Visualizzazione post con etichetta Antonio Lanfranchi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Antonio Lanfranchi. Mostra tutti i post

lunedì 24 settembre 2012

Lanfranchi: l'anno della fede dono grande del Papa

«L'anno della fede è un dono grande che papa Benedetto XVI chi ha dato». Lo ha evidenziato l'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi (oggi titolare della diocesi di Modena-Nonantola) l'altra sera in Cattedrale, invitato dal vescovo Gianni Ambroso e dal parroco monsignor Anselmo Galvani in occasione della festa di Santa Giustina. Una rimpatriata per l'arcivescovo Lanfranchi, salutato ed applaudito dai fedelissimi che non hanno voluto mancare all'incontro. Lanfranchi, nel presentare l'iniziativa voluta dal Santo Padre per l'anno 2012-2013, ha esordito dalle difficoltà di Timoteo, compagno di viaggio di San Paolo, che vive un momento di stanchezza e debolezza di fede: «Si sente solo e si interroga sulla potenza del Vangelo di fronte alle altre potenze terrene. Paolo gli scrive e lo esorta a ravvivare la fede».

E' un po' quello che accade oggi, osserva Lanfranchi. La questione della fede è un tema fondamentale per Benedetto XVI, soprattutto riguardo l'Europa. «Prima di tutto c'è una crisi affettiva, una distanza affettiva da Dio, percepito come ingombrante». Poi la famiglia: «Ci si preoccupa poco della trasmissione della fede nella famiglia». L'ignoranza sui contenuti della catechesi. «La nostra Chiesa italiana ha tanto investito su questo aspetto, eppure... ». Come far rivivere dunque la fede? «La fede è un dono che Dio fa alle persone libere, responsabili, che sanno ascoltare». Ma è anche «un'esperienza comunitaria e di appartenenza alla Chiesa. Oggi c'è chi vuole staccare la fede dalla Chiesa». Poi la fede ha «una vocazione missionaria» all'esterno della comunità cristiana come all'interno. «I luoghi in cui si vive la comunità cristiana - è convinto Lanfranchi - devono essere onde vitali».
E' la festa di Santa Giustina, compatrona della diocesi di Piacenza-Bobbio e della cattedrale, e l'arcivescovo Lanfranchi esorta ad una vita spirituale più intensa «per avvicinarsi alla santità». «Le feste patronali - osserva - sono una scuola di vita, di comunità e di fede. Dal momento liturgico a quello conviviale, da quello culturale a quello più puramente festaiolo, tutto aiuta a crescere nei valori umani e cristiani. La festa patronale, se così concepita, è anch'essa una scuola di cristianità».

Federico Frighi





22/09/2012 Libertà

mercoledì 20 giugno 2012

Sisma, Piacenza e Finale Emilia gemelle

Sarà la parrocchia di Finale Emilia la destinataria della generosità dei piacentini nella ricostruzione del dopo terremoto. Il gemellaggio tra la diocesi di Piacenza-Bobbio e quella di Modena-Nonantola, quest'ultima guidata dall'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi, verrà sancito nelle prossime ore ma già ieri il presule originario di Ferriere ha comunicato quella che sarà la parrocchia sulla quale concentrare gli aiuti piacentini. Finale Emilia è una cittadina come Fiorenzuola, con circa 16mila abitanti. Lo scorso 20 maggio la terra ha tremato con un epicentro a pochi chilometri dal centro abitato e con una magnitudo del 5,9. Oggi gli sfollati accolti nelle tendopoli sono quasi tremila. Ma il dato totale delle persone che dormono fuori casa non è calcolabile: tantissimi in questi giorni hanno dormito nelle tende da campeggio piantate nei giardini della città.



«A Finale abbiamo cinque chiese seriamente danneggiate - fa i conti monsignor Lanfranchi -, più il duomo (dedicato ai santi Filippo e Giacomo) dove, tra l'altro, avevo appena celebrato le cresime lo scorso 6 maggio». Per dare un'idea della devastazione del sisma l'arcivescovo Lanfranchi osserva come siano cinquanta le chiese crollate in tutta la diocesi di Modena-Nonantola, compreso il duomo di Modena che rimarrà chiuso per i prossimi due mesi. Non solo. L'arcivescovo Lanfranchi, anche a seguito degli ultimi eventi sismici non ancora esauriti, ha disposto, a titolo precauzionale, che le chiese storiche del Comune di Modena e dei vicariati di Nonantola e della Bassa, restino chiuse fino a data da destinarsi. Nella vicina diocesi di Carpi la situazione è ancora più disastrosa: su cinquanta chiese, solo tre sono agibili.


Sarà la Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio a raccogliere le offerte della comunità cattolica piacentina. Domenica scorsa c'è stata una prima giornata diocesana di colletta per aiutare i terremotati. Altre iniziative certamente seguiranno. Ieri a Ravenna le Caritas dell'Emilia-Romagna hanno fatto il punto sugli aiuti alle popolazioni colpite dal sisma. Anche la Caritas di Piacenza-Bobbio era presente con il direttore Giuseppe Chiiodaroli e il referente per le emergenze Francesco Millione.


Federico Frighi






07/06/2012 Libertà

martedì 6 dicembre 2011

L'arcivescovo Lanfranchi: educare significa dare una speranza di vita

L'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi è un uomo di chiesa che riesce a parlare alla gente in modo semplice e diretto. Nessun volo pindarico o ragionamento accademico. Pensieri semplici che gli arrivano dal cuore e dall'esperienza. Qui sotto la sua recente lezione alla Cattolica.

Educare per formare l'uomo. E' questo, sotto forma di slogan, il senso della lezione che l'arcivescovo abate di Modena-Nonantola, il piacentino Antonio Lanfranchi, ha tenuto ieri mattina all'Università Cattolica nell'ambito del ciclo di incontri promosso dall'assessore provinciale Massimiliano Dosi, dedicato ai "Maestri e modelli di vita". L'alto prelato, originario di Grondone di Ferriere ha parlato ad un pubblico composto soprattutto di studenti, sia dell'istituto Colombini, sia della facoltà di scienze dell'educazione, introdotto dall'assessore Dosi e dal direttore di sede dell'università Mauro Balordi. In cabina di regia don Davide Maloberti, direttore dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Piacenza- Bobbio. Tra il pubblico anche la prima maestra di Lanfranchi, Dina Bergamini, docenti universitari e il presidente di Piacenza Expo, Angelo Manfredini.
L'arcivescovo Lanfranchi parte dalla constatazione che qualunque cultura non può prescindere dalla domanda di educazione: «Senza questa domanda l'uomo sarebbe un fallito e seguirebbe un tragico destino». Invece non è così. «Educare è possibile ed è anche fondamentale. Si tratta di formare l'io, si tratta di formare l'uomo, cosa ancora più importante che creare professionisti. Contribuire come educatore alla nascita di un io che dura tutta la vita è la cosa più grande che si possa fare» si dice convinto l'arcivescovo Lanfranchi.
L'opera educativa è un mestiere che permette a chi lo fa di vivere, ma, osserva il presule, «in questo mestiere occorre inserire anche quella gratuità con cui il Papa, nella Caritas in Veritate, chiede venga affrontata l'economia».
Lo stupore di una vita che nasce sta, osserva Lanfranchi, all'origine dell'atto educativo: dunque educare vuol dire vivere il mistero della vita che si manifesta a partire dalla nascita. Ma non basta. Serve, come diceva don Giussani, l'impatto con la realtà. Un impatto che oggi sembra dominato solo dal piacere e non dalla spiritualità. Serve un esempio e monsignor Lanfranchi porta, come fa spesso, un frammento della sua vita vissuta. Il nipotino che guarda il cielo di Ferriere. Alla richiesta del perchè, la risposta: "Perchè prima di essere qui, noi eravamo tutti lassù". Ecco: «Con Dio o senza Dio la vita non è la stessa».
Da qui nasce l'impegno verso una educazione integrale che non censuri nessuna delle domande dell'uomo. Ma a chi tocca educare? Risposta: «A tutta la società con compiti e responsabilità diverse. E' importante creare sinergia tra scuole, parrocchie e famiglie, su comuni valori di fondo, rispettando le differenti modalità educative di ciascuno».
Alla base dell'educare c'è poi la maturazione di una conoscenza relativa all'altro: «L'educatore è coinvolto in prima persona, in una comunione di destino e di umanità che genera affezione, empatia, accettazione dell'altro per ciò che è». «L'educatore propone una visione di vita - evidenzia Lanfranchi - ma non gli interessa che il suo interlocutore diventi qualcuno, dare educazione è dare speranza per la vita. Lo diceva San Giovanni Bosco: educare è un affare del cuore».
Federico Frighi


