mercoledì 3 ottobre 2007

Monari in settecento pagine



In un'antologia il pensiero del vescovo
In settecento pagine (seconda edizione) tutti gli interventi
di monsignor Monari
riuniti e catalogati da Fausto Fiorentini


"Il rimpianto, per un vescovo come monsignor Luciano Monari, è comprensibile, ma l’importante è che la diocesi ora faccia tesoro del suo insegnamento e una sintesi delle sue indicazioni pastorali può essere utile per far entrare nella nostra memoria storica l’episcopato del vescovo Luciano”. L’affermazione è di Fausto Fiorentini che da alcuni giorni è in libreria con un volume, di oltre settecento pagine, che riunisce l’intero magistero del vescovo ormai prossimo a passare alla guida della comunità bresciana. Fiorentini da undici anni – quindi quasi tutto il periodo Monari – è responsabile dell’Ufficio stampa della diocesi ed ha dedicato diverse opere alla storia recente della Chiesa piacentina. L’ultimo suo libro è la seconda edizione di “Non mi vergogno del vangelo” uscito due anni fa e da tempo esaurito; inoltre monsignor Monari, negli ultimi due anni, ha firmato importanti interventi anche fuori diocesi. Da qui la necessità di un aggiornamento che si è rivelato particolarmente corposo. L’impostazione è sempre quella dell’antologia, ma l’opera, pur restando uno strumento di lavoro – come ci tiene a precisare lo stesso curatore – non dimentica il particolare momento in cui esce: in apertura vi è la presentazione del vicario generale monsignor Lino Ferrari ed in chiusura l’ultimo saluto ai piacentini e il primo ai bresciani”.
Come detto, si tratta di un’antologia, quindi è lo stesso monsignor Monari che presenta, attraverso le scelte fatte dal curatore, le proprie linee pastorali. “Il libro – precisa Fiorentini - non vuole essere né il bilancio né la sintesi del lavoro di un vescovo. Si pone esclusivamente come strumento di servizio per gli operatori della pastorale. Gli interventi di monsignor Monari sono molti e diversificati; quindi sono state attuate scelte che, seppure necessarie, sono fatalmente discutibili e impongono sempre rinunce”. Dall’antologia é escluso quanto il vescovo ha scritto nelle sue pubblicazioni e per questo il lettore trova nelle prime pagine del libro un’ampia nota bibliografica. Sul significato del ponderoso volume il vicario generale della diocesi sottolinea, da parte sua, come questa “seconda edizione porti a compimento il lavoro presentato due anni fa, che, per esperienza di sacerdoti e laici, si è rivelato una miniera di stimoli utili per la riflessione personale, ma anche per attingere un contenuto sicuro e uno stile efficace nella preparazione di interventi su vari temi. Percorrendo queste pagine, che per necessità e per scelta del curatore sono limitate solamente ad interventi pastorali, il lettore – aggiunge monsignor Ferrari - potrà affondare le mani in quel tesoro di grazia che è stato il magistero del vescovo Luciano a Piacenza, ma soprattutto potrà cogliere e far proprio il “segreto” che sta sotto queste pagine. Perché se è vero che nel magistero di monsignor Monari troviamo competenza e profondità teologica, vastità e concretezza di conoscenza e di analisi, è ancor più vero che le sue sono state anzitutto parole nate dal suo cuore di pastore".

martedì 2 ottobre 2007

Monsignor Marini lascia dopo 20 anni


Monsignor Marini lascia dopo 20 anni
al fianco del Papa

Il presule "piacentino" sulle orme del cardinale Rossi,
guiderà i congressi eucaristici internazionali

da Libertà, 2 ottobre 2007

Dopo vent’anni di onorato servizio al fianco due papi il “piacentino” monsignor Piero Marini ha lasciato l’incarico di maestro delle cerimonie pontificie. Da ieri guida il comitato per i Congressi eucaristici internazionali. A sostituirlo, il Santo Padre, ha voluto don Guido Marini, capo del cerimoniale della diocesi di Genova. Monsignor Marini è nato a Valverde, in provincia di Pavia ma in diocesi di Piacenza-Bobbio, il 13 gennaio del 1942. È stato creato vescovo (arcivescovo titolare di Martirano) da Giovanni Paolo II il 19 marzo del 1998. Papa Woityla lo ha sempre voluto al suo fianco apprezzando le sue idee sulle cerimonie pontificie. Non così Papa Ratzinger che, dopo due anni di pontificato, ha deciso di promuoverlo. Da ieri mattina monsignor Marini, 65 anni, è il presidente del pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali al posto del cardinale slovacco Jozef Tomko, 83 anni. Non è il primo piacentino a giungere ai vertici del Comitato per i congressi eucaristici. Il posto fu occupato dal cardinale Opilio Rossi l’8 aprile del 1984. È a questo punto abbastanza chiaro come, probabilmente non subito, per monsignor Piero Marini potrebbe arrivare alla berretta cardinalizia. Quasi certamente non nel prossimo concistoro previsto prima della fine dell’anno.L’ex cerimoniere di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI era in predicato per divenire vescovo di una importante diocesi del centro-nord Italia. Nei sacri corridoi si vocifera di una decina di destinazioni rifiutate dallo stesso prelato, tra le quali Loreto e la stessa Piacenza-Bobbio. Motivo? L’arcivescovo avrebbe riconosciuto, con grande umiltà, di essere a digiuno di esperienze pastorali, necessarie invece per guidare una diocesi. Ragion per cui meglio rimanere in Vaticano. Marini è stato ordinato sacerdote nel 1965 e nello stesso anno ha iniziato la propria attività nella Curia romana; da quel momento ha continuato a lavorare nei vari organismi della Santa Sede che hanno sovrinteso alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II. Durante gli anni di lavoro in questi dicasteri ha ricoperto vari incarichi di responsabilità fino a quando, nel 1975 è stato nominato Cerimoniere pontificio, carica che ha lasciato nell’85 a seguito della sua nomina a sottosegretario nella Congregazione per il culto divino. Il sacerdote (che è laureato in teologia e scienze politiche e parla correttamente quattro lingue) durante gli anni di servizio presso l’Ufficio delle cerimonie pontificie, ha potuto prendere parte ad importanti avvenimenti ecclesiali come gli ultimi tre conclavi. Nell’87 Giovanni Paolo II ha nominato monsignor Marini Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie e da allora ha promosso il rinnovamento dell’Ufficio, con aggiornamenti che hanno riguardato non solo i riti propri della liturgia papale come Concistori, beatificazioni, canonizzazioni, ma anche tutte le altre celebrazioni presiedute dal Papa. Sempre dall’87 Marini ha curato anche le celebrazioni di tutti i numerosi viaggi papali in cento paesi di tutto il mondo. A Piacenza è stato premiato come piacentino benemerito dalla Famiglia Piasinteina nel 2001 ed ha ricevuto l’Antonino d’oro nel 2003.
Federico Frighi


lunedì 1 ottobre 2007

Monari a Brescia, il programma

Reso noto lunedì primo ottobre 2007

PROGRAMMA DELL’INGRESSO DEL VESCOVO MONS. MONARI A BRESCIA

Domenica 14 ottobre 2007

Partenza da PIACENZA in forma privata.
Ore 13.30: Arrivo al Santuario di Santa Maria dell’Oglio: ingresso in Diocesi
Saluto informale con il Presidente della Provincia e incontro con la Delegazione della Diocesi (Mons. Beschi , vicari episcopali e altre persone da definire).
Nel santuario breve preghiera di affidamento alla Madonna del ministero episcopale in Brescia.

Il Vescovo sale nell’auto con mons. Francesco Beschi.
Il corteo raggiunge la piazza di Orzinuovi: saluto ufficiale del Presidente della Provincia, del Parroco e del Sindaco di Orzinuovi.
Il Vescovo ringrazia, ma non risponde con un suo discorso.
Saluto ai fedeli di Orzinuovi e poi il corteo riprende la strada verso Brescia.

Ci saranno delle soste senza nessun discorso, ma semplicemente un saluto informale ai parroci e sindaci delle parrocchie incontrate lungo il tragitto: Orzivecchi, Pompiano, Maclodio e Lograto, Torbole e Casaglia.

Poi il corteo si dirige verso Roncadelle e giungerà davanti alla chiesa parrocchiale: breve saluto del Parroco e del Sindaco.

Dopo questa sosta si raggiunge la statale e percorrendo la Tangenziale Ovest – Via Volturno si raggiunge la Basilica di san Faustino.
Qui il Vescovo entrerà in chiesa per pregare davanti alle Reliquie dei Santi Patroni della città e diocesi.

Percorrendo via San Faustino il corteo raggiunge piazza Loggia: davanti al cippo che ricorda i Caduti della strage, il Vescovo scende dall’auto e sosta alcuni istanti in silenzio.

Il corteo continua per Largo X Giornate, Corso Zanardelli, Via Mazzini, Via Querini e Piazza Paolo VI.
L’arrivo alla Cattedrale è previsto per le ore 16.30

In Piazza ci saranno i giovani ad accoglierlo che avranno già fatto un tempo di animazione durante l’attesa del Vescovo.

Sul sagrato ci saranno il Sindaco e le massime Autorità.
Il Sindaco rivolge il suo saluto.
Dopo il Sindaco ci sarà un breve saluto anche da parte di un giovane.

Poi inizia il cerimoniale di presa di possesso canonico e inizio ministero episcopale a Brescia.
All’ingresso della Cattedrale, l’Arciprete del Capitolo presenta al Vescovo il Crocifisso da baciare, poi Mons. Monari asperge la folla e con i Canonici va verso l’altare del Santissimo per un istante di adorazione.

Seguendo la via interna scende in Duomo vecchio per indossare le vesti liturgiche.
Il corteo liturgico esce dal Duomo vecchio e passando in Piazza Paolo VI entra in Cattedrale.

Seguono:
Lettura della Bolla pontificia di nomina (il Vescovo è ai piedi del Presbiterio)
Poi va alla Cattedra e introduce la messa.
Il Vescovo ausiliare Francesco accoglie il Vescovo Luciano a nome dell’intera Chiesa bresciana.
Riceve obbedienza e riverenza dalla rappresentanza di presbiteri, diaconi, consacrati e laici.
Poi il Vescovo venera l’altare: lo bacia e lo incensa.
La celebrazione continua more solito.
Al segno della pace. Egli scende a dare la pace ad alcuni malati: espressione del ministero della carità del Vescovo.
Dopo il post communionem, Luciano Monari, 121° Vescovo di Brescia, venera l’immagine dell’Assunta, a cui è intitolata la chiesa Cattedrale, e le reliquie dei santi Vescovi bresciani Anatalone (primo Vescovo di Brescia), Apollonio (quarto Vescovo di Brescia). Filastrio e Gaudenzio (Padri della Chiesa, settimo e ottavo Vescovo di Brescia), rappresentativi di tutti i Vescovi della storia della Chiesa che è in Brescia.

Con la benedizione termina la celebrazione.

Monsignor Carlo Mazza vescovo di Fidenza

Don Carlo Mazza, center, an official priest for the Italian Olympic team, is flanked by swimmers Cristiana Chiuso, left, and Massimiliano Rosolino, at the Olympic Village in Sydney Thursday, Sept. 14, 2000. The 2000 Summer Olympic Games will open with a grand opening ceremony Friday evening.

sabato 29 settembre 2007

Nuovo incarico per Marini

Vaticano
Un nuovo incarico per monsignor Piero Marini
da Libertà, 29 settembre 2007
Ultime ore per il presule piacentino-bobbiense, monsignor Piero Marini da cerimoniere del Papa. Secondo indiscrezioni, già la prossima settimana, probabilmente già lunedì mattina, sarà ufficiale la nomina del maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie a presidente dei Congressi eucaristici. Monsignor Marini è nato il 13 dicembre 1942 a Valverde in provincia di Pavia ma in diocesi di Piacenza-Bobbio. A partire dagli anni sessanta lavorò nella Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Già negli anni del Concilio Vaticano II fu uno dei consiglieri per la riforma del cerimoniale liturgico. Dal 1987 è il cerimoniere pontificio col titolo di arcivescovo. I suoi compiti consistono nella preparazione e supervisione delle cerimonie liturgiche che vengono celebrate dal papa in Vaticano o all’estero. Cominciò ad occuparsene per decisione di Giovanni Paolo II e conservò l’incarico anche sotto Benedetto XVI. Sempre lunedì mattina potrebbe essere il giorno buono per il nuovo vescovo della diocesi di Fidenza. Nei sacri corridoi si parla con insistenza di monsignor Carlo Mazza, bergamasco, responsabile nazionale della pastorale dello sport.

venerdì 28 settembre 2007

I 107 anni di suor Amalia

Religiosa dell’ordine di Sant’Anna ha festeggiato
nella casa madre tra parenti e sorelle
Amalia, suora sotto 7 papi
Ha compiuto 107 anni la più anziana di Piacenza


da Libertà, 17 agosto 2003

«Come sono arrivata a 107 anni? Semplice, non mi sono mai lamentata». Suor Anna Amalia Ramponi, religiosa delle Figlie di Sant'Anna, è la donna più vecchia di Piacenza. Ha tagliato il traguardo ieri nella casa madre sullo Stradone Farnese, circondata dalle consorelle e dai parenti venuti a trovarla da lontano. Come regalo nessun fiore ma una piantina. «Il fiore appassisce, la pianta se la curi cresce rigogliosa» dicono le religiose. Un po' come la storia di suor Anna Amalia. Tunica e velo nero, se ne sta comodamente seduta davanti ad un vassoio di pasticcini ma anche ad un cesto di cipolle, peperoni, aglio, centrioli e gorgonzola. Un gentile omaggio dei parenti. «Tutta roba sana - dice la suora - proveniente dalla campagna». «Sana come me. Io non sono mai stata male nella mia vita a parte una volta che ho mangiato un piatto di cozze e sono finita all'ospedale di Bari» racconta nei dettagli la sua avventura di una manciata di anni fa. «Ma neppure di quello mi sono mai lamentata. E' inutile chiedere. Sono andata avanti confidando nella volontà del Signore». Suor Anna Amalia abbracciò la vita religiosa nel 1918, anno della fine della prima guerra mondiale. Il suo lungo apostolato l'ha dedicato soprattutto ai bambini, insegnando nelle scuole distribuite per l'intera penisola, da Piacenza a Palermo, passando per le Puglie e la Calabria. Oggi vive in una stanzetta della casa madre delle suore di Sant'Anna sullo Stradone Farnese. Incontrarla è come trovarsi a tu per tu con la storia. Era il 1893 e Diesel aveva inventato solo 6 anni prima della sua nascita (1896) il motore che lo rese celebre, Alexander Fleming scoperse ben dopo il segreto della penicillina, e ben nove sono stati i papi che suor Amalia ha visto passare (sette da religiosa): da Leone XIII° a Pio X°, da Benedetto XV° a Giovanni Paolo II°. Quello che le è rimasto nel cuore è Giovanni XXIII°. «Fui ricevuta da Sua Santità e per me fu un grande onore». Soddisfatta della vita - «Sono contenta di quello che ho fatto» -, lucidissima ancora oggi, sfoglia i giornali, guarda la televisione, ma dei personaggi di oggi non ha una grande stima. Berlusconi? «Che cosa me ne faccio io di Berlusconi e degli altri politici? Io amo la gente che dice la verità come il papa o il vescovo». Quale vescovo? «Monsignor Monari, quello sì che è una persona buona, una persona vera».
Federico Frighi

PS. Suor Amalia è serenamente spirata il primo novembre del 2004, all'età di 108 anni, nella casa madre delle Figlie di Sant'Anna, sullo Stradone Farnese

