domenica 28 febbraio 2010

Nomine, padre Parolin direttore di Migrantes

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 3 febbraio 2010 il M. R. mons. Lino Ferrari, Vicario Generale, è stato nominato responsabile della Commissione diocesana per l’Arte Sacra in seguito alle dimissioni del presidente mons. Domenico Ponzini, legittimamente accettate in data propria.

Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 febbraio 2010 il M. R. padre Gaetano Parolin, c.s. è stato nominato direttore dell’Ufficio pastorale per i Migranti.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 febbraio 2010 il M. R. don Giuseppe Tosca, attualmente parroco di Caorso PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo e dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria in Muradolo, Comune di Caorso, Provincia di Piacenza.

Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 febbraio 2010 il M. R. François Kitenge Owandji, presbitero della diocesi di Kabinda (Repubblica Democratica del Congo), è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di San Giorgio martire in San Giorgio Piacentino, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Benito Cocchi, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Regionale Emiliano di Modena, sono stati nominati
Mons. Renzo Rizzi, Vicario Giudiziale Aggiunto presso il Tribunale medesimo.
Don Stefano Antonelli, Giudice presso il Tribunale medesimo.

Con Atto proprio di S. E. mons. Jacques Perrier, Vescovo di Tarbes e Lourdes, il M. R. don Giacomo Ferraglio, parroco di Ottone e Rovegno, è stato nominato cappellano onorario della Basilica di N. S. di Lourdes.


venerdì 26 febbraio 2010

Il vescovo Ambrosio ricorda don Giussani

In don Giussani, discepolo di Gesù, possiamo vedere tutta la forza rinnovatrice che deriva dall’incontro con Cristo nella sua Chiesa. Così la mente è illuminata e sa avvicinarsi ai sentimenti profondi del cuore umano per capirli e guidarli. Così la ragione è sospinta a condurre l’uomo alle soglie del Mistero, intuendo qualcosa di questo Mistero nella stessa realtà, nelle cose, negli avvenimenti della storia. Così il cuore cessa di essere arido e duro e ridiventa capace di commuoversi e di aprirsi all’incontro con Dio e con i fratelli.

Lo ha detto il vescovo di Piacenza-Bobbio nella celebrazione per il quinto anniversario della morte di don Luigi Giussani a Piacenza in San Sisto.

lunedì 15 febbraio 2010

Le Ceneri, processione con il vescovo Ambrosio

Mercoledì, con la celebrazione delle ceneri inizia la Quaresima.
A Piacenza, alle ore 20 e 30, "Statio" nella chiesa di San Francesco, processione penitenziale lungo via XX Settembre verso la cattedrale, celebrazione della Parola, imposizione delle Ceneri e iscrizione dei catecumeni. Presiede il vescovo, mons. Gianni Ambrosio.

VIDEO/L'arcivescovo di L'Aquila ringrazia i piacentini

VIDEO/Ambrosio, il calcio e i giornalisti 2010

domenica 14 febbraio 2010

Radio Città Nuova, la diocesi blocca i fondi

Radio Città Nuova, l'emittente radiofonica della diocesi di Piacenza-Bobbio, come scrive Libertà di oggi, sta per chiudere. La Curia di Piacenza ha chiuso i rubinetti e, tramite il Collegio dei Consultori, ha deciso di non finanziare la cifra richiesta per la sopravvivenza (30mila euro) o per far sentire la radio in tutta la diocesi (100 mila euro). Si tratta di un duro colpo per l'evangelizzazione via etere, iniziata a Piacenza nell'ormai lontano 1984 con la fondazione della Cooperativa Culturale Multimedia (proprietaria dell'emittente) da parte di Bruno Busconi, don Giorgio De Micheli, monsignor Giuseppe Boiardi, l'avvocato Gianguido Guidotti. L'obiettivo è quello di essere veicolo di diffusione e promozione della parola di Dio.
Radio Città Nuova trasmette in mono sugli 88 e 5 ed ha sede dall'inizio degli anni Novanta - per volere del vescovo Antonio Mazza - nel palazzo della Curia, dopo aver cominciato le trasmissioni in San Francesco. Con il ripetitore a Pigazzano, il bacino degli ascoltatori va da Castelsangiovanni a Fiorenzuola,
passando per Piacenza città. Il pubblico è formato soprattutto da anziani che seguono in particolare le trasmissioni religiose, il rosario delle 18 e la messa delle 18 e 30 sempre in diretta ogni giorno dalla cattedrale. Oltre ai notiziari locali diocesani, in alcuni momenti del giorno Radio Città Nuova si avvale del collegamento con Blusat, l'emittente della Cei, e con radio Vaticana.