26/11/2011 Libertà

mercoledì 5 ottobre 2011

Il vescovo Lanfranchi e il Cuore d'oro

Venerdì sera l'arcivescovo di Modena-Nonantola, il piacentino monsignor Antonio Lanfranchi, sarà premiato con il Cuore d'oro, il riconoscimento degli Amici della Mietitrebbia di Piacenza. Riconoscimenti di tal sorta possono sembrare piccolezze, a volte risibili, in realtà sono importanti. Legano le persone alle loro terra, hanno il sapore della genuinità, trasmettono valori sani e puliti, tengono vive le tradizioni.

«Ricevo questo premio nella gratitudine e nella gratuità, cercando di meditare e riflettere sui valori che questa associazione, gli Amici della Mietitrebbia, rappresenta». Così l'arcivescovo di Modena, il piacentino Antonio Lanfranchi, si prepara a ricevere il Cuore d'oro, il tradizionale riconoscimento dell'associazione Amici della Mietitrebbia. La decisione del comitato scientifico risale allo scorso mese di febbraio. La cerimonia di consegna, a cui Lanfranchi ha confermato la propria presenza, si terrà sotto il celebre tendone della parrocchia di Bosco dei Santi, a Mortizza, il prossimo 7 ottobre (alle ore 21). «Per me è un'occasione per stringere legami - evidenzia Lanfranchi - per essere sempre vescovo tra la gente e per dare valore alle relazioni che nascono dalla terra, dal mondo contadino, relazioni che non riguardano semplicemente il corpo ma l'integralità della persona, considerata nel suo aspetto e nei suoi bisogni fondamentali». «C'è un rapporto stretto tra l'ecologia e l'uomo - continua - che deve sentirsi amministratore e custode del Creato. Papa Benedetto XVI, non a caso, parla di ecologia dell'uomo». «E' anche un'occasione per avvicinare il mondo della scienza alla società civile, con le domande dell'uomo della strada» prosegue il presule piacentino. Parla da Roma, impegnato nel Consiglio permanente della Cei. Il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato della necessità di ripulire l'aria; un'aria che a Piacenza, la Piacenza della terra e della Mietitrebbia sembra invece pulita. «Speriamo che si mantenga sempre così» si augura l'arcivescovo, prima di ritornare ai lavori della Commissione per il laicato. Il premio, finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, viene assegnato nel corso di una serata di aggiornamento medico presentata dal cardiochirurgo professor Mario Viganò. Relatori saranno Giuseppe Civardi (unità operativa Medicina Valdarda), sul tema "Come prevenire le malattie del cuore e della circolazione", Federico Zappoli Thyrion (direttore unità operativa radiologia diagnostica e interventistica) sul tema "Recenti progressi della radiologia interventistica". Sarà presente per un saluto il direttore generale dell'Asl di Piacenza, Andrea Bianchi. Modererà gli interventi il professor Renzo Ruggerini. La serata si tiene in collaborazione con una rete di associazioni che il patron della Mietitrebbia, Antonio Marchini, è riuscito a mettere insieme attorno ad una cerimonia che in dodici anni ha premiato 34 luminari nel campo della scienza. Sarà allietata dalle note del Corpo bandistico di Cortemaggiore.
Federico Frighi

Libertà

domenica 27 febbraio 2011

Un cuore d'oro per l'arcivescovo Lanfranchi

L'associazione Amici della Mietitrebbia è uno di quei sodalizi che, nato nel mondo agricolo piacentino, mantiene ben saldi, anno dopo anno, i valori della terra, custodendoli in una società ondivaga come quella attuale. Ogni anno organizza il Cuore d'oro, un premio destinato ai luminari della medicina cardiologica. Quest'anno, forse perché il cuore non sia troppo arido, il riconoscimento è andato all'arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi. Un uomo di Dio che sa parlare al cuore degli uomini.

Dopo 35 anni di medici, chirurghi, professori e scienziati, per la prima volta il premio Cuore d'oro va ad un vescovo. Il comitato scientifico del Cuore d'oro di Piacenza e l'associazione Amici della Mietitrebbia hanno deciso di assegnare il riconoscimento del 2011 a monsignor Antonio Lanfranchi, arcivescovo-abate di Modena-Nonantola, originario di Grondone, in Alta Valnure. A dare l'annuncio, ieri sera, nella festosa cornice dell'Olimpia di Niviano, Giuseppino Molinari, direttore generale dell'Università di Pavia, che ha sostituito il professor Mario Viganò. Il celebre chirurgo all'ultimo momento ha dovuto dare forfait per ragioni professionali.
Sotto lo sguardo attento del patron della Mietitrebbia, Antonio Marchini, Molinari porta i saluti del rettore di Pavia Angiolino Stella, nonché del professor Viganò e spiega il perché della scelta di Lanfranchi. «Il Cuore d'oro è nato per premiare - osserva - illustri medici e scienziati che hanno onorato lo sviluppo della medicina; ma l'uomo non è solo corpo e fisico, è anche cuore e mente. La scelta dell'arcivescovo Lanfranchi è un po' un messaggio che l'associazione vuol dare ai piacentini: scegliere un sacerdote che ha lavorato molto, prima a Piacenza adesso anche in altre diocesi è un voler difendere e diffondere valori veri e forti in un momento in cui la crisi permea ogni strato della nostra società». L'arcivescovo Lanfranchi verrà premiato il prossimo ottobre nel corso dell'ormai storico convegno sotto il tendone di Mortizza. «Ero già venuto qui tanti anni fa - ricorda il presule - anche se mi hanno sempre invitato ogni anno. Purtroppo gli impegni mi hanno permesso di ritornare solo ora. Momenti come questo sono importanti per coltivare le amicizie e i buoni e sinceri ideali che ruotano attorno a questa associazione. Io mi sento sempre piacentino e a questa gente mi lega un grande affetto».
In sala ci sono un centinaio di amici invitati dalla Mietitrebbia, tra i quali il comandante provinciale dell'Arma, colonnello Paolo Rota Gelpi, e il preside della facoltà di Agraria della Cattolica, Lorenzo Morelli. Ma anche sindaci, assessori, agricoltori, imprenditori, giudici. Verrà poi premiato Libero Ranelli per il suo operato di direttore generale della Cattolica di Piacenza fino allo scorso anno quando ha raggiunto la meritata pensione.
Ma la serata è anche l'occasione per il passaggio di consegne di Antonio Marchini (78 anni) ai vice presidenti Edmondo Roda (39 anni, imprenditore) e Renzo Ruggerini (80 anni, primario in pensione e attuale vice presidente della Pubblica Assistenza Croce Bianca). Lo annuncia ad inizio serata nel suo discorso ufficiale. Nel prosieguo ve ne saranno anche di ufficiosi, corredati di battute e barzellette non proprio da arcivescovo, com'è nel repertorio di Marchini. L'arcivescovo c'è, sta al gioco, arrossisce e sorride. D'altronde Marchini è Marchini. Il patron cita il discorso inaugurale della Cena della Mietitrebbia, tenuto da Pierpaolo Jacopini 35 anni fa a Castione di Pontedellolio; osserva che tanto tempo è passato e che è ora che si metta da parte. «Largo ai giovani - dice -, mi auguro che si facciano avanti per mantenere alto il nome di questa associazione per almeno altri 35 anni. Io non mi ritirerò di colpo e sarò sempre presidente fino al 2012; fino a quando la salute me lo consentirà, sarò sempre disponibile ad aiutare. Marchini si rivolge anche agli enti piacentini: «Continuate a sostenerci, anche in questi tempi difficili per tutti, perché il Cuore d'oro e la Cena della Mietitrebbia, assieme alla festa degli agricoltori a febbraio, alla benedizione dei trattori il primo maggio a Mortizza, alla notte bianca il primo sabato d'agosto sono entrati di diritto nelle tradizione del mondo agricolo piacentino».
Federico Frighi


26/02/2011 Libertà

lunedì 30 agosto 2010

Morta la signora Angela, madre del vescovo Lanfranchi

E' morta questa notte la signora Angela Malchiodi, vedova Lanfranchi, di 89 anni, madre del vescovo mons. Antonio Lanfranchi. I funerali si terranno a Grondone di Ferriere mercoledì prossimo alle ore 15. Il Vescovo e la comunità diocesana partecipano al dolore di mons. Antonio Lanfranchi e sono vicini a lui e familiari con la preghiera.
Al cordoglio si unisce naturalmente il blog Sacri Corridoi. Sappiamo quanto importante sia la mamma di un vescovo. Mamma Angela l'abbiamo conosciuta personalmente a Grondone, qualche estate fa. Ha seguito suo figlio nella profonda Romagna, a Cesena, dove si era ambientata e si era fatta nuove amiche. Poi il trasferimento a Modena, diocesi più grande e più importante. Per monsignor Lanfranchi era come un atollo nell'oceano, un pezzettino di terra che rendeva ancor più stretto il rapporto con la terra natìa.

sabato 26 giugno 2010

Il pallio all'arcivescovo Lanfranchi

L’arcivescovo piacentino Antonio Lanfranchi sarà fra i 38 presuli provenienti da tutte le diocesi del mondo che martedì prossimo, 29 giugno, solennità dei Santi Pietro e Paolo, riceveranno il sacro pallio destinato ai metropoliti da Benedetto XVI. Monsignor Lanfranchi concelebrerà con il Papa nella messa solenne che si terrà nella Basilica Vaticana a partire dalle 9 e 30. «Sono onorato di questo riconoscimento che viene dato ai metropoliti» osserva monsignor Lanfranchi che spiega come il pallio sia una stola di stoffa di lana bianca (rappresenta la pecora che il pastore porta sulle spalle) che, prima di tutto, sta a simboleggiare l’impegno apostolico di chi la riceve, una partecipazione più stretta alla missione del Santo Padre, e tende a rafforzare i legami di affetto e comunione tra la diocesi e la sede apostolica. «Una volta quello del metropolita era un primato giurisdizionale - evidenzia Lanfranchi - oggi è più un primato onorifico, anche se il codice di diritto canonico stabilisce specifiche e determinate funzioni. Ma tutte in casi limite. Ad esempio l’intervento sull’amministrazione temporanea delle sedi vacanti, quando i consultori non intervengano entro 8 giorni dall’assenza del vescovo titolare; poi la vigilanza sulla fede e la disciplina ecclesiastica in caso di abusi, la visita canonica nel caso il vescovo la trascuri». Nelle celebrazioni il metropolita ha il diritto di indossare il pallio solo nella sua giurisdizione. Da monsignor Lanfranchi dipendono, in tal senso, le diocesi di Piacenza-Bobbio, Parma, Fidenza, Reggio Emilia-Guastalla e Carpi.
Trentotto, come si diceva, gli arcivescovi metropoliti tra i quali, appunto, Lanfranchi per la diocesi di Modena-Nonantola. Quattro gli italiani: oltre al piacentino, Luigi Moretti, di Salerno-Campagna-Acerno, Gualtiero Bassetti, di Perugia-Città della Pieve, Andrea Bruno Mazzocato, di Udine. Tra i metropoliti, arcivescovi di sedi cardinalizie i cui titolari saranno presso promossi alla porpora, come Lubiana (Slovenia), Bruxelles (Belgio), Praga (Repubblica Ceca). Poi gli arcivescovi di Cuenca (Ecuador), Bulawayo (Zimbabwe), Maseru (Lesotho) Olinda e Recife (Brasile), Saint-Boniface (Canada), Lubango (Angola), Lingayen-Dagupan (Filippine), Chihuahua (Messico), Birmingham (Gran Bretagna), Sevilla (Spagna), Milwaukee (Stati Uniti d’America), Douala (Camerun), Oviedo (Spagna), Bertoua (Camerun), Cape Town (Sud Africa), Cincinnati (Stati Uniti d’America), Belém do Pará (Brasile), Medellín (Colombia). Ancora: Panamá (Panama), Verapoly (India), Toamasina (Madagascar), Valladolid (Spagna), Kwangju (Corea), Nueva Pamplona (Colombia), Miami (Stati Uniti d’America), Southwark (Inghilterra), Gniezno (Polonia), Hà Nôi (Viêt Nam), Cape Coast (Ghana), Kosice (Slovacchia), Acapulco (Messico). Verranno presentati ad uno ad uno dal cardinale protodiacono e giureranno nelle mani del Papa fedeltà a Pietro, alla Chiesa di Roma, al Santo Padre e ai suoi legittimi successori.
Federico Frighi

da Libertà, 23 giugno 2010

lunedì 15 marzo 2010

VIDEO/Monari: auguro a Lanfranchi più vocazioni anche a Modena

Lanfranchi a Modena (5): la Chiesa e la città hanno bisogno l'una dell'altra

Grazie, signor sindaco, per l’affettuosa accoglienza e per le espressioni augurali che mi ha rivolto e per la presentazione della città con i suoi punti forza e con le attenzioni che richiede.
Con Lei saluto e ringrazio tutte le autorità civili e militari.
Grazie Modena. Mi sento ormai legato a te e a tutti i tuoi abitanti, a cui voglio consegnare tutte le mie energie. Vengo volentieri, con la compagnia buona, corroborante dei molti legami che il Signore mi ha dato di tessere a Cesena, sicuro che non si recideranno mai, ma saranno arricchiti dai tanti che sicuramente da oggi avrò la possibilità di costruire con la tua gente.
Signor Sindaco, le assicuro di voler collaborare con Lei e con tutte le autorità, nel rispetto del ruolo proprio di ognuno, per la costruzione della civiltà dell’amore nella convivialità delle differenze e nella valorizzazione dei doni di ciascuno.
Mi viene spontaneo, per la mia formazione e la mia storia, pensare la comunità cristiana come “Chiesa nella città”.
Dicendo questo, non posso anzitutto non pensare alla stupenda immagine che si presenta al visitatore arrivando in Piazza Grande: sullo sfondo la Ghirlandina slanciata verso il cielo, poi la Cattedrale a unire il Palazzo comunale e l’Episcopio.
Quando vi arrivai per una breve visita, all’indomani della festa di San Geminiano, e la contemplai non con lo sguardo di chi è affascinato semplicemente dalla bellezza artistica, ma ormai con quello dell’innamorato, un pensiero prevalse su tutti: i monumenti simbolo della vita religiosa e civile uniti insieme. Lo spazio di Dio e quello della vita si attirano e si arricchiscono reciprocamente. Non perché uno limiti e oscuri l’altro, ma a indicare quanto siano fecondi per la città i valori spirituali e quanto sacra per il cristiano sia la responsabilità sociale. La configurazione stessa del cuore della città con la preziosità dei suoi monumenti ci insegnano che tra chiesa e mondo c’è una vicinanza insopprimibile, che deve portare a un dialogo ragionevole, responsabile e rispettoso, nello sforzo di edificare insieme una società più umana e più libera.
La Chiesa e la città, pur essendo realtà distinte, hanno bisogno l’una dell’altra. Esse non sono chiuse l’una all’altra e nemmeno impermeabili tra loro.
L’intera “città” sta a cuore alla Chiesa, nulla è estraneo alle sue preoccupazioni.
Abbiamo tutti presenti, credo, un testo paradigmatico della presenza dei cristiani nella società, la Lettera a Diogneto. Essa avverte: “Dio ha assegnato loro (ai cristiani) un posto tale che non è loro lecito tirarsi indietro” (VI,10). I cristiani non solo possono, ma debbono impegnarsi per la vita della città, sapendo tuttavia che la loro patria sta nei cieli.
All’intera comunità cristiana spetta l’affascinante e grave compito di rendere presente Dio nella vita degli uomini. Oggi, in un tempo, povero di speranze e in cui la centralità della dignità della persona umana, con i valori irrinunciabili in cui si esprime, si pone come centrale all’attenzione di tutti, tale compito è ancora più urgente. Sono rivolte ai cristiani le parole di Gesù ai discepoli mentre ascendeva al cielo: “Ma voi rimanete in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto” (Lc 24,49).
Rimanere in città, cercando di diventarne l’anima.
La presenza della comunità cristiana può essere determinante per dare quest’anima alla vita di un paese, alla periferia della città, ad un quartiere, ad un centro storico, attraverso anzitutto quella presenza quotidiana che non fa clamore, ma di fatto è determinante per la coesione sociale e per il perseguimento del bene comune.
La città in tutte le sue espressioni sta a cuore alla comunità cristiana, sta a cuore al vescovo.
Se la sua missione è una salvezza che ha la dimensione dell’eternità, essa sa che questa non è da intendersi come fuga dalle responsabilità concrete e in termini individualistici. Benedetto XVI nell’enciclica Spe salvi ricorda che “la salvezza è sempre stata considerata come una realtà comunitaria” (n. 13) e cita la Lettera agli Ebrei che usa più volte il termine “città” per indicare la salvezza a cui siamo chiamati: Il Signore “ha preparato per loro una città” (Eb 11,16).

Signor Sindaco, sono davvero lieto del ricco patrimonio artistico, culturale, economico, sociale e religioso, che rende bella Modena, e che andrò via via a conoscere sempre più profondamente.
Così come mi conforta la ricchezza di esperienze associative e di volontariato che arricchiscono il patrimonio sociale della città e contribuiscono al bene fondamentale della coesione sociale e in particolare trovo incoraggiante quella cultura della partecipazione che si esprime nella collaborazione nel campo educativo a favore delle nuove generazioni.
Dichiaro la mia piena disponibilità a proseguire sulla strada della collaborazione in quelle forme che si sono rivelate ricche di frutti per il bene comune, aperto a nuove modalità che la situazione potrà richiedere.
La crisi globale che segna il nostro tempo, investe anche Modena e richiede in termini ancora più forti la relazione stretta tra “città e Chiesa”.
Vorrei concludere ripetendo oggi quanto affermai al mio ingresso a Cesena.
Della città la Chiesa custodisce la memoria: una memoria depositata nelle pietre dei suoi templi, che raccontano avvenimenti vissuti in comune, che hanno segnato un destino comune. Una memoria trasmessa dall’arte, da tante pagine gloriose di santità, di civiltà, di cultura, scritte in ogni comunità, anche nelle più piccole.
Della città la chiesa vuole abitare il presente: un presente complesso dai mille volti, anche contradditori, ora frettoloso, ora conflittuale, ora rassicurante e rasserenante ora angosciante, comunque sempre bisognoso di molteplici ascolti, di motivazioni che sostengano il vivere quotidiano e di dedizione alle persone.
L’oggi di Modena è anche l’oggi della Chiesa.
Della città la chiesa vuole sognare il futuro.
Modena viviamo insieme il presente per sognare insieme il futuro.
E’ l’augurio che faccio alla chiesa di Modena-Nonantola e alla città.

+ Antonio Lanfranchi


Modena, 14 marzo 2010

Lanfranchi a Modena (4): il saluto dei giovani

Eccellenza, nostro vescovo Antonio,
è con grande gioia e sincero affetto che noi giovani della diocesi di Modena-Nonantola oggi la accogliamo come pastore e padre e le diamo il benvenuto nella nostra città, nel ricordo ancora vivo del suo predecessore Mons. Benito, che per tanti anni della nostra vita è stato per noi un testimone autentico del Vangelo.
Sappiamo che Lei ha sempre considerato il rapporto con i giovani una priorità del suo impegno pastorale. Questo ci riempie di speranza, perchè crediamo di avere davvero bisogno di un pastore come Lei, che con l'aiuto del Signore possa costituire per noi una guida sicura nella nostra crescita personale e comunitaria e una fonte di slancio nella testimonianza di fede che dobbiamo rendere nella nostra città.
Ogni giorno sperimentiamo le difficoltà della fede in un mondo caratterizzato da tanti problemi e da tanti cambiamenti. Noi giovani ci rendiamo conto di vivere in una realtà complessa, in cui non è facile avere certezze e prospettive sicure, in cui spesso ci si sente soli e privi di punti di riferimento, talvolta anche nelle nostre parrocchie. Tanti nostri amici sono forse sbandati perchè non trovano la direzione verso cui volgere il proprio cammino e noi stessi ci troviamo a vivere la fede in una società per certi aspetti indifferente ai valori spirituali ed etici del Vangelo.
Eppure a Modena la fede non si è spenta e il Signore Gesù continua ad attrarre molti giovani con il fascino irresistibile del suo amore. Sono tanti i luoghi e i momenti in cui sperimentiamo la vera amicizia, la solidarietà fraterna anche attraverso il volontariato, la condivisione fra noi e i più poveri, e l'accoglienza dello straniero in una città sempre più multietnica e multireligiosa.
Siamo govani di speranza e facciamo nostre le parole che molti di noi hanno udito dalla bocca di Papa Giovanni Paolo II a Tor Vergata: "Vedo in voi le sentinelle del mattino. Dicendo «sì» a Cristo, voi dite «sì» ad ogni vostro più nobile ideale. Non abbiate paura di affidarvi a Lui. Egli vi guiderà, vi darà la forza di seguirlo ogni giorno e in ogni situazione."
Chiediamo perciò oggi a Gesù, nostro Signore, di infondere in noi e in Lei il dono dello Spirito Santo, perchè rafforzi la comunione tra le varie realtà giovanili, ci costituisca in unità e ci renda a Modena segni credibili del suo amore. E' quanto ha chiesto il Cristo stesso prima della sua passione: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perchè tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anche essi in noi, perchè il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17).


Modena, 14 marzo 2010

Lanfranchi a Modena (3): il saluto della diocesi

Saluto a nome della chiesa di Dio che è in Modena-Nonantola tutti i presenti, così numerosi: le autorità civili e militari che hanno ora incontrato Mons. Lanfranchi nella Chiesa del voto, in particolare il Sottosegretario di Stato Sen. Carlo Giovanardi in rappresentanza del governo italiano; S.E. il Prefetto di Modena e S.E. il prefetto di Forlì-Cesena, il sindaco di Modena e i sindaci dei comuni della Diocesi; il parlamentare On. Giulio Santagata, il presidente della provincia di Modena e il Presidente della Provincia di Forlì-Cesena, assessore e consiglieri della Regione Emilia-Romagna, Rettore dell'Università di Mo-Re, Presidente del consiglio comunale, Comandante dell'Accademia militare di Mo, Presidente del tribunale di Mo, Il questore di Mo, il Comandante provinciale dei carabinieri, Comandante provinciale Guardie di Finanza, Comandante vigili del fuoco.
Saluto gli eccellentissimi vescovi che hanno voluto con la loro presenza rendere più bella questa nostra celebrazione: Prima di tutto Mons. Benito Cocchi, che ha accettato di essere ancora con noi oggi. E che proprio oggi ricorda il 51° anniversario della sua ordinazione sacerdotale avvenuta il 14 marzo del 1958.
Saluto il Nunzio Apostolico in Italia Mons. Giuseppe Bertello, Mons. Piero Marini, presidente comitati per i congressi eucaristici internazionali; Mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia, e Vice presidente della CEI, Mons. D'Onorio arcivescovo di Gaeta, Mons. Pizzi, vescovo di Forlì, i vescovi dell'Emilia: di Piacenza (Mons. Ambrosio), Parma (mons. Solmi), Reggio (Mons. Caprioli e l'ausiliare mons. Ghizzoni), Fidenza (mons. Mazza), Carpi (Mons. Tinti); i vescovi emeriti mons. Bernardini e Mons. Govi., Mons. Garavaglia vescovo emerito di Cesena-Sarsina.

Saluto i preti, i diaconi, i ministri istituiti della nostra diocesi, i religiosi e le religiose, i membri del Consiglio Pastorale diocesano, rappresentanti delle associazioni, i giovani, i fedeli qui convenuti da tutta la diocesi, i malati dell'Unitalsi.

Saluto i famigliari di Mons. Lanfranchi, con particolare affetto la sua mamma a cui auguriamo che possa continuare ad essere vicina al suo figlio vescovo per tantissimi anni, tutti i parenti, i compaesani di Grondone (suo paese natale) tra cui la sua maestra che ha voluto essere presente in questo momento così importante del suo antico allievo, la numerosa rappresentanza della diocesi di origine Piacenza, e i molti fedeli della diocesi di Cesena che saluto con particolarissimo calore e che la Diocesi ringrazia di cuore (è la seconda volta che Cesena regala a Modena il proprio vescovo: Mons. Amici nel 1957 e oggi Mons. Lanfranchi).

Ma soprattutto siamo qui per salutare ed accogliere con vera gioia il nostro nuovo Pastore Mons. Antonio Lanfranchi, centesimo della lunga catena dei vescovi a cui è stata affidata la cura pastorale della diocesi.
L'accoglienza del nuovo Arcivescovo e l'inizio del suo ministero pastorale fra di noi rappresentano un momento di grande importanza per la vita della nostra diocesi. Sappiamo tutti quale significato ha la persona e l'azione del vescovo in una chiesa locale. Nella pienezza dell'ordine sacro, egli è nella sua chiesa una presenza particolarissima del Signore, vicario di Cristo; successore degli apostoli, è il segno visibile della presenza della Chiesa una santa e cattolica nella chiesa di Dio che è in Modena, segno di comunione tra la chiesa universale e la nostra chiesa; dentro la nostra chiesa, è segno e garante dell'unità, ne è la guida, ne presiede tutta la vita e l'attività, punto di riferimento per tutte le comunità parrocchiali e non sparse su tutto il territorio diocesano, da Finale Emilia a Fiumalbo.

Il cambio del Pastore dice insieme un cammino che continua e un cammino che si rinnova. Siamo consapevoli di avere compiuto un cammino importante negli anni dell'episcopato di Mons. Cocchi, ma insieme percepiamo che il Signore in questo momento ci dona possibilità nuove.
Abbiamo compiuto un cammino in questi anni. In questi anni è cresciuta nelle nostre comunità la attenzione alla Parola di Dio; si è fatto più vivo il senso della centralità dell'Eucaristia da cui parte e a cui ritorna tutta la vita della comunità; più attenti alle necessità dei fratelli, ed accoglienti sulla strada di ogni uomo che soffre; più aperti e più proiettati verso il mondo, nella convinzione della necessità oggi di passare da una pastorale di conservazione ad una pastorale di missionarietà; più profondamente radicati nel territorio, in mezzo alle case degli uomini, all'interno del vissuto umano, solidale con la vita della gente.
Un cammino è stato compiuto e siamo grati a Mons. Cocchi che di tale cammino è stato guida paterna e illuminata, che ancora ringraziamo per tutto il bene che ci ha donato negli anni del suo episcopato.

Ma siamo insieme consapevoli della presenza di problemi non piccoli che ci attendono per i quali siamo certi di trovare nel nuovo Vescovo indicazioni e aiuto.
• La diminuzione del clero che nei prossimi anni si farà ancora più sensibile data l'età avanzata di una parte notevole dei sacerdoti operanti ora nella nostra diocesi. Questo comporterà la necessità di sviluppare maggiormente la corresponsabilità dei laici, anche attraverso i nuovi ministeri laicali e di incrementare con decisione le unità Pastorali; di dare uno sviluppo maggiore alla scuola di teologia per i laici, oggi 'Istituto superiore di scienze religiose', una realtà che deve farsi sempre più incisiva nella vita della nostra diocesi.
• Sentiamo il bisogno di crescere nella comunione e nella fraternità, di camminare insieme, di trovare nel nuovo Vescovo un preciso punto di riferimento: segno e strumento di unità, ci aiuti a sentirci un'unica famiglia e renda più forte l'impegno di tutti per cercare di essere, come ci vuole il Signore, una cosa sola.
• Sentiamo tutto lo spessore dei problemi che la società di oggi porta con sé e la Chiesa deve affrontare: il problema dei giovani, delle famiglie, delle povertà vecchie e nuove, di una società sempre più complessa dalle grandi sfide epocali. Sentiamo la tentazione di tirare i remi in barca di fronte a problemi così grandi che ci attendono, sentiamo il rischio della rassegnazione. Abbiamo bisogno in questo momento di crescere nella speranza, abbiamo bisogno di un Vescovo che infonda fiducia e sia per noi una guida sicura per cammini coraggiosi.
Siamo sicuri che tutto questo sarà per noi Mons. Lanfranchi, un dono del Signore alla Chiesa di Dio che è in Modena. E' con questa certezza che l'accogliamo con gioia e con piena disponibilità.

Viene a noi dopo una già lunga esperienza. Ordinato sacerdote 38 anni fa, viene da studi di teologia biblica, scienza dell’educazione e catechetica presso le Pontificie università romane, gregoriana e salesiana; viene da una lunga esperienza pastorale: nella sua diocesi di Piacenza, da impegni a livello regionale e a livello nazionale a Roma, vicario generale a Piacenza, quindi a Cesena come Vescovo.
Da questo momento Lei appartiene pienamente alla nostra Chiesa modenese: la croce pettorale che ora le doniamo è la croce di S.Geminiano: fa di lei un modenese a pieno diritto, uno di noi per tutti noi. Ovunque è stato le hanno voluto bene. Anche noi modenesi le vorremo bene, come Lei già vuole a noi. Siamo certi che sarà per i preti padre buono, attento alle diverse e non facili situazioni; sarà per i piccoli, i poveri, i malati, i disoccupati, gli immigrati, i carcerati un fratello che condivide, sostiene e difende. Siamo certi che aiuterà tutti noi a non chiudere il nostro cuore su noi stessi, ma ad aprirlo alle dimensioni del cuore del Signore.

Celebra ora la sua prima Eucaristia nella Chiesa di Modena, in questa nostra cattedrale, cuore della nostra diocesi. E' con questa solenne celebrazione eucaristica che esprime la comunione di tutta la Diocesi attorno al suo Vescovo, che inizia e da qui parte il suo ministero episcopale per noi e con noi. Inizia un cammino nuovo da percorrere, tutti insieme, nel nome del Signore.
E' questo davvero un prezioso momento, un momento di grazia. Il Signore ci conceda che non si perda nulla di ciò che contiene e dona alla Chiesa di Dio che è in Modena.

Monsignor Losavio


Modena, 14 marzo 2010

Lanfranchi a Modena (2): riconciliamoci con l'ambiente, la società, Dio

E’ con trepidazione, ma anche con gioia e affetto che mi presento a voi, fratelli e sorelle carissimi, della Chiesa di Modena-Nonantola, per iniziare il mio servizio episcopale, accogliendo con devozione filiale e con animo grato la decisione del Santo Padre, Benedetto XVI.
Se il gravoso compito che mi è affidato come Vescovo mi riempie di tremore, l’accoglienza affettuosa che mi avete riservata mi dà forza e serenità.
Saluto con particolare affetto e con gratitudine Mons. Benito Cocchi, che oggi mi ha passato il pastorale e che oggi celebra il 51° anniversario di ordinazione sacerdotale. So quanto significativo sia stato il suo servizio episcopale in diocesi. Questo mi riempie di responsabilità a proseguire il cammino intrapreso, obbedendo alla storia di questa diletta Chiesa.. Grazie, Eccellenza, siamo certi che continuerà a seguirci, soprattutto con la preghiera di intercessione e anche noi non ci dimenticheremo di Lei. Saluto poi Mons. Paolo Losavio per le espressioni augurali che mi ha rivolte e per avermi aiutato ad entrare nel cammino concreto dell’arcidiocesi.
Mi unisco a lui nel saluto a tutte le autorità civili, religiose e militari, di ogni ordine e grado, a pertire dal nunzio apostolico mons. Giuseppe Bertello e dal senatore Carlo Amedeo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, delegato a rappresentare il Governo.
Un saluto affettuoso ai miei compaesani e a tutti i piacentini: le proprie origini danno l’impronta a tutta la vita. Con uguale affetto saluto i cesenati, che hanno segnato in modo indelebile i sei anni trascorsi con loro.
Saluto tutti voi, popolo dell’Arcidiocesi di Modena-Nonantola, nella bellezza e nella varietà dei doni di cui l’ha arricchita lo Spirito Santo.
Vorrei riprendere quello che dicevo al signor Sindaco nella Chiesa del Voto. Grazie Modena. Mi sento ormai legato a te e a tutti i tuoi abitanti, a cui voglio consegnare tutte le mie energie. Vengo volentieri, con i valori grandi della vita, assimilati anzitutto nel piacentino, la terra delle mie origini, e con la compagnia buona, corroborante, dei molti legami che il Signore mi ha dato di tessere a Cesena, sicuro che non si recideranno mai, ma saranno arricchiti dai tanti che sicuramente da oggi avrò la possibilità di costruire con la tua gente.
Un saluto affettuoso alle persone che sono rimaste fuori dalla Cattedrale e che sono collegate tramite gli schermi posti all’sterno e a quelle che seguono la diretta televisiva, in particolare agli ammalati e a quelli che non hanno potuto muoversi.
Questa nostra stupenda Cattedrale, la Chiesa-Madre, è oggi troppo angusta per accogliere tutta la famiglia dei figli di Dio, sparsa per la Diocesi, e vorrebbe eliminare le barriere dei muri per unire in un unico abbraccio tutti, compresi quelli che per un motivo o per l’ altro non sono qui.
Come la Cattedrale allarga idealmente le braccia per accogliere tutti, io vorrei avere un cuore grande dove tutti possano trovare accoglienza. Ma come assumere tale ampiezza? Sono consapevole della mia povertà, ma anche della ricchezza che devo portarvi: Gesù Cristo. E allora il segreto per accogliervi tutti è lasciare plasmare il mio cuore su quello di Cristo.
Sant’Ambrogio afferma che il vescovo è “vicario dell’amore di Cristo”.
La nomina di un vescovo è accompagnata da tante domande. Tramontate quelle della semplice curiosità, emergono altre più impegnative, più coinvolgenti: “Che tipo di vescovo sarà? Sarà davvero vescovo per la gente e con la gente, come è stato sottolineato a Cesena? Che programma pastorale ha in testa?”. Fedele alla citazione di Sant’Ambrogio, non vorrei parlarvi di me, ma di Lui, di Gesù Cristo, di come , incontrandolo, uno, come ci ricorda l’apostolo Paolo, diventa una creatura nuova.
Vorrei fare mie le parole di Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica ‘Novo Millennio ineunte’: “Non ci seduce certo la prospettiva ingenua che, di fronte alle grandi sfide del nostro tempo, possa esserci una formula magica. No, non ci salverà una formula, ma una Persona, e la certezza che essa c’infonde: Io sono con voi! Non si tratta, allora, di inventare un “nuovo programma”. Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso s’incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. È un programma che non cambia col variare dei tempi e delle culture, anche se del tempo e della cultura tiene conto per un dialogo vero e una comunicazione efficace” (n.29).
Vorrei tanto riuscire a parlare al cuore di ognuno e comunicare con efficacia il messaggio di Benedetto XVI: “Chi incontra Cristo e lo segue non perde nulla della sua umanità, proprio nulla, ma acquista tutto”.
Vorrei tanto riuscire ad essere “vicario dell’amore di Cristo” e, cogliendo il messaggio di questa IV domenica di quaresima, chiamata nella tradizione “in laetare”, essere “servitore della vostra gioia”, non di quella gioia effimera, illusoria, ma la gioia che nasce dalla comprensione del dono grandissimo della vita e del suo senso.
“Vicario dell’amore di Cristo”, “servitore della vostra gioia”: sono queste le due linee che colgo in termini forti nel messaggio della liturgia della Parola di questa domenica, all’inizio di questo cammino.
Vicario dell’amore di Cristo
Abbiamo ascoltato le parole di Paolo rivolte ai Corinti: «Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo,
come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5, 20).
Il bisogno di riconciliazione è uno dei più urgenti.
Abbiamo bisogno di riconciliazione nella nostra vita personale, nelle relazioni che fanno parte della nostra quotidianità, ma anche nella vita sociale. Dobbiamo riconciliarci con noi stessi, con la nostra vita che a volte trasciniamo passivamente, a volte strapazziamo e buttiamo via per niente. Dobbiamo riconciliarci con la natura che continuiamo a saccheggiare come un bottino, invece di custodirla come un tesoro che ci è affidato. Dobbiamo riconciliarci con gli altri a livello personale e sociale, superando i conflitti, le guerre, le ostilità, i dissidi, gli odi, tutte le cattiverie che avvelenano la convivenza umana. Quindi c'è bisogno di riconciliazione con noi stessi, con la natura e con gli altri.
Ma stranamente San Paolo non parla di nessuna di queste riconciliazioni e dice solo: "lasciatevi riconciliare con Dio". Se siamo sinceri con noi stessi, dobbiamo ammettere che di questa riconciliazione ne sentiamo meno il bisogno, la sentiamo un po’ astratta, non incidente sulla vita concreta. In che cosa cambia la nostra vita se ci sentiamo riconciliati con Dio? Abbiamo l'impressione che sia solo un nobile concetto religioso, ma che non ha incidenza nel nostro modo di vivere. Una certa cultura vorrebbe proprio questo. C’è chi pretenderebbe che fosse così: che l’esperienza di Dio fosse racchiusa nell’intimo della coscienza senza incidenza sulla vita concreta; c’è chi invece lamenta questo.
Per convincersi dell’importanza della riconciliazione con Dio, basterebbe leggere le prime pagine della Bibbia che ci mostrano come nella rottura della relazione con Dio c’è l’origine di tutte le divisioni, le sopraffazioni, le divisioni, in una parola di tutti i peccati. Rompendo la comunione con Dio l’uomo si sente nudo, cioè indifeso, povero, vulnerabile. Non coglie più se stesso nel cuore di Dio ma neanche gli altri. La lontananza da Dio lo porta lontano dalla verità della sua vita con una ripercussione negativa su tutto. Ecco perché la riconciliazione è con Dio. Perché con il peccato abbiamo detto di no a Lui, al suo amore per noi, anche quando abbiamo offeso l’altro o non abbiamo avuto rispetto di noi stessi.
Ma perché “lasciatevi riconciliare” e non “riconciliatevi?”.
L’amore di Dio per noi lo porta a fare Lui i primi passi, a offrire Lui la possibilità di ritornare nella verità di noi stessi e lo fa attraverso il suo Figlio, Gesù.
Paolo fa un’affermazione fortissima: ”Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”.
Il Figlio di Dio, l’innocente, il santo, diventato “peccato”, il peccato fatto persona!
Portando nella propria carne e nel proprio cuore le ferite del nostro peccato, Gesù ne fa, in grazia del suo amore di misericordia, l’offerta che ci riconcilia con il Padre: “perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio”.
Questo è l'effetto della riconciliazione che Dio ha operato per noi attraverso il suo Figlio. Per questo sta scritto: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove» (2 Cor 5, 17),
Allora, la riconciliazione con Dio è l’inizio di un mondo nuovo che nasce dalla croce di Cristo.
La riconciliazione con Dio, quando è presa sul serio, cambia tutto; cambia il nostro modo di pensare e di agire, di entrare in rapporto con gli altri, di trattare la natura, di gestire la nostra vita.
La riconciliazione con Dio non è niente di meno che il mondo nuovo creato secondo Dio nella giustizia, nella santità, nella verità.
L'accogliere la riconciliazione mette dentro ai nostri cuori delle grandi forze di speranza e di amore, ci risveglia dalla nostra pigrizia, dalle nostre indifferenze, ci spinge con forza verso un futuro degno del nostro impegno e del progetto di Dio.
La novità che nasce dall’incontro con Cristo e che risponde all’anelito di comunione che ogni uomo porta nel cuore in un’epoca di sopraffazione, di conflitti e di divisioni come la nostra è il primo dono e nello stesso tempo il primo compito che questa celebrazione di inizio ci consegna.
Il secondo risponde all’anelito alla felicità, al bisogno di festa di fronte al mal di vivere, all’accidia che caratterizza tanti nostri comportamenti; e ci viene dal Vangelo, incentrato sulla parabola del figliol prodigo e del Padre misericordioso, e che evidenzierei come chiamata a essere servitore della vostra gioia.
Sarebbe bello avere il tempo di soffermarci su ognuno dei personaggi della parabola, su ogni particolare, per coglierne il messaggio per noi. Lo lascio alla buona volontà di ognuno per concentrarmi su un unico aspetto.
C’è un padre che vuole fare festa con i suoi figli. Sappiamo che questo Padre è Dio, che quando ha voluto l’uomo, l’ha pensato nella festa, nella gioia, nella felicità. La festa chiaramente non data dalla mancanza di difficoltà, di limiti, di privazioni, ma quella festa che nasce dalla convivialità, dalla fraternità, dalla solidarietà, dalla condivisione, dalla pace, dalla positività delle relazioni.
Ma sembra che tutto congiuri contro la realizzazione di questo desiderio. Ora vi si oppone l’atteggiamento di un figlio ora quello dell’altro.
Una soluzione sembrerebbe esserci, capace di rendere contenti tutti. Sarebbe bastato che il padre accogliesse il figlio prodigo come salariato. Sarebbe stato contento il figlio minore perché sperava solo a quello: "dirò a mio padre: trattami come uno dei tuoi garzoni", quindi non desiderava altro, considerato che veniva da una condizione di miseria estrema e poter essere salariato in casa di suo padre era un vantaggio.
Sarebbe stato contento anche il figlio maggiore, perché veniva salvaguardato un trattamento diverso tra lui e il fratello. Quindi c'era una soluzione che andava bene a tutti, ma non andava bene al padre. Perché per il padre i figli sono sempre figli e lui vuole essere considerato padre e non padrone, un padre che ama incondizionatamente tutti i suoi figli.
La parabola non ci dice se alla fine si riesce a far festa, la soluzione resta aperta, come a voler sottolineare che questo è il compito affidato ai discepoli di Gesù di tutti i tempi, il compito anche di questa chiesa che il Signore oggi mi chiama a guidare. La Chiesa esiste non per incentrare su di sé l’attenzione, ma per essere la casa dove si apprende la strada che porta alla festa, cioè la strada della comunione, della fraternità, della condivisione.
Si dice che in ogni inizio c’è una grazia particolare.
All’inizio del mio ministero di vescovo vorrei cogliere questo dono che diventa responsabilità per me e per tutta la nostra chiesa: vicario dell’amore di Cristo, servitore della vostra gioia.
La Beata Vergine Maria, che portando Gesù nell’incontro con Elisabetta, ha portato la gioia, sostenga il cammino che percorreremo insieme. Interceda per noi presso Dio il nostro Patrono San Geminiano.


+ Antonio Lanfranchi



Modena, 14 marzo 2010

sabato 13 marzo 2010

Lanfranchi a Modena: ogni cambiamento arricchisce lo spirito

Alla diletta Arcidiocesi di Modena-Nonantola

Alla Chiesa di Dio che è a Modena-Nonantola: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e del Signore Gesù Cristo.
Facendo mie le parole dell’Apostolo Paolo alle sue Chiese, vi indirizzo il mio primo messaggio contemplando in voi l’amore di predilezione di Dio e la passione per la storia che condividete e costruite con quanti abitano nel medesimo territorio e ambiente.
Ho accolto la decisione del Santo Padre con trepidazione e un po’ di turbamento interiore per il delicato compito che mi viene affidato, soprattutto se rapportato alla mia povertà. Da quel momento ho cominciato a portarvi nel mio cuore, nei miei pensieri e nelle mie preghiere. Sono certo che altrettanto avviene in voi.
Esprimo anzitutto la mia gratitudine al Papa Benedetto XVI per la grande fiducia che mi accorda e rinnovo la mia filiale devozione e affetto.
Saluto poi con fraterno affetto e grande riconoscenza l’Arcivescovo Mons. Benito Cocchi che dal 1996 è alla guida dell’Arcidiocesi. Sono certo che non verrà meno il legame con questa Chiesa per la quale ha profuso con sapienza, passione evangelica e attenzione alle persone e alle situazioni di tutta la popolazione modenese tutte le sue energie negli anni del suo ministero e che continuerà ora in particolare quel servizio preziosissimo che è l’intercessione presso Dio. A lui mi affido come un figlio al padre per essere introdotto all’esercizio episcopale in mezzo a voi.
La scarsa conoscenza che ho della Diocesi mi porta a venire a voi con quella novità e libertà di spirito che, sono certo, si tradurranno in stupore e riconoscenza al Signore per la ricca tradizione che la Diocesi vanta e per le luminose pagine di santità e di cultura, scritte in ogni comunità, che verrò gradualmente a scoprire e che faranno crescere in me il desiderio di essere strumento perché se ne possano scrivere altre nella storia di oggi.
Mi accompagnano fin da ora alcune convinzioni che mi sento di comunicarvi.
Il Signore ha promesso il centuplo a chi avrebbe lasciato tutto per seguirlo.
Nel mio variegato ministero ho sperimentato la verità di questa parola del Signore. Ad ogni distacco, ad ogni cambiamento a cui sono stato chiamato, il Signore mi ha arricchito con nuove relazioni, con nuovi fratelli e sorelle nella fede. Ora Egli mi chiama a lasciare la Diocesi di Cesena-Sarsina, che amo molto e dove fin dall’inizio mi sono sentito a mio agio per il calore e l’affetto con cui sono stato accolto, che mi hanno permesso di pormi con grande libertà interiore in ogni ambiente. Grazie Cesena-Sarsina, sarai nel mio cuore e nelle mie preghiere. Avrò modo di dilungarmi su questo nel momento del commiato.
Sono sicuro che la fatica del distacco sarà compensata dalla gioia della nuova parentela spirituale, che si aggiunge, formata da tutti voi, carissimi modenesi: presbiteri, diaconi permanenti, religiosi, laici. E’ un grande dono del Signore.
Vengo a voi con il desiderio di tradurre la comunione, in cui già siamo per l’azione vivificante dello Spirito, in quella fraternità che rende vivi e dà vigore alla missione.
Sono convinto che la ricchezza delle comunità sia data dalle persone. Ciascuna di esse è un principio originale di sensibilità, esperienza, relazioni. Siamo costituiti nelle e dalle relazioni. L’evangelizzazione passa fondamentalmente attraverso le relazioni. Vengo a voi con la disponibilità e il desiderio di accogliere e valorizzare i doni suscitati in voi dallo Spirito per adempiere la missione affidata alla chiesa.
Sento rivolte a me le parole del Signore a Paolo a Corinto: “ Non avere paura…perché io sono con te…perché io ho un popolo numeroso in questa città” ( At 18, 9- 10 ).
Il Signore ha un popolo numeroso a Modena, un popolo che abbraccia ogni persona, al di là della sua fede e della sua appartenenza alla comunità cristiana.
Vorrei guardare ad ogni persona con quell’amore con cui è guardata dal Signore. A tutti il Signore ci manda per portare il Vangelo, la Buona Notizia dell’amore di Dio per l’uomo.
La Beata Vergine Maria, nostra Madre, ci protegga e sostenga il nostro cammino. Intercedano per noi i Santi Patroni Geminiano e Silvestro.
Nell’attesa di incontrarvi, invoco su di voi la benedizione del Signore.

+ Antonio Lanfranchi

Modena, 11 marzo 2010

Monsignor Lanfranchi entra a Modena

Domani, domenica 14 marzo, è il giorno dell’ingresso del vescovo piacentino monsignor Antonio Lanfranchi nell’arcidiocesi di Modena-Nonantola.
Alle ore 15 i giovani accoglieranno il nuovo arcivescovo nella chiesa di S. Agostino. Dopo il saluto, monsignor Lanfranchi si recherà nella Chiesa del Voto, dove riceverà il saluto delle autorità civili. Alle ore 16 avrà inizio la celebrazione in Cattedrale.
L’ingresso alla navata centrale è riservato alle persone in possesso di pass. Per i fedeli sono di libero accesso le navate laterali, con soli posti in piedi, e la tensostruttura in Piazza Grande, con posti a sedere per 800 persone.
Al suo ingresso, monsignor Lanfranchi ha invitato i sindaci di tutti i comuni del territorio della Diocesi.
Saranno presenti alla celebrazione d’ingresso i vescovi della regione emiliana mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, mons. Carlo Mazza, vescovo di Fidenza, mons. Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia – Guastalla e mons. Lorenzo Ghizzoni, ausiliare nella stessa diocesi, mons. Elio Tinti, vescovo di Carpi, mons. Benito Cocchi, predecessore in diocesi di mons. Lanfranchi; saranno inoltre presenti mons. Lino Pizzi, vescovo di Forlì-Bertinoro, i due vescovi emeriti mons. Sergio Govi e mons. Germano Bernardini, il nunzio apostolico mons. Giuseppe Bertello, il vescovo di Brescia mons. Luciano Monari, che scelse mons. Lanfranchi come Vicario generale, mons. Piero Marini, mons. Lino Garavaglia, predecessore di Lanfranchi a Cesena e mons. Bernardo D’Onorio, vescovo di Gaeta, benedettino.
Nella settimana successiva al suo ingresso in diocesi, monsignor Lanfranchi incontrerà i giovani martedì 16 e martedì 23 marzo, nel percorso di Quaresima dei Martedì del Vescovo. Giovedì 18 marzo sarà al Centro Oncologico Modenese e domenica 21 marzo, alle ore 17.30 presiederà l’Eucarestia nella con cattedrale di Nonantola. Il primo appuntamento civile sarà il 15 marzo, all’inaugurazione della sede della Guardia di Finanza.

giovedì 28 gennaio 2010

Lanfranchi, il saluto alla diocesi di Cesena-Sarsina

Alla diletta Diocesi di Cesena-Sarsina


La decisione del Papa Benedetto XVI di nominarmi Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola ha suscitato in me immediati e contrastanti sentimenti, come è facile immaginare.
Anzitutto intendo manifestare profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia espressa alla mia persona per il delicato compito affidatomi, che suscita in me trepidazione, ma anche abbandono sereno all’azione dello Spirito Santo .
Ai Modenesi apro fin da adesso il mio cuore in un’accoglienza grande e manifesto il mio desiderio di spendermi con tutte le energie che il Signore vorrà donarmi per camminare con loro come fratello e padre alla luce del Vangelo di Gesù Cristo, la Bella Notizia di Dio per l’uomo, nella gioia di sentirci Chiesa.
Ai Cesenati tutti in questo tempo, in cui rimarrò ancora vescovo di Cesena-Sarsina prima del mio ingresso a Modena, non mancherò di manifestare il mio legame profondo con loro maturato in questi anni e il significato che ha avuto per me il servizio episcopale in questa Diocesi e in questa Città.
Ora vorrei solo manifestare anzitutto il mio grazie sincero a tutti.
Come ho avuto modo di dire più volte mi sono sentito accolto e accettato fin dall’inizio con grande cordialità e questo mi ha permesso di muovermi e di pormi con spontaneità e libertà interiore in ogni ambiente e con ogni persona. Ho cercato di essere “vescovo tra la gente e con la gente”, traducendo il motto di Sant’Agostino “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”. Non mi sarei potuto sentire vescovo senza condividere la fede e il comune destino. Così ho cercato di farmi carico delle preoccupazioni, delle sofferenze, dei problemi delle persone che incontravo, ma anche di gioire per le cose belle, e sono molte!, che vedevo realizzate. Così come ho sentito la condivisione di tanti miei ideali e il sostegno dell’affetto e della preghiera in momenti di sofferenza e di difficoltà. Ora sento molto la fatica del distacco, ma so che l’obbedienza non spegne le relazioni costruite, ma dà la possibilità di allargare la parentela spirituale aggiungendo nuovi fratelli.
Chiedo scusa se i miei limiti mi hanno impedito di essere attento a tutti come avrei voluto.
Questi sentimenti immediati mi sentivo di comunicare subito, rimandando tutto il resto ad altra occasione. Intanto vorrei vivere questo tempo in cui resto alla guida della Diocesi con quell’impegno e quella naturalezza necessari come se dovessi rimanervi ancora a lungo.
A tutti chiedo di accompagnarmi con la preghiera.

Antonio Lanfranchi, vescovo

mercoledì 27 gennaio 2010

Lanfranchi a Modena, le congratulazioni di Ambrosio

Sono molto lieto di comunicare ai sacerdoti e ai fedeli laici che il Santo Padre ha nominato Sua Eccellenza Mons. Antonio Lanfranchi arcivescovo di Modena-Nonantola.
Ci complimentiamo vivamente con questo figlio della nostra Chiesa che, sia pur con diversi impegni a Roma, ha sempre mantenuto forti legami con la diocesi di Piacenza-Bobbio che ha servito come educatore e docente nel Seminario, come assistente dell’Azione Cattolica e poi come Vicario generale.
Il 3 dicembre 2003 il Papa lo ha eletto vescovo di Cesena - Sarsina. Ed ora, in quanto arcivescovo di Modena - Nonantola, mons. Lanfranchi ricupera un più stretto legame con la nostra Chiesa: la nostra diocesi infatti fa parte, insieme a quelle di Fidenza, di Parma, di Carpi, di Reggio Emilia - Guastalla, della metropolia di Modena - Nonantola.
Ci rallegriamo molto per questa maggior vicinanza alla nostra diocesi. Ma soprattutto gli assicuriamo, insieme all’affetto e all’amicizia, la nostra preghiera perché possa svolgere, con la luce e la forza dello Spirito, il suo ministero di pastore della Chiesa di Modena - Nonantola.

+ Gianni Ambrosio
vescovo di Piacenza-Bobbio