sabato 12 aprile 2008

Il Counseling di Piacenza in pillole

  • Il Centro Counseling di Piacenza: via Lanza, 2 Piacenza - Tel. 0523.755.481 Aperto dalle 15 alle 18 Dal lunedì al venerdì- e-mail: counseling@laricerca.net .
  • Responsabile: Sergio Bernazzani.
  • Il Concetto di “Non Paziente”: mentre il paziente presuppone un dottore e una cura, chi si rivolge al Counseling è una persona che si ritrova momentaneamente col cuore pesante, con un dubbio rispetto a una decisione o con un senso di malessere dovuto a un imprevisto o ad una situazione improvvisa. Non sempre queste persone si rivolgono ad un servizio, coscienti dei reali bisogni affettivi che sottendono il loro problema.
  • Colloqui d’orientamento: Ci sono sofferenze e dolori di cui il paziente stesso è solo in parte consapevole. I colloqui di orientamento servono per stabilire il primo contatto e conducono a quella più ampia necessità di costruire una relazione di fiducia e di evidenziare gli elementi di una alleanza terapeutica sana ed adeguata; è composta da più fattori che sono tendenzialmente percettivi e sensitivi. L’orientamento deve condurre al riconoscimento della vera fonte del disagio; Operatori professionisti e volontari, sono persone che provengono da vari ambiti: psicologico, educativo/formativo, scolastico, aziendale, commerciale, ecclesiale, Medicine alternative
  • La formazione degli operatori professionisti: Il Counselor ha frequentato una scuola triennale, riconosciuta, di counseling con obbligo di periodi di tirocinio formativo;
  • Il Centro dispone di: Segreteria che è il “Cuore dell’accoglienza” dove si sviluppa, inoltre, l’accoglienza telefonica ; Tre sale colloquio Un’ampia Sala Riunioni per équipe – Formazione – Meeting – Supervisioni; Un’ ampia e luminosa Sala “tondeggiante” utilizzabile per interventi di gruppo ; Una cucina dove trovare caffè, tè, tisane e dolci…

Counseling, l'esperienza de La Ricerca

Il CCP Centro Counseling Piacenza di via Lanza 2 è un altro importante tassello che si aggiunge alla rete di servizi sin qui costruita dall’associazione “La Ricerca”. Nata una trentina d’anni fa (nel 1980) proprio per porsi al servizio della persona, attualmente l’associazione guidata da don Giorgio Bosini, è una realtà molto articolata e complessa: la sua proposta educativa per affrontare il disagio in tutte le sue forme è strutturata in diverse aree di intervento, dalla Prevenzione (primo punto d’ascolto per giovani e famiglie e canale di dialogo con il mondo adolescenziale) alle comunità terapeutiche (che sono 4: quella storica, “La Vela”, a Justiano, quella per mamme con bambini, “Luna Stellata”, alla Magnana, alle porte di Piacenza, quella per persone con problemi di comorbilità psichiatrica, “Emmaus”, alla “Pellegrina”, che ha sede accanto alla quarta che è la casa per malati di Aids “Don Venturini”) . Oltre ad operare nel campo del disadattamento e dell’emarginazione svolgendo un’azione concreta a favore di coloro che per ragioni diverse ed in forme diverse si trovano in situazioni particolarmente difficili, l’associazione “La Ricerca” è riuscita negli anni a mettere in atto tutte quelle iniziative volte alla realizzazione di condizioni umane ed ambientali che favoriscono un positivo inserimento nel contesto sociale di tali persone; e tuttora è impegnata a sensibilizzare attraverso vari mezzi l’opinione pubblica al problema del disadattamento e dell’emarginazione, e a stimolare enti ed istituzioni affinché operino delle scelte non emarginanti.

Counseling, dalla relazione alla verità di sé

Il pensiero di padre VITTORIO SOANA, fondatore del Centro di formazione Counseling Jesuit Encounter di Genova

Il Centro counseling Jesuit Encounter Training di Genova, presso il quale si tengono i corsi di formazione per operatori ai quali hanno fatto riferimento anche i professionisti dell’associazione “La Ricerca” di Piacenza, è stato fondato da Vittorio Soana, padre Gesuita, psicologo, psicoterapeuta. E’ nato per formare operatori alla relazione interpersonale, all’intervento educativo e alla gestione del ruolo in varie situazioni istituzionali. Si ispira al modello teorico delle psicoterapie umanistiche con riferimento all’Analisi Transazionale, elaborata da E. Berne, integrandola con l’Approccio Centrato sulla Persona (C. Rogers), la Logoterapia (V. Frankl), la psicologia della Gestalt (F. Perls), la Programmazione Neurolinguistica (Bandler e Grindel) e la terapia familiare Sistemica. L’orientamento è determinato dall’area lavorativa dell’allievo: educativa – psicosociale – organizzativa. I contenuti teorici e le applicazioni pratiche sono focalizzate ogni anno su una specifica formazione relativa al campo di appartenenza: il colloquio, il gruppo, la metodologia, la verifica dell’intervento. Specializzato in Terapia Centrata sulla Persona, in Psicodramma a Louvain (Belgio), in Bioenergetica a Milano e in Analisi Transazionale presso la Scuola Superiore Seminari Romani di Analisi Transazionale di Roma, padre Soana dirige tuttora il Corso di Counseling che ha progettato a indirizzo analitico transazionale e metodologie umanistiche. E’ anche docente, per la formazione all’intervento educativo e riabilitativo per gli operatori del campo sociale e supervisore clinico del Centro di Counseling Jesuit Encounter Services: J.E.S. di Genova. E’ Direttore della rivista “Quaderni di Counseling". “La lettura della verità di sé con l’altro - osserva padre Soana - nasce dal rapporto interpersonale, quando l’empatia e la sollecitudine sono conosciute per il loro valore di relazione. All’interno di questa, curare una sofferenza esistenziale è porsi soggetto di fronte ad un altro soggetto: in questo c’è un confine di identità separate, ma, allo stesso tempo, chi cura e chi è curato sono in reciproco ascolto. Il profondo senso dell’esistere emerge dove l’orizzonte ideale di un riorientamento è richiesto all’altro e a se stessi. In questa asimmetria c’è reciprocità e, nella diversità, c’è armonia. Il trasformare la sofferenza in un dono fa nascere un desiderio di restituzione che è l’azione della vita. Qui il confine è stato valicato e i soggetti si sono interscambiati, perché ognuno, in questa relazione, è nella ricerca di un sempre nuovo equilibrio esistenziale”.

