sabato 3 novembre 2007
Monsignor Sigalini all'Azione Cattolica
Fonte: bollettino Santa Sede del 3 novembre 2007.
Con questa nomina è fuori gioco uno dei più votati candidati alla successione del vescovo Luciano Monari. Monsignor Domenico Sigalini - mi dispiace per i tanti che lo avrebbero voluto vescovo di Piacenza-Bobbio - per i prossimi tre anni sarà l'assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica Italiana mantenendo l'incarico di vescovo di Palestrina. Considerando che dal sondaggio sono ormai fuori Dante Lafranconi, vescovo di Cremona, e Antonio Lanfranchi, vescovo di Cesena-Sarsina, i calcoli non sono così difficili.
venerdì 2 novembre 2007
"Ciò che fummo siete, ciò che siam sarete"
Piacenza - Nella prima uscita pubblica piacentina come amministratore diocesano di Piacenza-Bobbio, monsignor Lino Ferrari ha ricordato il vescovo Luciano Monari e pregato per il futuro pastore che il Papa invierà alla chiesa emiliana. Pubblichiamo l'omelia che monsignor Ferrari ha tenuto nel cimitero urbano di Piacenza per la solennità di Ognissanti. Un grazie a Vittorio Ciani per la collaborazione.
È festa grande oggi per la Chiesa che guarda con stupore e gratitudine alla santità dei suoi figli.
Se è vero che la storia del popolo di Dio è anche storia di infedeltà e di peccato, ci sono più ragioni per dire che è una storia di santità, una santità nascosta, feriale, che costituisce la vera ricchezza della Chiesa; una santità di cui anche noi per grazia siamo partecipi.
Insieme alla gratitudine presentiamo al Signore le nostre fragilità e i nostri peccati, per essere rinnovati dal suo perdono.
Celebriamo l’Eucaristia nella solennità di Tutti i Santi accanto alle tombe dei nostri morti. C’è il rischio che prenda il sopravvento il rimpianto e la tristezza. Il legame c’è tra i nostri morti e la festa odierna, perché siamo certi che tante persone a noi care, che hanno percorso con noi un tratto più o meno lungo della vita, fanno parte della schiera dei Santi.
Ma è importante capire la radice della loro gioia e della loro comunione con Dio.
La prima Lettera di Giovanni, ne abbiamo sentito proclamare una parte, afferma che la vocazione cristiana è una “vocazione filiale”: carissimi, «[1]Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1 Gv 1, 1).
Non è un modo di dire, una illusione, siamo davvero «figli di Dio»; e la santità è la realizzazione di tale vocazione.
È un codice genetico, un dna, che modella la vita fisica, e c’è ne è uno anche all’origine dell’esistenza cristiana. Vuole dire che nel nucleo centrale della nostra esistenza c’è qualcosa che viene davvero da Dio, quella che potremo chiamare la “santità ontologica radicata nel nostro essere” ; l’abbiamo ricevuto in dono con il Battesimo.
Ci ricorda Paolo nella Lettera ai Romani che:
«[4]Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 8, 4).
Quella santità ricevuta in dono deve diventare sorgente di una santità conquistata anche con l’impegno personale di una “santità morale”.
E abbiamo come aiuto, per vivere da «figli di Dio», la Parola che è Luce e ci indica il cammino, e lo Spirito: lo Spirito che è forza che agisce nell’intimo.
Che il cristiano porti in sé l’immagine di Cristo e ne assuma i lineamenti, nel modo di pensare e di agire, dipende proprio dal dono dello Spirito che abita in lui. Dono che se è riconosciuto e accolto rende attivi.
Era ancora san Giovanni a dire:
«[3]Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro» (1 Gv 1, 3).
Sente il desiderio di valorizzare quel dono ricevuto, e di fare si che la vita sia in sintonia con la volontà di Dio, abbia davvero i lineamenti di una vita da figlio.
Allora comprendiamo il valore della testimonianza del cristiano. Il cristiano dovrebbe lasciare intravedere attraverso i comportamenti chi è Dio, e che lui è presente, è all’opera nel mondo.
La pagina di Vangelo proclamata ci ha presentato le “Beatitudini”. Beatitudini che sono anzitutto l’identikit di Gesù, il suo essere Figlio di Dio, Gesù lo ha manifestato così: vivendo povero, libero dai beni materiali, misericordioso verso i peccatori, verso coloro che erano nella sofferenza e nel bisogno.
Un programma di vita alto, ma credibile anche per noi, ci viene proposto. Perché le Beatitudini ce le siamo viste venire incontro in volti concreti: di persone povere ma radiose, sofferenti ma serene, miti ma forti.
giovedì 1 novembre 2007
Drillmec e Africa Mission insieme per l'acqua
c'è tempo fino a sabato al 48583
La Drillmec aiuterà Africa Mission per la perforazione dei pozzi
da Libertà, 31 ottobre 2007
Piacenza - Sabato prossimo sarà l’ultimo giorno utile per poter partecipare alla costruzione di un pozzo per l’acqua in Uganda con Africa Mission inviando un sms con il telefonino al numero 48583 da telefoni dai cellulari Tim, Vodavone, Wind e Tre, nonché da telefoni fissi Telecom Italia abilitati all’invio di messaggi. Con un messaggino si donerà un euro. Con una chiamata allo stesso numero, dal fisso Telecom Italia, si potranno donare 2 euro. «Al momento ci sono arrivati 7mila sms solo con la compagnia Tim - rivela il direttore di Africa Mission-Cooperazione & Sviluppo, Carlo Ruspantini -, confidiamo nella generosità della gente che ha compreso qual’è la nostra missione». Con le altre compagnie, si stima che la cifra totale, a domenica scorsa, fosse oltre le diecimila unità. Dal sito di Africa Mission si apprende che il costo per la realizzazione di un nuovo pozzo è di 10.000 euro, il costo medio per la riattivazione di 3.000, il costo di impianto e mantenimento di una rete di monitoraggio 50.000 euro annui. L’iniziativa dell’sms è inserita nell’ambito delle iniziative collaterali della maratona di Venezia, tenutasi il passato fine settimana, che vedeva Africa Mission come sponsor sociale. «È stata una bella manifestazione - traccia un primo bilancio Ruspantini - e la nostra presenza è stata importante: gli organizzatori hanno abbracciato in pieno gli obiettivi e le finalità del nostro movimento. La diretta Rai ha fatto tre passaggi su Africa Mission e il campione Di Cecco ha dato consistenza e supportato la raccolta della nostra associazione». Alla maratona erano scritti oltre 6.500 atleti, arrivati 5.293.Da Piacenza hanno corso per Africa Mission Roberto Calza, Stefano Cammi, Paolo Lentoni, Marco Mazzoni, Celso Marani, Claudio Ferri del gruppo “Staffetta dell’amicizia”, Fabio Gennaro (Castelsangiovanni). Intanto è stata sancita la collaborazione tra Africa Mission e la Drillmec di Gariga per la fornitura di pezzi di ricambio per le macchine per la perforazione dei pozzi. «In Uganda abbiamo una sola perforatrice funzionante - spiega Ruspantini - acquistata con il soldi del governo italiano nell’89, girata al governo ugandese, e tornata in comodato d’uso ad Africa Mission». Un accordo informale, come ha rimarcato il presidente Claudio Cicognani. «Avevo conosciuto don Vittorione 21 anni fa - ricorda -, l’abbiamo sempre sostenuto in vari modi. Oggi Carlo Ruspantini ci ha chiesto se potevamo dargli una mano per i pozzi d’acqua. Abbiamo detto di sì».
mercoledì 31 ottobre 2007
Basta zucche, Halloween mette l'aureola

martedì 30 ottobre 2007
Nuovo vescovo, settimana di pausa
lunedì 29 ottobre 2007
48583, sms per un pozzo d'acqua

E’ ancora in corso la campagna di raccolta fondi di Africa Mission per la realizzazione di nuove strutture idriche nella più arida regione ugandese, il Karamoja. Fino a sabato 3 novembre, sarà possibile donare 1 euro mandando un sms al numero 48583 da telefoni cellulari Tim, Vodavone, Wind e Tre, nonché da telefoni fissi Telecom Italia abilitati all’invio di messaggi. Con una chiamata allo stesso numero, sempre dal fisso Telecom Italia, si potranno donare ben 2 euro.
Il costo per la realizzazione di un nuovo pozzo: 10.000 euro
Costo medio per la riattivazione di un pozzo: 3.000 euro
Costo di impianto e mantenimento di una rete di monitoraggio: 50.000 euro annui
Impianto di una rete di distribuzione dell’acqua in 5 punti: 7/10.000 euro
Dotazione di un generatore con sistema solare fotovoltaico: 15.000 euro
Rizzuto saluta il vescovo Monari
"Monari ha saputo parlare a tutti" da Libertà, 21 ottobre 2007
Il fondo del direttore di Libertà, Gaetano Rizzuto
Oggi pomeriggio, alte
Il vescovo Luciano ‑ per tanti resta "don Luciano" ‑ lascia a Piacenza un segno profondo e una impronta indelebile. È stato accolto con simpatia, sin dal prima giorno. I piacentini sono subito entrati in sintonia col giovane vescovo arrivato da Sassuolo. In questi 12 anni lo hanno sostenuto, aiutato, seguito ed incoraggiato. Hanno ascoltato la sua parola chiara, profonda, colta e immediata. Un grande comunicatore. Apprezzata la sua capacità di dire le cose importanti nel modo più chiaro possibile, per farsi capire da tutti. Nei piccoli e grandi eventi sa sempre trovare le parole giuste e trasmettere un messaggio di valori. Un vescovo amico, e fratello. Un testimone autentico di una Chiesa viva.
Oggi mentre lo salutiamo scorrono davanti ai nostri occhi le immagini, i gesti, le parole di 12 anni vissuti intensamente con il vescovo Luciano chiamato a continuare a Brescia la sua missione. Rivediamo la sua sensibilità verso i suoi preti, i poveri, i bambini, i giovani, i volontari, gli ammalati, i lavoratori, le donne, gli handicappati, gli immigrati, i bisognosi.
Riascoltiamo i suoi moniti ai potenti, come quello di cinque anni fa durante la festa di S. Antonino. Rileggiamo i suoi forti messaggi lanciati in momenti importanti della vita piacentina, come gli Stati Generali e il Patto per Piacenza. Sfogliamo i suoi tanti interventi ‑ Libertà ha avuto l'onore di pubblicarli ‑ sui grandi temi della società dalla bioetica alla famiglia, dal lavoro alla pace. Piacenza resta nella vita di Monari: qui ha tanti amici. Ha costruito tanti legami, profondi. Qui si è trovato bene, tra la sua gente.
Torni, ogni tanto, caro vescovo Luciano. Qui ha seminato bene e il raccolto è stato fruttuoso. Lascia una città e una provincia in cammino verso il futuro con qualche speranza in più di farcela. Il suo contributo è stato importante per tenere accesa questa fiaccola della speranza.
Ciao, vescovo Luciano.
Riti per le solennità dei santi e dei morti
Diocesi Piacenza-Bobbio
“Riti al Cimitero urbano di Piacenza"
29 Ottobre 2007
Giovedì prossimo, 1° novembre, ricorre
In questi giorni le singole parrocchie cittadine compiranno il tradizionale pellegrinaggio al cimitero urbano con la celebrazione della Messa nella chiesa di Santa Maria del Suffragio; questo il calendario:
1° novembre parrocchia di Santa Maria del Suffragio, Capitolo (ore 10,30); Sant’Anna (ore 15);
2 novembre, venerdì, commemorazione dei defunti: San Sisto (ore 9); alle 10,30 Messa al Famedio militare in suffragio di tutti i caduti in guerra; parrocchie di Santa Teresa, San Giovanni in Canale Cattedrale, Santa Franca, San Paolo, Santa Brigida (ore 15);
4 novembre, domenica: Corpus Domini (ore 9); San Francesco, San Pietro, Santa Maria in Gariverto (ore 15); San Giuseppe Operaio, Nostra Signora di Lourdes (ore 16);
5 novembre, lunedì: Centro Manfredini (ore 15);
8 novembre, giovedì: parrocchia di Sant’Antonino (ore 15);
9 novembre, venerdì: parrocchia di San Savino (ore 10).
Curia
Gli uffici della Curia di Piacenza saranno chiusi al pubblico nel giorni di giovedì è venerdì, 1° e 2 novembre.
domenica 28 ottobre 2007
Tonini prete da 70 anni
un libro a Cinisello Balsamo, ieri mattina, a Ravenna, ha parlato per oltre
un'ora ai microfoni di una troupe Rai. È la vita frenetica di un arzillo
92enne che da settant'anni esatti veste la talare e ne va fiero. Mai un
ripensamento, mai un “rospo ingoiato” o un “obbedisco” uscito tra i denti.
Il cardinale Ersilio Tonini non ha difficoltà a dire: «Sono nato prete
e nella mia vita sono stato fortunato: ho fatto quello che avevo sempre
desiderato sin da quando avevo sei anni». Questa mattina ricorrono i 70
anni esatti dal giorno dell'ordinazione di Tonini; due giorni fa, Benedetto
XVI° ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno. Il cardinal Tonini e
papa Ratzinger non hanno mancato di scambiarsi vicendevolmente gli auguri per questi due eventi da celebrare.
non ha dato troppa pubblicità ai suoi settant'anni di sacerdozio che, a
Ravenna, sono stati celebrati ieri mattina con una cerimonia molto sobria
all'interno della comunità in cui Tonini vive. È tuttavia sufficiente una
telefonata da Piacenza perché la macchina dei ricordi del cardinale si
metta in moto e continui inesauribile con incredibile dovizia di particolari.
«Nel 1937 siamo stati ordinati sacerdoti in 24 dal vescovo Menzani - esordisce
il cardinale -, in 4 a Santimento il 18 aprile. Il vescovo, in quel periodo,
stava facendo la visita pastorale ed è stato per questo motivo che l'ordinazione
non si tenne in cattedrale. Di quei 24 siamo rimasti in due: io e monsignor
Luigi Molinari, che fece il parroco a Pianello».
«Di quella data ho un
ricordo splendido - dice Tonini - era il giorno in cui si arriva allo scopo
di tutta una vita, un sogno che si corona». Già, perché Ersilio Tonini
ha cominciato presto ad avere le idee chiare: «Ho iniziato a rendermene
conto a 6 anni: mio padre stava menando la polenta sul fuoco la sera, io,
che ero piccolino, mi infilai sotto il camino e gli chiesi, in dialetto,
se ci volevano molti soldi per studiare da prete. Mi rispose che ce ne
volevano tanti. Poi si confidò con mia madre la quale, un giorno, mi chiamò
e mi disse: “Sono desideri belli, però ora sei piccolo, poi si vedrà, adesso
pensa a fare il bravo a stare vicino al Signore, ma non rivelare a nessuno
il tuo desiderio sennò non saresti più libero». «Fu un suggerimento ottimo
- continua il cardinale -, se avessi cambiato parere sarei stato segnato
per la vita, se avessi reso pubblico il mio desiderio, qualcuno avrebbe
potuto tentare di convincermi a desistere». Tonini è un fiume in piena:
«Un giorno un contadino che aveva intuito qualche cosa mi disse: “Ragazzo
non vorrai mica fare il prete?! Perché, devi sapere, sono tutte favole
e i preti servono solo a mantenere la santa bottega”. Io non dissi nulla
e mi tenni tutto per me, con una gran voglia di guardarci dentro. Quando
arrivai al liceo mi buttai sulla filosofia e gli studi supportarono il
mio convincimento».
Settant'anni con la medesima “casacca” sono un primato
invidiabile: «I momenti belli sono stati tanti. Non mi sono mai pentito,
assolutamente. Quando ero chierichetto a Centovera e il parroco parlava
a messa mi chiedevo perché non potessi farlo anch'io». Siccome a San Damiano
era già tutto esaurito, tutte le domenica il piccolo Tonini andava a piedi
fino a Centovera per fare il chierichetto. «Rifarei la stessa scelta anche
ora, a distanza di settant'anni: era un desiderio per il quale sono nato,
non ho sognato altro che fare il prete».
«Nel mio paese - prosegue - quando
hanno saputo che il figlio di un contadino andava a fare la quarta elementare
a San Giorgio e la quinta a Carpaneto si sono meravigliati tutti, quando
hanno capito che volevo andare in seminario erano molto sorpresi. Nel mio
paese non era mai accaduta una cosa del genere». La scelta di fare il prete
sorprenderebbe oggi come allora, ma oggi, come allora, Tonini direbbe di
sì: «Oggi il problema è un altro: il clima familiare. A casa mia c'era
una grande serenità, mio padre non ha mai alzato la voce con mia madre.
Oggi c'è una tensione verso lo star bene, mia madre, invece, mi comunicò
lo stupore per essere al mondo». «Sono stato molto fortunato come uomo
e come sacerdote. Ho fatto tanto: lo studio a Roma, poi Piacenza e la guerra,
a Salsomaggiore, il Nuovo Giornale, la nomina a vescovo, insomma ti rendi
conto che c'è un'attenzione di Dio su di te».
Federico Frighi
Tonini, mangerei una mela transgenica
«Una mela transgenica? Se ho la garanzia degli scienziati che non ci
sono elementi inquinanti la mangerei volentieri». Il cardinale Ersilio
Tonini prende le difese degli organismi geneticamente modificati, chiama
applausi per gli scienziati ed i ricercatori, invita la gente ad informarsi
di più senza lasciarsi prendere dai pregiudizi. Nei giorni il cui il “popolo
di Seattle”, le divisioni anti globalizzazione manifestano, al Global Forum
di Napoli, l'ennesimo no a tutto ciò che sembra portare il pianeta Terra
fuori dalla sua natura, il cardinale interviene al fianco degli scienziati
per difendere i “cibi Frankestein”.
Lo fa dal pulpito profano del Teatro dei Filodrammatici, dove è stato
invitato dalla Famiglia Piasinteina a portare la sua opinione e quella
della Chiesa sui cosiddetti “ogm”: gli organismi geneticamente modificati.
Assieme al porporato anche due esperti del mondo scientifico: il professor
Gianfranco Piva, preside della facoltà di Agraria della Cattolica di Piacenza,
nonché direttore dell'istituto di Scienze degli Alimenti e della Nutrizione,
ed il professor Francesco Salamini, direttore generale del Max-Planck Institut
di Colonia. A fare gli onori di casa il presidente della Famiglia, Danilo
Anelli, ed il coordinatore della serata Mauro Tagliaferri. «La ricerca
scientifica è un dono ed un dovere sacrosanto», non ha dubbi il cardinale
Tonini. «Non possiamo dimenticare - spiega - che nella visione cristiana
la conoscenza è un dono di Dio, un dovere ed una responsabilità. Nella
Bibbia sta scritto che l'uomo deve utilizzare la natura per scoprirne i
tesori, dunque ecco che ogni scoperta scientifica è un'esaltazione della
vita umana, della grandezza del dono di Dio». Tonini porta le parole di
Giovanni Paolo II: «Il Papa, nel discorso ai genetisti del 5 marzo 1984,
li invitava a procedere con il massimo fervore nella ricerca sul genoma
umano». Il perché, secondo il porporato, è semplice: «Un domani sarà possibile
eliminare per sempre quei morbi impietosi come l'Alzheimer ed il Parkinson
ed altre malattie oggi ritenute incurabili». Occorreranno però delle misure,
delle regolamentazioni della ricerca. «Questo non spetta agli scienziati
- dice il porporato - ma alle istituzioni. Il potere politico ha il dovere
sacrosanto di tutelare l'essere umano» sottolinea con forza. «L'uomo non
potrà mai utilizzare un suo simile come strumento di ricerca» mette bene
in chiaro, ed osserva che la ricerca deve avere dei significati e degli
scopi terapeutici. Può l'intelligenza umana modificare gli alimenti? Può
trasformare i cibi? «Se questo volesse dire garantire all'uomo una facilità
di accesso al necessario per vivere ed una cura più razionale dell'alimentazione
non ci vedrei nessun contrasto» fa sapere il cardinale. «Gli scontri nascono
quando la paura prende il sopravvento. Non condivido la sfiducia totale,
il gridare all'allarme, come se i prodotti della terra fossero i soli a
dare garanzie all'uomo». Nel campo dei cibi transgenici, secondo Tonini,
la Chiesa non dirà mai di no. «Chiederà, questo sì, molta serietà agli
scienziati; pretenderà che diano serie e precise garanzie all'essere umano.
Ma non ostacolerà mai la ricerca». Il porporato piacentino ricorda la nascita
della facoltà di Agraria, realizzata da padre Gemelli con i soldi del calmiere
del latte: «Nacque per la ricerca, con la benedizione della Chiesa e degli
agricoltori del posto». Ma anche la situazione drammatica che sta vivendo
l'Africa, «dove di fame si muore ed i bambini mangiano le formiche». «Io
sono vescovo - si mette una mano sul cuore - e questa gente, come tutte
le creature, ho il dovere di proteggerle. Con gli organismi geneticamente
modificati si potrà dare finalmente da mangiare a tutti e si potranno portare
cure a chi prima non ne ha mai assunte perché la sua dieta è sempre stata
poverissima, quasi inesistente».
Tonini su Marta e Milagros
L'obiettivo dell'opinione pubblica mondiale puntato sulle gemelline Marta
e Milagros sancisce la vittoria dell'uomo sui falsi idoli dello sport e
dello spettacolo. Con questa riflessione il cardinale Ersilio Tonini, a
margine del convegno alla Cattolica, è intervenuto in difesa dei mezzi
di comunicazione che «hanno illuminato a giorno» la vicenda delle gemelline
siamesi peruviane. Fallito il tentativo di salvare una delle piccole, il
dramma consumatosi all'ospedale di Palermo ha messo sotto accusa tv e giornalismo
per l'eccessiva pubblicità con cui, secondo alcuni (anche tra le alte sfere
della Chiesa cattolica), sarebbe stato trattato il caso di Marta e Milagros.
Diversamente ha dimostrato di pensarla il porporato: «Che il mondo intero
abbia trepidato per queste due creature e si sia intenerito di fronte al
loro caso significa che finalmente la nostra attenzione non si è fermata
solo su Schumacher, la formula uno o i prossimi campionati europei di calcio;
ma che c'è qualche cosa di più grande: il mondo intero che si ferma ad
ascoltare la storia di due bambini». «I bambini - ha continuato il porporato
- sono stati da sempre il tesoro e la misura del valore della società».
Tonini ha portato ad esempio le popolazioni latine: «I romani, che non
erano stupidi, avevano tradotto nel loro linguaggio questo grande valore:
i figli li hanno chiamati necessarii». « A prima vista sembrerebbe il contrario
- ha proseguito -: che i genitori siano necessari ai figli. Invece i romani
erano già arrivati alla conclusione che i figli erano irrinunciabili da
un punto di vista affettivo». Monsignor Tonini, da giornalista qual'è
(in passato è stato direttore del settimanale della diocesi piacentina
«Il nuovo Giornale» ed oggi scrive le sue riflessioni sul «Corriere della
sera"), ha difeso la categoria, vittima, secondo il porporato di un abbaglio
pilotato. «Il mondo giornalistico è stato deviato - ha detto Tonini -:
non ci hanno fatto sapere quale era la percentuale di riuscita dell'intervento
chirurgico sulle gemelline. Se ci avessero rivelato che c'era soltanto
il dieci per cento di probabilità che l'intervento riuscisse, allora sì
che c'era da chiedersi se fosse veramente valsa la pena di porre questa
sfida». Il dito è puntato verso gli uomini della scienza: «Gli scienziati
devono essere più precisi, sono loro che devono aiutare l'opinione pubblica
a dare un giudizio morale». E ancora: «Il fatto diventa valore quando l'intelligenza
lo misura». Un esempio: «Dell'animale si giudica solo il risultato di un'azione:
il cane che sbrana non ha consapevolezza di sbranare». Diverso è per l'uomo:
«Dell'azione umana non si riportano soltanto i dati di fatto: ci si interroga
se una data cosa era giusta o non era giusta». «E quale è la misura per
giudicare» si è chiesto Tonini «se non la dignità della persona umana».
La conclusione: «Se la risposta, anche della morale, è stata incerta è
perché non ci sono state date indicazioni scientifiche abbastanza sicure».
Montanelli ha altre opinioni Indro Montanelli non la pensa come il cardinale
Tonini, a proposito dell'interesse dei media sulla vicenda delle gemelline
siamesi. «Una storia sfruttata come uno spettacolo, quando non c'era nulla
da spettacolarizzare": non ha dubbi Montanelli nel bollare con un secco
«non mi è piaciuta per niente» la vicenda delle due gemelline siamesi Marta
e Milagros, morte durate l'operazione per tentare di separarle e consentire
a una di loro di sopravvivere. Montanelli, che esprime dubbi sulla decisione
di fare l' operazione, a margine di un convegno per ricordare il ventennale
dell' uccisione del giornalista Walter Tobagi, afferma che «aver messo
l'intervento sotto gli occhi di tutti puzza di esibizionismo», e dice di
essere «dalla parte del chirurgo che non ha voluto partecipare: i fatti
gli hanno dato ragione, anche se l'intervento fosse riuscito e si fosse
salvata una vita, mi domando che vita sarebbe stata». Per Montanelli infatti,
a prescindere dagli aspetti fisiologici dell' intervento, non si è pensato
a quelli morali e psicologici, perchè se Marta fosse sopravvissuta «avrebbe
sempre saputo che era viva grazie alla morte della sorella».
In clausura il nuovo millennio
Cosa ci si può aspettare da una vita chiusa in un monastero, dietro le
grate della clausura? Lo abbiamo chiesto a Chiara, per la quale il nuovo
millennio si apre con l'ingresso in convento. Mentre il conto alla rovescia
scivola verso l'anno Duemila con il suo strascico di luci e party celebrativi,
Chiara, 25 anni, agente immobiliare, sceglie di entrare in clausura nel
monastero di San Lazzaro delle Carmelitane di Santa Teresa. Penitenza e
delusione per come va il mondo fuori dalla grata? Macché. San Giovanni
Bosco, a chi gli chiedeva che cosa fosse la santità, rispondeva: «Per noi
è soprattutto una grande allegria». Chiara, se provi a farle i complimenti
per la scelta coraggiosa, si mette a ridere. «Guardi che questa non è una
dimensione di sacrificio. Io, se devo dire la verità, mi sono sempre divertita
nella vita, e lo sta facendo anche adesso». Ammetterà però che la scelta
è coraggiosa. «Ci vuole del coraggio ad imparare la dimensione della rinuncia
ma a rispondere non ce ne vuole tanto. Io non ho scelto nulla. Lo spirito
soffia quando, come e dove vuole». Certo però uno deve anche saper rispondere.
«E' il Signore che ha scelto questo momento. Ti prende una grande gioia
alla quale non si può dire di no. Ho lasciato la mia famiglia in lacrime.
Volevano che entrassi in clausura con l'anno nuovo. Ma in questa cosa c'è
un amore talmente forte dentro, che ti porta a prendere il largo e ad affidarti.
E quindi vai. Perché quella è l'unica dimensione possibile». Come ha conosciuto
la clausura? «Premetto che non ho mai frequentato la vita ecclesiale. Sono
stata con mia madre a Lourdes e, mentre comperavamo dei dolcetti, mi è
capitato fra le mani un opuscolo che spiegava in modo simpatico la vita
delle claustrali». Per lei che cosa è il Duemila? «Penso che questo sia
un momento di passaggio, in cui la Chiesa ha bisogno di testimonianze forti.
E' l'anno in cui i figli si riconciliano con il Padre». In che senso?
«E' l'anno della speranza. Dei grandi colloqui fra gli uomini e le religioni.
Spero che il Duemila sia l'anno dell'unità». Che cosa sogna una suora
di clausura? «Il sogno più grande è che l'uomo torni ad essere uomo e
non abbia più grandi pretese. Che ritorni a fare la volontà di Dio in maniera
semplice senza pensare a grandi cose che lo portano lontano dalla natura
e da quello che dovrebbe essere». Come si sente di fronte al mondo che
ha appena lasciato di là dalla grata? «Mi sento un fiore di questo prato
variopinto che è il mondo. Ognuno ha la sua bellezza, sceglie di essere
quello che vuole o che può essere nel momento presente. Non giudico male
le persone che cercano di passare il Capodanno nella maniera più goliardica
possibile. L'ho fatto anch'io». E lei come lo passerà? «Io vivrò di
poco. Per me sono finite le grandi feste. Dopo il Te Deum passerò il Capodanno
a vegliare con le sorelle aspettando la benedizione del Santo Padre. Tutti
i ragazzi che hanno deciso di vivere questo passaggio di secolo in un altro
modo, li avrò di fronte, nell'eucarestia. Magari non lo sanno, ma il Signore
è lì anche per loro». Che cosa lascia nel Novecento? «La pretesa dell'uomo,
ed anche la mia, di volere fare tutto di propria volontà e testa senza
chiedere consiglio a Dio o alla propria coscienza». E che cosa porta con
sé della sua vita passata? «A livello personale vorrei portarmi qualche
cosa che non ho: non vorrei far ridere con una parola troppo grossa, ma
è la forza del martirio. Lo diceva monsignor Tonini: per la chiesa comincerà
il nuovo martirio che non è fisico ma psicologico. Mi auguro di avere la
forza di dare un nome e comunicare agli uomini la speranza che c'è nel
mio cuore. Dovesse costare tutto. Il vero miracolo non è che Dio faccia
la volontà degli uomini, ma che gli uomini facciano la volontà di Dio».
Grazie, Chiara, perché ci tiene con i piedi per terra e ci fa pensare.
«Sì, però tenga presente che questa è una dimensione di gioia, non di
privazione fine a se stessa. Le assicuro che passo gran parte del mio tempo
a ridere. Non so se ridevo più fuori o più qui dentro».
Tonini, salviamo la montagna
Eminenza, lo sa che se qualcuno si rompe una gamba a Farini lo si deve
portare in ambulanza sino a Piacenza dove c'è il posto di pronto soccorso
più vicino? «O perbacco! Neanche a Pontedellolio?» No, si deve fare un'ora
di strada sino a raggiungere la città. Il cardinale ci pensa un attimo
e ripete: «Quello che potrò fare per Farini lo farò certamente». Poi ricorda
un episodio in cui si trovava dall'altra parte: «La prima volta che venne
Alcide De Gasperi a Piacenza ebbi modo di accostarlo e gli consegnai un
articolo firmato da me ed intitolato “Ferriere, Comune mulattiera”». Anche
allora ci si lamentava dell'isolamento della montagna. «De Gasperi mi incitò
a continuare a denunciare la situazione. “Parlano dell'Italia come il giadino
d'Europa - disse - in realtà siamo la montagna d'Europa. Bisogna che se
ne parli perché è necessario che i parlamentari ne siano persuasi”». Fu
proprio da un incidente occorso ad una domestica di Ferriere, mentre accompagnava
il padrone in Liguria, che Tonini lanciò la campagna, assieme alle Acli,
per la mutua alle domestiche. Ebbene, se oggi le domestiche hanno la mutua,
lo si deve all'Alta Valnure. Per monsignor Tonini l'Alta Valnure non è
una scoperta. Piuttosto un ritorno. «Ho frequentato queste zone, Gambaro
in particolare, quando ero a Piacenza insegnante in seminario e direttore
de Il Nuovo Giornale. Ancora prima, studente a Roma, andavo a Cogno San
Bassano per un po' di vacanza presso il parroco. In quegli anni - era il
1948 - ci si trovava spesso con i sacerdoti della zona per incontri comunitari,
per passare un po' di tempo assieme». Nei ricordi del cardinale c'è una
gita alla sorgente del Nure assieme ai compagni di tonaca in cui Tonini
tenne scherzosamente una sorta di orazione solenne dedicata alle meraviglie
della natura ed alla nascita del torrente. In Alta Valnure ci si andava
anche per rilassarsi dalle quotidiane fatiche della cura d'anime. «In quei
tempi ci si preparava alle elezioni del '48 e c'era un grande fermento
che impegnava anche noi al settimanale diocesano». Erano i tempi degli
scambi vivaci tra comunisti e cattolici che vedevano l'allora don Tonini
paladino, ovviamente, dei secondi. «Lo stile, il linguaggio che si usava
tra me ed i comunisti era molto schietto ma molto sereno» ci tiene comunque
a precisare il porporato. Altra meta praticata era Brugneto «anche se lì
ero giovanissimo (andavo al ginnasio)». Ancora: «Era un posto ideale per
distrarsi, andavo nel Nure a pescare le trote, una mia grande passione».
L'Alta Valnure insomma è sempre stata per Ersilio Tonini, in quegli anni,
quello che oggi è la Valle d'Aosta per Carol Wojtyla: un piccolo angolo
di paradiso in terra. Il cardinale arriva a Farini ad un anno di distanza
dopo che per un malore dovette rinunciare all'invito di dodici mesi fa.
«Adesso, grazie a Dio, sto bene e ritorno in questi posti molto volentieri»
dice Tonini. Inaugurerà una via dedicata a don Anacleto Mazzoni. «Lo conoscevo
bene: quando entrai in seminario lui era agli ultimi anni. Ricordo i discorsetti
che faceva durante le feste, le poesie che componeva. Era stato parroco
a Rivergaro dove aveva fatto un gran bene. Era un prete dal cuore largo,
senza grandi fronzoli, concreto, intelligente ma vicino alle persone che
conosceva ad una ad una, sempre di buon umore, con quel senso dello humor
moderato che hanno tradizionalmente i piacentini».
Giuseppe De Carli racconta il Giubileo del Duemila

Santini, inseguendo il Papa viaggiatore
Federico Frighi
Alceste Santini su Giovanni Paolo II
quella carezza al muro del pianto»
Giovanni Paolo II raccontato da Alceste Santini.Il vaticanista dell’Unità venuto a Castelsangiovanni per presentare il suo ultimo libro sul pontefice
da Libertà, 4 marzo 2001
PIACENZA - E’ un Papa che comunica
attraverso dei segni, dei
gesti simbolici che hanno
poi trovato la loro summa
nel Giubileo del 2000».
Non era mai successo che
un pontefice parlasse direttamente
ai giornalisti, tenesse
improvvisate conferenze
stampa, abbracciasse Madre
Teresa di Calcutta e la rivolgesse
verso telecamere e fotografi
per portare la sua immagine
al mondo intero. Papa
Wojtyla è anche questo. A raccontarlo
è Alceste Santini,
«vaticanista» de l’Unità per
quasi quarant’anni, saggista,
collaboratore di riviste italiane
e straniere, con ben 92
viaggi papali all’attivo, tutti
con Giovanni Paolo II. La
«penna santa» del quotidiano
fondato da Antonio Gramsci
è stata ospite l’altra sera del
Centro culturale di Castelsangiovanni,
in un incontro
presentato dall’assessore alla
cultura, Alberto Caravaggi.
La presenza castellana di
Santini era legata sia alla presentazione
del suo nuovo libro
- “Con Giovanni Paolo II
per le vie del Mondo. La nuova
geografia del papato” (edizioni
Rubbetino) - sia alla veste
di consulente in vista della
creazione del museo dedicato
al monsignor Agostino
Casaroli.
Dell’ex segretario di Stato di
papa Wojtyla, Santini era amico
e consigliere e, nel 1993,
al cardinale piacentino, aveva
dedicato un libro intitolato
“Agostino Casaroli, uomo del
dialogo”.
Il gesto, dicevamo, più delle
parole, lo strumento principale
del Papa comunicatore.
«Gesti che gli hanno consentito
di mettere in discussione
persino il primato del vescovo
di Roma (il pontefice appunto,
ndr.), di sviluppare il
dialogo con ebrei, cristiani,
musulmani, quali figli di Abramo,
e di estenderlo alle
grandi religioni non cristiane,
induismo, buddismo, taoismo,
scintoismo». Santini ha
ricordato i gesti del perdono:
«L’Africa, l’isola di Gorè,
quando guardò l’oceano per
sette interminabili minuti, in
silenzio, e poi chiese perdono
per lo schiavismo; ma anche
davanti alla porta di Brandeburgo,
presente il cancelliere
Khol. “Putroppo”, disse, “sono
stati pochi ad opporsi al nazismo,
alla più grande follia
del XX secolo”. Un’altra volta
chiese perdono ad Auschwitz
che elevò a Golgota del mondo
contemporaneo; andò a pregare
sulla tomba di Lutero;
abbracciò il metalmeccanico
brasiliano in uno stadio circondato
dalla polizia».
L’elenco potrebbe continuare
a lungo. Santini, testimone,
di questi piccoli ma storici gesti
arriva al 12 marzo del 2000:
«In San Pietro pronunciò il
mea culpa della Chiesa; per le
crociate, l’inquisizione, l’antigiudaismo,
l’antisemitismo,
il caso Galilei, con una contestuale
revisione autocritica
della storia della Chiesa nei
due millenni trascorsi».
Un mea culpa che arriva da
lontano e che, come evidenzia
Santini, trova la sua consacrazione
poco dopo: «Il Papa
che cammina sulla spianata
delle moschee, fermandosi
davanti al muro del Pianto e
mettendo fra quelle pietre
millenarie la dichiarazione di
pentimento per quello che era
stato fatto agli ebrei. A mio
parere è stato questo il momento
più alto del pontificato
di Giovanni Paolo II. Il Papa
potrà ancora andare in tanti
altri posti, ma nessun gesto
supererà mai per importanza
quel biglietto e quella carezza
al muro del pianto».
Federico Frighi
Cives 2007-2008, tutto il programma

- 5 novembre “Essere uomini, amare la vita” Vito Mancuso, docente di teologia moderna e contemporanea (S.Raffaele di Milano).
- 9 novembre “Dove va il mondo?” , “Chi governa l’economia globale?”, Giacomo Vaciago, docente di politica economica (Cattolica).
- 14 novembre “Dove va l’uomo?” , “L’umano alla prova. L’identità personale tra dialettiche del desiderio ed etica del finito”, Luca Diotallevi, docente di sociologia (Roma Tre).
- 23 novembre “A sua Immagine” , “Rapporto tra fede, ragione e scienza nella cultura contemporanea”, Bruno Maggioni, biblista, docente di introduzione alla teologia (Cattolica).
- 30 novembre Lavori di gruppo
- 11 gennaio 2008 “Costruire la città”, “Un futuro sospeso tra incubo e speranza”, Luigi Fusco Girard, docente di economia ed estimo ambientale (Napoli Federico II).
- 18 gennaio 2008 “Costruire la macchina”, “Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico, etica della produzione nel mondo globale”, Lucio Rossi, direttore Magneti & Superconduttori per il progetto Lhc-Cern Ginevra.
- 1 febbraio 2008 “Nulla si crea”, “La questione energetica e ambientale”, Stefano Consonni, docente al Politecnico di Milano e presidente del Leap.
- 8 febbraio 2008 “Poste in gioco”, “Tensioni e conflitti per il controllo di acqua e terra. Esperienze nell’Africa saheliano-sudanese”, Marina Bertoncin e Andrea Pase, docenti di geografia (Padova).
- 25 gennaio 2008 “Tolleranza e multiculturalità”, Younis Tawfik, scrittore e docente di letteratura araba (Genova).
- 15 febbraio 2008 “Decrescita felice”, Maurizio Pallante, saggista, consulente ministero ambiente
- 19 febbraio 2008 “Domanda di felicità e diritto positivo”, Luciano Eusebi, diritto penale (Cattolica).
- 29 febbraio 2008 “Laicità, tra scelte personali e testimonianza”, Paola Bignardi, già presidente dell’Azione cattolica
- 7 marzo 2008 Conclusione
sabato 27 ottobre 2007
Cives, uno sguardo intorno all'uomo

Parte Cives, uno sguardo intorno all'uomo
da Libertà, 26 ottobre 2007
Piacenza - Torna Cives, lo spazio di formazione civica dell’Università Cattolica e della diocesi di Piacenza-Bobbio, voluto dal vescovo Luciano Monari. Quest’anno giunge alla settima edizione ed ha come tema un passo del Salmo 8: «... Che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi? ...». Un tema biblico - a differenza di quello dello scorso anno sulla partecipazione dei cittadini - affrontato con un’attenzione particolare al rapporto dell’uomo con l’assoluto e tutto ciò che lo circonda. «Siamo arrivati alla settima edizione di un’iniziativa - ha spiegato Giovanni Groppi, del comitato scientifico di Cives - nata come scommessa per proporre anche a Piacenza uno spazio libero di approfondimento sui temi che più interpellano la nostra comunità sociale ed ecclesiale. Quest’anno è stato scelto il tema dell’uomo e di quello che gli sta attorno, con la natura, con il creato, con l’assoluto, le proprie attività, l’ambiente, il territorio. Puntualizzando soprattutto anche le novità e le piste di approfondimento e di scelta che si pongono all’uomo di oggi». «Abbiamo individuato alcune parole guida - ha spiegato Groppi - che possono essere la tolleranza e la multiculturalità, la decrescita felice, l’impegno come laici nella società». La presentazione del corso si è tenuta ieri mattina nel palazzo della Curia. Assieme a Groppi era presente anche Paolo Rizzi, sempre del comitato scientifico. «Ogni anno - ha sottolineato Rizzi - scegliamo un’immagine artistica che possa ben rappresentare il tema del corso. Per questa edizione abbiamo pensato alla volta stellata di Van Gogh, in cui il paesaggio, in un abbraccio di colori e aureole, viene utilizzato come pretesto per approfondire il complesso rapporto tra natura, mondo e uomini». Il corso si svolge alla Cattolica (dal 5 novembre) il venerdì sera dalle 20 alle 22. È prevista la partecipazione di una cinquantina di iscritti. Quattordici gli incontri. Tra i relatori, scrittori, teologi, scienziati, docenti. Iscrizioni entro il 7 novembre al Servizio formazione permanente della Cattolica (0523/599.488).
Cento giorni senza Monari, il successore non si vede

da Libertà, 27 ottobre 2007
Cento giorni fa veniva annunciato il trasferimento del vescovo Luciano Monari a Brescia. Piacenza-Bobbio, di fatto, non aveva più un vescovo titolare. Ad oggi dalla Santa Sede, non è stato ancora annunciato il successore. Giovedì, in Vaticano, si è tenuta l’assemblea plenaria della Congregazione per i vescovi. Si sarebbe dovuto trattare anche della “provvista” piacentina. Dai sacri corridoi, al momento, poco trapela. A quanto si è appreso, l’assistente generale della Cattolica, monsignor Gianni Ambrosio - favorito per Piacenza prima dell’entrata in campo dell’ausiliare di Milano Erminio De Scalzi - preferirebbe la candidatura ad una diocesi invece di quella all’Azione Cattolica nazionale. Si vedrà.
