Piacenza - «Guardi non chiamatelo problema quello dell’integrazione degli stranieri. Si finisce per esasperarlo e poi la gente di questo quartiere l’accoglienza l’ha sempre praticata». Suor Marina Milani, scalabriniana, 18 anni fa ha fondato il centro per cittadini immigrati con sede in Santa Maria in Torricella. Non lo dice apertamente ma non ci sta a fare il gioco di coloro che vogliono colpevolizzare gli immigrati. «Io li ho visti - dice - dormire in via Roma e dintorni in appartamenti fatiscenti, stretti stretti, in condizioni igieniche spaventose». «In realtà qui sono mancati gli strumenti per lo sviluppo - osserva - quelli sì. Ma la parrocchia di San Savino è da sempre un punto di riferimento e continuerà ad esserlo». Lo ricorda lo stesso neo parroco, monsignor Giampiero Franceschini, quando nel suo saluto finale osserva - applaudito - come sia stato fatto un ottimo lavoro dal vecchio parroco, don Gianmarco Guarneri e dal curato don Stefano Antonelli. Certo, in questo particolare momento storico, San Savino sembra chiamata a fare sempre di più. Lo dice lo stesso vescovo Gianni Ambrosio nell’omelia: «In questa parrocchia sono molti i forestieri e sono tutti nostri fratelli. La vostra chiesa è invitata a diventare ancora più missionaria, pronta a donare il Vangelo per fare incontrare Gesù, pronta a vivere il Vangelo nell’amore fraterno e quotidiano». Il fondamento lo dà lo stesso Vangelo del giorno, molto chiaro nell’enunciare il comandamento «amerai il prossimo tuo come te stesso».
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domenica 26 ottobre 2008
Don Franceschini in San Savino, una missione nel cuore della città
Piacenza - «Una parrocchia con la vocazione missionaria, che dia l’esempio della vita cristiana tra le genti del mondo». Lo chiede monsignor Giampiero Franceschini ai suoi nuovi fedeli che ieri lo hanno accolto con affetto nella basilica di San Savino, la nuova parrocchia che il sessantanovenne sacerdote si appresta a guidare dopo una vita al servizio degli ultimi: dalle missioni dell’America Latina alla Caritas diocesana. Sotto lo sguardo millenario del crocifisso ligneo che sovrasta l’altare, monsignor Franceschini rinnova le promesse di sacerdozio di fronte al vescovo Gianni Ambrosio e prende possesso della basilica; riceve le chiavi della chiesa, stringe le mani ai parrocchiani in segno di pace, si commuove al lungo applauso. «È con trepidazione che arrivo in mezzo a voi ma anche con serenità e tanta gioia nel cuore» esordisce. «La parola che ha accompagnato i miei quarant’anni di vita sacerdotale - ci tiene ad evidenziare - è sempre stata “disponibilità”». Santa Maria in Torricella, Bardi, otto anni in Brasile, il Ceial con i preti fidei donum in America Latina, di nuovo in Brasile, poi San Rocco di Borgotaro, il Centro missionario, Niviano, la Caritas, monsignor Franceschini in una manciata di minuti passa in rassegna i passaggi fondamentali della sua vita di sacerdote, iniziata con l’ordinazione il primo luglio del 1967. Nessun programma: «Sono qui per camminare con voi». Poi il richiamo forte a San Savino, letto in un ottica più che attuale. Lo spiegherà lo stesso neo parroco. «San Savino era il secondo vescovo di Piacenza in una città non cristiana e non cattolica - osserva -. Era in mezzo alla gente con la sua fede, cercando di dare una testimonianza cristiana. Io sono convinto che la nostra parrocchia abbia proprio la vocazione di essere luce delle genti. Qui le genti sono attorno a noi, nelle nostre case, dobbiamo dare loro la testimonianza di una vita cristiana». Ancora: «Cercheremo di camminare assieme, di meditare la parola di Dio, di pregarla senza lasciare indietro nessuno». Nel territorio della parrocchia - contraddistinto da una forte realtà di immigrati stranieri - tutto ciò ha un significato: «Avere l’attenzione alla storia, agli avvenimenti, alle persone che stanno attorno a noi. Cercando di essere amici, amici di tutti. Dio non è solo padre dei cristiani, ma padre di tutti e chiede a noi di amarci nello stesso modo».
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Il testo integrale su Libertà di oggi 26 ottobre 2008
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Il testo integrale su Libertà di oggi 26 ottobre 2008
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monsignor Giampiero Franceschini
sabato 25 ottobre 2008
Monsignor Franceschini sul fronte caldo di via Roma
Piacenza - «Mi piacerebbe che questo quartiere rifiorisse, ma non perchè abbiamo mandato via tutti gli stranieri, come è successo in via Borghetto; ma perché si è riusciti a vivere bene assieme a loro». Per monsignor Giampiero Franceschini, 69 anni, ex direttore della Caritas, sarà un nuovo inizio. Alle 16 farà l’ingresso ufficiale nella chiesa di San Savino, come parroco, accompagnato dal vescovo Gianni Ambrosio. «Vado lì con lo stesso entusiasmo con cui sono andato nei vari altri posti della mia vita - ci tiene a dire -. Io non ho mai chiesto nulla: ho sempre dato la mia disponibilità ad andare dove ritenevano opportuno. La volontà è quella di Dio; io mi sono solo messo a disposizione». Un nuovo inizio, dunque: il ministero sacerdotale di monsignor Franceschini è iniziato a 28 anni proprio nell’oratorio della Torricella che oggi ritrova come parroco. Dalla Caritas arriva in San Savino, antica e nobile chiesa di un quartiere con nuove problematiche di non facile soluzione. «Non vado con dei progetti - dice - mi porto solo uno slogan: "Cammina con noi". Nel senso che mi inserisco nella storia di questa comunità che sta camminando». «La parrocchia di San Savino - continua - ha una vocazione speciale. San Savino è stato il secondo vescovo di Piacenza quando la città era pagana. Il fatto che molti abitanti della zona non siano cristiani, mette questa comunità nella situazione di dover essere testimone, luce in mezzo alla gente. Da quanto mi è stato detto, in parrocchia c’è tanta gente di buona volontà che può dare una testimonianza di accoglienza; allora sì che la convivenza diventerebbe più facile». Monsignor Franceschini ha paura che la gente si chiuda un se stessa: «Chiudere la porta in nome della piacentinità è una cosa che non capisco: allora nemmeno io sono un piacentino, essendo nato a Castelsangiovanni. Noi siamo il frutto delle invasioni barbariche, delle guerre mondiali. Piacenza è una mescolanza di razze e i suoi abitanti si devono sentire cittadini del mondo. In questo senso la parrocchia di San Savino è un laboratorio grandissimo». Una stoccata a chi affitta case fatiscenti lucrando sugli stranieri: «Chi lo fa non è un buon cristiano, lo dirò anche dal pulpito». Secondo il nuovo parroco, il quartiere, comprendendo anche la vicina parrocchia di Sant’Anna, ha invece enormi potenzialità: «Quale quartiere ha due università, una struttura come l’ex macello, chi ha un parco e due giardini, tre istituti religiosi (Scalabrine, Missionarie di Maria Immacolata Regina della pace, suore della Carità), una casa di riposo (il Maruffi, del cui consiglio di amministrazione fa parte il parroco di San Savino)? Non esiste un quartiere così ricco di potenzialità».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà del 24 ottobre 2008
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà del 24 ottobre 2008
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