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venerdì 16 marzo 2012

Esmeralda, quando la violenza entra nei cuori

«Una tragedia frutto di un amore egoistico, una tragedia che ha segnato la coscienza di tutti. Noi, come comunità, intendiamo rinnovare il nostro impegno comune perchè la vita sia sempre rispettata in ogni modo, senza distinzione alcuna». Lo scalabriniano padre Gianmario Maffioletti ha un compito difficile nella chiesetta di San Carlo, la "bombonera" dei "latinos". Davanti ha quasi mille persone, molte rimaste fuori sul sagrato. La comunità ecuadoriana di Piacenza che piange la sua Esmeralda. L'omicidio passionale di lunedì mattina in via Calciati è ancora negli occhi e nei cuori.
Padre Mario, in lingua spagnola, si rivolge proprio a quei cuori. «Noi credenti, come credente era Esmeralda, devota alla Vergine del Cisne, preghiamo per la conversione dei nostri cuori, per vincere, con l'amore autentico, ogni forma di egoismo. Preghiamo il nostro Dio, per intercessione della Vergine del Cisne, che doni ai familiari di Esmeralda la forza della fede che alimenta la speranza positiva nel futuro». In prima fila ci sono Lorena, la sorella di Esmeralda, il fratello Jorge, arrivato solo ieri dalla Spagna, poco più in là la figlia sedicenne, che, a fine celebrazione, si sentirà male, vittima di un'emozione troppo forte da trattenere. Mamma non c'è. La bara con la salma è rimasta nella camera mortuaria perchè il magistrato deve ancora dare il nulla osta alla sepoltura.
Sull'altare c'è una foto di Esmeralda, con una camicetta a quadretti lilla, sorridente come era sempre e come qui la vogliono ricordare. Ma anche quella di un giovane, sullo sfondo di una nevicata. Un giovane che non c'è più e che è stato ucciso sabato in Ecuador in un atto violento. Aveva 23 anni e i suoi parenti sono qui, a Piacenza. «Piacenza e l'Ecuador sono uniti in una violenza che non conosce confini» annota padre Maffioletti.
Sono in tanti nel piccolo tempio di via Torta. Diversi italiani, amici della comunità ecuadoriana. In fondo alla chiesa, in disparte, anche l'assessore comunale Paolo Dosi con la moglie. Una presenza a titolo personale ma che evidenzia la vicinanza delle istituzioni alla comunità ecuadoriana di Piacenza.
«La nostra presenza qui, così numerosa, dà forza a noi che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo questa tragedia» continua lo scalabriniano nella sua omelia. Al fianco, oltre al superiore degli Scalabriniani, padre Gaetano Parolin e al confratello padre Gelmino Metrini, il vicario generale monsignor Giuseppe Illica e il parroco di San Francesco, don Giuseppe Frazzani.
«A nome del vescovo Gianni Ambrosio e della Chiesa piacentina - saluta, in italiano, il vicario generale - vi porgo la nostra solidarietà in questo momento di sofferenza. Vorrei assicurarvi che noi non abbiamo dubbi nell'accogliervi. Forse in giro trovate tanta diffidenza, ma vorrei garantirvi che non è la diffidenza della Chiesa, la Chiesa vi accoglie senza se e senza ma. Il dubbio è eventualmente il nostro peccato, la nostra incapacità di amarvi come vorremmo».
Cita le letture del giorno quando evidenzia che i «comandamenti sono stati dati al popolo di Dio per camminare insieme e vivere bene sotto l'ombra di Dio. Per vivere non momenti di sopraffazione o di violenza ma di pace». Un passaggio difficile il pensiero anche per l'assassino di Esmeralda. «Vorrei che pregassimo tutti - auspica il vicario generale - per il corpo di Esmeralda e anche di coloui che l'ha uccisa e si è ucciso, che pensassimo al corpo che risorge. L'ultima parola non ce l'ha la violenza e nemmeno la morte. Noi abbiamo la possibilità di accogliere la sfida di Gesù risorto dopo tre giorni. Come abbiamo amore per il corpo di Gesù donato per noi, così possiamo riconoscere la grandezza e il valore di ogni persona che incontriamo, anche fuori da questa chiesa».
Infine un pensiero al momento difficile di oggi, che sta inducendo diversi migranti ad abbandonare il loro sogno italiano e piacentino in particolare. «Le difficoltà economiche di questo momento non vi scoraggino e non ci scoraggino, perchè le sentiamo tutti - auspica monsignor Illica -, ma ci aiutino a diventare più fratelli, perchè di solito nel dolore e nella sofferenza è così. Non dobbiamo lasciarci spaventare dagli stipendi che si sono abbassati, dal lavoro che si è perso; questo non fa dire a noi di andarvene a casa perchè non c'è lavoro. Rimanete, lotteremo insieme, come abbiamo lottato prima, cercheremo di uscirne insieme, siamo ancora fratelli».
Federico Frighi


12/03/2012 Libertà

mercoledì 23 novembre 2011

Diocesi, 305 preti per 421 parrocchie

Non è possibile correre avanti e indietro per la diocesi a celebrar messe in ogni dove. Non si può più gestire la diocesi come se si fosse al capezzale di un malato. Lo ha detto il vicario generale, monsignor Giuseppe Illica, alla Bellotta davanti ai preti, ponendo così le basi per una rivoluzione epocale.


(fri) Trecentocinque sacerdoti per 421 parrocchie. Una situazione insostenibile se si vuole continuare a pensare la Chiesa «come se si fosse al capezzale di un malato», osserva con una metafora il vicario generale monsignor Giuseppe Illica. Ancora più insostenibile se si tiene conto che quasi il 70 per cento dei sacerdoti della diocesi di Piacenza-Bobbio ha più di sessant'anni. Ecco perchè la linea prevista dal progetto di razionalizzazione prevede un taglio netto delle messe domenicali. «Non riusciremo più a correre in giro per la montagna a celebrare messe in ogni luogo - dice il vicario -, non ha senso continuare così. Ci saranno parrocchie che non avranno più l'eucarestia ogni sette giorni. E' inevitabile». Quali e quante? A spanne, tutte quelle con meno di 500 anime. Il che vuol dire il 76,9 per cento delle 421 parrocchie che compongono la diocesi. I preti saranno, dunque, sempre più un lusso. Anche perchè, fa notare il vicario, «spiace che i sacerdoti non abbiano il diritto ad invecchiare, ad ammalarsi. In giro non c'è una categoria come la nostra che non va mai in pensione». Se la vecchiaia, dunque, arriva per tutti, non tutti hanno nel proprio carisma la missione del parroco. «Tutti i preti sono utili - assicura monsignor Illica - e nelle nomine è giusto tenere conto anche delle inclinazioni e delle loro caratteristiche personali».

18/11/11 Libertà

domenica 20 novembre 2011

Cura dimagrante per la diocesi

Si comincia a delineare la diocesi del prossimo futuro. La Chiesa locale necessita di una cura dimagrante tanto quanto all'Italia toccherà quella del governo Monti.

Accorpamento tra parrocchie, stop alle messe "in serie" nei fine settimana, strutture ridotte all'indispensabile, fiducia nei laici. Sono solo alcune delle linee cardine presentate dal vicario generale monsignor Giuseppe Illica al clero diocesano. L'occasione è la due giorni destinata ai vicari zonali e ai moderatori delle Unità Pastorali (assieme ai preti giovani) in corso fino ad oggi nel centro pastorale della Bellotta. Sono una cinquantina i sacerdoti presenti, assieme al vicario generale e al vescovo Gianni Ambrosio. All'ordine del giorno c'è la chiesa del futuro. L'attenzione solo al presente uccide, ricorda il vescovo nella sua introduzione. «Se c'è un difetto nella realtà odierna è che ci si dimentica che si viene da lontano - evidenzia il presule -. Possiamo essere testimoni e missionari solo nella misura in cui davvero abbiamo incontrato Cristo». Si parte da qui per una necessaria razionalizzazione dell'intera diocesi alla luce degli odierni tempi di crisi. Crisi economica, ma anche e soprattutto, spirituale e vocazionale. Il vicario generale parte dai dati della diocesi, dal numero dei sacerdoti sempre in calo, dall'età del clero che avanza inesorabilmente.
Parla della scelta dei laici, «verso i quali bisogna avere fiducia ad ai quali occorre delegare», della scelta dei poveri, in particolare «i giovani che non sanno se lavoreranno, se potranno farsi una casa o una famiglia», della scelta religiosa visto che «facciamo bene i Grest ma non siamo capaci di rendere più attraente il catechismo». Chi ha visto il film "Corpo celeste", proiettato in serata alla Bellotta, ne sa qualcosa di più. Parla, il vicario generale, della necessità di delegare, all'interno delle Unità Pastorali, ad uno o più tecnici, i beni immobili e le chiese in accordo con la Curia, «perchè noi non possiamo più gestirle». All'interno delle Unità Pastorali - «alcune sono da rivedere» - si curi poi la formazione e si svolga l'intera vita ecclesiale: «Ci vuole disponibilità a cambiare: non possiamo essere preti per la parrocchia ma dobbiamo esserlo per l'Unità Pastorale». Il vicario invita poi a tenere le strutture indispensabili: «Con i tempi che corrono non sappiamo quale sarà la disponibilità finanziaria e neppure la copertura dell'8 per mille, verso il quale ci affidiamo troppo». Si parla di fusioni di parrocchie e di accorpamenti, soprattutto nel centro storico della città. Il modello è quello dell'unica parrocchia che ingloba San Francesco, San Pietro, Santa Maria in Gariverto. Tutte le chiese del centro storico sono destinate a seguirlo. Poi le messe. Stop alla "produzione industriale" delle messe una ogni mezz'ora o peggio al medesimo orario come avviene in città anche tra chiese vicine. «Riducendo il carico di messe in città ci si potrebbe prendere cura - propone il vicario generale - di una specifica zona di montagna, soprattutto in inverno». Magari anche con il coinvolgimento dei laici.
Federico Frighi


18/11/2011
Libertà

lunedì 19 settembre 2011

Il vicario: anche la Chiesa paga le tasse

La Chiesa piacentina sente il bisogno di intervenire sulla questione delle tasse. Lo fa con il vicario generale Giuseppe Illica che spiega come viene pagato l'Ici e quali siano le varie esenzioni. E' sbagliato, dunque, dire che la Chiesa non paga le tessa. Le paga eccome. Probabilmente si potevano dare indicazioni più precise rispetto a quanto riportato nell'articolo sotto, ma il senso è quello.

«Non siamo ladri, la Chiesa paga tutte le tasse, compresa l'Ici». Il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Giuseppe Illica, convoca una conferenza stampa per smentire «una falsa informazione che circola su Facebook». Tutto è iniziato quando qualche settimana fa il cardinale Angelo Bagnasco disse che è dovere dei cattolici pagare le tasse; su internet gli risposero: "Ma da che pulpito! Visto che la Chiesa non paga l'Ici". Il post è arrivato anche sul profilo Facebook del vicario generale che ha deciso di fare chiarezza.
Conti alla mano, la diocesi di Piacenza-Bobbio (Curia, Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Opera diocesana per la preservazione della fede), solo nel 2010, ha pagato 708mila euro di Ici, Ires e Irap. Di questi, solo l'Istituto per il Sostentamento del clero 151mila euro di Ici. Si aggiungano poi le tasse pagate dalle parrocchie che hanno bar, circoli o che semplicemente affittano appartamenti. Lo stesso Istituto per il Sostentamento del Clero ha sede nel palazzo della Curia paga l'affitto alla Curia (ovvero alla diocesi) e quest'ultima ne paga l'Ici.
Monsignor Illica ci tiene ad evidenziare come la Chiesa paghi l'imposta comunale «su tutti gli immobili che hanno finalità commerciali». Non solo: «Le esenzioni è solo sugli immobili con finalità di culto o sociale, in pratica come quasi tutte le Onlus». Ancora: «La diocesi di Piacenza-Bobbio è addirittura creditrice dello Stato. Attendiamo dei fondi per la ristrutturazione del patrimonio artistico datati 2002 e che probabilmente non vedremo mai più». «Faccio presente - osserva il vicario generale - che il patrimonio artistico ed architettonico che si trova a gestire la Chiesa è completamente a suo carico».
Don Giorgio Bosini, l'economo diocesano, conferma: «E' in corso la catalogazione anche on line di tutto il nostro patrimonio che ha visto fino ad ora 80mila schede; così come la catalogazione delle chiese che in tutta la diocesi sono 804». La prima catalogazione è costata un milione e 200mila euro: oltre 600mila li ha pagati la Chiesa piacentina di tasca propria. Don Bosini prosegue con l'elenco delle cifre: «Solo la Caritas diocesana nel 2010 ha investito un milione e 700 mila euro in opere sociali». Una serie di esempi per far comprendere alla gente - anche alla comunità cattolica - che in giro la disinformazione porta a delle falsità. «Quando il vescovo Luciano Monari mi ha messo qui - ricorda don Bosini -, ha indicato la strada: trasparenza e legalità. E quella strada la seguiamo anche oggi». «Noi le tasse le paghiamo tutte - ribadisce il vicario generale - così come regola la materia il Concordato tra Stato e Chiesa; certo non paghiamo l'Ici sul Duomo di Piacenza, ma facciamo un servizio per tutta la comunità mantenendolo e conservandolo con i soldi della Chiesa e la stessa cosa vale per gli altri templi». A margine della conferenza stampa un accenno alle aree militari. «Vediamo che cosa succede con le dismissioni - dice don Bosini a proposito dei chiostri di San Sisto -, potrebbe essere l'opportunità giusta per il museo diocesano».
Federico Frighi


14/09/2011 Libertà

domenica 20 marzo 2011

Don Illica: preti tra la gente, non dietro alla scrivania

E' stato molto chiaro il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Giuseppe Illica. Di preti ce ne sono pochi e quei pochi non stiano dietro ad una scrivania ma tra la gente ad annunciare e a testimoniare il Vangelo. Di seguito l'articolo dell'ingresso di monsignor Illica in Curia.

Meno sacerdoti amministratori ma più impegnati tra la gente come evangelizzatori, naturalmente con un maggiore coinvolgimento dei laici. Se avesse Photoshop, il programma più famoso di elaborazione immagini, don Giuseppe Illica modificherebbe così la fotografia della Chiesa piacentina.
Lo dice a riflettori spenti nel giorno del suo insediamento in Curia come vicario generale. Ieri mattina la cerimonia pubblica alla presenza del personale degli uffici del Vescovado - d'ora in poi saranno alle sue dipendenze dirette - e del clero di Curia, nonchè dei vicari episcopali e, naturalmente, del vescovo Gianni Ambrosio.
Il presule rivela sorridente che con don Giuseppe c'è stata «una lunga trattativa» prima dell'accettazione del suo nuovo ruolo; del quale poi tratteggia gli aspetti fondamentali. «Il numero 475 del codice di diritto Canonico dice che il vicario generale ha il compito di aiutare il vescovo nel governo della diocesi. Punto - evidenzia Ambrosio -. Il resto lo lascia alla sensibilità nostra e al soffio dello Spirito Santo». «Noi siamo tutti di aiuto all'opera buona di Dio - prosegue - e dobbiamo aiutarci perchè questo sia davvero un cammino comune. A tutti è chiesto di evangelizzare, dunque di dare la buona notizia: al vescovo, ai sacerdoti e ai laici».
«Un altro compito - continua - è quello di santificare». Il che vuol dire «dare una mano allo Spirito Santo attraverso i sacramenti, la liturgia, la celebrazione della Parola del Signore». Infine «le linee di indirizzo per una direzione di marcia comune con un'unità attorno al vescovo e uno spirito comunitario con i vicari episcopali, la mano lunga del vescovo nei diversi ambiti». Una penna a sfera di pregio come dono del presule e della Curia poi la cerimonia termina. Senza rinfresco. Siamo in Quaresima.
A riflettori spenti, nel pomeriggio, don Illica riflette sul ruolo della Chiesa nella società di oggi. Aveva parlato pubblicamente dell'attenzione ai poveri: «Mi viene da dire che non è mai sufficiente perchè i poveri continuano ad esserci, però noi non è che dobbiamo risolvere i problemi, dobbiamo dare dei segni di un amore verso i poveri. Io penso che questa attenzione nella chiesa di oggi ci sia». Ancora: «Sono d'accordissimo con chi parla di una Chiesa con una maggiore responsabilità dei laici. Penso che siano pronti. Ci vuole solo un po' di coraggio, per il resto la preparazione c'è». Parliamo di tempi difficili per la Chiesa di oggi. Ci ferma: «I tempi sono sempre stati difficili, io ho sempre sentito i preti lamentarsi, così come la gente. Non c'è mai un tempo facile o un tempo difficile, c'è il tempo che ci è dato di vivere, noi abbiamo questo e dobbiamo affrontarlo».
L'esperienza della missione in Brasile offre una prospettiva nuova. «Investire sui laici è la testimonianza e l'insegnamento più forte che ci può dare la chiesa brasiliana - è convinto don Illica -, la missione popolare deve poi aiutarci ad aprire delle strade». «Noi preti siamo ormai pochi - ammette - e secondo me dovremmo concentrare il nostro lavoro sull'evengelizzazione, lasciando perdere tante cose, tipo gli aspetti amministrativi che ci stanno occupando troppo tempo, rispetto al numero che siamo. Penso che sarebbe un bel risultato se riuscissimo a dedicarci completamente, direi quasi esclusivamente, alla formazione cristiana dei laici e all'evangelizzazione». Nessun programma: «Che vicario sarò? Personalmente mi propongo di non stare troppo dietro ad una scrivania. Andrò a trovare i parroci. Per il resto non chiedetemi che cosa farò perchè devo imparare giorno dopo giorno. Come ho trovato la Curia? In Curia tutti fanno il loro dovere e lo sanno fare bene. Chi deve imparare, lo ripeto, sono io».
Federico Frighi


15/03/2011 Libertà

domenica 6 marzo 2011

Il giuramento del nuovo vicario

Comincia l'avventura da vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio per don Giuseppe Illica. Venerdì, come riportiamo nell'articolo sotto, ha giurato davanti al vescovo. All'appuntamento nella cappella vescovile è arrivato con qualche minuto di ritardo e questo ha fatto sorridere qualcuno. Beh, se non viene ne facciamo un'altro, ha scherzato un monsignore. Poi quando don Illica è arrivato ed ha cominciato, quasi sotto voce, a leggere la formula del giuramento ... beh a chi lo conosce sono venuti i brividi dall'emozione. Anche in quelle poche parole scritte da altri, si sentiva un uomo che ci crede per davvero. Nella parola di Dio e nel magistero universale della Chiesa.

"Io, sacerdote Giuseppe Illica, nell'assumere l'ufficio di vicario generale, prometto di conservare sempre la comunione con la Chiesa Cattolica, sia nelle mie parole sia nel mio modo di agire». Da ieri mattina l'ormai ex parroco di Castelsangiovanni, monsignor Giuseppe Illica, è ufficialmente il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Nella cappella del palazzo vescovile ha giurato di fronte al vescovo Gianni Ambrosio, al cancelliere di Curia don Mario Poggi e ai direttori degli uffici diocesani. Presenti, tra gli altri, il vicario generale uscente, monsignor Lino Ferrari e il vicario episcopale per la pastorale, monsignor Giuseppe Busani.
Un giuramento secondo una formula che prevede la recita del Credo, oltre alla promessa di essere fedeli sempre «in tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio, scritta o trasmessa», e in tutto ciò che la Chiesa afferma con i suoi pastori, «sia con giudizio solenne sia con il magistero universale». La firma, poi il timbro e i sigilli, apposti dal cancelliere di Curia, chiudono la cerimonia.
Don Illica è dunque il nuovo vicario generale ma ci vorrà ancora qualche giorno prima che prenda possesso del suo nuovo ufficio. Bisognerà attendere fino a lunedì 14 marzo, quando, alle 12 e 30, nel salone degli arazzi di palazzo vescovile, incontrerà, per un saluto, i curiali e tutti coloro che lavorano nei vari uffici diocesani. La domenica successiva, il 20 marzo, saluterà definitivamente i parrocchiani di Castelsangiovanni.
Quasi contemporaneamente avanzerà il percorso inverso di monsignor Lino Ferrari, l'ormai ex vicario generale. Lunedì 7 marzo, alle ore 11 e 15 nella cripta del Duomo, terrà la messa di commiato. Subito dopo saluterà curiali e personale. Domenica 3 aprile farà il suo ingresso solenne, accompagnato dal vescovo Gianni Ambrosio, come parroco di Castelsangiovanni.
fed. fri.


05/03/2011 Libertà

domenica 6 febbraio 2011

Auguri don Giuseppe!

Dunque don Giuseppe Illica è il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Lo ha scelto il vescovo Gianni Ambrosio. Una decisione sofferta per don Illica abituato a fare il missionario, il pastore, il parroco, ma non certo a ricoprire un ruolo come quello del vicario. Siamo certi che ce la farà egregiamente. Auguri don Giuseppe! Sotto pubblichiamo l'articolo con il quale abbiamo annunciato la nomina su Libertà.


E venne il giorno. Il vescovo Gianni Ambrosio ha scelto il suo nuovo braccio destro: è monsignor Giuseppe Illica (57 anni), attualmente parroco di Castelsangiovanni. Prenderà il posto di monsignor Lino Ferrari (63 anni) che, da vicario generale, andrà a fare il parroco proprio nel capoluogo della Valtidone al posto di don Illica. Uno scambio al vertice, insomma, annunciato ufficialmente in Curia alle 12 e due minuti di ieri mattina, al termine del Consiglio presbiterale diocesano. E' stato lo stesso vescovo a leggere la lettera di nomina (la riportiamo a fianco), seguita dai brevi saluti di monsignor Ferrari e di monsignor Illica.
Il nuovo vicario generale si presenta subito senza barriere: persona umile, rigorosa, semplice, che dice pane al pane e vino al vino, come piace alla gente, in particolare agli oltre dodicimila abitanti di Castelsangiovanni e dintorni che hanno avuto la fortuna di averlo come parroco dal 1999 ad oggi. Riceve un applauso dai confratelli, fa una battuta sul toto-vicario portando un po' di allegria nel "senato del vescovo". Poi, serio e sincero, «ho accettato solo per obbedienza» ci tiene a sottolineare. Poche parole.
«E' una nomina non più importante di qualsiasi altra», aggiungerà poi alla stampa che lo trova nel pomeriggio. «Ogni servizio che si fa ha lo stesso valore e nella Chiesa - ricorda don Illica - non si va per fare carriera». Il vicario è un ruolo difficile e Illica lo sa bene: «E' una funzione per cui non mi sento tagliato e la cosa mi preoccupa parecchio, però lo faccio. Certo che sarei stato più soddisfatto se mi avessero chiamato ancora a fare il parroco».
Cose che ha detto anche e soprattutto al vescovo Ambrosio: «Gli ho detto che in coscienza non me la sentivo, ma ho obbedito per spirito di servizio. Adesso aspetto di capire che cosa devo fare e di imparare a farlo».
Un augurio a monsignor Ferrari nel suo nuovo ruolo di parroco a Castelsangiovanni: «La carriera l'ha fatta lui, è stato fortunato (ride...). Sono contento perchè è una bella parrocchia; io mi sono trovato molto bene e si troverà bene anche don Lino». Resta da capire perchè, nonostante le ripetute obiezioni, il vescovo Ambrosio ha scelto proprio don Illica. C'è chi dice che sarà un vicario rigoroso, preoccupato di garantire l'unità e l'armonia del clero diocesano, un vicario votato all'essenziale come impongono i tempi di oggi, un vicario che rappresenta il volto bello della Chiesa cattolica piacentina e del suo carisma missionario. Per il vescovo, don Illica può garantire tutto questo. «Ho qui un quaderno di obiezioni di don Giuseppe alla sua nomina di vicario» confida sua eccellenza. Più gliene faceva, più si convinceva che fosse la persona giusta.
Federico Frighi


04/02/2011 Libertà

domenica 30 gennaio 2011

Famiglia, la Chiesa non abbandoni chi ha fallito

Salvo clamorosi dietrofront, come riportato su Libertà, don Giuseppe Illica sarà allora il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Per permettere ai lettori di conoscerlo di più inseriamo alcuni suoi scritti apparsi sul giornale dell'unità pastorale facente capo a Castelsangiovanni, Vita Nostra. In questo sotto parla della famiglia e dà un'interpretazione secondo noi allargata del concetto di famiglia che necessariamente deve fare i conti con i tempi che cambiano.

La massiccia partecipazione al “Family day” ha certamente detto qualcosa all’Italia pigra e assonnata, che corre il rischio di lasciarsi vivere e di farsi dettare le regole e i valori dalla consuetudine e dall’adeguamento alle voci che si pretendono maggioranza.
Ma sarebbe troppo facile cantare vittoria e pensare che la famiglia abbia “vinto”. Non possiamo negare il grande cambiamento culturale, che non solo è in atto ma che è soprattutto continuo, in relazione ai modelli di famiglia e ancor più su tutti i fronti del vivere umano. Quando parliamo di famiglia, non possiamo certamente più pensare a quella nella quale sono nato ancora io (che ho poco più di cinquant’anni e non sono quindi antidiluviano), che viveva in campagna, che andava al ritmo del sole e delle campane, che viveva sempre insieme e lavorava lo stesso campo e la stessa stalla di buoi tutto il santo anno, che recitava il rosario tutte le sere e non perdeva una messa la domenica. La civiltà industriale, gli appartamenti, le donne che lavorano fuori casa ed hanno un reddito autonomo, lo scarso numero di figli, internet, la scuola fino all’università (della mia classe di scuola, diciassette o diciotto, solo in due abbiamo fatto le scuole superiori), le separazioni e i divorzi, la facilità a viaggiare, le vacanze di massa…hanno provocato una vera rivoluzione culturale. Nessuno di noi vive più come cinquant’anni fa. Nessuna famiglia è più la stessa di allora: nemmeno quelle che si professano cristiane.
Se i cristiani amano e difendono la famiglia, non si riferiscono ad un modello del passato, non fanno un’operazione di retroguardia, non fanno i nostalgici. Il passato non torna e comunque potrà solo ispirare dei valori ma non servirà da modello sociale. I cristiani non hanno la soluzione del modello di famiglia per oggi. Hanno invece il vangelo, che dà loro il coraggio e la creatività di vivere il comandamento dell’amore dentro la famiglia cambiata e in continuo cambiamento. I giovani che si sposano in chiesa sanno molto bene che stanno scommettendo il loro futuro e che il
sacramento non è un’assicurazione contro i temporali.
Cosa vuol dire oggi pregare in famiglia, consapevoli che il rosario non è più certamente il modello praticabile? Cosa vuol dire amare i piccoli, gli anziani, i poveri, nell’epoca delle baby-sitter, delle badanti e dei ricoveri? Cosa vuol dire partecipare alla vita della comunità, per un famiglia dove ci si ritrova solo alle otto di sera? …Sono solo alcune domande possibili per una famiglia che vuol continuare ad essere cristiana. E sono alcune delle sfide che il vangelo ci dà il coraggio di affrontare con fiducia e con creatività. Lo Spirito non ha ancora smesso di soffiare.
Ma anche una domanda nuova, importante e intrigante, tanti cristiani si fanno e fanno alla Chiesa: “Come si fa a continuare ad essere cristiani quando si è fallito nella stabilità della vita di coppia?”…. Anche qui dovremo ascoltare molto la voce dello Spirito, che certamente non vuole che la Chiesa abbandoni chi ha fallito. All’inizio della sua storia la Chiesa ha scoperto, davanti alla crisi di coloro che avevano abbandonato la fede per paura delle persecuzioni, la genialità della riconciliazione che permetteva loro di rientrare a pieno titolo nella comunità. Quale genialità non saprà darci oggi lo stesso Spirito?…
Don Giuseppe

Vita Nostra, 22 giugno 2007

giovedì 27 gennaio 2011

Vicario generale, don Illica sempre più vicino

I condizionali e le formule dubitative sono d'obbligo visto che non ci sono ancora atti scritti. Tuttavia, salvo clamorosi dietrofront, il prossimo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio sarà don Giuseppe Illica, parroco di Castelsangiovanni. L'annuncio dovrebbe essere dato la prossima settimana. Ne parlo nell'articolo uscito su Libertà che riporto qui sotto.

Monsignor Giuseppe Illica, parroco di Castelsangiovanni, si appresterebbe a diventare il nuovo vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Ogni formula dubitativa e condizionale sono d'obbligo in quanto dai vertici della diocesi ancora non arrivano conferme. Il vescovo Gianni Ambrosio è fuori sede e nessuna decisione è stata ufficialmente presa.
Monsignor Ambrosio è in effetti fuori diocesi, essendo impegnato ad Ancona nei lavori del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Il prossimo fine settimana sarà poi in Terrasanta in un pellegrinaggio-lampo con i vescovi europei. Monsignor Ambrosio, com'è noto, rappresenta la Cei al parlamentino dei presuli dei paesi membri dell'Unione Europea (Comece). Tuttavia, che l'iter di nomina sia ormai concluso, è nell'aria già da qualche giorno. Nel clero e fra i laici impegnati nella Chiesa si respira una forte attesa per un evento che sarebbe imminente. Tanto che l'annuncio, a rigor di logica, potrebbe essere dato proprio il prossimo 3 febbraio in apertura dei lavori del Consiglio presbiterale. Un'occasione solenne che vede riunito il "senato del vescovo". Il successivo momento comunitario, la messa crismale della Settimana Santa, sarebbe infatti troppo in là nel tempo.
La nomina di don Illica a vicario generale sarebbe stata voluta direttamente dal vescovo Ambrosio e si sarebbe concretizzata in un questi ultimi giorni dopo un cammino di contatti e sondaggi iniziato appena prima dello scorso Natale. Il nome del parroco di Castelsangiovanni avrebbe prevalso sulle candidature di monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa e vicario episcopale per la città, e di monsignor Gianni Vincini, parroco di Fiorenzuola e vicario per la Valdarda. Nato a Besenzone 57 anni fa, don Illica (guai a chiamarlo monsignore!), sarebbe stato indicato al vescovo dal clero più giovane. Pare poi che lo stesso Ambrosio sia rimasto favorevolmente impressionato dalla celebrazione della veglia diocesana dei giovani, tenutasi proprio a Castelsangiovanni nell'Avvento del 2008. In occasione dell'annuncio ufficiale verrà ringraziato il vicario uscente, monsignor Lino Ferrari, che dovrebbe tornare a fare il parroco. Dove, non si sa. Di certo con l'arrivo in curia di don Giuseppe Illica si libera il posto di Castelsangiovanni e monsignor Ferrari sarebbe il candidato ideale per guidare la prestigiosa parrocchia che diede i natali al cardinale Agostino Casaroli. L'ipotesi di uno scambio è al momento la più accreditata. Diversamente si renderebbe necessaria una complessa serie di spostamenti nel clero.
Federico Frighi


26/01/2011 Libertà