giovedì 10 gennaio 2008
Ambrosio: "Vorrei intervistare io i giornalisti su Piacenza"
L'INGRESSO - "Un'unica celebrazione per l'ordinazione e la presa di possesso nel duomo di Piacenza. "Saremo anche in Quaresima e dunque occorrerà limitare tutte quelle celebrazioni che ci possono distogliere dal cammino che porta alla Pasqua".
BOBBIO - "Vorrei fare una celebrazione d'ingresso anche nella cattedrale di Bobbio o il giorno successivo o la domenica dopo".
IL PAPA - "Mercoledì prossimo andrò alla congregazione per i vescovi per la professione di fede ed il giuramento, non so se riuscirò a vedere anche il Santo Padre. Mi piacerebbe ringraziarlo per la nomina".
I GIORNALISTI - "Vorrei rivolgere io qualche domanda ai giornalisti chiedere qualche cosa di Piacenza, di come vedete la diocesi, il territorio. La mia non è una provocazione ma un desiderio di conoscenza".
Chiesa e non solo nel marasma mediatico
Nel marasma mediatico odierno mi sembra significativo riportare questo scritto di monsignor Luciano Monari, risalente allo scorso 4 novembre in occasione della giornata per il quotidiano Avvenire. Penso sia valido per tutto.
"Chiesa strumentalizzata
nel marasma mediatico"
C’è un modo semplice per creare dal nulla una notizia appetibile: basta prendere le dichiarazioni di una persona pubblica che riesca a suscitare sentimenti forti di simpatia o di antipatia; estrarre da queste dichiarazioni un elemento significativo isolandolo dal contesto; dare l’interpretazione più provocatoria possibile e lanciare la notizia. È accaduto così per il discorso di Benedetto XVI a Ratisbona dove la citazione di un testo medievale è stata fatta passare per un giudizio del Papa sull’Islam; è accaduto così per alcune dichiarazioni di monsignor Bagnasco quando gli è stato attribuito falsamente un giudizio odioso sui Dico. E gli esempi si potrebbero moltiplicare. In Italia la Chiesa fa notizia; ma fa notizia solo quando la si può collocare, a torto o a ragione, da una parte dello schieramento politico o la si può contrapporre polemicamente ad altre posizioni. Non è facile, in questo marasma della comunicazione, venire a sapere con precisione i fatti e riuscire a dare interpretazioni corrette, che rispettino i fatti stessi. Accade così che tensioni politiche o culturali si scaricano anche all’interno delle comunità cristiane creando sospetti, giudizi, contrapposizioni dolorose. Se non vogliamo lasciarci condizionare da visioni tendenziose, dobbiamo procurarci informazioni che siano complete e corrette, che nascano da una conoscenza dei meccanismi reali che operano nella vita ecclesiale. Non si tratta di rifiutare a priori i giudizi laicisti e nemmeno quelli anticlericali. Si tratta, però, di disporre degli strumenti conoscitivi necessari per valutare correttamente quello che viene detto di noi. Avvenire fa quello che qualche anno fa veniva chiamata “controinformazione”. Temi come quello della famiglia e della vita, dell’eutanasia e del testamento biologico, dell’Otto per mille e dell’esenzione Ici, sono bombe che vengono confezionate e gettate con piacere nello spazio della discussione pubblica. È giusto ascoltare, riflettere, formarsi un giudizio equilibrato; ma è necessario avere davanti i dati del problema, senza censure e senza alterazioni. E questo, purtroppo, non è la condizione di chi s’informa solo su giornali cosiddetti “laici”.
Avvenire, 4 novembre 2007
Monsignor Luciano Monari, Vescovo di Brescia
mercoledì 9 gennaio 2008
"Ambrosio, riscopriamo il valore del pellegrinaggio"
Piacenza - «Il pellegrinaggio ha questa funzione: ricordare ciò che ci caratterizza come cristiani; non siamo dei vagabondi, abbiamo una meta. Sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove andiamo. Il pellegrinaggio serve a questo». Monsignor Gianni Ambrosio, neo vescovo eletto di Piacenza-Bobbio, è appena tornato dalla Terrasanta, dal viaggio alle origini della cristianità organizzato dall’università Cattolica del Sacro Cuore prima della sua nomina come successore di monsignor Monari. Da ieri mattina è già al lavoro nel suo studio di Milano, in largo Gemelli 1. Sarà di nuovo a Piacenza in settimana, per incontrare l’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari. Una settimana decisiva in cui deciderà la data ufficiale del suo ingresso in duomo, il motto e verosimilmente lo stemma. Intanto definisce il suo viaggio in Terrasanta una sorta di «rinascita», ed invita tutti i piacentini a riscoprire il vero senso dei pellegrinaggi; assicurando che, quando sarà vescovo di Piacenza-Bobbio, una delle sue attenzioni sarà proprio quella rivolta ai viaggi cristiani.
Il pellegrinaggio di monsignor Gianni Ambrosio, alla luce di quanto è poi accaduto - la scelta come presule di Piacenza-Bobbio, appunto -, ha assunto un sapore particolare. «Riascoltare la voce del Signore che ti chiama - dice -, ti ritiene all’altezza di un compito, e ti manda; un viaggio per ricalcare le orme del Signore Gesù e per sentirsi davvero spronati a svolgere il compito che ci ha affidato». Ancora: «È stato un ripartire da quei luoghi in cui è avvenuta la straordinaria comunicazione di Dio, sentirsi investiti da questo messaggio, respirare questo clima particolare è come rinascere di nuovo». In Terrasanta Ambrosio è stato una dozzina di volte: «La prima durante l’Intifada, su invito del cardinal Martini». Ogni volta c’è qualche cosa che parla in questo viaggio particolare: un’atmosfera, una luce nuova. «Betlemme» non ha dubbi monsignor Ambrosio. «Il luogo più toccante è stato Betlemme. Per noi era la festa dell’Epifania, mentre per la chiesa ortodossa e per tutta Betlemme si celebrava il mistero del Natale. Vedere tutte quelle persone che dalla Russia, dalla Grecia, le più diverse popolazioni che lì arrivavano per professare le loro fede, per accogliere quella luce della stella che guida il cammino di tutti, è stato un momento particolarmente significativo per me». Ecco perché nel suo ministero di vescovo, Ambrosio non potrà non avere a cuore i viaggi cristiani. «Recuperare la dimensione fondamentale del pellegrinaggio è importante per la vita umana e per quella cristiana, sapere che si proviene da ... e si va a ..., mi pare sia un aspetto davvero decisivo; altrimenti si resta lì a cogliere l’attimo fuggente, dimenticando che siamo stati generati, che siamo in cammino verso la salvezza. Se si dimentica la figura del pellegrino si diventa dei girovaghi che non sanno dove andare». Mercoledì prossimo 16 gennaio sarà in Vaticano per la professione di fede e per il giuramento solenne. Poi la chiamata al cardinale Tarcisio Bertone per definire la data dell’ordinazione, e quella all’amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari, per organizzare la sua prossima visita piacentina di questa settimana.
Federico Frighi
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi 9 gennaio 2008
Sidney, in 50 da Piacenza alla Gmg
Piacenza - Saranno poco più di 50 i piacentini che il prossimo luglio parteciperanno alla Giornata mondiale della gioventù 2008 a Sidney, in Australia, con papa Benedetto XVI. Il gruppo della diocesi è guidato da don Paolo Camminati, responsabile della pastorale giovanile e conta una quarantina di persone, compresi alcuni rappresentanti della diocesi di Fidenza. A questi si aggiungeranno i giovani delle comunità neocatecumenali. Un numero di partecipanti esiguo rispetto alla giornata di Colonia quando i piacentini erano circa un migliaio. A pesare i costi per raggiungere l’Australia, superiori ai duemila euro. Nei giorni che precedono la settimana della Gmg 2008, le diocesi d’Australia e Nuova Zelanda accoglieranno i giovani del mondo in quello che si può definire «uno scambio culturale nel contesto della fede».
La diocesi di Piacenza-Bobbio viaggerà assieme alle altre dell’Emilia Romagna e farà base a Melbourne. Le attività giornaliere, organizzate dalle diocesi locale, includeranno incontri a tema con la comunità cattolica del luogo, attività culturali e visite guidate, preghiera e visite a santuari locali, coinvolgimento in progetti sociali. Tutto nella settimana dal 10 al 15 luglio. Poi vi sarà il trasferimento a Sidney dove, il giorno 16, si terrà la Santa Messa di benvenuto celebrata dal cardinale George Pell, seguita da un concerto. Papa Benedetto XVI giungerà a Sidney il 18 luglio. Dopo la cerimonia di benvenuto, il giorno successivo si terrà la Via Crucis e il 20 il pellegrinaggio verso l’Ippodromo di Randwick, luogo ove si svolgerà la messa conclusiva. Veglia di preghiera con il Santo Padre e pernottamento all’aperto, il 21 la messa con il Papa e le celebrazioni di chiusura della ventitreesima Gmg. Il 22 luglio il ritorno in Italia.
Federico Frighi
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi 9 gennaio 2008
martedì 8 gennaio 2008
Don Milani, cinquant'anni fa il ritiro di Esperienze pastorali
Le sarei veramente grato se a beneficio delle sue lettrici e lettori, potesse dedicare un po' di attenzione al miglior libro edito nel 2007 su don Lorenzo Milani nel contesto del primo quarantennale della sua morte. Trattandosi di un libro edito da una piccola e coraggiosa editrice siciliana ( Edizioni Il Pozzo di Giacobbe / Trapani) sconta il problema della distribuzione, elemento chiave nell'asfittico panoramana editoriale italiano. Il libro è di Sergio Tanzarella "Don Milani, gli anni difficili 1958/59. Tommaso Fiore e le Esperienze pastorali". Quali gli elementi di interesse? Una contestualizzazione storica e sociologica di prim'ordine. La qualita' delle fonte inedite esibite. Il capitolo de "La Ricreazione", uno dei capisaldi di ''Esperienze Pastorali'', l'unico libro scritto da don Milani. E' possibile vedere come questo capitolo e' nato e come sia stato modificato secondo i consigli del revisore ecclesiastico, il domenicano padre Reginaldo Santilli. Questo libro inoltre presenta, con fotoriproduzione reprint, un carteggio di 12 pezzi in tutto tra don Lorenzo Milani e l'intellettuale pugliese, convinto meridionalista, Tommaso Fiore. Il carteggio ha avuto origine dal provvedimento vaticano - reso noto il 20 dicembre 1958 ( sotto Giogvanni XIII) di ritiro dal commercio di ''Esperienze Pastorali" - perche' valutato in quella temperie "inopportuno'' ( In questo carteggio don Milani scrive che egli ha un suo punto di riferiento in don Giuseppe Dossettti). Il libro di Tanzarella, docente di storia del cristianesimo alla pontificia facolta' teologica dell' Italia Meridionale di Napoli, ha un suo valore anche per il 2008 quando cadra' il cinquantesimo del succitato provvedimento.
Con un cordiale saluto,
Maurizio Di Giacomo
lunedì 7 gennaio 2008
"L'epifania ci aiuti ad annunciare Gesù Cristo"
di Piacenza-Bobbio, nella messa dell'Epifania.
L’universalità della salvezza, profetizzata da Isaia, comincia a realizzarsi.
L’Epifania manifesta di Gesù come salvatore, dell’amore di Dio per tutti i popoli. Ai pastori l’angelo aveva detto: «Oggi nella città di Davide è nato per voi il Salvatore».
Poteva sembrare l’Annuncio riservato al popolo eletto, preparato per tanto tempo alla venuta del Messia. I Magi arrivato dal lontano Oriente rappresentano i “gentili”, i popoli pagani di ogni lingua e cultura. L’universalità della salvezza, profetizzata da Isaia, comincia a realizzarsi.
Abbiamo ascoltato nella prima lettura quelle immagini di “Gerusalemme rivestita di luce verso cui vanno i figli venuti da lontano”, dice Isaia; e ancora: «(…) verrà a te la ricchezza delle genti. Uno stuolo di cammelli ti invaderà, dromedari di Madian e di Efa, tutti verranno da Saba, portando oro e incenso e proclamando le glorie del Signore».
La festa dell’Epifania è anche preannuncio della Pentecoste, dove il dono dello Spirito manifesterà la chiamata di tutti i popoli all’unità: lingue diverse si comprendono.
In un mondo segnato da fratture come il nostro può sembrare utopia, ma questo è il disegno di Dio, è in fondo l’aspirazione di ogni uomo, perché tutti avvertiamo il desiderio di pace, di unità, di fraternità.
Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.
Il Vangelo di oggi ci presenta due categorie di persone.
Innanzitutto “pacifici”, potremmo dire, apparentemente soddisfatti ripiegati su se stessi, rappresentati dai sommi sacerdoti e dagli scribi, conoscono la parola di Dio, non hanno più nulla da imparare, sono “vecchi nel cuore”.
E la seconda categoria i “ricercatori”, rappresentati dai Magi, sanno di non possedere tutta la verità, desiderano crescere e non soffocare quel desiderio di pienezza che sentono dentro, e che è già una chiamata all’incontro con l’unico che può saziare la sete di infinito.
Torna alla mente l’affermazione di Sant’Agostino, “ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.
Il Papa oggi all’”Angelus” ricordava che quella “stella” ‑ di cui parla il Vangelo, quella stella che ha guidato i Magi ‑ è immagine anzitutto della Chiesa.
Ma i Magi nella loro ricerca non sono andati a casaccio, si sono lasciati guidare dalla “stella”. Sono tanti oggi quelli che sentono il bisogno di superare il materialismo e l’edonismo e di trovare una risposta al desiderio di senso della propria vita, ma si affidano spesso al primo maestro che incontrano. E vediamo un pullulare di sette, di esperienze, che sembrano rispondere ai bisogni dello spirito e che spesso creano squilibri e danni nelle persone.
Il Papa oggi all’”Angelus” ricordava che quella “stella” ‑ di cui parla il Vangelo, quella stella che ha guidato i Magi ‑ è immagine anzitutto della Chiesa. Sappiamo bene che la Chiesa esiste per questo: per annunciare Cristo e portare all’incontro con Lui.
L’Epifania è una festa che, parlandomi dell’universale chiamata alla salvezza, deve scuotermi. La Chiesa anzitutto deve annunciare Cristo con la Parola e con la testimonianza della vita.
Ma le nostre comunità sono davvero “luce”, stimolo, a camminare? O talvolta sono oasi che sembrano invitare al quieto vivere, ad accontentarsi di quello che si conosce, come è capitato agli scribi di Gerusalemme? E che atteggiamento abbiamo come cristiani nei confronti di chi cristiano non è?
Il Vangelo sottolinea che Gesù è stato rifiutato soprattutto dai suoi, dal popolo preparato per lunghi secoli alla venuta del Messia.
L’evangelista Giovanni nel prologo del suo Vangelo afferma: «Il Verbo venne nella sua casa, ma i suoi non l’hanno accolto».
Il Vangelo di Matteo, così radicato nell’ambiente giudaico e sempre attento ad evidenziare che in Gesù hanno trovato compimento le Sacre Scritture, vuole rendere conto ai primi cristiani di questo fatto strano: le comunità cristiane erano sempre meno giudaiche e sempre più formate da pagani convertiti; i “lontani” diventavano sempre più numerosi.
Una realtà che cominciamo a vivere anche noi: quanti si avvicinano per chiedere il Battesimo, per chiedere di conoscere più a fondo il Vangelo. È un segno su cui riflettere e da accogliere con gratitudine. L’Epifania è una festa che, parlandomi dell’universale chiamata alla salvezza deve scuotermi, per due motivi.
Non sono un privilegiato con la salvezza assicurata, anche se conosco la Bibbia e ricevuto il Battesimo, posso fare la fine degli scribi.
E ancora, siccome Dio affida alla Chiesa il compito di essere la “stella che conduce a Cristo” è indispensabile una revisione di vita per le nostre comunità e per ciascuno di noi.
La dimensione missionaria è costitutiva della Chiesa, non è un optional, non basta certo organizzare feste ben riuscite o celebrazioni solenni. La Chiesa anzitutto deve annunciare Cristo con la Parola e con la testimonianza della vita.
Ci aiuti il Signore a non essere pigri e soddisfatti, ma ricercatori in cammino, cristiani e testimoni di Cristo, termini che se non sono parole vuote indicano un incontro e un cambiamento di vita, che come per i pastori e per i Magi spingono ad essere annunciatori sulle strade del mondo.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
sabato 5 gennaio 2008
"Piacenza e Parma SDB"
venerdì 4 gennaio 2008
Ambrosio, sondaggio premonitore
giovedì 3 gennaio 2008
Ambrosio, consacrazione a Piacenza
e il primo marzo. Dipenderà dal cardinale Bertone.
Piacenza - Monsignor Gianni Ambrosio sarà consacrato vescovo nel duomo di Piacenza. La notizia è ufficiale ed è stata confermata dallo stesso presule eletto prima di partire per il pellegrinaggio in Terrasanta. Ancora incerta la data della cerimonia: il 16 febbraio o il primo di marzo. Principale consacrante sarà il segretario di Stato Vaticano, cardinale Tarcisio Bertone. Sia il 16 febbraio sia il primo di marzo cadono di sabato. La scelta del giorno prefestivo è dettata dalla necessità di permettere la maggior partecipazione possibile di fedeli, sacerdoti e religiosi alla cerimonia che si terrà nel primo pomeriggio nel duomo di Piacenza. Non è ancora stato definito in via ufficiale il problema della doppia cerimonia: la consacrazione e la presa di possesso (l’ingresso) della nuova diocesi. Nella vicina Fidenza, lo scorso dicembre, la prima è avvenuta il sabato, la seconda il giorno dopo, domenica. A Piacenza una corrente di pensiero vorrebbe così. Un’altra - quella verosimilmente dominante - ritiene che si possa fare tutto in un solo giorno e con un’unica celebrazione. Di questo avviso sono, tra gli altri, l’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari e il vescovo eletto monsignor Gianni Ambrosio. La data ufficiale della doppia cerimonia (consacrazione e presa di possesso) dipenderà dagli impegni del cardinale Bertone. Monsignor Ambrosio ha incontrato il porporato lo scorso 28 dicembre a Vercelli ed ha ricevuto il benestare per il duomo di Piacenza.
Federico Frighi
Per il testo integrale dell'articolo si veda Libertà di oggi, 3 gennaio 2008
mercoledì 2 gennaio 2008
Nel Te Deum il grazie per il volontariato
Il Te Deum, che canteremo al termine della celebrazione, da il là per così dire al nostro ritrovarci e alla nostra preghiera.
Per tanti queste sono ore frenetiche, di preparazione al cenone e ai vari riti connessi allo scoccare della mezzanotte e all’ingresso nel nuovo anno.
Noi siamo convinti che questa ora passata in compagnia del Signore sia preziosa, ci aiuta a ripercorrere, nel 2007 che si chiude, momenti significativi per la nostra città, per la nostra Chiesa, per la nostra vita; e ci permette di dire un grazie motivato e non generico al Signore.
Sono tante le sintesi degli avvenimenti dell’anno che in questi giorni ci vengono proposte - da giornali, radio, tv… -, il mio è solo un cenno al territorio e alla vita diocesana.
Inizio con una sottolineatura positiva.
Il volontariato ha trovato ampio risalto nelle cronache e in pubbliche manifestazioni. Sono state proposte ai ragazzi iniziative sulla cultura del dono, e si sino moltiplicati i segni di apprezzamento per associazioni e singoli che si sono distinti nell’aiuto al prossimo, soprattutto ai più deboli. È un segnale incoraggiante e da far crescere perché la solidarietà - che per noi cristiani porta il nome "Carità" – è garanzia di sviluppo autentico, soprattutto in umanità; e manifesta che il Vangelo è ancora "lievito che fermenta la pasta" della nostra società.
Troviamo anche in questo anno motivi di preghiera e di riflessione.
Penso alle tante, troppe, giovani vittime di incidenti stradali, anche negli ultimi giorni. Un invito per i giovani soprattutto a riflettere sul valore dell’esistenza, che va difesa e custodita con amore.
Penso all’uccisione in Afghanistan del maresciallo capo Daniele Paladini, un fatto che la nostra città ha vissuto intensamente. Un invito a pregare per la pace, per la pace nel mondo che è sempre così minacciata. Domani, come ogni primo giorno dell’anno, celebreremo la "Giornata della pace" per ricordare che questo valore grande per la vita dell’uomo è anzitutto dono da invocare dal Signore.
Penso alla tragedia di Natale che ha scosso Piacenza… e che fa pensare all’emergenza della famiglia. La famiglia che va difesa nella sua unità, nel suo impegno educativo.
È aumentato in questo anno anche il numero dei minori seguiti da strutture pubbliche, perché nella famiglia non trovano un supporto sufficiente.
Dicevo, questi sono alcuni dei motivi di preghiera e anche di riflessione per ciascuno di noi e per la nostra Chiesa.
A questo aggiungo alcuni riferimenti alla vita diocesana.
Un anno significativo per la partenza di mons. Monari, un vescovo tanto amato che ci ha guidato per dodici anni.
E nei giorni scorsi l’annuncio del nuovo pastore della nostra Chiesa, nella persona di mons. Gianni Ambrosio. Abbiamo gioito, abbiamo ringraziato il Signore, ci prepariamo ad accoglierlo tra noi.
Nella preghiera vogliamo ricordare anche i sacerdoti defunti di questo anno, dal primo mons. Ciatti, all’ultimo mons. Losini.
Ma pensiamo anche al dono di un nuovo sacerdote alla nostra Chiesa don Giuseppe Perotti, di un diacono don Paolo Inzani.
Pensiamo alla celebrazione del 40° della missione diocesana in Brasile, che ci ha richiamato quella dimensione della missionarietà che fa parte costitutiva della Chiesa, e che anche la nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio ha vissuto in modo significativo, e rimane ancora per noi un richiamo e uno stimolo a crescere in questo atteggiamento.
L’Eucaristia di questa sera sottolinea in particolare la dimensione del "grazie". C’è anche certamente la richiesta di perdono per le nostre manchevolezze - le infedeltà, le fragilità di questo anno. Ma prevale il grazie, per i tanti segni che il Signore ci ha inviato della sua presenza e della sua bontà, e che ognuno di noi è chiamato a rileggere in questo momento.
Un frammento di vita è passato. Ma il tempo per noi cristiani non è il dio cronos dei pagani che divora i suoi figli . E non è neppure uno scorrere ineluttabile della vita verso il nulla, pensiamo ad esempio a quelle parole di Leopardi, nel "Canto notturno di un pastore errante dell’Asia": "Abisso orrido, immenso, Ov'ei precipitando, il tutto obblia"; quello è il punto di arrivo della vita dell’uomo.
E invece per noi credenti, la vita e il tempo, lo spazio dove esprimo me stesso e dove Dio mi incontra. La mia risposta a Lui che mi ha chiamato all’esistenza e mi ha affidato una missione da compiere la do giorno per giorno.
Romano Guardini, in una sua riflessione nel primo giorno dell’anno sottolinea che "ciò che passa è l’immediatezza dell’atto, ma il suo orientamento - se è legato al bene, a ciò che vale - è legato all’Eternità, a Dio stesso". Dunque, nel tempo che passa avviene l’incontro con il Signore, e quanto viviamo di positivo con amore rimane legato a Dio, acquista un raggio di eternità. Il mio destino, e il mio compito, si realizzano nel tempo che passa.
Dire grazie mi aiuta ad avere lo sguardo sereno e benevolo verso la mia vita, verso gli altri, verso gli avvenimenti. Ed è lo sguardo che troviamo in Maria, ricordata nel Vangelo che è stata proclamata da quelle poche parole:
«Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Maria sapeva leggere ogni avvenimento della vita guidata dalla fede, riconoscendo i segni della presenza e dell’amore di Dio.
Allora nonostante le nubi che si addensano all’orizzonte della storia, come sempre d'altronde, guardiamo con più fiducia al nuovo anno che stiamo per iniziare.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
"Costruiamo la pace dalla famiglia"
Buon anno! È l’augurio che ci siamo scambiati con le persone più care allo scoccare della mezzanotte, ed è l’augurio che in questi giorni viene spontaneo incontrando amici e conoscenti. Vorrei dare peso e significato a quell’augurio, partendo dai tre contenuti della festa odierna: primo giorno dell’anno, giornata della pace, solennità di Maria madre di Dio.
È il primo giorno dell’anno, viene spontaneo riflettere sul tempo che passa, che dona e rapisce, che porta delusioni e speranze.
Come credente sento il bisogno di dire grazie a Dio, che è Signore del tempo, e che in un tempo preciso si è fatto mio fratello nella carne per mostrarmi con la sua vita come valorizzare il tempo.
All’inizio di un nuovo anno vogliamo dirgli che desideriamo riempire i giorni non senza di Lui ma in sua compagnia. Possiamo contare sulla sua benedizione; quelle parole bellissime che abbiamo ascoltato dalla prima lettura, un brano del Libro dei Numeri:
«[24]Ti benedica il Signore e ti custodisca. [25]Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti faccia grazia. [26]Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6, 24-26).
E celebriamo oggi primo giorno dell’anno la "Giornata della pace". "Pace" è una parola magica e usurata, può fare vibrare il cuore e spingere all’azione, o può lasciare indifferenti e inerti.
Shalom è anche un concetto chiave nella Bibbia: il disegno del Creatore sull’umanità e sulla terra è lo Shalom; e la pace è la sintesi dei beni messianici, è pienezza di benessere e di gioia e di sicurezza.
«Pace in terra agli uomini che Dio ama» (Lc 2, 14), hanno cantato gli angeli sulla grotta di Betlemme.
«Beati gli operatori di pace» (Mt 5, 9), ha proclamato Gesù.
«Vi do la mia pace» (Gv 14, 27), ha detto il Risorto agli Apostoli.
La Pasqua di Gesù ha gettato le basi di una nuova pace che è superamento di ogni lacerazione degli uomini con Dio e fra loro. Per questo la Chiesa sa che fa parte della missione affidatele: annunciare e impegnarsi a costruire la pace.
Sono passati quarant’anni da quando Paolo VI ha voluto che il primo giorno dell’anno fosse una giornata mondiale di riflessione sulla pace, e per i credenti anche di preghiera per invocare da Dio il dono della Pace.
Quest’anno il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto come tema "Famiglia umana, comunità di pace". Il Papa applica l’espressione "famiglia umana" sia alla famiglia naturale che alla umanità come famiglia dei popoli.
Mi limito a citare qualche frase della prima parte del messaggio, invitandovi a leggerlo integralmente – è reperibile su qualche rivista, ad esempio "Famiglia Cristiana", o Internet.
Dice il Papa: "(…) Di fatto, la prima forma di comunione tra persone è quella che l'amore suscita tra un uomo e una donna decisi ad unirsi stabilmente per costruire insieme una nuova famiglia (…) La famiglia naturale, quale intima comunione di vita e d'amore, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, costituisce «il luogo primario dell'"umanizzazione" della persona e della società» la «culla della vita e dell'amore». A ragione, pertanto, la famiglia è qualificata come la prima società naturale, «un'istituzione divina che sta a fondamento della vita delle persone, come prototipo di ogni ordinamento sociale». In effetti, in una sana vita familiare si fa esperienza di alcune componenti fondamentali della pace: la giustizia e l'amore tra fratelli e sorelle, la funzione dell'autorità espressa dai genitori, il servizio amorevole ai membri più deboli perché piccoli o malati o anziani, l'aiuto vicendevole nelle necessità della vita, la disponibilità ad accogliere l'altro e, se necessario, a perdonarlo. Per questo la famiglia è la prima e insostituibile educatrice alla pace".
Naturalmente il Papa sa che tante volte non è così la vita delle nostre famiglie, anch’esse si ammalano, la divisione entra anche alla radice della vita della famiglia.
Ma il Papa continua: "(…) quando si afferma che la famiglia è «la prima e vitale cellula della società», si dice qualcosa di essenziale. La famiglia è fondamento della società anche per questo: perché permette di fare determinanti esperienze di pace. Ne consegue che la comunità umana non può fare a meno del servizio che la famiglia svolge. Dove mai l'essere umano in formazione potrebbe imparare a gustare il «sapore» genuino della pace meglio che nel «nido» originario che la natura gli prepara? Il lessico familiare è un lessico di pace; lì è necessario attingere sempre per non perdere l'uso del vocabolario della pace. Nell'inflazione dei linguaggi, la società non può perdere il riferimento a quella «grammatica» che ogni bimbo apprende dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, prima ancora che dalle loro parole".
C’è bisogno naturalmente di "famiglie testimoni di pace", che contribuiscono a creare quella cultura di pace di cui le stesse istituzioni hanno bisogno per non diventare prigioniere della logica di una quotidiana e sterile conflittualità, che sembra avvolgerci nei rapporti di vicinato come nella vita politica.
Invece di gridare allo sfascio il Papa vuole stimolarci a ricostruire dalla base la pace.
Mi torna alla mente un paragone eloquente. Se in un salone buio invoco la luce ma ho cento candele spente, la luce non arriva. Ma se in quella sala entra uno con una candela accesa, è in grado di accendere le cento candele spente, e si fa luce per tutti.
Così se parliamo di pace continuando a combattere le nostre piccole guerre, non saremo in grado di costruire una società pacifica. Se invece le nostre famiglie convinte del valore della pace e disponibili ad accogliere quei doni di cui Dio le ha riempite, allora la pace potrà diffondersi.
Celebriamo oggi la solennità della Madre di Dio. Al termine dell’ottava di Natale siamo invitati a fissare lo sguardo su colei che si è resa disponibile perché l’amore di Dio entrasse nella storia per riscattare la nostra vita dal dominio del tempo e della morte.
In Lei all’inizio dell’anno guardiamo anche come Madre che ci tiene per mano, e come modello per non camminare distrattamente, e affrontando gli avvenimenti quotidiani con superficialità.
Ci ha detto il Vangelo: «[19]Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19).
Maria non era superficiale, non era distratta, ma sapeva cogliere negli avvenimenti di ogni giorno la presenza di Dio nei segni del suo amore.
Ora l’augurio, "buon anno", ha dei contenuti rasserenanti e stimolanti insieme. "Nello scorrere dei giorni il volto di Dio si mostri benevolo a te, tu possa gustare la pace ed esserne generoso costruttore a partire dalla tua famiglia. Maria come Madre cammini al tuo fianco e renda più forte la tua amicizia con Gesù il Salvatore che è nato per noi".
Si ringrazia Vittorio Ciani per la preziosa collaborazione.
Le omelie di Ambrosio, brevi ed essenziali
Pubblico
Per motivi legati al mio incarico nell'Università Cattolica di Piacenza, ho incontrato numerose volte il nostro nuovo vescovo, monsignor Gianni Ambrosio, come Assistente ecclesiastico generale.
La prima volta che ci incontrammo (nella primavera del 2001) fu a pranzo, nel ristorante della sede milanese dell'Università Cattolica; io volevo recarmi in mensa ma lui, con tratto cordiale e un poco deciso mi disse: "Guarda che pago io e poi lì siamo più comodi per parlare con calma!". Accettai volentieri, benché timoroso.
Da quel pranzo è iniziata una serie continua di contatti periodici, sia a Milano che qui a Piacenza, finalizzati a organizzare e coordinare la vita pastorale e gli insegnamenti della teologia nella sede piacentina della Cattolica.
Poi, circa tre/quattro volte all'anno, era solito ricevere me e gli altri assistenti spirituali (delle altre sedi) nel suo studio in Cattolica a Milano, mettendoci immediatamente a nostro agio. Ci sentivamo veramente accolti ed amati dal caro "don Gianni", se mi è permesso di utilizzare ancora una volta questo modo familiare di chiamarlo.
Non ho mai trovato in lui scompostezza o irritazione, anche di fronte a qualche divergenza. È animato da una fortissima capacità di ascolto e di analisi, unita ad una grande dose di pazienza e di autocontrollo, qualità che lo rendono molto abile nel gestire i rapporti umani e le situazioni più complesse. Le decisioni le prende con scrupolo e con senso di responsabilità, dopo aver valutato con attenzione il caso.
Insomma, è l'uomo dell'equilibrio e del sano realismo, accompagnati da una buona dose di umorismo. Uomo di Dio ‑ sicuramente! ‑ ma non distaccato, etereo, come vorrebbe farci credere una distorta visione del ruolo dei religiosi. Sa guardare di fronte alla realtà con intelligenza e con quel pizzico di pragmatismo che lo rendono simpaticamente determinato e convinto delle proprie scelte.
Ma, come dicevo, l'aspetto che più colpisce del neo vescovo è la ricchezza di umanità che traspare dal suo porsi di fronte all'interlocutore: nell'ascoltarlo e nel cercare di comprendere con cura la situazione che si sta trattando. Non ti mette mai in imbarazzo. È un prete (ora vescovo) vicino ai suoi confratelli, li ascolta, li comprende, li difende, li aiuta; tuttavia esige da essi correttezza e serietà. Su questo non transige. Spesso, noi suoi collaboratori, siamo stati richiamati al senso del dovere, della dedizione, all'esercizio appassionato del ministero senza dimenticare che siamo anche soggetti “pubblici”, pertanto ci invitava a mantenere uno stile responsabile e serio. Ci colpivano i suoi sguardi quando doveva affermare qualcosa di importante per il nostro ministero.
Credo che monsignor Ambrosio continuerà e completerà l'opera di monsignor Monari, accompagnando il suo ministero episcopale con le specifiche qualità personali. Ci farà gustare la bellezza dell'essere Chiesa che cammina nel mondo, che sa dialogare e confrontarsi con tutti, senza venir meno alla propria identità, ma con rispetto delle posizioni degli altri.
Un pregio, tra i tanti, del nuovo vescovo che ritengo importante segnalare: "don Gianni" ama l'essenzialità e la brevità, anche nelle celebrazioni; qualità ottime che, spero, non perda venendo qui a Piacenza!
È l'uomo dei piccoli passi, che avanza con passo deciso, costante, convinto, senza tentennamenti. Una persona dal fisico minuto, esile; convinto che la grandezza la fa il Signore nella misura che ci si affida a Lui.
Ringraziamo davvero Dio Padre per aver avuto questo vescovo.
Don Celso Dosi
domenica 30 dicembre 2007
Buon 2008 da una 108enne
Lavoro e minestrone, così si arriva ai 108
Emilia Tosca è coetanea di Fred Astaire, Al Capone
ed Alfred Hitchcock. Tutti battuti alla distanza
Piacenza - Taglia il traguardo del compleanno a braccia alzate, con la stessa naturalezza con cui Girardengo, nel 1919, vinceva il suo primo Giro d’Italia. Lei c’era e di anni ne aveva già 21. Ieri, nella casa di riposo San Giuseppe, ha superato la tappa dei 108. La signora Emilia - di cognome fa Tosca - è la super nonna di Piacenza e probabilmente di tutta la provincia. Legge il giornale, guarda la tv, sta seduta, in piedi, cammina. Lassù sembrano essersi dimenticati di lei. Lucidissima, quando la si saluta e si prende appuntamento per il prossimo 29 dicembre, si mette a ridere, ti stringe le mani, e dice che ci proverà. Le 108 primavere l’hanno resa un poco debole alle gambe, le hanno portato via un poco di udito e, ultimamente, ha anche un poco di mal di gola (ma chi non ce l’ha, in questa stagione). Tutto qui. Nemmeno gli occhiali. Con una voce sottile ma ferma racconta che in mattinata ha ricevuto la visita del sindaco (quello di Pieve Porto Morone). «Sono contenta» dice. Poi attacca con la sua vita: «Lavoravo nella fabbrica dei bottoni. Tanto, tanto lavoro, poi, siccome era distante da casa, mi regalarono una bicicletta. Poi le guerre, i soldati in casa ...». Cento otto anni sono tanti da raccontare. Il mare che non ha mai visto perché «non ne ho mai sentito il bisogno».
Nata a Castelsangiovanni il 29 dicembre del 1899, la signora è coetanea di Fred Astaire, Al Capone ed Alfred Hitchcock che ha battuto per distacco. Ha avuto due figli, Carlo (76 anni) e Virginia (67) che ieri erano al suo fianco nel reparto Mimosa della casa San Giuseppe, assieme alla nipote Cinzia Filiberti, organizzatrice del 108° compleanno. Abitava (dal 1924 un poi) in riva al Po, a pochi metri dal comune di Pieve Porto Morone (ecco perché ieri mattina la presenza del suo vecchio sindaco). Da una decina d’anni, tuttavia, si è trasferita a Piacenza, in via Pietro Cella, ed ora alla casa di riposo retta dall’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Ieri era circondata dai parenti, dagli infermieri e dagli ospiti del reparto Mimosa. Aiutata dalla nipote, è stata lei a tagliare la prima fetta della grossa torta sulla quale campeggiava un invidiabile 108 di cioccolato. Torta che la signora Emilia ha naturalmente assaggiato. Superata l’emozione dell’applauso e dei flash dei fotografi ha confessato il segreto dell’elisir di lunga vita: «Lavorare tanto e non fermarsi mai». Non solo: «Mangiare il minestrone con le verdure del mio orto e la pasta fatta in casa». Un augurio per il 2008: «Che tutti possano raggiungere la mia età». È così che la signora Emilia si è aggiudicata la palma di piacentina più longeva. Nel Comune di Piacenza è lei a guidare il “collegio dei centenari”. Allo scorso primo dicembre erano in 27: 23 donne e 4 uomini.
Federico Frighi
Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi 30 dicembre 2007
sabato 29 dicembre 2007
Ambrosio, a Piacenza anche mamma Caterina
impressionata dalla cattedrale e dall'Angil dal Dom
Piacenza - Elegante, nella sua pelliccia di visone, quando la novantenne mamma Caterina entra nella cattedrale di Piacenza rimane sbalordita. Memore di quando don Gianni era parroco in chiese molto più piccole, si preoccupa. «Ma avrò bisogno di un aiuto per pulirla tutta» dice con tanta tenerezza. I parenti la tranquillizzano: «Guarda che non devi fare nulla, sei la mamma del vescovo». Si siede su una panca nella navata di sinistra ed ammira le bellezze del duomo. È contenta, visibilmente emozionata e un poco frastornata. Tanta gente intorno, il comprensibile timore delle persone anziane quando lasciano le vecchie certezze per il nuovo.
«Mia madre è una donna saggia» aveva detto monsignor Ambrosio al telefono con il cardinale di Torino, l’arcivescovo Severino Poletto che si complimentava per la nomina vescovile. E ieri ha voluto accompagnare, nonostante l’età avanzata, il suo don Gianni per il primo sopralluogo nella nuova casa. Il primo impatto con Piacenza è quel varco apertosi nella nebbia con il sole di nuovo protagonista. «Da Santhià a Piacenza è stato un nebbione unico, si è dissolto solo qui. Si vede che arriva un vescovo» ha commentato la cognata di monsignor Ambrosio, Denise, angelo custode di mamma Caterina.
Di poche parole, ma gentile con tutti quelli che si fermano a salutarla, la signora rimane incantata davanti all’angilon sul campanile: «Che spettacolo quell’angelo dorato illuminato dai raggi». A guidare la famiglia degli Ambrosio - arrivati tutti insieme su una Fiat Multipla grigia - il fratello Giuseppe, di due anni più vecchio del vescovo eletto di Piacenza-Bobbio. Dopo aver preso la conceria di famiglia l’ha lasciata al fratello minore, Pier Angelo, per diventare imprenditore nel settore del pellame. «Ho fabbricato guanti per la tutta la Fiat» racconta. Oggi, in pensione, si occupa, assieme alla moglie, di mamma Caterina. Anche se, ci tiene a sottolineare, «lei ha la sua abitazione e, nonostante l’età, è completamente autosufficiente».
fed.fri.
da Libertà, 29 dicembre 2007
venerdì 28 dicembre 2007
Ambrosio, la benedizione alla città
si ferma in raccoglimento davanti alla statua della madonna Regina di Piacenza
Piacenza - La prima volta a Piacenza da vescovo eletto inizia, per monsignor Gianni Ambrosio, poco dopo le 10 del mattino. Ad attenderlo, nel cortile del vescovado, un manipolo di curiali, guidati dall’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari e da monsignor Giuseppe Busani. Fa freddo, un freddo pungente e la Fiat Multipla della famiglia Ambrosio sparisce nel cortile interno del vescovado. Il portone viene chiuso e si riaprirà solo verso le 11, per far entrare il sindaco Roberto Reggi.
È un momento privato e la sua prima parte è off-limit per gli estranei. Monsignor Ambrosio sale lo scalone, visita gli uffici, la parte riservata al vescovo, la Casa della Carità e l’appartamento privato. Qui viene raggiunto (in ascensore) da quella che sarà la vera padrona di casa, mamma Caterina. Alle 11 e 15 il portone si riapre. Esce Reggi. Una visita di cortesia, in cui il primo cittadino ha fatto dono ad Ambrosio di un volume artistico su Piacenza. Una manciata di minuti ed esce anche don Giorgio Bosini, l’economo diocesano. Poi il tour della cattedrale, con monsignor Domenico Ponzini cicerone d’eccezione. Ambrosio si ferma in raccoglimento davanti al sepolcro di Scalabrini, a Santa Giustina, alla tomba dei vescovi Menzani e Malchiodi.
Ammira le opere d’arte, s’informa, commenta: «Questo duomo, da un lato rivela un grande senso di austerità, dall’altro della trascendenza, slanciato così com’è verso l’alto, ci invita a guardare anche noi verso l’Altissimo» .
Ci sono anche l’arciprete del duomo, monsignor Anselmo Galvani e don Giuseppe Basini, già segretario di Luciano Monari ed oggi in Sant’Antonino. lo accompagnano in cripta; Ambrosio si stupisce del caldo che fa e si complimenta con monsignor Galvani per l’atmosfera così accogliente. Giusto il tempo per una rapida conversazione con la stampa e poi il pranzo alla Casa del clero, assieme ai familiari e agli ospiti. Un pranzo semplice (risotto e arrosto), il menu abitualmente servito il giovedì le cucine della Casa, impreziosito dal dolce finale.
Monsignor Ambrosio parla con tutti e va a trovare i sacerdoti indeboliti nelle forze dal passare degli anni. In via Torta è accolto dal presidente della Fondazione Pio Ritiro Cerati, don Giampiero Esopi e dal rettore monsignor Piero Bracchi. Nel pomeriggio la visita più attesa ma anche la più rapida. A causa della nebbia che scendeva inesorabile, il vescovo eletto ha dovuto anticipare la propria partenza per Vercelli. Ha fatto solo in tempo, come riportiamo a fianco, a fermarsi in raccoglimento davanti alla Madonna di Santa Maria di Campagna, a pregare assieme al padre guardiano Gloriano Pazzini per la città di Piacenza con il testo della supplica scritto dall’arcivescovo Menzani e ad ammirare gli affreschi del Pordenone.
Nella basilica l’incontro con una rappresentanza dell’Università Cattolica piacentina: il direttore di sede Libero Ranelli, l’assistente ecclesiastico don Celso Dosi, il professor Bruno Battistotti. Appuntamento all’anno nuovo, dopo il pellegrinaggio in Terrasanta.
Federico Frighi
da Libertà, 28 dicembre 2007
Ambrosio, 5 ore a Piacenza
Piacenza - È durato cinque ore il primo approccio di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo eletto di Piacenza-Bobbio, con la sua nuova diocesi. Cinque ore sufficienti al futuro presule per rendersi conto del luogo che fra, qualche settimana (febbraio?), lo aspetta. «Ho avuto l’impressione di una bella realtà anche nel senso del dialogo, dell’approccio immediato, sia con il sindaco che mi è venuto a trovare, sia con i sacerdoti» dice nella sala San Luigi, durante l’incontro con la stampa.
Cordiale, disponibile con tutti, concreto, per tutti ha un sorriso ed una parola. Non lo infastidisce neppure la vicinanza dei mezzi di comunicazione che lo seguono in ogni angolo, pur essendo una visita privata. I flash, le telecamere non gli impediscono di raccogliersi in preghiera davanti alla statua della Madonna (in Santa Maria di Campagna), di recitare la preghiera alla beata Vergine di Campagna Regina di Piacenza e di impartire la relativa benedizione alla città. Ambrosio si muove già a suo agio tra i piacentini. Come quelli che, al termine di un funerale nella basilica di piazzale delle Crociate, lo riconoscono e si fermano ad assistere alla sua preghiera. La consacrazione a vescovo e il relativo ingresso, appaiono, insomma, come una mera formalità.
La realtà è però diversa. L’aveva detto il magnifico rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Lorenzo Ornaghi, sabato scorso a Milano: «Per l’ingresso a Piacenza-Bobbio ci metteremo tutto il tempo che sarà necessario». Lo ha confermato il presule eletto: «Non so ancora dire quando arriverò, non posso fare i conti senza l’oste». L’oste - con tutto il rispetto - sarebbe il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, primo consacrante di monsignor Ambrosio. «La disponibilità di massima me l’aveva già data - ammette il futuro presule - spero che possa rispondere a questo mio desiderio che penso sia anche il suo». Il luogo? «Non c’è ballottaggio tra Piacenza e Vercelli, la scelta è tutta per Piacenza». A meno che... «In seconda battuta c’è Roma, alla Cattolica, una soluzione che faciliterebbe molto la presenza di Bertone e anche di altri cardinali - spiega Ambrosio -. La mia ipotesi principale resta però Piacenza con ordinazione e presa di possesso in Duomo. Farò di tutto perché così avvenga».
Si comprende, indirettamente, la frase di Ornaghi: «Mia intenzione è di smettere un poco alla volta con gli impegni precedenti per dedicarmi interamente al servizio della diocesi. Un vescovo siciliano che mi ha telefonato per complimentarsi mi ha detto: fare il vescovo ti cambia la vita. Io sono disposto a cambiarla. Occorre tenersi pronti a seguire il Signore laddove ci chiama». I cambiamenti arriveranno un poco alla volta. La Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale, dove Ambrosio è docente: «Non essendo ancora iniziato il secondo semestre, non c’è problema». La Cattolica: «Rimarrò come assistente fino a che non ci sarà il mio successore».
C’è il tempo per citare il periodo francese di monsignor Ambrosio, quando, giovane prete, nel ’68, studiava a Parigi, alla Sorbona. Un’esperienza importante nella formazione del vescovo eletto: «Da un lato un periodo effervescente di entusiasmo, dall’altro, forse una grande ingenuità: si pensava di avere il mondo nelle mani ma le nostre mani sono troppo piccole per contenere il mondo».
Federico Frighi
da Libertà, 28 dicembre 2007
giovedì 27 dicembre 2007
Ambrosio, l'ordinazione forse a Piacenza
da Libertà, 24 dicembre 2007
Piacenza- Dovrebbe tenersi nella cattedrale di Piacenza l’ordinazione a vescovo di monsignor Gianni Ambrosio. Questa, almeno, è la volontà del presule eletto di Piacenza-Bobbio espressa anche ieri, nella giornata del suo 64esimo compleanno. Una festa doppia - per la nomina a vescovo e per l’happy birthday - nella casa materna assieme a mamma Caterina, ai fratelli ed alle rispettive famiglie. Non poteva mancare la torta: una “sbrisolona” mantovana, “peccato di gola” del vescovo eletto. Per le festività natalizie rimarrà nella sua casa di via Buronzo a Carisio (comune di Santhià, provincia di Vercelli). Il giorno di Santo Stefano si sposterà nella cattedrale di Vercelli dove, assieme all’arcivescovo Enrico Masseroni e al protonotario apostolico monsignor Luigi Trivero, concelebrerà la messa in memoria del beato don Secondo Pollo, nel 66° anniversario della morte. Il giorno successivo, giovedì 27 dicembre, monsignor Ambrosio sarà a Piacenza per la prima visita in forma privata alla sua nuova diocesi. Si fermerà a pregare nella basilica di Santa Maria di Campagna, in Duomo e prenderà confidenza con i locali dell’episcopio. Tre giorni di studio personale e di riposo in attesa del nuovo anno, poi il 2 gennaio, la partenza per la Terra Santa, con il pellegrinaggio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Una settimana alla fonte della cristianità e il ritorno in Italia previsto per lunedì 7 gennaio. Da allora in poi lavorerà in vista dell’entrata nella sua nuova diocesi e si saprà probabilmente con maggiore chiarezza la data della consacrazione-ordinazione a vescovo (in febbraio) e il luogo. Di certo, attualmente, non c’è nulla. Se non che i piacentini sarebbero molto contenti se l’ordinazione avvenisse nel Duomo dedicato a Santa Giustina. Lo vorrebbe anche monsignor Ambrosio, tuttavia i conti occorre farli dopo aver sentito l’oste. In particolare occorre conoscere il parere del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone - verosimilmente sarà il primo consacrante - e probabilmente anche quello dell’arcivescovo di Torino, cardinale Severino Poletto. Se la consacrazione avvenisse a Piacenza, si farebbe come a Fidenza lo scorso primo dicembre con il neo vescovo Carlo Mazza, con la presa di possesso il giorno successivo. La seconda ipotesi è quella dell’arcidiocesi di Vercelli. C’è chi la ritiene ormai superata, ma bisogna sentire che cosa dice Bertone. Il cardinale, già arcivescovo di Vercelli, è non solo conterraneo ma anche amico di Ambrosio. Quanto? Nel suo primo giorno da capo dell’arcidiocesi piemontese si presentò alla città pedalando nella manifestazione “una biciclettata per la vita”. La prima parrocchia in cui fece tappa in sella alla due ruote nuova fiammante che gli regalarono fu quella di San Paolo. Chi era il parroco? Monsignor Ambrosio.
Federico Frighi
mercoledì 26 dicembre 2007
"Il Natale vince la solitudine dell'uomo"
monsignor Lino Ferrari, la notte di Natale
L’importante è che per ognuno di noi l’incontro con il Signore avvenga. Il primo segno è che la Parola proclamata la sentiamo rivolta a noi, attuale per noi.
Non è facile vivere bene il Natale. Un papà una mamma un giovane un ragazzo, in questi giorni hanno tante cose da fare, sono di corsa per le spese, per la preparazione del pranzo i doni gli auguri le vacanze…
Per viverlo bene il Natale occorre innanzitutto fermarsi: fermarsi per ascoltare la parola di Dio o ascoltare che cosa dice la memoria e il cuore davanti al Presepe; provare stupore per quanto il Signore ha fatto per noi; ringraziare, ripartire come i pastori per dare l’annuncio di quello che abbiamo visto con la vita.
Noi che siamo qui stasera ci siamo fermati, come tanti altri cristiani, in tutte le chiese, e siamo in molti. In occasione del Natale invocano la strada della chiesa anche molti che lungo l’anno non la trovano mai. È un risveglio della fede? O, come qualcuno ha detto, “una confusa speranza di riascoltare qualche buona notizia dal Cielo, dal momento che la Terra quotidianamente ci infligge la conoscenza di avvenimenti tristi e penosi”?
Non so rispondere, ma l’importante è che per ognuno di noi l’incontro con il Signore avvenga.
Il primo segno è che la Parola proclamata la sentiamo rivolta a noi, attuale per noi. Ha detto l’angelo ai pastori: «Ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore».
“Vi è nato”, vuole dire: è nato per voi, quella nascita vi riguarda, quella nascita ci riguarda.
Dirà San Giovanni nel Prologo del suo Vangelo:
«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».
È nato per noi un Salvatore; ma ne avvertiamo il bisogno?
Non tutti e non sempre lo avvertiamo, ma il bisogno c’è, perché l’uomo lasciato da solo è smarrito, e il mondo assomiglia ad un grande “orfanotrofio”, quando non c’è la presenza di Dio.
Ci ricorda il Papa nella recente Enciclica “Spe Salvi”:
“La speranza cristiana si fonda sulla certezza che Dio è entrato nella nostra storia e ci ha coinvolti nel suo stesso destino”.
Il Natale se è ben compreso vince la solitudine dell’uomo, ci annuncia che non solo Dio c’è, ma viene a condividere la nostra vita e ci fa “figli nel Figlio, e lo siamo realmente”. E se siamo figli di Dio siamo fratelli tra noi.
Non è la debolezza che fa più paura all’uomo, ma la solitudine. A volte la debolezza diventa anche una opportunità che apre agli altri. E se c’è attorno un clima di amore ogni sofferenza è sopportabile. Quante volte l’abbiamo constatato facendo visita ad esempio ad ammalati che sorridono, che manifestano una speranza grande che hanno dentro. La solitudine invece diventa un disagio interiore lancinante, perché l‘uomo si sente fatto per la relazione e per la comunione.
Nel nostro Mondo si sono annullate le distanze geografiche – mezzi di trasporto e di comunicazione hanno fatto del Mondo un villaggio –, ma si sono annullate a dismisura le distanze umane. Il Natale se è ben compreso vince la solitudine dell’uomo, ci annuncia che non solo Dio c’è, ma viene a condividere la nostra vita e ci fa “figli nel Figlio, e lo siamo realmente”, dirà san Giovanni, perché non restino dubbi che si tratti di una pia illusione.
E se siamo figli di Dio siamo fratelli tra noi. Se è vero devono esserci delle conseguenze visibili. Le nostre città non hanno la fisionomia di una famiglia. E non sono pochi coloro che decidono di lasciare la città per abitare in piccoli paesi, non solo per l’aria pura ma perché trovano un ambiente accogliente dove ci si conosce si dialoga ci si aiuta, ci si sente comunità.
E pensavo, quanti approderebbero nelle nostre parrocchie, nelle comunità cristiane, se fossero sempre accoglienti e fraterne.
La consapevolezza che Gesù Cristo, se tu lo vuoi, è sempre con te; la consapevolezza che la gioia annunciata ai pastori alberga dove c’è fraternità.
Qual è allora il dono che vogliamo chiedere al Signore in questo Natale? Direi un duplice dono.
Anzitutto, la consapevolezza che Gesù Cristo, se tu lo vuoi, è sempre con te. Se lo chiami ti sente, se gli parli ti ascolta, se gli chiedi aiuto ti soccorre, se ti penti ti perdona ogni colpa; questa certezza dà un respiro diverso alla vita.
Il secondo dono, la consapevolezza che la gioia annunciata ai pastori alberga dove c’è fraternità. Per un cristiano e per una comunità cristiana è una esigenza costruirla.
Ma davanti al Presepe, in questa Eucaristia davanti al Signore, noi abbiamo anche tanti motivi per ringraziare. Ringraziare per il dono della Fede: ringraziare perché siamo inseriti in questa lunga catena ‑ che è la comunità cristiana ‑ che manifesta la fede in un Dio che si è avvicinato a noi. Pensavo, iniziando l’Eucaristia, quante generazioni sono passate in questa Cattedrale a celebrare anche il Natale nella Notte Santa.
E come comunità cristiana di Piacenza-Bobbio abbiamo anche un grazie particolare da dire al Signore quest’anno per il dono del nuovo pastore, che è stato annunciato e che presto arriverà tra noi, come segno della presenza del Signore.
Buon Natale, dunque, a tutti, a voi che siete qui presenti, e anche agli assenti dalle nostre chiese ma sinceramente in ricerca del bene, in ricerca di Dio.
Buon Natale, a chi è solo perché si senta raggiunto dall’amore di Dio anche attraverso la vicinanza concreta di qualche fratello o sorella che si prende cura di lui. Con l’augurio di scoprire l’amore di Dio che nel Bambino nato a Betlemme si è reso visibile e fragile per amarci più da vicino e per essere da noi più facilmente amato.
Prima di darvi la benedizione devo rivolgervi l’augurio a nome di due vescovi.
Del vescovo Luciano, che l’ho sentito ieri al telefono e mi ha detto: “Sono presente anch’io”.
E del prossimo vescovo eletto Gianni che abbiamo salutato ieri l’altro a Milano, che ha detto di portare a tutta la comunità diocesana insieme al suo saluto anche l’augurio di buon Natale.
E l’augurio ve lo rivolgo anch’io anche a nome del parroco della Cattedrale mons. Anselmo Galvani, dei canonici, dei sacerdoti, dei diaconi e collaboratori.
Buon Natale a ciascuno di voi e alle vostre famiglie.
Si ringrazia Vittorio Ciani per la collaborazione.
lunedì 24 dicembre 2007
Fermiamoci di fronte al presepe!
monsignor Lino Ferrari
Tutti aspettano un Natale come si aspetta in mezzo a sofferenze e incertezze una ragione di Speranza. Anche per chi non crede il Natale ha un fascino particolare ‑ le musiche rasserenanti, i doni, i ricordi dell’infanzia, le luci e gli addobbi; e poi quel clima che ti fa sentire il bisogno di pensare a chi soffre, di fare visita a chi è solo, chi è dimenticato per mesi pur passando quotidianamente davanti alla porta di casa sua. Per noi cristiani il Natale è l’evento nel quale si è manifestato l’amore di Dio per noi. Un amore che lo ha portato a condividere, non ha gettato il Signore uno sguardo dall’alto con qualche dono, ma si è fatto dono abbassandosi. Il Figlio di Dio si è fatto uomo perché gli uomini diventassero figli di Dio. Lo sentiamo ripetere tante volte in questo tempo natalizio nel canto: “Dio si è fatto come noi, per farci come Lui”. Abbiamo vissuto come Chiesa diocesana questo tempo di Avvento con lo slogan ‑ “Figli nel Figlio” ‑, perché la nostra dignità grande nasce da qui: siamo diventati figli di Dio, e lo siamo diventati con il Battesimo. Abbiamo scelto per questo come luogo per trasmettere gli auguri di Natale la cappella dove si conserva una grande vasca battesimale nella nostra Cattedrale. Questa vasca, che risale al IV secolo, qui sono stati battezzati i primi cristiani della nostra Chiesa di Piacenza. E all’interno di questa cappella è conservato anche un prezioso trittico, di Serafino dei Serafini, che ripropone anche una attività che è stata l’immagine che ci ha accompagnato nel tempo di Avvento: La natività dove vediamo Maria con in braccio Gesù, e Giuseppe raccolto in preghiera. Anche Maria con le mani giunte in atteggiamento di preghiera, ci invitano a disporci così: a celebrare il Natale facendo spazio nell’animo. Ci farà bene una sosta davanti al Presepe, e ci può fare bene anche una sosta davanti al Battistero dove abbiamo ricevuto quel Sacramento che ci ha reso figli di Dio, ci ha fatto entrare nella sua famiglia. Da queste soste potrà scaturire il grazie. Ed è da un animo grato, e non da un animo gretto ripiegato su se stesso, che scaturisce la gioia e lo sguardo benevolo e l’accoglienza fraterna. Sappiamo che il Natale per alcune persone sarà un giorno dove la sofferenza si farà più acuta a causa della solitudine, a causa della mancanza di qualche persona cara; però quante iniziative in questo tempo per fare sentire la vicinanza, l’affetto. Speriamo davvero che anche tra noi qui a Piacenza si moltiplichi l’attenzione verso chi si trova in situazione di bisogno e di sofferenza. Ogni Natale ci coglie in situazioni diverse. Il Natale dell’anno scorso era senz’altro per ciascuno di noi un Natale diverso da quest’anno. Così lo è anche per la nostra Chiesa: arriva il nuovo Vescovo, o meglio l’annuncio del nuovo Vescovo. Abbiamo sentito il distacco e la sofferenza per la partenza del vescovo Luciano. Ora sentiamo la gioia di potere accogliere il nuovo Pastore. Lo riceviamo come dono del Santo Padre, e ultimamente come dono del Signore. “Il Signore ti faccia sperimentare la sua presenza fonte di gioia e di speranza, come lo fu per Maria e Giuseppe e per i pastori accorsi alla grotta”. L’augurio di buon Natale che rivolgo a nome della nostra Chiesa Diocesana è per tutti. E vorrei che ognuno lo sentisse come rivolto a sé con questo contenuto: “Il Signore ti faccia sperimentare la sua presenza fonte di gioia e di speranza, come lo fu per Maria e Giuseppe e per i pastori accorsi alla grotta”. Auguri alle comunità cristiane, alle famiglie, ai malati, alle persone sole, ai fedeli di altre religioni, a coloro che non credono ma sono in ricerca di motivi di Speranza.
Buon Natale a tutti!
domenica 23 dicembre 2007
La lettera di Tettamanzi per Ambrosio
Lettera alla Diocesi
per annunciare la nomina
di mons. Gianni Ambrosio
a Vescovo di Piacenza
Carissimi,
nel clima di letizia e di speranza che caratterizza le feste natalizie, si aggiunge per me e per tutta la grande Comunità dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che mi è molto cara non solo come Arcivescovo della Diocesi in cui essa è sorta e ha la sua sede principale, ma anche come Presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, un ulteriore motivo di gioia. Sua Santità Papa Benedetto XVI nomina in data odierna Mons. Gianni Ambrosio, Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Vescovo della Diocesi di Piacenza-Bobbio.
Sua Eccellenza Mons. Gianni Ambrosio è nato a Santhià, in provincia di Vercelli, nel 1943. Entrato a undici anni in seminario, è stato ordinato presbitero per l’Arcidiocesi di Vercelli nel 1968. Ha perfezionato la sua preparazione accademica a Parigi, presso l’Institut Catholique e la Sorbonne, dove ha ottenuto rispettivamente la licenza in Scienze Sociali e il diploma in Sociologia della Religione, e a Roma dove ha conseguito la laurea in Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
Dal 1974 è Docente Ordinario di Sociologia religiosa e di Teologia pastorale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. E’ membro della direzione della “Rivista del Clero Italiano” e della rivista “Servizio della Parola” e membro del comitato scientifico delle riviste “Vita e Pensiero” e “Teologia”.
Accanto all’attività accademica, mons Ambrosio ha assunto diversi incarichi pastorali nella sua Arcidiocesi: Vicario parrocchiale nelle parrocchie di Santhià e di Moncrivello, Insegnante di religione, Parroco della parrocchia di San Paolo a Vercelli, Direttore del settimanale diocesano “Il Corriere eusebiano”, Assistente diocesano della FUCI e dell’AGESCI e Assistente provinciale delle ACLI.
Nel 2001 mons. Gianni Ambrosio è stato nominato Assistente Ecclesiastico Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, venendo riconfermato nel 2006. Mons. Ambrosio è inoltre Consulente del Servizio nazionale per il progetto culturale della CEI e Assistente ecclesiastico degli Editori cattolici.
Sono certo che la ricca e molteplice esperienza maturata da mons. Gianni Ambrosio nei diversi incarichi, unitamente alle sue doti umane e sacerdotali che la Comunità dell’Università Cattolica ha potuto apprezzare in questi anni, lo rendono pronto ad assumere la responsabilità pastorale di una Diocesi significativa per tradizione e vivacità ecclesiale, quale quella di Piacenza-Bobbio.
Voglio assicurare a nome di tutti che non mancherà al neo-Vescovo, oltre che la stima e l’amicizia, la preghiera mia personale, della Comunità dell’Università Cattolica, quella della sua amata Chiesa di Vercelli e, da ora, ne sono certo, della Chiesa di Piacenza-Bobbio che lo attende come Pastore.
Auguro a mons. Gianni Ambrosio di essere ancora di più nel suo nuovo compito, guidato dallo Spirito Santo, testimone di speranza. Quella speranza che il Santo Padre ci ha riproposto nella sua recente enciclica come una virtù tipicamente cristiana, ma anche come un dono di Dio che siamo chiamati a testimoniare e a condividere con tutti, perché – dice papa Benedetto XVI - «la speranza in senso cristiano è sempre anche speranza per gli altri».
+ Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano