domenica 9 novembre 2008

Ambrosio sull'Opus Dei: il lavoro come mezzo per la santità

Piacenza - Traspare da ogni risposta di san Josemarìa l’invito alla santità rivolto ad ogni cristiano, giovane o adulto, uomo o donna, celibe o sposato: la santità è la vocazione insita in ogni persona. I cristiani della Chiesa dei primi tempi si chiamavano ‘santi’, non per presunzione ma per convinzione: santi in quanto resi tali dalla bontà del Padre che ci ha conformati al Figlio suo Gesù Cristo.
Mi limito a citare una frase a tutti nota di san Paolo che può aiutarci a comprendere il progetto di Dio su di noi, il nostro legame intimo e profondo con Gesù e la nostra vocazione alla santità. Nella lettera ai Romani (8, 28-30), Paolo scrive: "Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati".
Le parole dell’apostolo Paolo sono la rivelazione del piano di salvezza che Dio ha predisposto gratuitamente e attua a nostro favore. Facciamo parte di questo progetto: le parole dell’apostolo ci interpellano, ci riguardano. L’uomo è la creatura di Dio, predestinata ad essere conforme all’immagine del Figlio unigenito di Dio, chiamata a diventare partecipe della pienezza della vita in Dio, per mezzo del Figlio suo, il Verbo fatto carne. Come vi è solidarietà in Adamo, così vi è – e in modo molto più profondo e radicale - solidarietà in Cristo, il Nuovo Adamo, il Figlio di Dio fatto uomo, che ci ha donato la sua stessa vita.
Credo che san Josemarìa Escrivà abbia profondamente assimilato questa verità rivelata che Paolo tratteggia nei suoi punti essenziali. Da qui il richiamo costante di san Josemarìa alla santità: ogni persona è chiamata alla santità, senza differenze fra celibi e sposati, fra sani e malati, fra i contesti più diversi e le più diverse condizioni di vita.
Il cristiano, divenuto figlio di Dio nel battesimo, viene trasformato interiormente dal dinamismo dello Spirito che lo rende capace di realizzare in pienezza la sua umanità in Cristo. La santità è il sì a Dio, accogliendo il suo piano di salvezza, corrispondendo alla sua chiamata. Ma la santità è pure il sì alla nostra umanità rinnovata in Cristo Gesù.
Nel mettere in risalto l’universale chiamata alla santità e alla pienezza della propria umanità nell’unione con Cristo, san Josemarìa è portato a valorizzare l’attività umana in quanto luogo di incontro con Dio e con i fratelli.
A me pare davvero geniale questa visione unitaria di Josemarìa: tutto l’umano, compreso il lavoro e la fatica dell’uomo che lavora, entra nel cristiano e la pienezza cristiana, con il dono della grazia, entra e opera nell’umano. San Josemarìa ha insistito con particolare forza sul fatto che la vocazione alla santità non consiste in azioni od esperienze straordinarie ma risiede nel vivere da figli del Padre la vita quotidiana. Quasi prolungando nella storia e nell’esperienza di ciascuno il mistero dell’incarnazione, Josemarìa ritiene straordinaria proprio la quotidianità e la ferialità perché lì si realizza la vita dei figli di Dio.
Allora il lavoro, che è una fondamentale caratteristica della vita umana, acquista un ruolo centrale nella santificazione del cristiano e nell’apostolato cristiano. Non solo il lavoro è una realtà umana redenta da Cristo, in quanto assunto da Cristo stesso, non solo è mezzo e cammino di santità, ma diventa una realtà santificante.
San Josemarìa ci ha insegnato e ci insegna a vivere la connessione fra il dinamismo naturale dell’operare umano e il dinamismo trasformante della grazia di Dio in noi. Insieme a voi rendo grazie a Dio per il dono di san Josemarìa, per il suo grande esempio e per il suo profondo insegnamento.


sabato 8 novembre 2008

Emergenza Congo, l'appello della Caritas di Piacenza-Bobbio

Piacenza - La Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio sostiene gli interventi di Caritas Italiana a favore della popolazione colpita dagli scontri armati nell’Est della Repubblica Democratica del Congo.
In due distinti teatri di guerra, rispettivamente al confine con Uganda e Burundi e con il Sudan, si stima vi siano circa 110.000 famiglie (660.000 persone) in situazione di estremo bisogno: sfollati che necessitano di urgente assistenza umanitaria, alimentare e sanitaria.
La Caritas diocesana che da anni segue con attenzione e apprensione la situazione nel paese africano – anche attraverso visite dei propri operatori – lancia un appello a sostenere tramite offerte gli interventi in corso. Caritas Italiana in particolare ha già risposto con un primo contributo di 50.000 euro che si affianca agli interventi ordinari già attivi da tempo: recupero di bambini soldato, progetti di sviluppo rurale, microcredito, interventi sanitari.
Per sostenerne l’azione si possono inviare offerte a C/C postale n. 347013 (causale “EEMERGENZA CONGO”) intestato a Caritas Italiana oppure contattare la Caritas diocesana allo 0523-332750 o consultarne il sito www.caritaspiacenzabobbio.org per aggiornamenti e informazioni su altri canali per la donazione.

venerdì 7 novembre 2008

Nomine, a sorpresa slitta don Dosi

Piacenza- Con la nomina di don Giuseppe Basini a parroco di Sant’Antonino si rende ufficialmente vacante la segreteria vescovile. Il decreto dell’ordinario diocesano - inviato alla stampa ieri e pubblicato oggi su il Nuovo Giornale - rende noto che, in data 30 ottobre 2008, «il molto reverendo Basini don Giuseppe è stato nominato parroco della parrocchia di Sant’Antonino Martire in Piacenza, resasi vacante in seguito alla rinuncia dell’ultimo titolare, il molto reverendo Zancani monsignor Gabriele, legittimamente accettata in data propria». «Il molto reverendo Basini don Giuseppe - continua il comunicato -, già amministratore parrocchiale della medesima parrocchia sede plena, lascia i precedenti incarichi e a norma degli statuti del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino ne diventa prevosto». Nel comunicato, a sorpresa, non si dice nulla della nomina di don Celso Dosi a sostituto di don Basini. Una nomina attesa ieri anche negli ambienti curiali. Nulla di fatto. A quanto si è appreso, il motivo del ritardo sarebbe da ricondurre agli impegni che don Dosi mantiene a tutt’oggi all’Università Cattolica e al Collegio Sant’Isidoro. Il nuovo segretario dovrebbe essere tale solo a tempo pieno, o quasi. Ragion per cui, il vescovo ha deciso di attendere. In buona sostanza, oggi come oggi, non esiste più alcun segretario vescovile. Il “filtro” del vescovo è il diacono Pierluigi Marchionni. Quest’ultimo si divide anche con il ruolo di cerimoniere vescovile, assieme a don Fabio Galli e al laico Tiziano Fermi, presidente di Domus Justinae. Un incarico - anche quello da cerimoniere - da riassegnare, visto il forfait (anche qui non ufficiale) di monsignor Renzo Rizzi, impegnato a tempo pieno come giudice del Tribunale ecclesiastico regionale. La nomina di ieri è stata accompagnata da quella di don Emanuele Massimo Musso ad amministratore parrocchiale di San Paolo in Pieve di Campi e San Giacomo in Campi (comune di Albareto, provincia di Parma). Inoltre gli è stato conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale nell’ambito dell’Unità pastorale 1 del Vicariato Val Ceno - Val Taro.
fri

Il testo su Libertà del 7 novembre 2008

Don Basini: la segreteria del vescovo punto d'ascolto per la città

Piacenza - Dodici anni con Monari, otto mesi con Ambrosio. Per don Giuseppe Basini si chiude ufficialmente, con la pubblicazione della nomina su il Nuovo Giornale (l’organo ufficiale della diocesi di Piacenza-Bobbio), l’esperienza di segretario vescovile. Da oggi l’ex braccio destro di due vescovi regge la parrocchia di Sant’Antonino come parroco. Farà il suo ingresso ufficiale nella basilica domenica 16 novembre alle ore 10 e 30. «Lascio un’esperienza bella per tanti motivi - ricorda don Basini -: è stata l’occasione per apprezzare una persona (il vescovo Luciano) che ha realizzato, a mio parere in modo pieno, il suo ministero episcopale, sia nella capacità di dialogo con Piacenza, sia nella relazione con i sacerdoti e con un occhio di speciale attenzione per chi vive una situazione di difficoltà». Giovane (nato a Parma il 5 maggio di 43 anni fa), dal volto buono, con il suo metro e novanta e passa di altezza ha il classico physique du rôle da segretario particolare di vescovi e cardinali. La segreteria di Monari, negli anni, è diventata una sorta di segreteria aperta, un punto di incontro tra la diocesi e la società. Il segretario, dunque, non un portaborse ma l’operatore principale di questo sportello a diretto contatto con i cittadini. «Abbiamo cercato di accogliere tutti senza nessun filtro - racconta -. Le richieste sono sempre tantissime: per appuntamenti di carattere culturale, sociale, di evangelizzazione, o anche solo per esprimere gratitudine al vescovo, stringendogli semplicemente la mano; una gratitudine di persone anche molto semplici, colpite da una relazione, da un’omelia. Sono queste le esperienze più belle e sorprendenti che porto nel cuore».
Nello studio di monsignor Monari sono passati in tanti: dal clochard al giornalista Enzo Biagi, dal cardinale Camillo Ruini all’attrice Claudia Koll, da Ernesto Olivero a don Luigi Ciotti. In media don Basini doveva fare da “semaforo” ad una cinquantina di persone alla settimana; all’inizio il lunedì, poi quando c’era tempo.
«Fare il segretario di un vescovo è un’esperienza che ti porta a conoscere la realtà della chiesa diocesana e delle istituzioni provinciali» prosegue Basini. Con l’arrivo di monsignor Ambrosio, poco o nulla sembra essere cambiato: «Il vescovo Gianni ha avuto da subito un profondo rispetto dello stile maturato in questi dodici anni». Qualcuno azzarda dei confronti: c’è chi dice che le udienze di Ambrosio sono più lunghe perché all’attuale presule piace molto chiacchierare. Sorride don Basini e, da buon segretario, se la cava con vaticana diplomazia: «Diciamo che, nel desiderio di conoscere la nostra realtà, dà maggiore spazio ai suoi interlocutori. Il compito del segretario è anche un po’, antipatico dovendo dare un ritmo alla scansione delle udienze».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 7 novembre 2008

Udienze, sacerdoti dal vescovo un giorno alla settimana

Diocesi di Piacenza-Bobbio Ufficio stampa

La seduta del Consiglio Presbiterale Diocesano


Le relazioni tra i sacerdoti, tra sacerdoti e vescovo, tra sacerdoti e laici sono state al centro della riunione del Consiglio presbiterale che si è tenuta questa mattina, giovedì 6 novembre, nella Sala degli Affreschi di Palazzo Vescovile sotto la presidenza di mons. Gianni Ambrosio e il coordinamento di don Federico Tagliaferri. Il Consiglio ha così accolto le indicazioni contenute nella relazione che, nell'ultima seduta, aveva tenuto ai presbiteri il teologo don Roberto Vignolo che a sua volta era partito dall'analisi delle relazioni di Gesù con i suoi discepoli. E' stato un dibattito che ha affrontato, con molto pragmatismo, sia le luci sia le ombre del rapporto che vi è oggi tra i membri del presbiterio diocesano: le varie indicazioni saranno ora raccolte in un documento di lavoro per agevolare il "passaggio" delle varie indicazioni da un organismo, tutto sommato riservato (il Consiglio presbiterale o "Senato del Vescovo", è appunto un organismo che collabora con il Vescovo nel governo della diocesi), a tutti i membri del clero piacentino. In chiusura alcune osservazioni del vescovo mons. Ambrosio: quello di questa mattina (sintetizziamo) è stato un confronto che ci fa crescere, tuttavia occorre tenere presenti l'importanza e la centralità della relazione con Gesù; ogni relazione deve svolgersi all'interno della fede e la presa di coscienza che quello che Gesù ha fatto con noi continua ("Il Signore è il fine della storia"); all'interno della comunità ecclesiale le relazioni siano finalizzate a consolidare il concetto di Chiesa; concretezza e attenzione alla persona in ogni relazione (una buona spiritualità porta inevitabilmente anche all'apertura e alla disponibilità verso l'altro).
Nel corso dell'incontro era stata avanzata la proposta che il Vescovo ogni settimana metta a disposizione alcune ore per incontrare i sacerdoti senza la richiesta di alcuna prenotazione. "Un momento in cui un sacerdote possa andare dal Vescovo, magari per digli solo come sta". Mons. Ambrosio ha precisato che già da tempo stava pensando ad una tale possibilità ("Mi hanno detto, alcuni non verranno, allora andrò io a trovarli"); dal prossimo anno verrà stabilito un giorno di "udienza libera" riservata al clero.
Quella di questa mattina è stata anche una seduta ricca di comunicazioni. Il vicario generale mons. Lino Ferrari ha precisato quanto segue: il 7 dicembre in cattedrale verranno ordinati alcuni diaconi, ora seminaristi del Collegio Alberoni; il 22 novembre alla Bellotta si riunirà il Consiglio Pastorale Diocesano; sempre il 22 novembre a Fiorenzuola, alle ore 16, verranno ordinati due diaconi permanenti; il 27 novembre si terrà l'incontro di formazione per il clero sull'affettività, interverrà don Enrico Parolari della diocesi di Milano; il 29 novembre faranno il loro ingresso nella sede di Veano le Suore Adoratrici ed è previsto un rito in cattedrale alle ore 16; il 23 novembre nella messa vespertina in cattedrale verranno ricordati i Vescovi piacentini defunti; il 16 dicembre ricorre il 25° anniversario della morte del vescovo Enrico Manfredini. Mons. Ferrari ha poi invitato i sacerdoti a far pervenire al Nuovo Giornale - entro dieci giorni - le eventuali modifiche da apportare alla nuova edizione dell'Annuario diocesano.
Dall'Economo, don Giorgio Bosini vi è stata la richiesta di indicazioni su alcuni temi relativi all'amministrazione della diocesi. Per il protrarsi della seduta l'argomento è stato rinviato alla prossima seduta; ricordiamo in breve i temi proposti: che cosa fare con il patrimonio delle parrocchie, non utilizzato per il culto e per l'attività pastorale, e ormai fatiscente? E' il caso di costituire un'agenzia che lo gestisca e lo valorizzi? decentrare nei sette vicariati, con il ricorso a tecnici, parte dell'attività amministrativa; trovare in ogni vicariato una persona che promuova, anche sul piano pastorale, il sostentamento del clero attraverso il Sovvenire (8 per mille); recupero crediti: molti prestiti alle parrocchie non sono rientrati e questo toglie risorse ad altri; gestione di Palazzo Vescovile: "dare forma giuridica" al Provveditore, di recente nominato; criteri per rendiconto amministrativo e bilancio di una parrocchia; rispetto delle autorizzazioni canoniche. Il Consiglio Presbiterale tornerà a riunirsi il 4 dicembre prossimo (la seduta di febbraio è stata spostata al 12 dello stesso mese).

giovedì 6 novembre 2008

NOMINE: Don Basini parroco di Sant'Antonino

Con decreto vescovile in data 30 ottobre 2008 il M. R. Basini don Giuseppe è stato nominato parroco della parrocchia di Sant’Antonino Martire in Piacenza, resasi vacante in seguito alla rinuncia dell’ultimo titolare il M. R. Zancani mons. Gabriele, legittimamente accettata in data propria. Il M. R. Basini don Giuseppe, già amministratore parrocchiale della medesima parrocchia “sede plena”, lascia i precedenti incarichi e a norma degli statuti del Capitolo della Basilica di Sant’Antonino ne diventa prevosto.

Con atto proprio dell’ordinario diocesano il M. R. Musso don Emanuele Massimo, finora vicario parrocchiale della parrocchia di Podenzano, è stato nominato amministratore parrocchiale di:
* San Paolo Apostolo in Pieve di Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma;
* San Giacomo Maggiore in Campi, Comune di Albareto, Provincia di Parma. Ed inoltre è stato a lui conferito l’incarico di collaboratore nel servizio pastorale nell’ambito dell’Unità pastorale 1 del Vicariato Val Ceno - Val Taro.

Piacenza, dalla Curia Vescovile, 5 novembre 2008

il Cancelliere Vescovile
don Mario Poggi

mercoledì 5 novembre 2008

Opus Dei a Piacenza, laici impegnati nella società

Piacenza - L’Opus Dei piacentina si presenta. Lo fa invitando uno dei primi numerari italiani, l’ingegner Lorenzo Revojera, e proiettando all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano lo storico filmato con le testimonianze di San Josemaria Escrivà, il fondatore dell’Opera nel 1928. Esattamente ottant’anni fa. «Non capita spesso di avere un filmato in cui parla un santo» osserva Revojera che, non a caso, definisce Escrivà «santo della vita odierna». Revojera fu il primo a Milano nel 1950, a chiedere l’ammissione all’Opus Dei. Pensionato, scrittore di libri di montagna, celibe, è numerario della prelatura.
«Per abbracciare l’Opus Dei - dice - è indispensabile la disponibilità a lasciarsi formare, fino ad arrivare ad un particolare grado di vita interiore da poter sopportare il peso di una vita impegnativa». In cui, ad esempio, c’è il cilicio, la pratica di mortificazione corporale che lo stesso Revojera ammette talvolta di far uso nei centri dell’Opera. «Far parte dell’Opus Dei significa studiare molto - mette in chiaro -, fare due mezz’ore di adorazione al giorno, la messa quotidiana. C’è un piano di vita da seguire piuttosto serio che consente poi di svolgere un apostolato a 360 gradi». C’è anche un lato oscuro della prelatura personale che Revojera ci tiene a smentire: «L’Opus Dei non ha nulla di segreto tanto è vero che abbiamo anche un sito internet che dice tutto di noi. Le porte dei nostri centri sono aperte, non c’è nulla di misterioso e anche questa supposta ricchezza è una favola. Tutte le nostre opere sociali sono assolutamente in deficit (collegi universitari, scuole, centri per l’infanzia, ambulatori)». «Queste dicerie - secondo il numerario - si sono create per due motivi: prima di tutto perché il diavolo esiste, poi perché la Chiesa è sempre stata calunniata nel passato, cominciando addirittura da Nostro Signore, andando avanti con i martiri cristiani fino a Padre Pio».
Si proietta il filmato di San Escrivà. Il suo messaggio è estremamente attuale: «La promozione dei laici nella chiesa con responsabilità apostolica formativa anche pubblica e poi il messaggio della santificazione della vita ordinaria. Il nostro lavoro può essere il cammino dello nostra santità, della nostra perfezione nel mondo, se lo facciamo con spirito di servizio. A cominciare dalla famiglia per entrare nella società e anche nella politica con la massima libertà per tutti».
I soprannumerari a Piacenza sono 4 o 5: «Ma qui abbiamo moltissimi cooperatori ed amici che seguono la nostra attività e vengono ai nostri ritiri». All’incontro è stato invitato il vescovo Gianni Ambrosio. «San Escrivà ha felicemente messo insieme - osserva il presule - l’attività umana, quindi il senso del lavoro, e l’attività di Dio attraverso la grazia».
fri

Il testo integrale su Libertà di oggi, 5 novembre 2008

Il ricordo di don Benzi, "pretaccio" di strada

Piacenza - L’eredità di don Oreste Benzi viene raccolta e portata avanti ogni giorno a Piacenza e provincia dalle tre comunità Papa Giovanni XXIII° che attualmente stanno ospitando 22 persone come fossero le loro famiglie. La figura del sacerdote fondatore della Papa Giovanni XXIII°, ad un anno dalla morte, è stata ricordata in San Pietro con un convegno, una proiezione e una messa (celebrata in serata dal vescovo Gianni Ambrosio). «È importante portare avanti la missione di don Oreste. Siamo tutti suoi debitori di una crescita grandissima». Gli brillano gli occhi quando ne parla Mauro Carioni, responsabile di una delle case piacentine della comunità. Tocca a lui introdurre gli ospiti, ieri pomeriggio, nella chiesa di San Pietro. «Continuare l’opera di don Oreste è il nostro impegno - ribadisce -. Lui è stato il fondatore e il trascinatore. Oggi è il tempo della comunità, dobbiamo cogliere ciò che ci ha insegnato e portarlo avanti». «Cerchiamo innanzi tutto di dare una famiglia a chi non ce l’ha: è lo slogan di don Oreste - ricorda Carioni -. Ci diceva sempre che Dio ha inventato la famiglia; gli uomini, invece, gli istituti, le case di riposo, eccetera». «La famiglia è il luogo dell’accoglienza - prosegue -, la base sicura sulla quale si possono poi fare tutti gli interventi specialistici. Sentirsi accettati ed accolti per quello che si è, è la base per accogliere le persone, anche quelle più in difficoltà. Notiamo un grande aumento di disagio giovanile, delle ragazze di strada. C’è un lavoro stupendo che fa don Giuseppe Sbuttoni sui marciapiedi: quando vengono da noi cercano il recupero».
Assente l’ex direttore della Gazzetta dello sport, Candido Cannavò, per un malore. Ha scritto “Pretacci, storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiedi”, citato dalla moderatrice dell’incontro, Rosanna Montani.
C’è don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana. «Don Benzi non ha avuto paura di mischiarsi con chiunque - dice -, di andare incontro ai giovani e ai meno giovani che sono in difficoltà con la semplicità, con lo spirito di accoglienza che lo contraddistingueva». «Ha trascinato la Chiesa anche nei luoghi più difficili - continua -. È stato un grande esempio. Oggi c’è la tentazione di ritirarsi in privato, di far fronte da soli ai nostri personali problemi, anche da parte delle nostre comunità cristiane. Don Oreste, invece, ha sempre invitato ad andare incontro, ad uscire là dove c’è bisogno». C’è Edoardo Martinelli, allievo di don Lorenzo Milani a Barbiana, dal 1964 al 1967 (dai 14 ai 18 anni): «Don Milani e Don Benzi: entrambi sono due mistici mancati. La dedizione, il coraggio, la coerenza sono gli elementi comuni; per il resto sono figure completamente diverse: il priore di Barbiana dà la precedenza alla scuola; don Benzi invece attraversa tutti i vicoli tortuosi della vita, anche quelli più marginali, dove ci si infanga».
fri

Il testo su Libertà del 4 novembre 2008

martedì 4 novembre 2008

Morto don Renato Braghieri, l'ex parroco di Statto

E' MORTO DON RENATO BRAGHIERI

E’ morto, ieri pomeriggio, all’Ospedale civile di Piacenza, don Renato Braghieri, già parroco di Statto ed ora ospite della Casa del Clero di via Torta.
Don Renato Braghieri era nato a San Lazzaro Alberoni (allora Comune autonomo) il 6 giugno 1916 ed era stato ordinato sacerdote il 16 marzo 1941. Ha iniziato il servizio pastorale come parroco di Ebbio per passare nel 1954 alla guida della parrocchia di Muradello. Dal 1972 è stato cappellano alla casa di riposo delle Suore di Sant’Anna al Gargatano; il 10 gennaio 1984 il Vescovo lo ha nominato parroco di Pigazzano e il 27 settembre 1989 di Statto.
Ha rinunciato alla parrocchia il 1° agosto 2004 e si è ritirato alla Casa del Clero.

I funerali saranno presieduti dal vescovo mons. Gianni Ambrosio e saranno celebrati domani, 5 novembre, alle ore 9,30 in cattedrale.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

domenica 2 novembre 2008

Sant'Antonino, don Basini parroco il 16 novembre

Piacenza - Don Giuseppe Basini, il nuovo parroco della basilica di Sant’Antonino, farà il suo ingresso solenne domenica 16 novembre (alle ore 11) in occasione della festa della traslazione delle reliquie del santo. Lo ha reso noto il foglio informativo settimanale della parrocchia della cattedrale, Domus notizie, diffuso ieri. La nomina di don Basini - si legge sempre nel foglio - arriva contemporaneamente alla rinuncia di monsignor Gabriele Zancani per motivi di salute. Il decreto di nomina firmato dal vescovo dovrebbe essere reso pubblico - dopo una lunga attesa - alla volta di giovedì prossimo. Contestualmente sarà resa nota anche la nomina del nuovo segretario vescovile, don Celso Dosi, che andrà dunque a prendere il posto di don Giuseppe Basini. La lunga attesa per la pubblicazione dei relativi decreti vescovili potrebbe essere legata al fatto di voler raggruppare in una sola “infornata” un certo numero di nomine: quelle appena citate e, probabilmente, alcune altre.

Il testo su Libertà del 2 novembre 2008

Ambrosio: Ognissanti è una festa di famiglia

Piacenza - «È una festa di famiglia quella che noi celebriamo oggi, la festa della famiglia di Dio. La festa di tutta la Chiesa, quella celeste che ha raggiunto il traguardo atteso dall’uomo e voluto da Dio e la Chiesa pellegrinante, ancora in cammino verso la meta ultima definitiva».
Il vescovo Gianni Ambrosio si è rivolto così ai fedeli che ieri hanno affollato il cimitero urbano per la festa di Ognissanti, nel primo dei due giorni dedicato a chi non c’è più. Era la prima volta del vescovo Ambrosio in questa particolare celebrazione che per tradizione si tiene all’aperto, con l’altare posto davanti al famedio e la gente in piedi nel vialetto centrale e, chi non ci sta, tra le lapidi dei sepolcri ornate di fuori.
«È motivo di consolazione - dice il vescovo - sapere che abbiamo molti amici che hanno vissuto e vivono l’amicizia in Dio. Ora la vivono nella pienezza. Questi amici che ci hanno accompagnato e preceduto vivono per sempre l’amicizia in Dio ma non dimenticano l’amicizia con ciascuno di noi, anzi ci assicurano la loro compagnia e la loro preghiera». Il Vangelo di ieri presentava l’annuncio delle beatitudini. «I santi sono l’interpretazione convincente di questa pagina - osserva il presule -; la vita quotidiana, anche nei suoi aspetti apparentemente banali, anche nei suoi lati a volte oscuri, negli ostacoli di cui è piena, è la strada della santità, è il luogo in cui vivere e testimoniare la fede, la speranza, la carità». La certezza cristiana: «I nostri fratelli e le nostre sorelle che oggi festeggiamo sono beati perché hanno accolto l’annuncio del Vangelo, l’hanno vissuto qui su questa terra. Ci ricordano che anche noi siamo chiamati ad essere un giorno totalmente partecipi della vita di santità e di amore in Dio». «I problemi di ogni giorno sono importanti ma non possiamo lasciarci chiudere nel nostro piccolo mondo quotidiano - prosegue Ambrosio - perchè rischiamo di dimenticare il grande desiderio di santità, di vita nuova presente in noi. Siamo invitati a rispecchiarci nelle beatitudini che sono innanzi tutto un dono e che diventano un impegno, una testimonianza di vita da attuare nella fedeltà e nella coerenza».
fri

Il testo integrale su Libertà di oggi, 2 novembre 2008

sabato 1 novembre 2008

Il ricordo di don Benzi ad un anno dalla morte


Piacenza - I membri della Comunità Papa Giovanni XXIII presenti nella Diocesi di Piacenza –Bobbio organizzano un evento commemorativo per ricordare il primo anniversario della morte – per noi nascita al cielo – del proprio Fondatore Don Oreste Benzi. La Comunità Papa Giovanni XXIII è presente nella provincia di Piacenza con 3 Case Famiglia ( a Caorso, a Piacenza, a Fiorenzuola), 1 casa di preghiera ed accoglienza (Rottofreno), 2 famiglie accoglienti per un totale i 14 aderenti. Attualmente sono accolte 20 persone. Nel mondo si calcola che ogni giorno circa 40 mila persone mangiano alla tavola predisposta dalla Comunità, che è ormai presente in tutti i continenti con le su strutture ed attività di condivisione. La Comunità Papa Giovanni XXIII ha scelto di ricordare la scomparsa di Don Oreste il giorno 3 novembre 2008 nella Chiesta di San Pietro a Piacenza (Via Carducci angolo Via Romagnosi) attraverso un evento commemorativo articolato in più fasi:
ore 17,30 Tavola Rotonda sul tema educativo: Si parla di emergenza educativa. Chi è in emergenza? I figli che non ascoltano? I genitori che non sanno che fare? La società? Intervengono Candido Cannavò, autore di Pretacci e già direttore ella Gazzetta dello Sport Don Nicolò Anselmi, direttore dell’Ufficio Nazionale di Pastorale Giovanile-Cei Edoardo Martellini, alunno di Don Lorenzo Milani e Coordinatore Centro Studi L.Milani di Vichio
Ore 19,30 Ascoltiamo don Oreste attraverso la proiezione del documentario-intervista “Do you love Jesus”
Ore 20,30 Ascoltiamo don Oreste attraverso la lettura di suoi scritti sui temi educativi Ore 21 Santa Messa presieduta dal Vescovo di Piacenza S.E. Gianni Ambrosio.

venerdì 31 ottobre 2008

L'esorcista di Parma:il demonio si scaccia con il Vangelo

Piacenza - «Oggi, attraverso i mass media e la tv, vengono presentate interpretazioni cattive della società odierna, la nostra fantasia diventa dunque invasa da quello che fa il demonio nel mondo. Occorre esorcizzarlo. Come? Ascoltando cose buone, guardando cose belle. In molte case non c’è neppure un’immagine religiosa, un quadro sacro; come si fa ad essere aiutati ad esorcizzare la propria fantasia?!» È il senso delle presenza di don Pietro Viola, esorcista di Parma, ieri nella chiesetta di San Giuseppe all’Ospedale, tra l’aria satura di incenso, la lunga fila al centro della navata per l’unzione degli infermi, la preghiera finale di guarigione. Erano circa 150 le persone che ieri hanno risposto all’invito di don Virgilio Zuffada, parroco della chiesa dell’ospedale piacentino. Con il permesso del vescovo e dei parroci, ha organizzato una serie di messe di guarigione ogni ultimo giovedì del mese. Il lato “maligno” della sofferenza è stato affrontato ieri da don Viola. «Lavoro con i malati psichici e con i posseduti - ha esordito -, ma tutti noi siamo in grado di fare opera di esorcismo. Quando il prete spiega il Vangelo caccia il demonio dalla mente dei fedeli. Il demonio è contrario alla verità del Vangelo e se si legge il Vangelo e la nostra mente si lascia illuminare, viene esorcizzato».
fri

Il testo su Libertà di oggi, 31 ottobre 2008

giovedì 30 ottobre 2008

Vicari e moderatori, incontro con il vescovo

Alla Bellotta di Pontenure
incontro Vicari episcopali e Moderatori delle Unità pastorali


Martedì e mercoledì, 28 e 29 ottobre scorso, alla Bellotta di Pontenure, il Vescovo ha riunito i Vicari episcopali e i Moderatori delle 39 unità pastorali per l'annuale verifica del lavoro svolto. Il programma dell'incontro ha compreso una relazione di un pastoralista della diocesi di Milano, l'esperienza di sacerdoti piacentini sulle Unità Pastorali di città, pianura e montagna e poi le valutazioni del vescovo mons. Gianni Ambrosio, sempre sulle UU.PP.. Anche se erano già state presentate un paio d'anni fa, il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha illustrato i compiti delle figure legate alle nuove circoscrizioni pastorali: i Vicari territoriali e i Moderatori. Il vicario generale mons. Lino Ferrari ha passato in rassegna i possibili cambiamenti ai confini delle UU.PP., mentre mons. Tarli ha tenuto una relazione sui diaconi permanenti e sul loro variegato ministero.
Nella seconda giornata di lavoro il vicario episcopale per la pastorale mons. Giuseppe Busani ha parlato del programma pastorale dell'anno in corso; il Vescovo ha illustrato gli estremi della futura missione popolare diocesana, mentre alcune comunicazioni hanno informato i presenti su singoli settori.

Di seguito una sintesi delle due giornate.

L'ESPERIENZA DELLA DIOCESI DI MILANO. La vicina diocesi ambrosiana da alcuni anni sta sperimentando nuove circoscrizioni pastorali che possono essere rapportate alle nostre Unità pastorali. E' una riforma ancora in fase di analisi: ne ha parlato don Luca Bressan, docente di teologia pastorale.
L'attenzione si è poi spostata su Piacenza con alcune riflessioni di Moderatori delle tre zone geografiche diocesane: città, pianura e montagna. Per le Unità pastorali cittadine è intervenuto don Federico Tagliaferri, parroco del Preziosissimo Sangue e moderatore dell'UP. 5 (parrocchie del Preziosissimo Sangue, San Corrado e San Vittore), che conta circa 18 mila abitanti. Don Tagliaferri ha richiamato le finalità dell'U.P. che sono l'espressione di una nuova situazione di Chiesa da raggiungere attraverso diverse tappe: promuovere momenti di vita fraterna per i presbiteri e sostenerli nei loro ritmi di lavoro e riposo; valorizzare i rapporti tra la gente; valorizzare il laicato e salvaguardare le storie delle singole comunità con una particolare attenzione al territorio.
Quali sono stati i tentativi fatti fino ad ora per la realizzazione di queste tappe di percorso? Incontri mensili tra i presbiteri alternati nelle singole parrocchie, disponibilità per Messe e per supplenze tra presbiteri, visite alle parrocchie nei momenti di festa per consolidare i rapporti, pellegrinaggi di U.P., anche all'interno dello stesso territorio. Vi sono poi le iniziative che rientrano nella programmazione tipica dell'U.P.: corsi per fidanzati, formazione dei catechisti, momenti di ritrovo e vacanze estive dei giovani.
Non mancano i problemi come paure generate da cambiamen6i della situazione pastorale dei presbiteri che temono il nuovo ed il confronto; a volte si fanno sentire campanilismi tra le varie comunità; auspicabile la gestione degli spostamenti (alcune famiglie, a seconda delle valutazioni del momento, tendono a spostarsi, per la loro partecipazione alla vita religiosa, da una parrocchia all'altra).
Nel complesso don Tagliaferri ha dato un giudizio positivo sul percorso delle UU.PP.: dall’esperienza vissuta se ne intuisce la portata delle potenzialità. Quella delle UU.PP. è una strada che passa soprattutto attraverso la volontà dei presbiteri: è un limite da superare con un maggiore coinvolgimento delle comunità. Occorre passare da una pastorale "eseguita" ad una "pensata" con le relative verifiche.
Il problema delle nomine: vanno fatte con una visione che superi la singola parrocchia, mentre per i laici occorre non assecondare i “giochi” di persone che tendono a perseguire interessi particolari. Tutto questo limita il percorso di chiesa.

Don Giuseppe Illica, parroco di Castel San Giovanni, ha parlato della sua U.P. che include anche Sarmato. Si è soffermato soprattutto su due livelli di attività: la collaborazione con Sarmato (viene fatto anche un bollettino insieme) e la formazione e la programmazione, settori in cui la vicina parrocchia è abbastanza autonoma. Tra l'altro è in corso la presa in carico da parte dei sacerdoti di Castello di tre parrocchie della valle: Pievetta, Fontana Pradosa e Ganaghello. L'obiettivo sarà quello di salvaguardare l'identità di queste parrocchie, ma non mancheranno i problemi anche perchè non è stata fatta una adeguata preparazione al futuro.
Parlando di clero locale, don Illica ha sottolineato la vita comunitaria dei sacerdoti della città valtidonese e si è soffermato sulle principali iniziative in corso tra cui i gruppi di quartiere, il cui obiettivo non è solo quello della formazione spirituale, ma di muoversi anche in spirito missionario. Questo resta ancora in alcuni casi un obiettivo da raggiungere. Per i problemi don Illica ha parlato di scarsa disponibilità della gente alla collaborazione: il progetto pastorale dovrebbe essere di tutti, ma non è facile superare i particolarismi. Occorre creare gruppi che si autoalimentino nella fede per passare poi alla dimensione missionaria.
Per la montagna sono intervenuti tre Moderatori. Don Luigino Pini, parroco di Bardi, ha ricordato che la realtà sociale della montagna è molto varia anche perchè si va da grosse parrocchie ad altre che non raggiungono i 100 abitanti con forti cambiamenti numerici dall'estate all'inverno. La montagna si sta impoverendo socialmente ed un'ulteriore spinta potrebbe venire dalla chiusura di scuole a cui sembrerebbe portare la futura legislazione. Mentre i giovani stanno prendendo i vizi dei loro colleghi della pianura (ad esempio le notti passate in discoteca), aumentano gli anziani e qui si richiede una pastorale specifica. Gli anziani prevalgono anche tra i presbiteri: la montagna avrebbe bisogno di preti giovani, soprattutto per la pastorale giovanile. Per le piccole parrocchie senza parroco residente si pone il problema di individuare un referente non solo per la normale attività di gestione della chiesa, ma per l'animazione spirituale della comunità.
Don Angelo Busi, parroco di Borgotaro, ha riconosciuto che vi sono difficoltà che però sono anche occasione di lavoro: ad esempio i sacerdoti anziani non si sentono di norma estromessi. Il problema non è trovare nuove figure o affrontare particolari organizzazioni, ma valorizzare quanto vi è già. "Non dobbiamo perderci in costruzioni astratte - ha sottolineato - ma metterci il cuore. Il sacerdote resta un riferimento e la gente ci vuole bene".
Don Piero Lezoli, Vicario episcopale territoriale del Vicariato val Taro e val Ceno, ha ribadito di avere fiducia nell'esperienza che si sta vivendo; ci sono state resistenze ma la gente poi ha capito. Tra le iniziative del suo Vicariato, che comprende le valli parmensi, ha citato la scuola di teologia per operatori pastorali che si tiene da ben trent'anni; in estate tutte le parrocchie vedono aumentare sensibilmente la loro popolazione e, attraverso le feste patronali, viene attuata un'apposita pastorale che diventa momento prezioso di catechesi.
Nel dibattito è stata ribadita la necessità di precisare i compiti delle figure di riferimento, tra cui “i referenti”; vanno sottolineate l'apertura missionaria delle Chiese locali e l'importanza degli incontri domenicali. Invocati anche più stretti rapporti tra vescovo, Vicari e Moderatori, senza trascurare che sul metodo hanno la precedenza i contenuti. Rispetto della tradizione, ma attenzione ai problemi di oggi. "La vera tradizione è vivere non tradizionalmente l'oggi". Emerge il problema di una nuova evangelizzazione.

IL VESCOVO E LE UNITA' PASTORALI. Le conclusioni su questo problema sono state affidate al Vescovo che ha compiuto un'ampia analisi divisa in diversi punti. Ne diamo una rapida sintesi:
- non partire dall'impressione di non avere strumenti: importante è la finalità, prioritaria soprattutto in questo momento di cambiamento;
- il presente non è solo il nostro, ma è anche l'oggi di Dio; il nostro discernimento deve essere aperto a Dio;
- siamo di fronte a scelte importanti e non possiamo fare affidamento solo sul passato; una buona ipotesi di lavoro è salvaguardare il passato, ma vivere il presente;
- occorre guardarci dai pericoli della deriva individualistica;
- attenzione merita l'insieme del popolo di Dio; ognuno di noi è importante nella sinfonia;
- l'istituzione che ha resistito nel tempo è la parrocchia che non è stata istituita per decreto ma è stata voluta dal popolo per la gloria di Dio;
- stiamo attraversando una fase di incertezza istituzionale. Può anche essere positiva perchè ci obbliga a cercare gli elementi importanti, ma questa situazione di incertezza non deve protrarsi eccessivamente nel tempo; occorre impegnarci per avviarci verso la stabilità;
- occorre tenere presente che il popolo non è di nostra proprietà; noi siamo al suo servizio;
- gestione dei cambiamenti: devono essere spiegati e condivisi; avere sempre presente che nostro compito è la cura delle anime, pur nella varietà;
- la parrocchia non è il fine dell'attività pastorale; tanto meno l'U.P; siamo nell'ordine dei mezzi e come tali vanno viste; a proposito di U.P. è consigliabile valorizzare il centro per le iniziative principali;
- importante nella pastorale lo spirito missionario e la collaborazione;
- per quanto riguarda la scelta dei referenti è importante una collaborazione tra Moderatori e Vicario territoriale; il mandato spetta al Vescovo;
- resta fondamentale l'Eucaristia domenicale;
- per quanto riguarda l'attività dell'U.P.: il numero delle Messe domenicali celebrate non può essere lasciato alle decisioni di un singolo sacerdote; anche la ristrutturazione dei beni parrocchiali non può essere lasciata alla responsabilità della singola parrocchia, ma va esaminata a livello di U.P..

Nel pomeriggio di ieri il cancelliere vescovile don Mario Poggi ha precisato quali sono i compiti di varie figure legate alle UU.P.; in particolare quelli dei Vicari e dei Moderatori sono precisati dal Codice di Diritto Canonico e sono attivi in diocesi; il cancelliere don Poggi ha proposto anche alcune indicazioni sul referente pastorale, non ancora istituito in diocesi e destinato a operare nelle comunità in cui manca il parroco residente.

VICARI EPISCOPALI.
Il Codice di Diritto Canonico disciplina la figura del Vicario episcopale nei canoni 476 e seguenti, all'interno del Libro II, titolo III, capitolo II dedicato alla Curia diocesana, articolo I "I Vicari generali ed episcopali". Il canone citato così statuisce_: "Ogni qualvolta lo richieda il buon governo della diocesi, possono essere costituiti dal Vescovo diocesano anche uno o più Vicari episcopali; essi hanno la stessa potestà ordinaria che, per diritto universale, a norma dei canoni seguenti, spetta al Vicario generale, o per una parte della diocesi, o per un genere determinato di affari, o in rapporto ai fedeli di un determinato rito o di un ceto determinato di persone".
A differenza di quello del Vicario generale, l'ufficio del Vicario episcopale, di cui parla per la prima volta il Decreto Christus Dominus 27a, è opzionale.
Spetta al Vescovo diocesano determinarne il numero e le competenze. I criteri di tale scelta terranno conto non soltanto delle esigenze pastorali specifiche ma anche della configurazione, che il Vescovo intende dare al governo della diocesi.
Il Vicario episcopale esercita in nome del Vescovo una potestà ordinaria di carattere esecutivo, da esercitarsi sempre in comunione con il Vescovo, pertanto è necessario determinare l'ambito di giurisdizione del Vicario episcopale, dettando i compiti e le funzioni che egli deve esercitare, specificandone il ruolo con precisione e chiarezza per evitare la sovrapposizione di giurisdizione, o peggio ancora, la incertezza della giurisdizione stessa.
Il Vescovo, se lo ritiene opportuno, può affidare al Vicario episcopale compiti specifici, quali, ad esempio:
Ø seguire personalmente, nell'ambito del consiglio episcopale e anche attraverso rapporti con i soggetti interessati, le nomine riguardanti i presbiteri;
Ø occuparsi delle parrocchie dove il parroco è impedito o assente;
Ø essere vicino ai presbiteri anziani e ammalati;
Ø curare la formazione permanente;
Ø curare che vengano predisposti ed attuati i piani pastorali nelle singole Unità Pastorali;
Ø promuovere corsi di aggiornamento spirituale e culturale per presbiteri e laici;
Ø garantire l'inserimento dell'attività pastorale nell'ambito di quella diocesana;
Ø verificare periodicamente con i ministri ordinati la loro situazione personale e pastorale, anche in vista di provvedimenti da assumere circa la loro destinazione;
Ø visitare le parrocchie ed altre realtà ecclesiali;
Ø convocare i Moderatori e presiederne le riunioni;
Ø coordinare le operazioni elettorali per la scelta dei Moderatori;
Ø amministrare il sacramento della Confermazione quando il Vescovo ne sia impedito;
Ø insediare i Consigli pastorali di Unità pastorale.

IL MODERATORE DI UNITA' PASTORALE
Il can. 374 § 2 CJC prevede la possibilità di riunire all'interno della diocesi le parrocchie in raggruppamenti minori, variamente denominati (Vicariati foranei, unità pastorali, ecc.). Pertanto la figura del Moderatore è disciplinata dai canoni dedicati al Vicario foraneo (can. 553-555 CJC). Infatti, dopo aver stabilito l'equivalenza dei vari termini con cui nei diversi contesti geografici viene determinato il Vicario foraneo (= Moderatore), il suo ufficio è definito in relazione alla presidenza della Unità pastorale. Nel ruolo del Moderatore viene oggi evidenziato, accanto ai tradizionali compiti giuridici e amministrativi di vigilanza, la funzione di coordinamento pastorale e di promozione della collaborazione tra le parrocchie vicine.
La nomina spetta al Vescovo diocesano, in coerenza con il carattere Vicario dell'ufficio. Si raccomanda che il Vescovo ascolti il parere dei presbiteri che prestano il loro ministero nell'Unità pastorale: le modalità di tale consultazione sono lasciate alla discrezionalità del Vescovo. E' facoltà del diritto particolare disporre diversamente in merito alla nomina, stabilendo per es. l'elezione del Moderatore da parte dei presbiteri dell'Unità pastorale.
I compiti che sono affidati dal Diritto al Moderatore sono i seguenti:
Ø in collaborazione stretta con il Vicario episcopale promuove e coordina l'azione pastorale;
Ø manifesta vicinanza ai parroci: incoraggia la corresponsabilità operosa di tutti;
Ø attua gli orientamenti pastorali diocesani;
Ø promuove la collaborazione e l'integrazione delle varie realtà ecclesiali;
Ø si preoccupa delle parrocchie dove il parroco è impedito o assente;
Ø fornisce all'Ordinario gli elementi conoscitivi utili per la provvisione delle parrocchie e destinazione dei presbiteri;

IL REFERENTE
Di seguito alcuni spunti per la figura del referente pastorale (da individuare soprattutto nelle piccole parrocchie dove manca il parroco) desunti da quanto fatto in altre diocesi; nella nostra i referenti non sono ancora stati istituiti in forma ufficiale (seppure in alcuni casi di fatto presenti ed operanti).

Il referente è un cristiano laico, donna o uomo, che si impegna responsabilmente a promuovere l'attività pastorale a lui affidata, per il bene della comunità locale parrocchiale.
Nelle comunità locali, dove spesso non risiede in modo stabile un presbitero o un diacono, il referente pastorale è costituito come punto di riferimento e, in sintonia con il parroco responsabile, come coordinatore delle attività pastorali di quella comunità.
Il referente di comunità si pone al servizio della propria comunità come persona a cui riferirsi, cura l'unità ecclesiale, coordina ogni attività che possa dare attuazione ai programmi dei Consigli di riferimento.
E' persona conosciuta e stimata nell'ambito della comunità per la sua maturità umana e cristiana.
Profilo spirituale. Per svolgere con gioia e serenità il suo servizio nella Chiesa il referente pastorale ravviva le sue motivazioni, attingendo forza nell'incontro con il Signore nella preghiera personale e comunitaria. Cerca di vivere in modo coerente la sua fede cristiana in uno stile di dialogo nella comunità cristiana, aperto all'ascolto delle istanze sociali e culturali del mondo di oggi.
La sua formazione. Il referente pastorale cura la propria formazione cristiana e la propria competenza soprattutto nell'ambito pastorale specifico; a tal fine deve avere l'opportunità di accedere ai percorsi formativi promossi a livello di Vicariato o diocesano.
I "mandati" pastorali. Con i "mandati" pastorali la Chiesa esprime la sua fiducia ai referenti pastorali laici e assegna loro una responsabilità concreta e significativa nell'animazione pastorale delle comunità cristiane. I responsabili dei "mandati" pastorali sono i parroci a livello di responsabilità parrocchiale e i Vicari a livello di Vicariato. Tale responsabilità viene supportata dai rispettivi consigli pastorali parrocchiali in armonia con gli orientamenti pastorali della Diocesi.
Altre precisazioni. La nomina di Vicari, Moderatori, Referenti è quinquennale. Si è discusso anche sulla motivazioni giuridiche che giustificano le UU.PP. Con il Codice si fa riferimento ai can. relativi ai Vicariati foranei; inoltre vi sono le decisioni prese dal recente Sinodo diocesano; vi sono poi i vari pronunciamenti della Cei.
E' stata anche richiamata la funzione che può avere nelle UU.PP. l'équipe ministeriale formata da tutti coloro che partecipano alla realizzazione del progetto pastorale.

CONFINI DELLE UU.PP. Nel pomeriggio di martedì si è parlato pure dei confini delle UU.PP. (è un argomento ancora in fase di analisi) mentre mons. Carlo Tarli, delegato episcopale per il Diaconato permanente, ha svolto una relazione sul ruolo dei diaconi permanenti in diocesi con particolare riferimento al loro apporto con le UU.PP..
Mons. Tarli ha richiamato la storia del diaconato permanente, istituito già all'inizio della Chiesa, poi caduto in disuso e rilanciato con forza dal Vaticano II. Il Diaconato non è quindi un optional, ma primo grado del Sacramento dell’Ordine composto appunto da diaconi, presbiteri e vescovi. In diocesi è iniziato con il vescovo mons. Manfredini all'inizio degli anni Ottanta del secolo scorso: attualmente sono 38 a cui si aggiungono due aspiranti di Fiorenzuola che saranno ordinati il prossimo 22 novembre. Dei 38, 33 sono sposati e 5 celibi; attualmente i diaconi impegnati nel cammino di formazione sono otto. In diocesi attualmente i diaconi svolgono il loro servizio in settori specifici come il cimitero e l'ospedale, negli uffici di curia, ad uno è stata affidata la cura pastorale di alcune parrocchie mentre molti sono impegnati a guidare la celebrazione della Parola nei giorni festivi in assenza/attesa del presbitero.
Ribadito che il Diacono permanente dovrebbe essere impegnato per le sue caratteristiche peculiari e non in un ruolo di supplenza dei presbiteri, mons. Tarli, facendo riferimento alle UU.PP., ha sottolineato che il suo apporto potrebbe essere quello di una migliore organizzazione della pastorale con compiti propri. Certamente la sua posizione è nell'équipe ministeriale.
Le UU.PP., da parte loro, dovrebbero impegnarsi maggiormente per incentivare le vocazioni diaconali (il diacono è una figura ancora poco conosciuta dai fedeli comuni) con la ricerca al proprio interno di persone adatte, chiamate poi alle verifiche e ala formazione necessarie. Nel dibattito è stata ribadita dai presenti l'importanza del Diacono proprio nel suo ruolo istituzionale e alcuni Moderatori hanno manifestato la volontà di impegnare le proprie comunità nella ricerca di nuove vocazioni.

La seconda giornata

La missione popolare diocesana

I lavori sono ripresi nella mattina di oggi, mercoledì 29 ottobre, con una relazione di mons. Giuseppe Busani, Vicario per la pastorale, sul "cammino pastorale dell'anno sull'esperienza dell'educare". In particolare ha riproposto una sintesi ed una rielaborazione del materiale già prodotto relativo all’anno pastorale con un taglio operativo. Lo stesso Vicario per la pastorale ha presentato un documento complessivo sulle Unità pastorali; tale sintesi, sottoposta ora alla visione del Vescovo e dei Presbiteri, sarà destinato nel futuro a diventare il documento base delle UU.PP..
Mons. Busani ha pure annunciato che il prossimo anno, dall’Epifania a fine gennaio, giungerà a Piacenza una mostra documentaria su San Paolo. Data la sua valenza culturalmente ampia si pensa di allestirla, se ci sarà l’accordo con gli organi preposti, in un luogo pubblico della città e potrà entrare a pieno diritto nell’anno dedicato all’educazione.
E’ stata poi la volta del Vescovo che ha parlato in modo particolare della missione popolare diocesana. Mons. Ambrosio ha confermato quanto è già stato deciso; nel 2007 mons. Monari aveva preannunciato una nuova missione popolare, in seguito ne hanno parlato gli organi rappresentativi tra cui il Consiglio Presbiterale, vi sono stati anche recentemente gli incontri con don Luigi Mosconi che ha messo a disposizione l’esperienza maturata nel settore in Brasile e sempre il progetto di una prossima missione è stato confermato. Mons. Ambrosio si è detto favorevole ad una scelta proposta, ma non calata dall’alto ed ogni comunità sarà libera di dare una propria impronta. Come è emerso dal dibattito sarà però soprattutto un evento di chiesa, nuovo rispetto alle missioni del passato tenute dalle Congregazioni, con l’impegno dei “fedeli laici”. Il Vescovo ha anticipato che verrà costituito un gruppo, presieduto da mons. Giuseppe Busani, che sarà chiamato a preparare e poi gestire la missione; missione che dovrà portare alla coscientizzazione in ognuno dello spirito missionario, alla responsabilità e dovrà essere attuata nei luoghi dove operano e vivono i cattolici piacentini.

Sono state rese note anche le date di massima:
dal 16 aprile al 31 maggio 2009 si terranno incontri con il clero e con gli organi rappresentativi nei vari vicariati (con la presenza di don Luigi Mosconi);
nello stesso periodo incontro con gli organismi diocesani di partecipazione (Consigli Pastorale e Presbiterale, aggregazioni laicali,...);
veglia di Pentecoste del 2009 annuncio ufficiale della missione;
settembre 2009 convegno pastorale di preparazione:
ottobre 2009 chiamata dei missionari;
gennaio – giugno 2010 periodo di formazione dei missionari;
settembre 2010 – Pentecoste 2011 celebrazione della missione.


Vi sono state poi alcune comunicazioni:

Fausto Fiorentini ha parlato del rapporto Hospice e assistenza spirituale (partendo del suo libro sull’Hospice di Borgonovo);

l’economo diocesano don Giorgio Bosini ha presentato alcune note operative che così riassumiamo:
- Il Consiglio economico parrocchiale è tassativo e i suoi membri devono essere nominati a tempo determinato;
- le composizione dei Consigli deve essere comunicata all’Ufficio amministrativo diocesano che deve essere coinvolto tutte le volte che se ne presenta la necessità;
- l’amministrazione parrocchiale richiede trasparenza e legalità;
- le comunità hanno il diritto di essere informate anche sulla gestione amministrativa;
- spesso si registra una certa riluttanza a dichiarare la provenienza dei finanziamenti, specialmente quelli dell’8 per mille;
- occorre fare chiarezza sulle proprietà della parrocchia dopo i cambiamenti che vi sono stati negli ultimi tempi;
- occorre mettere in ordine le consegne tra un parroco e l’altro;
- per l’assicurazione degli immobili sono allo studio convenzioni;
- chiedere la verifica di valore storico – artistico in caso di vendita di immobili con più di cinquant’anni (rivolgersi all’Ufficio beni culturali);
- consegnare annualmente all’Economo i bilanci sottoscritti dai membri del consiglio economico;
- per i preventivi chiedere la consulenza e l’aiuto dei tecnici dell’ufficio tecnico diocesano;
- conservare la fatturazione quando si chiedono contributi;
- iniziare i lavori solo dopo le necessarie autorizzazioni;
- dare visibilità agli aiuti che si hanno attraverso l8 per mille;
- chiedere la consulenza degli uffici diocesani in ordine ai tributi da pagare (es. l’ICI);
- avere un incaricato per ogni U.P. per il Sovvenire;
- mettere in rete le scuole cattoliche piacentine e le case di riposo per una migliore gestione del settore;
- seguire e collaborare con la rubrica del Nuovo Giornale dedicata all’informazione dell’Ufficio tecnico e dell’ufficio dei beni culturali.

E’ stata poi la volta di don Giuseppe Lusignani, direttore dell’Ufficio per i beni culturali, che ha richiamato i presenti su alcune scadenze:
la verifica d’interesse storico introdotta dal Ministero nel 2004, in caso di vendita, deve essere chiesta per tempo in quanto il procedimento è piuttosto lento (ci si deve rivolgere all’Ufficio per i beni culturali);
tema sicurezza: la Cei ha predisposto appositi contributi per impianti antifurto. Possibile anche contratti a tempo per impianti di videosorveglianza (anche qui prendere contatto con l’Ufficio per i beni culturali);
è in corso la catalogazione dei beni culturali mobili: già sono state prese in esame il 50 per cento delle parrocchie ed oltre il 60 per cento dei beni (è un’operazione chiesta dal Ministero e dalla Cei, ma utile anche per la salvaguardia del patrimonio artistico culturale);
i lavori di ristrutturazione devono essere programmati con largo anticipo per avere le necessarie autorizzazioni;
sentire sempre l’Ufficio per i beni culturali anche in caso si voglia fare ricorso ad impianti per il risparmio energetico.

Vi sono state poi le comunicazioni di don Giampiero Esopi (sul funzionamento della Casa del Clero) e di don Paolo Mascilongo sul programma dell’Ufficio catechistico.

In chiusura il Vicario generale ha dato comunicazioni sui seminaristi che frequentano le parrocchie (il loro impegno dev’essere finalizzato alla loro formazione); la comunità di suore che prenderà sede a Veano ha stabilito il giorno d’ingresso il 29 novembre prossimo.
Ha concluso i lavori il Vescovo che, accogliendo l’invito di mons. Ferrari, ha confermato che nei tempi forti dell’anno liturgico indirizzerà alla diocesi (o a singoli settori) documenti pastorali; ha ribadito la sua fiducia nelle Unità pastorali e nei Vicariati e, auspicando che la missione abbia un ampio consenso, ha chiesto un forte impegno da parte della componente femminile che negli ultimi tempi sembra essersi affievolita.
Occorre ricuperare – ha detto mons. Ambrosio - uno stile ecclesiale con attenzione alla realtà diocesana. Sulla gestione dei beni ha ricordato che non sono nostri, ma noi siamo solo dei responsabili morali; occorre recuperare una maggiore ecclesialità partendo dalla realtà quotidiana per vivere la nostra condizione di Chiesa.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

lunedì 27 ottobre 2008

Magdi Cristiano Allam a Piacenza racconta la sua conversione

Martedì 28 ottobre 2008, per iniziativa dei “Rotary Club del Gruppo Po Piacentino” (R.C. Farnese; R.C. Piacenza; R.C. Fiorenzuola d’Arda; R.C. San Antonino; R.C. Valli del Nure e della Trebbia; R.C. Val Tidone), in collaborazione con Don Giampiero Esopi e con l’ospitalità della Banca di Piacenza Magdi Cristiano Allam presenterà il suo ultimo volume “Grazie Gesù. La mia conversione dall’Islam al cattolicesimo”, edito da Mondadori (Maggio, 2008).

La presentazione, aperta al pubblico e a tutte le Autorità civili e religiose (fino all’esaurimento dei posti), avverrà alle ore 16 presso Palazzo Galli della Banca di Piacenza (Piacenza, Via Mazzini, 14).

“Grazie Gesù” è il titolo dell’ultimo libro di Magdi Allam edito da Mondatori. Il testo ruota attorno al fatto che, nella notte del 22 marzo 2008, durante la veglia pasquale celebrata da papa Benedetto XVI, Allam ha ricevuto dalle mani del Pontefice i Sacramenti della iniziazione cristiana (battesimo, cresima, eucarestia).

Com’era facile prevedere…”, sta scritto nella prefazione del libro, “…l’evento ha suscitato non solo l’interesse dei mass media di tutto il mondo, ma anche roventi polemiche, alimentate da quanti hanno considerato la decisione di Allam di rendere pubblica la sua professione di fede – e quella del Papa di ratificarla – una sorta di un modo di soffiare sul fuoco della e dello . Puntuali sono arrivate le condanne degli estremisti islamici, ma aspre critiche sono venute anche da , dai laicisti e da taluni esponenti della comunità cristiana. Ben più numerose, però, sono state le manifestazioni di affetto e solidarietà....”.

Una cosa è certa: Magdi Cristiano Allam “…è stato il musulmano che nell’ultimo decennio più di altri si è speso per affermare in Italia un islam della fede e della ragione, tanto da diventare bersaglio di minacce di morte da parte degli integralisti islamici che lo costringono a vivere sotto scorta…”.

Nato Al Cairo nel 1952, Magdi Allam si è laureato in sociologia all’Università “La Sapienza” di Roma. Oltre al volume che costituisce l’oggetto dell’odierno intervento (“Grazie Gesù: la mia conversione dall’Islam al Cristianesimo”), fra quelli recentemente pubblicati con la Mondadori, si ricordano: “Saddam. Storia segreta di un dittatore” (2003), “Bin Laden in Italia. Viaggio nell’Islam radicale” (2002), “Diario dall’Islam” (2002). Kamikaze made in Europe. Riuscirà l’occidente a sconfiggere i terroristi islamici?” (2004); “Vincere la paura. La mia vita contro il terrorismo islamico e l’incoscienza dell’occidente” (2005); “Io amo l’Italia, ma gli italiani la amano?” (2006); “Viva Israele. Dall’ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia” (2007).


domenica 26 ottobre 2008

Suor Marina: per l'integrazione mancano gli strumenti di sviluppo

Piacenza - «Guardi non chiamatelo problema quello dell’integrazione degli stranieri. Si finisce per esasperarlo e poi la gente di questo quartiere l’accoglienza l’ha sempre praticata». Suor Marina Milani, scalabriniana, 18 anni fa ha fondato il centro per cittadini immigrati con sede in Santa Maria in Torricella. Non lo dice apertamente ma non ci sta a fare il gioco di coloro che vogliono colpevolizzare gli immigrati. «Io li ho visti - dice - dormire in via Roma e dintorni in appartamenti fatiscenti, stretti stretti, in condizioni igieniche spaventose». «In realtà qui sono mancati gli strumenti per lo sviluppo - osserva - quelli sì. Ma la parrocchia di San Savino è da sempre un punto di riferimento e continuerà ad esserlo». Lo ricorda lo stesso neo parroco, monsignor Giampiero Franceschini, quando nel suo saluto finale osserva - applaudito - come sia stato fatto un ottimo lavoro dal vecchio parroco, don Gianmarco Guarneri e dal curato don Stefano Antonelli. Certo, in questo particolare momento storico, San Savino sembra chiamata a fare sempre di più. Lo dice lo stesso vescovo Gianni Ambrosio nell’omelia: «In questa parrocchia sono molti i forestieri e sono tutti nostri fratelli. La vostra chiesa è invitata a diventare ancora più missionaria, pronta a donare il Vangelo per fare incontrare Gesù, pronta a vivere il Vangelo nell’amore fraterno e quotidiano». Il fondamento lo dà lo stesso Vangelo del giorno, molto chiaro nell’enunciare il comandamento «amerai il prossimo tuo come te stesso».
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Don Franceschini in San Savino, una missione nel cuore della città

Piacenza - «Una parrocchia con la vocazione missionaria, che dia l’esempio della vita cristiana tra le genti del mondo». Lo chiede monsignor Giampiero Franceschini ai suoi nuovi fedeli che ieri lo hanno accolto con affetto nella basilica di San Savino, la nuova parrocchia che il sessantanovenne sacerdote si appresta a guidare dopo una vita al servizio degli ultimi: dalle missioni dell’America Latina alla Caritas diocesana. Sotto lo sguardo millenario del crocifisso ligneo che sovrasta l’altare, monsignor Franceschini rinnova le promesse di sacerdozio di fronte al vescovo Gianni Ambrosio e prende possesso della basilica; riceve le chiavi della chiesa, stringe le mani ai parrocchiani in segno di pace, si commuove al lungo applauso. «È con trepidazione che arrivo in mezzo a voi ma anche con serenità e tanta gioia nel cuore» esordisce. «La parola che ha accompagnato i miei quarant’anni di vita sacerdotale - ci tiene ad evidenziare - è sempre stata “disponibilità”». Santa Maria in Torricella, Bardi, otto anni in Brasile, il Ceial con i preti fidei donum in America Latina, di nuovo in Brasile, poi San Rocco di Borgotaro, il Centro missionario, Niviano, la Caritas, monsignor Franceschini in una manciata di minuti passa in rassegna i passaggi fondamentali della sua vita di sacerdote, iniziata con l’ordinazione il primo luglio del 1967. Nessun programma: «Sono qui per camminare con voi». Poi il richiamo forte a San Savino, letto in un ottica più che attuale. Lo spiegherà lo stesso neo parroco. «San Savino era il secondo vescovo di Piacenza in una città non cristiana e non cattolica - osserva -. Era in mezzo alla gente con la sua fede, cercando di dare una testimonianza cristiana. Io sono convinto che la nostra parrocchia abbia proprio la vocazione di essere luce delle genti. Qui le genti sono attorno a noi, nelle nostre case, dobbiamo dare loro la testimonianza di una vita cristiana». Ancora: «Cercheremo di camminare assieme, di meditare la parola di Dio, di pregarla senza lasciare indietro nessuno». Nel territorio della parrocchia - contraddistinto da una forte realtà di immigrati stranieri - tutto ciò ha un significato: «Avere l’attenzione alla storia, agli avvenimenti, alle persone che stanno attorno a noi. Cercando di essere amici, amici di tutti. Dio non è solo padre dei cristiani, ma padre di tutti e chiede a noi di amarci nello stesso modo».
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Il testo integrale su Libertà di oggi 26 ottobre 2008

sabato 25 ottobre 2008

L'Opus Dei compie 80 anni, incontro a Piacenza

Piacenza - (fri) Il responsabile di “Opus Dei” in Italia sarà a Piacenza martedì prossimo 4 novembre. L’ingegner Lorenzo Revojera presenterà un filmato di un incontro con San Josemarìa Escrivà, il fondatore dell’Opus Dei. Revojera rappresenta la Fondazione La Rocca, nata a Brescia nel 2003, dalla iniziativa di persone aderenti o vicine all’Opera e che si ispira all’insegnamento del nuovo santo san Josemaría Escrivá. L’appuntamento è all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano in via Sant’Eufemia, 12, con inizio alle ore 18 e 15. Alla presentazione del video porterà il suo saluto il vescovo Gianni Ambrosio. A Piacenza esiste un gruppo di fedeli legato all’Opus Dei che si trova per incontri di preghiera una volta al mese. L’incontro è stato organizzato in occasione dell’ottantesimo anniversario della fondazione dell’Opus Dei. La prelatura personale della “Santa Croce e Opus Dei”, in forma abbreviata “Opus Dei” (letteralmente, “Opera di Dio”), fu fondata nel 1928 da Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975), sacerdote spagnolo canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 2002. A seguito del Concilio Vaticano II l’istituto della prelatura personale entrò nell’ordinamento canonico, e tale status è stato acquisito dall’Opus Dei mediante la Costituzione apostolica “Ut sit”, del 28 novembre 1982. Oggi l’Opus Dei è l’unica prelatura personale della Chiesa cattolica. La sua missione consiste nel diffondere il messaggio che il lavoro e le circostanze ordinarie sono occasione di incontro con Dio e di servizio nei confronti degli altri, per il miglioramento della società. Collabora con le chiese locali, offrendo mezzi di formazione cristiana (lezioni, ritiri, assistenza sacerdotale).

Monsignor Franceschini sul fronte caldo di via Roma

Piacenza - «Mi piacerebbe che questo quartiere rifiorisse, ma non perchè abbiamo mandato via tutti gli stranieri, come è successo in via Borghetto; ma perché si è riusciti a vivere bene assieme a loro». Per monsignor Giampiero Franceschini, 69 anni, ex direttore della Caritas, sarà un nuovo inizio. Alle 16 farà l’ingresso ufficiale nella chiesa di San Savino, come parroco, accompagnato dal vescovo Gianni Ambrosio. «Vado lì con lo stesso entusiasmo con cui sono andato nei vari altri posti della mia vita - ci tiene a dire -. Io non ho mai chiesto nulla: ho sempre dato la mia disponibilità ad andare dove ritenevano opportuno. La volontà è quella di Dio; io mi sono solo messo a disposizione». Un nuovo inizio, dunque: il ministero sacerdotale di monsignor Franceschini è iniziato a 28 anni proprio nell’oratorio della Torricella che oggi ritrova come parroco. Dalla Caritas arriva in San Savino, antica e nobile chiesa di un quartiere con nuove problematiche di non facile soluzione. «Non vado con dei progetti - dice - mi porto solo uno slogan: "Cammina con noi". Nel senso che mi inserisco nella storia di questa comunità che sta camminando». «La parrocchia di San Savino - continua - ha una vocazione speciale. San Savino è stato il secondo vescovo di Piacenza quando la città era pagana. Il fatto che molti abitanti della zona non siano cristiani, mette questa comunità nella situazione di dover essere testimone, luce in mezzo alla gente. Da quanto mi è stato detto, in parrocchia c’è tanta gente di buona volontà che può dare una testimonianza di accoglienza; allora sì che la convivenza diventerebbe più facile». Monsignor Franceschini ha paura che la gente si chiuda un se stessa: «Chiudere la porta in nome della piacentinità è una cosa che non capisco: allora nemmeno io sono un piacentino, essendo nato a Castelsangiovanni. Noi siamo il frutto delle invasioni barbariche, delle guerre mondiali. Piacenza è una mescolanza di razze e i suoi abitanti si devono sentire cittadini del mondo. In questo senso la parrocchia di San Savino è un laboratorio grandissimo». Una stoccata a chi affitta case fatiscenti lucrando sugli stranieri: «Chi lo fa non è un buon cristiano, lo dirò anche dal pulpito». Secondo il nuovo parroco, il quartiere, comprendendo anche la vicina parrocchia di Sant’Anna, ha invece enormi potenzialità: «Quale quartiere ha due università, una struttura come l’ex macello, chi ha un parco e due giardini, tre istituti religiosi (Scalabrine, Missionarie di Maria Immacolata Regina della pace, suore della Carità), una casa di riposo (il Maruffi, del cui consiglio di amministrazione fa parte il parroco di San Savino)? Non esiste un quartiere così ricco di potenzialità».
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà del 24 ottobre 2008

venerdì 24 ottobre 2008

48583, un sms per l'acqua


Cooperazione e Sviluppo alla Venicemarathon
Ritorna la campagna “Run for Water, Run for Life”


E' partita la campagna di solidarietà “Run for Water, Run for Life”, che vede insieme per il terzo anno consecutivo la Ong piacentina Cooperazione e Sviluppo e la Maratona di Venezia, la cui 23° edizione è in calendario domenica 26 ottobre. In concomitanza con la manifestazione verrà attivato il numero telefonico che permetterà, con un semplice sms, di dare il proprio contributo alla realizzazione di pozzi per l’acqua potabile nella regione ugandese del Karamoja: da giovedì 23 a domenica 26 ottobre, si potrà donare un euro inviando un messaggio al 48583 da cellulari Tim, 3, Vodafone, Wind e fissi Telecom Italia abilitati al servizio, oppure due euro chiamando lo stesso numero da fisso Telecom Italia. Nello slogan “Run for Water, Run for Life” è racchiuso infatti il legame tra la città che sorge sull’acqua e una delle zone che, nel mondo, più soffre per la carenza di risorse idriche: l’arido cuore ugandese del Karamoja, dove da oltre 25 anni l’associazione fondata da don Vittorione è impegnata in interventi umanitari. A ricordarlo sarà anche lo stand di Cooperazione e Sviluppo – animato da pannelli realizzati dagli studenti del liceo artistico “B. Cassinari” - presente nell’ambito della rassegna ExpoSport al Parco S. Giuliano di Mestre (dal 23 al 26 ottobre), dove a fare gli onori di casa sarà invitato, come testimonial d’eccezione di Venicemarathon, il campione paralimpico Oscar Pistorius. Una preziosa opportunità di incontro che va ad aggiungersi, per il sodalizio piacentino, alla collaborazione con Radio Deejay: l’emittente ufficiale della kermesse, infatti, per l’occasione ha realizzato 7.000 maglie da corsa riportanti lo slogan “Run for Water, Run for Life”, che saranno distribuite presso la postazione di Cooperazione e Sviluppo a tutti coloro che devolveranno un’offerta a sostegno dei progetti di solidarietà portati avanti in Uganda. Come lo scorso anno, sarà presente come testimonial della raccolta fondi per nuovi pozzi, l’atleta Alberico Di Cecco, che commenterà la diretta della maratona insieme ai giornalisti Rai. Tra i top runner della maratona, inoltre, ci sarà l’ugandese Amos Masai, 4^ classificato alla maratona di Padova con 2h16’. Inoltre, a rimarcare la possibilità di sostenere Cooperazione e Sviluppo saranno anche, attraverso la vitalità della musica, le esibizioni del gruppo gospel piacentino delle New Sisters e del complesso senegalese Africa Chiossan al Parco S. Giuliano di Mestre, sabato 25 ottobre. Nuovi traguardi in vista, dunque, lungo il percorso di generosità e sensibilizzazione che, grazie alle due edizioni precedenti della Maratona vissute in prima linea da Cooperazione e Sviluppo, ha consentito la perforazione di quattro nuovi pozzi per l’acqua potabile nel distretto ugandese di Moroto, migliorando le condizioni di vita di 3.362 persone.