venerdì 14 ottobre 2011
Al Farnese una mostra per aiutare il rifugio Segadelli
Il rifugio Segadelli non lo conosce nessuno. I tassisti della stazione di Piacenza, interrogati, rispondono: "Ma esiste ancora?" Sì, esiste ancora, ed oggi più che mai ha bisogno dell'aiuto per sopravvivere. La mostra di cui si parla sempre proprio a questo. Una buona azione che andrà a buon fine.
L'hanno chiamata "Frammenti di vita", come quelli che quotidianamente approdano al dormitorio per senza fissa dimora alla stazione di Piacenza: il rifugio Segadelli. La mostra delle opere di tre artisti piacentini aiuterà a far sì che quei frammenti assumano giorno dopo giorno superfici più ampie, ovvero, fuor di metafora, che gli ospiti diventino sempre più padroni di una loro vita che oggi sembra dare loro le spalle. L'iniziativa è stata presentata ieri al rifugio Segadelli dall'educatore Brunello Bonocore, dal presidente della Ronda della Carità, Gianni Bonadè, dal consigliere comunale Pierangelo Romersi e dagli artisti Franca Franchi e Dino Maccini (l'altro artista è Alessandro Bersani).
La mostra benefica è stata pensata per aiutare le attività della Ronda della Carità, ente gestore del rifugio Segadelli, di proprietà comunale. «I visitatori, oltre alle opere degli artisti - spiega Bonocore - troveranno esposta anche una brandina sulla quale dormono abitualmente i senza fissa dimora. Per avere un collegamento stretto tra l'arte e la realtà». In particolare si cerca di finanziare il pasto serale degli ospiti che in precedenza veniva sostenuto dal Dopolavoro Ferroviario. Oggi non più. Lo spiega Franca Franchi, una degli artisti che ha messo a disposizione le proprie opere per la Ronda. E' lei che ogni mattina finanzia la colazione per gli ospiti. Da tre anni fa parte del piccolo drappello dei volontari. Da un ultimo dell'anno alternativo con gli ultimi di Piacenza. «Il rifugio mi ha cambiato la vita - dice -, vi ho trovato tanta umanità: quello che è capitato a loro può capitare a tutti noi». Bonadè fornisce qualche dato: «Mediamente abbiamo 600 accessi l'anno, con una media di 300 persone. Ogni sera ce ne sono 4 o 5 che rimangono fuori dalla porta e, con la crisi, sono sempre di più». Un appello ai piacentini in vista dei prossimi freddi - «Ci servono coperte e sacchi a pelo, chiamateci al 335/7000986» -, prima della chiusura con il consigliere Romersi che assicura la volontà del Comune di continuare a sostenere il Segadelli.
La mostra è benefica nel senso che gran parte del ricavato dalla opere verrà devoluto alla Ronda della Carità. L'inaugurazione si terrà questo venerdì alle 18 e 30 nello spazio espositivo di Palazzo Farnese. La mostra, che ha il patrocinio del Comune e della Provincia di Piacenza, rimarrà aperta sino al 25 di ottobre con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 16 e 30 alle 19 e 30 e dalle 21 alle 23; il sabato e la domenica dalle 10 alle 13, dalle 15 alle 19 e 30, dalle 21 alle 23.
Federico Frighi
12/10/2011 libertà
L'hanno chiamata "Frammenti di vita", come quelli che quotidianamente approdano al dormitorio per senza fissa dimora alla stazione di Piacenza: il rifugio Segadelli. La mostra delle opere di tre artisti piacentini aiuterà a far sì che quei frammenti assumano giorno dopo giorno superfici più ampie, ovvero, fuor di metafora, che gli ospiti diventino sempre più padroni di una loro vita che oggi sembra dare loro le spalle. L'iniziativa è stata presentata ieri al rifugio Segadelli dall'educatore Brunello Bonocore, dal presidente della Ronda della Carità, Gianni Bonadè, dal consigliere comunale Pierangelo Romersi e dagli artisti Franca Franchi e Dino Maccini (l'altro artista è Alessandro Bersani).
La mostra benefica è stata pensata per aiutare le attività della Ronda della Carità, ente gestore del rifugio Segadelli, di proprietà comunale. «I visitatori, oltre alle opere degli artisti - spiega Bonocore - troveranno esposta anche una brandina sulla quale dormono abitualmente i senza fissa dimora. Per avere un collegamento stretto tra l'arte e la realtà». In particolare si cerca di finanziare il pasto serale degli ospiti che in precedenza veniva sostenuto dal Dopolavoro Ferroviario. Oggi non più. Lo spiega Franca Franchi, una degli artisti che ha messo a disposizione le proprie opere per la Ronda. E' lei che ogni mattina finanzia la colazione per gli ospiti. Da tre anni fa parte del piccolo drappello dei volontari. Da un ultimo dell'anno alternativo con gli ultimi di Piacenza. «Il rifugio mi ha cambiato la vita - dice -, vi ho trovato tanta umanità: quello che è capitato a loro può capitare a tutti noi». Bonadè fornisce qualche dato: «Mediamente abbiamo 600 accessi l'anno, con una media di 300 persone. Ogni sera ce ne sono 4 o 5 che rimangono fuori dalla porta e, con la crisi, sono sempre di più». Un appello ai piacentini in vista dei prossimi freddi - «Ci servono coperte e sacchi a pelo, chiamateci al 335/7000986» -, prima della chiusura con il consigliere Romersi che assicura la volontà del Comune di continuare a sostenere il Segadelli.
La mostra è benefica nel senso che gran parte del ricavato dalla opere verrà devoluto alla Ronda della Carità. L'inaugurazione si terrà questo venerdì alle 18 e 30 nello spazio espositivo di Palazzo Farnese. La mostra, che ha il patrocinio del Comune e della Provincia di Piacenza, rimarrà aperta sino al 25 di ottobre con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 16 e 30 alle 19 e 30 e dalle 21 alle 23; il sabato e la domenica dalle 10 alle 13, dalle 15 alle 19 e 30, dalle 21 alle 23.
Federico Frighi
12/10/2011 libertà
Gotti Tedeschi: fare più figli per uscire dalla crisi
Argomenti
Ettore Gotti Tedeschi,
Giuristi Cattolici
giovedì 13 ottobre 2011
Un monastero in prova
Volendo è un po' una storia da Il nome della Rosa. Con un lieto fine: nel senso che monaci e monache fondano una nuova congregazione e si spostano al Nord, appena sotto il Po, in un monastero temporaneo per un periodo di prova. Se tutto andrà bene, tra un anno e mezzo si partirà ufficialmente. Adesso lasciamoli tranquilli.
Tornano le monache a Villa Alberoni di Veano. Dopo la fugace esperienza delle suore di clausura messicane - le Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento - stavolta nel complesso dell'Opera Pia arrivano le religiose di una nuova congregazione nata in Italia solo nel 2010.
Si tratta della Fraternità monastica di Nazareth-monastero di Vallechiara. Nella diocesi di Piacenza-Bobbio arriverà anche il ramo maschile della congregazione. I monaci, probabilmente dalla fine dell'anno o al più tardi dal mese di gennaio del 2012, alloggeranno nella casa delle Missionarie Scalabriniane a Cassano di Pontedellolio. D'obbligo spiegare, anche se si tratta di una situazione delicata, che monache e monaci non piovono dal cielo. La Fraternità monastica di Nazareth-monastero di Vallechiara è nata sulle ceneri della Famiglia Monastica Fraternità di Gesù con sede nel moderno monastero di Vallechiara, nome molto conosciuto nella galassia italiana dei prodotti biologici. Solo un esempio: la produzione bio del monastero, nel 2008, veniva classificata al quinto posto in Italia per la conserva di pomodoro dal prestigioso Gambero Rosso. In seguito ad una serie di vicissitudini interne alla comunità - si parla di costrizioni psicologiche, sfruttamento, culto della personalità... - tuttavia, in data 12 aprile 2010 la Congregazione vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata e la Società di Vita Apostolica hanno emanato il decreto di soppressione della Famiglia Monastica Fraternità di Gesù. Naturalmente dopo le dettagliate relazioni del visitatore apostolico e dei due commissari pontifici inviati dal Vaticano, ovvero i "piacentini" padre Alberto Vernaschi (Vincenziano) e padre Sisto Caccia (Scalabriniano). Quest'ultimo, all'interno della diocesi di Piacenza-Bobbio, è anche il vicario episcopale per la vita consacrata. Ecco perchè tutto ciò che di buono c'era nel vecchio monastero ha trovato posto proprio nel Piacentino (con il benestare del vescovo Gianni Ambrosio), dove padre Caccia è tornato e dove segue in prima persona la nascita della nuova congregazione. Si limita ad assentire sulla celebre frase di Bossuet - "Dio scrive diritto anche sulle righe storte degli uomini" - ed a spiegare la regola della Famiglia monastica di Nazareth. «La giornata dei monaci e della monache sarà dedicata al lavoro con sette ore (sei all'inizio) - evidenzia padre Caccia - poi alla preghiera e allo studio, facendo riferimento a San Benedetto, a San Basilio e al pensiero del Beato Charles de Foucauld». Ancora non esiste un priore. Le due comunità, femminile e maschile, sono affidate a padre Caccia che continua a rivestire l'incarico di commissario pontificio. «Sono donne e uomini che stanno percorrendo un cammino di fede e la loro presenza qui a Piacenza è provvisoria. Rimarranno fino al giugno del 2013 per un periodo di formazione» così come è stato previsto all'atto di approvazione della regola il 14 settembre 2010 con la firma del vescovo di Velletri-Segni, Vincenzo Apicella. A Veano le monache alloggeranno, come detto, al Collegio Alberoni. Al momento, con l'Opera Pia, è stato siglato un contratto di nove mesi. Non nell'ala ristrutturata per ospitare le suore messicane non essendo questa congregazione di clausura. Saranno otto monache guidate da una maestra di noviziato e potranno relazionarsi con la popolazione locale. Stessa libertà anche per i monaci che troveranno accoglienza a Cassano. Saranno in sette e alloggeranno in una canonica ristrutturata appartenente alle Scalabriniane.
Federico Frighi
10/10/2011
Tornano le monache a Villa Alberoni di Veano. Dopo la fugace esperienza delle suore di clausura messicane - le Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento - stavolta nel complesso dell'Opera Pia arrivano le religiose di una nuova congregazione nata in Italia solo nel 2010.
Si tratta della Fraternità monastica di Nazareth-monastero di Vallechiara. Nella diocesi di Piacenza-Bobbio arriverà anche il ramo maschile della congregazione. I monaci, probabilmente dalla fine dell'anno o al più tardi dal mese di gennaio del 2012, alloggeranno nella casa delle Missionarie Scalabriniane a Cassano di Pontedellolio. D'obbligo spiegare, anche se si tratta di una situazione delicata, che monache e monaci non piovono dal cielo. La Fraternità monastica di Nazareth-monastero di Vallechiara è nata sulle ceneri della Famiglia Monastica Fraternità di Gesù con sede nel moderno monastero di Vallechiara, nome molto conosciuto nella galassia italiana dei prodotti biologici. Solo un esempio: la produzione bio del monastero, nel 2008, veniva classificata al quinto posto in Italia per la conserva di pomodoro dal prestigioso Gambero Rosso. In seguito ad una serie di vicissitudini interne alla comunità - si parla di costrizioni psicologiche, sfruttamento, culto della personalità... - tuttavia, in data 12 aprile 2010 la Congregazione vaticana per gli Istituti di Vita Consacrata e la Società di Vita Apostolica hanno emanato il decreto di soppressione della Famiglia Monastica Fraternità di Gesù. Naturalmente dopo le dettagliate relazioni del visitatore apostolico e dei due commissari pontifici inviati dal Vaticano, ovvero i "piacentini" padre Alberto Vernaschi (Vincenziano) e padre Sisto Caccia (Scalabriniano). Quest'ultimo, all'interno della diocesi di Piacenza-Bobbio, è anche il vicario episcopale per la vita consacrata. Ecco perchè tutto ciò che di buono c'era nel vecchio monastero ha trovato posto proprio nel Piacentino (con il benestare del vescovo Gianni Ambrosio), dove padre Caccia è tornato e dove segue in prima persona la nascita della nuova congregazione. Si limita ad assentire sulla celebre frase di Bossuet - "Dio scrive diritto anche sulle righe storte degli uomini" - ed a spiegare la regola della Famiglia monastica di Nazareth. «La giornata dei monaci e della monache sarà dedicata al lavoro con sette ore (sei all'inizio) - evidenzia padre Caccia - poi alla preghiera e allo studio, facendo riferimento a San Benedetto, a San Basilio e al pensiero del Beato Charles de Foucauld». Ancora non esiste un priore. Le due comunità, femminile e maschile, sono affidate a padre Caccia che continua a rivestire l'incarico di commissario pontificio. «Sono donne e uomini che stanno percorrendo un cammino di fede e la loro presenza qui a Piacenza è provvisoria. Rimarranno fino al giugno del 2013 per un periodo di formazione» così come è stato previsto all'atto di approvazione della regola il 14 settembre 2010 con la firma del vescovo di Velletri-Segni, Vincenzo Apicella. A Veano le monache alloggeranno, come detto, al Collegio Alberoni. Al momento, con l'Opera Pia, è stato siglato un contratto di nove mesi. Non nell'ala ristrutturata per ospitare le suore messicane non essendo questa congregazione di clausura. Saranno otto monache guidate da una maestra di noviziato e potranno relazionarsi con la popolazione locale. Stessa libertà anche per i monaci che troveranno accoglienza a Cassano. Saranno in sette e alloggeranno in una canonica ristrutturata appartenente alle Scalabriniane.
Federico Frighi
10/10/2011
sabato 8 ottobre 2011
Morto il cappellano dell'ospedale di Bobbio
E’ morto questa mattina, nell’ospedale di Bobbio, mons. Martino Marini. I funerali si terranno lunedì prossimo, 10 ottobre, alle ore 15, nella concattedrale di Bobbio. Saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Mons. Martino Marini era nato a Valdinizza, in provincia di Pavia, il 21 aprile 1926 ed era stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1949. Per lungo tempo era stato parroco di Pometo, parrocchia posta nel Pavese; nei primi anni Novanta del secolo scorso si era trasferito a Bobbio ed aveva ricoperto l’incarico di vicario pastorale di zona interessandosi anche dell’assistenza ai malati dell’ospedale.
Attualmente era canonico di Lourdes; cappellano dell’Ospedale di Bobbio; dal 1997 canonico della Concattedrale di Bobbio e risiedeva presso l’Istituto Gianelli del capoluogo della Val Trebbia.
Mons. Martino Marini era nato a Valdinizza, in provincia di Pavia, il 21 aprile 1926 ed era stato ordinato sacerdote l’11 giugno 1949. Per lungo tempo era stato parroco di Pometo, parrocchia posta nel Pavese; nei primi anni Novanta del secolo scorso si era trasferito a Bobbio ed aveva ricoperto l’incarico di vicario pastorale di zona interessandosi anche dell’assistenza ai malati dell’ospedale.
Attualmente era canonico di Lourdes; cappellano dell’Ospedale di Bobbio; dal 1997 canonico della Concattedrale di Bobbio e risiedeva presso l’Istituto Gianelli del capoluogo della Val Trebbia.
Argomenti
Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio
Consigli per le offerte/ Servizio civile con Africa Mission
Si è aperto il bando 2011 per il servizio civile
Se hai tra i 18 e i 29 anni non ancora compiuti e desideri intraprendere un cammino di crescita umana e professionale dedicando un anno di impegno in Uganda, a fianco della popolazione locale, puoi aderire al progetto di servizio civile presentato da Cooperazione e Sviluppo insieme a Focsiv.
Il progetto approvato e finanziato per l’Uganda “Caschi Bianchi: Interventi Umanitari in Aree di Crisi – Africa Centro-Orientale 2011” vedrà impegnati, per un anno, due volontari/e nella nostra sede di Moroto.
I due campi d’intervento nei quali i/le volontari/e s’inseriranno riguardano il settore acqua&igiene – nello specifico attività collaterali alla riabilitazione di pozzi non più funzionanti – e l’ambito socio-educativo – in attività dedicate a bambini e ragazzi che frequentano il centro giovani Don Vittorio.
La candidatura deve essere intestata a
Cooperazione e Sviluppo
(Via Cesare Martelli, 15 – 29122 Piacenza)
e deve pervenire a mezzo posta raccomandata o essere consegnata a mano
entro e non oltre venerdì 21 ottobre 2011, ore 14.00. Può essere inviata una sola candidatura per bando.
I requisiti richiesti dallo Stato sono:
• Avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (non compiuti alla data di presentazione della domanda)
• Essere cittadini italiani
• Godere dei diritti civili e politici
• Non aver riportato condanne
• Essere in possesso dell’idoneità fisica, certificata da organi del S.S.N. con riferimento allo specifico settore d’impiego
Il requisito specifico del progetto è, oltre alla condivisione dei principi che animano l’associazione, la buona conoscenza della lingua inglese.
Se hai tra i 18 e i 29 anni non ancora compiuti e desideri intraprendere un cammino di crescita umana e professionale dedicando un anno di impegno in Uganda, a fianco della popolazione locale, puoi aderire al progetto di servizio civile presentato da Cooperazione e Sviluppo insieme a Focsiv.
Il progetto approvato e finanziato per l’Uganda “Caschi Bianchi: Interventi Umanitari in Aree di Crisi – Africa Centro-Orientale 2011” vedrà impegnati, per un anno, due volontari/e nella nostra sede di Moroto.
I due campi d’intervento nei quali i/le volontari/e s’inseriranno riguardano il settore acqua&igiene – nello specifico attività collaterali alla riabilitazione di pozzi non più funzionanti – e l’ambito socio-educativo – in attività dedicate a bambini e ragazzi che frequentano il centro giovani Don Vittorio.
La candidatura deve essere intestata a
Cooperazione e Sviluppo
(Via Cesare Martelli, 15 – 29122 Piacenza)
e deve pervenire a mezzo posta raccomandata o essere consegnata a mano
entro e non oltre venerdì 21 ottobre 2011, ore 14.00. Può essere inviata una sola candidatura per bando.
I requisiti richiesti dallo Stato sono:
• Avere un’età compresa tra i 18 e i 29 anni (non compiuti alla data di presentazione della domanda)
• Essere cittadini italiani
• Godere dei diritti civili e politici
• Non aver riportato condanne
• Essere in possesso dell’idoneità fisica, certificata da organi del S.S.N. con riferimento allo specifico settore d’impiego
Il requisito specifico del progetto è, oltre alla condivisione dei principi che animano l’associazione, la buona conoscenza della lingua inglese.
Argomenti
Africa Mission,
consigli per le offerte
venerdì 7 ottobre 2011
Ambrosio: prete non più uomo del fare ma uomo di comunione
Si è insediamo ieri mattina, a Palazzo Vescovile (Sala degli Affreschi), l’undicesimo Consiglio Presbiterale Diocesano, denominato anche “Senato del Vescovo) che resterà in carica per i prossimi cinque anni.
In apertura il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha dato lettura del decreto di costituzione, atto dovuto che dà legittimità all’attività del nuovo organismo rappresentativo della Diocesi.
I COMPONENTI. Il Nuovo consiglio Presbiterale è così composto: lo presiede il vescovo mons. Gianni Ambrosio e ne fanno parte, in qualità di membri di diritto, il vicario generale mons. Giuseppe Illica, il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani, i vicari episcopali mons. Eliseo Segalini, mons. Mario Dacrema, mons. Luigi Chiesa, mons. Gianni Vincini, don Enrico Fornasari, don Claudio Carbeni, don Paolo Buscarini, mons. Aldo Maggi (da nominare il vicario episcopale territoriale per la Val Taro e la Val Ceno), padre Sisto Caccia, vicario episcopale per la vita consacrata, don Giampiero Esopi (presidente per l’istituto per il sostentamento del clero), padre Mario Di Carlo Mario, superiore del Collegio Alberoni, mons. Carlo Tarli, delegato vescovile per il diaconato permanente, don Paolo don Paolo Camminati, assistente dell’Azione Cattolica.
Mancano alcuni membri designati dal Vescovo: a questo proposito mons. Ambrosio ha chiesto ai Presbiteri di segnalare in tempi brevi – se lo ritengono - nominativi di sacerdoti disponibili.
Membri eletti: Ballati p. Secondo per i religiosi, Santuario Santa Maria di Campagna; Basini don Giuseppe, nominato dall’assemblea del clero il giorno del Sacro Cuore, parrocchia S. Antonino in Piacenza; Calamari don Alfonso, Vicariato 7, parrocchia di Romezzano; Cignatta don Paolo, assemblea clero, parrocchia di Castelsangiovanni e Pastorale giovanile diocesana; Costantino don Giovanni, Vicariato 1, parrocchie di Pittolo e Settima; Garilli don Stefano, Vicariato 3, parrocchia San Giorgio Piacentino; Isola don Roberto, Vicariato 5, parrocchia di Castelsangiovanni; Lisoni don Riccardo, assemblea clero, parrocchia di Santa Brigida; Poggi don Mario, Vicariato 6, parrocchia di San Colombano, Bobbio; Rigolli don Giuseppe, Vicariato 2, parrocchia di Castell’Arquato; Riscassi don Gianni, Vicariato 4 parrocchia di Campremoldo Sopra e Gazzola; Segalini don Stefano, assemblea clero, parrocchia di San Giuseppe Operaio, Piacenza; Tagliaferri don Federico, assemblea clero, parrocchia Preziosissimo Sangue.
LE INDICAZIONI DEL VESCOVO. In apertura mons. Gianni Ambrosio ha rivolto al nuovo Consiglio un saluto con il quale ha puntualizzato il ruolo ed i compiti del “Senato del Vescovo” anche alla luce delle osservazioni che i Presbiteri uscenti hanno fatto nella loro ultima riunione.
In particolare il Vescovo si è soffermato su tre punti: la comunione, la missionarietà e la vita dei presbiteri. “La comunione nella Chiesa e la partecipazione alla vita della Chiesa – sono parole di mons. Ambrosio - scaturiscono innanzitutto dalla natura della Chiesa. Non da esigenze di efficacia pastorale, peraltro importante, non dal governo della diocesi, peraltro necessario. Scaturiscono dalla natura della Chiesa stessa così come è stata voluta da Cristo, come si è strutturata nel corso dei secoli, come è stata riproposta dal Concilio Vaticano II. (..) Credo sia importante sottolineare che il vescovo e i presbiteri sono un unico soggetto – un presbiterio unico, con diversi uffici – che è al servizio di una Chiesa locale: un unico soggetto che ha il suo fondamento nel sacramento dell’ordine”
“Il compito più urgente della nostra Chiesa diocesana e delle nostre comunità ecclesiali – ha in seguito osservato mons. Ambrosio - è la missionarietà, o, per evitare parole un po’ troppo astratte, l’impegno missionario dei nostri cristiani, delle nostre parrocchie, delle associazioni e dei movimenti. È chiaro che anche il Consiglio Presbiterale deve avere sullo sfondo questo compito della Chiesa: dobbiamo tenere sempre presente questa esigenza fondamentale”.
Infine la vita dei presbiteri. “Il Consiglio Presbiterale non può mai ignorare i presbiteri, la loro formazione spirituale, le loro condizioni di vita, il loro lavoro pastorale. Anche qui è importante avere bene in mente il servizio al vangelo, tenendo presente che la situazione ci sollecita al ripensamento del ministero. Più diminuiamo di numero, più dobbiamo pensarci dentro il presbiterio, dentro l’unità pastorale, dentro la diocesi e non isolati, con un ministero che ignora tutto il resto. Più aumenta il carico di lavoro, più il parroco dovrà essere l’uomo della comunione, e sempre meno l’uomo del fare e del fare da solo. Insomma, più che l’uomo del fare, il prete dovrà suscitare interesse, vocazioni, collaborazione, corresponsabilità”.
NOMINE STATUTARIE. Dopo le comunicazioni del vicario generale mons. Illica che ha ricordato i sacerdoti morti negli ultimi mesi e coloro che attualmente sono infermi, il Consiglio, attraverso elezioni segrete, ha designato gli organi statutari: è stato confermato nella carica di segretario don Paolo Camminati; entrano a far parte della giunta mons. Aldo Maggi, don Federico Tagliaferri, mons. Luigi Chiesa, don Riccardo Lisoni e don Giuseppe Basini (sono di diritto il vicario generale mons. Illica, il vicario episcopale per la pastorale mons. Busani e il segretario don Camminati); compongono la commissione solidarietà del clero don Roberto Isola, don Alfonso Calamari, don Mario Poggi; componenti della commissione per la formazione permanente del clero: don Giovanni Costantino, mons. Luigi Chiesa e don Paolo Cignatta; rappresenterà il Presbiterale nella commissione diocesana di arte sacra don Gianni Riscassi.
APPUNTAMENTI DELLA MISSIONEOPOLARE. Il Vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha ricordato i prossimi impegni della Missione popolare diocesana: 15 ottobre ore 9.30 al centro pastorale Bellotta: formatori della missione, presentazione delle iniziative dell'anno; 3 novembre ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema dell'Ospitalità (Enzo bianchi, priore di Bose); 1° dicembre ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema della Benevolenza (vescovo mons. Franco Giulio Brambilla); 12 gennaio ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema della fiducia (don Cesare Pagazzi); 6-12 febbraio: settimana missionaria, seminatori di speranza (settimana sociale); 1° marzo ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema della Dedizione (mons. Pierangelo Sequeri); 15-22 aprile: settimana missionaria-eucaristica; 3 maggio: pellegrinaggio mariano nei vicariati e lectio sulla gratitudine.
Il Vicario generale mons. Giuseppe Illica ha ricordato, tra l’altro, i temi principali che dovrà affrontare il Consiglio: il rinnovo dei consigli pastorali; la situazione degli archivi parrocchiali e diocesani; la nuova organizzazione degli uffici di Curia (per il momento è stato stabilito che il martedì tutti gli uffici saranno aperti al pubblico con la presenza dei direttori); revisione della distribuzione dei punti a disposizione del Vescovo per gli stipendi dei sacerdoti ed altri.
Tra le comunicazioni importante quella di padre Sisto Caccia: ha ricordato che il prossimo 11 novembre verrà presentato a Piacenza un nuovo libro sul Beato Scalabrini (Roberto Italo Zanini, Della stessa forza di Dio. Scalabrini, un vescovo negli anni difficili dell’Ottocento; edizioni San Paolo);
In apertura il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha dato lettura del decreto di costituzione, atto dovuto che dà legittimità all’attività del nuovo organismo rappresentativo della Diocesi.
I COMPONENTI. Il Nuovo consiglio Presbiterale è così composto: lo presiede il vescovo mons. Gianni Ambrosio e ne fanno parte, in qualità di membri di diritto, il vicario generale mons. Giuseppe Illica, il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani, i vicari episcopali mons. Eliseo Segalini, mons. Mario Dacrema, mons. Luigi Chiesa, mons. Gianni Vincini, don Enrico Fornasari, don Claudio Carbeni, don Paolo Buscarini, mons. Aldo Maggi (da nominare il vicario episcopale territoriale per la Val Taro e la Val Ceno), padre Sisto Caccia, vicario episcopale per la vita consacrata, don Giampiero Esopi (presidente per l’istituto per il sostentamento del clero), padre Mario Di Carlo Mario, superiore del Collegio Alberoni, mons. Carlo Tarli, delegato vescovile per il diaconato permanente, don Paolo don Paolo Camminati, assistente dell’Azione Cattolica.
Mancano alcuni membri designati dal Vescovo: a questo proposito mons. Ambrosio ha chiesto ai Presbiteri di segnalare in tempi brevi – se lo ritengono - nominativi di sacerdoti disponibili.
Membri eletti: Ballati p. Secondo per i religiosi, Santuario Santa Maria di Campagna; Basini don Giuseppe, nominato dall’assemblea del clero il giorno del Sacro Cuore, parrocchia S. Antonino in Piacenza; Calamari don Alfonso, Vicariato 7, parrocchia di Romezzano; Cignatta don Paolo, assemblea clero, parrocchia di Castelsangiovanni e Pastorale giovanile diocesana; Costantino don Giovanni, Vicariato 1, parrocchie di Pittolo e Settima; Garilli don Stefano, Vicariato 3, parrocchia San Giorgio Piacentino; Isola don Roberto, Vicariato 5, parrocchia di Castelsangiovanni; Lisoni don Riccardo, assemblea clero, parrocchia di Santa Brigida; Poggi don Mario, Vicariato 6, parrocchia di San Colombano, Bobbio; Rigolli don Giuseppe, Vicariato 2, parrocchia di Castell’Arquato; Riscassi don Gianni, Vicariato 4 parrocchia di Campremoldo Sopra e Gazzola; Segalini don Stefano, assemblea clero, parrocchia di San Giuseppe Operaio, Piacenza; Tagliaferri don Federico, assemblea clero, parrocchia Preziosissimo Sangue.
LE INDICAZIONI DEL VESCOVO. In apertura mons. Gianni Ambrosio ha rivolto al nuovo Consiglio un saluto con il quale ha puntualizzato il ruolo ed i compiti del “Senato del Vescovo” anche alla luce delle osservazioni che i Presbiteri uscenti hanno fatto nella loro ultima riunione.
In particolare il Vescovo si è soffermato su tre punti: la comunione, la missionarietà e la vita dei presbiteri. “La comunione nella Chiesa e la partecipazione alla vita della Chiesa – sono parole di mons. Ambrosio - scaturiscono innanzitutto dalla natura della Chiesa. Non da esigenze di efficacia pastorale, peraltro importante, non dal governo della diocesi, peraltro necessario. Scaturiscono dalla natura della Chiesa stessa così come è stata voluta da Cristo, come si è strutturata nel corso dei secoli, come è stata riproposta dal Concilio Vaticano II. (..) Credo sia importante sottolineare che il vescovo e i presbiteri sono un unico soggetto – un presbiterio unico, con diversi uffici – che è al servizio di una Chiesa locale: un unico soggetto che ha il suo fondamento nel sacramento dell’ordine”
“Il compito più urgente della nostra Chiesa diocesana e delle nostre comunità ecclesiali – ha in seguito osservato mons. Ambrosio - è la missionarietà, o, per evitare parole un po’ troppo astratte, l’impegno missionario dei nostri cristiani, delle nostre parrocchie, delle associazioni e dei movimenti. È chiaro che anche il Consiglio Presbiterale deve avere sullo sfondo questo compito della Chiesa: dobbiamo tenere sempre presente questa esigenza fondamentale”.
Infine la vita dei presbiteri. “Il Consiglio Presbiterale non può mai ignorare i presbiteri, la loro formazione spirituale, le loro condizioni di vita, il loro lavoro pastorale. Anche qui è importante avere bene in mente il servizio al vangelo, tenendo presente che la situazione ci sollecita al ripensamento del ministero. Più diminuiamo di numero, più dobbiamo pensarci dentro il presbiterio, dentro l’unità pastorale, dentro la diocesi e non isolati, con un ministero che ignora tutto il resto. Più aumenta il carico di lavoro, più il parroco dovrà essere l’uomo della comunione, e sempre meno l’uomo del fare e del fare da solo. Insomma, più che l’uomo del fare, il prete dovrà suscitare interesse, vocazioni, collaborazione, corresponsabilità”.
NOMINE STATUTARIE. Dopo le comunicazioni del vicario generale mons. Illica che ha ricordato i sacerdoti morti negli ultimi mesi e coloro che attualmente sono infermi, il Consiglio, attraverso elezioni segrete, ha designato gli organi statutari: è stato confermato nella carica di segretario don Paolo Camminati; entrano a far parte della giunta mons. Aldo Maggi, don Federico Tagliaferri, mons. Luigi Chiesa, don Riccardo Lisoni e don Giuseppe Basini (sono di diritto il vicario generale mons. Illica, il vicario episcopale per la pastorale mons. Busani e il segretario don Camminati); compongono la commissione solidarietà del clero don Roberto Isola, don Alfonso Calamari, don Mario Poggi; componenti della commissione per la formazione permanente del clero: don Giovanni Costantino, mons. Luigi Chiesa e don Paolo Cignatta; rappresenterà il Presbiterale nella commissione diocesana di arte sacra don Gianni Riscassi.
APPUNTAMENTI DELLA MISSIONEOPOLARE. Il Vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha ricordato i prossimi impegni della Missione popolare diocesana: 15 ottobre ore 9.30 al centro pastorale Bellotta: formatori della missione, presentazione delle iniziative dell'anno; 3 novembre ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema dell'Ospitalità (Enzo bianchi, priore di Bose); 1° dicembre ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema della Benevolenza (vescovo mons. Franco Giulio Brambilla); 12 gennaio ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema della fiducia (don Cesare Pagazzi); 6-12 febbraio: settimana missionaria, seminatori di speranza (settimana sociale); 1° marzo ore 21.00: Lectio divina in Cattedrale sul tema della Dedizione (mons. Pierangelo Sequeri); 15-22 aprile: settimana missionaria-eucaristica; 3 maggio: pellegrinaggio mariano nei vicariati e lectio sulla gratitudine.
Il Vicario generale mons. Giuseppe Illica ha ricordato, tra l’altro, i temi principali che dovrà affrontare il Consiglio: il rinnovo dei consigli pastorali; la situazione degli archivi parrocchiali e diocesani; la nuova organizzazione degli uffici di Curia (per il momento è stato stabilito che il martedì tutti gli uffici saranno aperti al pubblico con la presenza dei direttori); revisione della distribuzione dei punti a disposizione del Vescovo per gli stipendi dei sacerdoti ed altri.
Tra le comunicazioni importante quella di padre Sisto Caccia: ha ricordato che il prossimo 11 novembre verrà presentato a Piacenza un nuovo libro sul Beato Scalabrini (Roberto Italo Zanini, Della stessa forza di Dio. Scalabrini, un vescovo negli anni difficili dell’Ottocento; edizioni San Paolo);
Nomine, completata la parrocchia dell'ospedale
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011 il M. R. Bavagnoli don Luigi, parroco eletto di Ponte dell’Olio, è stato nominato parroco della parrocchia di San Martino vescovo in Riva, Comune di Ponte dell’Olio, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011, il M. R. Bezerra Neto don Francisco, presbitero della diocesi di Picos-Piauì (Brasile), è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia “sede plena” di San Savino in Quarto, Comune di Gossolengo, Provincia di Piacenza. Lascia l’incarico di vicario parrocchiale di San Savino in Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011, il M. R. Bonelli padre Fabrizio, ofm conv., conservando i precedenti incarichi, è stato nominato cappellano presso:
*Presidio ospedaliero di Fiorenzuola d’Arda PC;
*Fondazione Verani Lucca in Fiorenzuola d’Arda PC.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011, il M. R. Hermans padre Luigi, conservando i precedenti incarichi, è stato nominato cappellano presso il Presidio ospedaliero di Piacenza.
Piacenza
dalla Curia vescovile,
7 ottobre 2011
il cancelliere vescovile
don Mario Poggi
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011, il M. R. Bezerra Neto don Francisco, presbitero della diocesi di Picos-Piauì (Brasile), è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia “sede plena” di San Savino in Quarto, Comune di Gossolengo, Provincia di Piacenza. Lascia l’incarico di vicario parrocchiale di San Savino in Piacenza.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011, il M. R. Bonelli padre Fabrizio, ofm conv., conservando i precedenti incarichi, è stato nominato cappellano presso:
*Presidio ospedaliero di Fiorenzuola d’Arda PC;
*Fondazione Verani Lucca in Fiorenzuola d’Arda PC.
Con Atto proprio di S. E. mons. Vescovo in data 5 ottobre 2011, il M. R. Hermans padre Luigi, conservando i precedenti incarichi, è stato nominato cappellano presso il Presidio ospedaliero di Piacenza.
Piacenza
dalla Curia vescovile,
7 ottobre 2011
il cancelliere vescovile
don Mario Poggi
Argomenti
Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio,
Nomine
mercoledì 5 ottobre 2011
Il vescovo Lanfranchi e il Cuore d'oro
Venerdì sera l'arcivescovo di Modena-Nonantola, il piacentino monsignor Antonio Lanfranchi, sarà premiato con il Cuore d'oro, il riconoscimento degli Amici della Mietitrebbia di Piacenza. Riconoscimenti di tal sorta possono sembrare piccolezze, a volte risibili, in realtà sono importanti. Legano le persone alle loro terra, hanno il sapore della genuinità, trasmettono valori sani e puliti, tengono vive le tradizioni.
«Ricevo questo premio nella gratitudine e nella gratuità, cercando di meditare e riflettere sui valori che questa associazione, gli Amici della Mietitrebbia, rappresenta». Così l'arcivescovo di Modena, il piacentino Antonio Lanfranchi, si prepara a ricevere il Cuore d'oro, il tradizionale riconoscimento dell'associazione Amici della Mietitrebbia. La decisione del comitato scientifico risale allo scorso mese di febbraio. La cerimonia di consegna, a cui Lanfranchi ha confermato la propria presenza, si terrà sotto il celebre tendone della parrocchia di Bosco dei Santi, a Mortizza, il prossimo 7 ottobre (alle ore 21). «Per me è un'occasione per stringere legami - evidenzia Lanfranchi - per essere sempre vescovo tra la gente e per dare valore alle relazioni che nascono dalla terra, dal mondo contadino, relazioni che non riguardano semplicemente il corpo ma l'integralità della persona, considerata nel suo aspetto e nei suoi bisogni fondamentali». «C'è un rapporto stretto tra l'ecologia e l'uomo - continua - che deve sentirsi amministratore e custode del Creato. Papa Benedetto XVI, non a caso, parla di ecologia dell'uomo». «E' anche un'occasione per avvicinare il mondo della scienza alla società civile, con le domande dell'uomo della strada» prosegue il presule piacentino. Parla da Roma, impegnato nel Consiglio permanente della Cei. Il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato della necessità di ripulire l'aria; un'aria che a Piacenza, la Piacenza della terra e della Mietitrebbia sembra invece pulita. «Speriamo che si mantenga sempre così» si augura l'arcivescovo, prima di ritornare ai lavori della Commissione per il laicato. Il premio, finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, viene assegnato nel corso di una serata di aggiornamento medico presentata dal cardiochirurgo professor Mario Viganò. Relatori saranno Giuseppe Civardi (unità operativa Medicina Valdarda), sul tema "Come prevenire le malattie del cuore e della circolazione", Federico Zappoli Thyrion (direttore unità operativa radiologia diagnostica e interventistica) sul tema "Recenti progressi della radiologia interventistica". Sarà presente per un saluto il direttore generale dell'Asl di Piacenza, Andrea Bianchi. Modererà gli interventi il professor Renzo Ruggerini. La serata si tiene in collaborazione con una rete di associazioni che il patron della Mietitrebbia, Antonio Marchini, è riuscito a mettere insieme attorno ad una cerimonia che in dodici anni ha premiato 34 luminari nel campo della scienza. Sarà allietata dalle note del Corpo bandistico di Cortemaggiore.
Federico Frighi
Libertà
«Ricevo questo premio nella gratitudine e nella gratuità, cercando di meditare e riflettere sui valori che questa associazione, gli Amici della Mietitrebbia, rappresenta». Così l'arcivescovo di Modena, il piacentino Antonio Lanfranchi, si prepara a ricevere il Cuore d'oro, il tradizionale riconoscimento dell'associazione Amici della Mietitrebbia. La decisione del comitato scientifico risale allo scorso mese di febbraio. La cerimonia di consegna, a cui Lanfranchi ha confermato la propria presenza, si terrà sotto il celebre tendone della parrocchia di Bosco dei Santi, a Mortizza, il prossimo 7 ottobre (alle ore 21). «Per me è un'occasione per stringere legami - evidenzia Lanfranchi - per essere sempre vescovo tra la gente e per dare valore alle relazioni che nascono dalla terra, dal mondo contadino, relazioni che non riguardano semplicemente il corpo ma l'integralità della persona, considerata nel suo aspetto e nei suoi bisogni fondamentali». «C'è un rapporto stretto tra l'ecologia e l'uomo - continua - che deve sentirsi amministratore e custode del Creato. Papa Benedetto XVI, non a caso, parla di ecologia dell'uomo». «E' anche un'occasione per avvicinare il mondo della scienza alla società civile, con le domande dell'uomo della strada» prosegue il presule piacentino. Parla da Roma, impegnato nel Consiglio permanente della Cei. Il cardinale Angelo Bagnasco ha parlato della necessità di ripulire l'aria; un'aria che a Piacenza, la Piacenza della terra e della Mietitrebbia sembra invece pulita. «Speriamo che si mantenga sempre così» si augura l'arcivescovo, prima di ritornare ai lavori della Commissione per il laicato. Il premio, finanziato dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, viene assegnato nel corso di una serata di aggiornamento medico presentata dal cardiochirurgo professor Mario Viganò. Relatori saranno Giuseppe Civardi (unità operativa Medicina Valdarda), sul tema "Come prevenire le malattie del cuore e della circolazione", Federico Zappoli Thyrion (direttore unità operativa radiologia diagnostica e interventistica) sul tema "Recenti progressi della radiologia interventistica". Sarà presente per un saluto il direttore generale dell'Asl di Piacenza, Andrea Bianchi. Modererà gli interventi il professor Renzo Ruggerini. La serata si tiene in collaborazione con una rete di associazioni che il patron della Mietitrebbia, Antonio Marchini, è riuscito a mettere insieme attorno ad una cerimonia che in dodici anni ha premiato 34 luminari nel campo della scienza. Sarà allietata dalle note del Corpo bandistico di Cortemaggiore.
Federico Frighi
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Antonio Lanfranchi
mercoledì 28 settembre 2011
Nomine, non è finita
La notizia è già nota e su Libertà è già uscito un articolo che illustrava le nuove nomine nel clero diocesano. Ci torniamo su a qualche giorno di distanza
Si diceva di come fosse l'inizio di un cambiamento nella diocesi di Piacenza-Bobbio. I fedeli si troveranno man mano che passa il tempo nuovi volti nelle chiese. E' il frutto della prima serie di nomine piuttosto consistente curata personalmente dal nuovo vicario generale, monsignor Giuseppe Illica, al fianco del vescovo Gianni Ambrosio. Non è un caso che, per la prima volta, il capo della diocesi accompagni gli spostamenti con un messaggio in cui si sottolinea l'importanza delle Unità Pastorali e quindi di un clero unito in comunione con il territorio. Obbedienza, sacrificio, pazienza, unità e comunione, oltre al cambiamento, sono le parole chiave utilizzate dal presule nel suo messaggio al clero. «Desidero ringraziare i sacerdoti che, con la loro obbedienza, mi danno un aiuto per servire il bene della nostra Chiesa e venire incontro alle necessità delle nostre comunità» esordisce il vescovo. «Ringrazio coloro che, con sacrificio, hanno lasciato il loro incarico - evidenzia -. Chiedo poi ad altri sacerdoti di pazientare nelle loro comprensibili esigenze di cambiamento». «A tutti ricordo che - prosegue la lettera - con l'ordinazione sacerdotale, noi sacerdoti siamo entrati a far parte del nostro presbiterio diocesano e condividiamo la responsabilità pastorale della diocesi. Per di più, con le Unità pastorali, ogni sacerdote, vivendo il proprio servizio, è - e deve sentirsi - corresponsabile della pastorale dell'Unità pastorale. Con questo spirito si vive la comunione presbiterale e si aiutano le nostre comunità ad accogliere i cambiamenti con spirito di fede e di comunione». Si intuisce dunque che questo sarà solo un primo giro di valzer, a cui ne seguiranno altri, probabilmente con un coinvolgimento maggiore della città. Come già si era prospettato prima dell'estate, si è attivato lo scambio pianura-montagna e c'è da scommettersi che continuerà.
La nomina più significativa è certamente quella del teologo don Gigi Bavagnoli a parroco di Pontedellolio. Don Bavagnoli lascia l'incarico di rettore del seminario urbano che rimane così vacante. E' possibile che venga ricoperto pro tempore da monsignor Antonio Malvicini.
Don Renzo Corbelletta, da parroco di Pontedellolio, assume l'incarico di rettore del seminario di Bedonia e del santuario di Madonnna di San Marco. A Bedonia andrà anche (da Metti) don Franco Cattivelli con l'incarico di vicerettore del seminario e del Santuario di Madonna di San Marco. Il seminario di Bedonia fa parte della diocesi di Piacenza-Bobbio e assolve oggi una funzione di centro spirituale e culturale essendo già da anni senza seminaristi. Ci si può chiedere a che servono due preti per un seminario senza seminaristi. E' un problema di tasselli e puzzle. Don Corbelletta doveva lasciare Pontedellolio per la parrocchia di Tarsogno dalla quale don Roberto Mazzari sarebbe a sua volta partito per una parrocchia della città. Quest'ultimo spostamento, per vari motivi, non è stato possibile. Si farà più avanti.
Da Bedonia scende don Piero Lezoli che diventa parroco di Vigolzone e moderatore della relativa unità pastorale. Prende il posto di don Cesare Lugani che diventa parroco di Bacedasco Basso. Cambio all'ospedale di Piacenza: don Virgilio Zuffada e don Carlo Tagliaferri lasciano la Cappellania e diventano parroci del santuario Beata Vergine delle Genti (Strà). Le altre nomine: don Emanuele Musso parroco di Tornolo, don Giancarlo Biolzi amministratore parrocchiale di Metti, don Roberto Isola direttore spirituale del Collegio Alberoni e del pre-seminario curato D'Ars (mantenendo i precedenti incarichi), don Michele Malinverni animatore del pre seminario curato D'Ars lasciando la parrocchia di Fiorenzuola, don Matteo Bersani assistente diocesano dell'Acr (mantenendo i precedenti incarichi) al posto di don Giuseppe Lusignani. Infine Massimo Magnaschi sostituisce Enrico Corti come direttore dell'Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro.
Una parola sulla Cappellania dell'Ospedale di Piacenza. In giugno era stato nominato don Angelo Brigati. Ma per una parrocchia così vasta come quella dell'ospedale non è sufficiente. Arriverà molto probabilmente un aiuto.
Si diceva di come fosse l'inizio di un cambiamento nella diocesi di Piacenza-Bobbio. I fedeli si troveranno man mano che passa il tempo nuovi volti nelle chiese. E' il frutto della prima serie di nomine piuttosto consistente curata personalmente dal nuovo vicario generale, monsignor Giuseppe Illica, al fianco del vescovo Gianni Ambrosio. Non è un caso che, per la prima volta, il capo della diocesi accompagni gli spostamenti con un messaggio in cui si sottolinea l'importanza delle Unità Pastorali e quindi di un clero unito in comunione con il territorio. Obbedienza, sacrificio, pazienza, unità e comunione, oltre al cambiamento, sono le parole chiave utilizzate dal presule nel suo messaggio al clero. «Desidero ringraziare i sacerdoti che, con la loro obbedienza, mi danno un aiuto per servire il bene della nostra Chiesa e venire incontro alle necessità delle nostre comunità» esordisce il vescovo. «Ringrazio coloro che, con sacrificio, hanno lasciato il loro incarico - evidenzia -. Chiedo poi ad altri sacerdoti di pazientare nelle loro comprensibili esigenze di cambiamento». «A tutti ricordo che - prosegue la lettera - con l'ordinazione sacerdotale, noi sacerdoti siamo entrati a far parte del nostro presbiterio diocesano e condividiamo la responsabilità pastorale della diocesi. Per di più, con le Unità pastorali, ogni sacerdote, vivendo il proprio servizio, è - e deve sentirsi - corresponsabile della pastorale dell'Unità pastorale. Con questo spirito si vive la comunione presbiterale e si aiutano le nostre comunità ad accogliere i cambiamenti con spirito di fede e di comunione». Si intuisce dunque che questo sarà solo un primo giro di valzer, a cui ne seguiranno altri, probabilmente con un coinvolgimento maggiore della città. Come già si era prospettato prima dell'estate, si è attivato lo scambio pianura-montagna e c'è da scommettersi che continuerà.
La nomina più significativa è certamente quella del teologo don Gigi Bavagnoli a parroco di Pontedellolio. Don Bavagnoli lascia l'incarico di rettore del seminario urbano che rimane così vacante. E' possibile che venga ricoperto pro tempore da monsignor Antonio Malvicini.
Don Renzo Corbelletta, da parroco di Pontedellolio, assume l'incarico di rettore del seminario di Bedonia e del santuario di Madonnna di San Marco. A Bedonia andrà anche (da Metti) don Franco Cattivelli con l'incarico di vicerettore del seminario e del Santuario di Madonna di San Marco. Il seminario di Bedonia fa parte della diocesi di Piacenza-Bobbio e assolve oggi una funzione di centro spirituale e culturale essendo già da anni senza seminaristi. Ci si può chiedere a che servono due preti per un seminario senza seminaristi. E' un problema di tasselli e puzzle. Don Corbelletta doveva lasciare Pontedellolio per la parrocchia di Tarsogno dalla quale don Roberto Mazzari sarebbe a sua volta partito per una parrocchia della città. Quest'ultimo spostamento, per vari motivi, non è stato possibile. Si farà più avanti.
Da Bedonia scende don Piero Lezoli che diventa parroco di Vigolzone e moderatore della relativa unità pastorale. Prende il posto di don Cesare Lugani che diventa parroco di Bacedasco Basso. Cambio all'ospedale di Piacenza: don Virgilio Zuffada e don Carlo Tagliaferri lasciano la Cappellania e diventano parroci del santuario Beata Vergine delle Genti (Strà). Le altre nomine: don Emanuele Musso parroco di Tornolo, don Giancarlo Biolzi amministratore parrocchiale di Metti, don Roberto Isola direttore spirituale del Collegio Alberoni e del pre-seminario curato D'Ars (mantenendo i precedenti incarichi), don Michele Malinverni animatore del pre seminario curato D'Ars lasciando la parrocchia di Fiorenzuola, don Matteo Bersani assistente diocesano dell'Acr (mantenendo i precedenti incarichi) al posto di don Giuseppe Lusignani. Infine Massimo Magnaschi sostituisce Enrico Corti come direttore dell'Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro.
Una parola sulla Cappellania dell'Ospedale di Piacenza. In giugno era stato nominato don Angelo Brigati. Ma per una parrocchia così vasta come quella dell'ospedale non è sufficiente. Arriverà molto probabilmente un aiuto.
martedì 27 settembre 2011
Morto il parroco di Trevozzo
E’ morto questa mattina, dopo lunga malattia, all’ospedale di Pavia dov’era ricoverato, don Luigi Carrà. Il sacerdote era nato a Fabbiano di Borgonovo i1 10 maggio 1940 ed è stato ordinato sacerdote i1 14 agosto 1966. Ha iniziato i1 suo servizio pastorale come curato a Santimento passando nel 1967 a Pianello e poi nel 1970 a Carpaneto Piacentino. Nell'ottobre del 1976 viene inviato a Roma per frequentare un corso di aggiornamento e nel 1978 parte missionario per il Brasile.
Rientrato in diocesi nel 1988, dopo una pausa di sei mesi, riparte per il Brasile che lascia definitivamente nel 1991. Viene così nominato coparroco di Pontenure il 9 aprile 1991, per passare alla guida della parrocchia di Roveleto di Cadeo nel 1995. Nel 2002 è amministratore parrocchiale di Albareto e l'anno seguente anche di Vicomarino. Il 1 ° luglio 2003 gli viene affidata la parrocchia di Trevozzo a cui si aggiungono anche Caminata (10 novembre 2003) e Sala Mandelli.
I funerali si terranno giovedì prossimo, 29 settembre, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Trevozzo; saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
Rientrato in diocesi nel 1988, dopo una pausa di sei mesi, riparte per il Brasile che lascia definitivamente nel 1991. Viene così nominato coparroco di Pontenure il 9 aprile 1991, per passare alla guida della parrocchia di Roveleto di Cadeo nel 1995. Nel 2002 è amministratore parrocchiale di Albareto e l'anno seguente anche di Vicomarino. Il 1 ° luglio 2003 gli viene affidata la parrocchia di Trevozzo a cui si aggiungono anche Caminata (10 novembre 2003) e Sala Mandelli.
I funerali si terranno giovedì prossimo, 29 settembre, alle ore 15, nella chiesa parrocchiale di Trevozzo; saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.
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Comunicati diocesi Piacenza-Bobbio
lunedì 26 settembre 2011
Consigli per le offerte/ Un santuario in Senegal made in Piacenza
Un santuario mariano in Senegal made in Piacenza. Ancora un buon esempio di solidarietà senza confini. Una buona azione destinata ad una realtà che non abbiamo visto con i nostri occhi ma che ci è stata raccontata da occhi fidati e persone per bene. Vale l'offerta.
Sarà targato Piacenza il nuovo santuario mariano di Savoigne, in Senegal. Il precedente tempio, nella missione in cui opera il lodigiano frate Emanuele Zanaboni, è stato quasi totalmente distrutto da eventi naturali. L'Sos è arrivato sino a Piacenza, dove frate Zanaboni è conosciuto e stimato. Frate Emanuele vorrebbe partire con la costruzione di un Santuario Mariano, da affiancare al centro artigianale che svolge, oltre alle funzioni religiose, funzioni ricreative e scolastiche per il villaggio. Causa intemperie, la chiesa esistente è andata distrutta e urge più che mai una nuova struttura. Per questo motivo, il Santuario Mariano di Savoigne e l'associazione Home Gallery (presieduta dall'architetto Carlo Ponzini), hanno stabilito un rapporto di collaborazione, affinchè la Chiesa possa continuare svolgere il suo servizio e Home Gallery a provvedere al progetto collaborando al reperimento fondi per la realizzazione dell'opera.
Per maggiori informazioni si può consultare la sezione progetti sul sito internet www. homegallery. info. Il progetto della nuova chiesa è stato curato dall'architetto Carlo Ponzini che lo ha messo gratuitamente a disposizione di fra' Zanaboni. Il sacerdote, originario di Codogno, è in Africa dal 1970, prima come infermiere in Togo e in Benin, poi nel 1982 con altri missionari spagnoli in Senegal, a Savoigne, un piccolo centro di 1.600 abitanti, quasi tutti musulmani, distante una trentina di chilometri dall'antica capitale Saint Louis. Ottenuto un terreno (una vecchia discarica), dopo averlo ripulito, ha costruito con il sostegno dell'Italia il Centro Saint Blase: una canonica, un laboratorio, una cappella, un cortile, una sala cinema, una sala musica e, naturalmente, la chiesa, che oggi è da rifare. Il nuovo tempio, come si vede dalla pianta che pubblichiamo, si presenta come una costruzione semplice, di una sola navata, tagliata dal transetto con due cappelle laterali: una con l'urna di San Generoso, l'altra con la statua della Madonna. Capace di oltre 250 posti a sedere, il tempio è caratterizzato dall'ampio sagrato, che "esce" dalla chiesa coperta per permettere lo svolgimento di cerimonie all'aperto, e dal campanile centrale.
L'associazione Home Gallery è nata otto anni fa con la finalità di creare eventi legati alla promozione della cultura dell'arte e del design. Successivamente, proprio con queste finalità, ha stretto un accordo con il Conservatorio Nicolini per l'organizzazione della rassegna Musicarte.
Federico Frighi
07/09/2011 Libertà
Sarà targato Piacenza il nuovo santuario mariano di Savoigne, in Senegal. Il precedente tempio, nella missione in cui opera il lodigiano frate Emanuele Zanaboni, è stato quasi totalmente distrutto da eventi naturali. L'Sos è arrivato sino a Piacenza, dove frate Zanaboni è conosciuto e stimato. Frate Emanuele vorrebbe partire con la costruzione di un Santuario Mariano, da affiancare al centro artigianale che svolge, oltre alle funzioni religiose, funzioni ricreative e scolastiche per il villaggio. Causa intemperie, la chiesa esistente è andata distrutta e urge più che mai una nuova struttura. Per questo motivo, il Santuario Mariano di Savoigne e l'associazione Home Gallery (presieduta dall'architetto Carlo Ponzini), hanno stabilito un rapporto di collaborazione, affinchè la Chiesa possa continuare svolgere il suo servizio e Home Gallery a provvedere al progetto collaborando al reperimento fondi per la realizzazione dell'opera.
Per maggiori informazioni si può consultare la sezione progetti sul sito internet www. homegallery. info. Il progetto della nuova chiesa è stato curato dall'architetto Carlo Ponzini che lo ha messo gratuitamente a disposizione di fra' Zanaboni. Il sacerdote, originario di Codogno, è in Africa dal 1970, prima come infermiere in Togo e in Benin, poi nel 1982 con altri missionari spagnoli in Senegal, a Savoigne, un piccolo centro di 1.600 abitanti, quasi tutti musulmani, distante una trentina di chilometri dall'antica capitale Saint Louis. Ottenuto un terreno (una vecchia discarica), dopo averlo ripulito, ha costruito con il sostegno dell'Italia il Centro Saint Blase: una canonica, un laboratorio, una cappella, un cortile, una sala cinema, una sala musica e, naturalmente, la chiesa, che oggi è da rifare. Il nuovo tempio, come si vede dalla pianta che pubblichiamo, si presenta come una costruzione semplice, di una sola navata, tagliata dal transetto con due cappelle laterali: una con l'urna di San Generoso, l'altra con la statua della Madonna. Capace di oltre 250 posti a sedere, il tempio è caratterizzato dall'ampio sagrato, che "esce" dalla chiesa coperta per permettere lo svolgimento di cerimonie all'aperto, e dal campanile centrale.
L'associazione Home Gallery è nata otto anni fa con la finalità di creare eventi legati alla promozione della cultura dell'arte e del design. Successivamente, proprio con queste finalità, ha stretto un accordo con il Conservatorio Nicolini per l'organizzazione della rassegna Musicarte.
Federico Frighi
07/09/2011 Libertà
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domenica 25 settembre 2011
Mogavero: tre generazioni per ripulire il nostro Paese
Si è conlcuso a Piacenza il Festival del diritto. Due le figure della Chiesa invitate a parlare: Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, e monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo. Abbiamo seguito quest'ultimo per Libertà. Al di là del giudizio su Berlusconi è interessante l'analisi sui veleni di questi anni. Per Mogavero ci vorranno tre generazioni per farne piazza pulita.
Apre con papa Benedetto XVI che nella sua visita in Germania ha citato l'ecologia dell'uomo collocandone al centro la figura umana; chiude con Giovanni Paolo II che non aveva paura della tecnica perchè l'uomo possiede, unico nel Creato, apertura al mistero e desiderio di conoscenza. Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, introdotto dal giornalista di Repubblica, Orazio La Rocca, nell'auditorium di Sant'Ilario spiega come umanizzare la tecnica sia possibile. Basta che l'uomo rimanga soggetto e non ne diventi oggetto o ostaggio.
Inizia dal pensiero del filosofo Emanuele Severino (invitato a questa edizione del Festival del Diritto) che parte dalla «centralità della tecnica nella vita dell'uomo, tendenzialmente capace di avvilupparle l'esistenza, come se l'uomo avesse abdicato alla tecnica». Evidenzia le «formidabili capacità della tecnica capace di conquistare la meraviglia dell'uomo», ma anche «il disagio dell'uomo nello scoprirsi soverchiato e quasi indifeso». Tutto questo ci dice come «l'uomo da soggetto diventa oggetto, campo sperimentale della tecnica». «Il filosofo - prosegue Mogavero - si premura di mettere in guardia dalla misura ingenuamente ottimistica dell'uomo nei confronti della tecnica e delle sue scoperte. Questo profilo ottimistico rendono l'uomo stesso indifeso e vulnerabile: crede che sia la tecnica una sua creatura e non possa mai perderne il controllo».
«Riconosco che questa riflessione ha spunti interessanti anche se il quadro di riferimento rimane incompiuto - osserva il presule -. L'uomo scopre ogni giorni fragilità e limiti in una lotta dalla quale cerca di uscire vincitore. Le cui grandi scommesse sono malattia e morte».
«Ma il confronto tra tecnica e uomo va oltre - è convinto Mogavero - ci sono le tecnologie comunicative, le applicazioni terapeutiche, fino ad arrivare alle intelligenze artificiali».
Il vescovo di Mazara del Vallo sostiene che la tecnologia ha migliorato la qualità della vita solo marginalmente: «Tutto questo ha creato aspettative e assilli. Oggi l'uomo chiede alla tecnologia di abbattere le barriere, siamo di fronte ad un ritorno del mito del super l'uomo, è in atto una dinamica che fa coltivare l'illusione che prima o poi non ci saranno legami che frenano l'onnipotenza umana».
La tecnica è connotata da una profonda ambiguità: «Se da un lato è amica dell'uomo, dall'altro esige di essere accostata con giudizio ed equilibrio». Confessa di avere il tablet pc, l'Ipad dal quale legge gli appunti: «Bisogna vedere se è uno strumento nelle nostre mane oppure se io divento strumento nelle sue». Fa un accenno alle biotecnologie e al documento della Cei contro l'accanimento terapeutico.
Chiude con Giovanni Paolo II: «Il suo amore per scienza e tecnica è noto a tutti, così come la sua capacità di mostrare i limiti di una umanità sofferente. Il rischio di far morire l'uomo per mano della scienza non si corre se si considera che l'uomo in ogni espressione della sua vita porta con sé qualche cosa che lo contaddistingue nel Creato: l'apertura al mistero e l'inesauribile desiderio di conoscenza».
Dal virus della tecnica al virus del berlusconismo il passo è breve. Almeno in Sant'Ilario dove La Rocca serve l'assist e monsignor Mogavero non si tira indietro, precisando di parlare a titolo personale. «Non ce l'ho con Berlusconi ma con il berlusconismo - puntualizza il vescovo -. Berlusconi, nonostante le rassicurazioni dei medici, prima o poi dovrà passare la mano. Ma i giovani di oggi non riescono a difendersi da certi virus che si insinuano dentro e che diventano convinzione e tessuto connettivo delle persone e che l'Italia si porterà dietro per almeno tre generazioni». «Quello che acquisiscono oggi i nostri adolescenti - aggiunge Mogavero -, indifesi e non aiutati a reagire criticamente di fronte ai modelli che il paese è costretto a contemplare quotidianamente, inciderà nella convivenza del nostro Paese almeno per altri quarant'anni. Ci vorranno generazioni per purificare la vita sociale del Paese da certi veleni che stiamo assimilando e che sono tanto più infidi perchè non ci accorgiamo di respirarli. Io plauderei Berlusconi se facesse un passo indietro perchè ritengo che, forse per la prima volta in questi in questi 16-17 anni, gioverebbe veramente alle sorti del Paese».
Federico Frighi
24/09/2011 Libertà
Apre con papa Benedetto XVI che nella sua visita in Germania ha citato l'ecologia dell'uomo collocandone al centro la figura umana; chiude con Giovanni Paolo II che non aveva paura della tecnica perchè l'uomo possiede, unico nel Creato, apertura al mistero e desiderio di conoscenza. Monsignor Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, introdotto dal giornalista di Repubblica, Orazio La Rocca, nell'auditorium di Sant'Ilario spiega come umanizzare la tecnica sia possibile. Basta che l'uomo rimanga soggetto e non ne diventi oggetto o ostaggio.
Inizia dal pensiero del filosofo Emanuele Severino (invitato a questa edizione del Festival del Diritto) che parte dalla «centralità della tecnica nella vita dell'uomo, tendenzialmente capace di avvilupparle l'esistenza, come se l'uomo avesse abdicato alla tecnica». Evidenzia le «formidabili capacità della tecnica capace di conquistare la meraviglia dell'uomo», ma anche «il disagio dell'uomo nello scoprirsi soverchiato e quasi indifeso». Tutto questo ci dice come «l'uomo da soggetto diventa oggetto, campo sperimentale della tecnica». «Il filosofo - prosegue Mogavero - si premura di mettere in guardia dalla misura ingenuamente ottimistica dell'uomo nei confronti della tecnica e delle sue scoperte. Questo profilo ottimistico rendono l'uomo stesso indifeso e vulnerabile: crede che sia la tecnica una sua creatura e non possa mai perderne il controllo».
«Riconosco che questa riflessione ha spunti interessanti anche se il quadro di riferimento rimane incompiuto - osserva il presule -. L'uomo scopre ogni giorni fragilità e limiti in una lotta dalla quale cerca di uscire vincitore. Le cui grandi scommesse sono malattia e morte».
«Ma il confronto tra tecnica e uomo va oltre - è convinto Mogavero - ci sono le tecnologie comunicative, le applicazioni terapeutiche, fino ad arrivare alle intelligenze artificiali».
Il vescovo di Mazara del Vallo sostiene che la tecnologia ha migliorato la qualità della vita solo marginalmente: «Tutto questo ha creato aspettative e assilli. Oggi l'uomo chiede alla tecnologia di abbattere le barriere, siamo di fronte ad un ritorno del mito del super l'uomo, è in atto una dinamica che fa coltivare l'illusione che prima o poi non ci saranno legami che frenano l'onnipotenza umana».
La tecnica è connotata da una profonda ambiguità: «Se da un lato è amica dell'uomo, dall'altro esige di essere accostata con giudizio ed equilibrio». Confessa di avere il tablet pc, l'Ipad dal quale legge gli appunti: «Bisogna vedere se è uno strumento nelle nostre mane oppure se io divento strumento nelle sue». Fa un accenno alle biotecnologie e al documento della Cei contro l'accanimento terapeutico.
Chiude con Giovanni Paolo II: «Il suo amore per scienza e tecnica è noto a tutti, così come la sua capacità di mostrare i limiti di una umanità sofferente. Il rischio di far morire l'uomo per mano della scienza non si corre se si considera che l'uomo in ogni espressione della sua vita porta con sé qualche cosa che lo contaddistingue nel Creato: l'apertura al mistero e l'inesauribile desiderio di conoscenza».
Dal virus della tecnica al virus del berlusconismo il passo è breve. Almeno in Sant'Ilario dove La Rocca serve l'assist e monsignor Mogavero non si tira indietro, precisando di parlare a titolo personale. «Non ce l'ho con Berlusconi ma con il berlusconismo - puntualizza il vescovo -. Berlusconi, nonostante le rassicurazioni dei medici, prima o poi dovrà passare la mano. Ma i giovani di oggi non riescono a difendersi da certi virus che si insinuano dentro e che diventano convinzione e tessuto connettivo delle persone e che l'Italia si porterà dietro per almeno tre generazioni». «Quello che acquisiscono oggi i nostri adolescenti - aggiunge Mogavero -, indifesi e non aiutati a reagire criticamente di fronte ai modelli che il paese è costretto a contemplare quotidianamente, inciderà nella convivenza del nostro Paese almeno per altri quarant'anni. Ci vorranno generazioni per purificare la vita sociale del Paese da certi veleni che stiamo assimilando e che sono tanto più infidi perchè non ci accorgiamo di respirarli. Io plauderei Berlusconi se facesse un passo indietro perchè ritengo che, forse per la prima volta in questi in questi 16-17 anni, gioverebbe veramente alle sorti del Paese».
Federico Frighi
24/09/2011 Libertà
Argomenti
Domenico Mogavero,
Festival diritto
mercoledì 21 settembre 2011
Un rinforzo per la Santissima Trinità
Nel quartier generale delle comunità neocat arriva un padre somasco come rinforzo. La Santissima Trinità, almeno per un annetto, sarà dunque retta dal parroco monsignor Riccardo Alessandrini, dal vicario parrocchiale don Valerio Picchioni e dal neo arrivato padre Severino Mondelli.
(fri) Nuovo sacerdote per la Santissima Trinità. E' stato presentato domenica nella parrocchia piacentina padre Severino Mondelli, della congregazione dei Padri Somaschi. Il sacerdote, 41 anni, ha chiesto ed ottenuto di fare un'esperienza in diocesi e così, con il benestare del vescovo Gianni Ambrosio, è stato inviato alla Santissima Trinità. Viene dalla Chiesa Ambrosiana, in particolare da Cinisello Balsamo (parrocchia della Sacra Famiglia). E' noto per un approccio molto giovanile al Vangelo; a Mestre fece entrare in chiesa la musica di Vasco e dei Litfiba, naturalmente trovando nei testi l'aggancio con le Scritture. Copre il posto lasciato libero da don Massimo Cassola che quest'anno sarà impegnato a Venezia nello studio del diritto canonico al Marcianum. Lo Studium Generale Marcianum è il polo pedagogico-accademico del patriarcato di Venezia, nato per volontà del cardinale Angelo Scola, oggi arcivescovo di Milano.
20/09/2011 Libertà
(fri) Nuovo sacerdote per la Santissima Trinità. E' stato presentato domenica nella parrocchia piacentina padre Severino Mondelli, della congregazione dei Padri Somaschi. Il sacerdote, 41 anni, ha chiesto ed ottenuto di fare un'esperienza in diocesi e così, con il benestare del vescovo Gianni Ambrosio, è stato inviato alla Santissima Trinità. Viene dalla Chiesa Ambrosiana, in particolare da Cinisello Balsamo (parrocchia della Sacra Famiglia). E' noto per un approccio molto giovanile al Vangelo; a Mestre fece entrare in chiesa la musica di Vasco e dei Litfiba, naturalmente trovando nei testi l'aggancio con le Scritture. Copre il posto lasciato libero da don Massimo Cassola che quest'anno sarà impegnato a Venezia nello studio del diritto canonico al Marcianum. Lo Studium Generale Marcianum è il polo pedagogico-accademico del patriarcato di Venezia, nato per volontà del cardinale Angelo Scola, oggi arcivescovo di Milano.
20/09/2011 Libertà
Argomenti
Santissima Trinità
martedì 20 settembre 2011
Vicini e lontani/ Monari in treno con i pendolari
E' doveroso che i governanti siano informati su che cosa e chi governano, sulle ricchezze, le povertà, le speranze del proprio popolo. Il vescovo Luciano Monari, che oggi si trova alla guida della chiesa bresciana, è salito sul treno ed è andato ad intervistare i pendolari.
(fri) Il vescovo Luciano Monari, a Piacenza per dodici anni e mezzo, oggi a Brescia, per preparare il prossimo sinodo diocesano ha deciso di scendere sui binari, o meglio, in carrozza. Da Brescia a Milano "pendolano" ogni giorno per lavoro più di 23mila bresciani che prendono il treno verso il capoluogo lombardo. Un'intera comunità che vive gran parte della propria settimana sui mezzi di trasporto pubblico, il treno in particolare. Così monsignor Luciano Monari - cittadino onorario di Piacenza - ieri mattina ha deciso di prendere il regionale delle 7 e 27 e di fare il viaggio con i suoi pendolari intervistandoli per comprendere meglio problemi, disagi e speranze di vita. La notizia del vescovo in treno è stata ripresa da diversi organi di stampa nazionali.
16/09/2011 Libertà
(fri) Il vescovo Luciano Monari, a Piacenza per dodici anni e mezzo, oggi a Brescia, per preparare il prossimo sinodo diocesano ha deciso di scendere sui binari, o meglio, in carrozza. Da Brescia a Milano "pendolano" ogni giorno per lavoro più di 23mila bresciani che prendono il treno verso il capoluogo lombardo. Un'intera comunità che vive gran parte della propria settimana sui mezzi di trasporto pubblico, il treno in particolare. Così monsignor Luciano Monari - cittadino onorario di Piacenza - ieri mattina ha deciso di prendere il regionale delle 7 e 27 e di fare il viaggio con i suoi pendolari intervistandoli per comprendere meglio problemi, disagi e speranze di vita. La notizia del vescovo in treno è stata ripresa da diversi organi di stampa nazionali.
16/09/2011 Libertà
Argomenti
Luciano Monari,
Vicini e lontani
Anno sabbatico per l'Angil
Si interrompe per un anno il premio dell'Angil dal Dom. Gli organizzatori - la Fondazione di Piacenza e Vigevano - non hanno trovato la figura giusta e ci vogliono pensare ancora un po'. Si riprenderà nel 2012, hanno assicurato. Da una parte una scelta che può lasciare perplessi, dall'altra una scelta che conferma come l'Angil sia un riconoscimento rigoroso che non viene assegnato al primo che capita. Una strada da seguire per altre manifestazioni.
L'Angil dal Dom si ferma per un anno. Il prestigioso premio della Fondazione di Piacenza e Vigevano, legato alla cattedrale della diocesi di Piacenza-Bobbio, quest'anno non si terrà. Il motivo? Manca il candidato giusto, quello che risponde appieno ai requisiti del riconoscimento.
«Abbiamo avuto diverse segnalazioni - conferma Giacomo Marazzi, presidente della Fondazione - ma non eravamo convinti. Quest'anno toccava ad un laico ricevere la statuetta, ma, nonostante la dignità dei candidati segnalatici, non c'era quel qualcosa che potesse soddisfare i nostri criteri. Così abbiamo preferito aspettare. Ci prendiamo un anno sabbatico per trovare la persona veramente giusta». Marazzi ci tiene a precisare che si tratta solo di una pausa di riflessione e che la manifestazione non viene messa in discussione, neppure nella sua periodicità, che rimarrà annuale. Le candidature vengono raccolte dalla stessa Fondazione, sentito il mondo dell'associazionismo piacentino. Il premio viene assegnato ogni anno ai piacentini che hanno tenuto alto il nome di Piacenza nel mondo: persone che risiedono all'estero in modo stabile, che con il loro operato hanno contribuito a migliorare la qualità della vita di una comunità, lasciando una loro personale impronta nel sociale, nella cultura, nella scienza. Un'impronta che con Piacenza deve avere una effettiva "corrispondenza d'amorosi sensi". La decisione ultima è del Consiglio della Fondazione, ma se per la figura del religioso - che si alterna con chi non appartiene al mondo ecclesiale - si sente anche il parere della diocesi, per il laico, generalmente, ci si affida alla "civitas". «Ci erano arrivate segnalazioni di persone che sono rientrate dall'estero o che vivono un rapporto di pendolarismo - prosegue Marazzi -, segnalazioni di imprenditori, figure nobilissime ma non del tutto rispondenti ai requisiti. Da qui la decisione di aspettare». Una decisione sofferta, accolta con dispiacere dalle parti della Curia di Piacenza-Bobbio. Monsignor Anselmo Galvani, parroco della cattedrale, ha già espresso il proprio pensiero in un incontro privato con il presidente Marazzi. «A noi dispiace - confessa il sacerdote - eravamo abituati all'Angil dal Dom ogni anno ma, visto che il premio è della Fondazione, la Fondazione se lo gestisce come crede». La cerimonia di consegna della statuetta si teneva ogni anno nella domenica in cui si festeggiava Santa Giustina, patrona della cattedrale e co-patrona della città e della diocesi. «Noi comunque Santa Giustina la onoreremo lo stesso con una serie di iniziative domenica 25 settembre» annuncia monsignor Galvani. L'Angil, visti i tempi, si dovrà accontentare dell'impianto di illuminazione nuovo e del tricolore che ancora sventola lassù per il 150° dell'unità nazionale.
Federico Frighi
17/09/2011 Libertà
L'Angil dal Dom si ferma per un anno. Il prestigioso premio della Fondazione di Piacenza e Vigevano, legato alla cattedrale della diocesi di Piacenza-Bobbio, quest'anno non si terrà. Il motivo? Manca il candidato giusto, quello che risponde appieno ai requisiti del riconoscimento.
«Abbiamo avuto diverse segnalazioni - conferma Giacomo Marazzi, presidente della Fondazione - ma non eravamo convinti. Quest'anno toccava ad un laico ricevere la statuetta, ma, nonostante la dignità dei candidati segnalatici, non c'era quel qualcosa che potesse soddisfare i nostri criteri. Così abbiamo preferito aspettare. Ci prendiamo un anno sabbatico per trovare la persona veramente giusta». Marazzi ci tiene a precisare che si tratta solo di una pausa di riflessione e che la manifestazione non viene messa in discussione, neppure nella sua periodicità, che rimarrà annuale. Le candidature vengono raccolte dalla stessa Fondazione, sentito il mondo dell'associazionismo piacentino. Il premio viene assegnato ogni anno ai piacentini che hanno tenuto alto il nome di Piacenza nel mondo: persone che risiedono all'estero in modo stabile, che con il loro operato hanno contribuito a migliorare la qualità della vita di una comunità, lasciando una loro personale impronta nel sociale, nella cultura, nella scienza. Un'impronta che con Piacenza deve avere una effettiva "corrispondenza d'amorosi sensi". La decisione ultima è del Consiglio della Fondazione, ma se per la figura del religioso - che si alterna con chi non appartiene al mondo ecclesiale - si sente anche il parere della diocesi, per il laico, generalmente, ci si affida alla "civitas". «Ci erano arrivate segnalazioni di persone che sono rientrate dall'estero o che vivono un rapporto di pendolarismo - prosegue Marazzi -, segnalazioni di imprenditori, figure nobilissime ma non del tutto rispondenti ai requisiti. Da qui la decisione di aspettare». Una decisione sofferta, accolta con dispiacere dalle parti della Curia di Piacenza-Bobbio. Monsignor Anselmo Galvani, parroco della cattedrale, ha già espresso il proprio pensiero in un incontro privato con il presidente Marazzi. «A noi dispiace - confessa il sacerdote - eravamo abituati all'Angil dal Dom ogni anno ma, visto che il premio è della Fondazione, la Fondazione se lo gestisce come crede». La cerimonia di consegna della statuetta si teneva ogni anno nella domenica in cui si festeggiava Santa Giustina, patrona della cattedrale e co-patrona della città e della diocesi. «Noi comunque Santa Giustina la onoreremo lo stesso con una serie di iniziative domenica 25 settembre» annuncia monsignor Galvani. L'Angil, visti i tempi, si dovrà accontentare dell'impianto di illuminazione nuovo e del tricolore che ancora sventola lassù per il 150° dell'unità nazionale.
Federico Frighi
17/09/2011 Libertà
lunedì 19 settembre 2011
Il vicario: anche la Chiesa paga le tasse
La Chiesa piacentina sente il bisogno di intervenire sulla questione delle tasse. Lo fa con il vicario generale Giuseppe Illica che spiega come viene pagato l'Ici e quali siano le varie esenzioni. E' sbagliato, dunque, dire che la Chiesa non paga le tessa. Le paga eccome. Probabilmente si potevano dare indicazioni più precise rispetto a quanto riportato nell'articolo sotto, ma il senso è quello.
«Non siamo ladri, la Chiesa paga tutte le tasse, compresa l'Ici». Il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Giuseppe Illica, convoca una conferenza stampa per smentire «una falsa informazione che circola su Facebook». Tutto è iniziato quando qualche settimana fa il cardinale Angelo Bagnasco disse che è dovere dei cattolici pagare le tasse; su internet gli risposero: "Ma da che pulpito! Visto che la Chiesa non paga l'Ici". Il post è arrivato anche sul profilo Facebook del vicario generale che ha deciso di fare chiarezza.
Conti alla mano, la diocesi di Piacenza-Bobbio (Curia, Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Opera diocesana per la preservazione della fede), solo nel 2010, ha pagato 708mila euro di Ici, Ires e Irap. Di questi, solo l'Istituto per il Sostentamento del clero 151mila euro di Ici. Si aggiungano poi le tasse pagate dalle parrocchie che hanno bar, circoli o che semplicemente affittano appartamenti. Lo stesso Istituto per il Sostentamento del Clero ha sede nel palazzo della Curia paga l'affitto alla Curia (ovvero alla diocesi) e quest'ultima ne paga l'Ici.
Monsignor Illica ci tiene ad evidenziare come la Chiesa paghi l'imposta comunale «su tutti gli immobili che hanno finalità commerciali». Non solo: «Le esenzioni è solo sugli immobili con finalità di culto o sociale, in pratica come quasi tutte le Onlus». Ancora: «La diocesi di Piacenza-Bobbio è addirittura creditrice dello Stato. Attendiamo dei fondi per la ristrutturazione del patrimonio artistico datati 2002 e che probabilmente non vedremo mai più». «Faccio presente - osserva il vicario generale - che il patrimonio artistico ed architettonico che si trova a gestire la Chiesa è completamente a suo carico».
Don Giorgio Bosini, l'economo diocesano, conferma: «E' in corso la catalogazione anche on line di tutto il nostro patrimonio che ha visto fino ad ora 80mila schede; così come la catalogazione delle chiese che in tutta la diocesi sono 804». La prima catalogazione è costata un milione e 200mila euro: oltre 600mila li ha pagati la Chiesa piacentina di tasca propria. Don Bosini prosegue con l'elenco delle cifre: «Solo la Caritas diocesana nel 2010 ha investito un milione e 700 mila euro in opere sociali». Una serie di esempi per far comprendere alla gente - anche alla comunità cattolica - che in giro la disinformazione porta a delle falsità. «Quando il vescovo Luciano Monari mi ha messo qui - ricorda don Bosini -, ha indicato la strada: trasparenza e legalità. E quella strada la seguiamo anche oggi». «Noi le tasse le paghiamo tutte - ribadisce il vicario generale - così come regola la materia il Concordato tra Stato e Chiesa; certo non paghiamo l'Ici sul Duomo di Piacenza, ma facciamo un servizio per tutta la comunità mantenendolo e conservandolo con i soldi della Chiesa e la stessa cosa vale per gli altri templi». A margine della conferenza stampa un accenno alle aree militari. «Vediamo che cosa succede con le dismissioni - dice don Bosini a proposito dei chiostri di San Sisto -, potrebbe essere l'opportunità giusta per il museo diocesano».
Federico Frighi
14/09/2011 Libertà
«Non siamo ladri, la Chiesa paga tutte le tasse, compresa l'Ici». Il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio, monsignor Giuseppe Illica, convoca una conferenza stampa per smentire «una falsa informazione che circola su Facebook». Tutto è iniziato quando qualche settimana fa il cardinale Angelo Bagnasco disse che è dovere dei cattolici pagare le tasse; su internet gli risposero: "Ma da che pulpito! Visto che la Chiesa non paga l'Ici". Il post è arrivato anche sul profilo Facebook del vicario generale che ha deciso di fare chiarezza.
Conti alla mano, la diocesi di Piacenza-Bobbio (Curia, Istituto diocesano per il sostentamento del clero, Opera diocesana per la preservazione della fede), solo nel 2010, ha pagato 708mila euro di Ici, Ires e Irap. Di questi, solo l'Istituto per il Sostentamento del clero 151mila euro di Ici. Si aggiungano poi le tasse pagate dalle parrocchie che hanno bar, circoli o che semplicemente affittano appartamenti. Lo stesso Istituto per il Sostentamento del Clero ha sede nel palazzo della Curia paga l'affitto alla Curia (ovvero alla diocesi) e quest'ultima ne paga l'Ici.
Monsignor Illica ci tiene ad evidenziare come la Chiesa paghi l'imposta comunale «su tutti gli immobili che hanno finalità commerciali». Non solo: «Le esenzioni è solo sugli immobili con finalità di culto o sociale, in pratica come quasi tutte le Onlus». Ancora: «La diocesi di Piacenza-Bobbio è addirittura creditrice dello Stato. Attendiamo dei fondi per la ristrutturazione del patrimonio artistico datati 2002 e che probabilmente non vedremo mai più». «Faccio presente - osserva il vicario generale - che il patrimonio artistico ed architettonico che si trova a gestire la Chiesa è completamente a suo carico».
Don Giorgio Bosini, l'economo diocesano, conferma: «E' in corso la catalogazione anche on line di tutto il nostro patrimonio che ha visto fino ad ora 80mila schede; così come la catalogazione delle chiese che in tutta la diocesi sono 804». La prima catalogazione è costata un milione e 200mila euro: oltre 600mila li ha pagati la Chiesa piacentina di tasca propria. Don Bosini prosegue con l'elenco delle cifre: «Solo la Caritas diocesana nel 2010 ha investito un milione e 700 mila euro in opere sociali». Una serie di esempi per far comprendere alla gente - anche alla comunità cattolica - che in giro la disinformazione porta a delle falsità. «Quando il vescovo Luciano Monari mi ha messo qui - ricorda don Bosini -, ha indicato la strada: trasparenza e legalità. E quella strada la seguiamo anche oggi». «Noi le tasse le paghiamo tutte - ribadisce il vicario generale - così come regola la materia il Concordato tra Stato e Chiesa; certo non paghiamo l'Ici sul Duomo di Piacenza, ma facciamo un servizio per tutta la comunità mantenendolo e conservandolo con i soldi della Chiesa e la stessa cosa vale per gli altri templi». A margine della conferenza stampa un accenno alle aree militari. «Vediamo che cosa succede con le dismissioni - dice don Bosini a proposito dei chiostri di San Sisto -, potrebbe essere l'opportunità giusta per il museo diocesano».
Federico Frighi
14/09/2011 Libertà
Argomenti
don Giuseppe Illica
Caritas, i premi della lotteria solidale
Dona e Vinci è la lotteria della Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio a sostegno delle opere di solidarietà. Ecco l’elenco dei numeri di serie vincenti della lotteria realizzata dalla Fondazione Autonoma Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio.
1 13099 Fiat Cinquecento
2 16211 Week end per due persone
3 5477 Bicicletta uomo/donna
4 18025 Bicicletta uomo/donna
5 356 Gita giornaliera per due persone Trenino del Bernina
6 26039 Bicicletta bimbo/bimba
7 36451 Bicicletta bimbo/bimba
8 3626 Confezione da 24 bottiglie di vino
9 22089 Confezione da 24 bottiglie di vino
10 17426 Confezione da 24 bottiglie di vino
11 9564 Cesto assortito di prodotti gastronomici
12 36596 Cesto assortito di prodotti gastronomici
I premi potranno essere ritirati, muniti dei biglietti vincenti e di documento d’identità in corso di validità, in orari di ufficio entro 21 giorni dall’estrazione presso la Fondazione Autonoma Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio, sita in Via Pietro Giordani 21, nel Comune di Piacenza.
Per motivi organizzativi e’ necessario indicare al momento della richiesta del 1° premio (sempre entro i 21 giorni successivi la data di estrazione fissata per il 17 settembre 2011) il nominativo della persona cui verrà intestata la vettura vinta.
· Per ogni necessità, chiarimento, ulteriore informazione chiamare la Segreteria Caritas allo 0523/332750 .
La Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio ringrazia:
- per i premi messi a disposizione:
* la concessionaria Giacomo Parietti per aver donato la Fiat 500
* Agenzia Viaggi dello Zodiaco
* Cantine Valtidone, Bonelli, Perini e Ferrari
- per le sponsorizzazioni:
* Confindustria, Cassa Edile, Forpin, Cattolica Assicurazioni, FBF, Zincatura Metalli, Tectubi raccordi SPA, Farmacie comunali piacentine, Enaip Piacenza, Drillmec
- per la distribuzione e vendita dei biglietti:
* Associazioni di categoria: Coldiretti, Associazione Industriali, Unione agricoltori, Unione provinciale artigiani, Libera associazioni artigiani, CGIL, Cisl, Uil, CNA, Unione Commercianti, Confesercenti, Libera Associazione Commercianti, Confcooperative
* Banca Farnese nella persona del presidente Avv. Augusto Ridella e BBC di Creta
* I parroci, i sacerdoti ed i volontari che hanno collaborato
* Associazione Carmen Cammi Volontari per la Caritas e tutte le associazioni di matrice ecclesiale * Gli organizzatori della Caritas: Pietro Ferrari, Massimo Magnaschi, Davide Marchettini, Franco Milani
1 13099 Fiat Cinquecento
2 16211 Week end per due persone
3 5477 Bicicletta uomo/donna
4 18025 Bicicletta uomo/donna
5 356 Gita giornaliera per due persone Trenino del Bernina
6 26039 Bicicletta bimbo/bimba
7 36451 Bicicletta bimbo/bimba
8 3626 Confezione da 24 bottiglie di vino
9 22089 Confezione da 24 bottiglie di vino
10 17426 Confezione da 24 bottiglie di vino
11 9564 Cesto assortito di prodotti gastronomici
12 36596 Cesto assortito di prodotti gastronomici
I premi potranno essere ritirati, muniti dei biglietti vincenti e di documento d’identità in corso di validità, in orari di ufficio entro 21 giorni dall’estrazione presso la Fondazione Autonoma Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio, sita in Via Pietro Giordani 21, nel Comune di Piacenza.
Per motivi organizzativi e’ necessario indicare al momento della richiesta del 1° premio (sempre entro i 21 giorni successivi la data di estrazione fissata per il 17 settembre 2011) il nominativo della persona cui verrà intestata la vettura vinta.
· Per ogni necessità, chiarimento, ulteriore informazione chiamare la Segreteria Caritas allo 0523/332750 .
La Caritas Diocesana di Piacenza-Bobbio ringrazia:
- per i premi messi a disposizione:
* la concessionaria Giacomo Parietti per aver donato la Fiat 500
* Agenzia Viaggi dello Zodiaco
* Cantine Valtidone, Bonelli, Perini e Ferrari
- per le sponsorizzazioni:
* Confindustria, Cassa Edile, Forpin, Cattolica Assicurazioni, FBF, Zincatura Metalli, Tectubi raccordi SPA, Farmacie comunali piacentine, Enaip Piacenza, Drillmec
- per la distribuzione e vendita dei biglietti:
* Associazioni di categoria: Coldiretti, Associazione Industriali, Unione agricoltori, Unione provinciale artigiani, Libera associazioni artigiani, CGIL, Cisl, Uil, CNA, Unione Commercianti, Confesercenti, Libera Associazione Commercianti, Confcooperative
* Banca Farnese nella persona del presidente Avv. Augusto Ridella e BBC di Creta
* I parroci, i sacerdoti ed i volontari che hanno collaborato
* Associazione Carmen Cammi Volontari per la Caritas e tutte le associazioni di matrice ecclesiale * Gli organizzatori della Caritas: Pietro Ferrari, Massimo Magnaschi, Davide Marchettini, Franco Milani
sabato 17 settembre 2011
venerdì 16 settembre 2011
Africa Mission, si vaccinano le vacche contro l'afta
Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo ha iniziato una campagna di vaccinazione delle mucche dei pastori karimojong che vivono nel distretto di Amudat, in Uganda.
Come è noto, infatti, la regione del Karamoja è una terra di pastori e i Karimojong confidano quasi completamente nelle mucche per la loro sopravvivenza. La quasi totalità del cibo consumato deriva da una magra agricoltura di sopravvivenza e dalle mandrie che affollano l’arida regione. Talvolta, però, quando entrano in scena malattie come l’afta epizootica, che è altamente contagiosa, la precaria sicurezza alimentare si lacera lasciando spazio a quella che può diventare facilmente un’altra delle tante emergenze umanitarie. Se infatti l’afta epizootica deteriora l’unica fonte sicura di sopravvivenza, fame e malnutrizione non tardano ad arrivare. E così viene aggravata la già precaria condizione di vita delle 104.200 persone che abitano nel distretto di Amudat, più o meno la stessa popolazione di Piacenza o Ancona.
Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo ha deciso quindi di intervenire per scongiurare l’insorgere di un’ennesima emergenza: ogni giorno il vaccino contro l’afta epizootica viene somministrato a più di 700 mucche nel distretto di Amudat, una delle zone più interessate dall’emergenza che sta colpendo il Corno d’Africa e che ha toccato anche il Karamoja. Il traguardo delle 70.000 vaccinazioni nei prossimi due mesi, che si è posta l’organizzazione piacentina, si sta avvicinando. Tutti i giorni, con passione e impegno, i veterinari, i tecnici e gli aiutanti delle comunità che fanno capo al Laboratorio veterinario di Moroto, struttura creata e gestita da Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, sono sul campo fin dalle prime luci dell’alba per vaccinare più di 700 mucche fra strade inesistenti, fango e pioggia che in questo periodo stanno limitando ogni movimento.
Il costo di somministrazione di ogni vaccino è di tre euro. Questo vuol dire che 21.361 bambini, 11.462 donne incinte o che stanno allattando e 5.731 anziani, tutte persone la cui salute viene messa fortemente a rischio dalla minima diminuzione del già scarso cibo disponibile, rimarranno in vita e autosufficienti al costo di poco più di una nostra colazione al bar qui in Italia, o di un gelato.
“Chiediamo a chiunque si metta in ascolto di quest’appello - dichiara il direttore dell’organizzazione piacentina, Carlo Ruspantini - di unirsi ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo per portare a termine la campagna di vaccinazioni nel più breve tempo possibile. Per noi qui in Italia si tratta soltanto di fare magari una piccola rinuncia, mentre per la popolazione Karimojong questo gesto significa moltissimo, vuol dire salvare la vita di una mamma, di un bambino o di un anziano. Per contribuire si può fare una donazione utilizzando il conto corrente postale n. 14048292 intestato a Cooperazione e Sviluppo Ong onlus e specificando nella causale «Emergenza zootecnica Karamoja»”.
Come è noto, infatti, la regione del Karamoja è una terra di pastori e i Karimojong confidano quasi completamente nelle mucche per la loro sopravvivenza. La quasi totalità del cibo consumato deriva da una magra agricoltura di sopravvivenza e dalle mandrie che affollano l’arida regione. Talvolta, però, quando entrano in scena malattie come l’afta epizootica, che è altamente contagiosa, la precaria sicurezza alimentare si lacera lasciando spazio a quella che può diventare facilmente un’altra delle tante emergenze umanitarie. Se infatti l’afta epizootica deteriora l’unica fonte sicura di sopravvivenza, fame e malnutrizione non tardano ad arrivare. E così viene aggravata la già precaria condizione di vita delle 104.200 persone che abitano nel distretto di Amudat, più o meno la stessa popolazione di Piacenza o Ancona.
Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo ha deciso quindi di intervenire per scongiurare l’insorgere di un’ennesima emergenza: ogni giorno il vaccino contro l’afta epizootica viene somministrato a più di 700 mucche nel distretto di Amudat, una delle zone più interessate dall’emergenza che sta colpendo il Corno d’Africa e che ha toccato anche il Karamoja. Il traguardo delle 70.000 vaccinazioni nei prossimi due mesi, che si è posta l’organizzazione piacentina, si sta avvicinando. Tutti i giorni, con passione e impegno, i veterinari, i tecnici e gli aiutanti delle comunità che fanno capo al Laboratorio veterinario di Moroto, struttura creata e gestita da Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, sono sul campo fin dalle prime luci dell’alba per vaccinare più di 700 mucche fra strade inesistenti, fango e pioggia che in questo periodo stanno limitando ogni movimento.
Il costo di somministrazione di ogni vaccino è di tre euro. Questo vuol dire che 21.361 bambini, 11.462 donne incinte o che stanno allattando e 5.731 anziani, tutte persone la cui salute viene messa fortemente a rischio dalla minima diminuzione del già scarso cibo disponibile, rimarranno in vita e autosufficienti al costo di poco più di una nostra colazione al bar qui in Italia, o di un gelato.
“Chiediamo a chiunque si metta in ascolto di quest’appello - dichiara il direttore dell’organizzazione piacentina, Carlo Ruspantini - di unirsi ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo per portare a termine la campagna di vaccinazioni nel più breve tempo possibile. Per noi qui in Italia si tratta soltanto di fare magari una piccola rinuncia, mentre per la popolazione Karimojong questo gesto significa moltissimo, vuol dire salvare la vita di una mamma, di un bambino o di un anziano. Per contribuire si può fare una donazione utilizzando il conto corrente postale n. 14048292 intestato a Cooperazione e Sviluppo Ong onlus e specificando nella causale «Emergenza zootecnica Karamoja»”.
Parroci, cambia la media Valnure
“Desidero ringraziare i sacerdoti che, con la loro obbedienza, mi danno un aiuto per servire il bene della nostra Chiesa e venire incontro alle necessità delle nostre comunità. Ringrazio coloro che, con sacrificio, hanno lasciato il loro incarico. Chiedo poi ad altri sacerdoti di pazientare nelle loro comprensibili esigenze di cambiamento. A tutti ricordo che, con l’ordinazione sacerdotale, noi sacerdoti siamo entrati a far parte del nostro Presbiterio diocesano e condividiamo la responsabilità pastorale della Diocesi. Per di più, con le Unità pastorali, ogni sacerdote, vivendo il proprio servizio, è - e deve sentirsi - corresponsabile della pastorale dell’Unità pastorale. Con questo spirito si vive la comunione presbiterale e si aiutano le nostre comunità ad accogliere i cambiamenti con spirito di fede e di comunione”.
+ Gianni Ambrosio
Piacenza, 15.9.2011
Don Renzo Corbelletta assumerà l’incarico di Rettore del Seminario di Bedonia e del Santuario di Madonnna di San Marco
Don Franco Cattivelli: Vicerettore del Seminario di Bedonia e del Santuario di Madonna di San Marco
Don Piero Lezoli: parroco di Vigolzone e di moderatore dell’unità pastorale
Don Gigi Bavagnoli: parroco di Pontedellolio
Don Cesare Lugani: parroco di Bacedasco Basso
Don Virgilio Zuffada e don Carlo Tagliaferri: parroci del santuario Beata Vergine delle Genti (Strà)
Don Emanuele Musso: parroco di Tornolo
Don Giancarlo Biolzi: amministratore parrocchiale di Metti
Don Roberto Isola: direttore spirituale del Collegio Alberoni e della comunità propedeutica
Don Michele Malinverni: animatore della comunità propedeutica
Don Matteo Bersani: assistente diocesano dell’ACR
Dr. Massimo Magnaschi: direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro
+ Gianni Ambrosio
Piacenza, 15.9.2011
Don Renzo Corbelletta assumerà l’incarico di Rettore del Seminario di Bedonia e del Santuario di Madonnna di San Marco
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Don Virgilio Zuffada e don Carlo Tagliaferri: parroci del santuario Beata Vergine delle Genti (Strà)
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Don Roberto Isola: direttore spirituale del Collegio Alberoni e della comunità propedeutica
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Dr. Massimo Magnaschi: direttore dell’Ufficio per la pastorale sociale e del lavoro
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