venerdì 17 giugno 2011

Clero, le prime nomine

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo il M. R. Illica mons. Giuseppe,
attuale Vicario Generale, è stato nominato responsabile del Servizio per il
Catecumenato "ad quinquennium".

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo il M. R. Carbeni don Claudio,
attuale Vicario episcopale territoriale, è stato confermato nell'incarico di
Assistente ecclesiastico provinciale del Movimento Cristiano Lavoratori.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo il M. R. Brigati don Angelo è stato
nominato Cappellano presso il Presidio Ospedaliero di Piacenza.

Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo il M. R. Tambini don Mario è stato
nominato Cappellano della Confraternita dello Spirito Santo eretta
nell'Oratorio Ducale di San Dalmazio in Piacenza e rettore del medesimo
oratorio.

Piacenza 10 giugno 2011 dalla Curia Vescovile di Piacenza

Consiglio presbiterale, nominati i rappresentanti

Ieri mattina, nell'ambito delle celebrazioni della festa del Sacro Cuore,
tradizionalmente dedicata al clero diocesano, il Vescovo mons. Gianni
Ambrosio, dopo la celebrazione della Messa nella cappella del Seminario
vescovile di via Scalabrini, nell'aula magna dello stesso istituto ha tenuto
la relazione al clero diocesano sui probemi della diocesi.
Tema di quest'anno la pastorale della montagna.

Al termine della relazione del Vescovo, i sacerdoti hanno eletto i loro
cinque rappresentanti nel nuovo Consiglio Presbiterale (il decimo ha
concluso, infatti, recentemene il proprio mandato quiquennale e dal prossimo
settembre inizierà l'attività l'undicesimo).

Sono stati eletti i sacerdoti:

don Giuseppe Basini,
don Federico Tagliaferri,
don Stefano Segalini,
don Paolo Cignatta,
don Ezio Molinari.
(Mons. Lino Ferrari ha rinunciato in quanto la zona della Val Tidone già
ampiamente rappresentata).

Questi ciqnue sacerdoti si aggiungono ai sette eletti nei vicariati:

don Giovanni Costantino (città),
don Roverto Isola (Val Tidone),
don Giuseppe Rigolli (Val d'Arda),
don Gianni Riscassi (Bassa Trebbia),
don Alfonso Calamari (Bedonia),
don Mario Poggi (Bobbio),
don Stefano Garilli (Val Nure).

Per completare la rosa dei componenti eletti del Consiglio Presbiterale
manca ancora il rappresentante dei Religiosi.

Il Consiglio Presbiterale è poi formato da membri di diritto e da quattro
scelti direttamente dal Vescovo.

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Il Vicario Generale, al termine, ha ricordato che giovedì prossimo, 23
giugno, alle 20,30, a Piacenza, partendo dalla Cattedrale, si terrà la
processione del Corpus Domini;

i sacerdoti, che fossero disponibili durante l'estate a collaboirare con i
confratelli della monstgna, sono pregati di mettersi in contatto con il
Vicario Generale.

Ambrosio: nella Chiesa spazio ai laici

Festa del Sacro Cuore
16 giugno 2011


Relazione del Vescovo mons. Gianni Ambrosio


La pastorale della montagna (e non solo):
segni di speranza con risorse limitate

Ringrazio tutti voi che manifestate, con la vostra partecipazione alla festa del Sacro Cuore, il desiderio di accrescere la nostra fraternità sacerdotale. Così mentre festeggiamo il Sacro Cuore di Gesù, accogliamo il messaggio fondamentale del Vangelo: Dio è amore. In modo suggestivo l’icona del Sacro Cuore di Gesù ci sospinge ad amarci gli uni gli altri rendendo così visibile l’amore di Dio che è in noi.
In questo spirito di fraternità e di comunione, riflettiamo insieme sulla nostra missione per poter operare insieme, in una pastorale non a caso detta ‘pastorale di insieme’, che affronta le sfide del tempo e del territorio, condividendo le attenzioni e le iniziative per rendere più missionaria la nostra azione ecclesiale. Le indicazioni che offrirò nascono dall’amore alla nostra Chiesa diocesana. Sono certo che questo amore coinvolge tutti noi, sacerdoti, come coinvolge anche tutti i fedeli laici, perché l’amore non fa distinzioni, neppure tra sacerdoti e laici. Tutti siamo chiamati ad amare la Chiesa diocesana, nostra madre. E nella Chiesa nostra madre, la misura dell’amore non è data unicamente dal lavoro che compiamo, dal ruolo che svolgiamo, dall’importanza che noi diamo a quel lavoro e a quel ruolo. Al primo posto sta l’amore: così siamo nella Chiesa e lavoriamo come Chiesa, sapendo che nell’amore il lavoro porta frutti. Proprio perché amiamo la Chiesa diocesana, la sentiamo nostra e ci facciamo carico di essa, vivendo in amicizia e in solidarietà con tutti i suoi membri.
Come sappiamo, nello scorso mese il decimo Consiglio Presbiterale ha concluso i suoi lavori: in cinque anni ha tenuto ventisette assemblee. Gli argomenti, oggetto di riflessione e di dibattito, sono stati parecchi. Tra questi spicca l’argomento “Pastorale della montagna”, con un documento presentato all’assemblea il 2 dicembre 2010 e votato il 3 febbraio 2011. Il Consiglio Presbiterale ha ritenuto di affidare a questo nostro incontro il compito di indicare alcuni orientamenti pastorali di attuazione. Alla luce della riflessione e del dibattito confluito nel documento, volentieri cerco di mettere a fuoco e di precisare alcune linee direttive. A fondamento di queste impegno ci deve essere una rinnovata presa di coscienza del nostro essere Chiesa e della nostra corresponsabilità pastorale che, in nome di Cristo, siamo tutti chiamati ad esercitare. Su questo aspetto è necessario soffermarsi, innanzi tutto per collocare la questione della pastorale della montagna all’interno della nostra pastorale diocesana. Considero inoltre queste indicazioni pastorali frutto di quella Missione Popolare diocesana che stiamo realizzando con l’aiuto dello Spirito Santo.

1. Il dono e l’impegno della comunione

Permettetemi di ripetere ciò che dissi lo scorso anno: “Siamo qui per condividere l’amicizia tra noi, come fratelli che vivono nell’unico presbiterio. E soprattutto siamo qui a condividere l’amicizia con il Signore Gesù. Perché la fraternità del presbiterio è in stretta connessione con la nostra identità di presbiteri, che si fonda sul nostro essere discepoli, sulla relazione di amicizia con Gesù, sul rimanere nel suo amore (Gv 15,9)”.
Proprio nell’amicizia con il Signore Gesù e tra noi, desidero ringraziare Dio insieme a tutti voi per il bene che ci ha dato di compiere nelle forme e nei modi più diversi. Penso a voi, cari parroci, che non vi risparmiate nel guidare le comunità a voi affidate. Sento il dovere di manifestare a tutti il mio apprezzamento per il lavoro che svolgete con dedizione e con entusiasmo. Resto spesso ammirato nel vedere la grande sensibilità nell’esercizio del vostro ministero presbiterale e la generosa dedizione dell’intera esistenza al Signore. Sono certo che, nonostante le difficoltà, che non mancano, voi non vi lamentate per il “pondus diei et aestus”, il peso del giorno e il caldo, come invece avvenne per i lavoratori della parabola evangelica che hanno sopportato il peso della giornata e il caldo (Mt 20,12). Semmai, ma la cosa è comprensibile e certamente non in contrasto con l’insegnamento evangelico, per molti si fa sentire il pondus annorum, il peso degli anni, così come appare a tutti pesante il cumulo di responsabilità che il ministero comporta. Permettete che rivolga una speciale parola di affetto a quanti sono i più anziani e che continuano a svolgere generosamente e in varie forme il ministero pastorale. Sono convinto che esista un eroismo quotidiano, spesso nascosto, nei nostri sacerdoti, l’eroismo di chi sa bene che la bellezza e la grandezza del sacerdote consistono nell’essere servi del gregge del Signore, un gregge da servire fedelmente nella quotidianità, davanti a Dio.
Vorrei che da parte di tutti fosse genuino e doveroso il canto del ringraziamento per la bellezza del nostro ministero, bellezza non oscurata dalla opacità dei nostri limiti, dalla stanchezza dell’età e del lavoro e dalle nostre molte insufficienze. Vorrei pure rendere grazie con tutti voi per il cammino, lento ma continuo, di comunione: sappiamo che questo è l’anelito del Cuore di Cristo e non può non essere desiderio vivo di tutti noi. In questa crescita di comunione tra noi, non dimentico il servizio di comunione che ogni pastore è chiamato a svolgere perché siano buone le relazioni all’interno della comunità e perché sia sincero il dialogo con ogni persona di buona volontà. Così la nostra Chiesa è segno di Dio nella storia, come ci ricorda il primo numero della Lumen Gentium: “la Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano”.
Certo, non sempre il segno è trasparente, lo sappiamo. Per questo all’inizio della celebrazione eucaristica, confessiamo a Dio i nostri peccati e invochiamo la preghiera dei nostri fratelli, quelli che sono in cammino con noi e quelli giunti alla beatitudine: “precor (…) et vos, fratres, orare pro me ad Dominum Deum nostrum”. Nella certezza della misericordia di Dio e della preghiera dei fratelli, possiamo sempre essere operatori di comunione, considerando tutti come fratelli da amare e da aiutare con tutto noi stessi, sull'esempio di Cristo. Chiediamo con insistenza che il Risorto effonda su tutti noi il suo Santo Spirito perché si compia il desiderio del Padre: che tutti abbiano la vita, la vita di Dio, la vita di amore e di comunione. Lo Spirito ci renda partecipi della comunione trinitaria, ci faccia vivere della stessa vita della SS. Trinità. Questo mistero di comunione è fonte di fiducia e di speranza anche per la nostra vita pastorale. Se ci lasciamo condurre dallo Spirito di comunione, rafforziamo non solo la fraternità sacerdotale ma intensifichiamo anche la comunione ecclesiale e la corresponsabilità di tutti i fedeli. Ciascuno porta nella vita ecclesiale le sue qualità ma anche i suoi limiti e le sue pigrizie: tutti diventiamo più disponibili alla generosità, pur sapendo che siamo segnati da molte inerzie e da molte fatiche. La vastità del nostro territorio, la diversità dei luoghi e la complessa tipologia della popolazione sono una caratteristica del nostra realtà ecclesiale: sono una ricchezza grande e bella, ma esigono anche un laborioso impegno per edificare la comunione ecclesiale. Coltiviamo con particolare cura questo impegno a tutti i livelli, perché cresca la comunione entro le singole comunità e tra le comunità all’interno delle unità pastorali, nel vicariato e nella diocesi.

2. La pastorale della montagna e la chiesa diocesana

La pastorale della montagna è questione di tutta la diocesi. Sappiamo bene che due terzi della nostra diocesi è territorio collinare e montagnoso, un territorio, peraltro, molto vasto e anche molto complesso nella sua articolazione geografica. Sappiamo pure molto bene, come il documento evidenzia, ciò che questa situazione comporta: spopolamento, età media elevata, scarsità di attività economica locale, minor presenza di servizi. Nel documento presentato si accenna anche allo “spopolamento pressoché totale in un discreto numero di casi”. Questo cenno allo spopolamento quasi totale mi ha richiamato alla mente una relazione che ho avuto modo di leggere in questi giorni, una relazione sui molti ‘paesi fantasma’ o ‘borghi abbandonati’ della nostra Italia, paesi di origine antica con una propria identità e una propria storia, un tempo abitati ma poi lentamente abbandonati o quasi abbandonati. Anche se è difficile definire i criteri per identificare e classificare questi cosiddetti ‘borghi abbandonati’, nella relazione si afferma che “questa realtà (è) composta da 5.838 ‘paesi abbandonati’”. È una cifra davvero notevole: essa “rappresenta infatti il 72% di tutti i comuni italiani (sono circa 8.000 i comuni italiani)” (G. A. Montoli, Paesi fantasma e borghi da vivere: un patrimonio italiano, in Maggi Group Real Estate, Rapporto 2010. L’andamento del mercato immobiliare. Focus su Piacenza, Lodi e Milano, XI Edizione, Anno 2011, p. 25).
È difficile dire se la nostra situazione diocesana rifletta o accentui una situazione largamente diffusa in molte altre diocesi dell’Italia. In ogni caso, la descrizione della situazione del nostro territorio attuata nel documento presentato al Consiglio Presbiterale è precisa e anche severa: nel documento non si esita a parlare di mancanza di “prospettiva di futuro”, in quanto mancano l’economia, il lavoro, i servizi in molte zone collinare e montagnose della nostra diocesi.
Noi non siamo certamente in grado di offrire prospettive di futuro rispetto alla situazione economica-lavorativa. Ma dobbiamo offrire segni di speranza, come già è stato fatto nel passato. Sapendo però che, a differenza del passato, le risorse disponibili sono assai limitate: è molto diminuito e diminuirà di molto il numero dei sacerdoti a sevizio delle comunità. Sapendo anche che, per continuare ad essere un segno di speranza in montagna, come anche negli altri territori e nei diversi ambienti di vita (pensiamo in particolare alla pastorale giovanile e vocazionale), noi dobbiamo attuare innanzi tutto forme di pastorale di insieme: è una necessità urgente. Così come è necessario e urgente ritrovare ciò che è veramente essenziale nella nostra missione: altro punto, questo, meritevole di approfondimento.

3. Il cammino verso la corresponsabilità

I segni di speranza che provengono dal passato anche recente della nostra Chiesa sono tanti. Grazie alla receptio dell’insegnamento conciliare e al Sinodo diocesano (1987-1991), la nostra Diocesi ha preso coscienza di essere popolo di Dio, invitato a diventare sempre più vivo e operoso nel cuore della vita, nei paesi come nella città, attraverso l’azione coordinata e responsabile di tutte le sue componenti. La Missione popolare in preparazione al Grande Giubileo del 2000 ha consentito alla nostra comunità ecclesiale di prendere coscienza del fatto che il mandato di evangelizzare non riguarda solo alcuni ma tutti i battezzati. La Missione popolare che stiamo realizzando in questi anni va nella stessa direzione: far maturare in noi, battezzati in Cristo Gesù, la gioiosa consapevolezza di appartenere all’unico popolo di Dio e di diventare narratori della speranza cristiana in tutti i luoghi e in tutti gli ambiti.
Non deve stupire se la Missione popolare vuole innanzi tutto promuovere la crescita missionaria di quanti sono già assidui nelle parrocchie: essi sono il nucleo della comunità e devono diventare il fermento per tutti gli altri. Queste comunità hanno la gioia di riscoprire la loro identità e la loro capacità di annuncio e di testimonianza, lasciandosi educare all’ascolto orante della Parola di Dio e accogliendo le domande, spesso inespresse, dei fratelli bisognosi di luce.
La Missione non si rivolge alle persone considerandole solo come destinatarie di un messaggio, ma sono piuttosto chiamate a rispondere a un invito, anzi all’invito di Cristo. Noi siamo Chiesa, perché Cristo, Parola eterna del Padre, ci convoca, ci raduna, ci immette nella sua amicizia, ci fa suo popolo, ci invia a continuare la sua missione.
Si tratta di risvegliare in tutti noi la fede in Dio e il nostro essere Chiesa. Perché la fede ecclesiale è per tutti un segno della presenza dell’amore di Dio e deve esserlo in modo sempre più limpido e riconoscibile. La fede è relazione profondamente personale con Dio, ma con una essenziale componente comunitaria. Ravviviamo questi legami che sono inseparabili: il legame intimo e personale con Dio e il legame con la comunità, sperimentando la bellezza e la gioia di essere uniti al Padre e di essere uniti ai fratelli e alle sorelle. Vivere la relazione di figlio e di fratello/sorella è particolarmente importante oggi. Lo è per tutti, lo è in particolare per i giovani, maggiormente esposti al crescente individualismo della cultura odierna che, come ben sappiamo, comporta come inevitabili conseguenze l’indebolimento dei legami interpersonali e l’affievolimento delle appartenenze. Nella fede in Dio siamo uniti nel Corpo di Cristo e diventiamo partecipi della sua relazione con il Padre: così, tutti uniti nello stesso Corpo, esperimentiamo e viviamo la comunione tra di noi.

Molta strada tuttavia resta ancora da percorrere. Troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa. Pochi sono, in proporzione al numero degli abitanti delle parrocchie, i fedeli laici che sono pronti a rendersi disponibili per lavorare nei diversi campi. O forse non siamo ancora in grado di suscitare vocazioni alla corresponsabilità, capaci di rispondere all’invito della missione. Sappiamo che non è semplice passare dalla considerazione dei fedeli laici come nostri ‘collaboratori’ – di noi, sacerdoti – al riconoscimento di ‘corresponsabili’ dell'essere e dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di una coscienza solida in tutti i battezzati di essere Chiesa. Non è facile, ma dobbiamo renderci conto che questa è la strada da percorrere. Non è una scelta, come a volte si dice, è una strada obbligata: proprio per questo deve essere scelta perché sia la nostra strada. Mai dimenticando che questo passaggio non diminuisce affatto la responsabilità dei parroci. Occorre un cambio di mentalità che ci interpella come sacerdoti, così come interpella i fedeli laici. Nel rispetto delle vocazioni diverse e dei ruoli dei ministri ordinati e dei laici, occorre promuovere la corresponsabilità di tutti i membri del popolo di Dio.

4. La sfida della trasmissione della fede

Pur sapendo bene che le difficoltà di vario genere non mancano, noi, per essere fedeli al mandato del Signore, non possiamo rassegnarci alla conservazione dell’esistente. Anche perché vi sono ormai segnali che ci costringono a constatare l’incepparsi della trasmissione della fede, soprattutto in riferimento alle nuove generazioni. Questa è la grande sfida da affrontare, come ci viene indicato dal Santo Padre e dagli Orientamenti pastorali della Chiesa italiana. Questa sfida vale sia per la montagna che per la pianura, sia per i piccoli centri che per la città di Piacenza e di altri contesti urbani.
Il Signore ha mandato i suoi discepoli nel mondo e continua a inviare anche noi per la missione senza indicarci con precisione le vie da percorrere, senza offrirci una strategia definita. Ma il Signore ci ha assicurato la sua presenza: questa è la certezza di fondo. E questo è l’invito di Gesù, anch’esso fondamentale: praticare il suo stile, lo stile di Gesù. Noi siamo al suo sevizio: è lui che, con lo Spirito, chiama e attrae a sé per offrire a tutti la vita e la gioia piena.
Fiduciosi nella grazia dello Spirito, che Cristo risorto ci ha garantito, dobbiamo far fronte alla sfida della trasmissione della fede. Non solo e non tanto per il ‘fare’ della nostra Chiesa, ma per l’ ‘essere Chiesa’, non solo per migliorare o riformulare l’impostazione pastorale in montagna e in pianura, ma per aiutarci ad essere popolo di Dio nel Corpo di Cristo, per non smarrire la nostra identità e per non venire meno alla nostra missione.
La Chiesa esiste per la missione e nello stile evangelico affronta le sfide. Nella nostra realtà diocesana sono molti i frutti della missione ecclesiale del passato, missione che ha segnato la storia, il costume, il volto delle comunità. Passando nelle vallate, non si può fare a meno di scorgere i tanti campanili, segni di una tradizione ricca e coraggiosa. Forse oggi a noi risultano troppi questi campanili, sia per il ridotto numero di sacerdoti sia per le molte strutture, che esigono cura, tempo e danaro. Ma non possiamo non esser stupiti e ammirati nel vedere i tanti segni della fede del popolo di Dio che, pur nelle ristrettezze economiche e nelle difficoltà dei tempi, ha pensato alla trasmissione della fede e ha favorito il senso di appartenenza ecclesiale, conservando con cura le antiche chiese o costruendo nuove chiese. Anche per i cristiani dei secoli passati non è stato semplice né facile porre segni di speranza. Ma l’hanno fatto con fiducia e con gioia. La memoria di questi nostri fratelli dice a noi che occorre partire da qui, dalla fiducia e dalla gioia. Questo è l’atteggiamento di fondo dei discepoli del Cristo Risorto. La fiducia e la gioia sono la base della vita credente e sono la prima forma della missione. Noi sacerdoti e le nostre comunità dobbiamo aprici a questo dono pasquale. Così nella nostra preghiera, nella pratica della fraternità, nella pienezza di umanità, nella carità vissuta come pratica quotidiana attestiamo la bellezza dell’opera di Dio che in Cristo ci ha riconciliati in lui e ha invitato noi a fungere da ambasciatori, come se Dio esortasse per mezzo nostro: “vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (cf 2 Cor 5, 17-20).

5. La vicinanza

La vicinanza della Chiesa alle persone e al territorio – la parrocchia come casa tra le case – è l’attenzione pastorale di base. Nel passato questa vicinanza è stata espressa sia in montagna (non sopprimendo le parrocchie, anche se molto piccole) come anche nelle periferia di Piacenza, con la costruzione di nuove parrocchie. Come la parrocchia è casa tra le case, così è il prete, uomo in mezzo agli uomini: per favorire l’incontro delle persone con Cristo.
Come esprimere la vicinanza della Chiesa senza riferirci esclusivamente all’edificio-chiesa, al campanile e neppure alla figura del sacerdote? Certo, siamo ben consapevoli dell’importanza del parroco in una comunità. Nella Nota pastorale dei vescovi italiani Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia troviamo scritto: “senza sacerdoti le nostre comunità presto perderebbero la loro identità evangelica, quella che scaturisce dall’Eucaristia che solo attraverso le mani del presbitero viene donata a tutti” (n.12).
Allora ci poniamo seriamente la questione: come esprimere la vicinanza della Chiesa, sapendo che i sacerdoti sono pochi (e diminuiranno di molto) e che la comunità cristiana, che ha bisogno di nutrirsi dell’Eucaristia, non potrà gioire di questo dono ogni domenica. Credo che, come è già avvenuto in altre fasi della nostra storia cristiana, il futuro della vita cristiana e della nostra Chiesa dipendano dalla missionarietà di tutto il popolo di Dio e dal moltiplicarsi di piccole comunità o di gruppi di fedeli, come ‘luoghi’ dove è possibile sperimentare la fede in Cristo, organizzare la speranza ed esercitare la carità.

6. La qualità della celebrazione eucaristica

Spesso la pastorale della montagna – ma, in verità, non solo la pastorale della montagna – sembra essere ricondotta alla celebrazione domenicale dell’Eucaristia, come se non contassero gli altri giorni della settimana e come se non esistessero altre forme di celebrazione.
Riconosciamo tutti la centralità dell’Eucaristia: Ecclesia de Eucharistia è il titolo dell’ultima enciclica pubblicata dal beato Giovanni Paolo II (17 aprile 2003). Sappiamo pure molto bene l’importanza della celebrazione domenicale dell’Eucaristia. La Chiesa come popolo che “Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui” (1 Pt 2,9) si edifica e cresce con l’Eucaristia.
Ma dobbiamo chiederci con onestà se nelle nostre celebrazioni proclamiamo le opere meravigliose di Dio e se edifichiamo veramente la comunione. Dobbiamo con serietà domandarci se il nostro modo di celebrare l’Eucaristia ci introduce alla bellezza del mistero, se alcune nostre celebrazioni sono davvero celebrazioni della liturgia cristiana, se sono “la modalità con cui la verità dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi stessi e attraendoci così verso la nostra vera vocazione: l’amore» (Sacramentum caritatis n. 35).
Nulla di strano in questi interrogativi: dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire – vorrei anche dire, spero senza eccedere – e imparare a difendere la celebrazione eucaristica perché manifesti, comunichi, attraverso i segni sacramentali, la vita divina e riveli agli uomini e alle donne il volto della Chiesa. Dobbiamo custodire, e forse anche difendere, la celebrazione eucaristica per offrire alla comunità la grazia di sperimentare la bellezza del mistero di Cristo, la gioia di essere ‘assemblea’ convocata. Pensiamo anche al sacerdote celebrante e chiediamoci come possa svolgere il suo servizio nella rincorsa affannosa delle varie celebrazioni.
Stiamo per celebrare il Congresso eucaristico nazionale, che si terrà ad Ancona il prossimo mese di settembre. Ritengo che nelle diverse comunità, oltre ai momenti di celebrazione in sintonia con la Chiesa italiana, vi possano essere anche momenti di approfondimento per aiutarci a ricuperare il senso genuino della celebrazione eucaristica.

Possiamo e dobbiamo procedere con fiduciosa convinzione in questa direzione. Anche per evitare la contro-testimoninanza di ciò che è la Chiesa. Sarebbe infatti molto strano se la Chiesa, “sacramento visibile dell’unità” dell’umanità, contribuisse, con una artificiosa suddivisione della comunità ecclesiale in minuscole parrocchie, ad accrescere il senso della frammentazione, anziché a porre segni di unità. Naturalmente questi segni di unità sono da porre non solo a livello celebrativo, ma anche a quello della concreta vita quotidiana della comunità ecclesiale e, quindi, dell’effettiva testimonianza di vicendevole servizio, di corresponsabilità dell’animazione delle comunità, di preghiera fatta insieme, di meditazione della Parola di Dio.
La direzione su cui procedere può contribuire a valorizzare sul serio le Unità pastorali, che in alcuni casi necessitano di revisione. Credo anche che, per valorizzare l’Unità pastorale, occorra soprattutto valorizzarne il centro, puntando decisamente su quelle comunità che hanno più servizi, specie scolastici e sociali. È a partire da un centro che si pensa e si lavora pastoralmente, dando così volto e figura all’Unità pastorale in una logica integrativa e in una visione di pastorale d’insieme. Questo spostamento di attenzione pastorale è molto importante: si tratta di mettere in conto un po’ di movimento, forse più nella nostra mente di ‘chierici’ che non in quella dei fedeli laici. Se la Chiesa ha un compito di sostegno nella ricerca della salvaguardia delle piccole comunità, essa deve dare il proprio contributo offrendo la testimonianza dell’unità. E questo vuol dire concretamente che offriamo un futuro alle nostre piccole parrocchie se le aiutiamo anche a convergere verso centri più popolati, in modo che vi sia una maggiore corrispondenza tra la comunità ecclesiale e la concreta realtà umana e culturale dei nostri paesi, assicurando la nostra vicinanza anche con celebrazioni significative.

7. L’équipe animatrice e il referente parrocchiale

Nel documento presentato al Consiglio presbiterale si legge: “si sta cercando di far nascere la figura, oltre quella del parroco e del diacono, del referente parrocchiale che tenga i rapporti tra il parroco e la singola parrocchia”. Accolgo la proposta: ritengo che si debba procedere su questa strada, in quanto l’esigenza è seria e merita di essere attuata. Suggerisco qualche spunto di approfondimento e un possibile cammino.
Innanzi tutto si tratta di dare effettivo spazio al riconoscimento di un compito diversificato ma condiviso all’interno dell’unica missione, come ci è stato ricordato dal Concilio Vaticano II (cf Apostolicam actuositatem, n. 2). Possiamo fare ricorso alla categoria di ‘ministero’ per caratterizzare i diversi profili vocazionali di quest’unica missione. Ma non dimentichiamo che questa categoria di ministero è ancora molto ecclesiastica. Ho il sospetto che il suo uso in riferimento alle vocazioni laicali abbia rischiato, e rischi tuttora, di non rispettarne la vera natura. Quindi facciamo pure ricorso a questo termine, ma con una certa prudenza, per evitare visioni molto clericali, al di là delle nostre lodevoli intenzioni. Il Concilio Vaticano II ha invitato i sacerdoti a immaginare e valorizzare il panorama vocazionale partendo dalla vocazione laicale ed esprimendola al plurale con questa espressione: “charismata laicorum multiformia” (Presbyterorum ordinis, n. 9, EV 1/1272).

Non è il caso, mi sembra, di precisare a priori la figura del referente pastorale, ma di farla crescere all’insegna della ministerialità, facendo leva sulla disponibilità, sulla cooperazione, sul volontariato. Forse non è neppure il caso di soffermarsi più di tanto sulla questione del nome ‘referente’, che in alcuni posti ha assunto una connotazione anche giuridica, con il rischio di non favorire né la comunione né la pastorale di insieme. Poiché si tratta di caratterizzazioni vocazionali-ministeriali che corrispondono a criteri di servizio ecclesiale, queste figure, più che di precisazioni teoriche, dovranno soddisfare a condizioni di natura operativa. Andranno quindi valutate secondo la loro valenza pratica, in base alle scelte verso cui muovono, agli equilibri di valori che orientano, al servizio che prestano. Oltre che pratici, saranno poi i giudizi storici che diranno se, nel tempo, queste caratterizzazioni avranno promosso veramente la missione evangelizzatrice della Chiesa in un rapporto vivo e stretto tra Chiesa, vita quotidiana e territorio, nella fedeltà allo Spirito e ai suoi segni nei tempi.
Si tratta di partire da una disponibilità laicale che spesso esiste di fatto, quasi spontanea oppure già voluta dal parroco e in qualche modo riconosciuta dalla gente. Spesso questo servizio informale è limitato a una sola persona, attiva da tempo e assai generosa. Si tratta di allargare il senso di questa ministerialità diffusa, valorizzandola, promuovendola, precisandola. Senza cadere in vuote formalità e senza enfatizzare la responsabilità – si richiede un servizio che è possibile a tutti coloro che amano la Chiesa di cui sono membri –, occorre impegnarsi per far crescere la disponibilità a servire la comunità parrocchiale perché sia viva e svolga la sua missione.
Più che puntare su una singola persona, è quanto mai opportuno favorire la crescita di un gruppo di persone capaci di aiutare la comunità a non essere passiva, ma protagonista, lavorando insieme in modo coordinato, facendo sintesi delle varie esigenze. Una équipe animatrice del territorio, composta da tre o quattro membri, è già un grande segno di responsabilità battesimale e di missione evangelizzatrice ed è già quella prossimità dell’azione della Chiesa che agisce, come lievito, nel vissuto umano, con percorsi di missione semplici e immediati (dalla visita all’ammalato e alle famiglie ad altri servizi pratici).
Sarà opportuno prendere in attenta considerazione la proposta dell’équipe animatrice perché dalle esperienze in atto nei vari paesi si ricava che sono queste piccole comunità a offrire frutti migliori rispetto alle figure singole di ‘referenti’ od ‘operatori pastorali’. Infatti le figure singole, senza essere inserite in un piccolo gruppo, rischiano di non essere sempre l’espressione della prossimità, della comunione, della collaborazione (come ad esempio è avvenuto nella Chiesa tedesca, ed anche in altri luoghi in cui la figura del referente si è molto clericalizzata e burocratizzata).
Tramite questa équipe animatrice, in cui già vi sono funzioni diverse, tutte al servizio della comunità, si potrà successivamente individuare qualcuno (uomo o donna, anziano o giovane) cui viene chiesto il servizio di coordinamento per venire incontro all’esigenza di rendere non solo viva ma unita la comunità parrocchiale.
Queste indicazioni valgono per ogni realtà parrocchiale. Ma soprattutto nelle parrocchie ove il presbitero non è residente, è necessario che la comunità parrocchiale, a cominciare dal parroco o dall’amministratore parrocchiale, si senta impegnata ad una azione di promozione e di discernimento per arrivare poi a fare la proposta di servizio a qualche fedele laico riconosciuto idoneo e stimato dalla popolazione. Il servizio potrà essere precisato per tappe, da percorre con il parroco, passando da una collaborazione di base, minima ma sempre preziosa, ad responsabilità più articolata e continua.
Naturalmente si dovrà pensare alla formazione delle persone che si rendono disponibili per far parte delle équipe animatrici e diventare poi coordinatori o referenti pastorali. Vista la nostra situazione geografica che rende difficile la partecipazione a iniziative diocesane organizzate a Piacenza, si dovrà pensare di dare vita nei vari territori a momenti di formazione secondo una proposta diocesana. Si tratta di favorire un accompagnamento formativo non solo teorico ma anche pratico (partecipando in modo collaborativo nel Consiglio pastorale, ad esempio: l’occasione è buona perché l’Unità pastorale abbia il suo Consiglio pastorale), mirato non solo alla crescita della vita cristiana ma anche della ecclesialità concreta che si esprime in rapporti reciproci costruttivi sia con la comunità che con il parroco. Si dovrà anche pensare ad un mandato comunitario, pubblico, temporaneo, in cui far risaltare la ministerialità, la vocazionalità, la volontarietà, lo spirito di servizio, le relazioni di gratuità e di comunione.
Concludo. Sarà bene ricordare che la missione ecclesiale non si fonda sulle nostre capacità umane, ma sullo Spirito, sul suo dinamismo e sulla sua grazia. Ciò che è avvenuto per gli apostoli, diventati testimoni coraggiosi e resi capaci di trasmettere la loro fede in Gesù risorto, avviene anche in noi e avviene anche nelle nostre comunità. Lo Spirito Santo ci dona la capacità di dire e di testimoniare che Gesù è il Cristo, con ‘franchezza’, con entusiasmo, con fiducia. Invochiamo allora lo Spirito Santo e lasciamolo agire in noi, per avere anche in noi entusiasmo e fiducia e per donare entusiasmo e fiducia alle nostre comunità.

Adempimenti e incarichi

- Affido a ogni parroco il compito di dare lettura, almeno sintetica, di questi orientamenti nelle prossime riunioni del Consiglio pastorale della parrocchia, dell’Unità pastorale (ove esiste) e nei gruppi parrocchiali per discutere insieme come cercare di attuarli.
- Incarico i Vicari Episcopali territoriali e i Moderatori delle Unità pastorali di promuovere una valutazione coordinata delle celebrazioni eucaristiche domenicali e di riflettere insieme sull’attuazione degli orientamenti indicati.
- Incarico il Vicario Generale e i Vicari episcopali territoriali di promuovere i necessari confronti per favorire le forme più opportune per un cammino orientato ad un’effettiva pastorale di insieme, con una pratica pastorale più condivisa, nelle Unità pastorali e nelle zone pastorali. Una particolare attenzione deve essere dedicata alla pastorale giovanile, coinvolgendo il Direttore della Pastorale giovanile.
- Incarico il Vicario Generale e i Vicari territoriali di dare vita a uno scambio tra le comunità ecclesiali di montagna e di pianura. Iniziamo già con il prossimo periodo estivo, trovando alcuni sacerdoti disponibili per le celebrazioni domenicali in montagna, ma pensiamo anche all’inverno per vedere se vi è la possibilità di un aiuto infrasettimanale da parte di sacerdoti che operano in montagna.
- Incarico il Vicario generale, insieme al Vicario della pastorale, ai Vicari territoriali e ai direttori degli Uffici della Curia di dare vita a momenti di formazione specifica per le persone che si rendono disponibili per animare la comunità, per nuovi percorsi di missione, per il coordinamento della parrocchia come possibile referente. Si preveda anche una possibile forma di ‘mandato’ sia al piccolo gruppo di animazione sia possibile referente. Si esamini anche l’opportunità o l’obbligatorietà di inserire queste persone nell’Associazione Priscilla.
- Incarico l’Economo diocesano, insieme al Vicario Generale, al Direttore dell’Ufficio beni culturali e a un gruppo di consulenti, di valutare e attuare ciò che può essere fatto per una maggior corresponsabilità laicale riferita alla gestione e alla cura degli immobili e all’amministrazione delle risorse della comunità.

+ Gianni Ambrosio, vescovo

martedì 7 giugno 2011

Morto don Oreste Bionda

E' morto questa mattina, all'ospedale civile, il sacerdote diocesano don Oreste Bionda.
Nato il 20 gennaio 1917 a San Nicolò a Trebbia, era stato ordinato sacerdote il 30 maggio 1942. Aveva iniziato il servizio pastorale come curato di Castel San Giovanni, per passare poi, con lo stesso incarico, a Bardi e in Santa Maria in Gariverto (1946).
Nel 1952 è stato nominato parroco di Mareto e il 1° marzo1972 di Saliceto.
Ha rinunciato alla parrocchia il 1° marzo 2000 ritirandosi a San Nicolò.
Recentemente era ospite della Casa del Clero.
I funerali si terranno giovedì prossimo, 9 giugno, alle ore 17, nella chiesa parrocchiale di San Nicolò a Trebbia e saranno presieduti dal vescovo mons.
Gianni Ambrosio.
Domani sera, mercoledì, alle 20,30, nella parrocchiale di San Nicolò, sarà recitato il S.Rosario.

sabato 4 giugno 2011

A don Giorgio Bosini l'Antonino d'oro 2011

I Canonici del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino martire, sono lieti di annunciare che hanno deciso di assegnare il premio “Antonino d’oro 2011” al presbitero diocesano don Giorgio Bosini. Nato a Gossolengo (PC) il 2 novembre 1940, è stato ordinato sacerdote il 22 maggio 1965. Molti e impegnativi gli incarichi che nel tempo gli sono stati affidati. Ricordiamo le nomine a vicario parrocchiale nella comunità cittadina di Nostra Signora di Lourdes, a vice assistente diocesano ACR (Azione Cattolica Ragazzi) e a Direttore della Caritas Diocesana. Attualmente ricopre il ruolo di Economo Diocesano, di Presidente dell’Istituto Madonna della Bomba-Scalabrini e svolge il ministero di Cappellano nella Casa Madre delle Figlie di Sant’Anna. Fino allo scorso anno è stato Presidente dell’Associazione “La Ricerca”, della quale ne è stato il fondatore. Il conferimento del premio vuole essere un atto di stima e di gratitudine nei confronti di don Giorgio che da quarantasei anni vive con passione, umiltà e fedeltà il ministero sacerdotale, animato da un profondo amore a Dio e a ogni persona, in particolare se segnata dal disagio e dalla fragilità. Con le sue parole e con il suo stile di vita, abbastanza schivo e riservato, ha saputo mostrare, anche a chi non vive nell’ambito ecclesiale, il senso e la bellezza contenute nella vocazione sacerdotale. E tutto questo è un grande dono, in un contesto in cui la figura del prete è spesso esposta, per vari motivi, al rischio di perdere di significato e di credibilità agli occhi di molti, in particolare dei giovani. “La vocazione, ha affermato d. Giorgio in un recente intervista a Radio Vaticana, non è un giogo. E' un “sì” che si dice ad una scelta di vita molto bella e se uno si fida della bontà di Dio, quando uno è aperto a questo “sì”, si possono dire anche i “no” a tante cose che magari costano”. Un riconoscimento che gli viene consegnato nel momento in cui si stanno concludendo le manifestazioni celebrative del trentennale dell’Associazione “La Ricerca”. Una realtà che don Giorgio non ha mai definito come “sua creatura”, ma frutto di un impegno comune iniziato nel 1980, su richiesta del vescovo Enrico Manfredini, in seno alla Caritas diocesana. Insieme a un gruppo di volontari, prendendo come riferimento il modello terapeutico Progetto Uomo di d.Mario Picchi, d.Giorgio ha raccolto la sfida di dare una risposta al disagio giovanile e alla tossicodipendenza che, in quegli anni, si stavano diffondendo anche nella nostra città e provincia. Nel tempo l’Associazione ha poi sviluppato una serie di servizi alla persona nel tentativo di dare una risposta ai problemi non solo della droga, ma anche - ad esempio - dell’ anoressia e dell’ alcolismo. Attualmente l’Associazione La Ricerca è una struttura che può contare su una casa di accoglienza e tre comunità terapeutiche (“Emmaus”, “La Vela” e “La Luna Stellata”), ma soprattutto su un'articolata organizzazione che parte dalla prevenzione, ma passa anche attraverso la consulenza, la formazione, la progettazione, l'attività educativa e di animazione. Da non dimenticare poi che don Giorgio ha condiviso fin dall’inizio il cammino di un’altra realtà molto significativa: La Casa d’accoglienza “d.Giuseppe Venturini” per persone malate di AIDS, voluta come opera-segno della carità della nostra chiesa locale a conclusione del XVII Sinodo Diocesano. Suo intento, insieme a quello di tanti altri, è stato quello di mantenere vivo lo scopo di tale realtà, definita dai padri sinodali “come una provocazione per l'intera Chiesa diocesana a camminare sulla via del servizio e della carità operosa”. La speranza è che quanto don Giorgio ha imparato nel contatto con tanti giovani e famiglie segnate dal disagio, possa diventare patrimonio di tutti. Più volte ha affermato: “Si impara prima di tutto ad ascoltare, a guardare le persone non per come appaiono, ma per quello che sono dentro. Ho imparato l’onestà con me stesso, riconoscendo che il Signore, quando ti fa incontrare i poveri, ti dà un beneficio. Non è un problema in più. A me ha fatto crescere molto sul piano umano e nel rispondere al vero bisogno di ogni persona”. E da ultimo, occorre raccogliere il suo invito a investire nell’educazione, perfettamente in linea con gli orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo elaborati dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) per i prossimi dieci anni: “Dobbiamo puntare sulla prevenzione, sull'educazione, sulla scuola e sulla famiglia. Lavorare perché un ragazzo stia bene e non aspettare che stia male per intervenire”. Pur conoscendo la sensibilità di don Giorgio, poco propenso all’ esposizione mediatica e a ricevere onorificenze ecclesiali e civili, il Capitolo dei Canonici ha valutato opportuno chiedergli di accettare tale premio, come doveroso tributo alla sua persona e all’Associazione “La Ricerca" per tutto il bene compiuto in questi oltre trent’anni di attività. Il premio “Antonino d’oro”, giunto alla 25^ edizione, viene annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina. Verrà consegnato personalmente dal vescovo Gianni Ambrosio lunedì 4 luglio p.v. nella Basilica Sant’Antonino a conclusione della solenne celebrazione eucaristica delle ore 11.00.

Per il Capitolo dei Canonici di sant’Antonino
Il Presidente Can. Sac. Giuseppe Basini

domenica 29 maggio 2011

Don Sciortino: si investa sulla famiglia

Il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino, ospite nella parrocchia della Besurica, spiega perchè la famiglia, nonostante sia passata in secondo piano, sia l'unica salvezza per la società.

«La famiglia non è affatto da rottamare, come qualcuno pensa suonando già le campane a morto. Certo oggi la famiglia ha tanti problemi ma non è essa stessa il problema».
Ad esserne convinto è don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, ieri sera a Piacenza, ospite della parrocchia di San Vittore e del parroco don Franco Capelli. Di fronte ha una chiesa con tanta gente che ha scelto di passare la serata ad ascoltare un prete giornalista, il direttore di un settimanale cattolico a volte scomodo perchè sceglie di parlare senza troppi giri di parole. E colpisce nel segno. «Davvero dobbiamo cambiare mentalità e considerare la famiglia la vera risorsa del Paese, la risorsa principale. Dobbiamo considerarla come un capitale umano, sociale ed economico» è convinto don Sciortino. «Se questo Paese, in un momento di grave crisi sociale ed economica che stiamo vivendo - osserva - riesce ancora a stare in piedi, deve davvero ringraziare le famiglie perchè sono il miglior ammortizzatore sociale». «Si fanno carico delle inefficienze istituzionali - dice - si fanno carico di un problema gravissimo di cui i mezzi di informazione poco parlano, ovvero della disoccupazione giovanile. Un giovane su tre oggi è disoccupato e di tutto questo si fa carico la famiglia; così come dell'assistenza degli anziani che sono sempre più numerosi, delle persone con disabilità (7 casi su 10 sono totalmente a carico delle famiglie) ».
Questo Paese, se vuole davvero avere futuro e speranza deve ripartire da qui: «Anche perchè siamo i più vecchi al mondo. Gli stessi vescovi hanno parlato di suicidio demografico. Il Paese si sta davvero suicidando nella totale indifferenza di tutti».
Investire sulla famiglia dunque, vuol dire far crescere il Paese. La famiglia è una risorsa ma rischia di divenire un problema, per i giovani. «In cima ai desideri di tutti i giovani viene sempre, in ogni inchiesta che si fa, la famiglia - ricorda don Sciortino -. Che poi il loro desiderio venga a scontrarsi con la difficoltà di mettere su casa e tutto il resto è un problema che dobbiamo affrontare. Con la flessibilità del lavoro abbiamo in realtà nascosto la precarietà e non si può pensare alla famiglia in una situazione di precariato costante, perchè nessuno ti concede un mutuo, nessuno garantisce per te».
La colpa è di chi amministra? «Penso che vi siano diversi fattori. Abbiamo tolto alla famiglia anche il ruolo pubblico che aveva e che gli riconosce anche la Costituzione. I figli non sono un fatto privato ma il futuro di un Paese».
«Si vorrebbe che non vi fossero più distinzioni di generi - sottolinea -, in tanti documenti si invita a non parlare più di mamma o papà con i bambini a ed usare termini neutri, in modo tale che in questo lassismo e indifferenza ai valori possa passare di tutto. Che qualsiasi forma di unione possa essere spacciata per famiglia... ma se ogni forma di unione è famiglia allora niente più è famiglia».
Anche la Chiesa ha la sua responsabilità: «A mio parere deve ripartire dal punto di vista pastorale mettendo al centro la famiglia: non per nulla viene definita piccola chiesa domestica».
Che cosa direbbe ai giovani che non hanno il coraggio? «Nel biennio 2009-2010 ci sono stati 30mila matrimoni in meno e i giovani in situazioni di crisi preferiscono la convivenza perchè è più economico rispetto allo sposarsi. Le parole di speranza e di coraggio non bastano. Capisco la difficoltà in cui i giovani si trovano ma non bisogna per questo rassegnarsi. Non perchè la famiglia ha tanti problemi noi dobbiamo aggravarli».
Federico Frighi


27/05/2011 Libertà

domenica 22 maggio 2011

Vicini e lontani/ Il vescovo Monari incontra gli immigrati della gru

Vi ricordate gli immigrati sulla gru a Brescia che protestavano per ottenere i permessi di soggiorno? Sei mesi dopo, la protesta torna a farsi sentire. Un centinaio di immigrati hanno attuato sabato mattina un presidio sul sagrato del Duomo. Presidio che, con il placet del vescovo Monari, continuerà ad oltranza.
Il vescovo Luciano Monari per due volte ha incontrato gli immigrati sul sagrato della chiesa per parlare con i manifestanti. Ha espresso solidarietà, ma anche perplessità per l'azione. Alla fine però è arrivato ad un punto di incontro: i manifestanti hanno potuto rimanere sul sagrato, a patto di non attaccare cartelli e striscioni e soprattutto a patto di non impedire l'accesso al Duomo ai fedeli.

sabato 21 maggio 2011

Il direttore di Famiglia Cristiana alla Besurica

Don Antonio Sciortino, il direttore di Famiglia Cristiana, sarà a Piacenza giovedì 26 maggio per parlare di “Fare famiglia oggi. Da cristiani nel contesto ecclesiale e sociale del nostro Paese”. La serata - alle ore 21, alla chiesa di San Vittore alla Besurica - nasce dall’iniziativa del Centro Culturale «Incontriamoci» e Circolo Anspi San Vittore in collaborazione con l’unità pastorale 5 della città (che comprende, oltre alla parrocchia ospitante, il Preziosissimo Sangue e San Corrado), l’Ufficio Comunicazioni Sociali e l’Ufficio Famiglia della diocesi, il Forum delle Associazioni familiari di Piacenza e l’Istituto “La Casa di Piacenza” - Consultorio familiare.

“Nell’ottobre scorso – spiega il parroco di San Vittore don Franco Capelli -, dopo una solenne inaugurazione, ha iniziato il suo cammino – all’interno della vita del Circolo ANSPI San Vittore in Besurica - il Centro Culturale «Incontriamoci». Obiettivo dichiarato di questa nuova realtà, strettamente legata alla parrocchia, è quello di offrire alla gente del quartiere e non solo strumenti per qualche riflessione in più sulla vita nelle sue varie sfaccettature. Per la programmazione prevista e portata avanti lungo l’anno sociale 2010-2011 sono state prese in considerazione alcune proposte offerte dalla diocesi per cui il cammino si è snodato lungo il filone della fragilità, delle relazioni e della cittadinanza, a cui si sono aggiunti diversi momenti in cui si è stati aiutati a raccogliere alcuni messaggi lanciati dal mondo dell’arte”.

“Il Centro ha aperto la sua attività con don Luigi Ciotti e conclude il cammino dell’anno sociale con don Antonio Sciortino, che affronterà il tema della famiglia nel suo essere dentro la comunità ecclesiale e civile. La serata del 26 maggio, che si terrà nella chiesa parrocchiale di S. Vittore Vescovo, è stata proposta dal Centro culturale «Incontriamoci» ed ha avuto l’adesione delle altre parrocchie dell’Unità pastorale n. 5 e di alcuni organismi diocesani a significare che le collaborazioni sono possibili e sempre auspicabili e che i temi delle relazioni e della cittadinanza toccano tutti nel profondo. Gli organizzatori si augurano che l’incontro possa essere un momento di ricchezza in cui i cristiani accettano di guardare alle situazioni e di leggerle in Dio e nel suo amore, in vista di un ulteriore impegno dentro la città con l’obiettivo di tessere relazioni fraterne”.

Oggi nei Conad di Piacenza si aiuta la Caritas

Chi ha tempo, oggi vada a fare la spesa al Conad a Piacenza. Aiuterà la Caritas diocesana e le tante famiglie che ad essa chiedono aiuto.

Si chiama "Aggiungi un pasto a tavola" e si tiene domani (sabato) nei supermercati Conad della città in collaborazione con la Caritas diocesana, l'associazione La Ricerca e Piacenza Solidale. E' una raccolta viveri straordinaria, nel senso che va al di là della quotidiana opera di Piacenza Solidale, impegnata nella distribuzione dei cibi freschi non più vendibili perchè in scadenza. L'attenzione oggi si sposta sul secco: pasta, scatolame e via dicendo. «Questa raccolta risponde ad una esigenza sempre più sentita dalla famiglie piacentine - spiega il direttore della Caritas, Giuseppe Chiodaroli - in questo particolare periodo di crisi. Notiamo ogni giorno una sempre maggiore richiesta di aiuto da parte di chi non ce la fa». Ecco allora la necessità di qualche cosa di più rispetto alla raccolta del fresco. «In questi tre anni Piacenza Solidale - spiega il suo direttore, Giovanni Struzzola, anche direttore di Confcommercio - ha risposto bene alle necessità di chi si trova in difficoltà. Ora pensiamo di fare un passo in avanti, aprendo la strada dei pacchi per le famiglie». L'iniziativa si tiene, come detto, all'interno dei supermercati Conad di via Appiani (dalle 7 alle 13 e dalle 16 alle 19 e 30), di via Cella (dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 19 e 30), di strada Agazzana (dalle 8 alle 20 e 30). I generi richiesti - come spiega Nicola Del Giudice, di Conad - che la gente potrà acquistare e poi donare all'uscita sono pasta, riso, scatolame (fagioli, piselli, passata, pelati, tonno e così via), latte a lunga conservazione, olio d'oliva, caffè, zucchero, biscotti, formaggio grana sottovuoto, pannolini per diverse fasce di età, omogeneizzati, detersivo per lavatrice. Ad aiutare i piacentini che decideranno di donare una parte della loro spesa ci saranno fuori dai supermercati una cinquantina di volontari messi in campo da Caritas, associazione La Ricerca, i gruppi giovani e il gruppo famiglie della parrocchia di San Giovanni in Canale e i gruppi giovani delle parrocchie di San Corrado e della Sacra Famiglia. Consegneranno le apposite borsine vuote, le ritireranno piene e inscatoleranno il materiale che verrà inviato ai magazzini Caritas. Da qui partirà poi per l'Associazione La Ricerca, i frati Cappuccini di Santa Rita, i frati minori Francescani di Santa Maria di Campagna, i gruppi di Volontariato Vincenziano. Una parte rimarrà a disposizione della Caritas diocesana. Presenti al lancio dell'iniziativa anche Francesco Argirò (Caritas), Daniela Scrollavezza (La Ricerca), Max Amato (Piacenza Solidale).
Federico Frighi


20/05/2011 Libertà

martedì 17 maggio 2011

Venezia corre per Africa Mission

La 26a Venicemarathon Trofeo Casinò di Venezia è già vicina alla chiusura definitiva delle iscrizioni. Alla fine di aprile sono terminati, infatti, i 6.000 pettorali tradizionali della manifestazione sportiva in programma il prossimo 23 ottobre a Venezia. Sono ancora disponibili invece gli ultimi dei 1000 pettorali “speciali” che gli organizzatori della Venicemarathon hanno deciso di destinare a sostegno di tre progetti benefici. Questi pettorali sono acquistabili solamente on-line con un costo maggiorato che verrà interamente devoluto all’associazione benefica.
I tre progetti sociali che Venicemarathon ha deciso di sostenere sono:
Run for Water, Run for Life (dell’Ong piacentina Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo): le donazioni saranno destinate alla costruzione e al ripristino di pozzi d’acqua potabile nella regione del Karamoja, in Uganda;
Bimbingamba: un progetto ideato da Alex Zanardi e da Sergio Campo che ha come obiettivo quello di aiutare i bambini che, a causa di malattie, incidenti o guerre, hanno perso uno o più arti;
Run to end Polio: progetto all’esordio con Venicemarathon, curato dal Distretto 2060 del Rotary International, nell’ambito della campagna mondiale End Polio Now, volto a sovvenzionare le campagne di immunizzazione anti-poliomelite nei paesi in via di sviluppo, dove la polio continua a infettare e paralizzare i bambini.
Sul sito www.venicemarathon.it sono disponibili informazioni dettagliate sui singoli progetti e un apposito contatore segnala con aggiornamenti costanti i pettorali ancora a disposizione.

VENICEMARATHON E SOLIDARIETÀ
La complessa e articolata macchina organizzativa di Venicemarathon ha un’anima molto generosa. Da una forte convinzione nella cooperazione e nella solidarietà, nascono infatti progetti che fino a oggi hanno dato risultati concreti.
Dal 2006 a oggi sono stati raccolti e donati ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo più di 100.000 euro, che hanno permesso la perforazione di 10 pozzi d’acqua potabile in Uganda e l’approvvigionamento di oltre 12.000 persone. Dal 2009 a oggi, oltre 30.000 euro sono stati donati anche a Bimbingamba, il progetto promosso da Alex Zanardi per la costruzione di protesi ai bambini amputati, che hanno già permesso a 6 piccoli di varie nazionalità di riprendere a camminare.
Inoltre, grazie alla maratona, Venezia diventa più accessibile. Dal 2005 a oggi, infatti, con la collaborazione del Comune, le rampe di legno che hanno da sempre ricoperto i 13 ponti della città attraversati dalla maratona, vengono lasciate fino al mese di marzo/aprile per garantire maggiore fruibilità della città ai portatori di handicap e a tutti coloro che hanno sempre trovato i ponti di Venezia una barriera architettonica insormontabile.
Nuovo è invece il progetto Run To End Polio, sostenuto dal Rotary International e da Venicemarathon, per sovvenzionare le campagne di immunizzazione anti-poliomielite nei paesi in via di sviluppo.

lunedì 16 maggio 2011

Priscilla, si ritrovano i volontari della diocesi

L’associazione Priscilla, che riunisce i volontari della Curia di Piacenza-Bobbio, si riunisce per l’assemblea annuale.
«Anche quest’anno, come in passato - spiega il presidente Teresio Cerini - abbiamo organizzato l’incontro con tutti i nostri associati per sollecitare impressioni ed idee nuove, programmare insieme i miglioramenti eventuali da apportare e risolvere problemi sui servizi svolti e da svolgere da ciascuno di noi per perfezionare la nostra associazione». «Certamente sarà anche un momento di spiritualità e di preghiera - evidenzia - che si completerà con la celebrazione della messa officiata dal parroco don Pier Giovanni Cacchioli». L’appuntamento è fissato per sabato 28 maggio alle ore 10 nella chiesa parrocchiale del “Corpus Domini” in via Farnesiana.
«Seguirà un piccolo rinfresco - annuncia il presidente Cerini - in un clima amichevole e fraterno per conoscerci meglio e rinsaldare la nostra amicizia. Contiamo sulla presenza di tutti. Sarà una ulteriore conferma che la nostra associazione di volontariato è amata, apprezzata e viva».

sabato 14 maggio 2011

Missione popolare, tocca ai ragazzi

Per il secondo anno consecutivo la Missione popolare diocesana pone in primo piano i ragazzi; lo scorso 2010 la conclusione del percorso formativo si è avvenuta in cattedrale, quest’anno sarà nei singoli vicariati.

Domenica 15 maggio le parrocchie e i Vicariati della diocesi ospiteranno la Missione popolare dei ragazzi il cui slogan riprende il tema generale della Missione: “Coraggio sono io. Non abbiate paura!” (Mt 14, 22-33). Ogni Vicariato seguirà un proprio programma; in alcuni casi l’incontro inizia nelle unità pastorali e si conclude nel Vicariato, in altri si svolge direttamente a livello di Vicariato.
Vicariato Piacenza: la Missione popolare dei ragazzi si apre nel pomeriggio con un primo momento di attività legata al tema della cittadinanza, vissuto nell’Unità pastorale o in parrocchia. Dopo la cena al sacco verrà vissuto il secondo momento con il ritrovo alle ore 19.45 per i ragazzi di tutto il Vicariato al santuario di S. Maria di Campagna dove è prevista l’accoglienza e la veglia missionaria con il Vescovo.
Vicariato Val d’Arda: il vicariato si da appuntamento dalle 15 alle 19 all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, qui verranno svolte le varie attività, si farà merenda insieme e seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Val Nure: il vicariato si da appuntamento dalle 15.30 alle 19.30 all’Oratorio di San Giorgio Piacentino, qui verranno svolte le varie attività, si farà merenda insieme e seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Media Bassa Val Trebbia e Val Luretta: appuntamento alle 16.30 nelle varie Unità Pastorali per la prima parte di attività; ritrovo di tutto il Vicariato a Pieve Dugliara dalle 19: qui si incontreranno per vivere il momento della cena e della veglia missionaria.
Vicariato Val Tidone: il vicariato si da appuntamento dalle 16 alle 20 all’istituto Don Orione di Borgonovo; qui verranno svolte le varie attività, si cenerà insieme; seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Alta Val Trebbia Bobbio, Oltrepenice: il Vicariato si incontra dalle 16 alle 20 all’oratorio di Bobbio, qui verranno svolte le varie attività, la veglia missionaria e si concluderà poi con la cena.
Vicariato Val Ceno Val Taro: l’appuntamento con la Missione dei ragazzi è stato spostato all’11 giugno nel pomeriggio al Seminario di Bedonia.
Sono in programma diversi momenti. Si lavorerà in primo luogo per imparare a “edificare collaborando” sul tema della cittadinanza. Dopo la visione di un video di presentazione del brano del Vangelo di Matteo (Mt 14, 22-33), su cui è incentrato l’incontro, verrà proposto a bambini e ragazzi un gioco ispirato al concetto di cittadinanza. Attraverso l’analisi di parole chiave quali accoglienza, dialogo, cooperazione, rispetto, solidarietà e bene comune, saranno guidati alla costruzione di un oggetto-segno. Insieme ragioneranno su ogni parola e la useranno per realizzare pezzo per pezzo, come si fa nei puzzle, la figura di una grande barca.
Le barche saranno anche simbolo delle varie Unità Pastorali, collocate sul palco a significare la composizione del Vicariato, concetto ancora molto distante dai ragazzi.
Le barche, spinte dal vento dello spirito, saranno segno, insieme al cartellone con la scritta “sei tu?” e alle lanterne di “io sono la luce del mondo” del cammino percorso quest’anno dai ragazzi tra affettività, fragilità e cittadinanza.
Dopo la cena al sacco (o la merenda, in altri casi, a seconda degli orari) avrà inizio nei diversi luoghi la Veglia missionaria, nella quale i ragazzi ripercorreranno, attraverso il brano di Matteo 14, 22-33, le tappe della preparazione.
Il momento conclusivo prevede il saluto e l’invio missionario ai ragazzi da parte del vescovo mons. Gianni Ambrosio, che sarà presente nel Vicariato cittadino e giungerà a tutti gli altri attraverso un videomessaggio.
Al termine dell’incontro sarà fatto dono ai partecipanti di un segnalibro su cui è riprodotta la preghiera del Padre Nostro, al centro del cammino della Missione in questo anno, accompagnato dalla Benedizione di Aronne.

Padre Trento, testimone di missione

Lunedì 16 maggio alle 21 presso il Cinema President di Piacenza, in via Manfredi 30, si terrà l’incontro dal titolo “Rendere Dio presente nel mondo: la missione popolare di Padre Aldo”. L’incontro, promosso dal Centro Missionario Diocesano e da Comunione e Liberazione, si inserisce nel cammino della missione popolare diocesana che vuole essere occasione per ciascuno di riscoprire ogni giorno e in qualsiasi condizione la potenza della presenza di Cristo.

L’intento della nostra missione popolare è quello di rilanciare, nella quotidianità dei nostri giorni, la bellezza dell’incontro con Cristo, come chiedeva il Vescovo Ambrosio nel documento con cui l’anno scorso proclamava la Missione: «desideriamo comunicare che l'incontro vivo con Cristo Risorto, testimone del Padre, riempie di gioia e di speranza la vita umana. Ecco allora la Missione popolare diocesana: un “tempo speciale” per ritrovare lo slancio missionario e per ricuperare la comune responsabilità di quel “tesoro” che è stato affidato a noi per essere a tutti comunicato».”

Padre Aldo Trento verrà appunto a testimoniarci questa bellezza, che, quando tocca la vita, mette in moto inevitabilmente l’annuncio e la testimonianza e rende possibile sfidare anche le difficoltà, le incomprensioni, i limiti di cui tutti facciamo esperienza. Il desiderio di felicità, di verità, di giustizia, di bellezza – che albergano nel cuore dell’uomo e sono risvegliati dall’incontro con il Signore – sono destinati a soccombere irrimediabilmente davanti alla fragilità propria o davanti ai meccanismi imposti da tutto ciò che ci circonda? Padre Aldo è un testimone travolgente della possibilità di vivere qualsiasi circostanza all’altezza del proprio desiderio. Ovunque, anche a Piacenza, perché siamo convinti che questa sia una possibilità data a chiunque.

Padre Aldo Trento, nato nel 1947 a Sovramonte in provincia di Belluno, avverte il primo richiamo della vocazione a sette anni. Laureatosi in Filosofia e Teologia, viene ordinato sacerdote nel 1971. Immerso in prima persona nel clima tormentato degli anni della contestazione e del conflitto sociale, viene inviato al Sud ad assistere i figli dei carcerati, per approdare infine all’insegnamento in due licei di Battipaglia e di Feltre. Poi, in piena crisi personale, l’incontro che gli cambia la vita: quello con don Luigi Giussani che nel 1989 lo incoraggia ad andare in missione in Paraguay, un paese che esce allora dalla dittatura per incamminarsi faticosamente verso la democrazia.
Padre Aldo accetta la prova e, superando momenti difficili, dà vita alla ad una delle più importanti opere missionarie del Sud America. Oggi, sotto la sua guida, la parrocchia di San Rafael è una comunità dotata di una scuola elementare dove studiano oltre 200 bambini, un poliambulatorio, l’hospice per i malati terminali, la fattoria, la cooperativa di credito impegnata nell’erogazione di microcredito, una pizzeria che, oltre a dare lavoro a diverse persone, assicura un sostegno economico alla vita della parrocchia. Una comunità vivace anche sotto il profilo culturale, animata da caffè letterari, conferenze e dalla redazione di un giornale, che coinvolge nelle sue svariate attività di centinaia di volontari.


Centro Missionario Diocesano e Comunione e Liberazione

giovedì 12 maggio 2011

Il riso per Africa Mission

Torna la campagna “Abbiamo RISO per una cosa seria”. FOCSIV, la più grande Federazione italiana di Organismi di volontariato internazionale, insieme a 22 dei suoi Soci, sarà presente in oltre 800 piazze italiane, per raccogliere fondi a sostegno di progetti di diritto al cibo nei Sud del mondo.
All’iniziativa partecipa anche Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, organizzazione piacentina federata FOCSIV, che sarà presente con un suo stand, domenica 15 maggio, per l’intera giornata, ad Agazzano (PC) in piazza Europa.
Presso gli stand allestiti nelle piazze italiane saranno distribuiti oltre 110.000 chili di riso: in cambio di una donazione minima di 5 euro, si potrà ricevere un pacco da 1 chilo di riso della qualità Thai Bonnet, prodotto in Italia da un imprenditore agricolo socio Coldiretti.
«Di fronte alla crisi mondiale legata all’aumento vertiginoso dei prezzi del cibo – spiega Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV – abbiamo scelto un RISO italiano per l’edizione 2011 della nostra iniziativa, per sostenere il progetto della filiera corta tutta italiana promossa dalla Coldiretti. L’aumento dei prezzi delle materie prime, infatti, sia al nord che nel sud del mondo, non corrisponde mai ad un vantaggio per i contadini, ma è prevalentemente frutto delle speculazioni finanziarie e dei numerosi passaggi lungo la filiera»
L'iniziativa 2011 è realizzata in collaborazione con la Coldiretti che, insieme a FOCSIV è parte del CISA – Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare; gode, inoltre, del patrocinio del Segretariato Sociale RAI e del contributo di Banca Prossima.
La campagna media, che prevede uno spot TV di 30’’ e uno spot radio, è stata realizzata grazie al prezioso aiuto di Antonello Fassari, testimonial dell’iniziativa dal 2007, che anche quest’anno è sia regista che protagonista dello spot.
Per conoscere tutte le piazze e gli indirizzi degli stands dell’iniziativa Abbiamo RISO per una cosa seria visita il sito www.focsiv.it oppure chiama il numero verde 800913456 (attivo dalle 8,30 alle 17,30).

lunedì 9 maggio 2011

Il papa di Moretti spot per la Chiesa



Un'idea buona quella di Nanni Moretti, che, almeno a nostro avviso, non offende nessuno e, anzi, pone un problema. Sono degno di assumere un incarico? Ne sono capace? Il papa di Moretti non riguarda solo e soltanto la Chiesa ma intende essere - soprattutto, pensiamo noi - un motivo di riflessione per la società alla luce di quanto quotidianamente accade nel mondo della politica. Il papa di Moretti è un uomo e fa un passo indietro. Capisce che l'incarico di Dio è troppo pesante da sostenere. La Chiesa è capace anche di questo perchè è fatta di uomini. Vengono alla mente i candidati a vescovo che non accettano per umiltà o i preti che non si ritengono adeguati a ricoprire incarichi proposti dal proprio vescovo e rinunciano. Ecco perchè la Chiesa è ancora diversa dalla politica ed ecco perchè nella Chiesa c'è ancora fiducia.

sabato 7 maggio 2011

Africa Mission, a Urbino l'Africa vista dai bambini

Un viaggio dall’Italia all’Africa attraverso gli occhi dei bambini: questo il tema della mostra promossa a Urbino da Africa Mission Cooperazione e Sviluppo, Onlus piacentina che da anni si occupa della realizzazione di progetti di sostegno e cooperazione internazionale.
La mostra intende raccontare un progetto che ha coinvolto due scuole dell’Infanzia, una di Urbino e una di Kampala, in Uganda. La scuola urbinate ha sviluppato una nuova modalità di rapportarsi con l’Africa: l’adozione a distanza di una scuola, mediante scambi culturali e didattici. Grazie al supporto di Africa Mission Cooperazione e Sviluppo, che durante i viaggi dei suoi volontari ha operato da messaggero tra le due realtà con un “andirivieni” di disegni, foto, lettere e manufatti, i bambini hanno potuto conoscersi e confrontarsi. I lavori realizzati dai bambini delle due scuole sono stati raccolti in tre “libroni” cartonati costruiti manualmente dai bambini e poi riprodotti per la stampa, i cui ricavati della vendita saranno devoluti ad Africa Mission per sostenere progetti scolastici in Uganda.
Visitare la mostra sarà come fare un “viaggio nei libri”, dove i visitatori potranno entrare all’interno di questo mondo, creato e inventato dai bambini, grazie alla progettazione di un allestimento “a misura di bambino”.

La mostra verrà inaugurata sabato 14 maggio a Urbino (Palazzo Ducale - Sala del Giardino d’Inverno) alle ore 10. Interverrà anche il piacentino don Maurizio Noberini, presidente nazionale di Africa Mission. Il programma dell’inaugurazione prevede, dopo i saluti istituzionali dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Urbino, Maria Clara Muci, e dell’assessore alla Pubblica istruzione e integrazione interculturale della Provincia di Pesaro e Urbino, Alessia Morani, gli interventi di don Maurizio Noberini, di Carlo Antonello, medico trevigiano presidente di Cooperazione e Sviluppo, di Giosiana Cepile, insegnante ideatrice del progetto, di Daniela Tittarelli, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Pascoli” di Urbino, di Susanna Testa, referente ufficio studi del Miur per Pesaro e Urbino, di mons. Sandro De Angeli, assistente spirituale di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo e vicario generale dell’arcidiocesi di Urbino - Urbania - Sant’Angelo in Vado, e di Daniela Cini di Studio Synthesis, che ha coordinato il progetto. All’inaugurazione, seguirà la visita della mostra.

La mostra in dettaglio
La mostra sarà allestita dal 14 al 30 maggio presso le Sale del Castellare del Palazzo Ducale di Urbino e sarà strutturata su due percorsi paralleli, uno per genitori e insegnanti, volto ad illustrare la metodologia didattica alla base del progetto, e uno emozionale rivolto ai bambini.
Seguendo il filo conduttore dei libri, ogni sala porterà il piccolo visitatore a conoscere nuovi mondi e a capire le differenze che li contraddistinguono e quelle che, invece, li rendono più simili di quanto immaginiamo. Tre storie, tre temi di condivisione e confronto: l’acqua, la natura, la terra, da scoprire in compagnia di simpatiche guide, come la rondine azzurra o lo spaventapasseri Peppino.
Una mostra che non vuole solo raccontare, ma coinvolgere: ed ecco tanti mondi in miniatura per giocare nella sala dell’amicizia, o il prato dei piccoli nella sala della rondine azzurra, dove sedersi per guardare ed ascoltare i video e i messaggi mandati dai bambini Ugandesi.
La mostra dedica spazio anche all’esposizione di oggetti e manufatti che i bambini africani utilizzano per giocare, spesso realizzati con materiali di recupero: con la creatività e la fantasia una bottiglia di plastica diventa una macchinina, le foglie di banano prendono forma in bamboline e cappelli … e molto altro ancora!
A conclusione del percorso, un’area laboratorio, dove ciascun bambino potrà lasciare un segno tangibile della propria presenza e diventare così parte di questo grande progetto, che mira a visitare tutta la penisola, da Piacenza a Palermo.

Per saperne di più www.sottolostessocielo.it
Informazioni mostra
Orari di apertura: dal 14 al 30 maggio Dalle 9.30 alle 18.00
Prezzi: Ingresso gratuito
Prenotazioni e visite guidate Tel: 0722/327885 info@sottolostessocielo.it

giovedì 5 maggio 2011

Ambrosio: più collaborazione tra parrocchie e Curia

Ha tenuto questa mattina, giovedì 5 maggio, la sua ultima assemblea il decimo Consiglio Presbiterale Diocesano. Nei suoi cinque anni di attività il Senato del Vescovo ha tenuto ventisette assemblee e, questa mattina, ha fatto il bilancio del lavoro svolto durante il suo mandato. Ha presieduto la seduta il vescovo mons. Gianni Ambrosio, ha coordinato don Federico Tagliaferri mentre il segretario don Paolo Camminati ha riunito in apposite sintesi le “decisioni prese” e gli “argomenti trattati” dal Consiglio presbiterale diocesano dal 2006 al 2011.

Ci limitiamo a richiamare i gruppi dei vari argomenti trattati: economato, formazione del clero (ne parlato in modo specifico don Gigi Bagagnoli), Istituto diocesano per il sostentamento del clero, comunicazioni sociali, Missione popolare diocesana, la montagna, la pastorale giovanile, la Quaresima, i seminaristi, la solidarietà tra il clero e le unità pastorali.

Nelle analisi, a volte lunghe e dettagliate, compiute su questi argomenti, in diversi casi il Consiglio è giunto a prendere decisioni. E’ il caso della solidarietà del clero dove è stato rinnovato il regolamento dello specifico Fondo; per la formazione dei seminaristi ha costituito un’apposita commissione; ha messo a punto un progetto per la formazione del clero; nel settore amministrativo ha analizzato il coinvolgimento delle unità pastorali e dei vicariati per gli stanziamenti dei fondi; ha posto in primo piano la questione dei prestiti interni ed ha dato indicazioni per la salvaguardia della “dote permanente” delle parrocchie.

Sono stati indicati i rappresentanti in seno al consiglio di amministrazione del Consiglio del Pio Ritiro Cerati; sono state date indicazioni ai mezzi di comunicazione sociale; sono stati eletti i membri nel consiglio dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero; è stata analizzata la pastorale della montagna arrivando a formulare un documento conclusivo e sono stati approvati i suggerimenti per la costruzione di nuovi oratori mettendo in primo piano, non solo il progetto tecnico, ma anche quello educativo.

IL DIBATTITO

Su questa sintesi del lavoro svolto durante il quinquennio, il dibattito è stato ampio e articolato. Sono emersi temi specifici come la necessità di ridare slancio alla vocazione diaconale per l’importanza del lavoro che i Diaconi permanenti svolgono in diocesi; il richiamo al ruolo che deve svolgere l’Azione Cattolica; l’opportunità di dare nella parrocchia la priorità alla comunità; maggiore attenzione da parte dei presbiteri al loro ruolo rappresentativo; insostituibilità dei referenti laici nelle singole parrocchie... .

Tema, però, ricorrente, e che ha avuto la maggiore attenzione, è stato quello del rapporto tra le decisioni prese dal Consiglio e la loro reale realizzazione. E’ emerso il problema della verifica e del rapporto tra il Consiglio e la realtà diocesana.

Un tema che è poi stato ripreso dal Vescovo durante il suo intervento. Innanzitutto mons. Ambrosio ha avuto parole di ringraziamento per il Consiglio facendo riferimento al lavoro svolto con autentico stile di Chiesa. Un ringraziamento particolare ha rivolto alla segreteria ed in particolare a don Paolo Camminati per le sintesi predisposte, strumenti che ora permettono di poter valutare quanto fatto e così programmare meglio l’attività del prossimo Consiglio.

Per quanto riguarda il problema della verifica delle decisioni prese, e dei tempi lunghi che spesso caratterizzano la riposta della base, il Vescovo ha sottolineato che la Chiesa non è un’azienda e non è sempre facile predisporre adeguati controlli. A questo proposito ha anche richiamato la necessità, per il clero, di camminare insieme avendo sempre presente il contesto ecclesiale più ampio in cui è chiamato ad operare.

Mons. Ambrosio non ha mancato di dare suggerimenti concreti: ad esempio ha sottolineato la necessità che, nei vari progetti, ogni settore faccia riferimento agli specifici uffici di curia; occorre pure incentivare la formazione dei referenti laici all’insegna della corresponsabilità ed infine, per agevolare la realizzazione concreta delle decisioni prese dal Presbiterale, sarà opportuno un maggiore coinvolgimento delle Unità pastorali e dei Vicariati con particolare riferimento ai sacerdoti preposti al loro coordinamento, Moderatori e Vicari. Il rilancio di queste circoscrizioni potrebbe richiedere anche la loro revisione.

LA CRONACA DEI LAVORI

In apertura dei lavori del Consiglio presbiterale, il vicario generale don Giuseppe Illica, ha ricordato la morte di don Giuseppe Segalini (i funerali si terranno domani pomeriggio a Sant’Antonio a Trebbia), ha sottolineato come recenti appuntamenti diocesani abbiano avuto un largo seguito di fedeli, mentre in calendario ci sono i seguenti appuntamenti:

12 maggio: in Santa Maria di Campagna pellegrinaggio diocesano mariano presieduto dal Vescovo; Su indicazioni della Cei, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, verrà affidato il popolo italiano alla protezione della Vergine Maria;

15 maggio: Missione popolare diocesana per i ragazzi nei vicariati ;

16 maggio incontro al teatro President con il missionario padre Aldo Trento;

16 giugno: Festa del Sacro Cuore (in tale occasione il Vescovo renderà note le sue indicazioni per la pastorale della montagna e verranno eletti cinque rappresentanti del clero nel Consiglio Presbiterale; entro il 31 maggio i vicariati dovranno aver provveduto ad eleggere i propri rappresentanti in seno allo stesso Consiglio);

11 giugno: consiglio pastorale diocesano (la seduta era in programma il 21 maggio ma viene spostata per impegni del Vescovo);

18 giugno: ordinazione sacerdotale del diacono Giuseppe Piscina alle ore 16 in cattedrale;

23 giugno: processione del Corpus Domini;

2 – 3 settembre: convegno pastorale di Pianazze.

3 – 11 settembre: congresso eucaristico nazionale ad Ancona con la partecipazione di una delegazione piacentina.

Da registrare anche l’intervento del vicario per la pastorale mons. Giuseppe Busani che ha illustrato il programma della missione popolare ragazzi (si terrà nei vicariati), il pellegrinaggio del 12 maggio in Santa Maria di Campagna (appuntamenti di cui abbiamo già detto) ed ha sottolineato l’ampia diffusione che ha avuto in diocesi il libro del Pater.

Da parte sua padre Sisto Caccia ha comunicato che è in stampa una monografia sul beato G.B.Scalabrini per le edizioni Paoline (autore Roberto Zanini). Sarà presentata in autunno.

mercoledì 4 maggio 2011

Gli habemus papam veri...







Morto don Giuseppe Segalini

E' morto nelle prime ore di oggi pomeriggio, mercoledì 4 maggio, don
Giuseppe Segalini, parroco di Sant'Antonio a Trebbia.

Nato il 21 gennaio 1932 a Lugagnano, è stato ordinato sacerdote il 4 giugno
1955. Ha iniziato il servizio pastorale nel 1956 come curato ad Agazzano per
passare con lo stesso incarico a Borgonovo nel 1963. Nel 1964 è stato
nominato parroco di Groppovisdomo;del 1973 è la nomina a direttore
spirituale del Seminario di Bedonia ed il 1° ottobre 1977 gli è stato
conferito l'incarico di assistente spirituale di Azione Cattolica (ramo
adulti); il 18 ottobre 1984 è stato nominato parroco di Sant'Antonio a
Trebbia.