martedì 17 maggio 2011
Venezia corre per Africa Mission
I tre progetti sociali che Venicemarathon ha deciso di sostenere sono:
Run for Water, Run for Life (dell’Ong piacentina Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo): le donazioni saranno destinate alla costruzione e al ripristino di pozzi d’acqua potabile nella regione del Karamoja, in Uganda;
Bimbingamba: un progetto ideato da Alex Zanardi e da Sergio Campo che ha come obiettivo quello di aiutare i bambini che, a causa di malattie, incidenti o guerre, hanno perso uno o più arti;
Run to end Polio: progetto all’esordio con Venicemarathon, curato dal Distretto 2060 del Rotary International, nell’ambito della campagna mondiale End Polio Now, volto a sovvenzionare le campagne di immunizzazione anti-poliomelite nei paesi in via di sviluppo, dove la polio continua a infettare e paralizzare i bambini.
Sul sito www.venicemarathon.it sono disponibili informazioni dettagliate sui singoli progetti e un apposito contatore segnala con aggiornamenti costanti i pettorali ancora a disposizione.
VENICEMARATHON E SOLIDARIETÀ
La complessa e articolata macchina organizzativa di Venicemarathon ha un’anima molto generosa. Da una forte convinzione nella cooperazione e nella solidarietà, nascono infatti progetti che fino a oggi hanno dato risultati concreti.
Dal 2006 a oggi sono stati raccolti e donati ad Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo più di 100.000 euro, che hanno permesso la perforazione di 10 pozzi d’acqua potabile in Uganda e l’approvvigionamento di oltre 12.000 persone. Dal 2009 a oggi, oltre 30.000 euro sono stati donati anche a Bimbingamba, il progetto promosso da Alex Zanardi per la costruzione di protesi ai bambini amputati, che hanno già permesso a 6 piccoli di varie nazionalità di riprendere a camminare.
Inoltre, grazie alla maratona, Venezia diventa più accessibile. Dal 2005 a oggi, infatti, con la collaborazione del Comune, le rampe di legno che hanno da sempre ricoperto i 13 ponti della città attraversati dalla maratona, vengono lasciate fino al mese di marzo/aprile per garantire maggiore fruibilità della città ai portatori di handicap e a tutti coloro che hanno sempre trovato i ponti di Venezia una barriera architettonica insormontabile.
Nuovo è invece il progetto Run To End Polio, sostenuto dal Rotary International e da Venicemarathon, per sovvenzionare le campagne di immunizzazione anti-poliomielite nei paesi in via di sviluppo.
lunedì 16 maggio 2011
Priscilla, si ritrovano i volontari della diocesi
«Anche quest’anno, come in passato - spiega il presidente Teresio Cerini - abbiamo organizzato l’incontro con tutti i nostri associati per sollecitare impressioni ed idee nuove, programmare insieme i miglioramenti eventuali da apportare e risolvere problemi sui servizi svolti e da svolgere da ciascuno di noi per perfezionare la nostra associazione». «Certamente sarà anche un momento di spiritualità e di preghiera - evidenzia - che si completerà con la celebrazione della messa officiata dal parroco don Pier Giovanni Cacchioli». L’appuntamento è fissato per sabato 28 maggio alle ore 10 nella chiesa parrocchiale del “Corpus Domini” in via Farnesiana.
«Seguirà un piccolo rinfresco - annuncia il presidente Cerini - in un clima amichevole e fraterno per conoscerci meglio e rinsaldare la nostra amicizia. Contiamo sulla presenza di tutti. Sarà una ulteriore conferma che la nostra associazione di volontariato è amata, apprezzata e viva».
sabato 14 maggio 2011
Missione popolare, tocca ai ragazzi
Domenica 15 maggio le parrocchie e i Vicariati della diocesi ospiteranno la Missione popolare dei ragazzi il cui slogan riprende il tema generale della Missione: “Coraggio sono io. Non abbiate paura!” (Mt 14, 22-33). Ogni Vicariato seguirà un proprio programma; in alcuni casi l’incontro inizia nelle unità pastorali e si conclude nel Vicariato, in altri si svolge direttamente a livello di Vicariato.
Vicariato Piacenza: la Missione popolare dei ragazzi si apre nel pomeriggio con un primo momento di attività legata al tema della cittadinanza, vissuto nell’Unità pastorale o in parrocchia. Dopo la cena al sacco verrà vissuto il secondo momento con il ritrovo alle ore 19.45 per i ragazzi di tutto il Vicariato al santuario di S. Maria di Campagna dove è prevista l’accoglienza e la veglia missionaria con il Vescovo.
Vicariato Val d’Arda: il vicariato si da appuntamento dalle 15 alle 19 all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, qui verranno svolte le varie attività, si farà merenda insieme e seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Val Nure: il vicariato si da appuntamento dalle 15.30 alle 19.30 all’Oratorio di San Giorgio Piacentino, qui verranno svolte le varie attività, si farà merenda insieme e seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Media Bassa Val Trebbia e Val Luretta: appuntamento alle 16.30 nelle varie Unità Pastorali per la prima parte di attività; ritrovo di tutto il Vicariato a Pieve Dugliara dalle 19: qui si incontreranno per vivere il momento della cena e della veglia missionaria.
Vicariato Val Tidone: il vicariato si da appuntamento dalle 16 alle 20 all’istituto Don Orione di Borgonovo; qui verranno svolte le varie attività, si cenerà insieme; seguirà la veglia missionaria.
