venerdì 8 febbraio 2008

Per il vescovo Ambrosio la mitria del Giubileo

Piacenza - Monsignor Gianni Ambrosio inizierà il suo episcopato a Piacenza-Bobbio portando sul capo lo stesso modello di mitria che indossò Giovanni Paolo II per l’apertura della porta santa la notte di Natale del 1999. Era il gesto simbolico che dava il via al Giubileo del Duemila. Oggi, con quella mitria confezionata dallo stesso atelier di Treviso, monsignor Ambrosio darà il via al suo ministero episcopale nella chiesa piacentino-bobbiese.
La mitria gli verrà posta sul capo dal cardinale Tarcisio Bertone durante la cerimonia di ordinazione e presa di possesso in Duomo il 16 febbraio. È il dono prezioso di tutta l’Università Cattolica del Sacro Cuore per l’operato di monsignor Ambrosio, segno di particolare affetto, stima e gratitudine per gli anni pr
ufusi con tanta passione (dal 2001 ad oggi) nelle varie sedi di Milano, Piacenza, Brescia e Roma.
La mitria è ornata da 480 piccole gemme di quarzo morione, detto anche quarzo fumèe per la sua caratteristica cromatica, essendo di color ambra scuro. Una pietra semi preziosa che vale per la lavorazione effettuata (in Germania) non tanto per il valore in sè delle pietre. Il copricapo simbolo dell’autorità è confezionato con un tessuto dorato ed una rete sovrapposta sulla quale, in 58 piccoli quadrati, sono inserite le 480 pietre da 6 millimetri l’una. Il dono della Cattolica è stato confezionato dalla sartoria ecclesiastica Decima Regio di Treviso, la stessa che ha realizzato 64 paramenti per Giovanni Paolo II e una quarantina per Benedetto XVI. Non solo: tra gli altri, ha servito il neo vescovo di Fidenza, Carlo Mazza (un pastorale), e i vescovi piacentini Piero Marini (due pastorali, di ebano e di argento) e Antonio Lanfranchi (mitria, casula e pastorale). Dovrebbe fornire anche il pastorale donato dalla diocesi di Piacenza-Bobbio a monsignor Ambrosio. Si vedrà dopo l’ordinazione. Sabato 16 febbraio, in duomo, ad Ambrosio verrà consegnato molto probabilmente quello del vescovo Malchiodi.
Le prime prove della cerimonia si sono tenute ieri mattina in cattedrale alla presenza dello stesso vescovo eletto. Secondo il protocollo si muoverà naturalmente anche monsignor Ambrosio, a cominciare da quello previsto per i paramenti. Al monumento ai pontieri, prima tappa del suo avvicinamento alla cattedrale, Ambrosio apparirà con la veste talare di colore paonazzo - una via di mezzo tra il rosso dei cardinali ed il viola -, il rocchetto (una veste bianca corta ornata di pizzo), la mozzetta (una mantellina) sempre di colore paonazzo. Al collo la croce pettorale, una delle tre che ha ricevuto in dono (dal rettore Lorenzo Ornaghi, da Vercelli e dal Policlinico Gemelli). Una volta giunto in duomo, smetterà rocchetto e mozzetta per indossare camice e stola bianchi, oltre alla casula (il paramento liturgico con la croce ed altri simboli biblici ricamati). Nella complessa opera di vestizione verrà assistito da don Decio Cipolloni, uno degli assistenti ecclesiastici del Policlinico Gemelli. Durante la cerimonia dell’ordinazione Ambrosio riceverà poi il pastorale (segno della conduzione della diocesi), appunto la mitria (segno dell’autorità) e l’anello espiscopale (segno dell’unione con la Chiesa di Cristo e con la diocesi di Piacenza-Bobbio).
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 8 febbraio 2008

giovedì 7 febbraio 2008

Morto don Luigi Molinari

Nella giornata di oggi, giovedì 7 febbraio, è morto alla Casa di riposo
"Castagnetti" di Pianello mons. Luigi Molinari.
Nato il 22 settembre 1913, sacerdote dal 1937, è stato a lungo parroco
di Pianello. I funerali saranno celebrati sabato 9 febbraio alle ore 14.30 nella
chiesa di San Maurizio a Pianello e saranno presieduti dall'amministratore
diocesano mons. Lino Ferrari.

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

Quarant'anni nel nome di Lourdes

Piacenza - Sarà un doppio anniversario. Centocinquanta anni fa la Madonna apparì a Lourdes, sui Pirenei francesi. Quarant’anni fa, a Piacenza, veniva inaugurata Nostra Signora di Lourdes, il grande tempio cattolico che troneggia su via Damiani, in quella che una volta era l’estrema periferia di Piacenza e che oggi è una delle zone più densamente abitate della città. La data è quella di lunedì prossimo 11 febbraio. Verrà il vescovo Luciano Monari alle 18 e 30, a celebrare una messa solenne, da cittadino onorario di Piacenza, visto che il sindaco Roberto Reggi gliela avrà conferita poco prima in Sant’Ilario. La prima pietra venne posta da un suo predecessore, monsignor Umberto Malchiodi il 19 marzo del 1965. Pianta romboidale, superficie 600 metri quadrati, lunghezza 36,50 metri, altezza 25 metri, progettisti l’architetto Benedetto De Scarpin e l’ingegner Frabrizio Pocci. L’11 febbraio del 1968 il tempio era finito. Lunedì 11 febbraio 2008 l’anniversario, doppio, come si è detto. Il quarantesimo non è il solo anniversario alle porte (apparizioni mariane a parte). Don Coppellotti e la sua comunità hanno deciso di festeggiare in maniera più solenne i cinquant’anni della nascita della parrocchia che ricorreranno tra due anni, nel 2010. Nel 1957 la diocesi decise di inviare un delegato vescovile in un quartiere che si stava formando lungo l’asse dell’attuale via Damiani, anche a seguito di un importante intervento di edilizia popolare. Muoveva i primi passi la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes e una piccola chiesa veniva inaugurata nel 1960. Nel ’68 l’attuale tempio con il primo parroco don Alfredo Borella che morì poco dopo e lasciò la guida della comunità a don Ettore Cogni. Nel 1997 gli subentrarono, come co-parroci, don Serafino Coppellotti e don Lino Ferrari. Alla nomina di don Ferrari a vicario generale, nel 2004, don Coppellotti diventò parroco. Una chiesa che da quarant’anni va a braccetto con Lourdes. La statua della Madonna conservata nel tempio di via Damiani venne benedetta dall’allora vescovo Malchiodi durante un pellegrinaggio dell’Unitalsi nei luoghi in cui a Bernadette apparve la vergine Maria. Tornò in treno e, alla stazione di Piacenza, venne accolta con tutti gli onori e portata in processione fino ai campi dove, qualche anno dopo, sarebbe nata la nuova parrocchia.
Federico Frighi

Il testo integrale su Libertà di oggi 7 febbraio 2008

mercoledì 6 febbraio 2008

Ambrosio a pranzo con i seminaristi dell'Alberoni

Piacenza - Nuova giornata piacentina per il vescovo eletto monsignor Gianni Ambrosio in vista della sua ordinazione episcopale e presa di possesso previste il prossimo 16 febbraio. In mattinata il vescovo eletto ha incontrato l’amministratore diocesano, monsignor Lino Ferrari, facendo il punto sulla macchina organizzativa. A quanto si è appreso sarebbero già circa 25 i vescovi che hanno dato conferma della loro presenza in cattedrale. Il numero potrebbe aumentare nelle prossime ore non avendo ancora diversi presuli definito la loro agenda. Confermata la presenza del cardinale segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, in duomo e, molto probabilmente, anche al collegio Alberoni, dove dovrebbe pranzare con monsignor Ambrosio e con i vertici dell’Università Cattolica nella tarda mattinata di sabato 16. Il condizionale è d’obbligo per motivi di sicurezza, essendo il cardinale il numero 2 del Vaticano. Sua eminenza dovrebbe arrivare a Piacenza in auto dall’areoporto di Milano-Linate. La partenza da Roma non appena terminata la riflessione del Papa nell’ultima giornata degli esercizi spirituali della curia romana che inizierà alle 9 del mattino. Monsignor Ambrosio, ieri mattina, dopo il summit in curia, si è recato proprio al collegio Alberoni dove è stato ricevuto dal rettore, padre Mario Di Carlo, ed ha pranzato assieme ai seminaristi. Una breve visita in Cattolica e poi il ritorno a Milano. Intanto procede a pieno ritmo l’organizzazione. «Mancano le ultime cose ma sono soddisfatto di come sta andando» ha detto l’amministratore diocesano monsignor Lino Ferrari.
f.fr.

da Libertà, 6 febbraio 2008

martedì 5 febbraio 2008

Un manifesto per Ambrosio

Piacenza - Ecco il manifesto con il quale la diocesi di Piacenza-Bobbio annuncia il giorno dell'ordinazione e della presa di possesso del nuovo vescovo Gianni Ambrosio: il prossimo 16 febbraio. Il manifesto è, in questi giorni, in distribuzione in tutte le parrocchie della diocesi. La foto raffigurata è stata scattata da Prospero Cravedi, fotografo di Libertà, il 22 dicembre del 2007 nella sede di Milano dell'Università Cattolica del Sacro Cuore. Era il giorno dell'annuncio della nomina di Ambrosio a vescovo di Piacenza-Bobbio. Monsignor Gianni Ambrosio, nella foto, indossa lo zucchetto paonazzo e la croce pettorale, pur non essendo ancora vescovo ordinato, così come vuole la tradizione ambrosiana.
(f.fr.)

lunedì 4 febbraio 2008

Sei battesimi per difendere la vita

Piacenza- Sei battesimi per festeggiare la giornata della vita. È l’iniziativa pensata dal parroco di San Giuseppe Operaio, don Giancarlo Conte, che ieri mattina in chiesa ha impartito il sacramento a sei piccoli, benedetti con l’acqua del fiume Giordano: due neonati (Federico e Simone), una bimba di 9 anni (Jessica) e i tre figli (Diamanta di 2 anni, Francesca di 13 e Armando di 14) di genitori albanesi. Papà e mamma, non ancora cattolici, verranno a loro volta battezzati la notte di Pasqua. In San Giuseppe, inoltre, erano stati invitati tutti i genitori di piccoli neo battezzati nati negli ultimi anni. Una piacevole armonia di pianti e gridolini attorno all’altare che don Conte ha diretto assieme a don Stefano Segalini nella messa delle 10. «Tutti gli anni nella giornata della vita battezziamo bambini - spiega il parroco -. Da metà novembre in poi invito chi vuole battezzare il proprio figlio ad attendere questa giornata. In molti accettano». «È importante dare un segnale concreto che la vita è un dono di Dio - è convinto don Conte -. Questa giornata è stata introdotta in Italia l’anno dopo in cui passò l’aborto. Noi cristiani vogliamo dare un messaggio alle mamme e ai papà. Ogni bimbo che nasce è un segno che Dio non si è ancora stancato del mondo, è un segno che la gente ama ancora la vita, è un segno di speranza per il futuro». Iniziative per la giornata della vita ieri si sono celebrate in tutta la diocesi di Piacenza-Bobbio e nei comuni piacentini appartenenti alla diocesi di Fidenza. Palloncini colorati sono stati lanciati a Cortemaggiore e a Castelvetro davanti alle parrocchie, mentre a Piacenza, nella parrocchia di San Vittore, sabato sera si è tenuta la veglia per la vita presieduta da monsignor Giuseppe Busani.
fed.fri.

Il testo integrale dell'articolo su Libertà di oggi, 4 febbraio 2008



domenica 3 febbraio 2008

Misericordia, una cena per il Mozambico

Pubblico volentieri la lettera con cui la Misericordia di Piacenza invita tutti ad una cena benefica pro Mozambico.

Caro amico,

ti chiediamo solo un attimo di attenzione per un problema che ci sta particolarmente a cuore.
Abbiamo raccolto un grido si aiuto dalla popolazione del Mozambico dove le Misericordie italiane stanno recuperando la “SANTA CASA DELLA MISERICORDIA” per dare una speranza concreta soprattutto ai bambini ed ai ragazzi del luogo.
Ci siamo impegnati con loro – anche a nome dei piacentini - per varie attività come la mensa, l’ospedale ed il collegio dei ragazzi, ma soprattutto per l’adozione a distanza.
Sul nostro sito potrai trovare tutte le informazioni utili per comprendere l’importanza del progetto e per aderire anche tu con una delle formule disponibili.

Partiamo con una iniziativa per raccogliere fondi anche a Piacenza: per questo ti invitiamo ad aderire alla cena benefica che si terrà
SABATO 9 FEBBRAIO
Alle ore 20.00 presso il salone parrocchiale di S. Lazzaro.

Ti invitiamo anche a sollecitare amici e conoscenti per raggiungere insieme questo piccolo (per noi) e grande (per loro) obbiettivo, confermando entro il prossimo 6 febbraio al n. 0523 579492

Grazie della disponibilità e della sensibilità


I confratelli della Confraternita di MISERICORDIA
PIACENZA
Via Farnesiana 79 – 29100 PIACENZA
tel. 0523 579492 – fax 0523 574086

La Misericordia di Piacenza in Mozambico

Aiuta la Misericordia di Piacenza ad attivare servizi sanitari e servizi sociali a favore dei bambini e della popolazione di Ilha De Mocambique e del Lumbo…

La Misericordia di Lido di Camaiore (LU) è già impegnata da alcuni anni con aiuti alla popolazione del Mozambico, in particolare a quelli che popolano Ilha de Mocambique e le zone limitrofe.
Nel 2007 il rapporto si è notevolmente intensificato grazie alla collaborazione continua con le Suore Francescane della Purissima Concezione e con il Padre Diocesano parroco dell’Isola.
Da oggi anche la Misericordia di Piacenza si unisce concretamente al progetto dei confratelli toscani che nello scorso anno sono riusciti ad inviare contributi necessari per la messa in sicurezza della Casa, sede della santa Casa della Misericordia, a sostenere la mensa delle suore francescane e a incentivare le adozioni a distanza.
Quest’anno, visti i nuovi rapporti nati con il Governo locale e con la Diocesi sono stati individuati progetti di intervento per la realizzazione e l’attivazione di servizi necessari ed indispensabili a questa popolazione di oltre 18.000 persone che vive in 3 Km quadrati di isola collegati alla terra ferma da un ponte.
Durante i due viaggi i confratelli hanno cercato di incontrate la popolazione, i giovani, gli adulti, i bambini per capire insieme e con i loro occhi le esigenze e i bisogni, lasciando da parte il nostro “pensare da bianchi”.
Quello che è nato da questi incontri è un grande impegno, che vede le Misericordie protagoniste nel far conoscere a tutti noi questo popolo con le sue esigenze ma soprattutto con le sue potenzialità.
I servizi da concretizzare all’interno della sede della Santa casa della Misericordia riguardano la realizzazione di ambulatori di primo soccorso e di un asilo per bambini dai tre ai sette/otto anni.
I servizi all’esterno della casa sono invece quelli realizzati dalle suore francescane che riguardano la mensa giornaliera di oltre 100 bambini, le adozioni a distanza che permettono l’istruzione a questi ragazzi e il sostegno del LAR (un collegio in cui vivono dai 25 ai 30 ragazzi provenienti dal continente che possono frequentare le scuole presenti sull’isola).
La particolarità di ILHA de Mocambique è sicuramente la presenza dei pubblici servizi, in particolare delle scuole: UNICA VERA FONTE DI CRESCITA CULTURALE per queste popolazioni.
Nella provincia di Nampula, le scuole secondarie sono molto poche e quella di Ilha rappresenta l’unica nel raggio di oltre 200 km.
L’aiuto di ognuno di noi può permettere di migliorare la situazione di molte persone……

sabato 2 febbraio 2008

L'ospedale a messa in cattedrale

Piacenza - L'Ufficio diocesano per la pastorale della salute ricorda che, in occasione della XVI giornata mondiale del malato, domenica 10 febbraio, alle ore 16, in cattedrale, l'amministratore diocesano mons. Lino Ferrari celebrerà l'Eucaristia per gli operatori della pastorale sanitaria, le associazioni, i volontari, i medici, infermieri e tutti i fedeli della diocesi. Le associazioni che interverranno alla celebrazione in cattedrale con stendardi, labari, divise o altro sono pregati di avvisare per la sistemazione in basilica



Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale del Malato 2008

Il tema: "L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati"

Pubblichiamo di seguito il Messaggio di Benedetto XVI in occasione della 16a Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2008), che quest’anno sarà celebrata a livello diocesano.

* * *
Cari fratelli e sorelle!

1. L’11 febbraio, memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes, si celebra la Giornata Mondiale del Malato, occasione propizia per riflettere sul senso del dolore e sul dovere cristiano di farsene carico in qualunque situazione esso si presenti. Quest’anno tale significativa ricorrenza si collega a due eventi importanti per la vita della Chiesa, come si comprende già dal tema scelto "L’Eucaristia, Lourdes e la cura pastorale dei malati": il 150° anniversario delle apparizioni dell’Immacolata a Lourdes, e la celebrazione del Congresso Eucaristico Internazionale a Québec, in Canada. In tal modo viene offerta una singolare opportunità per considerare la stretta connessione che esiste tra il Mistero eucaristico, il ruolo di Maria nel progetto salvifico e la realtà del dolore e della sofferenza dell’uomo.
I 150 anni dalle apparizioni di Lourdes ci invitano a volgere lo sguardo verso la Vergine Santa, la cui Immacolata Concezione costituisce il dono sublime e gratuito di Dio ad una donna, perché potesse aderire pienamente ai disegni divini con fede ferma e incrollabile, nonostante le prove e le sofferenze che avrebbe dovuto affrontare. Per questo Maria è modello di totale abbandono alla volontà di Dio: ha accolto nel cuore il Verbo eterno e lo ha concepito nel suo grembo verginale; si è fidata di Dio e, con l’anima trafitta dalla spada del dolore (cfr Lc 2,35), non ha esitato a condividere la passione del suo Figlio rinnovando sul Calvario ai piedi della Croce il "sì" dell’Annunciazione. Meditare sull’Immacolata Concezione di Maria è pertanto lasciarsi attrarre dal «sì» che l’ha congiunta mirabilmente alla missione di Cristo, redentore dell’umanità; è lasciarsi prendere e guidare per mano da Lei, per pronunciare a propria volta il "fiat" alla volontà di Dio con tutta l’esistenza intessuta di gioie e tristezze, di speranze e delusioni, nella consapevolezza che le prove, il dolore e la sofferenza rendono ricco di senso il nostro pellegrinaggio sulla terra.
2. Non si può contemplare Maria senza essere attratti da Cristo e non si può guardare a Cristo senza avvertire subito la presenza di Maria. Esiste un legame inscindibile tra la Madre e il Figlio generato nel suo seno per opera dello Spirito Santo, e questo legame lo avvertiamo, in maniera misteriosa, nel Sacramento dell’Eucaristia, come sin dai primi secoli i Padri della Chiesa e i teologi hanno messo in luce. "La carne nata da Maria, venendo dallo Spirito Santo, è il pane disceso dal cielo", afferma sant’Ilario di Poitiers, mentre nel Sacramentario Bergomense, del sec. IX, leggiamo: "Il suo grembo ha fatto fiorire un frutto, un pane che ci ha riempito di angelico dono. Maria ha restituito alla salvezza ciò che Eva aveva distrutto con la sua colpa". Osserva poi san Pier Damiani: "Quel corpo che la beatissima Vergine ha generato, ha nutrito nel suo grembo con cura materna, quel corpo dico, senza dubbio e non un altro, ora lo riceviamo dal sacro altare, e ne beviamo il sangue come sacramento della nostra redenzione. Questo ritiene la fede cattolica, questo fedelmente insegna la santa Chiesa". Il legame della Vergine Santa con il Figlio, Agnello immolato che toglie i peccati del mondo, si estende alla Chiesa Corpo mistico di Cristo. Maria - nota il Servo di Dio Giovanni Paolo II - è "donna eucaristica" con l’intera sua vita per cui la Chiesa, guardando a Lei come a suo modello, "è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo" (Enc. Ecclesia de Eucharistia, 53). In questa ottica si comprende ancor più perché a Lourdes al culto della Beata Vergine Maria si unisce un forte e costante richiamo all’Eucaristia con quotidiane Celebrazioni eucaristiche, con l’adorazione del Santissimo Sacramento e la benedizione dei malati, che costituisce uno dei momenti più forti della sosta dei pellegrini presso la grotta di Massabielles.
La presenza a Lourdes di molti pellegrini ammalati e di volontari che li accompagnano aiuta a riflettere sulla materna e tenera premura che la Vergine manifesta verso il dolore e le sofferenza dell’uomo. Associata al Sacrificio di Cristo, Maria, Mater Dolorosa, che ai piedi della Croce soffre con il suo divin Figlio, viene sentita particolarmente vicina dalla comunità cristiana che si raccoglie attorno ai suoi membri sofferenti, i quali recano i segni della passione del Signore. Maria soffre con coloro che sono nella prova, con essi spera ed è loro conforto sostenendoli con il suo materno aiuto. E non è forse vero che l’esperienza spirituale di tanti ammalati spinge a comprendere sempre più che "il divin Redentore vuole penetrare nell’animo di ogni sofferente attraverso il cuore della sua Madre santissima, primizia e vertice di tutti i redenti"? (Giovanni Paolo II, Lett. ap. Salvifici doloris, 26).
3. Se Lourdes ci conduce a meditare sull’amore materno della Vergine Immacolata per i suoi figli malati e sofferenti, il prossimo Congresso Eucaristico Internazionale sarà occasione per adorare Gesù Cristo presente nel Sacramento dell’altare, a Lui affidarci come a Speranza che non delude, Lui accogliere quale farmaco dell’immortalità che sana il fisico e lo spirito. Gesù Cristo ha redento il mondo con la sua sofferenza, con la sua morte e risurrezione e ha voluto restare con noi quale "pane della vita" nel nostro pellegrinaggio terreno. "L’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo": questo è il tema del Congresso Eucaristico che sottolinea come l’Eucaristia sia il dono che il Padre fa al mondo del proprio unico Figlio, incarnato e crocifisso. E’ Lui che ci raduna intorno alla mensa eucaristica, suscitando nei suoi discepoli un’attenzione amorevole per i sofferenti e gli ammalati, nei quali la comunità cristiana riconosce il volto del suo Signore. Come ho rilevato nell’Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis, "le nostre comunità, quando celebrano l’Eucaristia, devono prendere sempre più coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti e pertanto l’Eucaristia spinge ogni credente in Lui a farsi ‘pane spezzato’ per gli altri" (n. 88). Siamo così incoraggiati ad impegnarci in prima persona a servire i fratelli, specialmente quelli in difficoltà, poiché la vocazione di ogni cristiano è veramente quella di essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la vita del mondo.
4. Appare pertanto chiaro che proprio dall’Eucaristia la pastorale della salute deve attingere la forza spirituale necessaria a soccorrere efficacemente l’uomo e ad aiutarlo a comprendere il valore salvifico della propria sofferenza. Come ebbe a scrivere il Servo di Dio Giovanni Paolo II nella già citata Lettera apostolica Salvifici doloris, la Chiesa vede nei fratelli e nelle sorelle sofferenti quasi molteplici soggetti della forza soprannaturale di Cristo (cfr n. 27). Unito misteriosamente a Cristo, l’uomo che soffre con amore e docile abbandono alla volontà divina diventa offerta vivente per la salvezza del mondo. L’amato mio Predecessore affermava ancora che "quanto più l’uomo è minacciato dal peccato, quanto più pesanti sono le strutture del peccato che porta in sé il mondo d’oggi, tanto più grande è l’eloquenza che la sofferenza umana in sé possiede. E tanto più la Chiesa sente il bisogno di ricorrere al valore delle sofferenze umane per la salvezza del mondo" (ibid.). Se pertanto a Québec si contempla il mistero dell’Eucaristia dono di Dio per la vita del mondo, nella Giornata Mondiale del Malato, in un ideale parallelismo spirituale, non solo si celebra l’effettiva partecipazione della sofferenza umana all’opera salvifica di Dio, ma se ne possono godere, in certo senso, i preziosi frutti promessi a coloro che credono. Così il dolore, accolto con fede, diventa la porta per entrare nel mistero della sofferenza redentrice di Gesù e per giungere con Lui alla pace e alla felicità della sua Risurrezione.
5. Mentre rivolgo il mio saluto cordiale a tutti gli ammalati e a quanti se ne prendono cura in diversi modi, invito le comunità diocesane e parrocchiali a celebrare la prossima Giornata Mondiale del Malato valorizzando appieno la felice coincidenza tra il 150° anniversario delle apparizioni di Nostra Signora a Lourdes e il Congresso Eucaristico Internazionale. Sia occasione per sottolineare l’importanza della Santa Messa, dell’Adorazione eucaristica e del culto dell’Eucaristia, facendo in modo che le Cappelle nei Centri sanitari diventino il cuore pulsante in cui Gesù si offre incessantemente al Padre per la vita dell’umanità. Anche la distribuzione ai malati dell’Eucaristia, fatta con decoro e spirito di preghiera, è vero conforto per chi soffre afflitto da ogni forma di infermità.
La prossima Giornata Mondiale del Malato sia inoltre propizia circostanza per invocare, in modo speciale, la materna protezione di Maria su quanti sono provati dalla malattia, sugli agenti sanitari e sugli operatori della pastorale sanitaria. Penso, in particolare, ai sacerdoti impegnati in questo campo, alle religiose e ai religiosi, ai volontari e a chiunque con fattiva dedizione si occupa di servire, nel corpo e nell’anima, gli ammalati e i bisognosi. Affido tutti a Maria, Madre di Dio e Madre nostra, Immacolata Concezione. Sia Lei ad aiutare ciascuno nel testimoniare che l’unica valida risposta al dolore e alla sofferenza umana è Cristo, il quale risorgendo ha vinto la morte e ci ha donato la vita che non conosce fine. Con questi sentimenti, di cuore imparto a tutti una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 11 gennaio 2008
BENEDICTUS PP. XVI

Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

venerdì 1 febbraio 2008

Ecco lo stemma del vescovo Ambrosio


Lo stemma di un Vescovo è normalmente costituito da:

- uno scudo, che può avere varie forme, sempre riconducibili a fattezze di scudo araldico, recante al proprio interno simboli richiamanti caratteristiche ed idealità, particolari devozioni, origini geografiche ed esperienze culturali di formazione, riferimenti alla famiglia o al proprio nome ed altro.
- una croce accostata “in palo”, posta dietro lo scudo, con un traverso ad indicare il grado della dignità vescovile, ;

- un cappello prelatizio (galero), con dodici fiocchi verdi, sei per lato, pendenti, ordinati seguendo l’ordine 1, 2, 3, dall’alto;

- un cartiglio, posto sotto lo scudo, con un motto scritto generalmente in nero.


Descrizione araldica ( blasonatura ) dello stemma del Vescovo Gianni Ambrosio

“Di rosso, alla croce di Sant’Andrea d’oro, accantonata nel 1° dal cuore fiammato dello stesso, sanguinoso di rosso; nel 2° dalla stella (7) d’argento; nel 3° dalla colomba volante dello stesso; nel 4° dalla conchiglia di San Giacomo d’oro”

“VESTIGIA CHRISTI SEQUENTES”


Le parole del motto sono tratte dall’ “Itinerarium” dell’anonimo pellegrino a Piacenza, attribuito per molti secoli a Sant’Antonino ed identificano una sintesi del programma pastorale del Vescovo Gianni Ambrosio.

Interpretazione

La croce astile posta dietro lo scudo è “gemmata” con cinque pietre rosse, simbolo delle cinque piaghe di Cristo.

Il rosso è il colore intenso dell’amore e del sangue, concetti spesso abbinati nella Sacra Scrittura; l’amore senza limite di Gesù che ha versato il suo sangue per la nostra redenzione; l’amore del Padre per noi, così forte da inviare il suo Figlio prediletto per la nostra salvezza: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dar il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,16). E’ inoltre il colore del martirio; del martire Sant’Andrea, qui ripreso dall’omonima croce che attraversa lo scudo e che richiama la Basilica di Sant’Andrea di Vercelli, diocesi di origine di Mons. Ambrosio, del martire Sant’Antonino, patrono della Diocesi di Piacenza-Bobbio e della martire Santa Giustina, patrona della Cattedrale di Piacenza.

L’ oro è il metallo più nobile, simbolo quindi della prima Virtù, la Fede; infatti, è grazie alla Fede che possiamo accogliere l’amore che sgorga dal Sacro Cuore di Gesù e che ci conduce alla salvezza “..seguendo le orme di Cristo..”. L’immagine del Sacro Cuore vuole inoltre ricordare l’omonima Università di Milano presso cui Mons. Ambrosio ha svolto il ministero di Assistente Ecclesiastico Generale fino ad oggi (2008).

L’argento è lo “smalto” che rappresenta la trasparenza, quindi la Verità assoluta che risiede nella Gerusalemme Celeste. E’ pure il colore della Purezza, classico attributo della Madonna, qui identificata dalla stella (“Stella matutina”).

La colomba simboleggia San Colombano Abate, patrono di Bobbio. Il Santo, monaco irlandese, giunse a Bobbio nell’autunno del 614 e constatando lo stato di abbandono della chiesa di San Pietro, vi fece erigere attorno delle costruzioni in legno, primo centro di vita monastica e qui morì il 23 novembre del 616. Le sue spoglie riposano nella cripta dell’Abbazia.

La conchiglia di San Giacomo, classico simbolo iconografico del Pellegrino, costituisce qui un riferimento alla formella presente nella Cattedrale di Piacenza, che ritrae la figura dell’Anonimo piacentino che nel 570 circa tracciò un itinerario significativo per la conoscenza della Terra Santa; a ricordare inoltre che Piacenza è terra di pellegrinaggi e di pellegrini; la città infatti si trova sul percorso della famosa “Via Francigena” e in passato aveva una grande capacità di accoglienza per i pellegrini che transitavano attraverso di essa. Inoltre è terra di pellegrini: San Raimondo Palmerio (+1200), pellegrino a Santiago di Compostela; San Corrado Confalonieri (+1361), eremita e pellegrino; San Rocco di Montpellier particolarmente legato a Sarmato, paese della provincia piacentina. Inoltre, il richiamo di tale immagine, presente anche nello stemma del Santo Padre Benedetto XVI, vuole significare la devozione filiale del Vescovo verso il Papa che lo ha annoverato tra i successori degli Apostoli.

Una veglia per la vita

La diocesi di Piacenza-Bobbio si sta preparando alla trentesima “giornata per la vita” prevista per domani. L’Ufficio per la pastorale del matrimonio e della famiglia, oltre a diffondere il messaggio del Papa per tale appuntamento, ha programmato una veglia di preghiera che si terrà nella chiesa di San Vittore alla Besurica domani, sabato 2 febbraio, alle ore 21, con l’intervento di monsignor Giuseppe Busani.

giovedì 31 gennaio 2008

Nikolajewka ancora viva dopo 65 anni


Il 31 gennaio di 65 anni fa i resti delle truppe italiane impegnate nella campagna di Russia raggiungevano con grande fatica le linee amiche. Questo grazie al sacrificio degli alpini che, 6 giorni prima, avevano aperto un varco nelle linee russe con la tragica battaglia di Nikolajewka. Domenica scorsa, a Vigolzone (Piacenza), si è tenuta la commemorazione ufficiale della battaglia. Ecco il mio intervento.

Signor sindaco, autorità, alpini, signore e signori oggi siamo qui a commemorare uno dei momenti più tragici della storia d'italia dall'unità ad oggi: la battaglia di Nikolajewka. Era il 26 gennaio 1943, 65 anni fa. Gli alpini, provat, oltre che dai combattimenti, dal gelido inverno russo, si ritrovano ad affrontare alcuni reparti dell'Armata Rossa, asserragliatisi nel villaggio per impedire all'ARMIR la fuga dalla grande sacca del Don: nel corso dei mesi precedenti, l'esercito sovietico era infatti riuscito a circondare i nemici, chiudendo qualunque via di fuga. Il prezzo pagato è altissimo: migliaia di soldati italiani cadono sotto i colpi dell'artiglieria nemica, altrettante migliaia sono i feriti. Nonostante questo bagno di sangue, la battaglia di Nikolajewka viene considerata una vittoria: grazie a questo successo, si riesce infatti ad aprire un varco nella sacca del Don e il 31 gennaio 1943 la colonna riesce a raggiungere la salvezza presso le linee amiche. Il costo di vite umane di quella battaglia venne quantificato in 4mila, 6 mila uomini. Ebbene, oggi a distanza di 65 anni, c'è il concreto rischio che il ricordo di quelle vicende vada svanendo. C'è il concreto rischio che i libri di coloro che c'erano e che, una volta avuta la fortuna di tornare a casa, hanno provato a mettere rosso su bianco il sangue eroico di quegli alpini, c'è il concreto rischio che queste testimonianze finiscano, impolverate, sullo scaffale più nascosto della nostra libreria o di una biblioteca comunale. Per fortuna l'Associazione nazionale alpini ha adottato questa battaglia e, una volta all'anno, la ricorda con la commemorazione di oggi. Ma non basta. Occorre che il ricordo sia di tutti. Non solo degli alpini. Oggi ci viene bene ricordare e commuoverci per altre tragedie: rimaniamo attoniti di fronte alla violenza con cui è stata uccisa Meredith, la studentessa americana, a Perugia; siamo increduli di fronte all'omicidio della giovane Chiara, a Garlasco; rimaniamo colpiti dall'assurda violenza che ha causato la morte del piccolo Tommaso, a Parma, del piccolo Samuele, a Cogne. Ancora ricordiamo la tragedia di Novi Ligure e quella dei genitori di Verona, uccisi dal figlio che poi andò tranquillamente in discoteca. Sono queste le guerre di oggi in cui la violenza, cieca, si manifesta senza alcun senso. Ebbene, a Nicolajewka, ci sono state 100, mille Perugia, 100, mille Novi Ligure, 100, mille Cogne .... eppure, eppure quella è una battaglia, una guerra che non ci dice più nulla. Grazie dunque agli alpini che quella battaglia hanno adottato e che a 65 anni di distanza la fanno ancora parlare. Già, perché da dire, ha ancora molto. Da una parte la cieca violenza di una tragedia senza senso che dovrebbe far riflettere sul senso che ha, oggi, una guerra, qualsiasi guerra. Dall'altra i piccoli grandi gesti eroici di quei soldati, di quelle penne nere che in quella avventura hanno dato tutto loro stessi. Gesti di 65 anni fa ma incredibilmente attuali. Nel libro di Carlo Vicentini che ho avuto la fortuna di presentare a Caorso si raccontava di un alpino che, per fermare il carroarmato russo, gli è messo davanti, senza fucile né munizioni, ma solo con il proprio corpo. Un'immagine eroica che noi possiamo solo figurarci nella nostra mente. Non c'eravamo. C'eravamo, invece, davanti alla tv, quando il giovane universitario cinese di piazza Tien An Men, con il proprio corpo ha tentato di fermare la colonna dei carri armati di Pechino. Poco importa, poi, che l'alpino sia finito travolto ed ucciso e che l'universitario cinese ce l'abbia invece fatta. Quel giovane alpino e quel giovane studente universitario, a distanza di anni, lottavano per gli stessi ideali: la patria, la democrazia, la libertà. Ecco perchè la battaglia di Nikolajewka deve essere ricordata anche oggi. Quegli uomini, quegli alpini hanno ancora molto da dire, Viva gli alpini!

Federico Frighi, 26 gennaio 2008, Vigolzone, Piacenza

Oro, incenso e mitria

Sta suscitando scalpore il fatto che l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano regali al vescovo eletto di Piacenza-Bobbio, monsignor Gianni Ambrosio, attuale assistente ecclesiastico generale di quell'università, una mitria ornata da gemme preziose. Tanto che qualcuno, dalla curia di Piacenza, questa mattina si è affrettato a smentire (anche se non pubblicamente). Confermo quanto ho scritto e, soprattutto, se a Gesù donarono oro, incenso e mirra - da bambino - non mi sembra che ci sia nulla da scandalizzarsi se al vescovo Ambrosio - da adulto - donano una mitria ornata da pietre preziose confezionata in una sartoria ecclesiastica del Veneto. Ci sono poi presuli che, al loro ingresso in diocesi, ricevono in dono un'auto nuova, altri che vengono scortati come se fossero il Papa. Tutto questo ci sta e non mi sembra per nulla strano a patto che poi i vescovi, come molto spesso avviene, compiano egregiamente e appassionatamente il loro ministero.

mercoledì 30 gennaio 2008

Ambrosio, una mitria in dono dalla Cattolica

Una mitria color panna con ricami dorati e decorata con pietre preziose, confezionata in una sartoria ecclesiastica di Treviso. È uno dei regali che riceverà il nuovo vescovo Gianni Ambrosio. La mitria arriverà dal magnifico rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, assieme al senato accademico. Il futuro vescovo riceverà poi almeno due pastorali: il primo donato dalla diocesi di Piacenza-Bobbio, il secondo dalla parrocchia di Carisio, dove la famiglia Ambrosio risiede, in provincia di Vercelli, e dove appena può don Gianni, le domeniche libere, va a dir messa. A quanto si è appreso, tuttavia, monsignor Ambrosio avrebbe insistito affinché i soldi per il pastorale fossero dirottati al fondo per l’oratorio del suo paese. La croce pettorale dovrebbe arrivare dalla Cattolica di Roma.

da Libertà, 30 gennaio 2008

Ambrosio a Codogno: Ratzinger papa della speranza

«Il Papa con questa enciclica invita noi cristiani a superare insieme ogni paura, anche quella del male ed a vincerlo. Rifuggendo da ogni tentativo individualistico». Così monsignor Gianni Ambrosio ha concluso la sua lezione sulla Spe salvi, l’ultima lettera enciclica di papa Benedetto XVI. Era a Codogno, l’altra sera, nel centro Madre Cabrini, davanti a 150 persone per un incontro programmato sin dallo scorso novembre, prima della sua elezione a vescovo di Piacenza-Bobbio. Chi c’era ha visto un Ambrosio nella sua veste di vescovo-professore attento a farsi comprendere dal vescovo di Lodi, Giuseppe Merisi (nella foto, a sinistra, con Ambrosio), così come dall’ultimo del pubblico sull’ultima sedia della sala. Monsignor Ambrosio ha presentato le tre tematiche fondamentali della Spe Salvi: «La speranza cristiana, la definizione teologica biblica della speranza cristiana (quella maggiormente trascurata dai media); il confronto con le ideologie della modernità; l’escatologia cristiana. Detto in termini giornalistici: che cosa ci sarà dopo». «Questo pontificato si caratterizza nel presentare i volti, i tratti somatici della speranza, il volto di San Pietro o di San Paolo, il volto di Maria, la donna della speranza cristiana - esordisce Ambrosio -. L’enciclica insiste nel collegare strettamente insieme fede e speranza fino ad affermare che “la fede è speranza”, la fede tracima nella speranza e diventa tale». Cita Dante che traduceva poeticamente San Tommaso: «Fede è sostanza di cose sperate ed argomento delle non parventi». «Significa che la speranza ci porta ad affacciarci ad un orizzonte diverso da quello terreno - spiega Ambrosio -, quello dell’eternità, è la stella polare che conduce alla conclusione del pellegrinaggio umano. Che cosa c’è alla conclusione? Il Papa lo indica: il giudizio finale, la resurrezione dei morti, l’inferno, il paradiso, l’amore misericordioso di Dio». Ancora: «Vi sono due interpretazioni sulle quali il Papa si sofferma. La prima è tipica della tradizione protestante dove la fede è convinzione di un futuro che ci è donato da Dio. La seconda si colloca su un versante più oggettivo ed è anche filologicamente la più seria ed argomentata: la fede è già ora esperienza di un qualche cosa che avverrà nella sua pienezza ma che già avviene ora durante il nostro cammino verso la pienezza».
Il secondo aspetto dell’enciclica sottolinea - continua Ambrosio - «il carattere sociale e comunitario della speranza cristiana e fa esplicito riferimento al teologo francese, Henry de Lubac». «Il Papa invita - avverte - tutti noi a fare autocritica del cristianesimo moderno. La salvezza non riguarda solo gli aspetti spirituali, riguarda l’interezza dell’umano che ha bisogno di essere salvato. Insieme è necessaria anche un’autocritica della modernità stessa. Il Papa invita a vedere se non c’è una eterogenesi dei fini, una perversione di certe verità reinterpretate in un certo modo e falsificate. Se davvero questa modernità non crea un deserto, invece di creare un luogo degno degli uomini, se davvero questa modernità è aridità, incapacità di comunicazione. A che cosa conduce questa modernità che dimentica le ragioni dell’uomo? Alla disperazione, a non avere più nessuna speranza dentro di noi». La terza grande tematica: la vita eterna. «Non serve tanto parlare di ciò che è oltre la morte quasi vi fosse un altro stato di vita. Se tutto ha origine da Gesù tutto si conclude in lui e per lui». Cita “Il brusio degli angeli” di Peter Berger: «Quando la mamma dice al bimbo che non deve aver paura del buio, la mamma non dice una bugia ma nel suo cuore la mamma stessa ha paura del buio del futuro, dell’ingiustizia; tuttavia proprio perché sa che deve proteggere il proprio piccolo infonde la speranza nel suo cuore». E aggiunge: «Insieme, la mamma e il bimbo hanno la speranza e superano anche la paura del buio».
Federico Frighi

da Libertà, 30 gennaio 2008

Quaranta vescovi per Ambrosio

Si prevede il tutto esaurito per l’Ambrosio-day del prossimo 16 febbraio (il giorno dell’ordinazione episcopale e della presa di possesso). Oltre quaranta i vescovi invitati, quasi cinquemila le persone che riempiranno piazza Sant’Antonino, piazza Duomo e la cattedrale. Allertate tutte le strutture di accoglienza diocesane: il seminario di via Scalabrini, il Collegio Alberoni, l’ostello, la Bellotta. Anche gli alberghi si preannunciano pieni per il fine settimana di metà febbraio. Si prevede che i fedeli della Cattolica di Roma si fermino a Piacenza per la notte. Così faranno anche i vescovi che arriveranno da più lontano e che rischiano di non trovare posto a Piacenza. Ieri si è riunito il comitato diocesano che ha definito tutti gli aspetti logistici. Cambia il luogo in cui pranzerà il cardinale Bertone: non il seminario di via Scalabrini ma il Collegio Alberoni.
Monsignor Gianni Ambrosio verrà accolto alle 14 e 45 ai confini tra la provincia di Piacenza e di Milano, all’ingresso della città. Al monumento dei Pontieri lo attenderà una delegazione che lo accompagnerà alla basilica di Sant’Antonino, dove il vescovo eletto pregherà davanti alle reliquie del patrono Antonino. Ad accoglierlo in Sant’Antonino, alle 15, i ragazzi e i giovani della diocesi, coordinati dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile. Sono attesi, fra gli altri, i ragazzi dell’Acr e i lupetti e le coccinelle dell’Agesci. Gli stessi ragazzi e giovani lo accompagneranno a piedi lungo via Chiapponi fino in piazza Duomo, dove sul sagrato della Cattedrale alle ore 15 e 30 riceverà il saluto del sindaco di Piacenza, Roberto Reggi, e di due giovani (un ragazzo ed una ragazza).
Alle 16 inizierà la messa, con la processione di sacerdoti e vescovi che usciranno dal palazzo vescovile ed entreranno in Duomo passando dalla piazza. La celebrazione sarà presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato di Benedetto XVI. Accanto al celebrante principale a ordinare monsignor Ambrosio saranno monsignor Luciano Monari, oggi vescovo di Brescia e vicepresidente della Cei, e monsignor Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli.

Per il testo integrale dell'articolo si veda Libertà di oggi, 30 gennaio 2008

martedì 29 gennaio 2008

L'Ambrosio-day minuto per minuto

Prosegue il lavoro di preparazione dell’ordinazione e dell’ingresso a Piacenza di mons. Gianni Ambrosio, in programma sabato 16 febbraio.
Il Comitato, presieduto dall’amministratore diocesano mons. Lino Ferrari, ha definito alcuni particolari. Mons. Ambrosio verrà accolto alle 14.45 ai confini tra la provincia di Piacenza e di Milano, all’ingresso della città. Al Monumento dei Pontieri lo attenderà una delegazione che lo accompagnerà alla basilica di S. Antonino, dove mons. Ambrosio pregherà davanti alle reliquie del patrono Antonino. Ad accoglierlo in S. Antonino alle 15 i ragazzi e i giovani della diocesi, coordinati dal Servizio diocesano per la pastorale giovanile.
Sono attesi, fra gli altri, i ragazzi dell’ACR e i lupetti e le coccinelle dell’Agesci.
Gli stessi ragazzi e giovani lo accompagneranno a piedi lungo via Chiapponi fino in Piazza Duomo, dove sul sagrato della Cattedrale alle ore 15.30 riceverà il saluto delle autorità.
Alle 16 inizierà la messa, con la processione di sacerdoti e vescovi che usciranno da Palazzo vescovile ed entreranno in Duomo passando dalla piazza.
La celebrazione sarà presieduta dal card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Benedetto XVI. Accanto al celebrante principale a ordinare mons. Ambrosio saranno mons. Luciano Monari, oggi vescovo di Brescia e vicepresidente della Cei, e mons. Enrico Masseroni, vescovo di Vercelli, la diocesi originaria di mons. Ambrosio. Alla celebrazione sarà presente anche il cardinal Ersilio Tonini.
Il rito di ordinazione si svolgerà nel presbiterio della Cattedrale, di recente risistemato. Verrà utilizzata la Cattedra – la sede episcopale – già usata negli anni ’60 da mons. Umberto Malchiodi. Sarà possibile seguire agevolmente la celebrazione nei diversi punti della Cattedrale anche grazie ad alcuni grandi schermi che verranno collocati all’interno del Duomo.
La celebrazione sarà trasmessa in diretta da Telelibertà. I partecipanti alla messa riceveranno un libretto con il rito e i canti; il libretto sarà caratterizzato da diverse immagini che fanno parte del patrimonio artistico della Cattedrale e di altre chiese piacentine.
Alla messa saranno presenti i gonfaloni del Comune di Piacenza, del Comune di Santhià, di cui è originario mons. Ambrosio, della Provincia di Piacenza e dell’Università Cattolica.
Al termine è in programma un momento di festa in piazza Duomo grazie alla collaborazione degli Alpini e dei Vigili del fuoco in pensione. Verranno serviti vin brulè, tè caldo e torte. Le parrocchie e gli istituti religiosi che volessero contribuire con una torta possono rivolgersi al diacono Roberto Porcari (tel. 333.6460701).
L’aspetto logistico degli arrivi in pullman è coordinato da Teresio Cerini. A lui dovranno rivolgersi le parrocchie che giungeranno alla celebrazione con un pullman. I pullman porteranno le persone in piazza Cavalli e saranno poi indirizzati ai loro parcheggi (per informazioni, tel. 347.7266294; teresio@curia.pc.it).
L’assistenza sanitaria sarà assicurata nel tempo della celebrazione dalla Confraternità della Misericordia, dalla Croce Rossa e dalla Pubblica Assistenza Croce Bianca.
Le auto provenienti da Vercelli saranno indirizzate al parcheggio di piazzale Einaudi alla Veggioletta, mentre le auto provenienti da Milano e dalle città emiliane verranno indirizzate nell’area di parcheggio del Comune presso l’Ipercoop di Montale. Da entrambi questi punti alcune navette porteranno le persone alla Cattedrale e le riaccompagneranno anche nel ritorno. Le navette per l’Ipercoop ripartiranno da piazza Duomo, mentre quelle verso la Veggioletta partiranno da Piazza Cavalli. I sacerdoti potranno parcheggiare nel cortile del Seminario vescovile in via Scalabrini.
Il giorno dell’ingresso l’amministratore diocesano ha disposto che, per favorire la partecipazione, siano sospese le messe prefestive in città nell’orario che coincide con la messa di ingresso di mons. Ambrosio.
Il giorno dopo, domenica 17 febbraio, mons. Ambrosio celebrerà in Cattedrale alle ore 18.30. La domenica successiva, il 24 febbraio, presiederà la messa nella Concattedrale di Bobbio alle ore 18.
Fra gli appuntamenti che preparano l’ingresso, giovedì 7 febbraio alle ore 21 al Preziosissimo Sangue in via Zanella a Piacenza è in programma l’incontro del coro dei giovani per le prove dei canti. Il coro dei giovani nel giorno dell’ingresso troverà posto su un palco che sarà allestito in piazza Duomo; l’amplificazione raggiungerà anche via Chiapponi che verrà percorsa dal Vescovo per raggiungere il Duomo.
Mercoledì 13 febbraio, invece, sempre alle ore 21 in Cattedrale avranno luogo le prove del coro diocesano che animerà la messa. A guidarlo don Roberto Scotti e il maestro Massimo Berzolla.
Venerdì 15 alle ore 21 al santuario di Santa Maria di Campagna in piazzale Crociate a Piacenza è prevista una veglia di preghiera in attesa del nuovo vescovo.
I religiosi e le religiose della diocesi accompagneranno poi l’attesa del Vescovo con un’ora di adorazione a turno tra le diverse comunità ogni giorno a partire dal 3 febbraio.
Il Comitato tornerà a riunirsi mercoledì 13 febbraio alle ore 15.

Comunicato stampa della diocesi di Piacenza-Bobbio

Ambrosio a Codogno, individualismo e piccola Europa

Bertone, Monari e Masseroni i consacranti di Ambrosio


Piacenza - (f.fr.) Non sarà il cardinale di Bologna, l’arcivescovo Carlo Caffarra (impegnato a Lecce), il terzo consacrante di monsignor Gianni Ambrosio il prossimo 16 febbraio nel duomo di Piacenza. A confermarlo è stato l’amministrazione diocesano, monsignor Lino Ferrari che ieri mattina ha avuto un colloquio con il porporato a margine della Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna. Il terzo consacrante di Ambrosio sarà l’arcivescovo di Vercelli, Enrico Masseroni, (nella foto. Gli altri due sono Bertone e Monari). Ieri hanno confermato la loro presenza i vescovi dell’Emilia Romagna Carlo Mazza (Fidenza), Antonio Lanfranchi (Cesena-Sarsina), Adriano Caprioli (Reggio Emilia-Guastalla). Poi l’arcivescovo di Modena, Benito Cocchi, l’amministratore di Parma, Cesare Bonicelli. Confermata la presenza anche del cardinale Ersilio Tonini. Intanto ieri sera tanta gente a Codogno per la conferenza di monsignor Ambrosio sulla Spe Salvi.

da Libertà, 29 gennaio 2008

Codogno, il vescovo di Lodi, Giuseppe Merisi, ringrazia Ambrosio