mercoledì 10 marzo 2010
Radio Città Nuova story: un mese di Passione
"... come la vedetta sul ponte della nave dello Stato,
chi fa informazione è colui che scruta attraverso
la nebbia e la tempesta per dare l'allarme sui pericoli
che si profilano all'orizzonte e che vigila sulla sicurezza
e il benesse del popolo, che su di lui fa affidamento ..."
Joseph Pulitzer, giornalista (1847-1911)
Diocesi, la radio lancia l'ultimo Sos
Servono dai 30 ai 100mila euro per non chiudere. La Curia ha detto no
Ma gli ascoltatori (molti anziani) scrivono: «Senza di voi rimaniamo soli»
"Noi vi ascoltiamo", "Senza la vostra voce la città è vuota", "Senza di voi ci sentiremo più soli". Sono gli appelli, le richieste di aiuto, gli attestati di stima che in questi giorni stanno arrivando per posta nella sede di Radio Città Nuova. L'emittente della diocesi di Piacenza-Bobbio rischia di chiudere per mancanza di fondi. Ne ha fatto un accenno il vicario generale, monsignor Lino Ferrari, nell'ultimo consiglio presbiterale. Il prossimo 2 marzo si troveranno i soci della Cooperativa Multimedia, proprietaria dell'emittente, per l'ultima decisione. Servono dai 30 ai centomila euro per permettere alla radio di continuare a trasmettere sul territorio diocesano. La cifra più alta se si vuole coprire l'intera diocesi. Quella più bassa se ci si accontenta. Il vescovo Gianni Ambrosio, lo scorso dicembre, aveva deciso di rimettere la decisione al Collegio dei Consultori, l'organo più importante dopo il Consiglio episcopale e formato da dieci sacerdoti. Messa a votazione l'opportunità di finanziare la radio diocesana, il collegio ha detto no a larghissima maggioranza: nove voti a uno. Quell'uno è il vicario generale monsignor Ferrari. Nessuna decisione di chiudere la radio, solo quella di non investire sull'evangelizzazione via etere. Di fatto, con i cordoni della borsa serrati, per Radio Città Nuova è una sentenza capitale.
Le trasmissioni sarebbero dovute cessare già dallo scorso 31 dicembre, ma la Provvidenza ha dato una spinta e la radio si sente ancora. D'accordo con i vertici della Curia, tuttavia, da venerdì viene trasmesso un messaggio, quasi ad ogni ora, in cui si preparano i radioascoltatori ad una possibile chiusura. Non solo: si chiede di far arrivare alla redazione - che ogni giorno, tra mille difficoltà (soprattutto tecniche, visto che le strumentazioni risalgono al 1992) continua indomita a trasmettere -, cartoline di sostegno per far comprendere a chi deve decidere che, dall'altra parte, la gente c'è. Solo in questi ultimi due giorni sono arrivate una decina di cartoline (l'indirizzo è piazza Duomo, 33) ma anche diverse telefonate. Soprattutto ieri pomeriggio, quando, per un guasto tecnico, si è bloccato tutto. «Non avrete mica già spento» ha chiesto ansiosa un'anziana ascoltatrice in attesa della santa messa in diretta dalla cattedrale. «E' un'appuntamento molto seguito - dice Anna Castellini, collaboratrice - così come quello dell'avvocato o di altre rubriche. Abbiamo messo assieme un bel palinsesto. Speriamo in un miracolo». Monsignor Gianfranco Ciatti, grande anima della radio, e don Giorgio De Micheli (primo presidente della cooperativa), da lassù, guardano con trepidazione.
Federico Frighi
Libertà, 14 febbraio 2010
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«Radio Città Nuova, noi vi ascoltiamo»
I fedelissimi dell'emittente diocesana si mobilitano contro la chiusura decisa dalla Curia. Cartoline, testimonianze di affetto da anziani e malati. Si spera nell'ultima parola del vescovo
Sono già una cinquantina le cartoline che gli ascoltatori di Radio Città Nuova hanno inviato alla redazione di Piazza Duomo 33 facendo sentire la loro voce contro lo spegnimento delle trasmissioni. L'emittente della diocesi di Piacenza-Bobbio rischia la chiusura dopo che il Collegio dei consultori a larga maggioranza ha decretato lo scorso dicembre la sospensione dei finanziamenti per l'evangelizzazione via etere. Servono dai 30 ai 100mila euro per rilanciare la radio.
«Noi non siamo nelle condizioni per intervenire sulle problematiche economiche e organizzative» scrivono Anna e Alessandra, le due voci principali della radio. Hanno organizzato la raccolta delle cartoline e delle mail e quando raggiungeranno almeno quota cento le consegneranno al vescovo Gianni Ambrosio. «Vorremmo sottolineare il ruolo che Radio Città Nuova ha svolto in questi anni - si permettono solo di dire a Libertà -. Sempre al servizio della comunità cattolica e non solo. Il nostro palinsesto è impostato per fornire ai nostri ascoltatori informazione, approfondimenti, cultura, musica, intrattenimento e soprattutto momenti di spiritualità e preghiera. E sono soprattutto questi ultimi che hanno contribuito all'impegno di evangelizzazione della nostra Chiesa locale e che sono di grande conforto per le persone anziane e malate che ogni giorno ci ascoltano».
«Se Radio Città Nuova muore - continuano - se ne va uno strumento prezioso di comunicazione cattolica libera, un mezzo di evangelizzazione moderno e vicino alle persone, cattoliche e non. Questa nostra lettera è anche un appello perchè i piacentini non permettano che, nell'era della comunicazione, proprio a Piacenza venga oscurato un mezzo di informazione tanto vicino alla gente come l'emittente diocesana».
E i piacentini stanno rispondendo. Gli anziani, i malati, chi è costretto a stare a casa. "Siete la nostra medicina", "Noi via ascoltiamo" scrivono nelle cartoline. E c'è chi, come un'anziana signora, è arrivata direttamente in redazione (al pian terreno della Curia) con una banconota da 5 euro. Chi alla radio ci tiene si è commosso.
Federico Frighi
Libertà 21 febbraio 2010
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Sempre in onda da 25 anni
Messa in diretta, spiritualità, cultura, sport ma anche liscio
Ultima nata dei mass media diocesani, Radio Città Nuova rappresenta la voce della Chiesa piacentina. Una voce spesso flebile e a volte roca, visto che si parla di potenziare i ripetitori almeno dal 1998 ma poco si è fatto. Tuttavia una voce ascoltata - sugli 88.5 Fm - da tanti anziani, malati, persone sole.
La tenne a battesimo il vescovo Antonio Mazza, predecessore di Luciano Monari, per il quale la comunicazione sociale ha avuto un rilievo non indifferente nella sua attività episcopale. Durante il suo episcopato infatti prese avvio Radio Città Nuova e il Nuovo Giornale ebbe un'adeguata sistemazione nel palazzo vescovile, oltre ad una ristrutturazione anche giuridica, editoriale e redazionale. Proprietaria dell'emittente è la cooperativa culturale Multimedia fondata nel 1984 da Bruno Busconi, don Giorgio De Micheli, monsignor Giuseppe Boiardi, l'avvocato Gianguido Guidotti. L'obiettivo dello statuto è sempre stato chiaro: essere veicolo di diffusione e promozione della parola di Dio. Ha sede dall'inizio degli anni Novanta - per volere appunto del vescovo Antonio Mazza - nel palazzo della Curia, dopo aver cominciato le trasmissioni in San Francesco. Con il ripetitore a Pigazzano, il bacino degli ascoltatori va da Castelsangiovanni a Fiorenzuola passando per Piacenza città. Due le volontarie che si alternano alla consolle - Anna Castellini e Alessandra Zanellotti - più diversi collaboratori che settimanalmente si occupano di rubriche di Acli, Azione cattolica, Csi, Focolari, Rinascita Cristiana ma anche di sport, gastronomia e liscio. Il punto forte, naturalmente, è rappresentato dalle trasmissioni religiose: il rosario delle 18 e la messa delle 18 e 30 sempre in diretta ogni giorno dalla cattedrale. Oltre ai notiziari locali diocesani, in alcuni momenti del giorno Radio Città Nuova si avvale del collegamento con Blusat, l'emittente della Cei, e con radio Vaticana.
Il palinsesto si apre al mattino con la lettura delle notizie locali e con il notiziario diocesano. Poi tante rubriche con servizi a carattere spirituale, culturale ma anche sportivo. Una volta alla settimana c'è l'appuntamento con la catechesi tenuta a turno dal vicario generale monsignor Lino Ferrari e padre Giuseppe Perini. Poi la seguitissima "Quattro chiacchiere con... " tenuta da Valeria Costa, professoressa del liceo scientifico Respighi, oggi in pensione, "Piacenza cultura" con il professor Fausto Fiorentini, il punto sul Piacenza calcio con il giornalista Luigi Carini, sull'enogastronomia piacentina con l'esperto Carlo Musajo Somma di Galesano. C'è l'angolo del legale, con l'avvocato Cristina Balteri che risponde a telefonate del pubblico, dei libri, con Barbara Fiorentini. Il venerdì poi, viene presentato il Nuovo Giornale, appena uscito in edicola. Poi la musica. Se Anna tiene lo spazio del liscio, tocca ad Alessandra condurre quello del pop moderno per i più giovani. Non solo capelli bianchi, infatti. L'insegnante di religione, Giovanni Marchioni, fa parlare i propri ragazzi in una trasmissione a loro dedicata.
fed. fri.
Libertà, 21 febbraio 2010
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Le case di riposo cattoliche intervengono per scongiurare
la chiusura dell'emittente diocesana
«Senza la radio anziani disorientati»
Continua la mobilitazione degli ascoltatori di Radio Città Nuova, l'emittente dalla diocesi di Piacenza-Bobbio che rischia la chiusura dopo la decisione del Collegio dei Consultori di serrare i cordoni della borsa. Cartoline, telefonate, mail alla redazione e, da ieri, anche la presa di posizione del direttore della Casa di riposo San Giuseppe, Paolo Favari, in una lettera pubblica sul settimanale diocesano il Nuovo Giornale. Una voce importante per almeno due motivi: da una parte perché sta a confermare la funzione sociale dell'emittente soprattutto in aiuto di anziani e malati. Dall'altra perchè evidenzia, con la pubblicazione sull'organo ufficiale della diocesi, l'esistenza di un dibattito interno alla Chiesa piacentina dove, evidentemente, non tutti la pensano allo stesso modo. «Mi faccio portavoce anche dei miei anziani - scrive -, da noi la frequenza degli 88.5 (Radio Città Nuova, ndr.) è in diffusione permanente nell'impianto della nostra struttura e qualora si decidesse di cessare, verrebbe a mancare un riferimento non solo per gli anziani ma anche per i familiari che quotidianamente ascoltano sia il rosario sia la messa». «Mi rendo conto - ci tiene tuttavia a precisare - che dietro alle decisioni che stanno per essere prese c'è indubbiamente un oggettivo problema economico non indifferente sul quale, non essendo a conoscenza delle strategie messe in campo, non mi permetto di entrare nel merito. Mi metto comunque a disposizione della diocesi qualora ce ne fosse bisogno».
Tramontato anche il piano di salvataggio che prevedeva la gestione sperimentale per sei mesi sotto l'ala de Il Nuovo Giornale, il futuro dell'emittente diocesana, a questo punto, verrà deciso dall'assemblea dei soci della Cooperativa Multimedia (proprietaria della radio) che si terrà martedì prossimo 2 marzo. I soci sono una quindicina, tra sacerdoti e laici. Il presidente è don Roberto Scotti, parroco di Rompeggio. «Servono 100 mila euro per ampliare il segnale di diffusione e portarlo in tutta la diocesi - conferma - perchè nelle valli e in una fetta di città non si sente. Spero si riesca a trovare una forma di finanziamento o comunque di collaborazione. Vendere la radio sarà l'ultima soluzione, magari si può pensare ad una co-gestione con altre istituzioni». Allo stato attuale, l'ipotesi è che si vada ad una "cessione" dell'emittente in cambio della concessione di spazi ad hoc destinati all'evangelizzazione via etere, con programmi e rubriche gestiti da strutture diocesane. Soluzione di compromesso sulla quale, tuttavia, non tutti sono d'accordo.
Libertà, 27 febbraio 2010
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Diocesi, "requiem" per la radio
L'emittente, salvo miracoli dell'ultima ora, chiuderà
Messa da requiem per Radio Città Nuova. L'emittente della diocesi di Piacenza-Bobbio, salvo miracoli dell'ultim'ora, chiuderà i battenti alla fine di marzo e sarà verosimilmente ceduta a un non precisato circuito commerciale. E' quanto deciso dal consiglio della Cooperativa Multimedia, la società che detiene la proprietà della radio, riunitosi ieri mattina. I soci della cooperativa hanno preso atto della volontà espressa dalla diocesi di non finanziare più l'emittente ed hanno constatato l'impossibilità di continuare le trasmissioni per mancanza di fondi. Poiché le trasmissioni hanno una copertura economica fino alla fine di marzo, la radio continuerà a trasmettere sino a quella data. Poi il segnale verrà spento. A quanto si è appreso ci sarebbe la volontà di chiedere al futuro proprietario alcuni spazi autogestiti per trasmettere servizi religiosi. Ma, allo stato attuale, non si sa come, quando, che cosa, con quali soldi. Di certo sparirà con un solo colpo di spugna tutto quel patrimonio umano e professionale che dal 1984 - anno in cui la radio è stata fondata, con la benedizione del vescovo Antonio Mazza - è andato via via crescendo grazie all'impegno di molti sacerdoti - tra tutti don Giorgio De Micheli e monsignor Gianfranco Ciatti - e di una schiera di appassionati volontari. Di certo la nuova radio che trasmetterà dalla frequenza degli 88,5 non sarà più la radio diocesana. La Chiesa piacentino-bobbiese, nell'etere, sarà solo ospite. Di certo i tanti anziani, i ricoverati nelle case di riposo, i malati, le persone sole perderanno un punto di riferimento. "Ascolteranno Radio Maria" commentava l'altro giorno un curiale che va per la maggiore, dopo aver precisato che da cinque anni a questa parte la diocesi eroga a Radio Città Nuova 50mila euro all'anno, a fondo perduto. L'agonia dell'emittente è iniziata lo scorso dicembre quando, interpellato dal vescovo Gianni Ambrosio, il Collegio dei consultori, un organismo senza poteri decisionali ma che può dettare delle linee da seguire, ha votato a larga maggioranza lo stop ai finanziamenti della radio diocesana. Solo un mese e mezzo dopo la notizia è stata "resa pubblica" all'interno del consiglio presbiterale di inizio febbraio. E' iniziata una vera e propria corsa contro il tempo da parte degli ascoltatori e dal personale dell'emittente che hanno voluto far sentire alla diocesi la loro presenza e sottolineare il valore sociale di Radio Città Nuova. Niente da fare. L'ultima parola spetta al vescovo Gianni Ambrosio, che fino ad oggi non si è mai pronunciato sulla questione.
Federico Frighi
Libertà, 3 marzo 2010
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radio città nuova Il vescovo conferma lo stop ai fondi.
Amareggiato il direttore Madaro: sconfitta per tutti
«Chiudiamo la radio, questione di soldi»
Il vescovo Gianni Ambrosio, per la prima volta da quando è stata resa pubblica la decisione di chiudere Radio Città Nuova, ovvero l'emittente diocesana, interviene sulla questione. Lo fa con un comunicato stringato (non firmato, quindi attribuibile al vescovo) in cui si ribadiscono le posizioni della diocesi, peraltro già pubblicate da Libertà. «Facendo riferimento alle notizie che sono state riportate nei giorni scorsi sulla gestione di Radio Città Nuova - recita il testo - si precisa quanto segue: Radio Città Nuova è di proprietà della cooperativa Multimedia. La Diocesi da una decina di anni ha sostenuto la copertura finanziaria per la gestione, in quanto l'emittente è impegnata con programmi religiosi e legati alla pastorale. Ultimamente si era posta l'inderogabile necessità di rifare tutti gli impianti, sia per rendere possibile l'ascolto in un territorio più ampio (almeno tutta la provincia), sia a motivo di esigenze tecniche (il segnale stava disturbando quello di altre emittenti).
La cooperativa, a fronte della necessità di ristrutturare gli impianti, si è rivolta alla Diocesi, la quale non è attualmente nelle condizioni di reperire la somma richiesta; inoltre con la morte di mons. Gianfranco Ciatti, nel gennaio 2007, la radio non aveva più un direttore editoriale. Per cui si è giunti alla decisione, sentito il parere del Collegio dei Consultori, di sospendere dal 31 marzo prossimo, la copertura dei costi di gestione». Questione di soldi, insomma: l'evangelizzazione via etere sacrificata al business. Ma c'è di più. La radio non ha, è vero, il direttore editoriale perchè, una volta deceduto, nessuno lo ha più sostituito. Però, per legge, ne deve avere uno responsabile. Questi è il dottor Giovanni Madaro che, nell'annuario diocesano, viene riportato come direttore di testata. Raggiunto ieri a Legnano, dove lavora, Madaro rivela di non essere stato neppure informato della decisione della diocesi. «La chiusura della radio è un fatto grave - commenta -. I costi di Radio Città Nuova sono irrisori rispetto a quelli di altre emittenti analoghe e non possono creare danni economici. E' ovvio poi che, dopo un po', le strutture tecnologiche devono essere cambiate perché soggette a logorio e obsolescenza». «Radio Città Nuova - prosegue - è radicata sul territorio. Chiudere una voce di questo genere è una sconfitta per tutti».
Federico Frighi
Libertà, 6 marzo 2010
sabato 6 marzo 2010
Radio Città Nuova chiude, business is business
Radio Città Nuova è di proprietà della cooperativa Multimedia. La Diocesi da una decina di anni ha sostenuto la copertura finanziaria per la gestione, in quanto l’emittente è impegnata con programmi religiosi e legati alla pastorale.
Ultimamente si era posta l’inderogabile necessità di rifare tutti gli impianti, sia per rendere possibile l’ascolto in un territorio più ampio (almeno tutta la provincia), sia a motivo di esigenze tecniche (il segnale stava disturbando quello di altre emittenti).
La cooperativa, a fronte della necessità di ristrutturare gli impianti, si è rivolta alla Diocesi, la quale non è attualmente nelle condizioni di reperire la somma richiesta; inoltre con la morte di mons. Gianfranco Ciatti, nel gennaio 2007, la radio non aveva più un direttore editoriale.
Per cui si è giunti alla decisione, sentito il parere del Collegio dei Consultori, di sospendere dal 31 marzo prossimo, la copertura dei costi di gestione.
Ufficio stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio
venerdì 5 marzo 2010
Limoni benefici per l'Uganda
A fronte di una donazione di 5 euro si riceverà in omaggio una reticella di limoni non trattati, succosissimi e assolutamente naturali. L’iniziativa rientra nella campagna nazionale “Dai più gusto alla solidarietà” giunta alla sua quarta edizione. L’obiettivo, come si diceva, è raccogliere fondi per le attività del Movimento fondato da don Vittorione e i suoi progetti di solidarietà in Uganda e Sud Sudan.
Ecco le parrocchie dove, in corrispondenza degli orari delle messe principali, verranno distribuiti i “limoni dell’amicizia”: parrocchia di Santa Franca (piazza Paolo VI), parrocchia di San Giuseppe Operaio (via Martiri della Resistenza), parrocchia di San Savino (via Alberoni), parrocchia di San Vittore (Besurica), parrocchia di Sant’Antonio, parrocchia di San Giorgio P.no e parrocchia di Vernasca.
Un punto di distribuzione sarà attivo anche presso la Galleria del Politeama (a Piacenza) sabato 6 marzo dalle ore 16 alle ore 19.
Per maggiori dettagli sull’iniziativa si può visitare il sito ww.africamission.org, oppure telefonare in orario d’ufficio al numero 0523/499424
giovedì 4 marzo 2010
Consiglio Presbiterale: la montagna problema di tutti
In apertura il vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato i sacerdoti attualmente malati; ha sottolineato che in molte Unità pastorali si è svolto il primo ritiro spirituale e, là dove sono stati stimolati, vi è stata una pronta risposta dei laici; il 18 febbraio scorso - ha sempre ricordato mons.Ferrari - si è tenuto il ritiro spirituale per presbiteri e diaconi nella chiesa cittadina di Santa Franca con l’intervento di padre Chino Biscontin; ha presieduto la celebrazione penitenziale il Vescovo e nutrita la partecipazione del clero.
Ampia la partecipazione anche il 25 febbraio in cattedrale alla lectio divina con mons. Giuseppe Angelini.
Il Vicario generale ha poi richiamato i prossimi appuntamenti:
questa sera, 4 marzo, alle ore 21, in cattedrale, lectio divina tenuta da mons. Pierangelo Sequeri;
domani sera, 5 marzo, veglia dei giovani nei vicariati;
l’11 marzo, in cattedrale, alle ore 21, lectio divina con il priore di Bose Enzo Bianchi;
il 14 marzo ingresso di mons. Antonio Lanfranchi in diocesi a Modena; entro martedì prossimo, 9 marzo, i sacerdoti che intendono partecipare e celebrare devono comunicare il loro nominativo all’ufficio pellegrinaggi;
il 18 marzo aggiornamento teologico pastorale sul sacramento della penitenza, alla Bellotta di Pontenure; relatore mons. Rollando;
18-20 marzo convegno nazionale della FISC e celebrazione del centenario del Nuovo Giornale;
20 marzo Consiglio pastorale diocesano alla Bellotta;
21 marzo festa della famiglia alla Bellotta con l’intervento del vescovo di Fidenza mons. Carlo Mazza e i coniugi Giorgetti di Faenza;
25 marzo, alle 18, in santa Maria di Campagna, festa del "si";
25 marzo, in cattedrale, alle ore 21, celebrazione penitenziale presieduta dal Vescovo;
27 marzo, nel pomeriggio - sera, a Bobbio, Giornata Mondiale della Gioventù;
1° aprile giovedì santo, s. Messa crismale, alle ore
18 aprile missione dei ragazzi;
19-22 aprile esercizi spirituali per i presbiteri e diaconi a Bedonia (relatore mons. Rollando);
22 aprile, 9.30, riunione del Consiglio presbiterale;
9-11 giugno, a Roma, incontro internazionale dei sacerdoti col Papa;
MISSIONE POPOLARE DIOCESANA.
Come è ormai consuetudine, mons. Giuseppe Busani, vicario episcopale per la pastorale, ha informato i presbiteri sull’andamento della Missione: sta per concludersi positivamente la prima fase degli esercizi spirituali nelle Unità pastorali con una buona partecipazione; entro la Quaresima saranno pronte le schede per leggere il Vangelo di Luca; il 18 aprile si terrà la missione per i ragazzi al mattino nelle parrocchie e nel pomeriggio in cattedrale; il 20 marzo il Consiglio pastorale diocesano inizierà ad impostare il programma del prossimo anno di missione, programma che verrà approfondito a Pianazze nei giorni 10 e 11 settembre mentre ad ottobre inizierà la formazione degli operatori.
QUESTIONI EMERGENTI DELLA PASTORALE DI MONTAGNA.
Il consiglio si è poi interessato della pastorale in montagna e la discussione si è sviluppata attorno alla scheda predisposta, a nome di un gruppo specifico di lavoro, da mons. Aldo Maggi.
Data l’importanza del documento, di seguito lo riportiamo integralmente.
LA SCHEDA
La questione della pastorale in montagna non va affrontata come un aspetto settoriale della pastorale diocesana, ma come un problema che riguarda la pastorale in quanto tale e perciò coinvolge tutta la diocesi. Solo all'interno di questo orizzonte può essere pensata un'attenzione al problema specifico per individuare stili e priorità tenendo conto anche del fatto che, nella nostra diocesi, il territorio di montagna è particolarmente esteso.
Per iniziare ad affrontare il tema si sono incontrati per diverse volte alcuni sacerdoti che operano nelle zone di montagna. A Bedonia si sono tenuti diversi incontri sulla pastorale della montagna. Richiamiamo alcune riflessioni emerse.
1. QUALE PASTORALE
Ad un primo sguardo, sia pure generale, sulla situazione della gente che vive in montagna risulta in modo particolarmente evidente una situazione di fragilità a diversi livelli: carenza di strutture e servizi capillari, popolazione anziana, pendolarismo scolastico e lavorativo,... . L'esigenza principale che emerge da questa constatazione è un bisogno di prossimità: la gente chiede la presenza e la vicinanza concreta della Chiesa.
La gente di montagna è affezionata alla propria chiesa e volentieri si riconosce nella parrocchia. L' incontro avviene soprattutto di domenica per la celebrazione del giorno del Signore. Riunirsi per la celebrazione dell'Eucaristia domenicale costituisce da sempre il fattore capace di costruire e custodire la vita di comunità della gente legata a quel territorio. Quali risorse e quali problemi comporta questa esperienza così cara alla gente?
La pastorale ordinaria, specialmente nelle piccole parrocchie, a motivo del numero limitato di ragazzi in età di Iniziazione cristiana, è maggiormente rivolta agli adulti e soprattutto agli anziani. Deve spesso fare i conti con quei momenti della loro vita legati alla solitudine, alla malattia. Il numero delle celebrazioni delle Unzioni degli infermi e delle Esequie sono sempre superiori a quelle dei Battesimi e dei Matrimoni.
Quali attenzioni esige questo dato di fatto che implica una vicinanza personale a momenti così delicati e decisivi della vita?
Il numero delle persone, e conseguentemente delle attività pastorali, varia in rapporto alle stagioni. In estate alcune parrocchie riprendono a vivere per il ritorno di famiglie anche giovani. Spesso tale ritorno al luogo di origine può costituire per alcuni la possibilità per un ritorno alla vita cristiana. Non si può neppure trascurare che in alcuni periodi dell'anno le parrocchie di montagna per diversi ragazzi possono diventare la seconda comunità di riferimento.
Quale pastorale di risveglio alla fede o di sostegno al cammino di IC si potrebbe ipotizzare?
2. ARTICOLAZIONE DEL TERRITORIO
La presenza di piccole parrocchie assicura una pastorale vicina alla gente. La Chiesa con la sua presenza capillare testimonia in tal modo la sua vicinanza alle persone. Per questo si ritiene che tutte le chiese della Diocesi debbano essere mantenute aperte anche se non in tutte si può sempre celebrare settimanalmente.
Il riferimento territoriale più ampio è costituito dalle unità pastorali. Il loro scopo è di aiutare a realizzare una pastorale pensata e programmata insieme, per questo costituiscono un aspetto costitutivo della nostra realtà pastorale. Questa scelta non vuole in nessun modo portare a sminuire quei valori che finora sono stati garantiti dalle piccole parrocchie.
Come tenere insieme le due esigenze? Si sente la necessità di articolare meglio la divisione del territorio?
3. SITUAZIONE DEL CLERO E FIGURE MINISTERIALI
Dato l'emergere di una forte esigenza di prossimità della chiesa alla vita delle persone, in particolare in una situazione di fragilità, nasce subito una domanda:
- “come immaginare una presenza stabile del presbitero nel territorio? ".
Presbiteri, diaconi, ministri straordinari della comunione, animatori domenicali di comunità, sacristi, fabbricieri... hanno finora garantito un prezioso e indispensabile servizio. Si tratta ora di articolare meglio tali ministeri tenendo conto dei numerosi mutamenti: diminuzione del clero, aumento del numero dei diaconi e dei ministri della comunione, diminuzione della popolazione e alternanza delle presenze. Richiamiamo solo alcuni aspetti da verificare:
- come ri-configurare la presenza del prete: che cosa la comunità può chiedergli e che cosa invece è compito di altre figure ministeriali;
- quali tempi possono essere proposti e quali garanzie debbono venire offerte ad un prete che svolge il suo servizio in montagna;
- è ipotizzabile la presenza di un prete giovane che possa garantire un servizio per un tempo determinato e vivere con altri preti?
- come ripensare il servizio del diacono perché non si riduca a sostituzioni occasionali.
Molto significativa risulta la figura del "referente di comunità". Si tratta di persone del luogo che accettano di prendersi cura del coordinamento dei servizi pastorali necessari. Si sente però la necessità di delinearne in modo più preciso l'immagine:
può essere una sola persona o deve essere un piccolo gruppo? quale preparazione può essere richiesta? quale il rapporto con il presbitero e il diacono? si ritiene importante attribuire a questo servizio una certa ufficialità e di quale tipo?
4. CURA DELLE STRUTTURE
Un sacerdote a cui sono affidate quattro o più parrocchie non è nelle condizioni di far fronte alla cura delle numerose strutture. La gente di montagna in genere si fa carico della propria chiesa e delle strutture adiacenti, ma il progressivo spopolamento rende sempre più difficile il loro mantenimento.
- è ipotizzabile un gruppo di professionisti che, in collegamento con la diocesi, possa supportare in zona un servizio che diventa sempre più oneroso e delicato anche dal punto di vista burocratico oltre che economico?
LA DISCUSSIONE
Su questo documento la discussione è stata ampia e articolata; riferiamo in sintesi alcuni contributi:
il territorio di collina e di montagna, che riguarda i due terzi dell’intera diocesi, pone il problema delle variazioni di popolazione tra l’estate e l’inverno; si pone il problema della pastorale del turismo e delle vacanze;
oggi si ha l’impressione che tutti si scordino della montagna dove restano persone che per tradizione sa accontentarsi ed ha una grande comprensione verso il ruolo del prete;
la presenza del prete: non è solo una questione di ministeri e di celebrazioni, ma di una presenza accanto alla gente (su questo tema sono tornati in molti e si è parlato di una presenza itinerante del sacerdote con visite alle famiglie);
da non trascurare la solitudine che spesso potrebbe coinvolgere anche lo stesso prete;
occorre liberare il sacerdote da incombenze organizzative perchè possa dedicarsi interamente all’evangelizzazione;
da verificare la possibilità di una maggiore collaborazione tra il clero di città e quello di montagna;
la pastorale pone oggi problemi di aggiornamento sia in città che in montagna (anche su questo tema sono stati diversi gli interventi);
occorre una nuova pastorale che parta dalle energie disponibili e questo vale per l’intero territorio della diocesi con una programmazione a lungo termine;
occorre risvegliare nuove vocazioni, dai diaconi permanenti e laici disponibili ad assumersi incarichi nelle parrocchie e nelle unità pastorali (è il problema della gestione delle risorse umane a cui fa riscontro una pastorale che è ancora, per diversi aspetti, molto clericale);
il coinvolgimento dei laici comporta un impegno nella formazione e la necessità di assegnare incarichi precisi;
il problema dei giovani: anche loro devono essere impegnati in montagna?
Su questo tema è intervenuto anche il Vescovo che, a chiusura dei lavori, e dopo aver ringraziato tutti coloro che operano in montagna, ha invitato tutti a lavorare insieme, in modo collegiale e proprio in questa logica anche il contributo dei giovani diventa importante.
Di collegialità e di collaborazione ha parlato anche il Vicario generale mentre l’economo don Giorgio Bosini ha posto, tra gli altri, il problema della gestione delle strutture (ben ottocento chiese tra parrocchiali e oratori) e questo chiede che nelle singole unità pastorali vengano stabilite delle priorità.
La scheda sopra riportata ed i risultati del dibattito in Consiglio passano ora all’esame del clero nei singoli vicariati; il Consiglio presbiterale tornerà ad interessarsi della pastorale della montagna nella riunione di maggio.
martedì 2 marzo 2010
Hospice, esistono malati inguaribili non incurabili
"Mi ha fatto bene far parte, in rappresentanza della diocesi, del Consiglio
dell'Associazione hospice. Ho respirato il desiderio e la volontà della
comunità piacentina di essere accanto a chi vive una delle situazioni più
difficili: la fase terminale della vita. La presenza della diocesi sta a sottolineare l'attenzione che la Chiesa ha sempre avuto per il mondo della sofferenza, ma soprattutto il riconoscimento
della dimensione spirituale come una delle dimensioni essenziali
dell'esperienza umana, da non ignorare specialmente nel momento in cui si
fanno più forti le domande sul senso della vita, della sofferenza e della
morte. L'Hospice si prende cura della persona nella sua totalità: esistono malati
inguaribili, ma non malati incurabili. L'incaricato dell'assistenza
spirituale agirà in sintonia con tutti i componenti dell'équipe e nel
rispetto delle scelte religiose delle persone. Il nostro riferimento è
Borgonovo".
domenica 28 febbraio 2010
Nomine, padre Parolin direttore di Migrantes
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 febbraio 2010 il M. R. padre Gaetano Parolin, c.s. è stato nominato direttore dell’Ufficio pastorale per i Migranti.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 febbraio 2010 il M. R. don Giuseppe Tosca, attualmente parroco di Caorso PC, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Michele Arcangelo e dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria in Muradolo, Comune di Caorso, Provincia di Piacenza.
Con atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 17 febbraio 2010 il M. R. François Kitenge Owandji, presbitero della diocesi di Kabinda (Repubblica Democratica del Congo), è stato nominato vicario parrocchiale della parrocchia di San Giorgio martire in San Giorgio Piacentino, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Benito Cocchi, Moderatore del Tribunale Ecclesiastico Regionale Emiliano di Modena, sono stati nominati
Mons. Renzo Rizzi, Vicario Giudiziale Aggiunto presso il Tribunale medesimo.
Don Stefano Antonelli, Giudice presso il Tribunale medesimo.
Con Atto proprio di S. E. mons. Jacques Perrier, Vescovo di Tarbes e Lourdes, il M. R. don Giacomo Ferraglio, parroco di Ottone e Rovegno, è stato nominato cappellano onorario della Basilica di N. S. di Lourdes.
venerdì 26 febbraio 2010
Il vescovo Ambrosio ricorda don Giussani
Lo ha detto il vescovo di Piacenza-Bobbio nella celebrazione per il quinto anniversario della morte di don Luigi Giussani a Piacenza in San Sisto.
lunedì 15 febbraio 2010
Le Ceneri, processione con il vescovo Ambrosio
A Piacenza, alle ore 20 e 30, "Statio" nella chiesa di San Francesco, processione penitenziale lungo via XX Settembre verso la cattedrale, celebrazione della Parola, imposizione delle Ceneri e iscrizione dei catecumeni. Presiede il vescovo, mons. Gianni Ambrosio.
domenica 14 febbraio 2010
Radio Città Nuova, la diocesi blocca i fondi
Radio Città Nuova trasmette in mono sugli 88 e 5 ed ha sede dall'inizio degli anni Novanta - per volere del vescovo Antonio Mazza - nel palazzo della Curia, dopo aver cominciato le trasmissioni in San Francesco. Con il ripetitore a Pigazzano, il bacino degli ascoltatori va da Castelsangiovanni a Fiorenzuola, passando per Piacenza città. Il pubblico è formato soprattutto da anziani che seguono in particolare le trasmissioni religiose, il rosario delle 18 e la messa delle 18 e 30 sempre in diretta ogni giorno dalla cattedrale. Oltre ai notiziari locali diocesani, in alcuni momenti del giorno Radio Città Nuova si avvale del collegamento con Blusat, l'emittente della Cei, e con radio Vaticana.
venerdì 12 febbraio 2010
Preziosissimo Sangue, all'oratorio si parla di benessere
giovedì 11 febbraio 2010
Tutti i numeri della diocesi nell'Annuario 2010
domenica 7 febbraio 2010
Si prega per i sacerdoti
delle Carmelitane Scalze (in via Spinazzi, 36) si terrà la veglia di
preghiera a favore dei sacerdoti con una adorazione eucaristica
presieduta da don Marco Guarnieri. «La meditazione sarà sul tema
della maternità spirituale verso i sacerdoti: la maternità delle
anime consacrate - spiegano le monache di clausura - la maternità di
tutta la Santa Madre Chiesa, la maternità del popolo di Dio, al quale
è affidata, per un sostegno fondamentale, la loro custodia e
santità».
Inviato da iPhone
venerdì 5 febbraio 2010
Missione e omelia al centro del consiglio presbiterale
In apertura il vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato i principali avvenimenti che hanno caratterizzato la vita della Chiesa piacentina negli ultimi mesi ed ha fornito ai presbiteri alcune informazioni in anteprima: il Collegio dei Consultori si è espresso negativamente sulla gestione economica della radio diocesana e pertanto la cooperativa proprietaria sta valutando la possibilità di cedere l’emittente; sono iniziati i lavori per l’ampliamento della sede della Casa del clero Cerati (dovrebbero concludersi entro un anno e mezzo); lunedì è in programma alla Bellotta di Pontenure un incontro regionale degli addetti diocesani per la promozione del sostegno economico alla Chiesa; il 13 febbraio è in programma un incontro degli istituti religiosi secolari con il Vescovo; il 18 di febbraio si terrà un ritiro diocesano per sacerdoti; 18 marzo: incontro di aggiornamento teologico pastorale sul sacramento della Penitenza; dal 18 al 20 marzo convegno nazionale dei settimanali cattolici italiani in occasione dei cento anni del Nuovo Giornale; anticipazione della Festa del Sacro Cuore dal 10 al 3 giugno (l’importante appuntamento del clero con il Vescovo viene anticipato in quanto dal 9 al giorno 11 giugno si tiene un pellegrinaggio a Roma di sacerdoti per partecipare alla chiusura dell’anno sacerdotale).
Vi è stato poi l’abituale resoconto sulla Missione diocesana popolare da parte del vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani: in particolare si è parlato dei grandi ritiri spirituali popolari il cui obiettivo è quello di “prendere confidenza con la Paola di Dio”; nell’ambito della missione popolare mons. Busani ha poi citato quanto si sta predisponendo per la prossima Quaresima (tema e sussidi).
Ricordiamo i principali appuntamenti in Cattedrale:
MERCOLEDI’ DELLE CENERI
Mercoledì 17 febbraio ore
Statio nella chiesa di San Francesco, processione penitenziale, celebrazione della Parola, imposizione delle Ceneri e iscrizione dei catecumeni. Presiede il Vescovo, mons. GIANNI AMBROSIO.
ESERCIZI DI LECTIO DIVINA SUL VANGELO DI LUCA
Giovedì 25 febbraio, ore 21.00:
"Mentre pregava, il suo volto cambiò d'aspetto" (Lc 9, 28-36)
mons. GIUSEPPE ANGELINI, teologo e parroco di San Simpliciano, Milano.
Giovedì 4 marzo, ore 21.00:
"Simone, ho da dirti qualcosa" (Lc 7,36-50)
mons. PIERANGELO SEQUERI, teologo e musicista, Milano.
Giovedì 11 marzo, ore 21.00:
"Si alzò e ritornò da suo padre " (Lc 15,20)
ENZO BIANCHI, priore della comunità monastica di Bose.
CELEBRAZIONE PENITENZIALE
Giovedì 25 marzo, ore 21.00:
Celebrazione penitenziale presieduta dal Vescovo mons. GIANNI AMBROSIO.
Su questi temi sono da registrare diversi interventi di membri del Consiglio, in genere finalizzati a comprendere meglio il funzionamento dei ritiri spirituali e l’uso dei sussidi per la Quaresima, sussidi – è stato detto - che devono utilizzare un linguaggio chiaro e semplice.
L’OMELIA. Il Vicario generale mons. Lino Ferrari ha ricordato che tra gli obiettivi dell’anno sacerdotale, attualmente in corso, vi era quello di aiutare la Chiesa a prendere coscienza del dono avuto con i presbiteri e nello stesso tempo invitare i sacerdoti ad approfondire alcune tematiche tra cui il sacramento della penitenza e l’omelia. Su quest’ultimo argomento vi è stata, recentemente, la presa di posizione di mons. Crociata, segretario della Cei, le cui parole sono rimbalzate su tutti i mass media laici.
Da qui lo stimolo a mettere all’ordine del giorno un primo esame dell’omelia con l’intento che il tema, dopo questa prima analisi dei presbiteri, passi all’attenzione del clero nei vicariati e nelle unità pastorali.
L’esame è iniziato con l’intervento di don Paolo Mascilongo, biblista, al quale è stato affidato il compito di predisporre una presentazione tecnica di uno strumento di comunicazione particolare com’è l’omelia. Al centro la trasmissione ai fedeli della Parola di Dio e questo richiede nel sacerdote una preparazione remota. Nel passato (circa 40 anni fa), per avvicinarsi al testo sacro, predominava il metodo storico che privilegiava domande specifiche sul singolo brano (il testo era un po’ l’oggetto dell’analisi); ora prevale il metodo narrativo che tende a prendere in considerazione il brano cos’ì com’è, tenendo conto della sua collocazione nel contesto generale del Vangelo da cui è tratto. Il vantaggio è quello di poter “ascoltare” il Vangelo nel suo insieme e non pezzo per pezzo; il brano evidenzia maggiormente il suo suolo di messaggio e non di documento scritto. Ovviamente – ha riconosciuto don Mascilongo – nessun metodo è di per sé risolutivo, ma occorre per ogni omelia impegno e tempo per prepararsi in modo che venga mantenuta l’originalità, me nello stesso l’attualità, della Sacra Scrittura.
Sul tema si è svolta un’ampia ed articolata discussione di cui riportiamo i passaggi principali:
l’omelia è soprattutto un’azione pastorale e il parroco deve conoscere quali sono i messaggi da portare ai suoi fedeli, ovviamente alla luce dell’insegnamento evangelico (tirar fuori dal Vangelo quello di cui ha bisogno l’uomo di oggi);
si inserisce in un problema di relazioni: l’omelia per un parroco rappresenta uno strumento per potersi mettere in relazione con la sua comunità;
è un momento serio, ma quali sono le difficoltà di un sacerdote che nei giorni festivi deve celebrare cinque o sei messe?;
un pericolo da evitare: quello del moralismo;
le parole di mons. Crociata possono aver urtato la suscettibilità di alcuni, ma molte omelie sono veramente indigeste, occorre essere prima di tutti comprensibili;
l’omelia non è tutta la messa, tutto il rito deve saper parlare ai fedeli che devono essere a loro volta coinvolti ed essere presi nella dovuta considerazione;
essere brevi e sempre ancorati alla realtà concreta;
serve un servizio o un punto di riferimento che possa coordinare e aggiornare le scelte di tutti i sacerdoti;
più che sul metodo narrativo noi oggi siamo impostati su quello argomentativo, occorre essere più attenti alla cultura dei nostri tempi;
il problema della verifica e del “controllo”: chi oggi per il prete assume un ruolo critico che lo possa aiutare nel mettere sotto esame il proprio operato?.
Ha concluso i lavori l’intervento del Vescovo che ha commentato le varie fasi della riunione: per la missione dobbiamo muoverci con un impegno reciproco, insieme come in una famiglia: questo è lo stile di Chiesa.
Editrice Berti: il ruolo di questa editrice – libreria in diocesi è importante e da qui la decisione di sostenere la sua attività, ma tutto deve avvenire nella massima trasparenza. Avere sempre di fronte la finalità dell’unità: ogni azione deve essere inserita in questa visione generale.
Omelia: è necessario avvicinare il testo sacro con proprietà e approfondimento, tenendo presente, però, che prima di tutto ci si deve lasciar interpellare dallo stesso testo e da Gesù Cristo. Il compito del sacerdote che pronuncia l’omelia è quello di aiutare a rivolgersi al Signore.
Mons. Ambrosio ha anche proposto di valutare la possibilità di promuovere la lettura integrale di un Vangelo (lui stesso ha partecipato ad una lettura continua di Marco la cui durata supera di poco l’ora). Il brano del Vangelo va accolto e va inserito nella vita dell’uomo tenendo sempre presente la necessità di muoversi “nello stile di Dio”.
martedì 2 febbraio 2010
Il 6 febbraio messa per la sanità
tema: "La Chiesa a servizio dell'amore per i sofferenti";
A Piacenza, sabato prossimo, 6 febbraio, alle ore 18,30, in Cattedrale, il
vescovo mons. Gianni Ambrosio presiederà l'Eucaristia. Alla celebrazione
sono stati invitati medici, operatori sanitari, tutto il personale
sanitario, associazioni e le istituzioni pubbliche e religiose che operano
nell'ambito della sanità.
sabato 30 gennaio 2010
Nomine, don Stefano Segalini assistente Coldiretti
Segalini don Stefano, attuale vicario parrocchiale presso la parrocchia di
San Giuseppe Operaio in Piacenza, è stato nominato, per il quinquennio
2010-2015, Consulente Ecclesiastico Provinciale presso la Coldiretti di
Piacenza.
Piacenza 27 gennaio 2010, dalla Curia Vescovile,
giovedì 28 gennaio 2010
Lanfranchi, il saluto alla diocesi di Cesena-Sarsina
La decisione del Papa Benedetto XVI di nominarmi Arcivescovo Abate di Modena-Nonantola ha suscitato in me immediati e contrastanti sentimenti, come è facile immaginare.
Anzitutto intendo manifestare profonda gratitudine al Santo Padre per la fiducia espressa alla mia persona per il delicato compito affidatomi, che suscita in me trepidazione, ma anche abbandono sereno all’azione dello Spirito Santo .
Ai Modenesi apro fin da adesso il mio cuore in un’accoglienza grande e manifesto il mio desiderio di spendermi con tutte le energie che il Signore vorrà donarmi per camminare con loro come fratello e padre alla luce del Vangelo di Gesù Cristo, la Bella Notizia di Dio per l’uomo, nella gioia di sentirci Chiesa.
Ai Cesenati tutti in questo tempo, in cui rimarrò ancora vescovo di Cesena-Sarsina prima del mio ingresso a Modena, non mancherò di manifestare il mio legame profondo con loro maturato in questi anni e il significato che ha avuto per me il servizio episcopale in questa Diocesi e in questa Città.
Ora vorrei solo manifestare anzitutto il mio grazie sincero a tutti.
Come ho avuto modo di dire più volte mi sono sentito accolto e accettato fin dall’inizio con grande cordialità e questo mi ha permesso di muovermi e di pormi con spontaneità e libertà interiore in ogni ambiente e con ogni persona. Ho cercato di essere “vescovo tra la gente e con la gente”, traducendo il motto di Sant’Agostino “Con voi sono cristiano, per voi sono vescovo”. Non mi sarei potuto sentire vescovo senza condividere la fede e il comune destino. Così ho cercato di farmi carico delle preoccupazioni, delle sofferenze, dei problemi delle persone che incontravo, ma anche di gioire per le cose belle, e sono molte!, che vedevo realizzate. Così come ho sentito la condivisione di tanti miei ideali e il sostegno dell’affetto e della preghiera in momenti di sofferenza e di difficoltà. Ora sento molto la fatica del distacco, ma so che l’obbedienza non spegne le relazioni costruite, ma dà la possibilità di allargare la parentela spirituale aggiungendo nuovi fratelli.
Chiedo scusa se i miei limiti mi hanno impedito di essere attento a tutti come avrei voluto.
Questi sentimenti immediati mi sentivo di comunicare subito, rimandando tutto il resto ad altra occasione. Intanto vorrei vivere questo tempo in cui resto alla guida della Diocesi con quell’impegno e quella naturalezza necessari come se dovessi rimanervi ancora a lungo.
A tutti chiedo di accompagnarmi con la preghiera.
Antonio Lanfranchi, vescovo
mercoledì 27 gennaio 2010
Lanfranchi a Modena, le congratulazioni di Ambrosio
Ci complimentiamo vivamente con questo figlio della nostra Chiesa che, sia pur con diversi impegni a Roma, ha sempre mantenuto forti legami con la diocesi di Piacenza-Bobbio che ha servito come educatore e docente nel Seminario, come assistente dell’Azione Cattolica e poi come Vicario generale.
Il 3 dicembre 2003 il Papa lo ha eletto vescovo di Cesena - Sarsina. Ed ora, in quanto arcivescovo di Modena - Nonantola, mons. Lanfranchi ricupera un più stretto legame con la nostra Chiesa: la nostra diocesi infatti fa parte, insieme a quelle di Fidenza, di Parma, di Carpi, di Reggio Emilia - Guastalla, della metropolia di Modena - Nonantola.
Ci rallegriamo molto per questa maggior vicinanza alla nostra diocesi. Ma soprattutto gli assicuriamo, insieme all’affetto e all’amicizia, la nostra preghiera perché possa svolgere, con la luce e la forza dello Spirito, il suo ministero di pastore della Chiesa di Modena - Nonantola.
+ Gianni Ambrosio
vescovo di Piacenza-Bobbio