Vicariato Alta Val Trebbia Bobbio, Oltrepenice: il Vicariato si incontra dalle 16 alle 20 all’oratorio di Bobbio, qui verranno svolte le varie attività, la veglia missionaria e si concluderà poi con la cena.
Vicariato Val Ceno Val Taro: l’appuntamento con la Missione dei ragazzi è stato spostato all’11 giugno nel pomeriggio al Seminario di Bedonia.
Sono in programma diversi momenti. Si lavorerà in primo luogo per imparare a “edificare collaborando” sul tema della cittadinanza. Dopo la visione di un video di presentazione del brano del Vangelo di Matteo (Mt 14, 22-33), su cui è incentrato l’incontro, verrà proposto a bambini e ragazzi un gioco ispirato al concetto di cittadinanza. Attraverso l’analisi di parole chiave quali accoglienza, dialogo, cooperazione, rispetto, solidarietà e bene comune, saranno guidati alla costruzione di un oggetto-segno. Insieme ragioneranno su ogni parola e la useranno per realizzare pezzo per pezzo, come si fa nei puzzle, la figura di una grande barca.
Le barche saranno anche simbolo delle varie Unità Pastorali, collocate sul palco a significare la composizione del Vicariato, concetto ancora molto distante dai ragazzi.
Le barche, spinte dal vento dello spirito, saranno segno, insieme al cartellone con la scritta “sei tu?” e alle lanterne di “io sono la luce del mondo” del cammino percorso quest’anno dai ragazzi tra affettività, fragilità e cittadinanza.
Dopo la cena al sacco (o la merenda, in altri casi, a seconda degli orari) avrà inizio nei diversi luoghi la Veglia missionaria, nella quale i ragazzi ripercorreranno, attraverso il brano di Matteo 14, 22-33, le tappe della preparazione.
Il momento conclusivo prevede il saluto e l’invio missionario ai ragazzi da parte del vescovo mons. Gianni Ambrosio, che sarà presente nel Vicariato cittadino e giungerà a tutti gli altri attraverso un videomessaggio.
Al termine dell’incontro sarà fatto dono ai partecipanti di un segnalibro su cui è riprodotta la preghiera del Padre Nostro, al centro del cammino della Missione in questo anno, accompagnato dalla Benedizione di Aronne.
Padre Trento, testimone di missione
L’intento della nostra missione popolare è quello di rilanciare, nella quotidianità dei nostri giorni, la bellezza dell’incontro con Cristo, come chiedeva il Vescovo Ambrosio nel documento con cui l’anno scorso proclamava la Missione: «desideriamo comunicare che l'incontro vivo con Cristo Risorto, testimone del Padre, riempie di gioia e di speranza la vita umana. Ecco allora la Missione popolare diocesana: un “tempo speciale” per ritrovare lo slancio missionario e per ricuperare la comune responsabilità di quel “tesoro” che è stato affidato a noi per essere a tutti comunicato».”
Padre Aldo Trento verrà appunto a testimoniarci questa bellezza, che, quando tocca la vita, mette in moto inevitabilmente l’annuncio e la testimonianza e rende possibile sfidare anche le difficoltà, le incomprensioni, i limiti di cui tutti facciamo esperienza. Il desiderio di felicità, di verità, di giustizia, di bellezza – che albergano nel cuore dell’uomo e sono risvegliati dall’incontro con il Signore – sono destinati a soccombere irrimediabilmente davanti alla fragilità propria o davanti ai meccanismi imposti da tutto ciò che ci circonda? Padre Aldo è un testimone travolgente della possibilità di vivere qualsiasi circostanza all’altezza del proprio desiderio. Ovunque, anche a Piacenza, perché siamo convinti che questa sia una possibilità data a chiunque.
Padre Aldo Trento, nato nel 1947 a Sovramonte in provincia di Belluno, avverte il primo richiamo della vocazione a sette anni. Laureatosi in Filosofia e Teologia, viene ordinato sacerdote nel 1971. Immerso in prima persona nel clima tormentato degli anni della contestazione e del conflitto sociale, viene inviato al Sud ad assistere i figli dei carcerati, per approdare infine all’insegnamento in due licei di Battipaglia e di Feltre. Poi, in piena crisi personale, l’incontro che gli cambia la vita: quello con don Luigi Giussani che nel 1989 lo incoraggia ad andare in missione in Paraguay, un paese che esce allora dalla dittatura per incamminarsi faticosamente verso la democrazia.
Padre Aldo accetta la prova e, superando momenti difficili, dà vita alla ad una delle più importanti opere missionarie del Sud America. Oggi, sotto la sua guida, la parrocchia di San Rafael è una comunità dotata di una scuola elementare dove studiano oltre 200 bambini, un poliambulatorio, l’hospice per i malati terminali, la fattoria, la cooperativa di credito impegnata nell’erogazione di microcredito, una pizzeria che, oltre a dare lavoro a diverse persone, assicura un sostegno economico alla vita della parrocchia. Una comunità vivace anche sotto il profilo culturale, animata da caffè letterari, conferenze e dalla redazione di un giornale, che coinvolge nelle sue svariate attività di centinaia di volontari.
Centro Missionario Diocesano e Comunione e Liberazione
giovedì 12 maggio 2011
Il riso per Africa Mission
All’iniziativa partecipa anche Africa Mission – Cooperazione e Sviluppo, organizzazione piacentina federata FOCSIV, che sarà presente con un suo stand, domenica 15 maggio, per l’intera giornata, ad Agazzano (PC) in piazza Europa.
Presso gli stand allestiti nelle piazze italiane saranno distribuiti oltre 110.000 chili di riso: in cambio di una donazione minima di 5 euro, si potrà ricevere un pacco da 1 chilo di riso della qualità Thai Bonnet, prodotto in Italia da un imprenditore agricolo socio Coldiretti.
«Di fronte alla crisi mondiale legata all’aumento vertiginoso dei prezzi del cibo – spiega Sergio Marelli, Segretario Generale della FOCSIV – abbiamo scelto un RISO italiano per l’edizione 2011 della nostra iniziativa, per sostenere il progetto della filiera corta tutta italiana promossa dalla Coldiretti. L’aumento dei prezzi delle materie prime, infatti, sia al nord che nel sud del mondo, non corrisponde mai ad un vantaggio per i contadini, ma è prevalentemente frutto delle speculazioni finanziarie e dei numerosi passaggi lungo la filiera»
L'iniziativa 2011 è realizzata in collaborazione con la Coldiretti che, insieme a FOCSIV è parte del CISA – Comitato Italiano per la Sovranità Alimentare; gode, inoltre, del patrocinio del Segretariato Sociale RAI e del contributo di Banca Prossima.
La campagna media, che prevede uno spot TV di 30’’ e uno spot radio, è stata realizzata grazie al prezioso aiuto di Antonello Fassari, testimonial dell’iniziativa dal 2007, che anche quest’anno è sia regista che protagonista dello spot.
Per conoscere tutte le piazze e gli indirizzi degli stands dell’iniziativa Abbiamo RISO per una cosa seria visita il sito www.focsiv.it oppure chiama il numero verde 800913456 (attivo dalle 8,30 alle 17,30).
lunedì 9 maggio 2011
Il papa di Moretti spot per la Chiesa
Un'idea buona quella di Nanni Moretti, che, almeno a nostro avviso, non offende nessuno e, anzi, pone un problema. Sono degno di assumere un incarico? Ne sono capace? Il papa di Moretti non riguarda solo e soltanto la Chiesa ma intende essere - soprattutto, pensiamo noi - un motivo di riflessione per la società alla luce di quanto quotidianamente accade nel mondo della politica. Il papa di Moretti è un uomo e fa un passo indietro. Capisce che l'incarico di Dio è troppo pesante da sostenere. La Chiesa è capace anche di questo perchè è fatta di uomini. Vengono alla mente i candidati a vescovo che non accettano per umiltà o i preti che non si ritengono adeguati a ricoprire incarichi proposti dal proprio vescovo e rinunciano. Ecco perchè la Chiesa è ancora diversa dalla politica ed ecco perchè nella Chiesa c'è ancora fiducia.
sabato 7 maggio 2011
Africa Mission, a Urbino l'Africa vista dai bambini
La mostra intende raccontare un progetto che ha coinvolto due scuole dell’Infanzia, una di Urbino e una di Kampala, in Uganda. La scuola urbinate ha sviluppato una nuova modalità di rapportarsi con l’Africa: l’adozione a distanza di una scuola, mediante scambi culturali e didattici. Grazie al supporto di Africa Mission Cooperazione e Sviluppo, che durante i viaggi dei suoi volontari ha operato da messaggero tra le due realtà con un “andirivieni” di disegni, foto, lettere e manufatti, i bambini hanno potuto conoscersi e confrontarsi. I lavori realizzati dai bambini delle due scuole sono stati raccolti in tre “libroni” cartonati costruiti manualmente dai bambini e poi riprodotti per la stampa, i cui ricavati della vendita saranno devoluti ad Africa Mission per sostenere progetti scolastici in Uganda.
Visitare la mostra sarà come fare un “viaggio nei libri”, dove i visitatori potranno entrare all’interno di questo mondo, creato e inventato dai bambini, grazie alla progettazione di un allestimento “a misura di bambino”.
La mostra verrà inaugurata sabato 14 maggio a Urbino (Palazzo Ducale - Sala del Giardino d’Inverno) alle ore 10. Interverrà anche il piacentino don Maurizio Noberini, presidente nazionale di Africa Mission. Il programma dell’inaugurazione prevede, dopo i saluti istituzionali dell’assessore alle Politiche Sociali del Comune di Urbino, Maria Clara Muci, e dell’assessore alla Pubblica istruzione e integrazione interculturale della Provincia di Pesaro e Urbino, Alessia Morani, gli interventi di don Maurizio Noberini, di Carlo Antonello, medico trevigiano presidente di Cooperazione e Sviluppo, di Giosiana Cepile, insegnante ideatrice del progetto, di Daniela Tittarelli, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Pascoli” di Urbino, di Susanna Testa, referente ufficio studi del Miur per Pesaro e Urbino, di mons. Sandro De Angeli, assistente spirituale di Africa Mission - Cooperazione e Sviluppo e vicario generale dell’arcidiocesi di Urbino - Urbania - Sant’Angelo in Vado, e di Daniela Cini di Studio Synthesis, che ha coordinato il progetto. All’inaugurazione, seguirà la visita della mostra.
La mostra in dettaglio
La mostra sarà allestita dal 14 al 30 maggio presso le Sale del Castellare del Palazzo Ducale di Urbino e sarà strutturata su due percorsi paralleli, uno per genitori e insegnanti, volto ad illustrare la metodologia didattica alla base del progetto, e uno emozionale rivolto ai bambini.
Seguendo il filo conduttore dei libri, ogni sala porterà il piccolo visitatore a conoscere nuovi mondi e a capire le differenze che li contraddistinguono e quelle che, invece, li rendono più simili di quanto immaginiamo. Tre storie, tre temi di condivisione e confronto: l’acqua, la natura, la terra, da scoprire in compagnia di simpatiche guide, come la rondine azzurra o lo spaventapasseri Peppino.
Una mostra che non vuole solo raccontare, ma coinvolgere: ed ecco tanti mondi in miniatura per giocare nella sala dell’amicizia, o il prato dei piccoli nella sala della rondine azzurra, dove sedersi per guardare ed ascoltare i video e i messaggi mandati dai bambini Ugandesi.
La mostra dedica spazio anche all’esposizione di oggetti e manufatti che i bambini africani utilizzano per giocare, spesso realizzati con materiali di recupero: con la creatività e la fantasia una bottiglia di plastica diventa una macchinina, le foglie di banano prendono forma in bamboline e cappelli … e molto altro ancora!
A conclusione del percorso, un’area laboratorio, dove ciascun bambino potrà lasciare un segno tangibile della propria presenza e diventare così parte di questo grande progetto, che mira a visitare tutta la penisola, da Piacenza a Palermo.
Per saperne di più www.sottolostessocielo.it
Informazioni mostra
Orari di apertura: dal 14 al 30 maggio Dalle 9.30 alle 18.00
Prezzi: Ingresso gratuito
Prenotazioni e visite guidate Tel: 0722/327885 info@sottolostessocielo.it
giovedì 5 maggio 2011
Ambrosio: più collaborazione tra parrocchie e Curia
Ha tenuto questa mattina, giovedì 5 maggio, la sua ultima assemblea il decimo Consiglio Presbiterale Diocesano. Nei suoi cinque anni di attività il Senato del Vescovo ha tenuto ventisette assemblee e, questa mattina, ha fatto il bilancio del lavoro svolto durante il suo mandato. Ha presieduto la seduta il vescovo mons. Gianni Ambrosio, ha coordinato don Federico Tagliaferri mentre il segretario don Paolo Camminati ha riunito in apposite sintesi le “decisioni prese” e gli “argomenti trattati” dal Consiglio presbiterale diocesano dal 2006 al 2011.
Ci limitiamo a richiamare i gruppi dei vari argomenti trattati: economato, formazione del clero (ne parlato in modo specifico don Gigi Bagagnoli), Istituto diocesano per il sostentamento del clero, comunicazioni sociali, Missione popolare diocesana, la montagna, la pastorale giovanile, la Quaresima, i seminaristi, la solidarietà tra il clero e le unità pastorali.
Nelle analisi, a volte lunghe e dettagliate, compiute su questi argomenti, in diversi casi il Consiglio è giunto a prendere decisioni. E’ il caso della solidarietà del clero dove è stato rinnovato il regolamento dello specifico Fondo; per la formazione dei seminaristi ha costituito un’apposita commissione; ha messo a punto un progetto per la formazione del clero; nel settore amministrativo ha analizzato il coinvolgimento delle unità pastorali e dei vicariati per gli stanziamenti dei fondi; ha posto in primo piano la questione dei prestiti interni ed ha dato indicazioni per la salvaguardia della “dote permanente” delle parrocchie.
Sono stati indicati i rappresentanti in seno al consiglio di amministrazione del Consiglio del Pio Ritiro Cerati; sono state date indicazioni ai mezzi di comunicazione sociale; sono stati eletti i membri nel consiglio dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero; è stata analizzata la pastorale della montagna arrivando a formulare un documento conclusivo e sono stati approvati i suggerimenti per la costruzione di nuovi oratori mettendo in primo piano, non solo il progetto tecnico, ma anche quello educativo.
IL DIBATTITO
Su questa sintesi del lavoro svolto durante il quinquennio, il dibattito è stato ampio e articolato. Sono emersi temi specifici come la necessità di ridare slancio alla vocazione diaconale per l’importanza del lavoro che i Diaconi permanenti svolgono in diocesi; il richiamo al ruolo che deve svolgere l’Azione Cattolica; l’opportunità di dare nella parrocchia la priorità alla comunità; maggiore attenzione da parte dei presbiteri al loro ruolo rappresentativo; insostituibilità dei referenti laici nelle singole parrocchie... .
Tema, però, ricorrente, e che ha avuto la maggiore attenzione, è stato quello del rapporto tra le decisioni prese dal Consiglio e la loro reale realizzazione. E’ emerso il problema della verifica e del rapporto tra il Consiglio e la realtà diocesana.
Un tema che è poi stato ripreso dal Vescovo durante il suo intervento. Innanzitutto mons. Ambrosio ha avuto parole di ringraziamento per il Consiglio facendo riferimento al lavoro svolto con autentico stile di Chiesa. Un ringraziamento particolare ha rivolto alla segreteria ed in particolare a don Paolo Camminati per le sintesi predisposte, strumenti che ora permettono di poter valutare quanto fatto e così programmare meglio l’attività del prossimo Consiglio.
Per quanto riguarda il problema della verifica delle decisioni prese, e dei tempi lunghi che spesso caratterizzano la riposta della base, il Vescovo ha sottolineato che la Chiesa non è un’azienda e non è sempre facile predisporre adeguati controlli. A questo proposito ha anche richiamato la necessità, per il clero, di camminare insieme avendo sempre presente il contesto ecclesiale più ampio in cui è chiamato ad operare.
Mons. Ambrosio non ha mancato di dare suggerimenti concreti: ad esempio ha sottolineato la necessità che, nei vari progetti, ogni settore faccia riferimento agli specifici uffici di curia; occorre pure incentivare la formazione dei referenti laici all’insegna della corresponsabilità ed infine, per agevolare la realizzazione concreta delle decisioni prese dal Presbiterale, sarà opportuno un maggiore coinvolgimento delle Unità pastorali e dei Vicariati con particolare riferimento ai sacerdoti preposti al loro coordinamento, Moderatori e Vicari. Il rilancio di queste circoscrizioni potrebbe richiedere anche la loro revisione.
LA CRONACA DEI LAVORI
In apertura dei lavori del Consiglio presbiterale, il vicario generale don Giuseppe Illica, ha ricordato la morte di don Giuseppe Segalini (i funerali si terranno domani pomeriggio a Sant’Antonio a Trebbia), ha sottolineato come recenti appuntamenti diocesani abbiano avuto un largo seguito di fedeli, mentre in calendario ci sono i seguenti appuntamenti:
12 maggio: in Santa Maria di Campagna pellegrinaggio diocesano mariano presieduto dal Vescovo; Su indicazioni della Cei, in occasione dei 150 anni dell’unità d’Italia, verrà affidato il popolo italiano alla protezione della Vergine Maria;
15 maggio: Missione popolare diocesana per i ragazzi nei vicariati ;
16 maggio incontro al teatro President con il missionario padre Aldo Trento;
16 giugno: Festa del Sacro Cuore (in tale occasione il Vescovo renderà note le sue indicazioni per la pastorale della montagna e verranno eletti cinque rappresentanti del clero nel Consiglio Presbiterale; entro il 31 maggio i vicariati dovranno aver provveduto ad eleggere i propri rappresentanti in seno allo stesso Consiglio);
11 giugno: consiglio pastorale diocesano (la seduta era in programma il 21 maggio ma viene spostata per impegni del Vescovo);
18 giugno: ordinazione sacerdotale del diacono Giuseppe Piscina alle ore 16 in cattedrale;
23 giugno: processione del Corpus Domini;
2 – 3 settembre: convegno pastorale di Pianazze.
3 – 11 settembre: congresso eucaristico nazionale ad Ancona con la partecipazione di una delegazione piacentina.
Da registrare anche l’intervento del vicario per la pastorale mons. Giuseppe Busani che ha illustrato il programma della missione popolare ragazzi (si terrà nei vicariati), il pellegrinaggio del 12 maggio in Santa Maria di Campagna (appuntamenti di cui abbiamo già detto) ed ha sottolineato l’ampia diffusione che ha avuto in diocesi il libro del Pater.
Da parte sua padre Sisto Caccia ha comunicato che è in stampa una monografia sul beato G.B.Scalabrini per le edizioni Paoline (autore Roberto Zanini). Sarà presentata in autunno.
mercoledì 4 maggio 2011
Morto don Giuseppe Segalini
Giuseppe Segalini, parroco di Sant'Antonio a Trebbia.
Nato il 21 gennaio 1932 a Lugagnano, è stato ordinato sacerdote il 4 giugno
1955. Ha iniziato il servizio pastorale nel 1956 come curato ad Agazzano per
passare con lo stesso incarico a Borgonovo nel 1963. Nel 1964 è stato
nominato parroco di Groppovisdomo;del 1973 è la nomina a direttore
spirituale del Seminario di Bedonia ed il 1° ottobre 1977 gli è stato
conferito l'incarico di assistente spirituale di Azione Cattolica (ramo
adulti); il 18 ottobre 1984 è stato nominato parroco di Sant'Antonio a
Trebbia.
sabato 30 aprile 2011
Vicini e lontani/ Il vescovo Antonio Lanfranchi racconta il suo Wojtyla
«Una volta mi si avvicinò e, mettendomi una mano sulle spalle, mi disse "Tu le hai buone, quelle che ci vogliono con i giovani". Di Giovanni Paolo II ho tanti ricordi, specie degli anni in cui, proprio con i giovani dell'Azione Cattolica, partecipai a tante udienze pubbliche e private». Monsignor Antonio Lanfranchi, vescovo di Modena racconta il "suo" Wojtyla e soprattutto l'incontro del 26 gennaio 2005, ultima udienza del Pontefice. «Accompagnavo in visita un gruppo della diocesi di Cesena-Sarsina. Festeggiavo il mio primo anno da vescovo e lo dissi al Santo Padre. Lui, già molto malato, non parlò. Ma ci volle con sè per una foto di gruppo e fece portare una poltrona per farmi sedere accanto a lui. Sembrava un padre contento di avere attorno la sua famiglia».
Anche Giovanni XXIII è beato, per Paolo VI è avviato il processo. Quali i punti di contatto e le differenze tra i tre pontefici?
«Credo che ci siano due i tratti fondamentali che li accomunano, il primo è la tensione alla santità, l'aver incarnato la vocazione di ogni cristiano. Il secondo è il grande desiderio di dialogo con l'uomo contemporaneo. Ricordo il discorso di Paolo VI al termine del Concilio: rivolgendosi ai cultori dell'umanesimo ateo sottolineò proprio questo interesse della Chiesa per l'uomo. Un passione che li ha uniti. Le differenze, invece, credo siano date dai tempi, dalle personalità, dalle culture. Lo Spirito, per chi legge cristianamente la storia, manda il Papa giusto al momento giusto. Con Giovanni XXIII c'è stata una nuova lettura della società; una sorta di rottura che Paolo VI ha ancorato nel cammino della Chiesa e che Wojtyla ha portato avanti. Ogni pontificato ha segnato la storia della Chiesa, dell'umanità e il loro rapporto».
Giovanni Paolo II è stato forse uno dei principali fautori della fine dell'egemonia comunista nell'Est. Più un grande Papa o un grande politico? O tutti e due insieme?
«Wojtyla è stato un grande uomo di fede e, intendendo la parola nella sua accezione più alta, anche un grande politico. Nell'enciclica "Redentor Hominis" è chiaro il concetto che la via della Chiesa sta nell'uomo. Per capire il suo messaggio bisogna unire antropologia e cristologia. C'è una visione dell'uomo mutuata da Cristo. Ricordiamo le sue parole "non abbiate paura di aprire le porte a Cristo". Per quello che riguarda la caduta del comunismo penso che Wojtyla sia stato non tanto contro, ma oltre il comunismo. Oltre tutto ciò che non rispetta la centralità dell'uomo. In questo senso sono due, secondo me, le idee guida del suo magistero: ancorare il presente di un popolo a tutta la sua tradizione e una visione immanenente dell'uomo. Credo che quello di Wojtyla non sia stato tanto un prendere di petto la politica ma piuttosto la fusione di questi due principi e la volontà di togliere alla Chiesa un complesso di sudditanza rispetto a certe culture».
Giovanni Paolo II è stato molto amato anche dai laici nonostante le posizioni forti e conservatrici su temi come aborto, omosessualità, eutanasia...
«La stima di cui godeva anche presso i non credenti era data dall'amore verso l'uomo che traspariva dal suo magistero. Non l'uomo in astratto, ma quello concreto che si incontra per strada. E a quest'uomo si rivolgeva con sincerità, franchezza e grande forza. Come non ricordare il suo grido in Sicilia contro la mafia!. Aveva la statura dell'uomo libero, proteso verso la sua verità».
È stato un grande trascinatore di giovani. Ma come vede oggi il loro rapporto con la Chiesa?
«Per i giovani aveva un fascino particolare forse perchè, con i suoi 25 anni di pontificato, è stato il Papa di un'intera generazione. Ricordo, durante una visita, che una ragazza desiderosa di avvicinarlo sfuggì al servizio d'ordine che reagì immediatamente. Bene lui redarguì le guardie del corpo ed abbracciò quella ragazza. Era una figura autorevole, paterna, sapeva andare al cuore offrendo la via per vivere i principi che trasmetteva. Poi ebbe l'intuizione straordinaria delle Giornate Mondiali della Gioventù. Per Benedetto XVI è stata una successione difficile, ma credo che Ratzinger non abbia deluso. È andato incontro ai giovani con la sua forza che è la parola».
Papa Wojtyla e Padre Pio: due grandi personalità acclamate a furor di popolo.
«Wojtyla adorava Padre Pio, erano persone di preghiera. Quello che li accomunava era l'unione di momenti di privatissima intensità spirituale e momenti di totale comunione con gli altri. Anche in questo entrambi erano "abitati" da Dio, suoi strumenti: San Pio con la Confessione, Giovanni Paolo con la Misericordia».
Che eredità lascia alla Chiesa e al mondo?
«Resta tutto un mondo, anche di fedi diverse, segnato dalla sua presenza. E resta una generazione di giovani che spero voglia trasmettere l'entusiasmo generato da lui ai propri figli. Fare incontrare insomma memoria e novità e consevare il patrimonio di fede che ci ha donato»
martedì 26 aprile 2011
Visite guidate a palazzo vescovile
L’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Piacenza–Bobbio, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Storici Artistici e Etnoantropologici di Parma e Piacenza, propone, in appendice alle manifestazioni inerenti la XIII Settimana della Cultura, giovedì 28 aprile alle ore 17, una visita guidata ad alcune sale del Palazzo vescovile.
A seguire, dalle ore 17.30, nella Sala delle Colonne di Palazzo Vescovile, si terrà una conversazione sulla pittura del Seicento piacentino con approfondimenti sulla committenza vescovile, su alcuni protagonisti della pittura sacra nella Piacenza del XVII secolo, sull’iconografia dell’Immacolata Concezione di Carlo Cignani (1681), che sarà possibile ammirare nella Cappella Vescovile, e sulle figure di Cignani e Sebastiano Ricci e la loro attività nel ducato farnesiano.
Programma
ore 17
Visita guidata ad alcuni ambienti del Palazzo, a cura di Daniela Costa.
ore 17. 30
Sala delle Colonne di Palazzo Vescovile
Convegno: “Niente avvi di più grazioso…”: Carlo Cignani e la pittura del Seicento a Piacenza.
Intervengono:
Don Giuseppe Lusignani, Vescovi e committenti: Piacenza nel XVII secolo.
Susanna Pighi, Pittura sacra del Seicento a Piacenza: alcuni protagonisti.
Davide Gasparotto, L'Immacolata di Carlo Cignani a Piacenza: storia e iconografia".
Angelo Mazza, Carlo Cignani e Sebastiano Ricci nel ducato farnesiano di Parma e Piacenza.
La Pasqua, notizia più grande della storia umana
Omelia nella Messa di Pasqua
Cattedrale di Piacenza (ore 11)
Carissimi fratelli e carissime sorelle
1. Risuona il grande annuncio della Pasqua: “Cristo Signore è risorto!”. Accogliamo questo annuncio nella sua sorprendente novità: è il cuore della fede cristiana, è la proclamazione centrale del mistero cristiano. Lo accogliamo con la mente disponibile e con il cuore aperto: è la notizia più grande della storia umana. Con la risurrezione di Cristo è entrata nella storia dell'umanità una novità insuperabile. È un nuovo inizio per la nostra storia umana: colui che ha donato la sua vita per noi, è risorto e chiama tutti noi a risorgere a vita nuova nella speranza e nell’amore. Ci lasciamo condurre nel mistero della Pasqua dalla testimonianza dell’apostolo Pietro e dall’esperienza di Maria di Magdala e del discepolo amato.
2. Nella prima lettura ci viene presentato l’annuncio della Pasqua che l’apostolo Pietro rivolge al primo pagano convertito, il centurione romano Cornelio. È il primo discorso pubblico fatto a coloro che non sono giudei. Pietro ripercorre l’intera vicenda terrena di Gesù di Nazaret, affermando che “Dio era con lui”. Gesù è consacrato da Dio in Spirito Santo e svolge la sua missione di liberazione dal male e di guarigione. Però i giudei “lo uccisero appendendolo a una croce”. Ma l’uccisione di Gesù non è la fine della sua vita e della sua missione. Qui ha inizio l’inaudita novità della storia umana: “Ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”.
Pietro continua il racconto: Dio “volle che si manifestasse (…) a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti”. Insieme agli altri apostoli, Pietro è dunque testimone di quanto accaduto e riceve da Gesù stesso la missione “di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio”.
La testimonianza di Pietro è rivolta a tutti gli uomini. Siamo tutti coinvolti nel fatto che Gesù è stato risuscitato da Dio: colui che è stato uomo come noi, è morto appeso alla croce ed è stato sepolto, è risorto dai morti, primizia di noi tutti (cf 1Cor 15,20; Col 1,18), chiamati in lui alla vita eterna. “Dio era con lui”, dice Pietro, e Dio non ha abbandonato il suo Figlio che è passato “beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo”. Colui che si è consegnato ed è venuto a portare agli uomini la luce e la salvezza, non è rimasto prigioniero dell’oscurità del sepolcro e della morte: il Padre non l’ha abbandonato al potere della morte ma lo ha risuscitato. Questo evento di grazia apre a noi la strada della vita, da percorrere qui sulla terra e poi nell’aldilà della morte, verso la vita eterna dischiusa a tutti gli uomini.
3. Anche l’esperienza di Maria di Magdala e del discepolo amato è illuminante. Maria di Magdala non lo sa ancora, ma nel suo recarsi al sepolcro prende avvio “il nuovo inizio”. L’evangelista Giovanni annota che si trattava del “primo giorno della settimana”, richiamando il primo giorno della creazione: la risurrezione di Gesù è la nuova creazione, è l’inizio del giorno senza tramonto. Maria si reca al sepolcro “di mattino, quando era ancora buio”: Anche nel suo cuore c’è ancora buio e tristezza. Ma ciò non le impedisce di recarsi al sepolcro. Quando arriva, “vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro”. Allora, meravigliata e forse spaventata, Maria corre da Pietro per annunciare che la tomba vuota: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro”.
Anche Pietro e Giovanni, il discepolo amato, corrono al sepolcro ed entrano nella tomba vuota. Ma sarà il discepolo amato a vedere e a credere: “vide e credette”. Non si limita a vedere i segni ma, a partire da una tomba vuota e dalla Parola di Dio contenuta nelle Scritture, comincia ad aprirsi alla luce della fede e a fare spazio nel suo cuore alla realtà ancora misteriosa della risurrezione.
4. Carissimi fedeli, con l’annuncio pasquale accogliamo l’invito dell’apostolo Paolo: “se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”. La fede in Cristo risorto trasforma la nostra vita: siamo anche noi risorti con lui, strettamente uniti a lui nel battesimo. Il nostro sguardo non può più limitarsi alle cose di tutti i giorni, ma si apre sull’orizzonte di Dio. La luce della Pasqua illumina il nostro cammino, infonde speranza nei nostri cuori: in Cristo la vita ha vinto la morte. La forza rinnovatrice della Pasqua orienti la vita della nostra città e della società intera verso ciò che è grande e bello, degno dell’uomo chiamato alla pienezza della vita in Cristo risorto. Tutti abbiamo bisogno di accogliere l’annuncio pasquale e di viverlo nelle parole di vita, nella fiducia, nell’amicizia, nella vita donata, nell’impegno di pace. Preghiamo perché la fede pasquale cambi il cuore e la mente di tutti e faccia rifiorire la vita, la speranza e l’amore. Amen.
+Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
La notte che ricongiunge la terra al cielo
Omelia nella Veglia Pasquale
Cattedrale di Piacenza
Carissimi fratelli e sorelle
1. In questa solenne Veglia accogliamo l’annuncio pasquale: è annuncio di luce e di vita, è annuncio che riempie di gioia il cuore. Celebriamo nello stupore questo grande mistero, proclamiamo la verità di Gesù risorto e vivo e gustiamo la grazia della novità di vita e della salvezza per tutti coloro che si affidano a Lui nella fede.
I riti svolti e le molte letture proclamate chiamano tutto e tutti – dalla natura alla vicenda umana alla storia del popolo di Israele – a partecipare e a gioire del fatto straordinario accaduto in questa notte santa: “questa è la notte in cui Cristo, spezzando i vincoli della morte risorge dal sepolcro”, questa è “la notte veramente gloriosa che ricongiunge la terra al cielo e l’uomo al suo creatore”.
Fin dall’inizio, tutto converge verso un unico punto centrale: Gesù Cristo, morto e risorto. E da punto centrale tutto riparte: Cristo risorto è vivo e operante nella storia dell’umanità e in ogni cuore umano che si apre a questa novità unica e insuperabile. Questo evento dell’umanità di Cristo che è resa partecipe della stessa vita divina interessa non solo i testimoni di allora e il popolo di Israele, ma l’intera umanità. Tutti noi siamo interpellati e coinvolti in termini profondi e radicali: da questa evento accaduto a Cristo è scaturita per tutta l’umanità la salvezza. Anche a noi, uniti a Cristo risorto, è data la possibilità di partecipare della santità stessa di Dio e della sua vita eterna.
2. La grazia della vita nuova ci è presentata e donata attraverso i grandi simboli della luce, dell’acqua, del pane.
All’inizio della Veglia è stato benedetto il fuoco nuovo, da cui è stato acceso il grande cero pasquale. Poi dal cero pasquale la luce si è diffusa in tutta l’assemblea. Siamo passati dalle tenebre alla luce e abbiamo pregato dicendo: “Signore, questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne”. È Cristo questa luce che mai si spegne, è “Cristo, tuo Figlio, che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena”.
La luce che splende nel Signore risorto brilla anche sui nostri volti e nelle nostre persone. Seguendo Cristo, luce del mondo, “non camminiamo nelle tenebre, ma abbiamo la luce della vita” (cf Gv 8, 12) e diventiamo “figli della luce e figli del giorno” (1Tess 4, 5): il frutto della luce consiste “in ogni bontà, giustizia e verità” (cf Ef 5, 9).
L’altro grande simbolo che ci aiuta ad entrare nel mistero di questa notte è l’acqua: dalle acque delle origini al passaggio delle acque del Mar Rosso, che consentì la libertà del popolo dell’antica alleanza. La potenza di quest’acqua è offerta a noi dal fonte battesimale da cui nasce il nuovo popolo di Dio. Si compie l’annuncio profetico di Ezechiele: “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; (…) vi darò un cuore nuovo (…) voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio” (Ez 36, 25-28).
In questa notte santa undici nostri fratelli e sorelle saranno generati da quest’acqua e dallo Spirito Santo ed entreranno a far parte del popolo dei credenti che loda e serve il Signore. Ci rallegriamo vivamente con loro, ricordando il nostro battesimo. Le parole dell’apostolo Paolo richiamano il legame tra il battesimo e la risurrezione di Cristo: “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre”, così colui è battezzato in Cristo può “camminare in una vita nuova” (Rom 6, 4).
Il terzo simbolo è quello del pane e il vino. Cristo, nostra Pasqua, si è immolato per noi ed ora, risorto, è vivo e presente in mezzo a noi. In particolare Cristo è presente con il suo Corpo offerto e con il suo Sangue versato mediante i segni eucaristici del pane e del vino. È presente con la sua morte salvifica, come fonte inesauribile di vita nuova ed eterna.
L’eucaristia è la mensa a cui ogni battezzato è invitato ogni ‘domenica’, giorno del Signore risorto, “pasqua settimanale”. Partecipare a questa mensa significa vivere il cuore stesso della nostra fede in Gesù Cristo che si è immolato come “nostra Pasqua”: “è lui il vero Agnello che ha tolto i peccati del mondo, è lui che morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita” (Prefazio).
3. Cari fratelli e sorelle, con i sacramenti pasquali del battesimo e dell’eucaristia siamo introdotti nella nuova storia che ha al suo centro Cristo, luce del mondo, acqua che purifica e dà la vita, pane di vita eterna. La luce e la gioia di questa notte siano sempre presenti in noi, per confessare con la vita che Cristo è risorto ed è il salvatore che ci libera dalla morte e dalla schiavitù del male. Questa luce e questa gioia si diffondano nella Chiesa, nella nostra famiglia, nella società. Senza Cristo risorto, la storia umana è senza luce e senza speranza, prigioniera delle più diverse forme di paura, di egoismo, di odio, di disprezzo dei diritti dei singoli e dei popoli.
Le parole che l’evangelista pone in bocca all’angelo siano accolte da tutti noi e siano comunicate ai fratelli e alle sorelle: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto” (Mt 28, 5-6).
+Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio