giovedì 4 marzo 2010

Consiglio Presbiterale: la montagna problema di tutti

Si è riunito giovedì 4 marzo, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, sotto la presidenza del vescovo mons. Gianni Ambrosio (coordinatore don Federico Tagliaferri) il Consiglio presbiterale diocesano.

In apertura il vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato i sacerdoti attualmente malati; ha sottolineato che in molte Unità pastorali si è svolto il primo ritiro spirituale e, là dove sono stati stimolati, vi è stata una pronta risposta dei laici; il 18 febbraio scorso - ha sempre ricordato mons.Ferrari - si è tenuto il ritiro spirituale per presbiteri e diaconi nella chiesa cittadina di Santa Franca con l’intervento di padre Chino Biscontin; ha presieduto la celebrazione penitenziale il Vescovo e nutrita la partecipazione del clero.

Ampia la partecipazione anche il 25 febbraio in cattedrale alla lectio divina con mons. Giuseppe Angelini.

Il Vicario generale ha poi richiamato i prossimi appuntamenti:

questa sera, 4 marzo, alle ore 21, in cattedrale, lectio divina tenuta da mons. Pierangelo Sequeri;

domani sera, 5 marzo, veglia dei giovani nei vicariati;

l’11 marzo, in cattedrale, alle ore 21, lectio divina con il priore di Bose Enzo Bianchi;

il 14 marzo ingresso di mons. Antonio Lanfranchi in diocesi a Modena; entro martedì prossimo, 9 marzo, i sacerdoti che intendono partecipare e celebrare devono comunicare il loro nominativo all’ufficio pellegrinaggi;

il 18 marzo aggiornamento teologico pastorale sul sacramento della penitenza, alla Bellotta di Pontenure; relatore mons. Rollando;

18-20 marzo convegno nazionale della FISC e celebrazione del centenario del Nuovo Giornale;

20 marzo Consiglio pastorale diocesano alla Bellotta;

21 marzo festa della famiglia alla Bellotta con l’intervento del vescovo di Fidenza mons. Carlo Mazza e i coniugi Giorgetti di Faenza;

25 marzo, alle 18, in santa Maria di Campagna, festa del "si";

25 marzo, in cattedrale, alle ore 21, celebrazione penitenziale presieduta dal Vescovo;

27 marzo, nel pomeriggio - sera, a Bobbio, Giornata Mondiale della Gioventù;

1° aprile giovedì santo, s. Messa crismale, alle ore 9.30;

18 aprile missione dei ragazzi;

19-22 aprile esercizi spirituali per i presbiteri e diaconi a Bedonia (relatore mons. Rollando);

22 aprile, 9.30, riunione del Consiglio presbiterale;

9-11 giugno, a Roma, incontro internazionale dei sacerdoti col Papa;

MISSIONE POPOLARE DIOCESANA.

Come è ormai consuetudine, mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la pastorale, ha informato i presbiteri sull’andamento della Missione: sta per concludersi positivamente la prima fase degli esercizi spirituali nelle Unità pastorali con una buona partecipazione; entro la Quaresima saranno pronte le schede per leggere il Vangelo di Luca; il 18 aprile si terrà la missione per i ragazzi al mattino nelle parrocchie e nel pomeriggio in cattedrale; il 20 marzo il Consiglio pastorale diocesano inizierà ad impostare il programma del prossimo anno di missione, programma che verrà approfondito a Pianazze nei giorni 10 e 11 settembre mentre ad ottobre inizierà la formazione degli operatori.

QUESTIONI EMERGENTI DELLA PASTORALE DI MONTAGNA.

Il consiglio si è poi interessato della pastorale in montagna e la discussione si è sviluppata attorno alla scheda predisposta, a nome di un gruppo specifico di lavoro, da mons. Aldo Maggi.

Data l’importanza del documento, di seguito lo riportiamo integralmente.

LA SCHEDA

La questione della pastorale in montagna non va affrontata come un aspetto settoriale della pastorale diocesana, ma come un problema che riguarda la pastorale in quanto tale e perciò coinvolge tutta la diocesi. Solo all'interno di questo orizzonte può essere pensata un'attenzione al problema specifico per individuare stili e priorità tenendo conto anche del fatto che, nella nostra diocesi, il territorio di montagna è particolarmente esteso.

Per iniziare ad affrontare il tema si sono incontrati per diverse volte alcuni sacerdoti che operano nelle zone di montagna. A Bedonia si sono tenuti diversi incontri sulla pastorale della montagna. Richiamiamo alcune riflessioni emerse.

1. QUALE PASTORALE

Ad un primo sguardo, sia pure generale, sulla situazione della gente che vive in montagna risulta in modo particolarmente evidente una situazione di fragilità a diversi livelli: carenza di strutture e servizi capillari, popolazione anziana, pendolarismo scolastico e lavorativo,... . L'esigenza principale che emerge da questa constatazione è un bisogno di prossimità: la gente chiede la presenza e la vicinanza concreta della Chiesa.

La gente di montagna è affezionata alla propria chiesa e volentieri si riconosce nella parrocchia. L' incontro avviene soprattutto di domenica per la celebrazione del giorno del Signore. Riunirsi per la celebrazione dell'Eucaristia domenicale costituisce da sempre il fattore capace di costruire e custodire la vita di comunità della gente legata a quel territorio. Quali risorse e quali problemi comporta questa esperienza così cara alla gente?

La pastorale ordinaria, specialmente nelle piccole parrocchie, a motivo del numero limitato di ragazzi in età di Iniziazione cristiana, è maggiormente rivolta agli adulti e soprattutto agli anziani. Deve spesso fare i conti con quei momenti della loro vita legati alla solitudine, alla malattia. Il numero delle celebrazioni delle Unzioni degli infermi e delle Esequie sono sempre superiori a quelle dei Battesimi e dei Matrimoni.

Quali attenzioni esige questo dato di fatto che implica una vicinanza personale a momenti così delicati e decisivi della vita?

Il numero delle persone, e conseguentemente delle attività pastorali, varia in rapporto alle stagioni. In estate alcune parrocchie riprendono a vivere per il ritorno di famiglie anche giovani. Spesso tale ritorno al luogo di origine può costituire per alcuni la possibilità per un ritorno alla vita cristiana. Non si può neppure trascurare che in alcuni periodi dell'anno le parrocchie di montagna per diversi ragazzi possono diventare la seconda comunità di riferimento.

Quale pastorale di risveglio alla fede o di sostegno al cammino di IC si potrebbe ipotizzare?

2. ARTICOLAZIONE DEL TERRITORIO

La presenza di piccole parrocchie assicura una pastorale vicina alla gente. La Chiesa con la sua presenza capillare testimonia in tal modo la sua vicinanza alle persone. Per questo si ritiene che tutte le chiese della Diocesi debbano essere mantenute aperte anche se non in tutte si può sempre celebrare settimanalmente.

Il riferimento territoriale più ampio è costituito dalle unità pastorali. Il loro scopo è di aiutare a realizzare una pastorale pensata e programmata insieme, per questo costituiscono un aspetto costitutivo della nostra realtà pastorale. Questa scelta non vuole in nessun modo portare a sminuire quei valori che finora sono stati garantiti dalle piccole parrocchie.

Come tenere insieme le due esigenze? Si sente la necessità di articolare meglio la divisione del territorio?

3. SITUAZIONE DEL CLERO E FIGURE MINISTERIALI

Dato l'emergere di una forte esigenza di prossimità della chiesa alla vita delle persone, in particolare in una situazione di fragilità, nasce subito una domanda:

- “come immaginare una presenza stabile del presbitero nel territorio? ".

Presbiteri, diaconi, ministri straordinari della comunione, animatori domenicali di comunità, sacristi, fabbricieri... hanno finora garantito un prezioso e indispensabile servizio. Si tratta ora di articolare meglio tali ministeri tenendo conto dei numerosi mutamenti: diminuzione del clero, aumento del numero dei diaconi e dei ministri della comunione, diminuzione della popolazione e alternanza delle presenze. Richiamiamo solo alcuni aspetti da verificare:

- come ri-configurare la presenza del prete: che cosa la comunità può chiedergli e che cosa invece è compito di altre figure ministeriali;

- quali tempi possono essere proposti e quali garanzie debbono venire offerte ad un prete che svolge il suo servizio in montagna;

- è ipotizzabile la presenza di un prete giovane che possa garantire un servizio per un tempo determinato e vivere con altri preti?

- come ripensare il servizio del diacono perché non si riduca a sostituzioni occasionali.

Molto significativa risulta la figura del "referente di comunità". Si tratta di persone del luogo che accettano di prendersi cura del coordinamento dei servizi pastorali necessari. Si sente però la necessità di delinearne in modo più preciso l'immagine:

può essere una sola persona o deve essere un piccolo gruppo? quale preparazione può essere richiesta? quale il rapporto con il presbitero e il diacono? si ritiene importante attribuire a questo servizio una certa ufficialità e di quale tipo?

4. CURA DELLE STRUTTURE

Un sacerdote a cui sono affidate quattro o più parrocchie non è nelle condizioni di far fronte alla cura delle numerose strutture. La gente di montagna in genere si fa carico della propria chiesa e delle strutture adiacenti, ma il progressivo spopolamento rende sempre più difficile il loro mantenimento.

- è ipotizzabile un gruppo di professionisti che, in collegamento con la diocesi, possa supportare in zona un servizio che diventa sempre più oneroso e delicato anche dal punto di vista burocratico oltre che economico?

LA DISCUSSIONE

Su questo documento la discussione è stata ampia e articolata; riferiamo in sintesi alcuni contributi:

il territorio di collina e di montagna, che riguarda i due terzi dell’intera diocesi, pone il problema delle variazioni di popolazione tra l’estate e l’inverno; si pone il problema della pastorale del turismo e delle vacanze;

oggi si ha l’impressione che tutti si scordino della montagna dove restano persone che per tradizione sa accontentarsi ed ha una grande comprensione verso il ruolo del prete;

la presenza del prete: non è solo una questione di ministeri e di celebrazioni, ma di una presenza accanto alla gente (su questo tema sono tornati in molti e si è parlato di una presenza itinerante del sacerdote con visite alle famiglie);

da non trascurare la solitudine che spesso potrebbe coinvolgere anche lo stesso prete;

occorre liberare il sacerdote da incombenze organizzative perchè possa dedicarsi interamente all’evangelizzazione;

da verificare la possibilità di una maggiore collaborazione tra il clero di città e quello di montagna;

la pastorale pone oggi problemi di aggiornamento sia in città che in montagna (anche su questo tema sono stati diversi gli interventi);

occorre una nuova pastorale che parta dalle energie disponibili e questo vale per l’intero territorio della diocesi con una programmazione a lungo termine;

occorre risvegliare nuove vocazioni, dai diaconi permanenti e laici disponibili ad assumersi incarichi nelle parrocchie e nelle unità pastorali (è il problema della gestione delle risorse umane a cui fa riscontro una pastorale che è ancora, per diversi aspetti, molto clericale);

il coinvolgimento dei laici comporta un impegno nella formazione e la necessità di assegnare incarichi precisi;

il problema dei giovani: anche loro devono essere impegnati in montagna?

Su questo tema è intervenuto anche il Vescovo che, a chiusura dei lavori, e dopo aver ringraziato tutti coloro che operano in montagna, ha invitato tutti a lavorare insieme, in modo collegiale e proprio in questa logica anche il contributo dei giovani diventa importante.

Di collegialità e di collaborazione ha parlato anche il Vicario generale mentre l’economo don Giorgio Bosini ha posto, tra gli altri, il problema della gestione delle strutture (ben ottocento chiese tra parrocchiali e oratori) e questo chiede che nelle singole unità pastorali vengano stabilite delle priorità.

La scheda sopra riportata ed i risultati del dibattito in Consiglio passano ora all’esame del clero nei singoli vicariati; il Consiglio presbiterale tornerà ad interessarsi della pastorale della montagna nella riunione di maggio.

martedì 2 marzo 2010

Hospice, esistono malati inguaribili non incurabili

L'altro giorno è stato presentato il progetto dell'Hospice di Piacenza (la struttura dedicata ai pazienti terminali) che sarà pronto tra circa un anno. Ecco alcuni passi dell'intervento del vicario generale monsignor Lino Ferrari.
"Mi ha fatto bene far parte, in rappresentanza della diocesi, del Consiglio
dell'Associazione hospice. Ho respirato il desiderio e la volontà della
comunità piacentina di essere accanto a chi vive una delle situazioni più
difficili: la fase terminale della vita. La presenza della diocesi sta a sottolineare l'attenzione che la Chiesa ha sempre avuto per il mondo della sofferenza, ma soprattutto il riconoscimento
della dimensione spirituale come una delle dimensioni essenziali
dell'esperienza umana, da non ignorare specialmente nel momento in cui si
fanno più forti le domande sul senso della vita, della sofferenza e della
morte. L'Hospice si prende cura della persona nella sua totalità: esistono malati
inguaribili, ma non malati incurabili. L'incaricato dell'assistenza
spirituale agirà in sintonia con tutti i componenti dell'équipe e nel
rispetto delle scelte religiose delle persone. Il nostro riferimento è
Borgonovo".

domenica 28 febbraio 2010

Nomine, padre Parolin direttore di Migrantes

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 3 febbraio 2010 il M. R. mons. Lino Ferrari, Vicario Generale, è stato nominato responsabile della Commissione diocesana per l’Arte Sacra in seguito alle dimissioni del presidente mons. Domenico Ponzini, legittimamente accettate in data propria.

Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 febbraio 2010 il M. R. padre Gaetano Parolin, c.s. è stato nominato direttore dell’Ufficio pastorale per i Migranti.

Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 febbraio 2010 il M. R. don Giuseppe Tosca, attualmente parroco di Caorso PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo e dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria in Muradolo, Comune di Caorso, Provincia di Piacenza.

Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 febbraio 2010 il M. R. François Kitenge Owandji, presbitero della diocesi di Kabinda (Repubblica Democratica del Congo), è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di San Giorgio martire in San Giorgio Piacentino, Provincia di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. mons. Benito Cocchi, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Regionale Emiliano di Modena, sono stati nominati
Mons. Renzo Rizzi, Vicario Giudiziale Aggiunto presso il Tribunale medesimo.
Don Stefano Antonelli, Giudice presso il Tribunale medesimo.

Con Atto proprio di S. E. mons. Jacques Perrier, Vescovo di Tarbes e Lourdes, il M. R. don Giacomo Ferraglio, parroco di Ottone e Rovegno, è stato nominato cappellano onorario della Basilica di N. S. di Lourdes.


venerdì 26 febbraio 2010

Il vescovo Ambrosio ricorda don Giussani

In don Giussani, discepolo di Gesù, possiamo vedere tutta la forza rinnovatrice che deriva dall’incontro con Cristo nella sua Chiesa. Così la mente è illuminata e sa avvicinarsi ai sentimenti profondi del cuore umano per capirli e guidarli. Così la ragione è sospinta a condurre l’uomo alle soglie del Mistero, intuendo qualcosa di questo Mistero nella stessa realtà, nelle cose, negli avvenimenti della storia. Così il cuore cessa di essere arido e duro e ridiventa capace di commuoversi e di aprirsi all’incontro con Dio e con i fratelli.

Lo ha detto il vescovo di Piacenza-Bobbio nella celebrazione per il quinto anniversario della morte di don Luigi Giussani a Piacenza in San Sisto.

lunedì 15 febbraio 2010

Le Ceneri, processione con il vescovo Ambrosio

Mercoledì, con la celebrazione delle ceneri inizia la Quaresima.
A Piacenza, alle ore 20 e 30, "Statio" nella chiesa di San Francesco, processione penitenziale lungo via XX Settembre verso la cattedrale, celebrazione della Parola, imposizione delle Ceneri e iscrizione dei catecumeni. Presiede il vescovo, mons. Gianni Ambrosio.

VIDEO/L'arcivescovo di L'Aquila ringrazia i piacentini

VIDEO/Ambrosio, il calcio e i giornalisti 2010

domenica 14 febbraio 2010

Radio Città Nuova, la diocesi blocca i fondi

Radio Città Nuova, l'emittente radiofonica della diocesi di Piacenza-Bobbio, come scrive Libertà di oggi, sta per chiudere. La Curia di Piacenza ha chiuso i rubinetti e, tramite il Collegio dei Consultori, ha deciso di non finanziare la cifra richiesta per la sopravvivenza (30mila euro) o per far sentire la radio in tutta la diocesi (100 mila euro). Si tratta di un duro colpo per l'evangelizzazione via etere, iniziata a Piacenza nell'ormai lontano 1984 con la fondazione della Cooperativa Culturale Multimedia (proprietaria dell'emittente) da parte di Bruno Busconi, don Giorgio De Micheli, monsignor Giuseppe Boiardi, l'avvocato Gianguido Guidotti. L'obiettivo è quello di essere veicolo di diffusione e promozione della parola di Dio.
Radio Città Nuova trasmette in mono sugli 88 e 5 ed ha sede dall'inizio degli anni Novanta - per volere del vescovo Antonio Mazza - nel palazzo della Curia, dopo aver cominciato le trasmissioni in San Francesco. Con il ripetitore a Pigazzano, il bacino degli ascoltatori va da Castelsangiovanni a Fiorenzuola,
passando per Piacenza città. Il pubblico è formato soprattutto da anziani che seguono in particolare le trasmissioni religiose, il rosario delle 18 e la messa delle 18 e 30 sempre in diretta ogni giorno dalla cattedrale. Oltre ai notiziari locali diocesani, in alcuni momenti del giorno Radio Città Nuova si avvale del collegamento con Blusat, l'emittente della Cei, e con radio Vaticana.

venerdì 12 febbraio 2010

Preziosissimo Sangue, all'oratorio si parla di benessere

Al via questa sera il primo incontro del ciclo “Una finestra sul benessere”, organizzato dalla parrocchia del Preziosissimo Sangue. Si tratta di quattro incontri rivolti a ragazzi e adulti nell'ottica di un oratorio non più solo un luogo per far giocare i bambini ma centro di formazione e di pensiero. Questa sera alle ore 20 e 45 nella chiesa di via Zanella si parte con “Il benessere, la sua eccedenza ed il suo eccesso” (con il medico Giuseppe Miserotti, don Gigi Bavagnoli e la docente universitaria di filosofia Carla Danani). Giovedì 18 febbraio (ore 20,45 e solo per i ragazzi) “Solitudine, delusioni, firmamenti del mondo adolescenziale” (con le dottoresse Milly De Micheli e Rossella Cappucciati). Venerdì 26 febbraio (ore 20,45) “Il lato oscuro del benessere: depressione, anoressia e bulimia” (con la pediatra Graziella Filati, l’internista Mara Negrati, la psicologa Cristina Fiorani). Infine sabato 13 marzo (ore 20,45) “Danzando tra memoria e gioventù. Serata di balli e corpi lieti” (con Ballando s’impara, Temporaro e Duo San Lorenzo).

giovedì 11 febbraio 2010

Tutti i numeri della diocesi nell'Annuario 2010

E' in distribuzione un questi giorni l'Annuario diocesano di Piacenza-Bobbio 2010. «La copertina di questa edizione - spiega don Davide Maloberti, direttore de il Nuovo Giornale - è dedicata alla Visitazione (dipinto del de Longe, 1705, chiesa di Calenzano, Bettola), uno dei temi chiave della lettera pastorale del nostro vescovo. L’incontro di Maria con Elisabetta, nel Vangelo di Luca, segno di una Chiesa che va incontro agli altri e che porta il tesoro che ha ricevuto, ovvero Gesù Cristo». Tra le novità dell’edizione 2010 - i dati sono forniti dal cancelliere vescovile, don Mario Poggi, con la collaborazione di monsignor Marco Villa - l’indicazione delle case per ritiri fornite dall’Associazione oratori piacentini: 23 strutture in diocesi e fuori diocesi che possono accogliere i gruppi di parrocchie e movimenti. Per averne una copia ci si può rivolgere o alla redazione de il Nuovo Giornale (via Vescovado), o alla libreria Berti (via Legnano).

domenica 7 febbraio 2010

Si prega per i sacerdoti

Giovedì 11 febbraio, dalle ore 21 alle 22, nella chiesa del monastero
delle Carmelitane Scalze (in via Spinazzi, 36) si terrà la veglia di
preghiera a favore dei sacerdoti con una adorazione eucaristica
presieduta da don Marco Guarnieri. «La meditazione sarà sul tema
della maternità spirituale verso i sacerdoti: la maternità delle
anime consacrate - spiegano le monache di clausura - la maternità di
tutta la Santa Madre Chiesa, la maternità del popolo di Dio, al quale
è affidata, per un sostegno fondamentale, la loro custodia e
santità».


Inviato da iPhone

venerdì 5 febbraio 2010

Missione e omelia al centro del consiglio presbiterale

Si è riunito giovedì 4 febbraio, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile, il Consiglio presbiterale diocesano; ha presieduto il vescovo mons. Gianni Ambrosio; ha coordinato i lavori mons. Aldo Maggi.

In apertura il vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della Chiesa piacentina negli ultimi mesi ed ha fornito ai presbiteri alcune informazioni in anteprima: il Collegio dei Consultori si è espresso negativamente sulla gestione economica della radio diocesana e pertanto la cooperativa proprietaria sta valutando la possibilità di cedere l’emittente; sono iniziati i lavori per l’ampliamento della sede della Casa del clero Cerati (dovrebbero concludersi entro un anno e mezzo); lunedì è in programma alla Bellotta di Pontenure un incontro regionale degli addetti diocesani per la promozione del sostegno economico alla Chiesa; il 13 febbraio è in programma un incontro degli istituti religiosi secolari con il Vescovo; il 18 di febbraio si terrà un ritiro diocesano per sacerdoti; 18 marzo: incontro di aggiornamento teologico pastorale sul sacramento della Penitenza; dal 18 al 20 marzo convegno nazionale dei settimanali cattolici italiani in occasione dei cento anni del Nuovo Giornale; anticipazione della Festa del Sacro Cuore dal 10 al 3 giugno (l’importante appuntamento del clero con il Vescovo viene anticipato in quanto dal 9 al giorno 11 giugno si tiene un pellegrinaggio a Roma di sacerdoti per partecipare alla chiusura dell’anno sacerdotale).

Vi è stato poi l’abituale resoconto sulla Missione diocesana popolare da parte del vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani: in particolare si è parlato dei grandi ritiri spirituali popolari il cui obiettivo è quello di “prendere confidenza con la Paola di Dio”; nell’ambito della missione popolare mons. Busani ha poi citato quanto si sta predisponendo per la prossima Quaresima (tema e sussidi).

Ricordiamo i principali appuntamenti in Cattedrale:

MERCOLEDI’ DELLE CENERI

Mercoledì 17 febbraio ore 20.30:

Statio nella chiesa di San Francesco, processione penitenziale, celebrazione della Parola, imposizione delle Ceneri e iscrizione dei catecumeni. Presiede il Vescovo, mons. GIANNI AMBROSIO.

ESERCIZI DI LECTIO DIVINA SUL VANGELO DI LUCA

Giovedì 25 febbraio, ore 21.00:

"Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto" (Lc 9, 28-36)

mons. GIUSEPPE ANGELINI, teologo e parroco di San Simpliciano, Milano.

Giovedì 4 marzo, ore 21.00:

"Simone, ho da dirti qualcosa" (Lc 7,36-50)

mons. PIERANGELO SEQUERI, teologo e musicista, Milano.

Giovedì 11 marzo, ore 21.00:

"Si alzò e ritornò da suo padre " (Lc 15,20)

ENZO BIANCHI, priore della comunità monastica di Bose.

CELEBRAZIONE PENITENZIALE

Giovedì 25 marzo, ore 21.00:

Celebrazione penitenziale presieduta dal Vescovo mons. GIANNI AMBROSIO.

Su questi temi sono da registrare diversi interventi di membri del Consiglio, in genere finalizzati a comprendere meglio il funzionamento dei ritiri spirituali e l’uso dei sussidi per la Quaresima, sussidi – è stato detto - che devono utilizzare un linguaggio chiaro e semplice.

L’OMELIA. Il Vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato che tra gli obiettivi dell’anno sacerdotale, attualmente in corso, vi era quello di aiutare la Chiesa a prendere coscienza del dono avuto con i presbiteri e nello stesso tempo invitare i sacerdoti ad approfondire alcune tematiche tra cui il sacramento della penitenza e l’omelia. Su quest’ultimo argomento vi è stata, recentemente, la presa di posizione di mons. Crociata, segretario della Cei, le cui parole sono rimbalzate su tutti i mass media laici.

Da qui lo stimolo a mettere all’ordine del giorno un primo esame dell’omelia con l’intento che il tema, dopo questa prima analisi dei presbiteri, passi all’attenzione del clero nei vicariati e nelle unità pastorali.

L’esame è iniziato con l’intervento di don Paolo Mascilongo, biblista, al quale è stato affidato il compito di predisporre una presentazione tecnica di uno strumento di comunicazione particolare com’è l’omelia. Al centro la trasmissione ai fedeli della Parola di Dio e questo richiede nel sacerdote una preparazione remota. Nel passato (circa 40 anni fa), per avvicinarsi al testo sacro, predominava il metodo storico che privilegiava domande specifiche sul singolo brano (il testo era un po’ l’oggetto dell’analisi); ora prevale il metodo narrativo che tende a prendere in considerazione il brano cos’ì com’è, tenendo conto della sua collocazione nel contesto generale del Vangelo da cui è tratto. Il vantaggio è quello di poter “ascoltare” il Vangelo nel suo insieme e non pezzo per pezzo; il brano evidenzia maggiormente il suo suolo di messaggio e non di documento scritto. Ovviamente – ha riconosciuto don Mascilongo – nessun metodo è di per sé risolutivo, ma occorre per ogni omelia impegno e tempo per prepararsi in modo che venga mantenuta l’originalità, me nello stesso l’attualità, della Sacra Scrittura.

Sul tema si è svolta un’ampia ed articolata discussione di cui riportiamo i passaggi principali:

l’omelia è soprattutto un’azione pastorale e il parroco deve conoscere quali sono i messaggi da portare ai suoi fedeli, ovviamente alla luce dell’insegnamento evangelico (tirar fuori dal Vangelo quello di cui ha bisogno l’uomo di oggi);

si inserisce in un problema di relazioni: l’omelia per un parroco rappresenta uno strumento per potersi mettere in relazione con la sua comunità;

è un momento serio, ma quali sono le difficoltà di un sacerdote che nei giorni festivi deve celebrare cinque o sei messe?;

un pericolo da evitare: quello del moralismo;

le parole di mons. Crociata possono aver urtato la suscettibilità di alcuni, ma molte omelie sono veramente indigeste, occorre essere prima di tutti comprensibili;

l’omelia non è tutta la messa, tutto il rito deve saper parlare ai fedeli che devono essere a loro volta coinvolti ed essere presi nella dovuta considerazione;

essere brevi e sempre ancorati alla realtà concreta;

serve un servizio o un punto di riferimento che possa coordinare e aggiornare le scelte di tutti i sacerdoti;

più che sul metodo narrativo noi oggi siamo impostati su quello argomentativo, occorre essere più attenti alla cultura dei nostri tempi;

il problema della verifica e del “controllo”: chi oggi per il prete assume un ruolo critico che lo possa aiutare nel mettere sotto esame il proprio operato?.

Ha concluso i lavori l’intervento del Vescovo che ha commentato le varie fasi della riunione: per la missione dobbiamo muoverci con un impegno reciproco, insieme come in una famiglia: questo è lo stile di Chiesa.

Editrice Berti: il ruolo di questa editrice – libreria in diocesi è importante e da qui la decisione di sostenere la sua attività, ma tutto deve avvenire nella massima trasparenza. Avere sempre di fronte la finalità dell’unità: ogni azione deve essere inserita in questa visione generale.

Omelia: è necessario avvicinare il testo sacro con proprietà e approfondimento, tenendo presente, però, che prima di tutto ci si deve lasciar interpellare dallo stesso testo e da Gesù Cristo. Il compito del sacerdote che pronuncia l’omelia è quello di aiutare a rivolgersi al Signore.

Mons. Ambrosio ha anche proposto di valutare la possibilità di promuovere la lettura integrale di un Vangelo (lui stesso ha partecipato ad una lettura continua di Marco la cui durata supera di poco l’ora). Il brano del Vangelo va accolto e va inserito nella vita dell’uomo tenendo sempre presente la necessità di muoversi “nello stile di Dio”.

martedì 2 febbraio 2010

Il 6 febbraio messa per la sanità

Il prossimo 11 febbraio si tiene la XVIII giornata mondiale del malato sul
tema: "La Chiesa a servizio dell'amore per i sofferenti";
A Piacenza, sabato prossimo, 6 febbraio, alle ore 18,30, in Cattedrale, il
vescovo mons. Gianni Ambrosio presiederà l'Eucaristia. Alla celebrazione
sono stati invitati medici, operatori sanitari, tutto il personale
sanitario, associazioni e le istituzioni pubbliche e religiose che operano
nell'ambito della sanità.

sabato 30 gennaio 2010

Nomine, don Stefano Segalini assistente Coldiretti

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 25 gennaio 2010, il M. R.
Segalini don Stefano, attuale vicario parrocchiale presso la parrocchia di
San Giuseppe Operaio in Piacenza, è stato nominato, per il quinquennio
2010-2015, Consulente Ecclesiastico Provinciale presso la Coldiretti di
Piacenza.

Piacenza 27 gennaio 2010, dalla Curia Vescovile,

giovedì 28 gennaio 2010

Lanfranchi, il saluto alla diocesi di Cesena-Sarsina

Alla diletta Diocesi di Cesena-Sarsina


La decisione del Papa Benedetto XVI di nominarmi Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola ha suscitato in me immediati e contrastanti sentimenti, come è facile immaginare.
Anzitutto intendo manifestare profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia espressa alla mia persona per il delicato compito affidatomi, che suscita in me trepidazione, ma anche abbandono sereno all’azione dello Spirito Santo .
Ai Modenesi apro fin da adesso il mio cuore in un’accoglienza grande e manifesto il mio desiderio di spendermi con tutte le energie che il Signore vorrà donarmi per camminare con loro come fratello e padre alla luce del Vangelo di Gesù Cristo, la Bella Notizia di Dio per l’uomo, nella gioia di sentirci Chiesa.
Ai Cesenati tutti in questo tempo, in cui rimarrò ancora vescovo di Cesena-Sarsina prima del mio ingresso a Modena, non mancherò di manifestare il mio legame profondo con loro maturato in questi anni e il significato che ha avuto per me il servizio episcopale in questa Diocesi e in questa Città.
Ora vorrei solo manifestare anzitutto il mio grazie sincero a tutti.
Come ho avuto modo di dire più volte mi sono sentito accolto e accettato fin dall’inizio con grande cordialità e questo mi ha permesso di muovermi e di pormi con spontaneità e libertà interiore in ogni ambiente e con ogni persona. Ho cercato di essere “vescovo tra la gente e con la gente”, traducendo il motto di Sant’Agostino “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”. Non mi sarei potuto sentire vescovo senza condividere la fede e il comune destino. Così ho cercato di farmi carico delle preoccupazioni, delle sofferenze, dei problemi delle persone che incontravo, ma anche di gioire per le cose belle, e sono molte!, che vedevo realizzate. Così come ho sentito la condivisione di tanti miei ideali e il sostegno dell’affetto e della preghiera in momenti di sofferenza e di difficoltà. Ora sento molto la fatica del distacco, ma so che l’obbedienza non spegne le relazioni costruite, ma dà la possibilità di allargare la parentela spirituale aggiungendo nuovi fratelli.
Chiedo scusa se i miei limiti mi hanno impedito di essere attento a tutti come avrei voluto.
Questi sentimenti immediati mi sentivo di comunicare subito, rimandando tutto il resto ad altra occasione. Intanto vorrei vivere questo tempo in cui resto alla guida della Diocesi con quell’impegno e quella naturalezza necessari come se dovessi rimanervi ancora a lungo.
A tutti chiedo di accompagnarmi con la preghiera.

Antonio Lanfranchi, vescovo

mercoledì 27 gennaio 2010

Lanfranchi a Modena, le congratulazioni di Ambrosio

Sono molto lieto di comunicare ai sacerdoti e ai fedeli laici che il Santo Padre ha nominato Sua Eccellenza Mons. Antonio Lanfranchi arcivescovo di Modena-Nonantola.
Ci complimentiamo vivamente con questo figlio della nostra Chiesa che, sia pur con diversi impegni a Roma, ha sempre mantenuto forti legami con la diocesi di Piacenza-Bobbio che ha servito come educatore e docente nel Seminario, come assistente dell’Azione Cattolica e poi come Vicario generale.
Il 3 dicembre 2003 il Papa lo ha eletto vescovo di Cesena - Sarsina. Ed ora, in quanto arcivescovo di Modena - Nonantola, mons. Lanfranchi ricupera un più stretto legame con la nostra Chiesa: la nostra diocesi infatti fa parte, insieme a quelle di Fidenza, di Parma, di Carpi, di Reggio Emilia - Guastalla, della metropolia di Modena - Nonantola.
Ci rallegriamo molto per questa maggior vicinanza alla nostra diocesi. Ma soprattutto gli assicuriamo, insieme all’affetto e all’amicizia, la nostra preghiera perché possa svolgere, con la luce e la forza dello Spirito, il suo ministero di pastore della Chiesa di Modena - Nonantola.

+ Gianni Ambrosio
vescovo di Piacenza-Bobbio

Il Tom è il nuovo arcivescovo di Modena

Il piacentino monsignor Antonio Lanfranchi, originario di Grondone (Ferriere), attualmente vescovo di Cesena-Sarsina è stato nominato oggi dal Papa arcivescovo-abate della diocesi di Modena-Nonantola.

domenica 24 gennaio 2010

Ambrosio ai giornalisti: un rapporto vero tra parole e fatti

Desidero innanzi tutto ringraziarvi per il vostro impegno nel campo della comunicazione sociale e per la vostra presenza in questa celebrazione. Rivolgo questo mio vivo ringraziamento a voi giornalisti per la serietà con cui svolgete il vostro lavoro ed anche per l’amicizia con cui seguite la vita della Chiesa di Piacenza-Bobbio. Un lavoro bello ma delicato e sempre più sottoposto a spinte contrapposte, quella dello scoop o dell’audience a ogni costo e quella del rispetto della verità e delle persone di cui parlate nei vostri servizi.
Questa celebrazione non è solo un’occasione che ci consente, secondo una bella consuetudine, di riflettere su alcuni temi legati al vostro impegno, ma è anche - direi soprattutto - un momento prezioso in cui, uscendo dal ruolo di comunicatori per gli altri, diventiamo comunicatori a noi stessa di una “bella notizia”: una notizia che non abbiamo cercato, ma è arrivata a noi, alla nostra coscienza, come dono prezioso e coinvolgente.
Invocando l’intercessione del santo patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales, di cui ricorre la memoria liturgica, vorrei che il brano del Vangelo di Matteo risuonasse dentro il vostro cuore e vi offrisse spunti preziosi di riflessione sul ‘comunicare’, sulla gioia, sulla bellezza, sull’importanza del comunicare. Di solito siete voi a porre le domande nelle vostre interviste, questa volta è la pagina del Vangelo che pone a voi delle domande. Lasciatevi intervistare, sapendo che è interpellata la vostra coscienza. Io mi limito a suggerire un breve commento.

Nel brano ascoltato, Gesù invita i suoi discepoli ad essere sale della terra e luce del mondo. Anzi, dice loro: voi siete il sale, voi siete la luce. Non dice loro: voi dovete essere. Sarebbe un’impresa impossibile. È invece possibile incontrare Gesù, accogliere la sua parola, lasciarsi toccare dai suoi gesti. Allora è possibile, con Lui, essere il sale della terra e la luce del mondo. È un dono che è rivolto a tutti, è una sfida che interpella tutti, è un compito che coinvolge tutti. Tutti noi, nessuno escluso. Forse siamo distratti, siamo smemorati, siamo presi dai tanti impegni. Ma il dono, la sfida, il compito sono lì, per noi. Se accolti, cambiano la vita, nel senso che la rendono illuminata, significativa, costruttiva.

Anche il vostro mestiere cambia. Assume il senso di una missione il vostro lavoro di giornalisti: perché racconta la fatica e la bellezza di una comunità di persone che cercano di collaborare pur nelle tante ostilità, che desiderano aiutarsi pur nelle molte incomprensioni, che cercano di leggere i segni di speranza pur nelle pesanti oscurità che segnano la nostra storia.
Essere sale e luce non vuol dire ignorare i tanti lati oscuri del nostro cammino umano. Piuttosto vuol dire far emergere i motivi per cui vale la pena di vivere, vuol dire portare alla luce ciò che promuove la dignità della persona, scorgendo nei fatti i segni che aprono alla speranza, al dialogo, alla fiducia reciproca.

"Voi siete il sale della terra... voi siete la luce del mondo" (Mt 5,13-14): Le due immagini del sale e della luce utilizzate da Gesù sono ricche di senso e di domande.

"Voi siete il sale della terra...". Una delle funzioni del sale è quella di dare gusto e sapore al cibo. Per lungo tempo il sale è stato anche il mezzo abitualmente usato per conservare gli alimenti. Lasciatevi interpellare da questa immagine del sale. Quali sono gli alimenti da conservare, quali sono gli aspetti della vita cui dare gusto e sapore perché siano gustati, apprezzati e stimati?

"Voi siete la luce del mondo...". Il simbolo della luce evoca il desiderio di verità, di conoscenza, di speranza: è un desiderio impresso nell'intimo del cuore di ogni persona e di ogni popolo.
Forse le immagini del sale e della luce vi invitano a non accontentarvi di ciò che sta al di sotto dei vostri ideali, a non lasciarvi scoraggiare da coloro che, delusi dalla vita, sono diventati sordi ai desideri più profondi e più autentici del loro cuore, a non rassegnarvi alle mode passeggere, ai progetti riduttivi, alla mediocrità, al pessimismo. Proprio nei momenti di difficoltà, vi è maggior bisogno di luce e di sale.
Forse le immagini possono invitarvi ad approfondire la conoscenza del grande patrimonio di cultura e di spiritualità che vi è stata trasmessa, dei testimoni e dei maestri che vi hanno preceduto, anche nel campo del giornalismo.
Forse le immagini possono stimolarvi ad affermare la vostra responsabilità personale. Perché per il giornalista è facile trincerarsi dietro al fatto che «oggi il lettore o il pubblico vuole così..., oggi la società è così». Il comunicatore deve essere sempre consapevole delle proprie responsabilità: non può rassegnarsi e poi giustificarsi. Il sale che non dà sapore merita di essere gettato via. La luce che è posta sotto il moggio, come dice il Vangelo, non riesce ad illuminare, è inutile. Vi sono circolo viziosi, ma possono esserci circoli virtuosi per cui l’imitazione evolve in senso positivo. Esiste anche un contagio positivo, non soltanto un contagio negativo. Se si riesce ad instaurare un rapporto vero tra parole e fatti, fuggendo dagli stereotipi, si può vincere la deriva della volgarità, dello stile gridato, della cattiveria, della diffamazione.

Concludo. Dentro la storia, c’è quel di più che occorre saper scoprire per poterlo comunicare. Con la luce che ci proviene dal Vangelo, i fatti della vita diventano di per sé espressivi, perché accolti nella loro profondità umana. Allora si raccontano senza forzarli, all’insegna del rispetto di ogni persona e sapendo che abbiamo tutti bisogno di luce e anche di un po’ di sale.
Permettetemi di leggere una frase scritta da Haiti da un amico sacerdote, don Mauro di Milano. Ha scritto questa lettera qualche giorno prima del terremoto ed è rivolta alle persone che lo hanno aiutato. Non so se questo amico è vivo e anche lui è tra i tanti morti di quella immane tragedia. Don Mauro scrive: “Con ciò che voi dite, con quello che voi date non risolvete le tante domande e attese presenti, ma fate qualcosa di più prezioso: accendete nella realtà di tante persone una luce di speranza, segni di una vita migliore se si rompono le barriere della solitudine e dell’egoismo”.
San Francesco di Sales, vostro patrono, aiuti voi, cari giornalisti, e tutti noi ad accendere una luce di speranza e a porre segni di una vita migliore.

+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio


Quello sopra riportato è il testo dell'omelia tenuta dal vescovo di Piacenza-Bobbio sabato 23 gennaio 2010, solennità di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

sabato 23 gennaio 2010

Nomine, don Affri cappellano del carcere

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 gennaio 2010 il M. R. don Adamo Affri è stato designato cappellano della Casa Circondariale di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 8 gennaio 2010, il M. R. don Primo Ruggeri, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale delle parrocchie:
* S. Pietro Apostolo in Rovinaglia, Comune di Borgo Val di Taro, Provincia di Parma;
* S. Maria Assunta in Valdena, Comune di Borgo Val di Taro, Provincia di Parma.


Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 8 gennaio 2010, il M. R. don Giuseppe Basini, mantenendo i precendenti incarichi, è stato nominato Assistente ecclesiastico della “Compagnia delle Figlie di Sant’Angela Merici”.


Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo, in data 12 gennaio 2010, il M. R. don Stefano Garilli, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo in Corneliano, Comune di San Giorgio Piacentino, Provincia di Piacenza.

martedì 19 gennaio 2010

Don Stabellini: rispettiamo il Creato, giardino di Dio

"La festa di Sant'Antonio Abate, riesce a rinsaldare e a far recuperare alle persone la relazione con la natura e il Creato. L'uomo che si ritrova ad essere il custode del meraviglioso giardino di Dio, da una parte deve riscoprirne la bellezza, dall'altra deve prendere coscienza delle proprie responsabilità di fronte ad esso. Rispettare gli altri esseri viventi che condividono con noi questo giardino, significa rispettare l'opera del Signore". Sono le paole di don Mauro Stabellini, cappellano di San Dalmazio, a proposito della festa di Sant'Antonio, patrono degli animali, che si è tenuta domenica. Le riportiamo perché pensiamo rappresentino la riflessione più saggia, tra i muggiti, i miagolii, i grugniti di domenica scorsa.