martedì 11 gennaio 2011
La Missione Popolare regge il colpo
Carissimi confratelli nel sacerdozio, carissimi fratelli e sorelle,
1. Il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano è un avvenimento grande e carico di profondo significato, un’ulteriore manifestazione – epifania – di Gesù che suscita anch’essa sorpresa, stupore e grande gioia.
Gesù si reca al Giordano per ricevere il battesimo da Giovanni Battista che, nella sua predicazione, invita alla conversione e annuncia che “il regno dei cieli è vicino” (Mt 3, 2). Il primo gesto di Gesù sulla scena pubblica non è un gesto di guarigione e neppure di insegnamento, ma di piena solidarietà con gli uomini peccatori. Gesù è “l’agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” (Gv 1, 29), “è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19, 10), fino ad immergersi nelle acque del Giordano, manifestando in questo modo l’amore di Dio che non lascia gli uomini in balìa del peccato e della morte. In Gesù, solidale con l’umanità bisognosa di vita nuova, si mostra il volto del Dio vicino, il volto del Dio che ci fa dono della sua stessa vita.
Così il regno dei cieli si è fatto vicino, anzi è sceso in mezzo a noi, è dentro di noi. Lo sconcerto, anzi lo scandalo, del Battista è grande e netto è il suo rifiuto: “Giovanni voleva impedirglielo, dicendo: io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?”. Il Battista non comprende quella presenza di Gesù in mezzo ai peccatori che fanno la fila in attesa del battesimo di penitenza: come può essere Messia e Salvatore chi si confonde con coloro che hanno bisogno di conversione? Il Battista allora propone il rovesciamento delle parti: “io ho bisogno di essere battezzato da te”. Ma Gesù risponde: “lascia fare per ora, poiché conviene che adempiamo ogni giustizia”.
La difficile risposta di Gesù si basa sulla parola “giustizia”. Ma nel gesto dell’immersione nell’acqua possiamo subito coglierne il senso. Quel gesto è il segno della disponibilità di Gesù ad essere il servo obbediente di Dio che carica su di sé “le nostre sofferenze e iniquità” (cf Is 53, 4-5). Così annunciava il profeta Isaia e l’evangelista Matteo vede compiersi questo annuncio in Gesù, venuto a prendere su di sé tutto il peccato del mondo per liberare l’uomo e rigenerarlo alla vita nuova. “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia, (…), e ti ho stabilito come alleanza” (Is 42, 6): è la missione del servo su cui il Signore “ha posto il suo spirito”. Ma questo servo “non griderà né alzerà il tono, (…) non spezzerà una canna incrinata” (Is 42, 1-2). È lo stile della missione del servo “chiamato per la giustizia” (Is 42, 6). Una missione grande, ma attuata con uno stile umile, povero, debole: “non spegnerà (neppure) uno stoppino dalla fiamma smorta” (Is 42, 3).
2. Quando Gesù risale da quell’acqua, “si aprono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come colomba su di lui. Ed ecco una voce dal cielo:“Questi è il Figlio mio, l’amato” (Mt 3, 16-17). Sulle rive del Giordano avviene l’incontro tra il cielo e la terra, tra Dio e gli uomini: l’amore di Dio è più forte del peccato e nella solidarietà di Gesù con il popolo bisognoso di perdono si manifesta la giustizia misericordiosa di Dio. Nella visione dello Spirito che scende su di lui e nella voce del Padre che trova il suo compiacimento e la sua gioia nel Figlio, Gesù è rivelato nella sua identità e confermato nel suo ministero.
Anche noi, insieme all’apostolo Pietro, siamo invitati a renderci conto che Gesù di Nazaret, “consacrato nello Spirito e potenza”, “è il Signore di tutti” (At 10, 34-38). E in Lui, nel Figlio, anche ciascuno di noi diventa, mediante il battesimo, figlio del Padre: quella voce dal cielo è rivolta a ciascuno di noi. In comunione con Gesù che accoglie su di sé lo Spirito Santo, anche su ciascuno di noi scende e dimora lo Spirito Santo. È grazie allo Spirito che possiamo gridare: “Abba, Padre” (cf Rom 8,15).
3. Carissimi fratelli e sorelle, lo scorso anno in questa festa del battesimo di Gesù abbiamo iniziato l’avventura della Missione Popolare fidandoci di Gesù e del suo invito: “Prendi il largo”. Vogliamo oggi ringraziare il Signore perché, pur nella fatica, ci siamo resi conto di essere un popolo in cammino, una Chiesa in pellegrinaggio verso Gerusalemme. Ci sono stati fratelli ed amici che hanno condiviso la speranza del nostro viaggio missionario. Contemplando l’icona della visita di Maria ad Elisabetta, ci siamo presi cura della fede gli uni degli altri, abbiamo gioito condividendo il Vangelo e ravvivato il desiderio di renderlo vivo, attuale, parlante per noi e per i fratelli.
Anche la nostra ripartenza in questo secondo anno può apparire faticosa: i timori non mancano. Ma ascoltiamo con fiducia il nuovo invito di Gesù: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Ascoltiamolo come rivolto a ciascuno di noi e all’intera nostra comunità ecclesiale, invitata a ricuperare la sua dignità battesimale, a valorizzare la corresponsabilità, a promuovere vocazioni e ministeri nella comunità. Ed ascoltando l’invito, accogliamo l’esempio di Gesù: seguiamo lui che non ha paura di immergersi nelle acque del Giordano insieme agli uomini bisognosi di senso, di perdono e di amore. Così possiamo scoprire che Lui è la “parola” che dà senso alle nostre parole e alle nostre esperienze umane fondamentali. Così possiamo ascoltare la parola di Dio e la parola dell’uomo, e possiamo invocare insieme, nell’ospitalità e nell’amicizia, la benedizione di Dio che illumina, conforta, rianima, ben sapendo per esperienza che il Vangelo di Gesù abbraccia tutto l’umano e porta a verità i desideri più veri del cuore dell’uomo.
Lasciamoci condurre dallo Spirito. Il suo soffio è libero, i suoi doni sono molteplici e arrivano a noi in forme inaspettate. Ma riconosciamo che lo Spirito Santo ci precede con la sua azione nel cuore degli uomini, in quanto è già presente e operante nelle più diverse esperienze e realtà. Vale la pena di ricordare la felice espressione adottata da alcuni padri della Chiesa per parlare della verità che si manifesta in forme diverse: “semina Verbi”, i semi o i germi di verità del Verbo, riflessi della luce di Cristo “che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9). Cerchiamo insieme queste tracce del Verbo che lo Spirito ha già impresso nelle storie e nel cuore degli uomini. Così, seguendo il Signore Gesù, benedetti dal Padre, animati e illuminati dallo Spirito, troviamo nelle esperienze della vita umana l’alfabeto per comporre le parole con le quali dire a noi e al mondo l’amore di Dio e la bellezza di essere suoi figli, battezzati in Cristo Gesù.
4. “Coraggio, sono io. Non abbiate paura”. Iniziamo con questo invito di Gesù e con la consegna della sua e nostra preghiera, il Padre Nostro, il secondo anno della Missione Popolare. Così possiamo sentirci figli amati e possiamo aiutarci a vivere come figli di Dio. Lo Spirito Santo ci assicuri la luce per vedere sempre quel cielo aperto su di noi e su tutti gli uomini e ci doni il coraggio per rispondere alla nostra vocazione di discepoli di Gesù e di missionari del suo Vangelo.
La Vergine Maria, umile serva del Signore, docile alla voce dello Spirito, dolce madre di tutti noi, accolga l’offerta della vostra diaconia, la metta nelle mani del suo Figlio Gesù, perché diventi piena di umile gratuità per rendere al Vangelo il servizio missionario dell’annuncio gioioso. Amen.
+ Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
Parte domenica in Duomo il secondo anno della Missione Popolare della diocesi di Piacenza-Bobbio. La solenne celebrazione (inizio ore 16) sarà officiata dal vescovo Gianni Ambrosio e avrà nella consegna del libro del Padre Nostro ai delegati delle Unità pastorali uno dei suoi momenti più suggestivi. A spiegare le peculiarità di questa seconda fase di quello che il vescovo Ambrosio ha più volte definito il "cantiere dello spirito" è il vicario espiscopale per la pastorale, monsignor Giuseppe Busani, da poco anche parroco di San Sisto. «La caratteristica del secondo anno di Missione è quella di far percepire il Vangelo - spiega - come una risorsa buona per tutti gli ambiti di vita che noi sperimentiamo come i più decisivi: dalle affettività alle relazioni interpersonali, dalla fragilità al dolore, alla malattia, dalla cittadinanza alle relazioni civili e sociali». «Sono gli ambiti sui quali porremo l'attenzione perchè ci sembrano gli ambiti di vita decisivi - continua monsignor Busani -. Se il primo anno di Missione ha visto come tema quello della familiarità orante con il Vangelo, oggi il secondo anno vede la vicinanza del Vangelo alla vita umana e avremo come riferimento la preghiera del Padre Nostro, uno degli elementi costitutivi della vita cristiana».
Se lo scorso anno venne donato ai rappresentanti delle 39 Unità pastorali in cui è divisa la diocesi l'evangeliario della Missione, quest'anno verrà consegnato il libro del Padre Nostro. Il Pater, così come è chiamato, sarà un oggetto artisticamente prezioso con la copertina curata dal piacentino Giorgio Milani. «Un libro con preghiere in cui invochiamo benedizione di Dio sulle situazioni umane di sofferenza e dolore - sottolinea Busani - ma un libro in cui troveremo anche motivo di benedire Dio per le situazioni in cui il bene c'è già, benedizioni discendendi e ascendenti insomma». La suddivisione del libro del Padre Nostro in tre parti viene a spiegare ancora meglio i punti toccati dalla Missione Popolare: Padre Nostro (le relazioni), Venga il tuo Regno (la cittadinanza), Liberaci dal male (la sofferenza e il dolore). Ogni sezione sarà divisa in sei preghiere per un totale di 18 benedizioni, nove ascendenti e nove discendenti. Nelle settimane successive alla cerimonia di domenica il libro sarà distribuito sotto forma di sussidio a tutte le famiglie della diocesi che lo vorranno.
Durante la Quaresima quattro saranno i momenti forti (i cosiddetti "quaresimali") con altrettanti testimoni del Vangelo. Incontri pubblici in Duomo il 17 marzo con madre Ignazia Angelini (badessa del monastero di Viboldone), il 24 marzo con la pedagogista Paola Bignardi, il 31 marzo con il teologo Pierangelo Sequeri, il 7 aprile con Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.
Federico Frighi
04/01/2011
sabato 8 gennaio 2011
Albania, emergenza alluvione per le Scalabriniane
Nel nord dell’Albania, flagellato un mese fa da forti precipitazioni e conseguenti alluvioni, continua a permanere lo stato di emergenza. In particolare nel distretto di Scutari sono state invase dalle acqua oltre 3mila abitazioni e 14mila ettari: molte persone hanno visto sommergere da acqua e fango la propria casa, le stalle e i campi, perdendo gran parte di ciò che possedevano e che dava loro sostentamento.
La situazione resta precaria anche per la forte saturazione del terreno e per i livelli dei fiumi che restano elevati. Molti sono gli sfollati che non hanno potuto tornare alla propria abitazione a causa dei danni provocati dalle esondazioni dei fiumi e del lago di Scutari.
Le suore Scalabriniane hanno a Juban, a 15 km da Scutari, la loro missione, fortunatamente risparmiata perché in più elevata rispetto alla piana circostante. La casa e i vicini locali dell’ambulatorio e della foresteria (costruiti dalla Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio in occasione dell’emergenza profughi dal vicino Kosovo alcuni anni fa) sono serviti e servono tuttora ad ospitare nuclei famigliari che non hanno più un posto sicuro dove abitare.
La Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio intende sostenere l’operato delle suore Scalabriniane che in questa fase, ancora emergenziale, stanno tentando di rispondere alle principali esigenze dei più colpiti, per poterne consentire un graduale ritorno alla normalità, nella speranza che il tempo torni favorevole.
E’ stato pertanto stanziato un primo contributo pari a 5000 euro che verrà utilizzato per l’acquisto di viveri, vestiti, attrezzature, capi di bestiame.
Per sostenere gli interventi in Albania si possono utilizzare le seguenti modalità:
• versamento diretto presso i nostri uffici in Via Giordani, 21 a Piacenza dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle 18 dal lunedì al venerdì
• C/C bancario tramite Banca di Piacenza intestato a Fondazione Caritas Diocesana (causale “EMERGENZA ALBANIA”) - Iban: IT61 A 05156 12600 CC0000032157
venerdì 7 gennaio 2011
Diocesi, il 2011 si apre all'insegna delle nomine
Il 2011 si appresta a portare una ventata di novità nella diocesi di Piacenza-Bobbio. Alcune già decise, come il nuovo presidente dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero, altre in via di definizione, come il nuovo vicario generale. Venerdì 14 gennaio, con la ripresa delle pubblicazioni del settimanale diocesano il Nuovo Giornale, verrà resa nota ufficialmente la nomina di don Giampiero Esopi (70 anni) a presidente dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero, al posto di monsignor Antonio Bozzuffi (79 anni). Una nomina giunta lo scorso 28 dicembre, quando in Curia il vescovo Gianni Ambrosio ha preso la decisione definitiva. Decisione sofferta e arrivata dopo almeno due tentativi da parte del capo della diocesi di indirizzare il suo numero due, monsignor Lino Ferrari, alla presidenza dell'Istituto per il sostentamento del clero. Tentativi andati a vuoto per il duplice cortese diniego del vicario generale, più versato come pastore di "pecorelle" che di numeri e di economia aziendale. Occorreva passare subito al piano B e così si è pensato a don Giampiero Esopi che, vista la grande esperienza come presidente del Consiglio di amministrazione della Fondazione Pio Ritiro Cerati Onlus, solo per citare il suo ultimo ed attuale incarico, ha battuto la concorrenza di don Giuseppe Bertuzzi. Don Esopi è anche parroco di Caverzago e amministratore di Bobbiano e Viserano. Don Bertuzzi, ex francescano, laureato in architettura, è già nel cda dell'Istituto per il sostentamento del clero e a breve assumerà anche l'incarico di parroco di Nibbiano che reggerà assieme a Caminata, Sala Mandelli e Tassara.
Messo a posto l'Istituto del clero, ora i fari si spostano sul vicario generale. E' consuetudine che con l'arrivo di un nuovo vescovo il vicario venga sostituito dopo circa un anno. Dall'entrata di monsignor Ambrosio in diocesi di anni ne sono passati ormai tre e, almeno a stare all'iter che ha portato don Esopi all'Istituto per il clero, sembra proprio che per monsignor Lino Ferrari sia giunto il momento della pensione. La nomina del successore (sempre che di un'unica persona si tratti) sarebbe imminente. Oltre a monsignor Luigi Chiesa, parroco di Santa Teresa e vicario per la città, la candidatura ad andare per la maggiore, in queste ultime ore, è quella di monsignor Giuseppe Illica (57 anni), parroco di Castelsangiovanni. Già missionario in Brasile, molto amato dal suo attuale popolo (quello della Valtidone, di cui guida il capoluogo dal 1998), amministratore capace e rigoroso, pochi rapporti con la Curia diocesana se non quelli dovuti al suo ufficio di consultore, sacerdote ascoltato (soprattutto dal clero più giovane); per la sua umiltà avrebbe in passato detto no ad una nomina vescovile in Brasile e lo stesso vescovo Luciano Monari, quando nel 2007 lo fece monsignore, dovette convincerlo al telefono ad accettare la nomina.
Tra i papabili ci sarebbe anche l'esperto monsignor Giovanni Vincini, 72 anni, parroco di Fiorenzuola dal 1991 e vicario per la Valdarda. Monsignor Vincini era già stato in ballottaggio per la nomina a vicario generale del vescovo Luciano Monari dopo il pensionamento di monsignor Eliseo Segalini. Allora la spuntò monsignor Antonio Lanfranchi.
fed. fri.
04/01/2011 Libertà
martedì 21 dicembre 2010
Benedizioni evergreen
Federico Frighi - Una benedizione al nuovo ponte non era poi così scontata, visto che per quello provvisorio, ai tempi, non ci si era pensato. Stavolta Anas fa le cose in grande e raddoppia: due vescovi in un colpo solo. Quello della diocesi di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, e della diocesi di Lodi, Giuseppe Merisi. Il nuovo ponte sul Po ricongiunge ora non solo le provincie ma anche i territori diocesani.
«Benedici quanti transiteranno su questo ponte - inizia la preghiera il vescovo Ambrosio -, il tuo angelo li preceda e li accompagni perchè, superata ogni insidia, giungano sani e salvi alla meta desiderata». Una preghiera in punta di piedi e rispettosa del credo di ciascuno dei presenti. Lo precisa pubblicamente «nel rispetto delle convinzioni e della libertà di coscienza di ciascuno» il vescovo Merisi prima di intonare il Padre Nostro. Poi, al termine della cerimonia, dopo gli auguri di Natale, spiega: «La benedizione del Signore significa riconoscere che siamo dentro ad un cammino in cui sappiamo che c'è qualcuno che ci guarda, ci ascolta, ci vuole bene». Lo stesso fa monsignor Ambrosio: «L'opera dell'uomo, pur bella ed importante, presenta sempre aspetti di fragilità perchè così è la nostra vita umana. Allora vogliamo invocare la benedizione del Signore perchè quest'opera sia davvero al servizio dell'uomo e superi anche quei momenti di difficoltà che si verificano non solo nell'uomo ma anche nelle sue opere. La benedizione è un pilastro importante, insomma, per questo ponte». Ambrosio dà anche un giudizio estetico sulla nuova struttura: «Mi sono complimentato con il presidente dell'Anas. E' imponente soprattutto vista da sotto, con quella grande armatura di ferro che richiama altri ponti più famosi nel mondo».
19/12/2010 Libertà
venerdì 17 dicembre 2010
Sabato 18 il concerto di Natale di Sacricorridoi
mercoledì 15 dicembre 2010
Sant'Eustachio: una santa alleanza
di Gran Bretagna, del Belgio, dell'Austria, dell'Olanda, della Germania, e del Chersoneso
che comprende i Decanati di Francia, Svizzera, Italia, Spagna, Portogallo e che ha sede a Parigi. Presente anche il sindaco di Piacenza Roberto Reggi. Monsignor Casella ha tracciato la storia recente della chiesa di Sant'Eustachio, della quale spiega di essere «priore a vita per volontà della congregazione di San Filippo Neri fin dal lontano 1986 dopo la rinuncia dello scomparso monsignor Premoli». «Monsignor Premoli aveva invitato a fare convergere i suffragi su di me - ricorda monsignor Casella - perchè, avendo più addentratura presso la Soprintendenza, avevo maggiori possibiltà di salvare il monumento». «Con difficoltà accettai la nomina arrivata con forte maggioranza - continua -. C'era da risolvere la rivendicazione da parte della parrocchia di San Savinio che venne subito chiarita. Poi il fatto che, con la promulgazione del nuovo codice di dittto canonico, venivano soppresse congregazioni e oratori e purtroppo Sant'Eustachio era tra quelli. Grazie al mio intervento presso il Ministero dell'Interno la chiesa e la congregazione vennero salvate. Per 25 anni abbiamo effettuato restauri per mantenere in vita l'oratorio e pagato regolarmente tutte le tasse. Abbiamo lottato tanto, assieme a padre Catan, per arrivare a questa giornata storica».
«Oggi è per concessione del vescovo Gianni Ambrosio che la chiesa viene affidata alla comunità ordotossa russa (in comodato d'uso, ndr.). Come diceva l'Osservatore Romano lo scorso ottobre al termine del secondo Forum ortodossi-cattolici tenutosi a Rodi, quella tra cattolici e ortodossi è una alleanza per contrastare il secolarismo della società di oggi».
Federico Frighi
12/12/2010 Libertà
lunedì 13 dicembre 2010
La cittadella dei consumatori difettosi
Un luogo in cui si sperimenta, con la pedagogia dei fatti, la lotta agli sprechi, uno stile sobrio ed essenziale che riguarda tutta la collettività. E' nelle parole del direttore Caritas, Giuseppe Chiodaroli, il senso del centro "il Samaritano" il cui cantiere ha preso avvio ieri mattina nell'area demaniale dietro alla chiesa di San'Agostino. Le vecchie officine della Caserma Cantore, in stato fatiscente, verranno recuperate e trasformate in magazzini per viveri, vestiti e mobili. Ieri era il giorno del grazie nei confronti di tutti coloro che hanno contribuito a far partire il progetto.
C'è il sindaco Roberto Reggi: «Voglio esprimere il grazie della città per questi 38 anni di servizio della Caritas diocesana. Poi devo dire che questa è una sorta di anticipazione del federalismo demaniale: con questo intervento recuperate una fetta di città oggi abbandonata. Noi ci impegnamo come amministrazione a sostenere la Caritas e nel 2011 metteremo a disposizione anche più soldi perchè investire sulla Caritas è investire sulla città». C'è l'assessore provinciale Pierpaolo Gallini: «Questa iniziativa ha una importanza culturale in un mondo in cui i valori veri sembrano essere messi in secondo piano». Il vescovo Gianni Ambrosio che è anche il presidente della Caritas diocesana: «Con il gesto della benedizione stabiliamo una collaborazione con il Signore; le cose possono essere buone se sono collocate in alleanza con il Signore».
Ci sono, tra gli altri, anche l'assessore Giovanna Palladini, il parroco di Sant'Antonino, don Giuseppe Basini, il vicario episcopale per la città, monsignor Luigi Chiesa, il vice presidente Svep, Benito Castellani. Presenti i primi presidenti della Caritas, i coniugi Giulia e Umberto Chiappini, il primo assistente don Mario Boselli, gli ex direttori don Giorgio Bosini e monsignor Giampiero Franceschini, i rappresentanti dell'Asl e della Fondazione di Piacenza e Vigevano. Chiodaroli ricorda che si finirà nel 2012 in tempo per i 40 anni della Caritas e ringrazia agli alpini che hanno bonificato l'area assieme ad Enìa ed ai due volontari Adriano Dotti e Roberto Porcari, la Cementirossi che ha regalato 300 quintali di cemento, poi la Nordmeccanica, la Banca di Piacenza.
La breve cerimonia si tiene nel capannone in cui, una volta pronto, verranno tenuti i mobili di seconda mano ritirati dalle famiglie e distribuiti ai bisognosi; un'altra parte del medesimo capannone sarà invece destinata ad ospitare le celle frigorifere (saranno tre) e il magazzino del secco per i generi alimentari del progetto Agea. Si tratta dei generi alimentari comunitari in sovraproduzione che sono consegnati a 21 centri in tutta la diocesi per la realizzazione delle borse viveri destinate alle famiglie in difficoltà. «Lo scorso anno - spiega Chiodaroli, tanto per dare un'idea - sono state raccolte 27mila tonnellate di viveri Agea». Poi Piacenza Solidale, il progetto tutto piacentino con le istituzioni locali e i supermercati per il recupero dei prodotti alimentari non più vendibili perchè in scadenza. Per ora vengono collocati nelle mense Caritas e Ceis, ma il servizio verrà presto ampliato anche ad altre realtà che hanno chiesto di usufruirne. Nel capannone alla sinistra dell'ingresso (da via Giordani all'altezza della palestra Lomazzo, proprio di fronte alle nuova sede della Caritas diocesana) verrà creato il guardaroba con il vestiario per i poveri. Il capannone grande sarà utilizzato anche per il negozio delle "Vetrine solidali" dove verranno messi a disposizione, in offerta, i vestiti non adatti alla distribuzione. «Lo scorso anno abbiamo raccolto da questo servizio - fa sapere Chiodaroli - 8mila euro che abbiamo utilizzato per acquistare la biancheria intima per i bisognosi». Ci sarà poi un laboratorio di falegnameria in cui si faranno lavorare persone in difficoltà. Completerà il progetto una tensostruttura con la quale verrà coperto parte dello spazio dell'area cortilizia. Sotto, si terranno le attività di sensibilizzazione per gli studenti piacentini.
Federico Frighi
Libertà 12/12/2010
martedì 7 dicembre 2010
Africa Mission fa il pienone
Alla serata hanno partecipato anche il vicario generale della diocesi di Piacenza-Bobbio mons. Lino Ferrari, il sindaco di Piacenza Roberto Reggi insieme alla moglie, l’assessore provinciale Andrea Paparo e gli assessori comunali Giovanna Palladini, Giovanni Castagnetti e Paolo Dosi. L’appuntamento è stato introdotto da don Maurizio Noberini, presidente di Africa Mission, e da Carlo Ruspantini, direttore della Ong piacentina.
La serata è stata organizzata grazie alla generosità e alla sensibilità di tante persone e realtà che hanno condiviso il valore dell’iniziativa e se ne sono fatte carico impegnandosi in prima persona: la Pro Loco di Vigolzone, che oltre ad offrire antipasti, primi e secondi, ha messo a disposizione i suoi cuochi per la preparazione di prelibati piatti della tradizione piacentina; l’Azienda Agricola Santa Giustina di A. Bucciarelli & C. di Pianello Val Tidone, che ha offerto i vini; la Società Valtrebbia Acque Minerali srl, che ha fornito l’acqua “AltaValle del Trebbia”; i volontari della parrocchia di Santa Franca, che hanno collaborato all’organizzazione della cena; i bravissimi studenti dell’Istituto Alberghiero Raineri-Marcora di Piacenza, che hanno servito ai tavoli; le Grafiche Lama, che hanno stampato il materiale di promozione; tutti i volontari e simpatizzanti di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, provenienti da diverse parti d’Italia, che hanno dato il loro contributo alla preparazione della serata.
Nel corso dell’incontro conviviale, durante il quale è stato anche presentato un filmato sull’attività promossa in Uganda dall’organizzazione fondata ormai 38 anni fa da don Vittorio Pastori e mons. Enrico Manfredini, è proseguita anche la vendita dei biglietti della Lotteria provinciale “Dona e Vinci” di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, la cui estrazione avverrà sabato 18 dicembre in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del Movimento, in programma a partire dalle ore 15.
“Africa Mission è diventata ormai un’eccellenza piacentina - ha detto il sindaco Reggi nel corso della cena -. È infatti una realtà che porta in giro nel mondo il nome di Piacenza in modo positivo. L’Amministrazione Comunale sarà sempre vicino ad Africa Mission, e lo sarà anche sabato 18 dicembre in occasione dell’inaugurazione della sua nuova sede. In quella giornata, alla mattina inaugureremo il nuovo ponte sul Po che collega l’Emilia alla Lombardia, al pomeriggio invece inaugureremo un altro ponte, quello verso l’Africa”.
lunedì 6 dicembre 2010
Adozioni a distanza, una strada per lo sviluppo
«Per Natale aiutateci a farci rinascere un bambino del Burundi! ». L'appello ai piacentini arriva da Giovanna Armellini, volontaria dell'associazione Valeria Tonna (facente capo alla Caritas diocesana), al termine dell'incontro di ieri pomeriggio tra le famiglie piacentine e il missionario saveriano padre Luigi Vitella. L'associazione piacentina si occupa di adottare a distanza i piccoli di Bjumbura (Burundi), bambini orfani dei genitori, ragazzini di strada, ex bambini-soldato. Padre Vitella e la sua missione li accolgono in famiglie africane e, con l'aiuto dei piacentini ma anche di altre persone generose sparse per l'Italia, garantiscono il sostentamento, le cure mediche, gli studi e la formazione. Ne sono stati adottati 2.600 ma ce ne sono ancora tanti altri. «Ogni bambino che aiutiamo a crescere - spiega Armellini - a sua volta sensibilizza la famiglia in cui vive e si prepara ad essere un cittadino che in un domani molto vicino dovrà mandare avanti il suo paese». Domani all'associazione che ha come riferimento la Caritas diocesana (via Giordani 21, 0523/332.922) arriveranno i nominativi di altri 40 bambini dagli zero ai 5 anni da adottare a distanza. «Ma abbiamo bisogno anche per chi ha 13-14 anni, generalmente questi sono i casi più difficili da portare avanti» dice padre Vitella mentre mostra due filmati africani ai quasi cento genitori adottivi che gremiscono la Sala delle Colonne. Si vedono i bambini (tantissimi), ma anche i microprogetti delle associazioni di famiglie africane. «E' il salto di qualità che stiamo tentando di fare - spiega il missionario -, quello dell'autosostentamento. C'è chi alleva capre, chi maialini, chi si dedica al taglio e al cucito o ai lavori agricoli». «Tutte le associazioni (oggi sono 141) vengono controllate con rigore nel rispetto delle regole che ci siamo dati - garantisce padre Vitella -. A chi non è a posto sospendiamo i fondi per un mese». Grazie al movimento di donatori messo insieme da padre Vitella, nella parrocchia di Kamenge l'oratorio accoglie quotidianamente 700 bambini che si ritrovano per il dopo scuola e per il gioco. Ci sono poi quattro centri di proiezione dove nei fine settimana imparano i valori della fede cristiana oltre 800 bambini, la colonia delle vacanze e il micro credito alle vedove.
Adottare un piccolo di Bujumbura vuol dire donare 15 euro al mese. Ogni bambino viene periodicamente controllato dai volontari del missionario saveriano. Non solo. «Vi ringraziano e pregano per voi - assicura padre Vitella - e per le vostre famiglie».
Federico Frighi
Libertà, 28/11/2010
sabato 4 dicembre 2010
Se le rapine avvengono in Duomo
Segue la messa un po' distrattamente, fa addirittura la comunione, poi coglie di sorpresa una fedele e le strappa di mano la borsetta. La sacrilega ipocrisia viene però punita - forse dall'alto - e, poche ore dopo, finisce in manette ad opera della polizia di Stato. Accade nel Duomo di Piacenza la prima parte di questo triste episodio di cronaca nera. Come ogni mattina, nella cattedrale, si celebra la messa delle 10 e 30. C'è poca gente, dunque la chiesa superiore viene lasciata libera e si opta per la più raccolta cripta. I portali sono due, ma un solo ingresso viene solitamente aperto al pubblico: quello della navata sinistra. Si scendono le scale poi ci si accomoda nelle panche sistemate tra le colonne. All'altare c'è il parroco, monsignor Anselmo Galvani; di fronte una ventina di fedeli, per lo più donne. C'è anche un giovane in jeans, scarpe da ginnastica con tacco alto, giubbotto scuro, capelli corti e neri. Segue la messa un po' per conto suo: sta seduto quando ci si deve alzare, si stiracchia, sembra addirittura che faccia stretching allungando e scaldando i muscoli come gli atleti prima di una gara. Recita regolarmente la preghiera del Padre Nostro, poi si mette in fila davanti al sacerdote per fare la comunione. Monsignor Galvani lo scruta da cima a fondo perchè conosce i suoi polli - non è il primo tipo strano che vede in cattedrale - ma alla fine decide di dargli l'ostia consacrata; anche se forse gli rimangono dei dubbi. Termina la messa e il nostro risale nella chiesa superiore assieme alle donne. Si ferma nella zona del penitenziere e comincia a chiedere l'elemosina a chi è in attesa di confessarsi. Qualcuno tira fuori una moneta; una signora apre la borsetta per prendere il portafogli ma non fa in tempo a girarsi che il giovane gliela strappa di mano e corre verso l'uscita. Viene chiamata la polizia che arriva subito sul posto e prende la dettagliata descrizione del rapinatore da una vittima e da alcune testimoni. E' il labbro leporino a tradire il deliquente. Lo hanno notato tutti. Gli investigatori fanno una cernita nel book dei soliti noti e mostrano alcune foto alla vittima che riconosce il suo aggressore: un italiano pluripregiudicato per reati vari. Preso quasi subito, una volante lo porta in questura.
Federico Frighi
04/12/2010 Libertà
venerdì 3 dicembre 2010
Il vicario generale: le parrocchie non affittino locali ai partiti politici
In apertura le comunicazioni di vita diocesana a cura del Vicario generale mons. Lino Ferrari: domenica prossima, 5 dicembre, alle ore 16, in Santa Maria di Campagna si terrà il Canta Natale per ricordare padre Gherardo di cui, il prossimo anno, ricorre il decennale della morte; giovedì prossimo alla Bellotta si terrà per il clero l’incontro formativo sull’omelia; nella chiesa di San Donnino verrà sperimentata il mercoledì e il venerdì l’adorazione eucaristica guidata dalle 12,30 alle 14 per coloro che lavorano; il 9 gennaio verrà aperto ufficialmente il secondo anno della missione popolare; dal 9 all’11 maggio del prossimo anno la diocesi organizzerà un pellegrinaggio a Lourdes con la guida del Vescovo; domenica prossima a Fiorenzuola alle 11 vi sarà l’ordinazione sacerdotale di don Josué; l’8 dicembre, alle ore 16,30, in cattedrale è invece prevista l’ordinazione diaconale di Giuseppe Piscina; venerdì 10 dicembre alle 20,45 in San Sisto, Piacenza, veglia d’Avvento dei giovani con il Vescovo. Il Vicario generale ha pure ricordato, a seguito di lamentele, che le parrocchie non possono cedere locali per manifestazioni di partiti politici; sempre ai parroci è stato rivolto l’invito a tenere separati i conti economici personali da quelli della parrocchia.
E’ stata poi la volta delle votazioni per indicare al Vescovo tre rappresentanti nel cda dell’Istituto per il sostentamento del clero e un revisore dei conti. A tale scopo è stata costituita una commissione elettorale presieduta da mons. Eliseo Segalini, segretario il cancelliere don Mario Poggi, scrutatori: don Paolo Camminati e don Roberto Isola. Sono stati indicati al Vescovo per tale incarico: don Fausto Arrisi, rag. Angelo Gardella e don Giuseppe Bertuzzi (consiglieri); per il collegio dei revisori dei conti il dott. Marco Mezzadri. Come già noto, il presidente uscente mons. Antonio Bozzuffi ha manifestato l’intenzione di non accettare eventuali conferme e a questo proposito il Vescovo, anche in questa seduta, ha avuto nei suoi confronti parole di apprezzamento e di ringraziamento per il lavoro svolto.
Per quanto riguarda l’abituale aggiornamento sulla Missione popolare diocesana il vicario episcopale mons Giuseppe Busani ha confermato il programma a suo tempo già annunciato; rispondendo ad un presbitero, ha precisato che la missione popolare per i ragazzi si terrà il 15 maggio e non sarà in cattedrale, ma in quattro sedi diocesani ancora da scegliere. I sussidi per tale appuntamento verranno inviati alle parrocchie in tempi utili.
E’ stata poi la volta della presentazione di un documento sulla pastorale della montagna. E’ un argomento che il Consiglio presbiterale ha già trattato in sedute precedenti (l’argomento è in primo piano da circa tre anni) ed in una di queste ha dato mandato a mons. Aldo Maggi di riunire in un unico documento i contributi che nel frattempo erano stati formulati dalle singole zone. In tale suo impegno mons. Maggi ha avuto la collaborazione di altri presbiteri tra cui don Ezio Molinari.
Si tratta di un documento ampio e organico che parte dall’analisi della situazione attuale (la diocesi è caratterizzata da un alto numero di parrocchie poco popolate), sia statistica che sociale; pone il problema dalla pastorale e in questo capitolo emerge uno dei problemi principali che è quello della celebrazione della domenica (mancano i sacerdoti e molto parrocchie vanno verso il completo spopolamento); affronta il tema dei presbiteri (scambio nei servizi) e delle figure ministeriali (tra cui il ruolo dei diaconi permanenti e dei referenti pastorali ancora da istituire in forma ufficiale) ed infine “l’organizzazione logistica e le strutture” (tra cui l’utilizzo e la gestione dei fabbricati parrocchiali).
Nonostante la sua ampiezza, il documento lascia ancora alcune questioni aperte: il contributo che può venire dalla Missione popolare; la formazione dei referenti e la vocazione diaconale; un osservatorio permanente per la distribuzione del clero.
Nella discussione, seguita alla presentazione del documento, è intervenuto anche il Vescovo che ha auspicato un atteggiamento di maggiore flessibilità sulle celebrazioni nei giorni festivi ed ha richiamato la possibilità di rivedere le circoscrizioni delle Unità pastorali per dare, in alcuni casi, nuovo slancio a queste realtà ecclesiali. Sono temi – ha detto il Capo della diocesi – su cui si dovrà tornare.
Diversi gli interventi: alcuni su temi specifici (la gestione dei beni parrocchiali e il ruolo dei diaconi permanenti), altri in generale quali la formazione dei referenti (auspicato l’avvio con quelli che sono già disponibili passando attraverso la formula del mandato). Tutti, comunque. sono stati concordi nel ritenere che il documento debba essere di nuovo analizzato dalle zone in quanto è in gioco il futuro dell’intera diocesi e non solo di una parte di essa. Per questo i presbiteri che rappresentano i singoli vicariati sono stati incaricati di illustrare a loro volta il documento nelle zone di appartenenza e di portare i vari contributi nella prossima riunione del Consiglio presbiterale che si terrà il 3 febbraio prossimo.
Piacenza 2 dicembre 2010
mercoledì 1 dicembre 2010
Ambrosio: siamo il popolo della vita
(fri) «Siamo in profonda comunione di preghiera per la vita nascente con il Santo Padre Benedetto XVI, con le chiese d'Italia e del mondo intero. Nel grande invito alla vigilanza che Gesù ci rivolge in questa prima domenica di Avvento dobbiamo aggiungere la nostra preghiera e il nostro impegno ad essere il popolo della vita; siamo chiamati più che mai ad esserlo, come ci ammoniva Giovanni Paolo II nella Evangelium vitae». Così il vescovo Gianni Ambrosio ha evidenziato ieri in Duomo il tema della vita nascente nella prima giornata fissata in tutta la chiesa universale da papa Benedetto XVI. «Siamo qui a ringraziare il Signore perchè con la sua incarnazione e il dono totale di sè stesso ha dato senso e valore ad ogni vita umana - ha proseguito Ambrosio -; siamo qui per affermare il dovere di tutti proteggere ogni essere umano perchè possa sempre corrispondere il desiderio di vita». Ancora: «Ogni vita umana sia rispettata, sia protetta, sia amata. Offriamo il nostro impegno e la nostra testimonianza per una cultura della vita e dell'amore». Il vescovo ha ricordato l'inizio del nuovo anno liturgico: «Sia questo il tempo del rinnovamento della nostra fede. Occorre risvegliare in noi l'attesa delle cose che devono accadere e suscitare la speranza in colui che deve venire per portare a compimento l'opera della salvezza». Alla celebrazione erano presenti gli operatori della Pastorale familiare e della Pastorale della salute, le associazioni, i movimenti, i gruppi e coloro che operano in strutture ed iniziative pastorali e sociali.
Libertà, 28/11/2010
lunedì 29 novembre 2010
La lezione francescana di padre Secondo
«Nella scelta francescana la povertà è una virtù che ti permette di avere il cuore libero, uno stile di vita essenziale attuale proponibile anche oggi». A credere in queste parole è il padre guardiano di Santa Maria di Campagna, padre Secondo Ballati, che l'altra sera ha tenuto una lezione francescana agli studenti universitari della Fuci alla Cattolica di San Lazzaro. Padre Secondo premette che per la Chiesa «i beni materiali non sono male ma un bene e la Chiesa non mai operato affinché nella società ci siano povertà e miseria. Al contrario ha sempre promosso un benessere economico che deve però essere distribuito equamente a tutti». «La ricchezza egoistica - dice il guardiano dei francescani - è la tentazione che ci può allontanare da Dio, per questo San Francesco ha fatto volontariamente la scelta della povertà. Nella scelta francescana la povertà è una virtù che ti permette di avere il cuore libero dalle tentazioni mondane e materiali che rompono il cuore e tante volte non danno spazio a Dio». Padre Ballati ha parlato dei modi in cui si vive lo stile della povertà: «La rinuncia alle cose materiali prima di tutto, ma anche il dovere di lavorare, di non vivere di rendita. Poi il riconoscere che da soli non si è autosufficienti ma si ha sempre bisogno della comunità che va rispettata». Da qui il concetto di minorità: «San Francesco non ha chiamato i suoi frati poveri ma frati minori». Ancora: «Per San Francesco la povertà non è neppure contestazione della ricchezza ma solo un'esigenza per vivere meglio il vangelo di Cristo». La scelta francescana dunque è quella «dell'essenzialità che diventa rispetto della natura ma anche dei fratelli, non la miseria ma la rinuncia ai beni superflui che fa bene a spirito e corpo».
fed. fri.
Libertà 25/11/2010
domenica 28 novembre 2010
Clero, le nomine fantasma
Urge, quanto meno, una moltiplicazione di pesci.
sabato 27 novembre 2010
Nasce la parrocchia musulmana
Guai a chiamarla moschea, perchè in effetti, di moschea vera e propria, non si tratta. Piuttosto è un luogo simile ad una cittadella islamica, un posto dove si va per pregare Allah, ma anche per studiare il Corano, per confrontarsi con le altre religioni o semplicemente - dicono - per festeggiare un compleanno o passare qualche ora insieme. L'Associazione culturale islamica di Piacenza presenta il progetto della sua nuova sede che sorgerà dietro l'attuale di via Caorsana 43. Lo fa nel giorno in cui annuncia, per il secondo anno consecutivo, il proprio sostegno a Telethon e alla lotta contro la distrofia muscolare e le malattie genetiche. Così (ieri pomeriggio) nel gelido capannone sulla Caorsana, il verde dell'Islam si mischia al verde delle bandiere e dei palloncini della campagna Telethon in una sorta d'inconsueta comunione d'intenti.
C'è il sindaco di Piacenza, Roberto Reggi - «è la prima volta che sono qui e sono contento di essere venuto» -, il direttore della Bnl piacentina, Luca Petraso, e il referente di Bnl per Telethon, Carlo Dallagiovanna. A fare gli onori di casa Arian Kajashi, presidente dell'Associazioni culturale islamica. Di origini albanesi, si prende un applauso corale quando promette di compensare il suo non fluente italiano con i fatti. «Vogliamo convivere con tutti - assicura - e rispettare la legge del paese che ci ospita. Questo centro sarà un ponte tra i musulmani di Piacenza e la città». Tocca al progettista, l'architetto Luigi Baggi, presentare i lavori. «Stiamo parlando di un'associazione iscritta al registro provinciale delle associazioni di promozioni sociale - ci tiene ad evidenziare in premessa -. La legge dà la possibilità a queste associazioni di aprire la propria sede in qualsiasi zona della città e il loro scopo statutario è lo scambio culturale tra i popoli di culture differenti». Il progetto si realizzerà nel capannone e nelle aree esterne acquistate dall'associazione ad un'asta giudiziaria per 330mila euro. L'intero spazio è di circa 3.700 metri quadrati e ruota attorno ad un cuore: un giardino e una piazzetta a forma di cinque cerchi, i cinque pilastri dell'Islam (testimonianza di fede, preghiere, digiuno, elemosima, pellegrinaggio) che si dovrebbe chiamare piazzetta dei popoli. Poi tende, gazebi e un parco giochi per bambini. La piazza sarà realizzata con pietre naturali provenienti dai paesi della cultura islamica. Poi tre fabbricati: la sede con gli uffici dell'associazione, l'alloggio del custode e l'accoglienza dei pellegrini di passaggio e il grande edificio a due piani. Al piano terra due sale da cento metri quadri, una per gli uomini e una per le donne. Entrambe confinano con il grande salone di 600 metri quadrati con soppalco riservato alle donne. Al piano superiore aule e uffici vari per le attività interne all'associazione. L'entrata dell'edificio sarà un grande portale ad arco a sesto acuto che «tenta di raffigurare - dice Baggi - la somma dell'evoluzione dell'arco nell'esperienza architettonica dei paesi arabi».
All'esterno una torre «con elementi architettonici della cultura islamica». Sembra un campanile, o meglio, un minareto un po' ingrassato, ma altro non è - come sottolinea ancora l'architetto Baggi - che «una torre tecnologica». Al suo interno c'è un ascensore. «Gli elementi delle moschee - mette bene in chiaro Baggi - qui non ci sono perchè questa non è una moschea: non avrebbe gli edifici e i locali destinati alla collettività, i giardini e tutto il resto». I lavori termineranno non si sa quando - Baggi parla di diversi anni - anche se l'ingresso nei locali è previsto nel 2011.
Federico Frighi
21/11/2010 Libertà
Urbino per Africa Mission
E' stato presentato a Urbino il progetto “Twogether. Due scuole, due culture, due mondi... sotto lo stesso cielo” nel corso di un convegno svoltosi presso la Sala degli Incisori del Collegio Raffaello organizzato dalla ong piacentina Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo. L’occasione è stata l’uscita in libreria dei volumi che documentano l’esperienza di collaborazione didattica, nata nell’ambito del progetto, tra la “Scuola dell’Infanzia di Cavallino” di Urbino e la “Our Lady of Consolata Infant School” di Kampala, in Uganda. Il progetto, ideato e realizzato dall’insegnante Giosiana Cepile, ha portato infatti alla realizzazione di tre libri scritti a più mani, tre storie che, viaggiando letteralmente da un continente all’altro, hanno permesso un interessante scambio umano e culturale. Proprio per accentuare questi aspetti di multiculturalità, i tre testi, “Storia di un’amicizia”, “La Rondine Azzurra” e “Storia di un piccolo, piccolo seme”, sono bilingue, ovvero scritti in italiano e inglese, e arricchiti da numerose immagini che mostrano parte delle attività sperimentate con i bambini di Urbino e Kampala.
Alla presentazione, oltre all’autrice dei tre volumi editi da Argalìa Editore, hanno partecipato il presidente di Africa Mission, don Maurizio Noberini, il direttore nazionale della ong, Carlo Ruspantini, e l’assistente spirituale mons. Sandro De Angeli. È intervenuto inoltre il prof. Massimo Baldacci, docente di Pedagogia Generale all’Università di Urbino, che ha proposto una riflessione sulla metodologia utilizzata dal progetto. Nel corso dell’incontro è stato anche proposto un collegamento video con la sede ugandese di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo e con gli insegnanti delle scuole di Kampala coinvolte nel progetto. I proventi dei tre libri saranno interamente devoluti ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo per sostenere i progetti a Kampala finalizzati all’educazione scolastica a favore della “Our Lady of Consolata Infant School” e all’acquisto di un terreno per la costruzione di un nuovo edificio per un’altra scuola ugandese, la “Great Valley School of Kampala”. Il progetto si propone anche la realizzazione di una mostra itinerante, che nel prossimo anno arriverà anche a Piacenza. Per maggiori informazioni si può consultare il sito www.sottolostessocielo.org. Eventuali ordini dei libri possono essere effettuati presso: Argalìa Editore Urbino delle Arti Grafiche Editoriali Srl Via della Stazione, 41 - 61029 URBINO - tel. 0722 328733.
giovedì 25 novembre 2010
Clero, offerte in caduta libera
20/11/2010
Cena benefica per Africa Mission
Una cena benefica nasce da un incontro tra sensibilità sociale e impegno concreto, nella consapevolezza che il lavoro prestato, il servizio reso, i beni ceduti gratuitamente acquisiscono un valore ancora più grande se sono legati a un gesto di solidarietà.
È proprio grazie all’insegna di questo felice incontro che torna anche quest’anno la cena benefica a sostegno di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, l’Opera di don Vittorione. L’evento ha raccolto infatti la disponibilità generosa di tante persone e realtà che hanno condiviso il valore dell’iniziativa e se ne sono fatte carico impegnandosi in prima persona:
- la Pro Loco di Vigolzone, che con un gesto davvero bello ha messo a disposizione gli antipasti, i primi e i secondi, offrendo gratuitamente sia i prodotti che il servizio di cucina;
- l’Azienda Agricola Santa Giustina di A. Bucciarelli & C. di Pianello V. T., che ha offerto i vini che verranno serviti durante la serata;
- la Società Valtrebbia Acque Minerali srl, che ha offerto l’acqua “AltaValle del Trebbia”.
Non si possono dimenticare poi la parrocchia di Santa Franca, che ha messo a disposizione i locali ma soprattutto i propri parrocchiani per organizzare la serata, le Grafiche Lama, che hanno contribuito offrendo il servizio di stampa del materiale di promozione, tutti i volontari e simpatizzanti di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, che si stanno impegnando per consentire lo svolgimento della serata, e le diverse persone e imprese piacentine, che hanno offerto un contributo in termini di servizi, beni e denaro dando così un segno concreto di sensibilità e condivisione.
Per completare questa catena di solidarietà, si attendono ora 300 persone di buona volontà e buon appetito, che vogliano passare una serata insieme in cui gustare i piatti della tradizione culinaria piacentina.
La cena si terrà sabato 4 dicembre 2010, alle ore 20, a Piacenza, nei locali della parrocchia di S. Franca, in piazza Paolo VI. Il menù cucinato dai cuochi della Pro Loco di Vigolzone prevede, come antipasto, un piatto di salumi misti piacentini con torta di patate. Come primi piatti saranno serviti tortelli di erbette e ricotta con la caratteristica coda e pisarei e fasò con cotenne e pestata di lardo. I secondi piatti saranno: salame cotto con verdure gratinate e stracotto di asinina con puré di patate della nostra montagna. La cena si concluderà con una varietà di torte tipiche piacentine, frutta di stagione, bargnolino e caffè. Il tutto accompagnato da acqua minerale e frizzante e da vini pregiati piacentini.
Nel corso della serata proseguirà anche la vendita dei biglietti della Lotteria provinciale “Dona e Vinci” di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, la cui estrazione avverrà sabato 18 dicembre, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede del Movimento.
Il contributo di partecipazione alla cena è di 30 euro a persona. Per informazioni e prenotazioni, contattare Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo, in Strada ai Dossi di le Mose 5/7 a Piacenza (entro giovedì 2 dicembre), chiamando i numeri 0523-499424, oppure 3204785085 e 3206711188. Si può anche inviare un’email all’indirizzo africamission@coopsviluppo.org.
martedì 23 novembre 2010
Morto don Giovanni Savi, parroco di Settima
Giovanni Savi, parroco di Settima.
Nato a San Giorgio Piacentino il 5 febbraio 1936, ordinato sacerdote l'8
giugno 1963, ha iniziato il servizio pastorale come curato a San Nicolò per
passare, con la stessa qualifica, a Comune Stradella (Bardi) il 1° gennaio
1967. Il 15 settembre 1977 è stato nominato parroco di Settima; dal 1986 era
pure addetto all'Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Dal 1997
era stato nominato anche amministratore parrocchciale di Pittolo, incarico
che ha tenuto fino a domenica scorsa, quando la parrocchia ha avuto un nuovo
parroco.
I funerali verranno celebrati giovedì prossimo, 25 novembre, alle ore 10,
nella chiesa parrocchiale di Settima; saranno presieduti dal vicario
generale mons. Lino Ferrari essendo il vescovo mons. Gianni Ambrosio
impegnato a Bruxelles nella riunione plenaria della COMECE (organismo che
rappresenta i Vescovi europei).
Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio
lunedì 22 novembre 2010
Don Beotti, il prete martire verso la beatificazione
Ieri nella chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo di Gragnano Trebbiense, si è tenuta la solenne apertura del processo di beatificazione e canonizzazione dei servo di Dio don Giuseppe Beotti. Già una precedente commissione, nominata dal vescovo Luciano Monari l’8 febbraio 2002 (promotrice la parrocchia di Gragnano), ha provveduto a raccogliere le testimonianze sul sacerdote; vi è stata poi la concessione del nulla osta della Santa Sede per procedere con la causa ed ora il vescovo Gianni Ambrosio ha provveduto a nominare i componenti del tribunale.
Sono membri del tribunale:
giudice delegato: mons. Renzo Rizzi
(rappresenta il Vescovo nell’istruzione della causa)
postulatore: mons. Domenico Ponzini
(segue la causa in tutte le sue fasi)
promotore di giustizia: don Massimo Cassola
(vigila che si osservi tutto quanto previsto dalla legge)
notaio: Dario Carini
(trascrive la dichiarazioni dei testi)
notaio aggiunto: Luigino Taramino
(assiste alle varie sedute e collabora)
IN BREVE LA BIOGRAFIA DI DON GIUSEPPE BEOTTI
Don Giuseppe Beotti nasce il 26 agosto 1912, quarto dei sei figli di Emilio Beotti e Ernesta Mori. Ammesso al Collegio Alberoni, il 2 Aprile 1938 riceve l’ordinazione sacerdotale e celebra la Prima Messa a Gragnano la Domenica in Albis. Inviato a Borgonovo, vi trascorre 15 mesi, intensi a livello umano e pastorale.Viene trasferito a Sidolo di Bardi (Parma). Nel periodo della guerra si distingue per la sua indefessa carità verso partigiani, ebrei, soldati feriti. Il 20 luglio 1944 viene ucciso insieme a un chierico, Italo Subacchi, e a un sacerdote, Francesco Delnevo, che avevano trovato riparo presso di lui. Nel 1945 la salma viene traslata nel cimitero di Gragnano, dove ancora riposa. La memoria di don Beotti è rimasta viva. Nel luglio 1977 sul monte Penna gli fu assegnata la medaglia d’oro per l’opera caritativa svolta durante la guerra. Gragnano, Borgonovo e Piacenza gli hanno dedicato una via. La Diocesi di Piacenza-Bobbio ha aperto il processo di beatificazione nel 2002. Il rastrellamento operato dai tedeschi nel Luglio 1944 fu terrificante. La gente terrorizzata fuggiva mentre i paesi venivano saccheggiati e incendiati. A Sidolo i tedeschi arrivarono tra il 19 e il 20 Luglio. In preda al panico molti fuggirono. Don Giuseppe, no. Quella notte di vigilia, fu davvero una notte di Passione. I tre religiosi la trascorsero in preghiera, come Gesù nell'orto degli ulivi. Terminata la recita del rosario, don Giuseppe chiese alla sorella di preparargli della biancheria pulita, perché nel caso l'avessero ucciso, non voleva esser toccato. Il mattino, nel giro di poco tempo, Sidolo venne invasa dai tedeschi, che si precipitarono da don Giuseppe annunciando lapidari: "uccideremo tutti i pastori". Lo presero, insieme a don Delnevo e al seminarista. Furono allineati al muro di sostegno della strada. Da casa, la sorella Savina osservava disperata quanto stava accadendo. A un certo punto, i tre religiosi si scambiarono l'assoluzione e si diedero un ultimo abbraccio. Partì una raffica di mitra. Erano le 16.15 del 20 luglio 1944. Don Giuseppe aveva nella mano sinistra il breviario e la destra alla fronte, nell'atto di farsi il segno della croce. Morì subito, colpito alla tempia.
PREGHIERA COMPOSTA DAL VESCOVO MONS. AMBROSIO
O Dio, nostro Padre, il tuo sacerdote
don Giuseppe Beotti ha fatto
della sua vita un servizio costante e
gioioso di amore verso tutti e in particolare
verso i bisognosi.
Nel momento tragico della guerra non ha esitato a
subire il sacrificio della sua giovane esistenza
per il bene del gregge a lui affidato.
Sul suo esempio, concedici, o Padre, che il nostro
cammino verso di Te sia illuminato
dalla fede e dall'amore.
Per sua intercessione, donaci la grazia
che ti domandiamo...
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
mons. Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
Con approvazione ecclesiastica
Chi riceve grazie o desidera avere notizie del Servo di Dio, si rivolga al postulatore mons. Domenico Ponzini, Curia Vescovile di Piacenza-Bobbio, Piazza Duomo, 33 - 29100 Piacenza - Tel. 0523.308318
Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio