Piacenza - «Oggi noi sacerdoti celebriamo il dies natalis di don Antonio, della sua nascita al cielo». Così il vescovo Gianni Ambrosio si è rivolto alle circa mille persone presenti ieri alla Santissima Trinità per salutare lo storico parroco fondarore, monsignor Antonio Tagliaferri, scomparso martedì all'età di 91 anni. Il vescovo cita il Vangelo del Mercoledì santo dove i discepoli chiedono a Gesù: «Dove vuoi che ti prepariamo per mangiare la Pasqua?».
«Don Antonio ha preparato la sala, il grande e maestoso edificio di questa chiesa con tutto ciò che vi ruota attorno - continua il vescovo -. Prima ancora ha preparato i cuori e le menti che formano la comunità, l’Azione Cattolica, gli Scout, il Cammino neocatecumeale, un impegno su ogni fronte per donare la Parola, per celebrarla, per viverla». Poi, rivolgendosi direttamente ai tanti parrocchiani, «avete avuto molte occasioni di rendervi conto della grazia della presenza del Signore in mezzo a voi nel lungo ministero pastorale di don Antonio. Ha fondato e retto questa parrocchia con grande dedizione, un ministero con profonde trasformazioni in questo quartiere e in questa città. Don Antonio ha tenuto ben saldo il timone della fede, sapendo che la verità e la grazia hanno sorgente in Cristo Gesù. Egli appartiene a quei servitori di Cristo verso i quali la comunità cristiana ha sempre grandi debiti di riconoscenza».
Così l’attuale parroco, monsignor Riccardo Alessandrini: «L’avventura pastorale di don Antonio continuò tra tanta povertà e tra immensi sacrifici. Ma avvenne il miracolo: nacque prima la comunità di persone, poi la cripta, la casa parrocchiale, la chiesa superiore, la scuola materna. Prima la parrocchia, poi il quartiere. Fino alla fine don Antonio amava ricordare che tutto ciò era da attribuire ad un intervento di San Pio da Pietrelcina. Portava scolpita nel suo cuore la memoria di quella frase: “Va, fa sta chiesa, essa renderà grande gloria a Dio”».
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venerdì 10 aprile 2009
giovedì 9 aprile 2009
Don Antonio fedele al Papa. Oggi i funerali
Piacenza - Un pellegrinaggio incessante, almeno mille persone nella sola giornata di ieri, chi in gruppo, chi alla spicciolata, ha reso omaggio a monsignor Antonio Tagliaferri. Lo storico parroco fondatore della Santissima Trinità è spirato nel pomeriggio di martedì all’età di 91 anni. La camera ardente - semplicemente la bara adagiata su un tappeto e un ramo di palma alla sua destra - è stata allestita nella basilica superiore ai piedi del grande affresco di Kiko Arguello. Monsignor Tagliaferri è lì, il volto coperto da un velo, la tunica di lino bianco con la stola simbolo del presbiterato. È stato lo stesso don Antonio, dicono i cari amici, a volere così. Ha disposto tutto anche per il giorno dell’addio terreno, perfino i canti che saranno eseguiti questo pomeriggio. (funerali ore 15 Santissima Trinità)
«È morto per il Papa, ha donato la sua vita a Benedetto XVI e glielo ha anche fatto sapere» racconta commosso l’oncologo Alfredo Signaroldi, uno degli ultimi che ha parlato con don Antonio, domenica sera. «Era pronto per la sua dipartita - ricorda -, confidava nella misericordia di Dio e affidava la sua vita al Santo Padre che negli ultimi tempi aveva visto in difficoltà». Don Andrea Campisi era uno dei suoi ragazzi. Alla Santissima Trinità, sotto la sua guida, è maturata la vocazione al sacerdozio. «E' stato un pastore che ha saputo guardare lontano - osserva -, sempre, anche in età avanzata>.
«Ho avuto la grazia di conoscere don Antonio - dice Massimo Seccaspina, educatore del Servizio psichiatrico -, per la mia vita è stato un incontro fondamentale. Lo ricordo come una persona di grande umanità e fede, un uomo colto ma semplice, un uomo che incantava a sentirlo parlare, un uomo di grande carità».
Uno dei collaboratori più vicini a monsignor Tagliaferri era l’architetto Carlo Ponzini, chiamato a continuare il progetto di Baciocchi per il Tempo della Fraternità Universale (la Santissima Trinità). «Ci arriveremo, se il Signore lo vorrà» è convinto Ponzini, al quale don Antonio ha confessato uno dei suoi ultimi desideri: «Realizzare due altari nella navata della basilica: uno per il tabernacolo, l’altro dedicato alla vergine Maria».
fri
Il testo integrale su Libertà del 9 aprile 2009
«È morto per il Papa, ha donato la sua vita a Benedetto XVI e glielo ha anche fatto sapere» racconta commosso l’oncologo Alfredo Signaroldi, uno degli ultimi che ha parlato con don Antonio, domenica sera. «Era pronto per la sua dipartita - ricorda -, confidava nella misericordia di Dio e affidava la sua vita al Santo Padre che negli ultimi tempi aveva visto in difficoltà». Don Andrea Campisi era uno dei suoi ragazzi. Alla Santissima Trinità, sotto la sua guida, è maturata la vocazione al sacerdozio. «E' stato un pastore che ha saputo guardare lontano - osserva -, sempre, anche in età avanzata>.
«Ho avuto la grazia di conoscere don Antonio - dice Massimo Seccaspina, educatore del Servizio psichiatrico -, per la mia vita è stato un incontro fondamentale. Lo ricordo come una persona di grande umanità e fede, un uomo colto ma semplice, un uomo che incantava a sentirlo parlare, un uomo di grande carità».
Uno dei collaboratori più vicini a monsignor Tagliaferri era l’architetto Carlo Ponzini, chiamato a continuare il progetto di Baciocchi per il Tempo della Fraternità Universale (la Santissima Trinità). «Ci arriveremo, se il Signore lo vorrà» è convinto Ponzini, al quale don Antonio ha confessato uno dei suoi ultimi desideri: «Realizzare due altari nella navata della basilica: uno per il tabernacolo, l’altro dedicato alla vergine Maria».
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Il testo integrale su Libertà del 9 aprile 2009
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