Le nozze di Cana, con la tramutazione dell'acqua in vino, indicano la strada per il cambiamento. Ne è convinto Giancarlo Maria Bregantini, arcivescovo di Campobasso, che traccia la via maestra della 12ª edizione di Cives, il corso di formazione di Università Cattolica e diocesi di Piacenza-Bobbio. Un corso con l'obiettivo di formare cittadini responsabili all'interno della società, iniziato giovedì sera con la prolusione pubblica del religioso trentino, inviato in prima linea nella Locride, poi promosso nella sede metropolitana di Campobasso.
"Non hanno più vino". E' la madre di Gesù, Maria che dà l'annuncio al figlio nel Vangelo di Giovanni. «Ad accorgersi che manca qualche cosa è una donna - osserva il vescovo -. Le donne hanno questo gradissimo dono: di accorgersi per prime delle situazioni di precarietà». «C'è bisogno di aria nuova» dice Bregantini citando papa Giovanni XXIII° quando, 50 anni fa, ebbe la forza di intuire che per la Chiesa c'era bisogno di "vino nuovo". «C'è bisogno di aria nuova - ribadisce -, lo dicono anche i giovani che in questi giorni hanno manifestato in tutta Europa dove, sullo sfondo, ci sono proprio le giare vuote delle nozze di Cana, la delusione di chi teme per il proprio futuro». «Ci sono le giare vuote dei senza lavoro, quello che noi chiamiamo oggi precariato» e che il cardinale Angelo Bagnasco (presidente della Conferenza episcopale italiana) ha definito con «cinque parole: fragilità sociale, malattia dell'anima, fatalismo subito, futuro spezzato, sperpero antropologico».
All'allarme lanciato Gesù risponde: "L'ora mia non è ancora venuta". «Non è ancora pronto - evidenzia Bregantini -. Quante volte ci accorgiamo che non siamo pronti a cambiare! Il rischio oggi è di un cambiamento apparente ma non vero... La Bibbia ci ricorda sempre che il cambiamento non deve cancellare il passato. Quando sono andato a Campobasso mi sono chiesto: è giusto cambiare? Mi ha aiutato il mondo rurale, mio fratello mi ha insegnato come si fa a potare. Bisogna avere occhio. La bravura del contadino non è di vedere ma di intravvedere e il cambiamento è possibile se si guarda lontano. Occorrono gli occhi della lungimiranza, della fede». Ancora: «Il passato non va tagliato ma potato. Bisogna essere capaci di capire quali rami devono restare. La nostalgia, che ha radici profonde ma frutti acerbi, viene sostituita dalla benedizione che ha le radici profonde e lo sguardo verso il futuro. La memoria mi ricorda il passato ma il memoriale è lo stile con cui il mio passato diventa presente verso il futuro».
Terzo passaggio. La madre di Gesù dice ai servitori: "Fate tutto quello che egli vi dirà". «Ho imparato da padre Pino Puglisi la forza della Parola. La parola di Dio ci dà il coraggio del cambiamento. Prendiamo la lettera a Filemone di San Paolo. Filemone era un uomo ricco e colto. Un suo schiavo scappa e a Roma incontra Paolo. Invece di dargli la libertà, glielo rispedisce perchè venga accolto non come schiavo ma come un fratello carissimo. Paolo rispetta la legge romana ma la cambia dal di dentro, quel cuore non è più un cuore di schiavo ma un cuore di fratello. Il cristiano osserva la legge ma va oltre. Il cambiamento è nel cuore».
Quarto passaggio: "Riempite di acqua le giare". «Non è oro ma acqua. Il cambiamento è fatto di piccole cose. La vita è fatta di sogni e di segni. Uno di questi segni è la domenica. Con i vescovi abbiamo fatto una battaglia per cambiare la liberalizzazione degli esercizi commerciali aperti la domenica. Se c è bisogno si apre, se no no. Con che cuore le commesse mamme vanno a lavorare la domenica, unico giorno in cui il figlio è a casa da scuola. La domenica è la sintesi di un segno per un sogno grande: la lotta alla precarietà».
Ultimo passaggio: il vino nuovo. «La politica va cambiata ma con un cuore nuovo. Abbiamo bisogno di creare un clima di serenità e di mitezza. Il cambiamento esige un cuore nuovo». Cita "la Gabbianella e il gatto": «Vola solo chi osa farlo. Cambia chi ha il coraggio di cambiare. Il 25 novembre firmiamo sul sagrato delle chiese. È un segno, per fare esplodere la potenzialità di cambiamento, per arrivare al sogno di un lavoro che non è merce. La riforma del lavoro oggi non è in linea con molti principi della dottrina sociale della Chiesa. Il problema è l'innesto, non i licenziamenti. I ragazzi fanno male a tirare i sassi, ma la protesta è perchè le giare sono vuote».
Federico Frighi
17/11/2012 Libertà
mercoledì 21 novembre 2012
martedì 20 novembre 2012
La nuova diocesi, Roveleto progetto pilota
Prosegue il cammino della Chiesa di Piacenza-Bobbio verso un nuovo assetto territoriale. Dopo il recente accorpamento in città di San Giovanni in Canale e Santa Brigida, è stata la volta della nuova parrocchia di Roveleto. Ieri è stata presentata nel corso del consiglio presbiterale come esperienza pilota diocesana. Il "senato del vescovo" si è riunito nella sala degli affreschi della curia, presieduto lo stesso vescovo Gianni Ambrosio e con il coordinamento dei lavori da parte di don Giuseppe Basini, parroco di Sant'Antonino. In apertura il vicario episcopale per la pastorale, monsignor Giuseppe Busani, ha aggiornato i presenti sugli appuntamenti previsti per l'Anno della fede.
Questo il calendario: la settimana prossima, lunedì 19 novembre, "Dei Verbum", lectio del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze; martedì 11 dicembre: "Gaudium et spes", lectio del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano; lunedì 18 febbraio 2013: "Sacrosanctum Concilium", lectio di monsignor Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato; venerdì 8 marzo sarà la volta del priore della Comunità monastica di Bose, Enzo Bianchi, che terrà la lectio magistralis sulla "Lumen gentium". Ogni appuntamento si terrà alle ore 21 in cattedrale a Piacenza.
Don Esopi rimane Il consiglio avrebbe dovuto prendere in esame anche le dimissioni di don Giampiero Esopi da presidente del Consiglio di amministrazione del "Pio Ritiro Cerati". Come ha precisato lo stesso interessato sono dimissioni dettate da motivazioni personali. L'istituzione piacentina di via Torta è alla vigilia dell'inaugurazione di una nuova ala e di importanti lavori di ristrutturazione. Anche per questi motivi, e considerato che il suo mandato scade al maggio del prossimo anno, su preghiera dello stesso Cda e del vescovo don Esopi ha deciso di ritirare le proprie dimissioni ma ha detto di non essere più disponile per un nuovo mandato.
L'esperienza Roveleto E' stata poi la volta di un tema di particolare importanza: la presentazione di una nuova proposta di riorganizzazione dell'Unità Pastorale 9 del Vicariato della Valdarda. Tale proposta, a parte il significato che riveste per le zone interessate, viene ad assumere anche significato particolare in quanto costituisce un'iniziativa pilota per l'intera diocesi che dovrà affrontare in un prossimo futuro la ristrutturazione delle circoscrizioni parrocchiali. Il progetto è stato presentato da due sacerdoti della zona: don Umberto Ciullo e don Stefano Antonelli. L'unità pastorale di Cadeo è composta da quattro parrocchie: Beata Vergine del Carmelo (Roveleto), Santissimo Salvatore (Fontanafredda), San Pietro Apostolo (Saliceto) e San Pietro Apostolo (Cadeo). Da quasi tre anni i due sacerdoti ed i fedeli più coinvolti nella vita delle comunità parrocchiali sono impegnati nell'esame dei problemi delle rispettive comunità ed ora, in sintesi, sono giunti a queste richieste: "L'unificazione delle quattro parrocchie in un'unica parrocchia. Inizialmente sarà la parrocchia di Roveleto ma poi la nuova comunità parrocchiale assumerà un altro nome; le proprietà passeranno tutte a questa unica parrocchia; l'attuale vita pastorale e sacramentale sarà ugualmente garantita; le chiese parrocchiali diverranno chiese sussidiarie; la corresponsabilità laicale sarà garantita da un unico Consiglio di Unità Pastorale e da un unico Consiglio degli affari economici".
Il dibattito è stato chiuso dallo stesso vescovo Ambrosio che si è soffermato su alcuni punti: questo è un caso significativo che potrà dare indicazioni anche per altri interventi del genere pur tenendo conto delle condizioni specifiche; il cammino di unificazione deve giungere a conclusioni giuridiche ma è importante che tutto parta dal concreto e dal vissuto delle persone; il cammino di unificazione deve essere fatto all'insegna della comunione, avendo come punto di riferimento la visione di Chiesa e di fede. Il vescovo ha ribadito che si deve fare attenzione alle comunità più piccole, nessuno si senta mortificato e particolare attenzione dev'essere riservata, accanto a quelli pastorali, anche agli aspetti patrimoniali.
16/11/2012 Libertà
Questo il calendario: la settimana prossima, lunedì 19 novembre, "Dei Verbum", lectio del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze; martedì 11 dicembre: "Gaudium et spes", lectio del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano; lunedì 18 febbraio 2013: "Sacrosanctum Concilium", lectio di monsignor Alceste Catella, Vescovo di Casale Monferrato; venerdì 8 marzo sarà la volta del priore della Comunità monastica di Bose, Enzo Bianchi, che terrà la lectio magistralis sulla "Lumen gentium". Ogni appuntamento si terrà alle ore 21 in cattedrale a Piacenza.
Don Esopi rimane Il consiglio avrebbe dovuto prendere in esame anche le dimissioni di don Giampiero Esopi da presidente del Consiglio di amministrazione del "Pio Ritiro Cerati". Come ha precisato lo stesso interessato sono dimissioni dettate da motivazioni personali. L'istituzione piacentina di via Torta è alla vigilia dell'inaugurazione di una nuova ala e di importanti lavori di ristrutturazione. Anche per questi motivi, e considerato che il suo mandato scade al maggio del prossimo anno, su preghiera dello stesso Cda e del vescovo don Esopi ha deciso di ritirare le proprie dimissioni ma ha detto di non essere più disponile per un nuovo mandato.
L'esperienza Roveleto E' stata poi la volta di un tema di particolare importanza: la presentazione di una nuova proposta di riorganizzazione dell'Unità Pastorale 9 del Vicariato della Valdarda. Tale proposta, a parte il significato che riveste per le zone interessate, viene ad assumere anche significato particolare in quanto costituisce un'iniziativa pilota per l'intera diocesi che dovrà affrontare in un prossimo futuro la ristrutturazione delle circoscrizioni parrocchiali. Il progetto è stato presentato da due sacerdoti della zona: don Umberto Ciullo e don Stefano Antonelli. L'unità pastorale di Cadeo è composta da quattro parrocchie: Beata Vergine del Carmelo (Roveleto), Santissimo Salvatore (Fontanafredda), San Pietro Apostolo (Saliceto) e San Pietro Apostolo (Cadeo). Da quasi tre anni i due sacerdoti ed i fedeli più coinvolti nella vita delle comunità parrocchiali sono impegnati nell'esame dei problemi delle rispettive comunità ed ora, in sintesi, sono giunti a queste richieste: "L'unificazione delle quattro parrocchie in un'unica parrocchia. Inizialmente sarà la parrocchia di Roveleto ma poi la nuova comunità parrocchiale assumerà un altro nome; le proprietà passeranno tutte a questa unica parrocchia; l'attuale vita pastorale e sacramentale sarà ugualmente garantita; le chiese parrocchiali diverranno chiese sussidiarie; la corresponsabilità laicale sarà garantita da un unico Consiglio di Unità Pastorale e da un unico Consiglio degli affari economici".
Il dibattito è stato chiuso dallo stesso vescovo Ambrosio che si è soffermato su alcuni punti: questo è un caso significativo che potrà dare indicazioni anche per altri interventi del genere pur tenendo conto delle condizioni specifiche; il cammino di unificazione deve giungere a conclusioni giuridiche ma è importante che tutto parta dal concreto e dal vissuto delle persone; il cammino di unificazione deve essere fatto all'insegna della comunione, avendo come punto di riferimento la visione di Chiesa e di fede. Il vescovo ha ribadito che si deve fare attenzione alle comunità più piccole, nessuno si senta mortificato e particolare attenzione dev'essere riservata, accanto a quelli pastorali, anche agli aspetti patrimoniali.
16/11/2012 Libertà
Argomenti
consiglio presbiterale
lunedì 19 novembre 2012
Gmg 2013, un aiuto dai vicariati
Cambia la proposta della diocesi di Piacenza-Bobbio per la Gmg 2013 in Brasile. Per venire incontro alle famiglie piacentine che devono fare i conti con la crisi economica il vescovo Gianni Ambrosio, di concerto con la Pastorale giovanile diocesana, ha deciso di costituire un piccolo fondo (gestito dai vicariati) a destinare a coprire parte delle ingenti spese di viaggio. Non solo. Il programma stesso del viaggio è stato modificato riducendo i giorni di permanenza in Brasile. Il prezzo del pacchetto completo è passato così da 2.500 euro a 2mila euro. Salterà dunque la settimana missionaria prevista inizialmente a Picos. I missionari piacentini dovrebbero incontrare la rappresentanza di "papa-boys" diocesani direttamente a Rio de Janeiro, dove si svolgeranno gli eventi centrali della Gmg 2013, dalle catechesi dei vescovi all'incontro con papa Benedetto XVI.
Il nuovo pacchetto di viaggio della diocesi di Piacenza-Bobbio prevede dunque: volo di andata in classe economica con partenza da Milano Malpensa il giorno 22 luglio 2013, e arrivo all'aeroporto di Rio de Janeiro il 23 luglio 2013; - volo di ritorno in classe economica con partenza dall'aeroporto di Rio de Janeiro il giorno 2 agosto 2013, e arrivo all'aeroporto di Milano Malpensa il 3 agosto 2013, trasporti via terra da/per aeroporto, assistenza di un'agenzia viaggi specializzata, assicurazione medica/bagaglio Europ Assistance per tutta la durata del viaggio.
Il pacchetto di partecipazione è fornito dal Comitato organizzatore brasiliano e prevede: alloggio assegnato dal Comitato organizzatore brasiliano, vitto, pass per accesso ai settori delle celebrazioni/manifestazioni/attività della Gmg 2013, tessera di trasporto pubblico, assicurazione contro gli infortuni, sacca brasiliana del pellegrino, quota internazionale di solidarietà, contributo italiano di partecipazione (Cei), sacca italiana del pellegrino (Cei), kit diocesano.
Per informazioni ci si può rivolgere al Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile, piazza Duomo, 33; ai numeri 0523/308343, 0523/308315 (segreteria), 0523/308325 (fax), ufficiopastoralegiovanile@curia. pc. it. Il sito internet è www. diocesipiacenzabobbio. org/pastorale-giovanile/.
fri
16/11/2012 Libertà
Il nuovo pacchetto di viaggio della diocesi di Piacenza-Bobbio prevede dunque: volo di andata in classe economica con partenza da Milano Malpensa il giorno 22 luglio 2013, e arrivo all'aeroporto di Rio de Janeiro il 23 luglio 2013; - volo di ritorno in classe economica con partenza dall'aeroporto di Rio de Janeiro il giorno 2 agosto 2013, e arrivo all'aeroporto di Milano Malpensa il 3 agosto 2013, trasporti via terra da/per aeroporto, assistenza di un'agenzia viaggi specializzata, assicurazione medica/bagaglio Europ Assistance per tutta la durata del viaggio.
Il pacchetto di partecipazione è fornito dal Comitato organizzatore brasiliano e prevede: alloggio assegnato dal Comitato organizzatore brasiliano, vitto, pass per accesso ai settori delle celebrazioni/manifestazioni/attività della Gmg 2013, tessera di trasporto pubblico, assicurazione contro gli infortuni, sacca brasiliana del pellegrino, quota internazionale di solidarietà, contributo italiano di partecipazione (Cei), sacca italiana del pellegrino (Cei), kit diocesano.
Per informazioni ci si può rivolgere al Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile, piazza Duomo, 33; ai numeri 0523/308343, 0523/308315 (segreteria), 0523/308325 (fax), ufficiopastoralegiovanile@curia. pc. it. Il sito internet è www. diocesipiacenzabobbio. org/pastorale-giovanile/.
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16/11/2012 Libertà
domenica 18 novembre 2012
La rivoluzione del Vicariato 7
Un lavoro da certosino, quello del vicario generale monsignor Giuseppe Illica, che ha rivoluzionato l'assetto della zona in provincia di Parma della diocesi di Piacenza-Bobbio, ponendo gli ultimi tasselli mancanti. Di seguito la rivoluzione del Vicariato numero 7.
Con Atto proprio di S.E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Musso don Emanuele Massimo, attuale parroco di Tornolo PR, lasciando gli altri incarichi sinora svolti, è stato nominato parroco della parrocchia di Santo Stefano martire in Tarsogno, Comune di Tornolo, Provincia di Parma, nell’Unità Pastorale 1 del Vicariato 7, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro ufficio da parte dell’ultimo titolare il M. R. Mazzari don Roberto. Inoltre in medesima data, con Atti propri di S.E. mons. Vescovo è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* Santa Maria delle Grazie in Setterone, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7;
* Santa Maria del Carmine in Strepeto Comune di Bedonia, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7;
* San Pietro in Vincoli in Casale Val Taro, Comune di Tornolo, Provincia di Parma nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S.E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Cattivelli don Franco, attuale moderatore dell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7, lasciando gli altri incarichi precedentemente svolti, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* San Lorenzo martire in Cornolo, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Giorgio martire in Illica, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Santa Maria Assunta in Casaleto, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Santa Apollinare in Calice, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Santa Maria Assunta in Drusco, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Bernardo Abate in Casalporino, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Giovanni Battista in Chiesiola, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Giacomo Apostolo in Romezzano, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Sant’Anna in Spora, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Accorsini don Domenico, attuale parroco di Carniglia PR e Caneso PR, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Martino Vescovo in Montarsiccio, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Mantovani don Amedeo, attuale parroco di Compiano, PR, mantenendo gli altri incarichi sinora svolti, eccetto l’Ufficio di amministratore parrocchiale di Strepeto, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Antonio Abate in Isola, Comune di Compiano, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7. Inoltre gli è stato conferito l’incarico delle cura pastorale della parrocchia di San Giacomo Maggiore in Cereseto, Comune di Compiano, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Corbelletta don Renzo, mantenendo gli incarichi sinora svolti, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* Sant’Anna in Montegroppo, Comune di Albareto, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Paolo Apostolo in Pieve di Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Giacomo Maggiore in Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Battiato don Fabio, mantenendo l’incarico di vicario parrocchiale di Borgo Val di Taro PR, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* Santi Gervaso e Protaso in Mariano, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* Santa Maria Assunta in Gusaliggio, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Giacomo Apostolo e San Siro in Branzone-San Siro, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Martino Vescovo in Valmozzola, Provincia di Parma nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 al M. R. Pini don Luigino, attuale parroco di Bardi PR, mantenendo i precedenti incarichi, è stato conferito l’incarico della cura pastorale della parrocchia di San Lorenzo martire in Credarola, Comune di Bardi, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 3 del Vicariato 7.
Dalla Curia Vescovile
Piacenza 16 novembre 2012 il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
Con Atto proprio di S.E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Musso don Emanuele Massimo, attuale parroco di Tornolo PR, lasciando gli altri incarichi sinora svolti, è stato nominato parroco della parrocchia di Santo Stefano martire in Tarsogno, Comune di Tornolo, Provincia di Parma, nell’Unità Pastorale 1 del Vicariato 7, resasi vacante in seguito a trasferimento ad altro ufficio da parte dell’ultimo titolare il M. R. Mazzari don Roberto. Inoltre in medesima data, con Atti propri di S.E. mons. Vescovo è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* Santa Maria delle Grazie in Setterone, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7;
* Santa Maria del Carmine in Strepeto Comune di Bedonia, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7;
* San Pietro in Vincoli in Casale Val Taro, Comune di Tornolo, Provincia di Parma nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S.E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Cattivelli don Franco, attuale moderatore dell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7, lasciando gli altri incarichi precedentemente svolti, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* San Lorenzo martire in Cornolo, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Giorgio martire in Illica, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Santa Maria Assunta in Casaleto, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Santa Apollinare in Calice, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Santa Maria Assunta in Drusco, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Bernardo Abate in Casalporino, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Giovanni Battista in Chiesiola, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* San Giacomo Apostolo in Romezzano, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7;
* Sant’Anna in Spora, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, Unità pastorale 1 Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Accorsini don Domenico, attuale parroco di Carniglia PR e Caneso PR, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Martino Vescovo in Montarsiccio, Comune di Bedonia, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Mantovani don Amedeo, attuale parroco di Compiano, PR, mantenendo gli altri incarichi sinora svolti, eccetto l’Ufficio di amministratore parrocchiale di Strepeto, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Sant’Antonio Abate in Isola, Comune di Compiano, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7. Inoltre gli è stato conferito l’incarico delle cura pastorale della parrocchia di San Giacomo Maggiore in Cereseto, Comune di Compiano, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 1 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Corbelletta don Renzo, mantenendo gli incarichi sinora svolti, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* Sant’Anna in Montegroppo, Comune di Albareto, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Paolo Apostolo in Pieve di Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Giacomo Maggiore in Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 il M. R. Battiato don Fabio, mantenendo l’incarico di vicario parrocchiale di Borgo Val di Taro PR, è stato nominato amministratore parrocchiale delle seguenti parrocchie:
* Santi Gervaso e Protaso in Mariano, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* Santa Maria Assunta in Gusaliggio, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Giacomo Apostolo e San Siro in Branzone-San Siro, Comune di Valmozzola, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7;
* San Martino Vescovo in Valmozzola, Provincia di Parma nell’Unità pastorale 2 del Vicariato 7.
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 8 Novembre 2012 al M. R. Pini don Luigino, attuale parroco di Bardi PR, mantenendo i precedenti incarichi, è stato conferito l’incarico della cura pastorale della parrocchia di San Lorenzo martire in Credarola, Comune di Bardi, Provincia di Parma, nell’Unità pastorale 3 del Vicariato 7.
Dalla Curia Vescovile
Piacenza 16 novembre 2012 il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi
sabato 17 novembre 2012
Un volo di 30 metri, ma mio figlio non sapeva volare
«Quella persona aveva fretta di andare in pizzeria; mio figlio oggi non c'è più». La testimonianza di Elisabetta Cipollone, oltre a commuovere e ad ammutolire, arriva come un macigno nell'aula magna della Provincia all'Isii Marconi. la sala è piena di ragazzi delle Superiori, delle classi e delle scuole che hanno aderito al progetto "Gins" dell'Amministrazione provinciale. Poco importa che quella mamma non sia piacentina, ma di Peschiera Borromeo (Milano). Andrea, a 15 anni, è rimasto vittima di un incidente stradale sulle strisce pedonali, appena uscito dall'oratorio in compagnia del fratello gemello, Cristian. Un'auto di un padre di famiglia, con moglie e due figli a bordo, lanciata a 100 chilometri orari. Un balzo di trenta metri. «Ma mio figlio non sapeva volare. E' morto sul colpo - racconta -. Ho capito subito che questa morte doveva avere un senso. Dovevo fare qualche cosa, prima di tutto per proteggere la vita dell'altro mio figlio, poi per evitare che altre famiglie venissero distrutte come la nostra. Dal quel momento ho cominciato ad impegnarmi andando in giro a portare la mia testimonianza». «Io sono qui - continua - per dire: ragazzi rispettate le regole! In primis per la vostra vita, poi per quella degli altri. Una distrazione, un eccesso di velocità apparentemente banale può rendere ciascuno di noi vittima e assassino».
Chi lo sa se queste parole sono veramente giunte ai cuori dei ragazzi?!
Barbara Benedettelli, scrittrice, autrice televisiva, si batte nella vita per le vittime della strada. «Il primo messaggio che voglio dare - dice - è che la vita è bella e non la possiamo buttare via; poi che dobbiamo avere rispetto delle regole e degli altri, perchè gli altri siamo noi; quindi dobbiamo fare in modo che le vite nostre e quelle altrui non siano distrutte dalla mancanza del rispetto delle regole o dalla superficialità nell'affrontare la strada». Ancora: «La strada, come le auto, sono beni che ci danno libertà, ma nello stesso tempo devono essere sicuri. Lo sono se le istituzioni rendono sicura la viabilità e se le persone rispettano quelle regole che sono lì, fatte apposta per evitare che ci si faccia del male. Il messaggio è di sensibilizzazione, culturale e politico». Il grande problema è «arrivare ai cuori dei ragazzi portando loro questi messaggi». La strada giusta? «Bisogna colpirli, mettersi nei loro panni e dare delle testimonianze». Come il video trasmesso "Delitto perfetto", o il rap su Andrea. E' l'assessore provinciale Massimiliano Dosi ad avere fortissimamente voluto quest'incontro. Si commuove, come tanti, quando mamma Elisabetta racconta la sua storia. «I ragazzi devono tenere alla propria vita - quasi li implora - ci si può divertire lo stesso senza cadere negli abusi».
Federico Frighi
09/11/2012 Libertà
Chi lo sa se queste parole sono veramente giunte ai cuori dei ragazzi?!
Barbara Benedettelli, scrittrice, autrice televisiva, si batte nella vita per le vittime della strada. «Il primo messaggio che voglio dare - dice - è che la vita è bella e non la possiamo buttare via; poi che dobbiamo avere rispetto delle regole e degli altri, perchè gli altri siamo noi; quindi dobbiamo fare in modo che le vite nostre e quelle altrui non siano distrutte dalla mancanza del rispetto delle regole o dalla superficialità nell'affrontare la strada». Ancora: «La strada, come le auto, sono beni che ci danno libertà, ma nello stesso tempo devono essere sicuri. Lo sono se le istituzioni rendono sicura la viabilità e se le persone rispettano quelle regole che sono lì, fatte apposta per evitare che ci si faccia del male. Il messaggio è di sensibilizzazione, culturale e politico». Il grande problema è «arrivare ai cuori dei ragazzi portando loro questi messaggi». La strada giusta? «Bisogna colpirli, mettersi nei loro panni e dare delle testimonianze». Come il video trasmesso "Delitto perfetto", o il rap su Andrea. E' l'assessore provinciale Massimiliano Dosi ad avere fortissimamente voluto quest'incontro. Si commuove, come tanti, quando mamma Elisabetta racconta la sua storia. «I ragazzi devono tenere alla propria vita - quasi li implora - ci si può divertire lo stesso senza cadere negli abusi».
Federico Frighi
09/11/2012 Libertà
venerdì 16 novembre 2012
Duomo, serve una nuova Fabbrica
«Per poter provvedere a un edificio dallo straordinario valore storico-artistico è necessario superare gli interventi fatti per correre ai ripari ed entrare nell'ottica della manutenzione ordinaria della basilica. Per questo non è più possibile pensare che una struttura come la Cattedrale di Piacenza ricada sulle spalle di una parrocchia, è giunto il momento di pensare ad un organismo che si occupi 365 giorni all'anno di questo monumento». A pensarla così è Tiziano Fermi, presidente dell'associazione Domus Justinae, che riunisce i volontari del Duomo. «Come ci insegna la storia dall'esempio dei Paratici (le corporazioni medioevali dei mestieri, ndr.) in avanti c'è bisogno di un ampio consorzio di forze della città per creare una nuova struttura: c'è bisogno di una Fabbrica del Duomo di Piacenza, sulla scorta degli esempi virtuosi di Parma e Reggio Emilia». «Nei convegni tutti sostengono che beni come la Cattedrale sono da valorizzare e conservare a beneficio di tutta la città - evidenzia Fermi -, adesso è il momento di concretizzare tali propositi, con la diocesi alla guida di questo processo costitutivo».
04/11/2012 Libertà
04/11/2012 Libertà
giovedì 15 novembre 2012
Che Guevara assieme all'Angil
(fri) Chi l'ha posata lassù lo ha probabilmente fatto sapendo che nessuno, tranne l'Angilon e il Padreterno, se ne sarebbe mai accorto. Anche se, sotto sotto, in cuor suo, probabilmente sghignazzava al solo pensiero. Ed è proprio andata così. Nessuno lo conferma ufficialmente, ma chi è salito lassù in alto, dopo il crollo degli ultimi giorni, ha trovato, nascosta tra i coppi, ai piedi dell'Angelo, una piccola fotografia di Ernesto Che Guevara, rivoluzionario, guerrigliero, scrittore, medico. Una "querida presencia", almeno per lo scalatore nostalgico, a 73 metri d'altezza nel punto più alto della città (grattacielo dei Mille escluso). E sulle vette - gli alpinisti lo sanno bene - si lasciano le tracce dell'emozionante traguardo: un gagliardetto, una fotografia, una bandiera. La bandiera, ai piedi dell'angelo, c'è: è quella tricolore, portata lassù lo scorso anno, in occasione del Centocinquantesimo dell'Unità d'Italia. Oggi è ridotta in brandelli, ma è giusto così perchè è volutamente realizzata in materiale biodegradabile. Col tempo scomparirà. Fino al 2004 c'erano anche i fiori, che durante la festa dell'Angil dal Dom, ogni mese di settembre, i rocciatori del Cai portavano in vetta; scendendo poi in cordata dalla parete della torre campanaria per prendersi l'applauso dei presenti con il naso all'insù. La foto, consunta dal tempo, potrebbe appartenere a quell'epoca. Una piccola sfida, una soddisfazione del cuore più che un dispetto vero e proprio. Ora, il comandante Che Guevara è ritornato a terra, rinchiuso in un cassetto di qualche ufficio della Curia.
04/11/2012 Libertà
04/11/2012 Libertà
mercoledì 14 novembre 2012
Da Stoccolma per amore di Santa Giustina
Si occupa di ricerca sui codici medievali, il suo campo di studio principale è la liturgia medievale e ha studiato in particolare i manoscritti liturgici che si trovano nella Biblioteca Capitolare della Cattedrale di Piacenza; unendo questa passione con quella per l'iconografia dei santi, Brian Møller Jensen, danese di nascita, oggi docente di letteratura latina all'università di Stoccolma, ha pubblicato nel maggio 2012 "The story of Justina and Cyprian of Antioch as a told ina Medieval Lectionary from Piacenza" che contiene 48 lezioni con i testi per la celebrazione degli uffici dell'ottava di Santa Giustina, collocata nel calendario liturgico dal 26 settembre al 3 di ottobre. Questa pubblicazione si inserisce nel progetto "Ars edendi" sulle fonti medievali, a cui stanno lavorando nove ricercatori dell'università svedese. La fonte di questa importante pubblicazione di Jensen è il Codice 63 dell'Archivio capitolare del Duomo. Il docente universitario è sostenuto dalla convinzione che sia fondamentale l'impegno dei ricercatori per tramandare la nostra eredità culturale, infatti «se non si conosce il passato è difficile pensare al futuro».
Nei giorni scorsi lo stesso Jensen ha presentato al vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, il suo complessivo lavoro "piacentino" che comprende il commentario de il Libro del Maestro (Codice 65), e in particolare lo studio dei tropi e delle sequenze ivi contenuti, un'opera di ricerca significativa che può permettere alla Chiesa di Piacenza di conoscere le sue fonti, soprattutto poter capire come la liturgia odierna si sia sviluppata dalla liturgia medievale. I suoi studi lo hanno portato a conoscere in particolare Santa Giustina, compatrona della Cattedrale e della Diocesi.
«Penso che la figura di Santa Giustina sia molto attuale. L'ho scritto nella premessa del mio libro. Giustina è una santa che si può invocare anche oggi», dichiara Jensen richiamando le caratteristiche essenziali della santità di questa donna. Lo studioso ritiene che i santi debbano divenire più importanti nella nostra vita, ed essere veri e propri esempi di dedizione e testimonianza cristiana. Il professore in questi giorni è a Piacenza per studiare i codici 60 e 61 della Biblioteca Capitolare della Cattedrale, la prima grande parte da pubblicare sarà l'edizione che contiene i testi delle feste cristologiche e del Proprio dell'ufficio dei tempi liturgici: «Piacenza è un caso unico, possiede infatti un lezionario medioevale completo e questa è una delle ricchezze conservate in quel luogo straordinario costituito dall'Archivio del Duomo, un tesoro da valorizzare sempre più».
31/10/2012 Libertà
Nei giorni scorsi lo stesso Jensen ha presentato al vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, il suo complessivo lavoro "piacentino" che comprende il commentario de il Libro del Maestro (Codice 65), e in particolare lo studio dei tropi e delle sequenze ivi contenuti, un'opera di ricerca significativa che può permettere alla Chiesa di Piacenza di conoscere le sue fonti, soprattutto poter capire come la liturgia odierna si sia sviluppata dalla liturgia medievale. I suoi studi lo hanno portato a conoscere in particolare Santa Giustina, compatrona della Cattedrale e della Diocesi.
«Penso che la figura di Santa Giustina sia molto attuale. L'ho scritto nella premessa del mio libro. Giustina è una santa che si può invocare anche oggi», dichiara Jensen richiamando le caratteristiche essenziali della santità di questa donna. Lo studioso ritiene che i santi debbano divenire più importanti nella nostra vita, ed essere veri e propri esempi di dedizione e testimonianza cristiana. Il professore in questi giorni è a Piacenza per studiare i codici 60 e 61 della Biblioteca Capitolare della Cattedrale, la prima grande parte da pubblicare sarà l'edizione che contiene i testi delle feste cristologiche e del Proprio dell'ufficio dei tempi liturgici: «Piacenza è un caso unico, possiede infatti un lezionario medioevale completo e questa è una delle ricchezze conservate in quel luogo straordinario costituito dall'Archivio del Duomo, un tesoro da valorizzare sempre più».
31/10/2012 Libertà
martedì 13 novembre 2012
Gmg 2013, il Brasile attende
Prende forma la missione dei giovani della diocesi di Piacenza-Bobbio in occasione della Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro 2013. Quella che in gergo viene chiamata Gmg è un avvenimento ecclesiale nel quale giovani di tutto il mondo, associazioni, comunità, gruppi e movimenti diversi si riuniscono intorno al Papa e ai vescovi, accomunati dallo stesso amore per Cristo. La XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù nel luglio 2013 si svolgerà in Brasile ed avrà una dimensione diversa dalle altre.
«Sarà una Gmg missionaria, vissuta in modo particolare nei giorni che precedono le giornate di Rio» viene spiegato dagli organizzatori. La tradizionale settimana dell'accoglienza nelle famiglie e nelle parrocchie delle diocesi diventa quest'anno una "settimana missionaria" che per Piacenza si svolgerà nella diocesi brasiliana di Picos, dove hanno operato per anni laici e sacerdoti piacentini "fidei donum".
Per partecipare è necessario fare riferimento al Servizio Giovani di Pastorale Giovanile, che si coordinerà con il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile (CEI). La Pastorale Giovanile diocesana ha formulato una proposta di partecipazione: vi possono aderire soltanto i giovani di età superiore ai 18 anni. La proposta prevede appunto il gemellaggio con la diocesi di Picos nell'ambito della "settimana missionaria" e il successivo trasferimento a Rio de Janeiro per vivere le giornate della Gmg insieme a Papa Benedetto XVI e ai giovani provenienti da tutto il mondo. La quota è di circa 2.500 euro pro capite e comprende il pacchetto di viaggio: volo di andata in classe economica con partenza da Milano Malpensa il giorno 14 luglio 2013, e arrivo all'aeroporto di Teresina o Fortaleza il giorno 15 luglio 2013; volo interno dall'aeroporto di Fortaleza all'aeroporto di Rio de Janeiro il 22 luglio 2013; volo di ritorno in classe economica con partenza dall'aeroporto di Rio de Janeiro il giorno 30 luglio 2013, e arrivo all'aeroporto di Milano Malpensa il 31 luglio 2013; trasporti via terra da/per aeroporto; assistenza di un'agenzia viaggi specializzata; assicurazione medica/bagaglio Europe Assistance per tutto il viaggio. Il pacchetto di partecipazione è fornito dal Comitato organizzatore brasiliano. A Picos vitto e alloggio presso le famiglie o le strutture comunitarie della diocesi di Picos. A Rio alloggio assegnato dal Comitato organizzatore brasiliano. Iscrizioni entro il 30 novembre. Informazioni al Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile, piazza Duomo, 33 (0523/308343-0523/308315 ufficiopastoralegiovanile@curia. pc. it).
«Sarà una Gmg missionaria, vissuta in modo particolare nei giorni che precedono le giornate di Rio» viene spiegato dagli organizzatori. La tradizionale settimana dell'accoglienza nelle famiglie e nelle parrocchie delle diocesi diventa quest'anno una "settimana missionaria" che per Piacenza si svolgerà nella diocesi brasiliana di Picos, dove hanno operato per anni laici e sacerdoti piacentini "fidei donum".
Per partecipare è necessario fare riferimento al Servizio Giovani di Pastorale Giovanile, che si coordinerà con il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile (CEI). La Pastorale Giovanile diocesana ha formulato una proposta di partecipazione: vi possono aderire soltanto i giovani di età superiore ai 18 anni. La proposta prevede appunto il gemellaggio con la diocesi di Picos nell'ambito della "settimana missionaria" e il successivo trasferimento a Rio de Janeiro per vivere le giornate della Gmg insieme a Papa Benedetto XVI e ai giovani provenienti da tutto il mondo. La quota è di circa 2.500 euro pro capite e comprende il pacchetto di viaggio: volo di andata in classe economica con partenza da Milano Malpensa il giorno 14 luglio 2013, e arrivo all'aeroporto di Teresina o Fortaleza il giorno 15 luglio 2013; volo interno dall'aeroporto di Fortaleza all'aeroporto di Rio de Janeiro il 22 luglio 2013; volo di ritorno in classe economica con partenza dall'aeroporto di Rio de Janeiro il giorno 30 luglio 2013, e arrivo all'aeroporto di Milano Malpensa il 31 luglio 2013; trasporti via terra da/per aeroporto; assistenza di un'agenzia viaggi specializzata; assicurazione medica/bagaglio Europe Assistance per tutto il viaggio. Il pacchetto di partecipazione è fornito dal Comitato organizzatore brasiliano. A Picos vitto e alloggio presso le famiglie o le strutture comunitarie della diocesi di Picos. A Rio alloggio assegnato dal Comitato organizzatore brasiliano. Iscrizioni entro il 30 novembre. Informazioni al Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile, piazza Duomo, 33 (0523/308343-0523/308315 ufficiopastoralegiovanile@curia. pc. it).
30/10/2012 Libertà
lunedì 12 novembre 2012
Duomo, problemi al fronte nord
Hanno fatto passare la cuspide del Duomo mattone per mattone; hanno toccato con mano tutte le parti sporgenti per vedere se si muovessero e costituissero un pericolo. Entro una settimana verrà redatto un report con la diagnosi esatta. Dalle prime osservazioni, tuttavia, sembra che la salute della torre campanaria non sia così malmessa, tanto che le transenne che delimitano la cattedrale potrebbero venire tolte già oggi.
E' durata otto ore la "visita medica" del gigante malato resasi necessaria dopo il crollo dei giorni scorsi. Dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio di ieri i tre tecnici-rocciatori della ditta Gasparoli di Milano hanno lavorato a 74 metri d'altezza appesi alle corde da scalata, sfidando i venti che, in quota, soffiavano forte spazzando via ogni nube. «Ancorati alla base dell'angelo, hanno diviso idealmente il cono in quattro quadranti - spiega l'architetto Manuel Ferrari, a capo dell'ufficio tecnico della diocesi - e si sono calati toccando con mano ogni mattone dei 160 metri quadrati totali di superficie. A breve avremo un report definitivo».
«Con questi controlli - osserva don Giuseppe Lusignani, direttore dell'Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio - avremo la certezza sullo stato di salute della cuspide del campanile. Dopo aver valutato il report si deciderà come procedere. Certamente, se risulterà la necessità di provvedere con interventi d'urgenza, quelli verranno effettuati subito per la messa in sicurezza della torre».
Dalle prime impressioni la situazione sembra abbastanza rincuorante. «Ci aspettavamo delle condizioni peggiori - ammette l'architetto - in realtà i problemi sono soprattutto relativi al fronte nord, quello che si affaccia sul palazzo vescovile, situazione che già conoscevamo». Le porzioni di laterizio in fase di distacco sarebbero veramente poche e non significative. Si attende ora il report della ditta Gasparoli che dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. Poi si aprono due strade. Un primo intervento di messa in sicurezza della torre, se sarà necessario, con un'ipotesi di rete contenitiva per bloccare l'eventuale caduta di calcinacci e detriti. Ma non è detto, viene ribadito, che tale operazione si renda necessaria. La seconda strada invece, obbligatoria, prevede un primo confronto con la Soprintendenza per individuare un possibile intervento al fine di mettere in totale sicurezza l'intero cono della torre campanaria. Il secondo confronto sarà poi con i costi di tale progetto. Occorrerà vedere di quale entità saranno e soprattutto come recuperare le risorse necessarie. L'obiettivo sarà evitare che si formino ristagni di acqua sulle superfici piane dei mattoni, una situazione che a lungo andare porta alla disgregazione dei mattoni stessi con il conseguente crollo di detriti.
Federico Frighi
06/11/2012 Libertà
E' durata otto ore la "visita medica" del gigante malato resasi necessaria dopo il crollo dei giorni scorsi. Dalle 9 del mattino alle 5 del pomeriggio di ieri i tre tecnici-rocciatori della ditta Gasparoli di Milano hanno lavorato a 74 metri d'altezza appesi alle corde da scalata, sfidando i venti che, in quota, soffiavano forte spazzando via ogni nube. «Ancorati alla base dell'angelo, hanno diviso idealmente il cono in quattro quadranti - spiega l'architetto Manuel Ferrari, a capo dell'ufficio tecnico della diocesi - e si sono calati toccando con mano ogni mattone dei 160 metri quadrati totali di superficie. A breve avremo un report definitivo».
«Con questi controlli - osserva don Giuseppe Lusignani, direttore dell'Ufficio beni culturali della diocesi di Piacenza-Bobbio - avremo la certezza sullo stato di salute della cuspide del campanile. Dopo aver valutato il report si deciderà come procedere. Certamente, se risulterà la necessità di provvedere con interventi d'urgenza, quelli verranno effettuati subito per la messa in sicurezza della torre».
Dalle prime impressioni la situazione sembra abbastanza rincuorante. «Ci aspettavamo delle condizioni peggiori - ammette l'architetto - in realtà i problemi sono soprattutto relativi al fronte nord, quello che si affaccia sul palazzo vescovile, situazione che già conoscevamo». Le porzioni di laterizio in fase di distacco sarebbero veramente poche e non significative. Si attende ora il report della ditta Gasparoli che dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. Poi si aprono due strade. Un primo intervento di messa in sicurezza della torre, se sarà necessario, con un'ipotesi di rete contenitiva per bloccare l'eventuale caduta di calcinacci e detriti. Ma non è detto, viene ribadito, che tale operazione si renda necessaria. La seconda strada invece, obbligatoria, prevede un primo confronto con la Soprintendenza per individuare un possibile intervento al fine di mettere in totale sicurezza l'intero cono della torre campanaria. Il secondo confronto sarà poi con i costi di tale progetto. Occorrerà vedere di quale entità saranno e soprattutto come recuperare le risorse necessarie. L'obiettivo sarà evitare che si formino ristagni di acqua sulle superfici piane dei mattoni, una situazione che a lungo andare porta alla disgregazione dei mattoni stessi con il conseguente crollo di detriti.
Federico Frighi
06/11/2012 Libertà
domenica 11 novembre 2012
Duomo, il gigante malato
La cattedrale di Piacenza è ufficialmente malata e forse già domani sera si potrà avere una prima prognosi. Domani in mattinata i tecnici rocciatori della ditta Gasparoli di Milano, assieme all'ufficio tecnico della diocesi di Piacenza-Bobbio, saliranno sulla sommità del campanile e, meteo permettendo, esamineranno i coppi del cono, la sommità della torre.
Un'operazione complessa: si tratta di abbandonare la scaletta protetta che porta all'angelo per visionare anche le parti della cuspide lontane dalla "strada ferrata". Nei giorni scorsi la caduta di alcuni frammenti di laterizi dalla sommità del campanile aveva fatto lanciare l'allarme e subito si era provveduto a transennare parte della piazza: il selciato davanti all'ala destra del palazzo della Curia (dove sono ospitati i locali dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero e dell'Ufficio Pellegrinaggi), il sagrato della cattedrale davanti al portale maggiore e a quello di sinistra. L'unico accesso libero in facciata rimane ora il portale di destra. Un'area tutto sommato vasta che ieri ha provocato il trasloco di alcuni banchi del mercato spostati in via Sopramuro.
Osservati speciali sono i mattoni con cui è realizzata la copertura della cuspide del campanile. «Non abbiamo alcuna memoria di restauri effettuati su questa parte della torre - spiega l'architetto Manuel Ferrari (Ufficio tecnico della diocesi) -, i materiali, a parte forse qualche rattoppo, sono quelli storici del 1333, epoca a cui risale la costruzione del campanile». Dante Alighieri aveva da poco terminata la Divina Commedia che qui a Piacenza esperti capomastri posavano coppo dopo coppo la vetta della cattedrale. Da allora, nessuno, quei coppi, li ha più toccati. I mattoni sono messi di piatto su doppia fila e danno al cono uno spessore di circa 50 centimetri; cono che ha un'altezza di 13 metri, ai quali va aggiunta la statua dell'Angil dal Dom. In totale il campanile è alto 72,96 metri compreso l'angelo (2,34 metri). Dalla base fino alla cornice sopra le campane sono 50,46 metri, mentre la cuspide intera è alta 20,16 metri.
«I mattoni di piatto a rastremare fino in cima al cono - viene spiegato - hanno una parte scoperta di un centimetro o due che è soggetta agli agenti atmosferici. E' proprio questa parte che tende a staccarsi e che può precipitare». Domani se ne saprà di più. La ditta scelta per la diagnosi della torre è una delle più blasonate non solo in Italia. La "Gasparoli restauri e manutenzioni" ha al suo attivo cantieri del calibro del Cenacolo Vinciano (realizzazione delle coloriture del refettorio), della Mole Antonelliana (restauro degli stucchi e delle decorazioni interne), della facciata dell'Università Cattolica di Milano, solo per fare alcuni esempi.
Due anni fa il consolidamento della parete esterna verso i Chiostri, all'inizio degli anni Duemila il consolidamento dell'abside, alla fine degli anni Ottanta il consolidamento e la pulizia della facciata, nei primi anni Sessanta l'Angil dal Dom, sono questi i principali interventi esterni sulla cattedrale di Piacenza che hanno seguito i grandi lavori del beato Giovanni Battista Scalabrini a cavallo tra Ottocento e Novecento. «Della necessità di intervenire in maniera decisiva sulla cuspide del campanile si è sempre parlato ma non è mai stato deciso alcun restauro» spiega monsignor Domenico Ponzini, decano dei canonici della cattedrale e già responsabile dei beni culturali della diocesi.
«Le nostre piccole risorse diocesane non sono mai state sufficienti per affrontare un restauro completo del Duomo come quello di Scalabrini - osserva il monsignore -, la diocesi non è in grado di affrontare da sola questo intervento». C'è chi propone di ripristinare una Fabbrica del Duomo, di dare una nuova vita a quell'alleanza civica-religiosa alla base della costruzione della cattedrale. «Se guardiamo la storia piacentina - è perplesso Ponzini - vediamo che i fondi per la cattedrale sono arrivati non tanto da mecenati, quanto dal popolo. Oggi a chi chiediamo un contributo per la cattedrale? Alla gente oberata dalla crisi economica? La diocesi è impegnata in prima linea con la Caritas. Stiamo pensando più alle persone che ai muri». Come se ne esce? «O interviene lo Stato, visto che il Duomo è un monumento di portata nazionale, o noi possiamo solo tamponare le emergenze».
Federico Frighi
04/11/2012 Libertà
Un'operazione complessa: si tratta di abbandonare la scaletta protetta che porta all'angelo per visionare anche le parti della cuspide lontane dalla "strada ferrata". Nei giorni scorsi la caduta di alcuni frammenti di laterizi dalla sommità del campanile aveva fatto lanciare l'allarme e subito si era provveduto a transennare parte della piazza: il selciato davanti all'ala destra del palazzo della Curia (dove sono ospitati i locali dell'Istituto diocesano per il sostentamento del clero e dell'Ufficio Pellegrinaggi), il sagrato della cattedrale davanti al portale maggiore e a quello di sinistra. L'unico accesso libero in facciata rimane ora il portale di destra. Un'area tutto sommato vasta che ieri ha provocato il trasloco di alcuni banchi del mercato spostati in via Sopramuro.
Osservati speciali sono i mattoni con cui è realizzata la copertura della cuspide del campanile. «Non abbiamo alcuna memoria di restauri effettuati su questa parte della torre - spiega l'architetto Manuel Ferrari (Ufficio tecnico della diocesi) -, i materiali, a parte forse qualche rattoppo, sono quelli storici del 1333, epoca a cui risale la costruzione del campanile». Dante Alighieri aveva da poco terminata la Divina Commedia che qui a Piacenza esperti capomastri posavano coppo dopo coppo la vetta della cattedrale. Da allora, nessuno, quei coppi, li ha più toccati. I mattoni sono messi di piatto su doppia fila e danno al cono uno spessore di circa 50 centimetri; cono che ha un'altezza di 13 metri, ai quali va aggiunta la statua dell'Angil dal Dom. In totale il campanile è alto 72,96 metri compreso l'angelo (2,34 metri). Dalla base fino alla cornice sopra le campane sono 50,46 metri, mentre la cuspide intera è alta 20,16 metri.
«I mattoni di piatto a rastremare fino in cima al cono - viene spiegato - hanno una parte scoperta di un centimetro o due che è soggetta agli agenti atmosferici. E' proprio questa parte che tende a staccarsi e che può precipitare». Domani se ne saprà di più. La ditta scelta per la diagnosi della torre è una delle più blasonate non solo in Italia. La "Gasparoli restauri e manutenzioni" ha al suo attivo cantieri del calibro del Cenacolo Vinciano (realizzazione delle coloriture del refettorio), della Mole Antonelliana (restauro degli stucchi e delle decorazioni interne), della facciata dell'Università Cattolica di Milano, solo per fare alcuni esempi.
Due anni fa il consolidamento della parete esterna verso i Chiostri, all'inizio degli anni Duemila il consolidamento dell'abside, alla fine degli anni Ottanta il consolidamento e la pulizia della facciata, nei primi anni Sessanta l'Angil dal Dom, sono questi i principali interventi esterni sulla cattedrale di Piacenza che hanno seguito i grandi lavori del beato Giovanni Battista Scalabrini a cavallo tra Ottocento e Novecento. «Della necessità di intervenire in maniera decisiva sulla cuspide del campanile si è sempre parlato ma non è mai stato deciso alcun restauro» spiega monsignor Domenico Ponzini, decano dei canonici della cattedrale e già responsabile dei beni culturali della diocesi.
«Le nostre piccole risorse diocesane non sono mai state sufficienti per affrontare un restauro completo del Duomo come quello di Scalabrini - osserva il monsignore -, la diocesi non è in grado di affrontare da sola questo intervento». C'è chi propone di ripristinare una Fabbrica del Duomo, di dare una nuova vita a quell'alleanza civica-religiosa alla base della costruzione della cattedrale. «Se guardiamo la storia piacentina - è perplesso Ponzini - vediamo che i fondi per la cattedrale sono arrivati non tanto da mecenati, quanto dal popolo. Oggi a chi chiediamo un contributo per la cattedrale? Alla gente oberata dalla crisi economica? La diocesi è impegnata in prima linea con la Caritas. Stiamo pensando più alle persone che ai muri». Come se ne esce? «O interviene lo Stato, visto che il Duomo è un monumento di portata nazionale, o noi possiamo solo tamponare le emergenze».
Federico Frighi
04/11/2012 Libertà
sabato 10 novembre 2012
Parrocchie, ecco il nuovo assetto
Con Atto proprio di S. E. Mons. Vescovo in data 5 novembre 2012 il M. R. Lisoni don Riccardo, attuale parroco di Santa Brigida in Piacenza, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Giovanni in Canale in Piacenza, nell’Unità pastorale 3 del Vicariato Piacenza-Gossolengo, resasi vacante in seguito a rinuncia, legittimamente accettata, dell’ultimo titolare il M. R. Ceruti don Cesare.
Piacenza, dalla Curia di Piacenza,
Sullo stesso argomento/1:
Clero sempre più anziano, parroci a mezzo servizio causa acciacchi e malanni, nuove vocazioni ridotte al lumicino. Ecco che la diocesi di Piacenza-Bobbio corre ai ripari. Le parole d'ordine, in ecclesialese, sono "vicariati" e "unità pastorali", con i rispettivi "vicari episcopali territoriali" e "moderatori". Termini da addetti ai lavori che dovranno entrare ben presto nel vocabolario comune di credenti ma anche non credenti. Si sta parlando, in buona sostanza, di accorpamenti di parrocchie.
Quello che averrà anche in San Giovanni in Canale i cui parrocchiani l'altra sera hanno incontrato il vicario generale, monsignor Giuseppe Illica, per conoscere quale sarà il futuro della loro chiesa. Il parroco don Cesare Ceruti, 83 anni, già la scorsa estate ha chiesto al vescovo di andare in pensione, dopo aver retto la parrocchia di via Beverora ininterrottamente per 37 anni. I malanni dovuti all'età non gli permettono di svolgere con la presenza di un tempo il proprio ministero in una chiesa vivace, con laici impegnati e volenterosi, in un contesto storico di grande pregio che necessita, ad esempio nel Coro, di urgenti interventi conservativi. La soluzione è l'accorpamento. Monsignor Illica, che negli ultimi mesi ha celebrato spesso in San Giovanni e quindi conosce da vicino la realtà, ha chiesto alla comunità di prepararsi ad un cambiamento di mentalità, ad un'apertura verso opzioni che non prevedono la presenza stabile di un sacerdote in parrocchia. San Giovanni in Canale dunque rimarrà parrocchia grazie ad una sua storia radicata nel territorio e ad una sua identità precisa, tuttavia, non avrà più un parroco residente.
Due le strade possibili, tutte seguendo la nuova formula "una chiesa tre parrocchie" felicemente sperimentata con San Francesco, San Pietro, Santa Maria in Gariverto. In un primo momento si è ipotizzato l'accorpamento di San Giovanni con Santa Teresa. Tuttavia, la situazione di cambiamento che la parrocchia del Corso sta vivendo, con un parroco in partenza ed uno in arrivo (il prossimo 2 dicembre), l'impegno con il rinnovato monastero di clausura di San Raimondo avrebbero fatto propendere per un accorpamento con Santa Brigida; il parroco, don Riccardo Lisoni, 54 anni (tra l'altro moderatore dell'unità pastorale 2), diventerebbe parroco o amministratore parrocchiale (a seconda della formula che verrà scelta) anche di San Giovanni in Canale. Sembra essere questa, salvo ripensamenti dell'ultima ora, la soluzione prescelta. I tempi? Prima di Natale, probabilmente in concomitanza con l'inizio dell'Avvento.
Anna Valentini
Federico Frighi
31/10/2012 Libertà
Sullo stesso argomento/2:
(fri) Era già nell'aria da giorni e ieri è diventato ufficiale. La parrocchia di San Giovanni in Canale viene accorpata a quella di Santa Brigida con un'unica guida pastorale: don Riccardo Lisoni. Ieri l'ufficio stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio ha reso noto che, "con atto proprio" del vescovo Gianni Ambrosio, "in data 5 novembre 2012 il molto reverendo don Riccardo Lisoni, attuale parroco di Santa Brigida, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Giovanni in Canale, nell'Unità pastorale 2 del Vicariato Piacenza-Gossolengo, resasi vacante in seguito a rinuncia, legittimamente accettata, dell'ultimo titolare don Cesare Ceruti". Don Lisoni, 54 anni, piacentino, dal 2008 è parroco di Santa Brigida, responsabile del Servizio diocesano multimedia pastorale e moderatore dell'Unità pastorale 2. L'accorpamento delle due parrocchie rappresenta un passo in avanti verso il nuovo assetto territoriale della Chiesa piacentino-bobbiese in una fase storica di drastico calo delle vocazioni sacerdotali. Nel centro storico cittadino, l'accorpamento tra San Giovanni in Canale e Santa Brigida - giuridicamente rimangono due parrocchie diverse - arriva dopo la prima (positiva) esperienza in tal senso, ovvero l'accorpamento delle parrocchie di San Francesco, San Pietro e Santa Maria in Gariverto.
09/11/2012 Libertà
Piacenza, dalla Curia di Piacenza,
Sullo stesso argomento/1:
Clero sempre più anziano, parroci a mezzo servizio causa acciacchi e malanni, nuove vocazioni ridotte al lumicino. Ecco che la diocesi di Piacenza-Bobbio corre ai ripari. Le parole d'ordine, in ecclesialese, sono "vicariati" e "unità pastorali", con i rispettivi "vicari episcopali territoriali" e "moderatori". Termini da addetti ai lavori che dovranno entrare ben presto nel vocabolario comune di credenti ma anche non credenti. Si sta parlando, in buona sostanza, di accorpamenti di parrocchie.
Quello che averrà anche in San Giovanni in Canale i cui parrocchiani l'altra sera hanno incontrato il vicario generale, monsignor Giuseppe Illica, per conoscere quale sarà il futuro della loro chiesa. Il parroco don Cesare Ceruti, 83 anni, già la scorsa estate ha chiesto al vescovo di andare in pensione, dopo aver retto la parrocchia di via Beverora ininterrottamente per 37 anni. I malanni dovuti all'età non gli permettono di svolgere con la presenza di un tempo il proprio ministero in una chiesa vivace, con laici impegnati e volenterosi, in un contesto storico di grande pregio che necessita, ad esempio nel Coro, di urgenti interventi conservativi. La soluzione è l'accorpamento. Monsignor Illica, che negli ultimi mesi ha celebrato spesso in San Giovanni e quindi conosce da vicino la realtà, ha chiesto alla comunità di prepararsi ad un cambiamento di mentalità, ad un'apertura verso opzioni che non prevedono la presenza stabile di un sacerdote in parrocchia. San Giovanni in Canale dunque rimarrà parrocchia grazie ad una sua storia radicata nel territorio e ad una sua identità precisa, tuttavia, non avrà più un parroco residente.
Due le strade possibili, tutte seguendo la nuova formula "una chiesa tre parrocchie" felicemente sperimentata con San Francesco, San Pietro, Santa Maria in Gariverto. In un primo momento si è ipotizzato l'accorpamento di San Giovanni con Santa Teresa. Tuttavia, la situazione di cambiamento che la parrocchia del Corso sta vivendo, con un parroco in partenza ed uno in arrivo (il prossimo 2 dicembre), l'impegno con il rinnovato monastero di clausura di San Raimondo avrebbero fatto propendere per un accorpamento con Santa Brigida; il parroco, don Riccardo Lisoni, 54 anni (tra l'altro moderatore dell'unità pastorale 2), diventerebbe parroco o amministratore parrocchiale (a seconda della formula che verrà scelta) anche di San Giovanni in Canale. Sembra essere questa, salvo ripensamenti dell'ultima ora, la soluzione prescelta. I tempi? Prima di Natale, probabilmente in concomitanza con l'inizio dell'Avvento.
Anna Valentini
Federico Frighi
31/10/2012 Libertà
Sullo stesso argomento/2:
(fri) Era già nell'aria da giorni e ieri è diventato ufficiale. La parrocchia di San Giovanni in Canale viene accorpata a quella di Santa Brigida con un'unica guida pastorale: don Riccardo Lisoni. Ieri l'ufficio stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio ha reso noto che, "con atto proprio" del vescovo Gianni Ambrosio, "in data 5 novembre 2012 il molto reverendo don Riccardo Lisoni, attuale parroco di Santa Brigida, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di San Giovanni in Canale, nell'Unità pastorale 2 del Vicariato Piacenza-Gossolengo, resasi vacante in seguito a rinuncia, legittimamente accettata, dell'ultimo titolare don Cesare Ceruti". Don Lisoni, 54 anni, piacentino, dal 2008 è parroco di Santa Brigida, responsabile del Servizio diocesano multimedia pastorale e moderatore dell'Unità pastorale 2. L'accorpamento delle due parrocchie rappresenta un passo in avanti verso il nuovo assetto territoriale della Chiesa piacentino-bobbiese in una fase storica di drastico calo delle vocazioni sacerdotali. Nel centro storico cittadino, l'accorpamento tra San Giovanni in Canale e Santa Brigida - giuridicamente rimangono due parrocchie diverse - arriva dopo la prima (positiva) esperienza in tal senso, ovvero l'accorpamento delle parrocchie di San Francesco, San Pietro e Santa Maria in Gariverto.
09/11/2012 Libertà
Argomenti
San Giovanni in Canale
venerdì 9 novembre 2012
Nei Caduti c'è il volto di Dio
(fri) In cerca del senso della vita si trova la luce di Dio. Così incide sulla gavetta il soldato della guerra 15-18, così sperimenta Lev Tolstoj negli ultimi attimi della propria esistenza. Lo evidenzia il cappellano militare don Bruno Crotti nell'omelia per i Caduti nel giorno dedicato ai defunti, davanti al Famedio del cimitero urbano. «Tolstoj, ricco conte e filosofo - dice - si rivela un viandante inquieto in cerca di Dio e del senso della vita. A 82 anni scappa da casa, va a trovare, per la prima volta, la sorella monaca ortodossa. Rimane in monastero un giorno e mezzo interrogandosi su Dio e il senso della vita. Siamo nel novembre del 1910, fa molto freddo, e Tolstoj viene trovato morto in una stazioncina del treno».
«Siamo qui tra queste tombe - si domanda don Crotti - fra questa polvere, ma che senso ha la nostra esistenza, noi uomini siamo dei pellegrini o degli sventurati, siamo in cammino verso la luce o verso il buio del nulla? » «Cristo accende una luce di speranza e di vita nel tunnel della nostra esistenza - evidenzia il cappellano -. L'uomo non è uno sprovveduto, non è un viandante smarrito, l'uomo, anche se morto vivrà, lo ha garantito il Cristo. Siamo qui a ricordare i nostri Caduti che hanno dato la loro vita per la patria e meritano un particolare ricordo davanti a Dio. Un soldato della guerra del 15-18, ricordando i suoi commilitoni caduti incide su un pezzo di lamiera ricavato da una gavetta: "tutti avevano la faccia del Cristo nella livida aureola dell'elmetto, tutti portavano l'insegna del supplizio nella croce della baionetta e nelle tasche il pane dell'ultima cena e nella gola il pianto dell'ultimo addio"».
03/11/2012 Libertà
«Siamo qui tra queste tombe - si domanda don Crotti - fra questa polvere, ma che senso ha la nostra esistenza, noi uomini siamo dei pellegrini o degli sventurati, siamo in cammino verso la luce o verso il buio del nulla? » «Cristo accende una luce di speranza e di vita nel tunnel della nostra esistenza - evidenzia il cappellano -. L'uomo non è uno sprovveduto, non è un viandante smarrito, l'uomo, anche se morto vivrà, lo ha garantito il Cristo. Siamo qui a ricordare i nostri Caduti che hanno dato la loro vita per la patria e meritano un particolare ricordo davanti a Dio. Un soldato della guerra del 15-18, ricordando i suoi commilitoni caduti incide su un pezzo di lamiera ricavato da una gavetta: "tutti avevano la faccia del Cristo nella livida aureola dell'elmetto, tutti portavano l'insegna del supplizio nella croce della baionetta e nelle tasche il pane dell'ultima cena e nella gola il pianto dell'ultimo addio"».
03/11/2012 Libertà
Solidarietà per uscire dalla crisi
La cerimonia è quella di sempre con il picchetto del II° Reggimento Pontieri, le corone di alloro portate da agenti e militari in alta uniforme. L'altoparlante che diffonde in tutto il cimitero urbano i canti, le sacre scritture, l'omelia del cappellano militare don Bruno Crotti (si veda l'articolo a fianco). Il prefetto Antonino Puglisi, le autorità civili, religiose e militari, i labari delle associazioni combattentistiche e d'arma, la gente che passa e porta un fiore, una preghiera davanti alla tomba del proprio caro. Gesti e tradizioni che si ripetono sempre uguali ogni 2 novembre, come il corteo per la deposizione delle corone benedette sui sepolcri, tra gli altri, dei Ragazzi del Brentei, dei piacentini illustri, dei partigiani. E proprio davanti alla lapide che ricorda i partigiani fucilati nella Seconda Guerra Mondiale l'assessore Silvio Bisotti prende la parola per l'allocuzione ufficiale. All'ultimo momento sostituisce il sindaco Paolo Dosi, impegnato nella difficile trattativa con i facchini davanti al deposito Ikea. Un situazione triste e di tensione che si respira anche qui durante la commemorazione.
«Nel giorno in cui il ricordo e la preghiera di ciascuno sono rivolti ai propri cari defunti, a unirci con commossa partecipazione è la condivisione di una memoria collettiva scritta nella storia del nostro Paese - esordisce Bisotti -. E' un mosaico che ha il volto pulito dei giovani chiamati al fronte nella Grande Guerra, l'espressione fiera e dignitosa dei partigiani che hanno lottato per la libertà e la democrazia, lo sguardo carico di aspettative con cui sono partiti, per una missione all'estero, ragazzi come il caporal maggiore degli Alpini Tiziano Chierotti, ucciso pochi giorni fa in Afghanistan».
«Celebrare, oggi, l'omaggio ai Caduti, significa ripercorrere le tappe più dolorose del nostro cammino di popolo civile e consapevole dell'imprescindibile valore della pace - evidenzia Bisotti -. E domandarci ogni giorno se il nostro comportamento e le nostre scelte di cittadini - a cominciare da chi è impegnato in politica e nelle istituzioni - rendono onore al loro sacrificio».
Non può infatti esaurirsi nella solennità di una cerimonia «il doveroso tributo che spetta alle generazioni il cui coraggio, la cui etica dell'appartenenza a una comunità sono testimonianze di un'Italia nella quale vorremmo poter continuare a credere». Di quella stessa indomita tenacia, di quell'energia costruttiva e travolgente, «capace di sfidare la violenza brutale dell'ideologia nazifascista, fu interprete ciascuno dei 17 partigiani i cui nomi sono incisi nel marmo della lapide di fronte alla quale ci ritroviamo». «Oggi più che mai - prosegue - è necessario recuperare la straordinaria capacità di farsi carico del prossimo e di trascendere gli individualismi che rese possibile, in condizioni di indicibile difficoltà, disagio e miseria, la nascita del movimento di Liberazione. Le conseguenze della crisi economica ci chiamano ad essere partecipi dei problemi altrui, a contrastare ogni forma di indifferenza, a difendere i valori fondanti della nostra Repubblica dalla minaccia concreta di meccanismi che sembrano fagocitare, indiscriminatamente, le conquiste per le quali i nostri padri, i nostri nonni hanno dato se stessi. Penso in particolare al dramma del lavoro, alla mancanza di prospettive generata dalla disoccupazione, all'inaccettabile stillicidio degli incidenti dovuti alla mancata osservanza delle regole (come se sulla sicurezza si potesse risparmiare), allo sconforto che può trascinare in un baratro chi perde il proprio impiego. E', questa, una delle guerre forse più gravi nella società contemporanea, di fronte alla quale il ricordo di chi non c'è più, di chi è caduto con la consapevolezza di lottare per il bene comune si erge come un monito, come l'emblema di una solidarietà nella quale dobbiamo cercare la risposta più efficace, più incisiva alla crisi».
Federico Frighi
03/11/2012 Libertà
giovedì 8 novembre 2012
Quei santi di tutti i giorni
E' la festa di tutti i santi, quelli noti ma anche e soprattutto quelli meno noti, i santi della vita quotidiana. Lo dice il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, nella messa al cimitero per la ricorrenza di Ognissanti. «Siamo qui per pregare per le anime dei defunti, per esprimere con un gesto, con un segno, magari un fiore, il nostro affetto per i nostri cari. Perchè questi nostri cari ci hanno dato la vita, ci hanno dato l'amore» afferma il presule nell'omelia all'aperto, davanti al Famedio. Di fronte tanti piacentini tra i quali l'assessore Silvio Bisotti, con la fascia tricolore, in rappresentanza della città. «Hanno fatto per noi tanti sacrifici - continua Ambrosio - e hanno lasciato a noi una ricchezza grande che deve essere ricordata in questo periodo di crisi, in questo periodo difficile, una ricchezza fatta di valori buoni, di esempi generosi, di tutto ciò che ci aiuta per vivere bene, per camminare sulla strada giusta, sulla strada della vita». Le parole del vescovo risuonano chiare, grazie alla filodiffusione, in ogni reparto dove va in scena quella corrispondenza d'amorosi sensi tra chi è rimasto e chi non c'è più.
«Proprio qui nel cimitero, che sembra essere il luogo del silenzio, noi possiamo dire e ascoltare parole molto significative - evidenzia il presule -. La prima è quella del ringraziamento, per tutto ciò che i nostri cari ci hanno donato. La gratitudine è il sentimento spontaneo un figlio nei confronti del padre e della madre. Poi una seconda parola, quella della preghiera perchè le loro anime siano accolte dalla misericordia di Dio che è padre ed amore». «Ma siamo qui anche per ascoltare -esorta Ambrosio -. Oggi celebriamo la scelta di tutti i santi noti ma anche di tutti i santi della vita quotidiana, che nella semplicità della loro vita hanno saputo amare il Signore, hanno creduto nella sua bontà, hanno pregato, hanno camminato su quella strada della santità che è la strada delle Beatitudini che sono state proclamate nel Vangelo di oggi, hanno fatto tante opere di buona carità. Questi santi della vita quotidiana, nostri fratelli e nostre sorelle, ci dicono una parola importante, decisiva: che Dio ci attende, vuole accoglierci nel suo amore, ci dicono che Gesù è la risurrezione e la vita, che chi crede in Gesù, anche se muore, vivrà». Ancora: «I nostri fratelli defunti si sono fidati di Dio e questa fiducia è l'inizio della vita santa, della vita aperta all'amore di Dio, di quella vita che ha il suo destino, il suo sbocco finale là nel mistero dell'amore di Dio. Noi questa parola la conosciamo perchè ci viene da Gesù stesso, dal figlio di Dio che si è fatto uomo come noi, che ha voluto condividere la nostra vita fino alla morte per renderci capaci di partecipare della sua risurrezione e dunque di oltrepassare il silenzio e l'oscurità della morte». «Preghiamo affinchè in questo anno della fede - conclude il vescovo -questo annuncio di vita e speranza arrivi davvero a tutti e da questo luogo, il cimitero, questo annuncio arrivi a tutta la nostra città. L'uomo non è condannato alla morte ma chiamato alla vita. Nel cuore di Dio nulla andrà perduto di quello che abbiamo fatto seguendo il Signore Gesù, vivendo il suo Vangelo nella quotidianità della sua vita».
A fianco del vescovo diversi parroci della città, in particolare delle parrocchie che ieri erano impegnate nei pellegrinaggi al cimitero urbano. E' infatti tradizione che nei giorni dei Santi e dei Morti ogni parrocchia cittadina effettui il pellegrinaggio più la messa al campo santo urbano. Ieri era la volta delle parrocchie di Sant'Anna, Santa Brigida e San Paolo.
Oggi, venerdì 2 novembre, alle 10.30, si terrà la commemorazione dei Caduti, in occasione della cerimonia presso il cimitero urbano di Piacenza.
Alla presenza delle massime autorità civili e militari, dopo la celebrazione della funzione religiosa presso il Famedio, il corteo si snoderà lungo un percorso per la deposizione delle corone d'alloro, raggiungendo, al termine, la lapide dei partigiani fucilati durante la II Guerra Mondiale dove avrà luogo l'allocuzione ufficiale del sindaco Paolo Dosi.
Federico Frighi
02/11/2012 Libertà
«Proprio qui nel cimitero, che sembra essere il luogo del silenzio, noi possiamo dire e ascoltare parole molto significative - evidenzia il presule -. La prima è quella del ringraziamento, per tutto ciò che i nostri cari ci hanno donato. La gratitudine è il sentimento spontaneo un figlio nei confronti del padre e della madre. Poi una seconda parola, quella della preghiera perchè le loro anime siano accolte dalla misericordia di Dio che è padre ed amore». «Ma siamo qui anche per ascoltare -esorta Ambrosio -. Oggi celebriamo la scelta di tutti i santi noti ma anche di tutti i santi della vita quotidiana, che nella semplicità della loro vita hanno saputo amare il Signore, hanno creduto nella sua bontà, hanno pregato, hanno camminato su quella strada della santità che è la strada delle Beatitudini che sono state proclamate nel Vangelo di oggi, hanno fatto tante opere di buona carità. Questi santi della vita quotidiana, nostri fratelli e nostre sorelle, ci dicono una parola importante, decisiva: che Dio ci attende, vuole accoglierci nel suo amore, ci dicono che Gesù è la risurrezione e la vita, che chi crede in Gesù, anche se muore, vivrà». Ancora: «I nostri fratelli defunti si sono fidati di Dio e questa fiducia è l'inizio della vita santa, della vita aperta all'amore di Dio, di quella vita che ha il suo destino, il suo sbocco finale là nel mistero dell'amore di Dio. Noi questa parola la conosciamo perchè ci viene da Gesù stesso, dal figlio di Dio che si è fatto uomo come noi, che ha voluto condividere la nostra vita fino alla morte per renderci capaci di partecipare della sua risurrezione e dunque di oltrepassare il silenzio e l'oscurità della morte». «Preghiamo affinchè in questo anno della fede - conclude il vescovo -questo annuncio di vita e speranza arrivi davvero a tutti e da questo luogo, il cimitero, questo annuncio arrivi a tutta la nostra città. L'uomo non è condannato alla morte ma chiamato alla vita. Nel cuore di Dio nulla andrà perduto di quello che abbiamo fatto seguendo il Signore Gesù, vivendo il suo Vangelo nella quotidianità della sua vita».
A fianco del vescovo diversi parroci della città, in particolare delle parrocchie che ieri erano impegnate nei pellegrinaggi al cimitero urbano. E' infatti tradizione che nei giorni dei Santi e dei Morti ogni parrocchia cittadina effettui il pellegrinaggio più la messa al campo santo urbano. Ieri era la volta delle parrocchie di Sant'Anna, Santa Brigida e San Paolo.
Oggi, venerdì 2 novembre, alle 10.30, si terrà la commemorazione dei Caduti, in occasione della cerimonia presso il cimitero urbano di Piacenza.
Alla presenza delle massime autorità civili e militari, dopo la celebrazione della funzione religiosa presso il Famedio, il corteo si snoderà lungo un percorso per la deposizione delle corone d'alloro, raggiungendo, al termine, la lapide dei partigiani fucilati durante la II Guerra Mondiale dove avrà luogo l'allocuzione ufficiale del sindaco Paolo Dosi.
Federico Frighi
02/11/2012 Libertà
venerdì 2 novembre 2012
San Giuseppe Operaio, parrocchia cardioprotetta
(fri) Grazie ad un donatore che ha voluto rimanere anonimo la parrocchia di San Giuseppe Operaio si è dotata di un defibrillatore semi-automatico di ultima generazione. Il macchinario è stato posizionato all'ingresso della canonica, al civico 19 di viale Martiri della Resistenza, coperto da una tettoia e a disposizione del pubblico per le emergenze. «Abbiamo accolto volentieri il defibrillatore in parrocchia - dice il vice parroco, don Stefano Segalini - è una macchina salva-vita e la vita è un dono meraviglioso. Oggi, con questa macchina, anche la nostra parrocchia è diventata cardioprotetta». Una sicurezza in più, resasi necessaria anche per le tante persone che quotidianamente si trovano a passare nei locali di San Giuseppe Operaio o nelle sue vicinanze. «Abbiamo un campo da calcetto con tanti ragazzi che praticano questo sport - osserva don Segalini - poi un circolo Anspi con molti anziani. I giovani e gli adulti delle sei comunità neocatecumenali, l'Azione Cattolica, i gruppi universitari, senza dimenticare le messe alla domenica, frequentate da un migliaio di persone». E neppure tutte le attività extraparrocchiali che settimanalmente si svolgono nei locali messi a disposizione da San Giuseppe Operaio. Dai ritrovi conviviali delle varie associazioni o circoli, alle più o meno infuocate riunioni di condominio. Poi, una volta l'anno, la tradizionale festa di Settembre che per tre o quattro giorni richiama all'ombra di San Giuseppe Operaio, qualche migliaio di persone. Insomma, un via vai di gente non indifferente che oggi potrà essere più protetto e sicuro grazie al defibrillatore.
La macchina salva vita contro gli arresti cardiaci improvvisi è semplice da usare, basta seguire passo passo le istruzioni vocali. Tuttavia, con gli esperti di Progetto Vita, in parrocchia si sono tenuti i corsi che hanno visto coinvolte circa sessanta persone, ufficialmente abilitate all'uso del macchinario.
27/10/2012 Libertà
La macchina salva vita contro gli arresti cardiaci improvvisi è semplice da usare, basta seguire passo passo le istruzioni vocali. Tuttavia, con gli esperti di Progetto Vita, in parrocchia si sono tenuti i corsi che hanno visto coinvolte circa sessanta persone, ufficialmente abilitate all'uso del macchinario.
27/10/2012 Libertà
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San Giuseppe Operaio
giovedì 1 novembre 2012
Assofa, la forza della diversità
Trent'anni. Da tanto dura la storia dell'associazione Assofa, da tanto dura una sfida che ora sembra effettivamente vinta. La sfida della diversità, di una condizione di vita che, per dirla con Lucia Casella di "Fede e luce" intervenuta ieri ai Teatini, pur apparendo fragile «di fatto è così forte da trasformare i nostri cuori».
Tanti hanno parlato ieri alla festa di fine Trentennale, ma la riflessione di Lucia Casella, nella sua umiltà e semplicità, è certamente una di quelle che più identificano il cammino dell'associazione guidata da Giancarlo Bianchini. «Quante vite apparentemente normali hanno cambiato certi incontri, quante persone hanno improvvisamente cambiato strada - osserva Lucia -, è veramente un mistero, un grande dono del Signore».
Le navate dell'antica chiesa sconsacrata è gremita di amici, di familiari, di volontari, di cittadini che hanno voluto esserci in questo fine trentennale; compreso il primo, il sindaco Paolo Dosi. A fare gli onori di casa Lucia Bianchini che presenta ed accompagna i due balletti-simbolo di apertura, assieme al "primo ballerino" Alessandro e al "percussionista" Andrea. «Da una situazione in cui le famiglie e i ragazzi erano soli e isolati siamo passati alla festa di oggi, una festa amplificata» osserva al microfono.
Si presenta il volume del trentennale. Centodiciotto pagine di interviste raccolte dalla giornalista Laura Dotti per una pubblicazione - "La profondità della persona disabile come sfida alla società dell'apparire" - che fotografa alla perfezione la realtà dell'associazione Assofa. «Tutte le persone che ho sentito - racconta Dotti - mi hanno sempre detto di aver donato qualche cosa all'Assofa ma di aver ricevuto il centuplo». Editore del volume è il Nuovo Giornale, rappresentato dal direttore don Davide Maloberti. «Abbiamo scelto di stare al fianco dell'Assofa - evidenzia - perchè è figlia della Chiesa piacentina, voluta dal vescovo Enrico Manfredini. Nelle pagine di questo libro c'è lo stupore dei tanti incontri in questi trent'anni di storia». Uno dei più importanti è quello con la Comunità di Sant'Egidio. Lo spiega con la consueta verve il presidente e fondatore di Assofa, Giancarlo Bianchini: «A Roma non si combinano solo dei guai. Ho conosciuto Gianni La Bella della Sant'Egidio (durante il periodo trascorso da Bianchini come parlamentare, ndr.) alla preghiera della sera. Man mano che si andava avanti l'Assofa assorbiva sempre più i valori della Sant'Egidio, tanto che i nostri sono andati a Roma due volte a conoscere le opere della Comunità di Transtevere».
«Stare qui questo pomeriggio - segue a ruota La Bella - è stare nel mezzo di una festa dove tutti sono protagonisti. La storia dell'Assofa è la realizzazione di un sogno in cui la disabilità non diventa una condanna ma una opportunità». «L'associazione Assofa è certamente - prosegue - uno dei tanti grandi frutti del Concilio Vaticano II, un frutto che avuto la capacità di leggere i segni dei tempi». «Questa esperienza - ci tiene a sottolineare La Bella - va controcorrente rispetto ai venti che soffiano nella nostra società. Di fronte all'indifferenza e alla rassegnazione generali, ci dice che un mondo diverso è possibile».
C'è il tempo per una canzone dedicata al Mozambico, dove è grazie alla Comunità di Sant'Egidio se regna la pace e dove Giancarlo Bianchini andò come osservatore internazionale. Poi, come detto, l'intervento di Lucia Casella, una delle figure illuminanti dei tanti incontri di Bianchini e amici. Un'amicizia che fece esibire i ragazzi dell'Assofa ad Assisi davanti a Jean Vanier, fondatore de L'Arca (centinaia di comunità di accoglienza per disabili adulti in tutto il mondo) e ispiratore del movimento Fede e Luce.
«L'incontro con le diversità - afferma con vigore - porge ai giovani la possibilità di uno stile di vita basato sull'essenziale, un'alternativa al carrierismo di oggi».
Federico Frighi
28/10/2012 Libertà
Tanti hanno parlato ieri alla festa di fine Trentennale, ma la riflessione di Lucia Casella, nella sua umiltà e semplicità, è certamente una di quelle che più identificano il cammino dell'associazione guidata da Giancarlo Bianchini. «Quante vite apparentemente normali hanno cambiato certi incontri, quante persone hanno improvvisamente cambiato strada - osserva Lucia -, è veramente un mistero, un grande dono del Signore».
Le navate dell'antica chiesa sconsacrata è gremita di amici, di familiari, di volontari, di cittadini che hanno voluto esserci in questo fine trentennale; compreso il primo, il sindaco Paolo Dosi. A fare gli onori di casa Lucia Bianchini che presenta ed accompagna i due balletti-simbolo di apertura, assieme al "primo ballerino" Alessandro e al "percussionista" Andrea. «Da una situazione in cui le famiglie e i ragazzi erano soli e isolati siamo passati alla festa di oggi, una festa amplificata» osserva al microfono.
Si presenta il volume del trentennale. Centodiciotto pagine di interviste raccolte dalla giornalista Laura Dotti per una pubblicazione - "La profondità della persona disabile come sfida alla società dell'apparire" - che fotografa alla perfezione la realtà dell'associazione Assofa. «Tutte le persone che ho sentito - racconta Dotti - mi hanno sempre detto di aver donato qualche cosa all'Assofa ma di aver ricevuto il centuplo». Editore del volume è il Nuovo Giornale, rappresentato dal direttore don Davide Maloberti. «Abbiamo scelto di stare al fianco dell'Assofa - evidenzia - perchè è figlia della Chiesa piacentina, voluta dal vescovo Enrico Manfredini. Nelle pagine di questo libro c'è lo stupore dei tanti incontri in questi trent'anni di storia». Uno dei più importanti è quello con la Comunità di Sant'Egidio. Lo spiega con la consueta verve il presidente e fondatore di Assofa, Giancarlo Bianchini: «A Roma non si combinano solo dei guai. Ho conosciuto Gianni La Bella della Sant'Egidio (durante il periodo trascorso da Bianchini come parlamentare, ndr.) alla preghiera della sera. Man mano che si andava avanti l'Assofa assorbiva sempre più i valori della Sant'Egidio, tanto che i nostri sono andati a Roma due volte a conoscere le opere della Comunità di Transtevere».
«Stare qui questo pomeriggio - segue a ruota La Bella - è stare nel mezzo di una festa dove tutti sono protagonisti. La storia dell'Assofa è la realizzazione di un sogno in cui la disabilità non diventa una condanna ma una opportunità». «L'associazione Assofa è certamente - prosegue - uno dei tanti grandi frutti del Concilio Vaticano II, un frutto che avuto la capacità di leggere i segni dei tempi». «Questa esperienza - ci tiene a sottolineare La Bella - va controcorrente rispetto ai venti che soffiano nella nostra società. Di fronte all'indifferenza e alla rassegnazione generali, ci dice che un mondo diverso è possibile».
C'è il tempo per una canzone dedicata al Mozambico, dove è grazie alla Comunità di Sant'Egidio se regna la pace e dove Giancarlo Bianchini andò come osservatore internazionale. Poi, come detto, l'intervento di Lucia Casella, una delle figure illuminanti dei tanti incontri di Bianchini e amici. Un'amicizia che fece esibire i ragazzi dell'Assofa ad Assisi davanti a Jean Vanier, fondatore de L'Arca (centinaia di comunità di accoglienza per disabili adulti in tutto il mondo) e ispiratore del movimento Fede e Luce.
«L'incontro con le diversità - afferma con vigore - porge ai giovani la possibilità di uno stile di vita basato sull'essenziale, un'alternativa al carrierismo di oggi».
Federico Frighi
28/10/2012 Libertà
mercoledì 31 ottobre 2012
Santissima Trinità, un concerto salva-vita
Un concerto per finanziare due defibrillatori per la parrocchia della Santissima Trinità. Uno dei due macchinari salva-vita, in particolare, sarà posto al servizio del nuovo grande oratorio che ingloba un campo da calcetto di dimensioni regolamentari, adatto anche a competizioni nazionali, più un campo da volley e da basket. La parrocchia della Santissima Trinità, con le sue 13mila persone, è sicuramente la più popolosa della città e, per certi versi, anche la più importante di tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio. Nella chiesa di viale Dante hanno sede le comunità neocatecumenali. Attualmente sono diciannove, per un totale di circa 900 persone. «Facendo un calcolo approssimativo ma molto vicino alla realtà, in tutte le realtà della parrocchia, messe comprese, passano oltre duemila persone alla settimana» spiega il vice parroco don Valerio Picchioni. «Ecco perchè riteniamo che la presenza dei defibrillatori sia importante - evidenzia -. Di Progetto Vita, che ringraziamo, abbiamo condiviso l'attenzione e la sensibilità per la persona umana».
Nel consiglio di amministrazione di Progetto Vita - la rete piacentina dei defibrillatori, fondata nel 1998 dal professor Alessandro Capucci - c'è Salvatore Mancuso, parrocchiano storico della Trinità. «Avevamo parlato dell'esigenza dei defibrillatori con monsignor Riccardo Alessandrini - ricorda -, oggi possiamo dire di aver raggiunto l'obiettivo». Lunedì 5 sera si terrà il corso (di un paio d'ore) per imparare ad usare la macchina salva-vita. In tutta la provincia di Piacenza, dal 1998, sono state salvate 84 persone da infarto fulminante. L'ultima una donna di 95 anni, pochi giorni fa. Diecimila sono le persone istruite ad utilizzare il defibrillatore semiautomatico. Oltre 400 i defibrillatori su tutto il territorio piacentino.
Ad organizzare la serata di sabato 3 novembre (al President, ore 20 e 30) Danilo Anelli, presidente della Famiglia Piasinteina, sodalizio che ha la direzione artistica del teatro President. «Il nostro obiettivo - sottolinea Anelli - è la sensibilizzazione dell'opinione pubblica piacentina verso il prezioso lavoro delle nostre associazioni di volontariato che spesso fanno fatica senza aiuti esterni». Il concerto vedrà protagonista il gruppo musicale "I viaggiatori per caso", composto da Roberto Santagostino alla voce (imprenditore, titolare di un'azienda distribuzione stampa), dall'ingegner Gianfranco Pastorelli, alla chitarra e alla voce (dirigente di un'azienda lavorazione carni) e dal professor Maurizio Malorni, flauto, saxofono tenore e soprano, clarinetto (ex insegnante, manager nel ramo assicurativo). Tre amici, accomunati dalla passione per la musica, che un giorno decidono di intraprendere un viaggio musicale attraverso cinquanta anni di musica leggera italiana e che verrà proposto nella serata. «Abbiamo deciso di dare una mano a titolo completamente gratuito - evidenza Santagostino -. Lo Stato toglie 4 miliardi di euro per i defibrillatori, il privato viene in aiuto». «Ci auguriamo di poter trasmettere al pubblico - conclude Pastorelli - le stesse emozioni che proviamo noi cantando e suonando». I biglietti del concerto si trovano al Bar Anspi di via Manfredi 30 e alla Famiglia Piasinteina.
