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lunedì 12 settembre 2011

Padre, madre, due figli, cane: ecco la famiglia in crisi

Padre, madre, due figli, un cane. Ecco la famiglia in crisi. Quella borghese che vive senza l'aiuto della comunità, perchè l'uomo è fatto non per vivere solo ma per stare con la tribù. E se la tribù non c'è o non funziona, allora crolla tutto. Si è da poco conclusa a Piacenza la Festa della Famiglia. Ho avuto l'occasione di partecipare a due momenti: uno sulla scuola e uno sul confronto tra il poeta Rondoni e il vescovo Brambilla. In particolare il secondo non è apparso così scontato.

La famiglia è in crisi perché non c'è più la comunità da cui trae forza ma anche perché è diventata una famiglia borghese, una famiglia d'appartamento che, appunto, si apparta.
La tesi è del poeta Davide Rondoni e la sottoscrizione in pieno del vescovo ausiliare di Milano, il teologo Franco Giulio Brambilla, mostra come la Festa della Famiglia non sia affatto così scontata. L'apertura ufficiale fa riflettere, dunque, dopo una serie di interessanti anteprime che hanno animato in questi giorni il centro della città. Nella sede di Palazzo Galli, ieri pomeriggio, il poeta Rondoni e il vescovo Brambilla hanno aperto la quarta edizione della Festa davanti al sindaco Roberto Reggi, al presidente della Provincia Massimo Trespidi e al vescovo Gianni Ambrosio che hanno portato i loro saluti. Presenti anche il padrone di casa, l'avvocato Corrado Sforza Fogliani, e naturalmente la presidente del Forum delle Famiglie, Sannita, Luppi che ha introdotto gli ospiti.
La famiglia è qualche cosa di grande e si parte dal concetto di dismisura. «Il cuore desidera cose grandi, ma quanto grandi? La parola grande sembra dire una quantità ma non la definisce - osserva il poeta -. Le cose grandi che il cuore desidera non hanno misura». Tre esperienze di questa dismisura: «La prima è, appunto, l'amore. Poi il perdono, quella cosa per la quale Francesco d'Assisi qualifica l'uomo nell'universo. Il perdono è ciò che qualifica l'uomo è l'atto supremo della libertà, tutto il resto della natura è soggiogato dalla legge causa-effetto. Il lupo non perdona, la pianta non perdona, l'uomo sì». Ancora: «La terza esperienza è il miracolo, anche come prodigio normale, come percezione della vita e delle cose come miracoli. Mi piace stare al mondo percependo la vita in odore di miracolo, nel senso che le cose non mi sono dovute; quando percepiamo la vita così noi percepiamo una grandezza. Se percepisci la vita come miracolo, ecco allora che è smisurato anche il volto dei tuoi figli».
«Ora, perché ragazzi si ubriacano - si chiede il poeta -? Perché cercano la dismisura e non la trovano nella nostra noia. Abbiamo tolto l'arte, Dio, la gioia, è chiaro che i ragazzi cercano la dismisura in qualche modo. Quando nei rapporti degli adulti c'è solo il calcolo, ci stupiamo che i ragazzi cerchino la dismisura? Troppo comodo». Come fare esperienza di questa dismisura ogni giorno? «Cogliendo la grandezza nell'amicizia e negli incontri» dice il poeta; e affonda: «L'uomo non è fatto per la famiglia ma per la tribù. Oggi quella che è in crisi è la famiglia borghese, padre, madre, figlio e cane. Oggi passa questa come idea di famiglia, ma è un organismo assurdo». «Nessuna famiglia resiste e cresce se non dentro la comunità - è convinto Rondoni -, è l'organismo più vasto che la tiene in piedi. Se la famiglia è in crisi è perché non c'è più la comunità; insistere troppo sulla tenuta della famiglia quando non c'è più la tribù può essere controproducente».
L'orizzonte deve essere più grande: «Ad esempio Dio. Sennò un ragazzo non trova la grandezza nella famiglia e non vive per questa. Ricordiamoci di questa dismisura: quando nasce un figlio ti chiedi chi è».
Tocca al vescovo: «Tutto sottoscrivo, anche la questione della famiglia borghese e della tribù. Sono d'accordo sul fatto che noi non ci accorgiamo del vero bambino che nasce. Credo che dobbiamo lasciarci sorprendere dalla vita dal modo in cui il bambino nasce». «L' essere sorpresi - sottolinea monsignor Brambilla - è ciò che noi dobbiamo custodire della famiglia, non nel suo involucro borghese nella quale è stata confinata, la famiglia d'appartamento che vive appartata». «Ai ragazzi della cresima dico sempre - evidenzia - che il dono della vita, lo spazio protetto della casa, l'affetto, la lingua come senso delle cose, il filo rosso della fede sono le componenti che fanno diventare grandi, sono i cinque doni che si hanno nello zaino da ragazzini e che occorre fare propri per diventare grandi e dunque partire. Uscire dalla prima casa per costruire la nuova».
Federico Frighi


04/09/2011 Libertà

Sta nell'informazione, ma anche nel coinvolgimento dei ragazzi e nell'autorevolezza degli insegnanti, il segreto per recuperare l'alleanza tra scuola e genitori. Così almeno la pensano alla Festa della Famiglia che ieri sera ha puntato l'attenzione sulla figura del ragazzo-studente.
In piazzetta Mercanti, hanno provato a dare consigli utili al mondo della scuola Roberto Carnero, docente al liceo scientifico di Novara, Alex Corlazzoli, maestro elementare, padre Stefano Gorla, direttore del Giornalino. A moderare, Elisa Chiari, giornalista di Famiglia Cristiana. «Sono gli anni migliori quelli della scuola? Penso di sì anche se forse non ce ne si rende conto - inizia Carnero -, perché la struttura scolastica sembra un poco un carcere. Gli ultimi governi di tutti i colori, poi, hanno massacrato la scuola pubblica con tentativi di risparmio mascherati da riforma. Oggi la difficoltà dei docenti è una certa demotivazione che non consente di esprimere al meglio questo lavoro». Corlazzoli ha scritto anche un libro: "Diario di un maestro di campagna". «È vero che ci hanno un poco derubati - evidenzia - della passione di fare l'insegnante, ma non del tutto perchè il maestro è prima di tutto un cittadino». E così anche i ragazzi: «Quando entro in classe la prima cosa che faccio è leggere i nomi delle 800 vittime della mafia in Italia, poi, tutti i giorni, leggo con loro i giornali. E' necessario che l'insegnante rischi un poco di suo».
«Una delle cose più interessanti che ho trovato parlando con i ragazzi - osserva padre Gorla - è che la scuola è lo spazio in cui si possono formare grandi alleanze. Qui i ragazzi imparano a confrontarsi con gli adulti che non sono i loro parenti. Penso che sia anche il periodo delle grandi passioni, ad esempio la lettura». Il rapporto tra scuola e famiglia non è sempre facile, anzi. «A parte che oggi il genitore tende a farsi avvocato difensore del figlio - evidenzia Carnero -, oggi la figura dell'insegnante è vittima di un certo discredito sociale. Se l'insegnante recupererà autorevolezza allora tornerà l'alleanza con i genitori».
«Uno dei problemi è la reciproca mancanza di comunicazione - lo segue a ruota il maestro scrittore -. La scuola, ad esempio, fa fatica a comunicare gli obiettivi dei piani di offerta formativa. Diversamente, i genitori vanno costantemente informati (come faceva il maestro Lodi) ». Non solo: «I ragazzi rappresentano un ponte tra scuola e famiglia - è convinto padre Gorla -. Se il ponte non sarà costruito sulle loro teste, se ci sarà un confronto non solo sui voti ma sulle relazioni, allora riuscirà ad unire le due parti». Consigli utili ma per pochi intimi, ieri ai piedi del Gotico. Decisamente più frequentati i calzini mostriciattoli di Manuela Monari (autrice de "Il mostro nella lavatrice") che, poco prima, ha incantato i più piccoli con il suo spettacolo-laboratorio.
Federico Frighi


03/09/2011 Libertà

martedì 21 settembre 2010

Risé: figli bamboccioni se i padri sono assenti

Dopo Eugenia Scabini ecco una sintesi dell'intervento dello psicoterapeuta Claudio Risé alla Festa della famiglia tenutasi a Piacenza lo scorso fine settimana, nell'articolo uscito su Libertà.


(fri) Giovani bamboccioni attaccati alla gonna domestica, privi non solo del coraggio ma anche della voglia stessa di uscire di casa, farsi una vita e sentimenti propri. La colpa è dei padri. Così la pensa Claudio Risè, altro ospite della prima giornata della Festa della Famiglia. Dal palco di Palazzo Gotico lo psicoterapeuta e scrittore traccia la storia di vita del padre, da troppo tempo assente dall’agenzia educativa familiare. «Nell’Ottocento si dimette definitivamente dalla figura dell’educatore - evidenzia - lasciando il compito alla madre e diventando amministratore delegato della famiglia».
Lontananza accentuata poi dalle vicende delle due Guerre Mondiali, il cui effetto sull’agenzia educativa famiglia arriva sino ad oggi. Un momento storico in cui il padre comincia finalmente a comprendere l’importanza e la bellezza dei figli dopo anni di assenza. La conseguenza più grave di questa lontananza, secondo Risé, sta nel fatto che, «rimanendo i bambini legati alle madri, da adulti faranno una grande fatica ad avere una propria vita, una propria professione e quindi anche legami sentimentali o familiari».
«Se i figli oggi fanno fatica ad uscire di casa - è convinto Risé - è perchè è mancata la spinta vitale dei padri. Non solo: anche lo spirito identitario essenziale per comprendere vocazioni e chiamate, nonché lo spirito del sacrificio e del dolore».

Libertà, 19 settembre 2010

lunedì 20 settembre 2010

Famiglia, l'alternativa ai social network

La famiglia come nucleo centrale della società umana. Ne hanno parlato nella Grande Festa della Famiglia, appena terminata a Piacenza, a cui Libertà ha dato ampio risalto nelle sue pagine. Di seguito pubblico l'articolo con alcuni dei pensieri della professoressa Eugenia Scabini che ho incontrato a Palazzo Gotico.


La famiglia come alterativa vera e concreta al mondo virtuale di Facebook e dei vari social network. E’ uno dei messaggi che arriva dalla Festa della Famiglia al via ieri pomeriggio a Palazzo Gotico. Un appuntamento organizzato dal Forum delle associazioni familiari di Piacenza assieme a il Nuovo Giornale e a Diesse Emilia Romagna (didattica e innovazione scolastica). Un appuntamento che sta diventando una tradizione (sia pure giovane, visto che siamo solo al secondo anno); ma soprattutto un’esigenza di testimoniare un modello di vita oggi passato in secondo piano. Un declassamento generalizzato nonostante l’impegno delle istituzioni, almeno a Piacenza.
Il sindaco Roberto Reggi dal palco afferma che la famiglia è «la cellula fondamentale della comunità» e ricorda che, in epoca di tagli, il Comune emette il secondo bando per le famiglie in difficoltà per la perdita di lavoro. ll presidente della Provincia, Massimo Trespidi, lo segue a ruota parlando di una famiglia che deve essere «al centro della società» ed evidenzia l’impegno per la costituzione dell’Agenzia per la famiglia. Si continua con la relazione di Eugenia Scabini, direttore del Centro Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia e preside di psicologia in Cattolica. «Il primo lavoro da fare è proprio quello di comunicare a riflettere sull’importanza pubblica della famiglia - dice, dopo l’introduzione di Sannita Luppi -. Laddove questi legami non si difendono, si produce una povertà materiale e morale del tessuto sociale che deve far risvegliare la coscienza non solo dei singoli ma della società tutta». «La famiglia - continua - deve essere considerata importante: lo si dice sempre, poi quando si ha a che fare con i problemi economici tutto scompare. Occorre che chi ha responsabilità traduca in azioni concrete questa idea che lascia sempre tutti consenzienti quando se ne parla».
Altra questione: «Occorre che gli adulti si mettano insieme per riscoprire la loro funzione educativa senza farsi guerra; come spesso capita con il genitore che si mette contro l’insegnante per salvare il proprio bambino o l’insegnante che vede la famiglia come una minaccia; insieme occorre trovare delle soluzioni condivise nei vari ambiti in cui i giovani crescono».
Il salone di Palazzo Gotico è abbastanza è pieno, per una giornata incerta come quella di ieri, e al suo ingresso funziona un vivace servizio di babysitteraggio. La professoressa Scabini parte proprio da qui. «Questa manifestazione è importante perché si parla di cose concrete - è convinta -. La gente effettivamente si incontra, riflette, gioca. Insieme.
Trovo che questa cosa sia fondamentale in una società come quella di oggi, molto rarefatta, che passa attraverso sistemi anonimi come quelli che vanno tra i giovani. Da questa festa si fa esperienza di che cosa sono i legami vitali veri, di che cosa portano confrontati con quelli virtuali, tipo il mondo di Facebook o degli altri social network. Sono utili pure loro, ma non se diventano la comunità prevalente dei nostri giovani».
Federico Frighi


Libertà, 19 settembre 2010

venerdì 24 ottobre 2008

Vivere con cinque figli, di cui uno disabile, con duemila euro al mese? Basta crederci

Piacenza - «Vivere in sette con meno di duemila euro al mese ed un figlio disabile si può. Basta credere nella divina provvidenza». Parola di Maria Grazia Ballerini, mamma a tempo pieno con cinque figli da crescere - Isabella di 17 anni, Michela (15), Alberto (13), Luca (8), Riccardo (5) -; assieme al marito Luigi Belfanti, agente di commercio. «Guardi, io non so come faccio ad arrivare alla fine del mese - risponde alla domanda che tutti le fanno quando la incontrano - però ci arrivo». L’unica fortuna della famiglia Belfanti è quella di avere un appartamento di proprietà, in un condominio qualsiasi in zona Stadio. «Ce lo ha messo a disposizione mia suocera - spiega Maria Grazia - e almeno non dobbiamo pagare affitti». Per il resto? «Per il resto viviamo alla giornata. Ogni giorno ci troviamo a superare delle vere e proprie prove. Lo Stato non ci aiuta e le tasse sono alte; c’è sempre da tirare la cinghia, da fare i conti su che cosa e a chi dare la priorità. Ciò nonostante viviamo sereni, a noi e ai nostri figli non manca nulla di necessario». La fede aiuta parecchio: «Noi crediamo che ci sia il Signore che ogni giorno provvede, è bello sapere che c’è la provvidenza divina. Obiettivamente, se dovessi guardare tutto questo con gli occhi del mondo avrei paura. Se io pensassi che non esiste nulla, sarei veramente piccola e sola. Forse non avrebbe senso crescere così tanti figli».
«Anche loro si sentono responsabili - continua - si rendono conto delle difficoltà; a volte mi stupiscono: si accontentano delle cose semplici e sono capaci di donare a chi sta peggio di loro». Alcuni esempi di sopravvivenza quotidiana: «Ci si sposta a piedi, in bici o con i mezzi pubblici; siamo in sette ma abbiamo una sola macchina: un monovolume Lancia vecchio di dieci anni. Quando andiamo in vacanza tutti assieme facciamo i salti mortali per starci e montiamo un portapacchi». Sì, perché riescono ad andare anche in ferie, come la maggioranza dei piacentini: «Una piccola vacanza la facciamo anche noi: quest’estate siamo andati in Puglia, vicino a San Giovanni Rotondo, in un residence dove fanno sconti per le famiglie numerose». Si vive per gli sconti e le agevolazioni: «Ci sono per i libri di scuola dei ragazzi, poi quelle della Family Card. Ci permettono di risparmiare circa il 10 per cento. È poco, ma mattone su mattone si mette su una casa». Si vive anche grazie alla solidarietà della parrocchia: «Ma anche fuori dalla Santissima Trinità, dalle comunità neocatecumenali. Sono in tanti che ci aiutano». Vestiti, generi alimentari ... «Molte volte sembra impensabile arrivare a fine mese. Ma alla fine ti rendi conto che non sei solo».
fri

Il testo integrale su Libertà del 23 ottobre 2008

giovedì 23 ottobre 2008

FAMIGLIE/Da cinque a 12 figli, le scelte difficili dei genitori coraggio

Piacenza - In tutto il comune di Piacenza sono 212 le famiglie numerose, quelle con più di quattro figli a carico. Il record appartiene ai signori Pagani, Gian Marco e Caterina, con ben 12 figli. Oggi la famiglia si trova a Sydney impegnata nella locale missione delle comunità neocatecumenali. Fanno parte di un calderone ben più ampio che, comprendendo anche anziani a carico, fanno salire a ben 500 i nuclei famigliari formati da almeno 6 persone. Il più numeroso ne ha 14, ce ne sono poi tre con 12, dieci con 10, tredici con 9, ventisette con 8, ottantatré con 7 e ben 364 con 6. Tali dati, forniti dall’Ufficio statistiche del Comune di Piacenza, sono aggiornati al 30 settembre 2008. Da 500, se si parla solo di figli e non di anziani, si scende, come detto, a 212 famiglie. Di queste, un centinaio sono iscritte all’Associazione famiglie numerose presieduta, a Piacenza, da Carlo Dionedi. «Il problema principale - osserva - è che, da una parte l’articolo 31 della Costituzione ci protegge e incoraggia, dall’altra, dati alla mano, viene disatteso. Più ci sono figli più la famiglia è penalizzata. L’esempio classico sono le bollette di luce ed acqua: altissime per me che di figli ne ho otto». «In Francia - fa il confronto - ci sono politiche molto più avanti: più del 3 per cento del Pil viene investito per le famiglie. In Italia lo 0,7 per cento». A Piacenza le cose vanno meglio: «Già dall’ammnistrazione Reggi1 abbiamo ottenuto la Family Card e, recentemente, agevolazioni per le rette delle mense e per le tariffe dell’acqua». Il grosso problema sono le tasse. Leggasi addizionale Irpef comunale: «È fissa allo 0,52 del reddito per chiunque. Anche per un single. Ci dicono che c’è un vuoto di legge, ma in altri comuni, vedasi Parma, lo hanno aggirato rimborsando il 50 per cento dell’addizionale Irpef alla famiglia numerosa». «È una questione di principio, non di soldi» puntualizza Dionedi. L’assessore comunale ai servizi sociali Giovanna Palladini, dal canto suo, conferma che dal prossimo anno la Family card si avvarrà di altre agevolazioni: sconti per il Polisportivo e, probabilmente, anche per il teatro (almeno per i bambini). Poi ci sono i voucher di sollievo (69mila euro la cifra totale), confermati dal Governo anche per il 2009. Domani sera, alle ore 21, intanto, sarà a Piacenza Mario Sberna, presidente nazionale dell’associazione Famiglie numerose. Interverrà a una serata in occasione della premiazione del concorso fotografico “Scatta la famiglia” nella sala delle colonne del Palazzo vescovile (piazza Duomo, 33). “Scatta la famiglia” è stato promosso dal settimanale Il Nuovo Giornale, in collaborazione l’Ufficio comunicazioni della diocesi e il Forum delle associazioni familiari. «L’iniziativa – precisa il direttore del Nuovo Giornale don Davide Maloberti - puntava a promuovere e valorizzare la fotografia e far riflettere su una realtà, la famiglia, che oggi si dà per spacciata e quasi morta, e che invece, di fatto, è il pilastro su cui si regge l’intera società». Prima classificata per la sezione Junior Chiara Seccaspina (2ª Alice Podrecca; 3ª Lucia Labati); per la sezione Senior Emanuele Arruffati (2° Sergio Silva; 3° Davide Demaldè; 4° Paolo Labati; 5° Massimo Seccaspina). Premio speciale a Massimiliano Gerbi.
fri

Il testo integrale su Libertà di oggi 23 ottobre 2008

giovedì 10 aprile 2008

Forum Famiglie, sbagliato non rimborsare l'Irpef

COMUNICATO STAMPA

ANCORA SU FISCO E FAMIGLIA

a seguito dell'approvazione del Bilancio comunale

Apprendiamo dalla stampa locale che un ordine del giorno presentato in Consiglio comunale da Trespidi e Paparo, consiglieri di minoranza, teso a introdurre dei rimborsi dell'addizionale IRPEF comunale in funzione dei carichi familiari, è stato respinto dalla maggioranza.
La proposta mirava a stabilire un minimo di equità nel prelievo fiscale, sulla falsariga della petizione per un “Fisco a misura di famiglia” per cui ancora in questi giorni si stanno raccogliendo firme in tutta Italia. La proposta era inoltre del tutto praticabile anche perchè analogo provvedimento è stato preso dal Comune di Parma solo alcune settimane or sono.
E' stato invece approvato un altro ordine del giorno che prevede borse di studio per le scuole medie, visto che quest'anno per la prima volta la Regione le eroga solo per i primi 3 anni di scuola superiore.
La nostra delusione va ben al di là del mero aspetto economico. Cerchiamo di spiegarci. L’art. 53 della Costituzione recita:“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” L'art. 31 della stessa Costituzione afferma:“La Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”.

Ora noi ci chiediamo: perchè mai il Consiglio Comunale di Piacenza ritiene giusto e opportuno farsi beffe del dettato costituzionale a danno delle famiglie e in particolare di quelle che si prendono la responsabilità di aprirsi alla vita, crescendo ed educando i cittadini di domani? Onestamente, ci sembra anche paradossale che questa chiusura provenga dal Centro-sinistra, per tradizione attento solitamente alle problematiche sociali. Al contrario, si conferma la netta impressione che i nostri governanti ritengono che fare figli o non farli per la società sia la stessa cosa. Anzi, i figli sono solo una difficoltà, per cui si continua a fare una politica familiare di tipo assistenziale della serie: prima ti tasso, poi se proprio sei in difficoltà perchè sei un irresponsabile che mette al mondo dei figli, papà Comune ti dà l'elemosina (borse di studio, contributi per l'affitto o per le bollette, ecc).

Ciò che noi non ci stanchiamo di ripetere è che occorre capovolgere completamente il modo di vedere le cose: oggi più che mai, col grave deficit di natalità che afflige in particolare l'Italia, con una serie di ripercussioni sul futuro sistema socio-economico, la famiglia con figli diventa un soggetto di sviluppo e di tenuta dell'intero sistema. Pertanto, è urgente passare da un sistema di tipo assistenzialistico – quello che le scelte del Comune tendono a perpetuare -- ad una nuova politica familiare che riconosca all'origine il valore dei figli e la diversità dei nuclei familiari, nell'ottica della sussidiarietà.
Noi non ci abbattiamo, anche perchè ogni giorno la Provvidenza ci mostra la Sua presenza amorosa. Ciò non toglie che contiueremo a sostenere -- come afferma il Papa -- che la famiglia è la cellula fondante della società e che senza figli non c'è futuro.

I Il Consiglio Direttivo del Forum delle Associazioni familiari di Piacenza

domenica 2 marzo 2008

VIDEO - Ambrosio al Forum delle famiglie

VIDEO - Forum famiglie, il monito di Giovanni Paolo II

Il Forum delle famiglie si rivolge a Napolitano

Piacenza- «La vita umana e la vita della società passano attraverso la famiglia. Mi sembra un’assurdità non tenerne conto e contro questa assurdità occorre reagire come sta facendo il Forum con un appello ai politici e agli uomini di cultura». Così il vescovo Gianni Ambrosio ha aperto ieri pomeriggio al cinema-teatro President il convegno organizzato dal Forum delle famiglie per lanciare anche a Piacenza la petizione nazionale per un fisco più attento ai bisogni delle coppie. Tanta la gente che ha accolto l’appello degli organizzatori e si è data appuntamento nel cinema-teatro della Santissima Trinità. Ad accompagnare il vescovo, il parroco, monsignor Riccardo Alessandrini. «La famiglia è un’istituzione che ha una funzione e una missione precisa straordinaria - ha evidenziato monsignor Ambrosio -: la trasmissione della vita umana dalla quale deriva la crescita civile della nostra realtà sociale. Senza quel nucleo fondamentale costituito da un uomo ed una donna che possono diventare papà e mamma non si dà vita umana, l’esistenza di una societas, di uno stare insieme confidando su valori comuni». Il convegno si è aperto con un video di Giovanni Paolo II sul sostegno alla famiglia. «Oggi paghiamo una grossa ingiustizia - ha detto Pietro Boffi, responsabile del Centro internazionale di studi sulla famiglia, uno dei relatori - e cioè che i carichi familiari non sono riconosciuti o sono riconosciuti troppo poco a livello di detrazioni o deduzioni. Il che vuol dire che due nuclei di pari reddito con composizione diversa pagano quasi le stesse tasse. Questo è un messaggio penalizzante per le famiglie». «Si vuole che la famiglia venga considerata un soggetto sociale - ha evidenziato Ermes Rigon, presidente regionale del Forum - non una somma di individui. La soggettività della famiglia è oggi la chance principale per un futuro di speranza». Nell’atrio del President i banchetti per firmare la petizione che verrà portata al Presidente della Repubblica. Viene chiesto, in estrema sintesi, che dal reddito delle famiglie si calcolino settemila euro per figlio (il minimo necessario per il suo sostentamento) e tale somma non venga tassata. Servono firme. Oggi in 134 comuni italiani il Forum schiera i suoi banchetti. A Piacenza saranno tre: in piazza Duomo, in piazza Sant’Antonino, sul Pubblico Passeggio (lato liceo scientifico). I Family day si rinnoveranno l’8, il 15, il 29 marzo e il 5 aprile.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 2 marzo 2008

sabato 1 marzo 2008

Ambrosio: la nostra società dipende dalla famiglia

La famiglia è un'istituzione che ha una funzione precisa, una missione specifica e straordinaria: la missione della trasmissione della vita in quanto vita propriamente umana. Da questa trasmissione della vita deriva la vita stessa della nostra società, la sua esistenza, la sua vitalità, la crescita civile della nostra realtà sociale; senza quel nucleo fondamentale costituito da un uomo e da una donna, che possono diventare papà e mamma, non si ha vita umana, non si ha l'esistenza di una societas, di uno stare insieme concordemente, confidando su valori comuni. Anche al di là dei modi diversi di intendere la famiglia, credo che questo punto sia davvero essenziale, decisivo: la vita umana creata attraverso la famiglia e la vita della società creata, anch'essa, attraverso la famiglia. Sappiamo che la famiglia ha perso alcune delle sue funzioni tradizionali; in verità questa perdita è avvenuta solo in un piccolo contesto: il nostro occidente, e l'occidente è poca cosa rispetto all'insieme del mondo. La famiglia di un tempo era una realtà assai più complessa e svolgeva parecchie funzioni come quella economica o quella della trasmissione delle conoscenze. Tutto questo non è scomparso del tutto ma oggi è molto attenuato nel nostro contesto occidentale. Sarà bene ricoprdare, ad esempio, che non è del tutto scomparsa la funzione economica della famiglia.

Al di là di queste funzioni, la missione della famiglia emerge chiaramente: è quella di essere al servizio della vita in quanto vita umana. Il cucciolo d'uomo ha sempre bisogno di essere introdotto nella esperienze umane attraverso persone che lo accolgano, che si vogliamo bene, che lo aiutino a riconoscere le cose più importanti, a saper distinguire queste da quelle meno importanti. Questa missione umanizzatrice è diventata oggi più evidente, decisiva, impellente e necessaria. Non ricononscere questa specifica funzione significa essere ciechi rispetto alla realtà. Da questa missione svolta oggi dalla famiglia dipende l'educazione di tanti, la felicità dei nostri ragazzi e dei nostri giovani, dipende la pace della nostra società. Abbiamo sentito le affermazioni molto vigorose di Giovanni Paolo II. Mi permetto qui di richiamare quanto affermato da Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale della pace: "La famiglia è un bene indispensabile per la Chiesa e per la società, è un fattore fondamentale per costruire e realizzare la pace". Una società che non favorisce la famiglia è un qualche cosa di non concepibile, una società che aiuta poco la famiglia (senza misure anche fiscali) è un assurdo. Contro questa assurdità occorre reagire e il vostro impegno per un fisco a misura di famiglia va, credo, in questa direzione.

Grazie e buon lavoro per il bene della famiglia, per il bene dei figli, per il bene della nostra società.

Ecco l'intervento del vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, al Forum delle famiglie, tenutosi sabato pomeriggio primo marzo al cinema-teatro President di Piacenza.

giovedì 28 febbraio 2008

Per un fisco a misura di famiglia

Piacenza - Il convegno organizzato dal Forum delle famiglie ha come slogan “Un fisco a misura di famiglia”. L’appuntamento è per sabato primo marzo alle ore 16 e 30 al cinema President, in via Manfredi 30 a Piacenza.
Si inizierà con il saluto del vescovo Gianni Ambrosio. Parteciperanno il professor Pietro Boffi, responsabile del Centro documentazione Cisf (Centro internazionale studi famiglia) e il professor Ermes Rigon, presidente del Forum delle famiglie dell’Emilia Romagna. È previsto l’intervento dei rappresentanti del Comune e della Provincia di Piacenza. La raccolta delle firme “Per un fisco a misura di famiglia” avverrà in banchetti che i rappresentanti del Forum allestiranno fino al prossimo aprile. Le firme si raccoglieranno sul sagrato della cattedrale, della basilica di Sant’Antonino e sul Pubblico Passeggio (lato liceo scientifico) nei sabati del 2, dell’8, del 15, del 29 e del 5 aprile. Tutti i sabati, in sostanza, tranne il giorno prima di Pasqua. I volontari del Forum saranno presenti dalle 9 e 30 del mattino fino verso le 7 di sera.
F.Fr.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, giovedì 28 febbraio 2008

Figli troppo cari, firme per un fisco più equo

Piacenza - A Piacenza sono dieci le associazioni che hanno aderito e che sabato si ritroveranno per lanciare a livello locale la campagna per la difesa della vita. «Chiediamo più attenzione anche dal punto di vista fiscale per la famiglia - osserva il vice presidente del Forum Carlo Dionedi -. Oggi le coppie sono in difficoltà perché fare figli è diventato un onere troppo gravoso e un lusso che non tutti si possono permettere». Per questo motivo il Forum delle famiglie, anche a livello locale, promuove una raccolta firme che verrà presentata al capo dello stato Giorgio Napolitano. Il Forum chiede che una quota di 7mila euro annui per figlio venga detassata dal fisco. «I 7mila euro - continua - sono i soldi necessari, a quanto è stato calcolato, per mantenere un bambino per un anno». Per presentare al pubblico l’iniziativa, sabato mattina al President il Forum ha organizzato un convegno al quale parteciperà anche il vescovo Gianni Ambrosio.
A Piacenza il Forum si è costituito ufficialmente lo scorso 8 febbraio su iniziativa del Sidef (il sindacato delle famiglie). Attualmente ne fanno parte Acli, associazione Papa Giovanni XXIII, Azione Cattolica, Cif, Il Circolino, Coldiretti, Associazione famiglie numerose, Famiglie nuove, Mcl/Ordine francescano secolare, Rinnovamento dello Spirito/Sidef.
F.Fr.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi giovedì 28 febbraio 2008