Counseling, la storia

  • Chi è il counselor - La figura professionale del counselor nasce negli anni Trenta in America e approda in Europa attraverso la Gran Bretagna dove in breve tempo si afferma con ruoli e funzioni specifiche. Anche in Italia si opera in questo campo da molti anni, anche se senza una specifica definizione di competenza fino agli anni Settanta, quando scuole, istituti, centri di formazione iniziano a preparare validi professionisti con competenze di counselor. Tale definizione, però, inizierà ad essere utilizzata solo negli anni Novanta Il counselor in forma generica può essere definito la persona che in un contesto professionale è capace di sostenere in modo adeguato una relazione con un interlocutore che manifesta temi personali, privati ed emotivamente significativi. Il counselor è la figura professionale che attraverso le proprie conoscenze e competenze è in grado di favorire la soluzione ad un quesito che crea disagio esistenziale e/o relazionale ad un individuo o un gruppo di individui. La competenza del counselor dunque è nella relazione. Può essere definito come la possibilità di dare un consiglio professionale o un piccolo sostegno a chi ne fa richiesta all’interno di un contesto ospedaliero, religioso, scolastico, aziendale oppure privato. I fondatori del counseling (Rogers – May – Maslow) Il Counseling si fonda sulla originaria intuizione rogersiana (Carl Rogers) secondo la quale: “Se una persona si trova in difficoltà, il miglior modo di venirle in aiuto non è quello di dirle cosa fare, quanto piuttosto quello di aiutarla a comprendere la sua situazione e a gestire il problema assumendo da sola e pienamente le responsabilità delle scelte eventuali”.
  • CARL ROGERS (Oak Park, Illinois, 8 gennaio 1902 - 4 febbraio 1987), psicologo e filosofo statunitense, è considerato il padre della Psicologia Umanistica e del Counseling. Partendo dal convincimento che il bisogno di autorealizzazione è la motivazione principale del comportamento umano, elaborò una tecnica terapeutica chiamata Terapia non direttiva o Terapia centrata sul cliente. Secondo questa modalità il terapeuta istaura un rapporto di empatia e facilita nel cliente il raggiungimento di una autonoma comprensione della propria realtà psichica.
  • ROLLO MAY è il padre della psicologia esistenzialista americana, ha iniziato gli studi a Vienna e ha concluso il dottorato in psicologia e l’analisi didattica a New York. E’ stato il pioniere della psicoterapia. Ha scritto “l’arte del counseling” che per tanti anni è stato l’unico libro dedicato a chi, pur non desiderando diventare psicologo o psicoterapeuta, svolge un lavoro che richiede una certa conoscenza della personalità umana.
  • ABRAHAM MASLOW (1900 – 1970) psicologo statunitense - Fondatore della Psicologia Umanistica e, nel 1964 della rivista “Journal of Umanitic Psicology”. Iniziò la propria carriera come psicologo sperimentalista, interessandosi soprattutto del problema della motivazione. Successivamente, divenne il leader di un vasto movimento psicologico, scarsamente penetrato in Europa, ma che ebbe grande successo nelle università del Nord-America degli anni ’60.

venerdì 11 aprile 2008

Il vescovo nomina due amministratori parrocchiali

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Nuovi amministratori parrocchiali: Don Andrea Fusetti, parroco di Travo, amministratore a Fellino; don Giovanni Cigala, parroco di Bedonia, amministratore a Nociveglia

Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 2 aprile 2008 il M.R. Fusetti don Andrea, parroco di Travo, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Alessandro martire in Fellino, Comune di Travo, Provincia di Piacenza.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 2 aprile 2008 il M.R. Cigala don Giovanni, parroco di Bedonia, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele arcangelo in Nociveglia, Comune di Bedonia, Provincia di Parma.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano il M.R. Rakotomanga don Modeste, della diocesi di Ambanja (Madagascar), mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Apollinare martire in Calice, Comune di Bedonia, Provincia di Parma.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano, in data 2 aprile 2008, è stato affidato al M.R. padre Jean Dieudonnè Joamanana ofm cap. incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 1 del Vicariato Val Taro - Val Ceno.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 2 aprile 2008 è stato affidato al M.R. padre Marcel Walter Kanda della Società San Paolo, incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 2 del Vicariato di Bobbio - Alta Val Trebbia - Aveto - Oltrepenice.
Piacenza, dalla Curia Vescovile, 9 aprile 2008
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi

Sono per le più nomine di nuovi amministratori parrocchiali. Don Andrea Fusetti, parroco di Travo, sarà l’amministratore di Fellino, piccola frazione travese. Il sacerdote, nato nel 1950, prete dall’82, è anche amministratore di Denavolo.
A don Giovanni Cigala, dal 2005 alla guida della parrocchia di Sant’Antonino a Bedonia, è stata affidata la parrochia di Nociveglia, subentrando a don Modeste, originario del Madagascar, nominato amministratore a Calice, sempre nel territorio comunale bedoniese.
Sempre nel vicariato Val Taro e Val Ceno, padre Jean Dieudonnè Joamanana, cappuccino fracescano, collaborerà nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 1.
Padre Marcel Walter Kanda della Società San Paolo sarà invece impegnato nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 2 del Vicariato di Bobbio - Alta Val Trebbia - Aveto - Oltrepenice.

giovedì 10 aprile 2008

Forum Famiglie, sbagliato non rimborsare l'Irpef

COMUNICATO STAMPA

ANCORA SU FISCO E FAMIGLIA

a seguito dell'approvazione del Bilancio comunale

Apprendiamo dalla stampa locale che un ordine del giorno presentato in Consiglio comunale da Trespidi e Paparo, consiglieri di minoranza, teso a introdurre dei rimborsi dell'addizionale IRPEF comunale in funzione dei carichi familiari, è stato respinto dalla maggioranza.
La proposta mirava a stabilire un minimo di equità nel prelievo fiscale, sulla falsariga della petizione per un “Fisco a misura di famiglia” per cui ancora in questi giorni si stanno raccogliendo firme in tutta Italia. La proposta era inoltre del tutto praticabile anche perchè analogo provvedimento è stato preso dal Comune di Parma solo alcune settimane or sono.
E' stato invece approvato un altro ordine del giorno che prevede borse di studio per le scuole medie, visto che quest'anno per la prima volta la Regione le eroga solo per i primi 3 anni di scuola superiore.
La nostra delusione va ben al di là del mero aspetto economico. Cerchiamo di spiegarci. L’art. 53 della Costituzione recita:“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” L'art. 31 della stessa Costituzione afferma:“La Repubblica agevola con misure economiche ed altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose”.

Ora noi ci chiediamo: perchè mai il Consiglio Comunale di Piacenza ritiene giusto e opportuno farsi beffe del dettato costituzionale a danno delle famiglie e in particolare di quelle che si prendono la responsabilità di aprirsi alla vita, crescendo ed educando i cittadini di domani? Onestamente, ci sembra anche paradossale che questa chiusura provenga dal Centro-sinistra, per tradizione attento solitamente alle problematiche sociali. Al contrario, si conferma la netta impressione che i nostri governanti ritengono che fare figli o non farli per la società sia la stessa cosa. Anzi, i figli sono solo una difficoltà, per cui si continua a fare una politica familiare di tipo assistenziale della serie: prima ti tasso, poi se proprio sei in difficoltà perchè sei un irresponsabile che mette al mondo dei figli, papà Comune ti dà l'elemosina (borse di studio, contributi per l'affitto o per le bollette, ecc).

Ciò che noi non ci stanchiamo di ripetere è che occorre capovolgere completamente il modo di vedere le cose: oggi più che mai, col grave deficit di natalità che afflige in particolare l'Italia, con una serie di ripercussioni sul futuro sistema socio-economico, la famiglia con figli diventa un soggetto di sviluppo e di tenuta dell'intero sistema. Pertanto, è urgente passare da un sistema di tipo assistenzialistico – quello che le scelte del Comune tendono a perpetuare -- ad una nuova politica familiare che riconosca all'origine il valore dei figli e la diversità dei nuclei familiari, nell'ottica della sussidiarietà.
Noi non ci abbattiamo, anche perchè ogni giorno la Provvidenza ci mostra la Sua presenza amorosa. Ciò non toglie che contiueremo a sostenere -- come afferma il Papa -- che la famiglia è la cellula fondante della società e che senza figli non c'è futuro.

I Il Consiglio Direttivo del Forum delle Associazioni familiari di Piacenza

martedì 8 aprile 2008

Ragazzi in fiera per i poveri del mondo

Domenica 13 Aprile si svolgerà a Piacenza la Fiera Primavera, il “mercatino” che coinvolge classi scolastiche e gruppi di ragazze e ragazzi che, per un giorno, si improvvisano venditori, allestendo coloratissimi stands con oggetti confezionti da loro o donati, ad offerta libera.
La “Fiera Primavera”, giunta ormai alla sua dodicesima edizione a Piacenza, è una tappa del progetto “ColoriAMO le città per un mondo unito”, promosso dai Ragazzi per l’Unità e Umanità Nuova del Movimento dei Focolari, dall’Associazione “Verso un Mondo Unito” in collaborazione con l’AMU (o.n.g.). Oltre che a Piacenza, anche quest’anno la Fiera si svolgerà in altre Piazze dell’Emilia Romagna : Svignano sul Rubiconde-Cesena, Carpi (MO), Medolla (MO), e delle Marche: Cagli (PU), Ancona, San Benedetto del Tronto (AP), Ascoli Piceno.
Con questo appuntamento, naturale conclusione di un percorso educativo sviluppato nel corso dell’anno scolastico con l’aiuto di genitori e insegnanti, i ragazzi vogliono contribuire a costruire un mondo di pace e di fraternità con la “cultura del dare”. Con il ricavato della “fiera”, infatti, sostengono i cosiddetti “Progetti Dare” , attraverso cui, mediante un fondo di solidarietà, vengono finanziate borse di studio a favore di chi, nei Paesi più svantaggiati, non ha la possibilità di frequentare la scuola. 464 sono state le borse di studio per l’anno scolastico 2006/2007 sostenute con il ricavato delle Fiere dello scorso anno.
Nella medesima giornata si svolgerà anche l’esposizione a tema dei lavori (Favola, Canzone, Manifesto pubblicitario, Pagina di giornale, Prodotto multimediale) che i ragazzi hanno realizzato con l’ intento di educarsi ed educare all’intercultura, trasmettendo il loro messaggio di amicizia fra i popoli. Momento speciale sarà il collegamento telefonico in diretta con i Ragazzi per l’unità di uno dei Paesi in cui si realizzano i “Progetti dare”: sarà occasione per uno scambio di esperienze e di conoscenza reciproca. (A Piacenza la telefonata è programmata con Gerusalemme o con una città dell’Argentina).

L’evento, a Piacenza, è sostenuto dalla Collaborazione degli Enti promotori con l’Amministrazione Comunale di Piacenza , con la Fondazione di Piacenza e Vigevano , con la Banca di S.Geminiano e S. Prospero, con la Banca di Piacenza e con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Piacenza e del CSA di Piacenza. Per il TIME-OUT per la PACE alle ore 12,00 è confermata la presenza delle Autorità civili e religiose. Saranno presenti, al pomeriggio, con il concerto “Intrecci”, il gruppo musicale delle Scuole” Liceo Scientifico, Nicolini-Anna Frank”; gruppi della sc. Primaria. ”Don Minzoni”, della sc.Media di Castelsangiovanni, della sc.Prim.”Due Giuno”,della sc.per l’inf. di “Santimento” e Prim.di “S.Nicolò e Istituto ISII di PC.(Vedere elenco allegato delle scuole che partecipano).L’Oratorio di S.Colombano di Vernasca darà uno squisito “tocco” all’iniziativa con le specialità del paese. Animano la manifestazione i Ragazzi per l’Unità . Tutte le altre scuole , associazioni e gruppi fin dal mattino saranno presenti per mettere in mostra i loro prodotti(oggetti realizzati con materiale vario e di recupero)
Per sostenere il Progetto educativo” ColoriAMO le città per un mondo unito”, presentato nelle scuole e rendere proficuo il dialogo con la “comunità educante” si è tenuto presso l’ISII, con la collaborazione dell’Istituto e del Centro I.Giordani di Piacenza, il Convegno ”Dal mondo alla Scuola per una cittadinanza comune e condivisa”, rivolto a studenti, insegnanti, educatori e genitori, con la presenza del Sottosegretario all’Istruzione Pubblica on.le Letizia De Torre, che ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla cittadinanza attiva e responsabile in tutti gli ordini scolastici. Per rendere i giovani veramente protagonisti della loro formazione,ella ha infatti precisato che è necessario coinvolgerli in un processo di crescita aperto al dialogo con gli adulti e con le istituzioni, ad iniziare da quelle del territorio di appartenenza.
Successivo alla Fiera Primavera, sarà realizzato un incontro con i dirigenti, gli insegnanti, genitori e ragazzi delle scuole per vivere insieme un momento di verifica relativo sia al Progetto che alla Fiera. Agli insegnanti sarà dato da compilare anche un apposito questionario sulla valutazione dell’iniziativa, nella sua complessità, per cogliere la valenza educativa e formativa della loro attività didattica ed ascoltare le loro preziose proposte.
Vorremmo, per ricordare in modo specialissimo Chiara Lubich, la Fondatrice del Movimento dei Focolari,che è mancata a Rocca di Papa (RM) solo pochi giorni fa, il 14 Aprile 08, che la Fiera Primavera fosse sempre di più per la nostra città e per ciascun cittadino un’occasione per consolidare e rinnovare i rapporti tra le persone. Un’occasione di incontrarsi nelle nostre piazze e stare insieme , tra generazioni diverse, con l’unico scopo di rafforzare sentimenti di amicizia e fraternità, rinnovati dall’amore reciproco, quale unico patto e garanzia alla Pace e alla nuova “Cultura de Dare”, che Lei stessa ha trasmesso con tanto amore alle nuove generazioni. Chiara ha saputo infatti dialogare con tante generazioni di giovani, consegnando loro grandi Ideali , spirituali ed umani, quali Il Mondo unito e la Fratellanza tra i Popoli, che hanno dato autentico significato alla vita personale e collettiva e hanno favorito il sorgere di esperienze spirituali, sociali e culturali in tante parti del pianeta.

Ambrosio, in Cattolica il passaggio delle consegne

Piacenza (f.fr.) Ultimo giorno di Università Cattolica quello di ieri per il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio. Con l’università continueranno i rapporti nel segno dell’amicizia e della collaborazione ma quella di ieri è stata la giornata del passaggio delle consegne. A Milano, in sala Negri da Oleggio, Ambrosio ha passato il testimone al suo successore, monsignor Sergio Lanza. Semplice e suggestiva la cerimonia alla quale hanno partecipato anche i presidi dell’ateneo piacentino e l’assistente ecclesiastico don Celso Dosi.

da Libertà, 8 aprile 2008

domenica 6 aprile 2008

Ambrosio: "E' il Signore che mostra la strada della vita"

Pubblichiamo l'omelia pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, domenica 6 aprile 2008, in occasione della giornata universitaria della sede piacentina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

1. «Mostraci, Signore, il sentiero della vita» [Sal 16(15), 11]. L’invocazione del Salmo responsoriale esprime molto bene il motivo del nostro trovarci qui radunati: come Chiesa, innanzi tutto, che nel giorno del Signore celebra la morte e la risurrezione del Signore Gesù; come Università Cattolica che celebra oggi la ‘sua’ giornata, la giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Siamo alla ricerca di questo sentiero della vita, perché la vita – la pienezza della vita – è fortemente desiderata. Ma il dono del Signore va ben oltre il nostro desiderio. Chiediamo al Signore che ci mostri il sentiero della vita e, insieme, gli chiediamo che ci doni la luce che illumina il cammino e la forza e la speranza di andare avanti.
L'annuncio della risurrezione di Gesù è l'annuncio di questa luce che illumina il cammino e di questa forza che ci fa camminare verso la vita nella sua pienezza. Credere in questo annuncio significa accogliere la novità di Dio nella nostra storia, la sua grazia e il suo amore.
2. Il racconto dei due discepoli in cammino verso Emmaus ci invita a renderci conto che la risurrezione di Gesù è anche la nostra risurrezione: questo mistero di speranza e di vita nuova è già presente ed operante nella vita quotidiana, nonostante le oscurità e gli insuccessi.
Per l’evangelista Luca il cammino dei discepoli di Emmaus è il cammino di ogni discepolo di Gesù: questi discepoli sconosciuti rappresentano ciascuno di noi.
«Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute» (Lc 24, 21): è sconsolato il discorso dei discepoli che camminano sulla strada che da Gerusalemme conduce a Emmaus: ritenevano che la morte di Gesù fosse la fine di tutto, fosse la prova del fallimento. Avevano riposto la propria speranza in Gesù, ma adesso non sperano più: sono delusi, tristi, rassegnati.
Anche i discorsi che avvengono sulle nostre strade sono spesso discorsi sconsolati. Anche a noi, in più di un'occasione, capita di ascoltare – e a volte anche di tenere ‑ discorsi tristi, avviliti. «Noi speravamo»: è il ritornello, esplicito o meno, di molti discorsi ove prevale la delusione, lo sconforto.
3. «Gesù disse loro: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”» (Lc 24, 25-26). Gesù rimprovera duramente i due discepoli. Non per la loro tristezza, ma per la stoltezza e la durezza del loro cuore. Con la mente piccola e il cuore duro non si arriva a capire il senso vero degli avvenimenti accaduti a Gerusalemme. Quei discepoli non arrivano a riconoscere il Signore Gesù poiché pretendevano di porre delle condizioni a Dio, lamentandosi poi che la loro speranza era venuto meno.
C’è tuttavia, in questi discepoli, una disponibilità ad ascoltare. Ecco allora il loro invito: «Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera”» (Lc 24, 29). Gesù non si rivela subito come il Risorto, ma introduce, con fine pedagogia, quei discepoli nel progetto di Dio, illuminando il loro cuore e la loro mente attraverso l'ascolto credente delle Scritture. Gesù li sollecita a comprendere che proprio la sua morte è la verità della sua vita, il compimento della sua esistenza, donata per amore. Quella morte non è il segno del fallimento, è la promessa di Dio che giunge al suo compimento: il nuovo patto, la nuova vita in Gesù morto e risorto.
Quando il giorno volge verso la sera e la luce sta per svanire, ecco il nuovo giorno e la nuova luce: il cuore e gli occhi dei discepoli si aprono e «riconoscono» il Signore, crocifisso e risorto. Quando Gesù spezza il pane per loro, finalmente i discepoli comprendono il senso della sua vita e della sua morte. E allora, anche se è buio, i discepoli tornano a Gerusalemme per annunciare che il Signore è risorto.
«Mostraci, Signore, il sentiero della vita»: nell’ascolto credente delle Scritture e nello spezzare il pane riconosciamo la presenza del Risorto nella nostra vita e partecipiamo della forza rinnovatrice della risurrezione.
4. Il tema della 84a Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore richiama quest’anno due aspetti che si intrecciano molto bene: il ricordo della figura e dell’opera di Armida Barelli, co-fondatrice dell’Università Cattolica e l’impegno per una cultura popolare da parte della stessa Università.
Armida Barelli è stata una testimone autentica e appassionata del legame tra Vangelo, popolo di Dio e cultura. La sua missione rivolta ai giovani e soprattutto alle giovani del tempo, si è espressa in forme diverse e creative, frutto di una spiritualità vera. La centralità della fede in Cristo e la viva sensibilità sociale fanno della Barelli una figura esemplare e degna di salire all’onore degli altari: speriamo possa avvenire presto.
Si deve ad Armida Barelli l'intuizione di far sostenere ‑ prima ancora della sua nascita ‑ l’Università da un rete di sostenitori diffusa sul territorio, costituendo nel 1921 l’Associazione degli Amici. Altra intuizione della Barelli è stata la Giornata per l’Università Cattolica, felice occasione annuale di comunicazione e di sostegno dell’Ateneo.
L’attenzione sulla figura e sull’attività di Armida Barelli non è solo doverosa ma offre l'occasione per riflettere – in un contesto storico assai mutato – sul senso di una cultura cristianamente ispirata e al servizio della vita. L’Ateneo dei cattolici italiani nasce dalla Chiesa, popolo di Dio in cammino: se venisse dimenticata questa sua radice verrebbe meno anche l’Ateneo, perderebbe la sua ragion d’essere. Ecco allora la nostra preghiera che rivolgiamo con fiducia al Signore perché sorregga il nostro impegno per una cultura al servizio del bene comune, al servizio della vita di quel popolo che, come i discepoli di Emmaus, riconosce la presenza viva del Risorto nella storia.

† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

sabato 5 aprile 2008

Premio giornalistico dedicato a don Ciatti

Un premio giornalistico per i bollettini parrocchiali dedicato a monsignor Gianfranco Ciatti. Sarà presentato nel prossimo mese di maggio durante un incontro tra il vescovo Gianni Ambrosio e i giornalisti piacentini. L’iniziativa è della diocesi di Piacenza-Bobbio e vuole ricordare il direttore de il Nuovo Giornale e di Radio Città Nuova scomparso nel gennaio dello scorso anno a causa di un male incurabile. Nato il 19 novembre del 1931 a Caorso, don Gianfranco Ciatti era stato ordinato sacerdote il 12 giugno del 1954; diresse il settimanale diocesano di Piacenza-Bobbio per ben 26 anni, dal 1973 al 1999. Poi continuò a reggere l’emittente radiofonica diocesana fino all’ultimo. Anche dal letto dell’ospedale, con il telefonino, chiamava i suoi collaboratori per definire il palinsesto. Una figura di giornalista all’antica, tuttavia aperta alle esigenze del mondo moderno, tecnologie comprese. Per questo la diocesi di Piacenza-Bobbio ha deciso di dedicargli il concorso giornalistico per i bollettini parrocchiali. In tutta la diocesi, secondo un’indagine che risale a 10 anni fa, i fogli realizzati dalle parrocchie sono 55, per un totale di 70mila copie ad edizione. La periodicità è naturalmente diversa, generalmente mensile. Sarà presentato, come detto, nel prossimo mese di maggio, verosimilmente nella mattinata di sabato 10 maggio, quando monsignor Ambrosio incontrerà i giornalisti piacentini. Il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio, nella sua prima conferenza stampa in curia da vescovo eletto lo scorso mese di dicembre (pochi giorni dopo la sua nomina), manifestò già allora il desiderio di intervistare i giornalisti. «Non è una provocazione - disse in quell’occasione - mi piacerebbe proprio parlare con voi per sapere come si vede la diocesi dal vostro punto di osservazione». D’altro canto lo stesso presule è giornalista ed è stato direttore del Corriere Eusebiano, il settimanale diocesano di Vercelli. Sono passati cinque mesi e finalmente, tra impegni ufficiali, incontri ed udienze private, si è trovato il giorno opportuno per parlare con la stampa piacentina: sabato 10 maggio.
fed.fri.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 5 aprile 2008

Dedizione, fede e passione, in Cattolica la giornata universitaria

Piacenza - Torna domani la giornata universitaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. L’84esima giornata ha come tema “Dedizione, fede e passione”. Due i momenti principali: la messa con il vescovo Gianni Ambrosio, alle 9 e 30 di domani nella cappella dell’università e la mostra dedicata alla co-fondatrice della Cattolica, Armida Barelli, rassegna fotografica prestata dall’Azione Cattolica nazionale e inaugurata martedì nell’atrio dell’ateneo (si potrà visitare fino all’11 aprile). Questo pomeriggio è prevista la partenza dei 300 ciclisti che parteciperanno alla terza edizione del Cicloraduno rosa da Piacenza-San Lazzaro fino a Cremona.

Da Libertà, 5 aprile 2008

giovedì 3 aprile 2008

Il senato del vescovo affronta la questione educativa

Si è riunito questa mattina, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il Consiglio Presbiterale Diocesano: ha presieduto la seduta il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato i lavori don Federico Tagliaferrri.
Tra gli argomenti all’ordine del giorno ha impegnato maggiormente l’assemblea quello relativo al “presbitero e la questione educativa”. Si tratta di un tema che sta interessando anche la Chiesa in generale; recentemente il Papa si è espresso sul tema con una lettera inviata alla diocesi e alla città di Roma; tra l’altro l’argomento sarà nell’agenda della prossima riunione della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre il problema educativo potrebbe essere al centro del programma pastorale del prossimo anno e non è da escludere che sia anche l’argomento della prossima lettera enciclica di mons. Gianni Ambrosio.
Lo stesso Vescovo ha introdotto il dibattito con un intervento ampio e organico: mons. Ambrosio ha giustificato l’impegno educativo facendo riferimento alle Sacre Scritture ed in particolare a San Paolo (prima lettera ai tessalonicesi: 2,8: “Così affezionati a voi avremmo voluto darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari”). Questo sottolinea – ha commentato il Vescovo – che il fatto educativo parte dall’affetto e passa attraverso la relazione umana, tende quindi a coinvolgere sia l’educatore sia l’educando. Lo scopo è quello di comunicare il vangelo, ma tra educazione in genere ed educazione cristiana non vi è contrasto in quando quest’ultima tende a trasmettere la verità in un clima di libertà, dando spazio al rispetto della persona.
Mons. Ambrosio non si è nascosto che oggi vi sono diverse difficoltà dovute a nuove condizioni sociali e in questo ha richiamato il recente intervento del Papa alla diocesi di Roma: Benedetto XVI in particolare ha parlato di emergenza educativa che ha le proprie radici nel relativismo e nel soggettivismo, oggi sempre più diffusi. Mons. Ambrosio da parte sua ha sottolineato l’importanza che il fatto educativo sia basato sull’incontro; parta dalla trasmissione di una solida esperienza cristiana (anche oggi è possibile educare cristianamente) che venga da lontano, come mostrano le Sacre Scritture e che sia aperta al futuro.
Sul fatto educativo il Vescovo ha valuto consultare il Consiglio Presbiterale in quanto su questo tema potrebbe esprimersi con uno specifico documento pastorale anche se, al termine del dibattito, ha precisato che le proprie indicazioni si inseriscono e si inseriranno in un percorso che certamente la comunità piacentina sta già compiendo e tendono soprattutto ad essere stimolo di confronto e di approfondimento.
E un primo approfondimento è già venuto proprio dal dibattito, molto ampio, che ha fatto seguito alle parole del Vescovo; citiamo in sintesi alcuni contributi: un fatto educativo presuppone un’esperienza da trasmettere (per questo è necessario un approfondimento) e affetto e rispetto per l’educando di cui si dovrà esaminare attentamente il contesto. Tra l’altro nel dibattito sono emerse linee diverse: vi è stato chi ha sostenuto la necessità di privilegiare ambiti specifici (la famiglia, gli adulti, i giovani, ecc.), mentre altri si sono pronunciati sulla necessità di approfondire lo stile relazionare da adottare nel processo educativo. In genere è stato sottolineato con forza che non esiste contrasto tra il fatto educativo in se stesso e l’educazione cristiana. Ovviamente questo non toglie che ci debbano essere aggiustamenti rispetto a quanto è stato fatto finora: un obiettivo da raggiungere è quello di coordinare le esperienze finora messe in atto. Nella Chiesa piacentina non mancano esempi preziosi, ma in genere ognuno tende a seguire un proprio cammino. Da qui la necessità di ricorrere ad un progetto coordinato basato sulle sinergie.

Il Consilio ha poi preso in esame il programma degli esercizi spirituali per il clero diocesano nell’ambito del documento sulla formazione permanente che il “Presbiterale” ha approvato lo scorso anno. Il Vescovo ha proposto – e in seguito verranno indicate le date – due momenti annuali per incontri spirituali per il clero, uno alla Bellotta ed un secondo residenziale, alle Pianazze.
Da parte sua il vicario generale mons. Lino Ferrari ha comunicato diverse informazioni sulla vita della diocesi; ne ricordiamo alcune: è stata confermata la festa del Corpus Domini con la processione per le vie del centro il giovedì sera, 22 maggio; nell’ultima settimana di agosto verrà riproposto un nuovo corso di giornalismo residenziale a Bedonia per operatori della comunicazione (i parroci sono invitati a segnalare i nomi di persone interessate); il giorno 11 maggio, domenica, è prevista la giornata del quotidiano cattolico (“Avvenire” pubblicherà una pagina sulla diocesi); in luglio la diocesi riceverà la vista della statua della Madonna di Lourdes che sta visitando le Chiese particolari italiane: la sacra effigie sarà in città nei giorni 19 e 20, mentre il 21 verrà trasferita a Borgotaro; venerdì 11 aprile (giornata di preghiera e di digiuno), alle 20, nella basilica di Sant’Antonino, si terrà una veglia di preghiera con il Vescovo per i missionari martiri; il 13 aprile, domenica, in cattedrale, alle ore 18,30, alcuni seminaristi riceveranno i ministeri del lettorato e dell’accolitato.
Il Consiglio Presbiterale Diocesano tornerà a riunirsi giovedì 8 maggio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Veglia con il vescovo per i missionari martiri

Venerdì prossimo, 11 aprile, alle ore 20, nella basilica di Sant’Antonino, la diocesi propone una veglia di preghiera per i missionari martiri; in particolare verranno ricordati i 21 martiri dello scorso anno. L’incontro sarà presieduto dal Vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Il 6 aprile alle 21 al Corpus Domini
incontro missionario sul Sighet


Domenica 6 aprile alle ore 21 presso il salone parrocchiale del Corpus Domini si terrà l'incontro "Sighet: quando un incontro diventa Speranza". L'incontro, organizzato in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano, rappresenta un'occasione unica per conoscere la testimonianza di padre Filippo Aliani, frate missionario cappuccino a Sighet, in Romania. Al termine della serata, vi sarà l'opportunità di conoscere una speciale proposta estiva rivolta a tutti i giovani.
Padre Filippo lavora da cinque anni con il gruppo giovanile di volontariato "Gruppo Speranza" per infondere la speranza in un futuro nuovo, diverso ed arginare la piaga dell'alcolismo e dell'abbandono minorile. Il primo contatto con la realtà di Sighet lo ebbe qualche anno fa, quando partecipò ad un Campo di Solidarietà Missionaria organizzato dalla Lega Missionaria Studenti dei Gesuiti di Roma. Colpito dalla gravità della situazione, dal fenomeno dell’abbandono minorile, dalla povertà materiale ma soprattutto valoriale della popolazione, decise di tornare e di rimanere stabilmente per provare a cambiare qualcosa, investendo sui giovani.
“L’abbandono a Sighet - racconta padre Filippo - è una vera e propria malattia, il non sentirsi desiderati e amati è una lebbra che distrugge l’umanità di queste persone, le isola sempre di più e le conduce a una morte interiore e relazionale. I ragazzi che vivono questa esperienza di abbandono rimangono segnati profondamente ed è veramente difficile lavorare con loro perché non hanno la capacità di capire quale è il loro vero bene e, se riescono a capirlo, di perseguirlo. Inoltre non riescono a inserirsi nella società, con le responsabilità che questo comporta, non riescono ad avere una progettualità. Vivono alla giornata e seguono ciò che è più semplice e comodo, indipendentemente dalle conseguenze che questo comporta”.
Tanti sono i progetti che padre Filippo ha attualmente all'attivo con i suoi ragazzi: il volontariato presso gli orfanotrofi e le case famiglia, la donazione degli alimenti alle famiglie, il sostentamento di una nuova casa famiglia attraverso la pizzeria-gelateria “Pinocchio” e la formazione di una cooperativa socio-educativa gestita da giovani educatori.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

mercoledì 2 aprile 2008

Niente droga per la suora

Piacenza - Stazione ferroviaria di Piacenza, tunnel sotto i binari. Anche la suora non sfugge al fiuto di Pagy, pastore tedesco femmina di tre anni. E' uno dei due cani antidroga in servizio al comando provinciale della Guardia di Finanza. La suora in questione non presentava tracce di sostanze proibite. Al contrario del cittadino extracomunitario che i finanzieri , sulla destra, stanno perquisendo.

Ambrosio sarà alla Festa Granda degli alpini

Gli alpini della sezione di Piacenza guidati dal presidente Bruno Plucani hanno fatto visita ieri pomeriggio al vescovo Gianni Ambrosio. «Lo abbiamo invitato nella nostra sede del Daturi - ha detto Plucani - a alla Festa Granda di settembre». Ambrosio ha assicurato che farà di tutto per esserci. Il vescovo ha sottolineato la sua amicizia con gli alpini e di avere un buon ricordo di quelli di Vercelli.

da Libertà, 2 aprile 2008

lunedì 31 marzo 2008

"Non essere incredulo ma credente"

Ecco l'omelia "Non essere più incredulo ma credente" pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio Gianni Ambrosio in occasione della ricorrenza della Madonna del Popolo domenica 30 marzo 2008.

Cari fratelli e sorelle,
oggi la liturgia celebra ancora il grande giorno di Pasqua. In verità, la liturgia cristiana celebra sempre la Pasqua. Non vi sarebbe alcuna celebrazione cristiana senza la Pasqua. E non vi sarebbe neppure il Vangelo senza la risurrezione di Gesù. Come potrebbe esserci un «lieto annuncio» senza il Risorto? Ogni celebrazione cristiana proclama che Gesù è il vivente. Egli è la fonte della vita. Egli è la parola di vita che non viene messa a tacere con la morte ma risuona ancora più potente proprio a partire dall'evento della morte. La fede nella risurrezione è sempre il cuore della celebrazione cristiana, memoriale di una persona viva che si fa presente in mezzo a noi per farci rinascere in Dio ed entrare nella vita stessa di Dio. Celebrando il Cristo morto e risorto, il cristiano trova il volto e il nome per la speranza dell'uomo: il volto di Cristo nostra Pasqua, speranza di vita, di vittoria sul potere del male, di perdono, di riconciliazione.
La Parola del Signore proclamata in questa Celebrazione ci invita a incontrare il Risorto così come l'hanno incontrato gli Apostoli, per passare anche noi, come loro, dall'esitazione e dal dubbio alla professione di fede piena, alla ‘beatitudine’ della fede di coloro che credono senza dover passare attraverso il ‘vedere’ e il ‘toccare’. Soffermiamoci innanzi tutto su un’espressione piuttosto curiosa che troviamo all’inizio del brano evangelico: «La sera di quel giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli (…) venne Gesù» (Gv 20, 19). “Il primo giorno dopo il sabato”: quest’espressione dell'evangelista Giovanni troverà più tardi il suo senso pieno, quando il “primo giorno dopo il sabato” verrà chiamato dai cristiani dies domini o dies dominmicus, e cioè giorno del Signore, perché è il giorno – “il primo dopo il sabato” ‑ in cui il Signore ha manifestato la sua gloria vincendo la morte: ogni domenica ricorda e celebra la Pasqua del Signore. Ma il giorno del Signore è anche il giorno dei discepoli del Signore, della comunità cristiana, il giorno in cui la comunità credente, radunata in assemblea Eucaristica, rende lode al suo Signore, ascoltandone la Parola, sperimentandone la presenza, accogliendo il dono della sua pace e del suo Spirito.
Anche noi, allora, come l’apostolo Tommaso, possiamo dire: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20, 28). È la sua professione di fede, semplice e profonda. Fede in Gesù, Signore e Dio, ma anche, potremmo dire, fede nel nostro rapporto vitale con Lui. Tommaso, con quel ‘mio’ Signore, dice che ormai la sua esistenza è inseparabile dal rapporto con il Signore. Quella di Tommaso sia anche la nostra professione di fede. È la fede della Chiesa, invitata oggi ad imparare sempre di nuovo a dire a Gesù: «Mio Signore e mio Dio», professando la fede nel Signore e riconoscendo di essere legati definitivamente con il Signore. Egli, il vivente, è con noi e in noi e noi siamo in Lui. Ma il cammino che l'apostolo Tommaso ha percorso per arrivare alla gioiosa professione di fede è stato faticoso. Tommaso si mostra incredulo, chiuso in se stesso, rinchiuso nel limitato orizzonte del ‘vedere’ e del ‘toccare’: egli teme l'avventura della fede che è fiducia, disponibilità, apertura senza condizioni e senza riserve. L'esito della storia di Tommaso, dubbioso e povero di fede, è confortante per tutti noi che procediamo a tentoni nel cammino spesso incerto della fede. Gesù, infatti, manifesta la sua premurosa e paziente attenzione nei confronti di Tommaso e così la sua incredulità si trasformerà in fede limpida e gioiosa che esclama: «Mio Signore e mio Dio».
Questa gioia della fede nel Signore risorto trasforma l’esistenza di san Tommaso e degli altri apostoli e discepoli di Gesù. E trasforma anche la nostra esistenza che diventa testimonianza, missione. Gesù dice ai discepoli: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20, 21). Li manda nel mondo a continuare la sua opera con la forza del suo Spirito per vincere il male, per perdonare i peccati, per annunciare e testimoniare la risurrezione, per offrire la pace. Gesù affida ai discepoli e, attraverso ai discepoli, affida a noi la sua opera, affida alla nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio la sua missione. Un compito stupendo, un compito affascinante.
Desidero infine ricordare tre circostanze che si inseriscono molto bene nella gioiosa professione di fede Pasquale e nella missione che ci è affidata. La prima circostanza è la festa che celebriamo qui in Cattedrale in onore di Maria Santissima, che riconosciamo e veneriamo come Madonna del Popolo. Un titolo molto vero, molto profondo: Maria viene dal popolo di Dio e, diventata la Madre del Signore Gesù, accompagna il cammino della Chiesa, come Madre del nuovo popolo di Dio. Preghiamo Maria che ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta nell’obbedienza perché ci aiuti a professare e a testimoniare la fede Pasquale. Le altre due circostanze sono un segno di questa fede Pasquale che diventa vita Pasquale. Sono stati celebrati in questi giorni i dieci anni della Casa della Carità voluta dal mio caro predecessore mons. Luciano Monari con l’intento di essere un piccolo segno di quello che la Chiesa, le comunità cristiane, tutti i cristiani debbono diventare: capaci di accogliere, di accogliere tutti. Infine l’ultima circostanza: sono qui con noi tanti amici della parrocchia di san Gregorio Magno della diocesi di Salerno, con il loro parroco e con il gruppo folcloristico. Molti piacentini, attraverso la Caritas, diedero loro una mano in occasione del terremoto. E da allora l’amicizia non è venuta meno: li ringraziamo di cuore per la loro presenza. Anche questo è un segno di quella Pasqua che ci rende creature nuove, animate dallo Spirito di amore e di pace. Amen.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

domenica 30 marzo 2008

FOTO/ I 10 anni della Casa della carità


Ecco una breve galleria fotografica della festa per il decennale della Casa della Carità tenutosi sabato pomeriggio 29 marzo nel giardino del palazzo vescovile di Piacenza. Il vescovo Gianni Ambrosio e , a destra, don Giuseppe Basini. Il vescovo Ambrosio benedice con il ramoscello d'ulivo. Il simbolo della Casa della Carità riprodotto sulla torta di compleanno.



Quando la carità genera stupore

Piacenza - Rinchiuso tra le pietre grigie del centro storico di Piacenza c’è un giardino in grado di stupire la città. È quello della casa della carità che ieri ha riempito di meraviglia lo stesso vescovo Gianni Ambrosio, stupito dalle tantissime persone - circa trecento - accorse per il decennale e, soprattutto, del grande segno che la struttura posta al primo piano di un’ala del palazzo vescovile è in grado di mostrare. «È qui che abita la carità di Dio - osserva il vescovo durante l’omelia - è qui che si osserva lo stupore della Pasqua, della presenza di Dio in mezzo all’uomo, della vita nuova che si manifesta attorno ad un progetto. Dobbiamo rendere grazie al Signore per questo dono». Il dono è, naturalmente, la Casa della Carità che ieri celebrava i suoi primi dieci anni di vita. La volle il vescovo Luciano Monari assieme al Consiglio presbiterale perché diventasse «un segno della responsabilità che la chiesa e la città hanno di accogliere le persone più in difficoltà». Poveri, disabili, persone senza più nessuno al mondo. Ed è lo stesso vescovo Monari che il suo successore, monsignor Ambrosio cita più volte nella sua omelia. Dall’altare, assieme al superiore delle Case della Carità, don Romano Zanni, al segretario vescovile don Giuseppe Basini (colui che, in questi anni, ha seguito da vicino ogni passaggio della Casa) e a due ospiti della struttura con il compito di reggere le sacre scritture e la mitria, dall’altare Ambrosio ha voluto ringraziare Monari e tutte le persone che nel tempo si sono adoperate «come in un mazzolino di fiori» perchè «è l’insieme che fa la bellezza». È stata suor Antonella, una delle due religiose della congregazione dedicata a seguire le Case della Carità, ad inizio di celebrazione, a ricordare i protagonisti di questa storia, gli ospiti, molti dei quali non ci sono più. «La nonna Ione, Corrado, Carletto, Luigi, Pino, la Tina, Luisella, Maria - cita la suora -. Poi i nostri parenti, amici e benefattori e infine don Mario, suor Maria e suor Concetta, senza i quali questa casa non sarebbe nata».Alla fine, la festa, con una maxi torta con dieci candeline e l’immagine dei tre pani, il simbolo della Casa.
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà del 30 marzo 2008

venerdì 28 marzo 2008

Che bello fare la suora!

Sono 24 le suore piacentine che hanno rinnovano la loro professione di vita religiosa con il ricordo del 50° - 60° - 70° anniversario durante la festa del Sì in Santa Maria di Campagna. Ecco i loro nomi:
50° anniversario
Suor Giovanna della Croce, Carmelitane di S. Teresa
Suor Adriana Andriotto, Figlie della Chiesa
Suor Emilia Albertin, Figlie di S. Giuseppe
Suor Filomena Fornari , Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Giovanna Maria Forlini, Orsoline di Maria Immacolata
Suor Odilla Bortignon, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Assunta Zonta, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
60° anniversario
Suor Maria Immacolata del Verbo Incarnato, Carmelitane di S. Teresa
Suor Paola Villa, Figlie di Gesù Buon Pastore
Suor Irene Moro, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Angela Toniolo, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Giustina Cavalli, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Eufrasia Piotto, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Arcangela Parolin, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Dorotea Simioni, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Serafina Bordignon, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Chiara Vecchiato, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Marta Bernardi, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Lina Scunzani, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Maria Musatti, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Giulia Romagnoli Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Maria Nava, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Angela Molinari, Figlie di Maria Ausiliatrice
70° anniversario
Suor Angela Cavalli, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane

Hanno festeggiato il loro 50° anniversario del sì anche due religiosi:
padre Vitale Chiarolini, Padri Sacramentini
padre Francesco Crivellari, Padri Sacramentini.

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Mille anni di Sarsina, il vescovo Lanfranchi dà il via alle celebrazioni

Si sono aperte a Sarsina le celebrazioni per il millenario della cattedrale. Ad organizzarle ed a presiederle è il vescovo piacentino Antonio Lanfranchi, che dal 2003 è presule della diocesi di Cesena-Sarsina. Eretta nel 1008, da mille anni la cattedrale è cuore pulsante della città plautina. Nel corso della funzione inaugurale, che si è tenuta nel pomeriggio del 25 marzo, festa dell’Annunciazione del Signore cui la Basilica è dedicata, si è dato l’avvio all’Anno Giubilare concesso in via straordinaria dalla Santa Sede. Tutti i pellegrini che sosteranno in preghiera, facendo visita all’edificio di culto in cui sono custodite le reliquie del primo vescovo San Vicinio, fino alla chiusura del Millenario, il 31 maggio 2009, potranno avere l’indulgenza plenaria. A celebrare, insieme al cardinale Carlo Caffarra, la messa d’apertura del Millenario anche diversi vescovi dell’Emilia Romagna, tra i quali monsignor Gianni Ambrosio. Monsignor Antonio Lanfranchi, in apertura della messa, ha citato il salmo 90 ricordando come davanti agli occhi del Signore «mille anni sono come il giorno di ieri che è passato».
Con l’inaugurazione ufficiale ha preso il via un ricco carnet di eventi religiosi e culturali che coprirà l’intero anno giubilare fino al 31 maggio 2009, quando, in piazza Plauto, uno spettacolo di Aterballetto decreterà la chiusura ufficiale della manifestazione. Tra gli eventi religiosi il grande pellegrinaggio del 25 aprile a Sarsina (con la messa celebrata dal cardinale Giovanni Battista Re), la messa del 28 agosto in ricordo di San Vicinio presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco. Nel mese di agosto in data da definire, la cantata per il millennio della cattedrale eseguita da Ennio Morricone.

Il testo integrale su Libertà del 27 marzo 2008