venerdì 2 maggio 2008

Nominati due amministratori parrocchiali

NOMINE NEL CLERO: ATTI DELLA CANCELLERIA VESCOVILE

Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 23 aprile 2008 il M.R. Ferrari don Angelo, mantenendo i precedenti incarichi, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di san Biagio vescovo e martire in Montezago, Comune di Lugagnano, Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio dell’ordinario diocesano in data 23 aprile 2008 il M.R. Pozzi don Romano è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia di Santo Stefano protomartire in Fabbiano, Comune di Borgonovo Val Tidone, Provincia di Piacenza.
Piacenza, dalla Curia Vescovile, mercoledì 30 aprile 2008,

il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi


Comunicato diocesi di Piacenza-Bobbio

giovedì 1 maggio 2008

Ambrosio: nel lavoro si metta al primo posto l'uomo

Piacenza - Un patto di solidarietà per il lavoro basato sui valori fondamentali della dignità umana anche nei periodi di profondo mutamento della realtà sociale. È quanto ha chiesto il vescovo Gianni Ambrosio ieri sera durante l’omelia nella messa dedicata ai lavoratori: «Coloro che hanno responsabilità non si dimentichino dei disoccupati, dei precari, di chi è schiavo del profitto anche la domenica e mettano invece sempre al centro il capitale umano». Una celebrazione promossa, come ogni anno, dall’Ufficio diocesano per la pastorale del lavoro in occasione della solennità di San Giuseppe Lavoratore e che ha visto la partecipazione in cattedrale di numerosi esponenti del mondo produttivo locale. Monsignor Ambrosio parte dalla prima lettura, dal libro della Genesi, ed osserva come il progetto di Dio preveda il lavoro dell’uomo e il primato della sua valenza etica. È da qui, da questo fondamento biblico inderogabile che «il lavoro non può essere considerato come uno dei tanti elementi impersonali dell’organizzazione produttiva». Il vescovo cita Giovanni Paolo II quando afferma il primato dell’uomo e dei suoi diritti in qualsiasi tipologia di mansione (anche la più umile e monotona) esso svolga, Benedetto XVI quando ammonisce a non far sì che la domenica venga omologata agli altri giorni della settimana. Traccia infine una carta di valori irrinunciabili «così come insegna la parola di Dio». Una sorta di vademecum per i vari esponenti delle categorie produttive, della scuola, per i rappresentanti dei manager che all’offertorio portano al vescovo una somma di denaro per la Casa della Carità. «Ogni ordinamento sociale deve fare in modo che il lavoro sia un bene umano fondamentale e sia accessibile a tutti - osserva Ambrosio -. È necessario che tutti siano in grado di cogliere le opportunità offerte». Poi «l’organizzazione e lo svolgimento del lavoro nel pieno rispetto della dignità umana e al servizio del bene comune». Ancora «il monito a non lasciarsi asservire da un lavoro, da un’organizzazione che disattende la centralità del capitale umano». Infine «il settimo giorno benedetto da Dio». «Da qui - evidenzia il vescovo - ha origine il riposo festivo che conferisce il senso al lavoro stesso affinché l’uomo non diventi schiavo della produzione e del consumo».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi, primo maggio 2008

martedì 29 aprile 2008

Ambrosio all'Apl: anche la malattia insegna il senso della vita

"Ho avuto modo di conoscere un’associazione simile all’Apl quando, qualche anno fa, un bimbo di un carissimo amico ebbe bisogno di un trapianto di midollo. Quella giovane coppia venne davvero aiutata da quell’associazione che gravitava intonto all'ospedale di Torino. Erano riusciti a ricreare una nuova realtà familiare che si prendeva cura dei malati e delle loro famiglie".
"Desidero ringraziare questa vostra associazione, l'Apl, perché, oltre alla cura della malattia c’è anche il prendersi cura della persona. Il malato chiede ovviamente la guarigione, ma insieme il malato chiede anche qualche cosa d’altro, ha bisogno di una mano amica per andare oltre. La malattia è una lezione, spesso triste, ma è una lezione circa il senso della nostra vita.
Ecco che dobbiamo lasciarci istruire dalla malattia nella sue diverse forme, perchè attraverso la malattia - come attraverso altre esperienze, speriamo più gioiose - noi scopriamo in tal modo il senso della nostra vita. La malattia è un’esperienza che ci introduce in qualche modo a quel mistero della vita in cui dobbiamo però saper scorgere, anche se magari in lontananza, un bagliore di luce. Se noi creiamo una mano amica, un contesto in cui umanizzare quegli aspetti enormemente sofisticati e tecnologici che la medicina di oggi comporta, ebbene davvero svolgiamo un compito grande. Magari senza saperlo, ma stiamo camminando davvero su quelle orme di Cristo che alla fin fine sono quelle che ci conducono al senso pieno della vita anche passando attraverso la sofferenza e il calvario.
Grazie per il bene che state facendo".

Così il vescovo Gianni Ambrosio è intervenuto questo pomeriggio al ventennale dell'Associazione Piacentina per lo studio e la cura delle leucemie e altre malattie del sangue (l'Apl) celebrato nella sala delle colonne dell'ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza.

lunedì 28 aprile 2008

Monari su Rai Uno per la messa della domenica

Ieri mattina la messa della domenica trasmessa su Rai Uno è andata in onda in diretta dal santuario di Santa Maria delle Grazie a Brescia. A celebrare il vescovo Luciano Monari, già vescovo di Piacenza-Bobbio e cittadino onorario di Piacenza. Ecco il testo della sua omelia.

"Leggiamo la realtà alla luce dell'amore di Gesù"


In Gesù uomo Dio si è fatto vicino agli uomini e si è manifestato come amore; per questo Gesù ha allietato una festa di nozze, ha sfamato le folle, ha aperto gli occhi a un cieco, ha ridato la vita a Lazzaro. È venuto, Gesù, perchè gli uomini abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza, perchè siano liberi nella verità e vivano la pienezza della gioia. Abbiamo così conosciuto, attraverso Gesù, il volto di amore del Padre. O meglio: i discepoli hanno visto il volto del Padre; per il mondo, invece, e cioè per tutto quello che nel mondo e nella storia pretende di affermarsi come autonomo, come assoluto... per il mondo Dio è rimasto ignoto.
Il mondo ha sì visto le opere di Gesù; ma non le ha né capite né accettate. Per questo la morte di Gesù lo sottrae definitivamente agli occhi del mondo; il mondo non lo vedrà più. Lo vedranno, invece, i discepoli perchè la loro vita si è aperta a Lui nella fede; lo amano, e non solo a parole ma con l’osservanza concreta dei suoi comandamenti.
Amare Gesù, infatti, equivale a osservare i suoi comandamenti. Questi non sono prescrizioni arbitrarie e capricciose che Gesù impone ai suoi discepoli; al contrario, essi esprimono semplicemente la forma di Gesù, il suo stile, i pensieri e i desideri del suo cuore, la logica delle sue scelte. Ai discepoli non viene chiesta l’obbedienza a una legge esterna ed estranea, ma piuttosto la comunione di amicizia con Gesù, la condivisione della sua anima: «Voi in me e io in voi» (Gv 14, 20). Voi in me attraverso l’amore e la conformità di vita; io in voi donandovi la vita e la gioia che mi vengono dal Padre nel quale sempre dimoro. Anche i discepoli dovranno conoscere l’amarezza del distacco da Gesù.
La sua morte non è apparente ma reale e la sua risurrezione non è tornare indietro a riprendere la vita di prima; è invece ingresso in una condizione di vita nuova e definitiva. E tuttavia Gesù può promettere: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14, 18). E spiega: «Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Paraclito, un difensore, perchè rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16). Gesù è stato, nel corso della sua vita terrena, un difensore per i discepoli: li ha protetti dalle paure e dalle seduzioni del mondo, li ha condotti a credere e conoscere l’amore del Padre, li ha fatti entrare in uno spazio alternativo di vita, uno spazio che è libero dai condizionamenti del mondo e riceve la sua forma invece dall’amore creativo di Dio. Di questo Paraclito Gesù dice che è lo «Spirito di verità» (Gv 14, 17) e poco prima aveva detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6): in lui e attraverso di lui si compie la rivelazione del Padre e quindi la rivelazione del suo amore per gli uomini. È questa rivelazione che dissipa le tenebre della paura e dell’errore e apre il cuore dell’uomo alla libertà e all’amore.
“Lo Spirito di verità” è quindi lo Spirito che opera in Gesù e fa sì che le parole di Gesù siano parole del Padre e le opere di Gesù siano opere del Padre. La perfetta corrispondenza del Padre e del Figlio nell’amore è frutto proprio dello Spirito che ora viene promesso da Gesù ai discepoli. Questo Spirito aprirà il loro cuore alla rivelazione dell’amore del Padre e trasformerà in questo modo pensieri, sentimenti, desideri dei discepoli perché tutto prenda la forma prodotta in essi dall’amore di Dio. Credere nell’amore, vivere dell’amore di Dio, lasciare che la propria vita prenda forma da questo amore, vivere l’amore fraterno fino al dono della propria vita come anche Gesù ha donato la sua vita per noi: tutto questo è l’opera che lo Spirito compie nella vita del discepolo; questa è la trasformazione che fa di fragili persone umane dei figli di Dio a immagine del Figlio Unigenito.
Questo il messaggio, difficile forse ma certo illuminante, del Vangelo di oggi. Le conseguenze? Che ogni cosa e ogni avvenimento può e deve essere interpretato alla luce della rivelazione di Cristo: amicizia e amore, lavoro e politica, cultura e ricerca, scienza e tecnica... cambiano significato secondo che siano interpretati in chiave di egoismo individualista che cerca solo di massimizzare il proprio vantaggio, o secondo che siano interpretate alla luce di un amore che tende a una reciprocità sempre più ampia e feconda tra le persone. Anche cultura e comunicazione possono lasciarsi illuminare da questo messaggio; ci verrebbero risparmiati i messaggi confezionati dalla volontà di stupire, di colpire emotivamente e ci verrebbe aperta la strada al riconoscimento di quell’amore che abita ogni parola e ogni gesto umano e che cerca faticosamente di venire alla luce.
† Mons. Luciano Monari,
Vescovo di Brescia

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

domenica 27 aprile 2008

"Don Narciso testimone di pace"

Pubblichiamo l'omelia del vescovo di Piacenza-Bobbio Gianni Ambrosio tenuta lo scorso 22 aprile a Bacedasco Basso per i funerali di don Narciso Acuti.

Cari fratelli e care sorelle,
siamo qui radunati attorno all’altare del Signore per invocare la pace eterna per il nostro fratello don Narciso Acuti. La nostra preghiera è piena di fiducia, perché poggia sulla Parola di Gesù che ci assicura il dono della sua pace (cfr. Gv 14, 27).
Gesù promette il dono della pace nel discorso di addio ai suoi discepoli. Prendendo congedo dai suoi durante l’ultima cena, Gesù li saluta nella forma del saluto abituale – l’augurio di pace ‑, ma sulle sue labbra questo saluto assume un significato più autentico e soprattutto un significato di totalità, di pienezza. Non si tratta solo di un augurio di pace, ma si tratta del dono della sua pace: Gesù dona la sua pace, la comunica realmente. La pace che Gesù dona è il compimento delle speranze e delle benedizioni messianiche. Anzi, il dono della pace di Gesù va oltre le più alte aspirazioni messianiche. Donando la sua pace, Gesù dona la pienezza della vita nella comunione definitiva e senza fine con Dio. Egli, mandato dal Padre, sta ora per tornare al Padre ma solo dopo aver donato la sua vita per i suoi, per la loro vita, per la loro riconciliazione, per la loro salvezza. La pace di Gesù nasce dalla sua vita donata e si nutre del suo amore. Così egli porta a compimento la missione che il Padre gli ha affidato. È questa la sua pace, la pace di Gesù, dono del suo amore. È questa la pace che Gesù ci dona con la sua morte e la sua risurrezione. Accettando ‑ e non subendo ‑ la passione e la morte, Gesù dimostra tutto il suo amore verso il Padre e tutto il suo amore per noi.
Proprio perché la pace di Cristo è il dono del suo amore totale e completo, l’apostolo Paolo può giustamente esclamare che «Cristo è la nostra pace». (Ef 2, 14).
Invocando la pienezza della pace per il nostro fratello don Narciso, vogliamo anche rendere grazie al Signore per il ministero svolto da questo sacerdote. Possiamo dire: rendiamo grazie al Signore per il ministero di pace attuato da don Narciso nei molti anni del suo servizio presbiterale. “Ministero di pace”: il Signore è stato mandato dal Padre a portare "pace agli uomini" amati da Dio, e ha poi mandato i discepoli a recare la lieta notizia che è pace. Portare ai fratelli la pace del Signore ‑ anelito insopprimibile presente nel cuore di ogni persona ‑, è la grande missione dei discepoli di Gesù: di tutti i discepoli, di tutti i battezzati, di tutti coloro che vivono la vita nuova della Pasqua del Signore. E in modo particolare questa missione è affidata a coloro che sono chiamati al ministero presbiterale, associati a Cristo sacerdote, e dunque orientati all’Eucaristia non solo celebrata ma vissuta in prima persona.
Il nostro don Narciso possa rendere grazie in eterno al Signore contemplando il suo amore e godendo della sua pace.
Possiamo ancora aggiungere un pensiero in riferimento alla prima lettura. Quando Paolo e Barnaba ritornano ad Antiochia, riuniscono la comunità – così come è riunita oggi la vostra comunità ‑ e riferiscono «tutto quello che Dio aveva compiuto per mezzo loro e come aveva aperto ai pagani la porta della fede» (At 14, 27a). Don Narciso possa rendere grazie al Signore anche osservando dall’alto “tutto quello che Dio ha compiuto” per mezzo del suo ministero, svolto per molti anni qui in questa sua parrocchia, aprendo a molti «la porta della fede» (At 14, 27b) e donando a tutti la pace del Signore.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

sabato 26 aprile 2008

Padre Pio, un viaggio nella macchina del tempo

Piacenza - Dieci mesi via da casa, poi, forse, un ripensamento o una cosa del genere, il figlio decide di tornare. «Ho pregato tanto Padre Pio per riavere il mio bambino e alla fine mi ha ascoltato». La signora Carla è una delle tante piacentine che da ieri sono a San Giovanni Rotondo per la prima giornata di esposizione del corpo del frate santo. Fa parte di un primo gruppo di cinquanta persone che sono arrivate in pullman con un pellegrinaggio organizzato dall’agenzia specializzata Memoribus Travel e guidato da Alessandro Molinelli. Ieri era il secondo giorno di esposizione della salma riesumata con 11mila persone prenotate per rendere omaggio al santo. Oggi tocca ai piacentini. Sul lo biglietto il rito del passaggio è fissato per le 13 e 30. A San Giovanni Rotondo si respira un clima di attesa e di grande serenità. È come entrare nella macchina del tempo e tornare indietro al 1968, quando il frate morì. Sono passati quarant’anni e la sua fama e la sua santità sono volate nel mondo. «È la prima volta che vengo qui - dice al telefono Salvatore Le Rose, 53 anni, che abita a Casalpusterlengo, ed è partito assieme alla sorella, alla cognata e alla moglie -. Ho visto tanti servizi in televisione, ne hanno parlato tutti, così ho voluto provare quest’emozione dal vivo, fare un’esperienza personale». «Qui abbiamo trovato tantissima gente - continua - abbiamo partecipato alla messa al santuario di San Michele e domani (oggi, per chi legge) vedremo padre Pio». È il primo viaggio anche per Maria Teresa Romanini, 50anni, impiegata in una scuola: «Sono venuta qui per non per chiedere una grazia o un miracolo ma per vedere con i miei occhi e per portare a casa una certezza in più. Appena finita la messa a San Michele è stato indescrivibile; una serenità, una partecipazione che difficilmentre si riescono a provare». Con lei c’è il marito, Pierluigi Cambula, 60anni, responsabile del personale di un’azienda: «Ho voluto accompagnare mia moglie, ma anche rendermi conto se davvero questo culto e questa devozione nei confronti di Padre Pio hanno ragion d’essere. Devo dire che la gente ci crede veramente e penso che a venire qui non si possa finire che per crederci ancora di più».
L’assistenza spirituale del pellegrinaggio è affidata al diacono Roberto Schiavi, diacono, per la terza volta a San Giovanni Rotondo: «La gente è contenta, sono saltate fuori storie commoventi di persone che sono venute qui per chiedere una grazia e per ringraziare». «Si respira un’atmosfera di fede molto intensa - evidenzia -, la gente ha bisogno di esperienze come queste».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 26 aprile 2008

giovedì 24 aprile 2008

Alla Santissima Trinità il Padre Pio piacentino

In occasione del 40° anniversario della morte (1968), del 90° anniversario della comparsa delle stimmate (1918), e in coincidenza con l'esposizione del corpo, l’Assoziazione Pugliesi di Piacenza ha organizzato per questa sera, alle ore 21, presso l’oratorio San Filippo Neri della Parrocchia della Santissima Trinità (Viale Dante angolo Via Manfredi), una serata dedicata a San Padre Pio. Monsignor Riccardo Alessandrini, parroco della SS. Trinità e coordinatore diocesano dei gruppi di preghiera “Padre Pio”, terrà una relazione sulla figura del Santo accompagnata da proiezioni di fotografie e filmati.
La serata è aperta a tutti.

mercoledì 23 aprile 2008

Un'estate per salvare San Pietro


Piacenza - Tutta l’“Estate sanpietrina” del 2008 sarà dedicata alla sensibilizzazione nei confronti del gigante malato e alla raccolta di fondi per il suo restauro. L’iniziativa giungerà quest’anno alla sua seconda edizione. Voluta dal parroco, don Giovanni Frazzani, si propone di rappresentare un punto di riferimento nel centro storico della città per coloro che in giugno, luglio e agosto, rimarranno a Piacenza. Ci sono serate, commedie in dialetto, musica, conferenze, tutte nel cortile della parrocchia di San Pietro. Il via alle manifestazioni si avrà il 12 giugno con un concerto del coro Vallongina di Alseno guidato da don Roberto Scotti. Il 28 di giugno vigilia della ricorrenza di San Pietro, vi sarà una celebrazione solenne con il vescovo Gianni Ambrosio.
Don Frazzani è il parroco di tre chiese che rappresentano altrettanti monumenti di grande pregio artistico nel centro storico di Piacenza, tutti e tre bisognosi di cure: la basilica di San Francesco, la chiesa di santa Maria in Gariverto (attualmente un cantiere è in corso nella zona del cortile) e, appunto, la chiesa di San Pietro.
Quest’ultima risalirebbe al IV secolo e nel 1584 fu il quartier generale dei Gesuiti che riedificano il tempio terminato nel 1666. Don Frazzani, per la cura delle anime, si avvale della collaborazione di due sacerdoti stranieri: don Simon Pierre Ntomb Ngue, vicario parrocchiale, e don Jose Valdir Silva do Carmo, collaboratore parrocchiale.

Il testo integrale su Libertà del 23 aprile 2008

Un appello per il campanile di San Pietro


Piacenza Il San Pietro piacentino si sta lentamente ma inesorabilmente sgretolando. L’estate scorsa un convegno riportò alla ribalta il degrado della splendida torre campanaria. A quasi un anno di distanza è il parroco, don Giuseppe Frazzani, a rilanciare una sorta di appello per il “gigante” malato. «Non possiamo più aspettare troppo tempo, occorre iniziare i restauri. Il campanile è incastonato tra i tetti degli edifici adiacenti che evidentemente non possono sopportare a lungo la caduta di mattoni e calcinacci». Per questo motivo don Frazzani, in attesa che le istituzioni provvedano, da parte sua ha iniziato a fare opera di sensibilizzazione tra i parrocchiani e gli abitanti del centro storico con una raccolta fondi che avrà il suo clou durante i mesi di giugno, luglio e agosto, quando andrà in scena, la seconda edizione dell’estate sanpietrina.
Il problema non è la stabilità della torre, quanto il suo continuo sgretolamento. «Per ora non abbiamo avuto grossi inconvenienti - osserva don Frazzani - però questo è un tema che vogliamo affrontare sia dal punto divista del campanile stesso sia della sua ubicazione, accanto alla prestigiosa sede della biblioteca Passerini-Landi». Edificata dai Gesuiti tra il 1610 e il 1666, la torre è stata realizzata a ridosso della sede originaria del tempio e si trova esattamente al centro dell’antica Placentia romana. Il vecchio parroco don Carlo Brugnoli aveva cercato di tamponare le cadute dei calcinacci con una rete metallica. Oggi l’intonaco esterno del campanile presenta esfoliazioni ed erosioni oltre a distacchi nel primo tronco. Il parafulmine sul cupolino è rotto e la scala interna alla cupola è in pessime condizioni. A suo tempo il costo del restauro era stato stimato in 400milioni di lire che oggi potrebbero essere intorno ai 200mila euro. «Rappresenta un simbolo per i piacentini - evidenzia il parroco -. È il piccolo San Pietro di Piacenza, l’unica chiesa piacentina che ha una copia del San Pietro in trono di Arnolfo Di Cambio custodita nella basilica vaticana. La scultura è stata posta proprio nella chiesa di via Carducci affinché ci fosse anche qui a Piacenza un luogo in cui fosse espressa la centralità di Pietro e con questa il senso dell’unità della Chiesa».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi, 23 aprile 2008

lunedì 21 aprile 2008

Morto don Narciso Acuti

E' morto ieri pomeriggio, alla Casa del Clero di via Torta, don Narciso Acuti, già parroco di Bacedasco Alto. Nato il 15 marzo 1916 ad Aione di Pellegrino Parmense, è stato ordinato sacerdote il 10 aprile 1943. Ha iniziato il proprio servizio pastorale come curato a Bedonia; nel 1947 è stato nominato parroco di Corniglia per passare, con lo stesso incarico, a Bacedasco Alto il 17 febbraio 1962. Ha rinunciato al mandato il 17 settembre 1995 e si è ritirato nella Casa del Clero Cerati. I funerali si terranno domani, pomeriggio, 22 aprile, nella chiesa parrocchiale di Bacedasco Alto e saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

venerdì 18 aprile 2008

Ambrosio: più che sufficiente un prete per mille abitanti

Piacenza - Duecentonovantacinque sacerdoti per 424 parrocchie suddivise in sette vicariati. Sono alcuni dei numeri che riporta l’annuario diocesano di Piacenza-Bobbio in uscita in questi giorni edito da “il nuovo giornale”. Cifre che, secondo una proiezione effettuata negli ultimi mesi dell’episcopato di monsignor Luciano Monari, sono destinate ad assottigliarsi sempre di più. Se la società civile è stata chiamata a raccolta per disegnare il proprio futuro in quel grande contenitore che è Vision 2020, anche il clero ha fatto, nel suo piccolo, la medesima cosa. Nel 2020, dai 295 sacerdoti di oggi si scenderà fino ai 120-150, un numero destinato ad assestarsi nel tempo. Dati che non preoccupano più di tanto il nuovo vescovo, Gianni Ambrosio. Primo perché «con le previsioni - dice - occorre essere molto cauti»; poi perché «oggi come oggi a Piacenza abbiamo un prete ogni mille abitanti, una delle percentuali più alte di tutta l’Emilia Romagna».
Monsignor Gianni Ambrosio visiona gli annuari diocesani delle altre diocesi vicine e fa i dovuti confronti: «Parma ha circa 304mila abitanti e 168 preti, uno ogni 1.700 abitanti. Bologna ha circa un milione di abitanti (955mila) con 431 preti, uno ogni duemila. Reggio Emilia ha 293 preti (come Piacenza-Bobbio, ma 500mila abitanti. Noi abbiamo circa 287mila abitanti per 295 preti, in pratica un sacerdote ogni mille persone». Una cifra che non preoccupa più di tanto il vescovo il quale la ritiene ancora sufficientemente adeguata a coprire le esigenze della diocesi: «Mi pare di dover dire, contrariamente a quello che si pensa e a quello che si scrive, che la situazione numerica dei preti in Piacenza-Bobbio è rosea rispetto alla realtà circostante. Che poi vi siano sacerdoti anziani va bene, ma questo vale anche per gli altri. Vorrei che ci si rendesse conto che noi abbiamo il doppio dei preti rispetto a Bologna». La preoccupazione di Ambrosio è che il clero lavori con determinazione nei vari ambiti della pastorale. «Un tempo la figura del sacerdote - osserva - aveva molteplici ambiti di attività anche extrapastorali che oggi non necessariamente lo riguardano in prima persona, dunque il numero dei preti attualmente è più che sufficiente».Il 2020 non lo preoccupa doppiamente. «Di fronte alle proiezioni - continua - sono sempre molto cauto perché un poco le conosco. Possono esserci situazioni che mutano da un giorno all’altro, novità che cambiano. Non mi pare che il futuro sia così oscuro per la chiesa piacentina. A Bologna ho incontrato uno storico che sta lavorando su Scalabrini. Mi diceva che la preoccupazione del vescovo era quella del numero delle vocazioni sacerdotali. Io pensavo che a quel tempo fossero numerose. Sbagliavo, perché erano scarse rispetto ad una popolazione molto consistente. Poi abbiamo visto una ripresa nel periodo della prima guerra e negli anni Cinquanta e Sessanta. Ci sono oscillazioni che non possono essere previste».
C’è comunque la risorsa dei laici: non dimentichiamo che in questa diocesi ci sono circa 40 diaconi ed un’altra dozzina sta per diventarlo.
Per il vescovo Ambrosio occorre valorizzare la cultura della vocazione. «Riguarda tutti - osserva - se fosse davvero un po’ più convincente credo che non dovremo avere così tanti timori per il futuro. La cosa più importante da fare è che tutti siamo consapevoli di essere chiamati a svolgere un’opera che senza il nostro operato non si compie. Se vogliamo che la nostra cultura umanistica proceda, tutti dobbiamo darci da fare affinchè questa vada avanti. Siamo chiamati alla vita e a darle un senso. Avere una cultura vocazionale vuol dire preparare il terreno per quelle particolari chiamate al servizio diretto ed immediato della Chiesa e del Vangelo. Se ricordiamo questo, avremo preparato un buon terreno perché anche il seme del sacerdozio possa attecchire».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi, 18 aprile 2008

Ambrosio e le sette: prima del diavolo occorre l'educazione

Piacenza (fri) «È un problema che non dovrebbe preoccupare solo la Chiesa ma l’opinione pubblica. Se una certa forma che si presenta come religiosa mette in crisi il bilancio famigliare è chiaro che si deve fare qualche cosa». Una decina di vescovi dell’Emilia Romagna era presente l’altro pomeriggio al convegno sulle sette e l’occultismo tenutosi a Bologna che ha avuto come relatore, tra gli altri, monsignor Gianni Ambrosio. “Religioni, filosofie e sette” era il tema dell’incontro bolognese.
«Se si lascia la piazza pubblica vuota, senza valori, è chiaro che ad un certo punto verrà occupata da qualcuno - ha osservato monsignor Ambrosio -. Il nostro impegno è che quella sia invece una piazza con un riferimento serio alla vita, con valori precisi e fondanti. Se c’è una pulsione in qualche modo amorale, allora stiamo pur certi che questo è il terreno di certe forme settarie. In un prato, se non è coltivato bene, arriva la gramigna». E il diavolo, quanto c’entra? «C’entra, è vero, anche il diavolo. Prima però di arrivare a lui ci sono tutta una serie di cose che dovrebbero essere messe in atto. Certamente poi nella storia c’è anche l’intervento di colui che è menzogna, che distrae rispetto al buon cammino».

Il testo integrale su Libertà di oggi, venerdì 18 aprile 2008

VIDEO/Ambrosio e il libro di Fisichella (seconda parte)

giovedì 17 aprile 2008

VIDEO/Ambrosio sul libro di Fisichella (prima parte)

Mario Tondini nuovo Provveditore di Curia

Questa mattina, nella Sala delle Colonne, il Vicario generale mons. Lino Ferrari e l'Economo della diocesi don Giorgio Bosini hanno presentato ufficialmente ai volontari e al personale della Curia diocesana il nuovo Provveditore, il sig. Mario Tondini. Si tratta di un incarico attualmente scoperto e nel passato svolto dallo scomparso Pino Vincini.
Non è facile sintetizzare i compiti del "Provveditore": la responsabilità legale ed effettiva del funzionamento logistico degli uffici della Curia è del Vicario generale e dell'Economo; il Provveditore si inserisce come coordinatore e come referente incaricato soprattutto di far sì che il "Palazzo" non solo risponda a requisiti di efficienza e di sicurezza, ma abbia anche la necessaria capacità di accoglienza come compete ad una struttura della Chiesa.
Ciò non toglie che vi siamo impegni strettamnente organizzativi (l'organizzazione - è stato osservato - è importante anche nella vita ecclesiale). Tra questi ricordiamo: la manutenzione dei locali e dei servizi; la messa in sicurezza dell'intero palazzo secondo la normativa vigente; coordinamento del personale e dei volontari per facilitare la collaborazione di tutti; aggiornamento dell'organigramma della Curia; assicurazione dei locali e delle persone; verifica e organizzazione dei pass per le auto che possono accedere al cortile del palazzo; acquisto del materiale d'uso; organizzazione di un servizio centrale per l'acquisto e la distribuzione della cancelleria, ecc..
Il Provveditore ha sede presso l'ufficio di segreteria dell'Economo.


Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio