venerdì 18 gennaio 2013

Vigo, scuola di semplicità

Piacenza - Anche se fossero solo frammenti di storia di una parrocchia scritti nero su bianco da tramandare ai posteri, sarebbe già un successo.

"Lassù sui monti", il libro scritto e curato da don Giancarlo Conte, presentato ieri nell'oratorio di San Giuseppe Operaio, è in realtà molto di più. E' storia sì, ma anche seme che germoglia ogni giorno nei cuori di tanti piacentini. Lo dice uno di loro, Geo Cristalli, 72 anni, il più anziano chiamato a ricordare Vigo e il campeggio San Domenico Savio sui monti del Trentino dal 1962 ad oggi. «Vi siete chiesti perchè dopo tutto questo tempo siamo rimasti uniti? Vi siete chiesti perchè abbiamo sempre risposto sì? Perchè don Giancarlo e Vigo hanno messo dentro di noi un seme che ci ha reso un po' speciali».
Don Conte ha scelto l'oratorio al termine della messa delle 11 e 30 per presentare ufficialmente l'ultima delle sue sei fatiche letterarie: "Lassù sui monti (Piccola storia dei 57 anni del Campeggio San Domenico Savio, da Grondone in Val Nure, dal 1956 al 1961- a Vigo in Val di Fassa - dal 1962 ad oggi) " per la Nuova Editrice Berti.
Un pranzo comunitario con circa duecento parrocchiani ed ex parrocchiani con Vigo di Fassa nel cuore.
«Ci sono ricordi nella vita che non sono morti - osserva Enrico Corti, uno degli ex -. Don Giancarlo con questo libro ci costringe a fare la fatica di tornare indietro nel tempo e ad accorgerci che quei ricordi sono sempre vivi». «Si potrebbero raccontare tante cose - prosegue - ma penso che l'amicizia, la montagna, il valore delle cose semplici, la voglia di essere educatori, penso che questo possa rappresentare Vigo e sono convinto che tutto ciò che Vigo ci ha insegnato ci accompagnerà fino alla fine dei nostri giorni, perchè Vigo non è solo passato ma una porta verso il futuro».
Suggestioni anche romantiche ma reali perchè «la vita del campo estivo è qualche cosa che segna» come evidenzia Gianluca Ziliani. «In questo libro c'è un poco della nostra storia - dice ancora - e qui sono custoditi i nostri ricordi».
«E' un luogo che ti trasforma e che trasforma e fa crescere la nostra fede» è convinto Ivano Belforti, un altro dei testimoni chiamati da don Giancarlo. Con una logica: si va dal più vecchio, dal parrocchiano della prima ora, al più giovane che ha vissuto la Vigo del secondo millennio, in una sorta di passaggio di testimone - come sottolinea Daniele Lusitani, 23 anni, nel suo breve intervento - tra generazioni.
Don Conte prende la parola per ultimo e ringrazia. Ringrazia tanti, non tutti perchè non c'è tempo, ma a sufficienza per far capire il senso di queste 432 agili paginette. Lo scrive anche nella nota d'autore: «L'autore non sono io, sono il raccoglitore, il coordinatore dei vari capitoli, facendo tesoro di quello che i campeggisti di questi 57 anni (si stima siano almeno cinquemila, ndr.) hanno lasciato nell'abbondantissimo archivio (oltre 40 faldoni, tra scritti e foto, ndr.) ». Insomma, nel 2012 che sta per finire, il campeggio San Domenico Savio di Vigo di Fassa si presenta oggi come una sorta "agenzia educativa", per usare un termine del burocratese, della città di Piacenza. Un'agenzia che ha oggi un suo responsabile, don Stefano Segalini, braccio destro di don Conte, e che si propone di continuare a servire sempre nuove generazioni di piacentini con un marchio che è diventato una garanzia: quello di San Giuseppe Operaio.

Federico Frighi

24/12/2012 Libertà

Piacenza - Il libro su Vigo di Fassa e il campeggio San Domenico Savio arriva per ultimo, per ora, nella collana letteraria scritta da don Giancarlo Conte per la Editrice Berti. Due anni intensi e proficui per il parroco fondatore di San Giuseppe Operaio, oggi 82enne, che ha dato alle stampe in questo breve lasso di tempo ben sei volumi. A cominciare da "Profeti del secolo XX", uscito nel giugno del 2010, dove il "don" ha voluto mettere per iscritto i suoi grandi maestri universali, per proseguire con "Piccoli santi della Chiesa piacentina" (i cosiddetti pastori buoni sulle orme di Gesù) nel gennaio del 2011. Poi la trilogia sulla storia della parrocchia di San Giuseppe Operaio: il primo volume uscito nell'ottobre del 2011, seguito dal secondo poco dopo e dal terzo nel maggio del 2012. Infine "Lassù sui monti", il libro su Vigo di Fassa, il primo ad uscire come strenna natalizia.

Ciascuna delle sei opere di don Giancarlo Conte si può trovare alla libreria Berti di via Legnano, nella segreteria parrocchiale di San Giuseppe Operaio in via Martiri della Resistenza e nella piccola edicola in fondo alla chiesa.

Popolare il prezzo di ciascun libro: 10 euro. La trilogia, in blocco, per chi non avesse ancora fatto il regalo di Natale, è in offerta speciale a 25 euro. Giusto per pagare le spese ed eventualmente, se ne rimane, aiutare la parrocchia della Galleana che, tra l'altro, in questi tempi, si è trovata con l'importante onere di sostituire la caldaia di chiesa e canonica.

fri


24/12/2012 Libertà

giovedì 17 gennaio 2013

Ousmane, il ragazzo che ha creduto nella libertà

In due anni è passato dall'inferno alla vita grazie - sostiene con forza - ad Allah e a Piacenza. E' la storia a lieto fine di Ousmane, 24 anni, originario della Guinea, in fuga dalle brame di potere del dittatore Dadis Camara, accusato di crimini contro l'umanità. Il 28 settembre 2009 fece sparare sulla folla che manifestava contro la sua rielezione. I morti furono 157, i feriti oltre milleduecento. Tra i manifestanti c'era anche Ousmane. Si salvò per miracolo ma venne identificato e condannato per il reato di turbativa dell'ordine pubblico. Doveva scappare.


La sua fuga durò un anno, attraverso il deserto fino alle coste della Libia. In Italia con le barche degli scafisti; in treno verso il Nord con destinazione Germania; stop a Bolzano per mancanza di soldi; la domanda di asilo politico grazie alla Caritas; tre mesi in un campo di "detenzione" di Gorizia, poi la destinazione Piacenza con il progetto Sprar del Governo italiano per dare accoglienza e strumenti di riscatto ai rifugiati. Oggi Ousmane ha un lavoro onesto, uno stipendio da 1.100 euro al mese, di cui 360 utilizzate per pagare il piccolo appartamento preso in affitto.

«Quando sono arrivato a Piacenza per la prima volta mi hanno messo a dormire in una camera dei frati di Santa Maria di Campagna. Una stanza da due, pulita, con un bagno; mi sembrava di essere in Paradiso» dice nel suo italiano quasi perfetto. Grazie all'adesione del Comune di Piacenza al progetto Sprar (gestito a livello locale dalla cooperativa l'Ippogrifo) Ousmane ha imparato l'italiano ed ha trovato un lavoro come esperto di quadri elettrici. Dopo nove mesi a 400 euro al mese presso un'azienda piacentina è stato assunto per un semestre di prova dalla Saie di via Portapuglia. Nel giugno del 2012 il titolare era talmente contento che gli ha offerto altri tre anni di contratto come apprendista. Ousmane è, come si dice, al settimo cielo. Oltretutto, appena arrivato a Piacenza, dopo una visita sanitaria gli è stato riscontrato il virus latente della tubercolosi. «Mi hanno curato e salvato per la seconda volta - non finisce di ringraziare -, oggi, grazie alle pastiglie, il virus è scomparso».

Rimangono intatte le immagini della fuga. «Mi hanno aiutato quelli della Rpg - racconta -, il partito di opposizione al quale ero iscritto, e la mia famiglia mi ha incoraggiato. Rischiavo la vita: dovevo partire». Ha attraversato il Sahara sui camion zeppi di grappoli di esseri umani in cerca di speranza. Il Mali, il Ciad poi la Libia dove ancora imperversava Gheddafi.

In tasca duemila euro da pagare agli scafisti: «Siamo partiti dalla spiaggia. Eravamo in trenta, anche donne e bambini, tutti sotto coperta». Il barcone era camuffato da peschereccio e sul ponte gli scafisti erano vestiti come pescatori. «Quando incontravano una motovedetta - racconta - un elicottero o un aereo militare facevano finta di pescare ed allungavano la strada gettando le reti. Ci abbiamo messo una settimana per arrivare in Italia».

Il trucco è riuscito ed Ousmane è approdato non a Lampedusa ma su una spiaggia della Sicilia. I volontari di un'associazione gli hanno dato qualche soldo ed ha preso il treno verso il Nord. «Volevo andare in Germania, dove è più facile ottenere lo status di rifugiato politico». Il viaggio si è fermato a Bolzano. La Caritas, la questura e il centro di "detenzione" di Gorizia. «Camerate da otto, senza riscaldamento, materassi inesistenti... » Una piccola Guantanamo insomma. Da cui Ousmane è uscito grazie allo stesso Stato italiano. «Mi hanno inviato a Piacenza, non l'avevo mai sentita nominare. Qui sono rinato. Devo ringraziare soprattutto Allah, io sono musulmano, che mi ha dato la forza di superare quei momenti. Poi l'Italia e il Comune di Piacenza che mi ha accolto».

Il desiderio per il 2013? «La salute e riuscire a mettere via dei soldi». Perchè Ousmane è sposato con Seynabou, 23 anni. La sente una volta alla settimana al telefono. Vorrebbe farla venire qui con Assane e Moustafha. Hanno 6 e 4 anni e solo i figli di Ousmane e Seynabou. «In Africa facciamo tutto presto - si giustifica - perchè i giovani si prendano cura dei vecchi».

Federico Frighi

29/12/2012 Liberta

Quel 28 settembre del 2009 fu un massacro in piena regola. Un bagno di sangue in cui persero la vita almeno 157 persone mentre 1.250 furono quelle ferite. Era la manifestazione organizzata dall'opposizione nello stadio di Conakry, capitale della Guinea, per protestare contro la giunta militare salita al potere nove mesi prima con un colpo di Stato. I manifestanti protestavano contro la ventilata candidatura del capo della giunta militare, il capitano Moussa Dadis Camara, alle presidenziali. Camara lesse alla radio un comunicato che dichiarava dissolte le istituzioni repubblicane e sospesa la Costituzione. La manifestazione era vietata e i guineani si aspettavano che le autorità chiudessero lo stadio per impedire di entrare. Invece l'esercito attese che lo stadio fosse pieno per entrare e sparare sulla folla. Una trappola. Ousmane si salvò ma fu condannato dal Tribunale per turbativa dell'ordine pubblico e disobbedienza civile. Nel dicembre 2009 Camara rimase ferito nel corso di un attentato ed si trova ora all'estero. Nello stesso dicembre la Corte penale internazionale lo accusò di crimini contro l'umanità.


29/12/2012 Libertà






mercoledì 16 gennaio 2013

Da Piacenza alla Gmg di Rio

(fri) Sarà solo una delegazione quella della diocesi di Piacenza-Bobbio alla Giornata mondiale della Gioventù in Brasile il prossimo luglio. Stante le difficoltà della crisi economica delle famiglie anche piacentine, stanti i costi elevati a causa del biglietto aereo, nonchè il periodo anticipato della Gmg 2013 che coincide, per molte parrocchie, con i tradizionali campi estivi, il numero dei componenti la delegazione diocesana dovrebbe essere sulle venti al massimo trenta persone, tra ragazzi, educatori e sacerdoti. A guidare il gruppo sarà il vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, alla sua seconda Giornata mondiale della Gioventù dopo quella del 2011 a Madrid. Lo stesso vescovo - lo ricordiamo - ha messo a disposizione dei giovani piacentini settemila euro, da dividersi per i sette vicariati che formano la diocesi. In pratica mille euro a vicariato che vanno ad alleggerire il prezzo del pacchetto oggi a 1.750 euro grazie all'intervento della Conferenza episcopale italiana che paga la tassa d'iscrizione (250 euro) per ogni giovane partecipante.


Il programma definito dall'Ufficio di pastorale giovanile diocesano - guidato da don Paolo Cignatta - non prevede più la partecipazione ai "giorni delle diocesi" (per il Brasile vengono chiamati "giorni delle missioni") che si sarebbero dovuti tenere, per Piacenza, a Picos. Il taglio è dovuto sia al prezzo sia a ragioni logistiche. Prevede invece la presenza nella seconda fase, quella centrale, a Rio de Janeiro dal 22 luglio assieme a papa Benedetto XVI. Il ritorno a Piacenza è previsto per il 2 agosto.

A Rio de Janeiro la delegazione piacentina potrebbe essere (è ancora un'ipotesi) ospitata nella parrocchia del missionario piacentino monsignor Elia Volpi. Monsignor Volpi, nativo di La Spezia ma incardinato nella diocesi di Piacenza-Bobbio, da nove anni è parroco della parrocchia della Candelaria ed è stato direttore spirituale del seminario di Rio de Janeiro.

Il motto scelto dal Santo Padre per questa Giornata è "Andate e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 28,19). L'invito alla testimonianza è l'esortazione ad essere "missionari della gioia" - così come afferma il Papa - perché: «Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla» (cfr. Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù).

Per informazioni ci si può rivolgere al Servizio diocesano per la Pastorale Giovanile in piazza Duomo 33 (tel. 0523/308343-ufficiopastoralegiovanile@curia. pc. it).


10/01/2013 Libertà

martedì 15 gennaio 2013

La diocesi verso l'Election Day

Si avvicina l'Election Day della diocesi di Piacenza-Bobbio. Domenica 27 gennaio si terranno le elezioni per il rinnovo dei Consigli pastorali parrocchiali e dei Consigli economici, ovvero gli organismi con i quali i laici partecipano al "governo" delle parrocchie. Si tratta di un appuntamento importante che la diocesi di Piacenza-Bobbio ha deciso, per la prima volta, di far coincidere in uno stesso giorno per tutti. L'occasione in cui i parrocchiani sono chiamati a scegliere i propri rappresentanti negli organismi di partecipazione vuole essere un evento a livello diocesano che aiuti a riflettere sull'immagine di Chiesa aperta e sulla portata del Concilio Vaticano II rispetto al tema della corresponsabilità dei laici nella vita della comunità. La giornata del 27 gennaio viene preparata attraverso un cammino da svolgere nelle messe della domenica, grazie alle indicazioni di una serie di schede liturgiche predisposte. Sono stati realizzati anche un manifesto ed una brochure con tutte le informazioni sulla funzione e le caratteristiche del Consiglio pastorale parrocchiale (da 4 a 30 membri a seconda della dimensione della comunità) e del Consiglio parrocchiale per gli affari economici (4 membri). Sono tenute ad eleggere un proprio Consiglio pastorale tutte le parrocchie con più di 500 abitanti. Tutte le parrocchie, indipendentemente dal numero di abitanti, sono inoltre tenute ad eleggere un Consiglio per gli affari economici. «Questi organismi - ha scritto il vescovo Gianni Ambrosio in una lettera ai parroci - ci offrono in primo luogo la possibilità di riscoprire dal vivo i tratti essenziali del nostro "essere Chiesa". Ogni domenica ciascuno di noi, insieme con l'assemblea radunata per l'eucaristia, proclama "Credo la Chiesa, una, santa, cattolica e apostolica". Nell'unicità e universalità della Chiesa possiamo riconoscere una varietà di carismi, doni, ministeri e attività in cui ciascuno di noi trova il suo posto ed è chiamato, in forza del Battesimo, a mettere le proprie energie a servizio della comunità dei cristiani».


«La partecipazione, nonostante non sia oggi di moda, nasce da una necessità vera e propria - osserva il vicario generale, monsignor Giuseppe Illica -. La riscoperta del battesimo, in forza del quale tutti i cristiani sono protagonisti della Chiesa è un'esigenza teologica che va sostenuta, soprattutto in un momento in cui la partecipazione è in crisi». Forse ancora più importanti sono i consigli economici parrocchiali: «Permettono al prete di fare il prete e ai laici una maggiore corresponsabilità e attenzione nella gestione dei beni materiali della parrocchia» evidenzia il vicario. Che ci tiene ad aggiungere: «Non è l'emergenza di oggi con il calo drastico delle vocazioni che ce lo chiede, ma la Chiesa con il suo Concilio Vaticano II». Contestualmente all'elezione dei consigli pastorali, nelle parrocchie con meno di 500 abitanti dovrà venire formalizzata la figura del "referente parrocchiale", una figura nuova per la diocesi di Piacenza-Bobbio.

Le elezioni si svolgeranno generalmente in chiesa, durante o al termine della messa domenica del 27 gennaio. A garantire la regolarità delle operazioni ci sarà una vera e propria commissione elettorale composta da un presidente, un segretario e tre scrutatori, tutti volontari della comunità parrocchiale. Hanno diritto di voto - come precisa la nota dell'Ufficio pastorale diocesano - i battezzati che hanno compiuto 16 anni. Possono essere eletti coloro che ne hanno compiuto 18.

In tutta la diocesi le parrocchie che hanno diritto ai Consigli pastorali sono 97. Complessivamente dovrebbero venire elette circa mille, milleduecento persone.

Federico Frighi

10/01/2013 Libertà

lunedì 14 gennaio 2013

Cacciatore di autografi contro la droga

Si chiamerà Isiibook e sarà la vetrina dell'Isii Marconi con le foto e i curricula degli studenti che si sono diplomati. E' l'idea a cui sta lavorando l'infaticabile Maurizio Pavesi, il professore piacentino che dopo 39 anni di insegnamento e 3.500 studenti avviati alla matematica è andato in pensione alla fine del 2012.

«L'idea - spiega il prof - è di ricontattare gli studenti che hanno frequentato l'Itis, adesso Isii, per realizzare prima un libro cartaceo poi un'edizione elettronica. Una foto dello studente, un suo breve curriculum e cosa sta facendo in questo momento». L'obiettivo è di presentarlo ai genitori nell'ambito di "scuola aperta" «affinchè si tocchino con mano le potenzialità dell'istituto». «Il fine ultimo - confida - è quello di creare un movimento di ex allievi dell'istituito che possa davvero dare una mano alla scuola».
Sposato con la signora Paola, una figlia (Alessandra), Pavesi, nato 65 anni fa in via Sansone, da sempre nutre una vera e propria passione per la scuola. «L'ultimo giorno - racconta - quelli di prima, sulla lavagna, mi hanno accolto con la scritta "Pave sei uno di noi". Mi sono emozionato».
«Ho sempre cercato di avere un rapporto franco con gli studenti - spiega il suo metodo -. Prima di pubblicare le medie degli scrutini, ad esempio, facevo controllare loro i voti per essere sicuri che fossero corrette». Un antesignano del registro elettronico ma anche del tutoraggio: «Già nel 1990 mettevo vicino uno studente bravo di matematica ad uno meno bravo affinchè il primo potesse aiutare l'altro. Oppure facevo esercizi di matematica già svolti, li abbiamo chiamati di auto-aiuto, dove lo studente meno bravo poteva portarseli a casa e cercare di recuperare nella materia».
«Che scuola ho lasciato quando sono andato in pensione? - riflette -. Una scuola molto diversa. Solo all'Itis, dal 1984, ho visto tre presidi ed ho assistito ad un cambiamento notevole. Nel senso che purtroppo la scuola è stata abbandonata dalle istituzioni. Ho sempre sentito dai politici la promessa di fare qualche cosa per la scuola e per i giovani, ma alla fine si è sempre visto abbastanza poco». Si diceva di Isiibook, sulla falsa riga di Facebook. «Sì, perchè l'Isii Marconi ha ancora molto da dire a Piacenza - è convinto -. Non vorrei essere troppo partigiano ma anche noi abbiamo delle eccellenze, ragazzi che stanno facendo lavori in Microsof, chi con i tecnici del suono a livello europeo, chi nel campo della domotica».
Il professor Pavesi è conosciuto anche per il suo impegno nel volontariato. Alla metà degli anni Novanta ha messo in campo "Anche noi diamo un calcio alla droga" a favore del Ceis-La Ricerca di don Giorgio Bosini, trasformandosi, con il suo spirito da pitbull (uno che non molla mai), in cacciatore di autografi famosi di mezza serie A di calcio.
«Il pittore Franco Corradini regalò a don Giorgio un bozzetto - racconta -. Noi lo mettemmo sulla maglietta del Ceis e cominciammo a venderela per raccogliere fondi. Un giorno, assieme ad Elena Corona, ci venne l'idea di farlo firmare al Piacenza Calcio». Da Piovani ai grandi della seria A il passo fu breve. «Grazie al Piacenza, quando le squadre avversarie venivano da noi, andavamo negli alberghi a caccia di autografi sulle magliette». Gli aneddoti sono innumerevoli. Al Park Hotel Batistuta si beccò dal prof una severa ramanzina: «Ci fece aspettare mezz'ora, andò a prendere il caffè e si recò in camera. La cosa non ci fece piacere e io glielo dissi. Poi però firmò». Il più gentile Giacinto Facchetti: «Ci mise a disposizione tutta l'Inter per gli autografi». La sorpresa Franco Causio che allora giocava nell'Udinese: «Arrivammo in ritardo, ci fece trovare tutte le magliette firmate e piegate».
Oltre all'Isiibook il professor Pavesi ha aperto un nuovo fronte di solidarietà con la Ronda della Carità: «La cosa è nata per caso da un articolo su Libertà. Coinvolsi i miei studenti e riuscimmo a raccogliere sacchi a pelo per i senza fissa dimora».
Ancora sulla scuola: «E' stata la mia vita, da giovane andavo a casa e dicevo a mia moglie: "Mi piace, mi diverto, mi pagano anche, che cosa voglio di più? ". Oggi devo ringraziare tutto il personale e i miei colleghi che mi hanno sempre aiutato».
«Un augurio a questa scuola così disastrata? Che il mestiere dell'insegnante non sia così sottovalutato; passa per quello che fa 18 ore poi basta. Ma non è così. Pensate ai compiti che deve preparare e poi correggere, alle lezioni, al rapporto umano da gestire, perchè i ragazzi non sono macchine. Vorrei che il 2013 portasse l'uomo politico in generale a dare una mano ai giovani cominciando dalla scuola, dove il ragazzo passa sei ore al giorno della sua vita. Una scuola migliore potrebbe essere un buon inizio per aiutare i giovani di oggi».

Federico Frighi

03/01/2013 Libertà

domenica 13 gennaio 2013

Madre denuncia il figlio per salvarlo dalla droga

«Parlate, non abbiate vergogna di chiedere aiuto o perderete la vostra vita e vostro figlio! » E' un messaggio di speranza che arriva da una madre che sotto Natale si è vista prelevare dalla polizia il proprio figlio di 23 anni con problemi di droga: ricovero obbligatorio presso una struttura di recupero. Potrebbe sembrare una disgrazia. Per "madre coraggio" è una vittoria dopo un anno e mezzo di minacce (anche di morte), di violenze in casa, dopo una situazione che, iniziata sotto traccia, era divenuta insostenibile, fino a alla "denuncia" in questura. Piacentina, impiegata, madre di due figli: una giovane, sulla trentina, laureata, e un ragazzo, di 23, più attratto dal lavoro che dallo studio. Ma non era quello il problema.


«Avevo iniziato a vedere qualche cosa ai tempi delle Medie - racconta la signora -. Immaginavo fumasse già allora qualche canna; una volta avevo preso una telefonata ma avevano buttato giù... Poi alle superiori aveva iniziato a frequentare l'Alberghiero. Lo portavamo in macchina per essere sicuri che andasse veramente a scuola. Quando mio marito veniva via, lui saltava sul pullman e tornava in città».

«L'abbiamo convinto a fare due anni in un istituto professionale - prosegue la storia - ed era riuscito a finire il corso per montatore di macchine utensili. Lo hanno preso per uno stage in una grossa azienda piacentina, ma di lavoro neppure a parlarne».

La situazione è degenerata un anno e mezzo fa quando sono scoppiate le crisi di astinenza: «Voleva più soldi. Scardinava le porte di casa, dava testate contro mio marito; un giorno ha preso il coltello da cucina e mi ha detto che avessi chiamato il dottore sarei morta».

Inizia un cammino difficile, tra gli specialisti di tossicodipendenze: «Una mia collega mi ha suggerito di fargli fare una visita da un medico che lo ha poi inviato al Centro di salute mentale. Probabilmente avrebbero potuto affidarlo subito al Sert dove c'è lo specialista della doppia diagnosi. Invece lo hanno bombardato di farmaci e mio figlio usciva più innervosito di prima; mi dicevano che le canne erano l'ultimo problema... In realtà le cose andavano sempre peggio, il consumo di cannabinoidi cresceva, i casi di violenza in casa aumentavano, tanto che io sono dovuta stare per tre mesi da mia figlia e da mia suocera perchè ero diventata il principale bersaglio di mio figlio».

«Quando entravo in casa - ricorda - sembrava si accendesse un videogioco di distruzione. Io per lui sono quella che ha fatto cinque esposti al questore, quella che lo ha fatto andare in diagnosi e cura». Era arrivato ad un punto di non ritorno ed aveva sostituito l'hashish alla marijuana. «Ne consumava quantità industriali fino ad arrivare a spendere 600-700 euro al mese. Mi chiede dove trovava i soldi? Glieli davamo noi, per tutto un anno».

«All'inizio pensavamo che una canna o due fossero solo una ragazzata - ammette l'errore comune -. Non è stato così. I medici dicevano che il problema era psichiatrico: disturbo della personalità a tratti con possibili reazioni anche violente. Da qui sarebbe arrivata la droga. Noi abbiamo sempre pensato il contrario: dalla droga ai disturbi. Intanto dal Centro di salute mentale è stato mandato al Sert».

Decisivo è stato l'intervento della questura: «Non ce la facevo più e sono andata in viale Malta dove ho fatto cinque esposti, il primo a giugno 2012. Ho scritto pagine in cui raccontavo quello che stava accadendo. Ad un certo punto, d'ufficio, tutti i miei esposti sono finiti in Procura. Mi hanno preso sotto la loro ala protettrice la dirigente Maria Pia Romita e l'ispettore capo Tiziana Sartori che non finirò mai di ringraziare assieme agli agenti delle volanti. Lei non ci crederà, ma in questura ho trovato della gente formidabile, sia dal punto professionale sia dal punto umano».

Il figlio finisce alla Novate. Per tre mesi. «Forse sarebbe stato meglio meno - dice la madre -. Il problema è che in carcere si sono scambiati i farmaci: io ti dò le tue 80 gocce di Entumin e tu mi dai il tuo Seroquel... tritavano lo Stilnox per dormire e lo sniffavano con il naso». Alla fine è stato scarcerato e sotto Natale lo hanno portato in una comunità di recupero in Piemonte.

«Mio figlio mi ha dato tutta la colpa, ma fa lo stesso. La mia speranza è che lo facciano riflettere. E' un ragazzo bello, alto, ha il futuro davanti. Però quando torna dovrà trovare un lavoro, anche pesante, ma un lavoro». Un consiglio ha chi sta vivendo lo stesso problema: «Parlare, senza vergognarsi, rivolgersi alle istituzioni (Sert e Csm), poi alla questura».

E' forte "mamma coraggio": un donnone tutto d'un pezzo che sorride dello scampato pericolo quando racconta i particolari efferati con cui il figlio (con il coltello in mano) l'ha minacciata di morte. «Spero che il 2013 vada un filino meglio del 2012, solo un filino - si accontenta -. Spero che mio figlio torni a casa consapevole che ha usato delle cose che non doveva usare. Ho un peso qui - si tocca il cuore - ma sono contenta perchè ora so che è protetto e che lo stanno curando. Però mi manca molto... ». Si commuove. «Il 31 dicembre gli ho telefonato per fargli gli auguri. "Ma che auguri! " Mi ha risposto arrabbiato. "Beh, insomma, io te li faccio lo stesso" gli ho replicato io. Poi ho messo giù perchè non voglio farmi vedere piangere».

Federico Frighi

02/01/2013 Libertà

sabato 12 gennaio 2013

Ambrosio: il lavoro è la chiave della questione sociale

Sacricorridoi riprende dopo un periodo di vacanza. Ci piace pubblicare come auspicio per il 2013 l'articolo apparso su Libertà relativo all'omelia del vescovo Gianni Ambrosio il primo giorno dell'anno.

Una sempre più fattiva collaborazione tra tutte le forze della società civile di fronte alla crisi economica. E' l'auspicio del vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, durante l'omelia della messa d'inizio anno in cattedrale. Un'omelia nella Giornata della Pace centrata sui grandi temi chiave di questo 2013 appena iniziato: il lavoro per tutti, il valore della vita e della concordia tra i popoli, la sfida educativa. Per questo monsignor Ambrosio ha evidenziato come il messaggio di papa Benedetto XVI per la pace inviti «ad invocare "il prezioso dono della pace" tra i diversi popoli e all'interno delle nazioni, nelle città e nelle famiglie. Preghiamo in modo particolare per quei Paesi, come la Nigeria, in cui continua il massacro dei cristiani».


Nel giorno dedicato a Maria, madre di Gesù, il vescovo ha esortato a porre «sotto la sua protezione il tempo che sta davanti a noi, perché sia "l'anno del Signore", l'anno della fede nel Signore». «In Maria - ha osservato Ambrosio - possiamo scorgere la missione propria di ogni famiglia, chiamata a donare vita e amore ai figli, a custodire e a trasmettere i grandi valori della vita umana, a testimoniare e diffondere la fede che sa custodire la benedizione di Dio. Così la narrazione della vita passa da una generazione all'altra, senza interrompersi, grazie all'impegno educativo che è sempre più urgente e coinvolge non solo la famiglia ma anche la scuola, la comunicazione sociale, la società tutta: il futuro di nostri ragazzi e dei nostri giovani dipendono dalla sapienza educativa, dal coraggio di far fronte alla sfida educativa con una proposta seria e intelligente di vita e di cultura».

A Maria ci si rivolge con fiducia «per far fronte alle attuali difficoltà sociali ed economiche. Preghiamo perché tutti abbiano a cuore il valore centrale del lavoro, la sua importanza per la vita personale e sociale, la sua grande dignità. Conosciamo il dramma di molti che hanno perso, o rischiano di perdere, il lavoro, la stessa pace familiare. Ci vuole sia una più grande stima del lavoro da parte di tutti sia una più fattiva collaborazione di tutti perché si possano trovare soluzioni che tengano conto che "il lavoro umano è una chiave, e probabilmente la chiave essenziale, di tutta la questione sociale, se cerchiamo di vederla veramente dal punto di vista del bene dell'uomo", come affermava il beato Giovanni Paolo II (Laborem Exercens). Sul tema anche Papa Benedetto XVI insiste nel Messaggio per la Giornata della Pace: è necessaria "una rinnovata considerazione del lavoro, basata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società"».

Il 31 dicembre, durante il rito del Te Deum di ringraziamento, ricordando, tra l'altro, il terremoto in Emilia, il vescovo ha evidenziato come i «giorni difficili, insieme a giorni più felici, sono le tappe del nostro pellegrinaggio verso la pienezza della vita, nel mistero dell'amore di Dio».

Federico Frighi

02/01/2013 Libertà

domenica 23 dicembre 2012

Fiocco azzurro a Parma e Buon Natale

Nasce a Parma cattoliciparmigiani.wordpress.com, il blog del collega Luca Molinari "vaticanista" della Gazzetta di Parma. A Luca ed ai suoi lettori vanno i più cari auguri di Sacricorridoi con l'auspicio che Cattolici parmigiani riesca ad avere più alte fortune (ci vuole poco) di Sacricorridoi. Quando qualche anno fa ebbi l'idea di creare un blog sulla Chiesa di Piacenza-Bobbio non pensavo sarebbe stato così difficile portarlo avanti. La cosa più semplice era quella di farlo diventare un contenitore dei miei articoli scritti sulla galassia Chiesa e volontariato per il giornale per cui lavoro, Libertà. E difatti attualmente questo è. Se si prova ad andare più oltre si trovano degli ostacoli che a lungo andare diventano insormontabili. Tanto per rivelarne uno. Nei Sacricorridoi accade anche che ti avvicini qualche alto prelato diocesano (in procinto di diventare vescovo) e che ti dica: allora come va Sacricorridoi? Tu gli rispondi la verità: mah, si fa fatica a tenerlo aperto. Lui prende la palla al balzo e lancia il messaggio: beh, potresti anche chiuderlo. Da quel giorno ho capito che Sacricorridoi doveva rimanere aperto a tutti i costi. Per non parlare di quel monsignore che ti chiama dicendoti che qualcuno gli ha riferito di aver letto su un sito internet che forse era il tuo qualche cosa che lo ha non infastidito, però, insomma, così, per puntualizzare. Gli dai del tu e gli chiedi perchè mai non avresti dovuto citare una sua appartenenza ad un movimento della Chiesa cattolica dal momento che tutti lo sanno, ma lui ti risponde che insomma, quell'informazione non era essenziale e che potrebbe essere sconveniente.
Insomma, o sei la Gabanelli, o se vuoi continuare a frequentare il Vaticano non puoi certo metterti contro la Santa Sede.

Un aneddoto simpatico. La Gazzetta di Parma pubblica, un bel giorno, un pezzo con un'informazione ecclesiastica uscita evidentemente non da Parma dove la notizia era blindata, ma da qualche altra parte. Qualche settimana dopo il vescovo di Parma, Enrico Solmi, viene a Piacenza a celebrare insieme al vescovo Gianni Ambrosio, la solennità di Sant'Antonino. Un gesto di cortesia tra vescovi confinanti. Anche Ambrosio si reca a Parma per celebrare Sant'Ilario. Al termine della messa ci avviciniamo a Solmi per chiedere due battute. "Voi di Libertà agite in combutta con la Gazzetta di Parma - sbotta il presule -. Vi ho scoperto! Ed ora niente intervista, state puniti!".  Una stretta di mano ed un sorriso, ma niente intervista. 

A Luca, ai suoi Cattolici Parmigiani, ai miei otto lettori auguro tanta serenità, tanta pazienza e un Buon Natale! 

   

giovedì 20 dicembre 2012

Gmg 2013, abbassati i prezzi

(fri) Sono state prorogate sino alla fine di dicembre le iscrizioni per la Giornata mondiale della gioventù a Rio de Janeiro nel luglio del 2013. Anche la diocesi di Piacenza-Bobbio sarà presente con una delegazione di giovani e relativi educatori, guidata dal vescovo Gianni Ambrosio. La proroga è stata decisa a livello nazionale per venire incontro alle difficoltà delle famiglie toccate dalla crisi economica. La diocesi di Piacenza-Bobbio, in particolare, è riuscita a ridurre il costo del pacchetto per Rio di ben 750 euro portando la cifra finale a 1.750 euro per persona, passibile di ulteriori riduzioni.


Cinquecento euro sono stati limati dalla riduzione del programma che oggi non prevede più la settimana missionaria a Picos ma solo il soggiorno a Rio de Janeiro; altri 250 euro sono stati tolti grazie all'intervento della Conferenza episcopale italiana che ha deciso di pagare la cifra d'iscrizione per ogni pellegrino in partenza dall'Italia verso la Gmg. A livello diocesano poi, c'è l'intervento del vescovo Gianni Ambrosio che ha messo a disposizione settemila euro da suddividersi per i sette vicariati da cui è formata la diocesi di Piacenza-Bobbio. Ogni vicariato gestirà in proprio la cifra e la suddividerà tra i partecipanti al pellegrinaggio in modo equo oppure la metterà a disposizione dei ragazzi provenienti da famiglie meno abbienti. Allo stato attuale, evidenziano dall'Ufficio di Pastorale giovanile della diocesi (diretto da don Paolo Cignatta), la data di partenza per il Brasile è il 22 luglio del 2013; il ritorno il 3 agosto, sempre del 2013. Le date sono passibili di lievi modifiche (al massimo di un giorno o due) a seconda della disponibilità dei passaggi aerei.



08/12/2012 Libertà



mercoledì 19 dicembre 2012

Rifugiati e migranti forzati pari sono

Rivedere il sistema dell'asilo politico alla luce dei cambiamenti globali della società di oggi, dove accanto alla figura del rifugiato c'è quella del migrante forzato.


Se ne è parlato ieri nel convegno internazionale "Rethinking asylum in the XXI century, theory and practice" tenutosi nella storica ma polare (per la temperatura) cornice del salone d'onore di Palazzo Gotico e organizzato da L'Ippogrifo e il progetto Sprar del Comune di Piacenza. I saluti del sindaco Paolo Dosi e dell'assessore Giovanna Palladini, l'introduzione di Giulia D'Apollonio, poi la relazione di Davide Tacchini, coordinatore scientifico del convegno.

«Il mondo è cambiato e a New York ogni mattina vanno a scuola bambini di 190 paesi - rileva l'islamologo di origini piacentine -. Tutto il mondo è in quella città. Noi vorremmo spronare la popolazione a pensare, a considerare come la migrazione abbia radici profonde nel nostro dna ed è il volto umano della globalizzazione». Ancora: «È qualche cosa che abbiamo nella nostra parte più intima: pensiamo all'esodo, pensiamo ai viaggi di San Paolo, a Gesù Cristo, all'Egira da La Mecca a Medina. Il processo della migrazione è dentro ognuno di noi. Oggi il mondo ha solo accelerato».

Chi è più meritevole?

E' Matthew Gibney, lettore di politica e migrazione forzata all'università di Oxford, a chiedere che venga rivista la definizione di asilo del 1951 ed estesa ad una più ampia categoria di persone: «Non solo il rifugiato ma anche al migrante forzato, visto che negli ultimi decenni abbiamo assistito allo spostamento di massa delle persona da dove i diritti umani sono violati».

«La convenzione Onu sui rifugiati - evidenzia - pone una questione morale. I rifugiati sono più meritevoli degli altri? La persona perseguitata è più in pericolo e quindi merita più protezione?

C è chi dice che doremo dare priorità ai rifugiati rispetto ai migranti forzati. Ma questo non mi convince. È vero che i rifugiati non riescono a trovare protezione in loco, ma la stessa cosa avviene con i migranti forzati». Gibney fa un esempio accademico: «In Siria nel mio rifugio antibomba posso ospitare solo una persona. Chi faccio entrare? Il giornalista minacciato di morte per aver scritto la verità o la bambina che scappa dalle granate? Se non faccio entrare la bimba non le potrò dire che in futuro troverà protezione. Lei teme per questa notte. Il rifugiato e il migante forzato temono entrambi per la propria vita». «L'Onu privilegia il rifugiato rispetto alla bimba - osserva - perchè ritiene che i bisogni siano diversi. Dovremmo ricreare il collegamento tra asilo e condanna del Paese che spinge il rifugiato a scappare e focalizzare il fatto che colui che scappa da minacce ai diritti umani è sì diverso dal migrante forzato, ma in modo impercettibile».

Le nazioni unite frenano

Di altro avviso l'altro ospite internazionale - successivamente è intervenuta anche Anna Rowlands del King's College di Londra - della tavola rotonda: il tedesco Jurgen Humburg, dal 1993 senior protection assistant dell'ufficio regionale italiano delle Nazioni Unite. «Il termine rifugiato nasce nel 1950-1951 - osserva lo studioso - pensato con il ricordo fresco e forte della Seconda Guerra Mondiale. La comunità internazionale voleva dare mezzi contro le violazioni dei diritti umani. L'alto commissariato Onu doveva durare solo tre anni per far fronte all'enorme migrazione del Dopoguerra». «Il rifugiato, come categoria, è stato espanso. Nel 1979 ad esempio sono incluse le vittime di guerre civili, poi l'estensione anche agli apolidi, alle persone sfollate all'interno di uno stesso paese. Questi sviluppi ci portano ad oggi». «Penso che la convenzione del 1951 sia buona - conclude Humburg -. Il sistema presente puó essere rivisto ma funziona bene. Non dobbiamo mettere a confronto i diversi gruppi di rifugiati. Penso che sia imprtante mantenere l'aspetto non politico dell'asilo: è un principio fondamentale che ci dà la possibilità di essere presenti in molti paesi. Inoltre penso sia importante ricordare, oltre alla convenzione di Ginevra, la garanzia dell'asilo come una prerogativa degli stati sovrani».

Federico Frighi


16/12/2012 Libertà



martedì 18 dicembre 2012

Scola: serve una generazione nuova di politici

«C'è bisogno di una generazione sempe rinnovata di politici, un bisogno che definirei permanente. I cattolici dovrebbero avere il senso della dimensione di questo impegno secondo me in maniera ancora più accentuata perchè la Chiesa deve continuare quell'offerta di sè all'umanità che Gesù ha voluto fosse la sua vocazione propria». E' la serata della Gaudium et Spes e il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, prima della lectio magistralis nel duomo di Piacenza, non si sottrae ad una riflessione che rappresenta poi una conseguenza dell'attualità della costituzione con cui il Concilio Vaticano II ricorda la missionarietà della Chiesa nel mondo.


«Nella Gaudium et Spes è spiegato il senso della vita dell'uomo in tutte le varie implicazioni relative alle questioni degli affetti, del lavoro, del riposo - continua il porporato -. Sono proposte le conseguenze sociali di un impegno serio della vita e addirittura sono già accennati i problemi del rapporto con il creato. Una iniziativa come quella di questa sera penso sia veramente preziosa».

Di fronte ad un duomo gremito è il vescovo Gianni Ambrosio a presentare il cardinale Scola invitato a Piacenza per parlare di una delle quattro costituzioni del Concilio Vaticano II nell'ambito delle iniziative nel cinquantesimo dell'apertura. Evidenzia come la lectio magistralis arrivi nell'anniversario della morte di San Savino, contemporaneo di Sant'Ambrogio.

Scola ringrazia e ricorda come all'inizio degli anni Settanta fosse quasi un habitué a Piacenza, chiamato dall'allora vescovo Enrico Manfredini per l'aggiornamento del clero.
«La Gaudium et Spes è una costituzione pastorale diventata l'emblema del Concilio Vaticano II» esordisce il cardinale. Cita papa Benedetto XVI quando il Santo Padre, a proposito della costituzione conciliare, si sofferma sulla parola "aggiornamento". «Aggiornamento non significa rottura o adeguamento - sottolinea - ma il fatto di dover portare l'oggi del nostro tempo nell'oggi di Dio».
La Gaudium et Spes è essenzialmente una costituzione pastorale, «termine legato alla natura salvifica e sacramentale di Gesù Cristo - ci tiene ad evidenziare -. Noi invece l'abbiamo relegato all'ecclesialese, facendo pensare che pastorale sia una cosa che riguarda i preti. I tratti di questa indole storico salvifica sono richiamati nella seconda parte, negli argomenti che vanno dal matrimonio alla politica. Tutto il Concilio è ancora un cantiere a cui occorre mettere mano in continuazione».
Scola indica quattro chiavi di lettura della costituzione conciliare. La Chiesa come soggetto storico: «La Chiesa è come un ellissi che ha due fuochi insuperabili: Gesù Cristo e la sua missione, il mondo nel quale è immersa e in cui è continuamente inviata. Chiesa e mondo sono comei due poli di una calamita».
Poi il tema del dialogo. Tre i grandi nodi: «Il desiderio di riuscire a parlare con tutti, il rapporto con la modernità, la delicata relazione con Gesù Cristo (unico salvatore) e l'incoercibile libertà di ogni uomo».
Terza chiave: l'uomo in Cristo. «La dimensione cristocentrica - dice Scola - consiste nel pensare adeguatamente il mistero dell'uomo avvolto dalla luce del mistero di Cristo, e Cristo stesso è la figura, lo schizzo, la silouette di ogni uomo».
La quarta chiave di lettura è il ripensamento della pastorale. «Pastorale - evidenzia Scola - ha che fare con l'azione di salvezza di Gesù. La modalità con cui Gesù, attraverso la Chiesa, viene incontro alla domanda di salvezza che ogni uomo si porta dentro».
Ma in che modo - si chiede il cardinale - la Chiesa può proporre Gesù Cristo come contemporaneo all'uomo di oggi? «È la domanda cruciale. I teologi esprimono la questione in modo tecnico: il mezzo che porta qui Gesù Cristo è la logica dell'incarnazione e la sua natura sacramentale e salvifica». «Ma andiamo più a fondo - invita il porporato -. Come si attua questa contemporeaneità nella mia vita? Tutte le circostanze e i rapporti che formano l'umana esistenza sono iscritti nella logica sacramentale del disegno del Padre. Cristo diventa contempraneo nei rapporti e nelle circostanze. È questa l'espressione della vera vocazione, la missione della Chiesa nel mondo contemporaneo. Una Chiesa che non ha bisogno di conquistare proseliti ma è una proposta di vita». «E noi - conclude - siamo chiamati ad autoesporci nella sequela di Gesù. Siamo cristiani un pochino addormentati in questa Europa del XXI secolo. La missione è il comunicare il dono della fede».

Federico Frighi





12/12/2012 Libertà



lunedì 17 dicembre 2012

Due nuovi diaconi per la Chiesa piacentino-bobbiese

Giornata di festa per la Chiesa di Piacenza-Bobbio che ieri in duomo ha visto l'ordinazione di due nuovi diaconi. Festa doppia, perchè il prossimo anno diventeranno preti diocesani.


Marco Pezzani, 24 anni, d'ora in poi sarà don Marco. Figlio unico, viene da Fiorenzuola e presta servizio come seminarista nella parrocchia della Santissima Trinità il cui coro ha ieri animato la liturgia. Entra il seminario dopo l'esame di maturità quando dà retta alla sua vocazione. Enrico Zazzali, 32 anni, d'ora in poi don Enrico, arriva da Caneso, provincia di Parma, comune di Bedonia, diocesi di Piacenza-Bobbio. E' il predestinato a guidare l'azienda agricola di famiglia, nel 2008, invece, decide di dare seguito alla sua vocazione ed entra in seminario.

Ieri erano entrambi sdraiati ai piedi dell'altare secondo il suggestivo rito dell'ordinazione.
Le letture sono quelle della Genesi - "dopo che l'uomo ebbe mangiato il frutto dell'albero il Signore lo chiamò" -, il Vangelo quello dell'Annunciazione dell'angelo Gabriele a Maria.

«Colei che doveva diventare la madre del Signore non è stata contagiata in alcuna maniera dal peccato - osserva il vescovo Ambrosio nell'omelia - Noi vediamo in lei risplendere il progetto della salvezza». «La vergine Maria - prosegue - è Madre della Chiesa, come ha proclamato Paolo VI promulgando la costituzione Lumen Gentium... Al Signore che riversa su Maria la sua grazia corrisponde il sì di Maria. Così si attua il progetto di Dio. La storia della salvezza, nonostante l'inizio drammatico della vicenda umana, continua e arriva a suo compimento nell'umiltà della casa di Nazaret dove germoglia colui che salverà il popolo del Signore». «Questa festa ci assicura - evidenzia il presule -, nonostante tutto, che Dio vuole riportare all'amore e alla vita tutti noi che siamo suoi figli». Poi, rivolto a Marco e ad Enrico: «Tramite il sacramento che state per ricevere venite inseriti nella missione di Cristo e degli apostoli, lo Spirito Santo entra nella profondità del vostro cuore. Con il vostro sì e con la vostra obbedienza diventate immagine viva di Cristo Signore, aderendo a lui totalmente disponibili, con il vostro celibato, per dedicarvi al servizio di Dio e dei fratelli». Ancora: «Sarete di aiuto al vescovo e al suo presbiterio nel ministero della parola, dell'altare e della carità, nel servizio di tutti i fratelli; diventate annunciatori della parola di Dio e non delle nostre parole. Solo quella di Dio arriva a toccare i cuori». Da qui l'accenno all'Anno della fede. «Siamo nell'Anno della fede e la fede nasce dall'ascolto della parola di Dio - ci tiene a sottolineare il vescovo - che illumina la mente e apre i cuori».

Federico Frighi


09/12/2012 Libertà



giovedì 6 dicembre 2012

Ora di religione,chiave per capire

Senza ora di religione, senza simboli della storia dell'uomo occidentale la scuola pubblica sarà inevitabilmente più povera. A dirlo sono gli insegnanti di religione delle scuole statali riuniti a Piacenza in occasione del convegno regionale. Due giorni al Grande Albergo Roma tra relazioni e lavori di gruppo per sessanta docenti provenienti dalle varie province dell'Emilia Romagna. Il tema è l'attenzione all'altro, a chi non appartiene alla cultura e religione cattolica e il vedere come in classe si possano progettare percorsi di educazione al dialogo.


«Se mi chiedono se è ancora utile l'ora di religione nelle scuole pubbliche, rispondo con un'altra domanda: una scuola che deve dare gli strumenti culturali per formare i cittadini, professionisti, può dare strumenti culturali ad ampio raggio escludendo la dimensione religiosa della cultura? Secondo me no». A parlare, a margine del convegno, è Giordana Cavicchi, insegnante di religione della diocesi di Bologna distaccata alla Conferenza episcopale italiana. «Se si vuole studiare il mondo orientale - sottolinea - si deve capire come è fatto. Così è anche per il mondo occidentale. La nostra cultura in senso lato deriva da anni di cristianesimo. Si dice che lo studiano già in storia? Mah, se uno ha bisogno di capire l'economia non legge solo la storia dell'economia ma va da un economista, se ha bisogno di capire l'Islam non leggo solo la storia dell'Islam ma vado da un buon musulmano». Ancora: «La domanda sull'utilità dell'ora di religione nasce da un pregiudizio che fa confusione tra quello che si fa a scuola e la catechesi. Noi non facciamo del proselitismo ma cerchiamo di far capire come il cristianesimo sia uno dei pilastri (assieme alla filosofia greca e romana) della nostra società. E' una risorsa di senso per trovare delle risposte alle domande dell'uomo. La Chiesa, con l'idoneità che dà a noi insegnanti, è garante che l'insegnamento che andiamo a fare è conforme alla dottrina della Chiesa». Il caso del presepe "sconsigliato" nella Materna di Caorso è finito anche negli uffici della Cei: «Ricordiamoci che una scuola pubblica spoglia di tutto - sintetizza al massimo la Cavicchi - è una scuola più povera».

«Il cuore dell'atto educativo - osserva nel suo intervento il filosofo Silvano Petrosino - è di aprire il ragazzo ad una dimensione che non si riduce a quella del proprio narcisismo. L'idea è che l'umano non sia riducibile allo spot "tutto intorno a te". L'uomo fa esperienza di quello che c'è dell'altro. Gli insegnanti di religione hanno proprio questa duplice funzione: quella di ogni insegnante ovvero di aprire il ragazzo alla realtà, in quanto insegnanti di religione di aprirlo alle domande fondamentali della vita. L'insegnante di religione, se è ben preparato, e adesso secondo me lo è, è un elemento essenziale della dinamica educativa anche per un non credente». Nella due giorni sono intervenuti don Francesco Cosentino, don Raffaele Buono, Stefano Versari (vice direttore dell'Ufficio scolastico regionale), il filosofo Silvano Petrosino. Nella giornata di ieri - conclusasi con la visita della città - hanno portato il loro saluto il vescovo Gianni Ambrosio e l'assessore Tiziana Albasi.

Federico Frighi



01/12/2012 Libertà



mercoledì 5 dicembre 2012

Famiglia, qualcosa si vede

Piacenza prima in Italia per minor numero di divorzi e separazioni. Nel 2010 sono stati 23,89 ogni 10mila famiglie. Appena sotto Piacenza c'è Vibo Valentia con 25,39 e Siena con poco più di 26. A Milano i divorzi e le separazioni sono stati 75 (95° posto), a Cremona 84 (98°), a Lodi 107 (103°), a Parma 64 (80°), a Reggio Emilia 58 (65°), a Modena 49 (46°). Un dato, insomma, in controtendenza che, secondo gli addetti ai lavori, denota la positività e la completezza degli interventi locali in favore delle famiglie.


A parlare è don Franco Capelli, parroco di San Vittore, alla Besurica, e consulente ecclesiastico dell'istituto La Casa, il consultorio della diocesi di Piacenza-Bobbio per le coppie in difficoltà. «Che la famiglia sia in crisi lo si vede quotidianamente - evidenzia il sacerdote -, tuttavia notiamo che nel Piacentino tiene ancora abbastanza, ci sono ancora il senso della coppia, la fedeltà e l'impegno dei genitori nei confronti dei figli. Penso che il risultato di oggi sia il frutto di buone prassi a livello di istituzioni ma anche di diocesi. Noi abbiamo una tradizione di pastorale familiare che affonda le sue radici negli anni Settanta, sia nell'attenzione alle coppie in difficoltà, sia verso i fidanzati in preparazione al matrimonio».

A livello di diocesi esiste poi il consultorio La Casa che, come osserva don Capelli, lavora molto bene. «Noi piacentini siamo abituati a vedere le cose in negativo - riflette -, spesso a causa di un certo nostro autolesionismo. Io però da parroco vedo anche tante famiglie impegnate nel vivere la loro fedeltà al loro interno e nell'educazione dei figli».

«Quando parliamo di politiche familiari - osserva Giovanna Palladini, assessore del Comune di Piacenza con competenza specifica sul nuovo Welfare e sul sostegno alle famiglie - dobbiamo parlare delle politiche che mettono in atto i comuni. Evidentemente, insieme al grande sforzo delle associazioni, queste politiche alla fine pagano». «Stanno aumentando le separazioni nei primi anni dopo il matrimonio - evidenzia l'assessore -, tra i motivi c'è l'impatto spesso drammatico con una realtà di crisi economica dopo una vita di relativo benessere e senza responsabilità vissuta all'ombra dei genitori». «Come Comune di Piacenza - prosegue - abbiamo sostenuto e continuiamo a farlo le famiglie in mille modi, tra i quali, ad esempio, i vaucher o gli affidi familiari, o ancora i quattro bandi anti-crisi in favore di chi ha perso il lavoro. Il Comune fa la sua parte ed ha intenzione di farla sempre di più». Il sostegno alla famiglia viene applicato, almeno a Piacenza, con una serie di azioni trasversali. «Un'altro tema che causa conflitti all'interno della coppia - sottolinea l'assessore Palladini - è quello della salute. In particolare dei familiari anziani. Bene, ecco che mantenendo alta la qualità dei servizi agli anziani indirettamente si favorisce la serenità della famiglia». Gli esempi potrebbero continuare. Si veda l'iniziativa Briciole per i bambini - solo la scorsa settimana - e tante altre. «L'unico cruccio - ammette la Palladini - è il non aver potuto aumentare i servizi. I tagli ci hanno condizionato anche se siamo comunque riusciti a mantenere gli stessi progetti e la medesima qualità».

fed. fri



27/11/2012 Libertà

martedì 4 dicembre 2012

Disabilità, l'importanza di una parola

Chi parla male è perchè pensa male. Lo sostiene Matteo Schianchi, ricercatore di Storia contemporanea e già atleta di nuoto. E' lui ad aprire la seconda giornata della festa del volontariato a Palazzo Gotico e lo fa con una lezione-testimonianza sull'importanza della parola. Schianchi, lodigiano, è senza un braccio ed una gamba da 22 anni a questa parte. Disabile dunque, o portatore di handicap, o portatore di disabilità, o persona disabile, oppure ancora handicappato o perchè non anche invalido o diversamente abile? Schianchi usa riflettere sulle provocazioni. Ma se uno è miope e porta gli occhiali «allora dobbiamo chiamarlo occhialuto? ». Non è così e non deve esserlo neppure per le persone con disabilità. Così - "persone con disabilità" - si devono chiamare «a scuola, sui giornali, in televisione, nei convegni» ricordandoci che disabile «è un aggettivo, non un nome». Schianchi inizia citando quello che poi è il titolo di un suo libro: "La terza nazione del mondo" (edito da Feltrinelli). «Se mettiamo insieme tutte le persone con disabilità del nostro pianeta arriviamo a formare la terza nazione del mondo - osserva -, se concentriamo tutte quelle italiane arriviamo a formare la seconda regione italiana, sempre per numero di abitanti». Ecco dunque come «anche solo da un punto di vista numerico la disabilità appare come una questione grande». «E, anche se con molta fatica, i passi in avanti sono stati importanti: oggi le persone con disabilità stanno diventando sempre più un soggetto socio politico».


Schianchi, intervistato da Brunello Buonocore (Asp città di Piacenza) in un salone di Palazzo Gotico gremito di volontari e di ragazzi delle scuole, ci tiene ad evidenziare come «la difficoltà terminologica sia lo specchio della difficoltà che il mondo della disabilità ci riproduce. Attenzione: con le parole noi costruiamo un mondo». «Forse è meglio fare una riflessione preventiva sul termine "diversamente abile" - osserva -. O vuol dire handicappato o che avrei delle abilità diverse particolari non meglio imprecisate. In italiano abile in assoluto non vuol dire niente. Persona con disabilità vuol dire persona che tra le sue caratteristiche ha la disabilità».

Da qui al concetto di vita indipendente il passo è breve: «E' l'dea che chiunque, anche con una disabilità, possa decidere di vivere in un posto in cui decide lui, dove è con chi vivere. E' un concetto fondamentale e tra l'altro i costi per metterlo in pratica sono minori rispetto a quelli dei grandi istituti residenziali».

Un'azienda straniera ha messo in commercio una bambola handicappata: «Se avete bisogno di esercitare il sorriso, il pietismo, comperatela». Una tv via internet mette in onda incontri di lotta tra nani: «Nell'antica Roma l'imperatore si divertiva a far combattere dei nani. Oggi quello che sarebbe uno spettacolo tristissimo viene strumentalizzato all'insegna del fatto che tutti hanno diritto ad un opportunità. Ma le persone con disabilità non sono alla ricerca di opportunità, vogliono vivere come tutti quanti».

«La disabilità - riconosce Schianchi - è una realtà scomoda perchè non sai come comportarti. Quando non sappiamo che termini usare inconsapevolmente andiamo a pescare le parole che sentiamo nel mondo, per questo l'operazione linguistica che sembra così banale è in realtà importante».

Buonocore ricorda il talidomide degli anni Cinquanta, il farmaco assunto da donne in gravidanza. Anche qui l'operazione linguistica fece la sua parte. «Le foche hanno com'è noto gli arti limitati - ricorda Schianchi-, ecco che questi bambini venivano chiamati focomelici». Chi parla male è perchè pensa male. Lo dice Nanni Moretti, lo cita Matteo Schianchi come riflessione per questa Festa del volontariato.

Una festa che ieri si è aperta con lo spettacolo "Volontariamente", messo in scena dagli alunni della scuola media di Vigolzone. Uno spettacolo inserito nel progetto di conoscenza del volontariato locale, con il sostegno della regione Emilia Romagna e la collaborazione dell'istituto comprensivo di Pontedellolio-istituto comprensivo di Bettola.

Federico Frighi





02/12/2012 Libertà



lunedì 3 dicembre 2012

Volontariato, forma mentis per uscire dalla crisi

La libertà del volontariato come ricetta per uscire dalla crisi. La giornata mondiale del volontariato si apre così, nel salone di Palazzo Gotico, con la riflessione di Mauro Magatti, preside della facoltà di sociologia della Cattolica di Milano, che vede il mondo dell'associazionismo come esempio di società sana capace di trascinare quella malata fuori dalla crisi.


«Ci sono ancora cittadini che considerano il volontariato una specie di pratica arcaica - osserva Magatti -, io credo che sia una delle forme in cui l'umano si può manifestare». «Il lavoro, l'opera, l'azione nella sfera politica. Il volontariato tocca tutte queste tre dimensioni - evidenzia - e in una società in cui la libertà è stata già raggiunta il volontariato è la forma avanzata della nostra libertà, che va oltre il mero desiderio reso godimento e si fa carico di ciò che ci sta attorno».

La cittadella del volontariato creata nel salone di Palazzo Gotico pulsa di questa libertà raggiunta e dedicata alla cura degli altri. Tra gli stand delle associazioni e la mostra "Land-Grabbing e consumo di suolo" prendono la parola per un saluto il sindaco Paolo Dosi e l'assessore provinciale Pierpaolo Gallini. La direttrice di Svep, Raffaella Fontanesi, introduce la riflessione iniziale. «Il volontariato non è un pezzo di antiquariato - continua Magatti - ma un pezzo di futuro. Quando usiamo la parola volontariato non intendiamo solo una miriade di azioni gratuite verso qualcun altro ma una forma organizzata. Il volontariato diventa così interlocutore di una serie di soggetti per realizzare una società migliore. Questa è la differenza tra oggi è qualche decennio fa. Queste organizzazioni rappresentano una costola della nostra vita sociale. Il volontariato ha cambiato forma e bisogna fare in modo che porti davvero frutti. Il suo ruolo è quello di mobilitatore delle risorse latenti nella nostra società, non è a ruota di scorta ma un partner della società».

La crisi. «La radice della crisi è sì economica ma ha anche a che fare con il modo in cui abbiamo pensato e praticato la libertà in questi trent'anni - è convinto Magatti -. Non si era mai vista una libertà di massa come in questo periodo. Accesso al benessere economico, alla democrazia, al pluralismo culturale. I nostri antenati si sono immaginati che una volta raggiunto tutto questo si sarebbe costruito una sorta di paradiso in terra. Questa crisi c'entra sì con la finanza, ma anche con l'idea di libertà adolescenziale che ci siamo costruiti».

«Il volontariato che ha imparato ad organizzarsi - conclude - è una risorsa nella crisi perchè è capace di comprendere la vera libertà».

Federico Frighi



01/12/2012 Libertà



domenica 2 dicembre 2012

Don Luigi, l'arrivo in bicicletta

(fri) La giornata è tipicamente londinese con una pioggerellina fine fine che concede una tregua subito dopo pranzo. Giusto il tempo per tenere fede alle sane abitudini: la bicicletta. Così, inforcata la fedele "old time" nera, accompagnato da uno sciame di fedeli a due ruote, monsignor Luigi Chiesa alle tre in punto arriva in via Poggi, al confine tra la vecchia parrocchia (Santa Teresa) e la nuova (Santissima Trinità). I vigili bloccano per un attimo la strada, il sacerdote scende e ricambia il saluto della delegazione della Trinità. Poi, sorridente, si incammina a piedi verso la sua nuova parrocchia. Inizia così la lunga giornata che porta monsignor Luigi Chiesa, nato a Valmozzola (provincia di Parma ma diocesi di Piacenza-Bobbio) il giorno dell'Epifania di 65 anni fa, alla guida di quella che può essere definita la parrocchia più importante della diocesi. Monsignor Chiesa, dopo monsignor Antonio Tagliaferri e monsignor Riccardo Alessandrini è il terzo parroco della Santissima Trinità, quartier generale piacentino, con le sue 19 comunità, di un Cammino Neocatecumenale approdato proprio in via Dante nel 1973. Ma la Santissima Trinità è uno scrigno ben più capiente. Vi convivono, oltre al Cammino, anche gli scout dell'Agesci, l'Azione Cattolica adulti, l'Ordine patriarcale della della Santa Croce di Gerusalemme, i gruppi di preghiera San Padre Pio, il gruppo famiglie, la scuola di canto, il gruppo del rosario perpetuo oltre ai gruppo giovanili che da pochi mesi possono fruire del grande oratorio. Proprio nei nuovi locali, ieri sera, al termine della celebrazione, l'ultimo atto della festa con l'immancabile torta di benvenuto.

Libertà, 26/11/2012






Monsignor Chiesa nella super-parrocchia

Una parrocchia unita che cammini insieme alla diocesi, al vescovo, al Papa, alla Chiesa universale. E' il desiderio di monsignor Luigi Chiesa, da ieri nuova guida della Santissima Trinità.


Lo dice chiaramente di fronte ad oltre millecinquecento persone che per oltre due ore affollano il grande tempio di via Dante. E' il giorno dell'ingresso in una parrocchia dove ogni cosa è grande, solenne, maestosa. A partire dall'affresco di Kiko Arguello fino all'organizzazione della celebrazione di ieri curata dal vice parroco don Valerio Picchioni, assieme a padre Severino Mondelli. Impeccabile, quasi svizzera nella sua precisione, dove la Chiesa pluralista del Vaticano II si coniuga nei tanti carismi di associazioni, gruppi, movimenti. Dal cammino neocatecumenale all'Azione Cattolica fino al grande coro di 70 elementi che accompagna la liturgia.

Il nuovo parroco, nel suo saluto, evidenzia ed apprezza tali diversità. «Una stima profonda mi lega a tutte le forme associative della Chiesa - confessa -, per me sono un dono e una risorsa grande e cercare di costruire l'unità nella pluriformità è un compito che mi ha sempre appassionato». Nell'Anno della fede, a cinquant'anni dall'apertura del Concilio Vaticano II «sono ben consapevole e convinto - evidenzia monsignor Chiesa - che, come ricorda papa Benedetto XVI, è necessario che tutti riscopriamo nella fede il vero volto della parrocchia». Una parrocchia che, citando papa Giovanni XXIII, deve essere «fontana del villaggio e deve collocarsi sempre in unità con il vescovo e con la Chiesa». «Credo anch'io, come dice papa Benedetto - prosegue -, che sia necessario ritrovare la tensione commovente che ebbe il Concilio per il compito comune di far risplendere la verità e la bellezza della fede nel nostro tempo». «Mi sento inviato a tutti, anche a coloro che non riconoscono fede e religione, nel pieno rispetto della libertà di coscienza di ciascuno» ci tiene ad osservare. Ringrazia il vescovo Ambrosio e il vicario generale monsignor Illica - «hanno avuto coraggio a mandare me» -, ringrazia le figure care della vita, dai genitori ai parrocchiani di Castelsangiovanni e Santa Teresa. Ma le prime parole sono per il suo predecessore, monsignor Riccardo Alessandrini, dimissionario per ragioni di salute. «Venerdì ho pregato in silenzio davanti a lui - rivela -. Ho lasciato che mi parlasse in silenzio di questa modalità di fare il prete che il Signore gli ha chiesto da cinque mesi a questa parte. La parrocchia ed io stiamo ricevendo molto dal suo sacrificio e soprattutto per questo gli sono grato». Cita il fondatore, monsignor Antonio Tagliaferri, saluta le autorità presenti, il presidente della Provincia, Massimo Trespidi - sposato proprio da don Chiesa - e il presidente del Consiglio comunale, Claudio Ferrari (in rappresentanza del sindaco che ha inviato un telegramma di auguri): «Prego per il loro servizio e assicuro la disponibilità ad una collaborazione per una società più buona e più giusta».

Il vescovo Ambrosio, nell'omelia, si sofferma sul Vangelo del giorno (Gv 18,33-47, Gesù davanti a Pilato) e sulla regalità del Cristo. Ringrazia poi don Chiesa «per aver accettato di lasciare Santa Teresa per venire qui alla Trinità, in un'altra avventura con una nuova comunità, al servizio della fede di ciascuno e di tutti. Ogni parroco deve avere questa precisa e unica finalità: testimoniare la regalità e la contemporaneità di Gesù». «Il Papa ci ricorda che la fede è compagna di vita - sottolinea il vescovo - e la fede impegna ognuno di noi a diventare segno vivo della presenza di Cristo nel mondo».

Federico Frighi



26/11/2012 Libertà

mercoledì 28 novembre 2012

Il convento distrutto rinasce casa di riposo

E' la forza della perseveranza di chi c'è oggi ma anche la lungimiranza del vescovo benedettino del 1800, Gregorio Cerati, se ora Piacenza può contare su 28 nuovi posti per anziani non autosufficienti. E' stata inaugurata ieri dal vescovo Gianni Ambrosio la nuova residenza San Camillo, tra lo Stradone Farnese e via Torta, accanto alla Casa del clero Pio Ritiro Cerati. Un investimento di oltre 3 milioni di euro voluto dalla Fondazione Pio Ritiro Cerati onlus, che porta appunto il nome del vescovo di Piacenza. Il presule volle, nei primi anni del 1800, con i suoi legati testamentari, un ricovero per sacerdoti anziani o ammalati.


«E' questo un luogo in cui gli anziani si troveranno come a casa - può dire con soddisfazione, oltre duecento anni dopo, l'attuale vescovo di Piacenza-Bobbio -, un luogo in cui troveranno attenzione e tenerezza». Ma anche un luogo simbolo. Qui, nel 1943, un aereo tedesco decollato da San Damiano e diretto a Milano, durante un volo di addestramento, precipitò provocando una tragedia: venticinque morti, tra cui cinque suore di clausura del convento delle Carmelitane che andò distrutto. Venne ricostruito, ma a San Lazzaro. Sullo Stradone, protette da un muro fatiscente, rimasero le macerie. Fino a qualche mese fa. Lo racconta l'architetto Carlo Scagnelli: «Si doveva ristrutturare e conservare ma non c'era più nulla. Abbiamo preso in mano questo progetto nel 1987. Siamo arrivati al termine oggi, dopo un cammino difficilissimo durato 25 anni». Di solito l'architetto lascia una firma. Qui non c'è: «Abbiamo voluto creare una struttura di cui la gente non si accorgesse». Una sorta di omaggio alle vittime di una tragedia silenziosa e dimenticata che «sarebbe buona cosa - auspica Scagnelli - trovare il modo di ricordare anche oggi». Al vernissage, oltre alla diocesi, ai tecnici, c'è l'assessore Giovanna Palladini che evidenzia l'attenzione del Comune verso i suoi cittadini più deboli, Maria Gamberini (Ausl) perchè la San Camillo ha ottenuto l'accreditamento, l'assessore provinciale Pierpaolo Gallini, il presidente di Coopselios Guido Saccardi, il rettore del Cerati, monsignor Giuseppe Formaleoni. Naturalmente la Fondazione Pio Ritiro Cerati, con il suo presidente don Giampiero Esopi che chiede un aiuto per il giardino d'inverno. La Fondazione di Piacenza e Vigevano ha già stanziato 100mila euro ma il presidente Giacomo Marazzi annuncia: «Penso che faremo qualcosa noi». Applausi in sala.

Federico Frighi





25/11/2012 Libertà



martedì 27 novembre 2012

Betori in Duomo: un buon cattolico legge la Bibbia

«Le diocesi facciano un esame di coscienza e riflettano su come hanno applicato il Vaticano II». A parlare è il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, che l'altra sera ha aperto in duomo il ciclo di conferenze della Chiesa piacentina-bobbiense a 50 anni dal Concilio Vaticano II. Invitato dal vescovo Gianni Ambrosio, il porporato ha tenuto una lectio magistralis sulla Dei verbum, la più breve delle costituzioni uscite dal Vaticano II, avente come tema la divina rivelazione. L'arcivescovo di Firenze, già segretario della Cei, nel 2008 scrisse il volume "Leggere la Bibbia nella Chiesa" (edizioni San Paolo) in cui, ripercorrendo proprio la Dei verbum, offre un'autorevole riflessione sulla Bibbia nella vita della Chiesa.


«Prima del Concilio un bravo cattolico stava lontano dalla Bibbia - ricorda Betori in Duomo -. La Dei verbum é uno snodo fondamentale del rinnovamento della pastorale della Chiesa perché ha permesso di riconsiderare il rapporto dei cattolici con la Bibbia che era rimasto bloccato dalle polemiche controversistiche legate alla Riforma protestante. La libertà che il Concilio ci dà nei confronti della Parola di Dio é un accrescimento della vita delle nostre comunità cristiane e aiuta a crescere sia i singoli sia le comunità». Racconta l'evoluzione degli schemi preparatori e di come quelli frutto di una teologia controversista vennero accantonati. «Il concetto di Parola di Dio che troviamo nella Dei verbum - osserva Betori - è molto più alto della sacra scrittura. La Parola di Dio è una rivelazione che accompagna l'uomo lungo il suo cammino dalla creazione al verbo di Dio fatto uomo. Dio parla agli uomini come ad amici». La rivelazione divina passa dunque da una trasmissione di nozioni «ad un incontro apicale tra Dio e l'uomo. Come due interlocutori che si aprono ad una conoscenza d'amore».

«Dice Benedetto XVI che all'inizio dell'essere cristiani non c è un'idea o una decisione etica ma un incontro - prosegue Betori -. Un concetto rivoluzionario 50 anni fa quando la fede era un nucleo essenziale di verità a cui credere e di precetti a cui obbedire».

La storia: «Il Concilio parla della rivelazione divina come di una vicenda storica. La creazione è vista come un momento di un processo storico. La dimensione storica che a lungo è apparsa come un pericolo per l'assolutezza della verità non fa più paura perchè in essa Dio ci si è dato». La tradizione: «La parola rivelata viene veicolata nel tempo formando una tradizione che ne fa memoria e la attualizza».

Il sacramento: «E' però necessario che la Chiesa tutta si ponga all'ascolto della Parola di Dio. La presenza del verbo viene accostata alla eucarestia. E' la separazione di Parola e sacramento che ha reso asfittiche le nostre comunità cristiane». Infine, un buon cristiano deve leggere la Bibbia. «L'ignoranza delle scritture - evidenzia Betori - è ignoranza di Cristo».

Federico Frighi


21/11/2012 Libertà