Il cardinale di New York

Il cardinale americano Egan ha chiuso il convegno
dedicato al vescovo degli emigranti
Scalabrini plasmò la Grande Mela
«New York multietnica grazie a una sua intuizione»



da Libertà, 13 novembre 2005

«Se fosse vivo oggi Scalabrini sarebbe uno dei vescovi più ascoltati anche in un ipotetico conclave, poi bisognerebbe vedere la politica della chiesa». Il cardinale Edward Michael Egan, arcivescovo di New York, non si sottrae alla provocazione, si fa una grossa risata, poi torna serio e si dice convinto che il beato Giovanni Battista Scalabrini al giorno d'oggi sarebbe uno dei punti di riferimento per la Chiesa e la società civile. Poco prima aveva parlato al convegno sulla ecclesiologia di Scalabrini che ieri mattina, all'università Cattolica, ha vissuto la sua ultima giornata. «La sua è stata una visione profetica - è convinto Egan -, ci ha dato la risposta su come trattare il problema degli emigranti». Una risposta che, nel 1954, ha dato ufficialmente vita alla pastorale della Chiesa in un tale ambito.
«Abbiamo imparato molto non solo da Scalabrini ma anche da Augustine Corrigan vescovo di New York dal 1880 al 1905 - spiega il cardinale della “grande mela” -. Entrambi avevano diverse opinioni su come seguire gli emigranti. Per Scalabrini era meglio avere istituzioni a parte, specialmente per gli italiani che non volevano entrare nella chiesa americana. Per Corrigan, un irlandese, tutti invece dovevano stare nella stessa chiesa. Hanno preso una decisone salomonica: gli scalabriniani hanno servito tutte e due le parrocchie, quelle nazionali e quelle territoriali e gli emigranti sono stati lasciati liberi di scegliere dove andare». «Oggi il 99 per cento degli italiani emigrati negli Stati Uniti - tira le somme il cardinale - è cattolico e vive bene la propria fede. Corrigan in America e Scalabrini in Europa avevano visto bene».
Ogni domenica a New York si dice messa in 34 lingue diverse: «Io inizio in spagnolo, proseguo in inglese ed almeno una parola in italiano la devo dire sennò alla fine mi arrivano le proteste».
«Molti vescovi europei mi hanno chiesto se è possibile replicare da voi il modello americano, frutto, lo ripeto, della Provvidenza e delle intuizioni di Corrigan e Scalabrini. Non lo so. Noi siamo più aperti agli aggiustamenti, mentre da voi si avverte più il peso della tradizione. Il nostro modello adesso funziona, soprattutto nelle grandi città. L'aumento delle parrocchie e delle presenze è costante ogni domenica».
Secondo alcuni il metodo Corrigan-Scalabrini ha creato le basi per la moderna società multietnica a “stelle e strisce”.
«Gli Stati Uniti sono più religiosi dell'Europa - non ha paura a dirlo in Italia il cardinale di New York - la nostra gente, i cattolici, gli ortodossi, gli ebrei frequentano la loro chiese, qui in Europa non si è così tanto legati alla spiritualità. I due nuovi giudici della Corte suprema sono apertamente cattolici. In Europa non si vedono esempi così. La religione, in America, si vede e si sente sui vestiti. Qui no».
Oltre al cardinale Egan, ieri mattina hanno concluso i lavori del convegno Pedro Antonio Marchetti Fedalto, arcivescovo emerito di Curitiba, Velasio De Paolis, segretario del supremo tribunale della segnatura apostolica, Luciano Monari, vescovo di Piacenza-Bobbio, padre Isaia Birollo, superiore generale degli Scalabriniani, coordinati monsignor Saverio Xeres. Nella seconda sessione sono intervenuti gli studiosi Giuseppe Ignesti, Maria Campatelli, Giampaolo Romanato e Luciano Trincia, coordinati da monsignor Silvano Tomasi. A padre Gaetano Parolin le conclusioni sulla tre giorni scalabriniana.
Federico Frighi

Monari per San Vincenzo de'Paoli

Monari saluta i seminaristi nella festa di San Vincenzo
«La Chiesa non sia una setta»


da Libertà, 28 settembre 2007

«Comunione, conoscenza delle sacre scritture, amore per Cristo». Sono i tre pilastri necessari per diventare buoni sacerdoti. Li ha enunciati ieri mattina il vescovo Luciano Monari parlando alla festa di San Vincenzo de'Paoli. Si ricordava, nella chiesa di San Lazzaro, con una solenne celebrazione, il fondatore della congregazione che guida il Collegio Alberoni. Oltre a Monari, il vescovo Tito Solari (guida una diocesi in Colombia), il superiore dell'Alberoni, padre Mario Di Carlo, tanti sacerdoti ma soprattutto i seminaristi. È a loro che il vescovo Monari, in un simbolico congedo dalla diocesi piacentino-bobbiense, si è rivolto con passione e calore. Ha parlato della comunione dei preti con il vescovo, dei vescovi con il Papa. Poi dell'importanza della conoscenza di Gesù. «Non possiamo essere strumento del Signore - ha detto - se non conosciamo il Vangelo a memoria, con l'intelligenza e con il cuore». Il sacerdote deve essere innamorato di Dio come Dio è innamorato dell'uomo concreto, con le sue imperfezioni, con la sua oscurità. «La Chiesa non sia una setta o un gruppo particolare - ha continuato il vescovo - ma si muova con questo amore per l'uomo, quell'amore che ha mosso Gesù».
fed.fri.

Seminaristi in Madagascar

Per sei seminaristi del Collegio Alberoni
e due sacerdoti un mese di “stage”nelle Case della Carità
In Madagascar futuri preti a lezione dai poveri dell’isola
Don Basini:«Uscire dal proprio paese educa ad una visione universale della Chiesa»


da Libertà, 26 settembre 2007

Uno stage di solidarietà per i futuri preti della diocesi di Piacenza-Bobbio. Per la prima volta nel curriculum dei seminaristi del Collegio Alberoni compare un'esperienza di terzomondialità sul campo. Sarà “materia” di studi nei sei anni di preparazione al sacerdozio. Sei studenti piacentini, assieme a due sacerdoti, hanno vissuto per un mese nella zona più povera del Madagascar, lontano dalle spiagge turistiche del nord, a contatto con le Case della Carità ed i loro ospiti.
«Tutto è nato come un desiderio dei ragazzi di vivere un'esperienza missionaria - spiega don Giuseppe Basini, responsabile del pre-seminario e amministratore parrocchiale di Sant'Antonino, che ha accompagnato gli studenti assieme a don Gianmarco Guarnieri, parroco di San Savino -. Il vescovo Luciano Monari l'ha accolto e ha indicato il Magadagascar dove da 40 anni c'è una presenza di missionari di Reggio Emilia in modo particolare nelle Case della carità». Lo stesso vescovo Monari, prima di arrivare a Piacenza, era stato in Madagascar per predicare gli esercizi spirituali a sacerdoti e suore. Una settimana ad Antananarivo, la capitale, è poi in missione a Tongarivo, Ambositra, Fianarantosoa, nelle Case della Carità. Strutture che in Madagascar accolgono una trentina di persone, spesso disabili, e che si propongono di diventare una famiglia per chi non ce l'ha. In tutto e per tutto come avviene nel Vescovado di Piacenza, dove monsignor Monari ha aperto una struttura analoga.
Vita di preghiera e di servizio per i seminaristi Francesco Luppi (Piacenza), Giuseppe Piscina (Borgotaro), Alessandro Mazzoni (Piacenza), Paolo Inzani (San Giorgio), Valerio Picchioni (Perino), Matteo Bersani (Castelsangiovanni) - quest'ultimo autore delle foto a corredo dell'articolo -; e naturalmente anche per i due sacerdoti accompagnatori. Sveglia alle 5 del mattino, servizio a colazione, pranzo, cena, pulizie della casa, momenti di aggregazione, ma anche di conoscenza, come la visita al lebbrosario con i suoi oltre cento ospiti.
«Ciò che colpisce è la povertà molto diffusa - racconta don Basini -. La povertà del Madagascar è cruda, di sussistenza, che può sconfinare anche nella miseria e nell'indigenza». Perché volare fino in Africa quando i poveri sono dietro l'angolo? Don Giuseppe lo spiega così: «Uscire dal propro paese educa ad una visione universale dell'annuncio del Vangelo, a comprendere meglio le nostre povertà». Non solo: «Ad un sacerdote può venire chiesto un giorno di andare per il mondo ad annunciare il Vangelo. La Chiesa o è missionaria o non è Chiesa. Per un giovane è molto positivo fare questo tipo di esperienze».
Federico Frighi

martedì 25 settembre 2007

Monari a Brescia

Definito il programma del 14 ottobre.
Con il vescovo la perpetua Imelde e don Gariselli
Monari a Brescia, tour de force di cinque ore


da Libertà, 25 settembre 2007

(f.fr.) Sarà una maratona lunga cinque ore, una vera prova di resistenza per il vescovo Luciano Monari. Ieri mattina una delegazione della diocesi di Brescia è stata ricevuta nella Curia di Piacenza. L’incontro era previsto per organizzare in dettaglio il rito d’ingresso e di presa di possesso della diocesi di Brescia da parte di monsignor Monari. La cerimonia è prevista per domenica 14 ottobre e rispecchierà quella del 1998 per la presa di possesso del predecessore di Monari, il vescovo Giulio Sanguineti, oggi amministratore apostolico della diocesi lombarda e dal prossimo 14 ottobre, vescovo emerito. La celebrazione - come comunicato dalla Curia in una nota - avrà inizio nella cattedrale di Brescia alle ore 16 e 30 (l’accesso sarà possibile fino alle 16 e 15), ma, in precedenza, a partire dalle ore 14, il vescovo Monari incontrerà le comunità sul proprio percorso a partire da Orzinuovi con il saluto delle autorità; passando poi per i centri Orzivecchi, Pombiano, Lograto, Torbole, Roncadelle, e poi, in città, con soste al santuario del patrono San Faustino, omaggio alla stele di Piazza della Loggia e quindi in cattedrale.
Il vescovo Monari non andrà da solo a Brescia. Dall’Emilia porterà con sé una piccola squadra di fedelissimi: la perpetua personale (la signorina Imelde), e don Gianni Gariselli come segretario personale, un sacerdote reggiano molto amico di Monari, che il vescovo aveva al suo fianco nei primi mesi della sua esperienza piacentina, prima di nominare don Giuseppe Basini. Quest’ultimo, non poteva infatti abbandonare Piacenza, impegnato nel nuovo incarico nella basilica di Sant’Antonino.
Se ieri è stato definito il programma della presa di possesso, in via di completamento è quello del saluto ufficiale.
Nei giorni scorsi il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Lino Ferrari ha riunito i vicari episcopali, i membri del Collegio dei Consultori ed i presbiteri eletti nei vicariati per il Consiglio presbiterale al fine di decidere i modi e i tempi del saluto della Chiesa piacentina al vescovo monsignor Luciano Monari.
Il vescovo Monari è stato nominato dal Papa “Amministratore apostolico” della diocesi fino al 22 ottobre prossimo e questo per dare la possibilità al vescovo di intervenire al solenne rito di chiusura dei “40 anni della missione diocesana in Brasile” prevista per domenica 21 ottobre, alle ore 16, in cattedrale.
Sarà proprio durante questo rito che la Chiesa di Piacenza-Bobbio saluterà il vescovo Luciano. Un rito non festoso ma velato di tristezza e commozione, in cui i rappresentanti delle varie realtà diocesane porteranno il loro saluto. Al termine della cerimonia, nei Chiostri del Duomo, è previsto un momento di festa.

lunedì 24 settembre 2007

Saluto a Monari

reso noto il 24 settembre 2007

Il saluto della Chiesa di Piacenza-Bobbio
al vescovo monsignor Luciano Monari


Nei giorni scorsi il vicario generale mons. Lino Ferrari ha riunito i Vicari episcopali, i membri del Collegio dei Consultori ed i Presbiteri eletti nei Vicariati per il Consiglio Presbiterale per decidere i modi e i tempi del saluto della Chiesa locale al vescovo monsignor Luciano Monari.

Ricordiamo che monsignor Monari è stato nominato dal Papa "Amministratore apostolico" della diocesi fino al 22 ottobre prossimo e questo per dare la possibilità al Vescovo di intervenire al solenne rito di chiusura dei "40 anni della missione diocesana in Brasile" prevista per domenica 21 ottobre, alle ore 16, in cattedrale.
Sarà proprio durante questo rito che la Chiesa di Piacenza-Bobbio saluterà il Vescovo Luciano e, al termine, nei Chiostri del Duomo, è previsto un momento di festa.

Come noto, il rito d'ingresso e di presa di possesso della diocesi di Brescia da parte di mons. Monari è previsto per domenica 14 ottobre. La celebrazione avrà inizio in cattedrale alle ore 16,30 (accesso possibile fino alle 16,15), ma in precedenza, a partire dalle ore 14, il Vescovo incontrerà le comunità sul proprio percorso a partire da Orzinuovi con il saluto delle autorità; passando poi per i centri Orzivecchi, Pombiano, Lograto, Torbole, Roncadelle, e poi, in città, con soste al santuario del patrono San Faustino, omaggio alla stele di Piazza della Loggia e quindi in cattedrale.Si tratta di un programma di massima che verrà ufficializzato in questi giorni.

Chi intende partecipare può servirsi anche del servizio che sta organizzando l'Ufficio pallegrinaggi della diocesi tenendo presente che sono disponibili, fino ad esaurimento, anche posti a sedere.

domenica 23 settembre 2007

Monari e anziani

«Gli anziani sono una ricchezza, la città ha bisogno di loro»
In Sant’Ilario il convegno “Non è più come una volta”.L’intervento del vescovo


da Libertà, 24 ottobre 1999

«La città ha bisogno degli anziani:
la loro presenza rappacifica
gli animi competitivi e
ridimensiona i problemi». A
parlare così è il vescovo Luciano
Monari che ha colto l’occasione
di un convegno in Sant’Ilario
per lanciare indirettamente
un messaggio a Piacenza
ed ai piacentini: degli anziani
non si può fare a meno;
può sembrare paradossale ma
sono loro portatori di promesse
e di speranze per il futuro.
Monsignor Monari è intervenuto
ieri mattina al convegno
“Non è più come una volta”
nell’ambito di El ventaglio del
tiempo, l’iniziativa di Caritas,
Centro missionario diocesano
e Movimento laici America latina,
che si propone di far riflettere
intorno all’incontro
fra generazioni diverse, popoli
e culture.
«Il termine ebraico che indica
la storia, etimologicamente,
fa riferimento al succedersi
delle generazioni ed assume in
sé una prospettiva futura - ha
spiegato il presule -. Abbiamo
bisogno del recupero della memoria,
altrimenti si rischia di
rimanere schiacciati dal presente
».
Un esempio significativo proviene
della cultura ebraica:
«Nella rito con cui ogni famiglia
ebraica celebra la Pasqua,
ad un certo punto della cena,
il più giovane della casa deve
domandare per quale motivo
si fa festa. Allora il più anziano
prende la parola e comincia
a raccontare la storia del popolo
d’Israele».
Il vescovo si è rivolto quindi
alla comunità perché il ruolo
della famiglia venga rispettato
anche nell’insegnamento
della dottrina cristiana: «Oltre
a quella scuola della parrocchia
che è il catechismo, si deve
riscoprire il racconto dell’anziano
come strumento educativo
all’interno della famiglia
». Il presule si è poi soffermato
sulla città come «luogo
in cui è materializzata la
memoria delle generazioni: case,
strade, palazzi, sono una
ricchezza che portiamo dietro
dal passato». Ma la città e le
sue strutture non sono nate come
mezzo per rispondere a bisogni
come la semplice mobilità
delle persone, ha evidenziato
monsignor Monari. «Sono
nate per essere luoghi di incontro
e di socializzazione. Gli
anziani nella città hanno una
presenza pacificante e ridimensionatrice,
essendo per
molti aspetti usciti dalla competitività,
dalla carriera, dall’arrivismo
». Lo aveva già detto
il Manzoni nella battaglia di
Maclodio: «Quando gli italiani
si facevano guerra tra di loro -
ha ricordato Monari - il Manzoni
si chiedeva come mai i vegliardi
non tentavano con le loro
parole di placare le turbe
cruente».
L’importanza dell’anziano risale
ad ancora prima: «La storia
della salvezza è cominciata
con un uomo che aveva 75 anni:
Abramo. L’anziano è diventato
portatore di promesse e di
speranze».
Della figura dell’anziano e
dei suoi diversi aspetti a contatto
con la società di oggi ha
parlato Stefano Mistura, direttore
del dipartimento di salute
mentale dell’Azienda Usl di
Piacenza. Mistura ha evidenziato,
in particolare, come il
vissuto temporale degli anziani
sia completamente diverso
da quello degli adulti. «L’anziano
ha una grande ricchezza:
il tempo per la riflessione».
Tale risorsa, in realtà, non viene
sfruttata sufficientemente
dalla società. «Il frenetico modo
di vivere odierno rifiuta la
riflessione perché sinonimo di
lentezza». L’analisi di Mistura
ha poi preso in considerazione
l’aspetto del tempo, della corporeità,
della consapevolezza
di essere anziano, della pericolosità
del declino, della speranza
di vita aumentata che
supera oggi, per le donne, gli
ottanta anni. «Se nell’adolescente
l’atteggiamento verso il
futuro è improntato alla potenza,
nella vecchiaia si prospetta
il declino, tanto prolungato
quanto più è alta la speranza
di vita».
I lavori erano stati aperti dal
sindaco di Piacenza, Gianguido
Guidotti, che ha portato il
saluto della pubblica amministrazione.
Presente tra il pub
blico anche il neo assessore ai
servizi sociali, Anna Braghieri.
In chiusura l’intervento di
Anna Marzi, presidente dell’associazione
di volontariato
“Emmaus”, di Reggio Emilia,
che ha parlato dell’esperienza
della propria realtà a contatto
con gli anziani. Il tema dell’incontro
generazionale verrà
nuovamente affrontato sabato
prossimo 30 ottobre con la manifestazione
“C’era un volta... i
giochi di una volta”.
Momenti di narrativa e gioco
tra nonni e nipoti che avranno
luogo in piazza Cavalli a partire
dalle 15,30. A palazzo Gotico,
intanto, continua sino al 31
ottobre la mostra El ventaglio
del tiempo, un percorso in cui
si sviluppa l’incontro generazione
fra bambini ed anziani
nelle varie culture del mondo.
Visto l’interesse della rassegna
e per dare un’ulteriore opportunità
alle scuole di utilizzarla
come strumento educativo
e didattico, è probabile che
la chiusura venga prorogata.
Federico Frighi

Monari in Albania










Ieri incontro con la comunità cattolica di Jubani,piccolo centro vicino a Scutari,
dove il vescovo di Piacenza ha inaugurato un centro di accoglienza
Monari in Albania nel nome di Scalabrini

Festa nella casa delle suore divenuta punto di riferimento.
Cresima per ottanta albanesi


da Libertà, 11 luglio 1999

JUBANI
- Ogni mattina alle sei Zef il pastore lascia il gregge nel
piazzale ed entra in chiesa. Con tutta la forza che ha, tira le corde
e le campane suonano a festa. Quanto basta per svegliare il villaggio.
Poi esce, raduna le pecore e riprende la sua strada. Inizia
così, ogni giorno dell’anno, la vita a Jubani. Quello di ieri, pur
mantenendo il tradizionale canovaccio, ha fatto segnare sul calendario
qualche cosa di speciale: la visita di un vescovo italiano.
Monsignor Luciano Monari è giunto qui, nel nord dell’Albania,
a 10 chilometri dalla città di Scutari, in questo villaggio di
povere case sparse fra la montagna e il mare, in una piana verde
coltivata a mais, granoturco, angurie ed alberi da frutta.
Sono le uniche risorse del
paese da quando le industrie
del regime comunista hanno
smesso di funzionare ed il vicino
scalo merci ferroviario è
stato abbandonato. Un viaggio
pastorale, quello del vescovo,
per inaugurare la casa che le
suore missionarie scalabriniane
hanno ultimato nel ’97 e dedicato
al Beato Giovanni Battista
Scalabrini. «Un viaggio - aveva
detto il vescovo prima della
partenza - che ha qualche cosa
del pellegrinaggio essendo
un incontro con esperienze di
carità e di fede che ci possono
arricchire».
Uno stuolo di almeno una
ventina di chierichetti ha accolto
monsignor Monari assieme
al parroco locale, don Michelangelo
(un bresciano trapiantato
quaggiù e divenuto segretario
dell’ex vescovo di Scutari),
monsignor Anselmo Galvani,
parroco della cattedrale
di Piacenza, don Giuseppe Basini,
segretario personale del
vescovo, nella grande chiesa ad
un’unica navata dedicata a
Santa Veneranda e recentemente
innalzata di fianco alla
missione delle scalabriniane
grazie ai soldi degli italiani ed
al lavoro degli albanesi. Cinquantacinque
minuti di messa
solenne alle sette del mattino,
fra canti e letture nella lingua
del posto parzialmente tradotta,
hanno aperto questa giornata
così uguale e così diversa
a tante altre per la piccola comunità
in maggioranza cattolica.
In chiesa ci sono venuti in
più di trecento. Le donne vestite
con il costume catonaro, caratteristico
della gente contadina,
e con il riza, copricapo di
origini ottomane.
«Non parlo la vostra lingua -
ha detto monsignor Monari durante
l’omelia - ma capisco una
cosa: che noi e voi siamo una
sola grande comunità unita
dall’amore di Cristo». Piacenza
e Jubani unite come si conviene
ad un gemellaggio, pur
simbolico come questo, che si
rispetti. Grazie alle suore scalabriniane.
La loro casa, realizzata
dai volontari piacentini
assieme ai muratori albanesi,
è divenuta il punto di riferimento
del paese. Le quattro religiose,
suor Federica Gallina,
suor Lina Guzzo, suor Albina
Bianchin e suor Benedetta Salerno,
inviate dalla provincia italiana,
a Jubani sono impegnate
nell’educazione, nella catechesi
e nella promozione di
bambini, giovani e donne nell’ambito
di un progetto in collaborazione
con la Caritas diocesana
di Piacenza-Bobbio e
con il sostegno anche della Caritas
diocesana di Como.
Ieri era la loro festa e di tutta
la congregazione, rappresentata
dalla superiora provinciale
suor Ermelinda Pettenon, dalla
consigliera generale suor
Bruna Birollo e dalla responsabile
del progetto Italia-Albania
suor Assunta Zonta. «An
che se non sono Scalabrini,
nella mia figura di vescovo cerco
di portare la sua santità e il
suo insegnamento», ha detto
monsignor Monari prima del
taglio del nastro e della benedizione
dei locali della missione.
«Eccellenza, le spettava di
diritto l’onore di essere oggi in
Albania per gioire con noi e
per tutto quello che la diocesi
di Piacenza-Bobbio ha saputo
generosamente investire per
offrire a Jubani dei servizi capaci
di aiutare la crescita umana
di questi cari fratelli»,
ha risposto la superiora provinciale.
Oggi, terminata l’emergenza
Kosovo, le suore possono
tornare a dedicarsi quasi
a tempo pieno agli albanesi.
Ottanta sono quelli che il vescovo
Monari fra ieri pomeriggio
e questa mattina ha cresimato
nella piccola chiesa di
Stajka Un’altra cinquantina
quelli che hanno allestito a Jubani
uno spettacolo di musiche
e canti nel nuovo prefabbricato,
ancora in via di completamento,
donato dai piacentini.
Federico Frighi

Lanfranchi Colonia

«Si va avanti e si scalda il cuore»
Il vescovo piacentino Lanfranchi è uno dei 43 presuli scelti dalla Cei

da Libertà, 20 agosto 2005

Anche il vescovo piacentino

Antonio Lanfranchi, che attualmente
regge la diocesi di
Cesena-Sarsina, è uno dei 43
presuli designati dalla Conferenza
episcopale italiana a tenere
le catechesi per i giovani
connazionali a Colonia.
Ieri mattina ha tenuto la riflessione
sul Vangelo a Kerpen,
nella chiesa di Santa Maria
Konigin, mentre il 17 agosto
aveva esordito a Essen, nella
chiesa di San Joseph. «La celebrazione
della Giornata
mondiale della gioventù - ha
osservato Lanfranchi - sta raggiungendo
il suo punto più culminante.
Più andiamo avanti
più ci sentiamo scaldare il cuore
». Il presule piacentino (originario
di Grondone di Ferriere)
ha centrato la riflessione di
ieri sul significato dell’adorazione.
«La vera adorazione di
Dio - ha detto - porta l’uomo a
superare la falsa concezione di
essere lui il padrone della sua
vita». Dipende, secondo Lanfranchi,
dell’uso che fa della
sua libertà. «L’uomo è giustamente
geloso della sua libertà
- ha ammesso - anche se tante
volte spinge la sua concezione
sino al punto di avere la pretesa
di essere “libertà che si autoprogetta”,
e non semplicemente
“libertà donata”. In altre
parole ha la pretesa di determinare
lui stesso il senso e
la verità della vita. È vero ciò
che io ritengo vero; è falso ciò
che io ritengo falso; è buono
ciò che io ritengo buono».
In tutto sono 43 i vescovi italiani
che da mercoledì a ieri
hanno tenuto le catechesi in
diversi centri della Germania
per preparare i giovani alla
giornata clou di domani. I vescovi
italiani risiedono nella
struttura del Bundesfinanzakademie,
a Brhul, vicino
Bonn, a quasi quindici chilometri
da Colonia. Sono presenti
sino a domani 105 alti
prelati italiani dei quali 95 ospitati
nell’edificio sede dell’Alta
Scuola Accademica delle
finanze. Fondata il 15 gennaio
del 1951 dal primo ministro tedesco
delle finanze Fritz
Schaeffer l’Akkademie è la più
antica e prestigiosa istituzione
per l’aggiornamento professionale
a livello nazionale.
Dispone di 165 camere singole
di cui tre predisposte all’accoglienza
delle persone disabili.
Ospitati nella Bundesfinanzakademie
ci sono anche altri
due vescovi delle diocesi emiliano
romagnole: Carlo Caffarra,
di Bologna, e Adriano
Caprioli, di Reggio Emilia-
Guastalla. A questi va aggiunto
naturalmente monsignor
Luciano Monari. Presente
anche monsignor Dante Lanfranconi,
vescovo della diocesi
di Cremona.
fed.fri.

Monari Brasile 2006

Il vescovo: «Rimarremo sempre in Brasile»
Di ritorno dalla visita glissa sul suo trasferimento:«Là non arrivano i giornali italiani»


da Libertà, 23 luglio 2006

«Nonostante il continuo calo di
preti nella diocesi di Piacenza-
Bobbio, continueranno le nostre
missioni in Brasile dove proseguiremo
ad inviare sacerdoti».
Ad assicurarlo è il vescovo Luciano
Monari di ritorno ieri mattina
dal Sudamerica dove, con una
delegazione diocesana, ha appena
concluso la tradizionale visita
delle missioni piacentine. Attualmente
in Brasile ci sono 5 preti
diocesani inviati fidei donum e tre
missionari laici a Picos, a Boavista,
a Rio. Nel 2007 ricorrerà il 40°
anniversario della prima missione
piacentina in Brasile. Il vescovo
ha voluto incontrare i giornalisti
nel suo studio al primo piano
della curia. Leggermente abbronzato,
un po’ stanco per i fusi orari,
ha voluto rassicurare tutti.
Con il ritorno in Italia di don
Giuseppe Frazzani si temeva
per la sopravvivenza delle missioni.
«Sono contento della nostra
presenza in Brasile - esordisce -
perché i nostri sacerdoti dialogano
bene con i vescovi del posto e
lavorano altrettanto bene riuscendo
a far camminare con le
proprie gambe le diocesi locali. È
un lavoro bello e saggio».
«Il futuro del Brasile è difficile
anche per la presenza delle sette
religiose che proliferano in modo
incredibile - continua Monari -
ma credo che il numero dei preti
aumenterà anche se occorrerà
molto tempo per rendere solida la
struttura della chiesa brasiliana
».
Tuttavia l’esperienza sudamericana
- è questo il nodo principale
- sta dando molto alla Chiesa piacentina.
«Come stimolo a non
chiudersi in se stessa - sottolinea
Monari - come stimolo alla missionarietà
a non considerare la fede
come un prodotto da consumare
interiormente ma come un dono
da trasmettere. La fede è un dono
che rimane tale solo se viene
donato. Se uno lo trasforma in
possesso e lo tiene per sé lo riduce
». Ancora: «Dobbiamo poi imparare
dai brasiliani a vivere anche
con pochi preti, magari con
nuove figure pastorali e con la
suddivisione delle nostre parrocchie
in piccole comunità di preghiera
». È questa la strada che indica
il vescovo. A Picos Monari
ha inaugurato la radio diocesana,
finanziata anche con gli aiuti della
Chiesa piacentina. «È uno strumento
importante per la comunicazione
- sottolinea il vescovo - in
una zona vasta come quella». A
Fortaleza doveva incontrare tutti
i missionari ma il fallimento della
compagnia aerea Varig ha di
fatto annullato i voli e così alcuni
sacerdoti piacentini non hanno
potuto vedere il vescovo. Quella
appena conclusa sarà verosimilmente
l'ultima visita di Monari in Brasile da vescovo
di Piacenza-Bobbio. da tempo si parla insistentemente
di una sua promozione verso Genova o un altro incarico
importante. Pungolato dai giornalisti, ha glissato
con diplomazia: "In Brasile, dove eravamo noi,
non arrivano i giornali italiani".
Federico Frighi

Monari Pasqua 2007

Sei battesimi nella notte di Pasqua
Il vescovo:«Scegliamo davvero.È in gioco la nostra vita»


da Libertà, 10 aprile 2007

Nicola, macellaio originario del
Camerun, Mariella, impiegata
proveniente dall’Equador, Eric
e Gabriel, studenti di 23 e 17 anni
nati in Perù, Arta, badante
albanese. Sono i cinque adulti
battezzati dal vescovo Luciano
Monari - con loro c’era anche
un bambino - nella notte di Pasqua,
cinque persone che hanno
scelto di diventare cattoliche
provenendo da esperienze diverse,
come il protestantesimo
o l’islam moderato dei Balcani.
Per la Chiesa cattolica piacentina,
quello di sabato sera in cattedrale
è stato il clou delle celebrazioni
della Pasqua 2007 (terminate
con la messa festiva in
duomo e nella concattedrale di
Bobbio), ed è per questo che il
vescovo ha voluto un segno forte
per tutta la comunità cristiano-
cattolica locale. Nella notte
in cui la Chiesa celebra la resurrezione
del Cristo, cinque persone
ricevono i sacramenti dell’iniziazione
cristiana (battesimo,
comunione e cresima) dopo
un cammino durato oltre un anno.
«Vorrei che la Pasqua fosse
vissuta non solo come festa che
parla di un evento misterioso
lontano da noi, ma come una opportunità
concreta che ci viene
offerta dalla grazia di Dio» dice
Monari nella notte della veglia.
«Siamo così abituati ai nostri
vecchi modelli di vita che non
immaginiamo neppure che si
possa mutarli - osserva il vescovo
nel passo più laico del suo intervento
-. Sappiamo e riconosciamo
anche apertamente che
sono modelli fasulli, avvilenti».
«Un cantante o una top model
che si drogano - continua il presule
- o un ricco che si fa di cocaina
sono evidentemente persone
infelici che cercano di anestetizzare
con la droga la propria
infelicità, ma nonostante
questo ce li propongono come
dei modelli invidiati. Invidiati
per che cosa? Perché sono ammirati
da tutti? Sappiamo che si
tratta di un mondo falso, e però
facciamo fatica a staccarcene, a
immaginare di costruire un
mondo dove si viva per dei valori
autentici».
«La Pasqua è occasione di questo:
ci viene dato un modello» evidenzia
Monari. A prima vista
«non è un modello gradevolissimo
- riconosce il vescovo - perché
il suo logo, il suo simbolo, è
il volto umiliato del Crocefisso.
Eppure, quel volto parla di un amore
che rigenera, che dà speranza,
che assume senza sconti
tutta la fatica di vivere, ma trasforma
questa fatica di vivere
in amore generoso».
Accanto a sé ha il vicario generale
monsignor Lino Ferrari
e quello episcopale monsignor
Giuseppe Busani. È proprio
Busani, assieme alla scalabriniana
suor Zoya, ad aver seguito
in prima persona il cammino
dei cinque nuovi battezzati.
«Sono persone che hanno compiuto
un cammino di preparazione
individuale lungo un anno
- spiegherà poi la religiosa -
nelle loro parrocchie, seguiti da
un accompagnatore ed hanno
preso parte anche a momenti
comuni». È il cosiddetto catecumenato:
il percorso che l’adulto
deve fare per far parte della comunità
cattolica. In tempi di
proselitismo dilagante da parte
di sette o pseudo tali, la Chiesa
piacentina risponde così, con
un cammino e una proposta forte
ed onerosa, mirata a formare
cristiani praticanti, motivati e
convinti. È questione di scelte.
Lo ribadisce Monari dal pulpito
la notte di Pasqua: «Tocca a noi
scegliere, ma scegliamo davvero!
Non basta deplorare i cattivi
modelli, o dire parole carine su
Gesù Cristo. È in gioco la nostra
vita: si tratta di perderla o di
salvarla, di renderla degna dell’uomo
o di buttarla via come
un rifiuto». Parole che suonano
come una sveglia per i cattolici
piacentini e che non possono essere
lette non tenendo conto delle
esortazioni di papa Benedetto
XVI e della Cei (di cui Monari è
vice presidente) sull’unità della
famiglia.
Negli ultimi sette anni sono
stati oltre cinquanta i nuovi fedeli
della comunità cattolica
piacentina. Soprattutto stranieri
che, arrivati in Italia, hanno
sentito il bisogno di seguire un
percorso di fede con tappe ben
definite. L’ingresso avviene nell’Avvento,
dopo aver esaminato
il candidato, le vere motivazioni
che lo spingono a diventare cattolico.
Dopo alcuni mesi in parrocchia
la seconda tappa si celebra
in Duomo con il vescovo
Monari che ti chiama con nome
e cognome e che ti inserisce sul
“libro della vita”. Da catecumeni
si diventa “eletti” il mercoledì
delle ceneri. Nel periodo
quaresimale altri riti vengono
vissuti nelle parrocchie; poi la
consegna del Padre Nostro e del
Credo, la terza e quarta domenica
di quaresima; gli “scrutini”,
preghiere contro il maligno,
una sorta di esorcismo mirato
a scacciare il peccato originale.
Uno di questi “scrutini” -
il terzo - avviene in cattedrale,
alla fonte battesimale. In ottobre,
novembre e marzo si esce
dal mondo di tutti i giorni rifugiandosi
nei ritiri spirituali. Il
cammino non finisce con la Pasqua.
Continuerà con il quarto
sacramento: quello della confessione.
Un cammino così strutturato
è iniziato nel 2001, quando suor
Zoya ha accompagnato in Duomo
nove albanesi e un’italiana.
Prima i nuovi cattolici adulti,
venivano battezzati e poco più.
«Siamo in un mondo che sta
cambiando - spiega la scalabriniana
- e ci sono sempre più adulti
che richiedono di diventare
cattolici, molti stranieri, alcuni
italiani. In Francia, dove i
fenomeni migratori sono arrivati
prima, il cammino d’iniziazione
è attivo da oltre vent’anni
e la durata della formazione è
più lunga (due o tre anni)».
Federico Frighi

Monari scorta

Dopo le minacce a monsignor Bagnasco le misure di protezione potrebbero aumentare
“Angeli custodi” per il vescovo
Agenti in borghese ad ogni uscita pubblica di Monari


da Libertà, 11 aprile 2007

Due “angeli custodi”, a volte tre, vegliano sul
vescovo Luciano Monari durante ogni sua uscita
pubblica piacentina. Sono le misure di protezione
disposte dalla questura di viale Malta
per garantire la sicurezza del capo della diocesi
di Piacenza-Bobbio. Da quando il presule è
stato nominato vice presidente della Cei (la
Conferenza episcopale italiana) per il Nord Italia
la sua posizione è divenuta ben più istituzionale
di quanto potesse essere quella di
un vescovo di Piacenza-Bobbio, sia pur conosciuto
e stimato, però sempre titolare di una
chiesa di “provincia”. Ecco dunque spiegata
l’attenzione della questura per monsignor Monari,
attenzione che potrebbe aumentare in
queste ore in seguito alle minacce, anche di
morte, ricevute pubblicamente dal presidente
della Cei, l’arcivescovo Angelo Bagnasco.
Monsignor Monari, nelle
sua veste di vice presidente
della Cei, è intervenuto più
volte, anche su Avvenire, il
quotidiano dei vescovi, ribadendo
il messaggio della
Chiesa italiana sul valore e
sull’unità della famiglia. A
differenza dell’arcivescovo
Angelo Bagnasco, tuttavia,
la sua posizione più defilata
sul palcoscenico mediatico
nazionale, ha fatto sì che non
venisse toccato direttamente
dalle contestazioni. Tuttavia,
poiché è meglio essere previdenti,
la figura di Monari è
entrata a far parte di una sorta
di programma di protezione
della questura, voluto dal
precedente questore Piero
Innocenti e perfezionato dall’attuale
Michele Rosato. Una
rete discreta e silenziosa operata
dal personale della Digos
in borghese che sorveglia
il vescovo in tutte le sue uscite
pubbliche. Non solo quelle
tra le vie della città (come la
processione della domenica
delle palme), ma anche le celebrazioni
all’interno delle
chiese, come la messa di Pasqua
in cattedrale o, la meno
nota commemorazione dei
martiri cristiani, nella basilica
di Sant’Antonino. Due, a
volte tre, agenti in borghese
controllano l’esterno e l’interno
dei luoghi sacri con una
particolare attenzione per la
figura del presule, confondendosi
tra i fedeli. Come si apprende
da una fonte vicina alle
forze dell’ordine, si tratta di
provvedimenti assolutamente
preventivi che, almeno a
Piacenza, non sono motivati
da manifestazioni evidenti come
le scritte minacciose apparse
sui muri di Genova subito
dopo la prima presa di
posizione del neo presidente
della Cei sui Dico, accostati
ad esempi estremi come la pedofilia
e l’incesto. Da «Bagnasco
vergogna» si è passati al
ben più inquietante «Bagnasco
a morte» corredato da una
stella a cinque punte, simbolo
delle Brigate Rosse. «Da
noi al momento non ci sono
stati segnali del genere - conferma
il segretario di Monari,
don Giuseppe Basini - a
differenza di monsignor Bagnasco
cui va tutta la nostra
solidarietà: le contestazioni
di questi giorni sono espressione
di un clima di intolleranza
nei confronti della
Chiesa cattolica». L’attenzione
nei confronti del vescovo
diocesano, a Piacenza, come
fa sapere don Basini, è sempre
stata alta e i vari questori
che si sono succeduti in passato
hanno sempre trattato
con un occhio di riguardo i
vescovi. Anche monsignor
Antonio Mazza, predecessore
di Monari, almeno nelle celebrazioni
più importanti, poteva
contare sulla presenza
vigile delle forze dell’ordine.
Federico Frighi

Monari viaggi

.«VICINO AI PIACENTINI NEL MONDO»..
In luglio Brasile, poi Londra e nel ’99 l’Africa
Il vescovo è atteso da un’altra serie di viaggi. In elenco ci sono anche New York e Parigi


da Libertà, 18 aprile 1998

Quello in Croazia è il quarto viaggio oltre
confine del vescovo Monari in poco più
di due anni di episcopato. Prima sono venuti
la Terra Santa, nel settembre ’95, poi
il Brasile, nel luglio ’96, e il Canada, nell’ottobre
’97. Un modo per essere vicino ai
piacentini nel mondo. I singoli viaggi hanno
poi ulteriori motivazioni. Se il pellegrinaggio
in Terra Santa significava condurre
la diocesi in un ritorno alle origini
della cristianità, il viaggio in Brasile era
dettato dall’esigenza di visitare le missioni
piacentine. In Canada invece c’era una
numerosa comunità di concittadini. E la
Croazia? «I soldi mandati dai piacentini
sono espressione della condivisione e dell’amicizia
verso una Chiesa più sfortunata
della nostra - spiega il vescovo -. Sarebbe
una cosa bella che tutti coloro che hanno
aiutato questa gente venissero qui. Poiché
questo non è possibile tenta di farlo il
vescovo a nome della diocesi». Dopo il
viaggio in Croazia monsignor Monari tornerà
di nuovo in Brasile nel mese di luglio
per vedere come sta andando la nuova missione
aperta a Roraima, la cui zona è devastata
da un furioso incendio. In ottobre
toccherà ai piacentini di Londra. L’anno
prossimo un nuovo continente: l’Africa e,
se sarà possibile, New York e Parigi.

Monari in Croazia

Insieme al vescovo nella città croata in cui è stato ristrutturato un ospizio grazie ai piacentini
Viaggio ad Ogulin con dono
Il centro, 20mila abitanti, solo sfiorato dalla guerra


da Libertà, 18 aprile 1998

Ogulin (Croazia) - Ecco come
sono state utilizzate le offerte dei
piacentini per le popolazioni della
ex Jugoslavia. Dei 300 milioni
raccolti dalla Caritas diocesana
durante il conflitto nei Balcani,
150 sono qui, ad Ogulin, nel cuore
della Croazia, in una casa di
riposo per anziani ricavata in un
vecchio ospedale austro-ungarico.
Il resto è servito per affrontare
la prima fase, quella dell’emergenza.
Ad inaugurare la
struttura, questa mattina, sarà
proprio il vescovo Luciano Monari.
La sua presenza sta a testimoniare
l’importanza di un’iniziativa
che viene a suggellare il
gemellaggio d’amicizia fra la
Chiesa di Piacenza-Bobbio e
quella di Rijeka, la diocesi in cui
si trova la cittadina di Ogulin.
La delegazione piacentina, composta,
oltre che dal vescovo, dal
direttore della Caritas don
Giampiero Franceschini e da
due volontari dell’ente di via
San Giovanni, Angelo Ghillani e
Giuseppe Curallo, ha fatto tappa
nella tarda mattinata di ieri a
Rijeka (5 ore d’auto da Piacenza,
tutte sotto una pioggia battente).
Qui ha reso omaggio al vescovo
emerito della diocesi croata,
monsignor Josic Pavlisic: un arzillo
prelato ottantaduenne - «di
29 giorni più giovane del cardinale
Casaroli», come ha ricordato
in un perfetto italiano - ordinato
vescovo nel 1952 grazie all’intervento
del cardinale Oddi,
allora «facente nunzio» per i territori
comunisti della Jugoslavia.
Gli agganci con Piacenza si cominciano
ad intravedere. Si faranno
palesi una volta arrivati
ad Ogulin, dove l’accoglienza del
parroco, don Tomislav, e del direttore
della Caritas di Rijeka,
don Milan - «come la vostra
squadra di calcio - scherza -, ma
in croato vuol dire Marco» - è calorosa.
Ventimila abitanti nel
territorio comunale, poco più di
ottomila nel capoluogo, Ogulin è
una cittadina circondata dai boschi
a 800 metri di altezza nel
cuore della Croazia. A due ore di
macchina c’è Rijeka, a poco meno
c’è Slunj (gemellata con Castelsangiovanni).
I chilometri sono pochi, ma circa
lo stesso tempo occorre per
raggiungere la frontiera con la
Bosnia, su una stradaccia tutta a
curve e buche.
Anche per questo ad Ogulin la
guerra è arrivata solo di striscio.
Qualche granata nei dintorni
ma roba da nulla rispetto alle distruzioni
della non lontana Krajna,
la zona croata autoproclamatasi
repubblica serba e liberata
dalle forze governative nell’agosto
del 1995. La casa di riposo
ripristinata dalla Caritas
verrà inaugurata questa mattina
nel corso di una solenne cerimonia
alla presenza delle autorità
civili, militari e religiose
croate. A tagliare il nastro sarà
monsignor Monari che in seguito
celebrerà, nella cappella dell’ospizio,
una santa Messa. Il ritorno
a Piacenza della delegazione
diocesana è previsto per la
tarda serata di oggi.
Federico Frighi

Monari in Croazia 2









Inaugurata ieri la casa di riposo di Ogulin.
Era un fatiscente ospedale austro-ungarico
Un pezzo di Piacenza in Croazia
Anche molti arredi provengono dalla nostra città


da Libertà, 19 aprile 1998

Ogulin (Croazia) - E’ un pezzo di
Piacenza nel cuore della Croazia
la casa di riposo per anziani inaugurata
ieri mattina dal vescovo
Luciano Monari. Non ci sono
solo i 150 milioni raccolti dalla Caritas
diocesana in questo, sino a
poco tempo fa, fatiscente ospedale
di epoca austro-ungarica e, oggi,
quasi completamente ripristinato.
I lunghi corridoi bianchi, le
stanze spaziose e funzionali, le attrezzature
mediche ne fanno una
struttura di elevata qualità in un
paese appena uscito dal conflitto
dei Balcani e alle prese con il ritorno
ad una vita normale. Tutto
ciò grazie anche all’aiuto dei piacentini.
I non più arzilli vecchietti
croati riposeranno sulle vecchie
ma lussuose poltrone del Grande
albergo Roma, dismesse dopo il
rinnovo dell’hotel; dormiranno
con lenzuola, cuscini e piumoni di
una ditta di Sabbioneta, in provincia
di Mantova, condotta da una
famiglia di piacentini. Avranno
poi a disposizione attrezzature
sanitarie donate dalle cliniche Lodigiani
e San Giacomo e dall’Azienda
Usl. Molti i singoli privati
che hanno voluto collaborare concretamente
con arredi e oggetti
non più usati per vari motivi, ma
ancora in ottimo stato: vestiti per
gli anziani, biancheria, armadietti
e, nei locali della direzione, perfino
il salotto di don Giampiero
Franceschini, il direttore della
Caritas. Alla cerimonia di inaugurazione
nei locali della casa di
riposo erano presenti le più alte
autorità civili, militari e religiose
del decanato di Ogulin.
Poco meno di due ore fra saluti,
ringraziamenti e santa Messa
concelebrata da monsignor Monari,
il parroco locale don Tomislav
Sporcic, il direttore della Caritas
di Rijeka, don Milan Spehar,
e il priore del convento francescano,
padre Peter Runge. Tre le lingue
ufficiali: l’italiano, il croato e
il tedesco. Alla realizzazione della
casa di riposo hanno contribuito
anche alcune Caritas austriache
(Klagenfurt) e germaniche (Konistain),
la città di Ogulin e la regione
di Karlovac. «Questa opera
viene dal Signore e per questo
dobbiamo ringraziarlo perché ci
ha usato come strumenti della
sua bontà», ha detto il vescovo. E
infine un auspicio che più che una
speranza è una certezza. Poi la
Messa nella nuova cappella della
casa di riposo con il tabernacolo e
una patena d’argento portate da
Piacenza. Per il momento la struttura,
collegata direttamente all’ospedale
di Ogulin, non potrà dare
il benvenuto a nessuno dei suoi ospiti.
Gli anziani provenienti da
diverse zone della regione dovranno
aspettare la nuova regolamentazione
delle case di riposo in
via di approvazione dal governo
croato. La casa è composta da due
piani più un sottotetto abitabile e
da un contiguo edificio delle medesime
dimensioni. La prima fase
della ristrutturazione ha interessato
il pian terreno e il primo piano
dove sono stati ricavati posti
letto per 38 anziani. All’intervento
ha partecipato finanziariamente
anche la Caritas Italiana che,
su garanzia di quella di Piacenza,
ha versato altri 150 milioni. La Caritas
di Rijeka, a cui la direzione
dell’ospedale ha dato in usufrutto
l’edificio per 90 anni, provvederà
realizzare nei prossimi anni seconda
e la terza fase della ristrutturazione:
il ripristino del sottotetto,
che garantirà altri posti letto,
e della casa attigua.
Federico Frighi