giovedì 12 giugno 2008

Estate Sanpietrina, ecco il programma

Giugno
Giovedì 12 , alle ore 21, nella chiesa di San Pietro (via Carducci) concerto vocale e strumentale del Coro Vallongina diretto dal maestro don Roberto Scotti: “Dal ‘600 al ‘700”. Sarà presente il vescovo di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio.
Mercoledì 18, alle ore 21, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) commedia dialettale rappresentata dalla Compagnia Filodrammatica Turris.
Martedì 24, alle ore 21, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) commedia dialettale rappresentata dalla Compagnia Filodrammatica I Soliti di Podenzano.
Sabato 28, alle ore 19, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23): Festa del patrono con cena e animazione dei bambini.
Luglio
Mercoledì 9, alle ore 21, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) Marilena Massarini in concerto.
Mercoledì 16, alle ore 21, nel teatro-cortile San Pietro (via Roma, 23) concerto musicale con Sabrina Lamberti; all’armonica Emilio Perazzi; alla chitarra Gianni Casaroli; presenta Domenico Grassi.
Mercoledì 23, alle ore 21, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) Maurizio Sesenna in concerto.
Mercoledì 30, alle ore 21, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) Mario Casella in concerto.
Agosto
Giovedì 7, alle ore 21, nell’oratorio di San Cristoforo (via Angelo Genocchi) concerto degli allievi della Master Class di clarinetto del maestro Piero Tagliaferri.
Mercoledì 27, alle ore 21, nel teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) Adriano Vignola in concerto.
Settembre
Venerdì 12, alle ore 21, sempre teatro-cortile di San Pietro (via Roma, 23) Festival dei Bambini.

In Santa Maria di Campagna si ricorda padre Magnani

PIACENZA - Domenica prossima verrà celebrato, come ogni anno dal 2006, l’anniversario della morte di Padre Antonino Magnani da parte dell’Associazione che porta il suo nome. Padre Magnani è un frate francescano nato a Piacenza (in via Taverna 137) che ha speso la sua vita in terre di missione. Il decesso (1976) è avvenuto in seguito alla vita di stenti e disagi, che ha aggravato la sua malattia cardiaca, in Papua Nuova Guinea dove ha voluto ritornare appena dopo la sostituzione di una valvola cardiaca nonostante i medici lo sconsigliassero. Per interpretazione del suo testamento spirituale, sulla base di una vita tutta dedicata ai bambini e al sostegno delle popolazioni più povere, è stata fondata, nel 1999, l’Associazione Padre Antonino Magnani che da quasi 10 anni si occupa di adozioni a distanza in Kenya e India dove opera in collaborazione con le suore Figlie di S.Anna. In questo decennio l’associazione, ora presieduta da Mario Peretti e divenuta di gestione laica, è sempre stata presieduta dal suo fondatore Padre Osvaldo Maggiolini e ha sede nel convento dei Frati Minori di S.Maria di Campagna. Le famiglie che adottano bambini sono circa 250 ed i progetti di sostegno, oltre a quelli già terminati negli anni, sono ora una decina. I progetti di sostegno sono altrettanto importanti per contribuire allo studio di ragazzi e ragazze che nel loro luogo d’origine potranno creare un futuro per loro e per il loro paese. Con queste azioni si salvano inoltre molti giovani e bambini dalla fame, dal reclutamento in bande armate e dalla prostituzione. Quest’anno le celebrazioni del 15 giugno avranno il seguente programma: alle 10 e 15 partenza della staffetta podistica( da piazza S.Antonino) del gruppo “Pace e solidarietà”, appena tornata dagli Stati Uniti, con effige di padre Antonino e deposizione di fiori sotto la targa della casa natale. La staffetta percorrerà le vie del centro fino a viale Malta e Barriera Torino per raggiungere via Taverna 137. Alle 11 messa solenne nella Basilica di S.Maria di Campagna, con intervento della corale, celebrata dal superire provinciale dei Frati Minori Padre Bartolini. Alle 21 concerto vocale e strumentale nella Basilica di S.Maria di Campagna. Al concerto partecipano il Coro Gospel New Sisters e il Quartetto di chitarre classiche Exsacorde. Il concerto - si augurano gli organizzatori - può dare visibilità e memoria all’associazione con il fine di far nascere il desiderio di adottare bambini a distanza o sostenerli per creare loro un futuro e quindi il vostro supporto sarà essenziale.

martedì 10 giugno 2008

La messa riparatrice del vescovo Lanfranchi

Il testo dell’omelia di mons. Antonio Lanfranchi, vescovo di Cesena-Sarsina, alla messa di riparazione del 6 giugno 2008, dopo che due persone erano state sorprese a consumare un rapporto sessuale in un confessionale della cattedrale durante una celebrazione eucaristica.