venerdì 12 febbraio 2010

Preziosissimo Sangue, all'oratorio si parla di benessere

Al via questa sera il primo incontro del ciclo “Una finestra sul benessere”, organizzato dalla parrocchia del Preziosissimo Sangue. Si tratta di quattro incontri rivolti a ragazzi e adulti nell'ottica di un oratorio non più solo un luogo per far giocare i bambini ma centro di formazione e di pensiero. Questa sera alle ore 20 e 45 nella chiesa di via Zanella si parte con “Il benessere, la sua eccedenza ed il suo eccesso” (con il medico Giuseppe Miserotti, don Gigi Bavagnoli e la docente universitaria di filosofia Carla Danani). Giovedì 18 febbraio (ore 20,45 e solo per i ragazzi) “Solitudine, delusioni, firmamenti del mondo adolescenziale” (con le dottoresse Milly De Micheli e Rossella Cappucciati). Venerdì 26 febbraio (ore 20,45) “Il lato oscuro del benessere: depressione, anoressia e bulimia” (con la pediatra Graziella Filati, l’internista Mara Negrati, la psicologa Cristina Fiorani). Infine sabato 13 marzo (ore 20,45) “Danzando tra memoria e gioventù. Serata di balli e corpi lieti” (con Ballando s’impara, Temporaro e Duo San Lorenzo).

giovedì 11 febbraio 2010

Tutti i numeri della diocesi nell'Annuario 2010

E' in distribuzione un questi giorni l'Annuario diocesano di Piacenza-Bobbio 2010. «La copertina di questa edizione - spiega don Davide Maloberti, direttore de il Nuovo Giornale - è dedicata alla Visitazione (dipinto del de Longe, 1705, chiesa di Calenzano, Bettola), uno dei temi chiave della lettera pastorale del nostro vescovo. L’incontro di Maria con Elisabetta, nel Vangelo di Luca, segno di una Chiesa che va incontro agli altri e che porta il tesoro che ha ricevuto, ovvero Gesù Cristo». Tra le novità dell’edizione 2010 - i dati sono forniti dal cancelliere vescovile, don Mario Poggi, con la collaborazione di monsignor Marco Villa - l’indicazione delle case per ritiri fornite dall’Associazione oratori piacentini: 23 strutture in diocesi e fuori diocesi che possono accogliere i gruppi di parrocchie e movimenti. Per averne una copia ci si può rivolgere o alla redazione de il Nuovo Giornale (via Vescovado), o alla libreria Berti (via Legnano).

domenica 7 febbraio 2010

Si prega per i sacerdoti

Giovedì 11 febbraio, dalle ore 21 alle 22, nella chiesa del monastero
delle Carmelitane Scalze (in via Spinazzi, 36) si terrà la veglia di
preghiera a favore dei sacerdoti con una adorazione eucaristica
presieduta da don Marco Guarnieri. «La meditazione sarà sul tema
della maternità spirituale verso i sacerdoti: la maternità delle
anime consacrate - spiegano le monache di clausura - la maternità di
tutta la Santa Madre Chiesa, la maternità del popolo di Dio, al quale
è affidata, per un sostegno fondamentale, la loro custodia e
santità».


Inviato da iPhone

venerdì 5 febbraio 2010

Missione e omelia al centro del consiglio presbiterale

Si è riunito giovedì 4 febbraio, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il Consiglio presbiterale diocesano; ha presieduto il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato i lavori mons. Aldo Maggi.

In apertura il vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della Chiesa piacentina negli ultimi mesi ed ha fornito ai presbiteri alcune informazioni in anteprima: il Collegio dei Consultori si è espresso negativamente sulla gestione economica della radio diocesana e pertanto la cooperativa proprietaria sta valutando la possibilità di cedere l’emittente; sono iniziati i lavori per l’ampliamento della sede della Casa del clero Cerati (dovrebbero concludersi entro un anno e mezzo); lunedì è in programma alla Bellotta di Pontenure un incontro regionale degli addetti diocesani per la promozione del sostegno economico alla Chiesa; il 13 febbraio è in programma un incontro degli istituti religiosi secolari con il Vescovo; il 18 di febbraio si terrà un ritiro diocesano per sacerdoti; 18 marzo: incontro di aggiornamento teologico pastorale sul sacramento della Penitenza; dal 18 al 20 marzo convegno nazionale dei settimanali cattolici italiani in occasione dei cento anni del Nuovo Giornale; anticipazione della Festa del Sacro Cuore dal 10 al 3 giugno (l’importante appuntamento del clero con il Vescovo viene anticipato in quanto dal 9 al giorno 11 giugno si tiene un pellegrinaggio a Roma di sacerdoti per partecipare alla chiusura dell’anno sacerdotale).

Vi è stato poi l’abituale resoconto sulla Missione diocesana popolare da parte del vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani: in particolare si è parlato dei grandi ritiri spirituali popolari il cui obiettivo è quello di “prendere confidenza con la Paola di Dio”; nell’ambito della missione popolare mons. Busani ha poi citato quanto si sta predisponendo per la prossima Quaresima (tema e sussidi).

Ricordiamo i principali appuntamenti in Cattedrale:

MERCOLEDI’ DELLE CENERI

Mercoledì 17 febbraio ore 20.30:

Statio nella chiesa di San Francesco, processione penitenziale, celebrazione della Parola, imposizione delle Ceneri e iscrizione dei catecumeni. Presiede il Vescovo, mons. GIANNI AMBROSIO.

ESERCIZI DI LECTIO DIVINA SUL VANGELO DI LUCA

Giovedì 25 febbraio, ore 21.00:

"Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto" (Lc 9, 28-36)

mons. GIUSEPPE ANGELINI, teologo e parroco di San Simpliciano, Milano.

Giovedì 4 marzo, ore 21.00:

"Simone, ho da dirti qualcosa" (Lc 7,36-50)

mons. PIERANGELO SEQUERI, teologo e musicista, Milano.

Giovedì 11 marzo, ore 21.00:

"Si alzò e ritornò da suo padre " (Lc 15,20)

ENZO BIANCHI, priore della comunità monastica di Bose.

CELEBRAZIONE PENITENZIALE

Giovedì 25 marzo, ore 21.00:

Celebrazione penitenziale presieduta dal Vescovo mons. GIANNI AMBROSIO.

Su questi temi sono da registrare diversi interventi di membri del Consiglio, in genere finalizzati a comprendere meglio il funzionamento dei ritiri spirituali e l’uso dei sussidi per la Quaresima, sussidi – è stato detto - che devono utilizzare un linguaggio chiaro e semplice.

L’OMELIA. Il Vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato che tra gli obiettivi dell’anno sacerdotale, attualmente in corso, vi era quello di aiutare la Chiesa a prendere coscienza del dono avuto con i presbiteri e nello stesso tempo invitare i sacerdoti ad approfondire alcune tematiche tra cui il sacramento della penitenza e l’omelia. Su quest’ultimo argomento vi è stata, recentemente, la presa di posizione di mons. Crociata, segretario della Cei, le cui parole sono rimbalzate su tutti i mass media laici.

Da qui lo stimolo a mettere all’ordine del giorno un primo esame dell’omelia con l’intento che il tema, dopo questa prima analisi dei presbiteri, passi all’attenzione del clero nei vicariati e nelle unità pastorali.

L’esame è iniziato con l’intervento di don Paolo Mascilongo, biblista, al quale è stato affidato il compito di predisporre una presentazione tecnica di uno strumento di comunicazione particolare com’è l’omelia. Al centro la trasmissione ai fedeli della Parola di Dio e questo richiede nel sacerdote una preparazione remota. Nel passato (circa 40 anni fa), per avvicinarsi al testo sacro, predominava il metodo storico che privilegiava domande specifiche sul singolo brano (il testo era un po’ l’oggetto dell’analisi); ora prevale il metodo narrativo che tende a prendere in considerazione il brano cos’ì com’è, tenendo conto della sua collocazione nel contesto generale del Vangelo da cui è tratto. Il vantaggio è quello di poter “ascoltare” il Vangelo nel suo insieme e non pezzo per pezzo; il brano evidenzia maggiormente il suo suolo di messaggio e non di documento scritto. Ovviamente – ha riconosciuto don Mascilongo – nessun metodo è di per sé risolutivo, ma occorre per ogni omelia impegno e tempo per prepararsi in modo che venga mantenuta l’originalità, me nello stesso l’attualità, della Sacra Scrittura.

Sul tema si è svolta un’ampia ed articolata discussione di cui riportiamo i passaggi principali:

l’omelia è soprattutto un’azione pastorale e il parroco deve conoscere quali sono i messaggi da portare ai suoi fedeli, ovviamente alla luce dell’insegnamento evangelico (tirar fuori dal Vangelo quello di cui ha bisogno l’uomo di oggi);

si inserisce in un problema di relazioni: l’omelia per un parroco rappresenta uno strumento per potersi mettere in relazione con la sua comunità;

è un momento serio, ma quali sono le difficoltà di un sacerdote che nei giorni festivi deve celebrare cinque o sei messe?;

un pericolo da evitare: quello del moralismo;

le parole di mons. Crociata possono aver urtato la suscettibilità di alcuni, ma molte omelie sono veramente indigeste, occorre essere prima di tutti comprensibili;

l’omelia non è tutta la messa, tutto il rito deve saper parlare ai fedeli che devono essere a loro volta coinvolti ed essere presi nella dovuta considerazione;

essere brevi e sempre ancorati alla realtà concreta;

serve un servizio o un punto di riferimento che possa coordinare e aggiornare le scelte di tutti i sacerdoti;

più che sul metodo narrativo noi oggi siamo impostati su quello argomentativo, occorre essere più attenti alla cultura dei nostri tempi;

il problema della verifica e del “controllo”: chi oggi per il prete assume un ruolo critico che lo possa aiutare nel mettere sotto esame il proprio operato?.

Ha concluso i lavori l’intervento del Vescovo che ha commentato le varie fasi della riunione: per la missione dobbiamo muoverci con un impegno reciproco, insieme come in una famiglia: questo è lo stile di Chiesa.

Editrice Berti: il ruolo di questa editrice – libreria in diocesi è importante e da qui la decisione di sostenere la sua attività, ma tutto deve avvenire nella massima trasparenza. Avere sempre di fronte la finalità dell’unità: ogni azione deve essere inserita in questa visione generale.

Omelia: è necessario avvicinare il testo sacro con proprietà e approfondimento, tenendo presente, però, che prima di tutto ci si deve lasciar interpellare dallo stesso testo e da Gesù Cristo. Il compito del sacerdote che pronuncia l’omelia è quello di aiutare a rivolgersi al Signore.

Mons. Ambrosio ha anche proposto di valutare la possibilità di promuovere la lettura integrale di un Vangelo (lui stesso ha partecipato ad una lettura continua di Marco la cui durata supera di poco l’ora). Il brano del Vangelo va accolto e va inserito nella vita dell’uomo tenendo sempre presente la necessità di muoversi “nello stile di Dio”.

martedì 2 febbraio 2010

Il 6 febbraio messa per la sanità

Il prossimo 11 febbraio si tiene la XVIII giornata mondiale del malato sul
tema: "La Chiesa a servizio dell'amore per i sofferenti";
A Piacenza, sabato prossimo, 6 febbraio, alle ore 18,30, in Cattedrale, il
vescovo mons. Gianni Ambrosio presiederà l'Eucaristia. Alla celebrazione
sono stati invitati medici, operatori sanitari, tutto il personale
sanitario, associazioni e le istituzioni pubbliche e religiose che operano
nell'ambito della sanità.

sabato 30 gennaio 2010

Nomine, don Stefano Segalini assistente Coldiretti

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 25 gennaio 2010, il M. R.
Segalini don Stefano, attuale vicario parrocchiale presso la parrocchia di
San Giuseppe Operaio in Piacenza, è stato nominato, per il quinquennio
2010-2015, Consulente Ecclesiastico Provinciale presso la Coldiretti di
Piacenza.

Piacenza 27 gennaio 2010, dalla Curia Vescovile,

giovedì 28 gennaio 2010

Lanfranchi, il saluto alla diocesi di Cesena-Sarsina

Alla diletta Diocesi di Cesena-Sarsina


La decisione del Papa Benedetto XVI di nominarmi Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola ha suscitato in me immediati e contrastanti sentimenti, come è facile immaginare.
Anzitutto intendo manifestare profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia espressa alla mia persona per il delicato compito affidatomi, che suscita in me trepidazione, ma anche abbandono sereno all’azione dello Spirito Santo .
Ai Modenesi apro fin da adesso il mio cuore in un’accoglienza grande e manifesto il mio desiderio di spendermi con tutte le energie che il Signore vorrà donarmi per camminare con loro come fratello e padre alla luce del Vangelo di Gesù Cristo, la Bella Notizia di Dio per l’uomo, nella gioia di sentirci Chiesa.
Ai Cesenati tutti in questo tempo, in cui rimarrò ancora vescovo di Cesena-Sarsina prima del mio ingresso a Modena, non mancherò di manifestare il mio legame profondo con loro maturato in questi anni e il significato che ha avuto per me il servizio episcopale in questa Diocesi e in questa Città.
Ora vorrei solo manifestare anzitutto il mio grazie sincero a tutti.
Come ho avuto modo di dire più volte mi sono sentito accolto e accettato fin dall’inizio con grande cordialità e questo mi ha permesso di muovermi e di pormi con spontaneità e libertà interiore in ogni ambiente e con ogni persona. Ho cercato di essere “vescovo tra la gente e con la gente”, traducendo il motto di Sant’Agostino “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”. Non mi sarei potuto sentire vescovo senza condividere la fede e il comune destino. Così ho cercato di farmi carico delle preoccupazioni, delle sofferenze, dei problemi delle persone che incontravo, ma anche di gioire per le cose belle, e sono molte!, che vedevo realizzate. Così come ho sentito la condivisione di tanti miei ideali e il sostegno dell’affetto e della preghiera in momenti di sofferenza e di difficoltà. Ora sento molto la fatica del distacco, ma so che l’obbedienza non spegne le relazioni costruite, ma dà la possibilità di allargare la parentela spirituale aggiungendo nuovi fratelli.
Chiedo scusa se i miei limiti mi hanno impedito di essere attento a tutti come avrei voluto.
Questi sentimenti immediati mi sentivo di comunicare subito, rimandando tutto il resto ad altra occasione. Intanto vorrei vivere questo tempo in cui resto alla guida della Diocesi con quell’impegno e quella naturalezza necessari come se dovessi rimanervi ancora a lungo.
A tutti chiedo di accompagnarmi con la preghiera.

Antonio Lanfranchi, vescovo

mercoledì 27 gennaio 2010

Lanfranchi a Modena, le congratulazioni di Ambrosio

Sono molto lieto di comunicare ai sacerdoti e ai fedeli laici che il Santo Padre ha nominato Sua Eccellenza Mons. Antonio Lanfranchi arcivescovo di Modena-Nonantola.
Ci complimentiamo vivamente con questo figlio della nostra Chiesa che, sia pur con diversi impegni a Roma, ha sempre mantenuto forti legami con la diocesi di Piacenza-Bobbio che ha servito come educatore e docente nel Seminario, come assistente dell’Azione Cattolica e poi come Vicario generale.
Il 3 dicembre 2003 il Papa lo ha eletto vescovo di Cesena - Sarsina. Ed ora, in quanto arcivescovo di Modena - Nonantola, mons. Lanfranchi ricupera un più stretto legame con la nostra Chiesa: la nostra diocesi infatti fa parte, insieme a quelle di Fidenza, di Parma, di Carpi, di Reggio Emilia - Guastalla, della metropolia di Modena - Nonantola.
Ci rallegriamo molto per questa maggior vicinanza alla nostra diocesi. Ma soprattutto gli assicuriamo, insieme all’affetto e all’amicizia, la nostra preghiera perché possa svolgere, con la luce e la forza dello Spirito, il suo ministero di pastore della Chiesa di Modena - Nonantola.

+ Gianni Ambrosio
vescovo di Piacenza-Bobbio

Il Tom è il nuovo arcivescovo di Modena

Il piacentino monsignor Antonio Lanfranchi, originario di Grondone (Ferriere), attualmente vescovo di Cesena-Sarsina è stato nominato oggi dal Papa arcivescovo-abate della diocesi di Modena-Nonantola.

domenica 24 gennaio 2010

Ambrosio ai giornalisti: un rapporto vero tra parole e fatti

Desidero innanzi tutto ringraziarvi per il vostro impegno nel campo della comunicazione sociale e per la vostra presenza in questa celebrazione. Rivolgo questo mio vivo ringraziamento a voi giornalisti per la serietà con cui svolgete il vostro lavoro ed anche per l’amicizia con cui seguite la vita della Chiesa di Piacenza-Bobbio. Un lavoro bello ma delicato e sempre più sottoposto a spinte contrapposte, quella dello scoop o dell’audience a ogni costo e quella del rispetto della verità e delle persone di cui parlate nei vostri servizi.
Questa celebrazione non è solo un’occasione che ci consente, secondo una bella consuetudine, di riflettere su alcuni temi legati al vostro impegno, ma è anche - direi soprattutto - un momento prezioso in cui, uscendo dal ruolo di comunicatori per gli altri, diventiamo comunicatori a noi stessa di una “bella notizia”: una notizia che non abbiamo cercato, ma è arrivata a noi, alla nostra coscienza, come dono prezioso e coinvolgente.
Invocando l’intercessione del santo patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales, di cui ricorre la memoria liturgica, vorrei che il brano del Vangelo di Matteo risuonasse dentro il vostro cuore e vi offrisse spunti preziosi di riflessione sul ‘comunicare’, sulla gioia, sulla bellezza, sull’importanza del comunicare. Di solito siete voi a porre le domande nelle vostre interviste, questa volta è la pagina del Vangelo che pone a voi delle domande. Lasciatevi intervistare, sapendo che è interpellata la vostra coscienza. Io mi limito a suggerire un breve commento.

Nel brano ascoltato, Gesù invita i suoi discepoli ad essere sale della terra e luce del mondo. Anzi, dice loro: voi siete il sale, voi siete la luce. Non dice loro: voi dovete essere. Sarebbe un’impresa impossibile. È invece possibile incontrare Gesù, accogliere la sua parola, lasciarsi toccare dai suoi gesti. Allora è possibile, con Lui, essere il sale della terra e la luce del mondo. È un dono che è rivolto a tutti, è una sfida che interpella tutti, è un compito che coinvolge tutti. Tutti noi, nessuno escluso. Forse siamo distratti, siamo smemorati, siamo presi dai tanti impegni. Ma il dono, la sfida, il compito sono lì, per noi. Se accolti, cambiano la vita, nel senso che la rendono illuminata, significativa, costruttiva.

Anche il vostro mestiere cambia. Assume il senso di una missione il vostro lavoro di giornalisti: perché racconta la fatica e la bellezza di una comunità di persone che cercano di collaborare pur nelle tante ostilità, che desiderano aiutarsi pur nelle molte incomprensioni, che cercano di leggere i segni di speranza pur nelle pesanti oscurità che segnano la nostra storia.
Essere sale e luce non vuol dire ignorare i tanti lati oscuri del nostro cammino umano. Piuttosto vuol dire far emergere i motivi per cui vale la pena di vivere, vuol dire portare alla luce ciò che promuove la dignità della persona, scorgendo nei fatti i segni che aprono alla speranza, al dialogo, alla fiducia reciproca.

"Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo" (Mt 5,13-14): Le due immagini del sale e della luce utilizzate da Gesù sono ricche di senso e di domande.

"Voi siete il sale della terra...". Una delle funzioni del sale è quella di dare gusto e sapore al cibo. Per lungo tempo il sale è stato anche il mezzo abitualmente usato per conservare gli alimenti. Lasciatevi interpellare da questa immagine del sale. Quali sono gli alimenti da conservare, quali sono gli aspetti della vita cui dare gusto e sapore perché siano gustati, apprezzati e stimati?

"Voi siete la luce del mondo...". Il simbolo della luce evoca il desiderio di verità, di conoscenza, di speranza: è un desiderio impresso nell'intimo del cuore di ogni persona e di ogni popolo.
Forse le immagini del sale e della luce vi invitano a non accontentarvi di ciò che sta al di sotto dei vostri ideali, a non lasciarvi scoraggiare da coloro che, delusi dalla vita, sono diventati sordi ai desideri più profondi e più autentici del loro cuore, a non rassegnarvi alle mode passeggere, ai progetti riduttivi, alla mediocrità, al pessimismo. Proprio nei momenti di difficoltà, vi è maggior bisogno di luce e di sale.
Forse le immagini possono invitarvi ad approfondire la conoscenza del grande patrimonio di cultura e di spiritualità che vi è stata trasmessa, dei testimoni e dei maestri che vi hanno preceduto, anche nel campo del giornalismo.
Forse le immagini possono stimolarvi ad affermare la vostra responsabilità personale. Perché per il giornalista è facile trincerarsi dietro al fatto che «oggi il lettore o il pubblico vuole così..., oggi la società è così». Il comunicatore deve essere sempre consapevole delle proprie responsabilità: non può rassegnarsi e poi giustificarsi. Il sale che non dà sapore merita di essere gettato via. La luce che è posta sotto il moggio, come dice il Vangelo, non riesce ad illuminare, è inutile. Vi sono circolo viziosi, ma possono esserci circoli virtuosi per cui l’imitazione evolve in senso positivo. Esiste anche un contagio positivo, non soltanto un contagio negativo. Se si riesce ad instaurare un rapporto vero tra parole e fatti, fuggendo dagli stereotipi, si può vincere la deriva della volgarità, dello stile gridato, della cattiveria, della diffamazione.

Concludo. Dentro la storia, c’è quel di più che occorre saper scoprire per poterlo comunicare. Con la luce che ci proviene dal Vangelo, i fatti della vita diventano di per sé espressivi, perché accolti nella loro profondità umana. Allora si raccontano senza forzarli, all’insegna del rispetto di ogni persona e sapendo che abbiamo tutti bisogno di luce e anche di un po’ di sale.
Permettetemi di leggere una frase scritta da Haiti da un amico sacerdote, don Mauro di Milano. Ha scritto questa lettera qualche giorno prima del terremoto ed è rivolta alle persone che lo hanno aiutato. Non so se questo amico è vivo e anche lui è tra i tanti morti di quella immane tragedia. Don Mauro scrive: “Con ciò che voi dite, con quello che voi date non risolvete le tante domande e attese presenti, ma fate qualcosa di più prezioso: accendete nella realtà di tante persone una luce di speranza, segni di una vita migliore se si rompono le barriere della solitudine e dell’egoismo”.
San Francesco di Sales, vostro patrono, aiuti voi, cari giornalisti, e tutti noi ad accendere una luce di speranza e a porre segni di una vita migliore.

+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio


Quello sopra riportato è il testo dell'omelia tenuta dal vescovo di Piacenza-Bobbio sabato 23 gennaio 2010, solennità di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

sabato 23 gennaio 2010

Nomine, don Affri cappellano del carcere

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 gennaio 2010 il M. R. don Adamo Affri è stato designato cappellano della Casa Circondariale di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 8 gennaio 2010, il M. R. don Primo Ruggeri, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie:
* S. Pietro Apostolo in Rovinaglia, Comune di Borgo Val di Taro, Provincia di Parma;
* S. Maria Assunta in Valdena, Comune di Borgo Val di Taro, Provincia di Parma.


Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 8 gennaio 2010, il M. R. don Giuseppe Basini, mantenendo i precendenti incarichi, è stato nominato Assistente ecclesiastico della “Compagnia delle Figlie di Sant’Angela Merici”.


Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 12 gennaio 2010, il M. R. don Stefano Garilli, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo in Corneliano, Comune di San Giorgio Piacentino, Provincia di Piacenza.

martedì 19 gennaio 2010

Don Stabellini: rispettiamo il Creato, giardino di Dio

"La festa di Sant'Antonio Abate, riesce a rinsaldare e a far recuperare alle persone la relazione con la natura e il Creato. L'uomo che si ritrova ad essere il custode del meraviglioso giardino di Dio, da una parte deve riscoprirne la bellezza, dall'altra deve prendere coscienza delle proprie responsabilità di fronte ad esso. Rispettare gli altri esseri viventi che condividono con noi questo giardino, significa rispettare l'opera del Signore". Sono le paole di don Mauro Stabellini, cappellano di San Dalmazio, a proposito della festa di Sant'Antonio, patrono degli animali, che si è tenuta domenica. Le riportiamo perché pensiamo rappresentino la riflessione più saggia, tra i muggiti, i miagolii, i grugniti di domenica scorsa.

domenica 17 gennaio 2010

La tragedia del Pendolino 13 anni dopo

Martedì 12 gennaio alla stazione di Piacenza si è tenuta la tredicesima commemorazione della tragedia del Pendolino. E' passato qualche giorno ma pensiamo sia utile riproporre su Sacricorridoi la bella omelia con cui don Giuseppe Basini, parroco di Sant'Antonino, ha voluto ricordare quel giorno. Eccola qui di seguito:

Domenica 12 gennaio 1997. Sono trascorsi tredici anni da quella terribile giornata che ha aperto una ferita profonda, difficilmente rimarginabile, nel cuore di tutti i familiari delle vittime e di molte altre persone che hanno partecipato con intensità e verità al loro dolore. Personalmente, porto ancora nel cuore lo sconcerto sperimentato in quella triste e fredda giornata. Certamente sono stato tra i primi ad essere informato dell’accaduto perché in quel periodo svolgevo l’incarico di segretario particolare del vescovo di Piacenza monsignor Luciano Monari. Quel giorno, pur non conoscendo personalmente nessuna delle persone coinvolte nell’incidente, da subito mi è venuto spontaneo invocare l’aiuto di Dio per i familiari che, improvvisamente, erano stati chiamati a portare il gravoso peso dell’assenza di una persona cara e familiare. Umanamente la morte è una sentenza senza appello; è possibile scalfirla unicamente facendo memoria della persona amata. Vorrei quindi che in questo momento tutti noi potessimo rivolgere un pensiero grato e carico di affetto a Pasquale Sorbo, Lidio De Santis, Francesco Ardito, Gaetano Morgese, Cinzia Assetta, Lorella Santone, Carmela Landi e Agatina Carbonaro. E’ doveroso e motivo di fecondità spirituale, civile e religiosa, fare memoria delle loro persone e, per chi ha avuto la grazia di conoscerli e di amarli, della loro testimonianza. Perché senza memoria non c’è futuro e possibilità di costruire un mondo migliore, più umano e più giusto.
Come disse il vescovo Luciano durante la celebrazione eucaristica un anno dopo l’incidente, “occasioni dolorose come questa, non possono che richiedere parole di speranza. Ne abbiamo bisogno, perché senza il sostegno della speranza non si riesce a vivere, non si possono affrontare le sfide difficili del tempo. Ma le parole di speranza, pur belle, rischiano di rimanere soltanto parole; possono esprimere una sincera solidarietà umana, la vicinanza del cuore e dei sentimenti, ma sembrano destinate a infrangersi contro il muro impenetrabile della morte. Ecco perché è importante che le parole umane, necessarie ma deboli, si appoggino sulla parola di Dio, potente nella sua misericordia”. Abbiamo bisogno della Parola di Dio che ci può aiutare a interpretare nella direzione giusta il lutto che tredici anni fa ha colpito otto famiglie e l’intera città di Piacenza.
Punto di partenza è il riconoscimento della nativa fragilità della condizione umana. L’uomo è grande nella sua intelligenza creativa, nella sua forza morale, nella sua capacità di amore e di sacrificio. Ma tutta questa ricchezza, è contenuta in un involucro debole e fragile. Basta un microscopico virus a bloccare la nostra esistenza; basta poco per porre fine all’avventura umana di una persona. E allora? Diremo che l’esistenza umana è uno scherzo dal momento che basta così poco per vincerla? O ci abbandoneremo alla disperazione o al fatalismo, dal momento che non riusiamo a proteggerla sempre dai rischi?
Questo significherebbe cedere alla potenza della morte. Ma il vangelo ci chiede piuttosto di affermare la nostra fede nella vita nonostante tutto e contro tutto. Dice Gesù: “Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati voi che ora piangete, perché riderete”. Queste parole, non vogliono essere una facile e illusoria consolazione. Come diceva il poeta francese Paul Claudel: “Dio non è venuto a spiegare la sofferenza: è venuto a riempirla della sua presenza”. Le spiegazioni filosofiche della realtà del dolore sono spesso sterili. Cristo non è venuto a giustificare lo scandalo del male inquadrandolo in un sistema di pensiero convincente. Egli è venuto a condividere il nostro limite, assumendolo in sé. L’amore di Dio non ci protegge da ogni sofferenza, ma ci sostiene in ogni sofferenza. L’esperienza del dolore può essere disperante e angosciante, anche perché è come essere in una prigione che ci stringe e ci soffoca. L’ingresso del Figlio di Dio in quel carcere segna una svolta: egli non elimina la nostra condizione di creature fragili e limitate, ma apre la porta e ci prende per mano, per condurci oltre quel carcere, cioè oltre la sofferenza e la morte. La fede ha il compito di svelarci ciò che attende il nostro soffrire e morire: non è il gorgo oscuro del nulla e del non senso, ma la liberazione definitiva verso quella pienezza cantata dall’Apocalisse: nella città di Dio “non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perché le cose di prima sono passate” (Ap 21,4).
Tutti noi abbiamo perduto persone care alle quali la nostra vita era attaccata con un filo di affetto solido e consolante; e tutti noi – seppure in modi diversi – abbiamo dovuto misurare la nostra debolezza di fronte alla morte. Io prego perché il ricordo delle persone care, del loro volto, del loro sorriso, delle loro parole, non diventi motivo di tristezza infinita ma produca un amore ancora più grande e più maturo per la vita. È il modo giusto, credo, per onorare i nostri cari e dare valore al loro stesso sacrificio. Non vorrei che in noi venisse meno la capacità di reagire e di sperare. Per questo prego il Dio della vita per me e per voi.

sabato 16 gennaio 2010

Haiti, l'appello di Africa Mission

Pubblichiamo con piacere anche l'appello che Africa Mission ha rivolto ai piacentini per la tragedia che ha colpito Haiti. Il movimento fondato da don Vittorione e dal vescovo Enrico Manfredini ha indetto una sottoscrizione versando una somma iniziale di diecimila euro.

Carissimi amici,
la tragedia di Haiti ci lascia sgomenti e senza parole.

Le notizie che giungono portano un carico di dolore così grande che ci risulta insostenibile.

Come Movimento di cristiani impegnati in favore dei più poveri dell’Africa, “Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo”, vuole essere vicino al popolo Haitiano, perché, pur nella sofferenza, non si senta abbandonato.

Vogliamo aiutare questi fratelli ad affrontare una sfida che supera ogni umana comprensione con la nostra preghiera e con la nostra concreta solidarietà.

Nella nostra missione di essere sempre vicini agli ultimi, abbiamo deciso di unirci all’intervento della Caritas Italiana, impegnandoci di mettere a disposizione 10.000,00 euro.
Quanti vogliono contribuire attraverso il Movimento, possono versare la propria donazione sui conti di:
Africa Mission:
conto corrente postale: 11145299
bonifico – codice Iban: IT18 M051 5612 600C C000 0033 777 (Banca di Piacenza)
Cooperazione e Sviluppo Ong:
conto corrente postale: 14048292
bonifico – codice Iban: IT44 Z050 4812 6000 0000 0002 268 (Banca Popolare Commercio e Industria)
Causale: “per il popolo di Haiti”
(per maggiori informazioni chiamate la segreteria di Piacenza 0523.499424).

"Non si faccia mancare - ha detto il Papa - a questi fratelli e sorelle che vivono un momento di necessità e di dolore, la nostra concreta solidarietà' e il fattivo sostegno della Comunità' internazionale''.

“Anche tu ... insieme” alla chiesa universale per arrivare a tutti coloro che sono nel bisogno.


don Maurizio Noberini - Presidente di Africa Mission

Carlo Antonello - Presidente di Cooperazione e Sviluppo