mercoledì 29 luglio 2009
L'avvocato: suore costrette ad andarsene da Veano
Ambrosio agli organisti: grazie a voi la lode a Dio è più alta
Così il vescovo Gianni Ambrosio al convegno nazionale degli organisti di chiesa tenutosi a Piacenza nei giorni scorsi.
venerdì 24 luglio 2009
Cento giovani in Terrasanta con il vescovo
Sarà possibile seguire i giovani pellegrini in tempo reale grazie al blog http://terrasanta.pagiop.net che verrà aggiornato con foto, video, resoconti e testimonianze.
Questo pellegrinaggio prosegue la proposta, ormai decennale, del Tour de Vie, esperienza di viaggio in luoghi particolarmente significativi per la storia, la fede, la cultura e la vita dell’uomo.
Il pellegrinaggio in Terrasanta è stato pensato grazie alla collaborazione tra il Servizio diocesano per la pastorale giovanile, il settore giovani dell’Azione Cattolica e la Caritas diocesana.
Perché la Terra Santa
L’andare in Terra Santa sarà anche, in un certo senso, un tornare, perché il pellegrinaggio in Terra Santa, per noi cristiani, non può che essere un ritorno. Incontrando il luogo nel quale le ragioni profonde del nostro credere si sono fatte carne, vita, storia, avremo la possibilità di tornare alla sorgente della nostra fede.Le ragioni che, fin dalla prima edizione, hanno motivato questa esperienza di viaggio rivolta a tutti i giovani della Diocesi, trovano infatti, in questo viaggio, il loro compimento, e, speriamo, nuova spinta per il futuro. Il Tour de vie, che, da subito, ha voluto essere occasione di incontro, di conoscenza, di confronto con luoghi, vicende, eventi significativi per la storia, la fede, la cultura, la vita dell’uomo, non poteva non condurci a Gerusalemme, luogo per eccellenza della fede, ma anche dell’incontro e del confronto tra uomini di credo e cultura differenti.
“Di te si dicono cose stupende”, questo il titolo del pellegrinaggio: è un versetto del salmo 86, dedicato alla Città Santa, Gerusalemme.
Anche questa volta abbiamo scelto di non tradire uno dei tratti caratteristici del Tour de vie: la dimensione dell’incontro con le persone che abitano i luoghi meta del viaggio. In particolare, in questa occasione, vivremo momenti di incontro e di scambio con alcune comunità cristiane del luogo, per conoscere da vicino la loro vita quotidiana, le loro fatiche, la loro speranza.
Programma
1° giorno
ITALIA - TEL AVIV – NAZARETH
2° giorno
NAZARETH – AKKO – MT. CARMELO – NAZARETH
Akko (San Giovanni d’Acri), Mt. Carmelo. Cana di Galilea, visita alla città: chiesa di S. Giuseppe, Sinagoga, Fontana della Vergine, Basilica dell’Annunciazione.
3° giorno
NAZARETH –BANIAS - CAFARNAO – GIORDANO – NAZARETH
Banias (Cesarea di Filippo), attraversamento del lago di Tiberiade in battello fino a Cafarnao e visita della zona archeologica con la casa di S. Pietro. Sosta al Monte delle Beatitudini, Tabga e Chiesa del Primato.
4° giorno
NAZARETH - MT. TABOR - QUMRAN – MARE MORTO – GERICO
Gerico, sosta e visita al Mt. Tabor, Qumran visita agli scavi, Mare morto, Gerico
5° giorno
GERICO - EIN GEDI - GERUSALEMME
Ein Gedi, oasi nel deserto, Gerusalemme.
6° giorno
GERUSALEMME – BETLEMME – GERUSALEMME
Gerusalemme: Muro del Pianto, spianata del Tempio con le Moschee di Omar e di El Aqsa, Monte Sion con la Chiesa della Dormitio Virginis e Cenacolo e Tomba di Davide . Nel pomeriggio, Betlemme con la Basilica della Natività e il Campo dei Pastori.
7° giorno
GERUSALEMME
Gerusalemme: Monte degli Ulivi (Ascensione, Chiesa del Pater, Dominus Flevit); Chiesa di S. Anna, Piscina Probatica, Pretorio con Litostroto, Flagellazione, Via Dolorosa, Basilica della Resurrezione con S. Sepolcro.
8° giorno
GERUSALEMME - TEL AVIV - ITALIA
Vista ad Ain Karem con la Chiesa della Visitazione. Museo dell’Olocausto (Yad Vashem). Visita della città di Jaffa.
Contatti
Camminati don Paolo
Tel. 333 2502208 e-mail: camo@curia.pc.it
Dal 30 luglio al 5 agosto tel. +972.52.7817407
Bisotti Maria Chiara
Tel. 333 2162191 e-mail: pgiovani@curia.pc.it
Dal 30 luglio al 5 agosto tel. +972.52.7817361
giovedì 23 luglio 2009
Angil dal Dom a suor Chiarina Grazio, gli auguri del sindaco Reggi
“Certo di interpretare i sentimenti di affetto e stima di tanti piacentini, sono particolarmente felice per l’assegnazione dell’Angil dal Dom 2009 a suor Chiarina Grazio: questo riconoscimento è il tributo della comunità a un percorso di vita costruito sul dono di sé e l’amore per il prossimo. Il suo prezioso impegno missionario in Etiopia, dove per tanti anni è stata accanto ai bambini, affrontando con coraggio anche i momenti più difficili, è una testimonianza autentica di dedizione e altruismo, nonché un esempio su cui riflettere per ciascuno di noi”.
Pianazze, il programma del convegno
Ore 17,00 Preghiera d’inizio e introduzione al Convegno
Ore 17,30 Gesù e i discepoli nel Vangelo di Luca. L’inizio della missione
don Roberto Vignolo, biblista, Facoltà teologica interregionale, Milano-Lodi
Ore 21.00 “Laudato si’, mi’ Signore”
Veglia ecumenica di preghiera
Sabato 5 Settembre
Ore 8,00 Celebrazione delle Lodi
Ore 9,00 Presentazione della Lettera Pastorale
S.E. mons. Gianni Ambrosio
Ore 10,30 La Chiesa della missione
S. E. mons. Franco Giulio Brambilla, Vescovo Ausiliare di Milano,
Preside della Facoltà Teologica interregionale
Ore 12.00 Celebrazione eucaristica
Ore 15,00 La Missione di tutti. Stile e compiti dei missionari
Introduce don Giuseppe Busani
La chiesa della missione e’..
Laboratori
Ore 17.30 Conclusioni
Ambrosio: missione popolare cantiere dello spirito
la nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio ha ormai intrapreso il cammino della Missione Popolare Diocesana. Nel mese di maggio abbiamo dedicato i ritiri dei sacerdoti e gli incontri degli operatori pastorali nei sette Vicariati al confronto sul senso e le motivazioni della Missione. E se all’inizio sono emerse alcune difficoltà, va sempre più crescendo la consapevolezza della necessità e dell’urgenza di riscoprire il volto missionario della nostra Chiesa.
L’iniziale perplessità si sta trasformando in attesa e speranza. Si tratta di una chiamata dello Spirito: vogliamo immaginare la Missione popolare diocesana come un ‘cantiere dello Spirito’.
All’inizio di settembre la nostra diocesi, da diversi anni, si dà appuntamento a Pianazze per vivere uno dei momenti più significativi del Suo cammino: il Convegno diocesano di inizio anno Pastorale. Quest’anno l’incontro assume una importanza del tutto particolare. E’ una preziosa occasione per approfondire significati e forme della Missione Popolare Diocesana. Il tema del Convegno, I primi passi della Missione, esprime bene il desiderio di voler essere Chiesa in cammino, impegnata portare a tutti l’annuncio del Vangelo per aiutare i nostri fratelli a scoprirne la bellezza e la fecondità.
Il desiderio - mio personale e penso di voi tutti - è quello di incontrarci per pregare insieme, metterci in ascolto, confrontarci e condividere esperienze.
A voi che ricevete questo invito chiedo di estendere la proposta alle persone che potrebbero essere coinvolte nell’avventura della Missione.
Anche a noi, come ai discepoli impauriti, il Signore Gesù ripete l’invito “prendi il largo”.
Vi aspetto fiducioso nella vostra partecipazione per il bene della nostra Chiesa.
† Gianni Ambrosio, Vescovo
domenica 19 luglio 2009
Monsignor Corbellini sarà ordinato vescovo dal Papa
sabato 18 luglio 2009
Casa del Fanciullo, da 50 anni a Carenno
La Casa Vacanze, fortemente voluta da Padre Gherardo per far trascorrere ai suoi bambini momenti spensierati a stretto contatto con la natura e in compagnia di tanti amici, fu inaugurata nel 1959, nel piccolo ma ridente paese sulle prealpi bergamasche, affacciato sulla Valle di S. Martino, a pochi chilometri da “…quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno…”
Ancora oggi la Casa Vacanze accoglie ogni estate numerosi bambini nei mesi di luglio e agosto, permettendo loro di trascorrere spensierate, divertenti e allegre vacanze in mezzo al verde lontano dall’afa della città.
Saranno proprio i bambini protagonisti e animatori della festa che si svolgerà domenica, alla presenza di numerose autorità piacentine e locali e di tanti amici e volontari della Casa, che insieme festeggeranno questo importante compleanno.
Il programma della giornata prevede una fiaccolata che partirà da Monfestino (Mo), paese natale di Padre Gherardo e arriverà a Carenno presso la Casa del Fanciullo.
Quindi si svolgerà la cerimonia di benedizione di un bassorilievo in bronzo dedicato a Padre Gherardo e seguirà la S. Messa celebrata dal parroco di Carenno Don Angelo Riva e da Monsignor Lino Ferrari, che per l’occasione presenzierà all’anniversario.
A seguire la festa proseguirà con l’apertura dei banchi di solidarietà e degli stand gastronomici, mentre nel pomeriggio saranno organizzati giochi per bambini e adulti.
In serata si terrà il Concerto del Coro Grigna di Lecco con letture di brani sulla storia dei cinquant’anni della Casa del Fanciullo a Carenno e proiezione di immagini.
Per finire si svolgerà l’estrazione della lotteria a premi.
Una festa quindi davvero molto ricca e sentita che coinvolgerà tante persone, amiche della Casa, che vogliono continuare a portare avanti il progetto educativo di Padre Gherardo, il cui pensiero è sempre stato rivolto ai più piccoli.
venerdì 17 luglio 2009
Caritas, nei primi sei mesi poveri raddoppiati
I numeri legati all’attività svolta nel corso del primo semestre 2009 dalla Caritas diocesana mostrano un’immagine della povertà complessa, articolata ed in crescita. I servizi segno della Caritas offrono alle persone in difficoltà un ampio ventaglio di possibilità, dal centro di ascolto, alla mensa della fraternità (aperta a pranzo e cena), alla casa di prima accoglienza, al centro diurno, al servizio guardaroba, al servizio in carcere, agli appartamenti sociali, al punto di ascolto telefonico per gli anziani, all’ambulatorio S. Caterina. Si tratta di “luoghi”, pensati e voluti dalla Chiesa piacentina e sostenuti con forza dal suo Vescovo Gianni Ambrosio, in cui la comunità locale incontra il volto del disagio e della vulnerabilità, luoghi dove intessere nuovi e significativi legami di relazione e sviluppare pienamente il senso di comunità e di accoglienza.
Nei primi 6 mesi del 2009 dal punto di osservazione privilegiato della Caritas si evidenzia un forte aumento delle persone seguite che sono risultate 802 rispetto ad un valore nei 12 mesi del 2008 di 943. Gli uomini rappresentano la maggioranza (477), seguiti tuttavia da una importante presenza femminile (325). Il dato, collegato ad una rilevante fruizione di servizi, lascia trasparire una situazione che se confermata nel secondo semestre porta il numero di persone in difficoltà su valori di assoluto rilievo. D’altro canto la fruizione di servizi sembra non lasciare adito a dubbi, solo per citarne alcuni: 14.664 pasti elargiti (contro i 12.680 per l’intero 2008), 693 docce effettuate, 1.088 notti alla casa di prima accoglienza, 251 interventi di consegna di vestiario, 1.177 borse viveri consegnate a famiglie in difficoltà.
Due i profili che sembrano emergere con forza: la povertà estrema caratterizzata dalla assenza totale di reddito (193 i senza dimora aiutati in questo primo semestre); la povertà familiare di nuclei che pur in presenza di una entrata non riescono a raggiungere uno standard di vita minimo accettabile (314 le famiglie aiutate in questo primo semestre). Da ultimo, la componente straniera risulta maggioritaria (554 contatti), con una netta prevalenza a favore delle presenze regolari (501 con permesso di soggiorno) che in questo scorcio di 2009, dopo tre anni nella stessa direzione, si conferma e si consolida, rappresentando una delle principali novità nel profilo descrittivo dell’utenza che si rivolge alla Caritas. Novità che con tutta probabilità segna anche una diversificazione dell’utenza immigrata non più portatrice soltanto di bisogni emergenziali e di prima accoglienza. La presenza di famiglie immigrate, unita alla prima accoglienza che non è mai venuta meno, rappresenta in questa direzione un indicatore particolarmente significativo e ben mostra la volontà della Chiesa piacentina di farsi prossima e di portare il proprio aiuto ai fratelli migranti.
Questi dati ci rammentano che il disagio è sempre presente nella nostra società e che sempre nuove persone si affacciano per la prima volta ai servizi, segnale questo che il fenomeno della povertà e della vulnerabilità non tende a diminuire.
L’attività della Caritas trova inoltre il suo naturale completamento nell’impegno, da oltre trent’anni, nella solidarietà internazionale, nell’accoglienza e sostegno dei tanti che per svariati motivi – ma primo tra tutti la violenza umana e la guerra – sono costretti ad abbandonare il proprio paese. Per fare memoria storica è il caso dei profughi vietnamiti giunti a Piacenza negli anni ’70, dei primi immigrati magrebini negli anni ’80, dei successivi esuli dall’Europa dell’Est, dall’ex-Jugoslavia e dall’Albania. Al contempo, la Caritas opera, in stretta comunione con le Chiese locali, in quei paesi da dove i migranti provengono. Ha sostenuto la rete delle Caritas del Medio Oriente, ha avviato progetti socio-sanitari in Albania, si è adoperata con i suoi volontari nei campi profughi in Bosnia e Croazia e tuttora sostiene gemellaggi e adozioni a distanza di famiglie colpite dal dramma della guerra nei vicini Balcani e in Burundi.
Infine, sollecitata dall’emergenza, si è mobilitata per dare risposta concreta alle persone colpite dalla crisi economica attraverso il Fondo Straordinario di Solidarietà fortemente voluto dal Vescovo e partecipa, con le altre Caritas della regione Emilia-Romagna, all’intervento in favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.
Un tale risultato richiede un forte impegno in termini di presenza di volontariato che ha raggiunto il ragguardevole numero di 450 persone e che ha avuto un forte impulso nel corso degli ultimi mesi con un incremento di circa 140 unità.
Chi desiderasse avvicinarsi all’esperienza di volontariato e di servizio può rivolgersi in Caritas Diocesana a Francesco Argirò al tel. n° 0523/332750 (orari di ufficio). Da ultimo si rivolge un appello ricordando le necessità quotidiane della Mensa della Fraternità: mancano alcuni generi come olio, scatolame (piselli, fagioli, tonno, pelati, …), zucchero. Tali generi possono essere consegnati direttamente presso la Mensa della Fraternità (tel. 0523/314087) in via S. Vincenzo 13 dalle ore 09.00 alle ore 13.00.
Diacono Giuseppe Chiodaroli, direttore Caritas di Piacenza-Bobbio
giovedì 16 luglio 2009
Don Cattadori parroco a Rivalta
Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano, in data 15 luglio 2009, il M. R. Cattadori don Francesco, parroco di Rivalta, è stato nominato amministratore parrocchiale della parrocchia dei SS. Faustino e Giovita in Tuna, Comune di Gazzola Provincia di Piacenza.
Con Atto proprio dell’Ordinario diocesano in data 15 luglio 2009, il M. R. Bertuzzi don Giuseppe, finora professo solenne nell’Ordine dei Frati Minori, incardinato in questa nostra diocesi di Piacenza-Bobbio, è stato nominato amministratore delle seguenti parrocchie:
* Santi Timoteo e Sinforiano in Caminata Val Tidone, Provincia di Piacenza;
* Sant’Andrea Apostolo in Sala Mandelli, Comune di Nibbiano, Provincia di Piacenza;
* Sant’Anna in Tassara, Comune di Nibbiano, Provincia di Piacenza.
mercoledì 15 luglio 2009
Il duomo sotto le stelle
Durante la visita guidata, resa più attraente da alcune illuminazioni predisposte per l'occasione, si analizzeranno alcuni aspetti della simbologia presenti all'esterno della Cattedrale, con un occhio di riguardo alla struttura architettonica, partendo dalla facciata di Piazza Duomo, passando per gli antichi Chiostri del Duomo e giungendo sino all'abside di via Prevostura.
martedì 7 luglio 2009
S.Antonino 2009/Ambrosio: la Chiesa ha il dovere di farsi sentire
1. Nel giorno della festa di sant’Antonino, tutta la comunità piacentina si ritrova per onorare il patrono della città e della diocesi. Nel giovane Antonino, che ha confessato la sua fede in Gesù Cristo fino al martirio, Piacenza ha riconosciuto il suo speciale patrono, quasi il garante della sua identità. Nel corso dei molti secoli la nostra comunità ha trovato nella figura e nell’esempio di questo giovane martire la luce che illumina il cammino, la concordia che anima la vita comune, la forza che vince gli ostacoli. E noi, oggi, dopo diciassette secoli, ancora una volta ci rivolgiamo a Lui per sollecitare la sua intercessione e il suo aiuto.
2. Vi confesso, cari amici, che sono rimasto sorpreso, appena a conoscenza della mia destinazione a Vescovo di questa amata Chiesa, che il nostro patrono non fosse la figura di un grande vescovo, come sant’Eusebio per la mia diocesi o sant’Ambrogio per Milano o san Petronio per Bologna o san Bernardo degli Uberti per la diocesi di Parma. Qui invece non vi è come patrono un grande vescovo, che pure non manca nella nostra storia: penso al primo vescovo san Vittore, e ancor più, penso a san Savino, che lottò contro il paganesimo e l’eresia ariana e che, secondo la tradizione, ebbe rapporti con sant’Ambrogio di Milano e san Bassiano di Lodi.
Qui abbiamo come patrono un giovane. Se sul suo conto poche sono le notizie certe, ciò che conosciamo è prezioso e decisivo: quel giovane ha creduto nel Signore Gesù testimoniando la sua fede fino al martirio.
A noi non è giunta neppure una parola del nostro patrono, ma il suo gesto è eloquente: è il gesto di un giovane che afferma il primato del Dio vivo su ogni imperatore di turno, il gesto di un giovane che vuole essere fedele alla verità di Dio ed essere fedele alla propria libertà. Questo gesto sta all’origine della nostra comunità piacentina.
La giovane e piccola comunità cristiana piacentina ha ritenuto che questo giovane che ha creduto fino al dono della sua vita meritasse di essere invocato come patrono: in Antonino è ben riconoscibile il segno e la presenza di Gesù che dona la sua vita per noi.
Questo pure deve aver pensato il vescovo san Savino, cui si deve il rinvenimento del corpo del nostro patrono: in questo giovane testimone di Gesù Cristo, il vescovo trova il riferimento sicuro per la fede, per la libertà, per la coerenza di vita della comunità cristiana.
Sono trascorsi molti secoli da allora. Noi siamo qui, in questa basilica dedicata al santo patrono e che conserva le sue reliquie, per riesprimere la stessa scelta, la stessa fiducia e la stessa invocazione della comunità cristiana di allora che voluto sant’Antonino come patrono. Ne invochiamo la protezione sulla nostra città, sui suoi abitanti, sugli amministratori della polis. Per tutti chiediamo ciò che conta, e cioè la fede, la speranza e la carità, la concordia, la pace e la libertà. Così la comunità cresce cercando il bene di ciascuno e di tutti.
2. Possiamo dare un nome preciso a questo bene che invochiamo e che ricerchiamo accogliendo la precisa indicazione nel brano del Vangelo che la liturgia ci ha proposto. Ascoltiamo Gesù che conferisce alle sue parole una solennità particolarmente accentuata: "In verità, in verità, io vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".
L’immagine del chicco di frumento che marcisce nella terra per generare nuove spighe è di grande efficacia e rende prontamente il nucleo del messaggio di Gesù. Questo testo dell’evangelista Giovanni offre una formulazione originale dell’immagine del chicco di grano: se non morisse, resterebbe solo.
Gesù è il Figlio unigenito, è unico nella sua natura assolutamente singolare. Ma non vuole restare solo, isolato rispetto agli uomini. Egli è il Figlio e vuole che tutti noi, con Lui, diventiamo figli. Accettando di morire, egli è come il seme che non resta solo, ma porta frutto. Nella sua morte viene generata una moltitudine di figli del Padre, e perciò egli diventa il fratello di molti fratelli. Non a caso nel vangelo di Giovanni Gesù chiama i suoi discepoli "fratelli", soltanto dopo la sua morte, perché proprio questa morte ha infranto le barriere dell’unicità e della solitudine per suscitare la comunione, la condivisione.
Questa legge del chicco di grano non vale soltanto per il Figlio di Dio, ma vale per tutti: "chi ama la sua vita la perde". Chi pensa solo alla propria autorealizzazione, ha posto la premessa per fallire l’obiettivo dell’esistenza umana. Chi pensa solo ai propri interessi, si illude e ha già perso in partenza l’orizzonte degno della vita. L’affermazione di Gesù è perentoria: "chi ama la sua vita la perde". Ma è perentoria e senza eccezioni la legge della fecondità del chicco di grano: se non marcisce, non porta alcun frutto.
Il senso pieno di queste affermazioni lo troviamo nelle frasi successive: "Se uno mi vuole servire, mi segua (…), se uno serve me, il Padre lo onorerà".
Vi è un ‘se’ all’inizio della frase: "se uno mi vuol servire". Ancora una volta troviamo espressa la realtà, come la troviamo nella legge della fecondità del chicco di grano. Il servizio è libero: non può che essere così. Solo nella libertà e nella generosità si afferra la vita e si segue Gesù che è la via, la verità e la vita.
A sottolineare questo tratto di libertà e di generosità nel servizio, Giovanni fa ricorso al vocabolario della diaconia, che si contrappone al servizio dello schiavo, un servizio che non è tale, perché imposto. Il discepolo che entra nella logica del servizio, entra nella vita e nella comunione di vita, con Gesù e con il Padre.
È espresso così in modo efficace il "tesoro" della verità evangelica: la fede cristiana non è un’idea, non è un’astratta adesione a dei princìpi, ma è una relazione, un incontro, una relazione, un’esperienza di presenza e di comunione che si realizza nella concretezza del servizio.
Allora la parola che precisa quel bene verso cui tendere è questa: ‘servizio’. Servizio reso a Gesù, accogliendo in noi il suo sguardo, il suo orizzonte, la sua morte in croce; servizio reso ai fratelli, comunicando loro la gioia di aver incontrato Gesù e di seguirlo là dove egli è, mettendo anche noi il grembiule per lavare i piedi, come egli ha fatto nell’ultima cena.
3. Cari amici, può darsi che questa verità appaia ad alcuni come una questione che riguarda i cristiani, i credenti in Gesù Cristo. E così è, certamente. Siamo qui come comunità cristiana per rendere grazie a Dio in questa basilica dedicata a sant’Antonino. Ma proprio in nome di Antonino, che non era un vescovo, ma era un giovane, forse un soldato, oso dire che questa verità non è per qualcuno, ma è per tutti. Oso anche dire che è nell’interesse di tutti riconoscere la fecondità del chicco di grano che marcisce e così porta frutti. È un affare di tutti riconoscere che solo nella libertà, nella generosità, nel servizio si afferra la vita e si dà senso alle vicende della vita.
Sono, questi, gli orizzonti imprescindibili della vita umana. Sono, queste, le dimensioni che qualificano la vita e la rendono pienamente umana e profondamente cristiana. Se una certa insensibilità a questi orizzonti si è ormai diffusa anche da noi, se una certa indifferenza a queste dimensioni si è ormai propagata nella convinzione che esse riguardano solo alcuni, allora occorre far valere le ragioni che spingono verso una visione autenticamente umana della vita, soprattutto oggi, anche nella nostra città come nel nostro Paese e nella nostra Europa.
Se queste ragioni sembrano sfuggirci, se questa visione dell’esistenza umana ci appare lontana, ciò è dovuto al fatto che siamo immersi in un sistema di pensiero nebbioso che non privilegia più né sapienza, né intelletto, né ricerca del vero e del bene.
Ne soffriamo tutti.
Ne soffre la politica, perché tende a non essere ricerca del bene comune attraverso il confronto e il dialogo, disposti a rinunce ragionevoli in vista di un bene comune più grande e più condiviso. Essa tende invece a diventare una continua richiesta di singoli e di gruppi di interesse, con un succedersi di veti incrociati, che rende faticoso, intricato, poco trasparente il governo della cosa pubblica.
Ne soffre il costume etico, rischiosamente esposto non solo allo scadimento, ma all’inconsistenza, al vuoto. Se si esalta il soggettivismo esasperato, se tutte le posizioni sono equiparate in modo indiscriminato, allora è inevitabile che finisca col prevalere la posizione che suona immediatamente più facile, più piacevole, meno impegnativa. Non si ricerca più una società "buona", verso cui tendere, ma ci si accetta una convivenza fiacca, opaca, senza forma, senza dignità.
Ne soffre la cultura, e cioè la visione del mondo e dell’uomo, quasi insensibile alle sollecitazioni della ricerca del significato delle cose, della vita, delle relazioni. E’ soffocante una cultura che si ferma a ciò che appare, dominata da una ragione che vuole essere "misura di tutte le cose", dopo averle appiattite secondo un criterio che risponde solo alla logica dell’utilità e del dominio.
Ne soffrono la famiglia e la scuola, per la debolezza e la fragilità psicologica e affettiva delle relazioni familiari e per le difficoltà del compito educativo.
Ne soffrono i giovani, come purtroppo vediamo. Si stanno profilando situazioni che hanno caratteristiche quasi inedite, che vanno dalla demotivazione scolastica ai vari casi di relazioni difficili con forme di violenza sugli altri o su se stessi.
Se nessuno può stare a guardare, non può certo la nostra Chiesa limitarsi a considerazioni più o meno preoccupate. Per questo intende impegnarsi in questi prossimi anni per la Missione popolare diocesana e per la questione educativa. Questo impegno, lo sottolineo ancora, è per il bene di tutti, sapendo che l’educazione è affare di tutti e che tutti sono chiamati a quel bene grande che ha il nome di ‘servizio’.
Sappiamo anche, come afferma san Paolo nella seconda lettura, che "noi abbiamo un tesoro in vasi di creta". San Paolo conosce bene la fragilità umana, le difficoltà, gli ostacoli. Anche a noi non sfuggono, in quanto ne facciamo esperienza quotidiana. Ma Paolo ricorda che il "tesoro" della verità cristiana a noi affidata in "vasi di creta", si trasmette attraverso la nostra povertà e la nostra debolezza, "perché appaia che la potenza straordinaria viene da Dio e non da noi".
Carissimi fratelli, ci rivolgiamo a sant’Antonino, nostro patrono e nostro amico presso il Signore della storia, perché ci aiuti ad affrontare questi impegni con coraggiosa saggezza: a tutti doni la luce della verità, la forza della speranza, la serenità del cuore. Amen.
†Gianni Ambrosio
Vescovo di Piacenza-Bobbio
Le motivazioni del Vescovo
nell’accogliere l’Antonino d’oro.
Ringrazio di cuore tutti i canonici di questa basilica e in particolare don Giuseppe Basini per questa onorificenza dell’Antonino d’oro 2009. Don Giuseppe, quando è venuto a sottopormi la proposta o la decisione dei canonici, non ha subito ricevuto la mia approvazione. Non l’ha neppure pretesa. Mi ha solo detto: "le lascio la lettera con le motivazioni e poi Lei decida, liberamente". Mi sono consultato e ho accettato.
Sono tre i motivi che mi hanno indotto ad accogliere – e con gioia – questo premio.
Il primo è sant’Antonino stesso. Parecchi anni fa, avevo preparato un corso sui pellegrinaggi, soprattutto in Terra Santa. Così mi capitò tra le mani l’Itinerarium Antonini Placentini: un prezioso diario di viaggio, purtroppo alquanto ignoto ai piacentini, attributo per secoli ad Antonino, che descrive il viaggio di un pellegrino di Piacenza che, con alcuni compagni, parte dalla nostra città per recarsi in Terrasanta negli anni 560-570. Lo studio più approfondito, in argomento, è quello di una cara professoressa dell’Università Cattolica di Milano, Celestina Milani. Da questo diario ho tratto il mio motto episcopale: vestigia Christi sequentes. Sono le parole con cui questo pellegrino, nelle prime righe, motiva il pellegrinaggio in Terra Santa: per camminare sulle orme di Cristo. A fine luglio, se Dio vorrà, con cento giovani della nostra Chiesa, tornerò in Terra Santa, per lo stesso motivo, camminare sulle orme di Cristo.
Il secondo è più personale: questo premio è un segno di affetto nei miei confronti e con grande affetto lo accolgo.
Poi vi è un terzo motivo, più ecclesiale, dovuto al legame tra il vescovo e il suo popolo. Non c’è popolo senza vescovo e non c’è vescovo senza popolo. Così questo legame viene descritto da san Giovanni Crisostomo in una sua nota omelia: "Noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo…" (San Giovanni Crisostomo, Prima dell’esilio, nn.1-3; PG 52,427*-430). Per cui accolgo questo premio come premio dato a me e dunque a tutto il popolo, a tutta la comunità, in particolare a tutti i sacerdoti di questa nostra Chiesa, nella speranza di vivere sempre ciò che san Crisostomo esprime: "noi siamo un solo corpo e non si separa il capo dal corpo, né il corpo dal capo…". Grazie di cuore.
venerdì 3 luglio 2009
UFFICIALE/ Corbellini nominato vescovo
Mons. Giorgio Corbellini, sacerdote della diocesi di Piacenza-Bobbio, in servizio presso la Santa Sede, sarà ordinato Vescovo il 5 settembre prossimo, nel pomeriggio, in San Pietro a Roma.
Nel dare l’annuncio della nomina mons. Ambrosio ha sottolineato che si stanno consolidando ulteriormente i rapporti tra la Chiesa locale e la Chiesa universale; da parte sua il vicario generale mons. Lino Ferrari, compagno di studi del neoeletto, ha ricordato il carattere aperto e disponibile di mons. Corbellini (presenti anche altri compagni di studi: mons. Luigi Chiesa, don Serafino Coppellotti e don Giuseppe Frazzani).
Come detto l’ordinazione si terrà il 5 settembre, giorno in cui la Chiesa piacentina ha già programmato il convegno di inizio anno pastorale. Quindi i lavori di Pianazze potrebbero essere spostati per facilitare la partecipazione dei piacentini alla celebrazione romana..
Di seguito riportiamo la scheda biografica di mons. Giorgio Corbellini:
- E’ nato il 20 aprile 1947 a Viserano di Travo (Piacenza).
- Ha frequentato le scuole elementari (1953-1958) a Viserano di Travo, le suole medie inferiori ed il liceo classico (1958-1966) al Seminario Vescovile di Piacenza e il corso filosofico e teologico (1966-1972) al Collegio Alberoni di Piacenza.
- Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 10 luglio 1971, da S.E. mons. Enrico Manfredini, Vescovo di Piacenza, nella chiesa parrocchiale di San Lazzaro Alberoni (Piacenza).
- E’ stato incardinato nella diocesi di Piacenza (ora Piacenza-Bobbio).
- E’ stato vicario parrocchiale nella parrocchia di Sant’Antonino M. a Borgo Val di Taro (Parma, diocesi di Piacenza-.Bobbio) 1971-1981; 1984-1985.
- E’ stato insegnante di religione nel 1972-1981 (scuole medie di Borgo Val Taro) e nel 1984 – 1985 (Istituto professionale per il commercio di Borgo Val di taro).
- E’ stato inviato a Roma per compiere gli studi universitari in diritto, frequentati presso la Pontificia Università Lateranense (Istituto Utriusque Iuris): 1981- 1985.
- Ha frequentato il Corso rotale (1982-1985).
- Ha conseguito la laurea in “Utroque Iure” (90/90 summa cum laude) nell’anno accademico 1984/1985, con una tesa relativa al Sinodo Diocesano nel nuovo CIC, pubblicata nella collana giuridica della PUL.
- Ha conseguito il titolo di “Avvocato Rotale” (19 novembre 1985) .
- Ha collaborato (dal novembre 1981) e collabora tuttora presso la parrocchia di Santa Lucia in Roma: 1981 – 1984; 1985 fino al presente.
- Dal settembre 1993 al presente svolge il compito di cappellano delle Suore Orsoline Figlie di Maria Immacolata di Verona (Roma).
- Il 1° ottobre 1985 è stato assunto presso la Santa Sede come Addetto di segreteria del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi (allora: Pontificia Commissione per l’Interpretazione Autentica del Codice di Diritto Canonico), diventando successivamente Aiutante di studio presso il medesimo Dicastero.
- Dal 1° settembre 1992, fino al presente, è Capo dell’Ufficio Giuridico (già: Legale) del Governatorato.
- Dall’aprile 1993 è vicesegretario generale del Governatorato (nominato ad “quinquennium”, riconfermato “ad aliud quinquennium” nel giugno 1998; poi il 22 febbraio 2001; ed ancora il 20 febbraio 2006).
- Dal 22 febbraio 2005 fino alla fine febbraio 2006 è stato Direttore ad interim dei Servizi Economici del Governatorato.
- Dall’anno accademico 1994 – 1995 fino al presente è incaricato dell’insegnamento, presso la PUL (Istituto “Utriusque Iuris), di Ius Civitatis Vaticanae.
- E’ stato Difensore del Vincolo deputato presso la Rota Romana, in varie cause.
- Dal 1998 è giudice esterno presso il Tribunale di Appello del Vicariato di Roma.
- E’ membro di vari organismi della Santa Sede, del Vicariato di Roma e Governatorato (FAS; ORP; Commissione disciplinare SCV; Commissione per il Personale SCV, di cui è presidente).
- E’ stato membro supplente permanente del Collegio di Conciliazione ed Arbitrato dell’ULSA (dal 1990 al 1994).
- Ha collaborato e collabora all’interno di varie Commissione / Gruppi di studio presso la Segreteria di Stato, l’APSA, il Governatorato ed il Vicariato di Roma alla redazione di testi normativi.
- Ha pubblicato alcuni studi e collaborato a varie pubblicazioni scientifiche in materia giuridica (canonica e civile SCV).
- E’ stato nominato Cappellano di Sua Santità il 12 gennaio 1990 e Prelato d’onore il 17 novembre 1994.
mercoledì 1 luglio 2009
Vescovi, a giorni la nomina di Corbellini
domenica 28 giugno 2009
Sant'Antonino 2009/Martedì la giornata del malato
La Basilica di Sant'Antonino, in collaborazione con l'Ufficio diocesano per la pastorale della salute e con il Vicariato della città, organizza nella basilica del Patrono, il prossimo 30 giugno, martedì, la prima giornata dei malati e degli anziani. Come sottolinea il parroco don Giuseppe Basini, si tratta della prima giornata dei malati e degli anziani promossa in occasione della festa patronale e in tale occasione ci sarà la possibilità di ricevere il sacramento dell'Unzione degli infermi; al termine ai presenti verrà consegnata un'immagine ricordo di Sant'Antonino.
Questo il programma: alle 16,30 accoglienza in basilica; alle 17.00 celebrazione eucaristica, con possibilità di ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi, presieduta dal vicario generale monsignor Lino Ferrari; alle 18 rinfresco in piazza sant’Antonino.
Per chi avesse problemi di carattere organizzativo e logistico (e per altre informazioni) consigliamo di prendere contatto con Teresio Cerini, segretario dell’Ufficio per la pastorale della salute (cell. 3477266294); per il trasporto dei malati hanno dato la loro disponibilità associazioni di volontariato quali la Pubblica Assistenza 118, Croce Rossa, Croce Bianca Misericordia, UNITALSI, Alpini.
Da sottolineare anche che l'accesso alla Basilica per le auto è libero dalle ore 16.00 alle 19.00 passando da via Giordani.
giovedì 25 giugno 2009
S.Antonino 2009/Lunedì 29 il concerto d'organo di Berzolla
La serata proseguirà con una delle più significative composizioni del cosiddetto Novecento storico, ovvero la Prima Sonata di Paul Hindemith (1895-1963) scritta nel 1937 in quello stile che spesso viene definito “neoclassico”, ma che nelle mani del compositore tedesco assume un’intensità espressiva del tutto particolare. Di Petr Eben (1929-2007) verranno invece eseguiti i sette movimenti che formano il grande affresco “Mutationes”, composto nel 1980 per uno o due organi, tra le più rappresentative opere del compositore cecoslovacco che fu anche organista e grande improvvisatore. A conclusione della serata il Maestro Berzolla eseguirà la Sesta Sonata di Felix Medelssohn (1809-1847) nel secondo centenario della nascita. Riagganciandosi alla tradizione barocca Mendelssohn costruisce il primo movimento di questa composizione su un tema di Corale: si tratta del Vater Unser (il Padre Nostro) sul quale vengono sviluppate quattro variazioni. Il tema del Corale serve anche come soggetto della Fuga che costituisce il secondo movimento, mentre il Finale è un Lied nel più puro stile mendelssohniano.
Massimo Berzolla (1963) si è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio “G. Nicolini” di Piacenza nella classe di Luigi Toja e in Composizione sotto la guida di Bruno Bettinelli; si è poi perfezionato in Organo con lo stesso Luigi Toja e con Giuseppe Zanaboni; ha inoltre studiato Direzione d'orchestra con Nicola Samale e, all'Accademia Pescarese, con Gilberto Serembe. È stato per tre decenni organista titolare e direttore di coro della Cattedrale di Piacenza; responsabile per la Musica Sacra della Diocesi di Piacenza-Bobbio, è direttore dell’Istituto di Musica Sacra “San Cristoforo” e si occupa della trascrizione e valorizzazione del prestigioso Fondo Musicale dell'Archivio del Duomo di Piacenza. Particolarmente apprezzato come interprete del repertorio novecentesco, svolge attività concertistica come solista in Italia e all’estero; è attivo inoltre come direttore, collaborando con l’Orchestra Filarmonica Italiana, con il Gruppo Strumentale “V. L. Ciampi”, e, stabilmente, con il Gruppo Strumentale “Ricercare”; numerose sono poi le sue composizioni già eseguite da varie formazioni cameristiche, orchestrali e vocali, che hanno riscosso un notevole consenso di pubblico e di critica e che sono state trasmesse radiofonicamente (RAI-Mediaset); notevole anche la sua attività di arrangiatore, in collaborazione tra gli altri con l’Ensemble Strumentale Scaligero. È fondatore e direttore della Cappella Musicale “Maestro Giovanni”, gruppo vocale da camera con il quale svolge attività concertistica e servizio liturgico, anche in collaborazione con gruppi strumentali. Molto attivo come compositore di musica vocale e strumentale, ha inciso un CD contenente sue opere strumentali per la casa discografica “Millennio”; un doppio CD interamente dedicato a sue composizioni intitolato Ludus è stato inoltre realizzato dall’etichetta Bottega Discantica, che ha anche edito alcuni suoi brani. Ha composto musica per il teatro e il dramma spirituale in musica Giustina - ex ossibus, rappresentato nel settembre 2001. (www.massimoberzolla.it)
L’ingresso è libero. Per eventuali informazioni: 339/6727981.
mercoledì 24 giugno 2009
S.Antonino 2009/ Niente pisarei e liscio ma un'occasione per riflettere
Lunedì 29 giugno
Sant'Antonino patrono dei malati
Martedì 30 giugno,
Alle 21, in Sant’Ilario, il vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, uno dei padri conciliari, ricorderà la figura di Helder Camara, l’arcivescovo brasiliano delle favelas. Un incontro che si inserisce sulla scia della missione popolare diocesana.
Venerdì 3 luglio
In Sant’Ilario alle 21, fede e scienza con lo scienziato piacentino Lucio Rossi, il costruttore dell’acceleratore di particelle del Cern di Ginevra che dovrebbe spiegare l’origine dell’universo.
La musica che parla all’anima: Massimo Berzolla, il 29 giugno alle 21 in S. Antonino,
Coro Farnesiano, il primo luglio alle 21 sempre in basilica
Orchestra giovanile di Taiwan, il 2 luglio alle 21 ancora in basilica.
sabato 20 giugno 2009
Per Sant'Antonino il gemellaggio tra Piacenza e Noto
domenica 14 giugno 2009
Sacro Cuore/ Ambrosio: nella Missione avviciniamo i lontani
Carissimi confratelli,
desidero innanzitutto ringraziarvi per la vostra partecipazione alla “festa del Sacro Cuore”, che è pure festa della fraternità sacerdotale nella nostra diocesi di Piacenza-Bobbio. Desidero poi ringraziarvi per l’accoglienza sempre molto ospitale che mi riservate in occasione delle celebrazioni o delle visite nelle parrocchie. Questi incontri sono per me un’occasione di vicinanza a voi e di condivisione delle vostre fatiche pastorali. Sono pure un motivo di gioia nel vedere il vostro generoso servizio dell’annuncio del Vangelo agli uomini, alle donne, ai giovani che vivono nella nostra realtà diocesana. Vedo infatti la vostra attenzione alla vita della gente e il vostro impegno nel rispettare e rinnovare le tradizioni cristiane del nostro popolo: ringrazio per il vostro servizio che non si sofferma più di tanto sui risultati, ma va ben oltre, essendo spesso vissuto come un atto di amore gratuito e generoso verso il popolo che ci è affidato.
Spero che lo spirito di fraternità e di amicizia possa crescere e far parte del nostro essere sacerdoti che formano il presbiterio diocesano insieme e attorno al Vescovo con le visite che farò a voi e alle unità pastorali a partire dal prossimo autunno.
1. La Missione popolare e l’Anno sacerdotale
Nella riflessione presentata lo scorso anno, sono partito da due fatti importanti che si richiamano e si intrecciano: il Concilio Vaticano II e il Sinodo Diocesano di Piacenza-Bobbio (1987-1991). Questi due eventi sono stati il punto fermo attorno a cui ho raccolto le impressioni dei primi mesi del mio ministero episcopale nella nostra amata Chiesa di Piacenza-Bobbio.
Anche quest’anno la riflessione che vi propongo ruota attorno a due punti. Ma dopo un anno e qualche mese di ministero episcopale, non si tratta più di fatti che riguardano il passato, ma di proposte che riguardano il prossimo futuro e che dovranno diventare esperienze che segnano il cammino della nostra comunità ecclesiale. Le evidenzio subito.
La prima proposta è la Missione popolare diocesana (MPD) che sta coinvolgendo e coinvolgerà la nostra Chiesa nei prossimi anni.
La seconda è l’Anno sacerdotale proclamato da Benedetto XVI in occasione dei 150 anni della morte del santo Curato d’Ars. Verrà aperto dal Santo Padre il 19 giugno prossimo, solennità del Sacro Cuore di Gesù e giornata di santificazione sacerdotale e si concluderà fra un anno con un “Incontro Mondiale Sacerdotale” in Piazza San Pietro. Tra gli obiettivi indicati dal Papa vi è quello di “far percepire sempre più l’importanza del ruolo e della missione del sacerdote nella Chiesa e nella società contemporanea”. Rendiamo grazie al Signore per il dono di quattro ordinazioni sacerdotali proprio nell’apertura dell’Anno sacerdotale : accogliamo con gioia nel nostro presbiterio questi sacerdoti che verranno ordinati sabato prossimo.
Le osservazioni che vi propongo ruotano attorno a questi due progetti che si richiamano e trovano il loro punto di convergenza attorno all’idea della missione, quella popolare diocesana e quella del sacerdote nella Chiesa e nella società. Credo che sia opportuno tenere insieme questi aspetti dell’unica ed essenziale missione, connaturale all’essere cristiano. Con il popolo che ci è affidato, vogliamo riscoprire che la missione fa parte del DNA del cristiano. Così siamo sospinti, in quanto pastori delle nostre comunità, a comunicare a tutti la fede, la speranza, la carità perché fiorisca la vita cristiana nelle case dei nostri fedeli, nelle nostre comunità, nell’impegno dei cristiani in tutti gli ambiti dell’umana esistenza.
2. Il cammino verso la MPD
Come sappiamo, la MDP era già stata annunciata da mons. Luciano Monari ed affidata al nostro don Luigi Mosconi per l’ispirazione e la progettazione (don Luigi mi ha inviato i saluti da estendere a tutti). Ora, dopo un’ulteriore fase di valutazione e di verifica, stiamo entrando nel vivo della missione. Nei mesi scorsi – aprile e maggio – si sono svolti gli incontri nei sette Vicariati con i sacerdoti e con gli operatori pastorali per la presentazione della MPD da parte di don Luigi Mosconi e di mons. Giuseppe Busani, vicario della pastorale, che hanno incontrato anche gli Uffici pastorali, la Consulta delle aggregazioni laicali e quella dei giovani.
Credo di poter dire – anche in base alle considerazioni di don Luigi e di don Giuseppe – che si sta superando l’iniziale momento di problematicità, forse anche di paura. Ritengo che le difficoltà siano comprensibili per tanti motivi. Ritengo tuttavia che non sia più il caso di soffermarsi sulle difficoltà: le abbiamo prese in considerazione, con molta libertà, durante le riunioni dei Consigli presbiterale e pastorale e nei vari incontri nei Vicariati e nei diversi uffici.
Ciò non significa che gli interrogativi siano scomparsi. Come adattare la proposta di don Luigi Mosconi alla nostra realtà piacentina-bobbiese? Saremo capaci di portare avanti un’iniziativa di così grande coinvolgimento? Come risponderà la gente? Come combinare
Ma è cresciuta la disponibilità a lasciarsi coinvolgere in questa sfida. Si va diffondendo con gradualità un ‘sì’ cordiale e convinto alla proposta, anche perché la proposta stessa si sta chiarendo soprattutto a livello di motivazioni, suscitando dunque attenzione e interesse. Forse con Pascal possiamo dire che, oltre ad ascoltare la voce della ragione che pone davanti ai nostri occhi le difficoltà, stiamo anche ascoltando la voce del cuore che pure manifesta le sue buoni ragioni per non lasciarci paralizzare dagli interrogativi e dalle difficoltà. E le ragioni del cuore sono poi quelle più vitali e decisive, ci ricorda Pascal (B. Pascal, Pensieri, a cura di P. Serini, Einaudi, Torino 1967, pagg. 58-59).
Sono molto lieto di questo nostro cammino di maturazione che arriva a riconoscere che la MPD è un’opportunità per la nostra Chiesa, in quanto rappresenta un prezioso servizio al Vangelo di Gesù. È provvidenziale avvertire, all’inizio di questo millennio, non solo il dovere, ma anche la consapevolezza gioiosa di consegnare alle generazioni future la ‘vita’ che ci ha generati alla fede e alla vocazione. Siamo così comunicatori e testimoni di Gesù, all’interno di quella lunga storia di cristiani che hanno esperimentato la ricchezza e la bellezza dell’esistenza cristiana nella vita quotidiana. Per cui sono convinto che tutti voi parteciperete alla MPD con apertura, con speranza, con creatività. Spero anche, cammin facendo, con gioia. Ciascuno parteciperà secondo le proprie possibilità e secondo il proprio carisma, ma tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo di simpatia, di preghiera, di azione a questa avventura diocesana della missione popolare.
Ancora una volta, mi permetto di sottolineare – è stata, questa, una sottolineatura che ho espresso in varie occasioni, anche per superare le perplessità di molti – che la MDP non deve essere vista come un evento a sé stante che si aggiunge alle fatiche pastorali ordinarie: deve invece essere intesa e vissuta come un evento straordinario per realizzare la missione di sempre e rivitalizzare così la nostra pastorale ordinaria. Lo straordinario sta nel fatto che tutte le parrocchie e le unità pastorali – con le associazioni e i movimenti, con i religiosi e le religiose – sono chiamate a fare questo cammino insieme e che in questo cammino bisogna cercare di coinvolgere il numero più alto di persone, non solo i battezzati che frequentano abitualmente la Chiesa, ma anche coloro che la frequentano di meno o non la frequentano affatto.
3. La conversione pastorale
Il cammino che ci ha portato ad accogliere la proposta della MPD come una sfida impegnativa, ma propizia, anzi provvidenziale, non è certo concluso. Possiamo dire che stiamo rendendoci conto dell’urgenza della cosiddetta ‘conversione pastorale’, anche se l’espressione è forse troppo forte o troppo impegnativa. Infatti la conversione, nella tradizione cristiana, riguarda le persone che, per la grazia di Dio, passano dalla tenebre alla luce, dal peccato alla vita nuova: indica il ritorno a Dio nel senso di un mutamento radicale dei rapporti con Lui, con una trasformazione interiore che coinvolge tutta la persona.
Ma l’espressione, come sappiamo, è stata usata volutamente nei documenti degli Orientamenti pastorali della Cei per il decennio che stiamo concludendo. Merita di essere ripresa qui, pur sapendo che non la si usa in senso proprio: se la conversione è il ritorno a Dio della persona che si lascia trasformare interiormente, così la ‘conversione pastorale’ è il ritorno della pastorale alla sua missione fondamentale, al suo compito primario. La pastorale deve essere missionaria, e cioè deve accordare ogni preminenza al comunicare il Vangelo. È, questa, la condizione di base dell’agire pastorale: la Chiesa è il popolo di Dio inviato dal Signore Gesù nel mondo ad annunciare a tutte le genti il Vangelo di salvezza, a farne trasparire la bellezza e la forza. In questa prospettiva la MPD si presenta come stimolo a questa esigenza di conversione pastorale.
Penso, ad esempio, ai fedeli che dovranno essere coinvolti, motivandoli e preparandoli perché possano essere missionari. Ho potuto constatare con gioia che molti fedeli laici stanno accogliendo con simpatia e con entusiasmo la proposta di coinvolgersi nella MPD. Scoprire che in molti fedeli vi è il desiderio di una ripresa più decisa, più consapevole dell’essenziale dimensione missionaria della vita cristiana è già un segno molto significativo che il cammino della missione è percorribile. Lo Spirito è già all’opera nella nostra Chiesa e le nostre comunità cristiane sono attente alla voce dello Spirito e quindi, grazie a questa attenzione, sono anch’esse all’opera nella missione.
Annunciare e testimoniare Gesù Cristo, cioè essere missionari, non vuol dire dimostrare le nostre capacità, fossero anche straordinarie, ma vuol dire prima di tutto lasciar trasparire attraverso di noi, che siamo come “vasi di creta” (2Cor 4,7), la vita di Dio, il suo amore, la sua misericordia. Noi siamo annunciatori e testimoni di un’opera che non è nostra, ma è dello Spirito del Signore: quest’opera non cresce per merito nostro, ma per l’azione dello Spirito. Voglio immaginare insieme a voi la carica di rinnovamento per la pastorale ordinaria se la missione venisse assunta da tutti – laici e presbiteri – con entusiasmo e slancio creativo.
Penso poi al linguaggio della nostra predicazione, in particolare all’omelia, che deve permettere di assimilare, di vivere, di esprimere e di trasmettere la verità della fede di sempre nei linguaggi della vita di oggi.
Penso alle nostre celebrazioni che devono lasciar trasparire il mistero pasquale, il grande mistero della fede, aprendo la nostra mente e il nostro cuore alla comprensione gioiosa del dono inestimabile che è la salvezza ottenutaci dal sacrificio di Cristo. Quante persone che non appartengono alla comunità eucaristica hanno accesso al momento più intimo e più dinamico della vita della Chiesa: pensiamo alle celebrazioni dei funerali, dei matrimoni. Sono momenti decisamente importanti in cui la Chiesa offre la parola di Dio e manifesta il suo volto a chi non frequenta regolarmente.
Penso all’impegno di carità che deve mostrarsi nell’interazione tra amore di Dio e amore del prossimo.
Potremmo continuare con le esemplificazioni, ma possono essere sufficienti questi cenni per aiutarci a comprendere il senso della MPD e la ragione della sua urgenza.
In un contesto in cui non è facile trasmettere la fede da una generazione all’altra, siamo sospinti a riconoscere che proprio il Vangelo di Gesù deve essere comunicato a tutti, invitando tutti a lasciarsi coinvolgere nell’opera di evangelizzazione e diventarne soggetti.
La nostra Chiesa piacentina-bobbiese è dunque chiamata a mettersi in ascolto di Dio e a fidarsi di Dio, scoprendo il suo disegno di amore e le sue chiamate anche all’interno degli avvenimenti della vita quotidiana, letti con spirito di fede.
Questo ascolto di Dio sollecita la nostra attenzione alle persone e alle famiglie, con un preciso orientamento dinamico: non basta cioè attendere la gente, ma occorre andare a loro e soprattutto entrare nella loro vita concreta e quotidiana, comprese le case in cui abitano, i luoghi in cui lavorano, i linguaggi che adoperano, l’atmosfera culturale che respirano (Convegno ecclesiale di Verona).
4. Con gli occhi di Cristo….
Siamo sospinti, anche grazie al senso della MPD e alle ragioni della sua urgenza, a vedere noi stessi e il nostro impegno pastorale “con gli occhi Cristo”. L’espressione è di Benedetto XVI nel n. 18 dell’enciclica Deus caritas est: “Imparo a guardare quest’altra persona non più soltanto con i miei occhi e con i miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù Cristo. Il suo amico è mio amico. Al di là dell’apparenza esteriore dell’altro scorgo la sua interiore attesa di un gesto di amore, di attenzione, che io non faccio arrivare a lui soltanto attraverso le organizzazioni a ciò deputate […]. Io vedo con gli occhi di Cristo e posso dare all’altro ben più che le cose esternamente necessarie: posso donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno. Qui si mostra l’interazione necessaria tra amore di Dio e amore del prossimo, di cui la Prima Lettera di Giovanni parla con tanta insistenza. Se il contatto con Dio manca del tutto nella mia vita, posso vedere nell’altro sempre soltanto l’altro e non riesco a riconoscere in lui l’immagine divina. Se però nella mia vita tralascio completamente l’attenzione per l’altro, volendo essere solamente « pio » e compiere i miei « doveri religiosi », allora s’inaridisce anche il rapporto con Dio. Allora questo rapporto è soltanto « corretto », ma senza amore. Solo la mia disponibilità ad andare incontro al prossimo, a mostrargli amore, mi rende sensibile anche di fronte a Dio. Solo il servizio al prossimo apre i miei occhi su quello che Dio fa per me e su come Egli mi ama. I santi — pensiamo ad esempio alla beata Teresa di Calcutta — hanno attinto la loro capacità di amare il prossimo, in modo sempre nuovo, dal loro incontro col Signore eucaristico e, reciprocamente questo incontro ha acquisito il suo realismo e la sua profondità proprio nel loro servizio agli altri. Amore di Dio e amore del prossimo sono inseparabili, sono un unico comandamento”.
5. …vedere l’altro
Vedere noi stessi e gli altri verso cui si attua il nostro impegno pastorale “con gli occhi di Cristo”, vuol dire intrecciare la MPD e l’Anno sacerdotale. Con gli occhi di Cristo siamo invitati a prestare grande attenzione all’altro, a chi ha bisogno di essere raggiunto dal Vangelo, a chi cerca di nuovo Dio dopo un periodo di indifferenza, a chi si è allontanato dalla Chiesa per i motivi più diversi, a chi frequenta la Chiesa, ma ha bisogno di un più coerente stile di vita cristiana.
Credo che sia molto importante per noi renderci conto dell’attesa di speranza del cuore umano e del grande servizio che offriamo a tutti mostrando le prospettive di senso che emergono dal “sì” della fede cristiana al “ ‘sì’ estremo di Dio all’uomo” (Deus caritas est). Anche l’uomo di oggi – come l’uomo di sempre, ma oggi con particolare intensità – ha bisogno di amare e di essere amato. Possiamo donargli lo sguardo di amore di cui egli ha bisogno, ci dice Benedetto XVI. Possiamo aiutarlo ad incontrare il volto agapico del Padre.
Questo è il mandato missionario di Gesù, che non può lasciarci tranquilli davanti alle attese degli uomini e delle donne del nostro tempo, alle famiglie di oggi, ai ragazzi e ai giovani di oggi.
Senza la luce della fede, l’esperienza umana appare oscura. Le grandi questioni del bene e del vero non possono neppure essere sfiorate. Sono convinto che vi è una domanda precisa che emerge dal basso, dal vissuto del nostro popolo ed è rivolta alla Chiesa tutta e ai sacerdoti in particolare: come ritrovare la fiducia e la speranza, come affrontare oggi le questioni vitali del bene e del vero, come esser di aiuto ai figli perché amino la vita, come organizzare la nostra società perché sia società umana.
La “disputa sull’humanum”, come diceva Giovanni Paolo II, caratterizza il nostro tempo e ci interpella profondamente. Possono esserci polemiche anche aspre, come in ogni disputa, ma la questione sull’humanum apre varchi importanti per una crescita della sensibilità educativa, morale, sociale e spirituale. Allora attraverso la prossimità all’esistenza delle persone nelle loro esperienze quotidiane, possiamo condividere la sapienza che viene dall’alto e illumina il legame tra le generazioni, i rapporti tra uomo e donna, l’esigenza di socialità, l’impegno per le situazioni di bisogno. Nella grande tradizione di pensiero e di prassi cristiana, possiamo non solo illuminare, ma dare senso pieno a queste esperienze umane fondamentali, aprendole alla novità del Vangelo della Pasqua e alla speranza del Risorto.
6. …vedere la nostra pastorale
Vedendo noi stessi e il nostro impegno pastorale “con gli occhi Cristo”, siamo invitati a riflettere sulle nostre attività pastorali. Siamo consapevoli che la maggior parte delle attività pastorali ordinarie già si pongono in un’ottica missionaria. Tuttavia, in vista della MPD, siamo invitati ad una riflessione attenta e forse a una certa sospensione di alcune attività pastorali. Non certo trascurando, abbandonando o anche solo sottovalutando la pastorale ordinaria, ma cercando di rinnovarla dal suo interno. Nella storia della salvezza si può osservare una legge costante: l’interruzione parziale e limitata del compito libera lo spazio del dono. Il ripensamento del nostro modo di fare pastorale può diventare uno spazio lasciato all’opera dello Spirito Santo, al suo soffio creativo. Spesso l’ansia per il raccolto, spegne l’entusiasmo della semina. La fissazione sui nostri schemi può mortificare la novità suscitata dallo Spirito, tagliando le ali all’ispirazione.
Non possiamo dimenticare che, nel postconcilio, l’azione pastorale ha aggiunto molte cose nuove da fare, certamente importanti, ma senza ripensare nella sua interezza e globalità il servizio al Vangelo. Così noi sacerdoti siamo spesso affaticati da un lavoro che ci toglie la pacatezza e la serenità per pregare, per ascoltare, per pensare, per guidare la comunità.
La MPD e l’Anno sacerdotale possono sollecitarci a ripensare il nostro ministero non nel senso propriamente teologico, ma nel senso concreto che riguarda le forme del suo esercizio. Per esempio, se, come si dice, è finita la parrocchia autonoma, dovrebbe pure essere finito il tempo del parroco isolato. In verità, chi conosce la storia della parrocchia sa che la parrocchia non è mai stata autonoma. Semmai è un certo modo di vivere e di pensare del parroco che ha favorito l’autonomia della parrocchia.
Comunque, dobbiamo sempre più pensare noi stessi dentro il nostro presbiterio e dentro la realtà pastorale in cui operiamo, nella parrocchia, nell’unità pastorale, nella diocesi. Non possiamo ritenere valido solo ciò che viene realizzato da noi o dalla nostra parrocchia; al contrario occorre ritenere importante ciò che possiamo costruire insieme come unità pastorale, come vicariato, come comunità diocesana.
Questo vuol dire che occorre impostare il lavoro pastorale tenendo conto di questo orizzonte più ampio. So bene quanto sia forte il senso di appartenenza al proprio campanile: questo legame non dobbiamo disprezzarlo, anzi lo dobbiamo apprezzare. Ma dobbiamo allargare il nostro orizzonte, anche per non soccombere alla tentazione sempre incombente dell’individualismo e dell’isolamento, e anche dell’autorealizzazione con dedizione anche generosa, ma quasi priva di fede.
Possiamo allargare il nostro orizzonte, avviando, ad esempio, la collaborazione soprattutto nel mondo dei giovani e promuovendo iniziative per formare i loro animatori a livello diocesano e vicariale. Già si sta operando in questa direzione, ma credo che occorra fare di più e in modo più organico.
Se anche grazie alla MPD e all’Anno sacerdotale si arrivasse alla convinzione che il parroco dovrà essere sempre meno l’uomo del fare direttamente e personalmente e sempre più l’uomo della comunione, noi potremmo rendere grazie a Dio. Perché in questo modo l’esercizio del ministero sacerdotale metterebbe in maggior risalto la “presidenza della comunione”, per usare un’espressione teologica. Il ministero del presbitero, più che inglobare e spesso assorbire ogni ministero, diventa suscitatore di vocazioni, di ministeri, di servizi, di carismi.
7. Verso la corresponsabilità dei laici
Prendendo spunto da una recente affermazione di Benedetto XVI, direi che, partendo dalla MPD e dall’Anno sacerdotale, il nostro impegno di presbiteri dovrebbe essere questo: favorire il passaggio dalla collaborazione alla corresponsabilità dei fedeli laici, coinvolgendo tutti nella stessa missione. Benedetto XVI, in occasione dell’apertura del Convegno Ecclesiale della diocesi di Roma che aveva per tema “Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale” e che si è tenuto a san Giovanni in Laterano il 26 maggio
Il Papa, richiamando il Concilio Vaticano II che ha voluto “un vero e profondo rinnovamento, nella continuità dell’unico soggetto Chiesa”, ha infatti invitato a riconoscere i laici “realmente ‘corresponsabili’ dell’essere e dell'agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo ed impegnato”. Da qui la necessità di una formazione più attenta alla visione della Chiesa, di una migliore impostazione pastorale capace di promuovere la corresponsabilità dei membri del Popolo di Dio.
Per questo, a partire dai diversi carismi, devono nascere nuove e diverse figure di ministeri, di servizi per far emergere il volto missionario delle nostre parrocchie, sia in vista di servizi pastorali/missionari sia in vista di una crescita complessiva di spiritualità e di gratuità. Le due finalità devono essere realizzate insieme: senza servizi pastorali/missionari non c’è Chiesa; senza gratuità e spiritualità non c’è ministero, spontaneo e riconosciuto, nella Chiesa.
Questa è la sfida più difficile della MPD che deve favorire la crescita di un’autentica coscienza ecclesiale. Questa è la sfida più difficile per il futuro della nostra Chiesa, la cura e la formazione di un laicato responsabile, che ha a cuore la missione della Chiesa e sa offrire una vasta e significativa testimonianza nel mondo.
8. Alla scuola del Vangelo
Abbiamo bisogno di ritrovare lo slancio missionario per la nostra attività pastorale. Ma abbiamo anche bisogno di ritrovare il baricentro della nostra vita cristiana e sacerdotale. Finora non ho fatto alcun cenno all’educazione, ma è facile comprendere quanto essa sia profondamente in gioco. Per diventare missionari con stile evangelico, è necessario lasciarci plasmare dallo ‘stile educativo’ di Gesù: occorre diventare tutti discepoli, presbiteri e laici insieme. Tutti siamo responsabili del ‘tesoro’ che è a noi affidato per essere a tutti comunicato. La coscienza stessa della comunità cristiana deve sentirsi fortemente interpellata nei confronti sia dell’educazione alla fede delle generazioni più giovani sia dell’acquisizione dei comportamenti e degli stili di vita che lasciano trasparire la fede. Dobbiamo perciò dedicare tempo per la formazione dei missionari e, insieme, per la formazione di noi stessi come presbiteri missionari: ci poniamo tutti alla scuola del Vangelo per riscoprire di nuovo la novità del Vangelo, per imparare lo stile evangelico, per vivere la spiritualità del discepolo-missionario, per confrontarci non solo a livello pastorale, ma anche a livello spirituale, interiore.
Siamo in primis noi sacerdoti ad avere bisogno di questa scuola del Vangelo. Desidero citare un testo di J. Ratzinger che un sacerdote mi ha gentilmente passato. Scriveva l’allora cardinal Ratzinger: “l’apostasia dell’età moderna si fonda sulla caduta della verifica della fede nella vita dei cristiani. Qui sta la grande responsabilità dei cristiani di oggi. Essi dovrebbero essere dei punti di riferimento come di persone che sanno di Dio, dimostrare nella loro vita la fede come verità per diventare così dei segnavia per gli altri” (Guardare Cristo, Jaca Book, Milano 2005, p. 31).
Aiutando i nostri cristiani a diventare “punti di riferimento come di persone che sanno di Dio”, noi sacerdoti ci disponiamo ad accogliere in noi lo Spirito che ci illumina e ci sospinge all’autoeducazione per vivere una fede luminosa nel nostro modo di pensare e nello stile di vita.
Per questo vi invito alla preghiera, personale e comunitaria. Così come vi invito a partecipare a quelle iniziative che stiamo predisponendo per una sincera e vissuta comunione presbiterale. In particolare, come verrà indicato, vi sarà un pellegrinaggio ad Ars per cogliere nella figura del santo Giovanni alcuni aspetti fondamentali del ministero sacerdotale. Vorrei in modo particolare rivolgervi una preghiera: in questo Anno sacerdotale ogni sacerdote partecipi a un corso di Esercizi spirituali, preferibilmente a quello che organizzeremo in diocesi.
Così vivremo la MPD come risposta alla chiamata del Signore a essere annunciatori e testimoni della sua opera di salvezza. È necessario vivere in comunione, essere in sintonia, lavorare insieme: lo esige l’azione pastorale e il nostro ministero sacerdotale. Lo esige pure la nostra vita spirituale, il nostro senso di appartenenza al presbiterio e alla Chiesa, il nostro stile di vita, il nostro vissuto relazionale, la nostra quotidiana fatica pastorale: i legami di amicizia e i rapporti di fraternità e di collaborazione sono decisivi per la nostra vita di fede in Gesù Cristo e per il nostro ministero. Anche per questi motivi farò volentieri visita a voi sacerdoti là dove svolgete il vostro ministero, incontrando voi e i vostri collaboratori/corresponsabili e anche, se già sarà presente, il gruppo dei missionari della unità pastorale.
+ Gianni Ambrosio
giovedì 11 giugno 2009
L'Antonino d'oro al vescovo Ambrosio
Alla luce di quanto ricordato, l’ onorificenza conferita prima di tutto vuole essere un atto di stima nei confronti di monsignor Ambrosio che, in poco più di un anno, nell’esercizio del suo ministero episcopale, ha ben saputo “amare, custodire, santificare e governare la Chiesa di Piacenza-Bobbio” (cf LG, 20) In particolar perché, in virtù della sua lunga esperienza di ricercatore scientifico e di docente universitario e in profonda comunione con il magistero dell’attuale Pontefice Benedetto XVI, ha saputo richiamare alla nostra Chiesa l’ urgenza e l’importanza di accogliere “la sfida educativa”, perché, come ha affermato, “senza educazione, non é possibile un progetto di vita e non è possibile neppure una società libera e democratica”.
In secondo luogo, vuole essere un atto di gratitudine, perché monsignor Ambrosio non si è “risparmiato” le fatiche del ministero che gli è stato affidato, ma con grande generosità e disponibilità ha accolto gli inviti, provenienti dalle varie realtà ecclesiali e cittadine, partecipando a numerosi momenti celebrativi, culturali o aggregativi. Quasi a richiamare a tutti, in particolare a noi presbiteri, l’importanza decisiva di conoscere e di farsi conoscere dalle persone con le quali viviamo e verso le quali siamo tutti “debitori del vangelo” (Rm 1,14)
Da ultimo, il conferimento dell’Antonino d’oro, vuole essere un atto d’amicizia perché monsignor Ambrosio possa continuare ad aiutarci, con fiducia e serenità, a camminare “sulle orme di Cristo” (Vestigia Christi sequentes) e a guidare la Chiesa di Piacenza-Bobbio verso “la vetta” della santità. Riprendendo una bella espressione da Lui stesso pronunciata nel primo messaggio inviato alla nostra Chiesa, gli auguriamo di poter “ esercitare con entusiasmo l’officium amoris: così sant’Agostino qualificava il ministero del vescovo, chiamato ad essere, servus Christi e vox Christi”.
L’augurio lo sentiamo particolarmente attuale e significativo in questo tempo, bello e impegnativo, che si apre davanti a noi di Missione Popolare Diocesana, nella quale monsignor Ambrosio ha deciso di impegnarsi e di impegnare la nostra Chiesa per i prossimi quattro anni.
Il premio Antonino d’oro, giunto alla 23^ edizione, viene annualmente sponsorizzato e patrocinato dalla Famiglia Piasinteina. Verrà consegnato personalmente dal Prevosto di Sant’Antonino don Giuseppe Basini al vescovo Gianni Ambrosio Sabato 4 luglio p.v. nella Basilica Sant’Antonino in Piacenza a conclusione della solenne celebrazione eucaristica delle ore 11.00.
I Canonici del Capitolo di Sant’Antonino
Piacenza, 11 giungo 2009