Sono i giorni della speranza, della speranza che, oltre la morte, vi sia un cammino che va verso il cielo, dunque verso Dio. Lo ha ricordato il vescovo Gianni Ambrosio ieri pomeriggio nel cimitero urbano. Grazie alla diffusione dagli altoparlanti di ogni reparto, lo hanno sentito tutti coloro che nel lunedì del primo novembre hanno sfidato la pioggia per portare un fiore sulla tomba dei propri cari. Un gesto di affetto, una corrispondenza d'amorosi sensi di foscoliana memoria. Un mesto pellegrinaggio che ha vita in un fiore e in un silenzioso raccoglimento. Per chi crede, anche in una preghiera.
«Il nostro cuore, la nostra mente, la nostra preghiera - osserva il vescovo Ambrosio durante l'omelia - sono rivolti ai nostri defunti e noi siamo vicini alle nostre tombe. Anche se, in verità, noi celebriamo oggi (ieri per chi legge, ndr.) la festa dei Santi. Credo che l'intreccio tra la festa dei Santi e la commemorazione dei Defunti sia evidente e sia stato voluto dalla pedagogia, dalla tradizione della Chiesa che vede in successione cronologica queste due feste. Alla fin fine celebriamo un'unica festa, quel mistero della Chiesa che va sotto il nome di comunione dei Santi». Causa maltempo, la messa per i Santi viene celebrata nella chiesetta di Santa Maria del Suffragio, il piccolo tempio del cimitero urbano che fatica a contenere i fedeli. In prima fila, in rappresentanza del Comune di Piacenza, il vice sindaco Francesco Cacciatore, in fascia tricolore. Assieme al vescovo, all'altare, ci sono tutti i parroci urbani.
«I santi più noti - continua il presule - ma anche quelli meno noti, anche loro hanno davvero conservato dentro di loro l'amore di Dio, hanno veramente vissuto la loro vita seguendo le orme del Signore Gesù ed hanno vissuto come figli di Dio». «Si nasce qui, su questa terra, in un posto preciso e ben determinato - prosegue - ma la nostra vita va oltre. E' chiamata come vocazione all'eternità, è indirizzata a ciò che chiamiamo cielo. Anche la preghiera che noi rivolgiamo per i nostri defunti è davvero una preghiera che si colloca in questo mistero della Chiesa e della comunione dei santi. Noi possiamo contare su quegli amici che sono lassù nel cielo perchè il loro affetto è per noi così come il nostro affetto è per loro. Ma noi, da qui, da questa terra, ancora in pellegrinaggio, possiamo pregare per loro perchè vi sia per loro la pienezza della vita, purificati, rinnovati, possano davvero partecipare nella gioia piena dell'amore di quel Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. La preghiera nostra non è solo un'espressione del nostro affetto, della nostra amicizia che pure già è una cosa molto bella perchè riconosciamo che vi è comunque un legame al di là del fatto della morte. Ma la nostra preghiera poggia sulla promessa di Dio vincitore, con il suo amore, della morte. Per noi credenti vi è una grazia: poter vivere la nostra morte ma anche pensare alla morte come una pasqua, un passaggio da questa vita alla vita nuova dei figli di Dio. La nostra preghiera è fondata sull'esperienza del Signore Gesù. La speranza che il nostro cammino non si conclude qui sulla nostra terra ma è un cammino che va verso il cielo».
Federico Frighi
Libertà, 2 novembre 2010
giovedì 4 novembre 2010
Si rinnova il cda dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero
E’ stata una seduta intensa quella che ha tenuto questa mattina il Consiglio Presbiterale Diocesano, riunito a Palazzo Vescovile sotto la presidenza del vescovo mons. Gianni Ambrosio e coordinato da mons. Aldo Maggi.
In apertura il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha presentato il programma del secondo anno della Missione popolare diocesana, programma che è stato riunito, col titolo “Riflessioni e prospettive”, in una pubblicazione che fa riferimento in particolare al convegno di settembre integrato con i contributi emersi durante gli incontri degli operatori che si sono tenuti in ottobre. Si tratta di un documento ampio ed organico che può essere richiesto alla segreteria della Missione.
E’ in scadenza il consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Ha durata quinquennale e viene eletto dal Vescovo. Il Consiglio presbiterale deve, però, indicare tre membri (mons. Monari li aveva portati a cinque) per il cda ed uno per il collegio dei revisori dei conti. Come è stato comunicato questa mattina, tutti gli attuali componenti sono rieleggibili, ma il presidente, mons. Antonio Bozzuffi, per motivi di età, si è già detto non disponibile per una riconferma. Agli effetti della votazione del Consiglio, che tornerà a riunirsi il 2 dicembre, entro il mese di novembre possono essere segnalati candidati che andranno a comporre un’apposita lista a cura della segreteria.
Il prossimo anno, dal 3 all’11 settembre, ad Ancora si tiene il venticinquesimo Congresso eucaristico nazionale: allo scopo è stato costituito un comitato nazionale e la nostra diocesi ha indicato in mons. Carlo Tarli il proprio delegato. E’ stato lo stesso mons. Tarli a riferire alcuni particolari organizzativi. Ad esempio con il prossimo Avvento le parrocchie potranno ritirare in Curia lo stendardo ufficiale da esporre nelle chiese; in diocesi dovrà essere costituito un apposito comitato e dovranno essere individuati volontari che, dopo opportuna preparazione, presteranno servizio durante il Congresso di Ancona il cui tema (“Signore da chi andremo?”) – ha sottolineato mons. Tarli – si inserisce molto bene nel programma della missione popolare.
Il Consiglio è poi passato a parlare di pastorale giovanile e di oratori. In merito hanno riferito don Paolo Cignatta, nuovo delegato vescovile per la pastorale giovanile, don Fabio Galli, presidente dell’associazione degli oratori piacentini (il nuovo consiglio è stato eletto venerdì scorso) e don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio per i beni culturali. I tre interventi erano uniti da un motivo di fondo: la presenza dei giovani nella Chiesa e la loro formazione attraverso gli oratori, intesi non solo come strutture fisiche, ma anche come progetti educativi. Dettagliate le tre relazioni e ampio il dibattito: il Consiglio non ha potuto esaurire il tema, che per sua natura ne coinvolge diversi altri, e, su proposta di mons. Maggi, è stato deciso che si tornerà a parlarne in una prossima seduta (non quella del 2 dicembre di cui è già stato deciso l’ordine del giorno: Missione popolare, elezione dei membri del consiglio di amministrazione dell’Istituto per il sostentamento del clero e Pastorale della montagna).
Don Cignatta era al suo primo intervento in Consiglio dopo la nomina a responsabile della pastorale giovanile: a questo proposito il Vescovo lo ha ringraziato per aver accettato l’incarico ed ha avuto parole di riconoscenza per quanto ha fatto in questo settore don Paolo Camminati. Mons. Ambrosio, intervenendo sul rapporto giovani ed oratori, ha sottolineato come il problema delle strutture e del progetto educativo debba essere affrontato con una concezione unitaria avendo chiaro che la pastorale giovanile rappresenta il futuro.
Tra le comunicazioni date all’assemblea dal vicario generale mons. Lino Ferrari ricordiamo che dal 15 al 17 novembre prossimi alla Bellotta di Pontenure sono in programma gli esercizi spirituali per il clero predicati dal vescovo di Parma mons. Enrico Solmi; altro importante appuntamento il 21 novembre, domenica, alle ore 16, a Gragnano: il Vescovo presiederà la cerimonia ufficiale per l’apertura del processo di beatificazione di don Giuseppe Beotti.
In apertura il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha presentato il programma del secondo anno della Missione popolare diocesana, programma che è stato riunito, col titolo “Riflessioni e prospettive”, in una pubblicazione che fa riferimento in particolare al convegno di settembre integrato con i contributi emersi durante gli incontri degli operatori che si sono tenuti in ottobre. Si tratta di un documento ampio ed organico che può essere richiesto alla segreteria della Missione.
E’ in scadenza il consiglio di amministrazione dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Ha durata quinquennale e viene eletto dal Vescovo. Il Consiglio presbiterale deve, però, indicare tre membri (mons. Monari li aveva portati a cinque) per il cda ed uno per il collegio dei revisori dei conti. Come è stato comunicato questa mattina, tutti gli attuali componenti sono rieleggibili, ma il presidente, mons. Antonio Bozzuffi, per motivi di età, si è già detto non disponibile per una riconferma. Agli effetti della votazione del Consiglio, che tornerà a riunirsi il 2 dicembre, entro il mese di novembre possono essere segnalati candidati che andranno a comporre un’apposita lista a cura della segreteria.
Il prossimo anno, dal 3 all’11 settembre, ad Ancora si tiene il venticinquesimo Congresso eucaristico nazionale: allo scopo è stato costituito un comitato nazionale e la nostra diocesi ha indicato in mons. Carlo Tarli il proprio delegato. E’ stato lo stesso mons. Tarli a riferire alcuni particolari organizzativi. Ad esempio con il prossimo Avvento le parrocchie potranno ritirare in Curia lo stendardo ufficiale da esporre nelle chiese; in diocesi dovrà essere costituito un apposito comitato e dovranno essere individuati volontari che, dopo opportuna preparazione, presteranno servizio durante il Congresso di Ancona il cui tema (“Signore da chi andremo?”) – ha sottolineato mons. Tarli – si inserisce molto bene nel programma della missione popolare.
Il Consiglio è poi passato a parlare di pastorale giovanile e di oratori. In merito hanno riferito don Paolo Cignatta, nuovo delegato vescovile per la pastorale giovanile, don Fabio Galli, presidente dell’associazione degli oratori piacentini (il nuovo consiglio è stato eletto venerdì scorso) e don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio per i beni culturali. I tre interventi erano uniti da un motivo di fondo: la presenza dei giovani nella Chiesa e la loro formazione attraverso gli oratori, intesi non solo come strutture fisiche, ma anche come progetti educativi. Dettagliate le tre relazioni e ampio il dibattito: il Consiglio non ha potuto esaurire il tema, che per sua natura ne coinvolge diversi altri, e, su proposta di mons. Maggi, è stato deciso che si tornerà a parlarne in una prossima seduta (non quella del 2 dicembre di cui è già stato deciso l’ordine del giorno: Missione popolare, elezione dei membri del consiglio di amministrazione dell’Istituto per il sostentamento del clero e Pastorale della montagna).
Don Cignatta era al suo primo intervento in Consiglio dopo la nomina a responsabile della pastorale giovanile: a questo proposito il Vescovo lo ha ringraziato per aver accettato l’incarico ed ha avuto parole di riconoscenza per quanto ha fatto in questo settore don Paolo Camminati. Mons. Ambrosio, intervenendo sul rapporto giovani ed oratori, ha sottolineato come il problema delle strutture e del progetto educativo debba essere affrontato con una concezione unitaria avendo chiaro che la pastorale giovanile rappresenta il futuro.
Tra le comunicazioni date all’assemblea dal vicario generale mons. Lino Ferrari ricordiamo che dal 15 al 17 novembre prossimi alla Bellotta di Pontenure sono in programma gli esercizi spirituali per il clero predicati dal vescovo di Parma mons. Enrico Solmi; altro importante appuntamento il 21 novembre, domenica, alle ore 16, a Gragnano: il Vescovo presiederà la cerimonia ufficiale per l’apertura del processo di beatificazione di don Giuseppe Beotti.
Argomenti
Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio
martedì 2 novembre 2010
Africa Mission e i bambini di strada, missione compiuta
È stato completato in questi giorni il reinserimento nelle famiglie d’origine degli ex bambini di strada ugandesi di cui si è occupata nelle ultime settimane Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, insieme alla parrocchia di Iriiri, in Uganda. Si tratta di 86 ex bambini di strada raccolti dalla polizia nella capitale Kampala, dove i piccoli erano finiti a mendicare per sfuggire alla vita di stenti e alla povertà della loro regione di provenienza, il Karamoja.
Di questi giovanissimi Karimojong, di età compresa tra i 2 e i 12 anni, la maggior parte dei quali molto piccoli, la Ong piacentina si sta prendendo cura attraverso un progetto di protezione dell’infanzia vulnerabile grazie al quale vengono garantiti una prima accoglienza psico-sociale, cure mediche di base e il diritto al cibo.
Già alla fine di settembre (come era stato già comunicato alla stampa), 27 di questi 86 ex bambini di strada erano stati ricongiunti con le loro famiglie. Ora l’intervento di reinserimento è stato completato. Tutti i piccoli Karimojong accolti a Iriiri sono ritornati infatti a casa, ad eccezione di 7 bambini, dei quali non è ancora stata trovata la famiglia di origine e che vengono ospitati dalle suore di Madre Teresa di Moroto, che Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo si è impegnata a sostenere con derrate alimentari, acqua, materassi, coperte e tutto l’indispensabile per l’accoglienza, compreso il supporto finanziario per il pagamento di operatrici sociali.
Nel frattempo, continua da parte della Ong piacentina, l’attività di monitoraggio delle condizioni di salute e delle necessità dei bambini che hanno già ritrovato le loro famiglie. Mentre il World Food Programme, il programma alimentare delle Nazioni Unite, si è impegnato a fornire cibo alle famiglie dei bambini, con la speranza che i piccoli non tornino nuovamente a mendicare a Kampala.
Ora, l’obiettivo di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo è quello di riuscire a inserire i bambini anche a scuola, al fine di evitare il loro ritorno alla vita di strada. E per portare avanti questo progetto, l’Ong è alla ricerca di collaborazioni con anche altre istituzioni operanti in Uganda. Quello della mancanza di qualsiasi forma di educazione, e quindi di prospettive per il futuro, infatti, è un ulteriore problema che va ad aggiungersi ai gravi rischi con cui già si confrontano quotidianamente i bambini di strada a Kampala: la fame, l’assenza di cure, l’inquinamento, gli incidenti, i soprusi.
Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo fa un appello a tutti coloro che vogliano unirsi all’impegno di garantire i diritti di base e un futuro migliore a questi bambini, contribuendo alla campagna di raccolta fondi per assicurare loro cibo, cure, assistenza, ma anche la possibilità di frequentare la scuola. Per informazioni, contattare la segreteria della Ong, in Strada ai Dossi di le Mose 5/7 a Piacenza, tel. 0523.499424.
Di questi giovanissimi Karimojong, di età compresa tra i 2 e i 12 anni, la maggior parte dei quali molto piccoli, la Ong piacentina si sta prendendo cura attraverso un progetto di protezione dell’infanzia vulnerabile grazie al quale vengono garantiti una prima accoglienza psico-sociale, cure mediche di base e il diritto al cibo.
Già alla fine di settembre (come era stato già comunicato alla stampa), 27 di questi 86 ex bambini di strada erano stati ricongiunti con le loro famiglie. Ora l’intervento di reinserimento è stato completato. Tutti i piccoli Karimojong accolti a Iriiri sono ritornati infatti a casa, ad eccezione di 7 bambini, dei quali non è ancora stata trovata la famiglia di origine e che vengono ospitati dalle suore di Madre Teresa di Moroto, che Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo si è impegnata a sostenere con derrate alimentari, acqua, materassi, coperte e tutto l’indispensabile per l’accoglienza, compreso il supporto finanziario per il pagamento di operatrici sociali.
Nel frattempo, continua da parte della Ong piacentina, l’attività di monitoraggio delle condizioni di salute e delle necessità dei bambini che hanno già ritrovato le loro famiglie. Mentre il World Food Programme, il programma alimentare delle Nazioni Unite, si è impegnato a fornire cibo alle famiglie dei bambini, con la speranza che i piccoli non tornino nuovamente a mendicare a Kampala.
Ora, l’obiettivo di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo è quello di riuscire a inserire i bambini anche a scuola, al fine di evitare il loro ritorno alla vita di strada. E per portare avanti questo progetto, l’Ong è alla ricerca di collaborazioni con anche altre istituzioni operanti in Uganda. Quello della mancanza di qualsiasi forma di educazione, e quindi di prospettive per il futuro, infatti, è un ulteriore problema che va ad aggiungersi ai gravi rischi con cui già si confrontano quotidianamente i bambini di strada a Kampala: la fame, l’assenza di cure, l’inquinamento, gli incidenti, i soprusi.
Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo fa un appello a tutti coloro che vogliano unirsi all’impegno di garantire i diritti di base e un futuro migliore a questi bambini, contribuendo alla campagna di raccolta fondi per assicurare loro cibo, cure, assistenza, ma anche la possibilità di frequentare la scuola. Per informazioni, contattare la segreteria della Ong, in Strada ai Dossi di le Mose 5/7 a Piacenza, tel. 0523.499424.
sabato 30 ottobre 2010
Nuova guida per i Papa Boys
Don Paolo Cignatta è il nuovo responsabile dei Papa-Boys piacentini. Sostituisce don Paolo Camminati. E' un prete giovane, ha 36 anni, cresciuto sotto la guida di monsignor Giuseppe Illica a Castelsangiovanni. Avrà un compito difficile: quello di ricucire uno strappo tra i giovani e la Chiesa che si presenta sempre più lacerato.
Cambio della guardia alla guida dei Papa-Boys piacentini. Don Paolo Cignatta, 36 anni, vicario parrocchiale a Castelsangiovanni, ha preso il posto di don Paolo Camminati, 43 anni, che vede scadere nel 2010 il proprio mandato. L'avvicendamento è avvenuto nel silenzio estivo, con un annuncio dato sul settimanale diocesano il Nuovo Giornale a fine agosto, quando lo stesso don Camminati era alla guida del pellegrinaggio diocesano dei giovani in Terra Santa. Ad un paio di settimane fa risale invece il nuovo statuto dell'Ufficio diocesano di pastorale giovanile, promulgato dal vescovo Gianni Ambrosio il 13 ottobre. Un documento che, in una paginetta, esplicita le competenze del nuovo ufficio destinato ad occuparsi dei giovani ma anche degli oratori «Don Camminati mi lascia una eredità consistente - ci tiene ad evidenziare don Cignatta -, con eventi ben organizzati e partecipati». Tuttavia, uno dei lavori che era necessario affrontare al più presto era quello di contattare tutti i preti della diocesi per un fisiologico rilancio dell'ufficio diocesano. «Nessun servizio diocesano è un doppione rispetto alle parrocchie - ci tiene ad evidenziare la neo guida, originario di Castelsangiovanni -. La Chiesa è un tutt'uno e il soggetto della pastorale giovanile è la comunità cristiana. Oggi poi, la situazione sociale ci impone di lavorare insieme. Non è più possibile chiudersi dentro a dei particolarismi ma è necessario mettersi in rete. Trovo che questo sia percepito dai sacerdoti e ho trovato il clero di Piacenza-Bobbio ben disposto». Don Cignatta ha già affrontato una serie di incontri con i parroci delle varie zone. «Vedo che c'è il desiderio e l'attenzione verso i nostri giovani - dice -, anche se trovare delle piste praticabili non è sempre facile. Un po' perchè l'età media dei sacerdoti è avanzata. Un po' perchè oggi i giovani ci lanciano una nuova sfida». Una sfida che non è più quella dell'essere contro la Chiesa o Gesù come in passato, ma che si presenta paradossalmente molto più complicata: una sfida contro l'indifferenza. «Copre il latente desiderio di Dio - riflette don Cignatta -; "Io vivo bene anche senza Dio" mi sento dire in giro». «Vogliamo far capire ai giovani - prosegue - che stanno a cuore alla Chiesa. Pensiamo a don Milani e al suo "I care: mi interessi". Non è un caso che stiano rinascendo gli oratori: vuol dire che i giovani stanno a cuore alla Chiesa anche oltre il cammino di gruppo e la Chiesa li sostiene anche dentro le loro passioni, che sono quelle dello sport, dello stare insieme, della musica, della festa, del tempo libero. Promuovere le passioni belle dei giovani penso sia importante. I giovani hanno bisogno di novità e la vera novità è Gesù Cristo». L'evento più importante, nell'anno 2010-2011, sarà la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà il prossimo agosto a Madrid. Piacenza sarà gemellata con Cordoba dove si terranno i giorni delle diocesi, poi ci sarà il grande ritrovo di Madrid. Le iscrizioni si sono aperte il primo ottobre e nella Pastorale Giovanile di don Cignatta il cantiere dello spirito è già iniziato.
fed. fri.
27/10/2010 Libertà
Cambio della guardia alla guida dei Papa-Boys piacentini. Don Paolo Cignatta, 36 anni, vicario parrocchiale a Castelsangiovanni, ha preso il posto di don Paolo Camminati, 43 anni, che vede scadere nel 2010 il proprio mandato. L'avvicendamento è avvenuto nel silenzio estivo, con un annuncio dato sul settimanale diocesano il Nuovo Giornale a fine agosto, quando lo stesso don Camminati era alla guida del pellegrinaggio diocesano dei giovani in Terra Santa. Ad un paio di settimane fa risale invece il nuovo statuto dell'Ufficio diocesano di pastorale giovanile, promulgato dal vescovo Gianni Ambrosio il 13 ottobre. Un documento che, in una paginetta, esplicita le competenze del nuovo ufficio destinato ad occuparsi dei giovani ma anche degli oratori «Don Camminati mi lascia una eredità consistente - ci tiene ad evidenziare don Cignatta -, con eventi ben organizzati e partecipati». Tuttavia, uno dei lavori che era necessario affrontare al più presto era quello di contattare tutti i preti della diocesi per un fisiologico rilancio dell'ufficio diocesano. «Nessun servizio diocesano è un doppione rispetto alle parrocchie - ci tiene ad evidenziare la neo guida, originario di Castelsangiovanni -. La Chiesa è un tutt'uno e il soggetto della pastorale giovanile è la comunità cristiana. Oggi poi, la situazione sociale ci impone di lavorare insieme. Non è più possibile chiudersi dentro a dei particolarismi ma è necessario mettersi in rete. Trovo che questo sia percepito dai sacerdoti e ho trovato il clero di Piacenza-Bobbio ben disposto». Don Cignatta ha già affrontato una serie di incontri con i parroci delle varie zone. «Vedo che c'è il desiderio e l'attenzione verso i nostri giovani - dice -, anche se trovare delle piste praticabili non è sempre facile. Un po' perchè l'età media dei sacerdoti è avanzata. Un po' perchè oggi i giovani ci lanciano una nuova sfida». Una sfida che non è più quella dell'essere contro la Chiesa o Gesù come in passato, ma che si presenta paradossalmente molto più complicata: una sfida contro l'indifferenza. «Copre il latente desiderio di Dio - riflette don Cignatta -; "Io vivo bene anche senza Dio" mi sento dire in giro». «Vogliamo far capire ai giovani - prosegue - che stanno a cuore alla Chiesa. Pensiamo a don Milani e al suo "I care: mi interessi". Non è un caso che stiano rinascendo gli oratori: vuol dire che i giovani stanno a cuore alla Chiesa anche oltre il cammino di gruppo e la Chiesa li sostiene anche dentro le loro passioni, che sono quelle dello sport, dello stare insieme, della musica, della festa, del tempo libero. Promuovere le passioni belle dei giovani penso sia importante. I giovani hanno bisogno di novità e la vera novità è Gesù Cristo». L'evento più importante, nell'anno 2010-2011, sarà la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà il prossimo agosto a Madrid. Piacenza sarà gemellata con Cordoba dove si terranno i giorni delle diocesi, poi ci sarà il grande ritrovo di Madrid. Le iscrizioni si sono aperte il primo ottobre e nella Pastorale Giovanile di don Cignatta il cantiere dello spirito è già iniziato.
fed. fri.
27/10/2010 Libertà
venerdì 29 ottobre 2010
Morto l'esorcista diocesano
E' morto questa mattina, all'ospedale civile di Castel San Giovanni, dov'era
ricoverato da tempo, mons. Giovanni Battista Lanfranchi, parroco di Seminò
(Ziano).
Nato a Travo il 7 settembre 1922, è stato ordinato sacerdote il 15 giugno
1946. Ha iniziato il servizio pastorale come curato a Cortemaggiore per
passare nel 1949, con la stessa qualifica, a Pianello. Nel 1953 è stato
nominato parroco di Montereggio; nel 1954, come rettore, gli è stata
affidata la parrocchia di San Lazzaro Alberoni e nel 1960 è stato nominato
parroco di Seminò, incarico che manteneva tuttora. Era anche Moderatore
dell'Unità pastorale 4 del Vicariato Val Tidone. Assistente spirituale della
"Comunità Rosa Mystica" dal 1989, il 25 gennaio 2007 il Vescovo gli ha
affidato l'incarico di esorcista della diocesi.
La salma sarà trasferita oggi pomeriggio nella chiesa di Seminò dove questa
sera verrà recitato un Santo Rosario; domani sera, sabato, veglia funebre. I
funerali si terranno domenica prossima, 31 ottobre, alle ore 15, nella
chiesa parrocchiale di Seminò. Saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni
Ambrosio.
ricoverato da tempo, mons. Giovanni Battista Lanfranchi, parroco di Seminò
(Ziano).
Nato a Travo il 7 settembre 1922, è stato ordinato sacerdote il 15 giugno
1946. Ha iniziato il servizio pastorale come curato a Cortemaggiore per
passare nel 1949, con la stessa qualifica, a Pianello. Nel 1953 è stato
nominato parroco di Montereggio; nel 1954, come rettore, gli è stata
affidata la parrocchia di San Lazzaro Alberoni e nel 1960 è stato nominato
parroco di Seminò, incarico che manteneva tuttora. Era anche Moderatore
dell'Unità pastorale 4 del Vicariato Val Tidone. Assistente spirituale della
"Comunità Rosa Mystica" dal 1989, il 25 gennaio 2007 il Vescovo gli ha
affidato l'incarico di esorcista della diocesi.
La salma sarà trasferita oggi pomeriggio nella chiesa di Seminò dove questa
sera verrà recitato un Santo Rosario; domani sera, sabato, veglia funebre. I
funerali si terranno domenica prossima, 31 ottobre, alle ore 15, nella
chiesa parrocchiale di Seminò. Saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni
Ambrosio.
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Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio,
Esorcista
giovedì 28 ottobre 2010
Caritas-Migrantes, ecco lo straniero che paga le tasse
Gli stranieri come titolari di imprese, gli stranieri come cittadini che pagano le tasse e i contributi. Il rapporto Caritas-Migrantes 2010 parla chiaro: lo straniero è tutt'altro che una palla al piede, anzi ... Di seguito la sintesi del rapporto per Libertà.
Con quasi 16mila stranieri residenti il Comune di Piacenza si colloca al sesto posto assoluto in regione nella speciale classifica stilata dal rapporto Caritas-Migrantes presentato ieri a Bologna. In tutta l'Emilia Romagna, al 31 dicembre del 2009, gli stranieri residenti erano 516mila, in Italia 4.919.000.
A guidare la classifica è Bologna con 43.664 stranieri residenti, seguita da Reggio Emilia (26.508), Modena (24.918), Parma (23.868), Ravenna (17.190) e, appunto, Piacenza. Tra i primi 50 comuni, al 25esimo posto c'è Castelsangiovanni con 2.675, poi Fiorenzuola con 2.187.
Incidenza per comune Se a Piacenza l'incidenza degli stranieri residenti sul totale degli abitanti è del 15,49% (16° posto), Castelsangiovanni, con il 19,35%, si colloca al terzo posto assoluto in regione, mentre Borgonovo si prende il settimo in virtù del 16,64% di incidenza. Sempre per quanto riguarda la provincia di Piacenza, si trova Villanova al 20° posto con il 15,18%, Agazzano al 26° con il 14,64%, Fiorenzuola al 27° con il 14,61%, Cortemaggiore al 37° con 13,85%, poi Ziano al 42° con il 13,40%. Otto comuni nei primi cinquanta posti, tutti con più stranieri di Parma, al 50° esatto con il 12,94%.
Incidenza per provincia D'altro canto la provincia di Piacenza è quella che in assoluto ha la maggiore incidenza di stranieri (in tutto sono 36.153) residenti: il 12,6%. Seguono Reggio Emilia con 12,3%, Modena 11,9%, Parma 11,5%, Ravenna 10,4%, Forlì-Cesena 9,9%, Bologna 9,6%, Rimini 9,4%, Ferrara 6,8%. In regione l'incidenza è del 10,5%.
le nazionalità In tutta la regione il Marocco (67.502 residenti) fa la parte del leone con il 14,58% per cento sulla totalità degli stranieri; seguono Romania (60.673) con il 13,11%, Albania (58.735) con il 12,69%, Ucraina (23.710) con il 5,12%, Tunisia (22.853) con il 4,94, Cina (21.433) con il 4,63%, Moldova (21.333) con il 4,61%, India (14.758) con il 3,19%, Pakistan (14.689) con il 3,17%, Polonia (12.253) con il 2,65%. Ci sono poi 11.531 filippini, 10.184 ghanesi, 9.257 macedoni, 8.813 senegalesi, 8.357 nigeriani. Ancora: 6.767 persone provenienti dal Bangladesh, 5.329 dello Sri lanka, 4.805 dalla Bulgaria, 4.730 da Serbia e Montenegro, 4.166 dalla Turchia, 70.962 da altri paesi.
il mercato del lavoro Ecco come sono distribuiti i lavoratori dipendenti stranieri per provincia: a Bologna sono 67.754 (22%), a Modena 52.608 (17,1%), a Reggio Emilia 36.221 (11,8%), a Ravenna 31.716 (10,3%), a Rimini 28.888 (9,4%), a Forlì-Cesena 28.412 (9,2%), a Parma 27.153 (8,9%), a Piacenza 19.398 (6,3%), a Ferrara 15.259 (5%).
titolari d'impresa Nella provincia di Piacenza gli stranieri titolari d'impresa sono 2.227 su un totale di 28.819 imprese attive sul territorio (il 7,73%); a Parma 3.433 su 43.236 imprese (il 7,94%); a Reggio Emilia 5.437 su 52.838 (il 10,29%); a Modena 4.551 su 68.132 (il 6,68%); a Bologna 5.750 su 87.798 (il 6,55%); a Ferrara 1.521 su 34.731 (il 4,38%); a Ravenna 3.066 su 38.028 (8,06%); a Forlì-Cesena 2.486 su 40.650 (6,12%); a Rimini 2.630 su 33.658 (il 7,81%).
tasse e contributi In Emilia-Romagna dall'occupazione straniera nel 2008 sono arrivati 733 milioni di euro di contributi previdenziali e 358 milioni di gettito fiscale (tra Irpef, Iva sui consumi, imposte sui fabbricati), per un totale di oltre 1 miliardo di euro. Da Piacenza, in particolare sono arrivati 43milioni di euro in contributi previdenziali e quasi 21,5 di gettito fiscale.
Federico Frighi
27/10/2010 Libertà
Con quasi 16mila stranieri residenti il Comune di Piacenza si colloca al sesto posto assoluto in regione nella speciale classifica stilata dal rapporto Caritas-Migrantes presentato ieri a Bologna. In tutta l'Emilia Romagna, al 31 dicembre del 2009, gli stranieri residenti erano 516mila, in Italia 4.919.000.
A guidare la classifica è Bologna con 43.664 stranieri residenti, seguita da Reggio Emilia (26.508), Modena (24.918), Parma (23.868), Ravenna (17.190) e, appunto, Piacenza. Tra i primi 50 comuni, al 25esimo posto c'è Castelsangiovanni con 2.675, poi Fiorenzuola con 2.187.
Incidenza per comune Se a Piacenza l'incidenza degli stranieri residenti sul totale degli abitanti è del 15,49% (16° posto), Castelsangiovanni, con il 19,35%, si colloca al terzo posto assoluto in regione, mentre Borgonovo si prende il settimo in virtù del 16,64% di incidenza. Sempre per quanto riguarda la provincia di Piacenza, si trova Villanova al 20° posto con il 15,18%, Agazzano al 26° con il 14,64%, Fiorenzuola al 27° con il 14,61%, Cortemaggiore al 37° con 13,85%, poi Ziano al 42° con il 13,40%. Otto comuni nei primi cinquanta posti, tutti con più stranieri di Parma, al 50° esatto con il 12,94%.
Incidenza per provincia D'altro canto la provincia di Piacenza è quella che in assoluto ha la maggiore incidenza di stranieri (in tutto sono 36.153) residenti: il 12,6%. Seguono Reggio Emilia con 12,3%, Modena 11,9%, Parma 11,5%, Ravenna 10,4%, Forlì-Cesena 9,9%, Bologna 9,6%, Rimini 9,4%, Ferrara 6,8%. In regione l'incidenza è del 10,5%.
le nazionalità In tutta la regione il Marocco (67.502 residenti) fa la parte del leone con il 14,58% per cento sulla totalità degli stranieri; seguono Romania (60.673) con il 13,11%, Albania (58.735) con il 12,69%, Ucraina (23.710) con il 5,12%, Tunisia (22.853) con il 4,94, Cina (21.433) con il 4,63%, Moldova (21.333) con il 4,61%, India (14.758) con il 3,19%, Pakistan (14.689) con il 3,17%, Polonia (12.253) con il 2,65%. Ci sono poi 11.531 filippini, 10.184 ghanesi, 9.257 macedoni, 8.813 senegalesi, 8.357 nigeriani. Ancora: 6.767 persone provenienti dal Bangladesh, 5.329 dello Sri lanka, 4.805 dalla Bulgaria, 4.730 da Serbia e Montenegro, 4.166 dalla Turchia, 70.962 da altri paesi.
il mercato del lavoro Ecco come sono distribuiti i lavoratori dipendenti stranieri per provincia: a Bologna sono 67.754 (22%), a Modena 52.608 (17,1%), a Reggio Emilia 36.221 (11,8%), a Ravenna 31.716 (10,3%), a Rimini 28.888 (9,4%), a Forlì-Cesena 28.412 (9,2%), a Parma 27.153 (8,9%), a Piacenza 19.398 (6,3%), a Ferrara 15.259 (5%).
titolari d'impresa Nella provincia di Piacenza gli stranieri titolari d'impresa sono 2.227 su un totale di 28.819 imprese attive sul territorio (il 7,73%); a Parma 3.433 su 43.236 imprese (il 7,94%); a Reggio Emilia 5.437 su 52.838 (il 10,29%); a Modena 4.551 su 68.132 (il 6,68%); a Bologna 5.750 su 87.798 (il 6,55%); a Ferrara 1.521 su 34.731 (il 4,38%); a Ravenna 3.066 su 38.028 (8,06%); a Forlì-Cesena 2.486 su 40.650 (6,12%); a Rimini 2.630 su 33.658 (il 7,81%).
tasse e contributi In Emilia-Romagna dall'occupazione straniera nel 2008 sono arrivati 733 milioni di euro di contributi previdenziali e 358 milioni di gettito fiscale (tra Irpef, Iva sui consumi, imposte sui fabbricati), per un totale di oltre 1 miliardo di euro. Da Piacenza, in particolare sono arrivati 43milioni di euro in contributi previdenziali e quasi 21,5 di gettito fiscale.
Federico Frighi
27/10/2010 Libertà
martedì 26 ottobre 2010
Africa Mission, dalla maratona di Venezia 9 pozzi per l'acqua
Anche quest’anno è stato vincente il binomio di solidarietà Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo & Venicemarathon. Per la quinta volta consecutiva, infatti, la Ong piacentina ha partecipato alla Maratona, che si è corsa domenica 24 ottobre a Venezia, con il progetto “Run for Water, Run for Life” finalizzato alla costruzione di pozzi d’acqua potabile in Uganda, nell’arida regione del Karamoja. Il progetto di solidarietà, che in cinque anni ha già consentito la costruzione di 9 pozzi d’acqua e la riabilitazione di tre impianti di approvvigionamento idrico non più funzionanti, ha raccolto anche in questa edizione sostegno e partecipazione.
“Siamo veramente orgogliosi di questa fratellanza e dei risultati che si sono ottenuti in questi anni - ha dichiarato il presidente di Venicemarathon, Enrico Jacomini, a proposito di “Run for Water, Run for Life” -. Il progetto è talmente bello che attira l’attenzione di tutti e coinvolge soprattutto i giovani, ed è per noi motivo di particolare soddisfazione. Per noi non è un’iniziativa estranea che si è affiancata a Venicemarathon, ma che è diventata parte della nostra struttura”.
“Siamo orgogliosi di essere parte della struttura di Venicemarathon - ha detto a sua volta il presidente di Cooperazione e Sviluppo, Carlo Antonello, intervistato anche da Rai Sport 1 durante la diretta sulla Maratona -. Speriamo negli anni di crescere ancora e di portare presto la Maratona di Venezia a organizzare anche una maratona a Moroto, in Uganda, per far arrivare la solidarietà dello sport ai bambini africani. La nostra amicizia con Venicemarathon è nata sui valori veri dello sport e della vita, e siamo orgogliosi di collaborare con questa maratona che è l’unica ad essersi aperta al valore della solidarietà verso il Terzo mondo. Ringraziamo con tutto il cuore gli organizzatori della Venicemarathon che hanno portato salute e vita ai tanti bambini che in Karamoja ogni giorno fanno la maratona per trovare acqua e vita”.
La Maratona di Venezia è giunta quest’anno all’importante traguardo dei 25 anni. A vincere la competizione di domenica sono stati il keniano Simon Kamama Mukun nella corsa maschile e l’etiope Makda Harun Haji in quella femminile. Nella categoria hand-bike il traguardo è stato invece tagliato insieme da Vittorio Podestà e dall’ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi, testimonial di un altro “partner sociale” di Venicemarathon, il progetto Bimbingamba dell’Associazione Niccolò Campo, che già dall’anno scorso sostiene con un proprio contributo anche “Run for Water, Run for Life”.
Nei giorni precedenti la Maratona, Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo era presente alla fiera Exposport con un proprio stand, visitato anche dall’atleta paraolimpico Oscar Pistorius, testimonial del progetto“Venezia Accessibile” dell’Ufficio Eliminazione Barriere Architettoniche del Comune di Venezia. Tutti fondi raccolti dalla Ong piacentina durante la Venicemarathon (grazie ai contributi spontanei degli atleti, ai 500 pettorali speciali destinati a “Run for Water, Run for Life” e a una parte del ricavato delle corse non competitive “Family Run”, oltre che alle offerte ricevute allo stand di Exposport) è stato destinato alla costruzione di pozzi d’acqua potabile nella regione ugandese del Karamoja, in Uganda.
“Siamo veramente orgogliosi di questa fratellanza e dei risultati che si sono ottenuti in questi anni - ha dichiarato il presidente di Venicemarathon, Enrico Jacomini, a proposito di “Run for Water, Run for Life” -. Il progetto è talmente bello che attira l’attenzione di tutti e coinvolge soprattutto i giovani, ed è per noi motivo di particolare soddisfazione. Per noi non è un’iniziativa estranea che si è affiancata a Venicemarathon, ma che è diventata parte della nostra struttura”.
“Siamo orgogliosi di essere parte della struttura di Venicemarathon - ha detto a sua volta il presidente di Cooperazione e Sviluppo, Carlo Antonello, intervistato anche da Rai Sport 1 durante la diretta sulla Maratona -. Speriamo negli anni di crescere ancora e di portare presto la Maratona di Venezia a organizzare anche una maratona a Moroto, in Uganda, per far arrivare la solidarietà dello sport ai bambini africani. La nostra amicizia con Venicemarathon è nata sui valori veri dello sport e della vita, e siamo orgogliosi di collaborare con questa maratona che è l’unica ad essersi aperta al valore della solidarietà verso il Terzo mondo. Ringraziamo con tutto il cuore gli organizzatori della Venicemarathon che hanno portato salute e vita ai tanti bambini che in Karamoja ogni giorno fanno la maratona per trovare acqua e vita”.
La Maratona di Venezia è giunta quest’anno all’importante traguardo dei 25 anni. A vincere la competizione di domenica sono stati il keniano Simon Kamama Mukun nella corsa maschile e l’etiope Makda Harun Haji in quella femminile. Nella categoria hand-bike il traguardo è stato invece tagliato insieme da Vittorio Podestà e dall’ex pilota di Formula 1 Alex Zanardi, testimonial di un altro “partner sociale” di Venicemarathon, il progetto Bimbingamba dell’Associazione Niccolò Campo, che già dall’anno scorso sostiene con un proprio contributo anche “Run for Water, Run for Life”.
Nei giorni precedenti la Maratona, Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo era presente alla fiera Exposport con un proprio stand, visitato anche dall’atleta paraolimpico Oscar Pistorius, testimonial del progetto“Venezia Accessibile” dell’Ufficio Eliminazione Barriere Architettoniche del Comune di Venezia. Tutti fondi raccolti dalla Ong piacentina durante la Venicemarathon (grazie ai contributi spontanei degli atleti, ai 500 pettorali speciali destinati a “Run for Water, Run for Life” e a una parte del ricavato delle corse non competitive “Family Run”, oltre che alle offerte ricevute allo stand di Exposport) è stato destinato alla costruzione di pozzi d’acqua potabile nella regione ugandese del Karamoja, in Uganda.
domenica 24 ottobre 2010
Il vescovo Grillo: mai avere fretta con le apparizioni mariane
Monsignor Girolamo Grillo, vescovo emerito di Civitavecchia, è il presule al quale una statuina della Madonna pianse tra le mani nel 1995. L'altro giorno era a Piacenza per raccontare la propria testimonianza che ha dell'incredibile, tanto che lo stesso vescovo Grillo, per molto tempo prima e anche dopo, è rimasto scettico. L'abbiamo intervistato su Libertà nei giorni scorsi.
«Cautela nelle apparizioni, ma nessun problema nel chiedere la guarigione dell'anima, questo la Madonna non può rifiutarlo». E' in estrema sintesi il pensiero del vescovo emerito di Civitavecchia, Girolamo Grillo, che ieri sera ha portato la propria testimonianza al Palabanca, invitato da monsignor Pietro Casella con gli Amici di Sant'Eufemia. Il vescovo Grillo (80 anni) fu protagonista di un evento inspiegabile accaduto nel 1995 quando una statuetta della Madonna, acquistata da un parroco a Medjugore, gli pianse tra le mani lacrime di sangue.
«Non sono mai stato un credulone e nelle cose vado sempre con molta cautela - ci tiene a premettere -. Quando si sono verificate le prime lacrimazioni non è che via abbia dato tanto peso. Tanto più che in quell'epoca in Italia piangevano molte madonne. Quando pianse quella della mia diocesi pensai: proprio a me doveva capitare questa stupidata! ». Non solo: giunse a dare disposizioni che la statua fosse distrutta. Gliela nascosero e lui la fece sequestrare. Disse che l'aveva rinchiusa in un caveau di una banca, invece l'aveva messa nella stanza di suor Teresa, una delle due religiose presenti ieri sera al Palabanca. Stupidaggini. Non ne fece mistero con il cardinale Sodano, allora segretario di Stato, che lo chiamò invitandolo ad essere più elastico. «Pure in Vaticano credete queste stupidaggini» replicai al cardinale. Che lo richiamò ancora poco dopo, spiegandogli che il Papa aveva visto "il Fatto" di Enzo Biagi in cui Grillo, pur scettico, azzardava una posizione più morbida. «Il Santo Padre apprezzava - ricorda il vescovo -. Io pensai che anche il Papa doveva essere impazzito». Dopo 42 giorni, nel marzo del 1995, avviene la lacrimazione nelle mani di monsignor Grillo. La sera prima seppe che una donna in cura dall'esorcista padre Amorth disse che la madonnina aveva previsto l'elezione di Prodi e un attentato delle Brigate Rosse che avrebbe diviso in due l'Italia. Ancora sciocchezze per il vescovo Grillo. Il giorno dopo la madonnina lacrimò sangue in mano a sua eccellenza: «Diventai bianco e mi inginocchiai». Per circa tre anni rimase turbato e non ne volle sapere più nulla. «Ero traumatizzato - confessa -. Molti pensano che sia diventato devoto alla Madonna dopo tutto ciò. Non è vero. La mia devozione viene da lontano, me la insegnò mia madre. La Madonna mi fece anche una grazia guarendomi l'occhio sinistro a 5 anni. L'apparizione era un messaggio per Giovanni Paolo II».
Devoti sì, ma non creduloni: «La Madonna come ancora di salvezza ci invita a purificarci perchè il mondo non va bene. Prima di tutto invita i sacerdoti a ritrovare loro stessi, dice di pensare e riflettere. La gente viene a pregare, a piangere e a confessarsi e la cosa più importante è proprio la conversione; le guarigioni sono secondarie, l'importante è la guarigione dell'anima». Sia Medjugore sia Civitavecchia, tuttavia, non sono ancora riconosciute dalla Chiesa. «Bisogna andare con molta cautela - osserva Grillo -, saper aspettare, Dio non ha fretta. Io dico sempre: la Madonna non ha l'orologio».
Federico Frighi
21/10/2010 Libertà
«Cautela nelle apparizioni, ma nessun problema nel chiedere la guarigione dell'anima, questo la Madonna non può rifiutarlo». E' in estrema sintesi il pensiero del vescovo emerito di Civitavecchia, Girolamo Grillo, che ieri sera ha portato la propria testimonianza al Palabanca, invitato da monsignor Pietro Casella con gli Amici di Sant'Eufemia. Il vescovo Grillo (80 anni) fu protagonista di un evento inspiegabile accaduto nel 1995 quando una statuetta della Madonna, acquistata da un parroco a Medjugore, gli pianse tra le mani lacrime di sangue.
«Non sono mai stato un credulone e nelle cose vado sempre con molta cautela - ci tiene a premettere -. Quando si sono verificate le prime lacrimazioni non è che via abbia dato tanto peso. Tanto più che in quell'epoca in Italia piangevano molte madonne. Quando pianse quella della mia diocesi pensai: proprio a me doveva capitare questa stupidata! ». Non solo: giunse a dare disposizioni che la statua fosse distrutta. Gliela nascosero e lui la fece sequestrare. Disse che l'aveva rinchiusa in un caveau di una banca, invece l'aveva messa nella stanza di suor Teresa, una delle due religiose presenti ieri sera al Palabanca. Stupidaggini. Non ne fece mistero con il cardinale Sodano, allora segretario di Stato, che lo chiamò invitandolo ad essere più elastico. «Pure in Vaticano credete queste stupidaggini» replicai al cardinale. Che lo richiamò ancora poco dopo, spiegandogli che il Papa aveva visto "il Fatto" di Enzo Biagi in cui Grillo, pur scettico, azzardava una posizione più morbida. «Il Santo Padre apprezzava - ricorda il vescovo -. Io pensai che anche il Papa doveva essere impazzito». Dopo 42 giorni, nel marzo del 1995, avviene la lacrimazione nelle mani di monsignor Grillo. La sera prima seppe che una donna in cura dall'esorcista padre Amorth disse che la madonnina aveva previsto l'elezione di Prodi e un attentato delle Brigate Rosse che avrebbe diviso in due l'Italia. Ancora sciocchezze per il vescovo Grillo. Il giorno dopo la madonnina lacrimò sangue in mano a sua eccellenza: «Diventai bianco e mi inginocchiai». Per circa tre anni rimase turbato e non ne volle sapere più nulla. «Ero traumatizzato - confessa -. Molti pensano che sia diventato devoto alla Madonna dopo tutto ciò. Non è vero. La mia devozione viene da lontano, me la insegnò mia madre. La Madonna mi fece anche una grazia guarendomi l'occhio sinistro a 5 anni. L'apparizione era un messaggio per Giovanni Paolo II».
Devoti sì, ma non creduloni: «La Madonna come ancora di salvezza ci invita a purificarci perchè il mondo non va bene. Prima di tutto invita i sacerdoti a ritrovare loro stessi, dice di pensare e riflettere. La gente viene a pregare, a piangere e a confessarsi e la cosa più importante è proprio la conversione; le guarigioni sono secondarie, l'importante è la guarigione dell'anima». Sia Medjugore sia Civitavecchia, tuttavia, non sono ancora riconosciute dalla Chiesa. «Bisogna andare con molta cautela - osserva Grillo -, saper aspettare, Dio non ha fretta. Io dico sempre: la Madonna non ha l'orologio».
Federico Frighi
21/10/2010 Libertà
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vescovo Girolamo Grillo
sabato 23 ottobre 2010
Un campione paraolimpico per Africa Mission
È stata inaugurata da Oscar Pistorius giovedì a Mestre la fiera Exposport legata alla 25ª Venicemarathon, l’importante manifestazione sportiva alla quale sta partecipando per il 5° anno consecutivo anche Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo con il progetto di solidarietà “Run for Water, Run for Life” per la costruzione di pozzi d’acqua potabile in Uganda. Il campione paraolimpico sudafricano ha visitato lo stand dell’Ong piacentina subito dopo il taglio del nastro, lasciando un proprio autografo come segno di sostegno all’attività di promozione umana svolta da quasi 40 anni in Uganda dall’associazione fondata da don Vittorio Pastori. “In Africa i bambini devono camminare anche 10-15 km per essere in grado di accedere a fonti idriche - ha detto Pistorius ai volontari di Africa Mission -. Il lavoro che state facendo di portare acqua alle popolazioni africane è dunque davvero grande. Grazie per quello che fate, continuate così”.
La Ong piacentina - scelta come “partner sociale” della Venicemarathon con il progetto “Run for Water, Run for Life” - sarà presente all’evento sportivo fino a domenica 24 ottobre, giorno in cui si correrà la Maratona. Quest’anno, tra l’altro, la competizione, alla quale si sono iscritti oltre 7mila atleti, proporrà, per l’importante traguardo dei suoi 25 anni, un inedito e spettacolare passaggio in Piazza San Marco a Venezia. Fino a sabato, giorno precedente la maratona, invece, rimarrà attivo lo stand della Ong piacentina presso Exposport, la fiera dello sport allestita a Parco San Giuliano di Mestre e inaugurata da Pistorius, ospite anche quest’anno in qualità di testimonial del progetto dell’Ufficio Eliminazione Barriere Architettoniche del Comune di Venezia “Venezia Accessibile”. Il campione paraolimpico parteciperà anche a una delle due Family Run, le corse non competitive in programma sabato.
Tutto il ricavato della partecipazione di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo alla Venicemarathon (raccolto grazie ai contributi spontanei degli iscritti alla Maratona e alle Family Run, a 500 pettorali speciali destinati a “Run for Water, Run for Life” e alle donazioni ricevute allo stand presso la fiera Exposport) verrà destinato alla costruzione di pozzi d’acqua potabile nell’arida regione ugandese del Karamoja, in Uganda.
La Ong piacentina - scelta come “partner sociale” della Venicemarathon con il progetto “Run for Water, Run for Life” - sarà presente all’evento sportivo fino a domenica 24 ottobre, giorno in cui si correrà la Maratona. Quest’anno, tra l’altro, la competizione, alla quale si sono iscritti oltre 7mila atleti, proporrà, per l’importante traguardo dei suoi 25 anni, un inedito e spettacolare passaggio in Piazza San Marco a Venezia. Fino a sabato, giorno precedente la maratona, invece, rimarrà attivo lo stand della Ong piacentina presso Exposport, la fiera dello sport allestita a Parco San Giuliano di Mestre e inaugurata da Pistorius, ospite anche quest’anno in qualità di testimonial del progetto dell’Ufficio Eliminazione Barriere Architettoniche del Comune di Venezia “Venezia Accessibile”. Il campione paraolimpico parteciperà anche a una delle due Family Run, le corse non competitive in programma sabato.
Tutto il ricavato della partecipazione di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo alla Venicemarathon (raccolto grazie ai contributi spontanei degli iscritti alla Maratona e alle Family Run, a 500 pettorali speciali destinati a “Run for Water, Run for Life” e alle donazioni ricevute allo stand presso la fiera Exposport) verrà destinato alla costruzione di pozzi d’acqua potabile nell’arida regione ugandese del Karamoja, in Uganda.
venerdì 22 ottobre 2010
giovedì 21 ottobre 2010
Nomine nel clero, quattro canonici in Duomo
Imminenti nuove nomine nel clero piacentino. Il vescovo dovrebbe creare quattro nuovi canonici per il Capitolo del Duomo. Ne parliamo nell'articolo sotto. Dovrebbero poi essere ufficializzati a breve il nuovo parroco di Pittolo-La Verza e il nuovo direttore del Pio Ritiro Cerati.
Nuova linfa per la cattedrale di Piacenza. Il vescovo, a breve, dovrebbe nominare quattro nuovi canonici che andranno a far parte del Capitolo del Duomo. A meno di sorprese o ripensamenti dell'ultima ora, si tratta di due canonici effettivi ed altrettanti onorari. Effettivi, a quanto si è appreso, saranno don Giuseppe Formaleoni (80 anni), parroco uscente della basilica di San Sisto, e don Marco Guarnieri (54 anni), direttore spirituale del Collegio Alberoni. Onorari don Gigi Bavagnoli (57 anni), responsabile del settore insegnamento della religione cattolica nelle scuole e rettore del seminario urbano, nonché don Celso Dosi (49 anni), segretario vescovile.
Il Capitolo dei canonici nacque con lo scopo di dare una regola comune al clero delle cattedrali e venne a lungo considerato una sorta di senato del vescovo. Oggi che tale compito è passato al Consiglio presbiterale, la funzione principale dei canonici è la cura dell'ufficio liturgico. In questo caso del Duomo di Piacenza. Si trovano al mattino per celebrare le lodi e alla sera per i vespri e sono presenti in cattedrale quando celebra il vescovo. Aiutano il parroco e arciprete della cattedrale nel servizio pastorale limitato però al Duomo. Sono quindi a disposizione per le confessioni e per la celebrazione delle messe. Durante i sacri uffici indossano l'abito corale che prevede l'uso della mozzetta violacea tipica del vescovo. Il Capitolo è anche un ente giuridico e dunque può assumere la proprietà di immobili. In particolare detiene alcuni appartamenti in una palazzina sul retro del Duomo, dove appunto risiedono alcuni dei canonici più anziani. Presidente del Capitolo è monsignor Eliseo Segalini mentre il decano è monsignor Domenico Ponzini. Ne fanno parte poi, quali effettivi, il parroco-arciprete del Duomo monsignor Anselmo Galvani, il penitenziere monsignor Leonardo Bargazzi, il vicario generale monsignor Lino Ferrari, monsignor Carlo Tarli, monsignor Giovanni Colognesi e monsignor Giacomo Maina. Canonici emeriti sono il teologo monsignor Pietro Bonatti, monsignor Antonio Bozzuffi, monsignor Pietro Bracchi, il canonico seniore monsignor Mario Fornasari, l'arcidiacono monsignor Paolo Groppi, monsignor Marco Villa e monsignor Antonio Malvicini. Onorari monsignor Bruno Perazzoli e l'arcivescovo Antonio Lanfranchi.
Federico Frighi
20/10/2010 Libertà
Nuova linfa per la cattedrale di Piacenza. Il vescovo, a breve, dovrebbe nominare quattro nuovi canonici che andranno a far parte del Capitolo del Duomo. A meno di sorprese o ripensamenti dell'ultima ora, si tratta di due canonici effettivi ed altrettanti onorari. Effettivi, a quanto si è appreso, saranno don Giuseppe Formaleoni (80 anni), parroco uscente della basilica di San Sisto, e don Marco Guarnieri (54 anni), direttore spirituale del Collegio Alberoni. Onorari don Gigi Bavagnoli (57 anni), responsabile del settore insegnamento della religione cattolica nelle scuole e rettore del seminario urbano, nonché don Celso Dosi (49 anni), segretario vescovile.
Il Capitolo dei canonici nacque con lo scopo di dare una regola comune al clero delle cattedrali e venne a lungo considerato una sorta di senato del vescovo. Oggi che tale compito è passato al Consiglio presbiterale, la funzione principale dei canonici è la cura dell'ufficio liturgico. In questo caso del Duomo di Piacenza. Si trovano al mattino per celebrare le lodi e alla sera per i vespri e sono presenti in cattedrale quando celebra il vescovo. Aiutano il parroco e arciprete della cattedrale nel servizio pastorale limitato però al Duomo. Sono quindi a disposizione per le confessioni e per la celebrazione delle messe. Durante i sacri uffici indossano l'abito corale che prevede l'uso della mozzetta violacea tipica del vescovo. Il Capitolo è anche un ente giuridico e dunque può assumere la proprietà di immobili. In particolare detiene alcuni appartamenti in una palazzina sul retro del Duomo, dove appunto risiedono alcuni dei canonici più anziani. Presidente del Capitolo è monsignor Eliseo Segalini mentre il decano è monsignor Domenico Ponzini. Ne fanno parte poi, quali effettivi, il parroco-arciprete del Duomo monsignor Anselmo Galvani, il penitenziere monsignor Leonardo Bargazzi, il vicario generale monsignor Lino Ferrari, monsignor Carlo Tarli, monsignor Giovanni Colognesi e monsignor Giacomo Maina. Canonici emeriti sono il teologo monsignor Pietro Bonatti, monsignor Antonio Bozzuffi, monsignor Pietro Bracchi, il canonico seniore monsignor Mario Fornasari, l'arcidiacono monsignor Paolo Groppi, monsignor Marco Villa e monsignor Antonio Malvicini. Onorari monsignor Bruno Perazzoli e l'arcivescovo Antonio Lanfranchi.
Federico Frighi
20/10/2010 Libertà
mercoledì 20 ottobre 2010
Mensa dei poveri, il commosso addio a Simeoni
C'era molta gente lunedì pomeriggio ai funerali di Maurizio Simeoni, direttore della Mensa della Fraternità. Un segno di come questo romano burbero e generoso in questi cinque anni di volontariato piacentino fosse riuscito a farsi volere bene. C'erano i volontari della Caritas, gli operatori della Caritas, gli amici e i benefattori della Caritas, ma anche gli ospiti della Caritas. In fondo alla chiesa, assistevano commossi alla messa. All'offertorio, uno di loro, ha allungato il braccio lasciando una moneta nel cestino.
Una rosa deposta sulla bara assieme ad un grembiule da cucina. Sono i doni che i suoi "ragazzi" hanno voluto lasciare a Maurizio Simeoni, 69 anni, il direttore della Mensa della Fraternità improvvisamente scomparso nella notte tra venerdì e sabato scorsi, stroncato da un malore fatale. I "ragazzi" sono gli ospiti della mensa, quelli che ogni giorno Simeoni e gli altri volontari accolgono per un pasto caldo, a pranzo e cena. Hanno atteso il feretro fuori dalla basilica di Sant'Antonino, in silenzio. Poi, attraverso la Porta del Paradiso, hanno accompagnato quel romano burbero e generoso fino alla navata centrale, dietro al mesto corteo guidato dal parroco don Giuseppe Basini. In basilica operatori Caritas, volontari, amici che Simeoni era riuscito a farsi in questi cinque anni piacentini. Mischiati tra i fedeli anche tanti benefattori che non hanno mai lasciato vuota la tavola di via San Vincenzo. Sull'altare, oltre a don Basini, i due ultimi direttori Caritas: monsignor Giampiero Franceschini e l'attuale, Giuseppe Chiodaroli, che è anche diacono. Poi il parroco di Varsi e volontario in mensa, don Antonino Scaglia, e l'altro diacono Michele Porcari.
«Siamo grati a Maurizio - dice don Basini - perchè, con il suo carattere burbero, generoso e buono, ha speso cinque anni della sua via al servizio della Mensa della Fraternità, piccolo ma prezioso segno della carità che la diocesi vuole offrire a tutti coloro che vivono e passano nella nostra città. Un segno che è anche preludio del banchetto di cui ci ha parlato il profeta Isaia, preparato per tutti i popoli non più da mani d'uomo ma dal Signore stesso».
«Non ce l'aspettavamo questa perdita così improvvisa - si commuove Chiodaroli al termine della celebrazione -. Ma il dolore non ci toglie il grazie al Signore per il dono di Maurizio. La Caritas, gli ospiti, i volontari, gli operatori, i benefattori erano la sua famiglia. A cui lui aveva donato la passione, l'esuberanza, la tenacia, la bontà, la pazienza e la grande umanità».
«La sua scomparsa è per me come quella di un fratello - prosegue dal pulpito monsignor Franceschini, oggi parroco di San Savino -. Avevamo un rapporto di amicizia profondo. Mi diceva sempre che attraverso la Caritas aveva trovato di nuovo il senso della vita. Ha donato questi 5 anni anni a noi con entusiasmo e gioia». Simeoni è stato sepolto nel cimitero di Piacenza con nelle mani il rosario donatogli da monsignor Franceschini: «Saremo uniti nella preghiera, tu pregherai lassù con quella corona con cui tante volte io ho pregato in terra».
Tante le testimonianze di cordoglio arrivate in Caritas. Come quella del sindaco Roberto Reggi che ha sottolineato come «la generosità e il senso della solidarietà» fossero «parte fondante del suo operato. In questi anni Simeoni ha saputo dare conforto e attenzione a chi ne aveva bisogno».
Federico Frighi
19/10/2010 Libertà
(fri) Era arrivato a Piacenza da qualche anno dopo una vita avventurosa trascorsa sulle navi da crociera. Prima come chef, poi come capo delle cucine. Una vita alla "Love Boat", il celebre telefilm americano ambientato su una nave da crociera dove i personaggi cambiano ma i protagonisti sono sempre loro: l'equipaggio dalle divise candide e le mostrine dorate. Divisa che anche Maurizio Simeoni aveva più volte indossato, quando serviva un sottoufficiale che se ne andasse in giro sul ponte, dispensando sorrisi e prestandosi per foto ricordo. Simeoni voleva scrivere un libro su questo mondo dove la gente va «perchè si vuole divertire», raccontava a margine di un'intervista a Libertà sulla mensa dei poveri lo scorso agosto. Di episodi ne aveva tanti da mettere nero su bianco. Come quello che lo vide far da mangiare a Tommaso Buscetta sulla nave da crociera "Monterey", nell'agosto del 1995, durante la fuga d'amore del boss pentito di Cosa Nostra dal programma di protezione. Foto, articoli di giornale, lettere, bigliettini che avrebbe dovuto portare da Roma questo settembre per dare inizio al suo progetto. Che avrebbe preso in considerazione anche l'ultima parte della sua vita. Come ogni uomo di mare, al termine della propria navigazione, sceglie il proprio porto a cui approdare, Simeoni aveva scelto di venire a Piacenza, vicino ad alcuni amici. Qui la sua vita aveva preso una svolta forse inaspettata: il servizio gratuito verso gli altri. Aveva conosciuto la Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio ed era diventato volontario della Mensa della Fraternità nel 2005, quando ancora direttore era monsignor Giampiero Franceschini. Poi, sotto la direzione di Giuseppe Chiodaroli, due anni fa, di quella mensa era diventato responsabile.
19/10/2010 Libertà
Una rosa deposta sulla bara assieme ad un grembiule da cucina. Sono i doni che i suoi "ragazzi" hanno voluto lasciare a Maurizio Simeoni, 69 anni, il direttore della Mensa della Fraternità improvvisamente scomparso nella notte tra venerdì e sabato scorsi, stroncato da un malore fatale. I "ragazzi" sono gli ospiti della mensa, quelli che ogni giorno Simeoni e gli altri volontari accolgono per un pasto caldo, a pranzo e cena. Hanno atteso il feretro fuori dalla basilica di Sant'Antonino, in silenzio. Poi, attraverso la Porta del Paradiso, hanno accompagnato quel romano burbero e generoso fino alla navata centrale, dietro al mesto corteo guidato dal parroco don Giuseppe Basini. In basilica operatori Caritas, volontari, amici che Simeoni era riuscito a farsi in questi cinque anni piacentini. Mischiati tra i fedeli anche tanti benefattori che non hanno mai lasciato vuota la tavola di via San Vincenzo. Sull'altare, oltre a don Basini, i due ultimi direttori Caritas: monsignor Giampiero Franceschini e l'attuale, Giuseppe Chiodaroli, che è anche diacono. Poi il parroco di Varsi e volontario in mensa, don Antonino Scaglia, e l'altro diacono Michele Porcari.
«Siamo grati a Maurizio - dice don Basini - perchè, con il suo carattere burbero, generoso e buono, ha speso cinque anni della sua via al servizio della Mensa della Fraternità, piccolo ma prezioso segno della carità che la diocesi vuole offrire a tutti coloro che vivono e passano nella nostra città. Un segno che è anche preludio del banchetto di cui ci ha parlato il profeta Isaia, preparato per tutti i popoli non più da mani d'uomo ma dal Signore stesso».
«Non ce l'aspettavamo questa perdita così improvvisa - si commuove Chiodaroli al termine della celebrazione -. Ma il dolore non ci toglie il grazie al Signore per il dono di Maurizio. La Caritas, gli ospiti, i volontari, gli operatori, i benefattori erano la sua famiglia. A cui lui aveva donato la passione, l'esuberanza, la tenacia, la bontà, la pazienza e la grande umanità».
«La sua scomparsa è per me come quella di un fratello - prosegue dal pulpito monsignor Franceschini, oggi parroco di San Savino -. Avevamo un rapporto di amicizia profondo. Mi diceva sempre che attraverso la Caritas aveva trovato di nuovo il senso della vita. Ha donato questi 5 anni anni a noi con entusiasmo e gioia». Simeoni è stato sepolto nel cimitero di Piacenza con nelle mani il rosario donatogli da monsignor Franceschini: «Saremo uniti nella preghiera, tu pregherai lassù con quella corona con cui tante volte io ho pregato in terra».
Tante le testimonianze di cordoglio arrivate in Caritas. Come quella del sindaco Roberto Reggi che ha sottolineato come «la generosità e il senso della solidarietà» fossero «parte fondante del suo operato. In questi anni Simeoni ha saputo dare conforto e attenzione a chi ne aveva bisogno».
Federico Frighi
19/10/2010 Libertà
(fri) Era arrivato a Piacenza da qualche anno dopo una vita avventurosa trascorsa sulle navi da crociera. Prima come chef, poi come capo delle cucine. Una vita alla "Love Boat", il celebre telefilm americano ambientato su una nave da crociera dove i personaggi cambiano ma i protagonisti sono sempre loro: l'equipaggio dalle divise candide e le mostrine dorate. Divisa che anche Maurizio Simeoni aveva più volte indossato, quando serviva un sottoufficiale che se ne andasse in giro sul ponte, dispensando sorrisi e prestandosi per foto ricordo. Simeoni voleva scrivere un libro su questo mondo dove la gente va «perchè si vuole divertire», raccontava a margine di un'intervista a Libertà sulla mensa dei poveri lo scorso agosto. Di episodi ne aveva tanti da mettere nero su bianco. Come quello che lo vide far da mangiare a Tommaso Buscetta sulla nave da crociera "Monterey", nell'agosto del 1995, durante la fuga d'amore del boss pentito di Cosa Nostra dal programma di protezione. Foto, articoli di giornale, lettere, bigliettini che avrebbe dovuto portare da Roma questo settembre per dare inizio al suo progetto. Che avrebbe preso in considerazione anche l'ultima parte della sua vita. Come ogni uomo di mare, al termine della propria navigazione, sceglie il proprio porto a cui approdare, Simeoni aveva scelto di venire a Piacenza, vicino ad alcuni amici. Qui la sua vita aveva preso una svolta forse inaspettata: il servizio gratuito verso gli altri. Aveva conosciuto la Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio ed era diventato volontario della Mensa della Fraternità nel 2005, quando ancora direttore era monsignor Giampiero Franceschini. Poi, sotto la direzione di Giuseppe Chiodaroli, due anni fa, di quella mensa era diventato responsabile.
19/10/2010 Libertà
martedì 19 ottobre 2010
Don Formaleoni, il prete gentlemen
Don Giuseppe Formaleoni lascia San Sisto dopo 33 anni di onorato servizio. Lo siamo andati a trovare per scrivere l'articolo qui sotto. E' una persona mite, cordiale, un vero gentlemen in clergymen. Ci ha offerto pompelmo in una canonica incantevolmente affrescata. Quando esci ti senti più sereno.
Don Giuseppe Formaleoni, parroco di San Sisto, va in pensione dopo 33 anni di servizio nella storica basilica. Dalla seconda metà di novembre gli succederà monsignor Giuseppe Busani. La notizia era già nell'aria e ieri la diocesi l'ha confermata in via ufficiale. Per i saluti ci sarà tempo nei prossimi giorni. Domenica 7 novembre la messa e la festa di congedo. «Sono stati 33 anni (più i due da curato) molto belli e soprattutto al fianco della gente che non ha mai smesso di aiutare la parrocchia. E' a loro che va il mio grazie più importante».
Don Giuseppe esce di scena perchè le primavere pesano (sono 80) e per tutti, dopo un po', dovrebbe esserci la pensione. Lo aveva già chiesto al vescovo Luciano Monari. «Perché voi vescovi ai 75 anni potete andare in pensione e noi parroci no? » aveva osato replicare con una battuta dopo l'incoraggiamento ad andare avanti. Sulla stessa linea la risposta di Monari: «Perchè di vescovi ce ne sono tanti, di parroci molti meno». Cinque anni dopo il vescovo Gianni Ambrosio gli ha concesso la meritata pensione.
Non è uno attaccato alla poltrona, don Formaleoni. Nonostante la poltrona in San Sisto sia comoda. Volte affrescate, tele preziose, putti, madonne, simulacri vari, librerie imponenti, tavoli e scrivanie che gli antiquari pagherebbero una fortuna, la parrocchia di San Sisto è imbevuta d'arte in ogni angolo, dalla basilica fino ad arrivare alla canonica. Per non parlare della cripta, che don Formaleoni ha riaperto dopo 37 di abbandono e fatiscenza. C'è un libro che parla di tutto questo: "San Sisto e dintorni". Così come della cupola sventrata da un fulmine nel 1995. Scontato chiedere al sacerdote della Madonna Sistina. «Ci abbiamo provato a riportarla a Piacenza - confessa - ma inutilmente. A Dresda ci hanno ospitato con tutti gli onori ma di restituirla non se ne parla». Nel suo clergymen impeccabile, don Formaleoni è noto per lo stile pacato, la compostezza british, i tratti e i modi da gentiluomo di rango. Tuttavia, un sassolino dalla scarpa, prima dei saluti ufficiali, coglie l'occasione per toglierselo: «Mi spiace molto concludere il mio mandato qui senza aver visto il museo diocesano prendere forma nel complesso di San Sisto. Piange il cuore vedere le opere d'arte così accatastate». Tanto è stato fatto e don Giuseppe ringrazia Soprintendenza, Banca di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano e i suoi parrocchiani. «Tuttavia - dice - penso che San Sisto meriti lo stesso trattamento riservato ai Teatini. Abbiamo affreschi ed opere d'arte altrettanto importanti. Anzi... ». Ma don Giuseppe è stato prima di tutto parroco. Ha accompagnato le tante trasformazioni accorse ad un quartiere che oggi mette insieme la Piacenza ricca, la Piacenza medio borghese, la Piacenza dei nuovi mondi. Oggi sono circa tremila le anime da curare, il 30 per cento provenienti da Paesi extracomunitari: «Una volta avevamo classi di catechismo da 40 ragazzi, oggi sono 10. Una volta riuscivo a visitare tutte le famiglie, oggi solo su richiesta. Ma andiamo avanti lo stesso e io ci tengo a fare catechismo in prima persona. Mi sono tenuto al seconda media». Auguri al successore: «Sono contento sia monsignor Giuseppe Busani: è una persona intelligente e anche un amico. Qui troverà accoglienza, collaborazione e amore».
Federico Frighi
16/10/2010 Libertà
Don Giuseppe Formaleoni, parroco di San Sisto, va in pensione dopo 33 anni di servizio nella storica basilica. Dalla seconda metà di novembre gli succederà monsignor Giuseppe Busani. La notizia era già nell'aria e ieri la diocesi l'ha confermata in via ufficiale. Per i saluti ci sarà tempo nei prossimi giorni. Domenica 7 novembre la messa e la festa di congedo. «Sono stati 33 anni (più i due da curato) molto belli e soprattutto al fianco della gente che non ha mai smesso di aiutare la parrocchia. E' a loro che va il mio grazie più importante».
Don Giuseppe esce di scena perchè le primavere pesano (sono 80) e per tutti, dopo un po', dovrebbe esserci la pensione. Lo aveva già chiesto al vescovo Luciano Monari. «Perché voi vescovi ai 75 anni potete andare in pensione e noi parroci no? » aveva osato replicare con una battuta dopo l'incoraggiamento ad andare avanti. Sulla stessa linea la risposta di Monari: «Perchè di vescovi ce ne sono tanti, di parroci molti meno». Cinque anni dopo il vescovo Gianni Ambrosio gli ha concesso la meritata pensione.
Non è uno attaccato alla poltrona, don Formaleoni. Nonostante la poltrona in San Sisto sia comoda. Volte affrescate, tele preziose, putti, madonne, simulacri vari, librerie imponenti, tavoli e scrivanie che gli antiquari pagherebbero una fortuna, la parrocchia di San Sisto è imbevuta d'arte in ogni angolo, dalla basilica fino ad arrivare alla canonica. Per non parlare della cripta, che don Formaleoni ha riaperto dopo 37 di abbandono e fatiscenza. C'è un libro che parla di tutto questo: "San Sisto e dintorni". Così come della cupola sventrata da un fulmine nel 1995. Scontato chiedere al sacerdote della Madonna Sistina. «Ci abbiamo provato a riportarla a Piacenza - confessa - ma inutilmente. A Dresda ci hanno ospitato con tutti gli onori ma di restituirla non se ne parla». Nel suo clergymen impeccabile, don Formaleoni è noto per lo stile pacato, la compostezza british, i tratti e i modi da gentiluomo di rango. Tuttavia, un sassolino dalla scarpa, prima dei saluti ufficiali, coglie l'occasione per toglierselo: «Mi spiace molto concludere il mio mandato qui senza aver visto il museo diocesano prendere forma nel complesso di San Sisto. Piange il cuore vedere le opere d'arte così accatastate». Tanto è stato fatto e don Giuseppe ringrazia Soprintendenza, Banca di Piacenza, Fondazione di Piacenza e Vigevano e i suoi parrocchiani. «Tuttavia - dice - penso che San Sisto meriti lo stesso trattamento riservato ai Teatini. Abbiamo affreschi ed opere d'arte altrettanto importanti. Anzi... ». Ma don Giuseppe è stato prima di tutto parroco. Ha accompagnato le tante trasformazioni accorse ad un quartiere che oggi mette insieme la Piacenza ricca, la Piacenza medio borghese, la Piacenza dei nuovi mondi. Oggi sono circa tremila le anime da curare, il 30 per cento provenienti da Paesi extracomunitari: «Una volta avevamo classi di catechismo da 40 ragazzi, oggi sono 10. Una volta riuscivo a visitare tutte le famiglie, oggi solo su richiesta. Ma andiamo avanti lo stesso e io ci tengo a fare catechismo in prima persona. Mi sono tenuto al seconda media». Auguri al successore: «Sono contento sia monsignor Giuseppe Busani: è una persona intelligente e anche un amico. Qui troverà accoglienza, collaborazione e amore».
Federico Frighi
16/10/2010 Libertà
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don Giuseppe Formaleoni
lunedì 18 ottobre 2010
Addio a Simeoni, cuore e mente della mensa Caritas
Aveva nel sangue la passione per gli altri. Maurizio Simeoni, direttore della mensa Caritas è scomparso sabato all'età di 69 anni. Era una persona buona, una persona che era riuscita a farsi voler bene dai piacentini, molti dei quali divenuti nel tempo benefattori della mensa. Di seguito l'articolo sulla morte improvvisa. Oggi in Sant'Antonino l'ultimo saluto.
E' morto all'improvviso Maurizio Simeoni, 69 anni, responsabile della Mensa della Fraternirà della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio. E' stato colto da un malore nella sua abitazione di Landi. A dare l'allarme il direttore della Caritas, Giuseppe Chiodaroli, verso le 13 di ieri mattina. «Eravamo impegnati in un ritiro per la Missione Popolare alla Bellotta di Pontenure - racconta -. Maurizio non era venuto, e, cosa ancora più strana, non si era presentato neppure alla mensa di via San Vincenzo. Così ci siamo consultati e abbiamo deciso di avvisare i vigili del fuoco per potere entrare in casa, visto che a Piacenza non ha parenti». Una volta entrati nell'abitazione, i pompieri, assieme alla polizia, lo hanno trovato senza vita nel letto. Un malore fatale, secondo il medico che ha redatto l'atto di morte. Immediatamente la notizia si è diffusa in Caritas e in città dove Simeoni, pur essendo piacentino relativamente da poco, era riuscito a farsi voler bene da tanti. Era nato a Roma il 3 dicembre del 1940 ed aveva passato la vita sulle navi da crociera come chef prima, come responsabile delle cucine poi. Poi il suo arrivo a Piacenza e, 5 anni fa, la sua entrata in Caritas come volontario. Dal 2008 era diventato responsabile della Mensa della Fraternità. «Era una persona generosa e disponibile che ha dato anima, corpo, passione e intelligenza per la mensa - lo ricorda, commosso, il direttore della Caritas -, sempre presente. Attento agli ospiti e alle persone». «Un burbero buono - lo definisce Francesco Argirò, responsabile del settore Risorse Umane della Caritas - che non si fermava mai. Correva tanto, forse troppo e diverse volte abbiamo cercato di farrlo frenare un po'. Gli saremo per sempre grati». A Piacenza si era fatto molti amici e bastava che sollevasse la cornetta del telefono che i benefattori intervenivano. E' anche grazie a lui se la mensa non è rimasta mai senza pane e se si sono trovati i volontari per l'apertura serale. Lascia una figlia che, appresa la notizia, è arrivata da Roma ieri sera assieme al nipote. Questa sera alle ore 20, in Sant'Antonino, il rosario. Domani alle ore 16, sempre nella basilica, i funerali.
Federico Frighi
17/10/2010 Libertà
E' morto all'improvviso Maurizio Simeoni, 69 anni, responsabile della Mensa della Fraternirà della Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio. E' stato colto da un malore nella sua abitazione di Landi. A dare l'allarme il direttore della Caritas, Giuseppe Chiodaroli, verso le 13 di ieri mattina. «Eravamo impegnati in un ritiro per la Missione Popolare alla Bellotta di Pontenure - racconta -. Maurizio non era venuto, e, cosa ancora più strana, non si era presentato neppure alla mensa di via San Vincenzo. Così ci siamo consultati e abbiamo deciso di avvisare i vigili del fuoco per potere entrare in casa, visto che a Piacenza non ha parenti». Una volta entrati nell'abitazione, i pompieri, assieme alla polizia, lo hanno trovato senza vita nel letto. Un malore fatale, secondo il medico che ha redatto l'atto di morte. Immediatamente la notizia si è diffusa in Caritas e in città dove Simeoni, pur essendo piacentino relativamente da poco, era riuscito a farsi voler bene da tanti. Era nato a Roma il 3 dicembre del 1940 ed aveva passato la vita sulle navi da crociera come chef prima, come responsabile delle cucine poi. Poi il suo arrivo a Piacenza e, 5 anni fa, la sua entrata in Caritas come volontario. Dal 2008 era diventato responsabile della Mensa della Fraternità. «Era una persona generosa e disponibile che ha dato anima, corpo, passione e intelligenza per la mensa - lo ricorda, commosso, il direttore della Caritas -, sempre presente. Attento agli ospiti e alle persone». «Un burbero buono - lo definisce Francesco Argirò, responsabile del settore Risorse Umane della Caritas - che non si fermava mai. Correva tanto, forse troppo e diverse volte abbiamo cercato di farrlo frenare un po'. Gli saremo per sempre grati». A Piacenza si era fatto molti amici e bastava che sollevasse la cornetta del telefono che i benefattori intervenivano. E' anche grazie a lui se la mensa non è rimasta mai senza pane e se si sono trovati i volontari per l'apertura serale. Lascia una figlia che, appresa la notizia, è arrivata da Roma ieri sera assieme al nipote. Questa sera alle ore 20, in Sant'Antonino, il rosario. Domani alle ore 16, sempre nella basilica, i funerali.
Federico Frighi
17/10/2010 Libertà
Ambulatorio Caritas, medici volontari cercansi
Non solo dentisti (di quelli c'è bisogno prima di tutto) ma anche medici specializzati in ecografie o magari psicologi che curino la nostalgia di chi a Piacenza è arrivato da un paese lontano. Sono le necessità sempre più impellenti dell'ambulatorio Caritas di via La Primogenita. Di seguito uno dei miei articoli scritti per Libertà.
(fri) Non solo dentisti, anche medici con specializzazioni varie, ad esempio psicologi, e persone che si occupino dell'accoglienza. Per continuare a funzionare l'ambulatorio Santa Caterina ha bisogno di nuovi volontari. Nell'appartamento al pian terreno di via La Primogenita 8, la Caritas diocesana ha allestito uno studio dentistico, uno medico, una sala di attesa, una reception, con due bagni di servizio. Allo stato attuale il personale è formato da tre dentisti e da tre medici, tutti volontari. Assieme a loro un'assistente alla poltrona (l'unica retribuita) e volontari Caritas come accoglienza. Il tutto riesce a funzionare con 16mila euro l'anno sborsati dalla Caritas diocesana e utilizzati soprattutto per i materiali di consumo. «Se è necessario trovare con urgenza un nuovo dentista volontario - osserva il responsabile dell'ambulatorio, Franco Milani -, se se ne presentano altri non li rimandiamo a casa. Una volta avevamo 7 o 8 odontoiatri e potevamo affrontare il servizio con maggiore turnazione. Tempo fa avevamo anche uno psicologo: una presenza che ci aveva permesso di fornire un punto di riferimento per gli stranieri costretti ad abbandonare la loro terra e a vivere in un paese lontano». «Se avessimo altri specialisti, potremmo attivare nuovi servizi - continua -. Ad esempio abbiamo un ecografo portatile ma nessuno che possa fare le ecografie. Poi servono medici donna: la loro presenza è fondamentale per prendere in cura il pubblico femminile che tradizionalmente rifiuta di essere visitato da medici uomini».
«L'ambulatorio si inserisce in un insieme di servizi che la Caritas mette a disposizione delle persone in difficoltà - osserva Francesco Argirò -. La ricaduta sul territorio è importante perchè va a servire una fascia di intervento scoperta. L'accesso alle cure è garantito a tutti, ma in realtà solo in teoria». Una struttura ambulatoriale come quella della Torricella per Piacenza rappresenta un'eccellenza nel settore dei servizi alla persona. «Quello sanitario è uno sei servizi che meno vengono associati alle Caritas - evidenzia Massimo Magnaschi -. In realtà ogni Caritas delle grandi città ha un ambulatorio. Un fatto che impone una riflessione sull'attenzione che la Chiesa mette sul versante sociale e sanitario».
12/10/2010 Libertà
(fri) Non solo dentisti, anche medici con specializzazioni varie, ad esempio psicologi, e persone che si occupino dell'accoglienza. Per continuare a funzionare l'ambulatorio Santa Caterina ha bisogno di nuovi volontari. Nell'appartamento al pian terreno di via La Primogenita 8, la Caritas diocesana ha allestito uno studio dentistico, uno medico, una sala di attesa, una reception, con due bagni di servizio. Allo stato attuale il personale è formato da tre dentisti e da tre medici, tutti volontari. Assieme a loro un'assistente alla poltrona (l'unica retribuita) e volontari Caritas come accoglienza. Il tutto riesce a funzionare con 16mila euro l'anno sborsati dalla Caritas diocesana e utilizzati soprattutto per i materiali di consumo. «Se è necessario trovare con urgenza un nuovo dentista volontario - osserva il responsabile dell'ambulatorio, Franco Milani -, se se ne presentano altri non li rimandiamo a casa. Una volta avevamo 7 o 8 odontoiatri e potevamo affrontare il servizio con maggiore turnazione. Tempo fa avevamo anche uno psicologo: una presenza che ci aveva permesso di fornire un punto di riferimento per gli stranieri costretti ad abbandonare la loro terra e a vivere in un paese lontano». «Se avessimo altri specialisti, potremmo attivare nuovi servizi - continua -. Ad esempio abbiamo un ecografo portatile ma nessuno che possa fare le ecografie. Poi servono medici donna: la loro presenza è fondamentale per prendere in cura il pubblico femminile che tradizionalmente rifiuta di essere visitato da medici uomini».
«L'ambulatorio si inserisce in un insieme di servizi che la Caritas mette a disposizione delle persone in difficoltà - osserva Francesco Argirò -. La ricaduta sul territorio è importante perchè va a servire una fascia di intervento scoperta. L'accesso alle cure è garantito a tutti, ma in realtà solo in teoria». Una struttura ambulatoriale come quella della Torricella per Piacenza rappresenta un'eccellenza nel settore dei servizi alla persona. «Quello sanitario è uno sei servizi che meno vengono associati alle Caritas - evidenzia Massimo Magnaschi -. In realtà ogni Caritas delle grandi città ha un ambulatorio. Un fatto che impone una riflessione sull'attenzione che la Chiesa mette sul versante sociale e sanitario».
12/10/2010 Libertà
Ambulatorio Caritas, il brivido dell'Africa in via Primogenita
Servono dentisti volontari per l'ambulatorio Caritas di via Primogenita a Piacenza. Qui l'Africa è di casa e non c'è bisogno di fare chilometri su aerei per raggiungere posti sperduti come Medici senza frontiere o Emergency. Forse sarà un po' meno esotico, ma l'ambulatorio Caritas di Piacenza è ugualmente in prima linea e promette eguali brividi professionali. Di seguito l'articolo scritto su Libertà.
L'ambulatorio dentistico della Caritas diocesana rischia di dover ridurre del 50 per cento il proprio servizio a partire dalla prossima settimana. Il motivo? Mancano gli odontoiatri volontari. Dai tre di oggi si ridurranno a due, portando l'organico sotto il minimo sopportabile. Il timore per una situazione che produrrebbe effetti deleteri per i più poveri ma anche per la totalità della cittadinanza piacentina è stato espresso dal direttore Caritas, Giuseppe Chiodaroli, assieme al responsabile dell'ambulatorio, Franco Milani.
Ieri pomeriggio, nella sede dell'ambulatorio Santa Caterina (via Primogenita, 8) si è fatto il punto, presenti anche l'odontotecnico volontario Raffaele Pancini, il responsabile dell'area Risorse umane della Caritas, Francesco Argirò, e il responsabile dell'area Promozione Caritas, Massimo Magnaschi. «Da sabato 23 ci verrà a mancare uno dei nostre tre odontoiatri volontari - spiega Milani - quello del sabato, il giorno più gettonato dai frequentatori dell'ambulatorio». Il Santa Caterina è una delle strutture della Caritas diocesana probabilmente tra le meno conosciute dal grande pubblico. Eppure, nella sede della canonica della Torricella, svolge un lavoro prezioso. Nel solo 2009 ha contato 1.200 interventi di medicina di base ed odontoiatri. I pazienti sono persone indigenti non in grado di accedere al servizio di salute pubblica, soprattutto extracomunitari. Attualmente le visite sono fissate al lunedì mattina, al venerdì mattina e al sabato pomeriggio, con una media di otto accessi al giorno, urgenze escluse. «Il sabato è il giorno delle badanti, dei manovali, l'unico loro momento libero durante la settimana - spiega il dottor Pancini (assieme a Marina Torsello l'unico odontoiatra rimasto) -, è qui che si concentra il grosso del lavoro settimanale. Saremo costretti a dimezzare il servizio». All'ambulatorio dentistico accedono persone dai 4 agli 80 anni di età. Di ogni provenienza geografica: Marocco, Algeria, Egitto, Brasile, Albania, Moldavia, Ucraina, Romania, Polonia, Ecuador, Cina sono per citare alcuni stati.
La patologia principale è di urgenza: estrazione o devitalizzazione. «Ci si trova di fronte a situazioni veramente indicibili e con sofferenze incredibili - osserva Pancini -. Facciamo anche un servizio di prevenzione: chi finisce le cure viene richiamato ogni sei mesi». Assieme all'odontoiatra c'è sempre un volontario della Caritas con funzioni di accoglienza e di filtro. «Prima che paziente, chi è arriva è una persona - osserva Milani - dunque viene inserito in un processo di accoglienza tenendo conto delle sue caratteristiche sociali ed anche economiche, visto che qui le prestazioni sono del tutto gratuite». L'unica stipendiata è l'assistente alla poltrona che, per motivi organizzativi, non può essere una volontaria. L'attuale assistente, poi, è di origini arabe ed in grado di comprendere le lingue mediorientali, i vari dialetti, nonchè il francese. Oltre allo studio dentistico ne esiste anche uno medico, sempre nella medesima sede della Torricella, dove operano come volontari Caritas i medici Ruggerini, Carrara e Francalanci. «Il nostro è un servizio anche a favore di tutta la popolazione - ci tiene a dire Milani -. Lo straniero che arriva qui, se non si cura, rischia di trasmettere agli altri malattie e virus riproducibili».
Federico Frighi
12/10/2010 Libertà
L'ambulatorio dentistico della Caritas diocesana rischia di dover ridurre del 50 per cento il proprio servizio a partire dalla prossima settimana. Il motivo? Mancano gli odontoiatri volontari. Dai tre di oggi si ridurranno a due, portando l'organico sotto il minimo sopportabile. Il timore per una situazione che produrrebbe effetti deleteri per i più poveri ma anche per la totalità della cittadinanza piacentina è stato espresso dal direttore Caritas, Giuseppe Chiodaroli, assieme al responsabile dell'ambulatorio, Franco Milani.
Ieri pomeriggio, nella sede dell'ambulatorio Santa Caterina (via Primogenita, 8) si è fatto il punto, presenti anche l'odontotecnico volontario Raffaele Pancini, il responsabile dell'area Risorse umane della Caritas, Francesco Argirò, e il responsabile dell'area Promozione Caritas, Massimo Magnaschi. «Da sabato 23 ci verrà a mancare uno dei nostre tre odontoiatri volontari - spiega Milani - quello del sabato, il giorno più gettonato dai frequentatori dell'ambulatorio». Il Santa Caterina è una delle strutture della Caritas diocesana probabilmente tra le meno conosciute dal grande pubblico. Eppure, nella sede della canonica della Torricella, svolge un lavoro prezioso. Nel solo 2009 ha contato 1.200 interventi di medicina di base ed odontoiatri. I pazienti sono persone indigenti non in grado di accedere al servizio di salute pubblica, soprattutto extracomunitari. Attualmente le visite sono fissate al lunedì mattina, al venerdì mattina e al sabato pomeriggio, con una media di otto accessi al giorno, urgenze escluse. «Il sabato è il giorno delle badanti, dei manovali, l'unico loro momento libero durante la settimana - spiega il dottor Pancini (assieme a Marina Torsello l'unico odontoiatra rimasto) -, è qui che si concentra il grosso del lavoro settimanale. Saremo costretti a dimezzare il servizio». All'ambulatorio dentistico accedono persone dai 4 agli 80 anni di età. Di ogni provenienza geografica: Marocco, Algeria, Egitto, Brasile, Albania, Moldavia, Ucraina, Romania, Polonia, Ecuador, Cina sono per citare alcuni stati.
La patologia principale è di urgenza: estrazione o devitalizzazione. «Ci si trova di fronte a situazioni veramente indicibili e con sofferenze incredibili - osserva Pancini -. Facciamo anche un servizio di prevenzione: chi finisce le cure viene richiamato ogni sei mesi». Assieme all'odontoiatra c'è sempre un volontario della Caritas con funzioni di accoglienza e di filtro. «Prima che paziente, chi è arriva è una persona - osserva Milani - dunque viene inserito in un processo di accoglienza tenendo conto delle sue caratteristiche sociali ed anche economiche, visto che qui le prestazioni sono del tutto gratuite». L'unica stipendiata è l'assistente alla poltrona che, per motivi organizzativi, non può essere una volontaria. L'attuale assistente, poi, è di origini arabe ed in grado di comprendere le lingue mediorientali, i vari dialetti, nonchè il francese. Oltre allo studio dentistico ne esiste anche uno medico, sempre nella medesima sede della Torricella, dove operano come volontari Caritas i medici Ruggerini, Carrara e Francalanci. «Il nostro è un servizio anche a favore di tutta la popolazione - ci tiene a dire Milani -. Lo straniero che arriva qui, se non si cura, rischia di trasmettere agli altri malattie e virus riproducibili».
Federico Frighi
12/10/2010 Libertà
sabato 16 ottobre 2010
Manuela Levorato madrina di Africa Mission
Taglio del nastro ieri pomeriggio a Treviso per la mostra “L’Africa che sorride” del fotografo piacentino Prospero Cravedi. All’inaugurazione, oltre all’autore della mostra dedicata ai progetti di promozione umana realizzati in Uganda da Africa Mission, hanno partecipato il presidente di Cooperazione e Sviluppo, Carlo Venerio Antonello, e l’assistente spirituale nazionale della ong piacentina, mons. Sandro De Angeli, vicario generale della diocesi di Urbino. All’evento era presente anche Manuela Levorato, campionessa di atletica leggera e testimonial del gruppo veneto di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo. “Sono orgogliosa di essere testimonial della missione di questa onlus in terra africana - ha dichiarato la Levorato -. Sono mamma di una bambina di due anni e la cosa che mi colpisce di più nelle foto di questa mostra è vedere il ruolo delle donne africane nell’impegno di migliorare la vita dei loro bambini e della società. Mi piacerebbe un giorno provare l’esperienza di un viaggio in Uganda per dare un aiuto concreto oltre che come testimonial a queste donne e alla popolazione ugandese”.
La mostra si trova a Palazzo Bomben della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in via Cornarotta 7, a Treviso. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 31 ottobre dal martedì al venerdì dalle ore 15 alle 20, e il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 20.
“L’Africa che sorride” raccoglie 200 fotografie di Prospero Cravedi. Con i suoi scatti il fotografo piacentino, attraverso i mille colori e i volti dell’Uganda, accompagna il visitatore a dare un volto ai progetti promossi dalla ong piacentina nel Paese africano da quasi 40 anni.
La mostra si trova a Palazzo Bomben della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in via Cornarotta 7, a Treviso. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 31 ottobre dal martedì al venerdì dalle ore 15 alle 20, e il sabato e la domenica dalle ore 10 alle 20.
“L’Africa che sorride” raccoglie 200 fotografie di Prospero Cravedi. Con i suoi scatti il fotografo piacentino, attraverso i mille colori e i volti dell’Uganda, accompagna il visitatore a dare un volto ai progetti promossi dalla ong piacentina nel Paese africano da quasi 40 anni.
venerdì 15 ottobre 2010
Nomine, ufficiale: don Busani in San Sisto
Comunicato della Cancelleria Vescovile
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Bonelli padre Fabrizio OFM conv., mantenendo i precedenti incarichi, è
stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia dei Santi Cosma
e Damiano in Castelletto di Gazzola, comune di Gazzola, provincia di
Piacenza, in seguito alla rinuncia del
M. R. Rebuffi don Agostino.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Busani mons. Giuseppe, mantenendo l’incarico di Vicario episcopale per
la pastorale, è stato nominato parroco di S. Sisto Papa a Piacenza, in
seguito alla rinuncia del M. R. Formaleoni don Giuseppe.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Gregori don Germano è stato nominato amministratore parrocchiale della
parrocchia di S. Andrea apostolo in Castelletto Val Tolla, comune di
Vernasca, provincia di Piacenza, e della parrocchia del SS.mo Salvatore e S.
Gallo in Monastero Val Tolla, comune di Morfasso, provincia di Piacenza.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Lusignani don Giuseppe, mantenendo i precedenti incarichi, eccetto l’ufficio
di amministratore parrocchiale delle parrocchie di Monastero Val Tolla e di
Castelletto Val Tolla, è stato nominato parroco della parrocchia di S.
Pietro apostolo in Pieve Dugliara, comune di Rivergaro, provincia di
Piacenza, in seguito alla rinuncia del M. R. Bisioni don Angelo.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Quartaroli don Gianni, attualmente parroco di Lugagnano Val d’Arda,
provincia di Piacenza, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato
amministratore parrocchiale della parrocchia di S. Antonino martire a
Veleia, comune di Lugagnano Val d’Arda, provincia di Piacenza.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Sesenna don Angelo, attualmente parroco di Bettola, mantenendo i
precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della
parrocchia di San Biagio vescovo in Groppo Ducale, comune di Bettola,
provincia di Piacenza.
Piacenza, dalla
Curia vescovile, 15 ottobre 2010
Don Mario Poggi
Cancelliere vescovile
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Bonelli padre Fabrizio OFM conv., mantenendo i precedenti incarichi, è
stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia dei Santi Cosma
e Damiano in Castelletto di Gazzola, comune di Gazzola, provincia di
Piacenza, in seguito alla rinuncia del
M. R. Rebuffi don Agostino.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Busani mons. Giuseppe, mantenendo l’incarico di Vicario episcopale per
la pastorale, è stato nominato parroco di S. Sisto Papa a Piacenza, in
seguito alla rinuncia del M. R. Formaleoni don Giuseppe.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Gregori don Germano è stato nominato amministratore parrocchiale della
parrocchia di S. Andrea apostolo in Castelletto Val Tolla, comune di
Vernasca, provincia di Piacenza, e della parrocchia del SS.mo Salvatore e S.
Gallo in Monastero Val Tolla, comune di Morfasso, provincia di Piacenza.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Lusignani don Giuseppe, mantenendo i precedenti incarichi, eccetto l’ufficio
di amministratore parrocchiale delle parrocchie di Monastero Val Tolla e di
Castelletto Val Tolla, è stato nominato parroco della parrocchia di S.
Pietro apostolo in Pieve Dugliara, comune di Rivergaro, provincia di
Piacenza, in seguito alla rinuncia del M. R. Bisioni don Angelo.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Quartaroli don Gianni, attualmente parroco di Lugagnano Val d’Arda,
provincia di Piacenza, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato
amministratore parrocchiale della parrocchia di S. Antonino martire a
Veleia, comune di Lugagnano Val d’Arda, provincia di Piacenza.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data venerdì 15 ottobre 2010 il
M. R. Sesenna don Angelo, attualmente parroco di Bettola, mantenendo i
precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della
parrocchia di San Biagio vescovo in Groppo Ducale, comune di Bettola,
provincia di Piacenza.
Piacenza, dalla
Curia vescovile, 15 ottobre 2010
Don Mario Poggi
Cancelliere vescovile
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Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio,
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giovedì 14 ottobre 2010
Africa Mission alla maratona di Venezia
Prosegue anche nel 2010 il legame di solidarietà tra Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo e la 25ª Maratona di Venezia, che si correrà domenica 24 ottobre. Per il 5° anno consecutivo, infatti, grazie al progetto “Run for Water, Run for Life - Corri per l’acqua, Corri per la vita”, la Ong piacentina è stata scelta come uno dei “partner sociali” dell’importante evento sportivo, che per l’edizione speciale dei 25 anni proporrà un inedito passaggio in Piazza San Marco a Venezia.
L’obiettivo del progetto “Run for Water, Ron for Life” - che stamattina (mercoledì) è stato presentato in una conferenza stampa a Mestre insieme agli altri eventi legati alla Venicemarathon - è quello di raccogliere fondi per la costruzione di nuovi pozzi d’acqua potabile nell’arida regione ugandese del Karamoja, dove opera l’Ong piacentina. A presentare il progetto questa mattina è stato il dott. Carlo Antonello, presidente di Cooperazione e Sviluppo.
Anche quest’anno, dunque, l’Ong piacentina sarà presente all’importante evento sportivo. Già al momento dell’iscrizione alla Venicemarathon gli atleti hanno potuto fare una donazione a favore di “Run for Water, Ron for Life”. Ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo verrà devoluta poi una parte del ricavato delle due Family Run, le corse non competitive che si terranno il giorno prima della Maratona. Inoltre, sia durante la gara che nel corso della fiera Exposport, in programma dal 21 al 23 ottobre al Parco San Giuliano di Mestre, la Ong allestirà uno stand in cui saranno disponibili prodotti artigianali ugandesi e i braccialetti “Run for Water, Run for Life”.
Quest’anno sono stati venduti inoltre 500 pettorali speciali con un costo maggiorato rispetto alla tariffa base, il cui ricavato è stato destinato a favore di “Run for Water, Run for Life”. Ed è proprio grazie a questi pettorali speciali, esauriti già nel mese di maggio, che pochi giorni fa è stato possibile perforare già il 9° pozzo Venicemarathon. Il pozzo, profondo 54 metri e con una portata di 1.500 litri l’ora, serve una comunità di 1.000 persone in uno dei luoghi più aridi dell’Uganda, la parish di Rupa, nel distretto di Moroto. Si trova, precisamente, presso il villaggio di Apetirir, a poca distanza da altri due villaggi.
Contemporaneamente alla 25ª Venicemarathon, tra l’altro, un altro importante evento in terra veneta vedrà protagonista nei prossimi giorni Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo: la mostra fotografica “L’Africa che sorride” del fotografo piacentino Prospero Cravedi, dedicata ai progetti di promozione umana realizzati dalla Ong piacentina. La mostra, ad ingresso libero, si terrà presso Palazzo Bomben della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in via Cornarotta 7, a Treviso. L’inaugurazione avverrà venerdì 15 ottobre, alle ore 18. La mostra rimarrà aperta dal 16 al 31 ottobre, con orario 15-20 dal martedì al venerdì e 10-20 sabato e domenica.
Ricordiamo che il connubio tra Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo e Maratona di Venezia è iniziato nel 2006. Tutti i fondi raccolti grazie all’iniziativa sono stati destinati alla realizzazione di strutture per l’approvvigionamento idrico in Uganda. Con i fondi raccolti dal 2006 al 2009 sono stati complessivamente perforati 8 nuovi pozzi d’acqua potabile in Karamoja e ne sono stati riparati 3 già esistenti ma non più funzionanti, per un totale di oltre 9.000 beneficiari raggiunti. Con l’ultimo pozzo perforato nel 2010 ad Apetirir arriva dunque a 9 il numero dei nuovi pozzi già realizzati grazie a “Run for Water, Run for Life”. E la campagna di solidarietà continua.
L’obiettivo del progetto “Run for Water, Ron for Life” - che stamattina (mercoledì) è stato presentato in una conferenza stampa a Mestre insieme agli altri eventi legati alla Venicemarathon - è quello di raccogliere fondi per la costruzione di nuovi pozzi d’acqua potabile nell’arida regione ugandese del Karamoja, dove opera l’Ong piacentina. A presentare il progetto questa mattina è stato il dott. Carlo Antonello, presidente di Cooperazione e Sviluppo.
Anche quest’anno, dunque, l’Ong piacentina sarà presente all’importante evento sportivo. Già al momento dell’iscrizione alla Venicemarathon gli atleti hanno potuto fare una donazione a favore di “Run for Water, Ron for Life”. Ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo verrà devoluta poi una parte del ricavato delle due Family Run, le corse non competitive che si terranno il giorno prima della Maratona. Inoltre, sia durante la gara che nel corso della fiera Exposport, in programma dal 21 al 23 ottobre al Parco San Giuliano di Mestre, la Ong allestirà uno stand in cui saranno disponibili prodotti artigianali ugandesi e i braccialetti “Run for Water, Run for Life”.
Quest’anno sono stati venduti inoltre 500 pettorali speciali con un costo maggiorato rispetto alla tariffa base, il cui ricavato è stato destinato a favore di “Run for Water, Run for Life”. Ed è proprio grazie a questi pettorali speciali, esauriti già nel mese di maggio, che pochi giorni fa è stato possibile perforare già il 9° pozzo Venicemarathon. Il pozzo, profondo 54 metri e con una portata di 1.500 litri l’ora, serve una comunità di 1.000 persone in uno dei luoghi più aridi dell’Uganda, la parish di Rupa, nel distretto di Moroto. Si trova, precisamente, presso il villaggio di Apetirir, a poca distanza da altri due villaggi.
Contemporaneamente alla 25ª Venicemarathon, tra l’altro, un altro importante evento in terra veneta vedrà protagonista nei prossimi giorni Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo: la mostra fotografica “L’Africa che sorride” del fotografo piacentino Prospero Cravedi, dedicata ai progetti di promozione umana realizzati dalla Ong piacentina. La mostra, ad ingresso libero, si terrà presso Palazzo Bomben della Fondazione Benetton Studi Ricerche, in via Cornarotta 7, a Treviso. L’inaugurazione avverrà venerdì 15 ottobre, alle ore 18. La mostra rimarrà aperta dal 16 al 31 ottobre, con orario 15-20 dal martedì al venerdì e 10-20 sabato e domenica.
Ricordiamo che il connubio tra Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo e Maratona di Venezia è iniziato nel 2006. Tutti i fondi raccolti grazie all’iniziativa sono stati destinati alla realizzazione di strutture per l’approvvigionamento idrico in Uganda. Con i fondi raccolti dal 2006 al 2009 sono stati complessivamente perforati 8 nuovi pozzi d’acqua potabile in Karamoja e ne sono stati riparati 3 già esistenti ma non più funzionanti, per un totale di oltre 9.000 beneficiari raggiunti. Con l’ultimo pozzo perforato nel 2010 ad Apetirir arriva dunque a 9 il numero dei nuovi pozzi già realizzati grazie a “Run for Water, Run for Life”. E la campagna di solidarietà continua.
Morto don Solenghi, parroco di Fontanafredda
E' morto don Carlo Solenghi, parroco di Fontanafredda. Nato a Trevozzo di Nibbiano il 7 gennaio1928, ordinato sacerdote il 30 maggio 1953, ha iniziato il servizio pastorale come curato a Borgotaro; nel 1957 con la stessa qualifica è passato a PieveDugliara e il 12 settembre 1958 è stato nominato parroco di Comune Stradella (Bardi) per passare il 1° gennaio 1967 alla guida della parrocchia di Fontanafredda. I funerali si svolgeranno sabato prossimo, 16 ottobre, alle ore 10, nella chiesa di Fontanafredda. Essendo il vescovo mons. Ambrosio impegnato a Reggio Calabria per le Settimane Sociali, il rito sarà presieduto dal vicario generale mons. Ferrari; un secondo rito funebre sarà celebrato nel pomeriggio di sabato a Trevozzo, nel cui cimitero la salma sarà tumulata.
Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio
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