri di Natale, ha ringraziato il presule per la sua disponibilità e il suo voler stare tra la gente e lo ha simpaticamente definito una trottola. Ecco la frase:
Lei al Macra ha detto una cosa molto bella. Dà la priorità ai beni relazionali. Eccellenza lei davvero è una trottola che gira da tutte le parti, in tutti gli angoli. Credo che non sarà una novità per nessuno averla vista sul territorio non soltanto nelle chiese, che sono il posto del vescovo, ma anche in tanti luoghi della diocesi.
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sabato 17 dicembre 2011
venerdì 28 gennaio 2011
Il libro di don Conte: aria pura in tempi pesanti
Pubblico l'omelia tenuta da monsignor Eliseo Segalini domenica 23 gennaio 2010 in San Giuseppe Operaio in occasione della presentazione del nuovo libro di don Giancarlo Conte: Piccoli santi della chiesa piacentina. E' un inedito non rivisto dall'autore. Mi piace evidenziare una frase, una sola. Don Eliseo definisce il libro "una boccata d'ossigeno in tempi pesanti".
Quando sente che Giovanni è stato arrestato, Gesù cambia casa e va Nazaret a Cafarnao, una città sul lago. Per stare vicino alla gente, non per stare nel deserto, non per stare tra i suoi. Cafarnao era una città come le nostre. Il Signore sceglie quel posto per fare il suo discorso di fondo: "Convertitevi perchè il regno dei cieli e vicino". Non "convertitevi, quindi potrete prendere il regno dei cieli". Lo porta lui il regno di Dio, la grazia del Signore che ci rende possibile la conversione. Non "convertitevi prima" ma "convertitevi siccome c’è un regno di Dio che io vi porto: il regno dei cieli - 33 volte volte Matteo parla del regno nel suo Vangelo, mica una -". Gesù non era venuto a portare solo la Parola ma era venuto a portare il regno di Dio, la possibilità di una vita nuova.
Queste qui sono cose molto belle, ma chi ci crede? Chi si fida?
Il Vangelo ci dice che c’era tanta gente che lavorava. Gesù, passando, ne vede due e dice loro “Venite con me, io vi farò pescatori di uomini”, poi altri due. Quelli subito lasciano tutto e se ne vanno con Gesù. Gli credono, si affidano a lui.
Eh, ma i tempi sono cambiati. Adesso ci sono tanti lavori, per la testa abbiamo tante cose, come facciamo a fidarci di Dio? Chi ci crede più?
Il Papa il prossimo primo maggio - festa della Madonna della Misericordia, festa del lavoro - beatificherà Giovanni Paolo II. Ma è un prete e voi preti per forza dovete crederci!
Vedete che ho in mano un libro. Se non ci credete, credete a questo libro. "Piccoli santi della chiesa piacentina", mica i grandi profeti. Questi sono proprio qui, sono gente che ci ha creduto, che si è fidata del Signore. La vita parla più dei libri e qui, in questo libro, c’è dentro la vita. Trentuno vite di persone che magari voi avete anche conosciuto. Piccoli santi, piccole miniature di santità grande, persone moderne (il più vecchio è Giuseppino Scotti, di Podenzano, clase 1925). Tutta gente che ha vissuto nei nostri paesi e di cui abbiamo veramente la possibilità di ricordare i loro volti. Sono santi che non sapevano di esserlo, che hanno vissuto la nostra vita, che ci dicono che è possibile viverla, è un cristianesimo bello - dice don Giancarlo Conte - qualche volta un po’ eroico, però di gente che ha speso bene la propria vita. E’ bello perchè noi siamo in Missione e le parole valgono fino ad un certo punto, è la vita delle persone che parla. Un cristianesimo bello, sano, sereno. Qui ci sono dentro non solo vescovi e sacerdoti, ma anche dei bambini.
Il regno di Dio è in mezzo a noi e non dobbiamo aver paura. Oggi sembra che si debba vivere come se Dio non ci fosse. Noi poveri diavoli che siamo a messa abbiamo una forza che forse altri non hanno. Io da questo libro ho respirato. Viviamo in tempi pesanti, non fatemi parlare... ma tutti lo sapete, tanta furbizia c’è in giro, tanto attaccamento al denaro, alla carriera. Queste persone diverse ci danno una boccata di ossigeno. Con Dio o senza Dio tutto cambia. Sarà difficile credere oggi, ma è una fortuna non un obbligo, come diceva don Milani. "La Madonna mi ha detto di dirvelo, non di convincervi" diceva Bernardette. Noi diciamo le cose come stanno, noi stiamo vivendo al di sopra del rigo, si potrebbe dire. Questo libro è la continuazione del Vangelo di oggi: ci sono delle persone che si fidano di seguire Gesù, noi siamo quei beoti che si fidano e che affidiamo la nostra esistenza all’osservanza della legge del Signore. Diceva San Francesco d’Assisi: se tu riesci a convincerti che Dio ti vuol bene, questo ti cambia la vita. Abbiamo bisogno nelle nostre famiglie di far entrare questi modelli di vita che ci aiutano ad andare avanti e fidarci ancora del Signore Gesù. Si pensa che ci siano solo delle miserie a questo mondo, invece ci sono delle cose stupende. Delle persone che stanno vivendo sopra il rigo perchè hanno incontrato il regno di Dio. Qui ci sono 31 modelli.
Quando sente che Giovanni è stato arrestato, Gesù cambia casa e va Nazaret a Cafarnao, una città sul lago. Per stare vicino alla gente, non per stare nel deserto, non per stare tra i suoi. Cafarnao era una città come le nostre. Il Signore sceglie quel posto per fare il suo discorso di fondo: "Convertitevi perchè il regno dei cieli e vicino". Non "convertitevi, quindi potrete prendere il regno dei cieli". Lo porta lui il regno di Dio, la grazia del Signore che ci rende possibile la conversione. Non "convertitevi prima" ma "convertitevi siccome c’è un regno di Dio che io vi porto: il regno dei cieli - 33 volte volte Matteo parla del regno nel suo Vangelo, mica una -". Gesù non era venuto a portare solo la Parola ma era venuto a portare il regno di Dio, la possibilità di una vita nuova.
Queste qui sono cose molto belle, ma chi ci crede? Chi si fida?
Il Vangelo ci dice che c’era tanta gente che lavorava. Gesù, passando, ne vede due e dice loro “Venite con me, io vi farò pescatori di uomini”, poi altri due. Quelli subito lasciano tutto e se ne vanno con Gesù. Gli credono, si affidano a lui.
Eh, ma i tempi sono cambiati. Adesso ci sono tanti lavori, per la testa abbiamo tante cose, come facciamo a fidarci di Dio? Chi ci crede più?
Il Papa il prossimo primo maggio - festa della Madonna della Misericordia, festa del lavoro - beatificherà Giovanni Paolo II. Ma è un prete e voi preti per forza dovete crederci!
Vedete che ho in mano un libro. Se non ci credete, credete a questo libro. "Piccoli santi della chiesa piacentina", mica i grandi profeti. Questi sono proprio qui, sono gente che ci ha creduto, che si è fidata del Signore. La vita parla più dei libri e qui, in questo libro, c’è dentro la vita. Trentuno vite di persone che magari voi avete anche conosciuto. Piccoli santi, piccole miniature di santità grande, persone moderne (il più vecchio è Giuseppino Scotti, di Podenzano, clase 1925). Tutta gente che ha vissuto nei nostri paesi e di cui abbiamo veramente la possibilità di ricordare i loro volti. Sono santi che non sapevano di esserlo, che hanno vissuto la nostra vita, che ci dicono che è possibile viverla, è un cristianesimo bello - dice don Giancarlo Conte - qualche volta un po’ eroico, però di gente che ha speso bene la propria vita. E’ bello perchè noi siamo in Missione e le parole valgono fino ad un certo punto, è la vita delle persone che parla. Un cristianesimo bello, sano, sereno. Qui ci sono dentro non solo vescovi e sacerdoti, ma anche dei bambini.
Il regno di Dio è in mezzo a noi e non dobbiamo aver paura. Oggi sembra che si debba vivere come se Dio non ci fosse. Noi poveri diavoli che siamo a messa abbiamo una forza che forse altri non hanno. Io da questo libro ho respirato. Viviamo in tempi pesanti, non fatemi parlare... ma tutti lo sapete, tanta furbizia c’è in giro, tanto attaccamento al denaro, alla carriera. Queste persone diverse ci danno una boccata di ossigeno. Con Dio o senza Dio tutto cambia. Sarà difficile credere oggi, ma è una fortuna non un obbligo, come diceva don Milani. "La Madonna mi ha detto di dirvelo, non di convincervi" diceva Bernardette. Noi diciamo le cose come stanno, noi stiamo vivendo al di sopra del rigo, si potrebbe dire. Questo libro è la continuazione del Vangelo di oggi: ci sono delle persone che si fidano di seguire Gesù, noi siamo quei beoti che si fidano e che affidiamo la nostra esistenza all’osservanza della legge del Signore. Diceva San Francesco d’Assisi: se tu riesci a convincerti che Dio ti vuol bene, questo ti cambia la vita. Abbiamo bisogno nelle nostre famiglie di far entrare questi modelli di vita che ci aiutano ad andare avanti e fidarci ancora del Signore Gesù. Si pensa che ci siano solo delle miserie a questo mondo, invece ci sono delle cose stupende. Delle persone che stanno vivendo sopra il rigo perchè hanno incontrato il regno di Dio. Qui ci sono 31 modelli.
mercoledì 26 gennaio 2011
I santi senza aureola
Chi sono i santi? Eroi, matti, persone speciali di un tempo che fu? Per comprendere quelli con l'aureola don Giancarlo Conte ne ha indicati 31 senza. Persone normalissime che hanno raggiunto la santità senza saperlo, senza martirio nè miracoli. Li descrive bene nel suo ultimo libro: I piccoli santi della chiesa piacentina. Di seguito l'articolo della presentazione scritto per Libertà.
«Abbiamo bisogno, nelle nostre famiglie, di far entrare questi modelli di vita che ci aiutano ad andare avanti e fidarci ancora del Signore Gesù. Si pensa che ci siano solo delle miserie a questo mondo, invece ci sono delle cose stupende. Delle persone che stanno vivendo sopra il rigo perchè hanno incontrato il regno di Dio. Qui, in questo libro, ci sono 31 modelli». Conclude così, monsignor Eliseo Segalini, l'appassionata omelia con cui commenta il Vangelo dei "pescatori di uomini" e, sua naturale prosecuzione, le 290 pagine del volume di don Giancarlo Conte dedicato ai "Piccoli santi della Chiesa Piacentina" (con la parola "piccoli" tra virgolette). La chiesa di San Giuseppe Operaio è abbastanza piena, alla messa delle 11 e 30. Don Conte ha scelto di non unirla con quella delle 10 dove i protagonisti sono i bambini. Dunque due messe, ieri mattina, due presentazioni del libro del parroco. Entrambe affidate al vicario episcopale monsignor Segalini, sempre presente nei momenti clou del ministero sacerdotale di don Conte.
Gesù cambia casa e da Nazaret a Cafarnao, una città sul lago, come Piacenza sul Po. «Per stare vicino alla gente, non per stare nel deserto, non per stare tra i suoi - osserva don Eliseo -. Cafarnao era una città come le nostre. Il Signore sceglie quel posto per fare il suo discorso di fondo: convertitevi perchè il regno dei cieli e vicino. Non convertitevi, quindi potrete prendere il regno dei cieli. Lo porta lui il regno di Dio, la grazia del Signore che ci rende possibile la conversione». «Cose molto belle, ma chi ci crede? Chi si fida? » si domanda. Poi prosegue: «Il Vangelo ci dice che c'era tanta gente che lavorava; Gesù, passando, ne vede due e dice loro "Venite con me, io vi farò pescatori di uomini", poi altri due. Quelli subito lasciano tutto e se ne vanno con Gesù. Gli credono, si affidano a lui». «Ma i tempi sono cambiati. Come facciamo a fidarci di Dio? Chi ci crede più? » si chiede di nuovo. Ancora: «Il Papa il prossimo primo maggio - festa della Madonna della Misericordia, festa del lavoro - beatificherà Giovanni Paolo II». «Ma è un prete e voi preti per forza dovete crederci. No? » obietta per la terza volta.
Poi prende in mano il libro giallo di don Conte: «Se non ci credete, credete a questo libro - invita monsignor Segalini -: piccoli santi della chiesa piacentina, mica i grandi profeti. Questi sono proprio qui, sono gente che ci ha creduto, che si è fidata del Signore. Trentuno vite di persone che magari voi avete anche conosciuto. Sono santi che non sapevano di esserlo, che hanno vissuto la nostra vita, che ci dicono che è possibile viverla».
