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venerdì 14 ottobre 2011

Gotti Tedeschi: fare più figli per uscire dalla crisi

Durante l'ultimo convegno dei giuristi cattolici piacentini, il presidente dello Io, Ettore Gotti Tedeschi, ha ribadito la sua ricetta per uscire dalla crisi: fare più figli

Sembra molto semplice a dirsi: la grande crisi economica di oggi è causata delle politiche che non hanno sostenuto famiglia e natalità. Il concetto Ettore Gotti Tedeschi (presidente dello Ior, la banca del Vaticano) l'ha già espresso più e più volte ma, di fronte alla platea del convegno annuale dei Giuristi Cattolici di Piacenza, non si stanca di ribadirlo. Prende in prestito uno slogan pubblicitario e lo adatta: «No figli, no politiche sociali per gli anziani; no figli, no matrimoni; no figli, no famiglie». Nella sala degli Arazzi del Collegio Alberoni prosegue il ciclo di convegni sul diritto naturale. Il tema di quest'anno è: "Maschio e femmina li creò". Il presidente dei Giuristi Cattolici piacentini, Livio Podrecca, ha appena illustrato il recente discorso di papa Benedetto XVI al Reichstag di Berlino, fondato sull'ecologia dell'uomo. Ha appena spiegato come non si stia facendo «un'operazione archeologica bensì evidenziando la necessità del diritto naturale quale punto di riferimento per la società di oggi». Il vescovo Gianni Ambrosio - presente dall'inizio alla fine - ha appena definito il convegno «coraggioso, perché ci aiuta ad entrare in quella che è la realtà vera e che è irragionevole nascondere, perchè afferma la vitalità e la centralità del diritto naturale».
Gotti Tedeschi, per nulla accademico ma estremamente concreto, fa un passo in avanti. «Ci sono tante domande aperte tutti i giorni sui giornali. Ma come mai non cresce il Pil? Come mai i tagli a sanità e pensioni? Come mai due giovani non riescono a sposarsi. Come mai aumentano le tasse? » si domanda. «Perché non abbiamo fatto figli e non abbiamo sostenuto famiglia e natalità - risponde -. Se qualcuno ritiene che sia uno slogan da integralista cattolico sono pronto ad accettare le sfida». Sfida che arriva anche dall'interno del mondo cattolico. «Alle Settimane Sociali di Reggio Calabria - rivela - sono stato contestato perché ho detto di fare figli». Cita il filosofo Gustave Thibon il quale osservava «il realismo della famiglia, una famiglia che incarna la verità umana perché è la più conforme a uomo e donna e alla vita sociale ed economica». «Ignorare questo - osserva il presidente dello Ior - produce un effetto. Ignorare una causa produce la causa che si trasforma in effetto, si ignorano le leggi della natura umana». Ancora: «Come fa a crescere il Pil se non cresce la popolazione? Negli ultimi 30 anni il peso delle imposte sul Pil è raddoppiato: nel ‘75 era il 25% oggi il 51%. Le tasse sono raddoppiate per sostenere i costi fissi degli anziani che vanno in pensione e che pesano sulla sanità. Aumentando le tasse, le persone guadagnano meno, non possono sposarsi e non fanno figli, bloccando il circolo virtuoso. Senza figli non possiamo neppure accogliere gli immigrati». Gotti Tedeschi ha anche una soluzione pratica: «Penso che il 2% del Pil debba essere dedicato alle famiglie. Se l'Europa si impegnasse come per i criteri sul deficit, allora usciremmo dalla crisi in pochissimi anni».
Finale sul Festival del Diritto. Nei saluti iniziali si sono espressi l'assessore comunale Paolo Dosi, il professor Anelli della Cattolica: pacati e francescani. Ma anche il presidente della Provincia, Mssimo Trespidi, che ha agitato il "drappo rosso": «In un momento in cui vi è una sorta di egemonia culturale neopositivista che inculca una tesi secondo la quale il primato è della scienza e di tutto ciò che è dimostrabile, bisogna riaffermare il valore del primato dell'antropologia. Al Festival del Diritto, in alcuni punti, abbiamo assistito ad una deriva che ha portato alla negazione di qualsiasi verità. Di fronte a ciò abbiamo il compito di reagire»
Gotti Tedeschi riprende il Festival e affonda la sciabola: «Tutte le volte che li chiamiamo a discutere con noi non vengono: nè i Giovanni Sartori, nè gli Stefano Rodotà, nè i Gustavo Zagrebelsky. Si limitano a scrivere il loro... pensiero e a riproporlo nei loro circoli».
Federico Frighi


