venerdì 9 gennaio 2009

Fumata nera per Lanfranchi a vescovo di Bergamo

Piacenza - Ancora una fumata nera per la nomina del piacentino monsignor Antonio Lanfranchi a vescovo di Bergamo. Sembra ormai confermato come l’attuale presule di Cesena-Sarsina sia nella terna assieme a Domenico Sigalini (vescovo di Palestrina e Assistente dell’Azione Cattolica) e Francesco Beschi (ausiliare di Brescia). Da Bergamo l’annuncio della nomina del nuovo vescovo viene considerato imminente, tanto che lo stesso monsignor Roberto Amadei (il capo della diocesi dimissionario per raggiunti limiti di età) dall’inizio dell’anno avrebbe limitato all’essenziale gli impegni ufficiali in agenda. Dal Vaticano nulla trapela se non una possibile pausa di riflessione in corso. L’eventuale annuncio dovrebbe arrivare intorno alla metà del mese.
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Da Libertà di venerdì 9 gennaio 2009

Unità dei cristiani, una settimana per uscire dall'indifferenza

Dal 18 al 25 gennaio 2009 si tiene la tradizionale “Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani” che vede impegnata anche la diocesi di Piacenza-Bobbio con un proprio programma di iniziative.
Il programma è accompagnato da una lettera di don Ezio Molinari, delegato vescovile per l’ecumenismo, che sottolinea come la “settimana” sia un “tempo forte ed estremamente significativo. Infatti la desolazione della divisione tra i cristiani probabilmente è lo spettacolo più sconcertante che i credenti in Cristo possano offrire al mondo nel quale vivono, e che da loro attenderebbe invece una fraternità e un amore di tutt’altra fatta.
“Si tratta – scrive il sacerdote - di un’avvilente controtestimonianza evangelica della quale tutti siamo parte, nonostante l’impegno personale di tanti, e quello delle moltissime istituzioni ecclesiali che sono coinvolte nel cammino ecumenico. Paradossalmente – dopo tanti secoli – è divenuta una situazione abituale al punto che non vi facciamo più caso, finendo per accettarla come fosse normale. Ecco allora questi otto giorni nei quali far risuonare il richiamo alla conversione, per un ritorno alla fraternità piena, per un’autenticità cristiana diversamente impossibile, per un’identità cattolica altrimenti compromessa in modo irrimediabile”...”.

Questo in sintesi il programma della”settimana”:

Domenica 18 gennaio, ore 17.30, nella chiesa del Monastero delle Carmelitane di via Spinazzi 36 a Piacenza: celebrazione dei Vespri secondo la liturgia cattolica.

Martedì 20 gennaio, ore 21, all’Auditorium della Fondazione di Piacenza-Vigevano, in via S.Eufemia 12: conferenza del prof. Giorgio Tourn sul tema: “1509-2009: Giovanni Calvino e la genesi della modernità occidentale”. Moderatore: prof. Lucia Rocchi, responsabile S.A.E..

Mercoledì 21 gennaio, ore 10.30, al Collegio Alberoni: conversazione del prof. Giorgio Tourn con gli studenti dello Studio Teologico Alberoni su: “Il ministero pastorale in Calvino e nella tradizione riformata. Motivi di confronto e di riflessione per l’oggi”. L’incontro è aperto a tutti.
Ore 17,30: nella chiesa di San Sisto, “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. Celebrazione promossa dalla Consulta delle aggregazioni laicali cattoliche (presiede don Ezio Molinari, delegato vescovile per l’ecumenismo).

Giovedì 22 gennaio, ore 10, al Seminario Vescovile di via Scalabrini, il pastore Bruno Gabrielli e il parroco don Antonio Buffa di Villar Pellice incontrano il clero cattolico su: “Differenti Chiese nell’unica città: come vivere da fratelli sullo stesso territorio”. L’incontro è aperto a tutti.

Sabato 24 gennaio, ore 16, nella chiesa ortodossa macedone di San Fermo (Piazzetta San Fermo), meditazione davanti all’iconostasi guidata dai presbiteri ortodossi padre Gregori Catan e padre Yurie Ursachi su: “L’icona, una strada verso il Paradiso”.

Domenica 25 gennaio, ore 17, nella chiesa metodista di via S. Giuliano 7, Piacenza: preghiera ecumenica presieduta dal presidente della Chiesa evangelista metodista dott. Giuseppe Rai, dal vescovo della nostra diocesi mons. Gianni Ambrosio, dai presbiteri ortodossi padre Gregori Catan e padre Yurie Ursachi.


Comunicato stampa diocesi di Piacenza-Bobbio

giovedì 8 gennaio 2009

In 12mila per i presepi al Farnese

Piacenza - Si è chiusa con oltre 12mila visitatori la nona edizione della Mostra presepi d’autore tenutasi a Palazzo Farnese. Un successo senza precedenti che ha visto il suo clou domenica scorsa quando al Farnese sono arrivate quasi mille persone, più di Santo Stefano e del primo dell’anno, altri due giorni di grande affluenza. «Abbiamo dovuto lasciare a casa due pullman da Correggio e dal Mantovano - osserva l’organizzatore Sergio Rossi - che sarebbero voluti venire in questo fine settimana ma purtroppo non abbiamo ottenuto la proroga». La mostra è stata visitata da una media di circa 400 persone al giorno (quasi la metà di quanto totalizzato dai Musei Farnesiani in un mese); a vedere i presepi d’autore sono arrivati da tutto il Nord Italia. Il progetto di marketing dell’Associazione presepisti ha funzionato. «I nostri presepi sono stati esposti in tutte le mostre dell’alta Italia - osserva Rossi -. Con il passaparola la gente è arrivata qui. Durante l’anno poi, siamo andati a tenere conferenze nelle scuole piacentine. Anche queste hanno dato i loro frutti: prima della chiusura delle scuole per le festività natalizie sono venute tantissime scolaresche». Non solo: in questo 2009 si comincerà a fare i presepi in primavera. «Abbiamo avuto oltre 70 prenotazioni per il nostro corso che di solito teniamo in settembre. Così abbiamo dovuto farne un altro nel mese di marzo».
I Presepisti piacentini andranno anche in trasferta in Polonia. A Olkusz, gemellata con Pontenure, esporranno circa 25 natività. La novità dell’ultim’ora è che terranno una sorta di stage di quattro o cinque giorni per insegnare i segreti della costruzione dei presepi ai polacchi. In tempi in cui si discute di lasciare o meno i crocifissi negli edifici pubblici a Piacenza avviene una vera e propria riscoperta della natività. «Penso che sia anche un attaccamento alla tradizione - osserva Rossi -; oggi che i flussi migratori ci portano a contatto con il mondo c’è anche la voglia di custodire le proprie origini, delle proprie radici. Nel presepe si vede anche questo».
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Il testo integrale su Libertà del 7 gennaio 2008

mercoledì 7 gennaio 2009

Ambrosio, come Magi alla ricerca della verità dell'uomo

Piacenza - "Abbiamo visto sorgere la sua stella e siamo venuti ad adorarla”. Lo dicono i Magi e «in questa affermazione è racchiusa tutta la verità dell’uomo, dalla ricerca umana, del desiderio di luce e di salvezza». È uno dei passaggi principali dell’omelia del vescovo Gianni Ambrosio, nella messa dell’Epifania che si è tenuta in Duomo, accompagnata dalla Cappella Maestro Giovanni (diretta dal maestro Massimo Berzolla). Una messa solenne episcopale un po’ speciale vista la presenza, assieme al vescovo, al vicario generale monsignor Lino Ferrari, al presidente del Capitolo della cattedrale monsignor Eliseo Segalini, del corteo dei Re Magi. Rigorosamente in costume, arrivano dal presepe vivente di Rivalta assieme ad uno stuolo di dignitari e guardie.
«La festa dell’Epifania - dice Ambrosio - è il compimento del mistero del Natale. Dio si manifesta nel volto del Bambino nato a Betlemme. Il Verbo incarnato è venuto nel mondo per liberare tutti gli uomini dall’oscurità e dal peccato». Cita San Paolo e osserva come «la misericordia di Dio ci svela che tutti siamo chiamati a diventare figli adottivi per opera di Gesù Cristo. Tutte le genti sono chiamate in Cristo Gesù a condividere la stessa eredità. L’Epifania è davvero la festa della fede celebrata in primo luogo come dono di Dio e poi nella sua destinazione universale: il dono di Dio per tutti gli uomini».
Fa un certo effetto vedere sei guardie in divisa da soldati di duemila anni fa sullo scalone che conduce alla cattedra del vescovo. Ancora di più se si pensa che tre sono in divisa da Romani e tre da Palestinesi. Sono la scorta del corteo dei Magi che arriverà di lì a poco durante l’offertorio con i doni destinati alla Casa della Carità.
«I Magi arrivano da terre lontane - evidenzia il vescovo Ambrosio -, dunque tutti sono chiamati ad accogliere il Salvatore: è il mistero da accogliere e da adorare. L’Epifania è la festa della fede anche nel suo aspetto umano. In questi Magi venuti da lontano scopriamo la profonda verità del camminare dell’uomo, della sua coraggiosa e inesausta ricerca». «Nel cuore dell’uomo - prosegue Ambrosio - è sempre viva la speranza di arrivare alla verità. E all’uomo che cerca con coraggio e sincerità viene garantita una luce. Nel pellegrinaggio dei Magi gioiamo nel vedere l’incontro tra il desiderio dell’uomo e la volontà di salvezza divina che misteriosamente guida la storia umana». Da una parte «i Magi, con la loro ricerca, hanno cercato Dio», dall’altra «Dio ha guidato il loro pellegrinaggio ed è venuto incontro a loro e all’umanità intera con il dono di gesù Cristo». Poi la stella, presente sullo sfondo del racconto evangelico.
«Guida il cammino dei Magi - osserva Ambrosio - protesi verso la meta della loro ricerca. La storia dell’uomo comincia proprio dalla ricerca dei segni del mistero dentro di sè e poi nel mondo che lo circonda». Una stella, una rivelazione che non è destinata a pochi eletti: «La stella non è riservata solo ai Magi, così come l’Epifania. Sullo sfondo del racconto della vita c’è sempre una stella, un segno, un’indicazione, c’è sempre Dio che conduce gli uomini fino alla presenza del Figlio». «Occorre mettersi in cammino senza cedere allo scoraggiamento - auspica Ambrosio -. Non accontentiamoci mai delle apparenze superficiali, come spesso avviene. I Magi videro il Bambino e riconobbero in lui il Salvatore degli uomini, si inginocchiarono e lo adoraroro. È l’Epifania».
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Il testo integrale su Libertà del 7 gennaio 2009

martedì 6 gennaio 2009

Anno Paolino, diocesi di Piacenza-Bobbio ricevuta dal Papa

Piacenza - Saranno ricevuti da papa Benedetto XVI i pellegrini che dal 26 al 28 gennaio prossimi prenderanno parte al pellegrinaggio diocesano a Roma per l’anno Paolino. Il pellegrinaggio, guidato dal vescovo Gianni Ambrosio, è solo una delle iniziative che la diocesi di Piacenza-Bobbio ha organizzato per celebrare anche sul territorio locale l’anno Paolino, indetto da Benedetto XVI dal 28 giugno 2008 al 29 giugno del 2009, in occasione dei duemila anni della nascita di San Paolo.
L’udienza con il Papa si terrà mercoledì mattina 28 gennaio nella basilica di San Pietro. I pellegrini arriveranno a Roma due giorni prima, il 26 gennaio. Spiritualità e arte contraddistinguono il primo pellegrinaggio diocesano del 2009. I pellegrini potranno visitare l’Abbazia delle Tre Fontane, la basilica di San Paolo fuori le Mura dove verrà officiata la messa, i Musei Vaticani, le opere del Caravaggio, tra cui la “Conversione di San Paolo” custodita nella chiesa di San Luigi dei Francesi, le catacombe di San Sebastiano.
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Il testo integrale su Libertà del 6 gennaio 2009

lunedì 5 gennaio 2009

Il Tondo del Botticelli più conosciuto grazie all'Avvento

Piacenza - Il Tondo del Botticelli come simbolo dell’Avvento per la diocesi di Piacenza-Bobbio ha fatto registrare una - sia pur piccola - boccata d’ossigeno per i Musei di Palazzo Farnese. In dicembre, un mese dove a Piacenza, come un po’ in tutta Italia, alla cultura si preferiscono i mercatini natalizi, ecco che arriva la nota positiva di fine anno: i visitatori paganti sono passati dai 360 del 2007 ai quasi 500 del 2008. Cifre decisamente infinitesimali a livello assoluto, ma che fanno ben sperare all’assessore alla cultura Paolo Dosi. Durante l'Avvento la diocesi di Piacenza-Bobbio ha corredato tutti i documenti ufficiali e distribuito in ogni chiesa riproduzioni anche a grandezza naturale del Tondo del Botticelli. A memoria è la prima volta che un’opera custodita a Palazzo Farnese viene utilizzata come simbolo di una iniziativa così profonda ed importante. «Ci auguriamo che questo possa avvenire anche in futuro - dice l’assessore Dosi -. Crediamo che l’offerta artistica che caratterizza Piacenza sia molto ricca. Mi viene in mente, anche se purtroppo non siamo più detentori del dipinto, la Madonna Sistina, che ha un valore e una tradizione legati alla città. Penso che possa esprimere bene il valore della maternità. Oppure l’Ecce Homo di Antonello da Messina, custodito al Collegio Alberoni, che è più un soggetto pasquale». «È significativo il fatto che la diocesi abbia deliberatamente scelto un soggetto artistico piacentino con un valore universale - continua Dosi -. Ne avevamo parlato con il vicario generale monsignor Lino Ferrari che ho ringraziato ai tempi della scelta del Tondo del Botticelli». Lo stesso vescovo Gianni Ambrosio (assieme a don Giuseppe Lusignani, responsabile dei beni culturali della diocesi) più volte ha sottolineato la bellezza sia del Tondo, sia delle tante opere d’arte custodite sul territorio e ha auspicato un coinvolgimento della diocesi per la promozione di Piacenza-Bobbio. Non a caso il motto episcopale di Ambrosio - “Vestigia Christi sequentes” - appartiene proprio al pellegrino piacentino in Terra Santa. «Con la diocesi c’è un discorso anche più ampio di collaborazione sull’offerta artistica delle nostre chiese - fa sapere l’assessore - che vorremmo cercare di valorizzare inquadrandola in un’offerta artistica e culturale complessiva del patrimonio piacentino. Ci incontreremo per cercare di capire se esistono modalità di valorizzazione del patrimonio religioso e se possiamo chiedere un impegno maggiore magari a fronte di risorse adeguate per estendere gli orari di apertura e proporre visite guidate». «Rimane sempre aperto poi - prosegue - il discorso del Collegio Alberoni e il tema del biglietto unico con gli altri musei piacentini».
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Il testo integrale su Libertà di domenica 4 gennaio 2009

sabato 3 gennaio 2009

La domenica a messa 17 persone su cento

Piacenza - Un censimento per capire quanta gente va a messa. È l’idea venuta al parroco di San Giuseppe Operaio, don Giancarlo Conte, che ha pubblicato il risultato sull’ultimo numero del bollettino parrocchiale, Camminiamo insieme che ogni mese, dal 1971 ad oggi, giunge a casa di oltre 3mila famiglie della Galleana.Nel quartiere della zona stadio si contano circa 8.500 abitanti. La media dei presenti alla messa della domenica si aggira intorno al 17 per cento. «È una cifra che, vista così, va venire il mal di cuore - osserva don Conte -, ma siamo in tempi di “fede difficile”. Se ci mettiamo dentro coloro che vengono a messa saltuariamente, coloro che vanno nei loro paesi d’origine o che mi dicono di andare in altre parrocchie della città, io penso che la percentuale possa salire al 25 per cento». L’ultima rilevazione nella parrocchia della Galleana era stata effettuata sei anni fa: allora i fedeli - nelle cinque messe festive - erano circa 90 in più. «Il calo c’è stato ma penso sia fisiologico - è convinto il sacerdote -. È avvenuto soprattutto nel mondo adulto e non ci stupisce: quante vecchiette e quanti vecchietti religiosissimi sono mancati in questi sei anni e il loro posto non è stato preso da nessuno!» «È poi crollata la religiosità femminile - osserva -. Una volta le chiese erano piene di donne; oggi, in proporzione, sono più gli uomini».La messa più seguita, in San Giuseppe Operaio, risulta quella della domenica mattina alle 10 (523 fedeli), seguita dalla prefestiva delle 18 (408). In quella meno partecipata - alle 8 di domenica mattina - il censimento ha contato 67 persone. In totale, alle messe festive nella parrocchia dello stadio partecipano 1.414 persone: il doppio dei paganti allo stadio Garilli per Piacenza-Sassuolo (erano 722) lo scorso autunno. Il metodo di rilevazione è scientifico e allo stesso tempo discreto. La gente non sa di essere contata. All’ingresso della chiesa vengono consegnate delle immaginette sacre legate al tempo liturgico ad ogni categoria: uomini, donne, giovani, bambini. Dopo ogni messa i 18 volontari utilizzati per la distribuzione vanno dal parroco e si fa il conto delle immaginette distribuite. Un’operazione che si tiene “in gran segreto” di solito ogni 3 o 4 anni per aggiornare le statistiche parrocchiali. «Stavolta abbiamo lasciato passare ben 6 anni dall’ultima rilevazione, datata domenica 20 ottobre 2002. Allora, il totale delle cinque messe festive aveva fatto registrare 1.506 presenze».
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Il testo integrale su Libertà del 3 gennaio 2009

venerdì 2 gennaio 2009

La Giornata mondiale della pace, se ne ricorda solo il vescovo

Piacenza - Ieri era la Giornata mondiale della pace. Non una come tante. L’anniversario di quella indetta da papa Paolo VI esattamente 40 anni fa, il primo gennaio del 1968. Da allora, ogni inizio anno, i pontefici indicono la giornata che porta, ogni volta, un messaggio diverso. Per il 2009 Benedetto XVI ha scelto “Combattere le povertà, costruire la pace”. Se a Palermo si è tenuta la marcia nazionale della pace, se nella piccola Cesena se ne è organizzata una edizione locale alla quale ha partecipato il vescovo piacentino Antonio Lanfranchi, a Piacenza l’unico a ricordarsene, in un primo dell’anno deserto, è stato nella sua omelia il vescovo Gianni Ambrosio (assieme ai parroci nelle rispettive parrocchie). Il vescovo Ambrosio ha sottolineato lo stretto legame che unisce la pace, la Terra Santa e «colui che nasce da Maria» a Betlemme. Una pace che, come ha evidenziato il presule, «non è frutto dell’impegno dell’uomo, pur importante, ma innanzitutto dono divino da invocare con fiducia e perseveranza». Da qui l’invito alla preghiera affinché la pace arrivi anche nelle famiglie dei piacentini.
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Il testo integrale su Libertà del 2 gennaio 2009

giovedì 1 gennaio 2009

Ambrosio: preghiamo per la pace in Terra Santa

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa


Messa episcopale del 1° gennaio 2009
Omelia del vescovo mons. Gianni Ambrosio
Cattedrale di Piacenza

MARIA SS. MADRE DI DIO
Numeri 6, 22-27; Galati 4, 4-7; Luca 2, 16-21)
MADRE NELLA FEDE


Carissimi fratelli e sorelle,

si intrecciano diversi temi nell’odierna celebrazione. Anzitutto la Chiesa celebra, nell’ottava della nascita di Gesù, il mistero della maternità divina di Maria, invitandoci a rivolgere il nostro sguardo a colei che è “benedetta fra tutte le donne”. Cominciamo dunque l’anno nuovo nel segno di questo grande mistero della divina maternità di Maria. Il Figlio che il Padre dona per la salvezza degli uomini “nasce da donna”, dalla Vergine Maria: egli è vero uomo e vero Dio.
Si celebra poi, a livello civile, il primo giorno dell’anno nuovo. Non è solo una data dell’anno solare, ma è anche l’occasione per scambiarci gli auguri e soprattutto per invocare insieme la benedizione di Dio sui giorni e sulle opere dell’uomo, perché siano giorni e opere di pace.
Proprio la pace è il terzo motivo della celebrazione odierna: il santo Padre ci rivolge l’appello a essere operatori di pace combattendo la povertà. E’ il tema del Messaggio per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace: “combattere la povertà, costruire la pace”. Sappiamo che la situazione di povertà di intere popolazioni è un fattore importante che favorisce o aggrava i conflitti, così come i conflitti alimentano tragiche situazioni di povertà. In particolare la nostra preghiera per la pace è rivolta ancora una volta alla Terra Santa, perché in quella Terra cessi il rumore delle armi e finisca la spirale della violenza.
C’è un legame tra questi temi, un legame stretto, non accidentale, che trova il suo fondamento nel mistero che celebriamo in questa ottava della nascita di Gesù: colui che nasce da Maria è il “principe delle pace” (Is 5, 5), come annunciato dal profeta Isaia, “è la nostra pace” (Ef 2, 14), come afferma l’apostolo Paolo.

Per questo la pace è innanzi tutto un dono da invocare, come suggerisce la prima lettura tratta dal Libro dei Numeri. Abbiamo ascoltato l’invocazione: “Il Signore ti conceda pace” (6,26). E’ infatti il Signore che dona la pace: la invochiamo per noi, per le nostre famiglie, per il mondo intero. Se l’aspirazione alla pace fa parte del cuore umano, la pace vera non è frutto dell’impegno dell’uomo, pur importante: è innanzitutto dono divino da invocare con fiducia e con perseveranza.

Il Vangelo, ricordando l’ottava della Natività con la presentazione al tempio e l’assegnazione del nome “Gesù” (che significa “Dio è salvatore”, “Dio salva”) al bambino nato a Betlemme, ci presenta soprattutto l’atteggiamento di Maria che accoglie il dono della salvezza e della pace: “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Queste parole ci rivelano l’atteggiamento di Maria, la donna credente che ascolta con fiducia e serba nel suo cuore le parole che le vengono da Dio, la donna sapiente che impara a comprendere le parole e gli eventi straordinari di Dio congiungendoli insieme, come in un mosaico.
Il bambino che Maria stringe fra le braccia è simile a ogni altro piccolo che si affaccia alla vita: ha bisogno di essere custodito, di essere protetto, poiché è fragile creatura. Ma nella luce della fede, Maria comprende che in quel volto umano di Gesù c’è il volto di Dio. “Meditando nel suo cuore”, Maria vede nei lineamenti umani del suo figlio il Figlio di Dio venuto per riscattare l’umanità dal peccato, per donare agli uomini e al mondo la pace. Con la sua preghiera e con il suo affidarsi a Dio e alla sua volontà, Maria custodisce e protegge Gesù, che è la salvezza del mondo e la pace dei cuori e dei popoli.

Volgendo il nostro sguardo a Maria e invocandola con il suo titolo più alto, quello di Madre di Dio, la Chiesa esulta nel vederla associata al disegno di salvezza in modo del tutto singolare. Dio entra nel mondo, si fa vicino agli uomini, partecipa delle vicende umane attraverso Maria, creatura umana, ma vero tabernacolo di Dio, vera arca dell’alleanza del nuovo patto.

La Vergine Maria è figura e immagine della Chiesa, popolo di Dio in cammino. Impariamo da Lei per accogliere il Bambino che per noi è nato a Betlemme. Impariamo da Lei per riconoscere nel Bambino il Figlio eterno di Dio che rende tutti noi figli del Padre, figli nel Figlio. Impariamo da Lei per metterci con fiducia nelle mani di Dio e per collaborare attivamente con il Signore per la salvezza e la pace del mondo.

Maria, Regina della Pace, su cui sono discese in modo unico e sovrabbondante la benedizione e la pace di Dio, ottenga per noi e per tutti gli uomini il dono della salvezza e della pace.
Per intercessione di Maria, Madre di Dio e Madre della Chiesa, il nuovo anno che oggi iniziamo sia benedetto dal Signore. Egli "faccia risplendere il suo volto" (Num 6, 25) su di noi, sulle nostre famiglie, su tutta l’umanità: tutti abbiamo bisognoso di scoprire il mistero di un Dio che per amore si è fatto uomo e ci chiama a seguirlo sulla strada dell’amore e della pace. Amen.
†Gianni Ambrosio
vescovo di Piacenza-Bobbio







Ambrosio, con il Te Deum il grazie per il 2008 che se ne va

Diocesi di Piacenza-Bobbio
Ufficio stampa




Messa episcopale del 31 dicembre 2008
Omelia del vescovo mons. Gianni Ambrosio
Cattedrale di Piacenza



MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO
(Numeri 6, 22-27; Galati 4, 4-7; Luca 2, 16-21)

Carissimi fedeli,
è molto bella la tradizione cristiana che vuole che a fine anno la comunità si raccolga in preghiera per lodare e per ringraziare la Santissima Trinità con l’inno del Te Deum. Così faremo anche noi, al termine di questa celebrazione eucaristica che è la grande azione di lode e di grazie al Signore, centro della vita cristiana e culmine del culto con cui rendiamo grazie al Padre. Nell’esprimere a Dio la nostra gratitudine per il 2008 che tramonta e invocare la sua benedizione per il 2009 che sta per iniziare, abbiamo modo di renderci conto della presenza nel tempo, che inesorabilmente scorre, di Colui che è l’Eterno. Per questo siamo consapevoli della fragilità della nostra vita – il salmo afferma: “come l’erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e dissecca”, (90, 5-6) –, ma soprattutto siamo riconoscenti nei confronti di chi è Signore del tempo, nostro creatore e nostro redentore.
La liturgia fa coincidere la fine e l’inizio dell’anno solare con la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Contempliamo il mistero della divina maternità rivolgendo il nostro sguardo a Colei che “è benedetta fra tutte le donne”, perché in Lei Dio ha compiuto le sue meraviglie: il Figlio che il Padre dona per la salvezza degli uomini nasce “da donna”. E’ questa, come abbiamo ascoltato dalla Lettera ai Galati, l’espressione dell’apostolo san Paolo: egli, parlando della liberazione dell’uomo operata da Dio con il mistero dell’Incarnazione, accenna in maniera discreta a Colei per mezzo della quale il Figlio di Dio è entrato nel mondo: “Quando venne la pienezza del tempo – egli scrive –, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4). Ma se l’accenno è discreto, il mistero è grandioso: il Figlio di Dio nasce da Maria, nel ventre di Maria l’eternità si è insediata dentro al tempo e il nostro tempo umano si è dischiuso all’eternità. Maria è una creatura salvata anch’essa dall’unico Salvatore, ma collabora all’iniziativa di salvezza dell’intera umanità. Dunque una donna, Maria, con il suo Figlio Gesù, concorre a determinare la pienezza del tempo, il suo traguardo, costituito precisamente dal fatto che Dio viene a condividere la nostra natura umana.
“Quando venne la pienezza del tempo”, afferma l’apostolo Paolo: tutta la storia prima di Cristo era come invocazione della sua venuta e attesa della sua presenza. Ora, dopo Cristo, contiamo i giorni a partire da lui, dalla sua nascita, dalla sua venuta in mezzo a noi. Contiamo i giorni non solo nel senso, pur importante, del calendario, con lo scorrere dei giorni, degli anni e dei secoli, ma contiamo i giorni in un senso assai più importante: noi camminiamo verso il giorno della salvezza (2 Cor 6,2), siamo chiamati a diventare sempre più figli di Dio accogliendo “l’adozione a figli”, come dice ancora san Paolo. Allora il tempo non solo scorre ma va verso una precisa direzione, va verso la sua metà conclusiva, quando “Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15, 28).
Ecco allora il nostro ringraziamento al Signore, ancor più motivato dalla fine di un anno e dall’inizio di un nuovo anno. Anche noi, come i pastori, glorifichiamo e lodiamo Dio per il dono del suo Figlio che è venuto fra noi per farci come Lui, figli nel Figlio, liberati dal peccato e incamminati verso la pienezza della vita, verso l’eternità.
Nell’inno del Te Deum, che fra poco canteremo, ci rivolgiamo al Signore con questa preghiera: “Salva il tuo popolo, Signore, guarda e proteggi i tuoi figli”. Ci affidiamo all’intercessione e alla protezione di Maria, venerata qui come “Madonna del popolo”, perché il Signore salvi il suo popolo, perché guardi con la sua misericordia gli abitanti della nostra città e della nostra diocesi. Vi sono povertà che pesano sulla vita delle persone e delle famiglie, vi sono difficoltà che sembrano impedire di guardare al futuro con fiducia, vi sono situazioni familiari attraversate dal male oscuro dell’incomprensione, vi sono persone attratte dal male, vi sono giovani affascinati dalla noia e dalla trasgressione.
Ma vi sono anche molti motivi di speranza su cui implorare la benedizione del Signore per l’intercessione di Maria. Il nostro popolo sia benedetto da Dio e, grazie alla benedizione, sia reso popolo credente come credente è stata Maria. Questo popolo credente sia capace di impegnarsi con fiducia sulla frontiera dell’educazione per trasmettere alle nuove generazioni la luce della fede e i valori fondamentali dell’esistenza umana. Siano benedette le famiglie, le parrocchie, le associazioni, i movimenti, i gruppi. Siano benedetti tutti coloro che sanno guardare verso l’alto e invitano a fare altrettanto. Siano benedetti coloro che nel quotidiano si assumono in prima persona la responsabilità e la gioia dell’annuncio e della testimonianza del Vangelo. Siano benedetti i sacerdoti e i diaconi, i religiosi e le religiose per il prezioso servizio pastorale, per la loro preghiera, per la loro carità, per il loro entusiasmo.
“Signore, tu sei la nostra speranza”: termina così, con questo atto di fede e di fiducia nel Signore l’inno del Te Deum. E’ la nostra proclamazione di fede, è la nostra preghiera, è anche il mio augurio per tutti alla vigilia dell’anno nuovo: sia il Signore la nostra speranza. Amen.
†Gianni Ambrosio vescovo di Piacenza-Bobbio

mercoledì 31 dicembre 2008

Paramenti d'epoca, Ambrosio rispolvera i sacri guardaroba

Piacenza - In questo Natale 2008, sia nella notte santa, sia la mattina del 25 dicembre nella cattedrale di Piacenza, il vescovo monsignor Gianni Ambrosio ha celebrato con il pastorale che fu del Beato Giovanni Battista Scalabrini e la mitra preziosa donatagli dall’Università Cattolica lo scorso febbraio in occasione della sua ordinazione e ingresso in diocesi. Non solo. Le due celebrazioni sono state l’occasione per evidenziare ancora una volta la volontà del vescovo di utilizzare gli antichi paramenti donati dai vescovi passati e custoditi nella sacrestia della cattedrale. “Vestigia” di un tempo che fu e che con il vescovo Ambrosio iniziano una nuova vita. Nella notte santa, ad esempio, il vescovo indossava paramenti del Settecento da tanto tempo rinchiusi nei sacri guardaroba. In particolare una pianeta rosa e dorata sopra una dalmatica appartenente al Ternario di Santa Lucia. La mattina del 25 dicembre è stata invece la volta di una pianeta di foggia orientale, in oro e argento, risalente all’inizio dell’Ottocento.
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Il testo integrale su Libertà del 27 dicembre 2008

Nomine, tre nuovi moderatori delle Unità pastorali

Comunicato della Cancelleria vescovile

Con Atto dell’Ordinario diocesano in data propria il M. R. Lisoni don Riccardo, attualmente parroco di Santa Brigida in Piacenza, è stato nominato moderatore dell’Unità Pastorale 2 del Vicariato comuni di Piacenza e Gossolengo, in seguito alla rinuncia dell’ultimo incaricato il M. R. Formaleoni don Giuseppe.

Con Atto dell’Ordinario diocesano in data propria il M. R. Ciullo don Umberto, attualmente amministratore parrocchiale di Roveleto e Cadeo, è stato nominato moderatore dell’Unità Pastorale 9 del Vicariato Val d’Arda, in seguito a trasferimento ad altra sede dell’ultimo incaricato il M. R. Quartaroli don Gianni.

Con Atto dell’ordinario diocesano in data propria il M. R. Galvani don Pietro, attualmente parroco di Podenzano, è stato nominato moderatore dell’Unità pastorale 6 del Vicariato Val Nure, in seguito a rinuncia dell’ultimo incaricato il M. R. Ferrari don Giuseppe.

Piacenza, dalla Curia vescovile, 23 dicembre 2008

il Cancelliere Vescovile

don Mario Poggi

martedì 30 dicembre 2008

Santissima Trinità, aiuto dalla Cei per il nuovo oratorio

Piacenza - È in dirittura d’arrivo il finanziamento della Conferenza episcopale italiana per coprire parte delle spese per il nuovo oratorio della Santissima Trinità. Lo ha annunciato il parroco, monsignor Riccardo Alessandrini, durante la messa della notte di Natale. Il finanziamento della Cei permetterà la partenza dei lavori prevista a breve. Il resto della copertura finanziaria sarà a carico della parrocchia della Santissima Trinità. A questo proposito, come ha reso noto lo stesso parroco, sempre durante la notte santa, davanti ad una chiesa gremita, è stato costituito un comitato con l’obiettivo di raccogliere i fondi per l’oratorio. La struttura sarà realizzata nel medesimo stile della Santissima Trinità, con ingresso in via Nasalli Rocca. Avrà una sala conferenza da 350 posti e un campo da calcio in erba sintetica. Il via libera all’oratorio era già stato dato nel gennaio del 2007 dalla giunta comunale di Piacenza. Ad essere approvato era stato il piano di ristrutturazione (3.400 metri quadrati complessivi) dell’edificio, oggi in parte fatiscente, che dà su via Nasalli Rocca e che è di proprietà della parrocchia. L’obiettivo è di farlo diventare un centro polifunzionale al servizio dei giovani. Il progetto dell’architetto Carlo Ponzini è poi passato in consiglio comunale per il cambiamento dell’indice di altezza ed ha avuto il definitivo via da parte della diocesi. Lo stralcio del progetto prevede la demolizione dell’attuale fabbricato, in parte fatiscente, in parte utilizzato dagli scout. Una volta ultimata la nuova costruzione vedrà la luce una sala polifunzionale interrata rivolta principalmente ai giovani. Il fronte del nuovo oratorio è di 50 metri e la struttura avrà due piani fuori terra ed uno interrato. Per ora verrà realizzato il salone per i giovani e il campetto da calcio in erba sintetica per i ragazzi. Il costo della prima fase è di circa 300mila euro. Con la realizzazione dell’oratorio si aggiunge un altro tassello all’imponente progetto del Tempio della Fraternità Universale, che i più conoscono come la parrocchia della Santissima Trinità.

da Libertà del 28 dicembre 2008

domenica 28 dicembre 2008

Il magister scout arrivato al campo base

Piacenza - «Ora che è arrivato al campo base, ci aiuti a seguire le stesse orme, ci dia occhi attenti per mettere le tracce che ci porteranno al bivacco del cielo, lui che ha tracciato con esempio intancabile, quello che è diventato anche il nostro sentiero». Sono le parole pronunciate sul filo della commozione da suor Maria Elisabetta, una delle nipoti di Renato Scaravaggi, il fondatore degli scout piacentini (“magister scout”, come viene detto) scomparso nella notte tra Natale e Santo Stefano alla veneranda età di 101 anni. Ieri pomeriggio la grande chiesa della Santissima Trinità faticava ad ospitare tutti coloro che, nella navata centrale, hanno voluto dare il loro personale saluto a Renato Scaravaggi, geometra nella vita ma capo scout nel cuore fino alla fine. Con la sua scomparsa è un po’ come se se ne sia andato il vecchio saggio del villaggio, il grande capo del del gran consiglio degli anziani. È il parroco monsignor Riccardo Alessandrini a tenere l’omelia funebre.
«Oggi la nostra parrocchia partecipa intensamente a questa liturgia di commiato - esordisce - perché il nostro Renato sta all’origine di questa comunità. Proprio monsignor Antonio Tagliaferri - rivela - ha fatto emergere il suo impegno nei primi anni della Santissima Trinità. Oggi la famiglia Scaravaggi manifesta in modo concreto quanto il papà ha vissuto e ha proposto. Vorrei esprimere un grazie a Renato Scaravaggi: ogni gruppo, ogni associazione che qui ha preso il via, ma soprattutto gli scout, il Piacenza 2, sono scaturiti dal suo cuore di uomo attento».
Suor Maria Elisabetta, la nipote di Scaravaggi entrata nella congregazione delle Clarisse missionarie del Santissimo Sacramento, legge il testamento di Baden Powell.
“Cari Scouts, … desidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo per sempre. Ricordate che sono le ultime parole che udirete da me: meditatele. Io ho trascorso una vita felicissima e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice. Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie. Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini. Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto.
Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Procurate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del vostro meglio. Siate preparati, così a vivere felici e a morire felici: mantenete la vostra promessa … anche quando non sarete più ragazzi, e Dio vi aiuti in questo”.
«Ecco il segreto della serena partenza del nonno - rivela suor Maria Elisabetta - ora che è tornato alla casa del Padre, ora che finalmente è arrivato al campo base, ci aiuti a seguire le stesse orme, ci dia occhi attenti per mettere le tracce che ci porteranno al bivacco del cielo, lui che ha tracciato con esempio intancabile, quello che è diventato, grazie a lui, anche il nostro sentiero».
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Il testo integrale su Libertà di oggi 28 dicembre 2008

In Sant'Antonino il Natale dei migranti

Piacenza - Erano in tanti gli immigrati a Piacenza da ogni parte del mondo che hanno celebrato il santo Natale nella basilica di Sant’Antonino. Era il primo Natale che uscivano da quella che può ben essere considerata come la loro parrocchia di origine: la chiesa di San Carlo, attigua al convento degli Scalabriniani, in via Torta. La messa solenne si è tenuta nel pomeriggio del 25 dicembre ed è stata officiata dallo scalabriniano padre Sergio Durigon e dal sacerdote spagnolo padre Tommaso. Sant’Antonino era gremita in particolare da sudamericani: Ecuador, Perù, Brasile. Diversi anche gli italiani. Tanti i giovani accorsi per vedere la rappresentazione del Natale realizzata dai loro coetanei e che ha preso il posto dell’omelia. Una madre spiegava alla figlia ciò che avveniva nel presepe tra i pastori, la sacra famiglia, i tre re magi. «Tutti i dialoghi si sono tenuti in lingua italiana - evidenzia padre Durigon - e i ragazzi hanno studiato per imparare le loro parti, alcune molto lunghe e complesse». «Abbiamo scelto Sant’Antonino - continua padre Durigon - perché San Carlo ormai è diventata piccola per queste realtà la cui partecipazione è in continuo aumento. La nostra idea è quella di andare pellegrini di parrocchia in parrocchia per far conoscere ai piacentini gli immigrati cattolici e per favorire il clima di integrazione».
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Il testo integrale e le foto su Libertà del 27 dicembre 2008

sabato 27 dicembre 2008

A 101 anni morto Renato Scaravaggi, padre degli scout piacentini

Piacenza - È mancato nella notte tra il 25 e il 26 dicembre Renato Scaravaggi. Aveva 101 anni ed era stato il fondatore dello scoutismo piacentino. Lascia 6 figli, 13 nipoti e 16 pronipoti.Piacentino del sasso, Scaravaggi era nato il 10 luglio del 1907 nel quartiere di Sant’Agnese. Alunno del Collegio San Vincenzo dei Fratelli delle Scuole Cristiane, aveva frequentato il Movimento Cattolico di Piacenza. Qui, assieme agli amici Mario Cavazzuti, Giuseppe Foroni e don Carlo Maria Aphel, nel 1921 costituì il primo reparto Asci (Associazione scout cattolici italiani) “Pierino Del Piano”. Allora il vescovo era monsignor Ersilio Menzani. La prima squadriglia in uscita ufficiale fu nel settembre del 1923 a Bobbio. Ospite d’onore alle celebrazioni di San Colombano, il cardinale Herl, primate d’Irlanda, gesuita e legato pontificio. Renato Scaravaggi, assieme agli amici Balestrazzi e Paraboschi, ebbe il prestigioso incarico di scortare, in tenuta da scout, un importante monsignore del seguito. L’anno successivo, al campo scuola di Capugnano ottenne il brevetto di aiuto istruttore. Nel 1924 si diplomò perito agrimensore presso il Regio Istituto tecnico Romagnosi. Ebbe vari incarichi, sia nel Fascio Cattolico Studentesco Manzoni, sia nella giunta diocesana dell’Azione Cattolica, nella quale fece per un certo periodo l’addetto stampa. Fu pure impegnato nelle Conferenze di San Vincenzo con il compito di portare aiuto agli indigenti della città e membro di tre confraternite, quelle di San Giorgino, della Torricella e di San Dalmazio. Nel 1926, dopo soli cinque anni di scoutismo, il movimento venne messo al bando anche a Piacenza dal regime fascista. Scaravaggi e gli altri, per far sopravvivere gli ideali di Baden Powell, furono costretti alla clandestinità, con riunioni segrete, senza divise e lontane il più possibile da orecchie indiscrete. Nel Dopoguerra (1943) riorganizzò l’Asci con la scomparsa del fascismo. Nel 1947 fu responsabile della rappresentanza scout dell’Emilia che partecipò al Jamboree di Moisson, in Francia, e fu a Roma con gli scout piacentini per il grande raduno italiano. Negli anni successivi assistette alla ricostruzione dell’Asci ricevendo l’incarico di Commissario di Zona. Alla nascita dell’Agesci abbandonò l’impegno attivo e si adoperò per fondare a Piacenza il Masci (gli scout adulti) che ufficialmente verrà costituito all’inizio degli anni Ottanta con Giuliano Borotti. Se nel cuore Renato Scaravaggi aveva dunque lo scoutismo, nella vita di tutti i giorni, grazie al suo diploma, era geometra. Scaravaggi è uno dei protagonisti del volume “Il nostro sentiero”, il viaggio dello scoutismo piacentino dagli albori agli anni Cinquanta con le testimonianze scritte raccolte da uno dei figli, Paolo. Uno dei sette figli avuti da Albertina Chiapponcelli, della quale era rimasto vedovo: Antonino, Giuseppina, Alberto, Domenico, Paolo, Francesco e Angelo (morto a pochi mesi dalla nascita).
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da Libertà del 27 dicembre 2008

Ambrosio: Mettiamo al centro la luce del presepe

Piacenza - «Se l’uomo mette al centro la propria presunta sapienza e la propria umana decisione, allora la vita apparirà senza luce, senza verità, senza amore. E anche senza vera libertà». Accade così quando non si accoglie Gesù, quando la gente non lo riconosce e non gli apre le porte. Il vescovo Gianni Ambrosio, di fianco alla gioia della luce, del «Verbo che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» non può fare a meno di ricordare il vero dramma umano. Lo fa nella messa di Natale, nella notte santa e nella solenne celebrazione della mattina del 25 dicembre nella cattedrale di Piacenza (nel pomeriggio a Bobbio). «Chi è mai l’uomo se non sa che è figlio e non vuole riconoscersi figlio?» si domanda il vescovo. «Per questo uomo la società umana non sarà che un luogo di scontro di individui che al massimo cercano alcune convergenze limitate e provvisorie - prosegue -. Per questo uomo la famiglia non sarà che una variabile tra le tante». «La scena del Natale è disarmante - osserva il vescovo -: quel Bambino, nato a Betlemme, è il Verbo incarnato che con la sua presenza in mezzo a noi continuamente ci ripete che Dio ha tanto amato il mondo da darci suo figlio, l’unico, come recita il Vangelo di Giovanni». Ma è disarmante anche «per la paura dell’uomo - continua Ambrosio - di lasciarsi prendere per mano dal Bambino nato a Betlemme e di lasciarsi condurre alla luce e alla verità fino a condividere la vita di amore nel mistero di Dio».
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Il testo integrale su Libertà del 27 dicembre 2008

In piazza Cavalli un angolo di Betlemme

Piacenza - Non solo bancarelle, regali di Natale, passeggio e shopping. Dalla notte santa, piazza Cavalli, il cuore civico e laico della città, ha visto spuntare come per incanto un presepe. Una natività con statuine storiche, di terracotta e con almeno un secolo di vita sulle spalle. Con una sede d’eccezione: il portale mediano della basilica di San Francesco.
L’idea è venuta al parroco, don Giuseppe Frazzani, che ha deciso di spostare il presepe della basilica, solitamente nella cappella del Malosso, ben in vista quasi sul sagrato: nel piccolo atrio tra il portale sovrastato dalla lunetta e il controportale interno. Da qui, dalla notte santa, sarà sufficiente aprire i battenti e il presepe irraggerà con le sue luci il sagrato della basilica, visibile da tutta la piazza.
«Abbiamo pensato di celebrare anche così i 730 anni della basilica - osserva don Frazzani -: il portale settecentesco diventa cornice del presepe (protetto da una lastra di plexiglass) sulla piazza». Non solo, c’è anche un significato simbolico: è il presepe che va incontro alla gente. «Ogni persona che passerà qui davanti - si augura il parroco - se lo vorrà potrà avere un riflesso della luce che viene dal santo Natale».
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Il testo integrale e le foto su Libertà del 24 dicembre 2008

giovedì 25 dicembre 2008

Ambrosio: nella crisi, il Natale porta un messaggio di speranza

Diocesi di Piacenza-Bobbio

Il Vescovo

Natale 2008: messaggio ai Piacentini


E’ un Natale di crisi, di difficoltà, di incertezza. Il mio augurio è proprio questo: sia anche un Natale di speranza, un Natale che viene a darci la buona notizia.

Un bimbo si affaccia alla vita, viene alla luce, nasce. Non è un’idea, ma una persona. Non è un concetto, ma un fatto che stupisce e poi sconcerta. Quel bimbo che nasce nella notte a Betlemme è il Salvatore, è il nostro Salvatore.

Sono trascorsi i secoli, ma quella notte resta grande e unica. Ancora una volta l’annuncio continua ad essere ripetuto: è nato il Salvatore. Un annuncio che non solo ci sorprende, ma ci interpella: è nato per noi.

Come è possibile? Per noi uomini del terzo millennio, artefici del nostro destino? Per noi orgogliosi delle nostre conquiste tecnologiche? Per noi che siamo riusciti a decifrare i codici del genoma umano? Per noi che siamo diventati adulti, e dunque incapaci di attendere qualcuno, rinchiusi nel nostro scetticismo?

Sì, è possibile che quell’annuncio ti interpelli: quel bambino è nato per te. E tu, alla fine, arrivi a scoprire che hai bisogno di lui, di lui come luce vera che illumina il tuo cammino, di lui come fratello che ti svela il volto del Padre, di lui come amico che condivide la tua fatica e ti aiuta a sperare.

Proviamo a far tacere ogni rumore, non solo fuori di noi, ma anche dentro di noi, nelle fibre del nostre cuore là dove si agitano le tante preoccupazioni, dove si vivono le troppe tensioni.

Proviamo a sostare anche solo per qualche minuto dinanzi ad un presepe, quello di casa nostra o quello che troviamo in una Chiesa o quello dei nostri ricordi di infanzia o quello dipinto da qualche pittore, come il famoso Tondo di Botticelli conservato nel nostro Museo Civico. Troviamo il tempo di fermarci e di contemplare questo bambino che è nato per noi.

Se possibile, contempliamolo con gli occhi della fede: sono occhi che vedono in profondità. Se non fosse possibile, contempliamolo comunque: un po’ di luce verrà, forse sarà anche l’occasione per sentire una voce che si leva dal fondo del cuore. Le parole pronunciate da questa voce non saranno subito ben comprensibili. Ma, prestando un po’ d’attenzione, non tarderemo a capire che sono parole che invocano luce, speranza, pace.

Per chi? Per noi stessi, bisognosi di essere salvati dentro, proprio nell’intimo della nostra vita. Per le nostre famiglie, bisognose di ritrovare serenità, concordia, fiducia. Per la nostra società, bisognosa di ritrovare lo slancio e la concordia per vincere la rassegnazione e poter guardare al futuro. Per l’intera umanità, bisognosa di fraternità, di solidarietà, di pace.

Forse, mentre contempliamo quel bambino, come in un lampo passano davanti ai nostri occhi i tanti bambini martoriati dall’uso delle armi, i molti giovani che camminano nei tunnel della noia, dell’alcool o della droga, gli uomini impediti di professare la propria fede, coloro che sono sfruttati e offesi nella loro dignità, coloro che soffrono – anche qui nel nostro territorio – per l’incertezza del posto di lavoro, per la povertà, per la fame. Anche dal fondo di questa umanità si leva un grido di aiuto.

Abbiamo bisogno di Lui. Forse oggi ancora più di ieri, perché oggi la realtà è diventata più complessa e le minacce per la dignità della persona umana sono più gravi, più insidiose, più drammatiche. Egli è il Salvatore anche dell’uomo di oggi, di ciascuno di noi, perché è la luce che illumina il nostro cammino, è il Verbo che viene ad abitare fra la sua gente, è il Figlio che dona, a chi l’accoglie, la grazia di diventare figlio di Dio, è la nostra speranza. Il Figlio di Dio si è unito a noi, ad ogni uomo: è nato nel tempo e si è fatto uomo, uno di noi, ma ha unito noi all’eternità.

Proprio perché è la Parola, egli parla a noi del Padre, del suo volto, del suo cuore, del suo amore, del suo disegno di salvezza. E parla a noi svelandoci la verità di noi stessi: nella sua carne è sancita l’alleanza indistruttibile tra il Padre e noi, suoi figli. Dio si fida di noi e ci chiama a condividere il suo progetto. In questa rivelazione sta tutto il senso della nascita del Figlio di Dio, della sua presenza, della sua missione nel tempo, nella storia, nella nostra vicenda personale. Questa rivelazione racchiude non solo la luce, ma anche la vita, la grazia, la verità: “in lui era la vita e la vita era la luce degli uomini”.

Quel bambino, uomo come noi, nato da donna, figlio di Maria di Nazaret, è Dio che si è fatto fragile creatura umana per portare a tutti noi l’amore del Padre: “Dio si fa uomo affinché l’uomo sia fatto Dio”, recita un’antica formula dei padri della Chiesa.

Giunga a tutti gli “uomini di buona volontà”, e cioè a tutti, perché ognuno di noi è amato da Dio, il messaggio di Natale nella sua inalterata freschezza, nella sua sorprendente e gioiosa notizia. Sia donata a tutti la forza di vegliare nella notte scrutando l’aurora, a tutti sia concessa la gioia di riconoscere nel bambino nato a Betlemme la speranza di una vita segnata dall’amore, dalla pace, dalla fraternità. A tutti auguro un Buon Natale.

†Gianni Ambrosio

vescovo di Piacenza-Bobbio

mercoledì 24 dicembre 2008

Una crostata di prugne e un libro sul Duomo per i 65 anni di Ambrosio

Piacenza - Nella Curia di Piacenza-Bobbio i parroci del centro città e tutto il personale di curia sono stati ricevuti dal vescovo Gianni Ambrosio per gli auguri di Natale ma anche per il 65esimo compleanno del presule, nato il 23 dicembre del 1943. È stato il vicario generale, monsignor Lino Ferrari, a consegnare il dono della curia: un prezioso volume - proveniente dalla biblioteca privata di monsignor Marco Villa - e contenente gli atti di un convegno tenutosi in occasione dell’850esimo della fondazione della cattedrale voluto dal vescovo Enrico Manfredini nell’ambito della valorizzazione della tradizione piacentina. Risalente dunque a quasi trent’anni fa, si tratta del più recente volume artistico sulla cattedrale di Piacenza che monsignor Ambrosio dopo aver ringraziato i presenti, ha definito «nobile e austera». Non solo: il presule ha auspicato che presto venga realizzata una nuova nuova pubblicazione artistica sul Duomo di Piacenza, sulla cattedrale di Piacenza che non è solo la chiesa principale della diocesi, ma anche e soprattutto la cattedra del vescovo.
Nel giorno del suo compleanno, Ambrosio ha ricevuto anche gli auguri telefonici del magnifico rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi. «La Cattolica e la diocesi di Piacenza-Bobbio sono entrambe nel mio cuore anche se oggi la chiesa piacentina bobbiese ha naturalmente il posto centrale» ha detto il vescovo ai presenti. Prima di tagliare la sobria crostata di prugne ricamata con un numero 65 di pastafrolla in bell’evidenza e di soffiare sull’unica candelina. Come in ogni compleanno che si rispetti, nella sala degli affreschi, anche le note di un corale e affettuoso “Happy birthday to you, happy birthday vescovo Gianni”, cantato rigorosamente in italiano.
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Il testo integrale su Libertà del 24 dicembre 2008