venerdì 7 dicembre 2007
Monari oggi in duomo per l'ordinazione di Paolo Inzani
così ho deciso di farlo anch'io"
Oggi in cattedrale viene ordinato diacono il seminarista Paolo Inzani dal vescovo di Brescia Luciano Monari. Ieri sera si è tenuta una veglia in preparazione di questo momento. Di seguito pubblichiamo l'intervento di Paolo Inzani.
La prima cosa che mi viene, guardandovi e vedendo tanti volti amici, è quella di ringraziare: ringrazio voi e lodo e ringrazio il Signore. Perché, di fronte al dono grande che riceverò domani, in contrasto vedo un po’ tutta la mia piccolezza e fragilità di fronte a questa grandezza.
E in questo momento è prezioso non essere soli, ma ad essere accompagnati da una comunità che prega, da una comunità che dimostra il suo affetto e sostiene il mio “sì”.
Guardando la mia storia di vocazione, a quello che ha mosso il mio desiderio di entrare in Seminario, cercando di leggere quello che è il mistero della presenza di Dio negli avvenimenti della mia storia, vedo questo: se sono qui stasera è perché c’è stata una Parola che mi ha raggiunto con la sua forza, e ha colpito nel profondo del mio cuore, nel suo fascino, il messaggio di Cristo.
Penso in particolare a questo:
«[13]Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13).
E nello stesso vangelo di Giovanni, Gesù dice ai suoi Apostoli: «[11]Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15, 11).
Quando ho sentito il Vangelo stasera questa pienezza io la vedo un po’ come la “roccia sulla quale costruire la strada della nostra vita”.
Questa Parola che sempre mi ha affascinato, però il Vangelo dice: non basta essere ascoltatori della Parola, non basta nemmeno essere ammiratori della Parola, ma bisogna metterla in pratica (cfr. Gc 1, 22).
Se ho trovato il coraggio forse di impegnarmi per provare a metterla in pratica, è perché il Signore ha messo sulla mia strada, penso, diversi testimoni, diverse persone che mi hanno testimoniato la verità e la forza di questa Parola nella loro vita.
E penso in particolare, vi faccio alcuni esempi, dei sacerdoti che si spendevano totalmente per la loro comunità, e in questo donarsi ricevevano in cambio molta gioia, nella loro vita testimoniavano questa gioia, questa esperienza di pienezza che facevano.
Così penso anche alla comunità delle suore di Lugagnano, perché dovete sapere che nel mio Paese c’è una comunità di suore anziane. Ed è bello, a me ha sempre colpito conoscere queste persone che hanno già alle spalle una buona fetta di vita ‑ ed è una vita donata, donata negli oratori, donata per gli altri ‑, e vedere alla fine della vita come queste persone ti testimoniano che sono contente, non hanno rimpianti, ma hanno una vita piena alle spalle che ancora vivano pienamente.
Ma penso anche a papà e mamme che ho conosciuto e che hanno cercato di incarnare il Vangelo nella loro vita donando se stessi, facendosi da parte per promuovere i loro figli, mettendo al centro i loro figli, spendendosi per loro.
Allora a questo punto qualcuno potrebbe dirmi: “Ebbene, ci sono tanti modi per fare del bene; perché proprio il prete?”. Me lo sono sentito dire tante volte: “perché proprio il prete?”.
La risposta è questa: la risposta è nel mio rapporto con il Signore, è il mio rapporto di Fede, è lì che ho fatto una esperienza profonda di pienezza e di gioia. E quando uno fa questa esperienza desidera che anche altri facciano questa esperienza.
E pian piano è nato in me il desiderio di mettermi al servizio della fede dei fratelli, perché altri possano incontrare il Signore Gesù Cristo, perché altri che lo hanno già incontrato possono essere accompagnati, come sono accompagnato io stasera da voi, e perché anche altri possono cercare e trovare il proprio ruolo all’interno del disegno di amore del Padre.È l’augurio che vi lascio, è quello di trovarlo anche voi, magari l’avete già trovato, e allora di non abbandonarlo, di seguire il Signore, di “costruire la vostra vita sulla roccia”, e di aiutare me a “costruire la mia vita sulla roccia sempre” giorno per giorno.
Paolo Inzani
Si ringrazia per la collaborazione Vittorio Ciani
Monari oggi di nuovo a Piacenza
Oggi pomeriggio, nella cattedrale di Piacenza, verrà ordinato diacono il seminarista Paolo Inzani della parrocchia di Lugagnano. L'appuntamento è per le ore 18,30, in cattedrale. Inzani verrà ordinato diacono da monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia, che torna a Piacenza per la prima volta in forma ufficiale dal congedo dello scorso 21 ottobre. Scontata la domanda a monsignor Monari se non sul nome, almeno sui tempi della nomina del nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio.
Paolo Inzani è nato a Lugagnano nel 1979, ha prestato servizio nella parrocchia di Nostra Signora di Lourdes e, attualmente, sta collaborando con quella del Preziosissimo Sangue.
giovedì 6 dicembre 2007
Vescovo, il sorpasso di La Spezia
Di seguito pubblichiamo la parte del bollettino della Santa Sede (di oggi) in cui si annuncia la nomina di La Spezia.
"Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di La Spezia-Sarzana-Brugnato (Italia), presentata da S.E. Mons. Bassano Staffieri, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Vescovo di La Spezia-Sarzana-Brugnato (Italia) Mons. Francesco Moraglia, del clero dell’arcidiocesi di Genova (Italia), Docente di Teologia Dogmatica e Direttore dell’Istituto di Scienze Religiose e dell’Ufficio della Cultura.
Mons. Francesco Moraglia è nato a Genova il 25 maggio 1953. Ha frequentato il Seminario di Genova ed ha ricevuto l'Ordinazione Sacerdotale il 29 Giugno 1977.
Ha poi proseguito gli studi presso la Pontificia Università Urbaniana conseguendo il Dottorato in Teologia Dogmatica nel 1981.
Dal 1977al 1978, è stato chiamato a svolgere il compito di Educatore presso il Seminario Arcivescovile Maggiore.
Dal 1979 al 1988 è stato Vice-Parroco in una parrocchia del centro cittadino.
Dal 1979 è Insegnante di Teologia Dogmatica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.
Dal 1986 è Docente e poi Preside presso l'Istituto di Scienze Religiose Ligure.
Dal 1996 ha ricevuto l’incarico di Direttore dell'Ufficio diocesano per la Cultura.
Dal 2001 è Membro del Consiglio Presbiterale Diocesano.
Dal 2003 è Consultore della Congregazione per il Clero.
Nel 2004 è stato nominato Canonico del Capitolo.
Oltre all'attività didattica presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale e presso l'ISSR Ligure, è Assistente diocesano del MEIC, dirige il Centro Studi "Didascaleion" e collabora con una grande parrocchia del centro cittadino di Genova".
mercoledì 5 dicembre 2007
Monari, questioni di cittadinanza

E' stato giusto concedere al vescovo Luciano Monari la cittadinanza onoraria di Piacenza?
La domanda l'abbiamo posta ai navigatori di internet che frequentano il blog sacricorridoi.blogspot.com. Non hanno risposto in tanti. Solo 28 persone. Segno che la cosa forse non interessava granché. Il sondaggio era nato dalla considerazione del fatto che all'annuncio della cittadinanza a Monari dato dal sindaco in duomo per il congedo del vescovo, i presenti avevano risposto con un lungo applauso. Ben più difficile la gestazione in consiglio comunale dove, i rappresentanti dei cittadini sono apparsi divisi. Anche nel mondo cattolico. Non spetta a me esprimere giudizi su questo blog, solo i fatti:
Il 60 per cento dei votanti e' per concedere la cittadinanza al vescovo Monari. Il 39 per cento ha dichiarato di non essere d'accordo.
La cittadinanza al vescovo Monari, decisa dal consiglio comunale, verrà attribuita nel corso di una solenne cerimonia in municipio. Ancora incerta la data: c'è chi vorrebbe che avvennisse prima della nomina e dell'entrata del nuovo vescovo - per ragioni di opportunità e per non coinvolgere il nuovo pastore in una decisione non condivisa universalmente - e chi invece alla presenza del nuovo capo della diocesi di Piacenza-Bobbio per sottolineare lo spirito di festa.
martedì 4 dicembre 2007
Vescovo, ecco la terna di Sacri Corridoi
Duecento voti per il sondaggio sul nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio. Grazie a tutti quelli che vi hanno partecipato, a chi vi parteciperà e anche a chi non ha votato ma comunque lo ha letto lo stesso.
La terna che Sacri Corridoi consegnerebbe al Papa per la scelta, a questo punto, è la seguente:
1) Monsignor Gianni Ambrosio (assistente generale dell'Università Cattolica): 34 per cento,
2) Monsignor Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina): 19 per cento ,
3) Un vescovo nero (?): 15 per cento.
NB. Poichè monsignor Sigalini è già stato nominato dal Papa Assistente ecclesiastico generale dell'Azione Cattolica, in terna entra il quarto nome: monsignor Erminio De Scalzi (12 per cento)
lunedì 3 dicembre 2007
Il centro missionario per il Bangladesh
Tutto è iniziato con poche presenze ed ora il centro formativo assiste oltre duecento bambini. “Da noi – sottolinea la suora ‑ vengono a scuola di alfabetizzazione. Quando hanno imparato a leggere e a scrivere il bengali e l’inglese possono passare ad una scuola regolare perché, essendo generalmente più grandi dell’età scolare, non sarebbero ammessi senza le prime conoscenze della lingua”. Inutile sottolineare l’importanza sociale di questo impegno.
Nel Bangladesh opera anche un altro piacentino, padre Francesco Rapacioli. Con entrambi il Centro missionario diocesano tiene contatti costanti inviando a loro gli aiuti appositamente raccolti. E’ il vantaggio della gestione diretta che evita perdite di tempo e sprechi. Anche la “vendita” (in realtà viene proposta un’offerta) di tali oggetti natalizi rientra in questo impegno: per gli interessati ricordiamo che il Centro missionario è aperto tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 9 alle 12. Presso la stessa sede sono ancora disponibili anche piccole sculture in legno dell’artigianato palestinese.
domenica 2 dicembre 2007
Drogati dal telefonino, in parrocchia s'impara a smettere
.jpg)
PIACENZA - (f.fr.) «Educare alla fede i ragazzi, per un parroco, significa anche preservarli dalla droga». Monsignor Giancarlo Conte (nella foto) spiega com’è nata l’idea di una serie di incontri per genitori, insegnanti, educatori, allenatori, ragazzi e giovani all’ombra della parrocchia di San Giuseppe Operaio. «Uso il termine droga per indicare non solo le sostanze stupefacenti - evidenzia don Giancarlo - ma anche l’abuso dell’alcol (birra compresa), del fumo, fino all’uso scorretto del telefonino, di internet, dei video giochi, del motorino». Gli incontri, in collaborazione con l’associazione La Ricerca, saranno due, tutti nella cripta di San Giuseppe (in via Martiri della Resistenza). Mercoledì 5 dicembre alle 21 a psicologa Alessandra Zioni; poi Antonio Mosti, direttore del progetto dipendenze patologiche. Mercoledì 12 dicembre, sempre alle 21, sempre la psicologa Alessandra Zioni; poi le esperte Silvia Razzini e Aurelia Barbieri. Il progetto formativo proseguirà in marzo con altre due serate (“Con Gesù si vince”) dedicate alla fede come forza per evitare i rischi della dipendenza dalle droghe.
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, 2 dicembre 2007
sabato 1 dicembre 2007
Arresto di don Baresi, Monari scrive ai suoi preti
A tutti i sacerdoti del presbiterio di Brescia.
L’arresto di un vicerettore del Seminario è una ferita profonda e dolorosa per la Chiesa bresciana. Nutro profonda speranza che l’accusa si risolverà in una bolla di sapone; ho ascoltato tanti che hanno conosciuto don Marco, che sono vissuti insieme a lui per anni e il giudizio è concorde: non uno che abbia avanzato dubbi o riserve. Ma la ferita non si rimarginerà presto. Noi viviamo anche dell’immagine che gli altri hanno di noi e la notizia, sparata dai giornali come una bomba, unita a insinuazioni, ha segnato la nostra Chiesa. Anche se in futuro l’innocenza venisse riconosciuta, l’offesa rimarrebbe, impietosa. Sporcare ciò che è pulito è facile; ripulire ciò che è stato sporcato è difficile, lungo e produce un risultato sempre imperfetto.
Viene da chiedere: perché? Ha un senso tutto questo? Paolo scrive ai Romani che Dio «fa servire ogni cosa al bene di coloro che lo amano» (Rm 8, 28). Che cosa può significare allora per noi, Chiesa bresciana, questa esperienza di sofferenza? Che cosa ci sta dicendo e chiedendo il Signore? Provo a rispondere con la consapevolezza che ciascuno è chiamato a riflettere davanti a Dio e a dare una risposta personale, creativa, che lo faccia uscire più maturo da questa prova.
La prima cosa che mi sembra di cogliere è un invito fortissimo all’umiltà, alla consapevolezza chiara del poco che siamo. Sant’Agostino scrive che non c’è nessun peccato che noi stessi non potremmo fare, se messi in determinate condizioni. Il bene che c’è in noi, la resistenza al male che riusciamo a mettere in opera, viene dal Signore, è sua grazia. Di questo possiamo gioire con stupore e riconoscenza, ma non possiamo vantarci. Scrive san Paolo ai Corinzi: «Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché te ne vanti come se non l’avessi ricevuto?» (1 Cor 4, 7). Questa umiltà ci aiuta a essere meno risentiti di fronte alle accuse o alle insinuazioni: non le meritiamo, ma non le meritiamo per dono di grazia, non per virtù personale.
Il secondo atteggiamento è quello della consapevolezza serena del bene che è in noi. Possono venirci lanciate le accuse più gravi; ma noi sappiamo quello che il Signore ha operato e opera nella nostra vita; sappiamo le motivazioni delle nostre scelte e dei nostri comportamenti; sappiamo l’amore e il disinteresse con cui cerchiamo di agire. Possiamo procedere con fiducia serena sotto lo sguardo di Dio, sotto il suo giudizio. L’errore più grave, la tentazione più sottile sarebbe quella di rispondere alle accuse col disimpegno, dicendo: “Se questo è il guadagno, vale meglio limitarci a compiere lo stretto dovere e nient’altro. Saremo più sicuri e meno vulnerabili.” Ed è vero; ma saremmo anche meno cristiani e meno preti. Dietro a questo atteggiamento c’è l’orgoglio sottile di chi, per risentimento, dice degli altri: “Non mi meritano; s’arrangino e vedranno quanto valgo”. È vero che un prete, proprio per la sua attività coi ragazzi e per i ragazzi, è vulnerabile; lo si può accusare facilmente, anche perché un’accusa simile è accettata facilmente dal sentire comune. Ma non possiamo rinunciare a operare, perché non possiamo rinunciare ad amare. L’amore è, per natura sua, attivo; non si ritira, ma prende sempre posizione a favore della vita, del bene, della gioia degli altri. Se ci ritiriamo dall’impegno nell’oratorio per l’educazione dei piccoli, per la loro crescita umana e cristiana, se riduciamo il nostro servizio all’adempimento burocratico delle prestazioni religiose, tradiamo la nostra vocazione. Di fronte agli inevitabili timori l’aiuto decisivo è quello che ci viene dalla contemplazione del Signore. Di Lui si dice che «quando era oltraggiato non rispondeva con oltraggi e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a Colui che giudica con giustizia» (1 Pt 2, 23). Se Gesù si fosse lasciato spaventare dalla pericolosità della sua missione, se avesse cercato la sicurezza a ogni costo, come avrebbe potuto mostrare l’amore di Dio per noi?
Dobbiamo allora rimanere inerti? Accettare passivamente di essere oggetto di sospetti umilianti? Anche qui la risposta è: no. “No” per un atteggiamento sano di difesa di noi stessi. Ma “no” anche per amore verso gli altri. Non possiamo permettere che il diffondersi di un sospetto malizioso rovini le cose belle che ci sono nel mondo, che renda ambigui i rapporti più sani, le espressioni più pure di affetto e di attenzione agli altri. Non possiamo permettere che la paura di interpretazioni maliziose e maligne cancelli quello che è fonte di calore umano e di gioia.
In alcuni interventi di questi giorni appare la gioia maligna di poter cogliere in fallo chi si presenta come portatore di un messaggio esigente sulla sessualità. Quasi a dire: “Vedete la Chiesa? Si presenta come paladina della verità, condanna tutti i vizi, esige una impossibile rinuncia alle esigenze della sessualità; poi cade anch’essa nei vizi che condanna”. Siamo radicalmente fuori da questo tipo di critica. Predichiamo che la sessualità va unita con l’amore e il senso di responsabilità; e lo predichiamo non per ossequio formale a una legge antiquata o a una cultura settaria, ma per stima dell’uomo e della sua dignità, perché solo una sessualità ricca di amore e matura nella responsabilità è degna di Lui.
Un’ultima osservazione. Si accusa un prete, e si accusano nello stesso tempo tutti i preti. Il fatto è tutt’altro che gradevole perché ci sentiamo tutti insieme messi sul banco degli imputati senza che nessuno si sia preoccupato di guardarci in faccia e di misurarsi con noi. Ma forse questa situazione è la conferma di una realtà effettiva sulla quale abbiamo insistito spesso e cioè che tutti i preti di una diocesi costituiscono un unico presbiterio solidale attorno al Vescovo. Naturalmente le responsabilità, sia morali che giuridiche, sono strettamente personali; ma i pesi (così come le gioie) si portano insieme. Né io Vescovo posso tirarmi indietro dicendo: io non c’entro; né può farlo un qualsiasi prete del nostro presbiterio. Questo esige da noi un senso vivo di responsabilità: sappiamo che i nostri comportamenti, buoni o cattivi, ricadono sulle spalle degli altri. Abbiamo il dovere di crescere verso la maturità perché il peso delle nostre immaturità è sopportato da tutti; dobbiamo tendere verso la santità, perché il peso della nostra mediocrità finisce per intristire tutti.
A tutti, però, chiediamo proprio per questo di essere leali. Se ci considerano una cosa sola nel presbiterio, considerino anche tutto il bene che c’è in mezzo a noi. Se tengono questo atteggiamento con sincerità – stando anch’essi, come noi, sotto lo sguardo di Dio – siamo convinti che avranno del presbiterio bresciano un’immagine bella. Non perfetta, purtroppo, per la nostra debolezza; ma certamente cristiana e umanamente ricca, per grazia di Dio. Questa è la nostra convinzione che esprimiamo con umiltà ma anche con fiducia. Ai laici credenti chiediamo di esserci vicini in questo momento difficile così come sentiamo di essere vicini a loro nelle loro quotidiane tribolazioni e fatiche.
† Mons. Luciano Monari,Vescovo di Brescia
Brescia, 30 novembre 2007, festa di sant’Andrea apostolo.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
Un film sulla casa dei senza fissa dimora
PIACENZA - Nei suoi primi dieci anni di vita ha salvato dalla strada almeno un centinaio di persone che avevano perduto tutto: non solo un tetto sotto cui stare, ma anche il sistema di relazioni sociali sul quale impostare la propria vita. Un piccolo miracolo che si è compiuto grazie ad un luogo, un appartamento al piano terra di una vecchia casa del centro storico di Piacenza, in via Tempio, ad un passo dal salotto buono della città. E grazie ai volontari, settanta-ottanta, che attorno a questo luogo gravitano, coordinati da Francesco Argirò. L’esperienza oggi è divenuta un film, un mediometraggio della durata di un’ora, “Alla fine dei sogni”, realizzato dal Cine Club Piacenza grazie alla sensibilità della Banca Farnese. «Molte delle persone che sono passate in questa casa di prima accoglienza sono tornate alla vita sociale» evidenzia monsignor Giampiero Franceschini. Dopo dieci anni la missione continuerà: non più in via Tempio ma al civico 12 di via Giordani. «Al secondo piano della nuova sede della Caritas - osserva il direttore - che, tra mille fatiche, stiamo ristrutturando». Il film, realizzato con attori volontari non professionisti, è opera del Cine Club Piacenza, presieduto da Giuseppe Curallo. Decisivo l’appoggio della Banca Farnese, con il suo presidente Augusto Ridella. Nel film si ripercorre il cammino di una persona che perde gli affetti familiari finendo in strada; ma anche del suo riscatto. È tratto da fatti veramente accaduti, situazioni presenti in tantissime persone che vivono la condizione del senza fissa dimora. Il film sarà proiettato al cinema President mercoledì 5 dicembre, alle ore 20 e 45.
fed.fri.
Nuovo vescovo per 11mila piacentini
Federico Frighi
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, primo dicembre 2007
venerdì 30 novembre 2007
Vescovo, dopo Savona tocca a Piacenza
giovedì 29 novembre 2007
Nominato il vescovo di Papua-Nuova Guinea
la terra degli ultimi cannibali
Nessuna notizia, anche oggi, sul nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio. La Santa Sede, questa mattina alle ore 12, ha invece reso noto che il Santo Padre ha nominato vescovo di Bereina (Papua Nuova Guinea), monsignor Rochus Josef Tatamai, M.S.C., finora vescovo titolare di Accia e ausiliare della Diocesi di Kerema (Papua Nuova Guinea). La diocesi di Bereina era vacante dal 16 aprile di quest'anno.
Papua Nuova Guinea era, fino al al 1960, la terra degli ultimi cannibali.
Lo scorso 16 agosto, nella capitale, Port Moresby, si è svolto un rito ufficiale in cui dopo 132 anni i discendenti dei cannibali di Papua Nuova Guinea chiesero perdono per il massacro avvenuto nell'aprile del 1878 durante il quale alcuni guerrieri della tribù Tolai, penisola di Gazelle, uccisero e mangiarono un pastore e tre predicatori fijiani arrivati nell'isola per diffondere il cristianesimo.
Scuse accettate da parte dell'ambasciatore di Fiji giunto in Papua Nuova Guinea proprio per presenziare la cerimonia.
mercoledì 28 novembre 2007
Povero vescovo Luciano!
Brescia ‑ Il Vescovo di Brescia, monsignor Luciano Monari e il vicario generale monsignor Francesco Beschi appresa la notizia dell’arresto di don Marco Baresi, vicerettore del Seminario diocesano, hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
“La notizia che abbiamo appreso ci addolora profondamente. Don Marco è un sacerdote conosciuto e stimato da moltissime persone e gli incarichi che gli sono stati affidati sono espressione e riconoscimento di una stima diffusa e avvalorata.
Il grave tenore delle accuse deve essere attentamente valutato.
Il dramma di chi è vittima di pedofili non può essere in alcun modo sottovalutato e, tanto meno, eluso, a maggior ragione se coinvolge sacerdoti, ma la delicatezza della situazione di chi si trova accusato di una colpa tanto grave ed è innocente è pure di grande portata. Il provvedimento operato dalla magistratura è forte e doloroso; confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità.
Manifestiamo la nostra vicinanza a don Baresi, alla sua famiglia, a tutto il Seminario e a tutte le persone coinvolte”.
Don Marco Baresi è nato a Chiari nel 1969. Ordinato sacerdote nel 1994 è stato vicario parrocchiale a San Zeno sul Naviglio dal 1994 al 1999, anno in cui assume la carica di vicerettore del Seminario diocesano.
martedì 27 novembre 2007
Nuovo vescovo, tra profezie e certezze
lunedì 26 novembre 2007
Tonini, il nuovo vescovo di Piacenza già nominato

domenica 25 novembre 2007
Bersani, da chierichetto a ministro
sabato 24 novembre 2007
Cordoglio della diocesi per la morte del pontiere Paladini di stanza al II° reggimento genio di Piacenza
Morte del maresciallo capo Daniele Paladini, del 2° Reggimento Genio Pontieri, caduto questa mattina in Afghanistan.
Comunicato della Diocesi di Piacenza-Bobbio
Apprendendo la notizia della morte del maresciallo capo Daniele Paladini, del 2° Reggimento Pontieri di stanza nella nostra città, caduto vittima di un attentato terroristico questa mattina in Afghanistan, mentre assolveva ai suoi doveri nell’ambito della missione Isaf, l’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari, profondamente addolorato, ha espresso così i propri sentimenti certo di interpretare il pensiero dell’intera comunità diocesana.
“La Chiesa non si stanca di richiamare il valore della pace: sa che è anzitutto dono di Dio, ma è anche un bene che tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a costruire.
“Guarda quindi con ammirazione e sostiene con la preghiera quanti si impegnano, a rischio della vita, nelle missioni di pace in varie parti del mondo segnate da guerre fratricide o dal terrorismo. La comunità diocesana ha accolto con profondo dolore la notizia della morte del giovane maresciallo capo Daniele Paladini del 2° Genio Pontieri, reparto storico della nostra città, caduto questa mattina in Afghanistan a seguito di un attentato terroristico.
“A nome della Diocesi di Piacenza-Bobbio esprimo le condoglianze più sentite ai familiari, alle Forze Armate e agli Ufficiali e Commilitoni del Reggimento Pontieri, mentre invito ad elevare al Signore della pace la preghiera, nella certezza che una vita donata per così alti ideali è sicuramente preziosa agli occhi di Dio e feconda di rinnovato slancio per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno”.
Palazzo Vescovile di Piacenza, 24 novembre 2007
Un cd per l'acqua in Karamoja
“VOICE OF A DROP”: LA VOCE DI UNA GOCCIA
AFRICA MISSION-COOPERAZIONE E SVILUPPO E NEW SISTERS
PER IL PROGETTO TRIENNALE
Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Questa sera al cinema teatro “President” di Piacenza (Via Manfredi) la presentazione del CD musicale Gospel realizzato per portare acqua in Karamoja.
Questa sera al cinema “President” di Piacenza alle ore 21 il Gruppo Gospel New Sisters di Podenzano (PC), con il patrocinio della Diocesi di Piacenza-Bobbio ed in collaborazione con il settimanale diocesano “Il Nuovo Giornale”, presenterà il suo secondo album musicale Gospel/DVD, intitolato “Voice of a drop”, registrato per sostenere l’attività della Ong Onlus Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo che realizza pozzi d’acqua potabile nella regione ugandese del Karamoja. Il CD è legato al “Programma Acqua in Karamoja” e tutto il ricavato della vendita sarà devoluto completamente a questo progetto che si propone di portare, in tre anni, acqua pulita a 150mila persone e ad altrettanti animali. Il Gruppo New Sisters si è voluto impegnare nella sensibilizzazione della comunità piacentina, ma anche dell’intera comunità nazionale, riguardo all’attività di Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo unendo la sua musica, che ha origine nel Continente Nero, alla solidarietà. Da parte sua, Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo utilizzerà i fondi raccolti per la realizzazione del progetto che quindi avrà inizio dal 24 novembre e avrà durata triennale. “Voice of a drop” è il lavoro che le nove ragazze di Podenzano hanno inciso in questi mesi e che si compone di un CD musicale e un DVD di filmati, la cui grafica è stata ideata e realizzata dall’affermato giovane podenzanese Marco Botti. Il CD contiene 13 brani della tradizione spiritual e del più recente Gospel contemporaneo eseguiti con la collaborazione di artisti conosciuti a livello locale e nazionale, artisti del calibro degli “Animali Rari”, famosa band piacentina capitanata da Marco Rancati, e della “Merqury Band”, cover band ufficiale dei “Queen”. Il DVD contiene filmati, realizzati dal videomaker Franz Soprani, che illustrano le attività del Movimento Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo e il lavoro svolto dalle New Sisters negli ultimi due anni per questo progetto.
Nella serata, presentata da Enrico Selleri, volto della tv SAT2000, si alterneranno musica e animazione. Un corpo di ballo regalerà coreografie sui brani del Gruppo, mentre il pittore piacentino Alfonso Maffini dipingerà dal vivo sulle note del Gospel. Nell’attesa della presentazione dell’album, già 1000 CD/DVD sono stati prenotati in anteprima.
È possibile prenotare il CD presso la sede di Africa Mission-Cooperazione e Sviluppo in via Talamoni 1/f a Piacenza (0523 499424) oppure al Gruppo New Sisters (335 5742323 – 338 9254848)
www.africamission.org - www.newsisters.it
venerdì 23 novembre 2007
Il nuovo vescovo, la nomina entro la fine dell'anno
Piacenza- ... È vero che non abbiamo notizie sicure e aspettiamo proprio da una settimana all’altra. Le previsioni erano di una attesa breve, in realtà ci stiamo accorgendo che i tempi si allungano. Però non bisogna neanche drammatizzare. Io ho sottolineato in più occasioni che la vita normale della comunità continua. Questo tempo di Avvento lo viviamo – inizieremo il 2 Dicembre – come comunità cristiana con una intenzione di preghiera in più: abbiamo anche l’attesa del nuovo Vescovo. A volte questi tempi di attesa aiutano anche a fare venire a galla maggiormente delle disponibilità, ci si sente forse più responsabili.
Comunque il Vescovo lo sentiamo come dono prezioso di cui la Chiesa chiaramente non può fare a meno.
Arriverà prima della fine dell’anno?
Prima della fine dell’anno, quasi sicuramente la nomina; l’ingresso penso di no.
Ma si fanno molte previsioni, si indicano dei nomi?
Se ne sono indicati troppi, allora non ci azzardiamo più a fare previsioni.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
giovedì 22 novembre 2007
Una clausura vicina alla città
Con le monache carmelitane del monastero di San Lazzaro
Il testo integrale dell'articolo è su Libertà di oggi, 22 novembre 2007
Piacenza - Pregano insieme, da sole ed in silenzio tutti i giorni dell’anno per la città ed i suoi abitanti. Ieri era il giorno in cui la città avrebbe dovuto ringraziarle. Il giorno pro orantibus, come stabilito dalla Chiesa. Loro sono le monache di clausura e ieri era la loro festa. In città sono 31, suddivise su due monasteri: 17 le Benedettine, in corso Vittorio Emanuele, e 14 le Carmelitane scalze, in via Spinazzi. Siamo andati a trovare queste ultime, nel loro monastero di San Lazzaro. Suor Maria Paola è la madre priora e viene da Parma. È lei che si presenta assieme a suor Prisca Maria, di Trento, laureata in fisica a 29 anni e poi entrata in monastero. Dietro alla grata nel parlatorio grande. Un simbolo antico che le separa dal resto del mondo, dalla città, in questo caso. «Molte cose sono cambiate - osserva la madre priora -, oggi, per noi, i rischi della vita sono aumentati». Un simbolo che le monache custodiscono e dal quale sono custodite. «È necessario per salvaguardarci - continua -, oggi i contatti con l’esterno sono aumentati a dismisura». Gli esempi sono tanti: «I medici (a parte quello di base) non vengono più in monastero, così se una di noi ha bisogno del dentista deve uscire, accompagnata da una sorella». Anche il “traffico” in entrata può disturbare: «Muratori, operai, tecnici del computer, oggi le cose si rompono più spesso che nel passato e quindi c’è bisogno del loro intervento all’interno della zona di clausura». Poi c’è il telefono, che suona spessissimo: «A turno c’è una suora telefonista». La clausura, insomma, è minacciata ogni giorno di più. Per le monache è un prezioso tesoro da custodire; viene dalla clausura la loro forza spirituale e senza di essa non potrebbero aprirsi alla città, come stanno facendo in questi anni. Al mattino alle 7 e 30, ad esempio, la messa è pubblica (le monache sono nel “coro” al riparo dagli sguardi del mondo). Dal primo di ottobre, dalle 17 e 30 alle 18 e 30, tutti i giorni, la gente può partecipare alla preghiera silenziosa, sempre nella chiesa del monastero. Sono aumentate sensibilmente le persone che chiedono di confrontarsi con le monache nei due parlatori del monastero. «Molte giovani mamme vengono qui - rivela suor Maria Paola - e ci raccontano le loro storie». La grata aiuta: «Una volta una di loro mi disse che proprio grazie a questa inferriata che ci separava era riuscita a dirmi tutto». Il problema più grande dei piacentini? «La famiglia che si sfascia, la mancanza di comunione tra le mura domestiche, un cattolicesimo sempre più precario». Il segreto della rinascita? «Il recupero delle radici del battesimo, come ci propone la diocesi». La modalità principale: «La preghiera. La nostra è una visione ottimistica della vita - osserva suor Prisca - che trae origine dalla scoperta di una paternità (quella del Signore) in cui tutti siamo immersi al di là di ogni ideologia ed ogni schieramento». Assistenti spirituali di una Piacenza malata, presenza viva nella Chiesa piacentina, le monache (nella loro clausura) sono più vicine alla città di quanto non si possa immaginare. E vogliono continuare ad esserlo.
Federico Frighi