02/10/2011 Libertà


martedì 5 ottobre 2010

Ambrosio: educazione in secondo piano, ecco il perchè della crisi di valori

Ancora un interessante faccia a faccia tra il presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Da una parte i vescovi lanciano una nuova sfida educativa con un programma decennale; dall'altra il banchiere del Papa individua nella trascuratezza dell'insegnamento della dottrina cattolica una fetta di resposabilità per il decadimento valoriale della società di oggi. Di seguito la cronaca dell'incontro tenutosi nell'ambito della Settimana Francescana di Piacenza-Bobbio.

«La madre di tutte le crisi? E' la disattenzione della cultura italiana verso il tema dell'educazione». Lo dice il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Lo ribadisce il presidente dello Ior (la banca vaticana), Ettore Gotti Tedeschi, quando afferma che per anni è mancato l'insegnamento della dottrina con la conseguenza che si sono abbandonate le leggi naturali dell'economia e dunque non si fanno più figli. Entrambi, Ambrosio e Gotti Tedeschi, erano ospiti ieri pomeriggio, nell'auditorium di Sant'Ilario, dell'edizione 2010 della Settimana Francescana, presentati dall'avvocato Gianguido Guidotti e dal parroco di San Francesco, don Giuseppe Frazzani. E' il secondo sabato consecutivo che le strade del banchiere di Dio e del vescovo si incrociano (otto giorni fa la giornata di studi su Dio, Diritto, Natura). In mezzo ci sono stati, per Gotti Tedeschi, l'incontro con papa Ratzinger e la presentazione del libro "Denaro e Paradiso", per Ambrosio la stesura romana del documento della Cei "Educare alla vita buona del Vangelo", che verrà pubblicato il prossimo 28 ottobre. Si tratta degli "Orientamenti pastorali" della Chiesa Italiana nei prossimi dieci anni.
«La disattenzione della cultura italiana verso l'educazione è la madre di tutte le crisi» evidenzia il vescovo che sottolinea come la Chiesa, di fronte alle situazioni di difficoltà di oggi, si appelli alla vita buona del Vangelo quale modello per la società. «Abbiamo bisogno di cogliere il senso della realtà stessa - prosegue -. I vescovi comprendono bene lo smarrimento e le inquietudini della vita odierna, tuttavia siamo invitati a vedere nella realtà odierna l'offerta di una possibilità. La missione educativa come avventura umana di sempre vale anche nel nostro oggi». I luoghi critici vanno affrontati senza paura cogliendo la sfida di trasformarli in altrettanti attività educative, osserva Ambrosio. «Il tempo dell'educazione non è mai finito - dice - e noi, come credenti, siamo incoraggiati a trovare le nuove ragioni per trarre le opportunità di un nuovo inizio».
«L'elemento fondamentale - osserva - è il Vangelo, in quanto la Chiesa è discepola di Gesù. Ma la vita buona interpella tutti. Noi siamo invitati a far interagire la vita buona del Vangelo con la vita buona del cuore umano».
La tesi di Gotti Tedeschi è che «l'emergenza educativa c'è perché molti preti non hanno insegnato dottrina. Se non insegno dottrina non insegno il senso della vita. Questo è il primo scoglio da superare». Le povertà: «Ci sono tre tipi di povertà: scelta, subita, provocata». Quella scelta è di San Francesco: «Si distaccò dal mondo, dai beni terreni, dalla morte, dai bisogni materiali, dalla cultura (almeno all'inizio) ». Poi la povertà subita «dovuta al fatto che non si riesce a creare ricchezza o non si ha la vocazione economica». Infine la povertà provocata: «Quando mancano i valori, i principi economici prendono la supremazia. Il nostro modello attuale è di assoluto consumismo e ha prodotto la nuova povertà. Il paradosso economico degli ultimi anni parte dalla negazione che ci sia un'economia naturale: che la crescita sia legata alla popolazione». «Troppo potere economico è oggi in mano a persone non capaci - continua il presidente dello Ior -, questo mi preoccupa non poco. In più sono stati negati molti pilastri del capitalismo sostituendo l'imprenditore con i fondi d'investimento». Insomma, il futuro non è roseo. Ecco perché, per Gotti Tedeschi, almeno per i prossimi cinque anni dovremo fare i conti con la cinghia tirata. Ecco perchè il programma dei vescovi - come ha sottolineato l'avvocato Gianguido Guidotti - è addirittura decennale.
Federico Frighi


03/10/2010

lunedì 27 settembre 2010

Gotti Tedeschi: ci aspettano cinque anni di austerità

Dove ha fallito l'economia, perchè ha fallito, che cosa ci aspetta? Ecco che cosa ha detto Ettore Gotti Tedeschi (presidente dello Ior) alla giornata dei Giuristi Cattolici, "Dio, la natura, il diritto".

(fri) L'economia naturale ha fallito, deformata dalle eresie protestanti. I principi fondamentali non sono stati applicati e ci aspettano cinque anni di grandi rinunce. E' molto crudo l'intervento di Ettore Gotti Tedeschi che non ci mette nulla neppure a dare la colpa del calo delle nascite - per il presidente dello Ior strettamente legato all'andamento dell'economia - alla mancanza dell'insegnamento della dottrina. Un problema che vede da vicino la responsabilità della Chiesa cattolica. «Se è vero che il diritto positivo deve nascere dal diritto naturale - parte da qui Gotti Tedeschi - la stessa cosa vale per le leggi economiche. Non è così».
«Nonostante tre fatti - puntualizza -. Uno: non è vero che l'uomo è stato creato perchè facesse economia. E' stato creato perchè pensasse. Due: la nascita del capitalismo è di origine cattolica, non protestante. L'elaborazione delle prime leggi economiche nasce dai frati francescani. Tre: il capitalismo è stato poi deformato dai protestanti. Marx scrive contro l'eresia del protestantesimo».
«Perchè dunque l'economia naturale - si chiede -non sviluppa leggi economiche adeguate? Perchè le eresie le deformano».
Oggi, secondo Gotti Tedeschi, non sappiamo più distinguere tra fini e mezzi: «Non c'è politica etica, banca etica, finanza etica. E' chi ci lavora che rende etico o no uno strumento».
Tre sono gli obiettivi dell'economia: non sprecare le risorse, sostenere lo sviluppo economico integrale per l'uomo, la sua distribuzione a tutti. «Il Papa nella Caritas in veritate si domanda se questi obiettivi siano stati raggiunti - ricorda l'economista -. La risposta è no. L'economia ha fallito nei suoi tre grandi principi. Ha snaturato il principio delle nascite ingnorando la crescita della popolazione».
Perché tutto questo? «Perchè non ci hanno più insegnato bene la dottrina. Chi ha concorso a far sì che noi dimenticassimo che la vita ha un senso? I preti». Siamo all'Alberoni e in sala di avverte un brusio: «Non preoccupatevi, anche il vescovo è d'accordo. Due mesi fa ero ad un incontro con il cardinale Angelo Scola e don Massimo Camisasca. I preti ci saranno ancora? Chiesi. "Non lo so", rispose Camisasca. "Se non insegnamo dottrina ci estinguiamo"».
Nel frattempo «abbiamo fatto trent'anni di crescita economica falsificata. Oggi i paesi ricchi sono diventati poveri e quelli poveri sono diventati ricchi. E noi non abbiamo fatto figli». «Guardate - mette in guardia - che la crescita zero della popolazione (due figli a coppia) comincia quest'anno in 65 paesi del mondo occidentale. Finiremo per aumentare i costi fissi e dunque le tasse. Il debito dei sistemi economici è aumentato del 50 per cento. E nel debito non c'è solo il pubblico ma ci sono anche imprese, famiglie e banche. Il debito del sistema italiano era due volte il Pil, oggi è tre. lo stiamo sostenendo con i tassi di interesse zero. Si può fare, ma solo per 4-5 anni, sennò si distrugge il risparmio».
Cosa bisogna fare? «Abbattere il nichilismo e ricostruire l'uomo. Occorre seguire Jean Guitton: l'uomo possiede veramente solo quelle cose di cui può fare a meno. Quindi quelle cose possiedono lui e l'uomo non è libero. Nei prossimi tempi prepariamoci a possedere meno cose. Una crisi come questa si risolve in quattro modi. O per default come Argentina e Greci (nel senso che non si pagano i debiti) o si accelera l'inflazione come abbiamo già fatto ottenenndo poca tranquillità o si fanno bolle come gli ameicani, o si sceglie l'austerità. Ci aspettano cinque sani anni di austerità subita e non voluta».


26/09/2010 Libertà