martedì 3 marzo 2009

Addio a don Enzo, il successore di don Zeno a Nomadelfia

Piacenza - È morto la notte scorsa a 96 don Enzo Berté, al secolo don Luigi Berté. Piacentino, originario di Pontedellolio, era il successore di don Zeno, il fondatore di Nomadelfia. Nomadelfia è la città sorta nel Dopoguerra nell’ex campo di concentramento di Fossoli (Carpi) per ospitare centinaia di bambini senza famiglia e oggi trasferitasi in Toscana. Qui, don Enzo, per 24 anni ha svolto la sua missione di parroco. I funerali si terranno domani, a Grosseto.«Era una persona paterna, sorridente, serena, fedele in tutto e per tutto alla sua vocazione improvvisa e a don Zeno». Don Giancarlo Conte, parroco di San Giuseppe Operaio, lo ricorda così. Aveva conosciuto don Berté tanti anni fa, quando, con l’Azione Cattolico, andò in visita a quella straordinaria città che è Nomadelfia. «Quando seppe che ero di Piacenza - racconta - si commosse e si mise a parlare delle sue terre e di Morfasso, la parrocchia in cui incontrò don Zeno e in cui nacque la sua vocazione. Da lì, contro il parere di tutti, decise di andare a Nomadelfia». Il suo nome di battesimo era Luigi, ma don Zeno gli aveva imposto il nome di Enzo per ricordare un giovane seminarista ucciso dai nazifascisti. Da allora per tutti era don Enzo. Nato il 3 aprile 1913 a Pontedellolio, a 3 anni e mezzo era rimasto orfano di madre. Nel 1925 entra al Collegio Alberoni. Suoi compagni di studio sono i futuri cardinali Casaroli, Oddi, Samorè, Tonini. Ordinato sacerdote il 13 marzo 1937, viene inviato come cappellano nella parrocchia di Morfasso. In quella parrocchia, nel maggio del 1942, don Zeno è invitato a predicare dall’allora parroco don Squeri. L’incontro lo sconvolge. È il primo sacerdote che abbraccia definitivamente la causa e l’opera di don Zeno. Dopo l’8 settembre 1943, don Zeno parte con alcuni giovani per attraversare il fronte e su don Enzo cadono le responsabilità dell’Opera Piccoli Apostoli, sparsa in varie parrocchie del Modenese. In quei mesi don Enzo, oltre a produrre personalmente alcune carte d’identità false per gli ebrei, tiene i collegamenti con i sacerdoti dell’Opera che creano una rete di solidarietà per la Resistenza e nei confronti dei perseguitati. Nel 1950 don Zeno e i Piccoli Apostoli si trasferiscono nell’ex campo di concentramento di Fossoli, dove nasce Nomadelfia. Alla fine del 1954 va a Grosseto per chiedere al vescovo, monsignor Galeazzi, di realizzare una nuova forma diocesana di convivenza e collaborazione fraterna fra sacerdoti, assumendosi l’incarico di alcune parrocchie. Il 15 gennaio 1981, mentre don Zeno sta morendo, incontra, in maniera imprevista e provvidenziale, Giovanni Paolo II e pregano insieme per il fondatore di Nomadelfia. All’inizio del 1985 don Enzo è eletto come secondo successore di don Zeno.
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Ruini: deludenti le pastorali di famiglia e matrimonio

Piacenza - «I risultati della pastorale della chiesa per la famiglia e il matrimonio sembrano deludenti: crescono infatti sia la difficoltà a percepire il significato e l'importanza del matrimonio sia la fragilità delle unioni coniugali». Lo ha sostenuto il cardinale Camillo Ruini che sabato scorso a Modena ha pronunciato la prolusione alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del tribunale ecclesiastico emiliano, di cui fa parte anche la diocesi di Piacenza-Bobbio. L'ex presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha riconosciuto, parlando della propria esperienza, «la grande difficoltà nel preparare e convincere coloro che intendono sposarsi a contrarre un vero matrimonio, a far comprendere il suo senso, la sua necessità umana e sociale». Intanto calano le cause di annullamento del vincolo matrimoniale pervenute al Tribunale Ecclesiastico Emiliano, ma aumenta la litigiosità dei coniugi coinvolti in questi procedimenti. Si trascinano così sempre più a lungo le udienze, aumentando il carico di lavoro dell'ufficio.
La mancata volontà di avere figli è la motivazione più frequente per le avvenute dichiarazioni di nullità. La provincia più coinvolta nelle cause di nullità è stata Modena con 67, seguita da Reggio Emilia con 43, da Piacenza con 38 e da Parma con 35.
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Il testo integrale su Libertà del primo marzo 2009

lunedì 2 marzo 2009

Clausura, no party

Piacenza - Torte nuziali, bomboniere e un po’ di mambo e merengue con l’adorazione perpetua proprio non vanno d’accordo. Nulla importa se le suore sono sudamericane. A sostenerlo sono le monache di clausura messicane del monastero di Veano alle quali proprio non va giù che un’ala della struttura possa ospitare ricevimenti nuziali. Con il proprietario dell’immobile - l’Opera Pia Alberoni che invece sostiene il contrario - hanno ingaggiato una sorta di “braccio di ferro”, conclusosi, almeno per ora, con l’udienza dal vescovo la scorsa settimana. Nel complesso di Veano di Vigolzone, dal 29 novembre del 2008, hanno trovato casa dieci monache dell’ordine delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. La comunità di contemplative arriva dalla Spagna e, nel 2006, dopo aver ricevuto la benedizione del vescovo Luciano Monari e, ancora prima, del Vaticano, aveva fatto richiesta di ospitalità all’Opera Pia Alberoni. L’ente di ispirazione religiosa aveva acconsentito, riconoscendo nella scelta anche una importante possibilità di valorizzazione di un luogo - Villa Alberoni - con una storia così significativa. Senonché, come già si faceva in passato, l’Opera Pia sarebbe intenzionata ad ospitare anche matrimoni con relative cerimonie. Il parco con i cedri del Libano secolari importati direttamente - così si narra - da monsignor Alcide Marina (già nunzio in Medio Oriente) negli anni Trenta con la valigia diplomatica, è una scenografia fantastica per il giorno del sì. Solo l’ipotesi non ha fatto più dormire la notte le monache di clausura messicane. La superiora si sarebbe anche rivolta all’Opera Pia Alberoni dalla quale, a quanto si è appreso nei “sacri corridoi”, si sarebbe sentita rispondere “picche”. Le povere monache, a questo punto, la settimana scorsa sono andate a raccontare tutto al vescovo Gianni Ambrosio. Il presule ha ascoltato la storia e ha promesso un suo intervento.
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Il testo integrale su Libertà del 2 marzo 2009

sabato 28 febbraio 2009

Nozze religiose, 38 richieste di annullamento

Piacenza - Sono 38 le cause di annullamento del matrimonio cattolico trattate dal Tribunale ecclesiastico nella diocesi di Piacenza-Bobbio nel corso del 2008. Il dato è stato reso ufficialmente noto a Modena durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario ecclesiastico alla presenza del cardinale Camillo Ruini, oltre che del vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico regionale emiliano, monsignor Vittorino Tazzioli. Per la diocesi di Piacenza-Bobbio, alla cerimonia hanno preso parte monsignor Renzo Rizzi (dal 1996 giudice del Tribunale ecclesiastico), don Stefano Antonelli (Difensore del Vincolo) e il cancelliere di curia don Mario Poggi. La “sacra rota” emiliana comprende le diocesi di Carpi, Fidenza, Modena-Nonantola, Reggio Emilia, Parma e, appunto, Piacenza-Bobbio. Nell’intero territorio l’attività pendente dal 2007 contava 154 cause. Lo scorso anno ne sono entrate, in tutto, 202: 13 a Carpi, 6 a Fidenza, 67 a Modena-Nonantola, 38 a Piacenza-Bobbio, 35 a Parma, 43 a Reggio Emilia. Al 31 dicembre del 2008 le pendenti erano 170.Ma quali sono i motivi di annullamento del matrimonio religioso riscontrati dalla “sacra rota” regionale? Il più diffuso riguarda i coniugi che più o meno deliberatamente abbiano espresso la volontà dell’esclusione della prole (93 cause andate a buon fine, 34 negative). In altri 77 casi uno o entrambi i coniugi hanno messo in dubbio l’indissolubilità del matrimonio che dunque non sarebbe stato “per sempre” come sostiene la Chiesa (17 i casi negativi). Altre 55 unioni sono state annullate perché, secondo i giudici ecclesiastici, all’atto delle nozze uno o entrambi i coniugi non erano in grado di valutare il valore del sacramento che sia accingevano a contrarre (18 le cause negative). In altri 59 casi il vincolo è stato annullato perché uno o entrambi i coniugi hanno evidenziato incapacità psichica nell’assunzione degli oneri matrimoniali (19 i casi rigettati). Quattro sono stati coloro che invece hanno deliberatamente escluso la fedeltà fin dalle nozze (7 le cause rigettate). Vi sono poi altri motivi di nullità che, nonostante il comune sentire ritenga oggi anacronistici, in realtà esistono eccome. Per fortuna in poche unità. Quattro sono i casi in cui è stata accertata la simulazione totale del consenso da parte di uno o di entrambi gli sposi (6 cause rigettate); in due è stato accertato il timore reverenziale; infine, in un caso i giudici hanno riconosciuto l’errore di uno sposo sull’identità dell’altro e hanno annullato le nozze.
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Il testo integrale su Libertà del 28 febbraio 2009

venerdì 27 febbraio 2009

Morto l'ex rettore del seminario di Bobbio

E’ morto mercoledì 25 febbraio, all’ospedale San Martino di
Genova (era stato ricoverato per un malore improvviso), mons. Colombano
Mazzoni. Nato a Pietranera (parrocchia nel Comune di Rovegno, Genova) il 14 ottobre
1923, era stato ordinato sacerdote a Bobbio l’11 giugno 1949. Ha iniziato il
servizio pastorale come curato a Borzonasca, è stato poi parroco di
Alpicella, quindi Rettore del seminario di Bobbio.
Inoltre è stato direttore dell’Ufficio amministrativo della Curia di Bobbio
e, quando la diocesi è stata unita a quella di Piacenza, ha continuato la
sua collaborazione con il nuovo Vicariato della Val Trebbia.
Nel 1958 ha ricevuto la nomina a Cappellano di SS. con il titolo di
monsignore. Era anche canonico della concattedrale di Bobbio. Da alcuni mesi
si era ritirato nella casa di riposo di Lumarzo - Gattorna nel Genovese.
I funerali si terranno nella mattinata di oggi, venerdì, alle ore 10,30,
nella concattedrale di Bobbio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

martedì 24 febbraio 2009

Cattolici e musulmani, un dialogo possibile

Piacenza - Una riflessione sui temi importanti della società che coinvolgono direttamente il mondo cattolico. È l’obiettivo del ciclo di appuntamenti organizzato da Punto Incontro, a cura del Servizio diocesano Cultura Lavoro Scuola. Ieri sera il debutto con un tema particolarmente attuale: il rapporto tra cattolici e musulmani. Ad aiutare la riflessione monsignor Eliseo Segalini che nel corso del suo intervento ha sempre fatto riferimento a documenti ufficiali per aiutare a comprendere il cammino di formazione del Forum Cattolico-Musulmano tenutosi a Roma lo scorso anno. Si è partiti dal concilio, passando per il discorso del Papa a Ratisbona, per il caso Magdi-Allan, la preghiera militante a Milano e Bologna, fino ad arrivare alla prolusione del cardinale Jean-Louis Tauran per l’inaugurazione dell’anno accademico 2008-2009 della Pontificia Facoltà Teologia dell’Italia Meridionale.
Partendo dai documenti ufficiali, i quali si ricordano, ad esempio, che non parla di più conversione ma di dialogo e rispetto per le altre religioni e per coloro che le praticano. Illuminante, a questo proposito, l’osservazione del cardinale Tauran: «Il dialogo interreligioso in un certo senso è una grazia, perché mi mette in continuo stato di vigilanza spirituale; mi spinge ad essere coerente e testimone». Il prossimo appuntamento di Punto Incontro è fissato per lunedì 2 marzo dalle ore 18 e 15 alle 20 nella saletta dei Chiustri del Duomo 12. Si parlerà di “Pluralismo e laicità dello Stato: il caso di Francia, Italia e Quebec”. Introdurrà Donata Horak.
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Il testo integrale su Libertà del 24 febbraio 2009

Al via il corso di restauro degli immobili ecclesiastici

Piacenza - Con il via al corso di restauro la diocesi di Piacenza-Bobbio ha dato ufficialmente il là al progetto di laboratorio per il recupero dei beni architettonici ecclesiastici. Nella sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, trasformata in aula didattica, ha preso avvio il primo atto concreto del percorso inaugurato lo scorso 6 febbraio con il convegno sul restauro sostenibile alla Volta del Vescovo. «In questo corso base di 85 ore (suddivise in moduli) si prenderà in esame una vasta carrellata di temi riguardanti i vari aspetti del restauro - osserva don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della diocesi -, proprio per fornire un momento di approfondimento e di aggiornamento destinato ai professionisti del settore». «Con questo progetto di diocesi laboratorio - osserva don Lusignani - Piacenza si può candidare ad essere un polo importante nel settore del restauro dei beni ecclesiastici».
I vantaggi, per il sacerdote, saranno diversi: «Riuscire a perdere meno tempo possibile nella realizzazione dei progetti, avere tecnici preparati anche sugli aspetti più nuovi, creare una rete di scambi e di informazioni». «Far vedere che si è all’altezza dei beni che si vogliono recuperare - evidenzia - ha poi una ricaduta in termini di interesse e fiducia anche per chi un giorno potrà decidere di sostenere i progetti». Poi l’aspetto pastorale insito «nel proporre qualche cosa di importante nella formazione dell’uomo in un determinato territorio».
La peculiarità del corso rende l’iniziativa una delle poche a livello nazionale: «Si tratta di beni storici legati al patrimonio ecclesiastico i cui progetti devono fare in modo di preservare i valori che il bene stesso trasmette. Una chiesa ben restaurata valorizza l’intera comunità parrocchiale».
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Il testo integrale su Libertà

lunedì 23 febbraio 2009

Ambrosio e la crisi: sobrietà, discrezione ed efficacia

Piacenza - Un fondo di carità per aiutare le famiglie piacentine a superare la crisi economica. Lo ha deciso la diocesi di Piacenza-Bobbio al termine del consiglio pastorale alla Bellotta di Pontenure. A porte chiuse l’assemblea per pubblico e giornalisti, è stato il vescovo Gianni Ambrosio, al termine, a darne notizia nel corso di un incontro con la stampa. In quattro punti la ricette per affrontare una crisi «la cui entità - evidenzia lo stesso vescovo - per ora ci sfugge». In quattro punti un piano le cui caratteristiche dovranno essere in linea con quanto chiesto da papa Benedetto XVI: sobrietà, discrezione ed efficacia.Primo: la carità. «Senza la carità non c’è la Chiesa - osserva Ambrosio -. Se vogliamo uscire da questa situazione di emergenza dobbiamo educarci ad uno stile di vita diverso». Secondo: la creazione di un comitato di esperti impegnato a trovare i fondi, a dialogare con le istituzioni, a dare indicazioni operative.Terzo: il fondo di carità, o solidarietà. Un conto che dovrà essere alimentato attraverso i canali tradizionali di chiesa e parrocchie. «La quaresima è tempo di penitenza e di digiuno - evidenzia il vescovo -, si possono organizzare, ad esempio, cene il cui corrispettivo viene inviato al fondo; poi una sottoscrizione rivolta a tutte le persone che sono più ricche ma anche a coloro che sono povere e generose». Quarto ed ultimo: parte del fondo di carità verrà impiegato come fondo di garanzia per microcrediti alle famiglie bisognose (dai 2 ai 4-5mila euro, da utilizzare, ad esempio - come confermato da vescovo e direttore Caritas - per pagare qualche rata del mutuo casa). Sono già quattro le banche locali che hanno dato la loro disponibilità. La Caritas diocesana viene investita dell’attuazione del progetto: dovrà tenere i rapporti con gli istituti di credito e monitorare le esigenze che si vengono a creare con la crisi.
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Il testo integrale su Libertà del 22 febbraio 2009

sabato 21 febbraio 2009

Un fondo di carità contro la crisi

Piacenza - La Chiesa piacentina fa sue le difficoltà che singoli e famiglie stanno provando di fronte all’attuale crisi economica ed interviene con proposte concrete. Le ha illustrate questa mattina lo stesso vescovo mons. Gianni Ambrosio al Consiglio Pastorale Diocesano riunitosi alla Bellotta di Pontenure per affrontare l’ultimo suo impegno relativo all’attuale anno pastorale che ha come tema l’educazione (questa mattina l’argomento era “educare alla sobrietà”); la prossima seduta del 16 maggio vedrà impegnato il principale organismo rappresentativo per la programmazione, sul futuro impegno della missione diocesana.
Mons. Ambrosio ha riconosciuto che stiamo vivendo momenti di difficoltà e la Chiesa piacentina ha già diverse iniziative in atto, tuttavia intende intervenire anche con proposte specifiche.
La linea degli interventi dovrà essere “sobria”, “discreta” ed “efficace”. Con questo stile dovrà essere portata in primo piano la carità cristiana senza la quale non vi è Chiesa; non c’è nemmeno vita sociale.
Ma come esprimere questa carità sul piano operativo? In tempi brevi verrà costituito un gruppo di persone chiamate a formulare un piano per il reperimento dei fondi necessari e per la relativa distribuzione. Tutto dovrà essere fatto in collaborazione con le istituzioni operanti sul territorio.
Si dovrebbe giungere alla costituzione di un fondo straordinario e per questo verranno mobilitati i canali ordinari della carità diocesana. Nel settore sono operanti la Caritas diocesana, diciassette Caritas parrocchiali, le Conferenze di San Vincenzo, le parrocchie ed altre istituzioni (Azione cattolica, Acli, ecc.). Non si esclude il lancio di una sottoscrizione.
Quali gli obiettivi? Certamente maggiori risorse per quelle istituzioni che già operano nell’aiuto alle persone in difficoltà (sono i canali abituali che recentemente sono già stati potenziati come la mensa della fraternità che apre anche alla sera); un secondo filone è rappresentato dalla costituzione di un fondo di garanzia che possa permettere alle banche di concedere aiuti anche a persone che non sono in grado di fornire le richieste assicurazioni da parte degli istituti di credito.
Infine il piano operativo: qui verrà mobilitata soprattutto la Caritas diocesana che verrà invitata a mettere a disposizione le proprie competenze. Allo stato attuale delle cose non è possibile precisare i tempi di attuazione, ma mons. Ambrosio non ha avuto dubbi: ci si dovrà muovere in tempi brevi.
Mons. Ambrosio è intervenuto, come detto, alla seduta del Consiglio Pastorale Diocesano, dopo aver ascoltato una lunga relazione dell’economista piacentino Ettore Gotti Tedeschi, noto per i suoi interventi sulla stampa specializzata (è anche editorialista dell’Osservatore Romano). Il relatore ha analizzato l’attuale crisi economica, ne ha evidenziato le cause ed ha sostenuto che non si giungerà ad una soluzione se si prescinde da un’autorità morale. L’economia – sintetizziamo il senso della relazione dell’economista – è uno strumento a disposizione dell’uomo; ultimamente è diventata una scienza autonoma come conseguenza di una società che ha smarrito il senso della vita. Questa crisi deriva dalla perdita totale di moralità, è una crisi di valori, non ha motivazioni finanziarie, ma culturali. Gotti Tedeschi ha analizzato il percorso che negli ultimi decenni ha portato a questa situazione soffermandosi sui vari momenti.
Infine le sue proposte: attraverso un modello di vita che faccia riferimento alla sobrietà, i popoli occidentali (Europa e America del Nord) devono aiutare quelli in difficoltà mettendoli in condizioni di partecipare in modo attivo al processo economico (sul modello di quanto è già avvenuto per Cina ed India). Alla base di questa scelta vi sono ragioni etiche, ma non solo: il processo ha anche precise motivazioni economiche.
Altri contributi sono venuti da esponenti della comunità diocesana. Ad esempio don Francesco Cattadori, responsabile dell’ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia ha richiamato il ruolo della famiglia in questa crisi; il diacono Giuseppe Chiodaroli, direttore della Caritas diocesana, si è soffermato su quanto la Caritas sta già facendo per aiutare persone in difficoltà
Ai membri del Consiglio sono state date informazioni su alcune attività diocesane tra cui le iniziative per la prossima quaresima, la collaborazione tra oratori e cooperative di educatori e i prossimi appuntamenti per la pastorale della famiglia.


Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Preti piacentini ai campionati Il Signore scia con voi

Piacenza - Anche due preti piacentini hanno partecipato alla decima edizione de “Il Signore scia con voi”, il campionato di sci per ecclesiastici che ogni anno si tiene sulle nevi del comprensorio del Cimone. Ai cancelletti di partenza si sono presentati don Filippo Guaraldi (ex curato di Fiorenzuola, oggi a Vignola) e don Franco Sagliani. Discreta la prestazione di quest’ultimo. Il parroco di San Polo si è classificato 40esimo su 70 nello slalom gigante con il tempo di uno e 15.
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giovedì 19 febbraio 2009

Terza età, l'università studia la crisi

Diocesi di Piacenza-Bobbio

Ufficio stampa

Primo corso per il 2009 dell’Università per la terza età

Piacenza e la crisi economica

Gli incontri si trasferiscono nella sede universitaria di San Lazzaro

L’Università per la terza età, istituzione creata dall’Azione cattolica diocesana e dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha reso noto il programma culturale per il 2209. Sono stati confermati i tradizionali quattro corsi ed il primo, che si articola in sei lezioni, ha come tema "La crisi economica internazionale e il sistema socioeconomico piacentino”. Si tratta di una proposta culturale che ha come referente scientifico il prof. Paolo Rizzi e, novità di quest’anno, non si terrà come è consuetudine, a Palazzo Fogliani, in via San Giovanni 7, ma nella stessa sede dell’Università Cattolica a San Lazzaro.

Il corso – precisa il prof. Rizzi - si prefigge di illustrare da un lato le cause e le conseguenze dell’attuale crisi internazionale e dall’altro i possibili effetti sul sistema sociale ed economico locale. Il corso introduce la crisi internazionale, i fenomeni della finanza, la crisi dei subprime americani e i conseguenti fallimenti bancari analizzando anche le risposte di politica economica negli Stati Uniti e nei paesi europei. Si affrontano poi i problemi conseguenti alla globalizzazione dell’economia, ed i diversi fattori a favore e contro il libero scambio. Seguirà una lezione anche sul ruolo di Internet e della rete in questi scenari per poi passare all’analisi del sistema piacentino studiato sia la lato dell’economia che da quello del welfare e dell’emersione di nuove povertà. Il corso si chiuderà con un intervento sulla visione della Chiesa italiana e sulle possibili risposte in ambito ecclesiale alla difficile situazione sociale ed economica.

Questi i singoli appuntamenti:

- lunedì 16 marzo, prof. Marco Mazzoli, docente di Politica economica e direttore del Centro Studi di Politica economica e monetaria Mario Arcelli dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Sede di Piacenza. La crisi economica internazionale: cause ed effetti.

- mercoledì 25 marzo, prof. Paolo Rizzi, docente di Economia Internazionale e direttore operativo del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Sede di Piacenza. Pro e contro la globalizzazione.

- mercoledì 1° aprile, prof.ssa Elena Murelli, docente di Informatica generale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Sede di Piacenza. La crisi e l’economia di Internet.

- mercoledì 8 aprile, dott. Luca Quintavalla, ricercatore senior del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Sede di Piacenza. Il sistema economico piacentino di fronte alla crisi globale.

- mercoledì 15 aprile, dott. Massimo Magnaschi, responsabile dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Fondazione Autonoma Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio. Il sistema del welfare piacentino e le nuove povertà.

- mercoledì 22 aprile, dott. Enrico Corti, responsabile dell'Ufficio della Diocesi di Piacenza-Bobbio per la pastorale sociale e del lavoro. La comunità cristiana di fronte alla crisi.

Gli incontri si svolgeranno alle ore 15.30, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (via Emilia Parmense, 84 – Piacenza). L’incontro del 16 marzo si terrà in aula 23; quello dell’8 aprile è previsto in aula 24; tutti gli altri si terranno in aula 21.

Nel corso dell’anno sono previsti altri tre corsi che verranno svolti in sedi diverse: si tornerà anche a Palazzo Fogliani, ma un ciclo di lezioni si terrà anche nell’auditorium di via Sant’Eufemia 12, messo a disposizione dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano. Lo ha deciso recentemente il comitato direttivo dell’Università per la terza età che da quest’anno è affidato alla guida del prof. Piero Cravedi, ordinario di entomologia della Facoltà di Agraria.

Don Zancani, oggi alle 14 e 30 l'ultimo saluto

Piacenza - Per tutta la giornata di ieri, alla spicciolata tanti piacentini hanno reso omaggio a monsignor Gabriele Zancani. Lo storico parroco di Sant’Antonino è scomparso martedì mattina, a 71 anni, dopo che un aggravarsi della sua malattia ne aveva consigliato la notte prima (giorno del suo compleanno) il ricovero dalla casa di riposo San Giuseppe all’ospedale Guglielmo da Saliceto. La bara con le spoglie di monsignor Zancani è arrivata ieri mattina verso le 9 nella basilica, accolta dall’attuale parroco, don Giuseppe Basini. Fino ai funerali previsti per oggi alle 14 e 30 (in sant'Antonino), riposa nella navata centrale ai piedi dell’altare maggiore, posata sul nudo pavimento e protetta solo da un tappeto. Sopra, la veste bianca (cotta) di don Gabriele e la mantellina paonazza (mozzetta) dei canonici di Sant’Antonino. Poi una delle stole che appartenne al beato Giovanni Battista Scalabrini. Davanti alla bara, la parola del Signore, con la pagina aperta sulle Beatitudini. Ieri sera si è tenuto il secondo dei due rosari, con la lettura di alcuni passi del volumetto scritto dallo stesso don Gabriele sui suoi adorati scout.
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Il testo integrale su Libertà del 19 febbraio 2009


Ufficiale, padre Maffioletti cappellano dei migranti. Durigon a Roma

Comunicato della Cancelleria Vescovile

Con Atto proprio dell’Ordinario Diocesano in data 30 gennaio 2009, in
seguito alle dimissioni legittimamente presentate e accettate del M. R.
Franceschini mons. Giampiero, il diacono permanente Giuseppe Chiodaroli è
stato nominato presidente della Fondazione Caritas diocesana di
Piacenza-Bobbio.

Con Atto proprio dell’Ordinario Diocesano in data 16 febbraio 2009 il M. R.
Maffioletti padre Gianmario della Congregazione dei Missionari di San Carlo
è stato nominato cappellano della “Missio cum cura animarum” con sede presso
la chiesa di San Carlo in Piacenza, in sostituzione del M. R. Durigon padre
Sergio, trasferito ad altra sede per scadenza del mandato triennale.

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 16 febbraio 2009 il M. R.
Basini don Giuseppe, attualmente prevosto in Sant’Antonino in Piacenza, è
stato nominato Moderatore dell’Unità Pastorale 1 del Vicariato Comuni di
Piacenza e Gossolengo in seguito a rinuncia legittimamente accettata dell’ultimo
incaricato il M. R. Galvani mons. Anselmo.

Con Atto proprio dell’Ordinario Diocesano in data 16 febbraio 2009 il M. R.
Garilli don Stefano, attualmente parroco di San Giorgio Piacentino è stato
nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Bartolomeo
Apostolo in Viustino, Comune di San Giorgio Piacentino, Provincia di
Piacenza, in seguito alla cessazione dall’incarico da parte dell’ultimo
titolare il M. R. Campana don Giovanni.

Piacenza, dalla Curia Vescovile, data 18 febbraio 2009,

il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi

Don Zancani, il suo cuore per gli scout

Piacenza - Don Giuseppe Basini ricorda con commozione monsignor Gabriele Zancani, suo parroco e maestro in Sant’Antonino, scomparso martedì. «Una persona di una trasparenza unica - dice don Basini -, da quando si è ammalato, più che riflettere sui problemi pastorali, non parlava d’altro. Il suo cuore era veramente orientato verso la parrocchia e il suo ruolo di parroco. La basilica era la sua casa. Ogni volta che ritornava a trovarci il suo volto si riempiva di gioia. Era veramente un pastore - come dice Geremia - secondo il cuore di Dio».
«Gli brillavano gli occhi quando parlava della basilica - continua don Basini - e dell’organo che fece restaurare». Una persona umile che viveva per la sua chiesa. I suoi ultimi pensieri sono stati, non a caso, sempre dedicati a Sant’Antonino: «Ci ha invitato ad andare avanti, con fiducia».
«Era un sacerdote molto affabile con la gente e generoso nel suo ministero pastorale - ricorda il vicario generale, monsignor Lino Ferrari -, la sua vita era legata in modo particolare alla parrocchia di Sant’Antonino e alla formazione dei giovani e degli scout. Questi ultimi anni sono stati segnati dalla malattia e dalla sofferenza, ma anche in questo don Gabriele è stato un esempio di serenità e dedizione. Fino all’ultimo ha voluto rimanere in servizio e, quando ha dovuto lasciare, grande è stato il suo dispiacere».
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Il testo integrale su Libertà del 18 febbraio 2009

Il testamento di monsignor Zancani, avanti con fiducia

Piacenza - «Vai avanti con fiducia». Sono le ultime parole, spesso ripetute, con cui monsignor Gabriele Zancani si è rivolto al suo successore, don Giuseppe Basini, e quindi ai suoi parrocchiani, prima che le condizioni di salute si aggravassero e, lunedì sera, si rendesse necessario il ricovero in ospedale. Monsignor Zancani, già prevosto della basilica di Sant’Antonino, sacerdote amato e stimato da tutti, è mancato poco dopo le 8 e 30 di martedì mattina, all’ospedale Guglielmo da Saliceto, dopo essere stato vegliato per tutta la notte da don Giuseppe Basini, e dalla sorella suora, la scalabriniana Gabriella Zancani. Giovedì, oggi, alle 14 e 30 in funerali in Sant'Antonino.
Nato a Piacenza il 16 febbraio 1938, don Gabriele era stato ordinato sacerdote il 14 agosto 1966. Aveva iniziato il servizio pastorale, come curato, nella parrocchia cittadina di San Pietro per passare nel 1967, con la stessa qualifica, nella parrocchia di Sant’Antonino. Nel 1975 era stato nominato assistente diocesano
dell’Agesci; del 4 luglio 1980 è la nomina a canonico di Sant’Antonino; del 20 settembre 1985 quella di parroco della stessa parrocchia (subentrato a monsignor Carlo Poggi diventato vicario generale e, tre anni dopo, vescovo di Fidenza). Diventato Cappellano di Sua Santità, acquisisce dunque il titolo di monsignore; per motivi di salute rinuncia alla parrocchia il 20 ottobre dello scorso anno. Il vescovo Gianni Ambrosio nomina suo successore don Giuseppe Basini, che negli ultimi tempi lo aveva aiutato nella gestione della parrocchia.
Lasciata la basilica, monsignor Zancani si è ritirato nella casa di riposo San Giuseppe dove è stato assistito fino all’ultimo nella sua malattia. Il direttore Paolo Favari, che lo ha avuto come ospite gli ultimi sei mesi, ne parla come di un uomo di una sensibilità estrema, «che non ha mai abbondonato il suo essere prete, che ogni domenica indossava il clergyman e i paramenti sacri, desideroso di celebrare la messa». Spesso, dalla sua carrozzina, concelebrava in Sant’Antonino la domenica mattina. Ci sarebbe dovuto andare anche domenica scorsa, vigilia del suo compleanno, ma non se l’è sentita. «È rimasto qui, nella cappella della casa di riposo, assieme a monsignor Antonio Bozzuffi» ricorda Favari. La festa si è fatta lo stesso. Bambini, giovani, adulti della parrocchia hanno portato nella casa di riposo di via Morigi cartelloni con disegni, letterine di auguri. Don Gabriele ha gioito e si è commosso.
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Il testo integrale su Libertà del 18 febbraio 2009

mercoledì 18 febbraio 2009

Ambrosio e l'assenza delle autorità, incidente ricomposto

Piacenza - Con l’abbraccio affettuoso dei suoi collaboratori di Curia si sono chiuse le celebrazioni per il primo anniversario dell’ordinazione e dell’ingresso in diocesi del vescovo Gianni Ambrosio. Domenica pomeriggio la messa solenne in Duomo, lunedì un momento più familiare ed informale con tanto di torta e di candelina da spegnere. Al vescovo è stata donata una copia della formella del Duomo - opera del centro riabilitativo Il Faro - in cui viene raffigurato il pellegrino piacentino. Un dono simbolico. «Il pellegrino piacentino in Terra Santa - ha ricordato il vescovo - è stata la mia prima figura di riferimento di questa diocesi che citai anche nel primissimo incontro con voi in Cattolica a Milano in giorno della mia nomina». Nel salone degli affreschi al primo piano della Curia c’erano i più stretti collaboratori di Ambrosio, a partire dal vicario generale monsignor Lino Ferrari. Ambrosio li ha ringraziati ricordando come si sia tutti «collaboratori di Gesù, a partire dal vescovo». Poi ha invitato il personale del palazzo a mantenere alto il grado di ospitalità: «Il Vescovado è la casa del vescovo e deve essere sempre aperta all’accoglienza, soprattutto nei confronti dei parroci e di tutti i sacerdoti».

L'incidente diplomatico

Intanto è arrivata in consiglio comunale la polemica su quell’«avrei voluto ringraziare le autorità civili, per la loro amicizia e per la loro collaborazione». Parole pronunciate dal vescovo Ambrosio durante la messa del primo anniversario di episcopato e che sono state interpretate da alcuni come una “frecciata” nei confronti dell’assenza delle istituzioni alla cerimonia. In sede di comunicazioni iniziali il consigliere Carlo Mazza (gruppo misto) ha detto di aver appreso la cosa dai giornali e di essersi meravigliato: «Non vedo perché ad una celebrazione in famiglia avrebbero dovuto prendere parte le istituzioni laiche». Dello stesso avviso anche Carlo Pallavicini (Rifondazione Comunista) che nel suo intervento ha toccato la questione. Pronta la risposta del sindaco Roberto Reggi: «Mi era arrivato un invito informale della Curia e avevo risposto che sarei andato. Poi ho avuto un contrattempo e ho delegato l’assessore Paolo Dosi, il quale, a sua volta è stato trattenuto all’ultimo momento da un incontro con il maestro Riccardo Muti ed ha avvisato che non sarebbe riuscito ad andare. Mi spiace che la cosa sia stata strumentalizzata». Dalla Curia mette la parola fine al presunto incidente diplomatico il vicario generale monsignor Ferrari: «La cerimonia, pur nella sua solennità, era stata pensata come un momento informale di vicinanza al nostro vescovo. Per questo motivo non abbiamo ritenuto di inviare inviti ufficiali ad alcuna autorità».
fri

Il testo integrale su Libertà del 17 febbraio 2009

martedì 17 febbraio 2009

Padre Durigon, senza proposte i giovani immigrati a rischio malavita

Piacenza - Génération involontaire è un’inchiesta ha coinvolto 868 ragazzi stranieri di Piacenza. Il lavoro ha visto un confronto iniziale con i giovani che partecipano alla “missio cum cura animarum” (la parrocchia dei migranti), poi si è allargato grazie all’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo. all’associazione Carmen Cammi Volontari per la Caritas, a Fiorenzuola oltre i confini, all’associazione La Ricerca, al Centro migranti Scalabrini “Porta sul mondo”.A differenza di quanto ci si aspettava, si è scoperto che a Piacenza non esiste ancora una seconda generazione di migranti, almeno nella fascia dai 14 ai 18 anni (in tutta la provincia sono 1.394). «Solo il 6 per cento dei ragazzi stranieri è nato in Italia ma ben il 51 per cento è in Italia da meno di cinque anni» osserva padre Durigon che dal 2004 è il parroco dei migranti piacentini. «Non è stato facile - rivela lo scalabriniano - raccogliere le schede: se tutti avessero risposto, avremmo superato abbondantemente i mille questionari. In realtà diversi non hanno accettato di parlare. Non sono voluti uscire dal branco, sono arrivati ieri e ovviamente non sono ancora integrati. Ma c’è anche gente che si sente già italiana e non ha voluto rispondere perché non si ritiene nella stessa condizione degli altri».«I giovani immigrati per l’80-90 per cento rispecchiano i coetanei italiani - è convinto Durigon -. Essere immigrati è una condizione, non una identità».«Abbiamo trovato oltre 50 nazionalità - continua il sacerdote -. Albania e Equador in testa». Il fatto che ci siano nazionalità predominanti determina una conseguenza che interessa molto da vicino: «Dove sono più numerosi non imparano l’italiano ma preferiscono la loro lingua. Dove sono più numerosi vivono nell’isolamento e producono soggetti a rischio. È qui che si deve intervenire». In che modo? «Piacenza ha una grandissima rete di offerte in tanti ambiti, il problema è che a volte non si riesce ad arrivare ai ragazzi. Penso che si debba investire nel trovare più tempo per l’ascolto, pochi hanno del tempo per ascoltarli».«L’offerta del tempo libero ai ragazzi - evidenzia poi - è fondamentale: sport, cinema, teatro, musica, anche la religione. Se noi andiamo a vedere dove si sviluppa il fenomeno della malavita, beh, lo troviamo nel tempo libero».
fri

Il testo integrale su Libertà del 15 febbraio 2009

Morto monsignor Zancani

Piacenza - E’ morto questa mattina mons.Gabriele Zancani, già prevosto di Sant’Antonino in Piacenza.Nato a Piacenza il 16 febbraio 1938, è stato ordinato sacerdote il 14 agosto 1966. Ha iniziato il servizio pastorale, come curato, nella parrocchia cittadina di San Pietro per passare nel 1967, con la stessa qualifica, nella parrocchia di Sant’Antonino. Nel 1975 è stato nominato assistente diocesano dell’AGESCI; del 4 luglio 1980 è la nomina a canonico di Sant’Antonino; il 20 settembre 1985 ha avuto quella di parroco della stessa parrocchia (subentra a mons. Carlo Poggi diventato vicario generale e tre anni dopo vescovo di Fidenza); il 20 dicembre 1995 è stata la volta del conferimento del titolo di Cappellano di SS; per motivi di salute rinuncia alla parrocchia il 20 ottobre dello scorso anno.I funerali si terranno giovedì prossimo, 19 febbraio, alle ore 14,30, nella chiesa cittadina di Sant’Antonino. Saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Nomine, padre Durigon a Roma. Arriva padre Maffioletti

Piacenza - Padre Sergio Durigon lascia la missio cum cura animarum, la grande parrocchia di tutti i migranti della diocesi. Dal mese di marzo sarà a Roma, dove si occuperà della pastorale della comunità brasiliana della capitale in Santa Maria della Luce, in Trastevere. Padre Durigon sarà in pratica il parroco dei migranti “carioca” di Roma, all’interno della locale Cappellania latino-americana. Nato 44 anni fa in Brasile e ordinato nel 1991, padre Durigon è arrivato a Piacenza, da Ravenna, solo tre anni fa. Al suo posto, nominato con decreto vescovile, arriverà padre Gian Mario Maffioletti, di origini bergamasche. Padre Maffioletti, nato a Stezzano, in provincia di Bergamo, nel 1953, è stato ordinato sacerdote nel 1980. Direttore del Centro Studi Emigrazione di Roma, attualmente è amministratore parrocchiale di Bassano.
fri

Il testo integrale su Libertà del 15 febbraio 2009

Domus Justinae: il vescovo Ambrosio custode della cattedrale

Con l’abbraccio ad alcune persone rappresentative del popolo di Dio che è in Piacenza-Bobbio, si conclude la celebrazione della mia ordinazione episcopale in questa Cattedrale dalla bellezza nobile e austera.” Un anno fa con queste parole e con il saluto simbolico a tutte le componenti della nostra diocesi ha iniziato il suo ministero episcopale, il nostro vescovo, mons. Gianni Ambrosio. Un ministero che è stato caratterizzato dalla sua costante presenza in Cattedrale: qui ha voluto essere ordinato vescovo, ha celebrato la prima veglia pasquale, il Natale, i momenti più intensi di preghiera, mostrando sempre grande attenzione verso le diverse componenti della società civile incontrate nelle differenti occasioni. Da subito, chiamandoci “amici”, ci ha invitati, a seguire le orme di Cristo, come il pellegrino scolpito su una formella della Cattedrale, simbolo del suo motto episcopale. Il Duomo, è risultato davvero la casa di Dio e di tutta la comunità, e in tanti hanno potuto sperimentare la delicatezza e la sensibilità del vescovo Gianni. Sin dal giorno della prima visita, ha dimostrato di ammirare e voler valorizzare la basilica Cattedrale, la dove è posta la cattedra episcopale, come ha ribadito in occasione del suo genetliaco (23-12-2008) nell’incontro con i suoi collaboratori; sulla nostra chiesa madre ha espresso anche il desiderio di avere una pubblicazione monografica che possa presentare gli aspetti pastorali, storici e artistici della stessa. Per questo vorrei unirmi a tutti quanti, i nostri vicari per primi, hanno voluto esprimere un profondo ringraziamento a mons. Ambrosio per la sua presenza in mezzo a noi e per la sua capacità di mettersi in relazione con tutti.

Tiziano Fermi,

Presidente Associazione Domus Justinae