venerdì 4 gennaio 2008
Ambrosio, sondaggio premonitore
giovedì 3 gennaio 2008
Ambrosio, consacrazione a Piacenza
e il primo marzo. Dipenderà dal cardinale Bertone.
Piacenza - Monsignor Gianni Ambrosio sarà consacrato vescovo nel duomo di Piacenza. La notizia è ufficiale ed è stata confermata dallo stesso presule eletto prima di partire per il pellegrinaggio in Terrasanta. Ancora incerta la data della cerimonia: il 16 febbraio o il primo di marzo. Principale consacrante sarà il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. Sia il 16 febbraio sia il primo di marzo cadono di sabato. La scelta del giorno prefestivo è dettata dalla necessità di permettere la maggior partecipazione possibile di fedeli, sacerdoti e religiosi alla cerimonia che si terrà nel primo pomeriggio nel duomo di Piacenza. Non è ancora stato definito in via ufficiale il problema della doppia cerimonia: la consacrazione e la presa di possesso (l’ingresso) della nuova diocesi. Nella vicina Fidenza, lo scorso dicembre, la prima è avvenuta il sabato, la seconda il giorno dopo, domenica. A Piacenza una corrente di pensiero vorrebbe così. Un’altra - quella verosimilmente dominante - ritiene che si possa fare tutto in un solo giorno e con un’unica celebrazione. Di questo avviso sono, tra gli altri, l’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari e il vescovo eletto monsignor Gianni Ambrosio. La data ufficiale della doppia cerimonia (consacrazione e presa di possesso) dipenderà dagli impegni del cardinale Bertone. Monsignor Ambrosio ha incontrato il porporato lo scorso 28 dicembre a Vercelli ed ha ricevuto il benestare per il duomo di Piacenza.
Federico Frighi
Per il testo integrale dell'articolo si veda Libertà di oggi, 3 gennaio 2008
mercoledì 2 gennaio 2008
Nel Te Deum il grazie per il volontariato
Il Te Deum, che canteremo al termine della celebrazione, da il là per così dire al nostro ritrovarci e alla nostra preghiera.
Per tanti queste sono ore frenetiche, di preparazione al cenone e ai vari riti connessi allo scoccare della mezzanotte e all’ingresso nel nuovo anno.
Noi siamo convinti che questa ora passata in compagnia del Signore sia preziosa, ci aiuta a ripercorrere, nel 2007 che si chiude, momenti significativi per la nostra città, per la nostra Chiesa, per la nostra vita; e ci permette di dire un grazie motivato e non generico al Signore.
Sono tante le sintesi degli avvenimenti dell’anno che in questi giorni ci vengono proposte - da giornali, radio, tv… -, il mio è solo un cenno al territorio e alla vita diocesana.
Inizio con una sottolineatura positiva.
Il volontariato ha trovato ampio risalto nelle cronache e in pubbliche manifestazioni. Sono state proposte ai ragazzi iniziative sulla cultura del dono, e si sino moltiplicati i segni di apprezzamento per associazioni e singoli che si sono distinti nell’aiuto al prossimo, soprattutto ai più deboli. È un segnale incoraggiante e da far crescere perché la solidarietà - che per noi cristiani porta il nome "Carità" – è garanzia di sviluppo autentico, soprattutto in umanità; e manifesta che il Vangelo è ancora "lievito che fermenta la pasta" della nostra società.
Troviamo anche in questo anno motivi di preghiera e di riflessione.
Penso alle tante, troppe, giovani vittime di incidenti stradali, anche negli ultimi giorni. Un invito per i giovani soprattutto a riflettere sul valore dell’esistenza, che va difesa e custodita con amore.
Penso all’uccisione in Afghanistan del maresciallo capo Daniele Paladini, un fatto che la nostra città ha vissuto intensamente. Un invito a pregare per la pace, per la pace nel mondo che è sempre così minacciata. Domani, come ogni primo giorno dell’anno, celebreremo la "Giornata della pace" per ricordare che questo valore grande per la vita dell’uomo è anzitutto dono da invocare dal Signore.
Penso alla tragedia di Natale che ha scosso Piacenza… e che fa pensare all’emergenza della famiglia. La famiglia che va difesa nella sua unità, nel suo impegno educativo.
È aumentato in questo anno anche il numero dei minori seguiti da strutture pubbliche, perché nella famiglia non trovano un supporto sufficiente.
Dicevo, questi sono alcuni dei motivi di preghiera e anche di riflessione per ciascuno di noi e per la nostra Chiesa.
A questo aggiungo alcuni riferimenti alla vita diocesana.
Un anno significativo per la partenza di mons. Monari, un vescovo tanto amato che ci ha guidato per dodici anni.
E nei giorni scorsi l’annuncio del nuovo pastore della nostra Chiesa, nella persona di mons. Gianni Ambrosio. Abbiamo gioito, abbiamo ringraziato il Signore, ci prepariamo ad accoglierlo tra noi.
Nella preghiera vogliamo ricordare anche i sacerdoti defunti di questo anno, dal primo mons. Ciatti, all’ultimo mons. Losini.
Ma pensiamo anche al dono di un nuovo sacerdote alla nostra Chiesa don Giuseppe Perotti, di un diacono don Paolo Inzani.
Pensiamo alla celebrazione del 40° della missione diocesana in Brasile, che ci ha richiamato quella dimensione della missionarietà che fa parte costitutiva della Chiesa, e che anche la nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio ha vissuto in modo significativo, e rimane ancora per noi un richiamo e uno stimolo a crescere in questo atteggiamento.
L’Eucaristia di questa sera sottolinea in particolare la dimensione del "grazie". C’è anche certamente la richiesta di perdono per le nostre manchevolezze - le infedeltà, le fragilità di questo anno. Ma prevale il grazie, per i tanti segni che il Signore ci ha inviato della sua presenza e della sua bontà, e che ognuno di noi è chiamato a rileggere in questo momento.
Un frammento di vita è passato. Ma il tempo per noi cristiani non è il dio cronos dei pagani che divora i suoi figli . E non è neppure uno scorrere ineluttabile della vita verso il nulla, pensiamo ad esempio a quelle parole di Leopardi, nel "Canto notturno di un pastore errante dell’Asia": "Abisso orrido, immenso, Ov'ei precipitando, il tutto obblia"; quello è il punto di arrivo della vita dell’uomo.
E invece per noi credenti, la vita e il tempo, lo spazio dove esprimo me stesso e dove Dio mi incontra. La mia risposta a Lui che mi ha chiamato all’esistenza e mi ha affidato una missione da compiere la do giorno per giorno.
Romano Guardini, in una sua riflessione nel primo giorno dell’anno sottolinea che "ciò che passa è l’immediatezza dell’atto, ma il suo orientamento - se è legato al bene, a ciò che vale - è legato all’Eternità, a Dio stesso". Dunque, nel tempo che passa avviene l’incontro con il Signore, e quanto viviamo di positivo con amore rimane legato a Dio, acquista un raggio di eternità. Il mio destino, e il mio compito, si realizzano nel tempo che passa.
Dire grazie mi aiuta ad avere lo sguardo sereno e benevolo verso la mia vita, verso gli altri, verso gli avvenimenti. Ed è lo sguardo che troviamo in Maria, ricordata nel Vangelo che è stata proclamata da quelle poche parole:
«Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Maria sapeva leggere ogni avvenimento della vita guidata dalla fede, riconoscendo i segni della presenza e dell’amore di Dio.
Allora nonostante le nubi che si addensano all’orizzonte della storia, come sempre d'altronde, guardiamo con più fiducia al nuovo anno che stiamo per iniziare.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
"Costruiamo la pace dalla famiglia"
Buon anno! È l’augurio che ci siamo scambiati con le persone più care allo scoccare della mezzanotte, ed è l’augurio che in questi giorni viene spontaneo incontrando amici e conoscenti. Vorrei dare peso e significato a quell’augurio, partendo dai tre contenuti della festa odierna: primo giorno dell’anno, giornata della pace, solennità di Maria madre di Dio.
È il primo giorno dell’anno, viene spontaneo riflettere sul tempo che passa, che dona e rapisce, che porta delusioni e speranze.
Come credente sento il bisogno di dire grazie a Dio, che è Signore del tempo, e che in un tempo preciso si è fatto mio fratello nella carne per mostrarmi con la sua vita come valorizzare il tempo.
All’inizio di un nuovo anno vogliamo dirgli che desideriamo riempire i giorni non senza di Lui ma in sua compagnia. Possiamo contare sulla sua benedizione; quelle parole bellissime che abbiamo ascoltato dalla prima lettura, un brano del Libro dei Numeri:
«[24]Ti benedica il Signore e ti custodisca. [25]Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti faccia grazia. [26]Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6, 24-26).
E celebriamo oggi primo giorno dell’anno la "Giornata della pace". "Pace" è una parola magica e usurata, può fare vibrare il cuore e spingere all’azione, o può lasciare indifferenti e inerti.
Shalom è anche un concetto chiave nella Bibbia: il disegno del Creatore sull’umanità e sulla terra è lo Shalom; e la pace è la sintesi dei beni messianici, è pienezza di benessere e di gioia e di sicurezza.
«Pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2, 14), hanno cantato gli angeli sulla grotta di Betlemme.
«Beati gli operatori di pace» (Mt 5, 9), ha proclamato Gesù.
«Vi do la mia pace» (Gv 14, 27), ha detto il Risorto agli Apostoli.
La Pasqua di Gesù ha gettato le basi di una nuova pace che è superamento di ogni lacerazione degli uomini con Dio e fra loro. Per questo la Chiesa sa che fa parte della missione affidatele: annunciare e impegnarsi a costruire la pace.
Sono passati quarant’anni da quando Paolo VI ha voluto che il primo giorno dell’anno fosse una giornata mondiale di riflessione sulla pace, e per i credenti anche di preghiera per invocare da Dio il dono della Pace.
Quest’anno il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto come tema "Famiglia umana, comunità di pace". Il Papa applica l’espressione "famiglia umana" sia alla famiglia naturale che alla umanità come famiglia dei popoli.
Mi limito a citare qualche frase della prima parte del messaggio, invitandovi a leggerlo integralmente – è reperibile su qualche rivista, ad esempio "Famiglia Cristiana", o Internet.
Dice il Papa: "(…) Di fatto, la prima forma di comunione tra persone è quella che l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia (…) La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce «il luogo primario dell'"umanizzazione" della persona e della società» la «culla della vita e dell'amore». A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, «un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale». In effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace".
Naturalmente il Papa sa che tante volte non è così la vita delle nostre famiglie, anch’esse si ammalano, la divisione entra anche alla radice della vita della famiglia.
Ma il Papa continua: "(…) quando si afferma che la famiglia è «la prima e vitale cellula della società», si dice qualcosa di essenziale. La famiglia è fondamento della società anche per questo: perché permette di fare determinanti esperienze di pace. Ne consegue che la comunità umana non può fare a meno del servizio che la famiglia svolge. Dove mai l'essere umano in formazione potrebbe imparare a gustare il «sapore» genuino della pace meglio che nel «nido» originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella «grammatica» che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole".
C’è bisogno naturalmente di "famiglie testimoni di pace", che contribuiscono a creare quella cultura di pace di cui le stesse istituzioni hanno bisogno per non diventare prigioniere della logica di una quotidiana e sterile conflittualità, che sembra avvolgerci nei rapporti di vicinato come nella vita politica.
Invece di gridare allo sfascio il Papa vuole stimolarci a ricostruire dalla base la pace.
Mi torna alla mente un paragone eloquente. Se in un salone buio invoco la luce ma ho cento candele spente, la luce non arriva. Ma se in quella sala entra uno con una candela accesa, è in grado di accendere le cento candele spente, e si fa luce per tutti.
Così se parliamo di pace continuando a combattere le nostre piccole guerre, non saremo in grado di costruire una società pacifica. Se invece le nostre famiglie convinte del valore della pace e disponibili ad accogliere quei doni di cui Dio le ha riempite, allora la pace potrà diffondersi.
Celebriamo oggi la solennità della Madre di Dio. Al termine dell’ottava di Natale siamo invitati a fissare lo sguardo su colei che si è resa disponibile perché l’amore di Dio entrasse nella storia per riscattare la nostra vita dal dominio del tempo e della morte.
In Lei all’inizio dell’anno guardiamo anche come Madre che ci tiene per mano, e come modello per non camminare distrattamente, e affrontando gli avvenimenti quotidiani con superficialità.
Ci ha detto il Vangelo: «[19]Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Maria non era superficiale, non era distratta, ma sapeva cogliere negli avvenimenti di ogni giorno la presenza di Dio nei segni del suo amore.
Ora l’augurio, "buon anno", ha dei contenuti rasserenanti e stimolanti insieme. "Nello scorrere dei giorni il volto di Dio si mostri benevolo a te, tu possa gustare la pace ed esserne generoso costruttore a partire dalla tua famiglia. Maria come Madre cammini al tuo fianco e renda più forte la tua amicizia con Gesù il Salvatore che è nato per noi".
Si ringrazia Vittorio Ciani per la preziosa collaborazione.
Le omelie di Ambrosio, brevi ed essenziali
Pubblico
Per motivi legati al mio incarico nell'Università Cattolica di Piacenza, ho incontrato numerose volte il nostro nuovo vescovo, monsignor Gianni Ambrosio, come Assistente ecclesiastico generale.
La prima volta che ci incontrammo (nella primavera del 2001) fu a pranzo, nel ristorante della sede milanese dell'Università Cattolica; io volevo recarmi in mensa ma lui, con tratto cordiale e un poco deciso mi disse: "Guarda che pago io e poi lì siamo più comodi per parlare con calma!". Accettai volentieri, benché timoroso.
Da quel pranzo è iniziata una serie continua di contatti periodici, sia a Milano che qui a Piacenza, finalizzati a organizzare e coordinare la vita pastorale e gli insegnamenti della teologia nella sede piacentina della Cattolica.
Poi, circa tre/quattro volte all'anno, era solito ricevere me e gli altri assistenti spirituali (delle altre sedi) nel suo studio in Cattolica a Milano, mettendoci immediatamente a nostro agio. Ci sentivamo veramente accolti ed amati dal caro "don Gianni", se mi è permesso di utilizzare ancora una volta questo modo familiare di chiamarlo.
Non ho mai trovato in lui scompostezza o irritazione, anche di fronte a qualche divergenza. È animato da una fortissima capacità di ascolto e di analisi, unita ad una grande dose di pazienza e di autocontrollo, qualità che lo rendono molto abile nel gestire i rapporti umani e le situazioni più complesse. Le decisioni le prende con scrupolo e con senso di responsabilità, dopo aver valutato con attenzione il caso.
Insomma, è l'uomo dell'equilibrio e del sano realismo, accompagnati da una buona dose di umorismo. Uomo di Dio ‑ sicuramente! ‑ ma non distaccato, etereo, come vorrebbe farci credere una distorta visione del ruolo dei religiosi. Sa guardare di fronte alla realtà con intelligenza e con quel pizzico di pragmatismo che lo rendono simpaticamente determinato e convinto delle proprie scelte.
Ma, come dicevo, l'aspetto che più colpisce del neo vescovo è la ricchezza di umanità che traspare dal suo porsi di fronte all'interlocutore: nell'ascoltarlo e nel cercare di comprendere con cura la situazione che si sta trattando. Non ti mette mai in imbarazzo. È un prete (ora vescovo) vicino ai suoi confratelli, li ascolta, li comprende, li difende, li aiuta; tuttavia esige da essi correttezza e serietà. Su questo non transige. Spesso, noi suoi collaboratori, siamo stati richiamati al senso del dovere, della dedizione, all'esercizio appassionato del ministero senza dimenticare che siamo anche soggetti “pubblici”, pertanto ci invitava a mantenere uno stile responsabile e serio. Ci colpivano i suoi sguardi quando doveva affermare qualcosa di importante per il nostro ministero.
Credo che monsignor Ambrosio continuerà e completerà l'opera di monsignor Monari, accompagnando il suo ministero episcopale con le specifiche qualità personali. Ci farà gustare la bellezza dell'essere Chiesa che cammina nel mondo, che sa dialogare e confrontarsi con tutti, senza venir meno alla propria identità, ma con rispetto delle posizioni degli altri.
Un pregio, tra i tanti, del nuovo vescovo che ritengo importante segnalare: "don Gianni" ama l'essenzialità e la brevità, anche nelle celebrazioni; qualità ottime che, spero, non perda venendo qui a Piacenza!
È l'uomo dei piccoli passi, che avanza con passo deciso, costante, convinto, senza tentennamenti. Una persona dal fisico minuto, esile; convinto che la grandezza la fa il Signore nella misura che ci si affida a Lui.
Ringraziamo davvero Dio Padre per aver avuto questo vescovo.
Don Celso Dosi
domenica 30 dicembre 2007
Buon 2008 da una 108enne
Lavoro e minestrone, così si arriva ai 108
Emilia Tosca è coetanea di Fred Astaire, Al Capone
ed Alfred Hitchcock. Tutti battuti alla distanza
Piacenza - Taglia il traguardo del compleanno a braccia alzate, con la stessa naturalezza con cui Girardengo, nel 1919, vinceva il suo primo Giro d’Italia. Lei c’era e di anni ne aveva già 21. Ieri, nella casa di riposo San Giuseppe, ha superato la tappa dei 108. La signora Emilia - di cognome fa Tosca - è la super nonna di Piacenza e probabilmente di tutta la provincia. Legge il giornale, guarda la tv, sta seduta, in piedi, cammina. Lassù sembrano essersi dimenticati di lei. Lucidissima, quando la si saluta e si prende appuntamento per il prossimo 29 dicembre, si mette a ridere, ti stringe le mani, e dice che ci proverà. Le 108 primavere l’hanno resa un poco debole alle gambe, le hanno portato via un poco di udito e, ultimamente, ha anche un poco di mal di gola (ma chi non ce l’ha, in questa stagione). Tutto qui. Nemmeno gli occhiali. Con una voce sottile ma ferma racconta che in mattinata ha ricevuto la visita del sindaco (quello di Pieve Porto Morone). «Sono contenta» dice. Poi attacca con la sua vita: «Lavoravo nella fabbrica dei bottoni. Tanto, tanto lavoro, poi, siccome era distante da casa, mi regalarono una bicicletta. Poi le guerre, i soldati in casa ...». Cento otto anni sono tanti da raccontare. Il mare che non ha mai visto perché «non ne ho mai sentito il bisogno».
Nata a Castelsangiovanni il 29 dicembre del 1899, la signora è coetanea di Fred Astaire, Al Capone ed Alfred Hitchcock che ha battuto per distacco. Ha avuto due figli, Carlo (76 anni) e Virginia (67) che ieri erano al suo fianco nel reparto Mimosa della casa San Giuseppe, assieme alla nipote Cinzia Filiberti, organizzatrice del 108° compleanno. Abitava (dal 1924 un poi) in riva al Po, a pochi metri dal comune di Pieve Porto Morone (ecco perché ieri mattina la presenza del suo vecchio sindaco). Da una decina d’anni, tuttavia, si è trasferita a Piacenza, in via Pietro Cella, ed ora alla casa di riposo retta dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Ieri era circondata dai parenti, dagli infermieri e dagli ospiti del reparto Mimosa. Aiutata dalla nipote, è stata lei a tagliare la prima fetta della grossa torta sulla quale campeggiava un invidiabile 108 di cioccolato. Torta che la signora Emilia ha naturalmente assaggiato. Superata l’emozione dell’applauso e dei flash dei fotografi ha confessato il segreto dell’elisir di lunga vita: «Lavorare tanto e non fermarsi mai». Non solo: «Mangiare il minestrone con le verdure del mio orto e la pasta fatta in casa». Un augurio per il 2008: «Che tutti possano raggiungere la mia età». È così che la signora Emilia si è aggiudicata la palma di piacentina più longeva. Nel Comune di Piacenza è lei a guidare il “collegio dei centenari”. Allo scorso primo dicembre erano in 27: 23 donne e 4 uomini.
Federico Frighi
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi 30 dicembre 2007
sabato 29 dicembre 2007
Ambrosio, a Piacenza anche mamma Caterina
impressionata dalla cattedrale e dall'Angil dal Dom
Piacenza - Elegante, nella sua pelliccia di visone, quando la novantenne mamma Caterina entra nella cattedrale di Piacenza rimane sbalordita. Memore di quando don Gianni era parroco in chiese molto più piccole, si preoccupa. «Ma avrò bisogno di un aiuto per pulirla tutta» dice con tanta tenerezza. I parenti la tranquillizzano: «Guarda che non devi fare nulla, sei la mamma del vescovo». Si siede su una panca nella navata di sinistra ed ammira le bellezze del duomo. È contenta, visibilmente emozionata e un poco frastornata. Tanta gente intorno, il comprensibile timore delle persone anziane quando lasciano le vecchie certezze per il nuovo.
«Mia madre è una donna saggia» aveva detto monsignor Ambrosio al telefono con il cardinale di Torino, l’arcivescovo Severino Poletto che si complimentava per la nomina vescovile. E ieri ha voluto accompagnare, nonostante l’età avanzata, il suo don Gianni per il primo sopralluogo nella nuova casa. Il primo impatto con Piacenza è quel varco apertosi nella nebbia con il sole di nuovo protagonista. «Da Santhià a Piacenza è stato un nebbione unico, si è dissolto solo qui. Si vede che arriva un vescovo» ha commentato la cognata di monsignor Ambrosio, Denise, angelo custode di mamma Caterina.
Di poche parole, ma gentile con tutti quelli che si fermano a salutarla, la signora rimane incantata davanti all’angilon sul campanile: «Che spettacolo quell’angelo dorato illuminato dai raggi». A guidare la famiglia degli Ambrosio - arrivati tutti insieme su una Fiat Multipla grigia - il fratello Giuseppe, di due anni più vecchio del vescovo eletto di Piacenza-Bobbio. Dopo aver preso la conceria di famiglia l’ha lasciata al fratello minore, Pier Angelo, per diventare imprenditore nel settore del pellame. «Ho fabbricato guanti per la tutta la Fiat» racconta. Oggi, in pensione, si occupa, assieme alla moglie, di mamma Caterina. Anche se, ci tiene a sottolineare, «lei ha la sua abitazione e, nonostante l’età, è completamente autosufficiente».
fed.fri.
da Libertà, 29 dicembre 2007
venerdì 28 dicembre 2007
Ambrosio, la benedizione alla città
si ferma in raccoglimento davanti alla statua della madonna Regina di Piacenza
Piacenza - La prima volta a Piacenza da vescovo eletto inizia, per monsignor Gianni Ambrosio, poco dopo le 10 del mattino. Ad attenderlo, nel cortile del vescovado, un manipolo di curiali, guidati dall’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari e da monsignor Giuseppe Busani. Fa freddo, un freddo pungente e la Fiat Multipla della famiglia Ambrosio sparisce nel cortile interno del vescovado. Il portone viene chiuso e si riaprirà solo verso le 11, per far entrare il sindaco Roberto Reggi.
È un momento privato e la sua prima parte è off-limit per gli estranei. Monsignor Ambrosio sale lo scalone, visita gli uffici, la parte riservata al vescovo, la Casa della Carità e l’appartamento privato. Qui viene raggiunto (in ascensore) da quella che sarà la vera padrona di casa, mamma Caterina. Alle 11 e 15 il portone si riapre. Esce Reggi. Una visita di cortesia, in cui il primo cittadino ha fatto dono ad Ambrosio di un volume artistico su Piacenza. Una manciata di minuti ed esce anche don Giorgio Bosini, l’economo diocesano. Poi il tour della cattedrale, con monsignor Domenico Ponzini cicerone d’eccezione. Ambrosio si ferma in raccoglimento davanti al sepolcro di Scalabrini, a Santa Giustina, alla tomba dei vescovi Menzani e Malchiodi.
Ammira le opere d’arte, s’informa, commenta: «Questo duomo, da un lato rivela un grande senso di austerità, dall’altro della trascendenza, slanciato così com’è verso l’alto, ci invita a guardare anche noi verso l’Altissimo» .
Ci sono anche l’arciprete del duomo, monsignor Anselmo Galvani e don Giuseppe Basini, già segretario di Luciano Monari ed oggi in Sant’Antonino. lo accompagnano in cripta; Ambrosio si stupisce del caldo che fa e si complimenta con monsignor Galvani per l’atmosfera così accogliente. Giusto il tempo per una rapida conversazione con la stampa e poi il pranzo alla Casa del clero, assieme ai familiari e agli ospiti. Un pranzo semplice (risotto e arrosto), il menu abitualmente servito il giovedì le cucine della Casa, impreziosito dal dolce finale.
Monsignor Ambrosio parla con tutti e va a trovare i sacerdoti indeboliti nelle forze dal passare degli anni. In via Torta è accolto dal presidente della Fondazione Pio Ritiro Cerati, don Giampiero Esopi e dal rettore monsignor Piero Bracchi. Nel pomeriggio la visita più attesa ma anche la più rapida. A causa della nebbia che scendeva inesorabile, il vescovo eletto ha dovuto anticipare la propria partenza per Vercelli. Ha fatto solo in tempo, come riportiamo a fianco, a fermarsi in raccoglimento davanti alla Madonna di Santa Maria di Campagna, a pregare assieme al padre guardiano Gloriano Pazzini per la città di Piacenza con il testo della supplica scritto dall’arcivescovo Menzani e ad ammirare gli affreschi del Pordenone.
Nella basilica l’incontro con una rappresentanza dell’Università Cattolica piacentina: il direttore di sede Libero Ranelli, l’assistente ecclesiastico don Celso Dosi, il professor Bruno Battistotti. Appuntamento all’anno nuovo, dopo il pellegrinaggio in Terrasanta.
Federico Frighi
da Libertà, 28 dicembre 2007
Ambrosio, 5 ore a Piacenza
Piacenza - È durato cinque ore il primo approccio di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo eletto di Piacenza-Bobbio, con la sua nuova diocesi. Cinque ore sufficienti al futuro presule per rendersi conto del luogo che fra, qualche settimana (febbraio?), lo aspetta. «Ho avuto l’impressione di una bella realtà anche nel senso del dialogo, dell’approccio immediato, sia con il sindaco che mi è venuto a trovare, sia con i sacerdoti» dice nella sala San Luigi, durante l’incontro con la stampa.
Cordiale, disponibile con tutti, concreto, per tutti ha un sorriso ed una parola. Non lo infastidisce neppure la vicinanza dei mezzi di comunicazione che lo seguono in ogni angolo, pur essendo una visita privata. I flash, le telecamere non gli impediscono di raccogliersi in preghiera davanti alla statua della Madonna (in Santa Maria di Campagna), di recitare la preghiera alla beata Vergine di Campagna Regina di Piacenza e di impartire la relativa benedizione alla città. Ambrosio si muove già a suo agio tra i piacentini. Come quelli che, al termine di un funerale nella basilica di piazzale delle Crociate, lo riconoscono e si fermano ad assistere alla sua preghiera. La consacrazione a vescovo e il relativo ingresso, appaiono, insomma, come una mera formalità.
La realtà è però diversa. L’aveva detto il magnifico rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi, sabato scorso a Milano: «Per l’ingresso a Piacenza-Bobbio ci metteremo tutto il tempo che sarà necessario». Lo ha confermato il presule eletto: «Non so ancora dire quando arriverò, non posso fare i conti senza l’oste». L’oste - con tutto il rispetto - sarebbe il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, primo consacrante di monsignor Ambrosio. «La disponibilità di massima me l’aveva già data - ammette il futuro presule - spero che possa rispondere a questo mio desiderio che penso sia anche il suo». Il luogo? «Non c’è ballottaggio tra Piacenza e Vercelli, la scelta è tutta per Piacenza». A meno che... «In seconda battuta c’è Roma, alla Cattolica, una soluzione che faciliterebbe molto la presenza di Bertone e anche di altri cardinali - spiega Ambrosio -. La mia ipotesi principale resta però Piacenza con ordinazione e presa di possesso in Duomo. Farò di tutto perché così avvenga».
Si comprende, indirettamente, la frase di Ornaghi: «Mia intenzione è di smettere un poco alla volta con gli impegni precedenti per dedicarmi interamente al servizio della diocesi. Un vescovo siciliano che mi ha telefonato per complimentarsi mi ha detto: fare il vescovo ti cambia la vita. Io sono disposto a cambiarla. Occorre tenersi pronti a seguire il Signore laddove ci chiama». I cambiamenti arriveranno un poco alla volta. La Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, dove Ambrosio è docente: «Non essendo ancora iniziato il secondo semestre, non c’è problema». La Cattolica: «Rimarrò come assistente fino a che non ci sarà il mio successore».
C’è il tempo per citare il periodo francese di monsignor Ambrosio, quando, giovane prete, nel ’68, studiava a Parigi, alla Sorbona. Un’esperienza importante nella formazione del vescovo eletto: «Da un lato un periodo effervescente di entusiasmo, dall’altro, forse una grande ingenuità: si pensava di avere il mondo nelle mani ma le nostre mani sono troppo piccole per contenere il mondo».
Federico Frighi
da Libertà, 28 dicembre 2007
giovedì 27 dicembre 2007
Ambrosio, l'ordinazione forse a Piacenza
da Libertà, 24 dicembre 2007
Piacenza- Dovrebbe tenersi nella cattedrale di Piacenza l’ordinazione a vescovo di monsignor Gianni Ambrosio. Questa, almeno, è la volontà del presule eletto di Piacenza-Bobbio espressa anche ieri, nella giornata del suo 64esimo compleanno. Una festa doppia - per la nomina a vescovo e per l’happy birthday - nella casa materna assieme a mamma Caterina, ai fratelli ed alle rispettive famiglie. Non poteva mancare la torta: una “sbrisolona” mantovana, “peccato di gola” del vescovo eletto. Per le festività natalizie rimarrà nella sua casa di via Buronzo a Carisio (comune di Santhià, provincia di Vercelli). Il giorno di Santo Stefano si sposterà nella cattedrale di Vercelli dove, assieme all’arcivescovo Enrico Masseroni e al protonotario apostolico monsignor Luigi Trivero, concelebrerà la messa in memoria del beato don Secondo Pollo, nel 66° anniversario della morte. Il giorno successivo, giovedì 27 dicembre, monsignor Ambrosio sarà a Piacenza per la prima visita in forma privata alla sua nuova diocesi. Si fermerà a pregare nella basilica di Santa Maria di Campagna, in Duomo e prenderà confidenza con i locali dell’episcopio. Tre giorni di studio personale e di riposo in attesa del nuovo anno, poi il 2 gennaio, la partenza per la Terra Santa, con il pellegrinaggio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Una settimana alla fonte della cristianità e il ritorno in Italia previsto per lunedì 7 gennaio. Da allora in poi lavorerà in vista dell’entrata nella sua nuova diocesi e si saprà probabilmente con maggiore chiarezza la data della consacrazione-ordinazione a vescovo (in febbraio) e il luogo. Di certo, attualmente, non c’è nulla. Se non che i piacentini sarebbero molto contenti se l’ordinazione avvenisse nel Duomo dedicato a Santa Giustina. Lo vorrebbe anche monsignor Ambrosio, tuttavia i conti occorre farli dopo aver sentito l’oste. In particolare occorre conoscere il parere del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - verosimilmente sarà il primo consacrante - e probabilmente anche quello dell’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto. Se la consacrazione avvenisse a Piacenza, si farebbe come a Fidenza lo scorso primo dicembre con il neo vescovo Carlo Mazza, con la presa di possesso il giorno successivo. La seconda ipotesi è quella dell’arcidiocesi di Vercelli. C’è chi la ritiene ormai superata, ma bisogna sentire che cosa dice Bertone. Il cardinale, già arcivescovo di Vercelli, è non solo conterraneo ma anche amico di Ambrosio. Quanto? Nel suo primo giorno da capo dell’arcidiocesi piemontese si presentò alla città pedalando nella manifestazione “una biciclettata per la vita”. La prima parrocchia in cui fece tappa in sella alla due ruote nuova fiammante che gli regalarono fu quella di San Paolo. Chi era il parroco? Monsignor Ambrosio.
Federico Frighi
mercoledì 26 dicembre 2007
"Il Natale vince la solitudine dell'uomo"
monsignor Lino Ferrari, la notte di Natale
L’importante è che per ognuno di noi l’incontro con il Signore avvenga. Il primo segno è che la Parola proclamata la sentiamo rivolta a noi, attuale per noi.
Non è facile vivere bene il Natale. Un papà una mamma un giovane un ragazzo, in questi giorni hanno tante cose da fare, sono di corsa per le spese, per la preparazione del pranzo i doni gli auguri le vacanze…
Per viverlo bene il Natale occorre innanzitutto fermarsi: fermarsi per ascoltare la parola di Dio o ascoltare che cosa dice la memoria e il cuore davanti al Presepe; provare stupore per quanto il Signore ha fatto per noi; ringraziare, ripartire come i pastori per dare l’annuncio di quello che abbiamo visto con la vita.
Noi che siamo qui stasera ci siamo fermati, come tanti altri cristiani, in tutte le chiese, e siamo in molti. In occasione del Natale invocano la strada della chiesa anche molti che lungo l’anno non la trovano mai. È un risveglio della fede? O, come qualcuno ha detto, “una confusa speranza di riascoltare qualche buona notizia dal Cielo, dal momento che la Terra quotidianamente ci infligge la conoscenza di avvenimenti tristi e penosi”?
Non so rispondere, ma l’importante è che per ognuno di noi l’incontro con il Signore avvenga.
Il primo segno è che la Parola proclamata la sentiamo rivolta a noi, attuale per noi. Ha detto l’angelo ai pastori: «Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore».
“Vi è nato”, vuole dire: è nato per voi, quella nascita vi riguarda, quella nascita ci riguarda.
Dirà San Giovanni nel Prologo del suo Vangelo:
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».
È nato per noi un Salvatore; ma ne avvertiamo il bisogno?
Non tutti e non sempre lo avvertiamo, ma il bisogno c’è, perché l’uomo lasciato da solo è smarrito, e il mondo assomiglia ad un grande “orfanotrofio”, quando non c’è la presenza di Dio.
Ci ricorda il Papa nella recente Enciclica “Spe Salvi”:
“La speranza cristiana si fonda sulla certezza che Dio è entrato nella nostra storia e ci ha coinvolti nel suo stesso destino”.
Il Natale se è ben compreso vince la solitudine dell’uomo, ci annuncia che non solo Dio c’è, ma viene a condividere la nostra vita e ci fa “figli nel Figlio, e lo siamo realmente”. E se siamo figli di Dio siamo fratelli tra noi.
Non è la debolezza che fa più paura all’uomo, ma la solitudine. A volte la debolezza diventa anche una opportunità che apre agli altri. E se c’è attorno un clima di amore ogni sofferenza è sopportabile. Quante volte l’abbiamo constatato facendo visita ad esempio ad ammalati che sorridono, che manifestano una speranza grande che hanno dentro. La solitudine invece diventa un disagio interiore lancinante, perché l‘uomo si sente fatto per la relazione e per la comunione.
Nel nostro Mondo si sono annullate le distanze geografiche – mezzi di trasporto e di comunicazione hanno fatto del Mondo un villaggio –, ma si sono annullate a dismisura le distanze umane. Il Natale se è ben compreso vince la solitudine dell’uomo, ci annuncia che non solo Dio c’è, ma viene a condividere la nostra vita e ci fa “figli nel Figlio, e lo siamo realmente”, dirà san Giovanni, perché non restino dubbi che si tratti di una pia illusione.
E se siamo figli di Dio siamo fratelli tra noi. Se è vero devono esserci delle conseguenze visibili. Le nostre città non hanno la fisionomia di una famiglia. E non sono pochi coloro che decidono di lasciare la città per abitare in piccoli paesi, non solo per l’aria pura ma perché trovano un ambiente accogliente dove ci si conosce si dialoga ci si aiuta, ci si sente comunità.
E pensavo, quanti approderebbero nelle nostre parrocchie, nelle comunità cristiane, se fossero sempre accoglienti e fraterne.
La consapevolezza che Gesù Cristo, se tu lo vuoi, è sempre con te; la consapevolezza che la gioia annunciata ai pastori alberga dove c’è fraternità.
Qual è allora il dono che vogliamo chiedere al Signore in questo Natale? Direi un duplice dono.
Anzitutto, la consapevolezza che Gesù Cristo, se tu lo vuoi, è sempre con te. Se lo chiami ti sente, se gli parli ti ascolta, se gli chiedi aiuto ti soccorre, se ti penti ti perdona ogni colpa; questa certezza dà un respiro diverso alla vita.
Il secondo dono, la consapevolezza che la gioia annunciata ai pastori alberga dove c’è fraternità. Per un cristiano e per una comunità cristiana è una esigenza costruirla.
Ma davanti al Presepe, in questa Eucaristia davanti al Signore, noi abbiamo anche tanti motivi per ringraziare. Ringraziare per il dono della Fede: ringraziare perché siamo inseriti in questa lunga catena ‑ che è la comunità cristiana ‑ che manifesta la fede in un Dio che si è avvicinato a noi. Pensavo, iniziando l’Eucaristia, quante generazioni sono passate in questa Cattedrale a celebrare anche il Natale nella Notte Santa.
E come comunità cristiana di Piacenza-Bobbio abbiamo anche un grazie particolare da dire al Signore quest’anno per il dono del nuovo pastore, che è stato annunciato e che presto arriverà tra noi, come segno della presenza del Signore.
Buon Natale, dunque, a tutti, a voi che siete qui presenti, e anche agli assenti dalle nostre chiese ma sinceramente in ricerca del bene, in ricerca di Dio.
Buon Natale, a chi è solo perché si senta raggiunto dall’amore di Dio anche attraverso la vicinanza concreta di qualche fratello o sorella che si prende cura di lui. Con l’augurio di scoprire l’amore di Dio che nel Bambino nato a Betlemme si è reso visibile e fragile per amarci più da vicino e per essere da noi più facilmente amato.
Prima di darvi la benedizione devo rivolgervi l’augurio a nome di due vescovi.
Del vescovo Luciano, che l’ho sentito ieri al telefono e mi ha detto: “Sono presente anch’io”.
E del prossimo vescovo eletto Gianni che abbiamo salutato ieri l’altro a Milano, che ha detto di portare a tutta la comunità diocesana insieme al suo saluto anche l’augurio di buon Natale.
E l’augurio ve lo rivolgo anch’io anche a nome del parroco della Cattedrale mons. Anselmo Galvani, dei canonici, dei sacerdoti, dei diaconi e collaboratori.
Buon Natale a ciascuno di voi e alle vostre famiglie.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
lunedì 24 dicembre 2007
Fermiamoci di fronte al presepe!
monsignor Lino Ferrari
Tutti aspettano un Natale come si aspetta in mezzo a sofferenze e incertezze una ragione di Speranza. Anche per chi non crede il Natale ha un fascino particolare ‑ le musiche rasserenanti, i doni, i ricordi dell’infanzia, le luci e gli addobbi; e poi quel clima che ti fa sentire il bisogno di pensare a chi soffre, di fare visita a chi è solo, chi è dimenticato per mesi pur passando quotidianamente davanti alla porta di casa sua. Per noi cristiani il Natale è l’evento nel quale si è manifestato l’amore di Dio per noi. Un amore che lo ha portato a condividere, non ha gettato il Signore uno sguardo dall’alto con qualche dono, ma si è fatto dono abbassandosi. Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché gli uomini diventassero figli di Dio. Lo sentiamo ripetere tante volte in questo tempo natalizio nel canto: “Dio si è fatto come noi, per farci come Lui”. Abbiamo vissuto come Chiesa diocesana questo tempo di Avvento con lo slogan ‑ “Figli nel Figlio” ‑, perché la nostra dignità grande nasce da qui: siamo diventati figli di Dio, e lo siamo diventati con il Battesimo. Abbiamo scelto per questo come luogo per trasmettere gli auguri di Natale la cappella dove si conserva una grande vasca battesimale nella nostra Cattedrale. Questa vasca, che risale al IV secolo, qui sono stati battezzati i primi cristiani della nostra Chiesa di Piacenza. E all’interno di questa cappella è conservato anche un prezioso trittico, di Serafino dei Serafini, che ripropone anche una attività che è stata l’immagine che ci ha accompagnato nel tempo di Avvento: La natività dove vediamo Maria con in braccio Gesù, e Giuseppe raccolto in preghiera. Anche Maria con le mani giunte in atteggiamento di preghiera, ci invitano a disporci così: a celebrare il Natale facendo spazio nell’animo. Ci farà bene una sosta davanti al Presepe, e ci può fare bene anche una sosta davanti al Battistero dove abbiamo ricevuto quel Sacramento che ci ha reso figli di Dio, ci ha fatto entrare nella sua famiglia. Da queste soste potrà scaturire il grazie. Ed è da un animo grato, e non da un animo gretto ripiegato su se stesso, che scaturisce la gioia e lo sguardo benevolo e l’accoglienza fraterna. Sappiamo che il Natale per alcune persone sarà un giorno dove la sofferenza si farà più acuta a causa della solitudine, a causa della mancanza di qualche persona cara; però quante iniziative in questo tempo per fare sentire la vicinanza, l’affetto. Speriamo davvero che anche tra noi qui a Piacenza si moltiplichi l’attenzione verso chi si trova in situazione di bisogno e di sofferenza. Ogni Natale ci coglie in situazioni diverse. Il Natale dell’anno scorso era senz’altro per ciascuno di noi un Natale diverso da quest’anno. Così lo è anche per la nostra Chiesa: arriva il nuovo Vescovo, o meglio l’annuncio del nuovo Vescovo. Abbiamo sentito il distacco e la sofferenza per la partenza del vescovo Luciano. Ora sentiamo la gioia di potere accogliere il nuovo Pastore. Lo riceviamo come dono del Santo Padre, e ultimamente come dono del Signore. “Il Signore ti faccia sperimentare la sua presenza fonte di gioia e di speranza, come lo fu per Maria e Giuseppe e per i pastori accorsi alla grotta”. L’augurio di buon Natale che rivolgo a nome della nostra Chiesa Diocesana è per tutti. E vorrei che ognuno lo sentisse come rivolto a sé con questo contenuto: “Il Signore ti faccia sperimentare la sua presenza fonte di gioia e di speranza, come lo fu per Maria e Giuseppe e per i pastori accorsi alla grotta”. Auguri alle comunità cristiane, alle famiglie, ai malati, alle persone sole, ai fedeli di altre religioni, a coloro che non credono ma sono in ricerca di motivi di Speranza.
Buon Natale a tutti!
domenica 23 dicembre 2007
La lettera di Tettamanzi per Ambrosio
Lettera alla Diocesi
per annunciare la nomina
di mons. Gianni Ambrosio
a Vescovo di Piacenza
Carissimi,
nel clima di letizia e di speranza che caratterizza le feste natalizie, si aggiunge per me e per tutta la grande Comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che mi è molto cara non solo come Arcivescovo della Diocesi in cui essa è sorta e ha la sua sede principale, ma anche come Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, un ulteriore motivo di gioia. Sua Santità Papa Benedetto XVI nomina in data odierna Mons. Gianni Ambrosio, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio.
Sua Eccellenza Mons. Gianni Ambrosio è nato a Santhià, in provincia di Vercelli, nel 1943. Entrato a undici anni in seminario, è stato ordinato presbitero per l’Arcidiocesi di Vercelli nel 1968. Ha perfezionato la sua preparazione accademica a Parigi, presso l’Institut Catholique e la Sorbonne, dove ha ottenuto rispettivamente la licenza in Scienze Sociali e il diploma in Sociologia della Religione, e a Roma dove ha conseguito la laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
Dal 1974 è Docente Ordinario di Sociologia religiosa e di Teologia pastorale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. E’ membro della direzione della “Rivista del Clero Italiano” e della rivista “Servizio della Parola” e membro del comitato scientifico delle riviste “Vita e Pensiero” e “Teologia”.
Accanto all’attività accademica, mons Ambrosio ha assunto diversi incarichi pastorali nella sua Arcidiocesi: Vicario parrocchiale nelle parrocchie di Santhià e di Moncrivello, Insegnante di religione, Parroco della parrocchia di San Paolo a Vercelli, Direttore del settimanale diocesano “Il Corriere eusebiano”, Assistente diocesano della FUCI e dell’AGESCI e Assistente provinciale delle ACLI.
Nel 2001 mons. Gianni Ambrosio è stato nominato Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, venendo riconfermato nel 2006. Mons. Ambrosio è inoltre Consulente del Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI e Assistente ecclesiastico degli Editori cattolici.
Sono certo che la ricca e molteplice esperienza maturata da mons. Gianni Ambrosio nei diversi incarichi, unitamente alle sue doti umane e sacerdotali che la Comunità dell’Università Cattolica ha potuto apprezzare in questi anni, lo rendono pronto ad assumere la responsabilità pastorale di una Diocesi significativa per tradizione e vivacità ecclesiale, quale quella di Piacenza-Bobbio.
Voglio assicurare a nome di tutti che non mancherà al neo-Vescovo, oltre che la stima e l’amicizia, la preghiera mia personale, della Comunità dell’Università Cattolica, quella della sua amata Chiesa di Vercelli e, da ora, ne sono certo, della Chiesa di Piacenza-Bobbio che lo attende come Pastore.
Auguro a mons. Gianni Ambrosio di essere ancora di più nel suo nuovo compito, guidato dallo Spirito Santo, testimone di speranza. Quella speranza che il Santo Padre ci ha riproposto nella sua recente enciclica come una virtù tipicamente cristiana, ma anche come un dono di Dio che siamo chiamati a testimoniare e a condividere con tutti, perché – dice papa Benedetto XVI - «la speranza in senso cristiano è sempre anche speranza per gli altri».
+ Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano
Ambrosio: occorre un progetto per i giovani
Ambrosio: urgente un progetto educativo
La lezione di mamma Caterina: "Bravo, ti sei meritato
la nomina a vescovo perché hai lavorato, ma il grosso l'ha fatto il Signore"
Milano - È un vescovo fantasista il centosettesimo titolare della cattedra che fu di San Vittore. Un presule che, con la maglia numero 10 della Pro Vercelli, in gioventù serviva assist ai suoi, nelle partitelle d’allenamento contro l’Alessandria di Gianni Rivera (stessa età, 64 anni, che monsignor Gianni Ambrosio compie proprio oggi). Tempi passati. Oggi tifa Juventus e prega per il Piacenza. «So che ne ha bisogno» dice nella sua prima intervista da vescovo eletto. Disponibile con tutti, sua eccellenza è un gentiluomo piemontese, fino a ieri trapiantato fra Milano e Roma, che papa Benedetto XVI° ha scelto come nuova guida della diocesi di Piacenza-Bobbio.Una nomina tanto attesa, da molti auspicata, di cui si era cominciato a parlare addirittura lo scorso mese di agosto.
«Una lunga attesa - precisa - ma una nomina accolta con spirito molto sereno, tranquillo, fa parte della nostra vita; alla fine non sta a noi scegliere ma occorre sentirsi interpellati e poi scegliere ciò che in qualche modo ci è imposto (imposto in senso buono, naturalmente). Perchè c’è un progetto che ci precede, quello di Dio su di noi, che vale per tutto; l’illusione dell’uomo moderno di decidere da solo è molto infantile. C’è la parte della decisione, della scelta, ma anche quella, assai più importante, realizzata da qualcuno che sta in alto e che tesse la trama della storia».
A Piacenza verrà una persona molto importante: mamma Caterina, 90 anni esatti. Madre e consigliere personale.
«La sono andata a trovare l’altra sera. Quando le ho comunicato la nomina mi ha detto qualcosa che non dimenticherò mai. Primo: “Ma è proprio vero?” Secondo: “Ma sei contento?” Terzo, una battuta che è un saggio di teologia. Mi ha guardato e, in piemontese, ha esclamato: "Chi l’arìa mai dilu” (chi l’avrebbe mai detto). Poi vede il mio volto un poco attonito e fa: “No, un po’ te lo sei meritato perché hai lavorato molto, ma il resto l’ha messo Dio”. Vi assicuro che questa è una lezione (gli occhi di monsignor Ambrosio si fanno lucidi, ndr.), meno male che non l’ho detta in pubblico perché sennò mi sarei commosso».«La porterò con me a Piacenza - continua -, spero di trovare qualche persona che mi aiuti a prendermi cura di lei. Lei che ha assistito i genitori, il fratello prete, mio padre Guglielmo, morto due anni fa a 97 anni». Don Gianni (come suggerisce di farsi chiamare al posto di sua eccellenza) ha anche due fratelli, uno di due anni più vecchio ed uno di sette più giovane. Il duomo di Piacenza gli è già caro. «Sulle colonne ci sono le formelle delle arti e dei mestieri - spiega perché - che hanno partecipato alla realizzazione: tra queste quelle dei conciatori, il lavoro di mio padre e di mio fratello più giovane».
Dal 1500 circa ad oggi la diocesi di Piacenza-Bobbio non ha mai avuto vescovi piemontesi. Ambrosio è il primo. Ha girato l’Italia e il mondo ma nel sangue resta sempre legato alla terra di Cavour. «Della piemontesità mi piacerebbe portare a Piacenza la concretezza - dice - il senso rigoroso della vita, l’idea di un progetto da realizzare. Anche questo penso faccia parte della storia piemontese e dunque italiana, che va al di là dei confini, degli steccati. Penso che il Piemonte abbia dato molto in questo senso e se potessimo recuperarne un po’ non guasterebbe, non solo per Piacenza ma anche per l’Italia».
La dimensione dell’ascolto e quella di un progetto educativo concreto. Così il nuovo vescovo si pone rispetto all’ingresso nella sua nuova diocesi: «I Italia abbiamo la cultura dell’orto. È importante, ma occorre andare oltre. L’ascolto del luogo, del territorio, delle sue caratteristiche è fondamentale. L’Italia è lunga, è l’Italia dei canpanili, un difetto ma anche un pregio. La seconda dimensione, quella davvero impegnativa, per un vescovo, per la chiesa, per la diocesi, per le famiglie, per voi giornalisti, è chiedersi che cosa vogliamo costruire, che cosa vogliamo realizzare. O c’è l’impegno educativo per i ragazzi o l’Italia è fallita, non si va molto lontano se non si ha uno sguardo che va oltre, uno sguardo che davvero cerca di realizzare un progetto». «La grande crisi della realtà italiana - ribadisce - è questa: di non pensare al domani. Io vorrei che l’impegno educativo fosse la preoccupazione della nostra chiesa, della nostra famiglia, io lo farò come vescovo ma è l’impegno di tutti, pena la nostra fine. Nella storia noi abbiamo dato tantissimo, oggi non stiamo più dicendo granché».
Monsignor Ambrosio sa che andrà ad “abitare” nel centro storico di Piacenza, vicino ad una zona, quella di via Roma e della stazione, che da tempo si trova ad affrontare, in modo pressante, la questione immigrazione. «Non credo che vi sia una teoria generale applicabile al problema - si dice convinto -. Penso si debbano far convergere due istanze: la prima è quella del cuore aperto e della mano amica verso chi, per tanti motivi, forse anche con molta ingenuità, con molta illusione, cerca di trovare la salvezza qui in Italia; la seconda è che, essendoci qui una società che ha la sua storia, occorre che tale storia venga rispettata da tutti». «Se io vado in india - si spiega meglio - non posso e non debbo non rispettare quei valori fondamentali che hanno fatto la storia dell’India. Saper coniugare le istanze di sicurezza, di integrazione, di accoglienza (ma anche di un certo rigore), non è così impensabile con un po’ più di buona volontà e meno ideologia, la realtà è più grande delle nostre teorie».
Federico Frighi
da Libertà, 23 dicembre 2007
sabato 22 dicembre 2007
Il saluto del sindaco Reggi al vescovo Ambrosio
“Eccellenza, Le porgo il mio più sentito benvenuto, anche a nome della Giunta, del Consiglio comunale e della comunità piacentina, che si prepara ad accorglieLa con sincera partecipazione e profonda devozione.
Piacenza, sono certo, saprà esprimere nei Suoi confronti tutta l’attenzione e tutta la sensibilità che questa città racchiude. Non a caso, questa terra, per tradizione e per vocazione, ha visto affermarsi grandi personalità ecclesiastiche, che hanno prestato il loro servizio a Sua Santità: da monsignor Giambattista Scalabrini, che ha dedicato la sua opera ai migranti del secolo scorso, al cardinale Agostino Casaroli, uomo del dialogo tra la Chiesa e l’Est europeo prima della caduta del Muro di Berlino, fino al cardinale Ersilio Tonini, che con la sua spiccata capacità comunicativa porta le parole del Vangelo ai giovani, anche attraverso i media.
Come sindaco, farò il possibile affinché la collaborazione tra mondo laico e cattolico prosegua proficuamente, come è avvenuto in passato. Sarò lieto e onorato di incontrarLa e di portarLe il saluto di tutti i piacentini”.
L'amministratore diocesano sul nuovo vescovo
Ufficio stampa
Messaggio dell’Amministratore Diocesano
per l’elezione del nuovo Vescovo
Carissimi fratelli e sorelle della Diocesi di Piacenza-Bobbio, gioisco con voi nel comunicarvi il dono del nuovo Vescovo nella persona di Mons. Gianni Ambrosio.
In questo tempo natalizio, caratterizzato dall’amore del Signore che si rende visibile nella tenerezza del mistero dell’Incarnazione, sentiamo di dire un grazie speciale a Dio Padre che ci dona un segno particolare della sua vicinanza, che desideriamo vivere nella fede e nella gioia.
Diciamo grazie al Santo Padre per il dono a noi graditissimo di Mons. Gianni Ambrosio; ma diciamo grazie anche a lui che ha accettato di mettere la sua fede, le sue forze e la sua cultura a servizio della nostra Chiesa e, in collaborazione con i responsabili delle istituzioni civili, al servizio anche della promozione del bene comune di tutto il nostro territorio.
Non ho bisogno di richiamare il ruolo del Vescovo in mezzo a noi, perché gli anni vissuti con il predecessore, il carissimo Mons. Luciano Monari – a cui esprimiamo ancora tutta la nostra gratitudine e il nostro affetto -, ci hanno abituati ad apprezzare e a cercare la parola del Vescovo, a vivere una collaborazione cordiale mai subita e a sperimentare una vita di comunione molto ricca col Presbiterio, con la Comunità diocesana e con tutta la Cittadinanza. Riconosciamo che è stata un’esperienza felice e feconda, che siamo certi continuerà con il nuovo Vescovo.
Nell’attesa di incontrarlo, credo di potergli assicurare, a nome di tutti, la nostra docilità e il l’impegno a costruire una Chiesa sinceramente attenta ai segni dei tempi, ma più che mai decisa a seguire Gesù Cristo. Sono certo di interpretare il desiderio di tutti i fedeli della nostra vasta Diocesi nel dire al nuovo Vescovo: Venga volentieri in mezzo a noi, L’aspettiamo, La ascolteremo volentieri!
Nel messaggio che Mons. Ambrosio ha indirizzato alla nostra Diocesi – messaggio ampio e ricco, che rivela una particolare sensibilità di fede e di cultura - voglio richiamare tre sottolineature che affido alla vostra attenzione, per vivere fin d’ora la nostra comunione con lui e per sostenerlo con la nostra preghiera.
Il nuovo Vescovo, che prima della sua ordinazione episcopale andrà pellegrino in Terra Santa, ci dice che vorrà essere in mezzo a noi “seminatore di speranza” specialmente per i giovani e per i poveri; che eserciterà il suo servizio episcopale come “officium amoris”, come servizio d’amore. Infine mi piace richiamare la Sua attenzione ai nostri numerosi santuari mariani: il nuovo Vescovo esprime il suo intento a volerli visitare al più presto e la richiesta a tutti i pellegrini di accompagnarlo nella preghiera.
Sono atteggiamenti e scelte pastorali che ci convincono, anzi, che ci fanno felici perché vediamo in essi le tracce di un cammino che continua e che potrà crescere ancora di più per la gioia di tutti.
Ringrazio quanti hanno pregato per il nuovo Vescovo, quanti si sono interessati alla sua venuta e sarò lieto di manifestargli di persona la gioia di averlo come nostro Pastore.
Nell’attesa di accoglierlo in mezzo a noi lo affidiamo al Signore e alla Madre di Dio con una preghiera perseverante e concorde.
Mi è stato detto che finché il nuovo Vescovo non prenderà possesso della Diocesi, io debbo continuare nel mio servizio di Amministratore Diocesano. Lo farò come ne sono capace e con la vostra collaborazione.
Colgo ancora l’occasione per augurare a tutti Buon Natale.
Mons. Lino Ferrari
Amministratore Diocesano
Cattedrale di Piacenza, 22 dicembre 2007
Il saluto di Ambrosio ai piacentini
Ufficio stampa
Lettera alla Chiesa di Piacenza-Bobbio
del vescovo eletto monsignor Gianni Ambrosio
1. “Il Signore sia con voi”: mi rivolgo alla Chiesa di Dio che è in Piacenza-Bobbio con il saluto liturgico, invocando su tutti “grazia e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo” (1 Cor 1, 3).
Ho accolto nella fede la decisione del Santo Padre Benedetto XVI - cui esprimo i sentimenti di filiale devozione – di confidarmi il governo pastorale della diocesi di Piacenza-Bobbio. Riconosco nella chiamata del successore dell’apostolo Pietro la voce del Signore che mi manda a servire la Chiesa di Sant’Antonino e di san Colombano. Vengo dunque a voi, fratelli e sorelle, nel nome del Signore, desideroso di amare e di servire questa Chiesa dalle antiche e gloriose tradizioni cristiane.
Sono certo che mi accoglierete nella stessa fede. E così, nel nome del Signore, continueremo insieme, nella docilità allo Spirito, la storia di fede, di speranza e di carità che ha fatto ricca di vita cristiana la Chiesa di Piacenza-Bobbio.
2. In questa vigilia della mia ordinazione episcopale mi recherò ancora una volta in Terra Santa. Da tempo programmato, questo pellegrinaggio con i cari amici dell’Università Cattolica assume per me un significato del tutto particolare. “Sulle orme di Cristo” - vestigia Christi sequentes, come è scritto nel famoso Itinerarium dell’anonimo pellegrino di Piacenza, attribuito per molti secoli a sant’Antonino -, risuonerà in me l’urgenza dell’appello con cui Gesù inaugura la sua predicazione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1, 15).
Invoco la grazia della conversione, della sequela di Cristo, della fedeltà al Vangelo: la mia vita sia interamente al servizio di Gesù Cristo, il Kýrios, che tutti conduce verso il Regno veniente.
Il dono dello Spirito – attraverso i segni dell’imposizione delle mani dei vescovi celebranti e dell’unzione crismale – mi configuri in pienezza a Cristo Pastore e faccia di me, del mio insegnamento e del mio agire un’immagine viva di Cristo, buon Pastore. E così io possa amare, custodire, santificare e governare la Chiesa di Piacenza-Bobbio che mi è stata affidata (cf Lumen Gentium, 20).
Fiducioso nello Spirito che chiama, santifica e manda, affido il mio servizio pastorale all’intercessione di sant’Antonino, di santa Giustina, di san Colombano, amati patroni della nostra Chiesa. Invoco in particolare l’intercessione di un grande vescovo, il beato Giovanni Battista Scalabrini, pastore buono e lungimirante della nostra Chiesa.
Possa anch’io camminare speditamente sulla via della santità ed essere seminatore di speranza viva per i nostri giovani e per tutti quelli che, nella loro povertà e sofferenza, sono i prediletti del Signore. Possa esercitare con entusiasmo l’officium amoris: così sant’Agostino qualificava il ministero del vescovo, chiamato ad essere, sempre secondo sant’Agostino, servus Christi e vox Christi.
3. Alla Chiesa che è in Piacenza-Bobbio chiedo di accogliere con me l’appello di Cristo alla conversione, alla fedeltà al Vangelo e agli impegni del battesimo. Così, come testimoni gioiosi del Signore Gesù, rinnoveremo la grande tradizione spirituale e pastorale della nostra Chiesa aprendola ai nuovi spazi dell’evangelizzazione.
Rivolgo ai carissimi sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi e alle religiose, ai seminaristi, alle comunità parrocchiali, alle aggregazioni laicali, ai movimenti ecclesiali, alle famiglie, ai malati un pressante invito a unirsi alla mia preghiera. Chiedo ai responsabili dei molti santuari mariani sparsi nella vasta diocesi di invitare i pellegrini ad innalzare la loro preghiera alla gloriosa Vergine Maria. Mi recherò presto come pellegrino in questi santuari perché la Madre del Salvatore nostro Gesù Cristo guidi i nostri passi verso Cristo, “vita e luce” degli uomini.
4. Invio un fraterno saluto al caro vescovo monsignor Luciano Monari ringraziandolo per il suo servizio generoso alla Chiesa piacentina-bobbiese: il seme della Parola, da lui profuso con sapienza e con entusiasmo, possa fruttificare in abbondanza. Saluto i vescovi dell’Emilia Romagna con i quali avrò la grazia di fare esperienza di collegialità episcopale. Saluto i cardinali e i vescovi che provengono dal presbiterio di questa Chiesa piacentina-bobbiese. Saluto con affetto l’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari e con lui tutto il presbiterio.
Rivolgo infine un saluto rispettoso e cordiale a tutte le autorità civiche e amministrative, ai responsabili delle istituzioni scolastiche e culturali, ai rappresentanti del lavoro e del commercio. Assicuro fin d’ora la volontà di collaborare con tutti per la ricerca del bene comune, per il sostegno delle famiglie e per l’educazione dei giovani, per l’aiuto dei più deboli, per la crescita etica, civile e culturale della nostra terra generosa e operosa.
Nell’ardente attesa di incontrarvi presto, auguro a tutti un Santo Natale e su tutti invoco la benedizione di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Cattedrale di Piacenza, 22 dicembre 2007
Ambrosio, un piemontese a Piacenza
Ufficio stampa
Breve scheda biografica
di mons. Gianni Ambrosio
Originario di Santhià, in provincia di Vercelli, dove è nato il 23 dicembre del 1943, monsignor Gianni Ambrosio è stato ordinato sacerdote dell'arcidiocesi di Vercelli il 7 luglio del 1968. In seguito ha compiuto studi di specializzazione a Parigi: licenziato in scienze sociali nel 1970 all’Institut d'Etudes Sociales dell'Institut Catholique (con tesi su «La città e la parrocchia») e diplomato in sociologia della religione nel 1972 all’Ecole Pratique des Hautes Etudes, Sorbona (con una tesi su «Une communauté rurale en voie de transformation: Moncrivello (Italie)»), ha conseguito la laurea in Sacra Teologia nel 1996 a Roma, presso la Pontificia Università del Laterano (con tesi su «La sfida pastorale dei nuovi movimenti religiosi nel contesto socio-religioso italiano»).
Dal 2001 è Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha una delle sue sedi anche nella nostra città di Piacenza. Nel gennaio 2006 è stato riconfermato dal Consiglio Permanente della CEI a questo incarico per un secondo quinquennio.
E’ pure docente di sociologia della religione. Come emerge già dagli studi compiuti, monsignor Ambrosio è un esperto nell’ambito della sociologia della religione. Ed è proprio di questa materia che è docente ordinario presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale.
Monsignor Ambrosio si distingue anche per una prolifica produzione pubblicistica, con studi scientifici pubblicati su riviste specializzate e in numerosi volumi. La modernità e lo stato del Cristianesimo, le sette religiose, l’anima religiosa dell’Europa, il ruolo dell’Università, il tema dell’integrazione, il Concilio Vaticano II: questi sono alcuni dei temi di attualità sui quali più volte, negli anni, lo studioso è intervenuto con i suoi studi.
Il nuovo Vescovo di Piacenza-Bobbio ha sempre mantenuto forti legami con la terra di origine, Vercelli. Per ben tredici anni, dal 1988 al 2001, è stato parroco della parrocchia di san Paolo in Vercelli e come giornalista pubblicista è stato direttore del Corriere Eusebiano, settimanale diocesano di Vercelli, dal 1995 al 2001. Sempre nella sua città è stato assistente spirituale delle Acli e della.
Tra i vari suoi vari incarichi, ricordiamo anche che monsignor Ambrosio è consulente dell'Ufficio Nazionale del Progetto culturale orientato in senso cristiano.
Ambrosio vescovo di Piacenza-Bobbio
Oggi, 22 dicembre 2007, alle ore 12, nella Cattedrale di Piacenza, l'amministratore diocesano mons. Lino Ferrari ha comunicato alla comunità diocesana il nome del nuovo Vescovo - mons. Gianni Ambrosio - che il Santo Padre ha scelto per guidare la diocesi di Piacenza-Bobbio, in sostituzione di mons. Luciano Monari.
Il Collegio dei consultori, il Capitolo della cattedrale, sacerdoti, diaconi e fedeli si erano riuniti alle ore 11,30 per pregare in attesa dell'annuncio. Mons. Ferrari, alle ore 12, nell'ordine ha letto la lettera della Nunziatura, il saluto del Vescovo eletto alla diocesi di Piacenza-Bobbio (allegato), un suo messaggio alla diocesi (allegato).
Allegata pure una breve nota biografia del vescovo eletto mons. Ambrosio.
Oggi pomeriggio mons. Ferrari guiderà una delegazione della diocesi che si recherà a Milano, nella sede dell'Università cattolica, per incontrare il nuovo Vescovo di Piacenza-Bobbio. L'incontro è previsto per le ore 15,30; al termine mons. Ambrosio si è detto disponibile ad incontare la stampa.
venerdì 21 dicembre 2007
Campane a festa per il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa
Convocazione della comunità diocesana
per l’annuncio del nome del nuovo Vescovo
Domani, sabato, 22 dicembre 2007, alle ore 11,30, in cattedrale, l’Amministratore diocesano mons. Lino Ferrari convoca la comunità diocesana, - Collegio del Consultori, Capitolo della Cattedrale, Collaboratori di Curia, Sacerdoti, Religiosi e Religiose, Seminaristi e tutti i fedeli laici - per comunicare, all’interno di un momento di preghiera, il nome del Vescovo eletto che il Santo Padre ha scelto per guidare la diocesi di Piacenza Bobbio.
Mons. Ferrari ha pure disposto che domani, alle ore 12, tutte le campane della diocesi suonino per sottolineare l’importante avvenimento.