venerdì 21 dicembre 2007

Campane a festa per il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa


Convocazione della comunità diocesana
per l’annuncio del nome del nuovo Vescovo




Domani, sabato, 22 dicembre 2007, alle ore 11,30, in cattedrale, l’Amministratore diocesano mons. Lino Ferrari convoca la comunità diocesana, - Collegio del Consultori, Capitolo della Cattedrale, Collaboratori di Curia, Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Seminaristi e tutti i fedeli laici - per comunicare, all’interno di un momento di preghiera, il nome del Vescovo eletto che il Santo Padre ha scelto per guidare la diocesi di Piacenza Bobbio.
Mons. Ferrari ha pure disposto che domani, alle ore 12, tutte le campane della diocesi suonino per sottolineare l’importante avvenimento.

Nuovo vescovo, il Papa ha scelto Ambrosio

Domani l'annuncio nel Duomo di Piacenza

Piacenza
- Benedetto XVI ha scelto il nuovo vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio. L’annuncio verrà dato domani mattina alle ore 12 in punto nel duomo di Piacenza e, in contemporanea, nell’arcivescovado di Vercelli e nella sede milanese dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il nome, salvo colpi di scena, è quello di monsignor Gianni Ambrosio, 64 anni, assistente generale della Cattolica. La comunicazione alla diocesi piacentina verrà data nel corso di una solenne cerimonia che si terrà - salvo variazioni dell’ultim’ora - domani mattina nel duomo di Piacenza ed alla quale sono invitati tutti i fedeli e i sacerdoti della diocesi. La decisione ufficiale è maturata solo nelle ultime ore. A confermarlo è stato lo stesso monsignor Lino Ferrari ieri sera a margine della messa dello sportivo, dopo che in giornata si erano già avuti segnali che qualche cosa si stava sbloccando. L’accelerazione risale a non più di una decina di giorni fa.
Se Piacenza-Bobbio avrà un vescovo “sotto l’albero” è molto probabile lo si debba a Santa Lucia. È stata proprio la mattina del 13 dicembre quella illuminante per la diocesi piacentino-bobbiese. In Vaticano si è tenuta la riunione della Congregazione per i vescovi, la tanto attesa assemblea plenaria - più volte sfiorata ma mai decisiva - nella quale i rappresentanti italiani del collegio, presieduti dal loro prefetto, il cardinale Giovanni Battista Re, hanno deciso la terna di candidati da presentare a Benedetto XVI per la scelta. Sarebbe toccato poi, come vuole la prassi, allo stesso cardinale Re di sottoporre i tre nomi al Santo Padre. Cosa che è accaduta, verosimilmente nelle udienze di tabella o di sabato 15 dicembre o di lunedì 17 dicembre, le due occasioni il cui il prefetto della congregazione per i vescovi è stato ricevuto dal Papa (come riportato dal Bollettino quotidiano della Santa Sede).
Una volta scelto il futuro vescovo di Piacenza-Bobbio, la pratica è passata nelle mani della nunziatura apostolica in Italia (l’ambasciata della Santa Sede) che ha, dapprima contatto il prescelto chiedendo se accettasse o meno la nomina. Una chiamata arrivata, anche qui verosimilmente, martedì scorso, quando monsignor Ambrosio ha disertato per improrogabili ed improvvisi impegni concomitanti, la tradizionale messa di Natale dell’Università Cattolica di Piacenza. Poi, l’avviso, sempre del nunzio apostolico Giuseppe Bertello, alle diocesi. All’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari, chiamato al telefono nella giornata di mercoledì, all’arcivescovo di Vercelli Enrico Masseroni e al magnifico rettore dell’Università Cattolica, Lorenzo Ornaghi.


Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi 21 dicembre 2007

Sacri Corridoi, stasera il concerto di Natale

VENERDI’, 21 Dicembre
“SACRI CORRIDOI”
sacricorridoi.blogspot.com

presenta


“POP RELIGIOUS SONGS”
Concerto della Solidarietà
A favore della Confraternita della Misericordia di Piacenza

Voce, Giorgia Gazzola
Chitarra, Augusto Martini

ore 21 chiesa dei Santi Cosma e Damiano
Grazzano Visconti (Piacenza)


  • Alleluya (di Cohen, rifatto anche dalla cantante Elisa, reso famoso dal film d’animazione Shrek)
  • Swing Low (spiritual tradizionale)
  • Water is Wide (rifacimento di “E’ giunta l’ora”)
  • I was born to love you (di F. Mercury, eseguita seguendo la rielaborazione per voce e chitarra di Tuck&Patty)
  • Loving you for ever (di C. King)
  • White Christmas (tradizionale natalizio)
  • Silent Night (tradizionale natalizio)
  • I don't know how to love him (celebre brano del personaggio di Maria Maddalena nel musical Jesus Christ Superstar)
  • Happy day (popolare tradizionale)
  • Mater Iubilei (canzone composta per Tosca, su parole della preghiera scritta da Giovanni Paolo II)

giovedì 20 dicembre 2007

Natale dello sportivo, il dado di monsignor Ferrari

Il Natale dello sportivo

L'omelia dell'amministratore diocesano di Piacenza-Bobbio, monsignor Lino Ferrari, alla messa dello sportivo lo scorso 20 dicembre al Palabanca


Piacenza - Ero qui anche gli anni scorsi, ma alla destra del vescovo Luciano. A stare al centro mi sento un po’ emozionato questa sera. Sono però contento di salutarvi con i sacerdoti che concelebrano ‑ don Mimmo Pascariello, don Franco Sagliani, don Gianluca Barocelli, don Paolo Camminati, don Gian Piero Franceschini.
Il saluto lo rivolgo, a nome della nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio, alle autorità presenti, agli allenatori e dirigenti, ai genitori, soprattutto a voi ragazzi. Ci scambiamo gli auguri di Natale stasera, ma il motivo più importante del nostro incontro è essere qui con Gesù in mezzo a noi, incontrare Lui nell’Eucaristia.
Ed è stato bello all’inizio quel saggio di sport, per dire: sì, anche lo sport entra nella Messa, perché è la vita che portiamo all’incontro con Gesù.
Ma il primo dono che chiediamo anche stasera è quello della purificazione del cuore, perché quando guardiamo alla nostra vita ci accorgiamo che c’è qualche cosa che non è proprio in sintonia con quello che Gesù si aspetta da noi. Riconosciamo dunque i nostri peccati e domandiamone perdono.
Dio ci vuole bene, e di un amore grande, e da sempre, prima ancora che i nostri genitori esistessero già ci voleva bene.
Il Vescovo Luciano lo scorso anno ha raccontato un aneddoto veramente accaduto a Milano in un istituto Salesiano. Una sera i ragazzi sono già saliti nelle camere per andare a letto, suona il campanello, al direttore don Chiari si presenta un ragazzo sui quindi anni, gli abiti logori, la faccia sporca: ‑ “Non so dove andare a dormire – Come ti chiami? – Carlo – Vuoi mangiare qualche cosa? – No, ho soltanto sonno”. Don Chiari gli indica una stanza augurandogli la buona notte. La mattina dopo si trova nella sala al piano terra, quando vede spuntare Carlo, la faccia ancora sporca come la sera prima: ‑ “Perché non ti sei lavato? – E per chi dovrei lavarmi?”.
“Per chi dovrei lavarmi?”; se nessuno ha a cuore la tua vita, perché impegnarti a faticare per cambiare in meglio?; e non solo per essere pulito e ordinato, ma per studiare, per non essere litigioso, per dedicare tempo agli altri?
Voi, credo ciascuno di voi, ha tante persone che gli vogliono bene ‑ i genitori, i nonni, gli insegnanti, i catechisti, gli allenatori ‑, ma sappiamo anche che c’è un Altro che ci vuole bene, e di un amore grande, e da sempre, prima ancora che i nostri genitori esistessero già ci voleva bene: Dio.
Nella Messa di Natale noi sentiremo il vero motivo che deve portare gioia in noi: Gesù è nato per noi.
È vicino il Natale, una festa bella per tanti motivi, ci sono le vacanze, ci sono momenti gioiosi in famiglia e con gli amici, ma nella Messa di Natale noi sentiremo il vero motivo che deve portare gioia in noi: Gesù è nato per noi.
E quel “per noi” vuole dire: per me, per te, gli sta a cuore la nostra vita, e ha voluto condividerla, non è rimasto in alto mandandoci magari qualche dono, ma è venuto tra noi, si è fatto piccolo per noi.

Questo “eccomi” è quasi un nome che Maria si dà, è come se dicesse: “Io sono Eccomi, ho questo atteggiamento di disponibilità piena”.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci ha parlato di Maria, una giovane ragazza ebrea, non ricca e non famosa, che viveva in un piccolo villaggio, Nazaret. Sapeva che il Signore le voleva bene, aveva capito che la vita non bisogna viverla ripiegati su se stessi, ma domandandosi: che cosa piace al Signore? Certo non si aspettava un messaggio da un angelo, e quando l’angelo Gabriele le è apparso per dire: “Dio ti ha scelta per diventare la Madre del suo Figlio”; dopo un momento di turbamento Maria è pronta a rispondere: «Eccomi!» (Lc 1, 38).
Mi ha sempre colpito profondamente quella parola “eccomi”, che vuole dire: “Sono pronta, desidero fare quello che il Signore vuole da me. L’unico desiderio è questo, non ho un progetto mio per la mia vita”. E questo “eccomi” è quasi un nome che Maria si dà, è come se dicesse: “Io sono Eccomi, ho questo atteggiamento di disponibilità piena”.
Certo non è stato facile neanche per Lei mantenersi fedele a quell’”eccomi” in tutti i momenti della vita, anche sul Calvario ai piedi della croce.
Vorrei che davanti al presepe, o andando ancora a Messa al giorno di Natale, noi dicessimo a Gesù il nostro “eccomi”.
Vorrei che davanti al presepe, o andando ancora a Messa al giorno di Natale, noi dicessimo a Gesù il nostro “eccomi”. Quell’eccomi che deve tradursi poi in fatti, in scelte, in comportamenti. Noi lo sappiamo qual è il distintivo del cristiano, ce lo ha detto Gesù:
«Amatevi gli uni gli altri (…). Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli» (Gv 13, 34.35).
Noi siamo testimoni di Gesù, è lo slogan della prossima Giornata Mondiale della Gioventù.
All’inizio ho visto la frase che avevate scritta sulle magliette – “la nostra testimonianza”. Noi siamo testimoni di Gesù è lo slogan della prossima Giornata Mondiale della Gioventù.
E noi siamo testimoni, dunque, di Gesù amando, volendo bene alle persone che abbiamo accanto. E amare vuole dire: mi sta a cuore la vita dell’altro, faccio qualche cosa perché l’altro viva in pienezza, sia contento.

La “regola d’oro”: “Fate agli altri quello che volete che gli altri facciano a voi” (Mt 7, 12).
Potremmo fare mille esempi, però ho trovato leggendo una rivista, una iniziativa che mi sembra bella perché legata al mondo dello Sport, e ve la voglio comunicare. Un gruppo, che si chiama “Sport-fortis”, ha concepito un progetto ‑ avviato tre anni fa in Austria da un gruppo di ragazzi del Movimento dei Focolari che vivono per un mondo unito – che è sintetizzato in un dado, un dado con sei regole che si ispirano alla “regola d’oro”: “Fate agli altri quello che volete che gli altri facciano a voi” (Mt 7, 12).
Speravo di riuscire ad avere tanti dadi da distribuire stasera con sopra le scritte che adesso vi leggerò. Cercate di ricordare queste frasi, chissà che non possa poi fare arrivare alle varie squadre anche il dado che richiami quanto stasera ci diciamo. Le sei proposte del “dado”:

1) Dare il meglio di sé, partecipare con gioia.
2) Essere onesti con se stessi e con gli altri.
3) Non mollare mai, anche quando è difficile.
4) Trattare tutti con rispetto, ciascuno è importante.
5) Gioire del successo altrui come del proprio.
6) Grandi mete si possono raggiungere solo insieme.

Credo che vissute queste regole cambiano la faccia dello Sport. Il suggerimento che viene dato è di “lanciare il dado all’inizio di una gara”, cercando di vivere quella frase che si legge sopra.
Un punto fermo vorrei che rimanesse da questa Celebrazione, mentre ci scambiamo gli auguri di Natale, ed è questo il punto fermo: la mia vita è preziosa, è preziosa. È preziosa per tanti che mi vogliono bene, ed è preziosa per il Signore. Il Natale me lo conferma, perché Gesù è nato anche per me.


Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Nominato il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio

C'è il nuovo vescovo

La conferma ufficiale è arrivata dal monsignor Lino Ferrari, amministratore diocesano, alla messa dello sportivo. La Nunziatura apostolica in Italia ha comunicato alla diocesi di Piacenza-Bobbio la nomina del nuovo vescovo, il successore di monsignor Luciano Monari. Su Libertà di domani tutti i particolari ed il giorno dell'annuncio ufficiale.

mercoledì 19 dicembre 2007

Gli auguri dell'amministratore diocesano

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Gli auguri di Natale
dell'amministratore diocesano

SABATO PROSSIMO, 22 DICEMBRE, ALLE ORE 11,30,

nella Sala degli affreschi di Palazzo Vescovile (Piazza Duomo, Piacenza) l'amministratore diocesano mons. Lino Ferrari sarà disponibile per registrare, con radio e TV, il messaggio di Natale.

In tale occasione mons. Lino Ferrari sarà a disposizione anche di altri giornalisti che lo volessero incontrare.

Riti natalizi nel Duomo di Piacenza

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa


Riti natalizi nella cattedrale di Piacenza

Di seguito riportiamo le celebrazioni previste nella cattedrale di Piacenza nel periodo natalizio:

Vigilia di Natale

Ore 18.00 Primi Vespri
Ore 18.30 Messa della vigilia
Ore 23.30 Ufficio di Letture
Ore 24.00 MESSA SOLENNE presieduta dall’Amministratore Diocesano mons. Lino Ferrari con la partecipazione della Cappella M° Giovanni e orchestra diretta dal M° Massimo Berzolla

SOLENNITA’ DEL S.NATALE


SS.Messe alle ore 8.30 - 9.30 (in S.Rocco) – 11.00 -12.15 – 18.30
Ore 11.00 Messa solenne parrocchiale presieduta dall’Arciprete della Cattedrale mons. Anselmo Galvani con la partecipazione del Coro di S.Giustina diretto da Simone Fermi
Ore 18.00 VESPRI SOLENNI CAPITOLARI E S.MESSA presieduta dal Presidente del Capitolo Mons. Eliseo Segalini con la partecipazione della Cappella M° Giovanni diretta dal M° Massimo Berzolla

Martedì 26 Dicembre

SS.Messe alle ore 8.30 - 9.30 (in S.Rocco) – 11.00 -12.15 – 18.30

Domenica 30 Dicembre 2007

Ore 11.00 Messa solenne parrocchiale presieduta da mons. Giuseppe Busani per gli anniversari di Matrimonio con la partecipazione del Coro di S.Giustina diretto da Simone Fermi

Lunedì 31 Dicembre 2007

Ore 18.30 Messa solenne con Te Deum presieduta dall’Amministratore Diocesano mons. Lino Ferrari
Ore 23.00 Adorazione in Cattedrale fino a mezzanotte

Martedì 1° Gennaio SOLENNITA’ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO

Giornata della Pace


SS.Messe alle ore 8.30 -9.30 in S.Rocco – 11.00 -12.15 – 18.30
Ore 11.00 MESSA SOLENNE Parrocchiale presieduta dall’Arciprete della Cattedrale mons. Anselmo Galvani
Ore 18.00 VESPRI SOLENNI CAPITOLARI
Ore 18.30 MESSA SOLENNE presieduta dall’Amministratore Diocesano mons. Lino Ferrari

DOMENICA 6 Gennaio SOLENNITA’ DELL’EPIFANIA


SS.Messe alle ore 8.30 - 9.30 (in S.Rocco) – 11.00 -12.15 – 18.30
Ore 11.00 MESSA SOLENNE Parrocchiale presieduta dall’Arciprete della Cattedrale mons. Anselmo Galvani
Ore 18.00 VESPRI SOLENNI CAPITOLARI
Ore 18.30 MESSA SOLENNE presieduta dall’Amministratore Diocesano Mons. Lino Ferrari


PRESEPI IN CATTEDRALE:

Nel transetto di sinistra alla Cappella della Madonna del Popolo il presepio allestito dal Liceo Artistico.


Presso la seconda colonna di sinistra entrando da piazza Duomo il presepio allestito dai giovani della Cattedrale con le statue in legno scolpite dall’artista Ada Tassi.


La visita ai presepi è possibile negli orari di apertura della Cattedrale dalla vigilia di Natale all’Epifania, esclusi gli orari delle celebrazioni liturgiche.


CONFESSIONI

Tutti i giorni feriali dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 16.30 alle 19.00.


- Domenica e giorni festivi durante le Messe delle 11.00 – 12.15 e 18.30
- Vigilia di Natale come nei giorni feriali e dalle 22.00 alle 24.00

Carols inglesi in Sant'Antonino

Comunicato stampa diocesi Piacenza-Bobbio

Carols inglesi in Sant'Antonino

Piacenza - Nella basilica di Sant’Antonino è in programma un concerto di Natale. Grazie all’interessamento di alcune persone appassionate al canto e alla musica di "qualità”, giovedì 20 dicembre alle ore 21.00, il Coro Giovanile del Civico Istituto Musicale “L.Folcioni” di Crema, diretto dal maestro Giuseppe Costi e accompagnati da Francesca Perotti all’Arpa, proporrà un’ora di canto e musica con repertorio relativo ai carols inglesi del Novecento. Sono canti ormai entrati nella tradizione, sia per essere stati scritti da autori importanti, sia per aver ispirato fantasie e rielaborazioni popolari.
Il concerto - segnala don Giuseppe Basini che regge la parrocchia di Sant'Antonino - sarà anche l’occasione per lo scambio degli auguri natalizi e per "una simpatica sorpresa ai più piccoli".
L'ingresso è libero.

lunedì 17 dicembre 2007

Giovedì il Natale dello sportivo

Piacenza - Il Servizio per lo sport e per il tempo libero della diocesi di Piacenza-Bobbio invita tutti i sacerdoti a concelebrare alla tradizionale S. Messa del “Natale dello sportivo” celebrata da Mons. Lino Ferrari e che vedrà la presenza di atleti, allenatori e dirigenti delle Associazioni e Società sportive di Piacenza e provincia.

L'appuntamento è per GIOVEDI’ 20 DICEMBRE ALLE ORE 18 presso il PALABANCA (ss 10 per Cremona) di PIACENZA.


domenica 16 dicembre 2007

Monari: "Luna Stellata abbia come fondamenta quelle del Signore"

Il vescovo Monari inaugura Luna Stellata

Il vescovo Luciano Monari, sabato 15 dicembre, era a Piacenza l'inaugurazione della nuova se di Luna Stellata, la casa per mamme che vogliono uscire dal mondo della droga e per i loro bambini. Di seguito pubblico l'intervento integrale del vescovo di Brescia.

L’inaugurazione della nuova sede della Comunità "Luna Stellata" suscita in noi sentimenti di gratitudine e di speranza. Anche noi in qualche modo diventiamo cooperatori di Dio ogni volta che in spirito di servizio veniamo incontro alle necessità del prossimo e della comunità. L’aiuto del Signore accompagni sempre il cammino di questa comunità.
Lettura Vangelo di Luca 6, 47-49:
«[47]Chi viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: [48]è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sopra la roccia. Venuta la piena, il fiume irruppe contro quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene. [49]Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la rovina di quella casa fu grande».
Bisogna trovare quindi delle fondamenta che siano sufficientemente stabili per riuscire a dare una comunità grande, in modo che quando uno si ritrova con gli ostacoli il fondamento mantenga l’unità della costruzione. Così dice il Vangelo, e dice anche che questo fondamento radicato è quello che arriva fino alla parola di Dio, che trova lì le motivazioni ultime della sua realizzazione.
E voglio dire: una casa come questa si può costruire per molti motivi, il motivo è quello del bisogno immediato, il motivo è quello di una comunità come Piacenza che vive la solidarietà e l’amore e l’attenzione e la premura nei confronti degli altri... Se però vogliamo che sia costruita sul fondamento più solido, dobbiamo costruirlo sulla parola di Dio.
E uno dice: "Ma perché? Non basta il senso di solidarietà e di fraternità", ecc.? Va benissimo! Ma la parola di Dio è quella che dice l’amore di Dio per noi; è quella che dice che prima di quello che facciamo noi, prima del nostro impegno e della nostra buona volontà c’è un amore che ci ha raggiunto e che ci ha raggiunto gratis, e ci dice che la nostra vita è fondata sull’amore di Dio.
Allora se questo fondamento rimane solido, se siamo convinti che della nostra vita siamo debitori e in qualche modo ne dobbiamo essere riconoscenti, allora l’attenzione alla vita degli altri viene fuori necessaria. Non è semplicemente una scelta che faccio io quella dell’interessarmi degli altri, è il rendermi conto che io sono così, che io sono fatto, impastato, dell’amore di Dio, e non posso rifiutare l’amore agli altri, non posso perché andrei contro me stesso, negherei il significato della mia vita, toglierei valore alla mia stessa esistenza se non mi prendo cura della esistenza degli altri. Se uno arriva a quel fondamento lì, dopo tutti gli ostacoli che ci possono essere non riescono a distruggere la decisione di fare del bene e di volere bene agli altri, nemmeno le esperienze di delusione o nemmeno le esperienze di non accoglienza o di rifiuto.
Perché istintivamente il discorso è: se io faccio del bene e mi viene restituita la riconoscenza e l’affetto, sono contentissimo e continuo a farlo. Ma se io faccio del bene e quello che io faccio non viene riconosciuto, e non c’è un ritorno, e non c’è un affetto che mi viene donato, mi viene da dire: "Ma chi me lo fa fare?". E invece il discorso è: "chi te lo fa fare" è la tua stessa vita, perché tu sei fatto così, è l’amore di Dio per te; questo non viene meno in nessuna situazione, in nessun momento; e questo ti aiuta soprattutto nei momenti difficili.
Perché nel momento in cui siamo contenti di fare le cose non c’è problema, lo facciamo volentieri e grazie a Dio che è questo. Però possono capitare i momenti della delusione o i momenti della solitudine, i momenti del dire: "non ce la faccio, chi me lo fa fare". Allora lì bisogna che il portamento sia abbastanza profondo per avere delle motivazioni che rimangono, che rimangono di fronte a qualunque risultato.
Bene, posto questo, c’è solo da dire quello che è stato detto all’inizio, cioè la gioia per una Casa come questa, perché è segno di maternità ed è un immenso segno di speranza.
Perché le mamme e i bambini per noi danno questa dimensione di apertura al futuro di cui abbiamo un bisogno enorme. Abbiamo bisogno di speranza che lo possiamo quasi toccare con mano tanto è solido, e realtà come queste un briciolino di speranza sono convincenti.
Allora voglio solo ringraziare chi ha lavorato per la "Casa", voglio ringraziare chi ci lavora dentro. E voglio ringraziare naturalmente le mamme per le quali questa Casa è fatta, perché la responsabilità più grande l’hanno fatta loro con la loro scelta della maternità, che il Signore le benedica e dia a loro la gioia di quello che sono, la gioia di quel bambino che è affidato alle loro mamme per lui. Che sappiano di avere vicino la comunità di Piacenza, che sappiano vedere vicino il nostro affetto e la nostra riconoscenza.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

sabato 15 dicembre 2007

Il Bambino, e il Natale si illumina


Oltre 500 i giovani che ieri sera, provenienti da tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio, si sono ritrovati nella basilica di Sant'Antonino per la veglia dell'Avvento. Un appuntamento suggestivo, con un prologo nella piazza davanti alla basilica ed una processione silenziosa nel tempio del patrono illuminato solo da lumini e candele. Poi, all'alleluja, la luce ha illuminato tutti. Riporto l'intervento dell'amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari



Dio ci perdoni il nostro modo di vivere il Natale. C’è la festa, ci sono le luci, i doni, le vacanze, cibi tipici; ci sono gli auguri, pacchi e pacchi che intasano gli uffici postali, e gli auguri scambiati con amici e conoscenti: “buon Natale”. Ma manca Lui, colui che è nato e che da senso alle luci e ai doni e agli auguri. O meglio, Lui c’è, ma rimane troppo spesso fuori dal nostro orizzonte dei pensieri e del cuore, anche mentre diciamo: “buon Natale”. Eppure, un «bambino è nato per noi», ci ha detto il profeta Isaia. Bisogna che quel “noi” non resta indeterminato ma diventi personale – è nato per me, è nato per te. C’era bisogno di quel Bambino perché «il popolo camminava nelle tenebre» , il popolo di allora ma anche la gente di oggi. Mi piace ascoltare con voi una breve riflessione del vescovo Luciano; è anche un modo per sentirlo un po’ presente tra noi. “Quando Dio ha pensato all’uomo lo ha chiamato ad essere suo figlio, ma molte volte l’uomo di oggi appare come figlio di nessuno, sembra che non abbia niente cui potersi appoggiare con fiducia e con serenità. Dio quando ha creato l’uomo lo ha pensato in Gesù Cristo, ma molte volte l’uomo ha i lineamenti della violenza o della cattiveria o dell’egoismo. Quando Dio ha pensato l’uomo lo ha voluto animato dallo Spirito dell’amore, invece molte volte siamo spinti dall’interesse e dalla volontà di prevalere. Insomma, c’è da rifare l’uomo, e certamente non siamo noi che lo possiamo rifare”. Anche qui è importante personalizzare, chiedendomi che manifestazioni ha la “tenebra che mi abita”. Devo esaminare con onestà, per non essere vittima di illusionisti che mi convincono di essere una persona per bene, o di surrogati che sembrano colmare un vuoto che invece rimane.
Il “Bambino” preannunciato dai profeti è nato a Betlemme ‑ per me, per noi ‑ è il Figlio di Dio. Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché in Lui gli uomini possano diventare figli di Dio. Siamo nel cuore della fede cristiana. L’eterno è entrato nel tempo perché il tempo possa sfociare nell’eternità. Colui che è ricco si è fatto povero perché noi nella nostra povertà possiamo essere riempiti della sua ricchezza. E Dio non è soltanto il Creatore ma è Padre. E l’uomo che si sente fatto per amare per entrare in relazione con gli altri si scopre capace di relazionarsi con Dio, anzi comprende che è Dio che lo ha pensato e fatto così, perché viva come figlio suo e come fratello degli altri uomini. E la vita acquista allora un volto nuovo, nasce lo stupore e la gratitudine. Proprio per questo è venuto ad assumere una carne umana. Nella nostra vita c’è stato un evento che ha realizzato l’incontro con il Figlio rivelatore del Padre ‑ il nostro Battesimo. Uniti a Cristo siamo diventati figli nel Figlio. E questo dona senso ad ogni mio giorno, ad ogni mia parola, ad ogni mio gesto ‑ mi responsabilizza. Il mio vivere diventa risposta all’amore che mi ha plasmato. La mia vita, la nostra vita, non è più una condanna a faticare per poi morire, ma diviene pienamente dono, senso, possibilità, e nasce il desiderio di condividere il grazie, e l’impegno, con chi ha fatto la stessa scoperta: è la Comunità cristiana. Siamo stati illuminati da Cristo nel Battesimo. Ricordate il cero che viene consegnato, simbolo di Cristo risorto, di Cristo luce. Siamo stati rivestiti di una veste bianca, unti con l’olio profumato, immersi nell’acqua, purificati e rinati, risorti. È iniziato una vita nuova. Perché l’unione con Gesù non venga meno è indispensabile un impegno che ci aiuti a mantenere forte il legame con Dio.
Il Papa incontrando i giovani a Loreto ha detto loro: “Lasciate che questa sera io vi ripeta a ciascuno di voi: se resta unito a Cristo, può compiere grandi cose”. Ecco perché cari amici non dovete avere paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene, e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile e alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui. Guardate alla giovane Maria, l’angelo le prospettò qualcosa di veramente inconcepibile, partecipare nel modo più coinvolgente possibile al più grandioso dei piani di Dio ‑ la salvezza dell’umanità. Dinanzi a tale proposta Maria rimase turbata, avvertendo tutta la piccolezza del suo essere, di fronte all’onnipotenza di Dio, e si domandò: “Come è possibile! Perché proprio io?”. Disposta però a compiere la volontà divina, pronunciò prontamente il suo “sì” e cambiò la sua vita e la storia dell’umanità intera. Abbiamo ripetuto nel Salmo responsoriale: “Luce di gioia, Signore, è la tua parola”. E vogliamo dire: Signore desideriamo che questa Parola illumini davvero la nostra vita, le nostre scelte di ogni giorno. Tu sei l’Emmanuele – il Dio venuto tra noi per rimanere con noi, stabili; ti fai cibo nell’Eucaristia, ti avvicini a noi in ogni fratello, specialmente nei piccoli, nei poveri, nei sofferenti.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

venerdì 14 dicembre 2007

A Brescia Ambrosio a tu per tu con Monari

A Brescia Ambrosio a tu per tu con Monari

Monsignor Gianni Ambrosio – candidato numero uno alla cattedra di Piacenza-Bobbio – a tu per tu con Luciano Monari, il suo predecessore, oggi vescovo di Brescia. E’ accaduto mercoledì scorso a Brescia per l’inaugurazione dell’anno accademico della Cattolica di Brescia. Ad accogliere il vescovo Monari anche il magnifico rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, Luigi Morgano, direttore della sede bresciana dell’ateneo. «Il futuro della società passa attraverso l’esperienza educativa – ha detto Monari -. C’è bisogno di persone mature che sappiano quello che pensano e perché lo pensano, che sappiano quello che fanno e perché lo fanno». Ancora: «L’Università e a maggior ragione un ateneo come la Cattolica che ha come punto di riferimento ultimo la centralità della persona umana e della sua crescita complessiva, deve contribuire alla formazione di persone responsabili». «La ricerca scientifica – ha anche affermato Monari – obbliga all’elaborazione di una disciplina nel modo di pensare e di operare alcune scelte, è la premessa per l’acquisizione di stili di vita non ideologici e sempre aperti al contributo e al confronto con la realtà».

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Sacri Corridoi, il concerto di Natale

VENERDI’, 21 Dicembre
“SACRI CORRIDOI”
sacricorridoi.blogspot.com

presenta


“POP RELIGIOUS SONGS”
Concerto della Solidarietà
A favore della Confraternita della Misericordia di Piacenza

Voce, Giorgia Gazzola
Chitarra, Augusto Martini

ore 21 chiesa dei Santi Cosma e Damiano
Grazzano Visconti (Piacenza)


  • Alleluya (di Cohen, rifatto anche dalla cantante Elisa, reso famoso dal film d’animazione Shrek)
  • Swing Low (spiritual tradizionale)
  • Water is Wide (rifacimento di “E’ giunta l’ora”)
  • I was born to love you (di F. Mercury, eseguita seguendo la rielaborazione per voce e chitarra di Tuck&Patty)
  • Loving you for ever (di C. King)
  • White Christmas (tradizionale natalizio)
  • Silent Night (tradizionale natalizio)
  • I don't know how to love him (celebre brano del personaggio di Maria Maddalena nel musical Jesus Christ Superstar)
  • Happy day (popolare tradizionale)
  • Mater Iubilei (canzone composta per Tosca, su parole della preghiera scritta da Giovanni Paolo II)


Giorgia Gazzola

Ha studiato canto lirico con i soprani Raffaella Arzani e Rossella Redoglia conseguendo il compimento inferiore di canto lirico presso il conservatorio “Nicolini” di Piacenza, dove ha studiato anche pianoforte e ha ottenuto la licenza di Teoria e Solfeggio.
Ha all’attivo concerti come vocalist solista, sia in ambito classico che leggero, in diverse formazioni e collabora con il Coro del Teatro Municipale di Piacenza (si segnalano in particolare le partecipazioni alle opere di musica contemporanea: Messa di Cataldo; Messa di Casella; L’Arlesiana di Cilea per la regia di Sgarbi).
Ha collaborato con il gruppo rock Progressive “Big Muff Progect” incidendo un brano di improvvisazione vocale.
Ha inoltre approfondito le tecniche di improvvisazione vocale con Ratchel Gould nell'ambito del "Master di jazz" di Sondrio; armonia con la compositrice Barbara Rettagliati; pianoforte jazz con il maestro Piero Bassini e musica d’insieme jazz sotto la direzione del chitarrista Ettore Quaglia.
Ha insegnato canto moderno presso la Scuola di Musica Comunale “M. Mangia”di Fiorenzuola d’Arda e propedeutica musicale presso le scuole materne.
Attualmente si sta preparando per il conseguimento del diploma di ultimo grado presso L’Accademy Board School of Music di Londra.

Augusto Martini

Dal 1984 al 1989 diventa il direttore del coro di San Giacomo Maggiore a Ponte dell’Olio - Dal 1990 al 2003 collabora con vari cori della diocesi di Piacenza, mentre cresce sempre più la sua passione per la chitarra acustica. - Nel 1997 decide di approfondire gli studi della chitarra frequentando un corso di chitarra jazz presso la Tampa lirica di Piacenza. - dal 2003 riprende la direzione del Coro di San Giacomo Maggiore partecipando a numerose rassegne corali. Nello stesso anno inizia la collaborazione con il maestro Beppe Cantarelli, compositore contemporaneo e autore di numerosi successi di musica Soul&Pop, nonché fondatore del Millennium Choir del quale diventa coordinatore artistico e supervisore tecnico nei numerosi concerti tenuti in tutta Italia fino al 2006. - Nel 2006 collabora con il quartetto d’archi “Helios Quartet” dirigendo l’opera contemporanea di Silvia Colasanti “Movimento di quartetto”. - A settembre 2006 fonda un nuovo coro: “Tre Note Sopra il Cielo” formato da bambini dai 6 ai 14 che ha fatto il suo esordio a Natale 2006 e oggi, ad un anno dalla fondazione ha superato i 30 elementi.

giovedì 13 dicembre 2007

"Noi suore siamo fatte per voler bene"

La provinciale delle Gianelline, suor Maurizia Pradovera, a Piacenza
per il primo compleanno della comunità di accoglienza per mamme con bambini


La casa di accoglienza per mamme con bambini e gestanti (anche minorenni) in situazione di difficoltà, festeggia il suo primo compleanno. Questa casa é nata in collaborazione con il Comune di Piacenza e le suore Gianelline. Alla festa del primo anniversario, martedì scorso, era presente anche la madre provinciale suor Maurizia Pradovera. Di seguito pubblico uno stralcio del suo intervento.


Così mi conoscete, sono la superiora provinciale delle suore Gianelline che dirigono queste case e questa casa. Vorrei dirvi grazie per essere venuti nell’avere accettato il nostro invito.
Si sono messe insieme un sacco di circostanze. Noi volevamo celebrare oggi il compleanno della comunità piacentina che abbiamo iniziato lo scorso anno su sollecitazione del Comune che accoglie le mamme con i bambini, e di una piccola comunità per le ragazze che vivono con noi ma che si stanno avviando alla comunità. Quindi volevamo aprirvi un po’ il territorio facendo questa festa.

Poi il colonnello dei carabinieri di Piacenza Paolo Rota Gelpi mi ha fatto telefonare dicendomi che loro avevano fatto una raccolta per i bisogni del territorio, e hanno pensato di darla alla nostra Comunità, e io ho detto che sono molto contenta, non tanto e non solo per i soldi ma perché bisogna che qualcuno si ricordi che ci siamo anche noi, perché quando ci sono le suore è molto difficile che qualcuno ci ricordi… e allora sono proprio contenta, quindi sono andata a ringraziarlo.

Che cosa abbiamo voluto fare noi con questa Comunità? Niente di particolare. Quando abbiamo iniziato da più di vent’anni il servizio per le “minori” l’abbiamo iniziato perché noi a Piacenza facevamo da cento anni l’accoglienza delle ragazze che provenendo dalla campagna dovevano studiare in città. Poi i bisogni sono cambiati, le scuole sono state dislocate sul territorio quindi c’era bisogno di una struttura che accogliesse i “minori in difficoltà”, e così abbiamo cambiato la tipologia del servizio proprio in base al bisogno.

A Piacenza c’era bisogno di una piccola casa per le mamme con i bambini, e noi abbiamo cercato di dare una risposta. Vi dico che il mio intento e quello delle mie suore non è tanto di fare delle grandi cose, ma di creare dei segni che testimoniano l’accoglienza. Io sono la Provinciale, ho diciassette Comunità, sono molto schietta… le suore diventano sempre più anziane, nonostante tutto credo sia importante insieme ai laici continuare a dare delle risposte, quindi questa comunità è nata e va avanti, sì per l’opera delle suore, ma grazie proprio grande e grande all’aiuto del Comune di Piacenza.
A me preme che chi viene qua dentro abbia quello che serve per vivere, non solo abbia delle cose, ma per esempio possa trovare un ambiente che lo accolga, lo aiuti a rielaborare il proprio vissuto, possa rimanerci un mese, due mesi, tre mesi… non ha importanza, l’importante è che dall’aiuto del percorso vada via con dei valori nuovi. Noi questa stasera ci siamo incontrati per dei valori comuni, c’è il valore della solidarietà, della accoglienza e della condivisione. Io sono suora e logicamente ragiono da suora, personalmente credo che questa sia la logica del Vangelo: il Signore ci ha detto che tutte le volte che noi avremo fatto un gesto di carità, avremo fatto questo gesto a Lui (cfr. Mt 25, 31-46). Questa è un po’ la filosofia dei valori che ci sostengono ed è un po’ la consegna che il nostro fondatore sant’Antonio Maria Gianelli ci ha lasciato, perché Gianelli diceva che la “prima consegna delle Gianelline è quella di saper volere bene”.
Quindi vi ringrazio e vi dico che la nostra struttura è grande ma all’interno di questa struttura ci sono piccoli servizi che hanno solo la pretesa di dare delle piccole risposte ai bisogni del nostro territorio; proprio piccole risposte, noi non abbiamo una grossa utenza, le mamme accolte non possono essere più di quattro, questa piccola “casa famiglia” ha quattro posti letto; la “comunità per le minori” ne ha otto più due per l’emergenza, quindi sono piccoli numeri; ogni comunità è indipendente, di conseguenza fa vita abbastanza autonoma.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

mercoledì 12 dicembre 2007

Domenica giornata per i poveri

Diocesi di Piacenza-Bobbio Ufficio stampa


Domenica 16 dicembre: Avvento di Carità
Una giornata di sensibilizzazione
promossa dalla Caritas diocesana




Domenica prossima, 16 dicembre, terza domenica d’Avvento, la Caritas diocesana propone una giornata di sensibilizzazione sui problemi dei più deboli con il titolo: “Prendi a cuore tuo fratello”. Con l’occasione vengono fatte anche proposte concrete: un pasto 5 euro, una notte 10 euro, una borsa viveri per le famiglie 15 euro.
L’invito a partecipare a questa giornata della carità è stata sottolineata anche da una lettera che l’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari ha inviato alla diocesi: “Ogni anno, da ormai oltre un trentennio, da quando è stata istituita la Caritas diocesana,- scrive mons. Ferrari - la terza domenica di Avvento è dedicata alla sensibilizzazione della comunità cristiana, perchè viva la carità come segno distintivo della fede che professa: ‘Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri’.
“La diocesi ha istituito la Caritas - prosegue l’Amministratore diocesano - con questa finalità: educare la comunità con dei gesti concreti, con dei servizi alle persone che vivono nel bisogno. Nel corso dei decenni sono nati dei servizi specifici che vanno dal Centro di Ascolto, alle risposte concrete come la Mensa della Carità, la Casa di prima accoglienza notturna Beato Scalabrini, le docce, l’ambulatorio per quanti hanno bisogno di cure, il punto d’Ascolto telefonico per gli anziani, il progetto Icaro per la Casa circondariale.
“Questi - prosegue mons. Ferrari - sono servizi che non fanno i singoli in quanto tali e nemmeno le parrocchie; per quanto la Caritas li ha fatti nascere e li presidia. Debbono però essere sostenuti dalla carità di tutti noi, non come delega, ma proprio come sostegno personalizzato. Nell’eucaristia Gesù ci dona se stesso, perchè anche noi impariamo a farci dono per i nostri fratelli. La celebrazione dell’eucaristia di domenica 16 dicembre sia anche quest’anno il momento per offrire il proprio contributo per le iniziative proposte dalla Caritas diocesana”.

Morto monsignor Silvio Losini

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Morto monsignor Silvio Losini

Questa notte, presso la casa di cura Sant’Antonino, è morto mons. Silvio
Losini. Nato a Pondedellolio il 26 marzo 1911, è stato ordinato sacerdote il
6 aprile 1935. Ha iniziato il servizio pastorale come insegnante ed economo
del seminario vescovile di Piacenza; il 23 novembre 1942 il Vescovo lo ha
nominato parroco di Besenzone per affidargli il 6 maggio 1952 la guida della
parrocchia di Pontenure dove è rimasto fino al 1° luglio 1977, quando ha
rinunciato all’incarico.
E’ stato quindi nominato parroco di Tollara, incarico che ha mantenuto fino
al 1990. Contemporaneamente ai precedenti incarichi, è stato anche addetto
all’Ufficio amministrativo diocesano; il giorno 8 gennaio 1981 è stato
nominato anche Vicario episcopale per il coordinamento amministrativo; il 29
novembre 1985 è stato nominato cappellano di Sua Santità. Da anni si era
ritirato presso la Casa del Clero Cerati.
Questa sera, mercoledì 12 novembre, nella chiesa parrocchiale di Pontenure,
alle ore 20,30, verrà recitato il Santo Rosario; domani mattina, giovedì, la
salma verrà traslata dalla casa di cura alla chiesa parrocchiale di
Pontenure dove i funerali saranno celebrati nel pomeriggio alle ore 15 dall’amministratore
diocesano mons. Lino Ferrari. La salma sarà poi tumulata nella cappella dei
parroci del cimitero di Pontenure.

martedì 11 dicembre 2007

Incontro con il vescovo di Picos (Brasile)

Parrocchie di San Francesco, San Pietro e S. Maria in Gariverto


Comunicato stampa:

Mons. Plinio José Luz Da Silva, giovane Vescovo della diocesi di Picos nel Nord-est del Brasile, dove operano i nostri missionari piacentini, - tra i quali don Mauro Bianchi e Daniela Marchi -, è in rapida visita a Piacenza, diretto a Venezia dove il Gran Priore dell’Ordine di Malta lo ha invitato per sostenere e rilanciare la cura degli Anseniani (lebbrosi) che l’Ordine persegue da oltre trent’anni in quella regione – oltre al lavoro con i ragazzi di strada e i giovani Maltesi.
Il Vescovo brasiliano celebrerà domani, mercoledì 12, la S. Messa in S. Donnino, alle ore 16.30, in occasione degli esercizi spirituali di Avvento guidati da mons. Giuseppe Busani, poi parlerà alle ore 21 nel salone della parrocchia di S. Pietro, in via Roma 23.
Mons Plinio, responsabile dei vescovi del Nord-est 4 nel campo delle comunicazioni (ed esperto del settore), affronterà l’argomento della Nuova Radio Educativa che il governo brasiliano ha affidato, donandone gratuitamente la licenza, alla Fondazione della Comunicazione Cristiana, di cui il Vescovo è presidente, per un’importante opera di formazione e informazione in una vastissima e popolosa area brasiliana.
La visita del Vescovo è volta anche a ringraziare per il cospicuo aiuto ricevuto dalla diocesi piacentina che ha sostenuto – insieme con la Conferenza episcopale italiana -, i costi dell’importante realizzazione.

Piacenza, 11.12.2007

lunedì 10 dicembre 2007

Dall'Africa al monastero di san Raimondo

Dopo l'ordinazione diaconale di Paolo Inzani, la diocesi di Piacenza-Bobbio vede la consacrazione di una nuova suora. Si tratta di di suor Maria Costanza N’Dione (25 anni), benedettina del monastero di clausura di San Raimondo. Ha preso i voti solenni l'8 dicembre alla presenza dell'amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari, di cui riportiamo il testo integrale dell'omelia.

Sappiamo che il dogma dell’Immacolata Concezione è stato definito soltanto nel 1854, ma molte comunità cristiane già dal secolo VIII celebravano la festa del Concepimento Immacolato di Maria. Nel contesto dell’Avvento e nella prospettiva del Natale la Chiesa celebra in Maria l’amore di Dio che ci precede e opera senza nostro merito. In Maria l’umanità viene ricondotta all’integrità del progetto di Dio.
Abbiamo sentito nella prima lettura il richiamo al “primo peccato” che ha staccato l’uomo da Dio. Il “peccato” è scelta di autonomia da Dio, visto dall’uomo come avversario o come concorrente per la propria libertà e la propria realizzazione. Il peccato originale è consistito in questo prendere le distanze: “decido io come vivere, decido che cosa è bene e che cosa è male”. Adamo ed Eva cercano la realizzazione della loro vita lontano da Dio. Ricordate il racconto della Creazione; al termine di ogni giornata – raccontata dal Libro della Genesi – il Signore contempla quanto ha creato, e dice la Scrittura: «Vide che era cosa buona» (Gen 1, 4.10.12.18.21.25). Dopo la creazione dell’uomo e della donna, aggiunge: «Vide che era cosa molto buona» (Gen 1, 31). Il Signore ha fatto bene le cose, ha creato l’uomo come vertice del creato, come creatura capace di dialogare con Dio, e di vivere in armonia con tutto il creato. Il peccato ha rotto questo dialogo e questa armonia. Maria è la creatura che ci aiuta a capire quello che era il progetto di Dio. E le parole che l’angelo le rivolge esprimono questa pienezza di vita: «Rallegrati piena di grazia» (Lc 1, 28). È quasi il nome che Dio dà a Maria: «piena di grazia». E vuole dire: Dio ha posto in Lei quella bellezza che il peccato aveva deturpato.

Ieri sera il Vescovo mons. Luciano Monari celebrando in Cattedrale per l’Ordinazione del diacono Paolo Inzani, commentando questa espressione del Vangelo diceva: “quel piena di grazia ci richiama lo sguardo benevolo di Dio, che è una sguardo creativo, quando Dio guarda la creatura la rende bella”. Maria Immacolata è il segno della vittoria di Dio e del bene. Dunque segno di speranza, ci aiuta a capire che nonostante il male che vediamo nel mondo alla fine sarà il bene a vincere sul male, sarà la vita a vincere sulla morte.

Il catechismo della Chiesa Cattolica dice che il “peccato originale è lo stato di privazione della santità e della giustizia originale. È un peccato da noi contratto e non commesso”. Noi risentiamo di questo germe di male che portiamo dentro, e sentiamo però anche la nostalgia di quel bene a cui eravamo destinati; guardando a Maria Immacolata quella nostalgia si fa più forte: Immacolata, senza macchia, tutta pura.

Ho riletto alcune omelie di Paolo VI nella festa dell’Immacolata, e colpisce sempre la capacità di Paolo VI di esprimere i concetti con quella attenzione alle parole, veniva chiamato il “cesellatore delle parole”. Ma il suo pensiero manifesta anche un amore grande e profondo, biblicamente fondato, verso Maria SS. in una pagina inizia ricordando quel canto, che tante volte abbiamo ripetuto anche noi: “Tota pulchra es Maria”. E dice: “Basterebbe questo pensiero per inebriare i nostri spiriti che tanto più sono avidi di umana bellezza quanto più falsa più impudica più deforme e più dolente la sembianza umana ci è oggi presentata nella molteplice e quasi ossessionante visione dell’arte figurativa”.

Pensavo davvero a quante immagini o sculture del nostro tempo nell’arte contemporanea manifestano l’angoscia, la percezione di un uomo diviso in se stesso. Si ferma a questo pensiero chi vuole per restaurare la scienza della bellezza e per scoprirne i suoi trascendenti rapporti; e per il gaudio interiore e per il costume esteriore ritrova in Maria la più alta la più vera la più tipica figura dell’estetica spirituale umana.
Davanti ad una persona accogliente calibrata e generosa ci è forse capitato di esclamare: “che capolavoro, che bella persona!”.

E davanti a Maria proviamo questo senso, potremmo dire, di estasi di contemplazione: “come è riuscita bene, davvero come il Signore lo ha voluta lo ha progettata!”.

Maria è immagine della Chiesa. Guardando a Lei pensiamo a come è chiamata ad essere la Chiesa, che Dio continua a plasmare perché dia carne alla sua Parola, la renda visibile e credibile, come Maria ha concepito nel suo seno la Parola fatta carne.
Ma anche noi personalmente siamo chiamati in causa in questa festa di Maria. Ce lo ha ricordato san Paolo nella seconda lettura, nel brano della Lettera agli Efesini, dove Paolo benedice il Padre, perché ha guardato anche a noi con il suo sguardo di benevolenza e «ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo» (Ef 1, 3). E aggiunge Paolo: «In Lui – in Cristo – ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1, 4).
Ci colpisce questa espressione perché siamo consapevoli della nostra fragilità e del nostro peccato; eppure anche noi siamo chiamati alla santità. Siamo qui in una Comunità religiosa, tra poco parteciperemo a questo rito di consacrazione di professione solenne.

I consacrati sono il segno più evidente che la grazia opera, e che l’uomo può rispondere con l’«Eccomi» come Maria. È bello pensare che quell’”eccomi” è quasi il nome che Maria si dà, è come se dicesse: “Sono qui, o Signore, con un desiderio soltanto: di vivere tutta l’esistenza in una continua obbedienza a te, ciò che desidero e ciò che voglio Signore è che la mia vita sia un “sì” fedele senza cedimenti alla tua volontà”. E quell’”eccomi” di Maria è durato tutta la vita, anche nei momenti difficili, anche ai piedi della croce.
Per chi si consacra al Signore, Maria rimane il modello più grande a cui guardare. E la consacrazione è la scelta di Dio, per dire: Lui è il bene irrinunciabile per tutti.
I religiosi ci testimoniano già ciò che noi saremo, ci parlano delle realtà future. E la loro esistenza non è mai una fuga dal mondo, ma un vivere pienamente la loro vocazione nella Chiesa per il mondo. Allora vogliamo dire grazie al Signore per quanto povera nella vita, anche di queste sorelle e di tutti i consacrati; lo vogliamo anche esprimere a loro il nostro grazie per il dono che sono per noi con la loro testimonianza, per il dono che sono per la nostra Chiesa con la preghiera quotidiana, con l’offerta della loro vita.

E vogliamo raccogliere per noi soprattutto tre messaggi da questa Celebrazione.

Il primo, la grazia. La grazia di Dio ci previene sempre, non si basa sui nostri meriti. E questo deve fare nascere lo stupore e la gratitudine.
Secondo messaggio, la purezza. L’uomo si realizza non assecondando le passioni, non seguendo gli istinti, ma affidandosi al Signore, mantenendo il cuore unito a Lui e distaccato dalle cose.
Il terzo messaggio, la fedeltà. Il “per sempre eccomi”, quella parola che vogliamo fare
nostra guardando a Maria, chiedendo a Lei l’aiuto per assomigliarle di più.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.


domenica 9 dicembre 2007

Monari: "Paolo segua l'esempio di Maria"


Ecco il testo integrale dell'omelia del vescovo Luciano Monari per l'ordinazione diaconale di Paolo Inzani venerdì 7 dicembre 2007 nel duomo di Piacenza



Il diaconato di Paolo è sotto il segno di Maria Santissima serva “Diacono”, vuole dire servo, e il servizio a cui Paolo viene chiamato ha nella esperienza di Maria una sua espressione stupenda e ricca di consolazione e di grazia. In questo modo il diaconato di Paolo è sotto il segno di Maria Santissima, di Maria che dice: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1, 38). “Diacono”, vuole dire servo, e il servizio a cui Paolo viene chiamato ha nella esperienza di Maria una sua espressione stupenda e ricca di consolazione e di grazia. Maria diventa lo strumento di Dio perché nella storia entri la parola di Dio fatta carne, perché l’uomo assuma la forma della Parola stessa di Dio; questo è il servizio di Maria. Perché quando Maria dice, «ecco la serva del Signore», serva per che cosa? Qual è il compito che Maria è chiamata a svolgere? Quello che è stato detto nei versetti precedenti: Maria deve concepire e dare alla luce la parola di Dio: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine» (Lc 1, 30-32). La descrizione del “bambino” che nascerà è fatta con parole dell’Antico Testamento, con parole dei profeti: ci sono le parole del profeta Natan (cfr. 2 Sam 7, 16), Isaia (cfr. 9, 1-6), Daniele (cfr. Dn 7, 14). E quello che l’angelo vuole dire è che tutte le parole che Dio ha pronunciato come promessa nel Primo Testamento, Maria deve accoglierle e darle alla luce, deve farle diventare realtà attuale e viva, e lo farà evidentemente concependo e dando alla luce Gesù. In Gesù tutte le parole di Dio diventano “sì”, si compiono, e Maria diventa lo strumento di Dio perché questo compimento si realizzi, perché nella storia entri la parola di Dio fatta carne, perché l’uomo assuma la forma della Parola stessa di Dio; questo è il servizio di Maria. La vocazione di tutti e di Paolo Inzani Voi comunità cristiana siete fatti di mondo, di carne umana, però la forma della vostra vita è la forma della parola di Dio; questa è la vocazione di tutti, e Paolo è semplicemente al servizio della vostra vocazione. Ma si capisce, questo è il servizio di tutto il popolo di Dio, di tutti i cristiani, e questo evidentemente è il servizio di Paolo. Bisogna dare una carne umana alla parola di Dio; e qual è questa carne umana? Voi, la comunità cristiana! Voi comunità cristiana siete fatti di mondo, di carne umana, però la forma della vostra vita è la forma della parola di Dio, è la forma della fede e della speranza e della carità; cioè è quel tipo di vita, quello stile di vita, che nasce, che viene prodotto, dalla parola di Dio. La comunità cristiana è questo serve per questo: serve per incarnare la Parola, serve perché il mondo prenda la forma della parola di Dio, e quindi perché il mondo, la umanità, assomigli in qualche modo al sogno originario di Dio che aveva pensato “l’uomo fatto a sua immagine e somiglianza” (Gen 1, 27). Dicevo, questa è la vostra vocazione, la vocazione di tutti; e Paolo è semplicemente al servizio della vostra vocazione. Servirà il Signore per mettere la sua Parola, la parola del Signore, dentro la vostra vita, perché questa Parola dentro al vostro cuore incominci a produrre degli effetti, incominci a dare forma ai vostri sentimenti e pensieri, e Paolo ci sta per questo. Paolo ci sta ci sta per il servizio all’Eucaristia, perché l’Eucaristia è quella vita del Signore, quell’amore di Dio fatto carne in Cristo che ci è dato nel segno del “pane e del vino”, e quando mangiate e bevete il pane e il vino dell’Eucaristia mangiate e bevete l’amore di Cristo. E mangiate e bevete l’amore di Cristo perché quell’amore dia forma alla vostra vita, perché anche la vostra vita diventi amore simile a quello di Gesù Cristo. Dicevo, questo è tutto il senso della vocazione di Paolo, che ritrova nella vocazione di Maria un modello straordinario, deve imparare da Lei, deve cercare di imitare Lei. Paolo deve soprattutto cercare di imitare Maria nella disponibilità alla parola di Dio. Quello che è necessario è quanto fa riferimento il saluto dell’angelo a Maria: Rallegrati, Dio, ti ha guardato con benevolenza. Paolo soprattutto deve cercare di imitare Maria nella disponibilità alla parola di Dio: «[38]Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola», “che la tua Parola prenda possesso della mia vita, e che tutti i comportamenti e le esperienze della mia vita siano plasmati dalla tua Parola”. Per questo naturalmente è necessario la disponibilità umana… tutto quello che volete... Ma tutto quello che l’uomo ci può mettere di intelligenza, di studio, di buona volontà… non basta. Per quanto l’uomo sia impegnato e intelligente non riesce a dare forma umana alla parola di Dio, anche se l’avesse imparata a memoria, anche se avesse studiato tutti i commentari biblici, a tutti i libri dell’Antico e Nuovo Testamento, anche se sapesse tutto questo, non basterebbe ancora. Quello che è necessario è quanto fa riferimento il saluto dell’angelo a Maria: «Entrando da lei, disse: rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te» (Lc 1, 28). Quel “piena di grazia” sostituisce nel saluto il nome di Maria. Sarebbe stato normale dire: “Rallegrati, Maria, il Signore è con te”. Invece di dire il nome, Maria, ci mette questa espressione strana ma bellissima «piena di grazia». L’immagine che sta all’origine di questa espressione è l’immagine dello sguardo di Dio. Lo si potrebbe parafrasare dicendo: “Rallegrati, Dio, ti ha guardato con benevolenza, su di te si è posato il suo sguardo di amore e di predilezione. Dio con il suo sguardo ci ha chiamati ad una risposta di amore e di fedeltà a Lui. E siccome lo sguardo di Dio è uno sguardo creativo, quando Dio ti ha guardata ti ha reso santa, ti ha reso pura, ti ha reso bella ai suoi occhi, dunque sei bella della bellezza della grazia, sei bella del dono di Dio”: «Rallegrati, o piena di grazia, il Signore è con te». E capite che questo è esattamente il punto di origine della esperienza cristiana. Noi siamo cristiani non perché l’abbiamo semplicemente deciso noi, ma perché il Signore ci ha guardato, e con il suo sguardo ci ha chiamati ad una risposta di amore e di fedeltà a Lui. In Cristo c’è una vocazione e una elezione che sta all’origine della nostra vita In Cristo c’è una vocazione e una elezione che sta all’origine della nostra vita, e questa elezione è a diventare santi e immacolati davanti a Dio nell’amore. Nella Lettera di Paolo agli Efesini che abbiamo ascoltato come seconda lettura, si parla del progetto di Dio su di noi, e il progetto è questo: «Dio ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a Lui nella carità, predestinandoci a essere figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno di amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato» (Ef 1, 3-6). Forse l’espressione sembra un pochino contorta a una prima lettura, ma se uno ci sta attento il significato è bellissimo. Vuole dire che in Cristo c’è una vocazione e una elezione che sta all’origine della nostra vita, e che questa elezione è a diventare santi e immacolati davanti a Dio nell’amore. Che è una cosa immensa! Santi e immacolati, non semplicemente davanti al mondo, secondo i criteri che il mondo ha di valutare la giustizia; no, santi e immacolati davanti a Dio, a quel Dio che è così puro che i suoi occhi non possono vedere il male. Santi davanti a Dio! È evidente che questa santità non è nostra, ma questa santità ci è donata da Lui stesso, ci è donata in Cristo. Voi siete chiamati a essere santi nell’Amore, perché la generosità di Dio, la ricchezza del suo amore, sia riconosciuta e manifestata con chiarezza. «Siamo predestinati a questo per essere figli adottivi mediante Gesù Cristo, a lode e splendore della sua grazia». Cioè perché la generosità di Dio, la ricchezza del suo amore, sia riconosciuta e manifestata con chiarezza. Capite che cosa questo vuole dire? Vuole dire che voi siete chiamati a essere santi nell’Amore e a esserlo in modo così vero e luminoso che quando vi si guarda si possa dire: grazie a Dio che ha compiuto tali cose in mezzo agli uomini, grazie a Dio che nella sua bontà è riuscito a introdurre gli uomini nella forza dell’amore, è riuscito a liberare l’uomo dal suo egoismo e dal suo orgoglio, ed è riuscito a creare un uomo pulito e santo ai suoi occhi. La vita e il servizio di Paolo è in questa logica, quello che dovrà fare è semplicemente mandare la comunità cristiana a vivere questa vocazione, a essere santo e immacolato davanti a Dio in Gesù Cristo. Dicevo, la vita e il servizio di Paolo è in questa logica, quello che dovrà fare è semplicemente mandare la comunità cristiana a vivere questa vocazione, a essere santo e immacolato davanti a Dio in Gesù Cristo. Dicevo, lo potrà fare in quel modo che abbiamo ascoltato, annunciando la parola di Dio e trasmettendola, ma evidentemente se la vuole annunciare e trasmettere la deve ascoltare, interiorizzare, digerire, assimilare, amare, esprime… Deve fare in modo che la sua vita abbia la forma della parola di Dio, perché in questo modo trasmetterà la Parola; la trasmetterà con la sua stessa testimonianza, e la trasmetterà con le parole che dice, perché diventeranno parole vere, parole autentiche. Il Signore dia a Paolo la fierezza di essere al servizio del progetto di Dio. Ed è quello che noi preghiamo per lui oggi, preghiamo il Signore perché dia a Paolo una gioia grande, che senta rivolto a lui quelle parole: “Rallegrati, rallegrati, il Signore ti ha guardato con benevolenza, ti ha amato, ti chiama, il Signore è con te”. Attraverso il tuo ministero di diacono, e, se il Signore vorrà – e quando il Signore vorrà di prete – le parole di Dio si incarneranno nella vita degli uomini di oggi, e la comunità cristiana di oggi sarà capace di formare, di prendere la forma, della parola di Dio e della volontà di Dio, perché la grazia di Dio sia magnificata e glorificata da tutti gli uomini, perché tutti gli uomini guardando la comunità cristiana possano ritrovare speranza, possano ritrovare la fiducia che non siamo condannati all’egoismo, e non siamo condannati ad odiarci a vicenda o a ignorarci a vicenda, ma che al contrario per la grazia di Dio è possibile nella nostra vita creare dei legami veri di responsabilità e di amore gli uni nei confronti degli altri, è possibile addirittura nella nostra vita imparare a dare la vita gli uni per gli altri come il Signore lo ha donata per noi. Ecco, che il Signore dia a Paolo la fierezza di essere al servizio di questo Suo progetto, gli dia l’umiltà di sentirsi semplicemente servo – addirittura «servo inutile» direbbe il Vangelo (Lc 17, 10) , ma gli dia anche la gioia di sapere che attraverso il suo ministero la grazia di Dio si manifesta e si manifesterà meglio dentro la Chiesa piacentina-bobbiese.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

sabato 8 dicembre 2007

In Sant'Antonino la veglia per i giovani

Comunicato stampa diocesi di Piacenza- Bobbio

Il 14 dicembre in S.Antonino veglia d’ Avvento dei giovani


Venerdì 14 dicembre, nella basilica di Sant’Antonino (Piacenza) alle ore 21.00, si svolgerà la Veglia di Avvento dei giovani. Questa iniziativa, proposta dalla diocesi di Piacenza-Bobbio e organizzata dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile, è giunta al suo quarto anno vedendo di volta in volta aumentare il numero dei partecipanti. Nell’ultima edizione i presenti erano oltre ottocento.
Nel dicembre del 2004 la veglia si è tenuta nella basilica di Santa Maria di Campagna, nel 2005 nella basilica di San Francesco e l’anno scorso, 2006, nella chiesa di San Sisto. Tale momento di preghiera, in questi anni, è stato una delle occasioni di incontro per i giovani di tutta la diocesi con il vescovo Luciano Monari. Quest’anno, vivendo l’attesa del nuovo pastore, la celebrazione sarà presieduta dall’Amministratore diocesano, mons. Lino Ferrari. Ovviamente, questa veglia, sarà un’ulteriore occasione per pregare per l’arrivo del nuovo vescovo.
Il Servizio diocesano per la pastorale giovanile sta preparando l’evento coinvolgendo i giovani di varie parrocchie e realtà della diocesi in ambiti diversi: il coro, composto da una sessantina di elementi tra voci e strumenti; celebrazione, curata dall’Equipe di pastorale giovanile con l’aiuto di mons. Giuseppe Busani; comunicazione, con la locandina realizzata da Laura Segalini con il contributo del Servizio Multimedia per la pastorale della diocesi.
Al termine della celebrazione, come è ormai tradizione, ci sarà un momento di fraternità in Piazza Sant’Antonino. Quest’anno thé e ciambelline saranno preparati dal MASCI (Movimento Adulti SCout Italiani). Gli organizzatori ringraziano per la collaborazione la comunità parrocchiale di Sant’Antonino ed in particolare il parroco mons. Gabriele Zancani e l’amministratore parrocchiale don Giuseppe Basini, amministratore.
Tutte le informazioni sulla veglia e sulle iniziative del Servizio diocesano per la pastorale giovanile, si possono trovare sul sito www.pagiop.net

Comunicato reso noto sabato 8 dicembre 2007