Federico Frighi
27/10/2012 Libertà
Nel consiglio di amministrazione di Progetto Vita - la rete piacentina dei defibrillatori, fondata nel 1998 dal professor Alessandro Capucci - c'è Salvatore Mancuso, parrocchiano storico della Trinità. «Avevamo parlato dell'esigenza dei defibrillatori con monsignor Riccardo Alessandrini - ricorda -, oggi possiamo dire di aver raggiunto l'obiettivo». Lunedì 5 sera si terrà il corso (di un paio d'ore) per imparare ad usare la macchina salva-vita. In tutta la provincia di Piacenza, dal 1998, sono state salvate 84 persone da infarto fulminante. L'ultima una donna di 95 anni, pochi giorni fa. Diecimila sono le persone istruite ad utilizzare il defibrillatore semiautomatico. Oltre 400 i defibrillatori su tutto il territorio piacentino.
Ad organizzare la serata di sabato 3 novembre (al President, ore 20 e 30) Danilo Anelli, presidente della Famiglia Piasinteina, sodalizio che ha la direzione artistica del teatro President. «Il nostro obiettivo - sottolinea Anelli - è la sensibilizzazione dell'opinione pubblica piacentina verso il prezioso lavoro delle nostre associazioni di volontariato che spesso fanno fatica senza aiuti esterni». Il concerto vedrà protagonista il gruppo musicale "I viaggiatori per caso", composto da Roberto Santagostino alla voce (imprenditore, titolare di un'azienda distribuzione stampa), dall'ingegner Gianfranco Pastorelli, alla chitarra e alla voce (dirigente di un'azienda lavorazione carni) e dal professor Maurizio Malorni, flauto, saxofono tenore e soprano, clarinetto (ex insegnante, manager nel ramo assicurativo). Tre amici, accomunati dalla passione per la musica, che un giorno decidono di intraprendere un viaggio musicale attraverso cinquanta anni di musica leggera italiana e che verrà proposto nella serata. «Abbiamo deciso di dare una mano a titolo completamente gratuito - evidenza Santagostino -. Lo Stato toglie 4 miliardi di euro per i defibrillatori, il privato viene in aiuto». «Ci auguriamo di poter trasmettere al pubblico - conclude Pastorelli - le stesse emozioni che proviamo noi cantando e suonando». I biglietti del concerto si trovano al Bar Anspi di via Manfredi 30 e alla Famiglia Piasinteina.
Federico Frighi
27/10/2012 Libertà
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Santissima Trinità
martedì 30 ottobre 2012
Cives e l'inevitabile cambiamento
E' dedicata al cambiamento, definito "inevitabile" la nuova edizione di Cives, il Corso di formazione promosso da diocesi di Piacenza-Bobbio e Università Cattolica del Sacro Cuore. In dodici anni di vita ha visto la partecipazione di circa 250 persone, di ogni estrazione e di ogni età, tutte desiderose di comprendere i grandi temi attuali della società con un occhio critico e più informato. La prolusione di questa sorta di università civica sarà tenuta dall'arcivescovo anti ‘ndrangheta Giancarlo Maria Bregantini, già a capo della diocesi di Locri-Gerace e oggi di quella di Campobasso-Boiano. L'appuntamento è per la serata di giovedì 15 novembre, alle ore 20 e 30, all'Università Cattolica, nel primo dei due unici incontri aperti a tutta la cittadinanza (la frequenza ordinaria è riservata agli iscritti).
«Cives è ormai diventato un fiore all'occhiello della nostra diocesi raggiungendo la dodicesima edizione - osserva Massimo Magnaschi, responsabile dell'Ufficio di pastorale del lavoro, nella presentazione di ieri mattina a Punto Incontro -. Tra l'altro non abbiamo fatto fatica a trovare il tema di quest'anno, vista la grande e sentita esigenza di un cambiamento. Ma assieme alle cose da cambiare abbiamo voluto fare un passo in più indicando come cambiare». Il tema del Corso 2012-2013 è appunto "L'inevitabile cambiamento" e si strutturerà in due parti. Dal 23 novembre al 25 gennaio "Le cose da cambiare", nei vari ambiti: il lavoro, gli stili di vita, la comunicazione, la città, la giustizia, l'arte e la cultura, la Chiesa. Dall'8 febbraio al 15 marzo i suggerimenti su Come cambiare. Dunque i giovani e la democrazia, l'impresa e il lavoro, l'impostazione filosofica del cambiamento, la politica e la città, i lavori di gruppo con le varie simulazioni.
In chiusura il secondo incontro pubblico - il 22 marzo - con le proposte alla città.
«L'esperienza di Cives è nata ed è rimasta come come uno spazio di formazione civico libero e senza condizionamenti - evidenzia Giovanni Groppi, del coordinamento scientifico - promosso dalla diocesi di Piacenza-Bobbio (con il vescovo Luciano Monari e continuato dal vescovo Gianni Ambrosio, ndr.), e dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, garanzia della rigorosità dei contenuti. Se dopo 12 anni siamo ancora qui vuol dire che Cives è divenuto un patrimonio del territorio».
Il corso di formazione è stato organizzato anche per il 2012-13 da un coordinamento scientifico formato, oltre che da Magnaschi e Groppi, da Raffaele Ciociola, Enrico Corti, Enrico Garlaschelli, Paolo Rizzi, monsignor Eliseo Segalini. Quest'anno, per la prima volta, nella programmazione sono state coivolte le scuole: i licei Respighi e Colombini.
Immagine simbolo dell'anno accademico 2012-2013 la "figura di donna", di Bruno Cassinari. «Un dipinto - viene spiegato - che ben mostra il cambiamento del volto femminile che si trasforma da un aspetto vistoso, con rossetto e trucco pesante, a un'immagine sobria e serena».
Federico Frighi
26/10/2012 Libertà
«Cives è ormai diventato un fiore all'occhiello della nostra diocesi raggiungendo la dodicesima edizione - osserva Massimo Magnaschi, responsabile dell'Ufficio di pastorale del lavoro, nella presentazione di ieri mattina a Punto Incontro -. Tra l'altro non abbiamo fatto fatica a trovare il tema di quest'anno, vista la grande e sentita esigenza di un cambiamento. Ma assieme alle cose da cambiare abbiamo voluto fare un passo in più indicando come cambiare». Il tema del Corso 2012-2013 è appunto "L'inevitabile cambiamento" e si strutturerà in due parti. Dal 23 novembre al 25 gennaio "Le cose da cambiare", nei vari ambiti: il lavoro, gli stili di vita, la comunicazione, la città, la giustizia, l'arte e la cultura, la Chiesa. Dall'8 febbraio al 15 marzo i suggerimenti su Come cambiare. Dunque i giovani e la democrazia, l'impresa e il lavoro, l'impostazione filosofica del cambiamento, la politica e la città, i lavori di gruppo con le varie simulazioni.
In chiusura il secondo incontro pubblico - il 22 marzo - con le proposte alla città.
«L'esperienza di Cives è nata ed è rimasta come come uno spazio di formazione civico libero e senza condizionamenti - evidenzia Giovanni Groppi, del coordinamento scientifico - promosso dalla diocesi di Piacenza-Bobbio (con il vescovo Luciano Monari e continuato dal vescovo Gianni Ambrosio, ndr.), e dall'Università Cattolica del Sacro Cuore, garanzia della rigorosità dei contenuti. Se dopo 12 anni siamo ancora qui vuol dire che Cives è divenuto un patrimonio del territorio».
Il corso di formazione è stato organizzato anche per il 2012-13 da un coordinamento scientifico formato, oltre che da Magnaschi e Groppi, da Raffaele Ciociola, Enrico Corti, Enrico Garlaschelli, Paolo Rizzi, monsignor Eliseo Segalini. Quest'anno, per la prima volta, nella programmazione sono state coivolte le scuole: i licei Respighi e Colombini.
Immagine simbolo dell'anno accademico 2012-2013 la "figura di donna", di Bruno Cassinari. «Un dipinto - viene spiegato - che ben mostra il cambiamento del volto femminile che si trasforma da un aspetto vistoso, con rossetto e trucco pesante, a un'immagine sobria e serena».
Federico Frighi
26/10/2012 Libertà
lunedì 29 ottobre 2012
Malati di videogiochi, dal tunnel si esce
Una vecchina ricurva sotto il peso degli anni e della vita che fa tenerezza se la vedi in giro. Sembra un personaggio simbolo delle nuove povertà, invece, più probabilmente, è solo una vittima delle nuove dipendenze. Quelle del gioco e delle macchinette di bar, novelle slot machine. «E' entrata nel mio negozio in punta di piedi - spiega Maurizio Lanzoni - e, scusandosi, per il disturbo ha chiesto se potevo darle dieci euro». Il marito l'aveva appena chiamata al telefonino da Fidenza - il racconto - dove era stato coinvolto in un incidente stradale. I soldi le servivano per prendere il treno e racarsi subito da lui in ospedale. «L'ho aiutata e mi sono anche offerto di portarla in stazione - continua -. Inizialmente non voleva, ma alla fine ha dovuto accettare, seppur stranamente a malincuore, dietro le insistenze dei miei clienti». La città parla e la stessa signora, si è scoperto poi, con la medesima richiesta e la medesima storia si era recata in quei giorni da altri commercianti del centro storico. C'è chi sostiene di averla vista alle macchinette di un bar intenta a giocare i soldi raccolti.
Un passatempo del quale è facile perdere il controllo. A spiegarlo è il dottor Maurizio Avanzi, del Sert di Cortemaggiore, specializzato nelle dipendenze da gioco d'azzardo con competenza su tutta la provincia. «Vista la diffusione capillare dei giochi d'azzado legali le persone iniziano a giocare - osserva - rassicurate dal fatto che sono appunto legali, con lo Stato che ci mette la faccia». «Le persone che vincono - evidenzia - pensano di aver trovato un modo facile per risolvere un problema economico, magari amplificato in un momento di crisi come questo. Le vincite piccole ma intermittenti si insinuano nel cervello e fanno pensare che ti più capitare ancora e ti viene voglia di continuare. Quando poi cominci ad avere debiti, il pensiero è "smetterò, ma prima devo recuperare i soldi persi". Invece ci si indebita sempre di più. L'80 per cento dei nostri pazienti ha il problema della slot machine».
Quando si perde il controllo si diventa giocatori d'azzardo patologici e si inizia a mentire fino a quando un familiare non se ne accorge. «Più tardi si è scoperti più è difficile tornare indietro - dice ancora Avanzi -. Il messaggio che ci tengo a far passare, tuttavia, è che le cure sono possibili anche per chi si è molto indebitato. Noi stiamo cominciando ad avere una grossa mano dagli avvocati della Federconsumatori». Al Sert di Cortemaggiore affluiscono circa 7 nuovi casi al mese: «Cominciamo ad avere una richiesta pari a quella degli alcolisti e quest'anno i nuovi accessi sono aumentati del 50 per cento, con cento casi attualmente in cura».
Federico Frighi
24/10/2012 Libertà
Un passatempo del quale è facile perdere il controllo. A spiegarlo è il dottor Maurizio Avanzi, del Sert di Cortemaggiore, specializzato nelle dipendenze da gioco d'azzardo con competenza su tutta la provincia. «Vista la diffusione capillare dei giochi d'azzado legali le persone iniziano a giocare - osserva - rassicurate dal fatto che sono appunto legali, con lo Stato che ci mette la faccia». «Le persone che vincono - evidenzia - pensano di aver trovato un modo facile per risolvere un problema economico, magari amplificato in un momento di crisi come questo. Le vincite piccole ma intermittenti si insinuano nel cervello e fanno pensare che ti più capitare ancora e ti viene voglia di continuare. Quando poi cominci ad avere debiti, il pensiero è "smetterò, ma prima devo recuperare i soldi persi". Invece ci si indebita sempre di più. L'80 per cento dei nostri pazienti ha il problema della slot machine».
Quando si perde il controllo si diventa giocatori d'azzardo patologici e si inizia a mentire fino a quando un familiare non se ne accorge. «Più tardi si è scoperti più è difficile tornare indietro - dice ancora Avanzi -. Il messaggio che ci tengo a far passare, tuttavia, è che le cure sono possibili anche per chi si è molto indebitato. Noi stiamo cominciando ad avere una grossa mano dagli avvocati della Federconsumatori». Al Sert di Cortemaggiore affluiscono circa 7 nuovi casi al mese: «Cominciamo ad avere una richiesta pari a quella degli alcolisti e quest'anno i nuovi accessi sono aumentati del 50 per cento, con cento casi attualmente in cura».
Federico Frighi
24/10/2012 Libertà
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