Piacenza - La Pellegrina esce dalle mura di Vallera ed entra nelle scuole superiori. È qui che si gioca il futuro della lotta all’Aids. Un futuro che non si chiama farmaci retrovirali, fase 2, vaccino bensì sempre e comunque prevenzione. Ecco perché saranno i ragazzi delle classi quarte delle scuole superiori piacentine a realizzare uno spot e una campagna pubblicitaria che verrà presentata il primo dicembre del 2009. «I farmaci retrovirali fanno pensare che non ci sia più l’emergenza - osserva don Giorgio Bosini, figura simbolo dell’Associazione La Ricerca e della Pellegrina -. In realtà non è così. L’emarginazione è dietro l’angolo, riprendere la vita normale è difficile, così come trovare un lavoro che renda autonomi».
Di seguito pubblichiamo l'intero bando rivolto ai ragazzi delle quarte superiori del Piacentino.
1. Progetto
L'Associazione “LA RICERCA” e U.O.Malattie Infettive dell'AUSL di Piacenza
indicono la 1° edizione del ConCorso +ALDIL’AIDS rivolto agli studenti delle classi quarte superiori di Piacenza e provincia sul tema della prevenzione dell’AIDS per l’anno scolastico 2008-2009.
+ALDIL’AIDS è un concorso di idee su tematica a rilevanza sociale, finalizzato alla realizzazione di spot o campagna pubblicitaria cartacea che siano strumento di sensibilizzazione o di denuncia su una tematica di interesse etico- sociale, da svilupparsi in una dimensione “non commerciale” utilizzando il linguaggio pubblicitario per tv, stampa/affissioni, altri mezzi (radio, web, below the line, mezzi non convenzionali).
L'obiettivo è invitare i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori a riflettere sulla rilevanza dei comportamenti rispetto all’esposizione al rischio d'infezione e promuovere un percorso di autoresponsabilizzazione circa i propri comportamenti.
Il ConCorso si articola in due momenti:
Nella prima fase si prevede la realizzazione di tre o quattro interventi di operatori dell’associazione e dell’U.O. Malattie Infettive, concordati con i docenti. Al termine saranno distribuiti i moduli da compilare per iscriversi al concorso di idee.
Successivamente, i partecipanti iscritti invieranno i loro elaborati.
2. Partecipazione
Gli Istituti scolastici superiori di Piacenza e del territorio provinciale che vogliano concorrere al premio devono inviare la scheda di adesione compilata in ogni sua parte entro 31 dicembre 2008 all’Ufficio Comunicazione dell’Associazione LA RICERCA (Stradone Farnese, 96, Piacenza).
L’invio potrà essere effettuato via e-mail all’indirizzo ufficiostampa@laricerca.net o tramite fax al numero 0523.328903 (all’attenzione di Ufficio Stampa Comunicazione). La partecipazione al concorso è gratuita.
Gli elaborati dovranno pervenire entro venerdì 18 Giugno 2009 alle 12.00.
3. Giuria
I progetti saranno valutati da una commissione giudicatrice i cui componenti saranno nominati tra creativi pubblicitari e professionisti della comunicazione, docenti, esponenti di istituzioni ed associazioni.
La commissione giudicatrice valuterà i lavori creativi secondo i seguenti criteri:
- correttezza lessicale e linguistica
- attinenza ai temi proposti e rispondenza agli obiettivi (spot NON COMMERCIALE a tematica sociale).
- originalità e creatività e innovazione dei temi trattati
- ricerca documentaria
- replicabilità
Ad ogni elaborato sarà attribuito un punteggio, da uno a dieci per ogni componente giudicante
Risulterà vincitore l’elaborato che avrà ottenuto il maggior punteggio.
4. Premi
La commissione procederà alla selezione dei tre migliori elaborati e gli Istituti scolastici vincitori riceveranno i seguenti premi:
I classificato: collaborazione alla produzione dell’idea creativa sotto la direzione di professionisti della comunicazione
II classificato: attrezzature didattiche o libri
III classificato: attrezzature didattiche o libri
A tutti i partecipanti verrà consegnato un attestato.
1. Comunicazioni di vincita
La cerimonia di premiazione avverrà alla presenza delle Istituzioni il 1 Dicembre 2009. I nominativi dei vincitori e delle vincitrici saranno resi pubblici in occasione della cerimonia di premiazione.
Visualizzazione post con etichetta Pellegrina. Mostra tutti i post
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martedì 2 dicembre 2008
venerdì 30 maggio 2008
Pellegrina, la sfida della carità
Piacenza - La nuova sfida della Pellegrina è quella della carità. Ad evidenziarlo è don Giorgio Bosini, presidente de La Ricerca, quindici anni esatti dopo la suggestiva fiaccolata che dalla città portò i piacentini all’interno della cascina di Vallera, opera segno post sinodo della diocesi di Piacenza-Bobbio. «In questi quindici anni - osserva don Bosini - si è tentata non solo una cura alla persona ma di trasmettere un qualche cosa che desse senso alla sofferenza e al dolore». Ieri pomeriggio i quindici anni della casa di accoglienza per malati di Aids sono stati celebrati con un dibattito - condotto da Tiziana Pisati - al quale hanno partecipato alcuni dei grandi volti della casa dedicata a don Giuseppe Venturini. «Siamo ancora in piena sfida - osserva don Bosini -, la malattia è cambiata così come le persone, il rischio è quello di perdere la profezia della carità che deve far fronte alle nuove domande. Oggi non vengono qui perchè hanno bisogno di una casa in cui morire. Vengono qui perché non hanno nessuno ed hanno bisogno di trovare il senso di un’esistenza che deve convivere con la malattia». Un concetto sottolineato anche dal vicario generale, monsignor Lino Ferrari: «La Pellegrina ha il forte richiamo a mettere la vita al servizio dell’altro».
Al termine dell’incontro - a cui ha partecipato anche monsignor Giampiero Franceschini (direttore Caritas) - sono state distribuite copie del giornale de La Ricerca, interamente dedicato ai 15 anni della Pellegrina. In serata la veglia con le associazioni. Oggi alle 19 la messa con il vescovo Ambrosio.
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, 30 maggio 2008
Al termine dell’incontro - a cui ha partecipato anche monsignor Giampiero Franceschini (direttore Caritas) - sono state distribuite copie del giornale de La Ricerca, interamente dedicato ai 15 anni della Pellegrina. In serata la veglia con le associazioni. Oggi alle 19 la messa con il vescovo Ambrosio.
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, 30 maggio 2008
martedì 25 marzo 2008
Ambrosio, anche il vescovo fa Pasquetta
Un lunedì di Pasquetta dedicato a coloro che la gita fuori porta, pur volendo, non possono proprio farla. L’ha trascorso così il vescovo Gianni Ambrosio, visitando due case che rischiano, ogni giorno che passa, di essere dimenticate dalla città: quella circondariale, il carcere delle Novate, con i detenuti, assieme ai quali ha celebrato la messa. Quella dedicata a don Giuseppe Venturini, la Pellegrina, con i malati di Aids, assieme ai quali ha pranzato e chiacchierato da amico ad amici. «Il lunedì di Pasqua è un giorno in cui si va volentieri in vacanza, io sono andato a trovare persone che, in vacanza, non possono andarci» riflette a voce alta monsignor Ambrosio.
Alla Pellegrina era la prima volta.
«È un’opera segno del Sinodo, come gesto concreto di carità, di attenzione alle situazioni più difficili, di emergenza, che la Chiesa diocesana ha voluto allora e che continua a portare avanti anche oggi» evidenzia il vescovo.
Un luogo che pone degli interrogativi. «Da un lato ho avuto un’impressione di grande ospitalità - racconta don Gianni -, di grande affetto che mi hanno mostrato questi ragazzi e ragazze. Ho pranzato con loro, abbiamo fatto una foto assieme, mi hanno chiesto di andare presto a trovarli».
Da un lato l’accoglienza e l’amicizia. Dall’altro? «Dall’altro il cuore gonfio; vedere queste situazioni di estrema difficoltà fa piangere il cuore. Sono situazioni difficili, con molti punti interrogativi, misteri della vicenda umana».
«Questa casa - è convinto monsignor Ambrosio - ci insegna il rispetto che dobbiamo all’uomo in qualsiasi situazione venga a trovarsi. Non solo: anche la necessità di una educazione che sappia davvero superare ostacoli e difficoltà derivanti dai pregiudizi. Questa amicizia che hanno chiesto anche a me e a don Giorgio così come ai tanti volontari che seguono la casa, è il segno del desiderio di avere una mano amica che ti aiuti a tirarti su. Alla fine questa mano amica è la società nel suo insieme. Questo è davvero un insegnamento che ognuno di noi deve raccogliere. Sono segni importanti, che valgono per tutti e devono valere in particolar modo per i giovani». La Pellegrina chiede insomma di non venire dimenticata da Piacenza.
Gli amici, è vero, ci sono. «Tutte le domeniche i ragazzi hanno il pranzo offerto e preparato da gruppi familiari - osserva il vescovo - che lo portano in silenzio, senza rumore, senza comunicarlo in giro. Una volta al mese le parrocchie, a turno, vanno alla Pellegrina per una celebrazione eucaristica e passano là la serata. Con un poco di fatica, mi è stato detto - c’era più entusiasmo qualche anno fa -, però sono ancora sette-otto le parrocchie che incontrano i ragazzi. Anche questa è una cosa meritevole di essere sottolineata. Dobbiamo sentire questa casa come un aiuto da dare a questi fratelli che, per un verso o per l’altro, hanno inciampato in una realtà quanto mai dolorosa e triste».
La mattinata di Pasquetta era iniziata in carcere, ad incontrare per la messa un secondo gruppo di detenuti che la settimana passata (mercoledì scorso) non avevano potuto partecipare alla celebrazione per motivi di spazio.
Infine la visita alle Scalabriniane. Un’altra casa che merita di essere sostenuta. «Era il cinquantesimo della morte di madre Lucia, co-fondatrice delle Scalabriniane - ricorda monsignor Ambrosio - colei che ha riportato l’attenzione della congregazione verso gli immigrati in Italia. Mentre all’inizio erano sorte per aiutare i nostri italiani che andavano all’estero, lei capì che era il momento di aiutare coloro che venivano in Italia. Una scelta davvero strategica».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, 25 marzo 2008
Alla Pellegrina era la prima volta.
«È un’opera segno del Sinodo, come gesto concreto di carità, di attenzione alle situazioni più difficili, di emergenza, che la Chiesa diocesana ha voluto allora e che continua a portare avanti anche oggi» evidenzia il vescovo.
Un luogo che pone degli interrogativi. «Da un lato ho avuto un’impressione di grande ospitalità - racconta don Gianni -, di grande affetto che mi hanno mostrato questi ragazzi e ragazze. Ho pranzato con loro, abbiamo fatto una foto assieme, mi hanno chiesto di andare presto a trovarli».
Da un lato l’accoglienza e l’amicizia. Dall’altro? «Dall’altro il cuore gonfio; vedere queste situazioni di estrema difficoltà fa piangere il cuore. Sono situazioni difficili, con molti punti interrogativi, misteri della vicenda umana».
«Questa casa - è convinto monsignor Ambrosio - ci insegna il rispetto che dobbiamo all’uomo in qualsiasi situazione venga a trovarsi. Non solo: anche la necessità di una educazione che sappia davvero superare ostacoli e difficoltà derivanti dai pregiudizi. Questa amicizia che hanno chiesto anche a me e a don Giorgio così come ai tanti volontari che seguono la casa, è il segno del desiderio di avere una mano amica che ti aiuti a tirarti su. Alla fine questa mano amica è la società nel suo insieme. Questo è davvero un insegnamento che ognuno di noi deve raccogliere. Sono segni importanti, che valgono per tutti e devono valere in particolar modo per i giovani». La Pellegrina chiede insomma di non venire dimenticata da Piacenza.
Gli amici, è vero, ci sono. «Tutte le domeniche i ragazzi hanno il pranzo offerto e preparato da gruppi familiari - osserva il vescovo - che lo portano in silenzio, senza rumore, senza comunicarlo in giro. Una volta al mese le parrocchie, a turno, vanno alla Pellegrina per una celebrazione eucaristica e passano là la serata. Con un poco di fatica, mi è stato detto - c’era più entusiasmo qualche anno fa -, però sono ancora sette-otto le parrocchie che incontrano i ragazzi. Anche questa è una cosa meritevole di essere sottolineata. Dobbiamo sentire questa casa come un aiuto da dare a questi fratelli che, per un verso o per l’altro, hanno inciampato in una realtà quanto mai dolorosa e triste».
La mattinata di Pasquetta era iniziata in carcere, ad incontrare per la messa un secondo gruppo di detenuti che la settimana passata (mercoledì scorso) non avevano potuto partecipare alla celebrazione per motivi di spazio.
Infine la visita alle Scalabriniane. Un’altra casa che merita di essere sostenuta. «Era il cinquantesimo della morte di madre Lucia, co-fondatrice delle Scalabriniane - ricorda monsignor Ambrosio - colei che ha riportato l’attenzione della congregazione verso gli immigrati in Italia. Mentre all’inizio erano sorte per aiutare i nostri italiani che andavano all’estero, lei capì che era il momento di aiutare coloro che venivano in Italia. Una scelta davvero strategica».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, 25 marzo 2008
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