«Oggi sembra che si debba vivere come se Dio non ci fosse - prosegue -. Viviamo in tempi pesanti, non fatemi parlare... ma tutti sapete. Tanta furbizia c'è in giro, attaccamento al denaro, alla carriera. Queste persone diverse ci danno una boccata di ossigeno. Sarà difficile credere oggi, ma è una fortuna non un obbligo, come diceva don Milani. "La Madonna mi ha detto di dirvelo, non di convincervi" diceva la stessa Bernardette. Ci sono delle persone che si fidano di seguire Gesù, noi siamo quei beoti che affidiamo la nostra esistenza all'osservanza della legge del Signore. Diceva San Francesco d'Assisi: se tu riesci a convincerti che Dio ti vuol bene, questo ti cambia la vita».
Federico Frighi
24/01/2011 Libertà
«Abbiamo bisogno, nelle nostre famiglie, di far entrare questi modelli di vita che ci aiutano ad andare avanti e fidarci ancora del Signore Gesù. Si pensa che ci siano solo delle miserie a questo mondo, invece ci sono delle cose stupende. Delle persone che stanno vivendo sopra il rigo perchè hanno incontrato il regno di Dio. Qui, in questo libro, ci sono 31 modelli». Conclude così, monsignor Eliseo Segalini, l'appassionata omelia con cui commenta il Vangelo dei "pescatori di uomini" e, sua naturale prosecuzione, le 290 pagine del volume di don Giancarlo Conte dedicato ai "Piccoli santi della Chiesa Piacentina" (con la parola "piccoli" tra virgolette). La chiesa di San Giuseppe Operaio è abbastanza piena, alla messa delle 11 e 30. Don Conte ha scelto di non unirla con quella delle 10 dove i protagonisti sono i bambini. Dunque due messe, ieri mattina, due presentazioni del libro del parroco. Entrambe affidate al vicario episcopale monsignor Segalini, sempre presente nei momenti clou del ministero sacerdotale di don Conte.
Gesù cambia casa e da Nazaret a Cafarnao, una città sul lago, come Piacenza sul Po. «Per stare vicino alla gente, non per stare nel deserto, non per stare tra i suoi - osserva don Eliseo -. Cafarnao era una città come le nostre. Il Signore sceglie quel posto per fare il suo discorso di fondo: convertitevi perchè il regno dei cieli e vicino. Non convertitevi, quindi potrete prendere il regno dei cieli. Lo porta lui il regno di Dio, la grazia del Signore che ci rende possibile la conversione». «Cose molto belle, ma chi ci crede? Chi si fida? » si domanda. Poi prosegue: «Il Vangelo ci dice che c'era tanta gente che lavorava; Gesù, passando, ne vede due e dice loro "Venite con me, io vi farò pescatori di uomini", poi altri due. Quelli subito lasciano tutto e se ne vanno con Gesù. Gli credono, si affidano a lui». «Ma i tempi sono cambiati. Come facciamo a fidarci di Dio? Chi ci crede più? » si chiede di nuovo. Ancora: «Il Papa il prossimo primo maggio - festa della Madonna della Misericordia, festa del lavoro - beatificherà Giovanni Paolo II». «Ma è un prete e voi preti per forza dovete crederci. No? » obietta per la terza volta.
Poi prende in mano il libro giallo di don Conte: «Se non ci credete, credete a questo libro - invita monsignor Segalini -: piccoli santi della chiesa piacentina, mica i grandi profeti. Questi sono proprio qui, sono gente che ci ha creduto, che si è fidata del Signore. Trentuno vite di persone che magari voi avete anche conosciuto. Sono santi che non sapevano di esserlo, che hanno vissuto la nostra vita, che ci dicono che è possibile viverla».
«Oggi sembra che si debba vivere come se Dio non ci fosse - prosegue -. Viviamo in tempi pesanti, non fatemi parlare... ma tutti sapete. Tanta furbizia c'è in giro, attaccamento al denaro, alla carriera. Queste persone diverse ci danno una boccata di ossigeno. Sarà difficile credere oggi, ma è una fortuna non un obbligo, come diceva don Milani. "La Madonna mi ha detto di dirvelo, non di convincervi" diceva la stessa Bernardette. Ci sono delle persone che si fidano di seguire Gesù, noi siamo quei beoti che affidiamo la nostra esistenza all'osservanza della legge del Signore. Diceva San Francesco d'Assisi: se tu riesci a convincerti che Dio ti vuol bene, questo ti cambia la vita».
Federico Frighi
24/01/2011 Libertà
venerdì 11 giugno 2010
martedì 25 maggio 2010
Monsignor Segalini: la convivenza con le verità è apprendistato anche per la Chiesa
«A 80 anni ci si sente più liberi di dire le cose che ti toccano dentro, con la schiettezza e la sincerità di sempre». Lo confessa monsignor Eliseo Segalini (intervistato su Libertà lo scorso 19 maggio), vicario episcopale, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, festeggiato nel seminario urbano di Piacenza. «Penso che una delle cose più importanti sia essere schietti e sinceri - evidenzia -, nel momento educativo sono importanti non solo i sacri principi ma anche ciò che ci tocca personalmente». Senza prevaricazione alcuna: «Il Papa, in Portogallo, ha detto una cosa nuova. Ricordatela sempre: la convivenza con le verità degli altri è apprendistato anche per la Chiesa». Perché esistono delle altre verità, di fronte alle quali ci si chiude a riccio. «La globalizzazione ci ha resi più vicini ma meno fratelli» osserva don Eliseo. «Occorre invece modificare i comportamenti - è convinto - modificare il linguaggio, perchè è soltanto attraverso questa strada che passa la fraternità, non attraverso le scomuniche». Parole di un neo ottantenne che si sente libero di pronunciarle. Così come il Papa. «Guardate che una delle cose belle che il Concilio dice - conclude - è che lo Spirito Santo conduce tutti alla presenza del mistero pasquale; tutti, anche la gente che non va messa mai o i musulmani. E' importante sapere questo, perchè di ti dà la serenità nella vita di ogni giorno».
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Monsignor Eliseo Segalini
martedì 16 settembre 2008
ANGIL DAL DOM 3/Monsignor Eliseo Segalini: ecco perché la croce è amore assoluto
Monsignor Eliseo Segalini, presidente del capitolo della cattedrale di Piacenza-Bobbio ha celebrato domenica scorsa la messa per l'Angil dal Dom, in occasione della ricorrenza per l'esaltazione della Croce. Ecco alcuni passi della sua appassionata omelia.
Certo Gesù avrebbe potuto morire per noi in modi diversi, ma ha quasi obbedtito ad un simbolismo molto significativo. Fin dall'antichità pagana la croce ha un significato cosmico per le quattro dimensioni che contiene. Il cristianesimo primitivo le dà un significato nuovo. Gesù ha allargato le braccia riunendo giudei e pagani in un solo popolo nuovo, esprimendo così un amore che supera e sorpassa ogni conoscenza. Ma è soprattutto significativo il brano evangelico scelto per questa scelta: un passo del colloquio tra Gesù e Nicodemo, dove Gesù dice che bisogna rinascere dall'alto per entrare nella salvezza. Nel brano Gesù interpreta come simbolo di se stesso elevato sulla croce quello che Mosè aveva fatto nel deserto per salvare gli ebrei che mormoravano e che erano stati puniti col morso del serpente. Come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così è necessario che sia innalzato il figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Da notare però che il testo di Giovanni non dice di guardare la croce come si doveva guardare il serpente di bronzo, ma di credere in lui. Cioè, solo la fede permette il realizzarsi delle parole di Gesù: io quando sarà elevato da terra attirerò tutti a me. La croce però ha sempre creato difficoltà. Ma che razza di padre è questo Dio - diceva il pagano Celso - che non ha potuto salvare il proprio figlio dal supplizio più infamante della croce? E' l'obiezione più inquietante sulla paternità di Dio. Oggi si concentra su questo punto tutto il rifiuto di Dio da parte di chi è sensibile al dolore innocente, come quello, ad esempio, dei bambini; o Dio non può liberare dal male o non lo vuole; se non può allora non è più Dio, l'onnipotente; se non lo vuole, allora non è più il padre. Ma noi sappiamo che la croce è proprio la rivelazione dell'amore del padre, come dice il nostro Vangelo: Dio, cioè il Padre, ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perchè chiunque crede in lui non muoia ma abbia vita eterna. Il Padre non è uno che se ne sta impassibile ma è talmente coinvolto nella sofferenza del figlio che è proprio lui il primo a pagare il prezzo della nostra liberazione, facendosi dono del suo bene più prezioso, cioè il suo figlio. Colui che era senza peccato Dio lo ha fatto peccato per noi, affinché diventassimo giustizia di Dio, dice San Paolo. Insomma, Dio ci ama perchè è amore. Un amore assoluto, un amore indipendente da ogni risposta umana, ma proprio per questo la croce manifesta un'amore gratuito e fedele. Il suo modo particolare di amarci lo possiamo esprimere così: la croce di Cristo assomma in sè tutte le nostre croci. La croce di Cristo ci insegna a guardare nella giusta propettiva alle nostre croci e a quelle delle persone care, senza correre il rischio di covare un rancore sordo contro Dio a causa del dolore che abbiamo dovuto sopportare sentendoci impotenti. La fede ci dice appunto che la croce di Cristo assomma in sè tutte le nostre croci e le preredime; quindi precedentemente le nostre difficoltà sono state sperimentate da Cristo. Dio non può patire ma può compatire, ci dice la Spe Salvi citando sant'Anselmo, che continua con queste stupende parole: a partire dalla passione di Cristo in ogni sofferenza umana è entrato uno che condivide le sofferenze e la sopportazione e diffonde in ogni sofferenza la consolazione dell'amore partecipe di Dio, e così sorge la stella della speranza. Il nostro dolore assume così un qualche cosa di salvifico>.
Certo Gesù avrebbe potuto morire per noi in modi diversi, ma ha quasi obbedtito ad un simbolismo molto significativo. Fin dall'antichità pagana la croce ha un significato cosmico per le quattro dimensioni che contiene. Il cristianesimo primitivo le dà un significato nuovo. Gesù ha allargato le braccia riunendo giudei e pagani in un solo popolo nuovo, esprimendo così un amore che supera e sorpassa ogni conoscenza. Ma è soprattutto significativo il brano evangelico scelto per questa scelta: un passo del colloquio tra Gesù e Nicodemo, dove Gesù dice che bisogna rinascere dall'alto per entrare nella salvezza. Nel brano Gesù interpreta come simbolo di se stesso elevato sulla croce quello che Mosè aveva fatto nel deserto per salvare gli ebrei che mormoravano e che erano stati puniti col morso del serpente. Come Mosè ha innalzato il serpente nel deserto, così è necessario che sia innalzato il figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Da notare però che il testo di Giovanni non dice di guardare la croce come si doveva guardare il serpente di bronzo, ma di credere in lui. Cioè, solo la fede permette il realizzarsi delle parole di Gesù: io quando sarà elevato da terra attirerò tutti a me. La croce però ha sempre creato difficoltà. Ma che razza di padre è questo Dio - diceva il pagano Celso - che non ha potuto salvare il proprio figlio dal supplizio più infamante della croce? E' l'obiezione più inquietante sulla paternità di Dio. Oggi si concentra su questo punto tutto il rifiuto di Dio da parte di chi è sensibile al dolore innocente, come quello, ad esempio, dei bambini; o Dio non può liberare dal male o non lo vuole; se non può allora non è più Dio, l'onnipotente; se non lo vuole, allora non è più il padre. Ma noi sappiamo che la croce è proprio la rivelazione dell'amore del padre, come dice il nostro Vangelo: Dio, cioè il Padre, ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito perchè chiunque crede in lui non muoia ma abbia vita eterna. Il Padre non è uno che se ne sta impassibile ma è talmente coinvolto nella sofferenza del figlio che è proprio lui il primo a pagare il prezzo della nostra liberazione, facendosi dono del suo bene più prezioso, cioè il suo figlio. Colui che era senza peccato Dio lo ha fatto peccato per noi, affinché diventassimo giustizia di Dio, dice San Paolo. Insomma, Dio ci ama perchè è amore. Un amore assoluto, un amore indipendente da ogni risposta umana, ma proprio per questo la croce manifesta un'amore gratuito e fedele. Il suo modo particolare di amarci lo possiamo esprimere così: la croce di Cristo assomma in sè tutte le nostre croci. La croce di Cristo ci insegna a guardare nella giusta propettiva alle nostre croci e a quelle delle persone care, senza correre il rischio di covare un rancore sordo contro Dio a causa del dolore che abbiamo dovuto sopportare sentendoci impotenti. La fede ci dice appunto che la croce di Cristo assomma in sè tutte le nostre croci e le preredime; quindi precedentemente le nostre difficoltà sono state sperimentate da Cristo. Dio non può patire ma può compatire, ci dice la Spe Salvi citando sant'Anselmo, che continua con queste stupende parole: a partire dalla passione di Cristo in ogni sofferenza umana è entrato uno che condivide le sofferenze e la sopportazione e diffonde in ogni sofferenza la consolazione dell'amore partecipe di Dio, e così sorge la stella della speranza. Il nostro dolore assume così un qualche cosa di salvifico>.
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