Domenica mattina questa nostra Cattedrale è stata profanata. Tutti noi ci siamo sentiti feriti profondamente: molti come credenti, oserei dire, tutti o quasi tutti, come cittadini di questa città e come uomini e donne che vedono lesi i principi più sacri su cui è costruita la convivenza umana e la nostra civiltà.
Molti si sono chiesti: “Come è possibile arrivare a tanto squallore morale?”.
Personalmente non conosco i protagonisti dell’inqualificabile gesto; vorrei portarli nel cuore, come porto nel cuore ogni cesenate al di là della sua fede e di quello che egli riesce ad esprimere nella sua vita; se li incontrerò, vorrò ascoltarli, porrò domande vorrò capire e, se mi è possibile, parlare loro di quel Dio che se conoscessero nel suo amore forse non avrebbero compiuto quel gesto.
Non posso però esimermi dal pronunciarmi sulla gravità di quello che è accaduto.
La profanazione di questo luogo sacro, centro della comunità cristiana cesenate, ma anche cuore di tutta la città, è avvenuta nel momento in cui si compiva l’azione più sacra per la Chiesa cattolica: la celebrazione dell’Eucaristia.
Dire “Eucaristia” vuol dire memoria dell’atto d’amore più alto nella storia, che solo il Figlio di Dio poteva compiere in quella radicalità: il dono totale di sé, espresso nella gratuità dell’amore per tutti.
A questo atto di amore compiuto a favore di tutta l’umanità e offerto nel segno discreto e fragile del pane, fa da contrasto come sfida oltraggiosa, spero non cosciente, un altro atto di amore, se così si vuole chiamare, dove tutto è ridotto a sfogo dei propri istinti, incuranti di tutto e di tutti.
Dalla sublimità dell’amore allo svilimento, per me allo sfregio, della sessualità umana.
L’Eucaristia – ci ricorda Benedetto XVI nell’enciclica Deus Caritas Est – ci attira all’atto oblativo di Gesù.
Nell’Eucaristia l’amore di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi. E’ a partire da lì che il cristiano impara a definire l’amore; è a partire dallo sguardo su Gesù - eucaristia che trova la strada del suo vivere e del suo amare.
Due giovani che si amano e che si incamminano sulla strada del matrimonio guardano all’Eucaristia per integrare l’eros nell’agape, l’attrazione, la passione, nel dono di sé, perché il loro amarsi non riguardi due funzioni, ma sia espressione di tutta la loro persona e abbia un riflesso positivo su tutti.
Così possiamo dire di due sposi.
Dall’Eucaristia accolta la comunità cristiana cerca la luce e la forza per amare la sua città, per costruirla sui valori della fraternità, dell’amore e della verità, con quella discrezione che impara dal pane eucaristico.
Ma anche chi non crede sa che guardare l’amore di Cristo può essere per lui la via per vivere in pienezza la sua umanità.
Per questo la ferita è anche a livello umano.
I valori più alti della sessualità sono oggi sviliti come appartenenti ad un’altra cultura, ad un mondo non in linea con il progresso.
Non sono qui a sminuire la responsabilità personale di quanto è avvenuto: è un gesto compiuto da due persone, che dovranno rispondere alla giustizia. Ma sarebbe ingenuo non pensare che il fatto affonda le sue radici in un contesto, in una mentalità strisciante, che può diventare, se già non lo è, cultura, dove la regola del vivere civile, oltre che personale, è non avere regole, dove la libertà è sganciata dalla responsabilità e dal rispetto verso se stessi e verso gli altri per affermarsi come auto-determinazione sganciata dai valori: il bene è fare quello che mi sento e dove mi sento, libero da ogni imposizione e da ogni rispetto. So che sto radicalizzando, ma quando un modo di concepire la vita diventa mentalità, non si sa dove porta.
Progresso questo o non piuttosto epigoni di una cultura in decadenza o in declino? La storia dovrebbe insegnarci.
Mi sia concesso, nel clima pensoso e sacro di una celebrazione, porre a me stesso ma a tutti qualche domanda: Uomo, dove stai andando? A che punto ti trovi con la tua umanità? Cesena, dove stai andando? Dove va l’uomo quando Dio muore?
Faccio mie le parole di Nietzsche, sia pure inquadrandole in una prospettiva diversa:
“Dio è morto. …Non è il nostro un eterno precipitare? Non stiamo forse vagando attraverso un eterno nulla? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venir notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina?”.
Si fa più freddo quando muore la sensibilità verso gli altri; viene notte quando l’uomo non vede al di là del suo istinto.
Non serve una celebrazione di riparazione se ci si limita ad una condanna formale che non porta a interrogarsi, a cambiare rotta se è il caso, se da una parte ci si scandalizza, ma dall’altra si vive dello scandalo, ripercorrendolo e scandagliandolo con curiosità pruriginosa.
Una celebrazione liturgica apre sempre, se la si coglie nel suo vero significato, alla speranza. E’ quanto mi auguro che avvenga per tutti noi.
Dio è morto, gridava il folle uomo di Nietzsche. Gesù, il Figlio di Dio è morto ed è risorto, ci dice il mistero che stiamo celebrando, ed ha il potere di chiamare a vita nuova, alla pienezza della vita, chiunque si affida a Lui.
Benedetto XVI ci ricorda: “Chi segue Cristo non perde nulla della sua umanità, assolutamente nulla. Acquista tutto.” . Anche oggi è Lui la via per vivere in pienezza la nostra umanità.

sabato 7 giugno 2008

Oratori, si pensa al modello piacentino

Piacenza - Distanti anni luce dall’oratorio lombardo-ambrosiano concepito con l’appartamento del curato nell’edificio destinato ai ragazzi, distanti anni luce dai super centri parrocchiali di Milano, Lodi e Brescia nonché dalle strutture salesiane, anche a Piacenza qualche cosa si muove. Santissima Trinità, Santi Angeli a Borgotrebbia, San Lazzaro, San Vittore sono alcune delle realtà cattoliche che nel territorio comunale stanno tentando di creare un modello piacentino di oratorio. Volontari tenuti insieme da una fede salda (come alla Santissima Trinità), professionisti dell’educazione con il ruolo di coordinatori (come a San Vittore, Besurica). Una cosa è certa: il prete, causa il drastico calo delle vocazioni, risulta sempre più impegnato nella gestione delle altre attività parrocchiali. «Siamo in una fase di costruzione - spiega don Paolo Camminati, responsabile del Servizio diocesano per la pastorale giovanile -, noi abbiamo una tradizione diversa da quella lombarda. La crisi che si è avvertita in tanti settori della pastorale si è sentita anche nell’oratorio».«Fare un oratorio oggi è molto difficile - osserva don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio -; con i bambini, perché le loro giornate sono molto piene. Sono felici quando vengono, ad esempio, per le feste di compleanno o, ancora, prima o dopo dottrina, ma tornare a come era una volta è difficile». La Svizzera degli oratori, a Piacenza, si trova alla Santissima Trinità. Qui hanno un oratorio estivo ed uno invernale. Su tutto un patto tra generazioni: è gestito da 40 adulti e 40 ragazzi che danno la loro disponibilità una volta ogni 40 giorni, dalle 14 alle 16 per i compiti, dalle 16 alle 18 e 30 per i ragazzini, dalle 18 e 30 in poi per i ragazzi grandi, universitari e lavoratori. «Funziona - evidenzia don Massimo Cassola -, è un posto dove l’educatore che sta lì lo fa per amore di Gesù Cristo, restituisce quello che ha ricevuto». Ci sono le play-station, i calcioballilla, i giochi da tavolo. «Dobbiamo avere il coraggio di seminare nelle famiglie per raccogliere tra vent’anni - dice la sua -. I giovani ci sono se ci sono famiglie cristiane»Alla Besurica, in San Vittore, don Franco Capelli ricorre ad un educatore, regolarmente stipendiato, con il compito di coordinare i volontari: «Abbiamo cercato di vedere l’oratorio come un momento educativo e abbiamo investito risorse importanti». In centro storico è difficile trovare gli animatori. Ne sa qualche cosa don Gianmarco Guarnieri: «Non abbiamo le forze e i ragazzi sono tutti occupati con la scuola. Il nostro oratorio sta diventando un segno di aggregazione per le famiglie». «Gestire un oratorio non è facile - ammette don Pietro Cesena -, significa aprirsi alle persone e, a volte, è troppo oneroso. Se uno vuole fare il pisolino non può aprire un oratorio. Il progetto fondamentale è l’accoglienza. Da noi ai Santi Angeli l’oratorio è un centro sociale, espressione della comunità parrocchiale».
Federico Frighi

da Libertà, 7 giugno 2008

Ambrosio: l'oratorio servizio per il bene comune

Piacenza - «Sembra quand’ero all’oratorio, con tanto sole, tanti anni fa. Quelle domeniche da solo in un cortile, a passeggiar, ora mi annoio più di allora, neanche un prete per chiacchierar». È il vescovo Gianni Ambrosio, durante la conferenza stampa di ieri nell’aula del consiglio comunale, a citare Azzurroil celeberrimo pezzo di Paolo Conte, cantato da Adriano Celentano. Naturalmente nella strofa che più gli è “amica”, per far comprendere l’universalità dell’oratorio, la sua funzione di aggregatore sociale che «fa parte di quel bene comune, interesse di tutti». «Mettere a disposizione dei giovani un punto di riferimento come l’oratorio - è convinto il vescovo - penso davvero sia un servizio importante per tutta la cittadinanza, soprattutto per il compito educativo che oggi più che mai dobbiamo assolvere». La questione educativa è uno degli obiettivi della Cei per i prossimi anni e sarà il tema del programma pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio per i prossimi dodici mesi nonché della lettera pastorale che lo stesso vescovo sta predisponendo. «Oggi assistiamo in tutto il paese ad una debolezza del sistema educativo - osserva il sindaco Roberto Reggi -. Con questo protocollo che rinnoviamo, dopo tre anni di sperimentazione positiva, riconosciamo negli oratori un luogo educativo primario, un luogo che dà un aiuto all’educazione ed alle famiglie per sostenere la crescita dei nostri ragazzi. Se vogliamo, questa è un’attività pre-politica per la costruzione del cittadino di domani». Un aiuto che non è solo un’erogazione fine a se stessa ma legata alla presentazione di un progetto. «In questo modo possiamo contare su un’attività sinergica tra Comune e parrocchie» sottolinea l’assessore Giovanni Castagnetti. Tecnicamente, il protocollo d’intesa tra Comune di Piacenza e diocesi di Piacenza-Bobbio, prevede l’erogazione di 20mila euro all’anno per i prossimi tre anni ai quei progetti che verranno giudicati idonei da un apposito gruppo tecnico.
F.Fr.

Il testo integrale su Libertà del 7 giugno 2008

Progetti per gli oratori, 14 le parrocchie coinvolte

Piacenza - Nell’ambito del Protocollo d’intesa nel triennio 2005-2007 firmato tra il sindaco Roberto Reggi e il vescovo Luciano Monari, sono stati approvati ed hanno ricevuto un contributo, 30 progetti presentati dalle chiese cittadine. Le parrocchie finora coinvolte sono state 14, alcune in aggregazione con altre: San Vittore; San Lazzaro, Nostra Signora di Lourdes, Santi Angeli e Duomo; San Giovanni in Canale; Santa Franca; Sacra Famiglia; San Giuseppe Operaio; San Savino; Preziosissimo Sangue; Santa Maria in Gariverto, San Pietro e San Francesco; San Carlo. Aggregazione giovanile, formazione degli animatori, prevenzione del disagio, sostegno ai genitori, integrazione i temi finora affrontati dai vari progetti. Il contributo da parte del Comune è stato di 15mila euro per il 2005, 20mila per il 2006 e il 2007.
F.Fr.

Il testo integrale su Libertà del 7 giugno 2008

giovedì 5 giugno 2008

Piacenza scommette sugli oratori

Piacenza - Alleanza tra Comune e diocesi di Piacenza-Bobbio nella sfida educativa. L’amministrazione pubblica finanzierà i progetti degli oratori parrocchiali mirati (quest’anno) all’integrazione ed alla multiculturalità. Il protocollo d’intesa verrà firmato venerdì mattina in municipio tra il sindaco Roberto Reggi e il vescovo Gianni Ambrosio. È il secondo accordo del genere che viene siglato tra le parti. Il primo vide protagonisti, nel 2005, sempre il sindaco Reggi, con l’allora vescovo Luciano Monari. Il Comune si impegnava per tre anni a finanziare i progetti delle parrocchie con15mila euro nel primo anno e 20mila nei rimanenti due. L’accordo era scaduto ed occorreva riproporne uno nuovo. Un’iniziativa non scontata vista la ristrettezza economica delle casse pubbliche. Il nuovo accordo prevede sempre 20mila euro annui, con rinnovo tacito fino al 2010.«Il Comune riconosce pubblicamente il ruolo importante che hanno gli oratori e i centri di aggregazione parrocchiale - evidenzia don Paolo Camminati, responsabile della pastorale giovanile della diocesi -. Questo è un grande risultato. L’auspicio per il futuro è che ci sia anche una concreta collaborazione». Il finanziamento del Comune viene erogato solo ai progetti delle parrocchie che perverranno in municipio entro il 9 giugno. Sarà un tavolo tecnico con rappresentanti, tra l’altro, della pastorale giovanile e dell’Associazione oratori, a scegliere. «Quello del progetto - spiega don Camminati - è un modo per responsabilizzare le parrocchie; di solito, ogni anno, ne vengono presentati una decina». A Piacenza gli oratori sono quelli della Santissima Trinità, di Nostra Signora di Lourdes, San Lazzaro, San Vittore, Santa Franca, Ivaccari, San Giuseppe Operaio, Borgotrebbia, San Pietro, Santa Maria in Gariverto, Sacra Famiglia, Sant’Antonio. Non tutti funzionano, alcuni sono aperti solo in determinati periodi dell’anno. «Il protocollo speriamo sia di buon auspicio - si augura don Camminati - perché anche la Regione Emilia-Romagna emetta una legge ad hoc dopo che nel 2003 la legge quadro nazionale ha riconosciuto l’importanza degli oratori». Magari di buon auspicio anche per un coinvolgimento diretto della Provincia di Piacenza per quelle parrocchie della diocesi che stanno facendo un buon lavoro nelle vallate. La diocesi di Piacenza-Bobbio ha già siglato in proposito un protocollo analogo con la Provincia di Parma. L’amministrazione provinciale della città ducale ha deciso di sostenere tutti gli oratori del territorio parmense compresi quelli che si trovano in provincia ma sotto la giurisdizione delle diocesi di Fidenza e Piacenza-Bobbio.
Federico Frighi

martedì 3 giugno 2008

La sfida di padre Romano in Congo, dove la gente vive su una montagna d'oro ma muore di fame

Piacenza - Non si deve portare l’africano in Europa ma risolvere i problemi a casa sua». Lo diceva il vescovo San Daniele Comboni 140 anni fa. Il fondatore dei Comboniani non sembra essere stato ascoltato. Padre Romano Segalini, 65 anni, missionario piacentino, nella Repubblica democratica del Congo dal marzo del 1976, è oggi tornato in Italia per un breve periodo di vacanza. «Dietro ci sono tanti interessi - spiega - e non si vogliono risolvere i problemi. Il Congo da solo potrebbe sfamare due miliardi di persone. A parte la ricchezza del sottosuolo (oro) c’è la terra con un terreno fertilissimo». «Le ricchezze - continua - (lo abbiamo visto l’altra sera a Report, il 25 maggio scorso) partono verso l’Occidente o la Cina e la gente del posto rimane nella più nera miseria. Per i missionari è una ferita grandissima». La missione si trova a Dondi, un villaggio a 8 chilometri dalla città di Watsa, 50mila abitanti nel nord est del Congo. Bidonville i cui abitanti lavorano nelle miniere d’oro pagati, i più fortunati, 2 dollari al giorno. Per raggiungerla deve fare 200 chilometri in motocicletta (almeno 10 ore di viaggio), perché le strade sono solo un ricordo.A Dondi-Watsa padre Romano ha aperto il centro di formazione pastorale e sociale Paolo VI. «In vista delle elezioni del 2006 abbiamo lavorato con i gruppi giustizia e pace - racconta -. La gente qui ha voglia di un cambiamento». La formazione è anche scolastica con la creazione di un istituto di veterinaria già al terzo anno. Poi il piccolo ospedale Madre Teresa di Calcutta (30 posti letto). Senza medici: «Abbiamo una decina di infermieri, uno dei quali fa degli interventi chirurgici, cesari, laparatomie, ernie, cisti e via dicendo. Sarebbe bello che qualche medico piacentino venisse a fare il volontario da noi». Oltre all’Aids, a mietere vittime, a Dondi, è la malaria. Padre Romano ne è malato cronico da trent’anni. «Quando arriva la crisi - spiega - ci si mette a letto e aspetta che passi. È la malattia che fa più vittime tra bambini, adulti e missionari». Il futuro, per la missione di padre Romano, è una scuola materna per i figli delle donne che vanno a lavorare nei campi. Poi il progetto agricolo per formare i giovani che escono dall’istituto di veterinaria. Proprio in questi giorni, dalla sua base italiana nella parrocchia di Podenzano, sta facendo partire un container con trattore, aratro e coltivatore. L’Africa, insomma, è ancora in piena emergenza. «Siamo la zavorra del mondo. Sarebbe bello che la Chiesa piacentina pensasse un po’ di più all’Africa. Le missioni in Brasile oggi sono in grado di camminare da sole. Qui siamo molto indietro». Un’indiscrezione: lo stesso vescovo Gianni Ambrosio, incontrando nei giorni scorsi padre Romano, gli avrebbe confessato il suo interesse per il continente nero. Quest’anno il presule visiterà le missioni piacentine in Brasile. Per l’Africa l’anno giusto potrebbe essere il 2009
Federico Frighi

Da Libertà, 3 giugno 2008

lunedì 2 giugno 2008

Ambrosio: Scalabrini dono per la Chiesa di Piacenza-Bobbio

Piacenza- «Il beato Giovanni Battista Scalabrini è stato un dono per la chiesa piacentina, un punto di riferimento per tutti i migranti». Così il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, ha ricordato ieri il suo illustre predecessore che resse la cattedra di San Vittore a cavallo tra Ottocento e Novecento. Ieri, primo giugno, ricorreva la devozione che la Chiesa ha dedicato al vescovo dei migranti e la diocesi piacentino-bobbiese ha voluto celebrarla con una messa solenne in cattedrale. Nona domenica del tempo ordinario, il Vangelo del giorno riportava l’ultima parte del discorso della montagna: Gesù, beato, invita ad unirsi a lui. Il vescovo Ambrosio è partito proprio da qui per introdurre il ricordo di Giovanni Battista Scalabrini: «Alcuni gesti di bontà possono trasformarsi in idoli a gloria di chi li compie - osserva il presule -. È su questo, dice Gesù, che saremo giudicati nell’ultimo giorno». «Sono passati undici anni da quando il Papa ha proclamato beato Giovanni Battista Scalabrini - evidenzia Ambrosio -. Il vescovo dei migranti è stato proclamato beato perché ha seguito Gesù ed è diventato suo discepolo facendo la volontà di Dio». Il vescovo definisce Scalabrini un pastore, un educatore, un cristiano «che ha accolto la parola del Signore». Lo ricorda come autore dell’abile ed originale intreccio di fedi e culture diverse ma anche, nel mondo più ecclesiale, dell’altrettanto abile tela che raffigurava sia la cura ai missionari sia quella ai fedeli della sua diocesi che più volte aveva incontrato. Ambrosio ne mette poi in evidenza la «carica di carità, gli orizzonti di fede, lo sguardo di speranza».
F.Fri.

Il testo integrale su Libertà del 2 giugno 2008

In San Carlo quattro nuovi Scalabriniani

Piacenza- La piccola chiesa di San Carlo non è riuscita a contenere tutti. Molti, tra parenti, amici e confratelli, hanno dovuto rimanere fuori. Srinish Priyankara Rosan Wickramasinghe Arachchighe Appuhami (Sry Lanka), Sergio Ricciuto, Vincenzo Maria Tomaiuoli e Federico Costa, tutti e tre italiani (a fianco dell’altarre) hanno emesso la loro professione di fede e sono entrati nella famiglia degli Scalabriniani. La celebrazione è stata presieduta da padre Gabriele Parolin, superiore della Regione Afro-Europea G.B. Scalabrini, assieme al superiore della casa piacentina, padre Franco Visconti, dal maestro padre Francesco Mazzone e da padre Sergio Durigon. I quattro novizi consacrati hanno studiato due anni nel convento piacentino ma non si fermeranno in città. Tutti continueranno gli studi: chi a Bogotà, chi a San Paolo del Brasile, chi in città europee.

domenica 1 giugno 2008

Morto il vescovo Maurizio Galli, emerito di Fidenza

Piacenza - E' morto questa mattina all'ospedale di Cremona, dove era ricoverato, il vescovo emerito di Fidenza, monsignor Maurizio Galli. Aveva 72 anni. Monsignor Galli aveva celebrato l'ultima messa lo scorso 30 giugno nella cattedrale di Fidenza dopo aver rassegnato le dimissioni al Papa per ragioni di salute. Il 4 luglio, era al fianco dell'allora vescovo di Piacenza-Bobbio, Luciano Monari, per la festa patronale di Piacenza, Sant'Antonino. Monari lo definì "vescovo amico". A quasi un anno da quel giorno il male incurabile di cui soffriva Galli (un tumore) non gli ha lasciato scampo. I funerali si terranno martedì mattina alle ore 10 nella cattedrale di Cremona. Saranno celebrati dal vescovo di Cremona, Dante Lafranconi. Successivamente la salma verrà esposta all'omaggio dei fedeli nella cattedrale di Fidenza dove mercoledì mattina, sempre alle ore 10, il vescovo di Fidenza Carlo Mazza celebrerà una messa in suffragio. Prima della sepoltura nella cripta della cattedrale assieme agli altri vescovi della diocesi fidentina.
f.fr.

venerdì 30 maggio 2008

Pellegrina, la sfida della carità

Piacenza - La nuova sfida della Pellegrina è quella della carità. Ad evidenziarlo è don Giorgio Bosini, presidente de La Ricerca, quindici anni esatti dopo la suggestiva fiaccolata che dalla città portò i piacentini all’interno della cascina di Vallera, opera segno post sinodo della diocesi di Piacenza-Bobbio. «In questi quindici anni - osserva don Bosini - si è tentata non solo una cura alla persona ma di trasmettere un qualche cosa che desse senso alla sofferenza e al dolore». Ieri pomeriggio i quindici anni della casa di accoglienza per malati di Aids sono stati celebrati con un dibattito - condotto da Tiziana Pisati - al quale hanno partecipato alcuni dei grandi volti della casa dedicata a don Giuseppe Venturini. «Siamo ancora in piena sfida - osserva don Bosini -, la malattia è cambiata così come le persone, il rischio è quello di perdere la profezia della carità che deve far fronte alle nuove domande. Oggi non vengono qui perchè hanno bisogno di una casa in cui morire. Vengono qui perché non hanno nessuno ed hanno bisogno di trovare il senso di un’esistenza che deve convivere con la malattia». Un concetto sottolineato anche dal vicario generale, monsignor Lino Ferrari: «La Pellegrina ha il forte richiamo a mettere la vita al servizio dell’altro».
Al termine dell’incontro - a cui ha partecipato anche monsignor Giampiero Franceschini (direttore Caritas) - sono state distribuite copie del giornale de La Ricerca, interamente dedicato ai 15 anni della Pellegrina. In serata la veglia con le associazioni. Oggi alle 19 la messa con il vescovo Ambrosio.
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi, 30 maggio 2008

martedì 27 maggio 2008

In S.M. di Campagna la reliquia di Santa Elisabetta

BASILICA DI S. MARIA DI CAMPAGNA
ORDINE FRANCESCANO SECOLARE DI PIACENZA

PELLEGRINAGGIO DELLA RELIQUIA
DI S. ELISABETTA D’UNGHERIA
PATRONA DELL’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE
NELL’OTTAVO CENTENARIO DELLA NASCITA (1207-2007)


Piacenza - In occasione dell’ottocentesimo anniversario della nascita di Santa Elisabetta d’Ungheria o di Turingia, come preferiscono i Tedeschi, dal 28 al 31 maggio sarà presente a Piacenza, nella Basilica di S. Maria di Campagna, una preziosa reliquia della Santa (1207-1231).
La reliquia, in un percorso regionale, arriva da Parma e verrà esposta in chiesa dalle ore 17,30 di oggi (mercoledì).
La santa è Patrona dell’Ordine Francescano Secolare (Terz’Ordine di S. Francesco d’Assisi) che è presente in città con due fraternità: a S. Rita e a S. Maria di Campagna).

Giovedì 29, alle ore 21.00 verrà fatta una veglia di preghiera, per tutti i gruppi ecclesiali della città, guidata dal Vicario Generale Mons. Lino Ferrari. La veglia sarà caratterizzata dal “transito” di S. Elisabetta, cioè dal ricordo della sua morte.
Inoltre venerdì 30 dalle ore 15.00 alle ore 18.00, sempre presso la Basilica, il Rettore, Fra Gloriano Pazzini, guiderà un ritiro spirituale per tutti i francescani e per chiunque altro voglia conoscere S. Elisabetta. Il ritiro prevede un rosario “elisabettiano”, una riflessione sulla vita della Santa e terminerà con la celebrazione della S. Messa alle ore 17,15. Il giorno 31 la reliquia verrà consegnata ai francescani della diocesi di Ravenna.

Santa Elisabetta d'Ungheria
1207-1231

Elisabetta nacque nel 1207 nel palazzo reale di Sarospatak a Pozsony, odierna Bratislava, dal re Andrea II d'Ungheria e dalla contessa tedesca Gertrude.
La prima cosa che colpisce di San­ta Elisabetta è la tene­rezza degli affetti umani, di donna e di sposa. Fidanzata a soli quattro anni, aveva sposato a quattor­dici anni Luigi Langravio di Turingia, che ne aveva venti. Ed era stato un matrimonio feli­ce.« Se io amo tanto una creatura mortale - diceva Elisabetta alla fedele serva Isentrude - quanto dovrei amare di più il Signore, immor­tale e padrone di tutti! ».
« Si amavano di un amore meraviglioso – scrive l’ancella Isentrude ‑ e s'incoraggiavano dolcemente, l'uno con l'altra, nel lodare e servire Dio ». Elisabetta amava teneramente Luigi, e Luigi amava lei, per la sua bellezza, la sua gentilez­za e la sua grazia. Eppure non si rendeva se­ducente con mondani accorgimenti: anzi, tra le gentildonne della Turingia, ornate e super­be, la Principessa era quasi disprezzata per la sua semplicità nel vestire e per la sua mode­stia nel vivere.


Nel castello di Wartburg, non si distingueva quasi di tra le serve, sempre in faccende, qua­si mai in divertimenti. D'altra parte, la giova­nissima Principessa avrebbe avuto poco tempo per le distrazioni mondane; a quindici anni aveva avuto il suo primo figlio; a diciassette una figlia, a venti un'altra figlia.
Il dolce e affettuoso connubio era durato po­co, mai offuscato da incomprensioni, benché qualche volta il marito trovasse eccessiva la devozione della moglie, come quando si face­va svegliare di notte, all'insaputa del marito, per pregare inginocchiata al letto coniugale.
« Anche quando il marito viveva ‑ dichiarò poi Isentrude ‑ ella era umile e caritatevole, molto dedita alla preghiera. Com­piva tutte le opere di carità nella più grande gioia dell'anima e senza mai mutar di volto ». Ma nell'estate del 1227 Luigi parte per la Cro­ciata, mentre Elisabetta aspetta il terzo figlio. Dopo tre mesi, un messaggero porta la notizia che il Langravio è morto in Italia. « Morto! ‑ gri­da Elisabetta. ‑ E con lui è morto ogni mio ben nel mondo ».
Appena vedova, si scatenano contro Elisabet­ta le cupidigie dei cognati, che forse non l'ave­vano mai sopportata. Viene scacciata dal ca­stello di Wartburg; le sono tolti i figli, per i quali rinunzia all'eredità.
Ridotta in povertà, si veste di bigio, come le Terziarie francescane, e si dedica tutta alle opere di misericordia. Nello spirito e dietro l'esempio di San Francesco, morto soltanto da un anno, ella soccorre gli ammalati e cura i lebbrosi, per i quali aveva costruito un ospedale, dedicandolo a S. Francesco.
Per quattro anni fa vita di penitenza e di intensa carità, dando tutto ai poveri, accorrendo al letto degli ammalati. E tutto questo, dai venti ai ventiquattro anni, età della sua morte, avvenuta il 17 no­vembre del 1231, giorno in cui viene fatta anche la memoria liturgica.

lunedì 26 maggio 2008

Sidney 2008, prima si passa da Villò

L'incontro è fissato ad un mese esatto dalla partenza. Domenica 8 giugno dalle ore 18 alle ore 21.30 presso la parrocchia di Villò di Vigolzone (ospiti di don Paolo Camminati), si ritroveranno i piacentini in partenza per Sidney, dove incontreranno Benedetto XVI nella giornata mondiale della gioventù.
Durante l'incontro di Villò, oltre ad un momento di comunicazione di alcune importanti notizie
tecniche, vi sarà un momento di riflessione legato al tema della XXIII Giornata
Mondiale della Gioventù.

sabato 24 maggio 2008

Ambrosio, anche i prodotti tipici servono ad educare

Piacenza - Punti di riferimento, il valore del territorio, la cura della vita emotiva e quella dell’autorità. Sono i quattro pilastri (il vescovo di Piacenza-Bobbio li chiama “suggerimenti”) che definiscono la sfida educativa così come tracciata da monsignor Gianni Ambrosio ieri pomeriggio al Circolo Ufficiali del presidio militare piacentino. Invitato a Palazzo Morando, di fronte ad un pubblico di militari e di soci civili del circolo, Ambrosio ha parlato della sfida educativa, il tema che la Conferenza episcopale italiana ha scelto come linea guida per il prossimo decennio. A fare gli onori di casa il colonnello Mario Tarantino, comandante del II° reggimento del Genio Pontieri, e il direttore del Circolo Ufficiali, il luogotenente Giuseppe Mendola. Il vescovo, nel suo intervento, ha osservato come ci si soffermi troppo sull’aspetto della formazione con una sorta di avidità funzionale e tecnica per realizzare certi obiettivi, dimenticando la persona umana. Diversamente «l’aspetto umanistico dell’educazione deve prevalere su quello funzionale». L’esempio della piazza di un tempo dove «si respirava l’aria della libertà» cozza contro l’esempio della piazza di oggi: «Un grande spazio da riempire come piazza Tien An Men a Pechino o un grande spazio senza punti di riferimento come la piazza di Internet» Quattro, come detto, i suggerimenti del vescovo. Primo: «Il prendersi cura dell’ordine è fondamentale. È necessario avere dei punti di riferimento, il soggettivismo non è in grado di venire incontro alla persona umana». Secondo: «Il prendersi cura dei contesti di vita e il territorio è un contesto di vita fondamentale: la scuola, la famiglia, il gruppo di amici». Ambrosio fa un esempio curioso: la valorizzazione dei prodotti tipici. «Penso che promuovere i prodotti del territorio sia fare educazione. I panini che vendono all’aeroporto di Tokyo, Francoforte, Singapore sono tutti uguali ed hanno tutti il medesimo sapore. La valorizzazione di ciò che è locale diversifica ed aiuta a creare degli strumenti di resistenza rispetto al tourbillon della realtà odierna». Terzo: prendersi cura della vita emotiva. «Occorre andare oltre allo spazio estetico della vita di tutti i giorni, occorre essere meno superficiali». Il vescovo sottolinea l’importanza di prendersi cura dell’anima: «Se non c’è un’educazione del cuore o del sentimento si rimane davvero disorientati». I giovani, secondo il vescovo, appaiono incapaci (non tutti) di reagire alle emozioni forti e rimangono in superficie affrontando la vita di conseguenza. Quarto: la cura dell’autorità. «Si dice spesso che siamo in una realtà senza padri e senza padri, senza ciò che rappresentano, non ci può essere educazione. Il padre, l’autorità, rappresenta la figura con cui confrontarsi. Il bello della libertà è proprio il confronto con l’altro, ma se l’altro non c’è, se l’altro è inesistente, allora non c’è
Federico Frighi

da Libertà di oggi, 24 maggio 2008

venerdì 23 maggio 2008

FOTO/Il vescovo Ambrosio in San Sisto per il Corpus Domini

Il vescovo di Piacenza-Bobbio in San Sisto per la processione del Corpus Domini.
Si ringrazia per la fotografia Claudio Cavalli.

Pirata della strada, è peccato grave

Piacenza - (f.fr.) «Comportarsi male sulla strada, al giorno d’oggi, è peccato grave. Ognuno con la sua vita fa quello che vuole, ma quella degli altri non si può mettere a repentaglio». Monsignor Bruno Perazzoli, parroco di San Paolo, è molto chiaro mentre parla nella sacrestia dove il guardiano padre Fiorenzo Losi si sta preparando alla messa. Fuori, i diaconi si alternano a turni di un’ora con l’aspersorio immerso nell’acqua santa e passato sull’automobilista che chiede la benedizione. «Sono qui dalle 7 del mattino - dice Emidio Boledi, assistito dal volontario Giuseppe Cavalli -, è una fila continua».

Il testo integrale su Libertà di oggi, 23 maggio 2008

Santa Rita, oltre trecento benedizioni ogni ora

Piacenza - (f.fr.) Ogni ora oltre trecento tra auto e bici benedette, quasi ottocento bandierine con l’immagine di Santa Rita, decine e decine i biglietti del banco di beneficenza pro missioni. Sono alcune delle grandi cifre della giornata dedicata alla santa dei miracoli impossibili che anche ieri ha spopolato sullo Stradone Farnese, nel convento dei padri Capuccini, fulcro di una fede semplice, popolare, proprio per questo, probabilmente, più vera. «Sono qui da 22 anni - spiega il parroco della vicina San Paolo, monsignor Bruno Perazzoli - questa è una delle feste più importanti di tutta la diocesi. Possiamo tranquillamente paragonarla alla festa di Sant’Antonino. La benedizione delle automobili è una cosa secondaria, inserita perché sulle strade è in corso una vera guerra e la gente chiede la benedizione e la protezione. Ma questa è la festa della conversione: ci sono code ai confessionali, davanti alla statua della santa, tanta gente alle varie messe della giornata». In Santa Rita i Cappuccini operativi sono tre ed è stato necessario farne arrivare altri cinque dai conventi delle città vicine. Assieme a cinque diaconi piacentini ed al parroco di San Paolo hanno assistito le centinaia di fedeli, molte provenienti anche dal Lodigiano, dove la festa di Santa Rita è altrettanto sentita.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 23 maggio 2008

mercoledì 21 maggio 2008

Caritas, l'arte della solidarietà

La Fondazione Caritas Diocesana ha programmato per l’anno in corso la realizzazione di una mostra benefica denominata “L’arte della solidarietà” al fine di sostenere i servizi attivati a favore dei poveri nel corso degli anni.
L’evento si terrà presso Palazzo Galli, sito in Piacenza Via Mazzini 14, da giovedì 29 maggio a domenica 1 giugno 2008 con la partecipazione di numerosi pittori e scultori piacentini che hanno donato loro opere a favore della Caritas Diocesana. L’inaugurazione, con la partecipazione del Prof. Ferdinando Arisi, è fissata per le ore 17.00 di giovedì 29.
La mostra benefica osserverà il seguente orario di apertura al pubblico:
· Giovedì 29 maggio, venerdì 30 maggio, domenica 01 giugno: 15.00-18.00
· Sabato 31 maggio: 09.00-13.00 e 15.00-19.00
Sarà inoltre disponibile per quanti visiteranno la mostra il catalogo delle opere d’arte in esposizione.

martedì 20 maggio 2008

Corpus Domini, la processione passa in caserma

Giovedì prossimo, 22 maggio, la diocesi di Piacenza-Bobbio celebra la solennità del Corpus Domini: alle ore 20,30, in cattedrale, il vescovo mons. Gianni Ambrosio presiederà la celebrazione dell'Eucarestia; al termine vi sarà la processione il cui itinerario quest'anno è stato modificato: verranno percorse le vie XX Settembre, Cavour, piazza Cittadella ed ingresso nella caserma dei Pontieri per passare poi nella vicina basilica di San Sisto dove mons. Ambrosio impartirà la solenne benedizione.
Il cambiamernto è dovuto ad una specifica richiesta del Comandante del Reggimento Pontieri per ricordare il sacrificio del maresciallo maggiore Daniele Paladini, caduto recentemente in Afghanistan (nel chiostro della caserma alla sua memoria è stato eretto un monumento).


Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio