martedì 27 luglio 2010
A Srebrenica 15 anni dopo, un pellegrinaggio laico
Srebrenica, ovvero Potocari, a sei chilometri, il sito del memoriale, il sito della speranza sfumata. In questa cittadina della Bosnia Erzegovina, a pochi chilometri dalla Serbia, vennero uccise più di 8mila persone, a sangue freddo, colpevoli solo di essere musulmane. Altre quarantamila furono deportate in luoghi già islamizzati, decine di donne violentate in nome della pulizia etnica dei serbi di Ratko Mladic. Era l'11 luglio del 1995.
Quindici anni dopo, nell'indifferenza di una torrida estate, da Piacenza hanno percorso 1.200 chilometri e sono arrivati qui, moderni pellegrini del terzo millennio. Un piccolo gruppo guidato da Claudio Ferrari, professore di religione dell'Isii Marconi e consigliere comunale di Piacenza. Ma anche da Medaga Hodzic, bosniaco di Jajce, ingegnere, presidente dell'associazione "Bosnia Erzegovina oltre i confini" ed infaticabile costruttore di un ponte simbolico tra Piacenza, la città in cui vive con la famiglia, e la sua patria d'origine.
Srebrenica è oggi un mausoleo a cielo aperto, una cittadina racchiusa al fondo di una valle stretta tra montagne che sembrano i nostri Appennini, ricoperti da ciliegi, faggi e querce. Ma anche da distese di mine anti-uomo da recuperare e disinnescare. Cartelli rossi con teschi bianchi sugli alberi rendono così ancora più sinistro il percorso di avvicinamento se si esce dall'unica strada consigliata - non senza interesse - dalla polizia stradale bosniaca; famelica di multe come mai, per autosostenersi.
Un centinaio di case strette strette tra loro, alcune con i segni ancora evidenti della guerra, la maggioranza rattoppate alla bene e meglio. Qui vivono i serbi ortodossi fuggiti oggi da una Sarajevo sempre più musulmana. Qui vivevano i musulmani "cacciati" dalla pulizia etnica dei serbi. Ovvio che non siano ritornati. Intere famiglie sono state sterminate. Era sufficiente chiamarsi con un cognome musulmano per venire inseriti nella lista delle esecuzioni. Varnica, Vejzovic, Velic, tutti rigorosamente elencati in ordine alfabetico nella madre delle lapidi di Potacari. C'è anche un'intera colonna di Ibrahimovic. Lo "zingaro" del calcio ha i familiari originari di queste parti.
Tutto è pronto per la grande commemorazione del quindicesimo anno. Il memoriale inaugurato da Bill Clinton nel luogo dove l'Onu inviò le truppe olandesi "a difesa della città" è al centro di un set televisivo. Telecamere, fari, luci, treppiedi, zoom, obiettivi schierati ad immortalare quello che si annuncia il più grande funerale della storia moderna. Ben 775 casse bardate di verde con i resti di musulmani uccisi, identificati solo grazie al Dna, verranno per l'occasione aggiunte al fianco delle centinaia che già popolano il memoriale di Potocari. Ci si parcheggia l'auto proprio di fianco, sotto i tappeti cuciti dalle madri e dalle mogli di Srebrenica con i nomi dei morti.
Arrivano alla spicciolata i parenti, i politici, i militari, tutti coloro che hanno voluto portare la loro solidarietà in questo momento così privato e così pubblico allo stesso modo. «Ho quattro figli e mio marito qui sotto, cinque fratelli più in là» piange una donna con il velo indicando la parte opposta del memoriale-cimitero, dove le lapidi bianche portano tutte un'unica data finale: 11-07-1995. Il mondo, per Srebrenica, è finito allora. E' arrivata il giorno prima della celebrazione solenne, per evitare lo stress dei funerali trasmessi in diretta Tv. Altri non ce l'hanno fatta.
«Srebrenica, mi viene la pelle d'oca solo a sentire il nome» dice il custode della moschea di Travnik, Rasim Hadzida, una sorta di nostro arciprete ma laico, quando comprende la meta del pellegrinaggio. «Io là non ci vado; è troppo forte il dolore e la mia anima è spezzata» scuote la testa Vehid Gunic, presentatore tv e giornalista sportivo molto conosciuto nella ex Jugoslavia, una sorta di Bruno Pizzul bosniaco. La sua tragedia non si è compiuta lassù, nella città protetta dalle Nazioni Unite, ma a Sarajevo. Durante l'assedio una granata serba colpì una scuola elementare. Sua moglie stava insegnando in quella classe. Morì assieme a sei piccoli alunni. Oggi la scuola porta il suo nome: Fatima.
Federico Frighi
Da Libertà, 21 luglio 2010
lunedì 26 luglio 2010
Piacenza-Srebrenica-Sarajevo 2010
lunedì 28 giugno 2010
Giuristi Cattolici contro il relativismo del Festival del Diritto
«Questa è una prova di pluralismo - si dice convinto l’avvocato Livio Podrecca, presidente dei Giuristi Cattolici piacentini - di fronte ad una manifestazione che ha una impronta forte laicista, che poi è quella del suo direttore scientifico Stefano Rodotà, noi crediamo che la cultura cattolica non sia ancillare a nessun’altra e che abbia le capacità e le prerogative di esprimersi».
«Io non mi sono preccupato più di tanto della data - prosegue Podrecca -, ho guardato sul sito del Festival e non risultava fissato nulla. Sapevamo, è vero, che poteva esserci una concomitanza, tuttavia questa non è penalizzante ma arricchente. Ha un grandissimo valore simbolico.
Le culture che rappresentiamo sono alternative e spesso sono inconciliabili su valori sui quali si gioca la stessa identità della nostra società».
«Ho una lettera del rettore della Cattolica - prosegue - Lorenzo Ornaghi, che con grande entusiasmo ha concesso il patrocinio; lo stesso entusiasmo che abbiamo trovato nel vescovo Gianni Ambrosio, il primo ad essere contattato».
Podrecca dice di non accettare di metterla sul piano della concorrenza di bottega e men che meno sul dispetto: «Occorre fare delle scelte. I temi trattati hanno un altissimo valore simbolico. Di fronte alla deriva del relativismo qual’è oggi l’argine? Il diritto naturale». Una sfida dunque: «Che ci sia una sfida è indiscutibile ma è una sfida tra culture nella libertà di espressione. Questa città ha una cultura e tradizione cattolica.
Non posso accettare che il Festival sia una tribuna nazionale di tesi che sono in aperto contrasto con la Chiesa». Questa sera, alle 20,45, la giornata "Dio, la natura, il diritto" verrà presentata in Cattolica nel corso di un incontro a cui interverranno anche don Andrea Campisi e Marco Sgroi.
Federico Frighi
Libertà, 24 giugno 2010
domenica 27 giugno 2010
Povertà zero
Straniero, dai 25 ai 54 anni, ecco il nuovo povero
Uomo, dai 25 ai 54 anni, straniero, in regola con il permesso di soggiorno.
E' uno degli identikit del nuovo povero (ce ne sono altri), così come appare
dal Report 2009 presentato dalla Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio.
Nella mensa della fraternità di via San Vincenzo, una delle opere segno
della comunità cattolica piacentina, è stata lanciata ieri mattina la campagna
"Zero Poverty, agisci ora" promossa a livello europeo nell'anno, il 2010,
che l'Unione Europea ha dedicato alla lotta alla povertà e all'esclusione
sociale. C'era il vescovo Gianni Ambrosio che è il presidente della Caritas
diocesana, il direttore Giuseppe Chiodaroli, i responsabili di settore
Massimo Magnaschi, Francesco Argirò, Francesco Millione, la responsabile
dei 540 volontari che gravitano attorno ai servizi Caritas, Anita Natali,
e anche il parroco di Sant'Antonino, don Giuseppe Basini. «Per la Caritas
la povertà è uno scandalo - dice Chiodaroli - riprendendo le linee guida
di Caritas Europa -, la povertà e l'esclusione sociale sono la conseguenza
di una delle disfunzioni delle tre fonti del sistema sociale di welfare
(mercato del lavoro, famiglia e stato socio-assistenziale) causata dalla
trasformazione della società. A questi tre pilastri deve essere nuovamente
consentito di svolgere appieno il proprio ruolo». Ecco dunque il perchè
di una campagna europea contro la povertà. I dati di Piacenza parlano
chiaro. Nel 2008 gli accessi al Centro di Ascolto Caritas sono stati 943;
nel 2009 si è toccata quota 1.157 con un incremento di 464 nuovi poveri.
Aumentano gli stranieri, passati da 612 a 804 (di cui ben 708 in regola
con il permesso di soggiorno). Dei 1.157 accessi del 2009, 694 sono maschi
e 463 femmine, con una netta prevalenza delle classi di età centrali (25.34,
34-44, 45-54). Significativo il dato delle famiglie aiutate che quasi raddoppiano,
passando da 286 a 425. La Mensa della Fraternità ha poi accolto 624 persone
a mezzogiorno e altrettante a cena per un totale di 14.370 pasti erogati
a pranzo e 8.240 a cena. Aumentati anche gli accessi al centro diurno:
da 391 a 477. Così come gli ospiti accolti nella casa notturna Scalabrini:
da 92 a 102. Uno dei pilastri di Zero Poverty-Povertà Zero, oltre alla
petizione di cui parliamo sotto, è la sensibilizzazione nelle scuole superiori
piacentine che partirà con l'anno scolastico 2010-2011. Sarà disponibile
un kit multimediale con percorsi di educazione alla lotta contro la povertà
e l'esclusione sociale basati - come spiega Francesco Millione - «su una
nuova narrazione ed una nuova cultura capace di solidarietà e carità sfatando
quattro stereotipi: se sei povero è colpa tua; la povertà non mi riguarda;
la povertà è solo economica; ci pensino gli altri, i volontari prima di
tutto». Il kit è stato realizzato da un gruppo di lavoro di Cem Mondialità
coordinato da Aluisi Tosolini. A proposito di volontari. In Europa sono
700mila a fronte di 560mila operatori Caritas, a Piacenza sono 540 a fronte
di dieci operatori Caritas. Come si vede le proporzioni sono molto diverse.
«Abbiamo sempre bisogno di persone che dedichino il loro tempo libero ai
poveri - rivolge un appello ai piacentini Anita Natali, presidente dell'associazione
Carmen Cammi -, tutti possono trovare un servizio conforme ai propri interessi
ed alle possibilità di tempo».
Federico Frighi Libertà, 18 giugno 2010
La petizione firmata dal vescovo
Il primo a firmare è stato ieri mattina il vescovo Gianni Ambrosio, seguito
dal direttore Caritas, dagli operatori e volontari presenti e dai giornalisti
invitati alla conferenza stampa. E' la petizione promossa da Caritas Italiana
e Caritas Europa contro la povertà. «Noi popoli d'Europa - riportiamo in
estrema sintesi - consideriamo la povertà un problema che riguarda tutti.
Invitiamo i politici a dare il loro contributo per eliminare la povertà
infantile in Europa, per garantire a tutti un livello minimo di protezione
sociale, per aumentare la fornitura di servizi sociali e sanitari aumentando
del 50 per cento gli alloggi popolari, per garantire un lavoro decoroso
a tutti, facendo scendere la disoccupazione sotto il 5 per cento entro
il 2015». L'appello si può firmare anche in internet al sito www. zeropoverty.
org.
Libertà, 18 giugno 2010
Ancora fermo il fondo di solidarietà
(fri) E' di quasi 400mila euro la dotazione del Fondo straordinario diocesano
di solidarietà voluto dal vescovo Gianni Ambrosio per rispondere all'emergenza
della crisi economica. Attualmente il fondo è però fermo in attesa, da
una parte dell'entrata di nuove offerte, dall'altra per un monitoraggio
dei prestiti alle famiglie in difficoltà. Nato come aiuto alla famiglia
con un prestito responsabile fino a tremila euro da rimborsare in 24 mesi
a tasso agevolato, dopo un primo momento di funzionamento a pieno regime,
si è registrata una sempre crescente difficoltà delle famiglie a far fronte
agli obblighi di restituzione a causa della perdita del lavoro e della
cassa integrazione.
Le posizioni revocate per eccessiva morosità sono attualmente 16 per un totale di 45mila euro. «Per questo motivo - spiega il direttore Caritas, Giuseppe Chiodaroli - abbiamo sospeso temporaneamente l'erogazione nonostante le continue richieste».
Sempre attingendo al Fondo di solidarietà sono stati inoltre erogati 33 contributi a fondo perduto, di 500 euro ciascuno, per un totale di 16.500 euro, a famiglie in gravi difficoltà economiche, sprovviste di reddito o con reddito non sufficiente
a garantire il regolare rimborso del prestito. A fine febbraio (ultimi
dati disponibili prima della sospensione) i prestiti erogati dalle banche
convenzionate, su garanzia fideiussoria del Fondo, sono stati 220, per
un totale di 562.900 euro. Le motivazioni prevalenti della richiesta del
prestito riguardano il pagamento dell'affitto e delle utenze, con consistenti
arretrati, oltre a spese mediche non mutuabili.
Il direttore Caritas, assieme al responsabile Area Promozione Mondialità ed Emergenze, Francesco Millione, martedì scorso hanno preso parte in Abruzzo all'inaugurazione di un centro per minori e un centro per comunità in due località nei dintorni di L'Aquila realizzate con fondi di Caritas Emilia-Romagna. Da Piacenza, con la colletta subito dopo il sisma dell'aprile 2009, erano stati raccolti 125mila euro.
Libertà, 18 giugno 2010
Apre il centro Il Samaritano
Si chiama centro "Il Samaritano" e nasce nei locali dell'officina e del
deposito mezzi dell'ex caserma Cantore, dietro alla chiesa di Sant'Agostino.
I tre stabili sono stati dati in concessione alla Caritas diocesana di
Piacenza-Bobbio dal Demanio per 19 anni più altri 19. Il Samaritano si
propone come centro di raccolta e recupero di oggetti usati, successivamente
messi a disposizione del pubblico, e come centro di promozione di stili
di vita improntati alla tutela ambientale, al recupero degli oggetti, alla
sobrietà e al non spreco. Mobili, abiti, oggetti vari, biciclette verranno
ritirati direttamente a domicilio da cittadini, enti, associazioni, parrocchie,
circoli, gruppi e movimenti. Per favorire l'occupazione di persone emarginate
dal mondo del lavoro funziona un laboratorio di restauro-officina. Vi è
poi il magazzino stoccaggio viveri con i prodotti provenienti dal circuito
"Piacenza solidale", il guardaroba gratuito per le persone e le famiglie
in grave difficoltà, la Vetrina solidale, ma anche percorsi educativi per
i ragazzi della scuola primaria e secondaria di I° e II° grado verso una
cultura pedagogica attenta al riutilizzo di materiali di recupero e a un'adeguata
sensibilità civica contraria allo spreco e favorevole al riciclaggio.
Per informazioni Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio, via Giordani 21,
telefono 0523/332.750, numero fax 0523/326.904, mail info@caritaspiacenzabobbio.
org.
Libertà, 18 giugno 2010
Ambrosio: occorre un cuore grande e un occhio vigile
L’anno 2010 è stato designato dalle istituzioni europee "anno della lotta alla povertà e all’esclusione sociale", con lo scopo di sensibilizzare tutti, dalle istituzioni locali e sovranazionali all’opinione pubblica europea, nell’impegno di lottare contro la povertà. La COMECE, la Commissione degli episcopati dell’Unione Europea, sostiene questa importante iniziativa. Nello stesso tempo la COMECE invita a considerare il fatto che la povertà, che troppi cittadini europei già conoscono, è aggravata dall’attuale crisi economica mondiale. Le politiche in atto non sono arrivate ad affrontare il problema alla sua origine: su questo occorre suscitare una riflessione. Se la situazione finanziaria-economica è dovuta ad una crisi morale, sarà allora necessario ridare il fondamento morale all’agire economico, per ritrovare l’equilibrio tra interessi individuali ed interesse di tutti: il bene comune deve essere messo in primo piano, così come appare necessaria una migliore conciliazione tra la libertà, la legalità e la giustizia.
Sono passati dieci anni dal varo della strategia di Lisbona che si prefiggeva l’obiettivo di "imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà in Europa entro il 2010". Parecchio cammino è stato fatto, ma i dati affermano che 79 milioni di persone, cioè il 16% degli europei, vivono al di sotto della soglia di povertà. Le cause sono certamente molte e complesse, ma le cifre sono eloquenti. È evidente che la misura del "rischio povertà" è convenzionale: si tratta di avere un reddito che non raggiunge il 60% del reddito nazionale medio del proprio paese. I Vescovi hanno suggerito ai responsabili politici dell’Unione europea di rivedere gli strumenti attuali con cui si misura la povertà, non fermandosi solo ai criteri materiali, ma tenendo presente anche quelli relazionali, assai importanti: l’indebolimento dei vincoli di solidarietà nelle famiglie e nelle comunità è preoccupante.
Comunque, l’Anno europeo contro la povertà è uno strumento per approfondire la conoscenza di un fenomeno che mette a rischio di vulnerabilità sociale ampi strati di popolazione e per impegnare l’agenda politica europea e nazionale su questo tema così rilevante.
La COMECE lavora insieme a Caritas Europa, che costituisce la più diffusa e capillare rete di solidarietà sul territorio europeo. In particolare la Caritas Europa ha lanciato l’obiettivo di "Zero Poverty", di una povertà azzerata, che ben si inserisce nella strategia dell’Anno europeo contro la povertà e l’esclusione sociale. Per la ricerca e lo studio sulla povertà è stato presentato il "Poverty Paper" ("In mezzo a noi", nella versione italiana), un documento che offre un’analisi sul fenomeno della povertà in Europa corredato da testimonianze, realizzato dalla Commissione politiche sociali di Caritas Europa.
Numerosi gli eventi che segnano lo svolgimento della campagna "Zero Poverty", accompagnata dallo slogan "Agisci ora". Il 14 febbraio scorso, memoria dei santi Cirillo e Metodio, patroni d’Europa, il Santo Padre Benedetto XVI ha dato il suo personale contributo all’iniziativa, visitando l’ostello per i poveri "Don Luigi Di Liegro" della Caritas di Roma, accanto alla stazione Termini. Con questa visita, il Santo Padre ha inteso "incontrare idealmente tutti i poveri d’Europa, inginocchiandosi davanti a loro". Così, per l’occasione, molti Vescovi europei sono stati invitati ad unirsi al gesto del Papa, visitando un’opera caritativa della propria diocesi.
Questa attenzione alla povertà e all’esclusione fa parte dell’impegno costante dei cristiani e delle Chiese. L’Anno europeo contro la povertà ci aiuta a far crescere l’attenzione per i poveri, insieme all’attenzione per il bene comune e per l’educazione. Ma deve anche aiutare la società civile a prendere coscienza della necessità di ridefinizione di alcuni stili di vita collettiva: la sfida contro la povertà esige questa ridefinizione. Non dimentichiamo che, secondo la Fao, nel mondo vi è più di un miliardo di persone che sta soffrendo la fame e il 40% della popolazione mondiale vive con meno di due dollari al giorno. Anche per l’Unione Europea, nonostante una certa ripresa, la questione dell’occupazione è molto seria. Si tratta allora di aver un cuore grande che sappia venire incontro a chi è nel bisogno, bisogno di aiuto materiale e soprattutto bisogno di relazioni umane. Ma si tratta anche di avere l’occhio vigile per lottare contro quelle cause che spingono a cadere nella spirale della povertà e della solitudine. È questo l’impegno responsabile della comunità cristiana.
sabato 26 giugno 2010
Africa Mission, 6 nuovi pozzi per l'acqua nel 2009
Grazie alla sensibilità dei Piacentini, ecco i risultati che il Movimento Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo è riuscito a realizzare nel corso del 2009:
· Sono stati perforati 6 nuovi pozzi d’acqua potabile in Uganda e Sud Sudan, speranza concreta per oltre 6mila persone; sempre in Uganda, sono stati riabilitati 6 pozzi non più funzionati, di cui 3 presso scuole primarie, con interventi consistenti che hanno permesso a 6.950 persone (per lo più bambini) di avere a disposizione acqua pulita e di risparmiarsi diversi chilometri a piedi (in media, nella regione del Karamoja, per raggiungere un pozzo d’acqua la gente percorre ogni giorno 4 km, arrivando a portare taniche che pesano fino a 20 kg). Questi interventi sono stati realizzati grazie ai contributi di donatori privati, di un’impresa e di una parrocchia.
· La Fondazione di Piacenza e Vigevano ha contribuito a sostenere i dispensari di Loputuk e Tapac in Karamoja (Uganda) per la promozione e la tutela della salute nella regione, fornendo assistenza e servizi a circa 17mila persone.
· La generosità dei Piacentini, in particolare di un donatore privato, ha contribuito a sostenere il progetto di protezione dell’infanzia più vulnerabile in Karamoja, mirato a rispondere ai bisogni dei più piccoli, attraverso la sensibilizzazione e la presa di coscienza della società Karomojong sulle tematiche di tutela dei minori.
· Grazie alla volontà del Comune di Piacenza e della Provincia di Piacenza, insieme ad ATO e CNA, con la collaborazione di alcune ditte piacentine, abbiamo partecipato a Kamlalaf, un progetto di sensibilizzazione che coinvolge anche altre associazioni del territorio (gruppo Kamenge, Progetto mondo MLAL e Piccolo Mondo). Grazie a questo progetto, 3 ragazzi piacentini, dopo alcuni incontri di formazione, hanno potuto raggiungere l’Uganda, per vivere un’esperienza mirata a “crescere insieme, ampliare gli orizzonti e aprire il cuore”.
· Grazie alla Cna provinciale è stata lanciata la campagna “Tappiamo la sete d’acqua”, che consiste nella raccolta di tappi in polietilene di bottiglie e flaconi per la realizzazione di un nuovo pozzo d’acqua potabile in Uganda.
· Nell’estate 2009, quattro Piacentini hanno partecipato al “Vieni e Vedi”, un progetto di sensibilizzazione promosso da Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo che prevede un viaggio formativo in Uganda per conoscere da vicino i progetti che stiamo realizzando.
· Nel corso di tutto l’anno, numerose sono state le donazioni di privati cittadini di Piacenza e provincia che hanno contribuito a sostenere complessivamente le attività del Movimento Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo.
Gli 80 anni di don Conte: ringrazio il Signore che mi sopporta sul suo altare
persone, forse di più. Applausi, doni, preghiere per don Giancarlo Conte,
storico parroco fondatore, che festeggia due numeri importanti: 80, gli
anni di età; 55, quelli di sacerdozio. Ci sono il coetaneo monsignor Eliseo
Segalini, i curati don Stefano Segalini e don Jonas Mlewa, poi tanti bambini
del catechismo, una schiera di chierichetti, giovani dei gruppi parrocchiali,
adulti, anziani, le comunità neocatecumenali.
«Ringrazio il Signore che mi sopporta da 55 anni sul suo altare - dice don Giancarlo -, poi tutti quelli che mi hanno accompagnato dall'inizio della mia vita: papà e mamma,
i sette fratelli che ho in Paradiso e gli altri che sono qui. Gli educatori,
i parroci, tutti voi che mi siete stati e mi siete ancora di valido aiuto
nel mio ministero, i tanti che hanno collaborato e collaborano con la nostra
comunità per portare sempre più Gesù in mezzo a noi. Perché se siamo qui
è per fare festa un poco anche al vostro parroco, ma soprattutto a Gesù».
Si sofferma sul traguardo anagrafico: «Non illudiamoci, 80 anni sono tanti;
me ne restano ancora pochi e non si può vivere di ricordi; ma guardate
che non lo dico con tristezza». Poi alza il tono della voce e scandisce
un concetto che gli sta a cuore: «San Giuseppe Operaio avrà presto bisogno
di un parroco giovane che spero e prego voglia tanto lavorare con tutti
voi, perchè Gesù sia presente almeno in una minoranza forte, luminosa,
decisa, convinta in mezzo al nostro quartiere dove ci sono anche tanti
non credenti». Ancora: «Io resto finché il vescovo mi vorrà come vostro
parroco e sempre con quella particolare qualità che mi ha sempe fatto definire
"parroco felice di stare con voi", di camminare insieme con voi per incontrare,
insieme a voi, Gesù». All'offertorio arrivano i doni dei bambini: un vincastro
colorato, le letterine, un libro con i pensieri dei giovani e degli adulti,
un altro libro con i pensieri dei bambini. Anche il "don", di libri, ne
ha scritto uno che viene presentato a fine messa: "Profeti del XX secolo"
(Berti editrice). C'è il tempo per le sublimi note di un coro ucraino portato
in Italia da don Giorgio Bosini, poi la festa di popolo nel cortile della
parrocchia.
Federico Frighi
da Libertà, 7 giugno 2010
Il pallio all'arcivescovo Lanfranchi
Trentotto, come si diceva, gli arcivescovi metropoliti tra i quali, appunto, Lanfranchi per la diocesi di Modena-Nonantola. Quattro gli italiani: oltre al piacentino, Luigi Moretti, di Salerno-Campagna-Acerno, Gualtiero Bassetti, di Perugia-Città della Pieve, Andrea Bruno Mazzocato, di Udine. Tra i metropoliti, arcivescovi di sedi cardinalizie i cui titolari saranno presso promossi alla porpora, come Lubiana (Slovenia), Bruxelles (Belgio), Praga (Repubblica Ceca). Poi gli arcivescovi di Cuenca (Ecuador), Bulawayo (Zimbabwe), Maseru (Lesotho) Olinda e Recife (Brasile), Saint-Boniface (Canada), Lubango (Angola), Lingayen-Dagupan (Filippine), Chihuahua (Messico), Birmingham (Gran Bretagna), Sevilla (Spagna), Milwaukee (Stati Uniti d’America), Douala (Camerun), Oviedo (Spagna), Bertoua (Camerun), Cape Town (Sud Africa), Cincinnati (Stati Uniti d’America), Belém do Pará (Brasile), Medellín (Colombia). Ancora: Panamá (Panama), Verapoly (India), Toamasina (Madagascar), Valladolid (Spagna), Kwangju (Corea), Nueva Pamplona (Colombia), Miami (Stati Uniti d’America), Southwark (Inghilterra), Gniezno (Polonia), Hà Nôi (Viêt Nam), Cape Coast (Ghana), Kosice (Slovacchia), Acapulco (Messico). Verranno presentati ad uno ad uno dal cardinale protodiacono e giureranno nelle mani del Papa fedeltà a Pietro, alla Chiesa di Roma, al Santo Padre e ai suoi legittimi successori.
Federico Frighi
da Libertà, 23 giugno 2010
martedì 22 giugno 2010
Africa Mission, pozzi per l'acqua contro il colera
Le autorità sanitarie locali ritengono che la causa dello scoppio dell’epidemia sia la mancanza di fonti pulite per il consumo umano. Per questo, Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo si è subito attivata per portare acqua potabile alle comunità colpite.
L’epidemia ha cominciato a diffondersi alla fine di aprile nel quartiere di Kanakomol, nel distretto di Moroto, e si è poi rapidamente diffusa in altri villaggi, raggiungendo anche il distretto di Kotido. Ad oggi, solo nel distretto di Moroto, il morbo ha infettato 552 persone e ne ha uccise 9. A Kotido i casi registrati sono 210, di cui 6 hanno avuto un esito mortale. Negli ultimi giorni l’epidemia sta lentamente regredendo, ma l’emergenza rimane tuttora aperta.
Gli interventi intrapresi da Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, in accordo con le autorità locali, consistono: nell’installazione di un tank da 5000 litri d’acqua e nella perforazione di un pozzo d’acqua potabile nel quartiere di Kanakomol; nella riabilitazione di 5 pozzi non più funzionanti nella zona colpita dal virus, di cui 2 nella città di Moroto e 3 nel villaggio di Loputuk; nel fornire a più riprese acqua all’ospedale di Moroto; nel compiere l’analisi chimico-batteriologica dell’acqua proveniente da alcune fonti sospette.
Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo ha ricevuto inoltre una richiesta per la riabilitazione di altri 2 impianti di approvvigionamento idrico della zona e per la perforazione di un nuovo pozzo presso la scuola primaria di Nakapelim, frequentata da circa 500 bambini.
“Abbiamo bisogno di fondi per continuare gli interventi che abbiamo avviato e far fronte alle nuove richieste - dichiara Carlo Ruspantini, direttore di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo -. Anche perché in Uganda è in corso anche un contagio di epatite E, e ci siamo attivati anche per questa emergenza con interventi di clorinazione di 15 pozzi e con attività di promozione igienico-sanitaria tra la popolazione. Facciamo appello alla generosità dei piacentini per far fronte a questa emergenza. Servono fondi per portare avanti i nostri interventi di perforazione e riabilitazione di pozzi d’acqua potabile e soprattutto di sensibilizzazione ed educazione sanitaria della popolazione, resi ancora più urgenti da questa epidemia e necessari per prevenire in futuro la diffusione di questi contagi”.
Per maggiori informazioni, ci si può rivolgere alla segreteria di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo al numero telefonico 0523-499424.
Commedia benefica per Africa Mission
L’ingresso è 10 euro. Il ricavato verrà devoluto da CNA al progetto “Perforazione Pozzi” della ong piacentina Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo per la realizzazione di un nuovo pozzo di acqua potabile nella regione ugandese del Karamoja. In caso di maltempo la commedia verrà rimandata a venerdì 25 giugno.
La commedia che andrà in scena giovedì 24 giugno rientra nelle iniziative solidali promosse dal Green Team CNA nell’ambito della campagna “Tappiamo la sete d’acqua”, che consiste nella raccolta di tappi in polietilene di bottiglie e flaconi.
La collaborazione di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo con CNA nasce nel 2006 quando, insieme ad altre istituzioni locali e alla cittadinanza, venne avviata una sottoscrizione pubblica per raccogliere i fondi per la perforazione del pozzo “CITTÀ DI PIACENZA”, avvenuta poi nel 2007.
Per info e prenotazioni: CNA: Mara Mainardi 0523/572211 - Cooperazione e Sviluppo (Africa Mission): Paola Navelli 0523/499424
domenica 20 giugno 2010
Ambrosio: contro la povertà cuore grande e occhio vigile
L’anno 2010 è stato designato dalle istituzioni europee "anno della lotta alla povertà e all'esclusione sociale", con lo scopo di sensibilizzare tutti, dalle istituzioni locali e sovranazionali all’opinione pubblica europea, nell'impegno di lottare contro la povertà. La Comece, la Commissione degli episcopati dell'Unione Europea, sostiene questa importante iniziativa. Nello stesso tempo la Comece invita a considerare il fatto che la povertà, che troppi cittadini europei già conoscono, è aggravata dall’attuale crisi economica mondiale. Le politiche in atto non sono arrivate ad affrontare il problema alla sua origine: su questo occorre suscitare una riflessione. Se la situazione finanziaria-economica è dovuta ad una crisi morale, sarà allora necessito ridare il fondamento morale all'agire economico, per ritrovare l'equilibrio tra interessi individuali ed interesse di tutti: il bene comune deve essere messo in primo piano, così come appare necessaria una migliore conciliazione tra la libertà, la legalità e la giustizia … L'Anno europeo contro la povertà è uno strumento per approfondire la conoscenza di un fenomeno che mette a rischio di vulnerabilità sociale ampi strati di popolazione e per impegnare l’'agenda politica europea e nazionale su questo tema così rilevante... Il 14 febbraio scorso, memoria dei santi Cirillo e Metodio, patroni d'Europa, Benedetto XVI ha dato il suo personale contributo all'iniziativa, visitando l'ostello per i poveri "Don Luigi Di Liegro" della Caritas di Roma, accanto alla stazione Termini. Con questa visita, il Santo Padre ha inteso «incontrare idealmente tutti i poveri d'Europa; inginocchiandosi davanti a loro»... Questa attenzione alla povertà e all'esclusione fa parte dell'impegno costante dei cristiani e delle Chiese. L'Anno europeo contro la povertà ci aiuta a far crescere l'attenzione per i poveri, insieme all'attenzione per il bene comune e per l'educazione. Ma deve anche aiutare la società civile a prendere coscienza della necessità di ridefinizione di alcuni stili di vita collettiva... Si tratta allora di aver un cuore grande che sappia venire incontro a chi è nel bisogno, bisogno di aiuto materiale e soprattutto bisogno di relazioni umane. Ma si tratta anche di avere l'occhio vigile per lottare contro quelle cause che spingono a cadere nella spirale della povertà e della solitudine. È questo l'impegno responsabile della comunità cristiana.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio
giovedì 17 giugno 2010
mercoledì 16 giugno 2010
Ambrosio: il sacerdozio non è solo ufficio ma sacramento
Carissimo don Valerio, fra poco, dopo averti chiesto se vuoi esercitare il ministero sacerdotale nel grado di presbitero e annunciare il Vangelo e celebrare i misteri di Cristo, ti porrò questa domanda: “vuoi, insieme con noi, implorare la divina misericordia per il popolo a te affidato?”.
Questo impegno che tu assumi davanti al popolo di Dio – quello di implorare con la preghiera la divina misericordia –, potrai attuarlo immergendoti in questa pagina del Vangelo: così avrai lo sguardo di Gesù, così avrai il cuore di Gesù e così potrai implorare, testimoniare e donare la divina misericordia.
Se entri in profondità nella logica della grazia e del perdono, se esclami con Paolo «non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me» (Gal 2, 20), se vivi con cuore grato la grazia di essere figlio amato dal Padre, allora puoi “spalancare il mondo a Dio e congiungerlo a Lui”. Sono queste le parole di Benedetto XVI che ieri mattina, insieme a un gruppo di sacerdoti della nostra Chiesa, abbiamo ascoltato con grande commozione in piazza san Pietro. Il Papa proseguiva dicendo: “Il sacerdozio è quindi non semplicemente «ufficio», ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore. Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola «sacerdozio». Che Dio ci ritenga capaci di questo; che Egli in tal modo chiami uomini al suo servizio e così dal di dentro si leghi ad essi: è ciò che in quest’anno volevamo nuovamente considerare e comprendere”.
Tu, caro don Valerio, vieni ordinato il giorno dopo la solenne conclusione dell’Anno sacerdotale, anno in cui, sono sempre le parole del Papa, “volevamo risvegliare la gioia che Dio ci sia così vicino (…) e che Egli ci conduce e ci sostiene giorno per giorno”.
Sì, possiamo insieme implorare la divina misericordia e testimoniarla con la nostra parola e la nostra vita perché sappiamo che Dio ha donato e continua a donare a noi il suo amore misericordioso in Cristo Gesù. Possiamo allora essere identificati con Lui e trasmettere ai fratelli quell’amore che Gesù ha riversato, e continua a riversare, su noi.
Desidero dire grazie al Signore per l’opera che ha compiuto nella tua vita, conducendoti al presbiterato. Sono profondamente grato ai tuoi genitori, alla tua famiglia, alle parrocchia da cui provieni e a quelle dove hai già svolto il tuo servizio. Ringrazio poi i superiori e i professori del Collegio Alberoni e tutti coloro che ti hanno accompagnato con la loro preghiera e il loro sostegno.
Carissimo don Valerio, la tua voce, le tue mani, il tuo cuore e tutto il suo essere siano offerti per sempre a Cristo, perché tu possa essere l’‘inviato’ della misericordia di Dio, di quella misericordia di cui abbiamo profondamente bisogno per vivere nella gioia e nella pace come figli di Dio Padre che Gesù ci ha svelato. Amen.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione
Don Formaleoni verso la pensione
La prima è il pensionamento del parroco della basilica di San Sisto. Don Giuseppe Formaleoni, che lo scorso marzo ha compiuto gli 80 anni, dal 1977 è prevosto dello storico tempio, scrigno d’arte e di spiritualità, un tempo casa della celeberrima Madonna Sistina. In questi giorni presenterà la lettera di dimissioni per raggiunti limiti di età al vescovo Gianni Ambrosio il quale, a meno di ripensamenti dell’ultima ora, dovrebbe accoglierle. E’ un pio desiderio, quello di don Formaleoni, già espresso cinque anni fa al vescovo Luciano Monari, al compimento dei 75 anni e dunque all’età esatta in cui, per la Chiesa, si può andare in “pensione”. L’allora presule di Piacenza-Bobbio lo pregò di rimanere al suo posto ancora per qualche tempo. Don Giuseppe oggi ci riprova e dovrebbe essere accontentato. Essendo ancora in salute e attivo, non si ritererà a vita privata ma continuerà il proprio ministero, molto probabilmente aiutando le parrocchie del centro storico, in particolare il Duomo dove c’è bisogno di un aiuto al Penitenziere (confessioni). Di conseguenza si aprirà la pratica per il successore di don Formaleoni. In questi giorni il vescovo sta concludendo i colloqui con i parroci del centro città. L’ultimo è previsto per la prossima settimana, dopo il rientro da Roma dove, assieme ad una trentina di sacerdoti, sta partecipando alle celebrazioni per la conclusione dell’anno sacerdotale. Per San Sisto è verosimile una soluzione pro tempore con la reggenza da parte del parroco della vicina Santa Brigida, don Riccardo Lisoni, quale moderatore dell’Unità Pastorale 2 in cui è appunto inclusa la storica basilica. Questo in attesa di veri e propri accorpamenti sull’esempio di San Francesco, San Pietro e Santa Maria in Gariverto. Altra novità in vista è la possibile assegnazione dell’unico nuovo prete che esce dall’Alberoni quest’anno, don Valerio Picchioni, alla parrocchia della Santissima Trinità. Ventisei anni, don Valerio verrà ordinato sacerdote sabato alle ore 18 nel Duomo di Piacenza dal vescovo Ambrosio. Il giovane sacerdote - lo abbiamo visto spesso in Duomo dirigere con precisione e rigore il servizio liturgico dei seminaristi - gode di grande fiducia e considerazione tanto che appare il rinforzo ideale per risolvere la difficile situazione della parrocchia di viale Dante che, nonostante sia la più popolata della città nonchè sede storica delle comunità neocatecumenali, è rimasta con soli due sacerdoti in servizio. Ribadito che la linea del vescovo Ambrosio è di lasciare i parroci al proprio posto fino a quando se la sentono, un altro nodo da sciogliere sarà quello del successore dello scomparso don Andrea Mutti al santuario di Strà. Anche qui la via maestra sembra la soluzione pro tempore con la nomina di un amministratore parrocchiale, verosimilmente della vallata.
Federico Frighi
Da Libertà, 10 giugno 2010
lunedì 14 giugno 2010
La mistica nell'uomo contemporaneo
Viene presentato un libro di Arnoldo Mosca Mondadori.
Arnoldo Mosca Mondadori è editore di libri d'arte e spiritualità, ha curato tutte le ultime edizioni delle opere poetiche di Alda Merini. Presidente del Conservatorio di Milano, sostiene progetti di solidarietà principalmente in Africa. A Piacenza presenterà un volume edito per Morcelliana sul sentire mistico dell’uomo contemporaneo: "La seconda Intelligenza". Un poeta, Giovanni Zilioli, e un teologo, don Gigi Bavagnoli, converseranno con lui su queste frontiere della spiritualità.
Appuntamento in San Cristoforo, gentilmente concesso dall'Istituto Diocesano di Musica Sacra.
Santuario di Strà, monsignor Da Crema amministratore
Dacrema mons. Mario, attualmente parroco di Pianello Val Tidone, mantenendo
i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della
parrocchia-santuario Beata Vergine Madre delle Genti in Strà, Comune di
Nibbiano, Provincia di Piacenza, resasi vacante in seguito alla morte dell’ultimo
titolare il M. R. Mutti don Andrea.
Piacenza 9 giugno 2010 dalla Curia Vescovile,
sabato 12 giugno 2010
Hospice a colori, al Maria Luigia il libro di Fiorentini
La pubblicazione sarà presentata, ed offerta dai presenti, domenica prossima, 13 giugno, alle ore 17, al “Maria Luigia” con sede a Pittolo (Villa Il Follo). Questo circolo è spesso attento anche ad iniziative culturali ed ha mostrato un particolare interesse per questa che ha anche una finalità umanitaria.
Oltre agli autori, interverranno pure l’oncologo prof. Luigi Cavanna e il vicario generale mons. Lino Ferrari. Ci sarà anche una parentesi dialettale: Anna Botti leggerà e commenterà la sua poesia riportata nel libro e con la quale parla del valore della vita in rapporto al centro delle cure palliative di Borgonovo. Sulla malattia vista attraverso il dialetto previsti anche gli interventi del razdur della Famiglia piasinteina Danilo Anelli e della regista Francesca Chiapponi.
Verrà riproposta anche la mostra dei pittori (alcune opere sono già state vendute) che hanno messo a disposizione loro opere per l’hospice; come abbiamo già ricordato altre volte, sono Elisabetta Benedetti, Romano Bertuzzi, Alberto Gallerati, Angelo Ghezzi, Giorgio Groppi, Guido Maggi, Paolo Perotti, Vittorio Polastri, Carlo Scrocchi e Veniero. L’incontro è aperto a tutti.
venerdì 11 giugno 2010
giovedì 10 giugno 2010
Morto don Giovanni Ghisoni
Ghisoni, incardinato nella diocesi di Fidenza, ma ultimamente in servizio in
quella piacentina, soprattutto presso comunità parrocchiali della Val
d'Arda. I funerali si terranno sabato prossimo, alle ore 15, nella chiesa
parrocchiale di Caorso.
Don Ghisoni era nato a Caorso il 25 dicembre 1935 ed era stato ordinato
sacerdote l'11 novembre 1979.
mercoledì 9 giugno 2010
Morto don Bonzanini, ex parroco di Rezzanello
chiesa di questa parrocchia domani sera verrà recitato il rosario alle
20,30; i funerali, sempre nella stessa parrocchiale, si terranno venerdì
prossimo, alle ore 10, e saranno presieduti dal vicario episcopale don
Claudio Carbeni; assenti il vesovo mons. Ambrosio e il vicario generale
mons. Ferrari, a Roma per la chiusura dell'anno sacerdotale.
Don Francesco Bonzanini è nato a San Lazzaro il 4 novembre 1918 ed è stato
ordinato sacerdote l'11 maggio 1941. Curato a Pianello, è stato poi delegato
vescovile a Borgotrebbia e nel 1943 a Rezzanello; curato a Rivergato e poio
nel 1946 in San Paolo, il 26 maggio 1948 è stato nominato parroco a
Gusaliggio, il 26 giugno 1959 a Sariano, il 20 novembre 1970 a Gropparello e
il 1° maggio 1977 a Rezzanello; il 2 settembre 1989 il Vescovo gli ha
affidato anche Monticello come amministratore parrocchiale.Ultimamente
risiedeva nella Casa del Clero di Piacenza.
Africa Mission, una lotteria per finanziare la nuova sede
Il Movimento Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, fondato nel 1972 da don Vittorio Pastori e dall’allora vescovo di Piacenza mons. Enrico Manfredini, da 38 anni opera in Africa, in particolare in Uganda, con l’obiettivo di sostenere e migliorare le condizioni la vita delle comunità locali. Agli interventi in situazioni di emergenza (oltre 11milioni di kg di aiuti inviati in Africa, tra generi alimentari, materiale scolastico e attrezzature di vario tipo), la Ong piacentina affianca numerosi progetti in diversi ambiti: perforazione e manutenzione di pozzi d’acqua potabile, animazione socio-culturale in ambito giovanile, settore zootecnico e agroforestale, sostegno e sviluppo sanitario, aiuto a missionari e Chiesa locale.
Don Vittorione diceva: “Teniamo lo sguardo fisso verso il momento finale della nostra vita, quando, di fronte al Signore, non potremo barare e Lui ci giudicherà in base a quanto amore avremo donato in ogni gesto, anche nel più piccolo della nostra vita”. Noi vogliamo continuare la sfida lanciata da don Vittorio Pastori e mantenere vivo questo sogno di carità, che vuole essere un abbraccio d’amore che stringe e accoglie tutti, soprattutto i più poveri fra i poveri. Perché chi dona vince subito e vince sempre, vince il centuplo perché ha già vinto ciò che dona, in quanto la vincita più bella è quella che nasce da un gesto di solidarietà.
Il regolamento completo della Lotteria e i punti in cui, oltre alla sede del Movimento, è possibile trovare i biglietti, sono pubblicati sul sito internet www.africamission.org. Il Movimento Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo ringrazia tutti gli sponsor dell’iniziativa, in particolare le ditte Grafiche Lama e Casella Autogru.
Ecco l’elenco completo dei premi messi in palio dalla Lotteria:
1° premio: autovettura Fiat 500 (Programma Auto - Piacenza);
2° premio: condizionatore Carrier dual split 9.000+9.000 BTUR410A, offerto dalla Ditta Gianni Costantini - Piacenza;
3° premio: Quad Ligier 50cc, donato dalla parrocchia di S. Franca - Piacenza;
4° premio: batteria di pentole in acciaio inox da 22 pezzi, offerta dai Grandi Magazzini Emiliani s.r.l. - Piacenza;
5° premio: Notebook Intel LCD 15.4 completo (ditta Ambroggi Mario s.a.s. - Piacenza);
6° premio: iPod touch 8 GB, offerto da un sostenitore piacentino;
7° premio: bicicletta da uomo Sempion con telaio in alluminio e copricatena in acciaio 7 rapporti (ditta Raschiani s.r.l. di S. Nicolò - PC);
8° premio: monopattino 3 ruote Trikke 5 WS serie S, donato dalla ditta Grandi Magazzini Emiliani s.r.l. - Piacenza;
9° premio: macchina da caffè espresso e cappuccino Gaggia G107 e bilancia pesapersone digitale Tanita UM015, entrambe offerte dai Bilanciai Associati Grandi Impianti s.r.l. - Piacenza);
10° premio: 24 bottiglie di vino dei colli piacentini (Azienda vitivinicola Lusenti di Ziano Piacentino - PC).































