giovedì 20 marzo 2008

Settimana Santa, i riti con il vescovo Ambrosio

Entra nel vivo la Settimana Santa per la comunità cattolica piacentina.
Giovedì santo
Oggi, giovedì santo, il vescovo Gianni Ambrosio, alle ore 9 e 30 presiede la celebrazione della messa crismale in duomo. Durante la cerimonia si terrà il rito di ammissione tra i candidati al presbiterato di due seminaristi del Collegio Alberoni: Leonardo Masini e Giuseppe Piscina. Alla messa crismale partecipa tutto il clero diocesano, sacerdoti e diaconi, assieme al vescovo. Dopo la liturgia della Parola verranno benedetti gli oli santi che verranno portati nelle parrocchie. Al termine della celebrazione tutto il clero è invitato nel salone degli affreschi dell’episcopio per un momento di fraternità. Alle 12 e 30 pranzo in seminario con il vescovo. Alle ore 18, sempre nel duomo di Piacenza, il vescovo Ambrosio presiede la celebrazione in “Coena Domini”, la santa messa nella Cena del Signore.
Venerdì santo
Alle ore 8, nella cattedrale di Piacenza, il vescovo Gianni Ambrosio presiede l’ufficio delle letture e le Lodi. Alle 18, sempre in duomo, presiede la celebrazione della Passione del Signore con la Via Crucis. Nel corso della celebrazione in cattedrale e nelle parrocchie si terrà la tradizionale colletta “Pro Terra Sancta”.
Nella chiesa di San Giuseppe dell’Ospedale, dalle ore 8 alle 24, rivive un’antica devozione che a Piacenza risale al 1015. Nella chiesa dell’ospedale, in via Campagna, per tutto il giorno viene esposta la reliquia della Sacra Spina. Alcuni rappresentanti dell’Ordine dei Templari veglieranno quella che è una delle circa 150 spine che si venerano in Italia e che, secondo la tradizione, dovrebbero far parte della corona portata da Gesù Cristo.
Sabato santo
Alle ore 8, in duomo, il vescovo Ambrosio presiede l’ufficio delle letture e le Lodi. Sempre in duomo, il vescovo presiede la veglia pasquale con inizio alle 22 e 30. Durante la veglia verranno battezzati 13 nuovi cristiani.
Domenica di Pasqua
Il vescovo Ambrosio celebra la messa di Pasqua alle ore 11 nella cattedrale di Piacenza e alle ore 18 nella concattedrale di Bobbio. Al termine delle due celebrazioni impartirà la benedizione apostolica con annessa l’indulgenza plenaria.

mercoledì 19 marzo 2008

Diocesi, a Piacenza-Bobbio un milione e mezzo di euro dall'8 per mille

Piacenza - Un milione e mezzo di euro. È quanto la diocesi di Piacenza-Bobbio ha ricevuto dall’8 per mille alla Chiesa Cattolica nell’anno 2007. A renderlo noto è un documento che sta girando tra i parroci alla vigilia della Pasqua ma anche di importanti appuntamenti fiscali. La cifra assegnata a Piacenza-Bobbio è stata ripartita in tre grandi aree di intervento: 774.357,58 euro sono stati destinati ad opere di culto e pastorale. «Abbiamo potuto aiutare - spiega Romolo Artemi, incaricato diocesano - grazie alla firma dell’8 per mille, molte parrocchie in tutti i vicariati per le opere di manutenzione degli immobili. Abbiamo potuto sostenere le iniziative pastorali, aiutare la diffusione del Vangelo tramite i giornali, radio e televisione».
Altri 419.661,47 euro sono andati per interventi caritativi: sono stati aiutati enti come Caritas diocesana, Assofa, Ceis-La Ricerca, La piccola casa della carità di Fiorenzuola, i gruppi Vicenziani, la casa famiglia di Metti, alcune parrocchie dove operano realtà collegate alla Caritas, e molte altre organizzazioni. Con i rimanenti 327.214,25 euro, sempre provenienti dall’8 per mille, è stato assicurato il sostentamento ai sacerdoti diocesani.
La somma assegnata a Piacenza-Bobbio, si riferisce alle dichiarazioni dei redditi presentate nell’anno 2004-2005. La diocesi subito riceve un acconto pari alla cifra dell’anno precedente - l’8 per mille è stato introdotto nel 1989-1990 -, poi, una volta contate le firme, riceve la differenza. «La linea adottata dalla Cei e dalla diocesi di Piacenza-Bobbio in questi anni - osserva il vicario generale monsignor Lino Ferrari - è quella della massima trasparenza. È giusto che la gente sappia dove vanno a finire i fondi e per quali attività vengono utilizzati».
«La firma dell’8 per mille - continua Artemi - è segno di corresponsabilità e di comunione nella condivisione di una Parola, quella del Vangelo, che edifica e completa la personalità di ogni persona». Artemi, 64 anni, bancario in pensione, presta la sua opera di volontario come incaricato diocesano per la promozione al sostegno economico della Chiesa. «Sarebbe bello - auspica - che ogni parroco che utilizza i fondi per la realizzazione di opere parrocchiali, in un angolo della chiesa, mettesse un manifesto, un cartello in cui spiegare ai fedeli che quello che si è realizzato è stato grazie alla loro firma». Ogni parrocchia, in queste settimane, si trasforma in una sorta di Centro di assistenza fiscale: «Noi invitiamo i sacerdoti a delegare una persona con il compito di ritirare il modello Cud con la firma per l’8 per mille. Tutti i modelli verranno poi consegnati alla diocesi che provvederà ad inoltrarli all’autorità competente tramite la posta in una sola spedizione».
Federico Frighi

il testo integrale su Libertà di oggi 19 marzo 2008

Ufficiale, don Lanza successore di Ambrosio in Cattolica

Piacenza - Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ha nominato il nuovo assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per il prossimo quinquennio. Si tratta di monsignor Sergio Lanza, docente di teologia pastorale all’Istituto pastorale “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Lateranense di Roma. Sessantadue anni, originario della provincia di Sondrio e della diocesi di Como, succede a monsignor Gianni Ambrosio, che lo scorso 16 febbraio ha fatto il suo ingresso come vescovo della diocesi di Piacenza-Bobbio. La comunicazione è stata data alle ore 12 di ieri da monsignor Giuseppe Betori, segretario della Cei, durante la conferenza stampa di presentazione del documento finale del Consiglio permanente della Cei. Nello stesso documento viene ufficializzata anche la nomina di monsignor Gianni Ambrosio a membro del comitato scientifico-organizzativo delle Settimane Sociali dei cattolici italiani per i prossimi sei anni.

da Libertà, 19 marzo 2008

martedì 18 marzo 2008

Cattolica, monsignor Lanza successore di Ambrosio

Piacenza (f.fr.) - Salvo colpi di scena dell’ultima ora - sempre possibili - sarà monsignor Sergio Lanza il sostituto di monsignor Gianni Ambrosio come assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. La nomina verrà resa nota questa mattina alle 12 dal segretario generale della Conferenza episcopale italiana, monsignor Giuseppe Betori. Monsignor Lanza dovrebbe prendere possesso del suo nuovo ruolo il prossimo 6 aprile in occasione della giornata universitaria, nella cappella centrale della Cattolica di Milano. In precedenza, quasi certamente dopo Pasqua, sempre nella facoltà di Largo Gemelli, avverrà il passaggio delle consegne tra monsignor Lanza e il vescovo Ambrosio. Ordinario di teologia pastorale nell’Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, monsignor Lanza è nato a Morbegno, in provincia di Sondrio il 18 giugno del ’45, ha compiuto gli studi secondari e il curriculum teologico nel seminario di Como. Il 22 giugno 1969 è stato ordinato presbitero della diocesi di Como. Laureato in teologia e in pedagogia e licenziato in scienze bibliche, è consultore della Congregazione per il clero e del Pontificio Consiglio per la cultura.

Il testo integrale su Libertà di oggi, 18 marzo 2008
Per la foto di Ambrosio grazie a Gianni Cravedi.

lunedì 17 marzo 2008

Ambrosio: la domenica delle palme è il portale della Pasqua

Ecco l'omelia del vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, pronunciata ieri mattina nella parrocchia di San Giuseppe Operaio, a Piacenza, per la domenica delle palme.

Carissimi fratelli e sorelle, carissimi parrocchiani di questa bella comunità parrocchiale di San Giuseppe Operaio,
vorrei dire di questa bella e grande famiglia parrocchiale. E poi carissimi bambini che siete qui presenti così numerosi e anche così attenti. Davvero non potevamo iniziare questa Settimana Santa in modo più bello e più gioioso, perché davvero quella processione che abbiamo fatto ci ha introdotti in questa settimana, che viene appunto chiamata “Settimana Santa” e che ha al suo culmine il triduo pasquale, Giovedì Santo, Venerdì Santo, e poi la grande veglia del Sabato Santo. Ebbene, non potevamo iniziare meglio di così perché è come un grande “portale” che si è spalancato davanti a noi, e dunque siamo introdotti in questa Settimana Santa nel mistero della passione e morte e risurrezione del Signore Gesù. Ma questo “portale”, che si è aperto davanti a noi, ci introduce, ci rende consapevoli, di quella vita nuova, la vita dei figli di Dio, la vita illuminata dal Signore Gesù crocifisso e risorto.
Siamo invitati in modo particolare quest’oggi all’ascolto della Passione del Signore Gesù, attraverso questo ascolto attento e partecipe noi entriamo in quella vita nuova illuminata da Cristo crocifisso e risorto, perché attraverso l’ascolto noi scopriamo la vera identità del Signore Gesù: il Figlio di Dio che va incontro alla sua morte in un atteggiamento di totale di radicale obbedienza al Padre, e di totale amore per noi per la nostra vita e per la nostra salvezza.
Proprio il racconto della Passione secondo Matteo, l’abbiamo ascoltata nella formula più breve, insiste molto su questo atteggiamento del Signore Gesù, perché questo è il cuore di tutta la sua Passione, tutto ruota attorno a questo atteggiamento, tutto lo svolgimento dei fatti della Passione è basato su questo atteggiamento di fondo.
Ma l’evangelista Matteo ci dice pure che in questo racconto ci siamo anche noi, non siamo solo spettatori di un qualche cosa che è avvenuto nel passato, non siamo solo ascoltatori più o meno interessati a ciò che viene raccontato dopo. Noi siamo attorno, noi siamo protagonisti di questo dramma che è avvenuto, di questo dramma che avviene, perché questo racconto dice la nostra vita, racconta la nostra storia.
Dunque siamo anche noi protagonisti. Allora nell’ascolto e nella preghiera vogliamo accogliere in noi lo Spirito del Signore Gesù per ricevere anche noi il dono, questo atteggiamento, l’atteggiamento di obbedienza al Padre, ma se vogliamo di amore verso il Padre che lo ha mandato a noi il Signore Gesù, ma anche poi di amore verso i fratelli.
E che cosa vuole dire per noi questo atteggiamento? Ci è stato invitato da una frase di don Giancarlo Conte proprio prima di iniziare la nostra processione verso questa chiesa: gli adulti hanno condannato con il dito puntato il Signore Gesù. I bambini questo non l’hanno fatto. Ma proviamo a chiederci: perché i bambini non hanno condannato Gesù? Anzi lo hanno applaudito, hanno cantato “Osanna, benedetto colui che viene nel nome del Signore”, come abbiamo fatto noi nella nostra processione. Perché i bambini non hanno condannato Gesù? Perché si sono fidati di Lui, perché non hanno fatto troppi ragionamenti secondo uno stile troppo umano. Guardate, l’insegnamento che ci proviene dal racconto della Passione secondo Matteo va precisamente in questa direzione, molto semplice ma decisiva. Si ragiona in modo umano semplicemente umano, si ragiona in modo troppo umano, potremmo dire: “davvero punta il dito e condanna”, condanna l’innocente alla morte, condanna colui che il Padre ha mandato per la nostra vita, e quindi diventa incapace di accogliere quella vita nuova che il Signore Gesù ci ha comunicato.
L’evangelista Matteo sottolinea con forza questo aspetto. Proviamo solo a fare qualche accenno. Innanzitutto, come esempio di questo pensare umano o troppo umano: lo stesso discepolo, lo stesso apostolo Pietro, quando sente l’annuncio della Passione si ribella non può accettare una cosa di quel genere. Il Signore Gesù che cosa gli dice? “Via da me, satana! Tentatore, non pensi secondo Dio ma pensi come gli uomini o secondo gli uomini” (cfr. Mt 16, 23). Anche Pietro pensa con questo sguardo piccolo, con questo orizzonte limitato, non si apre all’iniziativa di Dio, ma vuole decidere lui come deve comportarsi Dio, come deve comportarsi colui che Dio ha mandato a noi il Signore Gesù. Un modo di pensare troppo umano per Pietro, così anche per gli altri apostoli.
Ma possiamo anche ricordare, riguarda sempre Pietro, ma può essere istruttivo anche questo. proprio nel momento culminante della Passione, mentre il Signore Gesù viene processato, una donna ‑ una cameriera una serva ‑, lo sappiamo si avvicina a Pietro e gli dice: “Anche tu sei dei loro, di quelli che hanno seguito il Signore Gesù, anche tu hai fatto parte del suo essere discepolo” (cfr. Mt 26, 73). Ebbene, Pietro anche lì ha paura perché vede compromessa la sua vita, non viene ad essere condannato solo il Signore Gesù, rischia anche lui di essere condannato. E allora nega, gli dice: “Io, quello non l’ho mai conosciuto!” (Mt 26, 74). E tuttavia aveva vissuto con lui, aveva camminato con Lui, l’aveva riconosciuto come Messia, come inviato dal Padre. E tuttavia per questo sguardo troppo umano, per questa logica troppo umana, diciamo pure “meschina”, Pietro dice: “Io, costui non l’ho mai conosciuto”.
Possiamo ancora ricordare l’ultimo esempio, quello di Pilato. Vuole essere giudice imparziale, ma nel momento in cui la sua “onorabilità” rischia di essere compromessa, nel momento in cui per difendere un innocente dovrebbe osare di andare incontro a quella folla, e preferisce Barabba al Signore Gesù, ebbene si ritira, si “lava le mani”, non vuole compromettere il suo onore, non vuole compromettere la sua vita (cfr. Mt 27, 24). Ancora un altro esempio di questo ragionare troppo umano.
Ma potremmo ricordare gli esempi della nostra vita, perché come sappiamo il Vangelo non parla di un qualche cosa del passato, il Vangelo parla di noi, parla del nostro modo di pensare, del nostro sguardo, del nostro modo di ragionare. Allora gli esempi sono chiari davanti a noi, davanti al nostro sguardo. Ecco noi vogliamo allora nell’ascolto della Passione del Signore andare oltre a questo sguardo davvero piccolo a questo sguardo troppo umano. Vogliamo avere fiducia come l’hanno avuta i bambini, come l’hanno i bambini. Fiducia nella Parola che è luce e salvezza. Fiducia nel Signore Gesù. Se quello è il cammino e lui con cuore amante ha deciso di percorrere, e quel cammino arriva anche alla croce, ebbene vuole dire che quella è la strada che conduce alla vita. E noi dobbiamo seguirlo, anche su questa strada oscura, anche su questa strada difficile, ma con questo atteggiamento di un cuore amante. Ecco che allora si spalanca davanti a noi la vita nuova, ecco che anche il momento difficile della sofferenza, sofferenza personale e familiare, la sofferenza della realtà umana, delle persone martoriate, anche dei vescovi che vengono uccisi come in questi giorni. Ebbene, anche questo mistero dell’”oscurità” è illuminato da quel Cristo crocefisso e risorto perché il Padre è fedele non abbandona nella oscurità della morte il suo Figlio, il Signore Gesù. Ma con Lui non abbandona tutti noi, perché in Cristo siamo diventati figli dello stesso Padre.
Il mistero di Gesù Cristo, il Crocefisso risorto, illumini allora la nostra vita, proprio perché come i discepoli camminiamo al seguito di Gesù senza mai offuscare lo scandalo della croce e senza mai dimenticare la forza e la luce della risurrezione. “La più grande mutazione mai accaduta nella storia umana”, come ha detto Benedetto XVI, mutazione, trasformazione, cambiamento, che riguarda tutti noi, che riguarda tutta la famiglia umana, che riguarda la storia e l’intero universo. E così sia.


Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.

Scuole cattoliche, corso per supplenti

La Cooperativa Cattolica per la Scuola e la Formazione
della Diocesi di Piacenza/Bobbio promuove:

CORSO DI FORMAZIONE PER SUPPLENTI DELLE SCUOLE CATTOLICHE
dal 2 al 16 aprile 2008

La Cooperativa Cattolica organizza un corso per tutte le persone che desiderano essere segnalate per periodi di supplenza nelle scuole paritarie i ispirazione cristiana. Il corso offrirà un primo approccio conoscitivo
- delle scuole cattoliche (finalità, scelte educative, organizzazione)
- della professionalità docente
- dei ragazzi di oggi
- della progettualità.
A tutti gli iscritti sarà chiesto di partecipare ai 3 incontri e di svolgere uno stage di 20 ore presso una scuola aderente alla Cooperativa. Lo stage consisterà nell’affiancamento al lavoro quotidiano dei docenti
Nelle scuole paritarie sono in vigore le stesse leggi delle scuole statali riguardo i titoli abilitanti all’insegnamento pertanto è necessario, per poter accedere al Corso, essere in possesso di:
- diploma magistrale o liceo pedagogico conseguito negli anni antecedenti l’a.s. 2001/2002
- laurea in scienze dei processi educativi (nido)
- laurea in scienze della formazione primaria (infanzia, primaria)
- laurea per classi di concorso (secondarie)
- concorsi abilitanti
- corsi speciali abilitanti indetti dalle università
Al termine del Corso, sulla base della partecipazione agli incontri e dell’effettivo coinvolgimento nell’attività presso le scuole, la Cooperativa stenderà un elenco di segnalazioni che verrà inviato a tutte le scuole durante l’estate e sarà un riferimento per il conferimento di supplenze nell’anno scolastico 2008/09.

PROGRAMMA

Mercoledì 2 aprile 2008
Scuola cattolica: identità e missione
Suor Luisa Merlin, Istituto Canossiano di Fidenza

Mercoledì 9 aprile 2008
Identità docente: motivazioni e competenze
Chiara Sacchi, presidente della Cooperativa Cattolica

Mercoledì 16 aprile 2008
Quale bambino/ragazzo/adolescente è affidato alle cure di un’insegnante?
Intervento a più voci con docenti di ogni ordine di scuola

NOTIZIE TECNICHE

Iscrizioni
Inviare il modulo entro il 31 marzo presso la Sede della Cooperativa: Via Chiostri del Duomo 12 – 29100 Piacenza o tramite e-mail, indicando tutti i dati richiesti, all’indirizzo: sacchiara@libero.it
Sede del Corso
Gli incontri si svolgeranno presso la Sede della Cooperativa; se le iscrizioni saranno numerose si svolgeranno presso il Seminario Vescovile di Via Scalabrini 67 – Piacenza. Invitiamo tutti quelli che si iscriveranno a verificare la sede in prossimità dell’inizio del Corso (la segreteria è aperta il martedì dalle 10 alle 12 – tel. 0523/305248).

Orari
Gli incontri si svolgeranno dalle ore 16,45 alle ore 18,45; durante il primo incontro ci sarà la presentazione del Corso, la registrazione degli iscritti e la raccolta delle quote.

Quota d’iscrizione
Ad ogni partecipante viene chiesto un contributo di 25 euro per le spese del Corso (relatori, materiali) e la copertura assicurativa necessaria per lo svolgimento dello stage presso una scuola.

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SCHEDA D’ISCRIZIONE
Corso di formazione per supplenti
anno scolastico 2007/08

COGNOME e NOME ……………………………………………………………………………………
LUOGO e DATA di NASCITA ………………………………………………………………………..
INDIRIZZO …………………………………………………….
TELEFONO ……………………………………………………
E-MAIL …………………………………………………
TITOLI DI STUDIO (indicare la data in cui si è conseguito il diploma/laurea e l’istituto/università)
………………………………………………………………………………………………………………
TITOLI ABILITANTI ALL’INSEGNAMENTO …………………………………….………………
……………………………………………………………………………………………………………..

Desidero svolgere lo stage presso

Asilo Nido () Scuola dell’infanzia () Primaria ()
Secondaria 1° grado () Secondaria 2° grado ()

Specificare la disciplina per le scuole secondarie ………………………………………………….

COMUNICATO STAMPA DIOCESI DI PIACENZA-BOBBIO

Ambrosio: pensiamo non secondo gli uomini ma secondo Dio!

Pubblichiamo il testo dell'omelia che monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, ha tenuto sabato scorso nell'abbazia di Chiaravalle della Colomba dove ha incontrato i giovani della diocesi.

Carissimi giovani,
vi ringrazio innanzi tutto per la vostra presenza e per la vostra partecipazione a questa giornata diocesana della gioventù che è come un anticipo della grande GMG con il Santo Padre a Sidney.
So che per voi questo incontro, che avviene proprio alla vigilia della Settimana Santa, è ormai una tradizione molto bella. Per me è la prima volta e sono felice di inserirmi in questa tradizione, sono veramente lieto di essere qui con voi.
Mi sembra che questo nostro incontro, in questa stupenda abbazia di Chiaravalle della Colomba – così suggestiva questa sera ‑ sia un po’ come un grande portale che si spalanca davanti a noi e per noi, per introdurci all’interno di quella realtà straordinaria che è la Settimana Santa e dunque alla vita nuova illuminata da Cristo Risorto.
Le domande che voi mi avete posto – e a cui ho cercato di offrire qualche cenno di risposta – trovano qui, nella Parola del Signore che abbiamo ascoltato, e in particolare nel racconto della Passione del Signore Gesù, la risposta piena, esauriente. Vorrei invitarvi a tenere presenti le domande, quelle espresse a voce alta e quelle che sono rimaste lì nel silenzio del vostro cuore. Sì, tenetele ben presenti, le domande, ma per un momento lasciatele un po’ in disparte per fare posto innanzi tutto all’ascolto.
È decisiva la disponibilità all'ascolto del racconto della passione per scoprire la vera identità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio che va incontro alla sua morte in un atteggiamento di radicale obbedienza al Padre e di totale amore per gli uomini, per tutti noi.
Il racconto della Passione di Matteo insiste molto su questo atteggiamento di Gesù: è centrale, fondamentale questo atteggiamento. Tutto il racconto della passione ruota attorno a questo atteggiamento, tutto lo svolgimento dei fatti della passione è basato su questo atteggiamento di fondo.
Siamo qui in ascolto, siamo qui in preghiera, per accogliere in noi lo Spirito del Signore Gesù, per ricevere in dono questo atteggiamento di obbedienza al Padre e di amore per i fratelli, per prendere coscienza del nostro modo umano, “troppo umano”, di guardare alla vita, di confrontarci con il dolore e la morte, di fare le nostre scelte.
L’evangelista Matteo sottolinea con forza che la passione di Gesù è la passione del «Figlio di Dio», titolo che viene ricordato più volte, a più riprese. Colui che soffre e muore è il Figlio innocente di Dio: egli affida la sua vita al Padre, prende su di sé il male del mondo, si carica del dolore dell'umanità martoriata, esprime la sua totale solidarietà con l'umanità peccatrice.
Inoltre Matteo sottolinea che Gesù va incontro alla sua passione e morte con totale libertà e con piena conoscenza: Gesù prevede il tradimento di Guida, sa che è giunta l'ora nella quale il Figlio dell'uomo sarà consegnato in mano ai peccatori. La libertà e la consapevolezza esprimono la volontà di Gesù di affidarsi al Padre. Neppure il dolore e la morte possono diventare occasione o pretesto per rifiutare la volontà del Padre, per ribellarsi a Dio.
L'oscurità della passione e della morte di Gesù è illuminata dal cammino percorso del «Figlio dell'uomo»: un cammino tracciato dalla sua libertà amante, amante del Padre che lo mandato e amante degli uomini cui è stato mandato. È precisamente questa luce nuova della libertà amante che suscita incomprensione e provoca scandalo per l'uomo. Per l’uomo “troppo umano”: quello cioè che non vuole che il suo cammino sia illuminato, quello schiacciato dal suo orgoglio, quello che si fida solo di sé e pretende di salvare la propria vita. È questa la radice ultima del peccato, è questa la fonte di ogni peccato.
Vorrei che ci soffermassimo qualche istante su questa radice del peccato che è la presunzione di salvarsi da soli, con le proprie forze fino a rifiutare Colui che il Padre ha mandato a noi per la nostra salvezza.
Ricordiamo il rifiuto di Pietro all'annuncio della passione di Gesù. Un rifiuto che provoca il duro monito di Gesù: «Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Ricordiamo ancora cosa accadde a Pietro nel momento in cui, durante la passione di Gesù, sta per essere riconosciuto come suo discepolo e quindi rischia la sorte del suo Maestro e Signore. Si rifugia subito nella menzogna di fronte alla domanda della serva e, nonostante la sua generosità, abbandona il suo Signore fino a rinnegarlo.
Ricordiamo, infine, la logica di Pilato che vuole presentarsi come giudice imparziale. Quando però si sente coinvolto, Pilato mostra tutto il limite della sua imparzialità. Non è disposto a perdere se stesso fino alla difesa di un innocente, fino all'affermazione della verità.
Potremo continuare con altri esempi, tratti dal Vangelo, come questi, oppure tratti dalla nostra vita. Esempi che ci attestano la logica basata sulla presunzione di decidere noi della nostra vita, sulla presunzione di salvare la propria vita. Pensare come gli uomini, e non secondo Dio, vuol dire questo: richiudersi in se stessi, rifiutare il dono.
Gesù ci libera da questa prigionia, da questo schiavitù. Ci libera da tutto questo con la sua libertà amante, ci libera con la sua grazia, ci libera con la luce del suo essere crocifisso-risorto.
Davvero, cari giovani che siete venuti qui questa sera così numerosi, questo incontro sia il portale che ci introduce alla Settimana Santa, cuore del tempo liturgico, e ci fa entrare in una dimensione profondamente nuova, in una logica decisamente diversa: quella di Gesù di Nazaret, quella del Vangelo. Allora la porta della vita – della vita vera – è aperta per noi, la porta del futuro è spalancata per noi, la nostra speranza è fondata e il senso della vita risplende in noi.
Il mistero di Gesù Cristo, il crocifisso-risorto, illumini la nostra storia e la nostra vita, perché, come discepoli, camminiamo al seguito di Gesù, senza mai offuscare la serietà e lo scandalo della croce e senza mai dimenticare la forza della risurrezione che Benedetto XVI ha caratterizzato come “la più grande ‘mutazione’ mai accaduta” che “riguarda anzitutto Gesù di Nazaret ma con lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo”. Amen.

† Mons. Gianni Ambrosio,Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.



domenica 16 marzo 2008

Il vescovo Ambrosio a Chiaravalle con i giovani

Un sabato pomeriggio con il vescovo. Tanti sono stati i giovani che hanno deciso di trascorrere così una lunga ed intensa fetta della giornata di ieri. A Chiaravalle della Colomba hanno incontrato il vescovo di Piacenza-Bobbio Gianni Ambrosio in una sorta di meeting preparato e proposto dal Servizio di pastorale giovanile della diocesi. Al vescovo i giovani hanno detto, tra l'altro, che fra i loro desideri c'è quello di sentirsi maggiormente parte integrante della Chiesa. Sacri Corridoi ringrazia di cuore il fotografo Fabio Lunardini per gli scatti gentilmente concessi.
(Foto di Fabio Lunardini)
(Foto di Fabio Lunardini)
(Foto di Fabio Lunardini)
(Foto di Fabio Lunardini)

Il vescovo Ambrosio al Dies Academicus

Piacenza (fed.fri) Era la prima volta, negli ultimi sette anni, che monsignor Gianni Ambrosio teneva l’omelia del Dies Academicus non più da assistente ecclesiastico generale della Cattolica. «Sono qui come vescovo - dice al termine della celebrazione nella piazzetta di economia -, il nuovo assistente è stato nominato dalla Cei e verrà annunciato martedì». «Si è chiuso un capitolo e ne è iniziato un altro - osserva -. Una bella esperienza, di amicizia, di collaborazione». Profondo ed attuale il commento al Vangelo di Giovanni dove Gesù viene sottoposto alle domande dei giudei. «C’è un interesse, una curiosità per Gesù, anche se l’epilogo è triste e drammatico». «Si presenta come la guida, dice di guardare ai fatti, alle opere, alle scritture. Ma i giudei, come noi, sono preda delle loro ideologie. È il dibattito della Pasqua: tra la luce e l’oscurità, la vita e la morte».

da Libertà, 15 marzo 2008

sabato 15 marzo 2008

Ambrosio al Dies Academicus della Cattolica di Piacenza

Il vescovo di Piacenza-Bobbio Gianni Ambrosio ha celebrato ieri mattina la messa per il Dies Academicus della sede piacentina dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

venerdì 14 marzo 2008

Il vescovo di Fidenza in riabilitazione a Villanova d'Arda

Il vescovo di Fidenza monsignor Carlo Mazza entra nel Centro di riabilitazione di Villanova d'Arda dopo la rovinosa caduta di alcune settimane fa che gli ha provocato la micro frattura del bacino costringendolo all'immobilità. La prognosi, per il vescovo Mazza, è di trenta giorni.

Si ringrazia Fabio Lunardini per la fotografia.

Cambio in Cattolica, martedì il nuovo assistente generale

Il consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ha nominato il successore di monsignor Gianni Ambrosio nel ruolo di assistente ecclesiastico generale dell’Università cattolica del Sacro Cuore. La nomina verrà resa ufficialmente nota martedì dal segretario generale monsignor Giuseppe Betori. I nomi più gettonati sono il ciellino monsignor Stefano Alberto (docente di teologia a Milano), e, soprattutto, monsignor Luigi Mistò, professore presso la facoltà teologica dell'Italia settentrionale, nonché incaricato diocesano e consulente pastorale della Conferenza episcopale italiana per la promozione del sovvenire alle necessità della Chiesa. Fine intellettuale, è autore di libri come Il cuore che vede. Meditazione pastorale sull'enciclica di Benedetto XVI "Deus caritas est" e Nient'altro che amore.

giovedì 13 marzo 2008

Il vescovo Ambrosio in luglio in Brasile

Piacenza- Il vescovo Gianni Ambrosio andrà in Brasile in visita alla diocesi d’Oltreoceano: le missioni piacentine rette dai sacerdoti “fidei donum”. Il primo viaggio all’estero di monsignor Ambrosio come vescovo di Piacenza-Bobbio, si terrà il prossimo luglio, dal 15 al 30. Le date sono state fissate in questi giorni. Monsignor Ambrosio tornerà in tempo, il 31 luglio, per la Madonna di San Marco a Bedonia. Quello brasiliano sarà, come detto, il battesimo d’Oltreoceano per il vescovo Ambrosio che continuerà così una tradizione interrottasi solo nel 2007. Ogni anno, infatti, all’inizio dell’estate, in visita alle missioni brasiliane si reca una delegazione guidata, ad anni alterni, dal vescovo o dal vicario generale. I festeggiamenti per il Quarantesimo della Chiesa piacentina in Brasile - lo scorso mese di ottobre - hanno richiamato in diocesi quasi tutti i missionari in occasione del saluto al vescovo Luciano Monari e nessuna delegazione si è recata Oltreoceano. Oggi si riprende. Monsignor Ambrosio - che rinuncerà dunque alla concomitante trasferta a Sidney per la Giornata mondiale della gioventù - incontrerà tutti i sacerdoti e i missionari laici piacentini a Braganca, ospite del vescovo Luigi Ferrando. Poi si recherà a Picos, dove operano don Mauro Bianchi e le missionarie Daniela Marchi e Valeria Menta, e a Roraima, dove vedrà i luoghi di don Giancarlo Dellospedale, don Carlo Roberti e Giuseppina Fiorani (direttrice del locale seminario).
La delegazione diocesana sarà formata, oltre a monsignor Ambrosio, dal segretario vescovile don Giuseppe Basini, dal vicario episcopale per la pastorale, monsignor Giuseppe Busani, dal direttore della Caritas diocesana e dell’Ufficio missionario, monsignor Giampiero Franceschini.
fed.fri

Il testo integrale su Libertà di oggi 13 marzo 2008

martedì 11 marzo 2008

Ambrosio in visita al sindaco

Ieri mattina, il vescovo Gianni Ambrosio, accompagnato dal vicario generale monsignor Lino Ferrari, ha fatto visita in municipio al sindaco Roberto Reggi. Un incontro cordiale - durato quasi un’ora - in cui il vescovo ha ringraziato Reggi per l’accoglienza dei piacentini nella cerimonia dello scorso 16 febbraio. Si è parlato naturalmente della collaborazione tra diocesi e Comune di Piacenza. Solo un accenno, nella prima parte dell’incontro, alla realizzazione dell’hospice (la casa per malati gravi). Il sindaco ha dichiarato di voler riconvocare quanto prima il tavolo di lavoro per accelerare la pratica. Al termine del colloquio, nell'atrio della sala consiliare, sono stato presentati al vescovo l'assessore Ignazio Brambati e alcuni dirigenti comunali.

Tonini sta meglio, dimissioni mercoledì

Piacenza - Il cardinale Ersilio Tonini sta meglio e verrà dimesso dall’ospedale di Ravenna molto probabilmente nella giornata di domani. Il porporato piacentino era stato ricoverato d’urgenza venerdì sera dopo aver avvertito forti dolori al ventre. I medici, dopo una serie di esami, gli hanno diagnosticato una subocclusione intestinale giudicandolo fuori pericolo. «Tutto è iniziato venerdì sera - spiega suor Paola, la religiosa che gli fa da segretaria -. Il cardinale era appena tornato da una lezione pomeridiana ai ragazzi del liceo classico e del liceo pedagogico di Ravenna. Mi ha chiamato e mi ha detto che avvertiva un forte dolore al ventre. Se stava fermo non sentiva invece nulla. Abbiamo chiamato il suo medico personale e, non trovandolo subito, il suo sostituto che ci ha consigliato di avvisare il 118». Tonini è giunto all’ospedale di Ravenna verso poco dopo le 7 di venerdì sera. Subito gli sono stati fatti gli esami necessari che hanno scongiurato problematiche connesse agli organi vitali. Tant’è che il cardinale piacentino è stato subito giudicato fuori pericolo. Secondo le prime informazioni sarebbe dovuto uscire dall’ospedale ieri mattina o al massimo oggi. Ieri mattina, ad esempio, ha concesso tranquillamente un’intervista al telefonino sul suo nuovo libro “Profezie per l’ottimismo” (Piemme). Vista l’avanzata età di Tonini - ha 93 anni - i medici gli hanno consigliato di rimanere in osservazione qualche giorno in più al fine di sottoporlo a nuovi esami. Preoccupazione prima e sollievo poi nella casa di Ravenna dove vive il porporato. «L’ho sentito questa mattina (ieri, per chi legge, ndr) al telefono - racconta suor Paola -. “Forza, sempre avanti, siamo giovani” mi ha detto. È sempre il solito». «Alla sua età dovrebbe riguardarsi di più - si lascia scappare - e invece ...». Invece il cardinale piacentino, prima del malore, mercoledì pomeriggio, era partito per Milano dove, il giorno successivo, aveva presenziato, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, all’inaugurazione di una mostra di disegni in tema biblico.

Il testo integrale su Libertà di oggi, martedì 11 marzo 2008

domenica 9 marzo 2008

Il cardinale Tonini all'ospedale. Non è grave.

Il cardinale Ersilio Tonini è stato ricoverato d'urgenza venerdì sera nel reparto di chirurgia dell'ospedale di Ravenna a causa di alcuni dolori addominali. Venerdì mattina era intervenuto all'Università Cattolica del Sacro Cuore, a Milano. Le sue condizioni, a quanto si è appreso dall'Azienda sanitaria locale di Ravenna, sono definite "non preoccupanti". Tonini, che ha 93 anni, è rimasto in osservazione nella giornata di oggi. Tutti gli esami avrebbero dato esito negativo e non ci sarebbero state complicanze. Secondo i medici, si è trattato di una subocclusione intestinale. Il cardinale piacentino potrebbe essere già dimesso domani o martedì.

sabato 8 marzo 2008

Ambrosio presenta il libro di don Giussani "Si può vivere così?"

Piacenza- Sarà il vescovo Gianni Ambrosio a presentare martedì sera il testo di monsignor Luigi Giussani “Si può vivere così?” L’appuntamento è per le ore 21 all’auditorium del conservatorio di musica Nicolini (via Santa Franca, 35 a Piacenza). L’iniziativa è organizzata da Comunione e Liberazione che ha adottato il testo per il suo cammino del 2008. «Il volume che verrà presentato - spiega Luciano Ferrari, responsabile piacentino di Cielle, durante la presentazione di ieri mattina nella sede di via San Giovanni assieme ad Enrico Braghieri - è stato rieditato da Rizzoli dodici anni dopo il successo registrato nella prima uscita del 1994». Martedì sera sarà presente anche monsignor Mauro Inzoli, presidente della Fondazione Banco Alimentare Onlus. Il volume “Si può vivere così? Uno strano approccio all’esistenza cristiana” è il risultato di un dialogo tra don Giussani e alcuni giovani (un centinaio) i quali hanno deciso di impegnare la propria vita con Cristo in una forma di dedizione totale accettando la proposta della “verginità”.

venerdì 7 marzo 2008

Il libro: Chiesa e internet

"Accesso alla rete in corso. La comunicazione della Chiesa dalla tradizione orale a Internet":
è il titolo dell'e-book dedicato al rapporto tra Chiesa e comunicazione.

Il volume passa in rassegna la storia della comunicazione della Chiesa cattolica, con particolare riferimento alla realtà italiana. Presenta, oltre ad un excursus storico, anche le chiavi di lettura del rapporto tra Chiesa e mass media. Ampio spazio è dedicato ad internet e alla presenza cattolica italiana in rete. Tra storia e tecnologia, oltre duemila anni di storia della comunicazione della Chiesa, dalla tradizione orale a Internet, condensati in 166 pagine.
L'eBook, scritto con linguaggio semplice ma con precisione scientifica, è scaricabile gratuitamente all'indirizzo http://books.lulu.com/content/2115315. Presentazione all'indirizzo http://barbara.fiorentini.googlepages.com/accessoallareteincorso
Dedicato a Operatori della comunicazione e della pastorale, educatori, formatori, comunicatori, cultori della materia.

L'autrice Barbara Fiorentini (Piacenza, 1971) è bibliotecaria universitaria specializzata in biblioteconomia multimediale. E' studiosa nel settore delle tecnologie applicate alla comunicazione e ricercatrice indipendente nel settore library and information science.

Sul tema Chiesa e comunicazione ha giù scritto: e-v@ngelo. La pastorale nell'era Internet. Piacenza, Editrice Berti, 2000 ; Lanç@ai as redes. Campo Grande (Brazil), UCBD, 2002 (con Gildasio Mendes dos Santos) ; A tempo di bit. Arte, Chiesa e comunicazione virtuale. Milano, Paoline, 2003 (insieme a Gildasio Mendes dos Santos) ; Focus Internet. La Chiesa in Internet, e-book, Edizioni d'Autrice, 2003 (http://barbara.fiorentini.googlepages.com/focus-ebook.pdf) ; C@st the Nets. The mission of the Catholic Church in the Era of Information, 2005 (insieme a Gildasio Mendes dos Santo e Timothy MacDonald). Web: http://barbara.fiorentini.googlepages.com/

Per ulteriori informazioni, contattare l'autrice scrivendo all'indirizzo barbara.fiorentini@gmail.com.

giovedì 6 marzo 2008

"Siate ricercatori di luce"

Pubblichiamo, con grave ritardo, l'omelia tenuta dal vescovo di Piacenza-Bobbio, Gianni Ambrosio, domenica scorsa, 2 marzo 2008, per la IV domenica di Quaresima.

Miei cari fedeli,
il simbolo della luce è il tema di questa quarta domenica di Quaresima. La luce esteriore e quella interiore, il vedere con gli occhi e l’essere illuminati interiormente, il passaggio dall’oscurità alla luce. Insieme a quello dell’acqua, il simbolo della luce è uno dei grandi simboli culturali e religiosi dell’umanità intera. Da sempre l’uomo avverte il bisogno della luce, è affascinato dalla luce. Perché la luce è vita, e la vita è vittoria sulle tenebre, è riscatto dall’oscurità. Noi siamo ricercatori di luce, siamo fatti per vivere e per camminare nella luce. Ma c’è un’oscurità che non possiamo sconfiggere con le sole nostre forze. La tenebra del male e del peccato è vinta solo da colui che è «la luce del mondo» (Gv 9, 5), da Gesù che, proprio nel brano evangelico di questa domenica, dona luce a chi vive nelle tenebre con gesti e parole che evocano il dinamismo sacramentale. Siamo invitati a renderci consto della grazia del nostro essere battezzati in Cristo Gesù; siamo invitato a gioire del dono della luce che vince ogni oscurità, che sconfigge ogni tenebra, anche quella, profonda, del male e del peccato. Il racconto evangelico, che ha un chiaro significato di iniziazione al battesimo e di catechesi battesimale, è molto vivace e coinvolgente: come per il cieco che si lava nella piscina di Siloe c’è la grazia della luce, così a noi è offerta la grazia di una vita luminosa grazie all’incontro sacramentale con Cristo, grazie all’amicizia con Lui. Il cieco del racconto evangelico non è solo una persona malata che viene guarita dalla sua cecità, ma è soprattutto la figura di chi accoglie la luce della fede. Perché la fede in Gesù Cristo è luce, perché credere in Lui, nel suo vangelo, è “vedere” in modo nuovo e, quindi, vivere in modo muovo.
2. Per capire il senso di questo “vedere” in modo nuovo, soffermiamoci innanzi tutto proprio sullo sguardo, e precisamente sulla diversità tra lo sguardo di Gesù e quello dei suoi discepoli su quel cieco che incontrano per strada. E’ impressionante la diversità dello sguardo. Vedendo quel cieco, i discepoli interrogano subito Gesù: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?» (Gv 9, 2). Domanda forse legittima, che può riguardare le cause della sofferenza. Siamo sempre alla ricerca di una spiegazione. Ma a ben vedere la domanda è sconcertante. Innanzi tutto perché prescinde da quella persona malata, dalla sua sofferenza di non vedente: lo sguardo dei discepoli quasi non si rivolge al malato ma subito si dirige alle possibili cause della malattia. E poi perché è una domanda triste, è rassegnata: si limita a chiedere spiegazioni. Con un aggravante: dalla domanda traspare un giudizio già deciso e molto drastico, in quanto l’interrogativo dei discepoli lega in modo automatico la malattia al peccato. Al loro Maestro, al loro Rabbì, prontamente interpellato, i discepoli concedono solo un’alternativa: se quella cecità è dovuta al peccato del cieco o al peccato dei suoi genitori. Lo sguardo di Gesù è totalmente diverso, è rivolto al cieco e ed è rivolto a Dio. Gesù infatti risponde: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio» (Gv 9, 3). E le opere di Dio che Gesù viene a manifestare sono luce e vita, anche per chi è cieco fin dalla nascita. Gesù risponde dunque alla domanda dei discepoli negando quel legame tra la malattia e il peccato e rifiutando uno sguardo colpevolizzante. Il suo sguardo non è di giudizio, non è di condanna ma è uno sguardo di attenzione, di premura, di carità: la malattia di quel cieco è l’occasione del manifestarsi dell’azione di Dio. Non è dunque il momento di sapere chi è il colpevole. Non è neppure il momento di cercar di capire il perché della sofferenza. Ora è il momento, ben più importante, di accogliere l’azione di Dio che si manifesta nel dono della vista e, più ancora, nel dono della luce della fede. Anche le reazioni dei conoscenti e dei genitori di quel cieco non sono entusiasmanti: a loro interessa solo di non avere problemi. Ma ancor più preoccupante è la reazione dei farisei. Se i discepoli si aspettano una spiegazione, i farisei, invece, non si aspettano nulla. Anzi non vogliono aspettarsi nulla, neppure da Dio e dalla sua azione. Presumevano di avere tutto e pretendevano di sapere tutto: sono allora costretti a negare i fatti, a far finta di non vedere che c’è un uomo pieno di gioia perché finalmente ci vede, pur di non smentire la loro presunzione e di non intaccare le loro regole.
3. Ma arriviamo finalmente alla professione di fede del cieco che esclama: «Io credo, Signore», prostrandosi innanzi a Gesù (Gv 9, 38). Siamo anche noi sospinti alla stessa professione di fede del cieco: Sì, io credo, noi crediamo. Nella vicenda del cieco scopriamo la nostra storia, la storia di ogni cristiano, di ogni battezzato illuminato dalla luce che è Cristo Signore. Ecco allora l’invito di Gesù: «chi mi segue non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Gv 8, 12). E l’apostolo Paolo, come è stato proclamato nella seconda lettura, quasi commentando l’invito di Gesù, afferma: «Camminate come figli della luce e il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità» (Ef 5, 8-9). Questa esortazione molto concisa dell’apostolo Paolo sembra capace di dire, cari amici, ciò che la comunità cristiana ha fatto nel corso della storia e ciò deve continuare a fare oggi. Da quello sguardo nuovo – lo sguardo di Gesù sul cieco nato – deriva un cammino nuovo, il cammino dei figli della luce. Gesù ci dona il suo sguardo, la sua luce, il suo amore e noi siamo resi capaci di camminare sulla via della luce che è una via di bontà, di giustizia e di verità. Nel mutare dei tempi e delle stagioni, il Vangelo è e resta la luce e la speranza per tutti, in ogni luogo e in ogni tempo. “Ieri, oggi e sempre”: Cristo resta lo stesso, il suo mistero è inesauribile, per “ampiezza, altezza, lunghezza e profondità”. Ogni persona, ogni cultura può trovare in Cristo e nel suo Vangelo la “sapienza” (il Logos) che illumina la vita degli uomini e li dirige su strade di verità, di giustizia, di amore, di solidarietà, di convivenza nella pace. Fratelli e sorelle, ringraziamo con cuore davvero grato e riconoscente il Signore per il dono della luce battesimale. E chiediamogli di aiutarci ad essere “figli della luce”, anche per saper offrire ai nostri fratelli i buoni frutti della luce. Amen.
† Mons. Gianni Ambrosio,
Vescovo Piacenza-Bobbio

Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione

mercoledì 5 marzo 2008

Centro Manfredini, festa per i 19 anni

Piacenza - «Quello che abbiamo fatto e che continuiamo a fare non è importante o qualche cosa di eccezionale, dovrebbe essere l’ordinarietà per tutti i cristiani». Don Angelo Bertolotti commenta così i 19 anni del Centro Manfredini che ieri sera ha festeggiato l’anniversario della fondazione. Una festa molto semplice, una messa e una “bicchierata” insieme. «Anche se non ci sono molte gratificazioni e soddisfazioni dal punto di vista umano - continua don Bertolotti - è un servizio che rifarei, ad occhi chiusi». Il Centro è nato da un’idea di don Bertolotti il 4 marzo del 1989 a Gossolengo. «Come curato (in San Sisto, San Sepolcro, Sant’Eufemia), nei campi estivi in parrocchia avevo ospitato diverse volte dei ragazzi disabili - racconta -. Mi ero reso conto che mancava una struttura del genere, una casa famiglia che operasse tutti i giorni dell’anno, anche quando non ci saranno più i genitori». La prima sede fu a Gossolengo, poi il trasferimento in via Grondana e infine nell’attuale via Beati. Il Centro nacque grazie ad una donazione di monsignor Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, grande amico di monsignor Enrico Manfredini, vescovo di Piacenza dal 1969 al 1983. Il Centro ospita attualmente due case famiglia per disabili attorno alle quali gravitano una cinquantina di volontari.
fed.fri.

Il testo integrale su Libertà di oggi 5 marzo