venerdì 11 aprile 2008
Il vescovo nomina due amministratori parrocchiali
Nuovi amministratori parrocchiali: Don Andrea Fusetti, parroco di Travo, amministratore a Fellino; don Giovanni Cigala, parroco di Bedonia, amministratore a Nociveglia
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 2 aprile 2008 il M.R. Fusetti don Andrea, parroco di Travo, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Alessandro martire in Fellino, Comune di Travo, Provincia di Piacenza.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 2 aprile 2008 il M.R. Cigala don Giovanni, parroco di Bedonia, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele arcangelo in Nociveglia, Comune di Bedonia, Provincia di Parma.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano il M.R. Rakotomanga don Modeste, della diocesi di Ambanja (Madagascar), mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Apollinare martire in Calice, Comune di Bedonia, Provincia di Parma.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano, in data 2 aprile 2008, è stato affidato al M.R. padre Jean Dieudonnè Joamanana ofm cap. incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 1 del Vicariato Val Taro - Val Ceno.
Con atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 2 aprile 2008 è stato affidato al M.R. padre Marcel Walter Kanda della Società San Paolo, incarico di collaboratore nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 2 del Vicariato di Bobbio - Alta Val Trebbia - Aveto - Oltrepenice.
Piacenza, dalla Curia Vescovile, 9 aprile 2008
il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
Sono per le più nomine di nuovi amministratori parrocchiali. Don Andrea Fusetti, parroco di Travo, sarà l’amministratore di Fellino, piccola frazione travese. Il sacerdote, nato nel 1950, prete dall’82, è anche amministratore di Denavolo.
A don Giovanni Cigala, dal 2005 alla guida della parrocchia di Sant’Antonino a Bedonia, è stata affidata la parrochia di Nociveglia, subentrando a don Modeste, originario del Madagascar, nominato amministratore a Calice, sempre nel territorio comunale bedoniese.
Sempre nel vicariato Val Taro e Val Ceno, padre Jean Dieudonnè Joamanana, cappuccino fracescano, collaborerà nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 1.
Padre Marcel Walter Kanda della Società San Paolo sarà invece impegnato nel servizio pastorale presso l’Unità Pastorale 2 del Vicariato di Bobbio - Alta Val Trebbia - Aveto - Oltrepenice.
giovedì 10 aprile 2008
Forum Famiglie, sbagliato non rimborsare l'Irpef
COMUNICATO STAMPA
ANCORA SU FISCO E FAMIGLIA
a seguito dell'approvazione del Bilancio comunale
Apprendiamo dalla stampa locale che un ordine del giorno presentato in Consiglio comunale da Trespidi e Paparo, consiglieri di minoranza, teso a introdurre dei rimborsi dell'addizionale IRPEF comunale in funzione dei carichi familiari, è stato respinto dalla maggioranza.
La proposta mirava a stabilire un minimo di equità nel prelievo fiscale, sulla falsariga della petizione per un “Fisco a misura di famiglia” per cui ancora in questi giorni si stanno raccogliendo firme in tutta Italia. La proposta era inoltre del tutto praticabile anche perchè analogo provvedimento è stato preso dal Comune di Parma solo alcune settimane or sono.
E' stato invece approvato un altro ordine del giorno che prevede borse di studio per le scuole medie, visto che quest'anno per la prima volta
La nostra delusione va ben al di là del mero aspetto economico. Cerchiamo di spiegarci. L’art. 53 della Costituzione recita:“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” L'art. 31 della stessa Costituzione afferma:“
Ora noi ci chiediamo: perchè mai il Consiglio Comunale di Piacenza ritiene giusto e opportuno farsi beffe del dettato costituzionale a danno delle famiglie e in particolare di quelle che si prendono la responsabilità di aprirsi alla vita, crescendo ed educando i cittadini di domani? Onestamente, ci sembra anche paradossale che questa chiusura provenga dal Centro-sinistra, per tradizione attento solitamente alle problematiche sociali. Al contrario, si conferma la netta impressione che i nostri governanti ritengono che fare figli o non farli per la società sia la stessa cosa. Anzi, i figli sono solo una difficoltà, per cui si continua a fare una politica familiare di tipo assistenziale della serie: prima ti tasso, poi se proprio sei in difficoltà perchè sei un irresponsabile che mette al mondo dei figli, papà Comune ti dà l'elemosina (borse di studio, contributi per l'affitto o per le bollette, ecc).
Ciò che noi non ci stanchiamo di ripetere è che occorre capovolgere completamente il modo di vedere le cose: oggi più che mai, col grave deficit di natalità che afflige in particolare l'Italia, con una serie di ripercussioni sul futuro sistema socio-economico, la famiglia con figli diventa un soggetto di sviluppo e di tenuta dell'intero sistema. Pertanto, è urgente passare da un sistema di tipo assistenzialistico – quello che le scelte del Comune tendono a perpetuare -- ad una nuova politica familiare che riconosca all'origine il valore dei figli e la diversità dei nuclei familiari, nell'ottica della sussidiarietà.
Noi non ci abbattiamo, anche perchè ogni giorno
I Il Consiglio Direttivo del Forum delle Associazioni familiari di Piacenza
martedì 8 aprile 2008
Ragazzi in fiera per i poveri del mondo
La “Fiera Primavera”, giunta ormai alla sua dodicesima edizione a Piacenza, è una tappa del progetto “ColoriAMO le città per un mondo unito”, promosso dai Ragazzi per l’Unità e Umanità Nuova del Movimento dei Focolari, dall’Associazione “Verso un Mondo Unito” in collaborazione con l’AMU (o.n.g.). Oltre che a Piacenza, anche quest’anno la Fiera si svolgerà in altre Piazze dell’Emilia Romagna : Svignano sul Rubiconde-Cesena, Carpi (MO), Medolla (MO), e delle Marche: Cagli (PU), Ancona, San Benedetto del Tronto (AP), Ascoli Piceno.
Con questo appuntamento, naturale conclusione di un percorso educativo sviluppato nel corso dell’anno scolastico con l’aiuto di genitori e insegnanti, i ragazzi vogliono contribuire a costruire un mondo di pace e di fraternità con la “cultura del dare”. Con il ricavato della “fiera”, infatti, sostengono i cosiddetti “Progetti Dare” , attraverso cui, mediante un fondo di solidarietà, vengono finanziate borse di studio a favore di chi, nei Paesi più svantaggiati, non ha la possibilità di frequentare la scuola. 464 sono state le borse di studio per l’anno scolastico 2006/2007 sostenute con il ricavato delle Fiere dello scorso anno.
Nella medesima giornata si svolgerà anche l’esposizione a tema dei lavori (Favola, Canzone, Manifesto pubblicitario, Pagina di giornale, Prodotto multimediale) che i ragazzi hanno realizzato con l’ intento di educarsi ed educare all’intercultura, trasmettendo il loro messaggio di amicizia fra i popoli. Momento speciale sarà il collegamento telefonico in diretta con i Ragazzi per l’unità di uno dei Paesi in cui si realizzano i “Progetti dare”: sarà occasione per uno scambio di esperienze e di conoscenza reciproca. (A Piacenza la telefonata è programmata con Gerusalemme o con una città dell’Argentina).
L’evento, a Piacenza, è sostenuto dalla Collaborazione degli Enti promotori con l’Amministrazione Comunale di Piacenza , con la Fondazione di Piacenza e Vigevano , con la Banca di S.Geminiano e S. Prospero, con la Banca di Piacenza e con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale di Piacenza e del CSA di Piacenza. Per il TIME-OUT per la PACE alle ore 12,00 è confermata la presenza delle Autorità civili e religiose. Saranno presenti, al pomeriggio, con il concerto “Intrecci”, il gruppo musicale delle Scuole” Liceo Scientifico, Nicolini-Anna Frank”; gruppi della sc. Primaria. ”Don Minzoni”, della sc.Media di Castelsangiovanni, della sc.Prim.”Due Giuno”,della sc.per l’inf. di “Santimento” e Prim.di “S.Nicolò e Istituto ISII di PC.(Vedere elenco allegato delle scuole che partecipano).L’Oratorio di S.Colombano di Vernasca darà uno squisito “tocco” all’iniziativa con le specialità del paese. Animano la manifestazione i Ragazzi per l’Unità . Tutte le altre scuole , associazioni e gruppi fin dal mattino saranno presenti per mettere in mostra i loro prodotti(oggetti realizzati con materiale vario e di recupero)
Per sostenere il Progetto educativo” ColoriAMO le città per un mondo unito”, presentato nelle scuole e rendere proficuo il dialogo con la “comunità educante” si è tenuto presso l’ISII, con la collaborazione dell’Istituto e del Centro I.Giordani di Piacenza, il Convegno ”Dal mondo alla Scuola per una cittadinanza comune e condivisa”, rivolto a studenti, insegnanti, educatori e genitori, con la presenza del Sottosegretario all’Istruzione Pubblica on.le Letizia De Torre, che ha sottolineato l’importanza dell’educazione alla cittadinanza attiva e responsabile in tutti gli ordini scolastici. Per rendere i giovani veramente protagonisti della loro formazione,ella ha infatti precisato che è necessario coinvolgerli in un processo di crescita aperto al dialogo con gli adulti e con le istituzioni, ad iniziare da quelle del territorio di appartenenza.
Successivo alla Fiera Primavera, sarà realizzato un incontro con i dirigenti, gli insegnanti, genitori e ragazzi delle scuole per vivere insieme un momento di verifica relativo sia al Progetto che alla Fiera. Agli insegnanti sarà dato da compilare anche un apposito questionario sulla valutazione dell’iniziativa, nella sua complessità, per cogliere la valenza educativa e formativa della loro attività didattica ed ascoltare le loro preziose proposte.
Vorremmo, per ricordare in modo specialissimo Chiara Lubich, la Fondatrice del Movimento dei Focolari,che è mancata a Rocca di Papa (RM) solo pochi giorni fa, il 14 Aprile 08, che la Fiera Primavera fosse sempre di più per la nostra città e per ciascun cittadino un’occasione per consolidare e rinnovare i rapporti tra le persone. Un’occasione di incontrarsi nelle nostre piazze e stare insieme , tra generazioni diverse, con l’unico scopo di rafforzare sentimenti di amicizia e fraternità, rinnovati dall’amore reciproco, quale unico patto e garanzia alla Pace e alla nuova “Cultura de Dare”, che Lei stessa ha trasmesso con tanto amore alle nuove generazioni. Chiara ha saputo infatti dialogare con tante generazioni di giovani, consegnando loro grandi Ideali , spirituali ed umani, quali Il Mondo unito e la Fratellanza tra i Popoli, che hanno dato autentico significato alla vita personale e collettiva e hanno favorito il sorgere di esperienze spirituali, sociali e culturali in tante parti del pianeta.
Ambrosio, in Cattolica il passaggio delle consegne
da Libertà, 8 aprile 2008
domenica 6 aprile 2008
Ambrosio: "E' il Signore che mostra la strada della vita"
Pubblichiamo l'omelia pronunciata dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, domenica 6 aprile 2008, in occasione della giornata universitaria della sede piacentina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.
1. «Mostraci, Signore, il sentiero della vita» [Sal 16(15), 11]. L’invocazione del Salmo responsoriale esprime molto bene il motivo del nostro trovarci qui radunati: come Chiesa, innanzi tutto, che nel giorno del Signore celebra la morte e la risurrezione del Signore Gesù; come Università Cattolica che celebra oggi la ‘sua’ giornata, la giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Siamo alla ricerca di questo sentiero della vita, perché la vita – la pienezza della vita – è fortemente desiderata. Ma il dono del Signore va ben oltre il nostro desiderio. Chiediamo al Signore che ci mostri il sentiero della vita e, insieme, gli chiediamo che ci doni la luce che illumina il cammino e la forza e la speranza di andare avanti.
L'annuncio della risurrezione di Gesù è l'annuncio di questa luce che illumina il cammino e di questa forza che ci fa camminare verso la vita nella sua pienezza. Credere in questo annuncio significa accogliere la novità di Dio nella nostra storia, la sua grazia e il suo amore.
Per l’evangelista Luca il cammino dei discepoli di Emmaus è il cammino di ogni discepolo di Gesù: questi discepoli sconosciuti rappresentano ciascuno di noi.
«Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute» (Lc 24, 21): è sconsolato il discorso dei discepoli che camminano sulla strada che da Gerusalemme conduce a Emmaus: ritenevano che la morte di Gesù fosse la fine di tutto, fosse la prova del fallimento. Avevano riposto la propria speranza in Gesù, ma adesso non sperano più: sono delusi, tristi, rassegnati.
Anche i discorsi che avvengono sulle nostre strade sono spesso discorsi sconsolati. Anche a noi, in più di un'occasione, capita di ascoltare – e a volte anche di tenere ‑ discorsi tristi, avviliti. «Noi speravamo»: è il ritornello, esplicito o meno, di molti discorsi ove prevale la delusione, lo sconforto.
C’è tuttavia, in questi discepoli, una disponibilità ad ascoltare. Ecco allora il loro invito: «Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera”» (Lc 24, 29). Gesù non si rivela subito come il Risorto, ma introduce, con fine pedagogia, quei discepoli nel progetto di Dio, illuminando il loro cuore e la loro mente attraverso l'ascolto credente delle Scritture. Gesù li sollecita a comprendere che proprio la sua morte è la verità della sua vita, il compimento della sua esistenza, donata per amore. Quella morte non è il segno del fallimento, è la promessa di Dio che giunge al suo compimento: il nuovo patto, la nuova vita in Gesù morto e risorto.
Quando il giorno volge verso la sera e la luce sta per svanire, ecco il nuovo giorno e la nuova luce: il cuore e gli occhi dei discepoli si aprono e «riconoscono» il Signore, crocifisso e risorto. Quando Gesù spezza il pane per loro, finalmente i discepoli comprendono il senso della sua vita e della sua morte. E allora, anche se è buio, i discepoli tornano a Gerusalemme per annunciare che il Signore è risorto.
«Mostraci, Signore, il sentiero della vita»: nell’ascolto credente delle Scritture e nello spezzare il pane riconosciamo la presenza del Risorto nella nostra vita e partecipiamo della forza rinnovatrice della risurrezione.
Armida Barelli è stata una testimone autentica e appassionata del legame tra Vangelo, popolo di Dio e cultura. La sua missione rivolta ai giovani e soprattutto alle giovani del tempo, si è espressa in forme diverse e creative, frutto di una spiritualità vera. La centralità della fede in Cristo e la viva sensibilità sociale fanno della Barelli una figura esemplare e degna di salire all’onore degli altari: speriamo possa avvenire presto.
Si deve ad Armida Barelli l'intuizione di far sostenere ‑ prima ancora della sua nascita ‑ l’Università da un rete di sostenitori diffusa sul territorio, costituendo nel 1921 l’Associazione degli Amici. Altra intuizione della Barelli è stata
L’attenzione sulla figura e sull’attività di Armida Barelli non è solo doverosa ma offre l'occasione per riflettere – in un contesto storico assai mutato – sul senso di una cultura cristianamente ispirata e al servizio della vita. L’Ateneo dei cattolici italiani nasce dalla Chiesa, popolo di Dio in cammino: se venisse dimenticata questa sua radice verrebbe meno anche l’Ateneo, perderebbe la sua ragion d’essere. Ecco allora la nostra preghiera che rivolgiamo con fiducia al Signore perché sorregga il nostro impegno per una cultura al servizio del bene comune, al servizio della vita di quel popolo che, come i discepoli di Emmaus, riconosce la presenza viva del Risorto nella storia.
Vescovo Piacenza-Bobbio
sabato 5 aprile 2008
Premio giornalistico dedicato a don Ciatti
fed.fri.
Il testo integrale su Libertà di oggi, 5 aprile 2008
Dedizione, fede e passione, in Cattolica la giornata universitaria
Da Libertà, 5 aprile 2008
giovedì 3 aprile 2008
Il senato del vescovo affronta la questione educativa
Tra gli argomenti all’ordine del giorno ha impegnato maggiormente l’assemblea quello relativo al “presbitero e la questione educativa”. Si tratta di un tema che sta interessando anche la Chiesa in generale; recentemente il Papa si è espresso sul tema con una lettera inviata alla diocesi e alla città di Roma; tra l’altro l’argomento sarà nell’agenda della prossima riunione della Conferenza Episcopale Italiana. Inoltre il problema educativo potrebbe essere al centro del programma pastorale del prossimo anno e non è da escludere che sia anche l’argomento della prossima lettera enciclica di mons. Gianni Ambrosio.
Lo stesso Vescovo ha introdotto il dibattito con un intervento ampio e organico: mons. Ambrosio ha giustificato l’impegno educativo facendo riferimento alle Sacre Scritture ed in particolare a San Paolo (prima lettera ai tessalonicesi: 2,8: “Così affezionati a voi avremmo voluto darvi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari”). Questo sottolinea – ha commentato il Vescovo – che il fatto educativo parte dall’affetto e passa attraverso la relazione umana, tende quindi a coinvolgere sia l’educatore sia l’educando. Lo scopo è quello di comunicare il vangelo, ma tra educazione in genere ed educazione cristiana non vi è contrasto in quando quest’ultima tende a trasmettere la verità in un clima di libertà, dando spazio al rispetto della persona.
Mons. Ambrosio non si è nascosto che oggi vi sono diverse difficoltà dovute a nuove condizioni sociali e in questo ha richiamato il recente intervento del Papa alla diocesi di Roma: Benedetto XVI in particolare ha parlato di emergenza educativa che ha le proprie radici nel relativismo e nel soggettivismo, oggi sempre più diffusi. Mons. Ambrosio da parte sua ha sottolineato l’importanza che il fatto educativo sia basato sull’incontro; parta dalla trasmissione di una solida esperienza cristiana (anche oggi è possibile educare cristianamente) che venga da lontano, come mostrano le Sacre Scritture e che sia aperta al futuro.
Sul fatto educativo il Vescovo ha valuto consultare il Consiglio Presbiterale in quanto su questo tema potrebbe esprimersi con uno specifico documento pastorale anche se, al termine del dibattito, ha precisato che le proprie indicazioni si inseriscono e si inseriranno in un percorso che certamente la comunità piacentina sta già compiendo e tendono soprattutto ad essere stimolo di confronto e di approfondimento.
E un primo approfondimento è già venuto proprio dal dibattito, molto ampio, che ha fatto seguito alle parole del Vescovo; citiamo in sintesi alcuni contributi: un fatto educativo presuppone un’esperienza da trasmettere (per questo è necessario un approfondimento) e affetto e rispetto per l’educando di cui si dovrà esaminare attentamente il contesto. Tra l’altro nel dibattito sono emerse linee diverse: vi è stato chi ha sostenuto la necessità di privilegiare ambiti specifici (la famiglia, gli adulti, i giovani, ecc.), mentre altri si sono pronunciati sulla necessità di approfondire lo stile relazionare da adottare nel processo educativo. In genere è stato sottolineato con forza che non esiste contrasto tra il fatto educativo in se stesso e l’educazione cristiana. Ovviamente questo non toglie che ci debbano essere aggiustamenti rispetto a quanto è stato fatto finora: un obiettivo da raggiungere è quello di coordinare le esperienze finora messe in atto. Nella Chiesa piacentina non mancano esempi preziosi, ma in genere ognuno tende a seguire un proprio cammino. Da qui la necessità di ricorrere ad un progetto coordinato basato sulle sinergie.
Il Consilio ha poi preso in esame il programma degli esercizi spirituali per il clero diocesano nell’ambito del documento sulla formazione permanente che il “Presbiterale” ha approvato lo scorso anno. Il Vescovo ha proposto – e in seguito verranno indicate le date – due momenti annuali per incontri spirituali per il clero, uno alla Bellotta ed un secondo residenziale, alle Pianazze.
Da parte sua il vicario generale mons. Lino Ferrari ha comunicato diverse informazioni sulla vita della diocesi; ne ricordiamo alcune: è stata confermata la festa del Corpus Domini con la processione per le vie del centro il giovedì sera, 22 maggio; nell’ultima settimana di agosto verrà riproposto un nuovo corso di giornalismo residenziale a Bedonia per operatori della comunicazione (i parroci sono invitati a segnalare i nomi di persone interessate); il giorno 11 maggio, domenica, è prevista la giornata del quotidiano cattolico (“Avvenire” pubblicherà una pagina sulla diocesi); in luglio la diocesi riceverà la vista della statua della Madonna di Lourdes che sta visitando le Chiese particolari italiane: la sacra effigie sarà in città nei giorni 19 e 20, mentre il 21 verrà trasferita a Borgotaro; venerdì 11 aprile (giornata di preghiera e di digiuno), alle 20, nella basilica di Sant’Antonino, si terrà una veglia di preghiera con il Vescovo per i missionari martiri; il 13 aprile, domenica, in cattedrale, alle ore 18,30, alcuni seminaristi riceveranno i ministeri del lettorato e dell’accolitato.
Il Consiglio Presbiterale Diocesano tornerà a riunirsi giovedì 8 maggio.
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
Veglia con il vescovo per i missionari martiri
Il 6 aprile alle 21 al Corpus Domini
incontro missionario sul Sighet
Domenica 6 aprile alle ore 21 presso il salone parrocchiale del Corpus Domini si terrà l'incontro "Sighet: quando un incontro diventa Speranza". L'incontro, organizzato in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano, rappresenta un'occasione unica per conoscere la testimonianza di padre Filippo Aliani, frate missionario cappuccino a Sighet, in Romania. Al termine della serata, vi sarà l'opportunità di conoscere una speciale proposta estiva rivolta a tutti i giovani.
Padre Filippo lavora da cinque anni con il gruppo giovanile di volontariato "Gruppo Speranza" per infondere la speranza in un futuro nuovo, diverso ed arginare la piaga dell'alcolismo e dell'abbandono minorile. Il primo contatto con la realtà di Sighet lo ebbe qualche anno fa, quando partecipò ad un Campo di Solidarietà Missionaria organizzato dalla Lega Missionaria Studenti dei Gesuiti di Roma. Colpito dalla gravità della situazione, dal fenomeno dell’abbandono minorile, dalla povertà materiale ma soprattutto valoriale della popolazione, decise di tornare e di rimanere stabilmente per provare a cambiare qualcosa, investendo sui giovani.
“L’abbandono a Sighet - racconta padre Filippo - è una vera e propria malattia, il non sentirsi desiderati e amati è una lebbra che distrugge l’umanità di queste persone, le isola sempre di più e le conduce a una morte interiore e relazionale. I ragazzi che vivono questa esperienza di abbandono rimangono segnati profondamente ed è veramente difficile lavorare con loro perché non hanno la capacità di capire quale è il loro vero bene e, se riescono a capirlo, di perseguirlo. Inoltre non riescono a inserirsi nella società, con le responsabilità che questo comporta, non riescono ad avere una progettualità. Vivono alla giornata e seguono ciò che è più semplice e comodo, indipendentemente dalle conseguenze che questo comporta”.
Tanti sono i progetti che padre Filippo ha attualmente all'attivo con i suoi ragazzi: il volontariato presso gli orfanotrofi e le case famiglia, la donazione degli alimenti alle famiglie, il sostentamento di una nuova casa famiglia attraverso la pizzeria-gelateria “Pinocchio” e la formazione di una cooperativa socio-educativa gestita da giovani educatori.
mercoledì 2 aprile 2008
Niente droga per la suora
Piacenza - Stazione ferroviaria di Piacenza, tunnel sotto i binari. Anche la suora non sfugge al fiuto di Pagy, pastore tedesco femmina di tre anni. E' uno dei due cani antidroga in servizio al comando provinciale della Guardia di Finanza. La suora in questione non presentava tracce di sostanze proibite. Al contrario del cittadino extracomunitario che i finanzieri , sulla destra, stanno perquisendo.
Ambrosio sarà alla Festa Granda degli alpini
da Libertà, 2 aprile 2008
lunedì 31 marzo 2008
"Non essere incredulo ma credente"
Cari fratelli e sorelle,
oggi la liturgia celebra ancora il grande giorno di Pasqua. In verità, la liturgia cristiana celebra sempre la Pasqua. Non vi sarebbe alcuna celebrazione cristiana senza la Pasqua. E non vi sarebbe neppure il Vangelo senza la risurrezione di Gesù. Come potrebbe esserci un «lieto annuncio» senza il Risorto? Ogni celebrazione cristiana proclama che Gesù è il vivente. Egli è la fonte della vita. Egli è la parola di vita che non viene messa a tacere con la morte ma risuona ancora più potente proprio a partire dall'evento della morte. La fede nella risurrezione è sempre il cuore della celebrazione cristiana, memoriale di una persona viva che si fa presente in mezzo a noi per farci rinascere in Dio ed entrare nella vita stessa di Dio. Celebrando il Cristo morto e risorto, il cristiano trova il volto e il nome per la speranza dell'uomo: il volto di Cristo nostra Pasqua, speranza di vita, di vittoria sul potere del male, di perdono, di riconciliazione.
La Parola del Signore proclamata in questa Celebrazione ci invita a incontrare il Risorto così come l'hanno incontrato gli Apostoli, per passare anche noi, come loro, dall'esitazione e dal dubbio alla professione di fede piena, alla ‘beatitudine’ della fede di coloro che credono senza dover passare attraverso il ‘vedere’ e il ‘toccare’. Soffermiamoci innanzi tutto su un’espressione piuttosto curiosa che troviamo all’inizio del brano evangelico: «La sera di quel giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli (…) venne Gesù» (Gv 20, 19). “Il primo giorno dopo il sabato”: quest’espressione dell'evangelista Giovanni troverà più tardi il suo senso pieno, quando il “primo giorno dopo il sabato” verrà chiamato dai cristiani dies domini o dies dominmicus, e cioè giorno del Signore, perché è il giorno – “il primo dopo il sabato” ‑ in cui il Signore ha manifestato la sua gloria vincendo la morte: ogni domenica ricorda e celebra la Pasqua del Signore. Ma il giorno del Signore è anche il giorno dei discepoli del Signore, della comunità cristiana, il giorno in cui la comunità credente, radunata in assemblea Eucaristica, rende lode al suo Signore, ascoltandone la Parola, sperimentandone la presenza, accogliendo il dono della sua pace e del suo Spirito.
Anche noi, allora, come l’apostolo Tommaso, possiamo dire: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20, 28). È la sua professione di fede, semplice e profonda. Fede in Gesù, Signore e Dio, ma anche, potremmo dire, fede nel nostro rapporto vitale con Lui. Tommaso, con quel ‘mio’ Signore, dice che ormai la sua esistenza è inseparabile dal rapporto con il Signore. Quella di Tommaso sia anche la nostra professione di fede. È la fede della Chiesa, invitata oggi ad imparare sempre di nuovo a dire a Gesù: «Mio Signore e mio Dio», professando la fede nel Signore e riconoscendo di essere legati definitivamente con il Signore. Egli, il vivente, è con noi e in noi e noi siamo in Lui. Ma il cammino che l'apostolo Tommaso ha percorso per arrivare alla gioiosa professione di fede è stato faticoso. Tommaso si mostra incredulo, chiuso in se stesso, rinchiuso nel limitato orizzonte del ‘vedere’ e del ‘toccare’: egli teme l'avventura della fede che è fiducia, disponibilità, apertura senza condizioni e senza riserve. L'esito della storia di Tommaso, dubbioso e povero di fede, è confortante per tutti noi che procediamo a tentoni nel cammino spesso incerto della fede. Gesù, infatti, manifesta la sua premurosa e paziente attenzione nei confronti di Tommaso e così la sua incredulità si trasformerà in fede limpida e gioiosa che esclama: «Mio Signore e mio Dio».
Questa gioia della fede nel Signore risorto trasforma l’esistenza di san Tommaso e degli altri apostoli e discepoli di Gesù. E trasforma anche la nostra esistenza che diventa testimonianza, missione. Gesù dice ai discepoli: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20, 21). Li manda nel mondo a continuare la sua opera con la forza del suo Spirito per vincere il male, per perdonare i peccati, per annunciare e testimoniare la risurrezione, per offrire la pace. Gesù affida ai discepoli e, attraverso ai discepoli, affida a noi la sua opera, affida alla nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio la sua missione. Un compito stupendo, un compito affascinante.
Desidero infine ricordare tre circostanze che si inseriscono molto bene nella gioiosa professione di fede Pasquale e nella missione che ci è affidata. La prima circostanza è la festa che celebriamo qui in Cattedrale in onore di Maria Santissima, che riconosciamo e veneriamo come Madonna del Popolo. Un titolo molto vero, molto profondo: Maria viene dal popolo di Dio e, diventata la Madre del Signore Gesù, accompagna il cammino della Chiesa, come Madre del nuovo popolo di Dio. Preghiamo Maria che ha accolto la Parola di Dio e l’ha vissuta nell’obbedienza perché ci aiuti a professare e a testimoniare la fede Pasquale. Le altre due circostanze sono un segno di questa fede Pasquale che diventa vita Pasquale. Sono stati celebrati in questi giorni i dieci anni della Casa della Carità voluta dal mio caro predecessore mons. Luciano Monari con l’intento di essere un piccolo segno di quello che la Chiesa, le comunità cristiane, tutti i cristiani debbono diventare: capaci di accogliere, di accogliere tutti. Infine l’ultima circostanza: sono qui con noi tanti amici della parrocchia di san Gregorio Magno della diocesi di Salerno, con il loro parroco e con il gruppo folcloristico. Molti piacentini, attraverso la Caritas, diedero loro una mano in occasione del terremoto. E da allora l’amicizia non è venuta meno: li ringraziamo di cuore per la loro presenza. Anche questo è un segno di quella Pasqua che ci rende creature nuove, animate dallo Spirito di amore e di pace. Amen.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
domenica 30 marzo 2008
FOTO/ I 10 anni della Casa della carità
Ecco una breve galleria fotografica della festa per il decennale della Casa della Carità tenutosi sabato pomeriggio 29 marzo nel giardino del palazzo vescovile di Piacenza.

Il vescovo Gianni Ambrosio e , a destra, don Giuseppe Basini.
Il vescovo Ambrosio benedice con il ramoscello d'ulivo.
Il simbolo della Casa della Carità riprodotto sulla torta di compleanno.


Quando la carità genera stupore
sone - circa trecento - accorse per il decennale e, soprattutto, del grande segno che la struttura posta al primo piano di un’ala del palazzo vescovile è in grado di mostrare. «È qui che abita la carità di Dio - osserva il vescovo durante l’omelia - è qui che si osserva lo stupore della Pasqua, della presenza di
Dio in mezzo all’uomo, della vita nuova che si manifesta attorno ad un progetto. Dobbiamo rendere grazie al Signore per questo dono». Il dono è, naturalmente, la Casa della Carità che ieri celebrava i suoi primi dieci anni di vita. La volle il vescovo Luciano Monari assieme al Consiglio presbiterale perché diventasse «un segno della responsabilità che la chiesa e la città hanno di accogliere le persone più in difficoltà». Poveri, disabili, persone senza più nessuno al mondo. Ed è lo stesso vescovo Monari che il suo successore, monsignor Ambrosio cita più volte nella sua omelia. Dall’altare, assieme al superiore delle Case della Carità, don Romano Zanni, al segretario vescovile don Giuseppe Basini (colui che, in questi anni, ha seguito da vicino ogni passaggio della Casa) e a due ospiti della struttura con il compito di reggere le sacre scritture e la mitria, dall’altare Ambrosio ha voluto ringraziare Monari e tutte le persone che
nel tempo si sono adoperate «come in un mazzolino di fiori» perchè «è l’insieme che fa la bellezza». È stata suor Antonella, una delle due religiose d
ella congregazione dedicata a seguire le Case della Carità, ad inizio di celebrazione, a ricordare i protagonisti di questa storia, gli ospiti, molti dei quali non ci sono più. «La nonna Ione, Corrado, Carletto, Luigi, Pino, la Tina, Luisella, Maria - cita la suora -. Poi i nostri parenti, amici e benefattori e infine don Mario, suor Maria e suor Concetta, senza i quali questa casa non sarebbe nata».Alla fine, la festa, con una maxi torta con dieci candeline e l’immagine dei tre pani, il simbolo della Casa.Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà del 30 marzo 2008
venerdì 28 marzo 2008
Che bello fare la suora!
Sono 24 le suore piacentine che hanno rinnovano la loro professione di vita religiosa con il ricordo del 50° - 60° - 70° anniversario durante la festa del Sì in Santa Maria di Campagna. Ecco i loro nomi:
50° anniversario
Suor Giovanna della Croce, Carmelitane di S. Teresa
Suor Adriana Andriotto, Figlie della Chiesa
Suor Emilia Albertin, Figlie di S. Giuseppe
Suor Filomena Fornari , Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Giovanna Maria Forlini, Orsoline di Maria Immacolata
Suor Odilla Bortignon, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Assunta Zonta, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
60° anniversario
Suor Maria Immacolata del Verbo Incarnato, Carmelitane di S. Teresa
Suor Paola Villa, Figlie di Gesù Buon Pastore
Suor Irene Moro, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Angela Toniolo, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Giustina Cavalli, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Eufrasia Piotto, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Arcangela Parolin, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Dorotea Simioni, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Serafina Bordignon, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Chiara Vecchiato, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Suor Marta Bernardi, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Lina Scunzani, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Maria Musatti, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Giulia Romagnoli Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Maria Nava, Figlie di Maria Ausiliatrice
Suor Angela Molinari, Figlie di Maria Ausiliatrice
70° anniversario
Suor Angela Cavalli, Missionarie di S. Carlo Scalabriniane
Hanno festeggiato il loro 50° anniversario del sì anche due religiosi:
padre Vitale Chiarolini, Padri Sacramentini
padre Francesco Crivellari, Padri Sacramentini.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
Mille anni di Sarsina, il vescovo Lanfranchi dà il via alle celebrazioni
Con l’inaugurazione ufficiale ha preso il via un ricco carnet di eventi religiosi e culturali che coprirà l’intero anno giubilare fino al 31 maggio 2009, quando, in piazza Plauto, uno spettacolo di Aterballetto decreterà la chiusura ufficiale della manifestazione. Tra gli eventi religiosi il grande pellegrinaggio del 25 aprile a Sarsina (con la messa celebrata dal cardinale Giovanni Battista Re), la messa del 28 agosto in ricordo di San Vicinio presieduta dal cardinale Angelo Bagnasco. Nel mese di agosto in data da definire, la cantata per il millennio della cattedrale eseguita da Ennio Morricone.
Il testo integrale su Libertà del 27 marzo 2008
Triani confermato all'Azione Cattolica
Il testo integrale su Libertà di oggi, 28 marzo 2008
mercoledì 26 marzo 2008
Spiritualità per le famiglie
UFFICIO PASTORALE DEL MATRIMONIO E DELLA FAMIGLIA.
Carissimi, veniamo a voi per comunicarvi che
DOMENICA 6 APRILE
PRESSO LA PARROCCHIA DI S. FRANCA PIACENTINA
ci ritroveremo per una giornata di spiritualità durante la quale sarà presente anche il nostro Vescovo, mons. Gianni Ambrosio
Il tema su cui avremo l’opportunità di riflettere sarà il seguente
LA FAMIGLIA TESTIMONE DEL RISORTO
“Se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù”.
La giornata si snoderà secondo questo programma:
ore 9,15: arrivi e accoglienza
ore 9,30: preghiera e presentazione del tema della giornata (Don Franco Capelli e una coppia di sposi)
ore 10,30: riflessione in coppia o in piccoli gruppi
ore 12,00: scambio in assemblea
ore 12,30: pranzo
ore 14,00: preparazione della Celebrazione dell’Eucaristia
ore 15,00: Celebrazione Eucaristica presieduta da Mons.Gianni
ore 16,00: conclusione e saluti.
Note organizzative:
Il pranzo ci verrà fornito da un catering. Per questo è’ molto importante che ci comunichiate la vostra presenza.
Lo stesso discorso vale per i bambini. Per poterci organizzare con le baby-sitters abbiamo bisogno di sapere quanti sono.
Si richiede conferma dell’adesione entro il 31 marzo, chiamandoci al n. 0523/756185 o al cell.339/2421049 (Flavio e MariaLetizia Caldini)
Vi auguriamo un’ottima Pasqua e vi chiediamo di sensibilizzare le coppie delle vostre comunità perché valorizzino questo momento.
A presto
Marialetizia e Flavio
Don Franco
Piacenza 19.03.2008
Diffuso dall'ufficio stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio oggi 26 marzo 2008
martedì 25 marzo 2008
Ambrosio, anche il vescovo fa Pasquetta
Alla Pellegrina era la prima volta.
«È un’opera segno del Sinodo, come gesto concreto di carità, di attenzione alle situazioni più difficili, di emergenza, che la Chiesa diocesana ha voluto allora e che continua a portare avanti anche oggi» evidenzia il vescovo.
Un luogo che pone degli interrogativi. «Da un lato ho avuto un’impressione di grande ospitalità - racconta don Gianni -, di grande affetto che mi hanno mostrato questi ragazzi e ragazze. Ho pranzato con loro, abbiamo fatto una foto assieme, mi hanno chiesto di andare presto a trovarli».
Da un lato l’accoglienza e l’amicizia. Dall’altro? «Dall’altro il cuore gonfio; vedere queste situazioni di estrema difficoltà fa piangere il cuore. Sono situazioni difficili, con molti punti interrogativi, misteri della vicenda umana».
«Questa casa - è convinto monsignor Ambrosio - ci insegna il rispetto che dobbiamo all’uomo in qualsiasi situazione venga a trovarsi. Non solo: anche la necessità di una educazione che sappia davvero superare ostacoli e difficoltà derivanti dai pregiudizi. Questa amicizia che hanno chiesto anche a me e a don Giorgio così come ai tanti volontari che seguono la casa, è il segno del desiderio di avere una mano amica che ti aiuti a tirarti su. Alla fine questa mano amica è la società nel suo insieme. Questo è davvero un insegnamento che ognuno di noi deve raccogliere. Sono segni importanti, che valgono per tutti e devono valere in particolar modo per i giovani». La Pellegrina chiede insomma di non venire dimenticata da Piacenza.
Gli amici, è vero, ci sono. «Tutte le domeniche i ragazzi hanno il pranzo offerto e preparato da gruppi familiari - osserva il vescovo - che lo portano in silenzio, senza rumore, senza comunicarlo in giro. Una volta al mese le parrocchie, a turno, vanno alla Pellegrina per una celebrazione eucaristica e passano là la serata. Con un poco di fatica, mi è stato detto - c’era più entusiasmo qualche anno fa -, però sono ancora sette-otto le parrocchie che incontrano i ragazzi. Anche questa è una cosa meritevole di essere sottolineata. Dobbiamo sentire questa casa come un aiuto da dare a questi fratelli che, per un verso o per l’altro, hanno inciampato in una realtà quanto mai dolorosa e triste».
La mattinata di Pasquetta era iniziata in carcere, ad incontrare per la messa un secondo gruppo di detenuti che la settimana passata (mercoledì scorso) non avevano potuto partecipare alla celebrazione per motivi di spazio.
Infine la visita alle Scalabriniane. Un’altra casa che merita di essere sostenuta. «Era il cinquantesimo della morte di madre Lucia, co-fondatrice delle Scalabriniane - ricorda monsignor Ambrosio - colei che ha riportato l’attenzione della congregazione verso gli immigrati in Italia. Mentre all’inizio erano sorte per aiutare i nostri italiani che andavano all’estero, lei capì che era il momento di aiutare coloro che venivano in Italia. Una scelta davvero strategica».
Federico Frighi
Il testo integrale su Libertà di oggi, 25 marzo 2008
Ambrosio: il mondo è troppo lento, la Pasqua ci invita a correre
La Pasqua, con l’annuncio della Resurrezione, è la festa per eccellenza del Cristianesimo, il principio di ogni festa cristiana, il cuore della nostra fede. Nell’augurio pasquale c’è il mistero di Gesù Cristo, morto e risorto, il riconosimento della fedeltà di Dio padre per il suo figlio Gesù Cristo e di tutti noi. Abbiamo urgente bisogno di lasciarci sorprendere dall’annuncio pasquale (come dice l’evangelista giovanni usando il verbo "correre") senza arrenderci all’evidenza della morte, senza cadere sotto il peso del male, dell’ingiustizia, delle cose che non vanno. Bisogna correre per andare incontro al Signore risorto, per vivere veramente la Pasqua nella sua dimensione di vita nuova e di speranza vera. Appena Maria di Magdala giunge al sepolcro vede che la lastra pesate è stata ribaltata. Subito corre per gridare la sua tristezza, lo hanno portato via. Anche Pietro e Giovanni corrono insieme verso il Sepolcro, una corsa che esprime bene l’ansia di vita nuova. Anche noi riprendiamo a correre. La nostra andatura è diventata troppo lenta, troppo pesante. In ogni ambito emerge la paura di rischiare, in ogni settore domina la pigrizia di un realismo triste che che non fa sperare più nulla. Siamo rassegnati a tutto e il peggio ci sembra inesorabile. La nostra cultura è attraversata da fredde correnti di indifferenza, di disistima, di disimpegno. Biosgna uscire da ogni cenacolo dalle porte chiuse. La Pasqua è anche fretta, l’amore fa correre veloci. È giunto il momento in cui scoprire nel crocifisso il Risorto, di sentire la sua presenza, di vivere alla luce della speranza, è giunto il momento della fede, della fede cristiana, per cui non bastano più gli occhi di sempre, quelli carnali, ma servono gli occhi della fede. È giunto il momento in cui far valere per noi, per l’umanità intera, quel lievito nuovo che fa fermentare tutta la Pasqua. A noi cristiani del terzo millennio è rivolto il monito di Paolo: «Non sapete che un po’ di lievito fa fermentare tuttaa la pasta? Togliete via il lievito vecchio per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. È davvero giunto il momento in cui è necessario questo lievito nuovo, fatto di amore e di verità per l’uomo, rischiosamente esposto alle varie tentazioni che invitano a deturpare l’umano, a ridurlo a semplice cosa. L’apostolo Paolo conclude il suo invito dicendo: Cristo nostra Pasqua è stato immolato. Sono parole in cui l’apostolo, con grande semplicità, dice che in Cristo, nostra Pasqua, tutta la nostra realtà umana è stata radicalmente trasformata; quanto è accaduto in lui è destinato ad accadere in ogni uomo. Il lievito nuovo della Pasqua, rende nuova la Pasqua, rende nuova la pasta, la storia umana, quella vecchia, fatta di peccato, è destinata alla corruzione. Quella nuova non conosce come suo destino ultimo la corruzione per la presenza del Cristo risorto. La parola definitiva sulla nostra esistenza è stata pronunciata: sarà vita per sempre.