E' il settimo parlamentare piacentino, solo che è macedone e siede nell'assemblea di Skopje, capitale della repubblica di Macedonia. Risto Manchev, ingegnere, 42 anni, sposato, una figlia di cinque anni, è a Piacenza dal 2004 quando è arrivato in Italia in cerca di un lavoro. Dal 2011 parlamentare all'estero della Macedonia, in questi giorni incontrerà le istituzioni piacentine per presentarsi e per intraprendere un discorso di collaborazione. Fondamentale in tempi di crisi.
Manchev a Piacenza ha fondato un'impresa edile di cui è titolare. «La crisi la sentiamo più qui che in Macedonia - ammette -; da noi la crisi c'è da sempre e purtroppo ci siamo abituati. Anche se adesso con il nostro governo stiamo mettendo mano alle riforme necessarie per entrare in Europa. Entro la fine dell'anno abbiamo gli incontri preliminari e il nostro obiettivo è quello di entrare nell'Unione».
Gli onorevoli del parlamento di Macedonia sono 123, 120 residenti sul loro territorio nazionale e tre all'estero, impegnati a tenere i contatti con quel piccolo esercito di concittadini - la Diaspora - che per varie ragioni, soprattutto la ricerca di un lavoro, si è spostato in tutto in mondo. Manchev è il responsabile della Diaspora di tutta Europa e, come parlamentare, percepisce uno stipendio di mille euro (un quattordicesimo di un parlamentare italiano) più le indennità di trasferta.
Membro del Vmro-Dpmne, partito di destra attualmente al governo, è nato a Strumica, in Macedonia, nel 1969, la provincia da cui arrivano i macedoni di Piacenza. Si è laureato in ingegneria edile alla Ss. Cyril e Methodius University. E' membro delle commissioni parlamentari sulle questioni europee, sull'economia, sui trasporti e le comunicazioni; è anche nel Concilio di bilancio del parlamento macedone e fa parte della commissione per le relazioni intercomunitarie, oltre che dei gruppi parlamentari per la cooperazione con il parlamento della repubblica federale di Germania e con il parlamento italiano. Le ultime elezioni legislative in Macedonia si sono svolte a giugno 2011. Si è trattato di consultazioni anticipate, indette in seguito a forti divergenze tra maggioranza e opposizione. E' stato confermato alla guida dell'esecutivo Nikola Gruevski, leader del partito conservatore Vmro-Dpmne (Organizzazione rivoluzionaria interna macedone-Partito democratico per l'unità nazionale).
In Italia ci sono circa 90mila macedoni, tremila nel Piacentino: «I nostri connazionali sono onesti lavoratori e perfettamente integrati nel tessuto sociale. Devo ringraziare i piacentini per la loro accoglienza, le istituzioni, anche quella religiosa. Noi siamo ortodossi ma l'autorità cattolica diocesana ci ha messo a disposizione una chiesa, quella di San Fermo. Per questo la voglio ringraziare anche a nome del mio governo».
Lingua, lavoro, casa, integrazione, sono i passaggi fondamentali che ogni straniero si trova ad affrontare in un nuovo paese. «Il problema maggiore dei macedoni di Piacenza è al loro interno - osserva Manchev -: è necessario che si riuniscano in associazione e individuino dei rappresentanti per dialogare con le istituzioni e per manifestare le varie necessità. Ad esempio ci servirebbe una sala per ritrovarci insieme». Tra le iniziative piacentine si vorrebbe inviare sul territorio un insegnante di lingua macedone per mantenere i contatti con le origini. Poi lo sviluppo dei rapporti tra Piacenza e la Macedonia, in particolare Strumica. Si pensa ad un gemellaggio tra le due città e ad un incontro con Confindustria per illustrare agli industriali piacentini le agevolazioni fiscali in territorio macedone.
Federico Frighi
14/11/2012 Libertà
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giovedì 22 novembre 2012
giovedì 4 novembre 2010
San Fermo ai macedoni gratis per altri sei anni
Ecco un esempio di collaborazione-integrazione tra religioni diverse: cattolici e cristiano-ortodossi macedoni.
La chiesa di San Fermo rimarrà ai mecedoni ortodossi per i prossimi sei anni. E' stata infatti rinnovata recentemente la convenzione tra il gruppo di fedeli ortodossi piacentino e la parrocchia di San Sisto, proprietaria della struttura. I macedoni avranno la chiesa in comodato gratuito fino al settembre del 2016. In pratica viene rinnovata la convenzione stipulata sei anni fa sempre dal parroco don Giuseppe Formaleoni, con il consenso dell'allora vescovo di Piacenza-Bobbio, Luciano Monari. Oggi il vescovo Gianni Ambrosio ha dato il suo benestare a che il rapporto continui. La chiesa di San Fermo era stata chiusa nel 1978 perché in condizioni fatiscenti con il tetto che faceva entrare la pioggia. Dopo la realizzazione di alcuni lavori necessari, nel 2004 la concessione in uso gratuito ai macedoni ortodossi di Piacenza, una comunità ormai integrata nel tessuto sociale locale e che conta circa mille persone. «E' stata una decisione intelligente e giusta quella di affidare San Fermo ai cristiani ordossi - ha commentato il parroco di San Sisto, don Giuseppe Formaleoni -. Grazie a loro il tempio è nato a nuova vita». I macedoni hanno infatti realizzato piccoli lavori all'interno e all'esterno della chiesa completando, ad esempio, l'impianto di illuminazione e arrendandola con il ciclo delle icone e l'altare. Una sinergia tra cristiani ortodossi e cattolici che potrebbe essere ripetuta anche con altre confessioni religiose...
LIbertà, 29/10/2010
La chiesa di San Fermo rimarrà ai mecedoni ortodossi per i prossimi sei anni. E' stata infatti rinnovata recentemente la convenzione tra il gruppo di fedeli ortodossi piacentino e la parrocchia di San Sisto, proprietaria della struttura. I macedoni avranno la chiesa in comodato gratuito fino al settembre del 2016. In pratica viene rinnovata la convenzione stipulata sei anni fa sempre dal parroco don Giuseppe Formaleoni, con il consenso dell'allora vescovo di Piacenza-Bobbio, Luciano Monari. Oggi il vescovo Gianni Ambrosio ha dato il suo benestare a che il rapporto continui. La chiesa di San Fermo era stata chiusa nel 1978 perché in condizioni fatiscenti con il tetto che faceva entrare la pioggia. Dopo la realizzazione di alcuni lavori necessari, nel 2004 la concessione in uso gratuito ai macedoni ortodossi di Piacenza, una comunità ormai integrata nel tessuto sociale locale e che conta circa mille persone. «E' stata una decisione intelligente e giusta quella di affidare San Fermo ai cristiani ordossi - ha commentato il parroco di San Sisto, don Giuseppe Formaleoni -. Grazie a loro il tempio è nato a nuova vita». I macedoni hanno infatti realizzato piccoli lavori all'interno e all'esterno della chiesa completando, ad esempio, l'impianto di illuminazione e arrendandola con il ciclo delle icone e l'altare. Una sinergia tra cristiani ortodossi e cattolici che potrebbe essere ripetuta anche con altre confessioni religiose...
LIbertà, 29/10/2010
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